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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

mercoledì 22 maggio 2019

IMPULSI-SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ CHIEDE DOCUMENTAZIONE ALL'ENTE PARCO E AL COMUNE DI MEDA SULLA CORREZIONE DEI CONFINI DEL PARCO REGIONALE GROANE-BRUGHIERA

Come anticipato all'amministrazione medese nell'incontro del 29-4-019, il gruppo IMPULSI-SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ ha inviato a mezzo PEC una richiesta di informazioni e di documentazione riguardanti le azioni intraprese dal Comune di Meda per correggere la difformità dei confini del Parco Regionale Groane-Brughiera rispetto alla perimetrazione del PLIS Brughiera e allinearli.
Si tratta di una criticità emersa nel giugno 2018 di cui s'è ne è occupata anche Sinistra e Ambiente - vedi il post: A MEDA I CONFINI DEL PARCO REGIONALE NON COINCIDONO ESATTAMENTE CON QUELLI STABILITI DAL CONSIGLIO COMUNALE  .
Ultimamente, rispondendo ad un'interrogazione consiliare del Polo Civico, l'amministrazione aveva esplicitato, in data 31-1-019, di aver coinvolto al proposito l'Ente Parco Groane-Brughiera che a sua volta aveva espresso la possibilità di far effettuare la rettifica attraverso una procedura concertata con gli uffici di Regione Lombardia.
E' passato del tempo ed è quindi ora opportuno ritornare sull'argomento chiedendo informazioni chiare ed esaustive, la necessaria documentazione atta a certificare le azioni effettivamente intraprese dall'amministrazione e dall'ufficio comunale preposto e augurarsi che l'iter regionale sia formalmente avviato.
La richiesta è stata protocollata il 2-5-019 sia al Comune di Meda sia all'ente Parco Regionale Groane-Brughiera.

venerdì 10 maggio 2019

IL RESOCONTO DI IMPULSI-SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ SULL'INCONTRO DEL 29-04-019 CON SINDACO E ASSESSORI


Il gruppo IMPULSI-SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ ha pubblicato sul suo blog, il resoconto dell'incontro tenutosi il 29-4-019 con l'amministrazione medese.
Durante la riunione s'è discusso delle proposte di IMPULSI per la tutela del territorio e di alcune criticità note.
Un primo passo del gruppo, che entra nel merito chiedendo all'Istituzione azioni precise sugli argomenti discussi.
IMPULSI monitorerà costantemente l'operato dell'amministrazione sui temi affrontati.



martedì 7 maggio 2019

LE PESSIME NORME DEL DECRETO SBLOCCA CANTIERI

Nel recente passato ci eravamo occupati, criticandolo, di un decreto promulgato dall'allora governo Renzi, che con un titolo roboante (ricordate lo Sblocca Italia ?) aveva l'apparente intento di rilanciare l'economia del Paese. 
Un decreto dove oltre alle facilitazioni normative per la costruzione di nuovi inceneritori  si ricorreva ai "commissari straordinari", alle deroghe sulle norme urbanistiche, a una deregulation per l'edilizia, al pericolosissimo "silenzio=assenso".
Ora con il governo Conte (M5S + Lega) ci occupiamo del DL 32/2019 "Sblocca cantieri", da alcuni ribattezzato "Sblocca porcate".
Anche in questo caso, nascondendosi dietro l'ingannevole volontà di "semplificare" c'è l'allentamento delle disposizioni del codice appalti e dei requisiti per il project financing, la riproposizione della figura dei Commissari con facoltà di procedere in deroga alle normative, l'eliminazione del controllo Cipe per varianti fino al 50% dell’importo dei lavori sulle opere strategiche, il via libera al massimo ribasso, l'obbligo di gara solo sopra i 200 mila euro,  l'aumento dal 30% al 50% della quota di lavori che può essere subappaltato, gli interventi di rigenerazione urbana affidati alla normativa regionale anche in difformità dalla nazionale.
Si rende quindi meno trasparente il settore dei lavori pubblici e si aprono varchi di deregulation di cui il malaffare saprà sicuramente approfittare.

I dettagli in due articoli, uno di ANNA DONATI, storica ambientalista e studiosa della mobilità e uno de IL MANIFESTO.
Leggeteli, vi chiariranno molti dubbi.

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Siri docet: lo Sblocca-cantieri 

favorisce la corruzione




A volte ritornano: commissari straordinari, 

aumento di subappalto e trattativa privata, 

varianti facili per le grandi opere, appalto integrato, 

ridimensionamento dell’Autorità Anticorruzione, 

rigenerazione urbana in deroga,

proroghe per i lavori delle concessioni.

