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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)
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venerdì 23 ottobre 2026

1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA UNDICESIMA PUNTATA: IL BOSCO DELLE QUERCE


Ultima puntata (ma forse anche no se altro materiale o altri aspetti risultassero interessanti per la divulgazione) curata da Sinistra e Ambiente di Meda per ricostruire gli anni e le vicende drammatiche del disastro Diossina dell'ICMESA di Meda, fabbrica del gruppo multinazionale svizzero Givaudan-Hoffman-La Roche.
Questa volta racconteremo con dovizia di particolari la creazione del Bosco delle Querce di Seveso e Meda, luogo Simbolo legato indissolubilmente a quei tragici eventi. 
Luogo che una serie di gruppi ambientalisti di Seveso e Meda hanno a cuore e monitorano con passione.

LE ORIGINI DI UNA SCELTA
Dopo le partecipate manifestazioni del 1977 dove gli abitanti, i gruppi e i Comitati  dei Comuni colpiti dalla Diossina TCDD, con Seveso in prima fila, si espressero contro la realizzazione di un forno inceneritore per distruggere il materiale contaminato, Regione Lombardia rinunciò al contestato progetto.
Ne abbiamo scritto su: 1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA QUINTA PUNTATA: LE COMMISSIONI ISTITUZIONALI, I LAVORATORI E LA VERTENZA SULLA SALUTE E LA CONOSCENZA, L'OPPOSIZIONE ALL'IPOTESI FORNO INCENERITORE E LE MOBILITAZIONI POPOLARI.

Si scelse allora lo stoccaggio in loco e tra il 1981 e il 1984 vennero realizzate due vasche impermeabilizzate, una a Meda di 80.000 m3 e una a Seveso di 200.000 m3 dove venne allocato il materiale contaminato costituito da macerie delle case abbattute, terreno decorticato, asfalto asportato, animali morti, vegetazione e il reattore dell'ICMESA, racchiuso in un sarcofago di cemento. 
Ne abbiamo scritto in:  1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA SESTA PUNTATA: LA BONIFICA E LE SUE CRITICITÀ, LE DUE VASCHE DI CONTENIMENTO .

GLI INTERVENTI PER LA GENERAZIONE DEL BOSCO DELLE QUERCE DI SEVESO E MEDA
Sempre sulla spinta dei movimenti cittadini, Regione Lombardia opto anche per un intervento di ingegneria ambientale per rimboschire i terreni della zona A, quella a più alto livello di inquinamento da TCDD dove il terreno era stato asportato e le case lì presenti abbattute.
La progettazione iniziò nel 1983 nelle sottozone da A1 a A5 in cui era suddivisa la zona A e le prime 
attività cominciarono nel 1984.
L'area su cui si andò ad operare, pari a 7,81 ettari in comune di Meda e a 34,95 ettari nel comune di Seveso per in totale di 42,76 ettari, era spoglia, senza più alcuna vegetazione fatto salvo un solo Pioppo che aveva resistito ai composti tossici presenti nella nube e che era stato risparmiato dai tagli.
La prima necessità fu quella di ricostruire il terreno di cultura, lo strato fertile, che era stato asportato in quanto contaminato.

L'area del Bosco delle Querce come appariva dopo la decorticazione con terreno già conferito nelle 2 vasche di Seveso e Meda

Per questo si utilizzarono soprassuoli vegetali provenienti dalla Brianza anche da luoghi distanti fra loro e per questo con proprietà chimico -fisiche differenti.

Piantumazione negli anni '80
Per accelerare la costruzione ambientale del luogo, si impiantarono inizialmente specie arboree di veloce attecchimento.
Complessivamente furono messe a dimora querce indigene, aceri, carpini, pini silvestri, tigli, salici, betulle, pioppi nero e bianco, frassini, ornielli mentre per quelle arbustive si opto per biancospino, ginestra, viburno, ginepro, rosa canina a altri cespugli.
L'obiettivo era la creazione- poi riuscita- di un Querco-Carpineto tipico della Pianura lombarda.
Si cercò di creare una distribuzione vegetale uniforme e vennero escluse dalla piantumazione le superfici sopra le due vasche per la limitata profondità del terreno di riporto e per preservare l'integrità della copertura superiore non appesantendola.
Furono lì pertanto utilizzate solo essenze arbustive laddove consentito.
Nel complesso, circa 5.000 piante arboree e 6.000 arbustive, vennero messe a dimora.
Il terreno di coltivo portato nelle aree scarificate proveniva da luoghi diversi e aveva valori di PH differenziati, fattore che causò una moria significativa di querce.
La situazione del PH del suolo del Bosco delle Querce nel 1991
Si dovette pertanto intervenire con riporti di ulteriore terreno, forti concimazioni letamiche, drenaggi e robuste irrigazioni.
Censimenti arborei degli alberi e degli arbusti nel Bosco delle Querce nel corso degli anni
Negli anni successivi, altri alberi vennero messi a dimora e il monitoraggio del 1998 già censiva quasi 22.000 alberi e 24.000 arbusti di cui molti per germinazione naturale.
Successivamente si passò al consolidamento e alla gestione ordinaria del patrimonio forestale presente, con la realizzazione da parte dell’ERSAF di uno stagno all’interno dell’allora area naturalistica.
A partire dal 2002, la flora e la fauna del sottobosco fu potenziata e riqualificata con un intervento dedicato, promosso dalla Regione Lombardia ed eseguito a cura del Centro Flora Autoctona (CFA), per la propagazione di varie specie nemorali proprie dei boschi planiziali, seguendo i protocolli e gli standard di qualità previsti per le attività del CFA.
Nella pianificazione, l'allora Azienda Regionale delle Foreste (ARF), ora ERSAF, suddivise il  Bosco delle Querce in due aree a diverso indirizzo gestionale: una prettamente naturalistica e una a carattere ricreativo.
Suddivisione gestionale delle aree del Bosco delle Querce
Il 10 luglio 1996, il Bosco delle Querce venne ufficialmente aperto alla popolazione che potè accedervi, ad esclusione dell'area naturalistica allora delimitata da una recizione.
 
