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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)
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lunedì 3 agosto 2026

LE OSSERVAZIONI AMBIENTALISTE SULLA VARIANTE AL PTCP DELLA PROVINCIA DI MB, IL FOTOVOLTAICO A TERRA, I DATA CENTER

I gruppi ambientalisti facenti parte del Coordinamento Osservatorio PTCP di MB hanno protocollato in Provincia di MB le osservazioni alla Variante al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) e prodotto un comunicato che vi proponiamo.
 
VARIANTE AL PTCP DELLA PROVINCIA DI MB: 
SERVONO PIÙ TUTELE PER IL SUOLO LIBERO E LA RETE VERDE
 
La variante al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) della Provincia di Monza e della Brianza entra nella fase conclusiva delle osservazioni e il mondo ambientalista torna a richiamare l’attenzione su una questione fondamentale: il futuro di un territorio tra i più urbanizzati d’Italia.
Il Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP di Monza e Brianza, di cui Sinistra e Ambiente fa parte, realtà che da anni segue con attenzione l’evoluzione della pianificazione provinciale  lo aveva già fatto con una serie di suggerimenti affinchè la Variante fosse sottoposta alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS)
Purtroppo il nostro suggerimento non è stato accolto dalla Provincia di MB e così l’impatto di buona parte delle varizioni introdotte resta un fattore incognito anche se immaginabile. 
Dopo l’adozione della variante al PTCP, avvenuta con deliberazione consigliare del 28/4/026 e pubblicazione sul BURL il 3-6-2026, abbiamo presentato nei termini previsti dalla legge un articolato documento con 11 osservazioni. 

Un lavoro approfondito che conferma il ruolo svolto negli anni dal Coordinamento e dal suo referente Giorgio Majoli, la cui competenza e continuità nell’analisi degli strumenti urbanistici provinciali hanno rappresentato un punto di riferimento per molte associazioni ambientaliste brianzole. 
In una Provincia come la nostra  dove il consumo di suolo ha raggiunto livelli elevati, pensiamo che il lavoro e l’azione del Coordinamento sia importante e sia vitale una presenza attenta e competente capace di analizzare gli strumenti urbanistici e proporre alternative concrete.

Il primo tema posto dal Coordinamento riguarda gli Ambiti Agricoli Strategici (AAS) e la Rete Verde di ricomposizione paesaggistica. 
La richiesta è chiara: la variante del PTCP deve recepire integralmente gli ampliamenti delle aree agricole e della rete ecologica già approvati dai Comuni nei rispettivi PGT dal 2013 ad oggi. 
In un territorio dove gli spazi liberi sono sempre più frammentati, non è sufficiente fotografare la situazione esistente: occorre riconoscere e rafforzare le tutele già deliberate dagli enti locali. 
Da qui anche la richiesta di escludere nuove previsioni edificatorie su suolo libero, evitando ulteriori incrementi dei carichi urbanistici, del traffico e dell’impermeabilizzazione del territorio.
Particolare attenzione viene dedicata agli Ambiti di Interesse Provinciale (AIP), che seppur introdotti per tutelare spazi rimasti liberi,  hanno mostrato la loro debolezza rivelandosi uno strumento per localizzare nuove edificazioni, seppur con intese con la Provincia per lenirne l’impatto.
Secondo il Coordinamento, la quota minima di territorio libero da mantenere all’interno degli AIP dovrebbe essere portata all’80%, superando l’attuale criterio del 51%, ritenuto insufficiente per garantire una reale prevalenza della tutela ambientale. 
Un tema particolarmente importante perché molti AIP rappresentano oggi alcune delle ultime connessioni verdi tra centri abitati, aree agricole e sistemi naturalistici.
Un altro capitolo riguarda la crescita degli insediamenti produttivi e logistici. 
Abbiamo quindi chiesto che il PTCP censisca e rappresenti in modo completo i poli esistenti e quelli previsti, valutando nella VAS (Valutazione Ambientale Strategica) gli effetti complessivi su traffico, qualità dell’aria e rumore. 
La Brianza conosce già gli effetti della progressiva trasformazione del territorio in una piattaforma infrastrutturale e logistica: nuove strutture non possono essere valutate singolarmente senza considerare l’impatto cumulativo.
Una delle osservazioni più rilevanti riguarda i procedimenti SUAP (Sportello Unico Attività Produttive), spesso utilizzati per introdurre varianti urbanistiche finalizzate alla realizzazione di nuovi insediamenti produttivi
Il Coordinamento evidenzia una possibile contraddizione: da un lato la variante al PTCP dichiara di voler rafforzare la tutela del sistema rurale e ridurre il consumo di suolo; dall’altro alcune procedure semplificate potrebbero consentire trasformazioni proprio nelle aree agricole strategiche o nelle aree libere. 
Si chiedono pertanto criteri più restrittivi, privilegiando il recupero delle aree dismesse e impedendo nuovo consumo di suolo negli ambiti maggiormente tutelati.
Le osservazioni affrontano anche il tema della tutela dei boschi, dei corridoi vallivi e degli elementi geomorfologici. 
Il Coordinamento ritiene si debba riconoscere nel PTCP il valore strategico delle aree forestali individuate dal futuro Piano di Indirizzo Forestale dell’Alta Pianura e si debba sostenere il percorso di riconoscimento del Parco Regionale PANE. La richiesta è di considerare boschi e aree verdi non come spazi residuali, ma come vere infrastrutture ecologiche fondamentali per la qualità ambientale della Brianza.

Due osservazioni riguardano infine le modifiche introdotte dalla variante sugli impianti da fonti energetiche rinnovabili (FER) e sui nuovi Servizi di Interesse Provinciale (SIP). 
Il Coordinamento non mette in discussione la necessità della transizione energetica, ritiene però che non si possa correre il rischio di allocazioni di impianti fotovoltaici a terra o nuove manufatti con funzioni sovra comunali anche all’interno di aree agricole strategiche e della Rete Verde. 
Per questo viene chiesto che siano definiti criteri chiari di compatibilità ambientale e che venga sempre garantita la continuità ecologica dei corridoi verdi.

Le osservazioni presentate dal Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP rappresentano un contributo articolato al dibattito sul futuro territoriale della provincia. 
Oltre a difendere ciò che resta del territorio libero serve proporre e agire per un diverso modello di sviluppo: Assumendo una serie di priorità: 
non consumare più suolo; attuare una rigenerazione urbana non di pura premialità edificatoria ma con interventi per migliorare la qualità della vita, della viabilità e dell’urbanizzato;  preservare  le aree agricole e le connessioni ecologiche; valorizzare il  paesaggio;  pianificare con più attenzione evitando o limitando gli effetti cumulativi delle trasformazioni. 

Il Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP di MB

QUALCHE ULTERIORE NOSTRA VALUTAZIONE SU FOTOVOLTAICO A TERRA E DATA CENTER
Il comunicato del Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP di MB, mette a fuoco una serie di criticità nella Variante al Piano di Coordinamento Territoriale Provinciale (PTCP) che con la revisione delle norme rischia di indebolirlo  in alcune sue parti laddove si consentono interventi che, se attuati, toglieranno ulteriore suolo libero a una Brianza fortemente urbanizzata e antropizzata.
In particolare vogliamo soffermarci su quelli, per ora solo in fase progettuale ma con iter d'approvazione in essere, avanzati da grosse imprese private che intendono realizzare campi fotovoltaici a terra e Data Center.
Questi progetti contano di ottenere le autorizzazioni necessarie grazie alla recente normativa regionale che non ha fissato regole particolarmente stringenti.
Tra Bovisio Masciago e Desio si stanno pianificando ben tre impianti fotovoltaici a terra.

