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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

domenica 21 ottobre 2018

DAL CONVEGNO DI MEDICINA DEMOCRATICA SU LUIGI MARA LE TESTIMONIANZE DI SINISTRA E AMBIENTE E DI LEGAMBIENTE SEVESO

Il 20-10-018 il gruppo di Sinistra e Ambiente di Meda, insieme con Legambiente circolo "Laura Conti" di Seveso ha dato il suo contributo attivo al convegno di Medicina Democratica a ricordo di Luigi Mara.
Luigi Mara s'è speso per tutta la sua vita nelle battaglie contro la nocività in fabbrica, per la salute e la prevenzione nei luoghi di lavoro e all'esterno di essi, per la modifica di cicli produttivi pericolosi e intervenendo a supporto di vertenze ambientali.
Il suo cammino è passato anche da Seveso, negli anni del disastro Icmesa, con una dettagliata e puntuale informazione tecnica e con approfondite analisi sul rischio effettivo corso dai cittadini causato dalla contaminazione e dall'esposizione alla diossina  TCDD.
Ci unisce a lui e al suo gruppo di lavoro un "filo rosso" che è quello di un metodo di intervento e azione fatto anche da un'analisi approfondita documentale da non delegare, indispensabile per creare consapevolezza e per un "sapere diffuso" e non ristretto.
Sessione "Il Modello Operaio"
Sessione "Processi e Giustizia" con Gemma Beretta (Pres. Legambiente Seveso) che introduce e modera

L'intervento di Gemma Beretta Presidente del circolo Laura Conti di Legambiente Seveso

Enzo Ferrara (direttore della rivista Medicina Democratica ndr) ha voluto fortemente che sedessi qui a facilitare i lavori della terza sessione del Convegno, dedicata alla questione del perseguimento penale del danno ambientale. Non a caso questo, sono infatti presidente del Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso e Seveso ha molto a che fare con la questione. A Seveso nel 1976 si assistette a un crimine di pace, per citare Giulio Maccacaro e  Luigi Mara, e la sentenza che emerse dal processo fu una sentenza che, usando una espressione cara a Laura Conti, definirei senza radici nel futuro. La sentenza infatti contribuì a generare una separazione profonda nella comunità locale, creando una ferita sopra una ferita, non rimarginata ancora oggi. Ma mi permetto di dire anche che altri fili legano la realtà del nostro Circolo Legambiente Laura Conti a questa giornata dedicata a Luigi Mara.
Luigi Mara è ricordato da pochi tra quegli uomini e donne, nel 1976 giovani e ora per lo più sessantenni, che furono aiutati dal Comitato Tecnico Scientifico ad acquisire strumenti di lotta politica per reagire al disastro che si abbatté sulle loro vite. Più noto e ricordato è Giulio Maccacaro mentre la gratitudine della memoria collettiva di quella cerchia di amici e amiche che negli anni Novanta ha poi costituito il Circolo Legambiente a Seveso è andata a Laura Conti. Questo contesto di pratica politica che ancora opera a Seveso e in Brianza ha tenuto viva la traccia disegnata dai passi del Comitato Tecnico Scientifico nella interlocuzione con Laura Conti che sedeva allora sui banchi del consiglio di Regione Lombardia (su questo si veda Luigi Mara, Laura Conti, una compagna, Medicina Democratica maggio/giugno/luglio 1993): una pratica politica che cerca nella precisione della lettura tecnica e scientifica di quanto accade il luogo comune sul quale stabilire un dialogo possibile con chi occupa un ruolo di potere e verso cui attrarre con metodo e con passione il resto della cittadinanza. In questa pratica vedo il filo che ci lega a Luigi Mara e a chi oggi lo ricorda.



Sessione "Scenari lavoro e ambiente" con Alberto Colombo di Sinistra e Ambiente che relaziona
su Pedemontana e rischio DiossinaTCDD
Le slide di Sinistra e Ambiente utilizzate per illustrare l'intervento al Convegno di Medicina Democratica su Luigi Mara


Slide di Sinistra e Ambiente
Slide di chiusura intervento di Sinistra e Ambiente
La biografia di Luigi Mara



lunedì 15 ottobre 2018

PEDEMONTANA: NOTIZIE SULL' INUTILE AUTOSTRADA

Il 4 ottobre 2018, in una seduta congiunta della Commissione Territorio e Infrastrutture e della Commissione Bilancio in Regione Lombardia, s'è tenuta l'audizione di Concessioni Autostrade Lombarde (CAL), della soc. Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) e della soc. Milano-Serravalle.
Abbiamo atteso a pubblicare notizie in merito perchè, come nostro stile, cercavamo informazioni precise e approfondimenti da commentare che abbiamo poi trovato nella relazione che CAL ha consegnato ai componenti delle due commissioni regionali.
La relazione ricostruisce il contenzioso presso il Tribunale di Milano tra APL, CAL e Milano Serravalle da una parte e la società Strabag (aggiudicatrice dell'appalto per il progetto esecutivo e l'esecuzione dei lavori per le tratte B1, B2, C e D) dall'altra,.
Un contenzioso innescato dalla risoluzione del contratto con Strabag, dagli extracosti non riconosciuti e dalla richiesta di riscossione della fidejussione avanzata dal concessionario. Una controversia giudiziaria complicata e incerta, ancora senza alcun pronunciamento, con rinvii continui di udienze e con grosse cifre contestate in gioco.
Sul punto economico e dei finanziamenti, in questo momento, il documento chiave su cui si incardina l'intera partita è l'Atto Aggiuntivo n° 2 della convenzione fra la società concessionaria e lo Stato.
Con l'ufficializzazione di questo provvedimento diventerebbe effettiva l'agevolazione concessa al progetto dalla defiscalizzazione (cioè uno sconto sulle tasse) da 349 milioni di euro concesso alla Pedemontana Lombarda Spa ormai nel 2015. 
Una volta terminato l'iter di approvazione e registrazione dell'atto aggiuntivo, la società concessionaria (che è controllata dalla Regione attraverso Milano Serravalle) avrebbe tempo 12 mesi per il «closing finanziario», ossia per recuperare il denaro necessario al completamento dell'infrastruttura autostradale.
Il 19-1-2018 il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti (MIT) e il Ministero Economia e Finanze (MEF) lo hanno sottoscritto in forma di Decreto trasmettendolo poi alla Corte dei Conti per la registrazione.
Il 17/5/018 la Corte dei Conti ha però restituito il decreto che recepisce l'atto poichè quest'ultimo manca di firma digitale.
Ne è nato un contenzioso poichè la Corte dei Conti ritiene che l'Atto Aggiuntivo n° 2 sia assoggettabile al D.lgs. 50 del 2016 (Codice de Contratti Pubblici) e chiede una nuova siglatura riportandone la sequenza cronologica, mentre CAL ritiene che l'atto aggiuntivo non sia assoggettabile al D.lgs. 50 perchè ad esso precedente.
CAL si è quindi rivolta al TAR con ricorso depositato il 25-11-018 attendendo che venga fissata l'udienza cautelare.
Al momento quindi, la mancata registrazione da parte della Corte dei Conti determina la non efficacia dello stato dell'Atto Aggiuntivo n° 2 e della defiscalizzazione.
Per APL e CAL questo atto è importante poichè ratificando la defiscalizzazione, è utile per "attirare" possibili finanziatori che coprano il disastro del Project Financing, dove gli investimenti privati si sono rivelati pressochè inesistenti.
Per il reperimento dei finanziamenti - che non ci sono - o per creare le condizioni per "attirarli" la ricetta è però quella trita e ritrita di rivolgersi ad enti dove, direttamente o indirettamente confluiscono risorse pubbliche.
Così CAL e APL per definire il nuovo Piano Economico Finanziario 2018 (PEF 2018) si sono rivolte a finanziatori istituzionali: Banca Europea Investimenti (BEI) Cassa Depositi e Prestiti, Regione Lombardia.
Proprio da Regione Lombardia CAL attende la definizione delle modalità di attuazione del Fondo di Garanzia, (Decr Reg 138/016) costituito con risorse pubbliche regionali allo scopo di attirare investitori.
Alla data del 30/9/018 APL ha sostenuto costi per circa 1.500 milioni di euro.
Di questi, ben 1.015 milioni di euro sono di contributo pubblico su un totale di 1.245 milioni di euro di finanziamento statale.
Per completare l'autostrada mancano all'appello piu di 3.000 milioni di euro che dovrebbero essere reperiti da soggetti privati.
CAL e APL considerano positivo gli incrementi di traffico sulle tratte già esistenti.
Siamo nell'ordine di flussi massimi di 21.853 veicoli giornalieri sulla Tratta B1, quella a più alta percorrenza, 18.759 sulla Tratta A, e cifre attorno ai 10.000 veicoli giornalieri per le tangenziali di Como e di Varese.
Lontanissimi ancora dai volumi di traffico che furono alla base delle valutazioni iniziali, dove si raccontava di 60.000 veicoli giornalieri, con punte sino a 80.000.
Esattamente come era stato valutato e previsto nello studio realistico dell'Ing. Debernardi, presentato a Seveso l'1/2/2016 di cui ci siamo occupati su: L'INGANNO DELLA PEDEMONTANA.
Notevole lo sforzo di APL per cercare di ridurre i costi per realizzare le tratte utili al completamento (B2, C e forse D).
La gara per l'affidamento della validazione di un nuovo Progetto Definitivo 2018 (che modificherebbe radicalmente quello del 2009) è stata affidata il 27-4-2017 e se ne prevede l'approvazione entro dicembre 2018. Vedi: RIPARTE IL CAROSELLO PEDEMONTANA
CAL ed APL non considerano questo un nuovo progetto bensì solo un "aggiornamento" progettuale del definitivo 2009. Evidentemente non vogliono incorrere in un ritorno al CIPE per una nuova approvazione.
Contradditorio l'aspetto riguardante il "Progetto Operativo di bonifica e/o messa in sicurezza delle aree interessate dall'incidente ICMESA contaminate da diossina" che dovrà essere oggetto di approvazione da parte della Conferenza dei Servizi. C'è una procedura di gara datata 21/6/018 ma non c'è ancora alcun Progetto Esecutivo con cui qualsivoglia "Piano operativo di Bonifica" deve rapportarsi. Ne abbiamo trattato su: PEDEMONTANA METTE A GARA IL PROGETTO OPERATIVO DI BONIFICA DELLE AREE CONTAMINATE DALLA TCDD
Chiaramente dopo l'elaborazione del "definitivo 2018", dovrà essere messo a gara l'esecutivo e l'affidamento dei lavori della tratta B2 e C mentre per la tratta D si scrive di "alternativa progettuali" per limitare i costi. APL intende effettuare al proposito una consultazione  preliminare del mercato per avere e valutare un riscontro di interesse.
Ecco, tutto questo è il caotico quadro generale dell'Autostrada Pedemontana Lombarda.
Fermarsi, rinunciare al completamento, stralciare l'opera dall'elenco delle infrastrutture strategiche è la cosa migliore da fare per tutelare la collettività da sprechi, rischi e impatti insostenibili sull'ambiente e il territorio.