NASCE IL PARCO NATURALE REGIONALE DEL BOSCO DELLE QUERCE
Nel dicembre del 2005 Regione Lombardia con la Legge Regionale N. 21 del 28 dicembre 2005 (poi abrogata e con disposizioni confluite e riordinate all'interno dell'articolo 193 della L.R. 16 luglio 2007, n. 16), ha formalmente istituito il Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce la cui gestione è affidata al Comune di Seveso in convenzione con il Comune di Meda. 
Un apposito Comitato composto dai rappresentanti delle amministrazioni di Seveso e Meda, di Regione Lombardia, della Fondazione Lombardia per l’Ambiente e dell’Ersaf – Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste, supervisiona, definisce e pianifica le attività previste, finanziate con una convenzione, solitamente biennale, con Regione Lombardia.
La cura e la manutenzione del parco continuarono e continuano ad essere assegnate all’ERSAF, allora ARF (Azienda Regionale Foreste), che a completamento del rimboschimento aveva attuato anche azioni per lo sviluppo dell’ecosistema.
 
LA FAUNA NEL BOSCO DELLE QUERCE
Il Bosco delle Querce appare come un polmone verde completamente circondato da un denso urbanizzato caratterizzato da infrastrutture viabilistiche e insediamenti residenziali e/o produttivi.
Questo comporta un isolamento rispetto ad altre aree verdi da cui possono arrivare specie animali per colonizzare l'area verde.
Unico corridoio percorribile per la fauna è l'alveo del torrente Tarò/Certesa che ne delimita su un lato il confine.
Il torrente Tarò/Certesa al confine del Bosco delle Querce, un corridoio per la fauna
Proprio utilizzando questo corridoio ecologico sono giunte alcune specie animali. 
Il Tarò/Certesa, una volta molto inquinato, ha raggiunto ora un livello sufficiente di qualità delle sue acque tanto dal poter garantire anche la presenza ittica. 

Un primo censimento faunistico attuato nel 1990  registrò una presenza di avifauna con 18 specie, di 5 specie terrestri e 4 specie di anfibi e rettili.

Gli uccelli, in quanto volatili, ovviamente sono facilitati nel colonizzare aree verdi isolate, grazie alla loro facilità di movimento.
 
Il censimento più recente risale al 2016 e ne abbiamo scritto in modo dettagliato su: MEDA-SEVESO: LA FAUNA DEL BOSCO DELLE QUERCE.

 

Nel sopracitato censimento risultava la presenza della Volpe, diffusa in tutte le aree del Parco, del Riccio europeo, dello Scoiattolo europeo e la frequenza sporadica della Faina.

Per gli Anfibi e i Rettili è stata verificata la presenza di tre specie: due di anfibi (Rospo Smeraldino – Bufo Viridis e Rana Esculenta – Pelophylax Esculentus) e una di rettili (Lucertola Muraiola – Podarcis Muralis).
Non rilevato il Biacco, specie presente in passato, probabilmente per la scarsa consistenza della popolazione (pochissimi individui) e la mancanza di connessioni tra il Parco e ambienti naturali adiacenti.
Scomparsa dai rilevamenti la Raganella specie molto esigente dal punto di vista ambientale.
Per l'Avifauna, nel corso del censimento 2009-2011, le specie osservate nel parco, solo per la porzione di Seveso, erano 66, di cui 21 nidificanti.
Il monitoraggio del 2016, ha rilevato 83 specie, comprendenti lo Sparviere, il Falco Pecchiaiolo, l'Astore, la Poiana, il Gheppio, il Gufo, la Civetta, il Picchio Verde e quello Rosso Maggiore oltrechè l'Airone Cenerino.
Questa situazione è destinata o si è probabilmente già modificata per l'avvio di alcuni interventi connessi all'arrivo dei cantieri per l'Autostrada Pedemontana Lombarda che con lo sbancamento e il disboscamento di due ettari del Bosco influiranno pesantemente e negativamente sull'ecosistema e le specie viventi che abitano o frequentano il Bosco.
Un altro fattore di disturbo è costituto dall'accresciuta frequentazione degli umani che dopo la rimozione del recinto, accedono anche alla porzione naturalistica.

