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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

giovedì 5 novembre 2026

IL 28-10-2026 IL DISASTRO DIOSSINA DELL'ICMESA HA INCONTRATO LA MEMORIA E L'ATTIVISMO DI MANFREDONIA

Dopo quella del 4-7-026 e del 23-9-026, il 28 ottobre 2026 s'è tenuta a Meda la terza iniziativa pubblica proposta ed organizzata dal coordinamento Insieme per la Memoria e il Futuro del Bosco delle Querce con il patrocinio del Comune di Meda e della Fondazione Comunità Monza e Brianza.

Un'iniziativa nell'ambito del 50° anniversario del Disastro diossina dell'ICMESA che ha accumunato due Disastri Colpevoli: quello della Diossina del 10 luglio 1976 su una parte della Brianza e il disastro continuato generato a Manfredonia dall'ANIC-ENI a partire dal 26 ottobre 1976, data della fuoriuscita di arsenico dai suoi impianti ma continuato poi con gli sversamenti a mare di Sali Sodici e Fenoli, con le successive fughe di ammoniaca, l'annunciato arrivo della nave dei veleni Deep Sea Carrier, la volontà di realizzare un inceneritore.

Alla serata era presente la delegazione Istituzionale del Comune di Manfredonia con la ViceSindaca Cecilia Simone e l'Assessora all'Ambiente Maria Rita Valentino che nell'introduzione della serata hanno interloquito con il Sindaco di Meda Luca Santambrogio, ravvisando l'importanza di questi momenti di Memoria. 

L'Assessora Maria Rita Valentino e la Vicesindaca di Manfredonia Cecilia Simone con il Sindaco di Meda Luca Santambrogio

Alberto Colombo, volto noto dell'ambientalismo medese, è partito dalla ricostruzione dei due disastri tracciando il parallelismo ed evidenziandone similitudini e differenze.

Alberto Colombo illustra i disastri colpevoli della Diossina dell'ICMESA e dell'Arsenico dell'ANIC-ENI su Manfredonia

Similitudini che iniziano con le facilitazioni concesse alle due società per insediarsi, l'ICMESA a Meda e l'ANIC-ENI a Monte S. Angelo - distante 18 km dalla fabbrica ma a 500 mt dal confine comunale con Manfredonia - e proseguono con la logica del profitto ad ogni costo e con la produzione di composti chimici pericolosi senza un'adeguata impiantistica atta a garantire la sicurezza. 
ICMESA (gruppo Givaudan-hoffman-La Roche) e ANIC/ENI (azienda a partecipazione statale) non tenevano conto nè della tutela dell'Ambiente poichè vi scaricavano i residui tossici delle lavorazioni nè della salute dei lavoratori e dei cittadini. 
Si giunse in entrambi i casi a minimizzare e a negare informazioni, preziose al fine di evitare o limitare l'esposizione della popolazione, anche dopo gli eventi che causarono contaminazione da diossina per l'ICMESA e di Arsenico per l'ANIC-ENI.
Colombo ha evidenziato le differenze tra un Sindacato che dal disastro Diossina seppe da subito porre la necessità della Conoscenza e di una lotta, portata fuori dalla fabbrica, contro gli impianti pericolosi e nocivi, aderendo al Comitato Tecnico Scientifico Popolare e divenendo parte di un soggetto che faceva controinformazione e diffondeva sapere, mentre all'ANIC il Sindacato si arroccò sulla continuità produttiva e in difesa del posto di lavoro entrando ben presto in contrasto con la popolazione che invece raggiunse la consapevolezza dell'incompatibilità della presenza dell'ANIC.
ANIC che con il favore della Regione Puglia ma non del Comune di Manfredonia voleva creare lì come a Seveso un forno inceneritore per trattare i rifiuti tossico nocivi. 
Inceneritori che sia a Seveso sia a Manfredonia avrebbero costituito un polo perenne di smaltimento dei rifiuti industriali provenienti da tutte le Regioni ma che furono rifiutati dalla popolazione con una ferma opposizione in entrambi i luoghi,
Il movimento portò nelle piazze migliaia di persone tanto da far recedere le istituzioni dalla volontà realizzativa dell'impianto d'incenerimento a Seveso come a Manfredonia. 
La nutrita partecipazione alle proteste a Manfredonia fu anche scatenata dall'annunciato arrivo della "nave dei veleni", la Deep Sea Carrier. 
Una mobilitazione con uno sciopero generale cittadino, con l'occupazione della piazza principale per un lungo periodo e cortei  con 40.000 persone e con una volontà di lotta che si consolidò nel tempo, mentre a Seveso gli indennizzi e le azioni di Regione Lombardia e dell'Ufficio Speciale smorzarono l'attivismo, anche per l'incapacità del Comitato di farsi comprendere dal tessuto sociale.
Resta la Memoria di questi due drammi, resta a Meda e a Seveso un Bosco delle Querce su cui incombe la criticità e l'invasività dell'Autostrada Pedemontana Lombarda così come a Manfredonia e a Monte S. Angelo resta un Sito di Interesse Nazionale (SIN) con una Bonifica da completare e con sostanze tossiche arrivate ad inquinare la falda e il mare. 
Sotto le slide della relazione di Alberto Colombo.

