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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

giovedì 9 agosto 2018

LO SCHIAVISMO AGRICOLO " MADE IN ITALY"

C'è stata una vera e propria strage in Puglia con 16 braccianti di origine africana morti.
Tornavano stanchi dopo una giornata di lavoro massacrante e sottopagato nei campi della Puglia. Erano ammassati su piccoli furgoni, adibiti al loro trasporto verso dimore altrettanto di fortuna, spesso case coloniche fatiscenti o tendopoli ptive di qualsivoglia servizio.
Con ogni probabilità, tutti sotto il controllo di "caporali" e con un lavoro dove la dignità è continuamente calpestata, i diritti sono inesistenti e dove vige il ricatto continuo tanto da poter affermare che le condizioni sono da schiavismo agricolo.
Poche parole in merito da parte del solito Ministro degli interni, in genere ossessionato dai migranti.
Eppure è noto da tempo quali siano le condizioni disumane cui sono sottoposti i lavoratori stagionali in agricoltura, sopratutto se si tratta di persone provenienti dall'est Europa o dai Paesi africani.
Il Manifesto fornisce qualche numero e su una spaventosa realtà e su una legge che seppur con aspetti positivi, stenta ad essere applicata.

di Adriana Pollice
Responsabilità estesa alle aziende 
ma i pochi controlli non funzionano.

La legge anticaporalato.  
30mila imprese assumono in modo irregolare, 
400mila i braccianti potenziali vittime



«La legge 199 sul caporalato c’è ma non viene completamente applicata. Dobbiamo partire da quello e rafforzare le tutele già in parte previste» è la posizione del premier Giuseppe Conte, ribadita ieri a Palazzo Chigi, in linea con i 5S. Fino a un mese fa, però, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e il ministro della Politiche agricole, Gian Marco Centinaio, spingevano per cambiarla perché «invece di semplificare complica».
LA NORMA è entrata in vigore a novembre 2016, il testo prevede la condanna non solo del caporale ma anche del datore di lavoro, il reato viene considerato più grave se il reclutamento è avvenuto con violenza o minaccia. È prevista la confisca dei beni utilizzati per l’illecito che vanno dal furgoncino con cui si portano i braccianti sui campi all’azienda stessa (che può finire in controllo giudiziario) o al denaro di cui non si possa giustificare una diversa provenienza. Fin qui la legge riscuote un generale consenso.
C’è invece una parte che si presta all’elusione, lasciando così il settore in mano a pratiche illegali. Ad esempio l’iscrizione facoltativa delle imprese nella Rete del lavoro agricolo di qualità, presso l’Inps. Su 200mila attive in Italia, hanno ottemperato appena 3.600. «Persino quelle in regola – spiega Marco Omizzolo, responsabile scientifico dell’associazione In Migrazione – non hanno il coraggio di rompere l’omertà. Preferiscono non iscriversi, accettando quindi di competere in un mercato irregolare, pur di non dare fastidio alla grande distribuzione e alle imprese che utilizzano capitali illeciti».
ALL’ILLEGALITÀ diffusa si affiancano le mafie: «Quelle straniere, come la rumena o la bulgara, gestiscono i flussi dall’est – prosegue Omizzolo – poi c’è quella dei lavoratori indiani. I clan nostrani gestiscono il trasporto delle merci all’estero, i mercati ortofrutticoli e la grande distribuzione».
I CONTROLLI sono un punto debole della legge 199. Il report dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil spiega che, in ognuno dei 220 distretti agricoli, ci sono in media 34 caporali, circa 15mila su tutto il territorio. Sono circa 30mila, poi, le aziende agricole che ingaggiano lavoratori in modo irregolare: il 60% impiega caporali; 9mila ricorrono a caporali violenti; quelle colluse con organizzazioni criminali sono quasi 3mila, 900 usano metodi mafiosi. Dall’altro lato dello spettro, sono 400mila i braccianti potenziali vittime di caporalato, 100mila vivono in schiavitù. Per contenere il fenomeno ci sono 2.832 unità in forza all’Ispettorato del Lavoro: 1.182 in capo all’Inps, 299 all’Inail. Nel 2017, su 7.265 ispezioni, sono stati individuati 5.522 lavoratori irregolari di cui 3.549 in nero. «I controlli non funzionano – spiega Omizzolo –, utilizza metodi superati: la filiera non si basa più sul punto di incontro dove vieni ingaggiato dal caporale. Le batterie di lavoratori adesso vengono coordinate via whatsapp o sms. E ancora: quando arrivano gli ispettori ai cancelli dell’azienda, la vedetta avverte, partono i messaggi e i lavoratori in nero spariscono. Bisogna poi incidere di più su strumenti come gli indici di congruità: l’estensione, la quantità di produzione e i lavoratori dichiarati. A Latina, ad esempio, ci sono aziende di 100 ettari che dichiarano di fare il raccolto in soli 3 giorni con 5 lavoratori».
LO STATO non sempre cerca dove dovrebbe: «Molte buste paga sono fasulle, 28 giorni di lavoro effettuati e solo 4 o 5 dichiarati, con la complicità di commercialisti e avvocati. Le illegalità non avvengono solo al Sud: nel grossetano ci sono gli stessi fenomeni di sfruttamento pure in presenza di una produzione di qualità vanto del made in Italy. Nel bresciano è morto un bracciante di fatica proprio come Paola Clemente in Puglia».
NON FUNZIONA neppure la parte dedicata al piano di interventi (che avrebbe dovuto essere adottato entro 60 giorni dall’entata in vigore della legge) per la logistica e il supporto dei braccianti, cioè trasporto e alloggi. Le istituzioni hanno attivato linee di finanziamento ma non ci sono obblighi per i datori di lavoro. Così è stata semplicemente ignorate e i ghetti sono rimasti in piedi. Con gli effetti che si sono visti nel foggiano. «La legge va applicata tutta – conclude Omizzolo – coinvolgendo forze dell’ordine e istituzioni. I controlli devono arrivare fino alla grande distribuzione. Soprattutto, va eliminata la Bossi–Fini, che ha dato legittimità informale a tutto il sistema di sfruttamento dei braccianti».

lunedì 6 agosto 2018

IL COMITATO PARCO REGIONALE E I GRUPPI AMBIENTALISTI DEL COMASCO CHIEDONO LO STOP ALLA PEDEMONTANA E AD ALTRE "IDEE" DI AUTOSTRADA


