Benvenuti !

BENVENUTI nel blog di SINISTRA e AMBIENTE.
Con questo blog, vogliamo aggiornare tutti sull'attività,
le proposte, le idee del gruppo.

Per chi volesse contattarci o inviarci materiale da pubblicare, cliccare QUI

La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

-------------------------------------------------




CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

giovedì 30 ottobre 2014

IL BEL PAESE ..... DEL CEMENTO E DEL VUOTO



Una marea di case VUOTE. E' quello che risulta dai rapporti ISTAT a seguire il censimento del 2011.
Un patrimonio e una volumetria INUTILIZZATA, edifici costruiti non per soddisfare le esigenze abitative, ma per mera speculazione, con un consumo di suolo da brivido.
Eppure, con il decreto Sblocca Italia il governo Renzi continua ad avvallare nuove edificazioni e, spesso, anche nei PGT i Sindaci non hanno il coraggio di stoppare questo obbrobrio, dando priorità alla saturazione del vuoto prima di consentire nuove edificazioni.

Un articolo de Il Manifesto che fa un'analisi impietosa della situazione italiana.


Il Belpaese affoga in un mare di case

Dati choc. 7 milioni di abitazioni vuote (una su quattro) e oltre 9 miliardi di metri cubi edificati invano... A dispetto del declino demografico e socioeconomico, nel Belpaese si continua a costruire. Ora grazie anche allo «Sblocca Italia», che arriva a strumentalizzare dissesti e tragedie per avallare nuove cementificazioni. E al Meridione il quadro peggiora.
Ormai ad ogni tem­po­rale un po’ più deciso si rischia il disa­stro; e non solo nelle situa­zioni come Genova in cui l’idiozia urba­ni­stica ha negato l’assetto eco­mor­fo­lo­gico, ma dap­per­tutto, in quel che resta del Belpaese.
Il com­bi­nato tra sur­plus di ener­gia e entro­pia atmo­sfe­rica da muta­zione cli­ma­tica e sfa­scio del ter­ri­to­rio da iper­ce­men­ti­fi­ca­zione gene­ra­liz­zata si rivela micidiale.
Il primo dato che emerge è la forte inten­si­fi­ca­zione del con­sumo di suolo; rad­dop­piato nell’ultimo ven­ten­nio. Il con­tral­tare di ciò — che signi­fica distru­zione di eco­si­stemi e assetti idro­geo­lo­gici e quindi dis­se­sti, oltre che per­dita di pae­sag­gio– è costi­tuito dall’abnorme quota di volumi vuoti – non solo resi­den­ziali – che sono stati rea­liz­zati nelle città e nei paesi italiani.
L’Istat che ha ormai con­cluso l’elaborazione dei dati del cen­si­mento 2011 mostra che siamo di fronte a un patri­mo­nio inu­ti­liz­zato di sva­riati milioni di stanze e di quasi 20 miliardi di metri cubi per volumetrie.
Gli appar­ta­menti inu­ti­liz­zati sono più di 7 milioni: in attesa del dato esatto rela­tivo ai vani, infatti, ipo­tiz­zando un’ampiezza media di 2,8 stanze per appar­ta­mento, si rive­lano ten­den­zial­mente esatte le stime degli osser­va­tori legati al Forum Sal­viamo il Pae­sag­gio (circa 20 milioni).

Un “salto” significativo
L’aumento di vuoto nel decen­nio è stato pari al 350%. Rife­ren­dosi ai dati del cen­si­mento 2001, qual­che anno fa la Fillea-Cgil, infatti, soste­neva «in Ita­lia abbiamo oltre 2 milioni di abi­ta­zioni vuote, solo a Roma sono circa l’8% dell’intero patri­mo­nio abi­ta­tivo, 82.812 immo­bili». Tut­ta­via più che il dato appa­riva già con­si­stente e signi­fi­ca­tivo il “salto” di ordine di grandezza.
«Il numero di stanze per abi­tante è nel nostro paese tra i più ele­vati. Pur tut­ta­via l’accesso alla casa rimane un pro­blema di non facile solu­zione per­lo­meno per i gio­vani e per gli immi­grati in ambiente urbano. Il para­dosso è che le nostre città pur essendo – se si eccet­tuano i qua­li­fi­cati cen­tri sto­rici e qual­che isola di buona edi­li­zia degli anni ’50 e ’60 – un enorme ammasso di case più che uno spa­zio urbano non sono in grado di dare rispo­sta alla domande di case a buon mer­cato (e non neces­sa­ria­mente a canone sociale)» – sot­to­li­nea­vano gli urba­ni­sti del poli­tec­nico di Milano Arturo Lan­zani e Gabriele Pasqui, nel 2011.

I numeri sono clamorosi
I dati con­clu­sivi for­niti oggi dall’Istat, rife­riti al cen­si­mento ultimo sono cla­mo­rosi: oggi il numero degli edi­fici pre­senti sul ter­ri­to­rio nazio­nale è pari a circa 14,5 milioni per poco più di 31 milioni di appar­ta­menti resi­den­ziali. In attesa di avere il dato netto circa le volu­me­trie e le stanze, appare accet­ta­bile la stima — assai pru­den­ziale — di almeno 18 miliardi di mc edi­fi­cati, di cui 15,5 mld (84,3%) di metri cubi resi­den­ziali; lad­dove il fab­bi­so­gno nazio­nale aggre­gato è di 6,2 mld di mc (siamo 62 milioni di per­sone, inclu­dendo una stima molto lar­gheg­giante anche degli immi­grati non censiti).
Le Regioni meri­dio­nali esa­spe­rano il qua­dro nazio­nale: la Cam­pa­nia pre­senta circa 1 milione di edi­fici, di cui 65.000 vuoti e inu­ti­liz­zati per una popo­la­zione di 5.760.000 abi­tanti, la Puglia rispet­ti­va­mente 1.100.000 e 54.200 per 4 milioni ca di abi­tanti, la Basi­li­cata 117.000 e 11.700 per 580.000 abi­tanti, la Sici­lia 1.722.000 e 132.000 per circa 5 milioni di abi­tanti, la Cala­bria 750.000 e 90.000 (1.250.000 e 420.000 alloggi) per poco meno di 2 milioni di abi­tanti (il 40% del patri­mo­nio resi­den­ziale è vuoto e in molti paesi dell’interno ormai esi­stono più case che abi­tanti !); la Sar­de­gna risente della cogenza del Piano Pae­sag­gi­stico, recen­tis­si­ma­mente ripri­sti­nata, e pre­senta “solo” 570.000 edi­fici, di cui 70.000 vuoti o inu­ti­liz­zati, per 1.640.000 abitanti.
Il dato rela­tivo agli appar­ta­menti vuoti – o scar­sa­mente uti­liz­zati– è stra­bi­liante: quasi un allog­gio su quat­tro è vuoto, con una ”punta” pre­sen­tata ancora dalla Cala­bria con una quota pari al 40%; seguono Sici­lia e Sar­de­gna con circa il 30% del patri­mo­nio abi­ta­tivo inu­ti­liz­zato, ancora in Pie­monte 1 allog­gio su 4 è vuoto, lad­dove in Veneto e Toscana il rap­porto è di uno su cin­que circa poco meno del Lazio (22%) e poco più della Lom­bar­dia (16%).