La localizzazione dei tre campi fotovoltaici a terra tra Boviso Masciago e Desio
Il primo nel Parco Locale di Interesse Sovracomunale (PLIS) GruBia, a fianco dell’area su cui sorge il forno inceneritore a Desio, sulla ex cava Farina, dove l’attività estrattiva è terminata alla fine degli anni ‘80 ed era previsto un piano di ripristino con il riempimento completo della discarica, un’area a bosco e a prato. 
Brianza Energia Ambiente (BEA), ora proprietaria, chiede 80.000 metri quadrati di fotovoltaico a terra. 
Il secondo impianto, sempre nel Plis GruBria, di 8MW di potenza su circa 100.000 metri quadrati, è proposto dalla società Open Solar su un’area a nord di via San Rocco, in zona Cascina Bertacciola e se realizzato, priverebbe il Comune di Bovisio Masciago dell’ultima area naturale e agricola ancora integra e di uno dei pochissimi corridoi verdi ancora esistenti tra il Parco Regionale delle Groane-Brughiera e quello della Valle del Lambro.
É attiva una raccolta firme contro questo intervento.
Infine, appena fuori dal Plis, si ipotizza un terzo impianto a terra, sempre a Bovisio, nell’ex Terna, oggi sede della Protezione Civile.
Complessivamente circa 200.000 metri quadrati di impianti solari a terra.

Anche il territorio dei Comuni circostanti la Prov. di MB che è in continuità e con un'antropizzazione non dissimile, è oggetto di interessamento di soggetti privati alla ricerca di spazi liberi per poter concretizzare i loro progetti che devono essere valutati, sulla base della normativa regionale, dall'Area Metropolitana di Milano, aventi le stesse funzioni dell'Ente Provincia.
A Solaro, Comune appartenente all'Area Metropolitana di Milano che condivide con la Provincia di MB l'adesione al Parco Regionale delle Groane-Brughiera, sull'area agricola alle spalle di Cascina Emanuela e Cascina Colombera, v'è un progetto di Orta Energy con fotovoltaico a terra su 15 ettari, 150mila metri quadrati, 17.500 pannelli solari installati con potenza totale di 18,21 gigawatt annui che potrebbe spazzare via un corridoio ecologico tra il Parco Regionale Groane-Brughiera e il PLIS del Lura andando anche a modificare i coltivi dei campi interessati poichè l'altezza dal suolo dei pannelli consentirebbe la sola coltura di erba medica, necessaria per mantenere la classificazione di "agrivoltaico" dell’impianto.

L'area a Solaro dove è previsto l'"agrivoltaico" ovvero fotovoltaico a terra
Come Ambientalisti riteniamo il fotovoltaico, Fonte Energetica Rinnovabile (FER) una tecnologia importante, necessaria  e centrale nella transazione per soppiantare l'uso del fossile, produttore di CO2.
La scelta dei luoghi di istallazione non può però essere determinata dai parametri di convenienza del mercato o da leggi regionali raffazzonate e poco tutelanti che non tengono conto della necessità primaria di conservare gli spazi liberi e i prati stabili e che favoriscono la ricerca non di tetti o di aree dismesse per le installazioni bensì quella di campi da occupare perennemente con l'impiantistica.
Ancora una volta stanno prevalendo le condizioni dettate dai privati e dal mercato laddove si preferisce l'investimento facile acquisendo terreni a bassi costi di vendita ove allocare i pannelli e nei fatti, sacrificare suolo libero prezioso. 

C'è poi l'assalto per insediare sul territorio i Data Center  che non sono normali insediamenti produttivi ma strutture fortemente energivore.

Quello previsto a Cesate, Comune anch'esso dell'area Metropolitana di Milano ma facente parte del Parco Groane-Brughiera, su UN PRATO LIBERO DA EDIFICAZIONI il proposto Data center richiederebbe una potenza elettrica di 100 megawatt e necessiterebbe di un edificio lungo circa 300 metri e alto 22,5 metri, oltre che della presenza di 63 chiller destinati al raffreddamento e 48 gruppi elettrogeni a gasolio per le emergenze.
Strutture insostenibili e incompatibili con la crisi climatica in atto poichè generano calore con necessità di consumare energia elettrica e acqua per dissiparlo.

É evidente che consentire questi insediamenti vanifica anni di attività in cui s'è cercato, anche riuscendoci, di conservare quei residui spazi rimasti in una Brianza dove ormai la naturalità e gli ambiti liberi ed aperti sono confinati ai margini ed è divorata un boccone dopo l'altro.  

Le Osservazioni alla Variante al PTCP della Provincia di MB protocollate:

 

giovedì 6 novembre 2025

L'ESONDAZIONE DEL TARÒ A MEDA, LA FRAGILITÀ DEL RETICOLO IDRICO E GLI INTERVENTI DA VALUTARE CON ATTENZIONE

Il reticolo idrico minore che confluisce nel Tarò a Meda
Prima di intervenire sull'argomento esondazione del Tarò del 22 settembre 2025, abbiamo atteso che passasse il periodo più critico dell'immediata emergenza per poter valutare e scrivere sull'accadimento con la possibilità di approfondimenti documentali e senza la frenesia di annunci o prese di posizione dettate da mero protagonismo o da pura polemica.
La violenza del fenomeno metereologico che ha causato l’esondazione che ha colpito duramente la nostra e altre città del bacino del Tarò/Certesa e del Seveso è stata presa a pretesto da istituzioni e enti coinvolti nella gestione, prevenzione e cura del territorio per autoassolversi. 
Si è detto e ripetuto che troppa è stata l’acqua precipitata (200 mm di pioggia tra le ore 3 e le ore 11) perché si potesse fare qualcosa per contrastarla, che il piano di emergenza comunale è risultato inadeguato rispetto alla portata di un evento simile altamente non prevedibile, che il processo di urbanizzazione risale a molti anni fa e così via. 
Ma si trascura che al mattino, dopo che per buona parte della notte si sono riversate copiose piogge, è mancato l’allarme che avrebbe quantomeno impedito l’accesso veicolare alle aree investite dalla piena e permesso di limitare i danni in quelle adiacenti.
Si ammette poi a denti stretti che in questi ultimi anni cresce la frequenza di questi violenti eventi atmosferici e si restringe lo spazio temporale tra di essi e che i cambiamenti climatici sono un'innegabile evidenza. 
Quanto accaduto ha interessato un’ampia zona considerata ora a rischio idrogeologico, dove negli anni si è autorizzato a cementificare ovunque saturando gli spazi liberi e dove persino l'alveo del Tarò nel Comune di Cabiate è stato ricoperto con un selciatone in pietre e cemento, rendendolo un canale a scorrimento veloce e compromettendo il delicato equilibrio tra urbano e naturale.
Si è messo così a rischio la salute e la sicurezza dei cittadini e dell’ambiente e danneggiato le attività economiche e sociali.