Sinistra e Ambiente Meda
Legambiente Circolo Laura Conti Seveso

SINISTRA E AMBIENTE E LEGAMBIENTE SEVESO AL CONVEGNO PER RICORDARE LUIGI MARA E PER IL SAPERE DIFFUSO NELLE BATTAGLIE CONTRO LE NOCIVITA'


Un interessante convegno di Medicina Democratica si terrà sabato 20 ottobre a Milano presso l'Aula Magna dell'Università in via Festa del Perdono.
E' un convegno dedicato a LUIGI MARA, protagonista storico  di molte battaglie per la prevenzione, la sanità e la salubrità a partire dall’ambiente di fabbrica, contro ogni monetizzazione del rischio per salute e l'ambiente, attivista e promotore delle lotte contro le nocività chimiche.
Medicina Democratica ha invitato all'evento alcune voci del nostro territorio per raccontare il lavoro fatto sulla Pedemontana e il rischio diossina, con un particolare "filo rosso" di continuità con chi promuoveva il sapere diffuso nelle battaglie contro le nocività.
Saranno infatti presenti il circolo "Laura Conti" di Legambiente Seveso in qualità di co-organizzatore e Sinistra e Ambiente di Meda.


Luigi Mara e Medicina Democratica: 
la stagione del modello operaio di lotta alle nocività

A 50 anni dal 1968, personaggi come Giulio Maccacaro, Ivar Oddone, Gastone Marri e Luigi Mara – che a molti oggi possono essere ignoti ma che furono precursori e protagonisti di quella memorabile stagione culturale – rimangono riferimenti fondamentali per ogni società industriale che voglia dirsi moderna, assieme ai modelli di sicurezza sul lavoro e di sanità pubblica da loro configurati. Le rivendicazioni di lotta per la salute collettiva assieme a quelle per il lavoro, restano fra le più meritevoli di attenzione da parte delle agenzie politiche nazionali e internazionali mentre i temi del disagio e della malattia, così come quelli delle nocività sul lavoro (cambiano i nomi, non la sostanza: oggi lo stress-lavoro-correlato, ieri l’alienazione) e nell’ambiente continuano a forgiare il mondo globale.
Rileggendo i testi dei tecnici che elaborarono negli anni ’60 e ’70 teorie e pratiche della sanità pubblica, prima ancora che si costituisse il Sistema Sanitario Nazionale in Italia (1978), e della sicurezza in fabbrica, si ritrova un carico di rimandi ai valori universali su cui si fondarono le lotte operaie e sindacali dagli anni ’60 a tutto il decennio successivo, e che furono esaminati pubblicamente sulle pagine della rivista Sapere negli anni di Giulio Maccacaro con l’attenzione focalizzata su salute, ambiente, prevenzione e cura.
Ritornare su questi temi per provare ad attualizzarli anche negli aspetti economici, sociali e giuridici, è fra le finalità del convegno La stagione del modello operaio di lotta alle nocività, che Medicina Democratica dedica al proprio fondatore Luigi Mara assieme a Epidemiologia e Prevenzione, Università di Milano, Fondazione Luigi Micheletti di Brescia, Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso e Centro Studi Sereno Regis di Torino.

Sabato 20 ottobre a Milano, nell’aula magna dall’Università Statale, ripercorrendo l’opera e il pensiero di Luigi Mara, si offrirà una riflessione storica sull’esperienza di Medicina Democratica – in continuità con i temi della prevenzione e della sanità a partire dall’ambiente di fabbrica contro ogni monetizzazione del rischio per salute e ambiente – e sulle lotte contro le nocività chimiche e l’amianto, correlando l’esperienza della competenza tecnica, catalizzata dal Gruppo di Prevenzione ed Igiene Ambientale del Consiglio di Fabbrica di Castellanza, con altre forme di mobilitazione collettiva sperimentate in Italia per la sicurezza sul lavoro, come quelle impostate da Ivar Oddone, Gastone Marri e Giovanni Berlinguer.
Punto cruciale del convegno sarà l’attualizzazione delle lotte di fronte agli scenari di grave precarietà e sfruttamento del lavoro, in Italia e nel mondo, con attenzione ai settori della logistica, della produzione agroalimentare e della cantieristica, dove sono più evidenti le condizioni di rischio e di subalternità di lavoratrici e lavoratori, soprattutto se appartenenti a minoranze di genere o di etnia. Un’occasione per rilanciare il dibattito anche sulle questioni del benessere collettivo, diffidando di ogni prospettiva di risoluzione individuale, anche perché i sistemi di sanità pubblica soffrono per problemi di sostenibilità politica e culturale prima ancora che finanziaria.
In medicina e per la sicurezza sul lavoro, come in molti settori della società moderna, la spersonalizzazione dei compiti e delle attività ha portato a percepire le disfunzioni, la mala-pratica e i conflitti di interesse non come problemi etici e sociali ma come inefficienze tecno-economiche. Occorre ribaltare la prospettiva, prefigurando il recupero di una dialettica culturale ormai assente, integrando nel discorso questioni come l’equità socio-economica, la sostenibilità del modello di produzione e consumo su scala industriale e le disfunzioni da questo introdotte: le patologie tumorali e degenerative, l’alienazione, l’individualismo, temi tutti capaci di definire una società con una concretezza che le forze politiche e culturali dominanti riescono appena a sfiorare.
Visti gli esiti e i limiti delle scelte tecnocratiche, per l’elaborazione di un quadro socio-culturale sui temi del lavoro, della salute e dalla malattia, si può ripartire da ciò che Maccacaro, Oddone, Marri e Mara pur nelle loro diverse visioni ponevano alla base di ogni discorso: l’affermazione di uguaglianza dei bisogni e il diritto alla solidarietà e al riconoscimento di dignità di ogni essere umano ovunque egli si trovi, sotto il nostro stesso campanile o altrove, nel mondo.
Su questi stessi temi, affrontati con continuità da più di 40 anni sulle pagine delle rivista Epidemiologia e Prevenzione e Medicina Democratica, sono sviluppati approfondimenti dalla Fondazione Luigi Micheletti di Brescia, che ha dedicato un ciclo biennale di incontri a Figure e interpreti del Sessantotto, cinquant’anni dopo, dal Centro Studi Sereno Regis di Torino, che propone percorsi sulla sociologia del lavoro e sulle emergenti condizioni di rischio nell’economia globalizzata e dal Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso con ottica attenta alla protezione dell’ambiente e alle questioni di genere.
Lo scorso 2 ottobre si è tenuto all’Ambasciata Italiana di Londra il seminario Giulio Alfredo Maccacaro: scientific foresight and social engagement of a distinguished Italian researcher, organizzato da Marco Delogu direttore dell’Istituto Culturale Italiano di Londra: con la partecipazione di Paolo Vineis e Rodolfo Saracci.

sabato 6 ottobre 2018

UN RICORDO DI MARIO PARMA, GIA' SINDACO DI CORNATE, FERMAMENTE CONTRARIO ALLA PEDEMONTANA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo uno scritto dell'amico Vittorio Pozzati (già Sindaco di Mezzago).
Un breve testo per ricordare la figura di Mario Parma, che è stato Sindaco dal 1995 al 2004 a Cornate d'Adda ed è recentemente deceduto (30-9-018) .
Parma fu uno del gruppo di Sindaci del vimercatese che con fermezza e solidi argomenti osò opporsi alla realizzazione dell'impattante autostrada Pedemontana Lombarda, mostrando che anche a livello Istituzionale si può e si deve far sentire la propria voce per tutelare il territorio, anche contro i faraonici progetti di devastanti infrastrutture, frutto di miopi e dubbie scelte governative.

