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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)
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venerdì 22 aprile 2016

ACQUA: IL COLPO DI MANO DEL PD CHE SNATURA IL REFERENDUM


Nel 2011, un REFERENDUM votato da milioni di cittadini italiani (il 57% degli aventi diritto) sancì con il 95% la volontà popolare di mantenere l'acqua BENE COMUNE PUBBLICO.
Questo principio è stato stravolto il 21 aprile 016  con la votazione finale del ddl approvato alla Camera dove il testo originario di un progetto di legge è stato distorto e mutilato dal PD con la cancellazione di una parola chiave che vincolava l'acqua a BENE PUBBLICO, escludendo la possibilità di sua gestione da parte di compagnie private con fini di profitto.
Una forzatura irrispettosa della volontà dei cittadini, stabilita con il referendum del 2011, che riapre la strada al privato che potrà lucrare sull'acqua al pari di qualsivoglia prodotto venduto.
Una scorrettezza gravissima del Governo Renzi (ispiratore dell'azione) e del Pd che fa contente le multinazionali e su cui verrà chiesto l'intervento e il pronunciamento della Corte Costituzionale per il mancato rispetto dell'esito referendario.
Sotto due articoli de Il Manifesto che illustrano molto bene quanto avvenuto.

Così il Pd si beve un altro referendum

Montecitorio. Approvato con i voti dem il ddl sulla gestione del servizio idrico integrato. Manomesso il testo originario che escludeva la possibilità dell’ingresso dei privati. Probabili sanzioni in arrivo.
A proposito di referendum (e non solo). Dire partito democratico (o Pd) ormai suona come una contraddizione in termini. Lasciamo stare quello di domenica scorsa, boicottato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, e mettiamo tra parentesi anche quello sulle riforme costituzionali del prossimo ottobre imposto come una prova di forza che sa di deriva plebiscitaria. Torniamo invece su quello per l’acqua pubblica del 2011 votato da milioni di cittadini – il 57% degli aventi diritto al voto con il 95% schierato per la difesa dell’acqua bene comune – e stravolto l’altra sera con la votazione finale del ddl approvato alla Camera (243 i voti a favore, 129 i contrari e 2 gli astenuti, il prossimo passaggio sarà al Senato).
Durante la votazione, tutti i parlamentari del Movimento 5 Stelle – applauditi e sostenuti da Sinistra Italiana – hanno sventolato magliette e bandiere blu del referendum urlando contro i banchi della maggioranza. Dalle tribune, alcuni attivisti mescolati tra il pubblico hanno lanciato volantini e bandiere del Forum italiano dei movimenti per l’acqua pubblica. Caos democratico. Il parapiglia fuori programma, e il corpo a corpo tra penta stellati e alcuni commessi chiamati a riportare l’ordine in aula, hanno provocato la sospensione della seduta. «L’acqua secondo il Pd è chiaramente a gestione privata – hanno detto i deputati della Commissione ambiente M5S – è il solito teatrino del Pd che sosteneva di rispettare la volontà popolare e invece oggi ha calato la maschera». Per Sinistra Italiana, «la gestione dell’acqua deve essere pubblica come chiesto a gran voce da milioni di cittadini con il referendum del 2011. Solo il pubblico è in grado di mettere in atto quel processo virtuoso tra tariffe, spese di gestione e servizio». Sembra che sia andata diversamente.
Certe intemperanze poco rispettose del parlamento verranno presto sanzionate, se è vero che in seguito alla solidarietà espressa ieri da tutti i capigruppo ai commessi della Camera verrà convocato un ufficio di presidenza su iniziativa della presidente della Camera Laura Boldrini. Fioccheranno sanzioni, mentre ancora non è dato sapere come la politica reagirà – e se reagirà – al colpo di mano che con un bizantinismo da azzeccagarbugli, emendamento su emendamento, ha stravolto l’impianto di un disegno di legge che originariamente era stato pensato per rendere nuovamente pubblico il sistema idrico. Come da volontà popolare.
A una prima lettura, il ddl appena approvato introduce nuove norme che sembrano positive sulla gestione, la pianificazione e il finanziamento del servizio idrico interato. Ma alcune differenze significative saltano all’occhio se confrontiamo il testo con la sua stesura originaria che sottolineava esplicitamente la totale ripubblicizzazione del servizio idrico. Il nuovo testo, invece, stabilisce che «il servizio idrico integrativo sia considerato un servizio pubblico locale di interesse economico generale assicurato alla collettività, che può essere affidato anche in via diretta a società interamente pubbliche in possesso dei requisiti prescritti dall’ordinamento europeo per la gestione in house, comunque partecipate da tutti gli enti locali ricadenti nell’Ato (Ambito territoriale ottimale)».
Dove sta il trucco? Nel testo iniziale l’affidamento della gestione in house era blindato con la parola «prioritariamente». La sua eliminazione non sarebbe un dettaglio di poco conto, anzi, secondo M5S e Si si tratta di un vero e proprio insulto alla democrazia. Le novità più rilevanti, insieme ad altre modifiche cesellate ad arte, infatti prefigurano nuovi scenari che si scontrano con la volontà del popolo italiano. Il servizio idrico smette di essere qualificato come un servizio pubblico che non avendo una rilevanza economica viene sottratto alla libera concorrenza: ci si potrà lucrare sopra. La gestione e l’erogazione del servizio possono essere nelle mani dello stesso soggetto (anche di società quotate in borsa), e fognature, acquedotti e impianti di depurazione non devono essere affidate necessariamente a organi di diritto pubblico. Sono state apportate modifiche anche sulle concessioni per uso differente da quello potabile: nel ddl originale potevano essere revocate anche prima della loro scadenza e assolutamente non più rinnovabili, mentre ora la materia verrà regolamentata da un decreto legislativo ancora tutto da scrivere entro il 2016.
Altre novità, invece, risultano meno sgradite. A tutti i cittadini, sulla carta, dovranno essere garantiti almeno 50 litri di acqua potabile al giorno (anche in caso di mancato pagamento delle bollette, che presto verranno conteggiate con nuovi contatori installati in ogni abitazione). Le bollette diventeranno più «trasparenti» (con parametri di qualità dell’acqua, conteggio delle perdite idriche e dati sugli investimenti negli acquedotti). Sull’acquisto di ogni bottiglia di acqua minerale sarà previsto il contributo di 1 centesimo per finanziare progetti di cooperazione per l’accesso all’acqua potabile. Niente di particolarmente grave per le intoccabili multinazionali dell’acqua: aumenteranno i prezzi.