IL CONSUMO DI SUOLO HA SATURATO DI CEMENTO LE AREE DI NATURALE ESONDAZIONE E HA IMPERMEABILIZZATO LE SUPERFICI
L'antropizzazione non accenna ad arrestarsi pur a fronte del calo demografico e delle diverse leggi regionali che formalmente limitano il consumo di suolo ma che poi derogano, non conteggiandole, quelle trasformazioni con espansioni infrastrutturali (vedi per esempio il caso dell’autostrada Pedemontana) o permettono nuovi insediamenti o ampliamenti produttivi e il completamento edilizio offrendo comunque l'opportunità di prorogare piani attuativi mai partiti o rimasti fermi per anni. 
Il rapporto annuale sul 2024 del consumo di suolo in Italia, reso noto da Ispra il 24 ottobre 2025, continua a confermare la provincia di Monza e Brianza al primo posto nella classifica con quasi il 41% di suolo consumato e con ulteriori 47 ettari di superficie trasformata irreversibilmente negli ultimi dodici mesi. 
E’ dal 2006, data presa a riferimento per le proprie analisi e valutazioni dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, che tutti i Comuni, compreso quelli piccoli e piccolissimi in aree a bassa densità abitativa, hanno consumato suolo. 
Se così fan tutti non sorprende quindi che nel nostro caso non ci sia stata alcuna assunzione di responsabilità anche quando negli anni passati si è consentito l'edificazione di nuove costruzioni con piani interrati lungo l’asta del Tarò o nelle immediate vicinanze. 
Lo stesso poi s'è fatto nel 2016 realizzando il parcheggio sotterraneo di piazza della Repubblica e ancor prima con le costruzioni residenziali in sponda al Torrente Ry, in via Agrati. 
Solo da qualche anno questo non è più possibile, da quando sono stati individuati dal Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni 2022 gli ambiti con pericolosità idraulica R4 del torrente Tarò/Certesa.

LA VARIANTE AL PGT 
La variante al PGT offre ora un’occasione da non sprecare.
Se approvate, le osservazioni presentate da Sinistra e Ambiente-Impulsi con il PD e la lista MedaAperta (si legga a tal proposito l’articolo pubblicato il 13 ottobre) costituirebbero un significativo segnale di inversione di tendenza per la salvaguardia del nostro territorio.
Ovviamente non sarebbero esaustive ma riteniamo si debba tenerne conto nel dibattito che si è subito aperto all’indomani dell’esondazione per capire dove intervenire e come agire per riparare i danni e provare a mettere in sicurezza il territorio.

Alla discussione non intendiamo sottrarci con alcune argomentazioni e precisazioni che riepiloghiamo sapendo che mancano all’appello le risorse economiche dalla Regione mentre il governo nazionale ha approvato in questi giorni lo Stato di Emergenza per i Comuni delle Provincie di Monza e Brianza e Como danneggiati e ha stanziato la somma di 10 Mln di euro riservata però alla copertura delle sole spese sostenute dai Comuni per gestire l'emergenza. Una cifra probabilmente insufficiente mentre ben maggiori sono i danni materiali causati dall'esondazione del Tarò nel solo Comune di Meda che attendono ancora una qualche forma di risarcimento. 

ALCUNI PRIMI INTERVENTI NECESSARI
Indubbiamente sono necessari una serie di primi interventi che, anche se non risolutivi, possono mitigare la potenza devastante dei fenomeni di piena.
Serve intervenire il prima possibile per ripulire gli alvei del Tarò di competenza AIPO e del reticolo minore o secondario, di competenza comunale, per ripristinare gli argini danneggiati ed erosi. 
Occorre rivedere la struttura dei ponti di Via Val Seriana, Via Luigi Rho e Via Cadorna e laddove necessario incrementarne la luce e consentire, in caso di piena, maggiore fluidità alla corrente del Tarò sotto di essi evitando, come succede ora il fenomeno del rigurgito laterale.
Predisporre e installare una rete di misurazione, monitoraggio e allerta che comunichi i livelli raggiunti dal torrente. 
Programmare azioni periodiche comunali di manutenzione e pulizia sulle vallette che scendono dalla collina della Brughiera.

GLI INTERVENTI PREVISTI NEL PROGRAMMA D'AZIONE DEL CONTRATTO DI FIUME SEVESO
La ricetta comunemente caldeggiata e sostenuta da Regione Lombardia è quella delle Vasche di Laminazione.
Alcune di esse sono inserite nel Programma d'Azione del Contratto di Fiume Seveso (e suo bacino).
Due sono quelle previste e già finanziate per 12,644 milioni di euro complessivi che si aggiungerebbero a quella di 80.000 mc già esistente a Carugo in zona Cascina S. Ambrogio sulla Valle del Brenna.

La vasca di laminazione di Carugo durante la piena del 22-9-025
 
Una prima vasca di 200,000 mc è localizzata in Comune di Alzate Brianza, sulla Roggia Vecchia, affluente di sinistra del Tarò. 
Il progetto la colloca in prossimità della stazione di Brenna Alzate, in un'area golenale di campi a coltivo già soggetta ad allagamenti.
Siamo appena oltre il perimetro del Parco Regionale Groane Brughiera laddove c'è la bella campagna circondata dai pregiati boschi di Brenna-Alzate.
La seconda vasca è prevista a Mariano Comense in località Cascina Bice-vallone del Certesa/Tarò (dietro Cascina Mordina) ed è costituita da 2 invasi in linea della capacità rispettivamente di 50.000 e 25.000 mc in un’area finora non soggetta ad allagamenti.
Questa superficie è all'interno del Parco Regionale Groane-Brughiera.
Due luoghi dove gli spazi aperti fanno parte di un ecosistema che rischierebbe d'essere completamente snaturato qualora si ricorresse ad una soluzione prettamente ingegneristica costituita da bacini di raccolta in cemento con impermeabilizzazione del suolo.
I volumi di queste vasche sarebbero comunque insufficienti e non risolutivi rispetto a piene della portata di quella verificatasi il 22 settembre 2025.

Meglio pensare a soluzioni diversificate, non così impattanti, con costi inferiori e comunque ugualmente in grado di ridurre il rischio di disastri e al contempo adattarsi ai cambiamenti climatici, con il mantenimento e la protezione della biodiversità e degli ecosistemi.
L'intervento di Brianza Acque a Meda in via Giovanni XXIII
Attualmente a Meda si sta intervenendo con un progetto finanziato da Brianza Acque per ridurre in modo sostenibile le portate immesse in rete in tempo di pioggia con la realizzazione di una nuova fognatura bianca che si allaccia ai tratti di rete bianca attualmente esistenti nell’area della Piazza del mercato e che, percorrendo via Giovanni XXIII, raggiunge l’area verde situata al di là di via degli Angeli Custodi in cui le acque verranno trattate e infiltrate nel bacino drenante.
Nel Programma d’Azione del Contratto di fiume Seveso e del suo bacino, l’amministrazione di Meda ha incluso uno studio preliminare con l’obiettivo di individuare possibili aree di laminazione o di esondazione naturale del reticolo idrografico minore con l’ipotesi di creare opere di volume 5/10.000 mc con un costo stimato di 300.000 euro. L'intervento non è ancora finanziato.

L'area di laminazione prevista a Cabiate in località "La Busa"
Sempre per il bacino del Certesa/Tarò, in comune di Cabiate è previsto un intervento con briglie, rimodellamento morfologico per la realizzazione di un'area di laminazione di 5/10.000 mc in località "la Busa" con finanziamento già disponibile di 100.000 euro. 
E’ poco se rapportate all’estensione delle aree coinvolte e ai volumi di piena.

Tra le soluzioni va certamente considerata anche la de-impermeabilizzazione di piazze e parcheggi.
In merito però i pochi interventi pianificati a Arosio, Carugo e a Mariano Comense, sono privi di copertura economica.

PENSARE E VALUTARE CON ATTENZIONE GLI INTERVENTI POSSIBILI
Come mostrato, le vasche di laminazione attualmente previste andrebbero ad alterare lo status dei luoghi, sottraendo spazi liberi in aree pregiate che sono state conservate e tutelate grazie all'impegno di chi ha a cuore l'ambiente.
Meglio allora cercare, verificare e individuare altri siti da destinare a tale impiego.
Nel territorio di Meda e dei Comuni limitrofi numerose aree e comparti risultano dismessi da anni e/o con piani attuativi mai decollati.
Potrebbero essere presi in considerazione, previo studi valutativi di fattibilità, per localizzarvi gli impianti di contenimento e laminazione delle acque di piena.
Certamente serve una progettazione coordinata tra tutti i Comuni dell'asta del Certesa/Tarò che coinvolga figure con competenze allargate (ambientali, geologiche, idriche, ingegneristiche, fluviali etc) e serve prendere in considerazione sia interventi sostenuti di de-impermeabilizzazione sia l'utilizzo di aree dismesse che non possono più essere oggetto di soli piani privati di riqualificazione ad uso residenziale/commerciale ma devono contemplare anche il loro utilizzo quali luoghi per allocarvi bacini di laminazione. 

giovedì 9 gennaio 2025

PROVINCIA DI MB: I DATI DELLE INTESE CHE HANNO CONSENTITO CONSUMO DI SUOLO NEGLI AMBITI DI INTERESSE PROVINCIALE.

Il Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP di MB di cui Sinistra e Ambiente è parte attiva, dopo vari solleciti, ha ricevuto dalla Provincia di MB una presentazione che illustra la situazione delle Intese approvate sugli Ambiti di Interesse Provinciale (AIP) sino al 2024.
Con un comunicato, il Coordinamento illustra i contenuti di questo documento accompagnandolo con sue valutazioni di merito riguardanti la scarsa efficacia dello strumento degli AIP che consentirà comunque un consumo di suolo.


LE INTESE SUGLI AMBITI DI INTERESSE PROVINCIALE
HANNO CONSENTITO CONSUMO DI SUOLO.

Uno dei compiti che ci siamo preposti come coordinamento ambientalista Osservatorio PTCP è quello di una valutazione delle intese siglate dalla Provincia di MB sugli Ambiti di Interesse Provinciale (AIP).
Per questo abbiamo più volte chiesto al Presidente della Provincia e agli uffici tecnici un elaborato che faccia il punto sulle intese frutto dei tavoli tecnici e sulla loro attuazione.
A distanza di circa 2 anni dopo un iniziale semilavorato incompleto e insoddisfacente, è stata ora presentata una tabella riassuntiva con i dati sulle intese finora siglate
Sono 30 i protocolli d’intesa sugli AIP sottoscritti dalla Provincia con i proponenti da aprile 2015 a marzo 2024
Si tratta di una superficie complessiva pari a 4.752.311 mq di cui 1.857.893 mq era già urbanizzata.
Sulla restante superficie libera pari a 2.894.418 mq le intese portano ad un consumo di suolo per le trasformazioni proposte pari a 900.529 mq, mantenendo liberi 1.993.889 mq.
Il suolo mantenuto libero è stato inserito per 1.686.205 mq in RETE VERDE, per 186.195 in Aree Agricole Strategiche e per 86.480 mq con impegni a  recepire nel PGT la previsione di ampliamento dei PLIS.
In buona sostanza le intese hanno consentito un potenziale ed ulteriore consumo di suolo di 900.529 mq pari al 31,9% del suolo libero presente negli AIP e traslato 1.993.889 mq pari al 68,8% del suolo libero presente negli AIP in una condizione di momentanea tutela in Rete Verde e nei PLIS.
Alle intese in AIP si aggiungono anche tre accordi dal 2018 al 2021 su 116.990 mq in CORRIDOIO TRASVERSALE DELLA RETE VERDE con un consumo di suolo di 46.410 mq pari al 39,6% della superficie interessata.
Vi sono poi 4 intese, dal 2020 al 2024, non ancora completate per AMPLIAMENTO ATTIVITÀ INDUSTRIALE ad Arcore, Biassono-Macherio e Ceriano Laghetto.

Per la Provincia di MB, l’intesa si assume come ATTUATA nel momento in cui il PGT del Comune è allineato con i contenuti definiti dall’intesa stessa.
Il controllo di coerenza viene esercitato in occasione della valutazione di compatibilità dei PGT.
La tabella non fotografa però il dettaglio dello stato di attuazione delle intese e questo non consente di conoscere l’effettiva concretizzazione di quanto definito nei contenuti dell’intesa, molte delle quali risultano senza piani attuativi.
Mancano elementi per conoscere e valutare le motivazioni delle mancate applicazioni delle Intese non portate a conclusione.
Un limite è poi determinato dalla mancanza di un termine temporale entro cui le intese vanno attuate  con la realizzazione di quanto definito per gli interventi di compensazione ambientale, di accorpamento volumetrico, di permute di terreni da inserire nella Rete Verde e nelle Aree Agricole Strategiche.
Non è condivisibile che le parti compensative dell’intesa quali le cessioni di aree libere per ambiti a maggior tutela, le piantumazioni, i filari alberati, siano in subordine rispetto alla concretizzazione delle Intese e abbiano quindi incerta e indefinita applicazione.
Le intese raggiunte non realizzate e quelle proposte non possono divenire una sorta di “diritto acquisito” per nuove edificazioni e ulteriore consumo di suolo libero.

Nei fatti, gli AIP si sono rivelati come un anello debole del PTCP, trattandosi di ambiti in cui è comunque consentita la trasformazione e il consumo di suolo ed è decisamente insufficiente l’interpretazione attuata dagli uffici di mantenere in esse una percentuale di suolo libero di almeno il 51% per definirle conformi al PTCP.
Con la Variante al PTCP annunciata, proprio sugli AIP il Coordinamento Osservatorio PTCP di MB ha inoltrato contributi e suggerimenti per rendere più stringente ed efficace la parte che li norma.

Monza e Brianza 8 gennaio 2025

Il Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP di MB

La tabella dei Protocolli d'Intesa tra Comuni proponenti Ambiti di Trasformazione in AIP e la Provincia di MB.


venerdì 11 ottobre 2024

PROVINCIA DI MONZA E BRIANZA: SERVE UNA VARIANTE AL PTCP CORAGGIOSA PER FERMARE IL CONSUMO DI SUOLO

La Provincia di Monza e Brianza con la pubblicazione sul BURL dell'11-9-024 del Decreto Deliberativo del Presidente Santambrogio e della Relazione d'Avvio ha formalizzato l'inizio dell'iter del procedimento di variante del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale per revisioni, aggiornamenti, adempimenti, ai sensi dell’art.17 della L.R. 12/2005 e dell’art. 3.1 delle Norme del PTCP e contestuale procedimento di valutazione ambientale strategica (VAS).
Il Coordinameto Ambientalista Osservatorio PTCP di MB - di cui Sinistra e Ambiente di Meda è parte attiva- considera importante ora, così come fece più di 11 anni fa durante le sue fasi di stesura, continuare ad occuparsi del PTCP, uno strumento che potrebbe consentire, con le sue indicazioni e norme, una supervisione e un indirizzo alla pianificazione urbanistica dei Comuni della Provincia di MB con l'obiettivo di fermare il consumo di suolo in un territorio fortemente antropizzato che continua a detenere il triste primato di prima Provincia in Italia con il 41% di suolo consumato.

Monza e Brianza 9-10-024
 
COMUNICATO STAMPA
 
SERVE UNA VARIANTE CORAGGIOSA PER FERMARE IL CONSUMO DI SUOLO
 
Il Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP di Monza e Brianza ha presentato, il 7-10-2024, i suoi contributi e suggerimenti nell'ambito dell'avvio del procedimento di variante al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale.
Condividendo la necessità di aggiornamento di un piano che ha ormai 11 anni, l'auspicio è che non sia solo una variante normativa ma occasione per aumentare le tutele sulle aree libere e rigettare tutte quelle proposte che sono causa di un maggior consumo di suolo libero nella provincia più cementificata d'Italia secondo i dati del Rapporto ISPRA 2023.

Sugli Ambiti vallivi, nei quali andrebbe favorito il naturale scorrimento delle acque, fluviali e meteoriche, mantenendo gli obiettivi di delocalizzazione delle edificazioni esistenti, incombe invece la proposta di realizzare nuove edificazioni.
Incombe anche i rischio di nuovi poli produttivi, di centri della logistica e di data center, che il piano potrebbe individuare su aree libere e necessitano fin da subito opportune valutazioni in termini di ricadute ed effetti indotti su traffico comunale e intercomunale, inquinamento dell’aria e acustico.
Questi sono alcuni degli elementi di preoccupazione espressi dal Coordinamento a cui si aggiunge la richiesta di fare finalmente chiarezza sulle intese approvate e raggiunte relative agli Ambiti di Interesse Provinciale (AIP), su cui la Provincia ha più volte promesso un rapporto ufficiale con dati completi che però non è mai stato stilato.
Sulle intese è importante conoscere quante si sono concretizzate e avere informazioni sugli accorpamenti volumetrici, sulle compensazioni ambientali concordate, sulle permute di aree da inserire negli Ambiti Agricoli Strategici e nella Rete Verde.  
Sempre sugli AIP è indispensabile chiedere una percentuale di suolo libero da conservare superiore al minimo solitamente applicato del 51%, del tutto insufficiente per la tutela del territorio.
Per le aree dismesse  occorre evitare la speculazione fondiaria e immobiliare e prevedere standard urbanistici e a verde da cedere in loco per impedire che chi ha lasciato andare in rovina un'area possa, per assurdo, essere premiato con maggiori volumetrie e minori cessioni, spesso monetizzate Questi contributi, il cui testo completo è disponibile a questo link, costituiranno la base per ulteriori osservazioni nelle successive fasi del procedimento della Variante.
 
IL COORDINAMENTO AMBIENTALISTA OSSERVATORIO PTCP DI MB
 
Le proposte e i suggerimenti protocollati in Provincia di MB:

giovedì 2 maggio 2024

I COSTI DEL SUOLO PERDUTO: IL COORDINAMENTO AMBIENTALISTA OSSERVATORIO PTCP MONZA BRIANZA SCRIVE AI 55 SINDACI DELLA PROVINCIA, MEDA COMPRESA

A sostegno della campagna nazionale del Forum Salviamo il Paesaggio, il Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP di Monza e Brianza ha scritto a tutti i 55 Sindaci dei Comuni della provincia ricordando gli impietosi dati sul consumo di suolo, in continuo aumento da anni nonostante i presunti intenti di riduzione, e i costi pubblici generati da questo consumo, completamente ignorati.
Basandosi sui dati ufficiali registrati dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) tra il 2006 e il 2022, le lettere riportano, nello specifico di ogni comune, quanto suolo è stato consumato nel 2022 e l'andamento del consumo dal 2006 al 2022 oltre ad un valore economico generato in questi 16 anni dalla perdita di servizi ecosistemici (stoccaggio e sequestro di carbonio, produzione agricola e di legname, impollinazione, regolazione del microclima e assorbimento acque meteoriche, protezione dall'erosione, ecc.) e le previsioni di perdita dal 2024 e per ogni anno a venire.

L'intento è quello di far riflettere gli amministratori, sia nei comuni che andranno al voto a giugno che negli altri, per cambiare strategia: non basta ridurre le previsioni urbanistiche, sovradimensionate in passato, per fermare l'avanzata di cemento e asfalto. Le ingenti perdite dovute all'aumento dell'impermeabilizzazione del suolo non sono solo un debito ecosistemico e ambientale ma anche economico-finanziario. Un "bilancio" che è drammaticamente negativo.
Ancora prima in Italia per percentuale di suolo consumato nel 2022 (40,72%), nella provincia di Monza e Brianza, secondo il rapporto ISPRA 2023, sono stati consumati nel 2022 (ultimo anno rilevato) 16.521,91 ettari.

I comuni che dal 2021 al 2022 hanno registrato un maggior incremento netto di consumo, ovvero di aumento della copertura artificiale del suolo al netto delle rinaturalizzazioni, sono Carate Brianza e Bovisio-Masciago con un valore oltre i 3 ettari, quindi superiori a 30.000 mq, rispettivamente 3,7 e 3,63 ettari. Desio, Monza, Lentate sul Seveso, Caponago e Arcore superano i 2 ettari di aumento.  
Solo Veduggio con Colzano, Renate e Mezzago non hanno aumentato il consumo.

In termini di percentuale di superficie artificiale complessiva, Lissone e Muggiò restano i comuni con le percentuali più alte di suolo già  consumato (rispettivamente 71,39% e 61,94%) insieme ad altri 14 comuni della provincia che superano la soglia simbolica del 50% di suolo consumato (Nova Milanese, Varedo, Verano Brianza, Villasanta, Cesano Maderno, Brugherio, Bovisio-Masciago, Seregno, Giussano, Meda, Biassono, Sovico, Vedano al Lambro e Desio)

I dati ufficiali di ISPRA, che, lo ricordiamo, è un Ente dello Stato che svolge istituzionalmente attività  di consulenza e supporto tecnico-scientifico per il ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, sono disponibili a questo link: https://www.snpambiente.it/wp-content/uploads/2023/10/consumo_suolo_estratto_dati_2023_anni_2006-2022.xlsx

Un apposito Gruppo di Lavoro del Forum Salviamo il Paesaggio ha ripreso i dati dando loro una forma e un valore economico-finanziario.
I risultati sono disponibili a questo link: http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/wp-content/uploads/2024/02/ForumCostiServiziEcosistemiciXRegioniComuni.zip

Il Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP di MB

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I DATI E LA MAIL INVIATA ALL'AMMINISTRAZIONE DI MEDA:
Il conteggio del Consumo di Suolo a Meda nel 2022 e le connesse perdite ecosistemiche sono quantificate nella lettera inviata al sindaco Santambrogio, agli assessori e ai Consiglieri Comunali.
A Meda, il consumo di suolo nel 2022 è stato di 0,98 ettari e la quantità di suolo libero consumata dal 2006 al 2022 è stata pari a 14,17 ettari
Secondo un calcolo su scala nazionale del valore della perdita di servizi eco sistemici accumulata nel periodo 2006-2022, la perdita addebitabile ammonta a 27.947.480,00 €
Il bilancio ambientale di Meda dovrebbe quindi registrare, dal 2024 e per ogni anno a seguire, una perdita di servizi eco sistemici pari a 1.246.960,00 €
Per ogni successivo accertamento di consumo di suolo la perdita aumenterà di 88.000,00 Euro/Ettaro/anno (valore medio tra 79.000 e 97.000 Euro/ettaro.
Sotto il testo inviato

La tabella della Provincia di Monza e Brianza:



martedì 16 gennaio 2024

IL COORDINAMENTO PER UNA MOBILITÀ SOSTENIBILE NO CANTURINA BIS CONTINUA L'ATTIVITÀ PER CONTRASTARE IL COLLEGAMENTO STRADALE NEL PARCO GROANE-BRUGHIERA


Giovedì 11-01-2024, il Coordinamento per la Mobilità Sostenibile No Canturina Bis, di cui Sinistra e Ambiente è parte attiva e propositiva, ha promosso e tenuto a Mariano Comense un incontro per informare i cittadini sui contenuti del progetto di fattibilità tecnica ed economica della Canturina bis, cui l'amministrazione provinciale di Como ha dato la sua approvazione.
Numerosi i presenti, interessati ad approfondire, consapevoli e preoccupati dell'impatto che questa nuova strada potrebbe avere sulle zone tutelate facenti parte del Parco Regionale Groane-Brughiera. Tutti comunque disponibili a supportare il Coordinamento nel contrastarne l'iter realizzativo.
In proposito, il Coordinamento per la Mobiltà Sostenibile, presente all'incontro con i gruppi che ne fanno parte, ha elaborato una comunicazione che sotto riportiamo unitamente a cartografie e tabelle illustrative.
 
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COLLEGAMENTO STRADALE COMO-MARIANO COMENSE "CANTURINA BIS":  
UN IMPATTO AMBIENTALE ED ECONOMICO INSOSTENIBILE
 
E' stato approvato con deliberazione n° 136 del 21-11-2023 dal Presidente della Provincia di Como, il Progetto di fattibilità tecnica ed economica del nuovo collegamento stradale Como-Mariano Comense "Canturina bis".
Il Coordinamento per una Mobilità Sostenibile No Canturina bis, dopo aver ottenuto con un accesso agli atti la documentazione ed averla analizzata, ne pubblica un sunto con proprie valutazioni.
 
IL PERCORSO
L'infrastruttura avrà  una lunghezza complessiva di 7.136 metri e correrà  all'interno del Parco Regionale delle Groane e della Brughiera, aumentando il consumo di suolo e portando a impatti negativi sugli ecosistemi.
Il tracciato della ipotizzata "tangenziale ovest di Mariano" viene ora incorporato nel progetto denominato "collegamento stradale Como-Mariano Comense "Canturina bis" costituendone il lotto 3.
Tratto da Cantù a Figino Serenza
Da Figino Serenza a Mariano Comense comprendendo anche la Tangenziale ovest di Mariano
I COSTI
Rispetto alle precedenti valutazioni della Provincia di Como che stimava in 195 milioni di euro il costo della Canturina bis + la tangenziale di Mariano, ora per l'intera infrastruttura viabilistica serviranno ben 334 milioni di euro, circa 47 milioni al chilometro.Si tratta di risorse economiche al momento non disponibili.
I LOTTI
La strada viene suddivisa in 3 lotti. Il primo interessa i comuni di Figino, Carimate e Cantù, dalla rotonda posta tra Corso Europa e via Giovanni da Cermenate fino a via Genova (zona Garden Bedetti).
Il secondo lotto correrà  parallelo a via Milano da via Genova fino a via Marche (zona Ipercoop di Mirabello) interessando in superficie numerose aree boscate e coltivi. Il terzo e ultimo tratto, quasi interamente in galleria artificiale, bypasserà, senza accessi diretti, la Novedratese fino a giungere a Mariano Comense nei pressi di via Segantini (zona Cimitero).

L'IMPATTO E L'INVASIVITÀ DELLA STRADA
La realizzazione di 5 gallerie, tra cui 4 artificiali avrà costi energetici e annesse emissioni climalteranti.
Per le gallerie artificiali sarà comunque necessario lo sbancamento di coltivi, prati e boschi pregiati distruggendo la naturalità esistente.
I tratti a raso o in trincea comporteranno invasività,spaccatura, riduzione e separazione delle aree libere e boscate.
Il trasporto dei materiali di scavo che ammontano a circa 413.000 metri cubi da conferire negli appositi siti, incrementerà il traffico pesante sulle arterie stradali esistenti.

IL TRAFFICO
Dallo studio sul traffico a supporto dell'opera è previsto un miglioramento della velocità  media di deflusso di soli 2,1 km/h, con una viabilità  che comunque rischia di peggiorare verso Cucciago, verso Senna, in via S. Giuseppe e in viale Italia a Vighizzolo, attorno a Mirabello e in via Lombardia, via per Cabiate e via Porta Spinola a Mariano.

LE ALTERNATIVE
La Provincia nella definizione di questo progetto dal costo esorbitante non ha valutato alternative alla costruzione della strada. Una rivalutazione complessiva dei servizi di trasporto pubblico non è stata presa in considerazione.
La promozione di un uso combinato dei mezzi pubblici, potenziando la rete dei trasporti e il rilancio dei collegamenti via pullman tra Como, Cantù e Mariano non vengono nemmeno menzionati. Tantomeno s'è presa in considerazione la creazione o l'efficentamento di nodi di interscambio bus-treno.
Ancora una volta invece di innescare politiche che riducano il numero di autoveicoli circolanti, con una visione semplicistica, s'è scelto di spostare i volumi di traffico su di una nuova arteria, divorando ulteriori porzioni di un territorio già massacrato dall'asfalto e dal cemento, senza nemmeno garantire soluzioni durature ad una viabilità estremamente critica. 

Continueremo a seguire l'iter di questa insostenibile infrastruttura, continueremo nella nostra azione di informazione, sensibilizzazione e opposizione ad una strada che, se realizzata, ridurrà ulteriormente la naturalità e i preziosi e pochi ecosistemi rimasti sul nostro territorio.

Il Coordinamento per una Mobilità Sostenibile - No Canturina bis

martedì 14 novembre 2023

IL COORDINAMENTO PER LA MOBILITÀ SOSTENIBILE CHIEDE DI FERMARE IL CONSUMO DI SUOLO E LE INUTILI INFRASTRUTTURE CHE COMPROMETTONO GLI ECOSISTEMI


Sinistra e Ambiente di Meda fa parte, sin dalla sua creazione, del Coordinamento per una Mobilità Sostenibile No Canturina Bis.
Ci siamo perchè, abbiamo contribuito, in qualità di aderenti storici al Comitato Parco Groane-Brughiera, all'inclusione di parte della Brughiera nel Parco Regionale delle Groane - purtroppo con alcuni Comuni che ancora non ne fanno parte. Ora non possiamo sopportare che questo grande polmone verde situato nelle Provincie di Monza e Brianza e di Como, venga privato di superfici libere e verdi di qualità per realizzare due strade sequenziali: la Canturina bis e la tangenziale ovest di Mariano Comense, entrambe dentro i confini del Parco Regionale stesso.
Con il rapporto annuale dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) sono stati resi noti i dati del Consumo di Suolo relativi all'anno 2022, mostrando l'ennesimo incremento del suolo trasformato con perdita di spazi liberi, servizi ecosistemici e biodiversità.
Il Coordinamento per una Mobilità Sostenibile - No Canturina bis, ha elaborato in merito un comunicato, con dati riguardanti il territorio, segnalando le conseguenze nefaste che le nuove e inutili infrastrutture viabilistiche potrebbero generare.


 

venerdì 31 marzo 2023

PER REGIONE LOMBARDIA LE INFRASTRUTTURE SOVRACOMUNALI SONO ESCLUSE DAL CONSUMO DI SUOLO. IL COMUNICATO DEGLI AMBIENTALISTI DE L'OSSERVATORIO PTCP

Il Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP di MB, di cui Sinistra e Ambiente è parte attiva e propositiva, si occupa da tempo del Consumo di Suolo che costantemente continua ad erodere gli spazi di naturalità della nostra Provincia. 
Un avanzare che non è adeguatamente contrastato dal quadro normativo, ancora privo di una legge nazionale e con la Legge  Regionale (n°31 del 2014) che non garantisce una adeguata ed efficace applicazione, contenendo meccanismi di deroga.

COMUNICATO STAMPA 

Si prevede di consumare suolo agricolo per milioni di metri quadrati,
ma secondo Regione Lombardia: “il fatto non sussiste!”. 
Leso il principio di realtà!

Ogni giorno leggiamo sulla stampa e sentiamo ora anche sulle reti televisive e in alcuni programmi elettorali che è del tutto sbagliato consumare nuovo suolo agricolo per motivi idrogeologici, produttivi, paesaggistici,
ecosistemici e in estrema sintesi ambientali.
Numerose sono le proposte di legge sul consumo di suolo a livello nazionale che giacciono da anni in Parlamento, anche in recepimento di alcune direttive dell’Unione Europea che mira a conseguire l'obiettivo di un consumo netto di suolo pari a zero entro il 2050.
Taluni sostengono che tale compito spetti alle Regioni, dopo la riforma del Titolo V° della Costituzione.

Anche la Regione Lombardia, dopo anni di non ascolto di petizioni nazionali e proposte di legge di iniziativa popolare, ha approvato nel 2014 le legge n. 31 che dovrebbe tendere alla riduzione del consumo di suolo, con meccanismi “a cascata” sui diversi piani territoriali, a partire da quello regionale (PTR), poi quelli provinciali (PTCP) e infine quelli comunali (PGT).
In realtà, oltre ad aver accumulato ritardi di diversi anni rispetto a quelli previsti da quella stessa legge, questa contiene alcuni escamotage e alcune definizioni che la rendono praticamente inutile, se non peggio.
Ci riferiamo in particolare all’art. 2, che definisce il consumo di suolo, che recita, alla lettera c): “consumo di suolo: la trasformazione, per la prima volta, di una superficie agricola da parte di uno strumento di governo del territorio, non connessa con l'attività agro-silvo-pastorale, esclusa la realizzazione di parchi urbani territoriali e inclusa la realizzazione di infrastrutture sovra comunali;”.
Ma non è così.
Infatti il comma 4 sempre dell’articolo 2 dice però: “La Giunta regionale, con deliberazione da approvare entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentita la competente commissione consiliare, definisce i criteri di individuazione degli interventi pubblici e di interesse pubblico o generale di rilevanza sovracomunale per i quali non trovano applicazione le soglie di riduzione del consumo di suolo di cui alla presente legge”.
Naturalmente la deliberazione è arrivata (DGR 1141 del 14/01/2019) ed esclude le opere di rilevanza sovracomunale come, per esempio, le infrastrutture stradali, contraddicendo logicamente quanto sentenziato al punto c) della stessa Lr 31/2014, sopra letteralmente riportato.

Facciamo però qualche esempio concreto per capire gli effetti pratici di tale situazione.

La contrastata autostrada Pedemontana Lombarda che, secondo alcune stime di massima da noi effettuate, ha consumato per la parte già realizzata e consumerebbe ulteriore suolo (attualmente libero da edificazioni), per complessivi 3 milioni di metri quadrati (comprensivi dei collegamenti secondari), è come se non esistesse.
Questo non è consumo di suolo? Per la Regione no, e sarà così nei Piani territoriali sotto ordinati (PTCP e PGT).
Si consideri che il Piano provinciale (PTCP di MB), che ha recepito le indicazioni del Piano territoriale regionale (PTR) indica ai 55 Comuni della Provincia di ridurre la soglia del consumo di suolo del 45%, per circa 4 milioni di mq complessivi.
Operazione resa quasi inutile nella realtà a livello territoriale sovracomunale in quanto la riduzione ipotizzata verrà fortemente compromessa dal passaggio di Pedemontana (3mln di mq non computati come consumo di suolo). Una vera beffa!
Anche nel comasco, Provincia a noi prossima, si rischia il ripetersi di questa condizione, laddove è progettata la realizzazione della Canturina bis, una strada di collegamento che interessa più comuni.
Un’arteria il cui tracciato andrà ad interessare aree tutelate come zone di riqualificazione ambientale ad indirizzo agricolo, zone di riqualificazione ambientale ad indirizzo naturalistico e zone di tutela naturalistica dentro i confini del Parco Regionale Groane-Brughiera.
Regione Lombardia ha messo a bilancio buona parte dei fondi necessari, impegnandosi a trovarne la copertura economica completa.
 
Oppure, prendiamo il previsto prolungamento della M5 a Monza, opera sovracomunale, dove, a sud della Città, nel quartiere Casignolo, si prevede la realizzazione di un grosso deposito - officina di quella metropolitana, il quale consumerà circa 20 ettari di suolo agricolo oggi coltivato.
S’è preferito utilizzare una superficie libera invece di recuperarli su aree dismesse (es. ex Falck di Sesto). Anche questi 20 ettari non verranno considerati come consumo di suolo?

Per la Regione, nessuna differenza tra piastroni di cemento e asfalto e aree agricole o tutelate che invece dice di voler preservare per non consumare altro suolo libero.

Questo fatto è tanto più grave in una Regione e in una Provincia, quella di Monza e Brianza, certificata da tutti i rapporti come la “maglia nera” e la peggiore in Italia per suolo consumato e caratterizzata da un livello altissimo di antropizzazione e urbanizzazione.
La contraddizione è reale e sarà evidente: il consumo di suolo misurato da ISPRA nei comuni interessati da queste opere sarà impietoso, così come i costi enormi generati dalla perdita di suolo libero. Dati già evidenti negli anni passati nei comuni attraversati dalla Tangenziale Est Esterna e dal tratto già realizzato di Pedemontana.
C’è solo da auspicare un ripensamento della Regione e soprattutto dei Comuni che vedono quelle infrastrutture sovracomunali passare sul proprio territorio. 