Per Mario Parma
Da qualche giorno è venuto a mancare l’ex Sindaco di Cornate d’Adda, Mario PARMA.
Lo ricordo come un collega dalla personalità forte e determinata e punto di riferimento per tutti noi Sindaci all’epoca impegnati nel contrastare il progetto della Pedemontana Lombarda.
Queste poche righe per ricordare a tutti coloro che ancora sono impegnati su questo fronte che il Sindaco Parma è stata il primo a contestare il progetto ed ad impegnarsi in una battaglia lunga e faticosa, divenendo riferimento per gli amministratori del territorio del vimercatese, lecchese e dell’isola bergamasca.
Ricordo la decisa contestazione, le infinite riunioni, il lavoro sviluppato in collaborazione col Politecnico per offrire alternative al progetto pedemontano.
Da ultimo si è reso promotore di un ricorso alla Comunità Europea contro il progetto. Ricordo ancora che tutta questa ‘attività politica’ coinvolgeva in numerose assemblee e collaborazioni cittadini, associazioni e consigli comunali: quello che si può definire una autentica attività ‘partecipata’.
Parma è stato un Amministratore, tra gli altri meriti, essenziale per tutto questo e mi sembra doveroso ricordarlo a chi ancora è impegnato nella battaglia di contrasto a questo progetto che mantiene intatta tutta la sua inutilità e pericolosità per il territorio che abitiamo.

Vittorio Pozzati

venerdì 5 ottobre 2018

REDDITO DI CITTADINANZA: QUANDO IL GOVERNO PARTORISCE IL TOPOLINO

Il "reddito di cittadinanza" era ed è considerato dall'M5S un provvedimento "bandiera", un provvedimento che secondo le roboanti dichiarazioni di Di Maio servirà per "abolire la povertà".
La realtà appare invece ben differente visto che nel Documento Economico Finanziario (DEF) si è trasformato in una forma di elargizione che integrerà il differenziale tra redditi o rendite minimali fino ad un tetto di 780 euro. Interesserà una fascia ristretta di cittadini, sicuramente in povertà ma con un meccanismo tale da divenire "forma di governo" degli esclusi.

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Quando il «reddito di cittadinanza» passa dal bancomat

di Roberto Ciccarelli dal Manifesto

Verso la società di sorveglianza. Il «reddito di cittadinanza»in versione Cinque Stelle-Lega potrebbe essere assegnato senza «passaggio di contanti», attraverso carte di pagamento, compreso il bancomat, la tessera sanitaria, seguendo lo schema dei buoni pasto. Sarà riservato solo ai poveri assoluti italiani, e agli stranieri residenti da 10 anni. E' un modello ispirato al "Food Stamp Program" americano, razionalizza i dispositivi esistenti dalla Social Card di Berlusconi/Tremonti e sarà gestito con il sistema dei crediti sociali cinesi

Il cosiddetto «reddito di cittadinanza» sarà senza denaro contante, cashless. Sarà erogato attraverso un bancomat o una «App» con borsellino elettronico sui quali sarà accreditata la cifra risultato della differenza tra il tetto di 780 euro (il massimale del 60% del reddito mediano pro capite) e i limiti patrimoniali e reddituali stabiliti dall’Isee. La media a testa potrebbe essere almeno la metà della famosa cifra e sarà scalata in base agli acquisti effettuati in circuiti predefiniti dal governo, ad esclusione di quelli del gioco d’azzardo.

Il viceministro dell’economia Laura Castelli ha annunciato un nuovo coordinamento tra le banche dati di Inps, centri per l’impiego, comuni e centri di formazione, realizzato dall’ex numero due di Amazon, Diego Piacentini, oggi commissario straordinario per l’attuazione dell’agenda digitale nominato da Renzi e oggi in uscita, il cui «team digitale» seguirà le indicazioni adottate dalla banca mondiale. La carta acquisti elettronica, o l’ applicazione digitale per smartphone, funzionerà come altri bonus esistenti: ad esempio quelli per i 18enni o quelli per gli insegnanti, entrambi inaugurati da Renzi in sostituzione di misure più cospicue come un reddito minimo o un aumento degli stipendi più bassi d’Europa.


Sono le coordinate che seguirà il governo digitale di almeno 3,6 milioni italiani «poveri», ma attivi e in età di lavoro. Almeno 1,6 milioni di stranieri residenti, anch’essi contabilizzati tra i «poveri assoluti», saranno esclusi da questa misura. Dovrebbe essere ammessi solo i residenti da 10 anni in Italia. Saranno inoltre tracciati e controllati 1,6 milioni di pensionati destinatari di un’altra misura – la cosiddetta «pensione di cittadinanza» destinata a chi ha un assegno inferiore ai 500 euro e dovrebbe ricevere, in media, 300 euro. Diversamente dal capitalismo delle piattaforme digitali – Facebook o Google – che tracciano i dati per rivenderli a terzi e incassare un profitto – nello schema di governo prospettato dal governo Cinque Stelle-Lega la sorveglianza sarà finalizzata al controllo morale del «povero» il quale dovrà rispettare i seguenti requisiti: lavorare otto ore gratis per lo Stato, accettare una proposta su tre di lavoro dai centri per l’impiego, partecipare a corsi di formazione o reinserimento professionale per dimostrare la propria «disponibilità» ad «attivarsi» per un periodo che potrebbe arrivare anche fino ai tre anni.

Si prefigura un percorso premio-punitivo: se il «cittadino» rispetterà le ingiunzioni, potrà eseguire gli acquisti con la sua carta di credito; se non lo farà riceverà un punteggio negativo. Nella «manovra del popolo» la cittadinanza è intesa come una patente a punti. Il cittadino sarà valutato in base a una scala di reputazione, o ranking, sincronizzato con l’importo accreditato in maniera digitale. Si tratta di un sistema di accreditamento sociale che verificherà, in tempo reale, la «moralità» dei poveri, la loro condizione lavorativa e sociale, la volontà di rispondere ai comandi del governo con il quale ha stretto un «patto» di buona condotta.

Questo sistema di sorveglianza ricorda il «sistema di credito sociale» attualmente sperimentato in Cina. Il dispositivo ha avuto una gestazione relativamente lunga in Italia.

Il «reddito di cittadinanza» farlocco dei Cinque Stelle, per come è dato conoscerlo al momento, rappresenta una razionalizzazione di un dispositivo che risale alla «Social Card», la Carta acquisti finanziata da Tremonti e Berlusconi, 40 euro in media agli over 65 anni per le spese alimentari, sanitarie, il pagamento delle bollette luce e gas. Anche il governo Monti lanciò la sua «nuova social card», 50 milioni investiti nella riedizione della carta annonaria che dava diritto all’acquisto di beni di prima necessità e all’accesso ai servizi sociali. Nel 2012 gli enti locali entrarono a far parte di questo governo. Nel 2013 il governo Letta definì il «Sostegno all’inclusione attiva» («Sia») che fu affiancata alla carta acquisti ordinaria. La sperimentazioni ha interessato dodici città con più di 250 mila abitanti. Nel 2016 è stata estesa in tutto il paese. Oggi è confluita, non senza confusioni, nel «reddito di inclusione» («ReI»). Il «ReI» è stato presentato dal Pd come un «reddito universale». Si trattava in realtà di un sussidio di ultima istanza con requisiti talmente restrittivi da avere costretto, a partire dal 2018, a modificare i criteri di accesso. Oggi il «ReI» (2,5 miliardi) raggiunge 841mila persone, il «Sia» poco meno di 200 mila, i valori più alti sono in Sicilia, Campania e Calabria. Su questa platea di oltre 1 milione di persone si innesterà il nuovo sussidio che rafforzerà il vincolo dell’obbligo al lavoro gratuito (8 ore a settimana), attraverso la ristrutturazione dei centri per l’impiego.

La logica di questo modello discende dal Food Stamp Program, un programma di aiuto federale negli Stati Uniti di assistenza ai poveri per l’acquisto di alimenti. Alla fine degli anni Novanta è stato integrato in un sistema di carte di «debito», definito «Electronic Benefit Transfer», fornito da appaltatori privati. Dal settembre 2012, 47,7 milioni di americani – 15% della popolazione – ricevono in media 134,29 dollari al mese in assistenza alimentare. Questa genealogia non rientra nel «reddito minimo» o nelle altre forme di reddito universale e incondizionato alle quali fa riferimento, solo nominalmente, il «reddito di cittadinanza» in salsa pentaleghista. Lo strumento non implica una liberazione dalla povertà, ma struttura il governo degli esclusi. È una delle tecniche adottate nel capitalismo «compassionevole», sia in versione neoliberale che populista, finalizzata anche alla creazione di un mercato parallelo dei working poors.

sabato 29 settembre 2018

DECRETO "IMMIGRAZIONE E SICUREZZA" UN ALTRO PASSO PER ALIMENTARE LA DERIVA RAZZISTA

Come prevedibile, dopo una serie continua di annunci, il 24-9-018, il Governo M5S-Lega ha varato il decreto su "immigrazione e sicurezza", battezzandolo decreto "salvini".
La paternità su questo atto governativo è frutto della campagna che da tempo l'attuale ministro degli interni conduce sull'argomento.  Una campagna martellante fatta spargendo mistificazioni, distorcendo la realtà, sproloquiando di inesistenti invasioni, con un linguaggio osceno allo scopo di colpevolizzare "gli ultimi degli ultimi", facendoli percepire come IL problema che affligge il Paese.
I contenuti del decreto non potevano dunque che essere punitivi e dettati dal sentore razzista che "il ministro" costantemente alimenta.
E' un decreto che riduce i diritti dei richiedenti asilo e le possibilità che a loro venga riconosciuta l'opportunità di vivere una vita migliore.
Viene azzerato il permesso per motivi umanitari, sostituito da un "permesso speciale", con una ristretta casistica, per vittime di violenza domestica o grave sfruttamento lavorativo, per chi ha bisogno di cure mediche perché si trova in uno stato di salute gravemente compromesso o per chi proviene da un paese che si trova in una situazione di “contingente ed eccezionale calamità”., per chi si sarà distinto per “atti di particolare valore civile”.
Paiono completamente escluse dalla protezione le donne vittime di tratta ai fini di sfruttamento della prostituzione.
Il decreto limita gli accessi al sistema SPRAR ai soli titolati di protezione (esclude i richiedenti) e crea un binario differenziato per loro impedendogli l'iscrizione all'anagrafe e l'ottenimento della residenza.
Anche in tema di diritto penale, il richiedente asilo è penalizzato qualora abbia in corso un procedimento di giustizia, avendo un percorso differente rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano nelle medesime condizioni.
Restrizioni pure sul capitolo della cittadinanza.
Il decreto non risolve ne migliora nulla, nega politiche di inclusione e accoglienza la cui applicazione farà aumentare il numero delle persone che diverranno ombre, private di qualsivoglia documento e respinte ai margini della società.
Si appesantirà la vita a uomini e donne già in difficoltà, aumentando il numero delle possibili prede dell'illegalità. E' ormai conclamato come il razzismo sia dentro il Governo.