Maurizio Portaluri, medico e aderente a Medicina Democratica, ha raccontato del suo rapporto e del suo lavoro con Nicola Lovecchio, operaio dell'ANIC-ENI che contrasse una malattia lavorando nel magazzino insacco del petrolchimico.
Nicola Lovecchio supportò Portaluri nella raccolta di documentazione sui colleghi ammalati prima di morire lui stesso di tumore.

Il dott. Maurizio Portaluri racconta della vertenza di Nicola Lovecchio
Insieme, Portaluri e Lovecchio, con il sostegno e la consulenza di Luigi Mara, costruirono un esposto alla Procura cui si unirono altri lavoratori anch'essi minati nella salute.
L'esposto consentì l'apertura di un inchiesta da parte della Procura della Repubblica e un successivo processo ad una serie di dirigenti dell'ANIC-ENI, accusati a vario titolo di disastro colposo e di 17 omicidi colposi. 
Purtroppo il gruppo dirigente dell'ANIC-ENI non pagò penalmente per le sue responsabilità poichè venne assolto dalle accuse. 
Vennero accordati solo parziali indennizzi monetari in sede di tribunale civile ai ricorrenti e ai famigliari di chi nel frattempo era deceduto

Una slide di Portaluri che descrive il suo operare per raccogliere i casi utili per il processo all'ANIC-ENI

Quel lavoro servì comunque a far partire, anche se in ritardo, un monitoraggio epidemiologico sugli occupati risultati esposti all'arsenico.
I risultati mostrarono un incremento dei fattori d'incidenza e del rischio di mortalità per tumore del polmone e tumore degli organi respiratori e intratoracici.

Una slide di Portaluri che illustra i risultati dell'indagine epidemiologica

Giulia Malavasi, storica, sul dramma di Manfredonia ha scritto un libro "Manfredonia. Storia di una catastrofe continuata".
Un testo completo, ricco di testimonianze che ci è stato utilissimo per ricostruire la storia del disastro.
La sua ricerca storica nasce nel contesto del lavoro sul territorio condotto da Epidemiologia e Prevenzione ETS che ha promosso un progetto di epidemiologia partecipata: Ambiente Salute a Manfredonia coordinato dal dott Biggeri.

Giulia Malavasi
La giovane storica ha ricostruito la vicenda di Manfredonia con moltissime interviste utilizzate come fonti orali al punto che ora sente di appartenere a sua volta a questa comunità. 
La sua ricostruzione ha evidenziato la responsabilità grave dell'ANIC poi ENICHEM nella sottovalutazione dei rischi e nella mancata formazione dei lavoratori, arrivando fino ai giorni nostri con gli esiti del monitoraggio che mostra l'impatto negativo sulla salute e sull'ambiente.
Impatto che ancora si fa sentire nonostante il passare degli anni e delle generazioni.
 
Giustizia Sospesa a Manfredonia
Ha rimarcato come la sentenza assolutoria del Tribunale nei confronti dell'ANIC-ENI costituisca una sorta di "Giustizia Sospesa" e come l'intera comunità sia stata per decenni sottoposta al ricatto "Lavoro in cambio di Veleno". 
L'intervento della Malavasi s'è concluso con un appello all'attenzione ai territori, alla trasparenza delle informazioni e alla cura che previene il danno ambientale. 
A Manfredonia la ricerca condotta ha visto la partecipazione congiunta della comunità locale e delle istituzioni della città, con la nascita della Casa della Salute e dell'Ambiente che oggi è un presidio permanente di ricerca e di attenzione su questi temi, nonché segno e possibilità di condivisione alla conoscenza e alle decisioni da parte della cittadinanza.
Sotto le slide della relazione di Giulia Malavasi.
 

Lorenza Moretti è una giovane ricercatrice, dottoranda in storia all’Università di Roma.

Lorenza Moretti

Lorenza ha incontrato Rosa Porcu e le altre attiviste nell’ambito di una ricerca sul protagonismo femminile nella cura del territorio e dell’ambiente. 
Fedele alla promessa fatta a Rosa, ha “restituito” il sapere che ha ricevuto impegnandosi a creare un legame tra le donne intervistate a Manfredonia e le donne intervistate a Seveso. 
La serata del 28-10-026 a Meda è nata anche da questa cura e dall’adempimento di questa promessa. 
In particolare Lorenza Moretti ha sottolineato come Manfredonia e Seveso siano accomunate da una attenzione, tutt’altro che scontata, alla dimensione della Memoria.

Rosa Porcu, oltre a essere la prima e attuale presidente della Casa della Salute e dell'Ambiente di Manfredonia è  stata anche una delle più importanti protagoniste della politica locale della città, a partire dagli anni del disastro e dell’attivazione della piazza, quando più di 40.000 donne e uomini chiesero insieme a gran voce il cambiamento delle politiche ambientali e, di conseguenza, la chiusura delle dannose attività produttive dell'ANIC poi ENICHEM.

Rosa Porcu durante il suo appassionato intervento il 28-10-026 a Meda

Importante è stato il suo approfondimento sul ruolo delle donne nella città e nella lotta: le donne si costituirono in un vero e proprio movimento (Movimento Cittadino "Donne" di Manfredonia) vivendo insieme la piazza principale della città e trasformando la protesta in una occasione di apprendimento e di cultura del cambiamento, la cosiddetta Università in Piazza.

