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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

giovedì 18 giugno 2026

PER IL 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, I GRUPPI AMBIENTALISTI DI SEVESO E MEDA SCRIVONO A MATTARELLA PER RIBADIRE SIA LA NECESSITÀ DI UNA NARRAZIONE COMPLETA SIA LE CRITICITÀ DEL PRESENTE SUL BOSCO DELLE QUERCE


Alle celebrazioni istituzionali per il 50° anniversario del disastro Diossina dell'ICMESA, fabbrica del gruppo multinazionale Givaudan-Hoffman-La Roche, sarà presente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Un evento che si terrà nel Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce di Seveso e Meda, polmone verde creato con un intervento di ingegneria ambientale dopo aver asportato il terreno dove si era depositata la diossina dell'ICMESA nella zona A, quella a maggior livello di contaminazione.

Il circolo Legambiente Laura Conti di Seveso e Sinistra e Ambiente di Meda, gruppi che da anni si 
occupano della tutela e della conservazione del territorio e che insieme ad altri soggetti locali hanno partecipato, organizzato e promosso attività per la Memoria storica e naturalistica del Bosco delle Querce, hanno scritto una lettera al Presidente Mattarella.

La lettera è frutto di riflessioni condivise con i soggetti del territorio che hanno animato il progetto Insieme per il Bosco a partire dal 2023 e con quei gruppi ambientalisti e quelle liste civiche che partecipano al Tavolo Permanente sui lavori di Bonifica da Diossina della tratta B2 della Pedemontana. 
Illustra al Presidente il loro agire, la loro pratica politica e le condizioni di un territorio che continua a subire scelte che vanno ad impattare e a compromettere la residua naturalità rimasta nella Brianza nord/occidentale.
Proprio il Bosco delle Querce sarà oggetto di uno sbancamento di 2 ettari con l'abbattimento di 3200 alberi e con la riduzione delle superfici del suo potenziale ampliamento per consentire la realizzazione di un'inutile autostrada: la Pedemontana Lombarda.

 

Il 50° anniversario non può essere un momento puramente celebrativo ove la Storia, il Dolore e la Memoria di ciò che avvenne dal 10 luglio 1976 (da seguire con la dettagliata ricostruzione a puntate su questo blog) venga annacquata, rimossa o non considerata nel nome di un presente che la seppellisce.

É quello che sta succedendo nella narrativa promossa in particolare dall'amministrazione sevesina di Borroni e da Regione Lombardia che nelle iniziative ufficiali sorvolano sulla ricostruzione degli eventi e sulla definizione delle responsabilità del disastro del 1976 e ignorano la violazione e i danni che il Bosco delle Querce subirà per realizzare l'autostrada Pedemontana Lombarda.

Il 50° anniversario non può essere avulso dal presente che non è fatto solo da una narrazione di resilienza positiva poichè anche il presente continua ad essere caratterizzato da un modello di sviluppo ad ogni costo che va a farci perdere irreversibilmente Natura e preziosi servizi ecosistemici, peggiorando la qualità della vita.
É un presente che necessita di politiche ambientali decise che ancora non ci sono. 

Il testo della lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che è stata sottoscritta anche da Seveso Futura e da singoli cittadini e cittadine.

Illustrissimo 
Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella,

Le scriviamo da Seveso e Meda, dal territorio che presto Lei pregerà della Sua presenza rendendo tangibile l’attenzione dello Stato per questo lembo della Brianza tanto ferita dal danno ambientale e alla salute causato 50 anni fa dal disastro diossina dell’ICMESA. 
Quella ferita oggi persiste ma è cambiata. 
Attorno alle vasche che custodiscono i materiali contaminati, oggi cresce il Bosco delle Querce: un parco realizzato sopra il dolore, diventato nel tempo un luogo vivo, frequentato da famiglie, scuole, cittadini. 
I suoi sentieri raccontano una storia che non può essere dimenticata e che è base delle attività che lì si svolgono fatte da cura, educazione ambientale, ricerca scientifica e partecipazione civica. 
Il dramma ha generato Memoria collettiva, consapevolezza civile, responsabilità pubblica. 
Questo cambiamento non è accaduto per caso. 
La Memoria collettiva è conservata nel Bosco delle Querce dai Pannelli del Ponte della Memoria, un’opera di narrazione condivisa dalla comunità locale su come Seveso ha subito il danno e su come ha reagito. 
Il percorso fu fortemente voluto al principio di questo millennio da una piccola ma significativa realtà del territorio: il Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso, costituitosi nei primi anni Novanta e attivo proprio qui, nel cuore del disastro. 
La storia di questo processo di resistenza e di cura della memoria è narrata dalla sociologa Laura Centemeri nel libro Ritorno a Seveso (Mondadori, 2006). 
In questi ultimi anni, i gruppi facenti parte di “Insieme per il Bosco”, hanno rilanciato nel tempo presente l’intento del Ponte della Memoria e il Bosco ha cominciato a ospitare attività dedicate alla biodiversità, giornate di cura del territorio, eventi culturali, laboratori artistici, gemellaggi tra le comunità che hanno subito disastri quali il Vajont, Bhopal, Stava, Casale Monferrato, iniziative per le famiglie, momenti di educazione e di sensibilizzazione ambientale, momenti di Memoria su quello che comportò la fuoriuscita della diossina dall’ICMESA. 
Anche in questo caso è una sociologa, Emanuela Macelloni, a narrare nei suoi articoli apparsi su Secondo Welfare (https://www.secondowelfare.it/author/emanuela-macelloni/) il significato, i dettagli, il movente di questi percorsi.
Insieme per il Bosco è un progetto realizzato, su mandato e contributo di Regione Lombardia, in convenzione con il Comune di Seveso, facilitato dall’Associazione Fare di Meda e dal Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso, che ha aggregato molte realtà: A.S.D. Dan Dien, Associazione Anziani di Seveso, Gruppo Cinofilo delle Groane, Impulsi – Sostenibilità e Solidarietà Meda, Legambiente Lombardia, A.S.D. Marathon Club Seveso, Musicamorfosi, NATUR&, Samadhi, Seveso Futura, Sinistra e Ambiente Meda, Teatro In-folio.
La cura della Memoria ha reso il Bosco delle Querce un Bene Comune da custodire e nel 2011 un coordinamento di associazioni e gruppi ambientalisti chiamato Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile guidò un percorso di resistenza al progetto scellerato dell’Autostrada Pedemontana Lombarda che avrebbe eroso 12 dei 43 ettari complessivi del Bosco. 
Le diverse azioni politiche intraprese convogliarono in un grande Abbraccio del Bosco delle Querce proprio nella data del 10 luglio nel quale confluirono più di 1000 donne e uomini. 
Un anno dopo Regione Lombardia deliberò la modifica del tracciato dell’Autostrada portandola per la maggior parte – ma non del tutto purtroppo - al di fuori del confine del Bosco delle Querce.
Quest'anno il momento simbolico dell'anniversario del 10 luglio 2026 vedrà la Sua pregiata presenza e perquesto ci permettiamo di scriverLe affinché possa Lei stesso verificare quanto Le diciamo e ne possa tener
Quest'anno il momento simbolico dell'anniversario del 10 luglio 2026 vedrà la Sua pregiata presenza e per questo ci permettiamo di scriverLe prima, affinchè possa Lei stesso verificare quanto Le diciamo e ne possa tenere conto.
Il Bosco delle Querce, realizzato e cresciuto sulle aree più contaminate dalla diossina e successivamente bonificate, sarà presto violato dal passaggio dell’autostrada Pedemontana che lo priverà di 2 ettari di terreno, con l’eradicazione di circa 3200 alberi.
Questi 3200 alberi sono tanta vita in un momento in cui la salvezza del pianeta potrebbe essere legata alla sua riforestazione. 
Anche le compensazioni ambientali, previste con l’ampliamento su superfici a oriente e a occidente del Bosco, saranno compromesse poiché una loro porzione significativa verrà occupata da opere complementari all’autostrada Pedemontana.
Queste compensazioni ambientali saranno comunque solo una goccia nel mare di asfalto e cemento che in questi anni ha letteralmente seppellito la Brianza, oggi prima tra le provincie italiane per consumo di suolo.
Per far passare l’autostrada è altresì in corso una bonifica dei terreni ancora contaminati dalla diossina TCDD del disastro del 1976 e questo è fonte di ulteriori preoccupazioni e attenzioni.

Il territorio dove viviamo è sventrato, i cantieri sono aperti da mesi, siamo impegnati in un percorso di monitoraggio intenso dei lavori in corso e siamo sempre più contrariati dagli accadimenti poiché ancora una volta le comunità subiranno una decisione non condivisa: quella di realizzare un’autostrada che impatterà pesantemente su ambiente e vivibilità. 
Per questo il nostro agire continuerà ad essere quello di un fattivo lavoro di cultura, di riconversione, di custodia, di protezione dell’ambiente naturale che tante, troppe volte è stato e viene violato.
Ci appassiona la biodiversità, ci anima il gusto della storia, cerchiamo di coltivare visioni per il futuro a vantaggio delle generazioni che si affacciano oggi alla vita.
 
La Sua presenza oggi qui è un segno importante di attenzione e riconoscimento per una vicenda che ha segnato la storia del Paese che non può essere dimenticata poiché deve essere monito e riferimento per le politiche ambientali, così come è accaduto con l’emanazione europea della Direttiva Seveso, giunta alla sua terza edizione.
Nel rispetto di questa storia, auspichiamo che Lei voglia aiutarci a mettere le premesse perché proprio qui venga realizzato un progetto di riqualificazione ambientale del territorio e della natura, oggi sostenuto anche a livello internazionale dalla Nature Restoration Law
È il progetto del Parco Fluviale e Territoriale del Seveso che dovrebbe comprendere un Bosco delle Querce ampliato che abbraccia e si unisce con tutti quei lembi di territorio che sono sopravvissuti alla cementificazione, restituire a verde il greto dei corsi d’acqua che confluiscono verso l’area metropolitana, tutelare gli ecosistemi e la biodiversità rimasta nella terra di Brianza.

Per i gruppi e le associazioni ambientaliste del territorio:

Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso
Sinistra e Ambiente di Meda

Seveso e Meda 11 giugno 2026

martedì 2 giugno 2026

1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA QUINTA PUNTATA: LE COMMISSIONI ISTITUZIONALI, I LAVORATORI E LA VERTENZA SULLA SALUTE E LA CONOSCENZA, L'OPPOSIZIONE ALL'IPOTESI FORNO INCENERITORE E LE MOBILITAZIONI POPOLARI

Prosegue il lavoro di Sinistra e Ambiente di Meda che ricostruisce gli anni drammatici del disastro Diossina dell'ICMESA di Meda, fabbrica del gruppo multinazionale svizzero Givaudan-Hoffman-La Roche.
Siamo nel periodo successivo alla fuoriuscita della nube tossica dal Reattore A101 dell'ICMESA di Meda e dopo la settimana del silenzio, i primi interventi, le evacuazioni della popolazione, i primi provvedimenti, Regione Lombardia diventa l'Ente che deve gestire l'emergenza.
Lo fa malamente, in modo confuso e cercando di imporre la sua visione politica con scelte che si scontrano con gli abitanti dei Comuni contaminati e con chi chiede ed esige trasparenza e partecipazione e non vuole subire il peso di decisioni sbagliate che possono essere irreversibili.
Una puntata che è parte dell'impegno e del lavoro di ricerca di Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda basato su documenti e testi in suo possesso per ricostruire gli eventi affinchè si rinnovi, senza annacquarla, la Memoria di un disastro colpevole che ha segnato la collettività.

LE COMMISSIONI ISTITUZIONALI
Il 4-8-1976, il Ministero della Sanità istituì la Commissione centrale tecnico-scientifica con Presidente Cimmino per proporre con urgenza misure di decontaminazione e stabilire un piano di monitoraggio e intervento sanitario.
Purtroppo questa commissione che aveva un carattere eminentemente tecnico, nel corso degli anni ridusse drasticamente il progetto sanitario e ridimensionò la sezione di monitoraggio epidemiologico rispetto agli iniziali intendimenti.
Anche Regione Lombardia nominò quattro Commissioni (analitica, medico-epidemiologica, bonifica, veterinaria) che, in coordinamento con la Commissione Cimmino, si occuparono del monitoraggio medico della popolazione, delle analisi, della decontaminazione del luogo e delle indagini di medicina veterinaria.
I lavori delle commissioni regionali e la destinazione dei fondi erogati riflettevano comunque l'impostazione e l'indirizzo politico di Regione Lombardia che influì su molte scelte attuate e creò forti tensioni, contrasti sociali e politici sul territorio.

LA VERTENZA DI LAVORATORI E SINDACATO PER LA SALUTE E LA BONIFICA
Dopo la chiusura dell'ICMESA conseguente al disastro colpevole con la fuoriuscita della Diossina TCDD e di altri composti e la conseguente contaminazione di aree esterne allo stabilimento, si presentò per il Sindacato l'impellente necessità di affrontare il problema di una nocività delle lavorazioni che non riguardava più soltanto l'interno delle fabbriche ma anche il territorio.
Nella Brianza del Nord/Ovest oltre all'ICMESA a Meda erano infatti insediati altri grandi complessi produttivi chimici quali l'ACNA a Cesano Maderno e la SNIA a Varedo, Ceriano Laghetto e Cesano Maderno. 
Tutte fabbriche dove le produzioni risultavano pericolose sia per la salute dei lavoratori sia per l'ambiente circostante.
Già nell'assemblea organizzata dalla Federazione Unitaria CGIL-CISL e UIL tenutasi a Cesano Maderno il 28-7-1976, l'azione sindacale raccolse il contributo documentale del Comitato Tecnico Scientifico Popolare (CTSP) in appoggio ai lavoratori e alla popolazione colpita. Sul CTSP e sulla sua attività torneremo con un apposita scheda. 
Successivamente l'8/10/1976 si tenne una grande Manifestazione a Cesano Maderno con precise richieste: 
  • Bonifica immediata e radicale delle aree inquinate pagata dalla multinazionale Givaudan-Roche.
  • Tutela del posto di lavoro e del salario per i dipendenti ICMESA e dell'indotto.
  • Controllo e conoscenza dei lavoratori sulla produzione chimica e sulle procedure di sicurezza da applicare.
 
L'IPOTESI DI COSTRUIRE UN FORNO INCENERITORE A SEVESO
Alla fine di agosto 1976 la Regione, con una certa approssimazione e fretta, chiese al Comune di Seveso di esprimersi sulla collocazione di un impianto di incenerimento, su un´area di 36.000 m², ove distruggere per combustione il terreno e i materiali contaminati dalla diossina.
Inizialmente, il Consiglio Comunale di Seveso, il 29 agosto 1976, con una sola astensione, approvò una determina collocando l'inceneritore in una zona ubicata a nord del cimitero.
Una delle prime criticità evidenziate da molti tecnici fu relativa all'insufficiente temperatura allora raggiungibile per bruciare quanto contaminato dalla Diossina TCDD.
Negli anni ’70, le tecnologie disponibili non permettevano di superare con sicurezza i 1200 °C, temperatura che se mantenuta costantemente avrebbe portato alla scissione della molecola di TCDD.
Si trattava di realizzare un impianto che per garantire i 1200°C COSTANTI avrebbe dovuto operare a  1400°C, un inceneritore speciale per la "piroscissione", impianti che all'epoca erano puramente sperimentali e non in grado di dare garanzie funzionali ne nelle prestazioni, ne nella continuità d'esercizio ne nei consumi energetici.
Nel terreno era inoltre presente anche il Triclorofenolo che se bruciato con temperature oltre i 160 ° C ma inferiori ai 1200 °C avrebbe generato diossina per trasformazione del Triclorofenolo stesso.
L'inceneritore oltre ad avere costi elevati non dava quindi garanzie di sicurezza e sarebbe con ogni probabilità diventato successivamente l'impianto ove bruciare tutti i rifiuti industriali della Lombardia.
La situazione politica e sociale nei Comuni colpiti dalla nube tossica era già particolarmente difficile poichè l' 11 ottobre 1976 un gruppo di sfollati della Zona "A" rioccupò pacificamente parte della zona evacuata, bloccando temporaneamente la superstrada Milano-Meda e avanzando le richieste alle autorità di una bonifica immediata per rientrare al più presto nelle abitazioni e di riaprire al traffico corso Isonzo a Seveso, per permettere il collegamento diretto con il centro cittadino.

Il progetto dell'inceneritore trovò quindi, da subito, la ferma opposizione della cittadinanza, del "Gruppo di Lavoro e di Coordinamento di Seveso" e del "Comitato Tecnico Scientifico Popolare" che incalzarono l'amministrazione sevesina e Regione Lombardia organizzando presenze ai Consigli Comunali e, il 14/5/1977. una manifestazione a Milano, in Pza del Duomo, che risultò molto partecipata.
 
Conseguentemente il Consiglio Comunale di Seveso, il 14 novembre 1976, abrogò la propria deliberazione del 29 agosto e chiese a Regione Lombardia e alla Provincia di Milano di sospendere l´appalto per la costruzione del forno inceneritore e di accogliere la proposta di bonifica avanzata dal coordinamento cittadino che aveva suggerito il metodo dello scarico controllato, collocando il materiale inquinato asportato in cassoni di cemento armato, stagni, antisismici e totalmente o parzialmente incassati nel terreno, coperti di terra e di verde. 
Secondo la proposta del comitato i cassoni avrebbero dovuto essere collocati sul terreno dell´ICMESA.
Tra i pareri tecnici prudenti sull'ipotesi inceneritore, vi fu anche quello della Cremer & Warner, società inglese di ingegneria e consulenza, incaricata da Regione Lombardia di valutare le opzioni di bonifica.
Molti furono anche i pronunciamenti contrari della comunità tecnica e scientifica.
Tra questi, Gianantonio Lanzani, docente di chimica agraria al Politecnico che considerava l'inceneritore oltre che pericoloso anche insostenibile per una comunità che stava già pagando un prezzo altissimo. 
I progetti del forno inceneritore scelti dall'Assessorato regionale alla Sanità, furono sottoposti all'esame dell'Istituto di Scienze e Tecnologia della facoltà di Ingegneria Chimica dell'Università di Genova, che rilevò numerose e specifiche criticità tanto da essere considerati inadeguati e insufficienti rispetto al processo di combustione che "vetrificava" il terreno contaminato ma che non dava certezza sull'estrazione e distruzione della molecola della TCDD oltrechè sull'abbattimento fumi dove risultava problematica la scelta della tecnologia applicabile.
Allo scopo, per chi volesse approfondire, vi proponiamo un documento elaborato dal COMITATO TECNICO SCIENTIFICO POPOLARE (tratto dall'archivio "Il Ponte della Memoria" di Legambiente Seveso) che illustra i dettagli tecnici giudicati critici per l'implementazione del forno inceneritore a Seveso.
  
Le valutazioni tecniche negative e la mobilitazione costante, fecero si che il progetto venisse accantonato evitando così che venisse realizzato ed entrasse in funzione un impianto d'incenerimento per rifiuti industriali dall'impatto pesantissimo.

A SEVESO E MEDA RITORNA L'ESERCITO
In una situazione di confusione informativa, tra la popolazione si generò la sfiducia e l'incredulità.
Parecchie furono le entrate abusive nella zona A dove alcune case tornarono ad essere occupate dai proprietari violando i decreti di inaccessibilità e con pericolo per la salute degli occupanti, di trasporto e dispersione delle sostanze tossiche lì depositate.
Le recinzioni di filo spinato divelte o mancanti non costituivano ostacolo agli ingressi.
Per evitare il ripetersi di questi pericolosi ritorni nelle proprie case contaminate, il 15 febbraio 1977, il 3° corpo d´armata dell'esercito, insieme ai carabinieri, fu incaricato dal Prefetto della sorveglianza esterna dell´area maggiormente inquinata.
Anche questa volta, come in occasione dell'utilizzo dei militari per stendere i reticolati, scarsa fu l'informazione a loro data, di dubbia utilità i dispositivi di protezione a loro forniti, peraltro dopo esplicita richiesta del personale di truppa ai superiori vista l'improvvisazione e l'assenza di protezioni minimali. 
Assente un adeguato programma di screening sanitario attuato presso gli enti pubblici. 
Le pessime condizioni in cui operavano i militari era stata evidenziata nel lontano 1977 sulla rivista Com Nuovi Tempi che aveva intervistato un militare di truppa aderente al movimento dei Soldati Democratici. 
 
LA COSTITUZIONE DELL'UFFICIO SPECIALE PER SEVESO
Con delibera 488 del 2 giugno 1977, il Consiglio Regionale lombardo approvò cinque programmi operativi definitivi, stilati dai competenti assessorati regionali in base alla legge regionale N° 2 del 17 gennaio 1977.

I Programmi Operativi comprendevano le seguenti aree di intervento:
  1. verifiche analitiche sull’inquinamento del terreno, delle acque e della vegetazione e interventi di decontaminazione e di bonifica del terreno e degli stabili, anche per prevenire la diffusione dell’inquinamento;
  2. accertamenti e controlli sanitari, assistenza sanitaria e tutela della salute pubblica nella zona colpita; accertamenti, controlli e interventi nel campo della profilassi medico-veterinaria e dell’assistenza zooiatrica;
  3. assistenza sociale e scolastica, compresa la fornitura di alloggi alle popolazioni sfollate;
  4. ripristino e ricostruzione altrove delle strutture civili e abitative non recuperabili e realizzazione delle opere necessarie per consentire condizioni di vita adeguate alla particolare situazione della zona colpita e ripristino delle capacità produttive dei terreni agricoli interessati.
  5. interventi a favore di imprese, singole o associate, agricole, artigiane, turistiche ed alberghiere, industriali e commerciali, che avevano subìto danni conseguenti all´inquinamento da sostanze tossiche.
Insieme all´approvazione dei 5 programmi operativi la Regione determinò anche le relative previsioni di spesa che ammontarono a complessive a 121 milioni di lire.
Per attuare questi interventi, con la Legge Regionale n. 27 del 17 giugno 1977 costituì un'unità a conduzione commissariale: l'UFFICIO SPECIALE PER SEVESO, operativo dal luglio del 1977, guidato dall’avvocato Antonio Spallino già sindaco di Como e successivamente, dal 1979, dal senatore Luigi Noè.

Incontro del commissario dell'Ufficio Speciale sen Noè (al centro) con il Pres di Regione Lombardia Guzzetti a dx

Venne inoltre istituito l’Archivio dell’Ufficio Speciale, in cui furono raccolti e conservati tutti gli atti e documenti relativi agli interventi previsti ed effettuati nelle zone contaminate.

Continua.
 
Puntate pubblicate in precedenza:

4) 1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA TERZA PUNTATA: 10 LUGLIO 1976 LA DIOSSINA DELL'ICMESA CONTAMINA IL TERRITORIO, POI IL SILENZIO DELLA MULTINAZIONALE, LA MORIA DI ANIMALI, LA CLORACNE.

3)  1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA SECONDA PUNTATA: L'ICMESA AVVIA LA PRODUZIONE DI TRICLOROFENOLO CON PROCESSO E IMPIANTO INSICURI

2) 1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA PRIMA PUNTATA: L'ICMESA DI MEDA INQUINÒ IL TERRITORIO SIN DAL SUO INSEDIAMENTO

1) PREMESSA 1976-2026: IL 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA NON PUÒ ESSERE SOLO CELEBRATIVO MA DEVE ESSERE MEMORIA VIVA E VERITIERA.

domenica 10 maggio 2026

Il 6-5-026 S'É INCONTRATO IL TAVOLO PERMANENTE SUI LAVORI DI UNA BONIFICA DA DIOSSINA CON QUALCHE COMPLICAZIONE

 
Il 6-5-2026 si è tenuto presso la sede dell'ARPA di Monza, l'incontro del Tavolo Permanente sui Lavori della Bonifica da Diossina sulla Tratta B2 di Pedemontana.
La convocazione del tavolo era stata espressamente chiesta dai gruppi ambientalisti e dalle liste civiche che ne fanno parte per avere un aggiornamento sullo stato degli interventi di bonifica e per rimarcare una situazione di mancata trasparenza e comunicazione in tempo reale da parte di Pedemontana.

Folta la presenza al Tavolo con ambientalisti e liste civiche, la soc Autostrada Pedemontana Lombarda con il Direttore Generale Sabato Fusco e tutto lo staff tecnico e della comunicazione, la soc Pedelombarda Nuova assegnataria dei lavori, ARPA dipartimento bonifiche anche con Perfumi, nuovo responsabile ARPA Monza e Brianza ora accorpata a Lecco e Sondrio, il coordinatore dei sindaci della Tratta B2 anche sindaco di Cesano Maderno Bocca, il presidente della Provincia di MB e sindaco di Meda Santambrogio, la dott.sa Bozzi viceprefetto di MB e alcuni amministratori.

Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda, Legambiente Seveso, Seveso Futura, Passione Civica per Cesano, Altra Bovisio, Comitato Ambiente Bovisio, Cittadini per Lentate hanno introdotto l'incontro con una comunicazione che rimarca l'insoddisfazione per le lunghe tempistiche di riscontro alle proprie note e per risposte con contenuti informativi incompleti.

Nello specifico, nel documento che trovate qui, sono state evidenziate:

  • Le incongruenze nelle tardive risposte ricevute dalla soc. Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) laddove vengono date per bonificate alcune aree sorgenti anche se si è ancora in attesa dei dati delle analisi chimiche di collaudo di ARPA.
  • La criticità e la carenza informativa relativa ai Piani di Smaltimento del terreno contaminato asportato e classificato come rifiuto, in particolare con l'utilizzo di impianti di stoccaggio temporaneo (VITER srl di Saronno) con mancata comunicazione della destinazione finale
  • La prescrizione di ARPA a tutti i laboratori di parte di allineamento sul metodo di calcolo Medium Bound (ne avevamo trattato in: ANCORA OPACITÀ E INGIUSTIFICABILI RITARDI DA PARTE DI PEDEMONTANA NELL'INFORMARE SULLA BONIFICA DA DIOSSINA )
  • Il mancato aggiornamento dei dati dai campionatori di polveri e diossina e delle analisi chimiche per il collaudo di avvenuta bonifica sul sito di Pedemontana
  • La situazione precaria del nuovo cantiere di bonifica in prossimità del Bosco delle Querce dove risultava possibile una pericolosa accessibilità  
CRITICITÀ E OPACITÀ INFORMATIVE
Il direttore generale di Pedemontana, Fusco, ha ammesso che c'è stata un'indubbia lacuna di comunicazione rispetto alle richieste di ambientalisti e civici e che sarà loro cura e impegno fornire le informazioni richieste con una "modalità tempestiva".
Secondo Fusco i ritardi nel completare i collaudi di bonifica sono anche dovuti all'iniziale disallineamento dei laboratori di Parte nel trattare i risultati analitici rispetto allo standard di sommatoria dei congeneri di Diossine e Furani prescritto da ARPA.
Criticità che è stata superata dopo l'incontro con ARPA del 26-1-2026 a seguito del quale sono stati rielaborati i rapporti di prova di Parte per quanto riguarda i risultati delle sommatorie.
Esempio di applicazione sulla sommatoria dei congeneri di Diossine e furani del criterio Mediumbound
I dati delle Sommatorie non si sono discostati di molto dai precedenti calcoli poichè dopo la rielaborazione, solo su 5 di essi si è arrivati a un valore di concentrazione oltre la CSC dell'obiettivo di bonifica. 
I 5 superi vanno ad aggiungersi alle altre non conformità già correttamente rilevate. 
La situazione è stata confermata da ARPA che dovrà e lo sta già facendo, produrre nuove certificazioni. Per far fronte a tutti i procedimenti analitici necessari, l'agenzia regionale ha ampliato il numero dei laboratori coinvolti, rivolgendosi a strutture ARPA di altre Regioni e questo ha dilatato le tempistiche.
Questo passaggio, a detta di Pedemontana, è stato accompagnato dall'accordo sulla modalità con cui dare i riscontri delle analisi chimiche, azione che dovrebbe rendere i tempi più spediti e accettabili.

SUI PIANI DI SMALTIMENTO
APL e Pedelombarda Nuova hanno utilizzato e probabilmente utilizzeranno ancora VITER srl di Saronno quale sito di stoccaggio temporaneo poichè "alcune discariche paiono non più disposte a ricevere il terreno contaminato da diossina per pressioni su di loro esercitate".
Nel caso VITER srl, come nel caso di altri eventuali impianti di stoccaggio temporaneo, i tecnici di APL e Pedelombarda Nuova hanno ribadito che non necessariamente possono e debbono avere l'informazione dall'impianto intermedio rispetto alla destinazione finale. 
APL s'è dichiarata disponibile a informare, qualora messa a conoscenza della destinazione finale. VERIFICHEREMO NEI FATTI QUESTA DICHIARAZIONE.
In merito risulta che laddove la società ricevente non dovesse comunicare quale sia la discarica di stoccaggio utilizzata, sarà possibile conoscere la destinazione finale del rifiuto solo a mezzo interlocuzione con la Provincia, in questo caso quella di Varese.

SITUAZIONE BONIFICA 
Sull'aspetto riguardante i teli di protezione sollevati e strappati dal vento, APL ha affermato che dopo le segnalazioni ricevute (tra cui la nostra) ha chiesto quanto prima l'intervento degli incaricati e ammesso che la comunicazione nei nostri confronti poteva essere gestita meglio.
I valori di diossina in atmosfera catturati dai 10 campionatori posizionati in prossimità dei lotti di bonifica, purtroppo al momento non ancora pubblicati nel sito come da noi criticamente evidenziato, nel periodo dove è stato registrato l'evento ventoso, non mostrano superamenti del limite dei 150 fentogrammi/m3 di diossine, attestandosi su valori da 2,3 a non più di 5 fg/m3.

Abbiamo sottolineato che su alcune aree sorgenti minori l'operazione di ripristino è stata comunque tardiva.

LOTTO 1 Meda 

Sul lotto 1 a Meda, dove le aree sorgente più ampie sono considerate con il limite dei 100 ng/kg per terreni ad uso industriale/commerciale della tabella B, due celle nelle aree sorgente 1.1 e 1.2 non hanno raggiunto l'obiettivo di bonifica sul fondo scavo, superando il sopracitato limite dei 100 ng/kg.
Nell'area sorgente 3, quattro celle non hanno raggiunto l'obiettivo di bonifica dei 10 ng/kg per terreno ad uso verde/residenziale della tabella A così come 1 cella non ha raggiunto l'obiettivo di bonifica dei 10 ng/kg nell'area sorgente 42.
Si è ancora in attesa degli esiti delle analisi chimiche di ARPA per l'area sorgente 2.2 e per alcune celle dell'area sorgente 2.1 il cui obiettivo di bonifica è di 100 ng/kg.
Le aree sorgente 4 e 23 attendono ancora l'avvio del primo scavo e nessun intervento è stato ancora attuato.

LOTTO 2 e 2A Seveso
Complessa la situazione sul lotto 2 e 2A di Seveso dove sono parecchie le aree sorgenti che non hanno raggiunto l'obiettivo di bonifica nonchè quelle dove sono disponibili gli esiti delle analisi chimiche di Parte ma non quelli di ARPA e che quindi non hanno completato il contradditorio di collaudo.

Nel lotto 2A, nelle aree sorgenti 14+ 28 vi sono 21 celle che non hanno raggiunto l'obiettivo di bonifica di 10 ng/kg sulle pareti dello scavo mentre lo stesso è stato raggiunto sul fondo scavo.
Sull'area sorgente 9A vi sono 7 celle che non hanno raggiunto l'obiettivo di bonifica di 100 ng/kg.
L'area sorgente 12 non ha raggiunto l'obiettivo di bonifica dei 10 ng/kg sulle Pareti. 
L'intera area sorgente A13 non ha raggiunto l'obiettivo di bonifica di 10 ng/kg
Nelle aree sorgenti A6-A7-A8 le analisi chimiche di parte hanno identificato circa 20 celle che non hanno raggiunto l'obiettivo di bonifica di 10 ng/kg e mancano ancora gli esiti di ARPA che potrebbero incrementare il numero di non conformità.
Alcune aree sorgenti non sono ancora state scavate e l'iter di bonifica attende ancora l'avvio.

LOTTO 3 CON VARIANTI Cesano Maderno
Appare decisamente complicata e pesante la situazione sulle aree sorgenti del lotto 3 con varianti a Seveso-Cesano Maderno dove parecchie celle delle varie aree sorgenti non hanno raggiunto l'obiettivo di bonifica già dai soli esiti delle analisi di parte e dove il numero delle non conformità potrebbe crescere con l'arrivo degli esiti ARPA sul resto delle celle.
Basta evidentemente un valore di Parte o di Arpa oltre la soglia del limite stabilito per il raggiungimento dell'obiettivo di bonifica (10 ng/kg o 100 ng/kg a secondo dei casi) affinchè la cella in esame sia considerata non conforme e con necessità di ulteriori interventi sul Fondo Scavo o sulle Pareti.
 
Molte le celle non conformi sulle aree sorgenti 77, 78,1,79,1, 37, SC53, 81, SC58.1, SC58.2, SC59.1, SC59.2, 64.1, 64.2, SC139.1, SC139.2, 19A, 20.
Sul lotto 3A, celle conformi nelle aree sorgenti 20 e 19B e con analisi chimiche di Parte entro i limiti sull'area sorgente 33 dove però si è ancora in attesa degli esiti ARPA e dove sono stati registrati mancate conformità sulle Pareti.
L'area sorgente 43 deve ancora essere sottoposta alla procedura di collaudo in contradditorio mentre sulle piccole aree sorgenti 38, 41, 29A, 29B e 78.2 devono ancora iniziare le attività di scavo, caratterizzazione in banco e asportazione del terreno quale rifiuto. 
Su alcune aree sorgenti (42, SC61, 43.1, 43.2, SC64A, SC64B, 27, SC161) verrà effettuata la sola messa in sicurezza con il posizionamento di un geotessuto e la copertura con terra pulita per impedire il contatto con il suolo contaminato durante le future attività di costruzione della galleria artificiale e del "parco sospeso" sopra di essa.

LOTTO 4 Cesano Maderno
Risultano raggiunti gli obiettivi di bonifica di 10 ng/kg sulla maggior parte dell'area sorgente 34 est e ovst ma mancano ancora gli esiti di ARPA per la porzione dell'area sorgente limitrofa ai due lati dell'attuale superstrada ed è previsto uno scavo di ampliamento

LOTTO 5 Cesano Maderno
Mancano gli esiti di ARPA per confermare o meno il raggiungimento dell'obiettivo di bonifica di 100 ng/kg

LOTTO 6 Cesano Maderno
Mancano gli esiti di ARPA per confermare o meno il raggiungimento dell'obiettivo di bonifica di 100 ng/kg.

LE MODALITÀ DI PROSECUZIONE DELLA BONIFICA
Qualora dal collaudo in contradditorio tra Pedelombarda Nuova e ARPA si raggiunga un risultato di conformità, ARPA procederà alla validazione dei risultati per ogni areale di bonifica cui seguirà la Certificazione di Avvenuta Bonifica da parte della Provincia di Monza Brianza. 
Laddove si sono registrate le non conformità sul Fondo Scavo, si procederà con ulteriore asportazione di terreno a step di 20 cm e ad analisi chimiche per caratterizzare in banco  il terreno quale rifiuto da asportare e successivamente per la fase di collaudo in contradditorio.
Se la non conformità riguarda le Pareti, si procede con lo scavo di 50 cm in orizzontale e qualora il risultato non si raggiunga entro il perimetro di proprietà, non si amplia lo scavo ma lo si confina con un geotessuto e con una notifica alla Provincia e al Comune affinchè un soggetto che volesse operare sul terreno limitrofo si faccia carico della bonifica.

IL NOSTRO CONTRIBUTO A UN'INFORMAZIONE VERITIERA E APPROFONDITA
Come sempre, Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda, Legambiente Seveso, Seveso Futura, Passione Civica per Cesano, Altra Bovisio, Comitato Ambiente Bovisio, Cittadini per Lentate aggiornano puntualmente e in modo esteso sui contenuti degli incontri del Tavolo e sullo stato della Bonifica nella sua completezza.
Preferiamo diffondere un'informazione dettagliata anziché ricorrere nell'immediato a sintesi incomplete, a titoli o annunci che spesso non riflettono la situazione reale.
In questo momento sono dunque premature e affrettate le comunicazioni a mezzo stampa ove si attribuiscono percentuali di "avvenuta bonifica" nelle aree sorgenti dei 6 lotti di Meda, Seveso e Cesano Maderno poichè è più realistico e veritiero affermare che in parecchie celle sarà necessario intervenire nuovamente, a volte sul Fondo Scavo in altri casi sulle Pareti per asportare il terreno che risulta ancora contaminato oltre i livelli dei valori costituenti l'obiettivo di bonifica e che si è ancora in attesa degli esiti ARPA sul contradditorio di collaudo per completare la classificazione e definire le aree che hanno o non hanno superato il collaudo di bonifica.
Insomma, una Bonifica ancora in itinere, con consistenti complicazioni e ben lontana dall'essere conclusa e con la soc. Autostrada Pedemontana Lombarda che deve essere continuamente attenzionata per ottenere i ragguagli necessari per monitorare la Bonifica e informare la cittadinanza.

Rassegna stampa.

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martedì 5 maggio 2026

1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA QUARTA PUNTATA: L'EVACUAZIONE DEI RESIDENTI, L'ARRIVO DEI MILITARI, LA MAPPATURA DELLE ZONE CONTAMINATE.

Una nuova puntata sul disastro Diossina dell'ICMESA di Meda, fabbrica del gruppo multinazionale svizzero Givaudan-Hoffman-La Roche.
Una puntata che è parte dell'impegno e del lavoro di ricerca di Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda basato su documenti e testi in suo possesso per ricostruire gli eventi affinchè si rinnovi, senza annacquarla, la Memoria di un disastro colpevole che ha segnato la collettività.

LA PRIMA DEFINIZIONE DELLE AREE PIÙ CONTAMINATE,  
LA DECISIONE DI EVACUARE LA POPOLAZIONE, L'ARRIVO DEI MILITARI.
Il 23 luglio 1976, dopo una riunione a Lugano, sulla base dei risultati delle analisi chimiche per definire le concentrazioni e la tipologia dei contaminanti ricaduti sul territorio circostante la fabbrica ICMESA e tenendo in considerazione anche i rapporti relativi ad altri incidenti avvenuti precedentemente in Inghilterra e in Germania, (ne abbiamo scritto qui) i responsabili dell'Icmesa, d'accordo con il Dottor Vaterlaus, responsabile dei laboratori di ricerca Givaudan, presentarono all'ufficiale sanitario le loro conclusioni e raccomandazioni, e, anche in questo caso, CERCARONO DI MINIMIZZARE scrivendo di quantità di esposizione inferiore a quelle di altri incidenti e di sintomi clinici moderati sempre rispetto a quelli di altri incidenti.
Suggerirono comunque, per evitare contatti con le sostanze tossiche fuoriuscite e favorire la decontaminazione, di procedere con l'evacuazione temporanea della zona interessata assicurando un rigoroso controllo per evitare il consumo di prodotti vegetali e mantenendo un programma di sorveglianza sanitaria.
Il 24 luglio, quattordici giorni dopo la fuoriuscita della nube tossica, la verifica incrociata delle analisi chimiche effettuate dalle strutture sanitarie italiane con quelle dei laboratori Givaudan, confermò una alta concentrazione di Diossina TCDD in un'area dalla fabbrica verso sud con una superficie di circa 15 ettari e una profondità di circa 750 metri. 
Sempre il 24 luglio con due rispettive ordinanze, i comuni di Seveso e Meda imposero, entro il successivo lunedì 26 luglio, l'evacuazione degli abitanti rientranti in quella che venne classificata come "zona A", la più contaminata e con un'estensione iniziale di circa 15 ettari, poi espansa a più riprese
I sindaci di Seveso Francesco Rocca e di Meda Fabrizio Malgrati vietarono altresì di asportare dalle abitazioni arredamenti e oggetti di qualsiasi genere e di portare con sé animali da cortile alla cui alimentazione avrebbe provveduto il personale degli uffici veterinari.
Oltre ad evacuare la popolazione, si decise di recintare la zona e vietarne l´accesso. 
Il 26 luglio 1976 per delimitare e isolare la Zona A, arrivò l'Esercito.
I militari, inizialmente senza particolari dispositivi di protezione individuale, stesero il filo spinato posizionando i cavalli di frisia per sbarrare l'accesso alle strade. 
Vennero successivamente richiamati anche per presidiare stabilmente e a sorvegliare con ronde armate per evitare che le persone evacuate tentassero di rientrare o che materiali contaminati venissero trafugati.

L'EVACUAZIONE DEI RESIDENTI
La prima evacuazione coinvolse 213 persone (176 di Seveso e 37 di Meda) che vennero alloggiate nell'allora residence Leonardo da Vinci di Bruzzano e al motel Agip di Assago.
L´Amministrazione Comunale versò ad ogni capo-famiglia la somma di L. 100.000 e L. 50.000 per ogni familiare a carico.
La Regione diede loro dei buoni benzina per andare al lavoro e un'assicurazione contro i furti per le case abbandonate.
L'Icmesa mise a disposizione 100 milioni di lire "per alleviare i disagi della popolazione"
Nell'immediato, per l'aggravarsi della situazione, il Comune di Seveso evacuò altre 19 persone, di cui 3 bambini, inviati presso la colonia medico-psico-pedagogica di Cannobbio.
Dopo il primo nucleo si rese subito necessario provvedere ad un'ulteriore evacuazione di 114 famiglie, corrispondenti a 398 persone, di cui 86 bambini poichè i risultati di altre analisi chimiche avevano ampliato la Zona "A", la cui profondità fu portata a circa 1600 metri.
A questo primo ampliamento ne seguì un altro con un aumento della profondità a 2200 metri e conseguente altra evacuazione. 
Complessivamente furono allontanate 736 persone (676 di Seveso e 60 di Meda) per un totale di 204 famiglie e la zona evacuata e recintata interessò una superficie di 108 ettari, con uno sviluppo perimetrale di 6 chilometri. 
Tra gli sfollati, soltanto quelli delle sub-zone A6 e A7, pari al 67% del totale, poterono tornare alle loro abitazioni alla fine del 1977 mentre 41 famiglie pari a circa 200 persone delle sub-zone da A1 ad A5, non tornarono nelle loro case d'origine perchè queste vennero abbattute e le abitazioni ricostruite altrove negli anni seguenti.
Rispetto alla effettiva localizzazione dei luoghi dove si erano depositati i composti tossici e alle aree sgomberate, venne deciso di applicare un criterio "ponderato" poichè si scelse di evacuare solo i nuclei a più elevato rischio, optando per il mantenimento in loco della popolazione dove l'inquinamento risultava inferiore a quello registrato nella zona A, esponendola comunque al rischio di entrare in contatto con la diossina. 
Addirittura l'intero nucleo delle "case Fanfani" a Seveso, sulla linea di demarcazione della zona A, non venne evacuato.
Una azienda agricola, 37 imprese artigiane, 10 esercizi commerciali e 3 industrie furono costrette a sospendere l´attività per un totale di 252 addetti. 
 
LA MAPPATURA DELLE AREE CONTAMINATE
Sulla base degli effetti tossici iniziali, della direzione prevalente del vento e delle analisi chimiche preliminari, nell'immediatezza e nei mesi successivi alla fuoriuscita degli inquinanti fu definita una prima mappa del territorio dove sì erano depositate le sostanze tossiche, suddividendo l'area colpita in tre zone, A, B, R, con grado di contaminazione del suolo decrescente.

I comuni che risultarono ricadere nella mappatura furono Meda, Seveso, Cesano Maderno, Bovisio Masciago e Desio, ma quello che subì gli effetti più gravi fu, senza alcun dubbio, Seveso.
Le analisi chimiche allora effettuate applicarono la metodologia di campionatura con l'estrazione di una "carota" di 7x7 cm di terreno, riportandone la concentrazione di diossina misurata a valori espressi in µg (microgrammi) su m2 (metro quadro) - µg/m2. 
La misurazione del deposito sullo strato superficiale del terreno si modificherà nel corso del tempo con lo sprofondamento del tossico laddove risulterà protetto dalla degradazione per effetto della luce, fattore rilevato nelle campagne del 1976, 1977 e 1979 salvo poi a volte riapparire in superficie per i ribaltamenti del terreno causati da arature programmate. 

Nella zona A, suddivisa in sottozone A1, A2, A3, A4, A5, A6, A7 e inizialmente anche con A8 a est della superstrada Milano-Meda, poi entrata a far parte della zona B,  i valori di contaminazione andavano da un minimo di 17,09 µg/m2 fino ad un massimo di 1227,91 µg/m2.  
Le sub-zone A6 e A7 furono successivamente declassate e aggregate alla "zona B".
Nella zona B le concentrazioni di diossina avevano valori tra un minimo di 5 µg/m2 e un massimo di 50 µg/m2.
La zona R registrava valori da un minimo di 0,75 µg/m2 e un massimo di 5 µg/m2.
I confini tra zona A e B erano fissati al limite dei 50 µg/m2 e tra B ed R al limite dei 5 µg/m2.
All'interno della zona B erano comunque presenti punti con valori più alti e disomogenei, assimilabili ad alcuni trovati nella zona A così per la zona R v'erano risultati analitici sparsi prossimi ai valori riscontrati nella zona B.
Secondo l'ufficialità, il quantitativo di Diossina TCDD dispersa, fu compresa tra 0,5-5 kg ma da stime successive si ipotizzò un quantitativo distribuito sul territorio di 5/8 volte superiore alle indicazioni ufficiali, comunque attorno ai 30 kg se non oltre. 

I LIMITI DELLA MAPPATURA
La rigidità con cui vennero mappate le zone contaminate si scontrò con delle evidenze macroscopiche che costituirono degli ostacoli per i gestori dell'emergenza su cui vennero attuate scelte dubbie o non condivisibili.
Di un'area densamente popolata di Seveso cui non fu applicata lo stesso approcio cautelativo dell'evacuazione abbiamo già scritto.
Anche l'attuale superstrada Milano-Meda, pressochè al centro della mappatura della contaminazione e allocata tra la zona A, la zona B e la R, per evidenti fattori economici e di collegamento non venne chiusa, diventando un asse di trasporto della diossina, movimentata dal passaggio degli automezzi.
Solo un blando avviso evidenziava la precauzione di tenere i finestrini chiusi a chi lì transitava.

LE MAPPE BIOLOGICHE
Uno degli elementi che non venne preso in adeguata considerazione fu quello dell'interpolazione delle mappe per valutare sia il livello di contaminazione chimica sia la moria di animali nonchè i casi di cloracne/dermolesioni.
Gli indicatori biologici di esposizione al tossico, avrebbero dovuto essere correlati con le mappe chimiche al fine di individuare gruppi di popolazione omogenea per rischio e consentire ulteriori analisi chimiche d'approfondimento.
Fu questa un'osservazione avanzata dagli appartenenti al Comitato Tecnico Scientifico Popolare, (di cui scriveremo ancora prossimamente) organismo di base che vedeva la collaborazione tra strutture sindacali (consiglio di Fabbrica ICMESA compreso), tecnici, chimici, medici, studiosi e attivisti, la cui espressione era riportata anche dalla rivista SAPERE, diretta da Giulio Maccaccaro, purtroppo deceduto il 15-1-1977.

Continua.
 
Puntate pubblicate in precedenza:

4) 1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA TERZA PUNTATA: 10 LUGLIO 1976 LA DIOSSINA DELL'ICMESA CONTAMINA IL TERRITORIO, POI IL SILENZIO DELLA MULTINAZIONALE, LA MORIA DI ANIMALI, LA CLORACNE.

3)  1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA SECONDA PUNTATA: L'ICMESA AVVIA LA PRODUZIONE DI TRICLOROFENOLO CON PROCESSO E IMPIANTO INSICURI

2) 1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA PRIMA PUNTATA: L'ICMESA DI MEDA INQUINÒ IL TERRITORIO SIN DAL SUO INSEDIAMENTO

1) PREMESSA 1976-2026: IL 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA NON PUÒ ESSERE SOLO CELEBRATIVO MA DEVE ESSERE MEMORIA VIVA E VERITIERA.

martedì 28 aprile 2026

PEDEMONTANA: A MACHERIO L'AMMINISTRAZIONE AFFOSSA LA COMPENSAZIONE AMBIENTALE PL24 E DECIDE DI FRAMMENTARE GLI INTERVENTI

A Macherio, durante il Consiglio Comunale del 23-4-2026, l'amministrazione di Franco Redaelli ha comunicato e deciso di non dare seguito al Progetto Locale 24 di Compensazione Ambientale sull’area di Bareggia – via Edison nella configurazione proposta nel Masterplan 2009, apprestandosi a siglare con la soc. Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) un Protocollo d'Intesa su una differente proposta progettuale.
A questa decisione s'è opposta la Lista Progetto Macherio. 
Con alcune giustificazioni, molte delle quali confutabili, l'amministrazione ha scelto di affossare il progetto costituito da un' unico intervento da cui, purtroppo e colpevolmente per non averne compreso la portata unitaria s'era già sfilato il comune di Lissone.

Sinistra e Ambiente-Impulsi, insieme con Legambiente Seveso, il Comitato per l'ampliamento del Parco Brianza Centrale e il coordinamento Osservatorio PTCP di MB avevano cercato di interloquire con il sindaco Redaelli  consigliandogli di valutare l'importanza e l'efficacia dell'impianto originario del PL24 per la sua unicità quale Compensazione di sistema su di un'area importante e chiedendogli altresì di non prendere decisioni affrettate e avventate in direzione differente, scegliendo comunque di utilizzare i fondi disponibili per le acquisizioni delle aree utili per concretizzare il PL24 e successive ulteriori ricerche di fondi per le azioni di ingegneria ambientale necessarie.
Purtroppo quel che temevamo si è avverato e Macherio ha scelto di trasferire la cifra accordata per la Compensazione Ambientale PL24 pari a 1,762 milioni di euro, spalmandola su ben 5 interventi frazionati, non contigui, sparsi sul suo territorio e con caratteristiche più da miglioria urbana che da creazione di spazi verdi ecosistemici.

Nella relazione tecnica, presentata dal Comune, sono stati identificate le 5 aree con le caratteristiche di massima degli interventi:
1. Belvedere - Parco regionale della Valle del Lambro con Riforestazione, orienteering e sicurezza stradale per ciclisti e pedoni
2. Area del Cimitero con rifacimento dei percorsi nelle zone soggette ad allagamento e di manutenzione straordinaria del bosco.
3. Parco di via Donizzetti con installazione sull’area sud di attrezzature per gli adolescenti.
4. Area della Chiesetta delle Torrette – Fraz. Bareggia con realizzazione di una piazza e un'area a verde in corrispondenza della Chiesetta
5. Via Milano con l’istituzione di un senso unico e la trasformazione della strada in un’area a proprietà pedonale, demolendo i marciapiedi esistenti e ricostruendo marciapiedi in calcestre.

Interventi lontani dall'obiettivo di costruire nuova naturalità di sistema.
Macherio, dopo iniziali incertezze, ha scelto la strada peggiore cioè quella di frammentare gli interventi sul suo territorio comunale su superfici scollegate. 
Questa scelta inficia lo scopo e l'obiettivo originale delle Compensazioni Ambientali per ricucire parzialmente un territorio devastato dall'autostrada Pedemontana Lombarda. 
Anche dinanzi al disastro conseguente alla realizzazione dell'infrastruttura, l'amministrazione ha scelto una logica d'intervento minimale che non consentirà di realizzare una progettazione ambientale compatta e significativa. 
Tristezza infinita nel verificare che alcune amministrazioni sono ben lontane dallo spendersi efficacemente per preservare il proprio territorio.
Al disastro causato dalla costruzione dell'infrastruttura  rischia di sommarsi ora il disastro di interventi snaturati rispetto agli originali obiettivi ambientali del condivisibile  Masterplan del 2009 che impostava un tentativo di ricucitura del territorio con interventi significativi e di qualità.

Sotto, la relazione con la localizzazione delle 5 compensazioni frammentate e distribuite sul territorio del Comune di Macherio. 

venerdì 24 aprile 2026

MEDA FA UN PASSO PER L'ADESIONE AL FUTURO PARCO REGIONALE DEL SEVESO DEL VILLORESI E DELLA BRIANZA CENTRALE (GIÀ GRUBRIA) INCLUDENDO ANCHE AREE PROPOSTE DA SINISTRA E AMBIENTE-IMPULSI

Da tempo il gruppo Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda chiedeva che le ultime aree libere rimaste nel quartire Polo - Meda Sud delimitate dalla via Po e dalla ferrovia Milano-Como-Chiasso venissero preservate e tutelate con il loro inserimento nel Parco Sovraccomunale Grugnotorto-Villoresi-Brianza Centrale (GruBria).
Lo avevamo fatto una prima volta nel  2014 con la giunta di Caimi e a seguire nel 2019 con l'amministrazione Santambrogio, ripropronendo successivamente la richiesta.
Ora, a distanza di anni, questa proposta comincia a muovere i primi passi poichè condivisa dal sindaco Luca Santambrogio e dalla sua maggioranza.
L'iniziativa di costituzione del nuovo Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale formato dal PLIS GruBria ed esteso ad altri Comuni può portare a compimento questa aspirazione.

Con l'atto d'indirizzo "Richiesta di istituzione e adesione al Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale" discusso e approvato a Meda nel Consiglio Comunale del 23-4-2026 con 14 voti favorevoli (maggioranza + PD e Cons. Proserpio a nome della Coalizione comprendente Sinistra e Ambiente-Impulsi) e un'astensione incomprensibile (Polo Civico), anche il Comune di Meda ha infatti deciso di promuovere e far parte di questo Parco Regionale identificando e proponendo l'inserimento di una serie di superfici libere che si sommeranno a quelle dell'attuale PLIS GruBria.

Oltre alle aree di Meda Sud da noi identificate, purtroppo in riduzione rispetto all'origine poichè nel frattempo vi sono state edificazioni, la cartografia include il Parco Beretta Molla, e l'area libera di via Tre Venezie-Carnia sempre a Meda Sud, l'alveo del torrente Certesa/Tarò, l'Ambito di Connessione Ecologica (ACE) della Valle dei Mulini dove sarà realizzata la Compensazione Ambientale (ora Misura Compensativa MC15) di Pedemontana, il pratone di via Trieste e quello di via Indipendenza, superfici quest'ultime da acquisire a mezzo perequazione e inserite, come da noi chiesto, anche nelle acquisizioni possibili utilizzando i fondi di Pedemontana definiti nella prescrizione 51 del CIPESS per la qualità ambientale.
Vengono inclusi anche gli Orti Condivisi di via Libertà con la porzione boscata che verrà ceduta dalla Movilbeton secondo l'intesa del piano attuativo e il Parco 75° CAI Meda Mario Terraneo in via Fermi/Cialdini, il sedime della progettata ciclabile Milano-Meda, peraltro probabilmente finanziata solo nella breve porzione medese e alcune superfici di arredo urbano lungo il suo tracciato 

Inserimenti di Meda nel Parco Regionale del Seveso, del Villoresi, della Brianza Centrale. Cliccare sopra per ingrandire

Come mostra la cartografia, si tratta di zone libere residue, alcune di piccole dimensioni, completamente inurbate e non contigue.
Fuori dalla parte collinare boscata costituita dalla Brughiera medese, per fortuna parte del Parco Regionale Groane-Brughiera, ben poco rimane libero dall'edificato e rarissimi sono i lembi di territorio scampati ad una urbanizzazione indiscriminata che ha coperto con cemento e asfalto quelli che un tempo erano campi e zone agricole.
Il territorio per il quale si avvierà l'iter costitutivo del Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale  comprenderà il PLIS GruBria che si estende su oltre 2.000 ettari nei Comuni di Paderno Dugnano, Bovisio Masciago, Cusano Milanino, Desio, Lissone, Muggiò, Nova Milanese, Seregno, Varedo e si amplierà con le superfici definite con l'ingresso di Meda, Cesano Maderno e Giussano e con l'inclusione di alcune aree spondali del fiume Seveso.

 
La configurazione complessiva sarà quella riportata nella specifica cartografia sotto riportata.
 
É ancora lungo il cammino da percorrere affinchè gli spazi liberi rimasti nella conurbazione della Brianza centrale possano assumere una configurazione ampia e pregiata con la rinascita e ricostruzione di piccoli e preziosi ecosistemi naturali e il fiume Seveso e i suoi affluenti siano gestiti e recuperati quali parti vive del territorio.
Il Bosco delle Querce di Seveso e Meda deve far parte di questo progetto, sia per il significato e la Memoria che ricopre sia perchè esempio di buon intervento d'ingegneria ambientale. 
Miope la scelta dell'amministrazione sevesina di Alessia Borroni di chiamarsi fuori, rivendicando una "proprietà gestionale" sul polmone verde che comunque nessuno avrebbe messo in discussione.
Noi, come Ambientalisti, continueremo ad occuparcene.