Per approfondire due articoli de INTERNAZIONALE.
Uno che evidenzia punto per punto gli aspetti incondivisibili, peggiorativi rispetto all'esistente e anticostituzionali e il successivo sui contenuti del decreto.
Il decreto, che deve ancora passare al vaglio del Presidente della Repubblica e successivamente deve essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 gg dalla sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale (pena il decadimento), lo trovi nel testo integrale qui.

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Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale 27 settembre 2018 13.02

Il decreto Salvini su immigrazione e sicurezza approvato dal consiglio dei ministri il 24 settembre è stato molto criticato da esperti, giuristi e associazioni che ne hanno denunciato i punti più problematici. Ecco quali sono i nodi che potrebbero pesare anche nel dibattito parlamentare, quando le camere arriveranno a esaminare la norma, se il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella darà il via libera. Mattarella potrebbe anche rimandare indietro il progetto di legge sollevando dei dubbi, in particolare sul ricorso allo strumento della decretazione di urgenza per regolare questa materia.
  • Protezione umanitaria
L’abolizione della protezione umanitaria – e cioè la modifica dell’articolo 5 comma 6 del Testo unico sull’immigrazione del 1998 – è il provvedimento più importante del decreto e anche quello più criticato. Per l’avvocato Lorenzo Trucco, presidente dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), la norma è “una grave lacerazione” nella cultura giuridica del nostro paese, un vero e proprio attacco ai “diritti umani fondamentali” che sono “l’unica vera ricchezza della cultura europea”. Finora, per Trucco, il problema era garantire l’effettività di questi diritti, invece in questo momento assistiamo a “un vero e proprio attacco alle libertà individuali, che sono le basi della nostra civiltà”.
Per il presidente dell’Asgi, l’abolizione della protezione umanitaria presenta profili d’incostituzionalità, infatti “la protezione umanitaria è uno dei modi in cui si applica l’articolo 10 della costituzione italiana che garantisce il diritto di asilo”. Contrariamente a quanto è stato detto dagli esponenti del governo, Trucco spiega “che la protezione umanitaria esiste in almeno venti paesi dei 28 dell’Unione europea (Austria, Cipro, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Grecia, Italia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Romania, Slovacchia, Spagna, Svezia e Ungheria)” e che è in linea con quanto previsto dalle convenzioni internazionali in materia di asilo.
Se questo decreto fosse approvato in maniera definitiva, si produrranno molti migranti irregolari e si alimenteranno i contenziosi giudiziari: tutti quelli che riceveranno un diniego faranno ricorso appellandosi all’articolo 10 della costituzione. “È quasi un paradosso: un decreto che è fatto per combattere l’illegalità, produrrà illegalità. Moltissime persone si troveranno in una situazione d’irregolarità sul territorio italiano”, conclude Trucco.
Il ricercatore Matteo Villa dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) ha stimato che – se il decreto Salvini fosse approvato in maniera definitiva – si potrebbero produrre altri 60mila nuovi immigrati irregolari nei prossimi due anni. Villa spiega che questa stima è stata fatta considerando che i casi previsti per l’ottenimento di un permesso di soggiorno speciale saranno residuali: “La situazione peggiore che potrebbe verificarsi con l’applicazione del decreto è la creazione di 60mila nuovi irregolari che si aggiungeranno ai 70mila già previsti, prodotti dai dinieghi della domanda di asilo, per un totale di 130mila irregolari in più nei prossimi due anni”.
  • Le possibilità di rimpatriare i migranti irregolari sono davvero molto limitate
Il calcolo è stato fatto considerando le persone che sono già beneficiarie della protezione umanitaria in scadenza e che non potranno chiederne il rinnovo. Si tratta di 39mila persone di cui solo seimila potranno essere rimpatriate. Inoltre, se si considera che la protezione umanitaria ha rappresentato negli ultimi anni un quarto dei permessi concessi ai richiedenti asilo, si può stimare che 33mila delle 130mila domande di asilo al momento in fase di esame saranno rigettate mentre in passato sarebbero diventate protezioni umanitarie (a cui vanno aggiunte le 65mila che molto probabilmente saranno in ogni caso rigettate).
Altre critiche arrivano da Mario Morcone, ex capo di gabinetto del ministero dell’interno oggi presidente del Consiglio italiano rifugiati (Cir), che afferma: “È un decreto che mira a creare irregolarità non certo a gestire l’immigrazione. Togliere la possibilità di rilasciare un permesso umanitario a un richiedente asilo che ha compiuto un percorso di integrazione, trovando un lavoro e concorrendo positivamente al benessere generale, è una previsione che va contro ogni buonsenso. Vogliamo ricordare che le possibilità di rimpatriare i migranti irregolarmente presenti sul territorio sono davvero molto limitate”.
Questo punto del decreto è stato criticato anche dal Tavolo asilo, un’organizzazione che riunisce diverse associazione impegnate nella difesa dei diritti umani: “Riteniamo siano molti i profili di violazione della costituzione, della normativa internazionale e di quella dell’Unione europea, violazioni che necessitano di un intervento correttivo nelle sedi opportune”.
La Cgil sottolinea che l’abrogazione del permesso per motivi umanitari riporterà nell’irregolarità molti lavoratori, soprattutto in una situazione in cui la concessione dei visti per motivi di lavoro è drammatica: “Va da sé che l’abrogazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari lascerà, o riporterà nella irregolarità, moltissimi stranieri che fino a oggi erano in possesso del titolo di soggiorno e impedirà alla quasi totalità dei migranti di ottenere effettiva protezione. In questo non può che emergere l’inazione che caratterizza da anni il governo sulla programmazione dei flussi d’ingresso. Dal 2011 non vengono previste quote per il lavoro subordinato non stagionale e le quote indicate nei decreti emanati riguardano le sole conversioni di permessi in soggiorno e quelle relative ai ricongiungimenti familiari”.
Per il sindacato un altro punto critico del decreto è la sospensione della domanda d’asilo per il richiedente asilo denunciato per un reato che prevede la revoca della protezione in caso di condanna: “Offensivo di ogni buon senso la sospensione e il rimpatrio immediato per i richiedenti asilo che vengono solo denunciati per uno dei reati previsti con il riavvio dell’iter solo a conclusione del procedimento penale. Senza nessun accertamento di polizia, in palese violazione di qualsiasi regola giuridica degna di un paese civile, il rischio è che anche la più strampalata delle false denunce per fatti assolutamente privi di pericolosità sociale, comporterà la sospensione della protezione e l’allontanamento dal territorio nazionale di persone che hanno visto certificata la loro grave persecuzione in patria”.
Si è espressa in maniera negativa anche l’organizzazione umanitaria Medici senza frontiere: “Attendiamo di conoscere in modo più preciso i criteri di assegnazione del nuovo permesso di soggiorno per cure mediche, nella preoccupazione che rischino di essere escluse e lasciate in condizioni di marginalità persone che soffrono di problemi di salute con sintomi non facilmente riconoscibili. Molti di questi pazienti li vediamo ogni giorno nel centro Msf per vittime di tortura e in altri luoghi in Italia”.
  • Sistema di accoglienza
L’articolo 12 del decreto Salvini prevede inoltre il ridimensionamento del sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) che al momento è il sistema di accoglienza diffuso che garantisce 35.881 posti, coinvolgendo circa 1.200 comuni italiani. Il decreto stabilisce che solo chi ha già ottenuto la protezione internazionale e i minori stranieri non accompagnati possano essere ospitati dai progetti Sprar, invece i richiedenti asilo che sono ancora in attesa di una decisione da parte della commissione territoriale (il 50 per cento delle persone ospitate dagli Sprar) dovranno essere spostati nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas), strutture gestite dai prefetti e non dalle amministrazioni locali, che seguono dei protocolli di emergenza e hanno standard di accoglienza più bassi e nessun obbligo di rendicontazione.
Per Gianfranco Schiavone, presidente del Consorzio italiano di solidarietà-ufficio rifugiati, tra gli ideatori del sistema Sprar all’inizio degli anni duemila, il decreto Salvini rappresenta un arretramento rispetto a una serie di conquiste raggiunte negli ultimi anni: “È una destrutturazione del sistema di accoglienza dei richiedenti asilo, ma anche un colpo all’economia locale italiana che è stata favorita dalla diffusione territoriale dei progetti Sprar. Con questo decreto invece si fa un grosso favore alle organizzazioni private che gestiscono i grandi centri di accoglienza, che spesso si sono rivelate vicine alla criminalità organizzata”.
Schiavone spiega che lo Sprar è nato nel 2002 e che una legge del 2015 individuava questo sistema come modello su cui convergere, perché è quello che meglio favorisce l’integrazione e perché gli standard di accoglienza previsti dalla normativa europea sono garantiti da questo sistema. “Con la legge del 2015 si cercava di unificare Sprar e Cas, mentre con questo decreto le fasi dell’accoglienza sono separate di netto: i richiedenti asilo sono accolti nel sistema di emergenza, mentre i rifugiati e i minori sono accolti nello Sprar, senza che sia concepita alcuna forma di collaborazione e convergenza tra i due sistemi”.
Per Schiavone, inoltre, nel decreto non è prevista una riforma dei Centri di accoglienza straordinaria che essendo centri di emergenza hanno standard inferiori a quelli previsti dalla normativa europea. “Questo è uno dei problemi più importanti: si rafforzano i Cas, che però rimangono strutture di emergenza e violano le norme europee”, afferma. Secondo l’esperto, questo decreto avrà come conseguenza un taglio drastico della rete degli Sprar diffusa sul territorio: “Parliamo di centinaia di posti di lavoro soprattutto nel meridione e nelle aree periferiche, nelle strutture che non avranno più ragione di esistere”.
Invece si creeranno grossi centri, privi di servizi e con standard bassi. “Di solito questi Cas sono gestiti da organizzazioni che preferiscono logiche speculative legate ai grandi numeri e in passato sono state anche protagoniste di inchieste giudiziarie che hanno ravvisato legami con la criminalità organizzata”, conclude Schiavone. Questi meccanismi sono favoriti da un sistema che non prevede nessun “controllo della spesa”. Preoccupazione per la restrizione del sistema Sprar è espressa anche da Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci): “Lo Sprar è stato un sistema che ha permesso di distribuire i migranti in tutto il territorio nazionale e questo ha permesso di evitare la concentrazione di persone nei grandi centri e di conseguenza la risoluzione delle tensioni sociali create da questi centri”.
Decaro fa l’esempio del centro di accoglienza di Cona, in Veneto, in cui sono stati concentrati 1.5oo richiedenti asilo all’interno di una base militare dismessa in un territorio in cui i residenti sono in tutto tremila. “Chiudere oggi gli Sprar significa concentrare i richiedenti asilo nei grandi centri come a Cona o a Mineo, non si può chiedere all’Europa di distribuire i migranti e poi in Italia li concentriamo. In questo modo non si fa integrazione. Lo Sprar permetteva ai richiedenti asilo di partecipare ai corsi di italiano, ai servizi medici e ai servizi sociali”, conclude Decaro.
Per Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli, la riforma dello Sprar è “un passo indietro che non tiene conto da un lato delle vite e delle storie delle persone e dall’altro del lavoro di costruzione che da decenni tante organizzazioni umanitarie e di società civile hanno fatto in stretta collaborazione con le istituzioni, in particolare con gli enti locali, in un rapporto di sussidiarietà che ha rappresentato la linfa vitale del welfare del nostro paese. Aumentare zone grigie, non regolamentate dalla legge, e rendere meno accessibili e più complicati i percorsi di legalità contribuisce a rendere il paese meno sicuro”.
  • Centri di permanenza per il rimpatrio e hotspot
Il decreto Salvini, inoltre, contiene una serie di misure che restringono la libertà personale: dal trattenimento per trenta giorni dei richiedenti asilo nei cosiddetti hotspot fino all’estensione del periodo di detenzione degli irregolari nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). “Su questo tema la legislazione in Italia è stata a fisarmonica, il periodo massimo di detenzione negli ex Cie è stato esteso e ridotto più volte. Gli esperti ci dicono che il periodo per l’identificazione è di massimo trenta giorni, non si vede perché la scarsa efficienza del sistema debba andare a detrimento di un diritto fondamentale come la libertà personale”, spiega Patrizio Gonnella, presidente dell’Associazione Antigone e della Coalizione italiana libertà e diritti civili (Cild).
“Questa sembra più una misura simbolica, che vuole dare l’idea che gli irregolari sono puniti. Ma non migliora l’efficienza del sistema. La conseguenza di questa misura sarà l’aumento dei detenuti nei Cpr e maggiore sofferenza per queste persone, senza che questo influisca sui rimpatri”, aggiunge. Per Gonnella infatti la difficoltà ad aumentare il numero delle persone rimpatriate dipende dai pochi accordi bilaterali firmati dall’Italia con i paesi di origine.
Anche la detenzione dei richiedenti asilo negli hotspot è illegittima: “si tratta di persone che hanno chiesto di accedere a un diritto, non a un sussidio”. Gli hotspot, per Gonnella, sono centri di detenzione amministrativa, che privano della libertà personale, ma non hanno “nemmeno le garanzie previste per il sistema penitenziario”. Per l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), il trattenimento dei richiedenti asilo negli hotspot per al massimo trenta giorni non è in linea né con la costituzione italiana né con la Convenzione europea dei diritti umani e infine dalla Convenzione di Ginevra.
“Nel decreto non sono definite le ipotesi tassative nelle quali il trattenimento può essere disposto, ma fa discendere questi casi eccezionali da una condizione comune ai richiedenti asilo (la mancanza di documenti di identità)”, chiarisce l’Asgi. Questo è in contrasto con le leggi nazionali e internazionali in materia di asilo. Per Gonnella, infine, desta preoccupazione l’articolo del decreto che estende l’uso delle armi elettriche, i taser, ai corpi di polizia locale nelle città con più di centomila abitanti.
“Il taser è stato introdotto nel 2014 e prevedeva una sperimentazione. La cosa interessante è che il governo Lega-cinquestelle non ha aspettato nemmeno la fine del periodo di sperimentazione e lo vuole adottare massicciamente, dandole in dotazione ai vigili urbani e cioè a un corpo di polizia che di solito non ha compiti di pubblica sicurezza”, aggiunge Gonnella che consiglia di leggere l’inchiesta della Reuters sulle conseguenze dell’uso di queste armi negli Stati Uniti.