Anche il governo Cinquestelle-Lega ha infine approvato il suo decreto Sblocca-cantieri: ultimo in ordine di tempo di provvedimenti all’insegna della proroga, della trattativa privata, dei commissari straordinari, delle varianti facili, provvedimenti che abbiamo visto da oltre 30 anni per grandi opere strategiche, protezione civile, post-terremoti, interventi d’emergenza veri, falsi e presunti, con deroghe che diventano la regola. Come sono lontani i tempi delle battaglie grilline all’insegna dell’onestà-onestà, contro la Legge Obiettivo e la dura opposizione al decreto Sblocca Italia del governo Renzi, a cui lo Sblocca-cantieri odierno- da lunedì 6 maggio entra nel vivo al Senato – assomiglia in modo impressionante.
Coerenti i leghisti, che hanno sempre avversato il nuovo Codice appalti del governo Gentiloni e del ministro Delrio del 2016, come dichiarato da tempo dal sottosegretario leghista Armando Siri, oggi indagato per corruzione, che chiedeva di “cancellare il Codice degli appalti, eliminare l’Autorità anticorruzione, perché sono loro la malattia e non le tangenti. Smettiamola di prendere medicine per curare una malattia che ha bisogno invece di buonsenso e di meno burocrazia”. Parole chiare che adesso il decreto Sblocca-cantieri ha tradotto in norme dimenticando la lunga catena di scandali che hanno portato alla nascita del nuovo Codice appalti che adesso il decreto Sblocca-cantieri demolisce in ben 81 articoli. Le tangenti sull’Expo e quelle sul Mose, le inchieste sulla sanità e quelle per la ricostruzione post terremoto, la cricca delle Grandi Opere e la recentissima inchiesta sullo stadio della Roma.
Ora il Parlamento è chiamato a discutere il Decreto, e c’è da sperare che cambi radicalmente il testo ed i suoi inaccettabili contenuti.
Norme in deroga già sperimentate in passato che non sono state un volano per incrementare i lavori ma solo la scarsa qualità delle opere pubbliche, non hanno prodotto innovazioni di prodotto e di processo, anzi hanno fatto registrare un aumento ingiustificato dei costi e gravi episodi di corruzione e concussione.
Il decreto Sblocca-cantieri (decreto legge n. 32/2019) manca il suo obiettivo e avrà come unico risultato il rendere meno trasparente il settore dei lavori pubblici nell’assegnazione dei lavori e dei subappalti, nella definizione e autorizzazione dei progetti, nella vigilanza sulle infiltrazioni della criminalità organizzata, con il rischio di pesanti ricadute sui costi economici e ambientali a carico della comunità. Per questo le associazioni ambientaliste, WWF Italia, Kyoto Club e Legambiente, che hanno già inviato osservazioni critiche e proposte di emendamento ai membri delle Commissioni Ambiente e Lavori Pubblici del Senato.
Le critiche delle tre associazioni si sono concentrano sulle modifiche introdotte dall’articolo 1 del decreto legge n. 32/2019 (AS N. 1248) a numerose disposizioni che cambiano il Codice degli appalti, alla re-introduzione dei Commissari straordinari per la realizzazione delle infrastrutture prioritarie e alla norme derogatorie per la Rigenerazione urbana, denunciando il ridimensionamento sistematico e ingiustificato del ruolo e delle funzioni svolte dall’Autorità Nazionale Anticorruzione, presieduta da Raffaele Cantone.
La norma aumenta la trattativa privata da 150mila euro a 200 mila, ma elimina la fascia da 200 mila fino ad un milione – dove l’attuale codice appalti prevede una procedura negoziata con invito ad almeno 15 operatori – rendendo invece obbligatoria la gara. Quest’ultima modifica sembra essere tra le poche cosa utili all’incremento della concorrenza del decreto.
La restaurazione del Codice appalti promossa dal decreto Sblocca-cantieri viene completata dalla reintroduzione sino al 2021 dell’appalto integrato che affida pericolosamente ad un solo soggetto la progettazione ed esecuzione dei lavori, la riesumazione dei Commissari Straordinari per le opera prioritarie, che possono operare anche in assenza di un  parere espresso dalle amministrazioni di tutela dei beni culturali e paesaggistici e compiere valutazioni ambientali in tempi contingentati,le proroghe sulla quota di lavori da mettere a gara per le concessioni, l’aumento del subappalto, gli allentamenti dei controlli e della soglia dei lavori a trattativa privata,la destrutturazione delle procedure autorizzative delle varianti per le “infrastrutture strategiche” della Legge Obiettivo, con l’eliminazione del doppio controllo in capo al CIPE.
Norme che rafforzano la Legge Obiettivo invece di eliminarla definitivamente insieme al suo lungo regime transitorio per le grandi opere strategiche, che infatti proseguono (più o meno) la loro corsa.
Infine va ricordato che sempre nel decreto legge Sblocca-cantieri sono previste norme per affidare direttamente lavori e progetti nella ricostruzione dei lavori privati post terremoto del Centro Italia e modifiche per consentire Progetti di Rigenerazione Urbana in deroga agli standard vigenti.
Ecco in dettaglio le principali norme contenute nel Decreto Legge 32/2019 Sblocca Cantieri:
Aumento della trattativa privata, gare sopra 200 mila euro e massimo ribasso per le opere sotto soglia
Resta a 40 mila euro, la soglia per gli affidamenti diretti da parte dei funzionari delle pubblica amministrazione, ma sale da 150 mila a 200 mila euro, il tetto massimo per assegnare gli appalti a trattativa privata e procedura negoziata con invito ad almeno tre operatori. Oltre i 200 mila euro il decreto prevede l’obbligo di procedere con gara con procedura aperta, ma con aggiudicazione al massimo ribasso.
Ricordiamo che in questo modo è stata smantellata una fascia da 200 mila fino ad 1 milione in cui la gara era ristretta ad inviti di almeno 15 operatori prevista dal Codice vigente. Per le opere sotto la soglia Ue di 5,5 milioni, si abbandona l’offerta più vantaggiosa a favore del criterio del massimo ribasso, con l’obbligo di escludere le offerte anomale, cioè quelle con percentuali di ribasso superiori alla media. Non dimentichiamo che il massimo ribasso non ha mai favorito la qualità degli interventi ed il rispetto delle regole (sicurezza, lavoro nero..) nei cantieri.
Appalto integrato fino al 2021 
La misura prevede la possibilità di ricorrere all’appalto integrato per i progetti definitivi approvati entro il 31 dicembre 2020. L’altra condizione da rispettare è quella di pubblicare il bando entro 12 mesi dall’approvazione del progetto, arrivando in questo modo a dicembre 2021. Fino a quella data dunque le stazioni appaltanti potranno approvare progetti fino al livello definitivo e mandarli in gara senza tener conto dei paletti attualmente previsti (complessità tecnologica o lavori particolarmente innovativi).
Non dimentichiamo che la separazione tra progettazione ed esecuzione dei lavori da parte dello stesso soggetto, è stata una dei caposaldi del nuovo Codice appalti, che aveva lo scopo di incrementare la qualità dei progetti, la ricerca delle soluzioni tecnologiche e di inserimento del progetto nel contesto territoriale e urbano. Una separazione necessaria per avere una progettazione di qualità, capace di identificare soluzioni innovative, nuove tecnologie, inserimenti adeguati nel territorio e nelle realtà urbana, processi e materiali innovativi. Una progettazione indipendente da chi realizza l’opera che per inerzia tende a riproporre sempre lo stesso manufatto ad alta intensità di cemento e asfalto.
Subappalti crescono dal 30% al 50%
Salgono dal 30% al 50% la quota di lavori che può essere subappaltato dall’impresa principale. Il decreto prevede inoltre la cancellazione della terna delle imprese a cui si vuole subappaltare da indicare nella gara. Inoltre la percentuale di subappalto ammissibile dovrà essere stabilita gara per gara con i bandi dalle amministrazioni, una norma discrezionale che non piace alle imprese.
Va ricordato che sul tema del subappalto è in corso da tempo un braccio di ferro tra l’Italia e la Commissione Europea che vorrebbe la totale liberalizzazione del subappalto e che ha avviato su questo tema una procedura d’infrazione contro l’Italia. Ma il contrasto era già presente quando il ministro Delrio varò il nuovo Codice appalti nel 2016 ed il governo decise di mantenere il limite del subappalto al 30% massimo, tenendo conto del contesto italiano e della delicatezza della questione. Suona davvero anomalo che, ora che al governo del Paese c’è  un esecutivo antieuropeo, ci sia “sdraiati” in questo modo di fronte alle contestazioni, invece di far valere le specifiche ragioni italiane in Europa, a tutela del lavoro e delle caratteristiche delle imprese italiane.
Niente obbligo per i Comuni di centralizzare gli appalti
Con la modifica al comma 4 dell’art. 37 del Dlgs n. 50/2016, i Comuni non capoluogo di provincia possono gestire da soli le procedure di gara di maggior rilievo, senza ricorrere a centrali uniche di committenza o stazioni uniche appaltanti, come prevede il codice attuale. 
Infatti, il decreto in oggetto, elimina l’obbligo per le amministrazioni comunali non capoluogo di ricorrere a formule di aggregazione per l’acquisizione di lavori, beni e servizi oltre certe soglie. Questa non è una misura efficiente perché avere delle centrali di committenza per gli appalti qualificate, trasparenti, controllate, data anche la complessità delle norme, direttive e sentenze, è opportuno.
Qualificazione allentata per le imprese
Per il sistema di qualificazione delle imprese, il limite viene innalzato a 15 anni, mentre oggi per dimostrare i requisiti tecnico-economici le imprese facevano riferimento ai risultati degli ultimi dieci anni. Un modo per permettere ai costruttori di superare all’indietro gli anni peggiori delle crisi cominciata nel 2008, che ormai ha pervaso molte delle principali imprese italiane. Peccato che a farne le spese, con questo nuovo sistema, sia il controllo sulla qualità delle imprese, sminuendo il ruolo delle SOA, gli organismi di controllo, e senza dimenticare che inizialmente l’arco temporale di controllo era di cinque anni, poi portato a 10 anni ed ora innalzato a 15 anni.
Grandi Opere Strategiche della Legge Obiettivo: niente controllo Cipe per varianti fino al 50% dell’importo dei lavori
Con l’introduzione del nuovo comma 1-ter dell’art. 216 del Dlgs n. 50/2016 si stabilisce che, nel caso di “infrastrutture strategiche” approvate con le procedure accelerate e semplificate della Legge Obiettivo inserita nel Codice appalti, se le varianti nella redazione del progetto esecutivo o in fase di realizzazione dell’opera non supano del 50% il valore del progetto definitivo approvato dal CIPE, saranno approvate esclusivamente dal soggetto aggiudicatore.
Si tratta di una modifica gravissima ed inaccettabile del Codice appalti, dove non vi sarebbe più un controllo governativo e collegiale sulle opere strategiche, la spesa per grandi investimenti e l’impatto ambientale delle varianti e modifiche delle opere. Da notare che il 50% del valore del progetto definitivo approvato dal CIPE per le grandi opere ammonta a cifre ragguardevoli e che il nuovo Codice degli appalti (Dlgs n. 50/2016) nasce come soluzione di discontinuità rispetto ad una stagione delle infrastrutture strategiche in cui l’assenza di Piani economico-finanziarie credibili, l’approssimazione sull’ammontare reali dei costi a preventivo e la continua loro lievitazione in corso d’opera, hanno portato a gravami insostenibili per le casse pubbliche e a violazioni sistematiche delle norme.
Mantenere quindi un doppio controllo sulle varianti in corso d’opera appare ancora necessario soprattutto se si considera anche il ruolo dato al CIPE dalla vecchia disciplina proprio in relazione all’approvazione del progetto definitivo e quindi al rispetto delle prescrizioni da questo approvate prima del passaggio alla fase esecutiva di progettazione e realizzazione, in modo anche di avere un controllo reale sugli incrementi di costo delle grandi opere strategiche.
E poi sarebbe ora di cancellare definitivamente anche il regime transitorio della Legge Obiettivo, invece di rafforzare il suo carattere derogatorio.
Proroga per i bandi di gara dei concessionari
Con la modifica introdotta al comma 2, primo periodo dell’art. 177 del Dlgs n. 50/2016 si allungano il tempi – fino al 31 dicembre 2019 – entro cui i concessionari devono adeguarsi per portare all’80% la quota di lavori che devono essere messi a gara. Si tenga conto che il Codice appalti vigente assicurava già due anni ai concessionari per raggiungere questo obiettivo e quindi già da aprile 2108 l’80% dei lavori doveva essere messo sul mercato dai concessionari.
E invece di censurare e penalizzare le concessioni che non hanno provveduto nei tempi stabiliti, il decreto n. 32/2019 concede ulteriori mesi di proroga.
Da segnalare, inoltre, che si lascia immutata la speciale previsione per i concessionari autostradali di mettere a gara il 60% dei lavori mentre la restante parte dei concessionari dovrà mettere l’80% a gara: si tratta di una preferenza immotivata che andrebbe corretta con il presente decreto portando tutti i concessionari all’80% dei lavori a gara e solo il 20% in house. Anche questo governo Cinquestelle-Lega mostra – nonostante i proclami – la solita reverenza verso i concessionari ed in particolare quelli autostradali.
Candidature per il Project Financing senza requisiti
Fondi immobiliari e istituti nazionali di promozione potranno presentare proposte in partenariato pubblico-privato per progetti non previsti dai programmi di lavori pubblici delle amministrazioni pubbliche.  
Inoltre con il nuovo comma 17-bis dell’art. 183 del Dlgs n. 50/2016 si interviene sui requisiti necessari per candidarsi a realizzare opere in project financing stabilendo che gli investitori istituzionali possano non avere i requisiti necessari per candidarsi insieme a soggetti che posseggano tali requisiti. La norma richiamata che elenca questi investitori (legge n. 122/2010, articolo 32, comma 3) indica che si tratta di: a) Stato o ente pubblico; b) Organismi d’investimento collettivo del risparmio; c) Forme di previdenza complementare nonché enti di previdenza obbligatoria; d) Imprese di assicurazione, limitatamente agli investimenti destinati alla copertura delle riserve tecniche; e) Intermediari bancari e finanziari assoggettati a forme di vigilanza prudenziale ed altri soggetti analoghi.
Se consideriamo la debolezza della “Finanza di progetto” nel nostro Paese e il modo sistematico con cui sono crollati tutti i Piani economici e finanziari per progetti e grandi opere, non si ritiene davvero opportuna questa misura, che allenta ulteriormente l’individuazione, e quindi la definizione dei requisiti e delle garanzie in materia di project financing.
Regolamento Unico da varare entro 180 giorni 
Il decreto legge 32 stabilisce che entro 180 giorni venga emanato un Regolamento unico (art. 216, comma 27-octies) di attuazione delle modifiche introdotte che per diverse materie avrebbero dovuti essere resi dall’ANAC. Addio quindi alla soft law del Codice appalti, si ridimensiona il ruolo di ANAC e si torna al Regolamento unico tanto criticato del Codice appalti del 2006 del governo Berlusconi.
La norma inoltre prevede che il vecchio sistema di linee guida e regolamenti attuativi resti in piedi fino all’arrivo del nuovo Regolamento, da varare entro 180 giorni dal decreto. Qui c’è il rischio concreto di lasciare le stazioni appaltanti e imprese senza chiari riferimenti per i prossimi mesi e quindi frenando di fatto i bandi di gara invece di sbloccare i cantieri.
Tornano i Commissari straordinari
Per sbloccare le opere e si rafforza, invece di essere definitivamente eliminata, la Legge Obiettivo, tornano ora i commissari straordinari ad hoc.
Il Decreto Legge 32/2019 all’articolo 4 re-istituisce la figura dei Commissari governativi straordinari per gli interventi infrastrutturali ritenuti prioritari (le “infrastrutture strategiche del vecchio Codice Appalti, Dlgs n. 163/2006). E si consente agli stessi Commissari di procedere in deroga alla normativa vigente sui beni culturali e paesaggistici, passati 60 giorni, nel caso che le autorità competenti non si siano pronunciate, di dimezzare i tempi dei procedimenti di Valutazione di impatto ambientale e della contestuale Valutazione di Incidenza.
Ora, non si può che rilevare come richiamare e rilanciare la pratica del “silenzio/assenso” anche in relazione ai nulla osta relativi ai beni paesaggistici culturali rientri in un vecchio armamentario che si riteneva superato.Come anche la pratica di comprimere da 60 a 30 giorni il termine perché i cittadini possano esercitare il loro diritto alla partecipazione, avendo il tempo necessario per poter redigere proprie osservazioni, proprio su quelle grandi opere che hanno maggiore impatto ambientale, sociale ed economico.
WWF Italia, Kyoto Club e Legambiente, hanno sempre criticato, facendo riferimento al quindicennio di disastrosa applicazione della Legge Obiettivo, come le procedure accelerate e semplificate per le grandi opere abbiano prodotto progetti di scarsa qualità, mal realizzate a scapito della tutela dei beni paesaggistici, culturali e ambientali
Sarebbe necessario non solo eliminare questo articolo 4 dal presente decreto, ma superare in modo definitivo la Legge Obiettivo, che il Codice appalti del 2016 superava sul piano normativo, ma poi consentiva un lungo regime transitorio ancora oggi presente sulle opere ancora in corso di progettazione e decisione.
Ricostruzione post terremoto, avanti senza gara
In relazione alla ricostruzione post sisma ” per la ricostruzione privata” nel Centro Italia, i decreto cancella la procedura negoziata con almeno tre imprese: non sarà più obbligatorio mettere a confronto almeno tre preventivi ma si potrà affidare l’appalto privato direttamente all’impresa.
Ulteriore novità è prevista dal Decreto 32 nei servizi di progettazione per le stesse aree. Il sistema dell’aggiudicazione al massimo ribasso, previa procedura negoziata con consultazione di almeno dieci professionisti, viene esteso ai servizi tecnici e per l’elaborazione degli atti di pianificazione e programmazione urbanistica per importi sotto-soglia.
Anche in questo caso, dunque, la giusta esigenza di procedere rapidamente alla ricostruzione post terremoto del Centro Italia, viene risolta aumentando la trattativa privata nei lavori e nella progettazione, senza introdurre alcun contrappeso di controllo pubblico su queste procedure, che non dimentichiamo hanno spesso indotto comportamenti illeciti e fenomeni di concussione e corruzione in lavori analoghi di ricostruzione.
Interventi di rigenerazione urbana in deroga
Con la modifica previste dall’art. 5 del decreto legge n. 32/2019 (AS N. 1248) all’articolo 2-bis del DPR n. 380/2001, si introduce una norma pericolosa negli effetti diretti e generalizzati che puòprovocare norme arlecchino nelle diverse Regioni italiane, per gli interventi di rigenerazione urbana.
In questi anni è stato chiesto da parte di costruttori e architetti di ridurre i limiti normativi sulla distanza tra fabbricati stabilite dal decreto del ministro dei Lavori pubblici n. 1444/1968, con la ragione che appaiono spesso troppo ampie (portando a strade e spazi pubblici fuori scala) e che non esiste più un rischio di speculazione edilizia ma semmai un’esigenza contraria di avere progetti che valorizzino la densità in particolare nelle aree già edificate e accessibili con i mezzi pubblici, per contenere il consumo di suolo. Questa esigenza è certamente condivisibile in linea generale.
La proposta di modifica prevista all’articolo 5 appare però sbagliata per diverse ragioni. Innanzitutto perché trasferisce alle Regioni la potestà di emanare norme e/o regolamenti che superino l’ordinamento e gli standard nazionali e di definire discipline differenziate in piena autonoma, senza riferimenti chiari. E poi perchè l’unica soluzione individuata è una deroga agli standard vigenti.
La proposta appare un evidente compromesso, perché così il Parlamento non si assume la responsabilità di cambiare la norma sugli standard ma lascia decidere alle Regioni. Ma questa soluzione è sbagliata perché i riferimenti su temi così delicati e sulla qualità del costruito, devono essere omogenei su tutto il territorio nazionale e devono davvero indurre, con strumenti innovativi e da scrivere in norma, la riqualificazione delle nostre periferie.