IL PONTE DELLA MEMORIA
Sul finire degli anni '90, gli ambientalisti di Seveso, fondatori e attivisti del locale circolo di Legambiente intitolato a Laura Conti, vollero ricostruire gli eventi del disastro diossina con un lavoro di raccolta della documentazione prodotta dai Comitati e dai soggetti politici presenti allora, degli atti ufficiali delle amministrazioni di Meda e Seveso, di Regione Lombardia, dell'Ufficio Speciale etc. nonchè degli articoli dei giornali che si erano occupati del drammatico evento.
Nel 2001 partì il Progetto di ricerca storica-scientifica denominato “Il Ponte della Memoria”  con il circolo Laura Conti di Legambiente Seveso, Legambiente Lombardia, la Fondazione Lombardia per l’Ambiente, Agenzia Innova21 e il Comune di Seveso, cui si aggiunse in seguito poi anche alla 
"Fondazione Corriere della Sera" che mise a disposizione materiale mediatico.

Uno dei pannelli de "Il Percorso della Memoria"
Furono predisposti una serie di pannelli didattici illustrativi "Il Percorso della Memoria" tutt'ora posizionati nel Bosco delle Querce visibili ai visitatori e utilizzati per percorsi di educazione ambientale e storica.
La loro elaborazione, coinvolgendo più soggetti, obbligò ad una condivisione dei testi esplicitati nei pannelli.

Sempre nell'ambito del progetto "Il Ponte della Memoria" nel 2006, uscì il libro di Massimiliano Fratter “Seveso. Memorie da sotto il bosco”, con un DVD e un film documentario di Fabio Tosetto “Seveso 10 luglio 1976: una storia da raccontare.

Nel 2016 anche a Meda, su proposta e con mozione di Sinistra e Ambiente e in continuità con il Ponte della Memoria, sul muro di quella che fu la fabbrica ICMESA. è stato posizionato un pannello che identifica e rammenta il luogo fisico da dove fuoriuscì la nube tossica.

Il pannello a Meda, sul muro dell'ICMESA, unico manufatto rimasto della fabbrica

IL BOSCO DELLE QUERCE TRA DISBOSCAMENTO DI 2 ETTARI A CAUSA DELLA PEDEMONTANA E PARZIALE AMPLIAMENTO
Il Bosco delle Querce è ora minacciato da un disboscamento per far passare l'Autostrada Pedemontana Lombarda, allargando l'attuale sedime della superstrada Milano-Meda-Lentate sul Seveso.
Il progetto definitivo del 2010 prevedeva uno sbancamento di 12 ettari, principalmente allocati nella porzione medese.
Porzione che sarebbe stata spazzata via per raddrizzare il raggio di curvatura dell'attuale asse stradale e consentire una velocità massima ai veicoli in transito di 130 km/h.
 
Contro questo progetto lavorarono con impegno i gruppi e le associazioni ambientaliste che riunite nel coordinamento "INSIEME PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE" organizzarono, in occasione del 10 luglio 2011, un grande evento: l'ABBRACCIO AL BOSCO DELLE QUERCE cui diedero il loro patrocinio anche le amministrazioni di Meda e Seveso.

Momenti della manifestazione "Abbraccio al Bosco delle Querce" del 10 luglio 2011
Un evento che raccolse una nutrita partecipazione, mostrando quanto fossero condivise le preoccupazioni e la protesta dei gruppi di Insieme in Rete.
Successivamente con un pressing costante svolto su Regione Lombardia anche in collaborazione con alcuni Consiglieri della Provincia di MB e di rappresentanti in Consiglio Regionale, il 27-4-2012, il Consiglio di Vigilanza di Regione Lombardia approvò un nuovo progetto definitivo rinunciando al raddrizzamento del raggio di curvatura e riducendo lo sbancamento previsto a circa 2 ettari, su aree di confine con l'attuale superstrada. Sbancamento che comporterà il taglio di 3200 alberi adulti.
Una ferita profonda per il Bosco.

Gli ambientalisti di Seveso e Meda con Sinistra e Ambiente-Impulsi, Legambiente Seveso e Seveso Futura, hanno altresì chiesto da anni l'ampliamento del Bosco delle Querce includendone le zone di Seveso a Ovest e quelle a Est prossime a via della Roggia-via dei Vignee.