La sentenza della Corte Europea
Rosa ha raccontato come queste donne presero distanza anche da forme di protesta distruttiva e seguirono la strada della ricerca di relazioni con altre donne, tra cui alcune parlamentari – in modo trasversale rispetto alle appartenenze partitiche.
Con questo metodo arrivarono fino alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) ottenendo un importante risultato con lo Stato italiano costretto a un risarcimento simbolico del danno alla salute e all'ambiente arrecato a Manfredonia (la sentenza è pubblicata ne "La Capitanata" n. 13).
Il 19 febbraio 1998, la Corte stabilì infatti che lo Stato italiano aveva violato l'articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo avendo negato o ostacolato un tempestivo accesso alle informazioni sui rischi ambientali e sanitari derivanti dall'attività industriale dell'ANIC-ENI.
Il Risarcimento ottenuto venne per buona parte devoluto per sostenere le attività  della Casa della Salute e dell'Ambiente.

Emanuela Macelloni, sociologa e sevesina, ha sottolineato che le realtà di cittadinanza attiva di Manfredonia e Seveso/Meda sono contrassegnate da una politica del fare, radicata nelle esperienze, in ciò che v'era a disposizione.

A sx Emanuela Macelloni

Manfredonia ha radicato la propria azione nel sapere con un centro sulla vita e sul futuro alla portata di tutti, perché questo divenisse sguardo ma anche pratica verso un futuro diverso. 
Così ha fatto anche Seveso con le sue pratiche socio-ecologiche, narrando di una nuova prospettiva di relazione tra ambiente ed essere umano proprio in termini di generatività e di protezione della vita e del futuro.
Questo accomuna, pur nella diversità, le storie dei due territori.

Beatrice Oleari di FARE
Emanuela Macelloni ha voluto esprimere apprezzamento per l'attività dell'Associazione FARE Arte di Meda che ha dato un supporto importante nel diffondere maggiore consapevolezza rispetto all'eredità del lavorio dei gruppi ambientalisti di Meda e Seveso.
Beatrice Oleari, responsabile del progetto Insieme per il Bosco, attivo dal 2022, ha fatto emergere come l’arte nelle sue diverse forme riesca a volte a rompere barriere laddove la pratica politica ha difficoltà.
Una evoluzione che la storia di Seveso e Meda ha generato e che è stata applicata nel progetto.
Pubblico e foto relatori e Amministratori di Manfredonia e Meda

Il "gemellaggio" con Manfredonia è proseguito il 29-10-2026 con una visita guidata al Bosco delle Querce e con l'illustrazione alla delegazione di Manfredonia da parte di INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE della Storia di questo polmone verde e delle criticità, del disboscamento su due ettari e della limitazione dell'ampliamento causati dal passaggio dell'autostrada Pedemontana Lombarda.


Testo curato dal coordinamento 
INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE

sabato 31 ottobre 2026

BONIFICA DA DIOSSINA, COMPENSAZIONI AMBIENTALI, DEPOSITI TERRA, EXTRACOSTI, PRESTITI, CRONOPROGRAMMA: PEDEMONTANA SVICOLA SUGLI APPROFONDIMENTI CHIESTI DA GRUPPI AMBIENTALISTI E LISTE CIVICHE DELLE TRATTE B2 E C

Riguardo l'Autostrada Pedemontana Lombarda e le criticità connesse, Legambiente circolo “Laura Conti” Seveso, Legambiente circolo Gaia Usmate Velate, Immagina Arcore, No Pedemontana di Lesmo, Comitato Ambiente Bovisio Masciago, Sinistra e Ambiente – Impulsi Meda, Seveso Futura, Passione Civica per Cesano Maderno, Altra Bovisio Masciago, Brianza Centrale,  gruppi ambientalisti e liste civiche delle tratte B2 e C hanno scritto collegialmente due note separate con richieste specifiche.

SULLA BONIFICA DA DIOSSINA

La nota del 5-10-2026 è stata inviata alla soc Auostrada Pedemontana Lombarda (APL), ad ARPA, al Dipartimento Ambiente di Regione Lombardia, a CAL, a Pedelombarda Nuova e ai sindaci della tratta B2 di Seveso, Meda, Cesano Maderno, Bovisio Masciago, Barlassina, Lentate sul Seveso, chiedendo la convocazione del Tavolo Permanente sui Lavori di Bonifica il cui ultimo incontro risale al 6 maggio 2026 cui è seguita una comunicazione scritta d'aggiornamento del 22-7-026, sempre su sollecitazione di ambientalisti e gruppi civici.

La convocazione del Tavolo è per i gruppi che ne fanno parte, importante per mantenere un monitoraggio costante con notizie di dettaglio sul proseguio degli interventi, sulle analisi chimiche in contradditorio con ARPA nelle celle che non hanno raggiunto gli obiettivi di bonifica e sul destino delle terre delle scarifiche supplementari su queste superfici.