https://lh3.googleusercontent.com/kwCVx8acLZM0yn-wi9VqUUNVL03Z3BZexeRwzleFpTL36k_aJ55X-TcAoHMd7_z7SYOrRtlbBHy7OrXk3P4AZ9A7lBBSx9fqt2KsjjUKJydxZ8-x0SRDJ2EmPtRltxc-qrd8w2YGBSfsTU8KKMXHfSUhps3GbNdpQQRFqW3a0xTaD2B7MsPW0K25n4lFJbFpD8ynW2f5coqOnk2Vys7XNSj45KXmcTCiycfjuZk3OuVRAWCxNZ6Y3SXrcCdQlBg9xU3WnQD6eoU8MVAEwWtnzSewAtV7qL8gU3XnR67P2sWC4MyIzezHSsFtowRSa4g05iUaU9TRX0hvmMANLDIDUmM1bWcSVheujvqUnA6aBYNq4l4wyL0fDH0TUXdhOXomupuAwwdFL9X902TxQKYAp2jCprrB-qzFtxzEYQt4yrR8zb3AAIr09Zm8kkA_cXWRpo-YZZveGZ-F2YNyh45FF9tBhLywE8FjcKU_zmO83F-ElzCCJAxV-7H5y_bMO-t2yJFJ6IwURP8egnuGRaeUy36le7o09FCClH8xBZAKahVHX67-lBejFoq46BPaguJeRYl9CPRdxePGgLYQQKs73xWmYVzz42KDmreKoQhZigC1Nb6Nw3jdDoCkLTFK7xYW4gI1oqB3kiDFux9ETRjFg7YobTEA9VccB7H3e30k81b0fWGJ5a8mg4fD9Ih5yOk0Dk4v4e1Ysv0KYQK5ma7PHge4=w868-h846-no
L'articolo sullo Sblocca cantieri de Il Manifesto. Cliccare sopra per ingrandire.