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Cosa contiene il "decreto salvini".

giovedì 9 agosto 2018

LO SCHIAVISMO AGRICOLO " MADE IN ITALY"

C'è stata una vera e propria strage in Puglia con 16 braccianti di origine africana morti.
Tornavano stanchi dopo una giornata di lavoro massacrante e sottopagato nei campi della Puglia. Erano ammassati su piccoli furgoni, adibiti al loro trasporto verso dimore altrettanto di fortuna, spesso case coloniche fatiscenti o tendopoli ptive di qualsivoglia servizio.
Con ogni probabilità, tutti sotto il controllo di "caporali" e con un lavoro dove la dignità è continuamente calpestata, i diritti sono inesistenti e dove vige il ricatto continuo tanto da poter affermare che le condizioni sono da schiavismo agricolo.
Poche parole in merito da parte del solito Ministro degli interni, in genere ossessionato dai migranti.
Eppure è noto da tempo quali siano le condizioni disumane cui sono sottoposti i lavoratori stagionali in agricoltura, sopratutto se si tratta di persone provenienti dall'est Europa o dai Paesi africani.
Il Manifesto fornisce qualche numero e su una spaventosa realtà e su una legge che seppur con aspetti positivi, stenta ad essere applicata.

di Adriana Pollice
Responsabilità estesa alle aziende 
ma i pochi controlli non funzionano.

La legge anticaporalato.  
30mila imprese assumono in modo irregolare, 
400mila i braccianti potenziali vittime