La nota di ambientalisti e gruppi civici del 5-10-026 che chiede la convocazione del Tavolo Permanente sui Lavori di Bonifica
Nella sua risposta, Pedemontana ritiene inutile convocare ora il Tavolo Permanente, dando soltanto alcuni elementi parziali e superficiali, insufficienti a comprendere nei dettagli la situazione nei lotti di bonifica.
Sulle celle che non hanno raggiunto l'obiettivo di bonifica e sono state sottoposte a nuovi e ulteriori scavi, Pedemontana non ci ha fornito alcun dato di aggiornamento riguardante le analisi chimiche di caratterizzazione del terreno contaminato quale rifiuto ne tantomeno dove sia stata conferito una volta asportato.

Nemmeno i risultati dei rapporti delle analisi chimiche in contradditorio con ARPA sugli scavi di approfondimenti sono stati esplicitati direttamente come da noi richiesto, rimandando a quanto viene pubblicato sul sito di Pedemontana che risulta aggiornato al 30-9-2026 e la cui verifica ci costringerà ad un complicato lavoro di ricostruzione rispetto al pregresso.

Unici elementi resi disponibili quelli di una generica e poco chiara tabella (vedi sopra nella lettera di risposta) dove sono evidenziati i volumi di terreno lavorati e asportati in ogni lotto di bonifica senza particolari specifiche e la cartografia con legenda che dà una visione di massima sullo stato della Bonifica e che comunque proponiamo suddividendola per lotti.

 

Per l'ennesima volta la soc. Autostrada Pedemontana Lombarda non vuole prendere atto e riconoscere il ruolo e il lavoro dei gruppi ambientalisti e delle liste civiche quali soggetti attivi del Tavolo con un evidente atteggiamento di indisponibilità verso le legittime richieste avanzate.

SULLE COMPENSAZIONI AMBIENTALI, I DEPOSITI TERRE, GLI EXTRACOSTI, L'EROGAZIONE DEI PRESTITI 

La seconda nota del 10-10-2026 era indirizzata alla sola società Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) per concordare un incontro specifico sulle Compensazioni Ambientali delle tratte B2 e C, sullo stato dei depositi terre e sui piani di ripristino nonchè un approfondimento rispetto agli extracosti, alle tranche dei prestiti, al cronoprogramma.

La nota a Pedemontana dei gruppi delle Tratte B2 e C per un incontro sul Compensazioni Ambientali, i depositi terra, extracosti, erogazione dei prestiti, cronoprogramma.
In questo  Pedemontana non s'è resa disponibile per un incontro specifico e la sua risposta è stata quantomai lapidaria, suggerendoci di rivolgerci alle amministrazioni comunali per avere gli aggiornamenti e i dettagli sulle Compensazioni ambientali ed evitando in toto di dare informazioni sugli altri punti.

La risposta di Pedemontana alla richiesta di incontro specifico su Compensazioni ambientali, Depositi Terra, Extracosti, erogazione prestiti, cronoprogramma variato 

Dal riscontro di Pedemontana, oltre ad un elenco delle Compensazioni viabilistiche sinora trattate, tra quelle di qualità ambientale è citato il solo "ponte verde" a Seveso mentre non sono contemplati altri interventi riguardanti il Comune di Meda e sono riassunte sommarie e insufficienti  informazioni, per buona parte già conosciute,  sull'iter delle Compensazioni Ambientali ovvero:

 •    Sulle tratte B2 e C le compensazion ambientali sono complessivamente 15, per un valore pari a 30,5 milioni di euro.
•    il C.d.A di Autostrada Pedemontana Lombarda, con deliberazioni del 25 ottobre 2023 e del 17 giugno 2024,  ha autorizzato l'erogazione di 3,8 milioni di euro alle Amministrazioni comunali delle tratte B2 e C, quale anticipazione per la progettazione degli interventi compensativi. L'erogazione delle somme è subordinata alla sottoscrizione di uno specifico Protocollo di Intesa.
•    Al 30 settembre 2026 sono stati sottoscritti Protocolli di Intesa con i Comuni di Barlassina, Biassono, Bovisio Masciago, Cesano Maderno, Lentate sul Seveso, Lissone, Meda, Seveso e Vimercate.
• Risultano approvati i Progetti di Fattibilità Tecnico-Economica (PFTE) dei Comuni di Biassono, Lissone e Vimercate, mentre per il Comune di Cesano Maderno è già stato rilasciato il nulla osta al Progetto Esecutivo del primo lotto, per la realizzazione della Piazza Verde di via Molinello.

Mancano totalmente delucidazioni appropriate rispetto alle altre richieste avanzate dai gruppi ambientalisti e delle liste civiche poichè non v'è:

NULLA SULLA CONFIGURAZIONE DELLE COMPENSAZIONI AMBIENTALI CONCORDATI CON LE AMMINISTRAZIONI;

NULLA SUGLI INTERVENTI DI QUALITA AMBIENTALE CHIESTI DA ALCUNE AMMINISTRAZIONI DA REALIZZARE CON I FONDI DELLA PRESCRIZIONE 51 DEL CIPESS; 

NULLA SULLA RICHIESTA DI INFORMAZIONI RELATIVAMENTE AI DEPOSITI TERRA E AI PIANI PER IL LORO RIPRISTINO;

NULLA SULLA GESTIONE DEGLI EXTRACOSTI E SULL'EROGAZIONE DELLE TRANCHE DEI PRESTITI CON LA BANCA EUROPEA INVESTIMENTI (BEI) E LA CASSA DEPOSITI E PRESTITI (CDP);

NULLA SULLE TEMPISTICHE E I CRONOPROGRAMMI RIVISTI.