sabato 20 aprile 2019

SULLA PROPAGANDA, LA MANIPOLAZIONE DELL'INFORMAZIONE, LE FAKE NEWS, UN' INTERVISTA DI IMPULSI AL PROFESSOR MANERI


Il gruppo di IMPULSI-SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ ha pubblicato sul suo blog (https://impulsi-sostenibilitasolidarieta.blogspot.com/) un interessante intervista al prof. Marcello Maneri, docente di sociologia dei media all’Università Bicocca di Milano.
L'intervista ha lo scopo di evidenziare lo spregiudicato uso della propaganda, della manipolazione dell'informazione, della voluta divulgazione  di fake news, della diffusione di stereotipi, della costruzione di un "nemico".
Prende in esame sia i classici mezzi di comunicazione - stampa, radio, televisione - sia i social network.
Riprendiamo qui integralmente il lavoro prodotto da IMPULSI - SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ.
Intervista interessante, da leggere nella sua completezza per comprendere appieno i meccanismi di manipolazione utilizzati per creare consenso.


L'originale lo puoi leggere anche su:
https://impulsi-sostenibilitasolidarieta.blogspot.com/2019/04/la-propaganda-ai-tempi-dei-mass-media-e.html

sabato 16 marzo 2019

IL 23-3-019 A MONZA, UNA MANIFESTAZIONE PER UNA BRIANZA SOLIDALE, ACCOGLIENTE, UMANA

Sabato 23 marzo 2019 dalle ore 14.30 gruppi ed associazioni della Brianza manifesteranno in Piazza Trento e Trieste a Monza.
Dopo l'iniziativa pubblica a Monza del 31-1-019 che ha raccontato le buone pratiche dell'accoglienza in Provincia di MB e dopo la grande manifestazione di Milano del 2-3-2019 (People -Prima le Persone) serve ancora alzare la propria voce e mostrare che c'è una Brianza solidale che fa accoglienza e che combatte il razzismo, la discriminazione  e l'esclusione.
Si manifesta per evidenziare gli aspetti persecutori della legge "sicurezza" e immigrazione, per denunciare come la normativa e le ridotte risorse economiche previste nei nuovi bandi favoriscano solo i centri di grandi dimensioni, (tipicamente i Centri Accoglienza Richiedenti asilo - CARA) caratterizzati da bassa qualità dei servizi erogati e con diffusa ghettizzazione. Quei centri dove è palese il rischio che i richiedenti asilo siano abbandonati a se stessi e dove si sono già verificati casi di malagestione, malaffare e speculazioni.
Il taglio alle risorse annullerà tutti quei servizi utilissimi per l'integrazione (Corsi di italiano, formazione professionale tirocinii, assistenza legale, mediazione culturale) e impedendo il proseguio dell'esperienza dei piccoli gruppi di richiedenti asilo suddivisi in più Comuni, ospitati in case ed appartamenti.
Si manifesta per difendere un modello differente, quello che in Brianza ha funzionato, quello dell'accoglienza diffusa e di qualità.
SINISTRA E AMBIENTE di Meda e il gruppo politico IMPULSI-SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ hanno dato l'adesione e parteciperanno all'iniziativa.