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Pellegrino (Sel): «Il Pd incostituzionale sull’acqua pubblica»

 

Quasi non riesce a trovare la parola giusta. Prima dice che è stato fatto un torto agli italiani, ma non è abbastanza. Allora dice che quello che è accaduto in parlamento è un insulto, «un insulto alla democrazia». Serena Pellegrino, parlamentare di Sinistra Italiana-Sel e vice presidente della Commissione Ambiente a Montecitorio, l’altra sera alla Camera è intervenuta con la sua dichiarazione di voto sul progetto di legge per l’acqua pubblica dopo aver saputo del colpo di mano con cui il Pd all’ultimo minuto ha stravolto e boicottato l’esito del referendum del 2011. «La volontà popolare era un’altra, interverrà la Corte costituzionale».

Cosa è successo?
Il testo originario del progetto di legge è stato distorto e mutilato dal Partito Democratico. Non hanno nemmeno avuto il pudore di presentarne uno scritto da loro, hanno preferito stravolgere il lavoro di 125 deputati, tra cui ci sono anche quelli del Pd che erano tra i primi firmatari della proposta per garantire al popolo sovrano l’acqua come bene comune.

E lo hanno fatto semplicemente togliendo dal testo un parola chiave?
Proprio così. All’ultimo secondo è arrivato il parere della Commissione Bilancio secondo la quale dal testo doveva sparire la dicitura «in via prioritaria» in merito alla gestione pubblica dei servizi idrici. Non è stato accettato nemmeno l’inserimento della frase «in via preferenziale».

In altre parole cosa significa?
Il referendum chiedeva che la remunerabilità del capitale investito nelle municipalizzate fosse abrogato, quindi nessuno doveva realizzare utili soprattutto nella gestione dell’acqua pubblica. E tutto quello che viene recuperato dalle tariffe avrebbe dovuto sempre essere reinvestito nel pubblico, come oggi avviene nel comune di Napoli.