La mancanza di trasparenza e di confronto da parte di Pedemontana è un fattore che si ripete da tempo, unitamente alla sua voluta scelta nel fornire informazioni sommarie.
Ancora una volta non mancheremo al nostro ruolo di alzare la voce per difendere il diritto di informazione su un’infrastruttura inutile, invasiva e che il nostro territorio sta subendo.

Sulla base dei dettagli sopra riportati, i gruppi Ambientalisti e le liste civiche delle tratte B2 e C hanno redatto un Comunicato Stampa inviato ai media e ai Sindaci dei Comuni interessati.
 
 
Rassegna stampa:
 
Su MonzaToday del 4-11-026:   
 
Sul Cittadino on line del 5-11-026:

venerdì 23 ottobre 2026

1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA UNDICESIMA PUNTATA: IL BOSCO DELLE QUERCE


Ultima puntata (ma forse anche no se altro materiale o altri aspetti risultassero interessanti per la divulgazione) curata da Sinistra e Ambiente di Meda per ricostruire gli anni e le vicende drammatiche del disastro Diossina dell'ICMESA di Meda, fabbrica del gruppo multinazionale svizzero Givaudan-Hoffman-La Roche.
Questa volta racconteremo con dovizia di particolari la creazione del Bosco delle Querce di Seveso e Meda, luogo Simbolo legato indissolubilmente a quei tragici eventi. 
Luogo che una serie di gruppi ambientalisti di Seveso e Meda hanno a cuore e monitorano con passione.

LE ORIGINI DI UNA SCELTA
Dopo le partecipate manifestazioni del 1977 dove gli abitanti, i gruppi e i Comitati  dei Comuni colpiti dalla Diossina TCDD, con Seveso in prima fila, si espressero contro la realizzazione di un forno inceneritore per distruggere il materiale contaminato, Regione Lombardia rinunciò al contestato progetto.
Ne abbiamo scritto su: 1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA QUINTA PUNTATA: LE COMMISSIONI ISTITUZIONALI, I LAVORATORI E LA VERTENZA SULLA SALUTE E LA CONOSCENZA, L'OPPOSIZIONE ALL'IPOTESI FORNO INCENERITORE E LE MOBILITAZIONI POPOLARI.

Si scelse allora lo stoccaggio in loco e tra il 1981 e il 1984 vennero realizzate due vasche impermeabilizzate, una a Meda di 80.000 m3 e una a Seveso di 200.000 m3 dove venne allocato il materiale contaminato costituito da macerie delle case abbattute, terreno decorticato, asfalto asportato, animali morti, vegetazione e il reattore dell'ICMESA, racchiuso in un sarcofago di cemento. 
Ne abbiamo scritto in:  1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA SESTA PUNTATA: LA BONIFICA E LE SUE CRITICITÀ, LE DUE VASCHE DI CONTENIMENTO .

GLI INTERVENTI PER LA GENERAZIONE DEL BOSCO DELLE QUERCE DI SEVESO E MEDA
Sempre sulla spinta dei movimenti cittadini, Regione Lombardia opto anche per un intervento di ingegneria ambientale per rimboschire i terreni della zona A, quella a più alto livello di inquinamento da TCDD dove il terreno era stato asportato e le case lì presenti abbattute.
La progettazione iniziò nel 1983 nelle sottozone da A1 a A5 in cui era suddivisa la zona A e le prime 
attività cominciarono nel 1984.
L'area su cui si andò ad operare, pari a 7,81 ettari in comune di Meda e a 34,95 ettari nel comune di Seveso per in totale di 42,76 ettari, era spoglia, senza più alcuna vegetazione fatto salvo un solo Pioppo che aveva resistito ai composti tossici presenti nella nube e che era stato risparmiato dai tagli.
La prima necessità fu quella di ricostruire il terreno di cultura, lo strato fertile, che era stato asportato in quanto contaminato.

L'area del Bosco delle Querce come appariva dopo la decorticazione con terreno già conferito nelle 2 vasche di Seveso e Meda

Per questo si utilizzarono soprassuoli vegetali provenienti dalla Brianza anche da luoghi distanti fra loro e per questo con proprietà chimico -fisiche differenti.