Manifestazione il 10-7-2021 di Sinistra e Ambiente-Impulsi Meda, Legambiente Seveso, Seveso Futura  

per chiedere l'Ampliamento del Bosco delle Querce

Dopo un lungo e faticoso cammino fatto di proposte, momenti pubblici, incontri con l'amministrazione sevesina e con la soc Autostrada Pedemontana Lombarda (APL), la proposta è stata accettata e tramite la concretizzazione e la conversione di due Compensazioni Ambientali con relativi fondi stanziati da APL, è in iter il processo di ampliamento con atti amministrativi approvati e con elaborati preliminari presentati al luglio 2026.
La mappa con gli sbancamenti e il parziale ampliamento del Bosco delle Querce
LE ATTIVITÀ NEL BOSCO DELLE QUERCE
Il Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce è un'area verde che subisce la pressione antropica dell'urbanizzato.
In questi ultimi anni, oltre all'attività svolta in tema di educazione ambientale da parte di Legambiente Lombardia, per tenere alta la sensibilizzazione delle amministrazioni di Meda e Seveso ed in particolare di Seveso in quanto Comune gestore, i gruppi ambientalisti, una serie di associazioni e singoli individui, hanno lavorato per più anni proponendo e attuando una serie di iniziative che hanno spaziato dalla Memoria e dal Significato di questo luogo a attività per il benessere e la tutela della Natura.
Lo hanno fatto con il progetto "INSIEME PER IL BOSCO" approvato anche dal Comitato Tecnico Scientifico del Parco che oltre ad organizzare momenti di approfondimento e visite guidate ha raccontato anche i drammi di altri disastri per l'ambiente e la salute quali il Vajont, Bophal in India con la Union Carbide, Stava con la miniera di Prestavel, Casale Monferraro con l'Eternit.
Nei giorni nostri, con la costituzione del coordinamento INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE s'è data continuità a queste attività decidendo di portare la valenza del Bosco anche fuori dal territorio comunale sevesino con serate divulgative ed informative sul disastro diossina dell'ICMESA a Meda e un omaggio a Laura Conti a Cesano Maderno presso l'Oasi Lipu.

Una serie di iniziative del progetto "Insieme per il Bosco"
IL BOSCO DELLE QUERCE E IL 50°ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA
In occasione del 50° anniversario del disastro colpevole della diossina dell'ICMESA, il Bosco è stato al centro di una serie di attività, momenti celebrativi e riconoscimenti. 
A febbraio 2026, ha ottenuto il marchio di "PATRIMONIO EUROPEO" da parte dell'apposita commissione preposta a vagliare le candidature.
 
Le celebrazioni ufficiali hanno visto, il 10-7-2026, la presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Purtroppo e come era prevedibile, le istituzioni locali, nella loro narrazione, hanno completamente sorvolato sulle responsabilità di quel dramma e sulla ferita che il Bosco subirà a causa dell'Autostrada Pedemontana Lombarda.
Per questo, per riportare a un corretto percorso storico, Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda, Legambiente circolo Laura Conti di Seveso, Seveso Futura, hanno scritto al Presidente Mattarella una lettera aperta, così come lo hanno fatto altri cittadini che furono testimoni di quegli eventi. 
 
Nel luglio 2026, anche il testimone verde, il PIOPPO NERO, sopravvissuto alla diossina e alla successiva bonifica con i tagli degli alberi,  è stato inscritto nell'albo regionale degli Alberi Monumentali.
Il Pioppo nero, ad inizio lavori di piantumazione per creare il Bosco e ai giorni nostri.
Il 26-9-026 sono terminati i lavori di approntamento presso il Centro Visite del Bosco a Seveso, del Museo Multimediale sul dramma diossina .
Un Museo alla cui realizzazione i gruppi ambientalisti locali hanno dato il loro contributo su contenuti e immagini.
Alcuni contenuti del Museo Multimediale il giorno della sua apertura

É molto alta l'attenzione degli ambientalisti di Meda e Seveso sul Bosco delle Querce, da loro considerato meritevole oltrechè dell'ampliamento anche d'essere preso in considerazione, pur mantenendo la sua autonomia gestionale, quale parte integrante di un nuovo Parco Regionale Fluviale e Territoriale del Seveso.

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IL LAVORO DI RICERCA DI SINISTRA E AMBIENTE di MEDA: puntate pubblicate finora

 
 
 

 
 
 

4) 1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA TERZA PUNTATA: 10 LUGLIO 1976 LA DIOSSINA DELL'ICMESA CONTAMINA IL TERRITORIO, POI IL SILENZIO DELLA MULTINAZIONALE, LA MORIA DI ANIMALI, LA CLORACNE.