Questo scenario è cambiato?
Scritta così, questa legge dà il via libera ai privati che possono accedere alla gestione dell’acqua pubblica, esattamente ciò che era stato rifiutato nel 2011 da milioni di cittadini. E’ evidente che la risorsa idrica, per essere considerata un bene comune e un diritto umano universale, deve essere gestita interamente da un ente pubblico. Il modello che ispira questo governo è chiaro, si tratta di una suddivisione in settori dove la gestione viene delegata alle Spa, e così facendo ogni cosa diventa merce e anche l’acqua – che nel progetto originario doveva essere un servizio privo di rilevanza economica – può diventare un bene su cui lucrare.

Un’altra battaglia persa?
Sono sicura che la Corte costituzionale terrà d’occhio l’iter di questa legge. Abbiamo già presentato la pregiudiziale di costituzionalità, in questo caso è evidente la violazione dell’articolo 75 della costituzione, quello che si riferisce al rispetto dell’esito referendario.

Come l’hanno presa i parlamentari del Pd che hanno lavorato con voi alla stesura del testo originario del progetto di legge?
Eh, come al solito… I parlamentari del Pd si trovano come sempre tra l’incudine e il martello, da una parte devono accontentare il loro sovrano e dall’altra sono costretti a scontentare il popolo sovrano.

giovedì 23 dicembre 2010

In Lombardia il futuro dell'acqua ai privati

Comunicato Stampa
del Comitato Italiano contratto Mondiale sull'acqua
In Lombardia il futuro dell'acqua ai privati

Milano 23 dicembre 2010 -
Nonostante le azioni di mobilitazione dei cittadini 
attraverso email e presidi in corso dal mese di Novembre, 
la Regione Lombardia 
ha approvato il Pdl 57 sul servizio idrico.

Ieri 22 dicembre alle ore 17.00, dopo una seduta molto movimentata, le forze politiche della maggioranza (Pdl e Lega Nord) hanno dato il via libera al Pdl 57 con alcune piccole modifiche alla versione licenziata dalla Commissione VIII in data 25 novembre, sul quale c'era stata il parere favorevole dell'Anci.

Il Consiglio Regionale durante l'approvazione
Nella fase finale della votazione tutte le forze della opposizione (PD-IDV-UDC-SEL) hanno abbandonato la sala denunciando la mancanza dell'urgenza di tale provvedimento e l'inadeguatezza della legge che affida di fatto l'acqua al mercato e alle multinazionali pronte ad entrare nella gestione dell'acqua in Italia.

Questo provvedimento, afferma Rosario Lembo, presidente del Comitato Italiano contratto mondiale sull'acqua  fa si che :" la regione Lombardia si distingue ancora una volta per essere l'apripista dei modelli di privatizzazione dell'acqua proposti dal Governo nazionale con il decreto Ronchi, offrendo alle imprese multinazionali europee la possibilità di accaparrarsi le gestioni efficienti delle aziende pubbliche lombarde fin'ora controllate dai comuni. 
In parallelo si è assistito ancora una volta alla farsa di una Lega, paladina delle difesa delle autonomie locali e dei beni dei territori, che accetta di espropriare i comuni della propria autonomia gestionale dei servizi idrici trasferendo le competenze alla provincia".

Le forze della maggioranza hanno inoltre deliberatamente trascurato l'orientamento del Governo Nazionale e la richiesta delle altre Regioni di posticipare la soppressione degli AATO al 31/12/12011, come confermato dal decreto Mille Proroghe approvato nella stessa giornata dal governo.

In merito al provvedimento i comitati dell'acqua avevano chiesto il rinvio della discussione in aula in attesa della definizione del quadro legislativo nazionale entro cui impostare norme regionali sulla gestione dell'acqua pubblica a seguito dello svolgimento dei referendum sull'acqua nella primavera del 2011. Il Coordinamento dei Comitati chiedeva inoltre alla regione l'avvio di una riflessione politica sulle modalità di organizzazione del servizio idrico integrato impostata sui bacini idrici e non sulla dimensione amministrativa provinciale e, tenuto conto della recente sentenza della Corte Costituzionale, la classificazione del servizio idrico come servizio pubblico locale di interesse generale, da organizzare su base regionale, provvedendone la gestione diretta a mezzo di Consorzi tra Comuni.