Piantumazione negli anni '80
Per accelerare la costruzione ambientale del luogo, si impiantarono inizialmente specie arboree di veloce attecchimento.
Complessivamente furono messe a dimora querce indigene, aceri, carpini, pini silvestri, tigli, salici, betulle, pioppi nero e bianco, frassini, ornielli mentre per quelle arbustive si opto per biancospino, ginestra, viburno, ginepro, rosa canina a altri cespugli.
L'obiettivo era la creazione- poi riuscita- di un Querco-Carpineto tipico della Pianura lombarda.
Si cercò di creare una distribuzione vegetale uniforme e vennero escluse dalla piantumazione le superfici sopra le due vasche per la limitata profondità del terreno di riporto e per preservare l'integrità della copertura superiore non appesantendola.
Furono lì pertanto utilizzate solo essenze arbustive laddove consentito.
Nel complesso, circa 5.000 piante arboree e 6.000 arbustive, vennero messe a dimora.
Il terreno di coltivo portato nelle aree scarificate proveniva da luoghi diversi e aveva valori di PH differenziati, fattore che causò una moria significativa di querce.
La situazione del PH del suolo del Bosco delle Querce nel 1991
Si dovette pertanto intervenire con riporti di ulteriore terreno, forti concimazioni letamiche, drenaggi e robuste irrigazioni.
Censimenti arborei degli alberi e degli arbusti nel Bosco delle Querce nel corso degli anni
Negli anni successivi, altri alberi vennero messi a dimora e il monitoraggio del 1998 già censiva quasi 22.000 alberi e 24.000 arbusti di cui molti per germinazione naturale.
Successivamente si passò al consolidamento e alla gestione ordinaria del patrimonio forestale presente, con la realizzazione da parte dell’ERSAF di uno stagno all’interno dell’allora area naturalistica.
A partire dal 2002, la flora e la fauna del sottobosco fu potenziata e riqualificata con un intervento dedicato, promosso dalla Regione Lombardia ed eseguito a cura del Centro Flora Autoctona (CFA), per la propagazione di varie specie nemorali proprie dei boschi planiziali, seguendo i protocolli e gli standard di qualità previsti per le attività del CFA.
Nella pianificazione, l'allora Azienda Regionale delle Foreste (ARF), ora ERSAF, suddivise il  Bosco delle Querce in due aree a diverso indirizzo gestionale: una prettamente naturalistica e una a carattere ricreativo.
Suddivisione gestionale delle aree del Bosco delle Querce
Il 10 luglio 1996, il Bosco delle Querce venne ufficialmente aperto alla popolazione che potè accedervi, ad esclusione dell'area naturalistica allora delimitata da una recizione.
 
NASCE IL PARCO NATURALE REGIONALE DEL BOSCO DELLE QUERCE
Nel dicembre del 2005 Regione Lombardia con la Legge Regionale N. 21 del 28 dicembre 2005 (poi abrogata e con disposizioni confluite e riordinate all'interno dell'articolo 193 della L.R. 16 luglio 2007, n. 16), ha formalmente istituito il Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce la cui gestione è affidata al Comune di Seveso in convenzione con il Comune di Meda. 
Un apposito Comitato composto dai rappresentanti delle amministrazioni di Seveso e Meda, di Regione Lombardia, della Fondazione Lombardia per l’Ambiente e dell’Ersaf – Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste, supervisiona, definisce e pianifica le attività previste, finanziate con una convenzione, solitamente biennale, con Regione Lombardia.
La cura e la manutenzione del parco continuarono e continuano ad essere assegnate all’ERSAF, allora ARF (Azienda Regionale Foreste), che a completamento del rimboschimento aveva attuato anche azioni per lo sviluppo dell’ecosistema.
 
LA FAUNA NEL BOSCO DELLE QUERCE
Il Bosco delle Querce appare come un polmone verde completamente circondato da un denso urbanizzato caratterizzato da infrastrutture viabilistiche e insediamenti residenziali e/o produttivi.
Questo comporta un isolamento rispetto ad altre aree verdi da cui possono arrivare specie animali per colonizzare l'area verde.
Unico corridoio percorribile per la fauna è l'alveo del torrente Tarò/Certesa che ne delimita su un lato il confine.
Il torrente Tarò/Certesa al confine del Bosco delle Querce, un corridoio per la fauna
Proprio utilizzando questo corridoio ecologico sono giunte alcune specie animali. 
Il Tarò/Certesa, una volta molto inquinato, ha raggiunto ora un livello sufficiente di qualità delle sue acque tanto dal poter garantire anche la presenza ittica. 

Un primo censimento faunistico attuato nel 1990  registrò una presenza di avifauna con 18 specie, di 5 specie terrestri e 4 specie di anfibi e rettili.

Gli uccelli, in quanto volatili, ovviamente sono facilitati nel colonizzare aree verdi isolate, grazie alla loro facilità di movimento.
 
Il censimento più recente risale al 2016 e ne abbiamo scritto in modo dettagliato su: MEDA-SEVESO: LA FAUNA DEL BOSCO DELLE QUERCE.

 

Nel sopracitato censimento risultava la presenza della Volpe, diffusa in tutte le aree del Parco, del Riccio europeo, dello Scoiattolo europeo e la frequenza sporadica della Faina.