40 mila stanze di troppo
Per quanto riguarda le città, anche in attesa del dato finale , si pos­sono con­si­de­rare con­si­stenti le pro­ie­zioni par­ziali, che pre­sen­tano quote di vani vuoti supe­riori a 100.000 a Torino, Milano e Roma, poco meno a Napoli, decine di migliaia nelle città di Vene­zia , Padova, Bolo­gna, Firenze e Genova. In diverse città del sud il numero dei vani costruiti supera quello degli abi­tanti (ancora in Cala­bria, a Reg­gio, il “top” con 40.000 stanze in più dei resi­denti!), in molte aree interne, non solo meri­dio­nali, gli edi­fici sono più degli abitanti.
Emerge una con­si­de­ra­zione: solo fino a venti anni fa il dato forse più signi­fi­ca­tivo era il rap­porto abitanti/stanze; con il cen­si­mento 2001, per l’emergere della “cascata di case”, oltre alla rile­vanza di aspetti più socio­lo­gici, quale la ten­den­ziale forte cre­scita delle fami­glie mono­nu­cleari, è apparso con­si­stente par­lare in ter­mini di abitante/appartamento. Oggi diventa signi­fi­ca­tivo e ico­nico il rap­porto abitante/edificio.
In Pie­monte abbiamo poco più di 3 abi­tanti per edi­fi­cio, in Lom­bar­dia poco meno di 5, in Toscana poco più di 4, nel Lazio all’incirca 5.
Nelle regioni meri­dio­nali abbiamo addi­rit­tura meno di 3 abi­tanti per edi­fi­cio in Sar­de­gna e in Sici­lia, 2,5 in Cala­bria (!), 5 in Cam­pa­nia, 3,2 in Basi­li­cata, poco meno di 4 in Puglia, che è in linea con il dato medio nazionale.

Una ren­dita sem­pre più finanziaria
Ci siamo chie­sti a lungo per­ché nel nostro paese si con­ti­nuasse a costruire, a dispetto del declino demo­gra­fico (la quota di immi­gra­zione appare tut­tora rela­tiva) e socioeconomico.
La spie­ga­zione è stata for­nita dagli stu­diosi di mar­ke­ting immo­bi­liare: da tempo non si costrui­sce più per la domanda sociale (che infatti — nono­stante tutto il patri­mo­nio vuoto citato — resta in parte ine­vasa): la ren­dita fon­dia­ria, poi immo­bi­liare si è tra­sfor­mata sem­pre più in finan­zia­ria. I «nuovi vani» dove­vano costi­tuire le «basi con­crete» per «costru­zioni vir­tuali» di fondi d’investimento o rispar­mio gestito. A parte la quota di edi­fi­cato — «lavan­de­ria», ovvero fina­liz­zata al rici­clag­gio di capi­tale ille­gale, facil­mente intrec­ciata al primo.
La schi­zo­fre­nia delle poli­ti­che urba­ni­sti­che delle ultime fasi ha lar­ga­mente favo­rito tutto ciò, con acce­le­ra­zioni da parte del pre­sente governo.
A parte i goffi ten­ta­tivi di rein­ter­pre­tare i dis­se­sti da sfa­scio come «inef­fi­cienza buro­cra­tica per man­cata rea­liz­za­zione di opere» e stru­men­ta­liz­zare anche i disa­stri per segui­tare a sfa­sciare il ter­ri­to­rio, le poli­ti­che di tutela e atten­zione all’ambiente e al pae­sag­gio sono solo dichia­rate: in realtà si tenta di con­ti­nuare ad aggi­rarle per rea­liz­zare nuove “Grandi opere inu­tili” e cemen­ti­fi­ca­zioni; come dimo­strano lo «Sblocca Ita­lia» e il ddl Lupi, da can­cel­lare subito. Lad­dove ciò che è neces­sa­rio è costi­tuito dal recu­pero dell’enorme patri­mo­nio, degra­dato e inu­ti­liz­zato (con oppor­tuni stru­menti di accesso anche al patri­mo­nio pri­vato e equi pre­lievi fiscali, soprat­tutto sul vuoto, gran parte del quale è oggi esen­tasse per­ché «bene desti­nato alla vendita»).
Una poli­tica che inte­gri anche l’altra emer­genza asso­luta rap­pre­sen­tata dal risa­na­mento del ter­ri­to­rio nazio­nale; per cui ser­vono 50 miliardi di euro: altro che i tre dichia­rati — a fronte dei 200 milioni scarsi real­mente dispo­ni­bili — da Renzi.

venerdì 24 ottobre 2014

CON I LAVORATORI, PER LA DIGNITA' E CONTRO IL JOB ACT

Sinistra e Ambiente sta con i lavoratori e con i diritti del lavoro.
Anche noi pensiamo che il job act imposto da Renzi sia un decreto sul lavoro che non risolve ma peggiora la precarietà, un decreto che non creerà occupazione ma che renderà ancora più ricattabili i lavoratori.
Un decreto su cui non v'è stato alcuna volontà di confronto da parte del governo, un decreto dove i diritti dei lavoratori vengono utilizzati come merce di scambio per accreditare l'immagine di un premier in Europa.
Alla "leopolda" lasciamo andare chi fa politiche di destra o annunci ad effetto per i creduloni ........ 



giovedì 23 ottobre 2014

INTERROGAZIONE DI SINISTRA E AMBIENTE SULLA TANGENZIALINA A MEDA SUD

Fermo restando il giudizio negativo di Sinistra e Ambiente sull''infrastruttura autostradale denominata "Pedemontana" che continuiamo a considerare inutile e d'impatto pesante per il territorio, non ci sottraiamo dal confronto con soggetti che sul tema, a partire dalle loro preoccupazioni, elaborano suggerimenti e chiedono risposte all'amministrazione.