Al fine di salvaguardare l'autonomia decisionale dei Comuni in merito alle modalità di affidamento del servizio idrico, il Coordinamento dei Comitati chiedeva l'accoglimento di un emendamento che consentisse la costituzione di un'Azienda speciale consortile in capo alla Provincia,in luogo della Azienda speciale,  la cui assemblea  composta da tutti i sindaci dell'ambito, costituisce l'organo sovrano per la delibera dell'affidamento del servizio, invece che delegare la medesima funzione ad un consiglio di amministrazione di 3 persone come previsto dell'art 48 del Pdl 57. Tale opzione avrebbe consentito di salvaguardare i requisiti previsti dalla legislazione vigente e da quella comunitaria per l'affidamento della gestione ad una società a totale capitale pubblico.

"A questo punto", dichiara Rosario Lembo  a nome dei comitati lombardi per la difesa dell'acqua pubblica: "per contrastare il nuovo quadro legislativo regionale che prevede solo lo strumento della gara per l'affidamento è necessario che i sindaci Lombardi recuperino l'entusiasmo e la volontà politica attivandosi in primo luogo per difendere  l'autonomia decisionale delle autorità d'ambito per tutto il 2011,in funzione della proroga nazionale. Secondariamente i consigli comunali devono recuperare lo spirito referendario che aveva portato 144 comuni lombardi alla modifica della precedente legge regionale sull'acqua che imponeva l'obbligo della messa a gara dei servizi idrici chiedendo una modifica del Pdl 57  e nel contempo sostenere la campagna referendaria dichiarandosi Comitati per il si".

Per maggiori informazioni:

Comitato Italiano contratto Mondiale sull'acqua Onlus -
segreteria@contrattoacqua.it

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Art da Repubblica:

Acqua, la Regione apre ai privati
L'opposizione: "Colpo di mano"

La maggioranza fa quadrato e dice sì alla legge proposta 

dall'assessore Pdl Raimondi. 

I consiglieri del centrosinistra abbandonano l'aula per protesta. 

Penati: "La Lega Nord ruba acqua ai sindaci"

di ANDREA MONTANARI
Passa la legge sull’acqua dell’assessore regionale pdl Marcello Raimondi: la Lombardia apre ai privati. Dopo una dura battaglia e nonostante la decisione del consiglio dei ministri di rinviare al 2012 la soppressione degli Aato, le autorità comunali che finora hanno gestito gli acquedotti, il consiglio regionale, con i soli voti della maggioranza di centrodestra, ha approvato una legge che da ora in poi trasferisce tutte le competenze alle province. Aprendo di fatto ai privati che potranno gestire l’erogazione dell’acqua.


Ai Comuni resterà solo la possibilità di esprimere un parere vincolante attraverso la conferenza dei sindaci su tutti gli atti delle province e sulla determinazione delle tariffe. Unica eccezione Milano, dove Palazzo Marino continuerà a gestire in proprio la rete idrica. Gli altri enti locali avranno da ora in avanti la possibilità di costituire una società patrimoniale per gestire la rete, alla quale spetterà decidere, tra l’altro, a chi affidare il servizio.


Per protesta, al momento del voto tutta l’opposizione di centrosinistra ha abbandonato l’aula. Mentre fuori dal Pirellone per tutto il giorno si è svolto un predisio organizzato dagli ambientalisti contro la nuova legge. «È una legge che non aveva alcuna urgenza — denunciano i consiglieri regionali pd Luca Gaffuri e Fabrizio Santantonio — Non c’era fretta di esautorare i comuni nella gestione dell’acqua, facendo una rivoluzione indipendentemente dal quadro normativo nazionale». L’accusa di Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano, è ancora più pesante: «La Lega ruba acqua ai sindaci, si svende per qualche nomina promessa nelle direzioni generali della sanità». Contraria anche Chiara Cremonesi (Sinistra ecologia e libertà): «L’arroganza di questo centrodestra — dice — non ha limiti. Si tratta di una legge pessima, che sottrae il servizio idrico ai comuni e avvia la sua privatizzazione regalando un bene collettivo al mercato delle multinazionali».


Nel centrodestra la Lega, che aveva criticato in un primo tempo il provvedimento, ora lo difende. «Il testo approvato — sottolinea Dario Bianchi (Lega Nord) — è un giusto compromesso fra le esigenze pubblicistiche del settore e il contributo dei privati». Respinge le accuse anche il presidente della Provincia, Guido Podestà: «Coinvolgere i privati nell’erogazione del servizio non significa affatto liberalizzare il settore. Le nuove norme si ispirano alla legge Ronchi, che stabilisce senza fraintendimenti che la proprietà delle reti resta pubblica». 

domenica 12 dicembre 2010

ACQUA PUBBLICA: passo in avanti verso IL REFERENDUM


Care/i,
poco fa presso la sede del Comitato Promotore referendario è stata notificata l'ordinanza della Corte Suprema di Cassazione (scaricabile al seguente link: www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/materiali/Ordinanza_Cassazione_7_dicembre_2010.pdf) 
con cui si dichiarano legittimi i tre quesiti referendari.

In particolare nell'ordinanza si specifica quanto segue:
- è stato accertato il superamento del numero di 500.000 firme necessarie per ciascun quesito;
- non si procede alla concentrazione del nostro 2° quesito con quello promosso dall'IdV;
- si estende il 1° quesito con la seguente frase "nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale";
- si estende il 2° quesito con la seguente frase "nel testo risultante dall'articolo 12 del d.P.R. 7 settembre 2010 n. 168".

Raccolta firme di SINISTRA e AMBIENTE a Meda
Va sottolineato come le suddette modifiche non incidono minimamente sul contenuto dei quesiti.
Si tratta di un risultato che tutte e tutti ci attendevamo!
Si tratta di un ulteriore passo in avanti verso i referendum per l'acqua pubblica!
Si tratta di una conferma dello straordinario lavoro svolto dal popolo dell'acqua!

Avanti tutta verso la riappropriazione sociale dell'acqua!

Un saluto.
Paolo Carsetti

Segreteria Comitato Promotore Referendum Acqua Pubblica
Via di S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma
Tel. 06 6832638; Fax.06 68136225 Lun.-Ven. 10:00-19:00; Cell. 333 6876990

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COMUNICATO STAMPA

Referendum acqua, via libera della Corte di Cassazione


La Corte di Cassazione ha comunicato oggi al Comitato Promotore dei Referendum per l'acqua pubblica, l'avvenuto conteggio delle firme necessarie alla richiesta dei referendum. Un passaggio scontato dopo la straordinaria raccolta firme che ha portato alla Corte, lo scorso luglio, 1 milione e 400 mila sottoscrizioni. Adesso tocca alla Corte Costituzionale dare il via libera ai quesiti entro la metà di febbraio, mentre la data del voto è prevista nella primavera 2011.

Con l'avvicinarsi del voto popolare si fa sempre più pressante la richiesta di moratoria sulle scadenze del Decreto Ronchi, almeno fino a quando gli italiani non i saranno espressi.

Quello della Cassazione è un altro passo avanti nel percorso referendario e nella battaglia per la ripubblicizzazione dei servizi idrici.
Siamo sempre più vicini alla liberazione del bene comune acqua dalle logiche del mercato e del profitto.

Roma, 9 dicembre 2010

Ufficio Stampa Comitato Referendum Acqua Pubblica

venerdì 3 dicembre 2010

SI ALL'ACQUA PUBBLICA, NO ALLA PRIVATIZZAZIONE


Il popolo dell'acqua 
torna in piazza!

Il 4 dicembre 2010 in tutta Italia i movimenti per l'acqua pubblica torneranno in piazza. Iniziative in tutte le regioni (leggi qui quali - in aggiornamento) daranno vita a nodi pulsanti di una rete che, da nord a sud, difende dalla privatizzazione un bene primario come l'acqua.

Ma la nostra battaglia non è solo di resistenza perché abbiamo rilanciato, contro una cinica e neoliberista visione della realtà, una serie di possibilità che tracciano un'alternativa possibile alla gestione del servizio idrico.
La creazione di enti di diritto pubblico che garantiscano la collettività dalle speculazione delle multinazionali e dei poteri forti di casa nostra sostenuti in maniera bipartisan; ma anche la prospettiva di un nuovo pubblico non statalista che faccia della partecipazione dei cittadini e dei lavoratori le gambe su cui muoversi. Ma soprattutto che venga garantita la ripubblicizzazione dell'acqua e che venga garantito un diritto di tutti noi!
In quella giornata chiederemo innanzitutto la moratoria sulle scadenze previste dal “decreto Ronchi”, ovvero lo stop immediato della messa a gara dei diversi servizi idrici, e sulla normativa di soppressione delle Autorità d’Ambito territoriale. Questo almeno fino a quando i cittadini e le cittadine non si saranno potute esprimere attraverso un referendum che 1.400.000 persone hanno chiesto che venga realizzato. Chiediamo da subito che la consultazione venga comunque effettuata entro, e non oltre, il 2011.
Per questa battaglia è necessario l'impegno e l'attivazione di tutti e di tutte per poter garantire la forza, la partecipazione e l' indipendenza di un percorso che difende un bene comune fondamentale per la vita. 
Per questo avviamo una campagna di autofinanziamento per rendere autonomo economicamente questo movimento, per poter affrontare al meglio la campagna referendaria e poter sostenere la sua comunicazione ed organizzazione. Lo facciamo attivando due strumenti: la donazione e la sottoscrizione con restituzione, con i quali chiunque, con qualunque cifra potrà sostenere ed attivarsi.
Vinciamo insieme i referendum !

L'acqua è un diritto. 
La privatizzazione ce la toglie. 
Fermiamoli.

mercoledì 3 novembre 2010

La Giunta Regionale Lombarda è CONTRO L'ACQUA PUBBLICA

Ci stanno provando, 
in barba alla VOLONTA' della gente

Nonostante 1.400.000 firme raccolte in Italia a sostegno del REFERENDUM contro la PRIVATIZZAZIONE dell'ACQUA, di  cui circa 250.000 in Lombardia, nonostante la mobilitazione dei Comitati Acqua della Lombardia e le oltre 7 mila e-mail inviate agli Assessori regionali, la Giunta Formigoni ha approvato il Progetto di Legge sulla gestione dell'acqua, che di fatto consegnerà ai privati la gestione dell'acqua di tutta la Lombardia!

La Giunta Formigoni con la solita mistificazione respinge le accuse di privatizzazione, intitolando il proprio comunicato stampa: “Riforma del servizio idrico: l’acqua rimane un bene pubblico”.

La verità è invece che l’affidamento della gestione dei servizi idrici (che nel comunicato appare solo alla fine con 2 righe) avverrà secondo i dettami del Decreto Ronchi, cioè tramite gara europea o tramite società miste pubblico-private, quindi di fatto sarà una vera e propria svendita degli acquedotti ai privati e alle multinazionali!

Inoltre le competenze in materia di servizio idrico vengono consegnate alle Province (ma resta l’ATO della città di Milano, ) e pertanto sottratte ai Comuni, i quali si dovranno accontentare di esprimere un parere alla loro Provincia.

Il progetto di legge passa ora al vaglio del Consiglio Regionale, che dovrà votarlo il prossimo 23 novembre.

L’invito è quindi quello di partecipare numerosi 
sabato 13 novembre (dalle ore 10) 
alla manifestazione a Milano in piazza Duca D’Aosta (Pirellone), 
organizzata dal Coordinamento Regionale dei Comitati Acqua, 
col sostegno della Cgil Lombardia.

sabato 23 ottobre 2010

SALVIAMO L'ACQUA PUBBLICA !

FERMIAMO LA PRIVATIZZAZIONE DELL' ACQUA !

di Roberto Fumagalli

Il 26 ottobre prossimo la Giunta Formigoni intende mettere nuovamente in votazione il Progetto di Legge sulla gestione dell'acqua, in applicazione del Decreto Ronchi di cui si è chiesto l'abrogazione attraverso il Referendum nazionale che ha raccolto oltre 1 milione e 400 mila firme, di cui ben 237 mila in Lombardia.

L'introduzione della nuova legge regionale porterà a consegnare ai privati la gestione dell'acqua.

Il Coordinamento Regionale dei Comitati Acqua invita a spedire, il giorno 25 ottobre 2010 una e-mail agli Assessori Regionali per dire NO alla privatizzazione dell'acqua in Lombardia.

Sotto sono riportati gli indirizzi e il testo dell'appello (se volete modificate l'oggetto, per evitare che cancellino l'email come spam).

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INDIRIZZI:

roberto_formigoni@regione.lombardia.it, marcello_raimondi@regione.lombardia.it, andrea_gibelli@regione.lombardia.it, giulio_decapitani@regione.lombardia.it, romano_colozzi@regione.lombardia.it, domenico_zambetti@regione.lombardia.it, stefano_maullu@regione.lombardia.it, massimo_buscemi@regione.lombardia.it, Giulio_Boscagli@regione.lombardia.it, raffaele_cattaneo@regione.lombardia.it, gianni_rossoni@regione.lombardia.it, romano_la_russa@regione.lombardia.it, Luciano_Bresciani@regione.lombardia.it, carlo_maccari@regione.Lombardia.it, Alessandro_Colucci@Regione.Lombardia.it, monica_rizzi@regione.lombardia.it, daniele_belotti@regione.lombardia.it

p.c. roberto@circoloambiente.org


OGGETTO: NO alla privatizzazione dell'acqua in Lombardia.

TESTO:

Agli Assessori della Giunta Regionale della Lombardia

Egregio Assessore,
ci riferiamo alle intenzioni della Giunta Regionale di approvare un Progetto di Legge inerente la gestione dei servizi idrici integrati (S.I.I.), in applicazione del cosiddetto Decreto Ronchi (art. 23 bis della Legge 133/2008, così come modificato dall'art. 15 della Legge 166/2009).
Le anticipazioni sui contenuti del PDL riguardo le modalità di affidamento dei S.I.I. ci preoccupano, poichè obbligherebbero alla privatizzazione della gestione dell'acqua.
Infatti con l'applicazione del Decreto Ronchi, l'affidamento della gestione dei S.I.I. a soggetti privati - ovvero a imprese italiane o straniere interessate solo a fare profitto - diventa la modalità ordinaria di assegnazione del servizio; in tal modo si porrebbe fine alle virtuose gestioni pubbliche che, in alcune province della Lombardia, risultano all'avanguardia a livello europeo.

Ricordiamo in questa occasione che a sostegno del Referendum per l'abrogazione del Decreto Ronchi e per la ripubblicizzazione del servizio idrico, in Italia sono state raccolte 1 milione e 400 mila firme, delle quali ben 237 mila nella sola Lombardia (www.acquabenecomune.org).
Si rammenta inoltre che ben cinque Regioni hanno impugnato per incostituzionalità l'art. 23 bis (così come modificato dall'art. 15 del Decreto Ronchi), ritenendo la norma lesiva delle prerogative delle Regioni stesse in materia di servizio idrico.

E' inopportuno che vengano adottati provvedimenti fintanto che la Corte Costituzionale non si esprima sui ricorsi delle Regioni e sull'ammissibilità dei Referendum abrogativi sottoscritti da 1 milione e 400 mila cittadini.

Inoltre è utile ricordare che negli scorsi anni in Lombardia si è attivata una vasta mobilitazione popolare contro le precedenti Leggi Regionali in materia di servizi idrici, in particolare contro le L.R. n. 21/1998 e n. 18/2006, per le parti che imponevano la privatizzazione dell'erogazione dell'acqua. A sostegno di tali mobilitazioni si sono attivati i Comuni; nel 2007 ben 144 Consigli Comunali della Lombardia hanno deliberato contro la L.R. 18/2006; con la successiva L.R. 1/2009, "concordata" coi sindaci referendari, è stata reintrodotta la possibilità dell'affidamento diretto ad aziende totalmente pubbliche.

A tale proposito, ci preoccupa l'eventuale attribuzione delle competenze del governo dei S.I.I. alle Province, che di fatto esautorerebbe i Comuni (ovvero gli Enti più vicini ai cittadini) dalle decisioni su un bene vitale e di interesse per tutti i cittadini qual è l'acqua, cancellando il federalismo rappresentato dai Comuni stessi.

Alla luce di quanto sopra, si chiede di non approvare il suddetto Progetto di Legge per le parti in cui si applica il Decreto Ronchi (che di fatto consegnerà ai privati la gestione dell'acqua) e in cui si esautorano i Comuni delle decisioni in materia di governo dei servizi idrici.
Certi che prenderete in considerazione le nostre richieste, porgiamo distinti saluti.

COMITATO _________ oppure NOME COGNOME

rif.: Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l'Acqua Pubblica - email: roberto@circoloambiente.org