Per gli Anfibi e i Rettili è stata verificata la presenza di tre specie: due di anfibi (Rospo Smeraldino – Bufo Viridis e Rana Esculenta – Pelophylax Esculentus) e una di rettili (Lucertola Muraiola – Podarcis Muralis).
Non rilevato il Biacco, specie presente in passato, probabilmente per la scarsa consistenza della popolazione (pochissimi individui) e la mancanza di connessioni tra il Parco e ambienti naturali adiacenti.
Scomparsa dai rilevamenti la Raganella specie molto esigente dal punto di vista ambientale.
Per l'Avifauna, nel corso del censimento 2009-2011, le specie osservate nel parco, solo per la porzione di Seveso, erano 66, di cui 21 nidificanti.
Il monitoraggio del 2016, ha rilevato 83 specie, comprendenti lo Sparviere, il Falco Pecchiaiolo, l'Astore, la Poiana, il Gheppio, il Gufo, la Civetta, il Picchio Verde e quello Rosso Maggiore oltrechè l'Airone Cenerino.
Questa situazione è destinata o si è probabilmente già modificata per l'avvio di alcuni interventi connessi all'arrivo dei cantieri per l'Autostrada Pedemontana Lombarda che con lo sbancamento e il disboscamento di due ettari del Bosco influiranno pesantemente e negativamente sull'ecosistema e le specie viventi che abitano o frequentano il Bosco.
Un altro fattore di disturbo è costituto dall'accresciuta frequentazione degli umani che dopo la rimozione del recinto, accedono anche alla porzione naturalistica.

IL PONTE DELLA MEMORIA
Sul finire degli anni '90, gli ambientalisti di Seveso, fondatori e attivisti del locale circolo di Legambiente intitolato a Laura Conti, vollero ricostruire gli eventi del disastro diossina con un lavoro di raccolta della documentazione prodotta dai Comitati e dai soggetti politici presenti allora, degli atti ufficiali delle amministrazioni di Meda e Seveso, di Regione Lombardia, dell'Ufficio Speciale etc. nonchè degli articoli dei giornali che si erano occupati del drammatico evento.
Nel 2001 partì il Progetto di ricerca storica-scientifica denominato “Il Ponte della Memoria”  con il circolo Laura Conti di Legambiente Seveso, Legambiente Lombardia, la Fondazione Lombardia per l’Ambiente, Agenzia Innova21 e il Comune di Seveso, cui si aggiunse in seguito poi anche alla 
"Fondazione Corriere della Sera" che mise a disposizione materiale mediatico.

Uno dei pannelli de "Il Percorso della Memoria"
Furono predisposti una serie di pannelli didattici illustrativi "Il Percorso della Memoria" tutt'ora posizionati nel Bosco delle Querce visibili ai visitatori e utilizzati per percorsi di educazione ambientale e storica.
La loro elaborazione, coinvolgendo più soggetti, obbligò ad una condivisione dei testi esplicitati nei pannelli.

Sempre nell'ambito del progetto "Il Ponte della Memoria" nel 2006, uscì il libro di Massimiliano Fratter “Seveso. Memorie da sotto il bosco”, con un DVD e un film documentario di Fabio Tosetto “Seveso 10 luglio 1976: una storia da raccontare.

Nel 2016 anche a Meda, su proposta e con mozione di Sinistra e Ambiente e in continuità con il Ponte della Memoria, sul muro di quella che fu la fabbrica ICMESA. è stato posizionato un pannello che identifica e rammenta il luogo fisico da dove fuoriuscì la nube tossica.

Il pannello a Meda, sul muro dell'ICMESA, unico manufatto rimasto della fabbrica

IL BOSCO DELLE QUERCE TRA DISBOSCAMENTO DI 2 ETTARI A CAUSA DELLA PEDEMONTANA E PARZIALE AMPLIAMENTO
Il Bosco delle Querce è ora minacciato da un disboscamento per far passare l'Autostrada Pedemontana Lombarda, allargando l'attuale sedime della superstrada Milano-Meda-Lentate sul Seveso.
Il progetto definitivo del 2010 prevedeva uno sbancamento di 12 ettari, principalmente allocati nella porzione medese.
Porzione che sarebbe stata spazzata via per raddrizzare il raggio di curvatura dell'attuale asse stradale e consentire una velocità massima ai veicoli in transito di 130 km/h.
 
Contro questo progetto lavorarono con impegno i gruppi e le associazioni ambientaliste che riunite nel coordinamento "INSIEME PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE" organizzarono, in occasione del 10 luglio 2011, un grande evento: l'ABBRACCIO AL BOSCO DELLE QUERCE cui diedero il loro patrocinio anche le amministrazioni di Meda e Seveso.

Momenti della manifestazione "Abbraccio al Bosco delle Querce" del 10 luglio 2011
Un evento che raccolse una nutrita partecipazione, mostrando quanto fossero condivise le preoccupazioni e la protesta dei gruppi di Insieme in Rete.
Successivamente con un pressing costante svolto su Regione Lombardia anche in collaborazione con alcuni Consiglieri della Provincia di MB e di rappresentanti in Consiglio Regionale, il 27-4-2012, il Consiglio di Vigilanza di Regione Lombardia approvò un nuovo progetto definitivo rinunciando al raddrizzamento del raggio di curvatura e riducendo lo sbancamento previsto a circa 2 ettari, su aree di confine con l'attuale superstrada. Sbancamento che comporterà il taglio di 3200 alberi adulti.
Una ferita profonda per il Bosco.

Gli ambientalisti di Seveso e Meda con Sinistra e Ambiente-Impulsi, Legambiente Seveso e Seveso Futura, hanno altresì chiesto da anni l'ampliamento del Bosco delle Querce includendone le zone di Seveso a Ovest e quelle a Est prossime a via della Roggia-via dei Vignee.