Invitato in data 21-10-014 alla conferenza stampa dell'Associazione Cittadini Quartiere Polo e del Centro Promozione Brianza sulle problematiche connesse alle opere complementari di pedemontana localizzate proprio nel quartiere Polo (Meda Sud) con annesse legittime apprensione sui volumi di traffico indotti e aggiuntivi che interesseranno il quartiere, il Cons. Comunale di Sinistra e Ambiente ha raccolto quanto lì illustrato e successivamente ha presentato un'interrogazione per meglio comprendere la valutazione e le azioni dell'amministrazione medese rispetto ad una proposta fatta dai due gruppi per una differente soluzione progettuale per la "tangenzialina".
Tangenzialina che si configura, nel progetto definitivo della tratta B2 di pedemontana e nella definita "bozza di progetto esecutivo", come opera viaria impattante per il consumo di suolo e il tortuoso tragitto che spezzerebbe la continuità di un'area verde meritevole d'essere inserita nel PLIS Brianza Centrale con cui confina.
Sull' ampliamento del PLIS anche alle superfici medesi, sono altresì stati protocollati i suggerimenti e le proposte per la Variante al Pgt da parte del coordinamento ambientalista Osservatorio PTCP di MB e dall'Ass.Brianza Centrale (clicca qui per vederli).
La soluzione proposta dai cittadini del quartiere Polo meriterebbe un'analisi dettagliata e approfondita da parte dell'Amministrazione poichè consentirebbe un miglioramento rispetto all'attuale previsione progettuale per la possibilità di suddividere i volumi di traffico su due strade, per l'utilizzo di una viabilità già esistente da potenziare o riqualificare, per la riduzione del consumo di suolo e perchè permetterebbe di preservare un'area verde mantenendo la sua unità.
Una zona libera che, nel caso di un suo frazionamento e dell'attraversamento stradale, potrebbe correre evidenti rischi d'essere edificata. 
Meda, non necessita d'ulteriore cemento, il suo territorio è già urbanizzato a dismisura.

La tangenzialina a Meda Sud secondo il progetto di viabilità complementare a pedemontana
La soluzione proposta dall'associazione Cittadini Quartiere Polo e dal Centro Promozione Brianza
Sotto, l'interrogazione del cons. comunale di Sinistra e Ambiente


venerdì 17 ottobre 2014

INTERROGAZIONE DI SINISTRA E AMBIENTE DI MEDA SULLA VARIANTE AL PGT



In data 15-10-014, il Consigliere Comunale di Sinistra e Ambiente, Colombo, ha protocollato a nome del gruppo un interrogazione relativa alla VARIANTE al PGT.
Scopo della mozione, ottenere informazioni  sullo stato dell'iter della Variante, considerato che il 30-05-014 è stato affidato l'incarico al raggruppamento temporaneo di professionisti denominato "Candiani125" rappresentato dal capogruppo Arch. Marco Daniele Engel.
Vi terremo evidentemente informati sulla risposta di Sindaco e Assessore.

giovedì 16 ottobre 2014

SBLOCCA ITALIA: UN DECRETO CONTRO L'AMBIENTE

Dove sono le cosidette "attenzioni" all'ambiente e alla green economy che Renzi sbandierava in un passato recente ? Semplicemente NON CI SONO.
Con lo Sblocca Italia, (clicca qui per il testo) Renzi e il suo Governo, nel nome della "semplificazione" delle procedure e del "riavvio dell'economia" generano un decreto nemico del territorio e dell'ambiente.
Un decreto dove si da priorità agli inceneritori (tutti da portare alla saturazione rispetto alla capacità autorizzata d'incenerimento), dove si programmano nuovi impianti in tutta la penisola, con cantieri sottoposti alle normative di deroga per i "siti di interesse nazionale", con buona pace delle politiche per la raccolta differenziata e il riutilizzo.
C'è poi il ricorso alle figure dei "commissari straordinari", alle deroghe sulle norme urbanistiche, vera e propria deregulation per l'edilizia, al pericolosissimo "silenzio=assenso".
Non mancano nemmeno le autorizzazioni prioritarie e facilitate per nuove trivellazioni anche offshore, il bel regalo ai concessionari privati delle autostrade, con il prolungamento delle concessioni senza alcun bando di gara etc. etc.
Insomma, siamo alle solite liturgie: per supportare fantasiosi meccanismi di rilancio dell'economia, si sacrificano e si svendono l'ambiente e il territorio.

Contro il decreto Sblocca Italia s'è tenuto un sit-in davanti a Montecitorio il 16-10-014:

Sul tema, alleghiamo ciò che scrive il Forum di Associazioni SALVIAMO IL PAESAGGIO

Un attacco all’ambiente senza precedenti e definitivo: è il cosiddetto Decreto “Sblocca Italia” varato dal Governo Renzi il 13 settembre scorso. Un provvedimento che condanna il Belpaese all’arretratezza di un’economia basata sul consumo intensivo di risorse non rinnovabili e concentrata in poche mani.

È un vero e proprio assalto finale delle trivelle al mare che fa vivere milioni di persone con il turismo; alle colline dove l’agricoltura di qualità produce vino e olio venduti in tutto il mondo; addirittura alle montagne e ai paesaggi sopravvissuti a decenni di uso dissennato del territorio.
Basti pensare che il Governo Renzi rilancia le attività petrolifere addirittura nel Golfo di Napoli e in quello di Salerno tra Ischia, Capri, Sorrento, Amalfi e la costiera Cilentana, dell’omonimo Parco Nazionale.
Si arriva al paradosso che le produzioni agricole di qualità, il nostro paesaggio e i tanti impianti e lavorazioni che non provocano inquinamento, compresi quelli per la produzione energetica da fonti rinnovabili quando realizzati in maniera responsabile e senza ulteriore consumo di territorio, non sono attività strategiche a norma di legge. Lo sono, invece, i pozzi e l’economia del petrolio che, oltre a costituire fonti di profitto per poche multinazionali, sono causa dei cambiamenti climatici e di un pesante inquinamento.
Mentre il mondo intero sta cercando di affrancarsi da produzioni inquinanti, il Governo Renzi per i prossimi decenni intende avviare la nostra terra su un binario morto dell’economia. Eppure l’industria petrolifera non ha portato alcun vantaggio ai cittadini ma ha costituito solo un aggravamento delle condizioni sociali ed ambientali rispetto ad altre iniziative legate ad un’economia diffusa e meno invasiva.
Nel Decreto la gestione dei rifiuti è affidata alle ciminiere degli inceneritori, mentre l’Italia dovrebbe puntare sulla necessaria riduzione dei rifiuti e all’economia del riciclo e del riutilizzo delle risorse. Tanti comuni italiani hanno raggiunto percentuali del 70-80% di raccolta differenziata coinvolgendo intere comunità di cittadini. Bruciare i rifiuti significa non solo immettere nell’ambiente pericolosissimi inquinanti producendo ceneri dannose alla salute e all’ambiente ma trasforma in un grande affare, concentrato in poche mani, quello che potrebbe essere una risorsa economica per molti.
Le grandi opere con il loro insano e corrotto “ciclo del cemento” continuano ad essere il mantra per questo tipo di “sviluppo” mentre interi territori aspettano da anni il risanamento ambientale. Chi ha inquinato deve pagare. Servono però bonifiche reali, non affidate agli stessi inquinatori e realizzate con metodi ancora più inquinanti; l’esatto opposto delle recenti norme con cui si cerca di mettere la polvere tossica sotto al tappeto. Addirittura il “sistema Mose” diventa la regola, con commissari e “general contractor” che gestiranno grandi aree urbane in tutto il Paese, partendo da Bagnoli.