3)  1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA SECONDA PUNTATA: L'ICMESA AVVIA LA PRODUZIONE DI TRICLOROFENOLO CON PROCESSO E IMPIANTO INSICURI

2) 1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA PRIMA PUNTATA: L'ICMESA DI MEDA INQUINÒ IL TERRITORIO SIN DAL SUO INSEDIAMENTO

1) PREMESSA 1976-2026: IL 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA NON PUÒ ESSERE SOLO CELEBRATIVO MA DEVE ESSERE MEMORIA VIVA E VERITIERA


venerdì 16 ottobre 2026

A MEDA IL 28-10-2026 UN'ALTRA INIZIATIVA DI INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE

Continuano a Meda le iniziative in occasione del 50° anniversario del Disastro diossina dell'ICMESA

Il coordinamento INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE comprendente gruppi ambientalisti, associazioni e singoli individui di Meda e Seveso ha deciso di dare seguito ad uno sguardo ampio sui disastri per l'ambiente e gli esseri viventi causati dalla logica dello sviluppo ad ogni costo e del profitto.
La prima serata sul Sapere Operaio, la Nocività e il Diritto alla Conoscenza, s'è tenuta il 4 luglio 2026, e ne abbiamo relazionato pubblicando materiale e slide degli interventi.
Successivamente, il 23 settembre 2026, abbiamo trattato il tema della salute e delle conseguenze sui viventi dopo la fuoriuscita della diossina il 10 luglio 1976.

Quale prosecuzione rispetto alle serate sul Vajont, su Bophal, su Stava, sull''eternit di Casale Monferrato, drammi e disastri ricostruiti negli incontri tenutosi al Centro Visite del Bosco delle Querce nell'ambito dei moduli di "Storie di riparazione di Territori e Comunità", il 28 ottobre 2026 dalle ore 21.00 presso la sala civica Radio di Meda, viene ora proposta la drammatica vicenda dell'ANIC-ENI di Manfredonia, una vera e propria catastrofe continuata cominciata con una fuoriuscita di anidride arseniosa il 26 settembre del 1976.

Un territorio, il Sipontino, che ha pagato caro le scelte politiche di governi che, a partire dalla metà degli anni '60, realizzarono grandi insediamenti petrolchimici con tecnologie che però non tenevano in considerazione la tutela dell'Ambiente e della Salute dei lavoratori e degli abitanti delle zone circostanti, modificando pesantemente anche il tessuto sociale ed economico originale.
Progetti ed investimenti per creare poli industriali della chimica e non solo, in un'Italia affamata di lavoro, dove l'industrializzazione cominciava a prendere il sopravvento sull'agricoltura e dove anche lo Stato voleva orientare l'economia.

L'iniziativa è patrocinata dal Comune di Meda e dalla fondazione Comunità Monza e Brianza. 

Ne tratteremo con divulgatori e ricercatori che si sono occupati di questo ennesimo disastro causato dalla chimica italiana e con chi visse direttamente quei tragici fatti e le conseguenze negli anni successivi.

Giulia Malavasi, che sarà presente il 28-10-2026, ha scritto un libro "MANFREDONIA STORIA DI UNA CATASTROFE CONTINUATA".
Una ricostruzione dettagliata della vicenda, dalle decisioni iniziali d'insediare il petrolchimico in località Macchia nel comune di Monte S.Angelo in provincia di Foggia ai giorni nostri. 
Un'analisi documentale dettagliata, comprendente anche i racconti dei testimoni, fuori e dentro la fabbrica.

Serata da non perdere, promossa e organizzata dal coordinamento INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE.

venerdì 9 ottobre 2026

1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA DECIMA PUNTATA: IL COMITATO TECNICO SCIENTIFICO POPOLARE

Dopo la fuoriuscita della nube tossica dall'ICMESA e proprio in quella che fu definita "settimana del silenzio" per la carenza di informazioni  da parte dell'Icmesa-Givaudan-Hoffman- la Roche, il 18 luglio 1976 si costituisce il COMITATO TECNICO SCIENTIFICO POPOLARE (CTSP).
Il CTSP fu un organismo di base che riuniva sindacalisti ed operai dell'ICMESA, medici, chimici, ingegneri, studenti e scienziati, ecologi, collettivi di donne e cittadini delle zone contaminate.
Tra i primi a dare il suo contributo di conoscenza vi fu Giulio Maccaccaro  celebre medico, biologo, statistico e partigiano durante la Resistenza,  che stava già operando dal l maggio 1976 per costituire il movimento di Medicina Democratica.
Maccaccaro fu direttore della rivista Sapere e fondatore della pubblicazione Epidemiologia e Prevenzione (EP), morì purtroppo prematuramente il 15 gennaio 1977 dopo aver consegnato alla rivista Sapere un editoriale, che uscì postumo, con un' analisi del disastro della diossina da lui catalogato come “Crimine di pace” attuato da una multinazionale nel nome del profitto ad ogni costo.
Oltre a Maccaccaro erano fondatori o collaborarono con il Comitato: Dambrosio, Mara, Tomatis, Scatturin etc.