L'appello:




Adesioni aggiornate al 14 marzo 2019
CGIL MONZA E BRIANZA, CISL MONZA LECCO, UIL BRIANZA, ANPI MONZA E BRIANZA, ANED MONZA E BRIANZA, ARCI COORDINAMENTO BRIANZA, LIBERA MONZA E BRIANZA, EMERGENCY COORDINAMENTO GRUPPI ALTO MILANESE MONZA E BRIANZA, ACLI MILANO MONZA E BRIANZA, ASSOCIAZIONE DIRITTI INSIEME, ASSOCIAZIONE ALISEI, AUSER MONZA E BRIANZA, ASSOCIAZIONE LADO A LADO ONLUS, UNITI NELLA DIVERSITA’, RETE SEREGNESE DELLE ASSOCIAZIONI – LEGALITA’, GIUSTIZIA SOCIALE E TUTELA DEI DIRITTI, CULTURE SENZA FRONTIERE, ASSOCIAZIONE SENZA CONFINI, CASA DELLA SINISTRA, BLOOM – COOP. SOCIALE IL VISCONTE DI MEZZAGO, LIBERE DEMOCRATICHE MONZA E BRIANZA, ASSOCIAZIONE LAB MONZA, ASSOCIAZIONE BRUCALIFFO, ANOLF MONZA E BRIANZA, ANTEAS MONZA E BRIANZA, FILI DI PAROLE, SEVESO FUTURA, CIRCOLO CULTURALE E SOCIALE DON ENNIO BERNASCONI, QDONNA LISSONE, EQUIBICI, NOVALUNA, ASSOCIAZIONE CULTURALE SAN FRUTTUOSO, AMICI DEL CINEMA ROMA, MONZATTIVA, GRUPPO UOMINI BRIANZA, AFRICA ’70, COLLETTIVO AGITAMENTE, ASSOCIAZIONE XAPURI, ASSOCIAZIONE CITTA’ PERSONE, COMMISSIONE CULTURA ALTERNATIVA, LA COOP. DI ABITANTI 25 APRILE, TENDA DELLA PACE, DARE UN’ANIMA ALLA CITTA’, GRUPPO SCOUT AGESCI SEREGNO 1, CENTRO ISLAMICO MONZA, CARITAS MONZA, LA BOTTEGA CHE NON C’E’, COMITATO ANTIFASCISTA 25 APRILE SEREGNO, ASSOCIAZIONE AFRICA BOUGOU ONLUS, SPI LISSONE, ANPI LISSONE, ARTICOLO UNO MONZA E BRIANZA, RTI BONVENA, CONSORZIO COMUNITA’ BRIANZA, ARCI PRIMAVERA BRUGHERIO, COMITATO MONZA POSSIBILE, ARCI EUGENIO CURIEL CESANO M., PRC MONZA E BRIANZA, PD MONZA E BRIANZA, FLAI CGIL MONZA E BRIANZA, FILCAMS MONZA E BRIANZA, CIRCOLO LEGAMBIENTE LAURA CONTI SEVESO, DONNE DEMOCRATICHE DI MONZA E BRIANZA, SINISTRA E AMBIENTE MEDA, UN PONTE PER…, IMPULSI-SOSTENIBILITA’ E SOLIDARIETA’, STATI GENERALI DELLE DONNE, SOS-SCUOLA MONZA, UN PALCOSCENICO PER I RAGAZZI BELLUSCO, CSV MONZA LECCO SONDRIO, AMNESTY INTERNATIONAL SEZIONE MONZA, PROGETTO CONTINENTI GRUPPO LOCALE DI MEZZAGO, ASSOCIAZIONE AMICI PARCO DEL GRUGNOTORTO MUGGIO’, DESIO CITTA’ APERTA, NOVO MILLENNIO SOCIETA’ COOPERATIVA ONLUS, DESBRI, ASSOCIAZIONE INRELAZIONE, PACE FATTA VEDANO, CIRCOLO ACLI LEONE XIII SEREGNO, CONSORZIO CS&L, CIRCOLO ARCI NOVA, COOPERATIVA AERIS, COOPERATIVA CANONICA, ASSOCIAZIONE SACRA FAMIGLIA CESANO MADERNO, CENTRO SOLIDARIETA’ CARATE BRIANZA, COOPERATIVA SOCIALE META ONLUS, COMITATO PROVINCIALE UNICEF MB, COOPERATIVA POP, ASSOCIAZIONE AHLAN

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sabato 2 marzo 2019

LA REGIONE LOMBARDIA APPROVA LA CONFIGURAZIONE DEGLI AMBITI TERRITORIALI ECOSISTEMICI ROMPENDO CONTINUITÀ ECOLOGICHE E GEOMORFOLOGICHE DEL TERRITORIO DELLA BRUGHIERA


LA CRONACA
Nel quadro della “RIORGANIZZAZIONE DELSISTEMA LOMBARDO DI GESTIONE E TUTELA DELLE AREE REGIONALI PROTETTE E DELLE ALTRE FORME DI TUTELA PRESENTI SUL TERRITORIO”, la Giunta regionale con DGR n. 1124 del 28.12.2018  (vedi allegato a fondo pagina) ha approvato la definizione degli ambiti territoriali ecosistemici (ATE) così configurati :
  • 8 ambiti con un unico parco di riferimento (Adamello, Adda Nord, Adda Sud, Alto Garda Bresciano, Campo dei Fiori, Colli di Bergamo, Grigna Settentrionale, Mincio, Monte Netto, Oglio Nord, Oglio Sud, Orobie Bergamasche, Orobie Valtellinesi, Pineta di Appiano Gentile e Tradate, Serio, Spina Verde, Valle del Lambro, Valle del Ticino)
  • 2 ambiti con due parchi ricompresi (Monte Barro e Montevecchia e Valle del Curone – Groane e Bosco delle Querce.
E' stata rinviata a successiva determinazione la definizione dell’area interessata dal Parco Agricolo Sud Milano e dal Parco Nord Milano.
I PLIS per cui è stata riconosciuta l’autonomia gestionale con DGR 6735 del 19.06.2017 e 7357 del 13.11.2017, potranno proseguire la gestione autonoma fino al prossimo aggiornamento regionale.
In alternativa l’Ente gestore del PLIS potrà partecipare a processi di aggregazione, oppure affidare all’Ente gestore del parco di riferimento, tramite apposita convenzione, l’esercizio di tutte o parte delle proprie funzioni operative, gestionali e amministrative, mantenendo il regime originario di tutela.
Le riserve naturali e i monumenti naturali saranno integrati nei parchi regionali di riferimento, salvo eccezioni previste dalla legge.