Questo Decreto anticipa nei fatti le peggiori previsioni della modifica della Costituzione accentrando il potere in poche mani ed escludendo le comunità locali da qualsiasi forma di partecipazione alla gestione del loro territorio.

Il provvedimento si configura come un primo passaggio propedeutico alla piena realizzazione del piano complessivo di privatizzazione e finanziarizzazione dell’acqua e dei beni comuni che il Governo sembra voler definire compiutamente con la legge di stabilità.

Riteniamo che il Parlamento debba far decadere le norme di questo Decreto chiarendo che le vere risorse strategiche del nostro paese sono il nostro sistema agro-ambientale con forme di economia diffusa, dal turismo consapevole all’agricoltura, dalle rinnovabili diffuse alle filiere del riciclo e del riutilizzo.

Contrastare questo Decreto è un impegno affinché la bellezza del paese non sfiorisca definitivamente sacrificata sull’altare degli interessi di pochi petrolieri, cementificatori e affaristi dei rifiuti e delle bonifiche.

mercoledì 15 ottobre 2014

EXPO: CONTINUANO CORRUZIONE E MALAFFARE

Si amplia l'inchiesta giudiziaria su Expo e vie d'acqua.
Ora Antonio Acerbo finisce agli arresti domiciliari unitamente a Dome­nico Mal­tauro, collaboratore "esterno" della soc. Maltauro e Andrea Castel­lotti della soc. Tagliabue.
Insomma Expo oltre a "mangiare la terra" continua a dimostrarsi un pozzo senza fondo per la corruzione e il malaffare. Ricordiamo che la Maltauro è presente anche nel raggruppamento di imprese che sta realizzando la Pedemontana.


Expo, ai domiciliari Antonio Acerbo,
ex responsabile del Padiglione Italia

—  Luca Fazio, MILANO, 14.10.2014

Milano. Nuova tegola giudiziaria. Arrestato il top manager già indagato per turbativa d'asta e corruzione. Lo stesso provvedimento colpisce un imprenditore e un manager. Il presidente dell'Autorità nazionale anti corruzione, Raffaele Cantone, adesso potrebbe decidere di commissariare le cosiddette "Vie d'Acqua", l'opera più contestata dell'esposizione universale che comunque verrà ultimata solo dopo il 2015.
Tutti ten­gono fami­glia in que­sto paese. Dun­que anche Anto­nio Acerbo, l’ex respon­sa­bile del Padi­glione Ita­lia dell’Expo ed ex com­mis­sa­rio dele­gato per il con­te­sta­tis­simo pro­getto delle “Vie d’Acqua”, finito ieri agli arre­sti domi­ci­liari nell’ambito dell’inchiesta con­dotta dai pm di Milano Clau­dio Git­tardi e Anto­nio D’Alessio. Lo stesso prov­ve­di­mento è scat­tato anche per l’imprenditore vicen­tino Dome­nico Mal­tauro e per Andrea Castel­lotti, mana­ger della società Taglia­bue. Secondo il gip del Tri­bu­nale, i tre potreb­bero “com­met­tere ulte­riori reati della stessa spe­cie”.

Anto­nio Acerbo, che era già finito nel regi­stro degli inda­gati per cor­ru­zione e tur­ba­tiva d’asta, e che il 2 otto­bre si era dimesso dalla carica di com­mis­sa­rio, pare abbia truc­cato le gare d’appalto in cam­bio di con­su­lenze per il suo figliolo (Livio). Secondo i pm non si inta­scava i soldi ma pre­ten­deva lucrosi con­tratti per le società del suo erede, e agli atti ci sarebbe la con­fes­sione dell’ad della società Taglia­bue. Prima che top mana­ger, è un padre. Intanto, l’impresa di costru­zioni Giu­seppe Mal­tauro riba­di­sce “la pro­pria estra­neità ai fatti” scri­vendo che “Dome­nico Mal­tauro non è dipen­dente dell’impresa e non rive­ste all’interno della mede­sima né di altre società del gruppo alcuna fun­zione, essendo tito­lare di una pro­pria atti­vità impren­di­to­riale con la quale col­la­bora con l’impresa Giu­seppe Mal­tauro”. Ecco un altro pro­blema di fami­glia, ma su scala aziendale.

L’ipotesi della Pro­cura di Milano — e l’evidente com­pli­carsi della situa­zione per uno dei mana­ger più impor­tanti nomi­nati per gestire l’esposizione uni­ver­sale che comin­cerà fra sei mesi — forse obbli­gherà il pre­si­dente dell’Autorità nazio­nale anti­cor­ru­zione Raf­faele Can­tone a pren­dere, final­mente, una deci­sione ope­ra­tiva. Tanto che ormai appare “pro­ba­bile” il com­mis­sa­ria­mento di uno dei tanti pro­getti inu­til­mente farao­nici pen­sati (male) per l’Expo mila­nese, le cosid­dette “Vie d’Acqua”, l’opera che più di altre ha pro­vo­cato con­te­sta­zioni dal basso mobi­li­tando cit­ta­dini, cen­tri sociali e asso­cia­zioni. Giro d’affari sti­mato: più di 100 per col­le­gare il sito dell’esposizione con la Dar­sena di Milano, obiet­tivo che comun­que a causa del ritardo nei lavori sarà rag­giunto (forse) dopo l’esposizione. “Potrebbe essere com­mis­sa­riato”, ma non è detto, per­ché Raf­faele Can­tone, come sem­pre, prima di pren­dere una deci­sione vuole vederci chiaro. Signi­fica che anche que­sta volta biso­gnerà atten­dere “una attenta let­tura dell’ordinanza” prima dell’eventuale com­mis­sa­ria­mento della com­messa vinta dalla Mal­tauro. Potrebbe essere riso­lu­tiva la riu­nione con­vo­cata dal governo che si svol­gerà domani pome­rig­gio a Milano per fare il punto sull’Expo, ci saranno il mini­stro Mau­ri­zio Mar­tina, lo stesso Can­tone, il com­mis­sa­rio unico di Expo Giu­seppe Sala, il com­mis­sa­rio di Padi­glione Ita­lia Diana Bracco, e poi Bobo Maroni e Giu­liano Pisapia.