LE LINEE GUIDA E L'AZIONE DEL COMITATO TECNICO SCIENTIFICO POPOLARE (CTSP)
I principali obiettivi e le linee guida del CTSP furono definite e formalizzate in un documento del settembre 1976 prodotto dal gruppo e consistevano in:

1) opera di educazione e informazione sanitaria;
2) accertamenti sanitari e scientifici controllati dal basso;
3) opera di controinformazione che impedisca qualsiasi tentativo di insabbiamento o copertura di responsabilità dell’industria, delle strutture scientifiche istituzionali e delle forze politiche disposte alla complicità;
4) impegno a organizzare la lotta di massa per la bonifica delle zone contaminate, la salvaguardia del posto di lavoro, l’abbattimento della nocività nella fabbrica e nel territorio, la costruzione di nuovi servizi sanitari di base controllati dai lavoratori e dalla popolazione.
 
Già dopo pochi giorni dalla fuoriuscita della nube tossica dal reattore A101, il CTSP seppe restituire alla popolazione una serie importantissima di informazioni andando a ricostruire il ciclo produttivo del triclorofenolo e l'impiantistica e rendendo così di dominio pubblico le scelte scellerate dell'Icmesa Givaudan che risparmiando sui sistemi di sicurezza e modificando il ciclo aveva colpevolmente optato per una produzione insicura ma dall'elevato rendimento economico.
Questa ricostruzione fu possibile grazie allo stretto rapporto tra a gli operai della fabbrica medese, il 
Gruppo di Prevenzione e Igiene Ambientale (PIA) della Montedison di Castellanza, comitato operaio e tecnico nato nei primi anni '70 di cui faceva parte Luigi Mara, e la collaborazione con Bruno Mazza dell’Istituto di chimica, fisica, elettrochimica, metallurgia del Politecnico di Milano e Vladimiro Scatturin dell’Istituto di chimica generale e inorganica dell’Università degli studi di Milano. 
L'elaborato fu presentato come “Contributo del CTSP costituitosi in seguito all’inquinamento prodotto dall’ICMESA, in appoggio ai lavoratori e alla popolazione colpita” all'assemblea organizzata dai sindacati Cgil-Cisl-Uil nelle scuole medie di Cesano Maderno il 28 luglio 1976 e pubblicato anche su Sapere.
Luigi Mara (a dx) durante un'assemblea del CTSP
Fu un esempio di "Sapere Operaio" messo a disposizione di tutti per creare consapevolezza e conoscenza.
Il CTPS incalzò da subito la multinazionale, gli organismi pubblici e le amministrazioni affinchè tutte le informazioni fossero rese di dominio pubblico, criticò molte scelte attuate e formulò proposte concrete affinchè la popolazione esposta alle sostanze nocive avesse il massimo livello di tutela possibile.
In una situazione dove ancora non erano noti gli effetti della Diossina TCDD in caso di contaminazione ampia, il CTSP sosteneva interventi che in nome del "principio precauzionale" considerassero lo scenario peggiore.
Il Comitato denunciava anche uno stato di contaminazione cronica di molte aree della Lombardia dove l'industria non rispettava nemmeno le primordiali prescrizioni legislative in materia di inquinamento e di salute a tutela dei lavoratori e dei cittadini.
Suggerì metodologie efficaci per il monitoraggio sanitario degli esposti e delle persone a rischio e cercò di organizzare e creare consenso per una lotta popolare mirata alla richiesta di bonifica delle zone contaminate, tenendo allo scopo un convegno nel 1978, assemblee e incontri sul territorio.
Il CTSP attuò e propose un modello di azione basato sull’alleanza tra tecnici, operai e popolazione, cercando un confronto di merito con i saperi “esperti” per evitarne il carattere di univocità e promuovendo una conoscenza partecipata, senza delega.
Sulla base di questi principi, il CTSP adottò degli strumenti di inchiesta sanitaria dal basso, basati sull’identificazione di “gruppi di rischio omogenei” in relazione alle condizioni generali di vita e all’esposizione territoriale ai fattori di rischio. 
Venne quindi elaborato un questionario somministrato agli abitanti alle “Case Fanfani” di Seveso – situate a ridosso della zona A che combinava osservazione clinica, rilevazione soggettiva e mappatura ambientale.

Seveso in Lotta - pubblicazione del Comitato Tecnico Scientifico Popolare

I risultati dei questionari proposti alle “Case Fanfani” furono pubblicati maggio 1977 sul foglio Seveso in lotta, e consentirono ad alcuni abitanti di ottenere visite, esami di laboratorio, prelievi ambientali e ad altri di chiedere l’evacuazione volontaria.
Furono poi coinvolte altre zone a rischio come Baruccana e Cassina Savina e gli esiti dei questionari furono validati dal Comitato di coordinamento dei tre Consigli sanitari di zona il 22 luglio 1977.
Indicavano una crescita sintomatologica rispetto al periodo precedente all’evento.
I dati raccolti ricostruirono un quadro molto più complesso rispetto alla classificazione ufficiale delle zone A, B e di Rispetto.
La situazione nella zona di Rispetto apparve più critica di quanto ipotizzato dalle autorità.