«La legge 199 sul caporalato c’è ma non viene completamente applicata. Dobbiamo partire da quello e rafforzare le tutele già in parte previste» è la posizione del premier Giuseppe Conte, ribadita ieri a Palazzo Chigi, in linea con i 5S. Fino a un mese fa, però, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e il ministro della Politiche agricole, Gian Marco Centinaio, spingevano per cambiarla perché «invece di semplificare complica».
LA NORMA è entrata in vigore a novembre 2016, il testo prevede la condanna non solo del caporale ma anche del datore di lavoro, il reato viene considerato più grave se il reclutamento è avvenuto con violenza o minaccia. È prevista la confisca dei beni utilizzati per l’illecito che vanno dal furgoncino con cui si portano i braccianti sui campi all’azienda stessa (che può finire in controllo giudiziario) o al denaro di cui non si possa giustificare una diversa provenienza. Fin qui la legge riscuote un generale consenso.
C’è invece una parte che si presta all’elusione, lasciando così il settore in mano a pratiche illegali. Ad esempio l’iscrizione facoltativa delle imprese nella Rete del lavoro agricolo di qualità, presso l’Inps. Su 200mila attive in Italia, hanno ottemperato appena 3.600. «Persino quelle in regola – spiega Marco Omizzolo, responsabile scientifico dell’associazione In Migrazione – non hanno il coraggio di rompere l’omertà. Preferiscono non iscriversi, accettando quindi di competere in un mercato irregolare, pur di non dare fastidio alla grande distribuzione e alle imprese che utilizzano capitali illeciti».
ALL’ILLEGALITÀ diffusa si affiancano le mafie: «Quelle straniere, come la rumena o la bulgara, gestiscono i flussi dall’est – prosegue Omizzolo – poi c’è quella dei lavoratori indiani. I clan nostrani gestiscono il trasporto delle merci all’estero, i mercati ortofrutticoli e la grande distribuzione».
I CONTROLLI sono un punto debole della legge 199. Il report dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil spiega che, in ognuno dei 220 distretti agricoli, ci sono in media 34 caporali, circa 15mila su tutto il territorio. Sono circa 30mila, poi, le aziende agricole che ingaggiano lavoratori in modo irregolare: il 60% impiega caporali; 9mila ricorrono a caporali violenti; quelle colluse con organizzazioni criminali sono quasi 3mila, 900 usano metodi mafiosi. Dall’altro lato dello spettro, sono 400mila i braccianti potenziali vittime di caporalato, 100mila vivono in schiavitù. Per contenere il fenomeno ci sono 2.832 unità in forza all’Ispettorato del Lavoro: 1.182 in capo all’Inps, 299 all’Inail. Nel 2017, su 7.265 ispezioni, sono stati individuati 5.522 lavoratori irregolari di cui 3.549 in nero. «I controlli non funzionano – spiega Omizzolo –, utilizza metodi superati: la filiera non si basa più sul punto di incontro dove vieni ingaggiato dal caporale. Le batterie di lavoratori adesso vengono coordinate via whatsapp o sms. E ancora: quando arrivano gli ispettori ai cancelli dell’azienda, la vedetta avverte, partono i messaggi e i lavoratori in nero spariscono. Bisogna poi incidere di più su strumenti come gli indici di congruità: l’estensione, la quantità di produzione e i lavoratori dichiarati. A Latina, ad esempio, ci sono aziende di 100 ettari che dichiarano di fare il raccolto in soli 3 giorni con 5 lavoratori».
LO STATO non sempre cerca dove dovrebbe: «Molte buste paga sono fasulle, 28 giorni di lavoro effettuati e solo 4 o 5 dichiarati, con la complicità di commercialisti e avvocati. Le illegalità non avvengono solo al Sud: nel grossetano ci sono gli stessi fenomeni di sfruttamento pure in presenza di una produzione di qualità vanto del made in Italy. Nel bresciano è morto un bracciante di fatica proprio come Paola Clemente in Puglia».
NON FUNZIONA neppure la parte dedicata al piano di interventi (che avrebbe dovuto essere adottato entro 60 giorni dall’entata in vigore della legge) per la logistica e il supporto dei braccianti, cioè trasporto e alloggi. Le istituzioni hanno attivato linee di finanziamento ma non ci sono obblighi per i datori di lavoro. Così è stata semplicemente ignorate e i ghetti sono rimasti in piedi. Con gli effetti che si sono visti nel foggiano. «La legge va applicata tutta – conclude Omizzolo – coinvolgendo forze dell’ordine e istituzioni. I controlli devono arrivare fino alla grande distribuzione. Soprattutto, va eliminata la Bossi–Fini, che ha dato legittimità informale a tutto il sistema di sfruttamento dei braccianti».

lunedì 6 agosto 2018

IL COMITATO PARCO REGIONALE E I GRUPPI AMBIENTALISTI DEL COMASCO CHIEDONO LO STOP ALLA PEDEMONTANA E AD ALTRE "IDEE" DI AUTOSTRADA


Dopo l'insediamento del governo M5S - Lega, alcuni politici locali presenti in Parlamento (Chiara Braga del PD e Alessio Butti di FdI) stanno cercando disperatamente di fare pressioni affinchè l'esecutivo s'impegni a concedere un finanziamento pubblico integrativo, circa 1 miliardo di €, per la realizzazione del secondo lotto della Tangenziale di Como, infrastruttura nell'ambito del Progetto dell'Autostrada Pedemontana Lombarda
Come prevedibile, la richiesta trasversale fatta da chi, da tempo, si ostina a voler il completamento della Pedemontana e di tutte le sue articolazioni viarie  ha scatenato una serie di dichiarazioni favorevoli anche da parte di Ministri e Sottosegretari della Lega che pur non essendo del dicastero competente, non hanno rinunciato a fare da coro d'accompagnamento alla richiesta di denaro pubblico per portare a conclusione l'autostrada mentre il Ministro alle Infrastrutture ha rilasciato dichiarazioni altalenanti.
Sull'argomento del 2° lotto della tangenziale di Como che, inevitabilmente costituirebbe la testa di ponte per la Varese-Como-Lecco, l'altra folle (e per ora ipotetica) autostrada anch'essa tanto cara all'amministrazione di Regione Lombardia, i gruppi ambientalisti presenti nel Comitato per il Parco Regionale Groane-Brughiera (di cui Sinistra e Ambiente è parte attiva e propositiva) e altre associazioni che operano nel territorio comasco hanno elaborato un comunicato congiunto in cui esprimono le loro preoccupazioni e la loro contrarietà rispetto al completamento e alla realizzazione della Pedemontana nonchè dell'avanzamento dell'iter della Varese-Como-Lecco.
Ve lo proponiamo integralmente

giovedì 26 luglio 2018

PER L'AMMINISTRAZIONE DI MEDA IL CENTRO COMMERCIALE SI DEVE FARE AD OGNI COSTO

I recenti passi della giunta medese, aldilà delle passate espressioni di contrarietà quando la Lega era all'opposizione, svelano le attuali volontà fatte di atti amministrativi per consentire la realizzazione ad ogni costo del centro commerciale sull'area ex Medaspan.
Il 18-7-018 è stata pubblicata la Delibera di Giunta n° 159 (sotto visibile e scaricabile) che assume in toto le considerazioni e il parere del responsabile dell'Area Infrastrutture e Gestione del Territorio.
Considerazioni utili per la discussione al tavolo regionale che deve definire l'Accordo di Programma, base per avviare i lavori del centro commerciale con annessi servizi fortemente voluto dalla passata giunta Pd di Caimi e ora fatto proprio anche dalla giunta di Santambrogio.
Insomma, sul centro commerciale c'è trasversalità d'intenti.
L'amministrazione sta cercando, con il supporto del proprio ufficio tecnico, di superare la prescrizione di Regione Lombardia che condiziona la possibilità di apertura della struttura di grande distribuzione ad un precedente "superamento" della linea ferroviaria FNM.
Di fatto, tutti si sono resi conto che il sottopasso alla ferrovia (con spostamento dell'alveo del Tarò) da costruire con le risorse economiche messe a disposizione dalla soc. Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) è e rimane una chimera vista la totale indisponibilità di fondi in cui versa la società.
Ecco allora che l'ufficio tecnico medese cerca di influenzare una modifica delle priorità per bypassare la prescrizione regionale e contemporaneamente evitare che la proprietà debba accollarsi uno studio di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).
Così, al centro delle attenzioni, si cerca di porre l'aspetto ambientale e non più l'aspetto trasportistico e della viabilità, già ora estremamente critica nel comparto di via Busnelli, via Piave, via Cadorna, degli svincoli della superstrada (con punte di 1513 veicoli/ora come rilevato nel Piano Generale del Traffico Urbano) e con evidente possibilità di aggravio qualora fosse realizzato il centro commerciale.
Si cerca quindi di far passare in primo piano la sola "riqualificazione" dell'area dismessa ex Medaspan a mezzo del pianificato (nel PGT) intervento privato della Pabel, estrapolandola dal contesto problematico della viabilità e dei flussi di traffico del comparto e considerando e facendo pesare la prevista trasformazione come miglioramento rispetto alle condizioni attuali.
L'intervento sull'area ex Medaspan, prevede il centro commerciale, un albergo con annessi posteggi e servizi e un ripristino a verde delle sponde del Tarò.
Proprio su questo punto, il responsabile dell'Area Infrastrutture e Mobilità si spinge a scrivere:
"ci si può rendere facilmente conto delle ricadute negative che attualmente sono determinate dalla non attuazione della trasformazione, ed in questo modo, a parere di questo Ente, la pesatura degli aspetti ambientali legati alla mancata riqualificazione possono determinare le decisioni di merito ai fini della dichiarazione di esclusione di VIA nel procedimento in atto e contestuale superamento dei vincoli trasportistici."
Nel parere di merito, l'Area Infrastrutture e Gestione del Territorio, insiste affinchè il progetto di grande struttura di vendita non sia assoggettato alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) perchè risulta di maggior preponderanza la riqualificazione ambientale rispetto al vincolo trasportistico e poichè, a suo dire, non sussistono incompatibilità con la tipologia di trasformazione prevista ne effetti negativi per l'ambiente.
Si vuole dunque ignorare che le criticità di una zona già a traffico veicolare intenso e consistente, con flussi e direzioni complesse e con la probabilità pressochè certa di un incremento dello stesso causato dalla presenza del centro commerciale, costituisca un problema che incide sulle condizioni ambientali che meriterebbe un'analisi approfondita proprio a mezzo della Valutazione d'Impatto Ambientale (VIA).

Già poi il sottopasso potrà essere realizzato comunque ...... in un tempo successivo.
Intanto, meglio facilitare l'intervento del privato ..... per il resto si vedrà.
Un atteggiamento che ha sempre caratterizzato sin dall'origine l'intero iter di questa variante parziale trattata separatamente e non in variante generale  al PGT del 2012.

Sinistra e Ambiente ha sempre manifestato la contrarietà alla trita e ritrita ricetta d'insediare un centro commerciale sul'area dismessa ex Medaspan, denunciando le incongruenze e le anomalie dell'iter, le ricadute negative sulla rete dei negozi di prossimità, l'aggravarsi delle criticità relativamente al traffico veicolare e il connesso aumento dell'inquinamento atmosferico oltre alla soluzione poco praticabile di sottopasso con spostamento dell'alveo del Tarò in area a rischio idrogeologico.