Ma è impro­ba­bile che que­sta nuova “tegola” possa agi­tare più di tanto i ver­tici della poli­tica mila­nese e lom­barda. La vice­sin­daco di Milano, Lucia De Cesa­ris, è stata piut­to­sto chiara: “Si parla di un capi­tolo già chiuso, la per­sona era già fuori gra­zie anche a una forte presa di posi­zione del sin­daco Pisa­pia. Il sin­daco, infatti, aveva chie­sto ad Acerbo “un passo indie­tro” per “sal­va­guar­dare la repu­ta­zione del nostro paese”. Il pre­si­dente della Regione Lom­bar­dia, Roberto Maroni, invece non ha nes­sun com­mento da fare. Né può pre­oc­cu­pare la pro­vo­ca­to­ria pro­po­sta del por­ta­voce del M5S in regione, Andrea Fia­sco­naro, secondo cui gli ita­liani dovreb­bero almeno essere esen­tati dal pagare il biglietto per visi­tare i padi­glioni di Rho-Pero: “Abbiamo già pagato abbon­dan­te­mente per Expo in cor­ru­zione, malaf­fare, tan­genti e denaro pub­blico, i cit­ta­dini one­sti e la società sana è ves­sata da un carico fiscale ecces­sivo anche a causa della cor­ru­zione che ruota intorno ai nostri eventi e che ci rende il paese più cor­rotto d’Europa”.

E comun­que, quand’anche fos­simo in buona o pes­sima com­pa­gnia, lo stesso Raf­faele Can­tone ha pre­ci­sato che l’Enac non può fare alcuna veri­fica sugli appalti dei padi­glioni stra­nieri, cioè sulla stra­grande mag­gio­ranza dei lavori in corso (si sta lavo­rando giorno e notte per non cor­rere il rischio di fare una figu­rac­cia mon­diale). “Ci siamo posti que­sto pro­blema — ha ammesso Can­tone — e con il pre­fetto abbiamo chie­sto agli ammi­ni­stra­tori stra­nieri di effet­tuare con­trolli. Con alcuni paesi stra­nieri, pochi a dire il vero, abbiamo rag­giunto un’intesa: lad­dove ci sono osta­tive ven­gono segna­late alla sta­zione appal­tante, ma rimane comun­que un sistema poco efficiente”.

Da il Fatto Quotidiano

martedì 14 ottobre 2014

DOMENICA 19-10-014: A SPASSO NEL PARCO BRUGHIERA BRIANTEA CON IL COMITATO PER IL PARCO REGIONALE

DOMENICA 19 OTTOBRE 2014 
A MEDA (MB)
CON RITROVO ALLE ORE 8,30 
AL PARCHEGGIO LUNGO LA VIA PESCARENICO ANGOLO VIA COLOMBARA.
CURATA DA:  
COMITATO PER IL PARCO REGIONALE DELLA BRUGHIERA
 ASSOCIAZIONE PRO LOCO PRO MEDA

E' questa la 17^ uscita del programma "Le Stagioni del Parco 2014"
Partenza entro le 8:45
Prima parte del percorso lungo il sentiero n° 6 del PLIS Parco Brughiera Briantea che ripercorre la vecchia via ferrovia a scartamento ridotto delle fornaci fino a raggiungere la via per Mariano Comense a Lentate sul Seveso per entrare nella proprietà Cassina con visita al parco faunistico.
Da qui, al termine della visita, si riprende il sentiero n°6 per avviarsi verso la "zoca di pirutit" e portarsi di nuovo sul sentiero per il rientro al punto di ritrovo.

LA NUOVA CONFIGURAZIONE DELLA PROVINCIA DI MB


Il nuovo Presidente della provincia di MB, come era previsto, è Gigi Ponti, con il 63,2% dei voti mentre la lista Brianza Rete Comune raccoglie il 57,13 % dei voti e elegge 10 Consiglieri Provinciali.
3 consiglieri Provinciali vanno alla lista Insieme per la Brianza (F.I+N.c.d), 2 consiglieri alla Lega e 1 consigliere alla lista Brianza Civica.
Ricordiamo che alle votazioni avevano diritto a partecipare solo i Sindaci e i Consiglieri Comunali della Provincia di MB e che è stato applicato un macchinoso sistema di "voto ponderato" in funzione del numero di abitanti per ogni comune della provincia. (il voto dei cons. Comunali di Meda pesava 108).
I Consiglieri della lista Brianza Rete Comune che sono risultati eletti,sono quelli evidenziati in rosso nella tabella sottostante


Gli eletti sono quindi:

Pietro Virtuani (cons. com di Brugherio)
Roberto Scanagatti (sindaco di  Monza)
Giorgio Garofalo (cons. com di Seveso)
Orietta Vanosi (cons. com di Bovisio Masciago)
Domenico Guerriero (ex cons prov)
Valeria Fasola (cons. com di Nova Milanese)
Concetta Monguzzi (sindaco di Lissone)
Roberto Invernizzi (sindaco di Bellusco)
Renato Casati (sindaco di Verano Bza)
Paolo Brambilla (sindaco di Vimercate)

Alcuni li conosciamo già e con loro ci siamo rapportati sulle tematiche ambientali e del governo del territorio nonchè sul PTCP.
Sinistra e Ambiente proseguirà su questa strada, insieme agli altri gruppi del coordinamento ambientalista Osservatorio PTCP, in un confronto dialettico fatto anche di critiche e proposte per la tutela del territorio.

Per gli altri gruppi, sono stati eletti per Insieme per la Brianza (F.I+N.c.d) Federico Romani (ex cons prov), Riccardo Borgonovo (sind. Concorezzo) e Gabriele Volpe (ex cons prov.);
per la Lega : Andrea Monti (ex ass prov) + Andrea Villa (cons. com. a Desio)  mentre per Rete Civica entra in consiglio Rosario Mancino (ex cons prov di Fratelli d'Italia anche se in lista con Rete Civica).

mercoledì 8 ottobre 2014

CON IL COMITATO PARCO REGIONALE BRUGHIERA ESCURSIONE A FIGINO SERENZA TRA IL TORRENTE SERENZA E LE VILLE STORICHE

DOMENICA 12 OTTOBRE 2014 A FIGINO SERENZA (CO) - 
RITROVO ALLE ORE 8,30 IN VIA DE GASPERI 
PRESSO IL PARCHEGGIO DEL MERCATO - EX TESSITURA.
CURATA DA: ASSOCIAZIONE "GRUPPO VOLONTARI VALLE SERENZA".