Il CTSP scrisse su “Sapere” di poter concludere di aver rilevato a Baruccana una prevalenza sintomatologica significativamente elevata, rafforzando così l’ipotesi di una problematica esposizione al rischio,nonostante l’area non rientrasse né nella zona A né nella zona B.
Questo lavoro portò a guardare con occhi critici la mappatura ufficiale delle zone contaminate, suddivise in A,B,R che pareva "più fatta con il righello che con reali conoscenze della situazione”.
Anche l'analisi dello spettro porfirinico – realizzata dal CTSP in collaborazione con il Dipartimento di Tossicologia della Agricultural University di Wageningen – restituì una geografia della contaminazione differente poichè basata anche su dati biologici, clinici e ambientali e non esclusivamente sulla concentrazione di Diossina nel terreno così come definito da Regione Lombardia.

Ne abbiamo scritto anche nella QUARTA PUNTATA: L'EVACUAZIONE DEI RESIDENTI, L'ARRIVO DEI MILITARI, LA MAPPATURA DELLE ZONE CONTAMINATE.

Il CTSP criticò molto la definizione di una "concentrazione limite", fissata da Regione Lombardia a  5 μg/m2 per dichiarare bonificato un terreno e a 0,01 μg/m2 per i muri interni e 0,75 μg/m2 per i muri esterni delle case, poiché anche quantità minime erano e sono pericolose.
Rivide il lavoro di mappatura inserendo anche altri fattori quali la moria degli animali e i casi di cloracne, mostrando come la contaminazione da diossina andasse al di là di quella certificata ufficialmente sulle cartografie basate solo sulle analisi chimiche che determinarono la suddivisione in zone A, B, R.

Fu inoltre in prima fila nell'argomentare la contrarietà alla costruzione di un forno inceneritore per distruggere il materiale contaminato come invece voleva Regione Lombardia.
La contrarietà si concretizzò diffondendo materiale e informazioni, appoggiando e partecipando con altri gruppi alle iniziative e alle assemblee pubbliche e alle manifestazioni di protesta.

Barry Commoner parla durante l'incontro pubblico nel cortile del Comune di Seveso, nel 1977
Tra queste quella organizzata nel 1977 con la presenza e l'intervento di Barry Commoner, biologo naturalista americano tra i promotori di un ambientalismo scientifico.
Una mobilitazione continua e vincente che portò Regione Lombardia e il Comune di Seveso (che inizialmente lo aveva avvallato) a recedere dal proposito di realizzare l'inceneritore

IL RAPPORTO DEL CTSP CON I CITTADINI DELLE AREE CONTAMINATE E IL TERMINE DELLE SUE ATTIVITÀ
Purtroppo, l'attività e l'esistenza del CTSP ebbe vita breve e le sue attività scemarono a partire dal 1979.
Molteplici furono i fattori e tra questi la scomparsa prematura del professor Giulio Alfredo Maccacaro nel gennaio del 1977 – a soli sei mesi dal disastro – che privò il comitato della sua guida scientifica e ideologica più autorevole.
Anche l'avvio della bonifica e dei programmi sanitari sotto stretto controllo istituzionale di Regione Lombardia e dell'Ufficio Speciale per Seveso, organismi che furono poco inclini al confronto, restrinse lo spazio d'intervento e di controinformazione del comitato.

L'assassinio di Paolo Paoletti, direttore dell'ICMESA da parte di Prima Linea e le conseguenti accuse strumentali poi rivolte alla radicalità di quelle lotte, comunque aliene da qualsivoglia violenza, creò un'ulteriore barriera difficilmente superabile con la cittadinanza.

Molti aderenti al CTSP continuarono comunque ad occuparsi di Salute e Ambiente confluendo e potenziando Medicina Democratica, movimento nazionale per la salute nei luoghi di lavoro e sul territorio e nei primi raggruppamenti degli ambientalisti ed ecologisti.

Ne ha scritto su "Le Parole e le cose"  la sociologa e ricercatrice  LAURA CENTEMERI, molto chiara e diretta nell'identificare le motivazioni per cui il CTSP non raccolse la condivisione e il supporto che meritava da parte della popolazione colpita dalla diossina.
Questo non inficiò comunque il suo lavoro poichè il CTSP seppe diffondere il Sapere, andando anche a confrontarsi e a contestare nel merito tecnico le scelte di organismi e istituzioni che non erano esenti da mancanze e seppe porre le basi di un ambientalismo che unisce l'analisi tecnica e scientifica coniugandola con la messa in discussione dello sviluppo ad ogni costo.