Dopo l'insediamento del governo M5S - Lega, alcuni politici locali presenti in Parlamento (Chiara Braga del PD e Alessio Butti di FdI) stanno cercando disperatamente di fare pressioni affinchè l'esecutivo s'impegni a concedere un finanziamento pubblico integrativo, circa 1 miliardo di €, per la realizzazione del secondo lotto della Tangenziale di Como, infrastruttura nell'ambito del Progetto dell'Autostrada Pedemontana Lombarda
Come prevedibile, la richiesta trasversale fatta da chi, da tempo, si ostina a voler il completamento della Pedemontana e di tutte le sue articolazioni viarie  ha scatenato una serie di dichiarazioni favorevoli anche da parte di Ministri e Sottosegretari della Lega che pur non essendo del dicastero competente, non hanno rinunciato a fare da coro d'accompagnamento alla richiesta di denaro pubblico per portare a conclusione l'autostrada mentre il Ministro alle Infrastrutture ha rilasciato dichiarazioni altalenanti.
Sull'argomento del 2° lotto della tangenziale di Como che, inevitabilmente costituirebbe la testa di ponte per la Varese-Como-Lecco, l'altra folle (e per ora ipotetica) autostrada anch'essa tanto cara all'amministrazione di Regione Lombardia, i gruppi ambientalisti presenti nel Comitato per il Parco Regionale Groane-Brughiera (di cui Sinistra e Ambiente è parte attiva e propositiva) e altre associazioni che operano nel territorio comasco hanno elaborato un comunicato congiunto in cui esprimono le loro preoccupazioni e la loro contrarietà rispetto al completamento e alla realizzazione della Pedemontana nonchè dell'avanzamento dell'iter della Varese-Como-Lecco.
Ve lo proponiamo integralmente

giovedì 26 luglio 2018

PER L'AMMINISTRAZIONE DI MEDA IL CENTRO COMMERCIALE SI DEVE FARE AD OGNI COSTO

I recenti passi della giunta medese, aldilà delle passate espressioni di contrarietà quando la Lega era all'opposizione, svelano le attuali volontà fatte di atti amministrativi per consentire la realizzazione ad ogni costo del centro commerciale sull'area ex Medaspan.
Il 18-7-018 è stata pubblicata la Delibera di Giunta n° 159 (sotto visibile e scaricabile) che assume in toto le considerazioni e il parere del responsabile dell'Area Infrastrutture e Gestione del Territorio.
Considerazioni utili per la discussione al tavolo regionale che deve definire l'Accordo di Programma, base per avviare i lavori del centro commerciale con annessi servizi fortemente voluto dalla passata giunta Pd di Caimi e ora fatto proprio anche dalla giunta di Santambrogio.
Insomma, sul centro commerciale c'è trasversalità d'intenti.
L'amministrazione sta cercando, con il supporto del proprio ufficio tecnico, di superare la prescrizione di Regione Lombardia che condiziona la possibilità di apertura della struttura di grande distribuzione ad un precedente "superamento" della linea ferroviaria FNM.
Di fatto, tutti si sono resi conto che il sottopasso alla ferrovia (con spostamento dell'alveo del Tarò) da costruire con le risorse economiche messe a disposizione dalla soc. Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) è e rimane una chimera vista la totale indisponibilità di fondi in cui versa la società.
Ecco allora che l'ufficio tecnico medese cerca di influenzare una modifica delle priorità per bypassare la prescrizione regionale e contemporaneamente evitare che la proprietà debba accollarsi uno studio di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).
Così, al centro delle attenzioni, si cerca di porre l'aspetto ambientale e non più l'aspetto trasportistico e della viabilità, già ora estremamente critica nel comparto di via Busnelli, via Piave, via Cadorna, degli svincoli della superstrada (con punte di 1513 veicoli/ora come rilevato nel Piano Generale del Traffico Urbano) e con evidente possibilità di aggravio qualora fosse realizzato il centro commerciale.
Si cerca quindi di far passare in primo piano la sola "riqualificazione" dell'area dismessa ex Medaspan a mezzo del pianificato (nel PGT) intervento privato della Pabel, estrapolandola dal contesto problematico della viabilità e dei flussi di traffico del comparto e considerando e facendo pesare la prevista trasformazione come miglioramento rispetto alle condizioni attuali.
L'intervento sull'area ex Medaspan, prevede il centro commerciale, un albergo con annessi posteggi e servizi e un ripristino a verde delle sponde del Tarò.
Proprio su questo punto, il responsabile dell'Area Infrastrutture e Mobilità si spinge a scrivere:
"ci si può rendere facilmente conto delle ricadute negative che attualmente sono determinate dalla non attuazione della trasformazione, ed in questo modo, a parere di questo Ente, la pesatura degli aspetti ambientali legati alla mancata riqualificazione possono determinare le decisioni di merito ai fini della dichiarazione di esclusione di VIA nel procedimento in atto e contestuale superamento dei vincoli trasportistici."
Nel parere di merito, l'Area Infrastrutture e Gestione del Territorio, insiste affinchè il progetto di grande struttura di vendita non sia assoggettato alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) perchè risulta di maggior preponderanza la riqualificazione ambientale rispetto al vincolo trasportistico e poichè, a suo dire, non sussistono incompatibilità con la tipologia di trasformazione prevista ne effetti negativi per l'ambiente.
Si vuole dunque ignorare che le criticità di una zona già a traffico veicolare intenso e consistente, con flussi e direzioni complesse e con la probabilità pressochè certa di un incremento dello stesso causato dalla presenza del centro commerciale, costituisca un problema che incide sulle condizioni ambientali che meriterebbe un'analisi approfondita proprio a mezzo della Valutazione d'Impatto Ambientale (VIA).

Già poi il sottopasso potrà essere realizzato comunque ...... in un tempo successivo.
Intanto, meglio facilitare l'intervento del privato ..... per il resto si vedrà.
Un atteggiamento che ha sempre caratterizzato sin dall'origine l'intero iter di questa variante parziale trattata separatamente e non in variante generale  al PGT del 2012.

Sinistra e Ambiente ha sempre manifestato la contrarietà alla trita e ritrita ricetta d'insediare un centro commerciale sul'area dismessa ex Medaspan, denunciando le incongruenze e le anomalie dell'iter, le ricadute negative sulla rete dei negozi di prossimità, l'aggravarsi delle criticità relativamente al traffico veicolare e il connesso aumento dell'inquinamento atmosferico oltre alla soluzione poco praticabile di sottopasso con spostamento dell'alveo del Tarò in area a rischio idrogeologico.

Sotto la Delibera di Giunta con allegato parere del responsabile dell'Area Infrastrutture e Gestione del Territorio da leggere con attenzione.

giovedì 19 luglio 2018

SEMPRE E ANCORA CEMENTO - IL RAPPORTO ISPRA 2018 SUL CONSUMO DI SUOLO IN ITALIA



Il consumo di suolo nel Paese italia non si è mai fermato.
Inesorabilmente aree verdi e aree libere sono state divorate dal cemento.
C'è stato si un rallentamento in questi anni, complice la crisi nel mercato edilizio, ma sono bastati i primi sintomi di una "ripresa" e i mq cementificati hanno ripreso a salire.
Il rapporto 2018 - che riguarda l'anno 2017 ndr - dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) fotografa come ogni anno una situazione disastrosa, dove ancora il concetto della tutela del suolo libero e dei servizi ecosistemici è di là da venire, in un Paese dove continua a mancare una legge nazionale che conduca all'azzeramento del consumo di suolo (obiettivo europeo entro il 2050 con l'allineamento alla crescita demografica e lo stop al degrado del territorio entro il 2030).
Ancora una volta Monza e Brianza si conferma la provincia con la percentuale di suolo artificiale più alta, con circa il 41% di suolo consumato in rapporto alla superficie provinciale e un ulteriore incremento significativo di 35 ettari. Sopra il 20% troviamo le province di Napoli (34%), Milano (32%), Trieste (23%) e Varese (22%) e,poco al di sotto,Padova (19%) e Treviso (17%). Tra queste, la crescita percentuale maggiore è stata a Treviso (+0,49%) e Padova (+0,31%).


Rapporto Ispra, l’onda grigia si allarga

La legge che non c'è. Nell’ultimo anno le coperture artificiali

hanno riguardato 54 km2 di territorio, 2mq al secondo.