E' questa la quattordicesima uscita del programma "Le Stagioni del Parco 2014"
Partenza entro le 8:45
Prima parte del percorso lungo il sentiero n° 11 del PLIS Parco Brughiera Briantea quindi a Novedrate visita dall'esterno della portineria del castello di Carimate e poi alla Villa Casana all'interno del parco ex IMB ora E-Campus.
Da qui si riprende il sentiero attraversando il torrente Serenza e le sue migliaia di anni di storia geologica con l'affioramento consistente del "Ceppo Lombardo".
Poi si prosegue per Carimate con visita al Torchio ex stalle + castello (stiamo ancora aspettando se possibile visitare le sale).
Dopo un'occhiata al Santuario Madonna dell'Albero si prosegue verso Montesolaro dove è situata la Villa Nobili Calvi - Radice Fossati.
Poi sempre lungo il sentiero n° 11 rientro a Figino Serenza con visita alla Villa Ferranti / Pozzobonelli  e rinfreschino offerto dal Gruppo Volontari Valleserenza intorno alle 13.00/13.30.
In caso di pioggia l'escursione è comunque confermata in quanto può essere effettuata anche su strada asfaltata (ovviamente se non diluvia o non ci sono temporali !).

martedì 30 settembre 2014

INSIEME IN RETE: COMUNICATO SULLA PEDEMONTANA E LE PREOCCUPAZIONI PER IL TERRITORIO


Il coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE (di cui Sinistra e Ambiente è parte) continua con coerenza ad occuparsi dell'inutile ed impattante autostrada pedemontana.
Lo fa con la preoccupazione di un'infrastruttura la cui realizzazione è arrivata a Lentate sul Seveso (fine tratta B1), senza le opere di connessione e priva di qualsivoglia Compensazione Ambientale sia sulla tratta A in fase di completamento sia sulla B1, con il RISCHIO DIOSSINA che incombe per la tratta B2  e con Regione Lombardia e APL che ancora non hanno formalizzato alcun piano di  caratterizzazione chimico-ambientale del suolo per definirne il grado di contaminazione da TCDD come previsto dal DL 152.
In merito, APL ha inoltrato a giugno una lettera ai Sindaci della B2 + Desio che potete trovare in fondo al post, dove ammette che la caratterizzazione andrebbe fatta "ma di non detenere il possesso legale ne tantomeno materiale delle aree in interesse" e che "la titolarità dell'intervento debba essere affidata alla Regione".
Ma la Regione, il 24-02-014, a mezzo dell'Assessore Terzi  (nella sua risposta scritta ad un'interrogazione del Consigliere Corbetta riportata alla pag 12 delle slide di Insieme in Rete) identifica in APL il soggetto che deve fare la caratterizzazione in contradditorio con ARPA.
Insomma, con questo rimpallo, al momento attuale, nessuna caratterizzazione è stata fatta, probabilmente anche perchè, come diciamo da tempo, i costi della conseguente bonifica sulle aree attraversate dall'autostrada sarebbero elevati.

Intanto anche il Sindaco di Seveso Paolo Butti evidenzia le sue preoccupazioni su "Il Cittadino on line" (vedi articolo).

Il comunicato di INSIEME IN RETE

L'articolo de "Il Cittadino di MB on line" del 29-09-014

Pedemontana, sindaci B2 «Ci appelliamo a Scanagatti
Seveso -
Pedemontana: ora i sindaci della tratta B2 invocano anche l’aiuto del nuovo presidente Anci e sindaco di Monza, Roberto Scanagatti. E in merito ai costi di bonifica delle aree colpite da diossina emerge che sarà necessario sborsare una cifra astronomica, cioè decine di milioni di euro. Peccato che, in sede di approvazione del bilancio di Società Pedemontana, avvenuta il 24 settembre, sia il collegio sindacale sia la società di revisione dei conti sia, addirittura, l’amministratore delegato della stessa società per azioni, Salvatore Lombardo, abbiano sottolineato l’incertezza finanziaria e il rischio che anche la prima parte dell’opera (le tratte A e B1) possa non arrivare in tempo per Expo. Sul tema, il sindaco di Seveso, Paolo Butti, si è soffermato anche durante l’ultima Commissione capigruppo, dopo che la lettera inviata a luglio al presidente del consiglio, Matteo Renzi, e al ministro alle Infrastrutture, Maurizio Lupi, proprio sul tema “Pedemotana” è rimasta, ad oggi, senza risposte. «Con i sindaci della tratta B2 ho deciso di spingere ancora i consiglieri regionali del territorio a presentare al Pirellone una nuova interpellanza su Pedemontana - spiega Butti - E tutti insieme abbiamo convenuto che è necessario rivolgerci anche al nuovo presidente di Anci, il sindaco di Monza, Roberto Scanagatti, affinché si faccia intermediario tra noi e la Regione per convincere il Governatore, Roberto Maroni, ad incontrarci e fare il punto, una volta per tutte, sulla delicata questione. Perché è da aprile, periodo in cui abbiamo avuto l’ultimo confronto - sottolinea - che dalla Regione non abbiamo più avuto risposte alle nostre richieste di convocazione». Intanto, la situazione si è fatta ancora più critica. «Nell’ultimo confronto in Regione riguardante il monitoraggio delle ex zone A e B - continua il sindaco di Seveso - è emerso, tra le altre cose, che Pedemontana deve assolutamente fare gli ulteriori carotaggi ambientali richiesti dal Cipe e mai effettuati. E che per bonificare l’area colpita a suo tempo da diossina e sui cui si snoderà parte dell’autostrada - precisa - accorreranno decine di milioni di euro». Intanto, «è noto - continua Butti - che pure la defiscalizzazione, cioè i 480 milioni di euro di mancate tasse concessa quest’estate dal Cipe, servirà solo alla Società per coprire le spese maggiori. Non certo per invogliare le banche ad aprire i rubinetti o a investire capitali nell’opera». Così, «nel frattempo gli scavi sono arrivati a Copreno - scandisce il primo cittadino di Seveso - e qui si apre un altro drammatico rischio, che nessuno di noi si augura. Quello, cioè, che l’autostrada resti monca causando enormi disagi di inquinamento e traffico ai Comuni vicini».