SCADENZE E ADEMPIMENTI

Entro 4 mesi dall’approvazione della DGR 1124/2018:
i Parchi Locali di Interesse Sovraccomunale (PLIS) potranno affidare all’ente gestore del parco di riferimento, tramite apposita convenzione, l’esercizio di tutte o parte delle funzioni operative, gestionali e amministrative del PLIS, mantenendo il regime originario di tutela e previa deliberazione dei consigli comunali interessati;
le RISERVE NATURALI E MONUMENTI NATURALI potranno stipulare,  in caso di integrazione nei parchi delle riserve naturali e dei monumenti naturali, una o più convenzioni con l’ente gestore del parco di riferimento per ciascun ambito.

Entro 6 mesi dall’approvazione della DGR 1124/2018:
Gli Enti gestori dei parchi elaboreranno una proposta unitaria di programma di razionalizzazione dei servizi e una proposta, formulata anche per singoli ambiti territoriali, di progetto di riorganizzazione corredata di una proposta di aggregazione volontaria tra parchi e di integrazione nei parchi delle riserve naturali e dei monumenti naturali dell'ambito, oltre alle convenzioni sottoscritte per l'integrazione nei parchi delle riserve naturali e dei monumenti naturali.
L'ente parco dovrà specificare nella proposta di progetto di riorganizzazione se nell'ambito territoriale di riferimento vi siano siti di Rete Natura 2000 (SIC, ZPS, ZSC) gestiti da: ERSAF, Istituti scientifici legalmente riconosciuti come tali, Associazioni naturalistiche che forniscano adeguate garanzie sul piano organizzativo e tecnico. Tali siti continuano ad essere gestiti secondo le previsioni di cui alla L.R. 86/1983, salvo eventuali diverse valutazioni della Giunta regionale. Anche la gestione delle riserve naturali può essere affidata ad Ersaf, ad istituti scientifici legalmente riconosciuti come tali, ovvero ad associazioni naturalistiche che forniscano adeguate garanzie sul piano organizzativo e tecnico scientifico.

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UNA PRIMA VALUTAZIONE

Per quanto riguarda il territorio a noi circostante, da una prima lettura della Delibera di Giunta Regionale, risulta che nella configurazione degli Ambiti Territoriali Ecosistemici (ATE) il raggruppamento dei Comuni che ne fanno parte non è purtroppo stato modificato rispetto alla passata versione. 
Le aree a verde di 11 Comuni restano separate da quelle dei 13 della Brughiera a sud, ora comprese nel Parco Groane-Brughiera anche se insieme erano state individuate dalla LR n° 86 del 1983 come facenti parte dell’ambito D10 - BRUGHIERA COMASCA, .
Continuano ad essere compresi nell'ATE del Parco Valle Lambro i Comuni di: Alzate Brianza, Capiago Intimiano, Montorfano e Orsenigo mentre i Comuni di: Senna Comasco, Casnate con Bernate, Lipomo, Tavernerio, Grandate e l'Oasi del Bassone nell'ATE della Spina Verde.
Una suddivisione frutto di "pressioni politiche"  che ha ignorato criteri di similitudine ecosistemica e morfologica, di contiguità territoriale e di rispetto dei bacini idrografici.
Particolare mappa degli ATE (per ingrandire cliccare sopra)
Nelle  osservazioni formulate e protocollate il 4/12/018 in Regione dal Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera
era stato chiesto un differente accorpamento e una riassegnazione di ambito almeno per i Comuni di Alzate Brianza, Capiago Intimiano, Montorfano, Orsenigo, Grandate, Casnate con Bernate, Senna Comasco e per l'Oasi del Bassone, includendoli nel perimetro dell’AMBITO TERRITORIALE ECOSISTEMICO - PARCO DELLE GROANE E DELLA BRUGHIERA - PARCO BOSCO DELLE QUERCE.
Tali osservazioni non sono state prese in considerazione da Regione Lombardia.
Stante la situazione, la configurazioni degli ATE così come definite nella DGR, sarà con ogni probabilità un'ostacolo a futuri ampliamenti del Parco Regionale Groane/Brughiera, secondo criteri di continuità geomorfologica, basata sull'originale proposta dell'ambito D10.
E' infatti evidente che accorpamenti di aree da tutelare, potranno avvenire con il/i Parchi Regionali già esistenti compresi negli ATE di appartenenza.
Questo potrebbe inoltre generare il rischio di forme gestionali differenziate su porzioni morfologicamente identiche del territorio. 

giovedì 21 febbraio 2019

IMPULSI-SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ CHIEDE ALL'AMMINISTRAZIONE MEDESE DI INCONTRARSI E CONFRONTARSI SU ALCUNE PROPOSTE DEL GRUPPO


SINISTRA e AMBIENTE riprende il post pubblicato sul blog di IMPULSI-SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ con cui il movimento politico medese, il 12-02-019, ha protocollato e inoltrato a mezzo Pec una richiesta di incontro al sindaco di Meda, Luca Santambrogio, all'assessore ai Lavori Pubblici – Programmazione del Territorio, Andrea Bonacina e all'assessore alla Cultura – Programmazione Economica – Ambiente – Attuazione del programma, Fabio Mariani.
Nell'avviare la propria attività, il gruppo vuole iniziare un confronto con l'Amministrazione partendo da alcune proposte riguardanti peculiarità e problematiche del territorio cittadino quali la tutela delle residue aree libere nel quartiere Polo (o Meda Sud), la fruizione del Parco di Villa Traversi a mezzo convenzione, la Zoca dei Pirutit.

Inviato a mezzo Pec e protocollato il 12-2-019

Meda 12-02-019

Att.ne
-Sindaco di Meda LUCA SANTAMBROGIO
-Assessore ai Lavori Pubblici, Programmazione del Territorio ANDREA BONACINA
-Assessore alla Cultura – Programmazione Economica, Ambiente, Attuazione del programma FABIO MARIANI

Oggetto: richiesta di incontro

PREMESSA: CHI SIAMO

IMPULSI – SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ è un Movimento politico nato per favorire  l’attività sociale e politica a Meda con idee e proposte basate sui principi della SOSTENIBILITÀ ambientale e della SOLIDARIETÀ sociale
Ulteriori informazioni, proposte e riflessioni di  IMPULSI – SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ sono disponibili sul blog: https://impulsi-sostenibilitasolidarieta.blogspot.com/

Con questa premessa che sintetizza chi siamo e quali sono i principi della nostra attività, siamo a chiedere un incontro con Sindaco e assessori alla partita per illustrare, argomentare e dialogare su alcune proposte  che poniamo all’attenzione di questa amministrazione, anche per avviare un confronto con il livello Istituzionale del nostro comune.

ADERIRE AL PLIS BRIANZA CENTRALE includendovi una area verde del quartiere Meda Sud.
Diverse Comuni hanno avuto modo di approfittare di questa realtà che una ventina di anni fa ha salvato i seregnesi dal degrado totale dell’espansione senza freni della loro città. L'amministrazione seregnese di allora decideva di tutelare superfici libere a vantaggio degli abitanti e delle generazioni a venire. Una scelta che ha pesato e pesa molto positivamente sulla qualità della vita dei seregnesi di oggi, che possono, usando la bici o anche solo le proprie gambe, fruire dei grandi spazi verdi della Porada o del Meredo o di altri quartieri.
Quella decisione di tutela fu coraggiosa e lungimirante ed era stata pensata aperta all'ampliamento del perimetro includendo anche spazi liberi dei Comuni confinanti.
Il parco sovracomunale della Brianza Centrale indicava una strada, ma nella Brianza dei campanili in competizione, nonostante gli sforzi di associazioni e comitati, quella strada è ancora da percorrere.
Purtroppo le amministrazioni medesi non hanno mai concretizzato la tutela delle residue aree di verde fuori dalla zona collinare, affiancandole a quelle seregnesi ad ampliamento di un Parco esistente. Nella nostra città si è preferito cementificare i campi ai confini di Ceredo e Meredo, e non solo, in cambio di entrate per pronto consumo.
Oggi non restano che pochi fazzoletti di terra contigui o prossimi ai confini del PLIS Brianza Centrale.
La nostra proposta all'amministrazione è quella di decidere ed agire con i necessari passaggi nel senso della tutela di queste residue superfici, accorpandole al PLIS Brianza Centrale.
Le forme possono essere  poco dispendiose e si possono considerare anche microaree che sopravvivono qui e là (brughiera a parte evidentemente), non necessariamente contigui.

IL PARCO DI VILLA TRAVERSI
A metà degli anni Ottanta, l'amministrazione di allora stipulò con la famiglia Antona Traversi una convenzione per l'apertura al pubblico e la fruizione del parco della omonima villa. Quella convenzione, stipulata e quindi entrata in vigore non trovò mai effettiva attuazione perché l'amministrazione non onorò l'impegno di dare sistemazione a percorsi, manutenere alberature e arredi,  occupandosi di quanto necessario per rendere fruibile un parco urbano.
Ai giorni nostri una apertura e una fruizione del parco di Villa Traversi risulterebbe molto utile data la progressiva e drastica riduzione degli spazi verdi raggiungibili a piedi e lo svuotamento del nostro centro storico. Va considerato poi che la zona di Villa e Parco Traversi potrebbe essere il fulcro attrattivo dell’intero centro storico, che ore versa in condizioni di pesante criticità, consentendone una riqualificazione, anche con l’istituzione delle “aree ambientali” a traffico limitato o ciclopedonali così come enunciato nel Piano Generale del Traffico Urbano (PGTU).
Ora è il caso che l'amministrazione che guida la città provi a rinnovare, oltre trent'anni dopo, il tentativo, con intenzioni più serie di allora, di concludere un accordo nello stesso spirito di collaborazione di un tempo.

LA ZOCA DE' PIRUTITT
Sono note a tutti le vicende giudiziarie che hanno portato all'abbandono della Zoca de' Pirutit, restituita alla natura rispetto a come è stata conosciuta dai medesi.
La proprietà ha interrotto, ogni rapporto con l'istituzione e con chi quello spazio e le strutture connesse aveva organizzato e curato. La Zoca è stata per diversi decenni: luogo di ritrovo quotidiano per molti, di aggregazione per amici di ogni giorno e per coloro che vi si recavano saltuariamente, di sosta durante passeggiate brevi e lunghe arrivando dalla città o dai sentieri della brughiera. È stato anche il luogo per molti insegnanti di educare i bambini alla scoperta della natura. La vita quotidiana in quel luogo, il costante lavoro di manutenzione dei molti volontari che vi si dedicavano ogni giorno e strutture e arredi che la costituivano non offendevano il contesto più selvatico che la circondava.
Ora l'amministrazione potrebbe, anche in questo caso, almeno "provarci" a confrontarsi con la proprietà, avendo in mente una qualche forma di ritorno a ciò che era, cercando di ragionare con essa su cosa sarebbe possibile fare e a quali condizioni.
Certamente non sono pensabili  scambi con un impatto negativo sulla natura di quel luogo e della brughiera intorno, ora finalmente tutelata da un Parco Regionale e con la necessità del coinvolgimento di un ente dalla cui volontà non si potrà prescindere. 
La proposta è quindi per un tentativo di approccio Comune-Proprietà che restituisca quel luogo per ciò che era, anche se magari, forse necessariamente, in forme giuridicamente e concretamente diverse ma comunque sostenibili.

Cogliendo l’occasione, vorremmo poi evidenziarvi alcuni suggerimenti sull’introduzione del sacco microchippato e fare un punto di massima sull’argomento autostrada Pedemontana Lombarda.

Restando in attesa di cortese riscontro

I portavoce di IMPULSI-SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ

Gialuigi Cambiaghi e Alberto Colombo

La localizzazione dei punti su cui  IMPULSI-SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ chiede un confronto all'Amministrazione.





venerdì 8 febbraio 2019

SINISTRA E AMBIENTE DI MEDA E LEGAMBIENTE DI SEVESO CHIEDONO UN NUOVO INCONTRO ALLA FLA SULLO STUDIO DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO DA ESPOSIZIONE ALLA DIOSSINA TCDD RESIDUA



Con la Fondazione Lombardia per l'Ambiente (FLA) il gruppo di Sinistra e Ambiente di Meda e il circolo Laura Conti di Legambiente di Seveso s'era già incontrato (dopo richiesta) in data 11 giugno 2018 per raccogliere informazioni circa l'indagine di valutazione di rischio da esposizione alla diossina residua dell'incidente ICMESA di cui era stata incaricata la FLA ai sensi della Delibera di Giunta Regionale X/5268.
E' ormai trascorso il periodo temporale (fine 2018) entro cui i responsabili della FLA ci avevano annunciato sarebbe stato concluso il lavoro e definito il testo sul rischio da esposizione e quello sulla compatibilità d'uso dei suoli presi in considerazione a fini di eventuali prescrizioni per attività di pascolo animali da latte, orticolo (piante ipogee e a contatto del suolo), da allevamento domestico, agricolo (piante epigee), verde pubblico e privato, residenziale e commerciale/industriale.
Per questo, per avere aggiornamenti e accedere agli atti, abbiamo inoltrato alla FLA una nuova richiesta.
Come firmatari dell'istanza continuiamo infatti a pensare che questo studio vada seguito con attenzione e i suoi contenuti debbano essere resi noti.
Riteniamo che dati e valutazioni non possano e non debbano rimanere confinati all'interno della sola cerchia degli incaricati, degli uffici tecnici di Regione Lombardia, degli enti interessati.
Come pensavano e agivano Giulio Maccacaro, Luigi Mara e Laura Conti, anche noi agiamo affinchè il sapere sia diffuso e le informazioni siano messe a disposizione di tutti coloro che ne vogliano contezza.

Inviata a mezzo PEC Lunedì 04-02-019

Att.ne Direttore della FLA
Dott. Fabrizio Piccarolo

Da: Legambiente Seveso Circolo Laura Conti e da Sinistra e Ambiente Meda

Oggetto: richiesta di incontro e accesso alla documentazione sull’attività prevista 
nella DGR X5268

Buongiorno,
scriviamo la presente rispettivamente in qualità di rappresentanti del gruppo di Sinistra e Ambiente di Meda e di Presidente del Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso.

A seguito di una nostra richiesta del 7-5-018, dove congiuntamente avevamo chiesto informazioni e aggiornamenti circa l'indagine di valutazione di rischio da esposizione a diossina TCDD residua dell'incidente ICMESA di cui era stata incaricata la FLA ai sensi della DGR X/5268, ci eravamo, in data 11-06-2018, incontrati presso i vs. uffici di Milano dove ci era stata illustrata l’attività in corso.
Nello stesso incontro, era stato enunciato che la FLA era in attesa dei risultati delle ultime analisi chimiche effettuate e stava predisponendo e impostando il testo sul rischio da esposizione cui sarebbe seguito il lavoro sulla compatibilità d'uso dei suoli presi in considerazione a fini di eventuali prescrizioni per attività di pascolo animali da latte, orticolo (piante ipogee e a contatto del suolo), da allevamento domestico, agricolo (piante epigee), verde pubblico e privato, residenziale e commerciale/industriale.
FLA ipotizzava il termine dell'attività di elaborazione testuale con presentazione all'istituzione regionale entro l'anno.
Durante l’incontro avevamo condiviso l’opportunità di una diversa metodologia di presentazione e diffusione rispetto al precedente studio del 2003 e ci siamo resi sin da subito disponibili come gruppi e associazioni ambientaliste del territorio a condividere un percorso partecipato di restituzione pubblica.

In qualità di portatori di interessi collettivi e di gruppi operanti sul territorio, proprio in funzione delle scadenze temporali allora evidenziate e in base a quanto concordato, siamo ora a chiedere un incontro di aggiornamento con la possibilità di avere accesso alla documentazione prodotta e per comprendere quali siano le metodologie scelte da FLA per la diffusione del lavoro in oggetto alla DGR X5268.

Certi di un positivo riscontro alla presente e alle nostre richieste,
cogliamo l'occasione per porgere i nostri saluti.

Alberto Colombo - gruppo di Sinistra e Ambiente di Meda
Gemma Beretta - Presidente Circolo Legambiente "Laura Conti " di Seveso.

Seveso/Meda 04-02-2019

Alla richiesta la FLA ha risposto con un rimando che coinvolge i referenti di Regione Lombardia.


lunedì 4 febbraio 2019

A LISSONE IL CONSIGLIO DI STATO CONFERMA L'AZZERAMENTO DELLA COLATA DI CEMENTO DELL'AT7


In questi giorni sono state pubblicate le motivazioni con cui il Consiglio di Stato ha messo la parola fine al contenzioso giudiziario sull'ex ambito di trasformazione AT7 localizzato nel Comune di Lissone.
Una storia lunga, la storia dei desiderata di alcuni immobiliaristi e costruttori che volevano una colata di cemento in una delle poche aree libere rimaste a Lissone.
Lissone, una città della Provincia di MB dove nel corso degli anni, il consumo di suolo è cresciuto con un trend impressionante sino a raggiungere nel 2018 il dato del 71,3% di territorio consumato (dato ISPRA).
L'intera vicenda dell'AT7 è stata da noi vissuta direttamente e l'abbiamo raccontata partendo dalla delibera del Consiglio Comunale del 2-2-2013 che, a maggioranza, tenendo presente le linee d'indirizzo della Variante al PGT, le indicazioni del PTCP Provinciale e condividendo i contenuti dell'osservazione presentata per conto del coordinamento ambientalista OSSERVATORIO PTCP dal WWF Lombardia e dal Circolo A. Langer di Legambiente Monza deliberava di NON APPROVARE il Piano Attuativo previsto per l'AT7.
Vedi:
Ne seguiva un ricorso al TAR che si pronunciava il 6-11-014 respingendo le richieste dei costruttori e confermando la buona scelta dell'Amministrazione di Concetta Monguzzi. Vedi: UNA BUONA NOTIZIA DA LISSONE.
Ora, grazie all' impegno e al lavoro collegiale dei gruppi ambientalisti e al coraggio dell'Amministrazione, a Lissone c'è un area dove il grigio cemento non è arrivato.

Sotto, il comunicato del coordinamento OSSERVATORIO PTCP di MB



Monza 04-02-019

RIGETTATO DAL CONSIGLIO DI STATO IL RICORSO DI CHI VOLEVA A LISSONE UNA COLATA DI CEMENTO SULLE AREE VERDI.

Sono state rese note in questi giorni le motivazioni con cui il 14 giugno 2018, il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso contro il Comune di Lissone presentato dalla  Sofim Società Finanziaria s.p.a. e dall’Impresa Edile Fratelli Faletra s.r.l. che chiedevano l'annullamento degli atti amministrativi riguardanti l'Ambito di trasformazione AT7.
Sono quegli atti che, accogliendo le osservazioni presentate dai gruppi ambientalisti facenti parte del coordinamento Osservatorio PTCP di MB, hanno consentito all’Amministrazione di Lissone, guidata dal Sindaco Concetta Monguzzi, di non approvare, in variante al PGT, un ambito di trasformazione pianificato dall’amministrazione a guida  Lega-PdL che  li aveva preceduti.
Nell’AT7 si prevedeva in origine un volume edificabile pari a 72.520 mc suddivisi su due lotti, a destinazione residenziale e terziario, con 4 edifici di 10 piani di altezza 32mt sul lotto A e 6 edifici a 4 piani più due  torri di 10 piani sul lotto B.
Sarebbe stata una vera e propria colata di cemento in una delle poche aree verdi ancora rimaste libere nel Comune di Lissone, comune dove il consumo di suolo è (secondo i dati ISPRA) al 71,3 %.
L'amministrazione ha successivamente scelto, con coraggio e consapevolezza del proprio ruolo, di resistere in tutti i gradi di giudizio (Tar e Consiglio di Stato) avverso a chi voleva su quell'area la colata di cemento.
Un risultato positivo, raggiunto in primis grazie all’ascolto e alla collaborazione che l’allora assessore Corigliano, sollecitata da alcune consigliere comunali, ha saputo dare ai referenti  dei  gruppi ambientalisti aderenti al Coordinamento Osservatorio PTCP di MB, gruppi a loro volta consigliati e supportati da validi pareri di esperti legali e tecnico amministrativi.
Le osservazioni, dopo la stesura curata dall’intero coordinamento erano state presentate formalmente da Legambiente Monza e dal Wwf Lombardia.
Il loro recepimento in fase di Variante al PGT, aveva consentito di azzerare le previsioni edificatorie.
Il pronunciamento del Consiglio di Stato ora crea un importante precedente.
Sono infatti di rilevante importanza l’espressione sul ruolo dell’urbanistica e il correlativo potere di pianificazione che, per il CdS, non può essere inteso solo come un coordinamento delle potenzialità edificatorie connesse al diritto di proprietà ma deve operare sul proprio territorio, in funzione dello sviluppo complessivo ed armonico del medesimo.
Pertanto, secondo il Consiglio di Stato, urbanistica e pianificazione si occupano della realizzazione di una pluralità di interessi pubblici, che trovano il proprio fondamento in valori costituzionalmente garantiti. Sempre il Consiglio di Stato definisce che una destinazione di zona precedentemente impressa non determina l’acquisizione, una volta e per sempre, di una aspettativa di edificazione non più mutabile, poiché questa è modificabile con un nuovo PGT, conseguenza di una nuova e complessiva valutazione del territorio, alla luce dei mutati contesti e delle esigenze medio tempore sopravvenute.
Unitamente a queste importanti espressioni, il Consiglio di Stato ha respinto tutti i motivi d’appello del ricorrente.
La notizia è per noi motivo di soddisfazione poiché viene mantenuta libera da inutile edificazione un’area che è stata nel frattempo inclusa nel perimetro del Parco Locale di Interesse Sovraccomunale (PLIS) del Grugnotorto-Villoresi.
Per il futuro, ci auguriamo che anche l’inutile e impattante autostrada Pedemontana Lombarda di cui è previsto il passaggio in parte dell’area non venga completata, salvaguardando definitivamente questo spazio.

Il coordinamento ambientalista OSSERVATORIO PTCP DI MONZA E BRIANZA


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 Il comunicato di Lissone  Qui

La sentenza del Consiglio di Stato