Maglia nera al lombardo-veneto


Nel 2012 fu il ministro delle Politiche agricole del governo Monti a presentare il primo disegno di legge per il contenimento del consumo di suolo. Sei anni dopo, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ha scelto la camera dei deputati per presentare il nuovo Rapporto 2018 sul consumo di suolo in Italia, perché una legge non c’è ancora e la cementificazione continua: nell’ultimo anno le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 54 chilometri quadrati di territorio, circa 15 ettari al giorno o 2 metri quadrati al secondo.

È VERO CHE DIECI ANNI FA, prima della crisi economica, si era arrivati agli 8 metri quadrati al secondo, ma il ridimensionamento non fa sorridere nessuno all’Ispra: «In assenza di interventi strutturali e di un quadro di indirizzo nazionale», sottolinea il rapporto, i dati confermano «la mancanza del disaccoppiamento tra la crescita economica e la trasformazione del suolo naturale».

Se l’economia cresce, lo fa consumando suolo: l’Italia è ancora una Repubblica fondata sul cemento, che copre aree naturali e agricole con l’asfalto.
L’onda grigia s’allarga anche attraverso l’espansione di aree urbane, «spesso a bassa densità», e questo nonostante le statistiche dell’Istat indichino che dal 2015 i residenti in Italia sono in discesa.

È per questo che il convegno di ieri nella Sala della Regina di Montecitorio, presente il ministro dell’ambiente Sergio Costa, è stata anche l’occasione per ribadire l’esigenza di una legge nazionale per fermare il consumo di suolo, un concetto declinato in modo diverso alla camera e al senato nelle proposte e disegni di legge presentati nel corso della nuova legislatura iniziata a marzo: «Arresto del consumo di suolo» (Daga, M5S), «riduzione del consumo del suolo» (Muroni e De Petris, LEU), «contenimento del consumo del suolo» (Braga, Pd). Il testo depositato dai 5 Stelle è quello elaborato da un gruppo di 75 esperti per conto del Forum “Salviamo il paesaggio!”.

I DATI DELL’ISPRA LASCIANO immaginare che l’unica soluzione vera sia oggi l’arresto, immediato, del consumo di suolo. Perché è vero che la superficie complessiva già compromessa è pari a 23.062 chilometri quadrati, e quindi al 7,65% di quella totale del Paese, ma lo è anche che alcune regioni superano abbondantemente il dieci per cento, come la Lombardia (12,99%) e il Veneto (12,35%). E che nel 2017 è in questi territori già compromessi che si è registrata la maggiore variazione di suolo consumato in termini assoluti: più 11,3 chilometri quadrati in Veneto, dov’è avvenuto oltre un quinto delle trasformazioni registrate a livello nazionale; più 6 chilometri quadrati in Lombardia.

Se poi l’occhio vuole scendere in profondità, può rendersi conto che ci sono intere province in cui un terzo del suolo è ormai artificiale, come Monza e Brianza (41%), Napoli (34%) e Milano (32%), o altre dove il cemento copre circa un quinto della superficie, come Trieste (23%), Varese (22%) e Padova (19%). Appena quattro, invece, quelle che restano sotto la soglia del 3%, e sono il Verbano-Cusio-Ossola (2,85%), Matera (2,87%), Nuoro (2,89%) e Aosta (2,91%).

A livello comunale, il quadro si fa ancora più complesso: ci sono almeno 55 Comuni che superano ormai il 55% della superficie consumata, e sono per lo più nel napoletano, nel milanese, in Brianza o in provincia di Caserta. Nel comune di Torino è ormai artificiale il 65,7% della superficie.
In Lombardia, un tris supera il 64% (Lissone, Sesto San Giovanni e Cusano Milanino), mentre in Veneto Padova continua la corsa verso il 50% (è al 49,4%).
Anche Aosta supera il 30 per cento, dieci volte la media regionale. In termini assoluti, il comune più «oltraggiato» d’Italia è quello della Capitale: la superficie consumata a Roma è pari a 31.697 ettari, con una crescita di ulteriori 36 ettari nel 2017. È proprio a livello municipale che l’Ispra individua alcune tendenze, come il ruolo «delle grandi opere infrastrutturali e il tema della logistica», su cui ha posto l’accento nel suo intervento Michele Munafò, curatore del Rapporto.
A Vercelli, in particolare, nel corso del 2017 sono stati trasformati 44 ettari, per realizzate il polo Amazon: «Visto dall’alto è impressionante. È quasi un nuovo quartiere della città: è un esempio e un simbolo evidente di ciò che sta avvenendo, delle direttrici del consumo di suolo».

ECCO PERCHÉ NON DEVE meravigliarci se non sappiamo rintracciare su un cartina dell’Italia il comune che guida la classifica del consumo di suolo nel 2017.
È Sissa Trecasali, nella Bassa parmense, e ha doppiato Roma: qui la misura del suolo agricolo cancellato è pari a ben 74 ettari, ma non c’è nessuna corsa di nuovi abitanti, nessuna lottizzazione residenziale né centro commerciale in costruzione. È tutta colpa della Ti-Bre, cioè del primo lotto dell’autostrada che dovrebbe collegare l’A15 all’A22, tra Parma e Rolo-Reggiolo. Ad aprile La Stampa titolava un reportage «Nove chilometri verso il nulla». Perché dell’autostrada è autorizzata solo una breve tratta, e si fermerà in una minuscola frazione di Sissa Trecasali.


Il rapporto ISPRA è scaricabile al seguente link:
http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/consumo-di-suolo-dinamiche-territoriali-e-servizi-ecosistemici.-edizione-2018
I dati per ogni songolo Comune, Provincia e Regione al link:
http://www.isprambiente.gov.it/files2018/area-stampa/comunicati-stampa/tuttiidatidelconsumodisuolo.xlsx

venerdì 29 giugno 2018

IL 6° RAPPORTO DI BONVENA SUI RICHIEDENTI ASILO IN PROVINCIA DI MB

Come ogni anno, il Raggruppamento Temporaneo d'Impresa BONVENA (raggruppamento di gruppi ed associazioni del settore NO PROFIT) che si occupa di gestire l'accoglienza dei richiedenti asilo in Provincia di Monza e Brianza pubblica il rapporto sulle attività e sul modello di accoglienza praticato per le persone da lei ospitate in applicazione al bando della Prefettura di MB.
Il report arriva in un periodo "caldo" sull'argomento Profughi, con esternazioni e azioni quotidiane di un ministro in quota Lega aventi lo scopo di criminalizzare le ONG che nel Mediterraneo si occupano di porre in salvo un'umanità disperata, preda di traffici e scafisti senza scrupoli.
Azioni e dichiarazioni irresponsabili e da continua e costante propaganda elettorale che creano e diffondono odio verso coloro che si trovano in condizioni di estrema difficoltà, facendoli falsamente percepire come causa dei problemi che investono il Paese Italia.
C'è però qualcuno che ogni giorno lavora affinchè si gestisca al meglio l'accoglienza sul territorio, con attività di socializzazione e conoscenza reciproca, di formazione linguistica e professionale, di  tirocini formativi.
Ecco questa è l'agire che più ci piace perchè crea inclusione e non discriminazione.
Sono oltre un migliaio i richiedenti protezione internazionale accolti nelle strutture presenti in 44 comuni del territorio brianzolo.
Per la maggior parte - circa 700 - ospitati all'interno di appartamenti, in piccoli gruppi, secondo un modello innovativo di accoglienza diffusa a basso impatto, volta a promuovere la relazione con la comunità ospitante.
Più di 11 mila le ore di formazione erogate, solo nel primo trimestre 2018, per fornire competenze professionali a chi vuole costruire il proprio futuro in Italia. Ma anche corsi di lingua italiana, coinvolgimento in attività di volontariato, nella pratica dello sport e in progetti artistici e culturali.
Un fondo Hope creato appositamente a supporto della formazione individuale e dei tirocinii. Non manca l'assistenza e il supporto legale in convenzione con l'ARCI.
C'è l'ompegno attento e continuo degli operatori che seguono i piccoli gruppi ospitati negli appartamenti anche con il prezioso ausilio della mediazione linguistica e culturale.
Certo, un lavoro non semplice, pieno di momenti difficili, ma un lavoro utile non solo per i richiedenti asilo ma anche per la comunità della nostra Provincia.

Gli Enti che compongono la Rete Bonvena sono: 
Consorzio Comunità Brianza, Consorzio Sociale CS&L, Aeris Coop Sociale, Associazione II Mosaico Interculturale Onlus, Associazione Sulè Onlus, Azalea Coop Soc, Buena Vista Coop Soc, Caritas Zona Pastorale V, Glob Coop Sociale, La Grande Casa Coop Sociale, Meta Coop Sociale, Associazione Natur& Onlus, Novo Millennio Coop Sociale, Pop Coop Sociale, Sociosfera Coop Sociale.

Ecco, prendetevi un po' di tempo e leggete il VI report "dal mare e dalla terra".
Serve ad informarsi meglio sulla realtà, dando un calcio alle mistificazioni e alle panzanate diffuse a piene mani dagli imprenditori della paura e da coloro che hanno costruito le loro fortune politiche e d'immagine sulla denigrazione e sul razzismo.

martedì 26 giugno 2018

PEDEMONTANA METTE A GARA IL PROGETTO OPERATIVO DI BONIFICA DELLE AREE CONTAMINATE DALLA TCDD

Il 21-6-018, sul sito di Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) è comparso l'avviso di una procedura di evidenza pubblica per un bando di gara come "Procedura aperta ex art. 60 del D.Lgs. 50/2016 per l’affidamento del Progetto Operativo di Bonifica e/o di messa in sicurezza, ai sensi del D.Lgs. 152/2006 e del coordinamento della sicurezza in fase di progettazione, delle aree dell’incidente ICMESA contaminate da diossina ed interessate dal tracciato Autostradale Pedemontana".
Si tratta dell'avvio dell'iter per aggiudicare a partire dalla base d'asta di 137.257 euro l'elaborazione e l'affidamento di un Progetto Operativo di Bonifica e/o messa in sicurezza di quelle che sono state identificate come aree da assoggettare a tale obbligo ai sensi del D.Lgs 152, a seguito della Caratterizzazione e del Decreto Regionale 14300 del 16-11-017. (ce ne siamo occupati qui)
Il Capitolato Speciale d'Appalto ci consente una prima comprensione rispetto a ciò che, secondo APL, dovrà essere tenuto in considerazione nella stesura del Progetto Operativo di Bonifica.
Oltre a tutta la documentazione della Caratterizzazione e agli atti formalizzati e approvati da Regione Lombardia al tavolo tecnico del 28-2-2017 che sono divenuti esecutivi con il Decreto Regionale 14300, il Progetto dovrà considerare le risultanze dello studio di fattibilità commissionato da  APL alla soc. ST&A srl di Milano.
Le risultanze di questo studio non sono purtroppo al momento accessibili anche se nel Capitolato Speciale d'Appalto è scritto che con lo studio di fattibilità è stata stimata quantitativamente la terra contaminata, sono stati identificati  i siti di conferimento della stessa ed è stata specificata la necessità di indagini chimiche aggiuntive atte a definire/escludere aree risultate contaminate non direttamente ma per interpolazione dei poligoni di Thiessen (vedi qui).

Secondo il capitolato speciale di appalto, il Progetto Operativo di Bonifica dovrà dettagliare su:
  • quantificazione dei volumi di terreno contaminato sulla base delle risultanze della caratterizzazione, delle indagini integrative con valutazione critica di quanto stimato nel Progetto di Fattibilità Tecnico Economica;
  • eventuale proposta di integrazione delle indagini, da eseguire in fase di Progettazione Esecutiva dell’opera autostradale
  • aggiornamento del Modello Concettuale definitivo del sito; 
  • aggiornamento dell’analisi di rischio; 
  • rettificazione e regolarizzazione operativa dei poligoni di Thiessen al fine di definire le aree di scavo effettivamente eseguibili in fase operativa di bonifica; 
  • individuazione delle più opportune operazioni di bonifica ai sensi del D.Lgs. 152/2006
  • modalità operative di esecuzione dell’intervento di bonifica
  • piano degli Scavi; 
  • piano degli Smaltimenti (Modalità di gestione dei terreni contaminati con individuazione dei siti di conferimento, flussi e tracciabilità dei rifiuti, codici CER, quantitativi);  
  • modalità di gestione delle terre non contaminate prodotte nel sito di bonifica, anche in relazione al loro potenziale impatto rispetto alle aree limitrofe, esterne al cantiere autostradale, a destinazione verde/residenziale; 
  • suddivisione dell'intervento in più lotti funzionali; 
  • modalità di allestimento e gestione dei cantieri di bonifica; 
  • coordinamento delle attività di bonifica dei terreni con le attività di Bonifica degli Ordigni Bellici (BOB); 
  • coordinamento delle attività di bonifica con le problematiche di gestione/deviazione del traffico lungo l’asse dell’attuale superstrada Milano-Meda; 
  • individuazione delle principali modalità di gestione delle attività di bonifica in coordinamento con le attività di cantierizzazione dell’infrastruttura autostradale in merito alla sequenzialità/suddivisione in lotti dell’intervento di bonifica; 
  • valutazione delle attività di bonifica in relazione alla presenza di sottoservizi; 
  • definizione del protocollo di verifiche ambientali (campionamento ed analisi), finalizzate all’omologa dei terreni contaminati; 
  • definizione delle modalità di collaudo dell’intervento di bonifica; 
  • definizione del protocollo di monitoraggio delle polveri; 
  • individuazione delle "pratiche migliori" per il controllo della diffusione degli inquinanti/polveri in fase di scavo dei terreni e di trasporto degli stessi verso i siti di conferimento; 
  • definizione delle modalità di gestione di eventuali acque di lavorazione/lavaggio/ecc.; 
  • predisposizione di un cronoprogramma con la definizione di tutte le fasi. 
  • definizione del costo dell'intervento (computo metrico estimativo della bonifica e quadro economico)
Oltre a questi aspetti, nel bando di gara, sono affidate le azioni di comunicazione sulle attività in corso verso i Sindaci, le amministrazioni locali, le istituzioni, la cittadinanza e gli organi di informazione anche con incontri, riunioni e presentazione di elaborati.
Il Progetto Operativo di Bonifica dovrà essere poi presentato in Conferenza di Servizi con possibilità di revisione su richiesta degli Enti preposti.


Ora ci preme evidenziare alcune nostre preoccupazioni.
Il Progetto Operativo di Bonifica messo a gara, come tutte le documentazioni sinora prodotte da APL nell'ambito della Caratterizzazione, sarà basato sul PROGETTO DEFINITIVO DEL 2012.
Nelle linee guida risulta che il definitivo 2018 introdurrà modifiche rispetto al definitivo 2012.
Sino a che punto il Piano Operativo di Bonifica ne terrà conto ? Quale incidenza avranno ?
Su quest'aspetto c'è un passaggio nel Capitolato Speciale d'Appalto che recita:
"Si fa presente, inoltre, che il progetto stradale che dovrà essere utilizzato come base per lo sviluppo del Progetto Operativo di Bonifica potrà subire lievi modifiche rispetto al tracciato considerato negli elaborati di caratterizzazione e in quelli ad esso successivi."
Eppure, le modifiche SOSTANZIALI potrebbero comportare la riscrittura sia dell'ANALISI DI RISCHIO sia del MODELLO CONCETTUALE DI SITO, proprio a rispondenza di una prescrizione ARPA e ATS.
E ancora: cosa si prevede di fare nelle aree con livello di contaminazione inferiore al limite industriale (100 ng eq/kg) e quindi fuori dalla riperimetrazione della bonifica ma dove i lavori autostradali comporteranno comunque movimentazione di terreno con contenuto di diossina ? Si pensa o si vuole forse lasciare la terra lavorata ma inquinata dalla TCDD in loco ?
Che influenza avrà lo studio (tutto interno ad APL e non pubblico) di fattibilità tecnica/economica nell'orientare le scelte esplicitate nel progetto di bonifica ?
Continua a mancare il PROGETTO ESECUTIVO (ora previsto dopo la predisposizione del nuovo Definitivo 2018) ma è proprio sul Progetto ESECUTIVO che va verificata la congruenza delle  documentazioni prodotte da APL all'interno del procedimento avviato a rispondenza dell'art 242 del testo unico ambientale. Come possono dunque essere inserite in un procedimento avviato che ha  ufficializzato con il D.R 14300 determinate condizioni le riduzioni e le modifiche che ora APL persegue ?
Serve dunque continuare a seguire con attenzione tutti i passaggi connessi e conseguenti alla Caratterizzazione.
Serve ancora ribadire l'opportunità e la necessità che si rinunci al completamento di questa inutile ed impattante autostrada, visti i rischi che la contraddistinguono.

Sinistra e Ambiente - Meda
Legambiente circolo Laura Conti Seveso

mercoledì 20 giugno 2018

SINISTRA E AMBIENTE DI MEDA E LEGAMBIENTE DI SEVESO HANNO INCONTRATO LA FLA SULLO STUDIO DI RISCHIO DA ESPOSIZIONE A DIOSSINA



Il 7 maggio 018 il gruppo di Sinistra e Ambiente di Meda e il Circolo "Laura Conti" di Legambiente di Seveso hanno congiuntamente ed unitariamente chiesto informazioni e aggiornamenti alla Fondazione Lombardia per l'Ambiente (FLA) circa l'indagine di valutazione di rischio da esposizione alla diossina residua dell'incidente ICMESA di cui era stata incaricata la FLA ai sensi della DGR X/5268.
A seguito della disponibilità della FLA, negli uffici milanesi della Fondazione, in data 11 giugno 2018 si è tenuto un incontro tra i rappresentanti di Sinistra e Ambiente (Alberto Colombo) e Legambiente circolo Laura Conti di Seveso (Gemma Beretta) e la FLA, presente con il Direttore Dr. Fabrizio Piccarolo, il Prof. Antonio Ballarin Denti del Comitato Scientifico, il Dr Gianni Del Pero del Comitato Scientifico "Progetto Icmesa", l'Ing. Giuseppe Pastorelli - Resp Settore Rischio e componente del Comitato Scientifico "Progetto Icmesa" e la presenza del Dr. Nicola Di Nuzzo della Direzione Generale Ambiente, Energia e Sviluppo Sostenibile di di Regione Lombardia.
Il primo quesito posto dai referenti delle associazioni ambientaliste ha riguardato le cause del ritardo nella consegna della ricerca, prevista nella DGR X/528 per dicembre 2017.
Il team della FLA ha  evidenziato che il ritardo è da attribuire alla metodologia di lavoro proposta e agli eventi “imprevisti” che si sono interposti tra la previsione e quanto riscontrato di fatto.
FLA ha infatti scelto di utilizzare un metodo di ricostruzione e confronto "storico" rispetto a quella che è stata la precedente "Analisi del Rischio relativa alla presenza di diossina residua nella zona B di Seveso" del 2003 - ce ne siamo occupati qui – campionando nuovamente il suolo, laddove possibile, negli stessi punti di allora e cercando di coprire le maglie della griglia 150x150 (del 1999) allora rimaste incomplete o scoperte.
Tuttavia, in molti punti “storici” oggi non esiste più verde ma cemento quindi non è stato possibile effettuare  il carotaggio; altri punti si trovano in zone di proprietà privata e qui in molti casi è stato lento e difficoltoso l’ottenimento del consenso a procedere da parte dei proprietari.
Due situazioni tutt’altro che irrilevanti e che dovrebbero far riflettere e forse avrebbero dovuto essere previsti da chi ha impostato la ricerca. In ogni caso, per certo, elementi che sono stati causa (a dire della Fla) di ritardi nell'iter dello studio con conseguente proroga nei tempi di consegna dell'elaborato finale.
Come nel 2003, anche ora lo studio della FLA riguarderà la sola zona B e utilizzerà anche le analisi dellaCaratterizzazione dei suoli della soc. Autostrada Pedemontana Lombarda considerate compatibili e in sovrapposizione alla griglia originale del 1999.
Su questo punto i referenti delle associazioni ambientaliste hanno evidenziato che è limitante occuparsi solo del rischio in zona B  e che sarebbe stato opportuno ampliare lo studio anche alla zona R, in particolare alle aree direttamente confinanti con il perimetro della B.
Il lavoro della FLA prenderà dunque in considerazione circa 30 nuovi punti di analisi di cui circa i 2/3 sono in sovrapposizione per confronto con  quelli identificati nella maglia del 1999 e nel rapporto del 2003.
I punti "storici" non ripetibili sono stati sostituiti predisponendo una decina di nuovi punti di campionamento suddivisi tra Seveso (2), Desio (5), Cesano Maderno (4).
Tutte le nuove analisi sono in fase di certificazione da parte del laboratorio ARPA.
Nell’incontro abbiamo sottolineato che sarebbe stato auspicabile avere un numero maggiore di campionamenti, visto che la stessa DGR X/528 definisce "indagini sul top soil, almeno in 50 punti dell’area vasta, a carico dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente(ARPA Lombardia)".
In questo momento FLA è in attesa dei risultati delle ultime analisi chimiche effettuate e sta predisponendo e impostando il testo sul rischio da esposizione cui seguirà il lavoro sulla compatibilità d'uso dei suoli presi in considerazione a fini di eventuali prescrizioni per attività di pascolo animali da latte, orticolo (piante ipogee e a contatto del suolo), da allevamento domestico, agricolo (piante epigee), verde pubblico e privato, residenziale e commerciale/industriale.
E' ipotizzato il termine dell'attività di elaborazione testuale con presentazione all'istituzione regionale entro l'anno.
Come gruppi operanti sul territorio, abbiamo chiesto una diversa metodologia di presentazione e diffusione rispetto al precedente studio del 2003. 
Metodologia che tenga conto anche di un coinvolgimento dei gruppi e delle associazioni ambientaliste oltrechè delle amministrazioni, con un'azione di trasparenza e restituzione pubblica.

Sinistra e Ambiente Meda
Legambiente Seveso circolo "Laura Conti".

La planimetria con le concentrazioni di diossina dell'indagine FLA del 2003

sabato 9 giugno 2018

IN CC A MEDA ARRIVA LA MOZIONE ANTIFASCISTA: DIBATTITO SCARNO E BLINDATO DAL SINDACO CON MOZIONE RESPINTA

Nel Consiglio Comunale del 7-6-018 è andata in discussione anche la mozione Antifascista, “Rispetto dei valori della Costituzione Repubblicana e condanna dei movimenti di ispirazione neo fascisti“ presentata con la dovuta e opportuna illustrazione da Marcello Proserpio per il PD e la Lista Civica Caimi.
Il documento è stato condiviso anche da realtà sociali medesi quali l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (ANPI), l'Associazione Cattolica Lavoratori Italiani (ACLI), i sindacati CGIL-CISL-UIL e da Sinistra e Ambiente che ha dato un contributo attivo alla stesura del testo, aderendo convintamente.
La mozione (vedi sotto) è nata in assenso agli appelli dell'ANPI nazionale per combattere fascismo e intolleranza e far pronunciare anche le Istituzioni  (vedi qui)  aveva l'obiettivo di  togliere agibilità politica alle organizzazioni neofasciste, xenofobe, omofobe e razziste, subordinando l’ottenimento di spazi e luoghi pubblici, l’occupazione di suolo pubblico, il Patrocinio del Comune e i contributi comunali, alla sottoscrizione di una specifica dichiarazione.
Dichiarazione, debitamente implementata in un regolamento comunale,  ove esplicitare l'assoluta adesione ai principi della Costituzione nata dalla Resistenza, il diniego dell'ideologia fascista e della  sua simbologia e l'assicurazione di non essere promotore e diffusore di discriminazioni di carattere etnico, religioso, linguistico e sessuale.
Altri punti qualificanti della mozione erano la promozione della Memoria Storica della Resistenza, delle origini antifasciste della nostra Repubblica e la sensibilizzazione sui pericoli e sulle degenerazioni rappresentate dai nuovi fascismi.


Durante il dibattito, il Consigliere Taveggia, noto per il suo "conservatorismo tradizionalista" ha sfoderato le previste e provocatorie richieste di emendamenti (giustamente non accettati dai presentatori) chiedendo l'inserimento dell'equiparazione tra fascismo e comunismo.
Lui ha palesemente dimenticato che la legislazione italiana reprime la ricostituzione e l'apologia del fascismo e non il comunismo, sorvolando sul dato storico del nostro Paese che vide i Partigiani d'ispirazione comunista essere tra i principali protagonisti della lotta di Liberazione al nazifascismo.
Sue anche altre "perle" sulla difesa della famiglia tradizionale che nulla c'entravano con i contenuti della mozione.
Molto ecumenico, poco aderente alla realtà e lontano dal merito della mozione l'argomentare del Consigliere Busnelli di Meda per Tutti con un generico appello alla volontà di dialogo che deve sempre prevalere e di condanna degli estremismi. Certo, il dialogo è sempre un auspicio ma ha poco a che vedere con chi pretende di utilizzare spazi di Democrazia per diffondere odio, mistificazioni, contenuti, azioni e comportamenti fuori dal vivere civile e dai principi Costituzionali di uguaglianza e rispetto.
La maggioranza di Lega + FI + FdI è stata globalmente zittita nelle sue componenti dall'intervento del  Sindaco Luca Santambrogio, fatto a nome dei tre gruppi politici.
Santambrogio ha ritenuto la mozione superflua e ridondante perchè - a dir suo - l'amministrazione già si muove nel rispetto della Costituzione e dei suoi principi fondanti oltre che delle normative in materia e sostenendo che molte autorizzazioni prevedono il parere della Prefettura e non dell'amministrazione comunale.
Dichiarazione quest'ultima che non rappresenta appieno la realtà poichè è comunque l'amministrazione che decide in prima istanza la concessione di sale pubbliche comunali, patrocini o contributi comunali.
L'intervento unico del Sindaco a nome della sua maggioranza è stata una presa di posizione per evitare un dibattito allargato in Consiglio Comunale dove, evidentemente per alcuni, è ancora un pronlema riconoscere che fascismo, discriminazioni, razzismo, omofobia  non sono "opinioni" ma crimini e aberrazioni.
La mozione è stata respinta con 12 voti contrari (Lega Nord + FI + FdI + Lega Taveggia Sindaco), 4 favorevoli (Pd + Lista Civica Caimi) e 1 astenuto (Meda per Tutti).

giovedì 7 giugno 2018

A MEDA I CONFINI DEL PARCO REGIONALE NON COINCIDONO ESATTAMENTE CON QUELLI STABILITI DAL CONSIGLIO COMUNALE

Il 12-2-2015, dopo un passaggio in Commissione Territorio e Ambiente, allora presieduta dal rappresentante e Consigliere di Sinistra e Ambiente Alberto Colombo, il Consiglio Comunale di Meda si espresse favorevolmente sulla delibera che chiedeva l'inserimento della porzione medese del PLIS Brughiera nel Parco Regionale delle Groane.
Un simile atto era stato approvato o lo sarà a seguire, da altri Comuni (in totale 13 di cui 8 del PLIS Brughiera) che fecero altrettanto per il territorio di loro competenza.
La Delibera Consiliare n° 1 del 12-2-015 era ed è composta anche dalla Planimetria delle aree da includere nel parco regionale delle Groane che includeva fedelmente tutto quanto già compreso entro i confini della porzione medese del PLIS Brughiera. (vedi mappa sotto).

https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg/photo/AF1QipMAyEaMrsZaszrpXV6NT1D64mlT8xgtnkGUhk0W?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3
In verde, la Planimetria delle aree da includere nel parco regionale delle Groane 
parte della Delibera di Consiglio n° 1 del 12-2-015 (cliccare sopra per ingrandire)
La Delibera, espressione di un organo politico/amministrativo sovrano quale è il Consiglio Comunale, è stata successivamente inviata alla Regione Lombardia e all'Ente Parco Regionale delle Groane per esplicitare la volontà di adesione alla tutela regionale delle aree rappresentate nella cartografia allegata e avviare così l'iter di ampliamento e inclusione nel Parco Groane.
Il nuovo perimetro del Parco Regionale è stato quindi definito con la Legge Regionale n° 39 del 28-12-2017 sulla base della perimetrazione trasmessa dal Comune consguentemente alla deliberazione del Consiglio Comunale n. 1 del 12/02/2015.
Però .... però strada facendo, è successo qualcosa che ancora non si riesce a comprendere.
Un'analisi di dettaglio della mappa webgis presente sul sito del PLIS Brughiera evidenzia delle incongruenze relativamente alla corrispondenza tra i confini del PLIS e quelli del Parco Regionale.
I confini del PLIS (in verde) e quelli arancio del Parco Regionale Groane (di cui il PLIS è ormai parte) in alcuni punti non coincidono - vedi sotto -.
Questo esclude evidentemente alcune aree medesi dalla tutela regionale, differentemente da quanto stabilito nella Delibera Consiliare del 12-2-015.

La mappa webgis con le aree più evidenti escluse dalla tutela regionale per difformità di confini 
(verde PLIS, arancio Regionale)
Questo aspetto, emerso anche in sede della Commissione Territorio e Ambiente il 4-6-018, merita indubbiamente un approfondimento per sapere chi e perchè ha apportato modifiche, quando ciò è avvenuto, se queste modifiche in riduzione dell'area protetta con esclusione di alcune proprietà siano o meno legittime poichè difformi rispetto alla volontà consiliare.
Per questo, Sinistra e Ambiente ha scritto agli attuali amministratori chiedendo e attendendosi ufficialmente ragguagli di merito.

martedì 5 giugno 2018

IL RINGHIO RAZZISTA DI UN MINISTRO CHE NON VUOL VEDERE LE REALTA' DI SFRUTTAMENTO E NEGAZIONE DELLA DIGNITA' UMANA


Nel paese dell'ipocrisia, un ministro, non degno di tale carica, ogni giorno, in continua campagna elettorale, si scaglia costantemente contro migranti, richiedenti asilo e profughi, bollandoli come soggetti non desiderati e sproloquiando di "pacchia finita" per loro.

Così, mentre in molte aree di quest'Italia chi proviene da altri Paesi e cerca un lavoro, è spesso sottoposto a sfruttamento, negazione della dignità umana e intimidazioni, lo stesso ministro non spende nemmeno una parola per Soumayla Sacko, un ragazzo del Mali, un attivista sindacale dellUSB, ucciso a fucilate in una zona del Paese dove alcuni "italianissimi" con contorno di organizzazioni criminali, tengono ostaggio i migranti, forza lavoro a bassissimo costo, ipersfruttata e continuamente ricattabile.

La rabbia degli schiavi,

sciopero e corteo ricordando Soumayla

Cronache di ordinario razzismo. La protesta dei migranti della Piana di Gioia Tauro dopo l’omicidio del sindacalista maliano ucciso domenica a fucilate. Gli amici del 29enne del Mali parlano «omicidio razzista». La pista delle ’ndrine

SAN FERDINANDO (RC)
«Al campo di San Ferdinando la notte di domenica è stata di mestizia e rabbia. 
I maliani volevano sfogare la loro inquietudine. Hanno acceso qualche copertone ed eretto qualche estemporanea barricata di cartone. Nulla più. 
Quanto basta, tuttavia, per allertare il Viminale che di notte ha cinto la tendopoli di uno spropositato plotone di militari. Si temevano tumulti. 
Nulla di più esagerato. 
LA GIORNATA DI IERI È STATA quella del ricordo e della lotta. Uno sciopero dei braccianti, indetto dalla Usb, e, a seguire, un’assemblea che si è poi trasformata in un pacifico corteo direzione municipio. Il dolce viso di Soumayla Sacko restava impresso nei tanti cartelli che i suoi amici hanno impugnato nel lungo percorso di 5 km che dalla zona industriale porta nel centro del paese. San Calogero, il luogo dell’agguato, invece, sta altrove. Lontano 20 km, un’ora di cammino e in un’altra provincia, Vibo Valentia.

ALL’EX FORNACE, «La tranquilla», la fabbrica dismessa, abbandonata e posta sotto sequestro perché divenuta sede di stoccaggio di tonnellate di rifiuti tossici, Soumayla Sacko era andato insieme ad altri due braccianti per prendere un po’ di lamiere. Servivano per costruire una baracca nella favela di San Ferdinando. Non per lui ma per un altro raccoglitore maliano. Era anche questo Soumayla, un generoso che aiutava tutti. In prima linea nelle mobilitazioni, era alla testa del corteo per Becky Moses, la nigeriana arsa viva nel tragico rogo di qualche mese fa. A queste latitudini, ormai, le tragedie sono rituali. A cadenza continua ci sono stati morti per assideramento, per denutrizione, per incendi dolosi. Ora per fucilate con armi da caccia grossa, di quelle usate per ammazzare i cinghiali. Probabilmente per mano delle ‘ndrine.

SOUMAYLA, 29 ANNI, è stato freddato in pieno giorno nella campagna vibonese davanti a quella fabbrica maledetta. E così, Soumayla sarà nei prossimi giorni «rimpatriato», ma in una bara, destinazione Bamoko. Ad attendere la salma, una bimba di 5 anni e una compagna di 30. «Poteva essere una strage e solo per caso non ci hanno rimesso la vita Madiheri Drame e Madoufoune Fofana. E non ci vengano a dire, come qualcuno ha provato a fare, che si è trattato di un furto visto che si trattava di un luogo abbandonato. E’ stato un agguato premeditato e xenofobo», dice Giuseppe Tiano, del movimento antirazzista della Piana. Gli inquirenti non formulano un’ipotesi precisa, ma le indiscrezioni portano alla criminalità organizzata per cui Soumalya potrebbe aver pagato una «invasione di campo». Il procuratore di Vibo, Bruno Giordano, da poco a capo degli inquirenti vibonesi (prima era a Paola e istruì la pratica sulle navi dei veleni), conferma: «In zona avevamo ricevuto diverse segnalazioni. Più di qualcuno era infastidito dalla presenza dei migranti».

D’ALTRONDE, meno di un anno fa, i carabinieri gioiesi avevano arrestato quattro ragazzi per una lunga serie di aggressioni. Di sera andavano a caccia di neri. Salivano su una Fiat Punto e iniziavano la ronda con i bastoni sotto ai sedili. Stavolta la macchina è una Alfetta, non ci sono bastoni ma una lupara. Ieri, la reazione dei migranti è stata ferma. «Non era un terrorista, non era un criminale, non aveva armi e gli hanno sparato alla testa come una bestia» dice Idris, ivoriano di 40 anni, amico della vittima.

I RAGAZZI IN CORTEO SONO tutti regolari ma vivono una condizione di lavoro irregolare schiavistico. Come braccianti, secondo il contratto nazionale di lavoro, avrebbero diritto ad un alloggio. I più sono invece costretti a vivere nella tendopoli, rinata come una brutta fenice dalle ceneri del vecchio insediamento andato a fuoco. «Bisognerebbe dare le case sfitte a questi lavoratori – s’infervora Maria Francesca D’Agostino, professoressa all’Unical ed esperta di migrazioni – e invece proliferano i megacampi. Il sindaco ci ha avvertiti che nei prossimi mesi sgombereranno la tendopoli. Ma cosa ne sarà di questi lavoratori quando in autunno torneranno per la raccolta delle arance? Le istituzioni procedono in ordine sparso. E’ tutto improvvisato. Dopo la morte di Becky non è cambiato nulla. I braccianti sono costretti a restare perchè in attesa del rinnovo della questura di Gioia e sono domiciliati qui a San Ferdinando, altri sono in attesa di ricorrere contro i dinieghi delle commissioni. Ma c’è anche una responsabilità politica e non solo del Viminale.

Grave è il comportamento della regione Calabria e del presidente Oliverio che avrebbero piena competenza ad attuare politiche di inclusione e invece non fanno nulla. Avrebbero fondi comunitari da investire ma preferiscono le passerelle per le inaugurazioni delle tendopoli». Soumayla viveva proprio nel nuovo campo, la soluzione «temporanea» in attesa di dare il via ai progetti di accoglienza diffusa. Che non si sono mai visti. Il corteo non è imponente perchè non è alta stagione. La manodopera bracciantile in perenne transumanza nelle campagne meridionali ora si è spostata nel foggiano e nell’agro nocerino. «Ci hanno comunicato che in Puglia 2mila raccoglitori hanno incrociato le braccia in onore di Soumalya. Lo sciopero è riuscito» grida al microfono Aboubakar Soumaulo, il leader dei braccianti. La rabbia è contro i giornalisti e organi istituzionali che avevano derubricato il fatto a furtarello di lamiere. Quasi che se la fossero andata a cercare.

«CHI TOCCA UNO, tocca tutti», «mai più schiavi», urlano in corteo. C’è chi porta un mazzo di fiori rossi, chi un drappo bianco in segno di lutto, sono quasi tutti ragazzi giovani, sotto i 40 anni, alcuni indossano magliette di squadre di calcio , un melting pot che trasuda angoscia e disperazione. «Questi lavoratori sono trattati in condizioni disumane, contro le regole, con salari da fame. Le istituzioni proteggono questo sistema – spiega Guido Lutrario – dell’esecutivo nazionale Usb – Queste persone non sono illegali piuttosto sono vittime di illegalità». È quanto andrà a reclamare una delegazione ricevuta dal questore di Reggio Calabria. Al termine, nel primo pomeriggio, il corteo si scioglie, i migranti defluiscono e ritornano nel campo. «La pacchia è finita, ma per il ministro Salvini» dicono mentre vanno via. 

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Dello sfruttamento ce ne siamo occupati anche su:

IMMIGRATI: SFRUTTAMENTO E CAPORALATO

martedì 22 maggio 2018

IL 28-5-018 a MOZZATE RICORDANDO L' AMBIENTALISTA AMBROGIO GUGLIELMETTI

Il 25 agosto 2014 ci lasciava Ambrogio Guglielmetti, rappresentante storico del Comitato Mozzatese “Salute e Ambiente” fino all'ultimo attivista attento alla vita politica e sociale, ambientalista generoso e appassionato sempre in prima linea nelle battaglie per la tutela del territorio mozzatese contro le discariche e le devastazioni portate dall'autostrada Pedemontana Lombarda.
Proprio per contrastare la devastante ed inutile autostrada, Ambrogio e il Comitato "Salute e Ambiente" di Mozzate erano entrati nel coordinamento Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile spendendosi con continuità in un lavoro continuo di denuncia ed informazione costante sulle criticità generate dall'infrastruttura.
Ambrogio se ne è andato quasi 4 anni fa ma ci ha lasciato una preziosa testimonianza del suo impegno e del suo amore per il suo Paese e per la Natura.
La moglie, Carla Contardi con il supporto della famiglia e con l'aiuto di Gemma Beretta, anch'essa appartenente ad Insieme in Rete, ha raccolto i suoi scritti e ha pubblicato un libro dove Ambrogio racconta Mozzate  - suo paese natale - negli anni, focalizzando storia, vita sociale e questioni ambientali.
Ciao Ambrogio, sei andato avanti ma ci continui a mostrare come una vita può essere ben spesa per la collettività, cercando un mondo migliore.

Ad un presidio dinanzi alla sede di Regione Lombardia, Ambrogio Guglielmetti è il terzo da sx

Sempre al presidio

sabato 12 maggio 2018

VALUTAZIONE DI RISCHIO DA ESPOSIZIONE ALLA DIOSSINA DELL' ICMESA: SINISTRA E AMBIENTE E LEGAMBIENTE SEVESO CHIEDONO INFORMAZIONI SULLO STUDIO DELLA FLA


Il 6 giugno del 2016 l'allora Giunta Regionale Lombarda ha approvato la deliberazione X/5268 avente argomento e titolo "schema di accordo attuativo tra Regione Lombardia e Fondazione Lombardia per l'Ambiente (FLA) per l'indagine di valutazione di rischio da esposizione alla diossina residua dell'incidente ICMESA".

In quella delibera di Giunta Regionale X/5268 era definito uno stanziamento di fondi e previsto un Protocollo d'Intesa con la Fondazione Lombardia per l'Ambiente (FLA con sede a Seveso) per avviare un'indagine che doveva concludersi entro 8 mesi a partire dal ricevimento dei dati delle analisi chimiche sulle concentrazioni di Diossina TCDD e congeneri, presenti nel documento della Caratterizzazione dei suoli portata a compimento dalla soc. Autostrada Pedemontana Lombarda APL nelle aree interferite dal progettato tracciato autostradale in quelle che furono classificate come zone A, B, R dopo la fuoriuscita della Diossina TCDD dall'ICMESA di Meda.
I risultati della Caratterizzazione sono stati resi noti ad Ottobre 2016 e il lavoro di indagine di valutazione del rischio affidato alla FLA avrebbe dovuto concludersi a fine 2017.
A questi risultati - 129 superamenti del limite dei 10 ng/kg e 21 superamenti del limite dei 100 ng/kg e altri punti dove la diossina è stata comunque rilevata anche se con valori più bassi - la DGR prevedeva di aggiungere altri campionamenti e analisi ("almeno 50" è scritto nel testo).
I dati dovevano servire all'elaborazione di un'indagine di valutazione del rischio da esposizione alla Diossina, indagine ritenuta altresì necessaria per un successivo "Studio di Fattibilità Urbanistica" per definire le compatibilità di destinazione d'uso di quei suoli, in funzione del loro livello di contaminazione.
E' passato del tempo e visitando il sito della FLA  e la loro pagina sull'amministrazione trasparente, si evince: che è stata firmata una convenzione con Regione Lombardia con un contributo regionale di 100.000 euro e un cofinanziamento FLA di altri 124.000 euro; che l'attività è compresa tra i progetti in essere , che sono stati affidati alcuni incarichi di consulenza per importi di 25.000 euro, 24.000 euro, 12.00 euro; che s'è costituito un Comitato Scientifico che si riunisce periodicamente con gettone di presenza di 500 euro;
che c'è stato un affidamento diretto per un "Servizio di campionamento del suolo progetto ICMESA" ad Aeiforia srl per 4.250 euro.
Quest'ultimo punto ci fa supporre che, purtroppo, le analisi chimiche aggiuntive realmente effettuate siano di molto inferiori al numero delle 50 inizialmente previste.
Una volta verificata l'esistenza di quest'attività disciplinata nel quadro della DGRX/5268, ritenendo importante essere messi a conoscenza dei risultati degli studi effettuati e delle documentazioni prodotte, il gruppo di Sinistra e Ambiente di Meda, e il Circolo "Laura Conti" di Legambiente di Seveso,  hanno deciso di inviare una richiesta di accesso agli atti e di ricezione d'informazioni alla Direzione della FLA.


La richiesta ha ottenuto una prima risposta da parte del Direttore della FLA che ci ha informato sommariamente sullo stato del procedimento.
FLA ha scritto che la metodologia scelta rispetto alle analisi chimiche (quante siano numericamente non ci è stato specificato ndr) effettuate in corrispondenza degli stessi punti di precedenti indagini, ha comportato ritardi e qualche difficoltà.
La Fondazione ha esplicitato di aver scelto di condividere il percorso scientifico con il più ampio numero di soggetti istituzionali del sistema regionale coinvolgibili e anche questo ha di fatto "leggermente rallentato i lavori".
La fase conclusiva è stata dunque prorogata per avere  "la completezza di dati e informazioni che ci sentiamo (FLA ndr) di dover assicurare non solo dal punto di vista scientifico, ma anche etico-morale".
FLA conta di consegnare in Regione i risultati definitivi entro breve tempo e s'è dichiarata disponibile ad incontrarci per informarci sulle attività svolte.
Chiaramente, interessati ad avere maggiori dettagli, Sinistra e Ambiente e Legambiente di Seveso hanno risposto esplicitando la loro volontà positiva per una riunione ove entrare nel merito dello studio sulla valutazione di rischio.
Vi terremo informati.