Sara Ballabio
---------------------------------------------------

La lettera di APL ai Sindaci sulla caratterizzazione chimico-ambientale

DUE ESCURSIONI NATURALISTICHE E STORICHE CON IL COMITATO PER IL PARCO REGIONALE DELLA BRUGHIERA


Due belle uscite con Comitato per il Parco Regionale della Brughiera, il Gruppo Naturalistico della Brianza, il gruppo Brianza Centrale, e l'Ass. Brianze per conoscere i nostri boschi, la cultura e la storia del nostro territorio:

la prima SABATO 4  OTTOBRE dalle 8,45 con partenza dalla stazione ferroviaria di CABIATE attraverso i boschi della Brughiera con tappa ai laghetti della Mordina e Azzurro.

La seconda il giorno dopo, DOMENICA 5 OTTOBRE nel Parco Regionale Valle Lambro dalle 8,45 con ritrovo al parcheggio di via Resegone ad ALBIATE è un percorso storico-artistico-naturalistico.

Non mancate.




sabato 27 settembre 2014

PERCHE' NON SI CONSENTE ALLE COMMISSIONI COMUNALI DI LAVORARE E DI DARE IL PROPRIO CONTRIBUTO ?


Le riunioni delle Commissioni Consiliari sono parte fondamentale dell'attività amministrativa comunale quale luogo di informazione, valutazione, confronto e di contributo propositivo.
Questo però dipende molto sia dall'atteggiamento dei componenti delle commissioni sia dalla disponibilità della Giunta alla collaborazione.
Su questo punto è opportuno soffermarci, premettendo che queste riflessioni escludono al momento la Commissione Regolamento e Statuto che ha incontri frequenti perchè i commissari (1 per ogni gruppo politico presente in CC) stanno rivedendo il Regolamento per il funzionamento del CC e non c'è necessità d'interazione con l'esecutivo.
Veniamo alle situazioni critiche.
Il nostro Consigliere Comunale, che è anche Presidente della Commissione Territorio e Ambiente, Alberto Colombo, ha più volte sollecitato Sindaco e Assessore competente a comunicare una data di disponibilità per la loro presenza in Commissione stessa, utile per riprendere gli incontri sulla spinosa questione dell'autostrada Pedemontana. 
Da ormai tanto tempo nessuna risposta è arrivata.
Eppure, già dall'ultimo incontro tenutosi della Commissione Territorio (fine aprile 014), con la presenza del Sindaco, c'era materia di confronto e di valutazione che va oltre le stringate comunicazioni fatte in apertura di Consiglio Comunale.
Anche sul progetto di ampliamento e riqualificazione della Residenza Socio Assistenziale per anziani Giuseppe Besana Onlus, progetto importante per la Città di Meda che risulterebbe nella fase finale del suo iter, s'è evidenziato al Sindaco l'opportunità e la necessità che venisse presentato nella Commissione preposta.
Sul punto, il Sindaco ha dichiarato che inviterà la Onlus Giuseppe Besana al prossimo Consiglio Comunale.
Bene, ma non è la stessa cosa di un passaggio in Commissione, dove si sarebbe potuto prendere visione e capire meglio le planimetrie e la documentazione tecnica in modo più dettagliato .
Insomma, perchè non si vuole consentire alle Commissioni di operare nel pieno delle loro attribuzioni e potenzialità e le si considera solo quando vi sono passaggi puramente formali ?
La Giunta e il Sindaco in particolare, stanno mostrando di porre scarsa attenzione al ruolo e all’importanza del lavoro di Commissione considerandole evidentemente come un soggetto da coinvolgere "alla bisogna" solo per scadenze e atti amministrativi  dove la convocazione è d'obbligo e quindi, appunto, come espletamento di semplice e mera formalità.
Eppure, quando se ne presenta l'occasione, i componenti della Commissione sanno e sono in grado di dare contributi.
Come sul passaggio relativo all'analisi dello schema di convenzione tra i Comuni di Meda e Seveso, la Regione, l'ERSAF per la gestione del Parco Naturale Regionale del BOSCO DELLE QUERCE.
In Commissione Territorio e Ambiente, il 22-09-014, l'argomento è stato affrontato con uno scambio informativo e una discussione che, ferme restando anche valutazioni differenti, ha saputo sintetizzare alcune richieste (formalizzate nel verbale sotto) alla Giunta e all'Ufficio Tecnico competente in materia.

Sotto lo schema della convenzione, poi approvata in Consiglio Comunale del 25-09-014 su cui Sinistra e Ambiente si è espressa con voto favorevole.

LE VALUTAZIONE DEL NOSTRO CONSIGLIERE COMUNALE SULLE ELEZIONI PROVINCIALI DEL 12-10-014


Il 12 ottobre 014, i Consiglieri Comunali e i Sindaci dei 55 Comuni della Provincia di Monza e Brianza (865 tra Cons. Com e Sindaci) saranno chiamati ad esprimere il loro voto per definire, nella configurazione prevista per le Provincie sulla base del decreto Delrio, la composizione del nuovo Consiglio Provinciale e il nuovo Presidente.
Sono eleggibili alla carica di Presidente, i sindaci dei Comuni della Provincia che non scadano prima dei 18 mesi dalla data delle elezioni e i consiglieri provinciali uscenti mentre alla carica di Consigliere provinciale sono eleggibili i sindaci, consiglieri dei Comuni della Provincia in carica e consiglieri provinciali uscenti.

Penso di essere uno dei pochi che non considerava e non considera le province un ente inutile. Sulle Provincie s'è scatenata una strumentale tempesta in un bicchiere d'acqua per dimostrare l'attivismo governativo in tema di contenimento e revisione delle spese e dei costi dei livelli amministrativi.
Sono però dell'opinione che gli enti da "riformare" dovevano essere altri, ove i costi sono realmente corposi e dove tagli e riorganizzazioni erano e restano a mio avviso necessari.
Avrei quindi preferito che le Provincie assumessero competenze aggiuntive, cedute dalle Regioni, abbinando il tutto ad un ROBUSTO (e dico robusto, non di facciata) taglio delle indennità percepite da Presidenti, Assessori e Consiglieri Regionali perchè sono queste le indennità esorbitanti con annesso "costo della politica" indecente.
Da quì si doveva partire per poi riconfigurare le Provincie, con annessa revisione anche delle indennità per gli amministratori provinciali.