Sotto la Delibera di Giunta con allegato parere del responsabile dell'Area Infrastrutture e Gestione del Territorio da leggere con attenzione.

giovedì 19 luglio 2018

SEMPRE E ANCORA CEMENTO - IL RAPPORTO ISPRA 2018 SUL CONSUMO DI SUOLO IN ITALIA



Il consumo di suolo nel Paese italia non si è mai fermato.
Inesorabilmente aree verdi e aree libere sono state divorate dal cemento.
C'è stato si un rallentamento in questi anni, complice la crisi nel mercato edilizio, ma sono bastati i primi sintomi di una "ripresa" e i mq cementificati hanno ripreso a salire.
Il rapporto 2018 - che riguarda l'anno 2017 ndr - dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) fotografa come ogni anno una situazione disastrosa, dove ancora il concetto della tutela del suolo libero e dei servizi ecosistemici è di là da venire, in un Paese dove continua a mancare una legge nazionale che conduca all'azzeramento del consumo di suolo (obiettivo europeo entro il 2050 con l'allineamento alla crescita demografica e lo stop al degrado del territorio entro il 2030).
Ancora una volta Monza e Brianza si conferma la provincia con la percentuale di suolo artificiale più alta, con circa il 41% di suolo consumato in rapporto alla superficie provinciale e un ulteriore incremento significativo di 35 ettari. Sopra il 20% troviamo le province di Napoli (34%), Milano (32%), Trieste (23%) e Varese (22%) e,poco al di sotto,Padova (19%) e Treviso (17%). Tra queste, la crescita percentuale maggiore è stata a Treviso (+0,49%) e Padova (+0,31%).


Rapporto Ispra, l’onda grigia si allarga

La legge che non c'è. Nell’ultimo anno le coperture artificiali

hanno riguardato 54 km2 di territorio, 2mq al secondo.

Maglia nera al lombardo-veneto


Nel 2012 fu il ministro delle Politiche agricole del governo Monti a presentare il primo disegno di legge per il contenimento del consumo di suolo. Sei anni dopo, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ha scelto la camera dei deputati per presentare il nuovo Rapporto 2018 sul consumo di suolo in Italia, perché una legge non c’è ancora e la cementificazione continua: nell’ultimo anno le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 54 chilometri quadrati di territorio, circa 15 ettari al giorno o 2 metri quadrati al secondo.

È VERO CHE DIECI ANNI FA, prima della crisi economica, si era arrivati agli 8 metri quadrati al secondo, ma il ridimensionamento non fa sorridere nessuno all’Ispra: «In assenza di interventi strutturali e di un quadro di indirizzo nazionale», sottolinea il rapporto, i dati confermano «la mancanza del disaccoppiamento tra la crescita economica e la trasformazione del suolo naturale».

Se l’economia cresce, lo fa consumando suolo: l’Italia è ancora una Repubblica fondata sul cemento, che copre aree naturali e agricole con l’asfalto.
L’onda grigia s’allarga anche attraverso l’espansione di aree urbane, «spesso a bassa densità», e questo nonostante le statistiche dell’Istat indichino che dal 2015 i residenti in Italia sono in discesa.

È per questo che il convegno di ieri nella Sala della Regina di Montecitorio, presente il ministro dell’ambiente Sergio Costa, è stata anche l’occasione per ribadire l’esigenza di una legge nazionale per fermare il consumo di suolo, un concetto declinato in modo diverso alla camera e al senato nelle proposte e disegni di legge presentati nel corso della nuova legislatura iniziata a marzo: «Arresto del consumo di suolo» (Daga, M5S), «riduzione del consumo del suolo» (Muroni e De Petris, LEU), «contenimento del consumo del suolo» (Braga, Pd). Il testo depositato dai 5 Stelle è quello elaborato da un gruppo di 75 esperti per conto del Forum “Salviamo il paesaggio!”.

I DATI DELL’ISPRA LASCIANO immaginare che l’unica soluzione vera sia oggi l’arresto, immediato, del consumo di suolo. Perché è vero che la superficie complessiva già compromessa è pari a 23.062 chilometri quadrati, e quindi al 7,65% di quella totale del Paese, ma lo è anche che alcune regioni superano abbondantemente il dieci per cento, come la Lombardia (12,99%) e il Veneto (12,35%). E che nel 2017 è in questi territori già compromessi che si è registrata la maggiore variazione di suolo consumato in termini assoluti: più 11,3 chilometri quadrati in Veneto, dov’è avvenuto oltre un quinto delle trasformazioni registrate a livello nazionale; più 6 chilometri quadrati in Lombardia.

Se poi l’occhio vuole scendere in profondità, può rendersi conto che ci sono intere province in cui un terzo del suolo è ormai artificiale, come Monza e Brianza (41%), Napoli (34%) e Milano (32%), o altre dove il cemento copre circa un quinto della superficie, come Trieste (23%), Varese (22%) e Padova (19%). Appena quattro, invece, quelle che restano sotto la soglia del 3%, e sono il Verbano-Cusio-Ossola (2,85%), Matera (2,87%), Nuoro (2,89%) e Aosta (2,91%).

A livello comunale, il quadro si fa ancora più complesso: ci sono almeno 55 Comuni che superano ormai il 55% della superficie consumata, e sono per lo più nel napoletano, nel milanese, in Brianza o in provincia di Caserta. Nel comune di Torino è ormai artificiale il 65,7% della superficie.
In Lombardia, un tris supera il 64% (Lissone, Sesto San Giovanni e Cusano Milanino), mentre in Veneto Padova continua la corsa verso il 50% (è al 49,4%).
Anche Aosta supera il 30 per cento, dieci volte la media regionale. In termini assoluti, il comune più «oltraggiato» d’Italia è quello della Capitale: la superficie consumata a Roma è pari a 31.697 ettari, con una crescita di ulteriori 36 ettari nel 2017. È proprio a livello municipale che l’Ispra individua alcune tendenze, come il ruolo «delle grandi opere infrastrutturali e il tema della logistica», su cui ha posto l’accento nel suo intervento Michele Munafò, curatore del Rapporto.
A Vercelli, in particolare, nel corso del 2017 sono stati trasformati 44 ettari, per realizzate il polo Amazon: «Visto dall’alto è impressionante. È quasi un nuovo quartiere della città: è un esempio e un simbolo evidente di ciò che sta avvenendo, delle direttrici del consumo di suolo».

ECCO PERCHÉ NON DEVE meravigliarci se non sappiamo rintracciare su un cartina dell’Italia il comune che guida la classifica del consumo di suolo nel 2017.
È Sissa Trecasali, nella Bassa parmense, e ha doppiato Roma: qui la misura del suolo agricolo cancellato è pari a ben 74 ettari, ma non c’è nessuna corsa di nuovi abitanti, nessuna lottizzazione residenziale né centro commerciale in costruzione. È tutta colpa della Ti-Bre, cioè del primo lotto dell’autostrada che dovrebbe collegare l’A15 all’A22, tra Parma e Rolo-Reggiolo. Ad aprile La Stampa titolava un reportage «Nove chilometri verso il nulla». Perché dell’autostrada è autorizzata solo una breve tratta, e si fermerà in una minuscola frazione di Sissa Trecasali.


Il rapporto ISPRA è scaricabile al seguente link:
http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/consumo-di-suolo-dinamiche-territoriali-e-servizi-ecosistemici.-edizione-2018
I dati per ogni songolo Comune, Provincia e Regione al link:
http://www.isprambiente.gov.it/files2018/area-stampa/comunicati-stampa/tuttiidatidelconsumodisuolo.xlsx

venerdì 29 giugno 2018

IL 6° RAPPORTO DI BONVENA SUI RICHIEDENTI ASILO IN PROVINCIA DI MB

Come ogni anno, il Raggruppamento Temporaneo d'Impresa BONVENA (raggruppamento di gruppi ed associazioni del settore NO PROFIT) che si occupa di gestire l'accoglienza dei richiedenti asilo in Provincia di Monza e Brianza pubblica il rapporto sulle attività e sul modello di accoglienza praticato per le persone da lei ospitate in applicazione al bando della Prefettura di MB.
Il report arriva in un periodo "caldo" sull'argomento Profughi, con esternazioni e azioni quotidiane di un ministro in quota Lega aventi lo scopo di criminalizzare le ONG che nel Mediterraneo si occupano di porre in salvo un'umanità disperata, preda di traffici e scafisti senza scrupoli.
Azioni e dichiarazioni irresponsabili e da continua e costante propaganda elettorale che creano e diffondono odio verso coloro che si trovano in condizioni di estrema difficoltà, facendoli falsamente percepire come causa dei problemi che investono il Paese Italia.
C'è però qualcuno che ogni giorno lavora affinchè si gestisca al meglio l'accoglienza sul territorio, con attività di socializzazione e conoscenza reciproca, di formazione linguistica e professionale, di  tirocini formativi.
Ecco questa è l'agire che più ci piace perchè crea inclusione e non discriminazione.
Sono oltre un migliaio i richiedenti protezione internazionale accolti nelle strutture presenti in 44 comuni del territorio brianzolo.
Per la maggior parte - circa 700 - ospitati all'interno di appartamenti, in piccoli gruppi, secondo un modello innovativo di accoglienza diffusa a basso impatto, volta a promuovere la relazione con la comunità ospitante.
Più di 11 mila le ore di formazione erogate, solo nel primo trimestre 2018, per fornire competenze professionali a chi vuole costruire il proprio futuro in Italia. Ma anche corsi di lingua italiana, coinvolgimento in attività di volontariato, nella pratica dello sport e in progetti artistici e culturali.
Un fondo Hope creato appositamente a supporto della formazione individuale e dei tirocinii. Non manca l'assistenza e il supporto legale in convenzione con l'ARCI.
C'è l'ompegno attento e continuo degli operatori che seguono i piccoli gruppi ospitati negli appartamenti anche con il prezioso ausilio della mediazione linguistica e culturale.
Certo, un lavoro non semplice, pieno di momenti difficili, ma un lavoro utile non solo per i richiedenti asilo ma anche per la comunità della nostra Provincia.