Manifestazione il 10-7-2021 di Sinistra e Ambiente-Impulsi Meda, Legambiente Seveso, Seveso Futura  

per chiedere l'Ampliamento del Bosco delle Querce

Dopo un lungo e faticoso cammino fatto di proposte, momenti pubblici, incontri con l'amministrazione sevesina e con la soc Autostrada Pedemontana Lombarda (APL), la proposta è stata accettata e tramite la concretizzazione e la conversione di due Compensazioni Ambientali con relativi fondi stanziati da APL, è in iter il processo di ampliamento con atti amministrativi approvati e con elaborati preliminari presentati al luglio 2026.
La mappa con gli sbancamenti e il parziale ampliamento del Bosco delle Querce
LE ATTIVITÀ NEL BOSCO DELLE QUERCE
Il Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce è un'area verde che subisce la pressione antropica dell'urbanizzato.
In questi ultimi anni, oltre all'attività svolta in tema di educazione ambientale da parte di Legambiente Lombardia, per tenere alta la sensibilizzazione delle amministrazioni di Meda e Seveso ed in particolare di Seveso in quanto Comune gestore, i gruppi ambientalisti, una serie di associazioni e singoli individui, hanno lavorato per più anni proponendo e attuando una serie di iniziative che hanno spaziato dalla Memoria e dal Significato di questo luogo a attività per il benessere e la tutela della Natura.
Lo hanno fatto con il progetto "INSIEME PER IL BOSCO" approvato anche dal Comitato Tecnico Scientifico del Parco che oltre ad organizzare momenti di approfondimento e visite guidate ha raccontato anche i drammi di altri disastri per l'ambiente e la salute quali il Vajont, Bophal in India con la Union Carbide, Stava con la miniera di Prestavel, Casale Monferraro con l'Eternit.
Nei giorni nostri, con la costituzione del coordinamento INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE s'è data continuità a queste attività decidendo di portare la valenza del Bosco anche fuori dal territorio comunale sevesino con serate divulgative ed informative sul disastro diossina dell'ICMESA a Meda e un omaggio a Laura Conti a Cesano Maderno presso l'Oasi Lipu.

Una serie di iniziative del progetto "Insieme per il Bosco"
IL BOSCO DELLE QUERCE E IL 50°ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA
In occasione del 50° anniversario del disastro colpevole della diossina dell'ICMESA, il Bosco è stato al centro di una serie di attività, momenti celebrativi e riconoscimenti. 
A febbraio 2026, ha ottenuto il marchio di "PATRIMONIO EUROPEO" da parte dell'apposita commissione preposta a vagliare le candidature.
 
Le celebrazioni ufficiali hanno visto, il 10-7-2026, la presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Purtroppo e come era prevedibile, le istituzioni locali, nella loro narrazione, hanno completamente sorvolato sulle responsabilità di quel dramma e sulla ferita che il Bosco subirà a causa dell'Autostrada Pedemontana Lombarda.
Per questo, per riportare a un corretto percorso storico, Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda, Legambiente circolo Laura Conti di Seveso, Seveso Futura, hanno scritto al Presidente Mattarella una lettera aperta, così come lo hanno fatto altri cittadini che furono testimoni di quegli eventi. 
 
Nel luglio 2026, anche il testimone verde, il PIOPPO NERO, sopravvissuto alla diossina e alla successiva bonifica con i tagli degli alberi,  è stato inscritto nell'albo regionale degli Alberi Monumentali.
Il Pioppo nero, ad inizio lavori di piantumazione per creare il Bosco e ai giorni nostri.
Il 26-9-026 sono terminati i lavori di approntamento presso il Centro Visite del Bosco a Seveso, del Museo Multimediale sul dramma diossina .
Un Museo alla cui realizzazione i gruppi ambientalisti locali hanno dato il loro contributo su contenuti e immagini.
Alcuni contenuti del Museo Multimediale il giorno della sua apertura

É molto alta l'attenzione degli ambientalisti di Meda e Seveso sul Bosco delle Querce, da loro considerato meritevole oltrechè dell'ampliamento anche d'essere preso in considerazione, pur mantenendo la sua autonomia gestionale, quale parte integrante di un nuovo Parco Regionale Fluviale e Territoriale del Seveso.

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IL LAVORO DI RICERCA DI SINISTRA E AMBIENTE di MEDA: puntate pubblicate finora

 
 
 

 
 
 

4) 1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA TERZA PUNTATA: 10 LUGLIO 1976 LA DIOSSINA DELL'ICMESA CONTAMINA IL TERRITORIO, POI IL SILENZIO DELLA MULTINAZIONALE, LA MORIA DI ANIMALI, LA CLORACNE.

3)  1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA SECONDA PUNTATA: L'ICMESA AVVIA LA PRODUZIONE DI TRICLOROFENOLO CON PROCESSO E IMPIANTO INSICURI

2) 1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA PRIMA PUNTATA: L'ICMESA DI MEDA INQUINÒ IL TERRITORIO SIN DAL SUO INSEDIAMENTO

1) PREMESSA 1976-2026: IL 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA NON PUÒ ESSERE SOLO CELEBRATIVO MA DEVE ESSERE MEMORIA VIVA E VERITIERA