Quella che ne è uscito è invece un decreto che non abolisce le Provincie ma le trasforma in un ente di secondo livello impedendo così che i rappresentanti in seno al Consiglio Provinciale siano eletti dai cittadini, visto che solo i Consiglieri Comunali e i Sindaci possono partecipare (e concorrere) all'elezione della nuova assise.
Un evidente "furto di democrazia".
Anche per quanto rigurda la composizione del Consiglio Provinciale (che sarà formato dai Cons. Comunali e dai Sindaci risultati eletti) si corrono evidenti rischi.
Il primo fra tutti è quello che possano prevalere compromessi e interessi locali rispetto ad una visione d'assieme di più ampio respiro.
In Brianza, è proprio quello di cui non abbiamo bisogno.
Abbiamo invece necessità  di un ente che sappia pianificare "oltre" le visioni locali dei singoli comuni (quelle per intenderci che hanno portato allo scempio urbanistico che vediamo soprattutto nella brianza ovest).
La pianificazione territoriale, elaborata con il PTCP
(Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) corre quindi il rischio di subire contraccolpi negativi, anche per il fatto purtroppo, nelle liste, trasversalmente, vi sono  sindaci di amministrazioni ricorrenti o loro patrocinanti legali.
In proposito, con le associazioni e i gruppi ambientalisti del coordinamento Osservatorio PTCP, ho seguito passo passo l'iter del PTCP. 
Abbiamo fatto proposte e le dovute pressioni per avere gradi di tutela seri, lavorando e confrontandoci in particolare con gli allora Consiglieri Provinciali Ghioni, Pozzati, Guerriero, Limonta che hanno portato nell'assise le nostre istanze, alcune recepite, altre respinte.
Il risultato è stato un PTCP con luci ed ombre.
Contrariamente a molte amministrazione che hanno fatto ricorso al TAR contro il PTCP ritenendolo "troppo vincolante", come ambientalisti ritenevamo e riteniamo che alcuni gradi di tutela del PTCP siano deboli e che questo PTCP, considerando lo stato di pesante cementificazione e l'elevato consumo di suolo in cui versa la provincia di MB, doveva essere più  "vincolante".
Pur non condividendo la soluzione legislativa applicata per le provincie, il 12-10-014, come Consigliere Comunale, andrò comunque a votare, esprimendo la mia preferenza, non tanto per una lista ma per una candidatura nella lista BrianzaReteComune.
Il mio voto sarà per una persona con sensibilità ambientaliste, al fine di avere all'interno di questa problematica configurazione di consiglio provinciale qualcuno con cui rapportarsi sulle criticità del  territorio, le politiche ambientali e di mobilità.
Il gruppo di Sinistra e Ambiente, unitamente agli altri gruppi ambientalisti riuniti nel coordinamento "Osservatorio PTCP" continuerà poi a seguire attentamente la partita sul PTCP, rapportandosi con i nuovi Consiglieri Provinciali che si dimostreranno interessati al tema nonchè con chi avrà le deleghe esecutive provinciali.

Il Consigliere Comunale di Sinistra e Ambiente

Alberto Colombo

martedì 23 settembre 2014

ART. 18, JOB ACT, SBLOCCA ITALIA: L'ASSALTO DELL'OLIGARCHIA RENZIANA

Ecco, ci risiamo.
Di nuovo le solite mistificazioni sull'art. 18 e i diritti dei lavoratori. 
Questa volta tocca a un Presidente del Consiglio anche Segretario del Pd che non trova di meglio che propinare le solite falsità sull'articolo 18 (obbligo di reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa) per ingraziarsi i favori del partito del pregiudicato B, con cui di fatto governa e dei soliti noti pasdaran iperliberisti.
Così si raccontano balle colossali e ridicole (l'art 18 e i diritti sono un freno agli investimenti, chi li difende, difende dei "privilegi" etc. etc.).
La realtà (scomoda per loro) di cui Renzi  & C non si vogliono prendere atto è di tutt'altra natura: gli investimenti, soprattutto quelli esteri, sono fermi perchè l'Italia non è considerato un paese affidabile per l'elevato livello di corruzione, per le incertezze economiche, per la pessima logistica, per i bassi livelli di innovazione, insomma, tutte motivazioni che nulla hanno a che fare con l'art.18 e i diritti dei lavoratori.
Ma Renzi, vuole e deve accreditarsi come l'uomo "del fare" presso l'Unione Europea e, offrire loro lo scalpo dell'art 18. 
Il tutto all'interno del cosidetto Job act, ove sono presenti altre normative tese a riscrivere (in senso peggiorativo evidentemente) le regole dello Statuto dei Lavoratori.
Un' altra prova di forza per costruire un' immagine fatta da annunci e dichiarazioni ad effetto. Non si risparmia neppure quando cerca di costruire la bufala dei diritti come privilegi solo di alcuni, cercando così di attizzare il fuoco di uno scontro generazionale per raccattar consensi.
Ma se i diritti non sono accessibili a tutti a causa della precarietà diffusa (grazie a leggi fatte dai vari governi perarltro), sa il prode rottamatore d'essere a capo di un esecutivo che può proporre testi di legge per ridimensionare la precarietà e garantire diritti universali ?
Evidentemente la volontà politica è altra: livellare tutti ai livelli più bassi.
Un Renzi replicante del peggior vulgo neoliberista.
Purtroppo c'è anche dell'altro.
Il Governo delle "larghe intese" ha partorito anche il decreto cosidetto "Sblocca Italia".
Questo ci ha consentito di misurare  l'esatta e reale “sensibilità ambientale”, prossima allo zero, di questo governo, del Partito Democratico a trazione renziana e della corte che circonda il segr. pres. del Cons. 
Nel decreto, che verrà presto convertito in legge dal Parlamento, molte attività verranno sottratte ai normali iter realizzativi, semplificandone le procedure autorizzative e azzerando il coinvolgimento degli Enti locali nelle scelte critiche per il territorio.
Fra queste, guardacaso, la  prospezione, la ricerca e la coltivazione d’idrocarburi, lo stoccaggio sotterraneo di gas naturale, tutte attività ad elevato impatto ambientale.
Centrale anche il capitolo dell’utilizzo dei poteri in deroga dei Commissari Straordinari, nominati per le opere definite strategiche.
Per non farci mancare nulla, l’articolo 10 del decreto Sblocca Italia sancisce entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto la presentazione di un piano per la costruzione di inceneritori in tutta Italia. Una volta definiti i luoghi di costruzione, i cantieri diventeranno siti di interesse strategico nazionale. 
La scelta ricorda ciò che il governo Berlusconi fece con la legge 123 sull’emergenza rifiuti in Campania utilizzando l’esercito per presidiare i siti di interesse strategico.

Insomma, anche in questo caso, per tentare di riavviare gli investimenti, si utlizza la solita ricetta di berlusconiana memoria: "allargare le maglie", bypassare gli iter normativi e azzerare partecipazione e dissenso rinunciando, per legge, alla tutela del già devastato territorio.

Per maggiori dettagli sullo Sblocca Italia: