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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)
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sabato 28 marzo 2026

1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA TERZA PUNTATA: 10 LUGLIO 1976 LA DIOSSINA DELL'ICMESA CONTAMINA IL TERRITORIO, POI IL SILENZIO DELLA MULTINAZIONALE, LA MORIA DI ANIMALI, LA CLORACNE.

Prosegue il lavoro di ricerca di Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda che basandosi su documenti e testi in suo possesso intende ricostruire gli eventi legati al disastro diossina dell'ICMESA di Meda (fabbrica del gruppo multinazionale svizzero Givaudan-Hoffman-La Roche).
Una ricostruzione affinchè si rinnovi, senza annacquarla, la Memoria di un disastro colpevole che ha segnato la collettività.
 
LA DINAMICA DEL DISASTRO
Sabato 10 luglio 1976, alle ore 12,37 un aumento della pressione interna del reattore A101, utilizzato per la produzione di  2,4,5-Triclorofenolo, causa il cedimento del disco di rottura, tarato a 3 atmosfere. 
Il disco di rottura è un dispositivo meccanico di sicurezza, installato per evitare che un aumento abnorme di pressione possa causare l'esplosione del reattore ma, nel caso dell'ICMESA, il suo intervento libera direttamente nell'ambiente tutti i composti chimici, nebulizzati o sotto forma di vapori, contenuti nell'impianto.
Il reattore A101 del reparto B dell'ICMESA
La sovrapressione venne causata da una reazione esotermica con un forte innalzamento della temperatura oltre i normali valori di esercizio (150 °C), innescando nel range tra 200°C e 500°C la generazione prevalente di quantità significative di 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD), composto tossico che risulterà presente nella nube e che contaminerà pesantemente il territorio.
L'assenza di dispositivi di controllo, allarme e intervento automatico fece si che le anomalie non fossero segnalate ne che in assenza di personale potessero agire automatismi di regolazione per riportare i parametri di temperatura e pressione ai corretti e sostenibili valori.
Inoltre, per la mancanza di un serbatoio di contenimento
(vedi 2a puntata sull'impiantistica insufficiente e obsoleta dell'ICMESA), la miscela di composti tossici finì totalmente in atmosfera e a causa del vento che in quel giorno e a quell'ora spirava verso sud/est, andò poi a ricadere e a depositarsi su ampie aree abitate dei Comuni limitrofi.
Formalmente il sabato, la produzione era ferma e nell'ultimo turno del venerdì che copriva anche le prime 6 ore della giornata di sabato, da prassi non si attendeva il completamento della reazione di sintesi ma questa veniva sospesa fermando l'agitatore della miscela e inibendo il suo raffreddamento.
Il contenuto di tetraclorobenzolo, etilenglicole e soda caustica rimasto veniva poi scaricato con ripresa delle fasi di produzione il lunedì della settimana entrante.
In fabbrica non erano presenti gli addetti al ciclo del triclorofenolo, smontati con l'ultimo turno, ma solo alcuni manutentori.
Risultò provvidenziale l'intervento di Carlo Galante, responsabile dei reparti E e F che abitando vicino alla fabbrica e udito lo scoppio del disco di rottura e il sibilio della fuoriuscita in pressione delle sostanze chimiche, raggiunse l'ICMESA, entrò con l'autorespiratore nel reparto B e aprì la valvola del raffreddamento azionando anche la pompa di spinta dell'acqua, interrompendo così la reazione esotermica ed evitando un disastro peggiore.
Nel 2024, Carlo Galante è stato insignito della Medaglia d'Argento al Valor Civile.

Oltre all'ufficialità degli accadimenti, una delle ipotesi circolate era che esistesse una "produzione parallela non dichiarata" dedicata alla sintesi chimica di triclorofenolo contenente un'alta e voluta percentuale di diossina per un prodotto ad esclusivo uso dell'esercito americano ad utilizzo bellico nei defolianti con cui venne irrorato il Vietnam durante il conflitto.
Questa ipotesi non ha però mai trovato solide evidenze.

LA SETTIMANA DEL SILENZIO E DELLE MINIMIZZAZIONI 
Dopo il 10 luglio 1976, inizia la settimana delle minimizzazioni e del silenzio da parte dei responsabili ICMESA,Givaudan,Hoffman-La Roche.
Solo il giorno successivo, 11 luglio 1976, due dirigenti dell'ICMESA, tra cui il responsabile di produzione Paolo Paoletti, si recano in visita dal sindaco di Seveso Francesco Rocca, riferendogli di un "generico incidente" avvenuto il giorno precedente all'interno di un reparto ma minimizzando sull'accaduto. Su invito di Rocca contattarono anche il Sindaco di Meda Fabrizio Malgrati.
Un atteggiamento elusivo che continuerà anche nei contenuti della lettera che l'ICMESA inviò il 12-7-1976 all'ufficiale sanitario supplente Dottor Uberti, che sostituiva il titolare, professor Ghetti, in ferie.
Una lettera che nemmeno accennava alla presenza possibile di diossina nei "vapori fuoriusciti" ma che si limitava ad illustrare "l'incidente" e ad avvisare di aver cautelativamente chiesto ai residenti, prossimi alla fabbrica, di non consumare i prodotti dei loro orti.
Eppure già il direttore tecnico della Givaudan, Jorg Sambeth, aveva ipotizzato che tra i composti fuoriusciti potesse esserci la diossina TCDD.
Nello stesso giorno, venne impedita all'ufficiale sanitario Uberti, l'entrata nel reparto B.
Il 14 luglio le analisi chimiche effettuate nel laboratorio della Givaudan su materiale prelevato dentro l'ICMESA e in sua prossimità, certificarono la presenza della pericolosissima Diossina TCDD ma i responsabili ICMESA e Givaudan evitarono di darne comunicazione alle autorità locali.
Il 15 luglio i sindaci di Seveso e Meda, consigliati dall'ufficiale sanitario locale emisero ordinanze con cui proibivano di toccare ortaggi, vegetazione, terreno e animali domestici e consigliavano l'adozione di una scrupolosa igiene delle mani e dei vestiti.
Successivamente venne ordinato di non ingerire prodotti di origine animale provenienti dalla zona inquinata. 
Le prime notizie degli eventi apparvero sui giornali soltanto dopo sette giorni.
Il 18 luglio, il direttore del laboratorio chimico Provinciale di Milano prospettò ai responsabili della fabbrica di Meda la possibilità della presenza di diossina e la Givaudan rispose annunciando l'arrivo in Italia del direttore del suo laboratorio chimico.

Il Consiglio di Fabbrica dell'ICMESA in riunione
Anche dentro la fabbrica i dirigenti applicarono un atteggiamento di omertà nei confronti delle maestranze.
Lunedì 12 luglio, solo il reparto B dove ebbe origine il disastro era stato chiuso, peraltro senza nessuna informazione in merito all'accaduto.
Negli altri reparti l'attività proseguì per altri 5 giorni con la direzione che rifiutò sistematicamente di dare informazioni ai lavoratori e ai loro rappresentanti sindacali.
Il 14 luglio fu imposto agli operai di non portare indumenti di lavoro a casa e di fare la doccia prima uscire dalla fabbrica.
Insospettiti, lavoratori e sindacato entrano in stato di agitazione e non ricevendo le informazioni richieste, il 16 luglio si rifiutano di continuare a lavorare nello stabilimento ed entrano in sciopero e in assemblea permanente annunciando l'interruzione delle attività produttive.
Il 18 luglio, arrivò l'ordinanza del sindaco di Meda che chiuse l'ICMESA a scopo cautelativo.
Anche in questo frangente la direzione cercò di rassicurare le autorità sostenendo l'assenza di pericoli per lo svolgimento dell'attività lavorativa.
Solo il 19 luglio 1976, ICMESA e Givaudan comunicano ufficialmente la presenza di tetraclorodibenzo-para-diossina (TCDD) tra le sostanze fuoriuscite dal reattore A101, ammettendo la gravità della situazione.
Il 21 luglio anche le analisi chimiche svolte dal Laboratorio Provinciale di Igiene e Profilassi lo confermano.
Ed erano trascorsi ben 11 giorni ........

LA MORIA DEGLI ANIMALI
Già il giorno 13 luglio negli orti delle abitazioni prossime alla fabbrica ICMESA si verificò un rinsecchimento vegetativo delle piante dovuto all'effetto diserbante del triclorofenolo e degli altri composti, venne notata la scomparsa di uccelli, spesso trovati morti al suolo e iniziò una moria dei primi animali domestici, cani, gatti, galline, conigli etc.
Questa moria si estenderà nei giorni successivi sul territorio di più Comuni.
Dal 18 luglio, le carcasse degli animali morti vennero raccolte ed incenerite in parte presso il forno dell'allora Macello di Milano.
Fu indubbiamente un errore pochè le basse temperature di lavoro di quel forno non garantirono la distruzione della diossina presente nelle carcasse. 

Bovini di un allevamento abbattuti e tumulati in un "deposito"

Successivamente si rese necessario anche abbattere gli animali di grossa taglia degli allevamenti presenti in zona (cavalli, mucche etc) per evitare che la diossina finisse nella catena alimentare.
Visto l'alto numero di animali abbattuti, si opto per tumulare le carcasse in due fosse scavate a Cesano Maderno e a Desio.
Un allevamento venne spostato in provincia di Brescia e di Pisa e il successivo monitoraggio non diede riscontri di animali compromessi.
Una stima effettuata a posteriori fissa in circa 3300 gli animali da cortile deceduti e in 76.000 i capi di bestiame degli allevamenti abbattuti.

LA CLORACNE
Il 14 luglio cominciarono a verificarsi i primi casi di intossicazione con infiammazioni cutanee e il giorno 16 luglio vengono effettuati i primi ricoveri presso l'ospedale di Mariano Comense e per i casi più gravi di Niguarda.
Si trattava dei primi 15 bambini colpiti dalla cloracne, una violenta dermatosi provocata dal cloro e dai suoi derivati, causata dall'avvenuto contatto con i composti chimici liberatisi in atmosfera o depositatisi al suolo.
I casi di cloracne raggiungeranno la massima intensità sia dal punto di vista quantitativo sia per la gravità dei casi tra il 20 e il 28 luglio 1976. 
Dal 23 luglio verrà aperto a Seveso l'Ambulatorio Dermatologico che da quella data, sino ai primi di agosto, visiterà 1600 persone. 
Per 447 di queste di cui 186 bambini con età inferiore ai 12 anni, vennero diagnosticate lesioni cutanee correlate al contatto con le sostanze chimiche presenti nella nube. 
Il numero reale dei dermolesi rimane però indeterminato poichè le visite erano effettuate solo su soggetti che si presentavano volontariamente e le successive campagne di controllo presero in esame solo i bambini da 6 a 12 anni.
Riprenderemo nelle prossime puntate alcuni rimandi sugli argomenti moria di animali e casi di cloracne.
 
 

venerdì 27 febbraio 2026

IL BOSCO DELLE QUERCE OTTIENE IL RICONOSCIMENTO DI "PATRIMONIO EUROPEO": IL COMMENTO DEGLI AMBIENTALISTI DI SEVESO E MEDA

In questi giorni i media e le pagine dei siti istituzionali dei Comuni di Seveso e Meda e quello di Regione Lombardia, hanno annunciato con i toni enfatici della sindaca di Seveso Alessia Borroni, del presidente regionale Attilio Fontana, dell'assessore regionale alla Cultura, Francesca Caruso, dell'assessore regionale al Territorio e Sistemi verdi Gianluca Comazzi, l'assegnazione al Bosco delle Querce di Seveso e Meda del Marchio di Patrimonio Europeo.

Di cosa si tratta ?

Il Marchio del Patrimonio Europeo, ufficialmente noto con la denominazione European Heritage Label, nasce  il 28 aprile 2006 da 17 degli allora 25 Stati membri dell'Unione europea + la Svizzera, come azione intergovernativa
Scopo del riconoscimento era ed è tuttora quello di valorizzare il patrimonio culturale comune per rafforzare il senso di appartenenza all'Unione europea e a promuovere il dialogo interculturale promuovendo l'informazione e la conoscenza dei cittadini, soprattutto di quelli più giovani.
Il 20 novembre 2008, il Consiglio dell'UE lo trasforma da iniziativa intergovernativa in "azione" dell'UE e viene formalmente istituito nella nuova configurazione il 16 settembre 2011 data dalla quale vengono scelti i siti meritevoli del riconoscimento.
I luoghi meritevoli sono selezionati considerando il loro valore simbolico, il contributo dato alla storia e alla cultura e le attività educative che offrono. 
L'assegnazione del Marchio di Patrimonio Europeo non produce vincoli di conservazione specifici come per i siti UNESCO, ma è puramente una garanzia di qualità e promozione del valore europeo del sito. 

I gruppi di Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda, Legambiente Circolo Laura Conti di Seveso, Seveso Futura che da tempo operano insieme per la conservazione e la tutela del territorio e che negli anni recenti hanno dato il via alla campagna per l'ampliamento del Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce di Seveso e Meda, hanno commentato questo accadimento con un comunicato.
Giudicano positivamente l'assegnazione del riconoscimento europeo ma spogliandolo della propaganda, rivendicando il lavoro costante sulla Memoria del disastro Diossina dell'ICMESA senza annacquarla ed evidenziando le contraddizzioni che accompagnano l'assegnazione, a partire dallo sbancamento di 2 ettari con perdita di 3200 alberi adulti che il Bosco subirà per il passaggio dell'autostrada Pedemontana Lombarda e dalla riduzione dell'area di ampliamento a causa della viabilità complementare e della vasca di laminazione dell'infrastruttura.

 

Sulla stampa

 


lunedì 23 febbraio 2026

1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA SECONDA PUNTATA: L'ICMESA AVVIA LA PRODUZIONE DI TRICLOROFENOLO CON PROCESSO E IMPIANTO INSICURI

Per questa seconda puntata, accompagniamo con un nostro approfondimento il lavoro storico di Massimiliano Fratter nel libro "Seveso Memorie da sotto il Bosco" sull'argomento dell'avvio all'ICMESA di Meda della produzione di Triclorofenolo,. 
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Il gruppo Givaudan-Hoffman-La Roche, in continuità con una politica aziendale di ricerca di condizioni favorevoli nei Paesi laddove le normative erano meno severe, decise nel 1969 di avviare nella fabbrica medese la produzione del 2,4,6-Triclorofenolo.
Il Triclorofenolo veniva utilizzato per la fabbricazione dei diserbanti Acido 2,4,5-triclorofenossiacetico (2-4-5-T) e Fenoprop (2-4-5-TP), due erbicidi usati in agricoltura e in forestazione e di un disinfettante, l'Esaclorofene impiegato anche in saponette e shampo.
In Italia l'uso dei sopracitati diserbanti è stato prima limitato e poi proibito nel 1970 ma questo non impediva la loro produzione ai fini dell'esportazione.
Il 2,4,6 Triclorofenolo (TCF) si ottiene industrialmente per acidificazione del suo sale sodico, preparato a mezzo di idrolisi alcalina del 1,2,4,5 Tetraclorobenzene (TCB) con idrossido di sodio. 
L'idrolisi avviene con l'uso di opportuni solventi a temperature di poco superiori a 150° C, con la necessità di controllarle.
Il controllo della temperatura è molto importante poichè le diossine si formano prevalentemente durante i processi di combustione in un intervallo compreso tra i 200°C e i 500°C, divenendo un composto indesiderato della reazione.

LA MODIFICA ICMESA AL BREVETTO PRODUTTIVO DELLA GIVAUDAN
Sullo schema generale per produrre il Triclorofenolo, dal 1914, sono nati i brevetti del processo di reazione chimica per ottenerlo. 
Si tratta di quelli AGAF del 1914, Givaudan del 1947, Dow Chemical del 1955 e Ringwood Chemical Corp. del 1952-56 di derivazione Givaudan.
L'ICMESA ha utilizzato il brevetto Givaudan ma con una serie di modifiche, concordate e conosciute dalla casa madre Givaudan-Hoffmann-La Roche, modifiche che concorreranno al disastro del 10 luglio 1976.

La variazione principale consisteva nel ridurre la quantità di solventi utilizzati per aumentare lo spazio utile nel reattore consentendo l'impiego di una quantità maggiore di reagenti (TCB ) per ottenere più Triclorofenolo, aumentando così la produttività specifica.

Anche il momento della distillazione di glicole, utilizzato quale solvente, era stato anticipato con l'intento evidente di risparmiare sui tempi e di recuperare sui lavaggi, sul dispendio energetico e su parte dell'impiantistica qualora si fosse seguito in toto il brevetto Givaudan.

La minor quantità di etilengligole e di solventi, riduce però il "volano termico" rendendo possibile ampie fluttuazioni della temperatura della massa di reazione.
Una fluttuazione di temperatura nel caso ICMESA difficilmente controllabile data l'inesistenza di dispositivi automatici di controllo e d'intervento.

IL TRICLOROFENOLO E L'IMPURITÀ DIOSSINA
L'anticipo della distillazione del glicole prima dell'acidificazione fa si che il Triclorofenato sodico (intermedio del processo di reazione) rimanga a temperature più elevate per un periodo maggiore di quello previsto dal brevetto Givaudan.
Questo lasso di tempo con temperature alte, superiori a 155°C, facilita la formazione di 2,3,7.8 tetracloro-dibenzo-p-diossina (TCDD) in quantità consistenti.
Il TCF grezzo risultante dal processo veniva poi distillato con più passaggi per eliminare le impurezze indesiderate, accantonando le frazioni con impurità.

L'INCENERIMENTO DEI RESIDUI CHIMICI
Per smaltire i residui della produzione dell'ICMESA, compresi quelli del ciclo del TCF, fu installato nel 1971 un forno che entrò in esercizio nel 1972 quale "impianto pilota" mentre un altro, con capacità sufficiente per bruciare tutti i residui di lavorazione era in fase di progettazione. 
Nel forno pilota finirono anche i residui accumulati nei periodi iniziali della produzione del Triclorofenolo (TCF).
Tuttavia, il forno, quale impianto pilota, non aveva una misura e un controllo della temperatura del bruciatore.
Così per anni sono stati smaltiti, bruciandoli, i residui della produzione di triclorofenolo e di altri composti senza la sicurezza di una temperatura di almeno 1000 °C onde evitare che la diossina, presente nei residui del TCF, durante il processo di combustione aumentasse invece di essere distrutta.

IL RISCHIO DI QUANTITÀ INDESIDERATE DI DIOSSINA NEL TRICLOROFENOLO
Le modifiche ICMESA al brevetto e al ciclo produttivo generavano TCF impuro con presenza di una maggiore quantità di diossina accrescendo altresì il rischio che le sovratemperature se non tempestivamente regolate, portavano alla formazione indesiderata di notevoli quantità di questo veleno.
La difficoltà di controllare e stabilizzare i parametri termici da cui dipende la formazione di Diossina TCDD con il possibile innesco di reazioni esotermiche incontrollate, accresce anche il rischio di sovrapressioni. 

UN'IMPIANTISTICA AL RISPARMIO
Per la produzione del Triclorofenolo (TCF) non venne chiesta nessuna autorizzazione edilizia per ampliamento poichè fu riconvertito allo scopo il reattore già presente nel reparto B, precedentemente utilizzato per il terpilene e l'atranilato
Il sistema per la produzione di Triclorofenolo del reparto B dell' ICMESA era costituito da un Reattore per Idrolisi Alcalina (A101) e da un Reattore per Acidificazione (A110).
L'impianto era totalmente a conduzione manuale con tutte le sequenze operative gestite dagli addetti.
Nonostante la pericolosità e nocività delle sostanze trattate, quello per il TCF non era un impianto a ciclo chiuso ne tantomeno in grado di garantire elevati standard di sicurezza sia per gli operatori sia per l'ambiente circostante. 
L'impianto non era dotato di dispositivi automatici di controllo, di allarme e di intervento che potessero attivarsi in caso di temperatura e pressione anomala ed era:

  • privo di segnalazioni automatiche di allarme rilevabili dal personale;
  • privo di dispositivo di blocco automatico dell'immissione di vapore surriscaldato la cui temperatura non risultava rilevata da strumenti ma che poteva raggiungere valori tra 300 e 330 °C;
  • privo di dispositivo automatico per fare entrare in funzione il sistema di raffreddamento con l'introduzione di acqua nell'apposito serpentino;
  • privo di una sezione di abbattimento dei gas indesiderati che potevano formarsi durante il ciclo di produzione del TCF;
  • privo di un serbatoio per il contenimento dei fluidi o dei gas le cui perdite in atmosfera andavano assolutamente evitate vista la loro tossicità. Un serbatoio che avrebbe potuto e dovuto raccogliere i gas fuoriusciti in atmosfera dopo l'intervento del disco di rottura tarato a 4 bar;
  • privo di strumento misuratore di PH (Phmetro) poichè rotto con conseguente misurazione manuale a mezzo asta con cartina tornasole per rilevare il valore di PH da raggiungere per l'acidificazione. (PH=3).

LE QUANTITÀ PRODOTTE E LA DESTINAZIONE DEL TRICLOROFENOLO
Dopo una prima fase di sperimentazione attuata nel 1969, la produzione del triclorofenolo prese avvio nel 1970 con 6.361 kg destinati alla Givaudan Corporation di Clifton nel New Jersey (USA).
Successivamente si registrò una crescita costante dei quantitativi ad eccezzione di uno stop nel 1973 per mancanza di commesse.

33.000 chilogrammi nel 1971
40.350 chilogrammi nel 1972.
38.400 chilogrammi nel 1974
105.346 chilogrammi nel 1975
142.820 chilogrammi fino al 9 luglio 1976.

Gli acquirenti furono lo stabilimento Givaudan di Vernier-Ginevra e la Givaudan Corporation di Clifton.

ALCUNI PERICOLOSI PRECEDENTI GIÀ NOTI SIN DAL 1970
Alla data di entrata in produzione del triclorofenolo all'ICMESA di Meda, la pericolosità di tale produzione era già nota e in altri stabilimenti si erano verificati incidenti che avevano coinvolto gli addetti.

  • Nel 1949, negli Stati Uniti, alcuni operai addetti alla produzione di 2,4,5-T in uno stabilimento di pesticidi della Monsanto furono colpiti da cloracne.
  • Nel 1953, nella Germania Occidentale nello stabilimento della BASF a Ludwigshaven. Gli operai coinvolti mostrarono segni di cloracne e disturbi psicopatologici.
  • Nel 1963 in Olanda, alla Philips Duphar di Amsterdam per un’esplosione fuoriuscì dal reattore un quantitativo di “diossina” compreso fra 30 e 200 g. 20 operai presenti nella zona contaminata mostrarono subito segni di cloracne. Successivamente. 9 dei 18 incaricati della bonifica ed un tecnico incaricato di accertare i danni furono colpiti da cloracne in forma grave. Dopo due anni vi fu il decesso di 4 lavoratori ma non venne mai accertato il rapporto causa-effetto e cioè se la loro morte era dovuta alla diossina.
  • Nel 1964 negli Stati Uniti nella fabbrica della Dow a Midland nel Michigaun, dopo la modifica di un impianto per la produzione del 2,4,5-T, 60 operai furono intossicati con successiva manifestazione di cloracne.
  • Il 23 aprile 1968 in Inghilterra, a Bolsover, nel Derbyshire,nella fabbrica della Coalite & Chemical Products Co sull' impianto pilota dove si produceva 2,4,5-triclorofenolo, un aumento della temperatura nel reattore provocò un’esplosione e la morte del chimico che controllava il processo. Anche alcuni operai addetti manifestarono i caratteristici sintomi dell’intossicazione da “diossina” con l'apparire della cloracne, mentre altri si ammalarono 6 mesi dopo e casi di cloracne si manifestarono dopo 3 anni. In totale 79 operai subirono danni alla salute più o meno gravi.
  • Tra gli anni '60 e '70 nell'allora Cecoslovacchia, presso l'unità produttiva della Spolana Neratovice, situata vicino a Praga, era prodotto l'erbicida 2,4,5-T che generò, come sottoprodotto,  elevate quantità di diossine con un avvelenamento costante delle maestranze. Circa 80 persone vennero ricoverate in ospedale con cloracne, porfiria cutanea tarda, disfunzioni nel metabolismo dei grassi, dei carboidrati e delle proteine, lesioni epatiche e altre alterazioni. Due ammalati morirono entro due anni di carcinoma ai bronchi (all’età di 49 e 59 anni) e un altro morì per avvelenamento acuto.

NON UN INCIDENTE MA UN DISASTRO COLPEVOLE 
La conosciuta nocività dei composti chimici utilizzati di cui si negava una corretta informazione, la pericolosa modifica del ciclo produttivo rispetto al brevetto originale Givaudan, l'impiantistica priva di dispositivi automatici di sicurezza, di abbattitori, di un serbatoio di contenimento, il non  adempimento alle normative, l'inquinamento costante di ambiente e territorio, furono tutte scelte attuate dal gruppo Givaudan-Hoffman-La Roche proprietario della fabbrica ICMESA di Meda, con piena conoscenza dei potenziali rischi derivanti e al solo fine del risparmio e della massimizzazione del profitto.
L'approfondimento proposto in questa puntata conferma che
la fuoriuscita di Diossina dall'ICMESA non fu un "incidente" ma un DISASTRO COLPEVOLE.

 Continua.

 Puntate pubblicate in precedenza:

2) 1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA PRIMA PUNTATA: L'ICMESA DI MEDA INQUINÒ IL TERRITORIO SIN DAL SUO INSEDIAMENTO

1) 1976-2026: IL 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA NON PUÒ ESSERE SOLO CELEBRATIVO MA DEVE ESSERE MEMORIA VIVA E VERITIERA.

 

giovedì 22 gennaio 2026

1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA PRIMA PUNTATA: L'ICMESA DI MEDA INQUINÒ IL TERRITORIO SIN DAL SUO INSEDIAMENTO

Per la prima puntata nell'ambito del 50° anniversario del disastro Diossina fuoriuscita dall'Icmesa, fabbrica del gruppo Givaudan-Hoffmann-La Roche, vogliamo cominciare occupandoci delle vicende di questa unità produttiva a partire dal suo insediamento a Meda, nel 1945. 
Già da subito, con l'avvio delle produzioni di prodotti chimici di base, fu evidente l'impatto sull'ambiente causato da lavorazioni insalubri, da distruzione incontrollata dei residui, da scarichi e sversamenti che contaminarono le acque, il suolo e l'aria.

L'ICMESA, come anche molte altre imprese chimiche del territorio, svolse un'attività industriale in totale spregio della tutela della salute della cittadinanza accampando giustificazioni inesistenti e assumendo impegni che mai furono mantenuti, anche grazie ad una eccessiva tolleranza di chi doveva vigilare, controllare e far rispettare le normative su salute, lavorazioni pericolose e scarichi industriali. 

Il libro, scritto dallo storico sevesino Massimiliano Fratter"Seveso. Memorie da sotto il Bosco" edito da Auditorium, è parte importante del progetto "Ponte della Memoria" e dedica un capitolo intero agli anni dal 1945 al 1976, anni in cui l'ICMESA fu attiva.
É una ricostruzione dettagliata, frutto di un lavoro di ricerca documentale presso gli archivi dei Comuni e degli Enti territoriali. 
Una ricostruzione che evidenzia come l'attività dello stabilimento chimico di Meda causò inquinamento e preoccupazioni.

Proponiamo la parte che tratta dell'insediamento dell'ICMESA a Meda, nella versione integrale del libro, quale contributo di Storia e Memoria, suddividendola in due puntate.
La prima puntata, che qui alleghiamo, va dal 1945 sino all'avvio della produzione del 2,4,6-Triclorofenolo, un intermedio per diserbanti e disinfettanti.
La seconda puntata, di prossima pubblicazione, tratterà dell'impiantistica e delle lavorazioni per ottenere il Triclorofenolo.
Scelte e lavorazioni che portarono verso il disastro della fuoriuscita della nube contenente anche la diossina TCDD (2-3-7-8 tetraclorodibenzo-para-diossina) del 10 luglio 1976.

Su premesse e motivazioni della nostra attività divulgativa, affinchè il 50° anniversario del disastro diossina dell'ICMESA sia Memoria e non vuota giornata puramente celebrativa, ne abbiamo scritto in: 1976-2026: IL 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA NON PUÒ ESSERE SOLO CELEBRATIVO MA DEVE ESSERE MEMORIA VIVA E VERITIERA.

Continua. 

sabato 10 gennaio 2026

1976-2026: IL 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA NON PUÒ ESSERE SOLO CELEBRATIVO MA DEVE ESSERE MEMORIA VIVA E VERITIERA.

Il 2026 è l'anno in cui ricorre il 50° anniversario del disastro diossina, fuoriuscita il 10 luglio 1976 dall'ICMESA, azienda chimica di Meda, allora proprietà della multinazionale svizzera Givaudan-Hoffman-La Roche.
E' l'anniversario di un evento che non fu un "incidente" ma un disastro colpevole conseguente a scelte di una multinazionale attuate al solo fine di incrementare il proprio profitto.
Una ricorrenza per cui servirà continuare a dire e a diffondere una corretta e approfondita informazione per non assecondare l'affermarsi di una narrazione strumentale, edulcorata e puramente celebrativa. Era già avvenuto in occasione dei 40 anni su cui eravamo intervenuti con le nostra valutazioni e critiche.
Anche per il 50° sarà importante proporre con convinzione i contenuti veritieri di una Memoria che deve essere preservata e rinnovata a vantaggio del tempo presente.

L'aspetto celebrativo già si annuncia e meglio sarà prepararsi e diffidare dei contenuti portati da presenze che non hanno mai operato per diffondere una  Memoria basata su fatti oggettivi, da chi vorrà, in tale occasione, autonominarsi e accreditarsi come esperto, da chi nell'evento cercherà esclusivamente un momento di protagonismo e visibilità, da chi si allineerà a una narrazione annacquata che rimuove un passato di sofferenze e di responsabilità cancellate e un presente dove per far passare l'inutile e impattante autostrada Pedemontana Lombarda si tacita sia lo sbancamento di 2 ettari del Bosco delle Querce sia una bonifica, funzionale al transito autostradale, che sta risultando più complicata del previsto.
Sarà necessario raccontare la storia, gli accadimenti, le omissioni, gli errori, le minimizzazioni, le mobilitazioni, le informazioni  che caratterizzarono il 1976 e gli anni successivi dove si dipanarono le azioni e gli interventi dei protagonisti di una vicenda complicata che ebbe e che ha tutt'ora conseguenze per il territorio brianzolo contaminato dalla  nube di composti chimici tra cui la 2,3,7,8 tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD).

LA CONTINUITÀ DI UN LAVORO SULLA MEMORIA 
Chi da anni sul territorio fa un'intensa e faticosa attività ambientalista non ha atteso questo momento celebrativo per rammentare e attualizzare costantemente ciò che avvenne il 10 luglio 1976.
Già nel corso di questi anni, per non annacquare quella Memoria, il punto di vista ambientalista ha messo al centro il Significato e la Storia del Bosco delle Querce di Seveso e Meda, polmone verde creato con un intervento di ingegneria ambientale successivo alla bonifica delle aree maggiormente contaminate (Zona A).
Il progetto INSIEME PER IL BOSCO ha ravvivato una narrazione reale di questo luogo, rafforzato anche da importanti  iniziative parallele degli ambientalisti del territorio (Sinistra e Ambiente-Impulsi, Legambiente circolo Laura Conti Seveso, Seveso Futura) che da tempo e che ogni 10 luglio propongono momenti qualificati di informazione.

INSIEME PER IL BOSCO, consesso di gruppi e associazioni di Seveso e Meda, ha proposto e concretizzato:
- Vajont (esondazione bacino della diga della SADE)
Bophal (isocianato di metile fuoriuscito dall'impianto chimico della Union Carbide)
Stava (esondazione bacino di decantazione della Miniera di Prestavel della Fluormine)
Casale Monferrato (lavorazione dell'Amianto nello stabilimento Eternit). 

Per dare il nostro contributo quale gruppo Ambientalista che ha al suo interno individui che vissero il periodo difficile dalla fuoriuscita della Diossina, su questo blog, proporremo nel tempo una serie di articoli informativi per restituire una Storia e una Memoria completa e corretta di quegli anni.


 Continua.