Serve una legge chiara, da applicare senza scappatoie, che sia veramente utile per arrestare la cementificazione indiscriminata della Brianza e in Lombardia.

IL COORDINAMENTO AMBIENTALISTA OSSERVATORIO PTCP DI MB

Monza e Brianza, 30 marzo 2023

mercoledì 2 febbraio 2022

SULLA CANTURINA BIS IL PARCO REGIONALE DELLE GROANE CONTINUA AD AVERE UNA POSIZIONE AMBIGUA

In data 17-1-2022 è stata pubblicato sul sito dell'Ente Parco Regionale Groane - Brughiera l'avviso pubblico di messa a disposizione della documentazione relativa alla Variante Generale al Piano Territoriale di Coordinamento, adottata in data 21-12-021.
La variante ha trattato la stesura delle norme del Parco Naturale, l'adeguamento e aggiornamento delle Norme Tecniche, la rettifica della disciplina del Parco.
Dal 26-1-022 al 24-02-022 la documentazione è in deposito e visionabile presso gli uffici del Parco e al link http://www.parcogroane.it/ente-parco/regole-piani/.
Nei sessanta giorni successivi al deposito, dal 25 febbraio 2022 e fino al 26 aprile 2022, sarà possibile presentare osservazioni, protocollandole all'Ente.
Come da nostro metodo di lavoro, onde evitare scritture poco aderenti alla realtà, abbiamo analizzato la documentazione ufficiale per conoscere il parere espresso e formalizzato in merito ai progetti delle strade Canturina bis e Tangenziale Ovest di Mariano Comense, che come noto, risultano comprese nel perimetro del Parco Regionale.
Nella Relazione Tecnica adottata è riportata un suggerimento pervenuto al protocollo il 25/9/2020 durante la fase preliminare dell'iter di Variante.
Vi si evidenzia che la Legge Regionale 7/2011 vieta la realizzazione di strade, elettrodotti ad alta tensione e reti di trasporto di vettori energetici in genere di nuova costruzione. Di conseguenza, secondo gli estensori del suggerimento, ne deriverebbe una tutela assoluta del territorio senza possibilità di deroga per le arterie viarie denominate "Canturina bis" e "Tangenziale Ovest di Mariano Comense".
Il suggerimento è stato respinto in fase di esame preliminare condotto dagli uffici poichè "la legge citata e in particolare i divieti esposti sono riferiti alla istituzione del Parco Naturale delle Groane e non trovano applicazione nelle aree di Parco Regionale".
V'è quindi una distinzione tra le aree definite a Parco Naturale dove la normativa restrittiva su nuove infrastrutture è vigente e il restante territorio, a differente zonizzazione, del Parco Regionale dove invece la normativa della L.R 7/2011 non trova applicazione.
I luoghi classificati come Parco Naturale, di primaria origine istitutiva dentro il Parco Regionale delle Groane ed azzonati nella cartografia sono:
lo stagno di Lentate sul Seveso, i boschi di Lazzate e Lentate sul Seveso, i boschi di S. Andrea, i boschi di Ceriano Laghetto, la Polveriera e Ca del Rè, l'oasi di Cesano Maderno, la pineta di Cesate e parco Ospedale di Garbagnate Milanese, il Castellazzo di Bollate.
Sulla base di questo pronunciamento, anche una successiva identica osservazione del 14/10/2021 ha avuto il medesimo esito.
Pertanto, la progettata infrastruttura stradale Canturina bis con prosecuzione sulla Tangenziale Ovest di Mariano, trovandosi allocata altrove rispetto ai luoghi classificati e riconosciuti come "Parco Naturale", verrebbe sottoposta a quelle che sono le prescrizioni dall'art 43 paragrafo 2 delle Norme Tecniche di Attuazione (NTA).

 
Con l'applicazione di queste Norme Tecniche di Attuazione (NTA), il Parco non esprime un parere di contrarietà a nuove strade, ma pone alcuni vincoli prescrittivi tra i quali: 
la dimostrazione che non siano realizzabili al di fuori del territorio del parco stesso, il ripristino e la compensazione dei valori ambientali coinvolti (cioè compromessi), il recupero delle aree ambientali occupate per la realizzazione (esempio i cantieri), interventi all'interno del parco che risarciscano le componenti ambientali alterate.
Nella Relazione Tecnica della Variante adottata trova poi conferma quanto scritto nella precedente versione riguardo alla Canturina bis.
l'Ente Parco Groane recepisce il tracciato della strada "così come individuato dal PGT e dal Piano Territoriale di coordinamento provinciale (PTCP)". 
Non c'è una manifestazione di avversità ma "qualora si dovesse procedere con l'opera", si suggerisce "laddove possibile", il passaggio in trincea, garantendo corridoi per evitare la frammentazione delle aree verdi e chiedendo mitigazioni e compensazioni ambientali (vedi sotto).
 
 
Rispetto alla "tangenziale ovest" di Mariano Comense, è confermato che "non si può prendere atto della volontà espressa" dall'amministrazione marianese poichè l'infrastruttura non è nè inserita nel PGT di Mariano Comense nè tantomeno nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale e che e non esiste una progettualità specifica di dettaglio nonchè dati conoscitivi che giustifichino l'opera.
Tuttavia "qualora si intendesse procedere alla sua realizzazione" si "dovrà valutare il passaggio in trincea" unitamente ad un'altra serie di interventi quali, anche in questo caso, il mantenimento di corridoi ambientali per limitare l'interruzione di continuità tra aree e contemplare mitigazioni e compensazioni ambientali.
Viene evidenziato che il progetto definitivo dovrà essere sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale.
 

Nei documenti adottati, il parere dell'Ente Parco Regionale Groane (e Brughiera) continua ad essere cauto e blando e non esclude la possibilità che le due arterie siano realizzate dentro il Parco. Suggerisce poi un tracciato in trincea che attenuerebbe solo l'impatto visivo della presenza della strada con riduzione dell'impatto acustico ma che consumerebbe più suolo. Senza una copertura come galleria artificiale, non sarebbe comunque garantita la continuità delle aree con una frattura delle aree insormontabile per la fauna.
La Canturina bis, anche per la parte "alta" su cui sono state ipotizzati tre tracciati, è posizionata all'interno del Parco Regionale. E' di fatto esclusa la possibilita' di un passaggio esterno alle superfici tutelate.

Come si evince dalla planimetria di Piano adottata dal Parco, viene considerato il tracciato individuato secondo il PGT di Cantù e secondo il PTCP Provinciale. Tracciato che andrà ad interessare zone di riqualificazione ambientale ad indirizzo agricolo, zone di riqualificazione ambientale ad indirizzo naturalistico e zone di tutela naturalistica.
La versione progettuale "Gronda", sostenuta dal Comune di Cantù, ha un impatto addirittura maggiore entrando più in profondità dentro il perimetro del Parco. 
Non è accettabile che una porzione di territorio, da poco entrato a far parte di un ambito di tutela, proprio per preservarlo, sia destinata ad essere compromesso per strade di dubbia utilità che si vogliono relizzare come "soluzione standard" ai problemi di viabilità, senza mai pensare ed agire diversamente per cambiare un sistema di trasporto al collasso. 
E' inoltre poco coerente con il fine di tutela del territorio la posizione espressa dal Parco Groane nei documenti di Variante al PTC.