Gli Enti che compongono la Rete Bonvena sono: 
Consorzio Comunità Brianza, Consorzio Sociale CS&L, Aeris Coop Sociale, Associazione II Mosaico Interculturale Onlus, Associazione Sulè Onlus, Azalea Coop Soc, Buena Vista Coop Soc, Caritas Zona Pastorale V, Glob Coop Sociale, La Grande Casa Coop Sociale, Meta Coop Sociale, Associazione Natur& Onlus, Novo Millennio Coop Sociale, Pop Coop Sociale, Sociosfera Coop Sociale.

Ecco, prendetevi un po' di tempo e leggete il VI report "dal mare e dalla terra".
Serve ad informarsi meglio sulla realtà, dando un calcio alle mistificazioni e alle panzanate diffuse a piene mani dagli imprenditori della paura e da coloro che hanno costruito le loro fortune politiche e d'immagine sulla denigrazione e sul razzismo.

martedì 26 giugno 2018

PEDEMONTANA METTE A GARA IL PROGETTO OPERATIVO DI BONIFICA DELLE AREE CONTAMINATE DALLA TCDD

Il 21-6-018, sul sito di Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) è comparso l'avviso di una procedura di evidenza pubblica per un bando di gara come "Procedura aperta ex art. 60 del D.Lgs. 50/2016 per l’affidamento del Progetto Operativo di Bonifica e/o di messa in sicurezza, ai sensi del D.Lgs. 152/2006 e del coordinamento della sicurezza in fase di progettazione, delle aree dell’incidente ICMESA contaminate da diossina ed interessate dal tracciato Autostradale Pedemontana".
Si tratta dell'avvio dell'iter per aggiudicare a partire dalla base d'asta di 137.257 euro l'elaborazione e l'affidamento di un Progetto Operativo di Bonifica e/o messa in sicurezza di quelle che sono state identificate come aree da assoggettare a tale obbligo ai sensi del D.Lgs 152, a seguito della Caratterizzazione e del Decreto Regionale 14300 del 16-11-017. (ce ne siamo occupati qui)
Il Capitolato Speciale d'Appalto ci consente una prima comprensione rispetto a ciò che, secondo APL, dovrà essere tenuto in considerazione nella stesura del Progetto Operativo di Bonifica.
Oltre a tutta la documentazione della Caratterizzazione e agli atti formalizzati e approvati da Regione Lombardia al tavolo tecnico del 28-2-2017 che sono divenuti esecutivi con il Decreto Regionale 14300, il Progetto dovrà considerare le risultanze dello studio di fattibilità commissionato da  APL alla soc. ST&A srl di Milano.
Le risultanze di questo studio non sono purtroppo al momento accessibili anche se nel Capitolato Speciale d'Appalto è scritto che con lo studio di fattibilità è stata stimata quantitativamente la terra contaminata, sono stati identificati  i siti di conferimento della stessa ed è stata specificata la necessità di indagini chimiche aggiuntive atte a definire/escludere aree risultate contaminate non direttamente ma per interpolazione dei poligoni di Thiessen (vedi qui).

Secondo il capitolato speciale di appalto, il Progetto Operativo di Bonifica dovrà dettagliare su:
  • quantificazione dei volumi di terreno contaminato sulla base delle risultanze della caratterizzazione, delle indagini integrative con valutazione critica di quanto stimato nel Progetto di Fattibilità Tecnico Economica;
  • eventuale proposta di integrazione delle indagini, da eseguire in fase di Progettazione Esecutiva dell’opera autostradale
  • aggiornamento del Modello Concettuale definitivo del sito; 
  • aggiornamento dell’analisi di rischio; 
  • rettificazione e regolarizzazione operativa dei poligoni di Thiessen al fine di definire le aree di scavo effettivamente eseguibili in fase operativa di bonifica; 
  • individuazione delle più opportune operazioni di bonifica ai sensi del D.Lgs. 152/2006
  • modalità operative di esecuzione dell’intervento di bonifica
  • piano degli Scavi; 
  • piano degli Smaltimenti (Modalità di gestione dei terreni contaminati con individuazione dei siti di conferimento, flussi e tracciabilità dei rifiuti, codici CER, quantitativi);  
  • modalità di gestione delle terre non contaminate prodotte nel sito di bonifica, anche in relazione al loro potenziale impatto rispetto alle aree limitrofe, esterne al cantiere autostradale, a destinazione verde/residenziale; 
  • suddivisione dell'intervento in più lotti funzionali; 
  • modalità di allestimento e gestione dei cantieri di bonifica; 
  • coordinamento delle attività di bonifica dei terreni con le attività di Bonifica degli Ordigni Bellici (BOB); 
  • coordinamento delle attività di bonifica con le problematiche di gestione/deviazione del traffico lungo l’asse dell’attuale superstrada Milano-Meda; 
  • individuazione delle principali modalità di gestione delle attività di bonifica in coordinamento con le attività di cantierizzazione dell’infrastruttura autostradale in merito alla sequenzialità/suddivisione in lotti dell’intervento di bonifica; 
  • valutazione delle attività di bonifica in relazione alla presenza di sottoservizi; 
  • definizione del protocollo di verifiche ambientali (campionamento ed analisi), finalizzate all’omologa dei terreni contaminati; 
  • definizione delle modalità di collaudo dell’intervento di bonifica; 
  • definizione del protocollo di monitoraggio delle polveri; 
  • individuazione delle "pratiche migliori" per il controllo della diffusione degli inquinanti/polveri in fase di scavo dei terreni e di trasporto degli stessi verso i siti di conferimento; 
  • definizione delle modalità di gestione di eventuali acque di lavorazione/lavaggio/ecc.; 
  • predisposizione di un cronoprogramma con la definizione di tutte le fasi. 
  • definizione del costo dell'intervento (computo metrico estimativo della bonifica e quadro economico)
Oltre a questi aspetti, nel bando di gara, sono affidate le azioni di comunicazione sulle attività in corso verso i Sindaci, le amministrazioni locali, le istituzioni, la cittadinanza e gli organi di informazione anche con incontri, riunioni e presentazione di elaborati.
Il Progetto Operativo di Bonifica dovrà essere poi presentato in Conferenza di Servizi con possibilità di revisione su richiesta degli Enti preposti.


Ora ci preme evidenziare alcune nostre preoccupazioni.
Il Progetto Operativo di Bonifica messo a gara, come tutte le documentazioni sinora prodotte da APL nell'ambito della Caratterizzazione, sarà basato sul PROGETTO DEFINITIVO DEL 2012.
Nelle linee guida risulta che il definitivo 2018 introdurrà modifiche rispetto al definitivo 2012.
Sino a che punto il Piano Operativo di Bonifica ne terrà conto ? Quale incidenza avranno ?
Su quest'aspetto c'è un passaggio nel Capitolato Speciale d'Appalto che recita:
"Si fa presente, inoltre, che il progetto stradale che dovrà essere utilizzato come base per lo sviluppo del Progetto Operativo di Bonifica potrà subire lievi modifiche rispetto al tracciato considerato negli elaborati di caratterizzazione e in quelli ad esso successivi."
Eppure, le modifiche SOSTANZIALI potrebbero comportare la riscrittura sia dell'ANALISI DI RISCHIO sia del MODELLO CONCETTUALE DI SITO, proprio a rispondenza di una prescrizione ARPA e ATS.
E ancora: cosa si prevede di fare nelle aree con livello di contaminazione inferiore al limite industriale (100 ng eq/kg) e quindi fuori dalla riperimetrazione della bonifica ma dove i lavori autostradali comporteranno comunque movimentazione di terreno con contenuto di diossina ? Si pensa o si vuole forse lasciare la terra lavorata ma inquinata dalla TCDD in loco ?
Che influenza avrà lo studio (tutto interno ad APL e non pubblico) di fattibilità tecnica/economica nell'orientare le scelte esplicitate nel progetto di bonifica ?
Continua a mancare il PROGETTO ESECUTIVO (ora previsto dopo la predisposizione del nuovo Definitivo 2018) ma è proprio sul Progetto ESECUTIVO che va verificata la congruenza delle  documentazioni prodotte da APL all'interno del procedimento avviato a rispondenza dell'art 242 del testo unico ambientale. Come possono dunque essere inserite in un procedimento avviato che ha  ufficializzato con il D.R 14300 determinate condizioni le riduzioni e le modifiche che ora APL persegue ?
Serve dunque continuare a seguire con attenzione tutti i passaggi connessi e conseguenti alla Caratterizzazione.
Serve ancora ribadire l'opportunità e la necessità che si rinunci al completamento di questa inutile ed impattante autostrada, visti i rischi che la contraddistinguono.

Sinistra e Ambiente - Meda
Legambiente circolo Laura Conti Seveso