Parte tratta da L'Ambientalismo operaio visto da Seveso scritto nel 2019 da Laura Centemeri
Il Comitato Tecnico Scientifico popolare fu un organismo di base sorto per iniziativa di un gruppo di personalità scientifiche e del mondo intellettuale dove confluirono collettivi femministi, di studenti e di lavoratori dell’industria legati al sindacato.
Un’espressione, dunque, di “ambientalismo operaio”. 
Tra gli intellettuali in primis Giulio Maccacaro che aveva appena lanciato nel maggio 1976 l’iniziativa di costituire il movimento Medicina Democratica e che purtroppo morì prematuramente nel gennaio del 1977 dopo aver consegnato alle pagine della rivista Sapere un’insuperata analisi del disastro della diossina come “Crimine di pace”, in un editoriale che uscì postumo.
Parlo di sconfitta perché la gran parte della popolazione di Seveso non appoggiò il Comitato Tecnico Scientifico Popolare nella sua volontà di rappresentare le vittime del disastro e di denunciare i danni subiti, in particolare alla salute, e la loro richiesta di giustizia.
Parlo di sconfitta perché così fu vissuta dai protagonisti
In un intervento tenuto nel 1988 in un convegno in ricordo di Maccacaro, Giorgio Bignami, attivista di Medicina Democratica, parla di quello che definisce il “collasso” del movimento a Seveso, che causò scoraggiamento tra i militanti e mostrò che i lavoratori e le forze politiche, come anche “cittadini intimiditi”, non sono contro un certo modello di sviluppo nemmeno quando confrontati alle sue estreme conseguenze (Bignami 1988).
Sulla stessa linea di Bignami, gli studiosi Michele Citoni e Catia Papa, in uno scritto dedicato a “Sinistra ed Ecologia in Italia. 1968-1974”, parlano della “scarsa crescita delle soggettività operaie e studentesche nel contesto locale” di Seveso, come ragione principale del collasso del movimento. Aggiungendo che l’analisi e l’elaborazione dei movimenti accorsi a Seveso furono invece “di alto spessore”.
Questa spiegazione si basa sull’idea che la mobilitazione conobbe una sconfitta perché il contesto era un contesto di cittadini appunto intimiditi e poco politicizzati; un contesto di istituzioni pubbliche piegate agli interessi del capitale, con lavoratori poco sindacalizzati.
C’è molto di vero in questa spiegazione, ma c’è anche una forma di cecità rispetto a quella che fu l’obiettiva difficoltà di questo movimento a comprendere gli abitanti di Seveso e le loro ragioni, e a costruire con questi abitanti un’azione collettiva.
E di azione collettiva questi abitanti furono capaci. 

I cittadini di Seveso portarono avanti per quasi tre anni – dalla fine del 1976 all’inizio del 1979 – una vera e propria lotta contro la regione Lombardia che aveva proposto la costruzione di un inceneritore nella zona più contaminata dal disastro, la Zona A. 
L’inceneritore doveva servire a smaltire in modo sicuro i rifiuti tossici della bonifica. 
Nella zona A, dopo l’evacuazione degli abitanti, si era proceduto a distruggere le case, estirpare tutta la vegetazione, ad abbattere a scopo preventivo i capi di bestiame e ad asportare la parte superficiale del suolo.
Parlo di lotta perché si arrivò a gesti molto forti come quello di un gruppo di donne di Seveso che bloccarono con i loro corpi alcuni camion che trasportavano rifiuti tossici da altre zone inquinate verso la zona A.
Il cosiddetto “Gruppo di lavoro e di coordinamento” che si creò per coordinare appunto la lotta, federò diversi comitati spontanei di artigiani, di casalinghe e di giovani, oltre a gruppi di quartiere. 
Questo gruppo di lavoro non chiese che l’inceneritore fosse costruito altrove.
Chiese che non fosse costruito nessun inceneritore e che si sperimentasse invece la tecnica utilizzata per i rifiuti radioattivi, cioè creare nella zona A delle discariche speciali interrate, procedendo poi a una riforestazione della superficie per creare un bosco. 
Il che fa sì che oggi a Seveso nell’ex zona A c’è un parco, il “Bosco delle Querce”, che la regione Lombardia ha riconosciuto recentemente come area di interesse naturalistico. 

Si trattò della prima esperienza di riforestazione in Lombardia e di un caso che ha fatto scuola.
Questa mobilitazione contro l’inceneritore e per il bosco trovò l’appoggio non solo delle autorità comunali ma anche di scienziati e ambientalisti italiani e stranieri, tra cui il noto attivista americano Barry Commoner. 

Per quest’ultimo, la contestazione al progetto dell’inceneritore si basava principalmente su argomenti di tipo tecnico, che mettevano in dubbio l’efficacia e la sicurezza dell’impianto.
Per molti cittadini, invece, la critica contro l’inceneritore poggiava sul fatto che avrebbe stravolto il loro territorio, ne avrebbe irrimediabilmente compromesso il paesaggio, avrebbe reso indelebile il disastro. 
Nonostante non pensassero esattamente la stessa cosa, queste diverse resistenze si trovarono d’accordo, seppure temporaneamente, e si riconobbero reciprocamente in una comune volontà di proteggere Seveso da un ennesimo scempio industriale.
Mi sono dilungata perché non mi torna che una popolazione capace di una lotta così sia poi la stessa popolazione descritta come intimidita e incapace di comprendere la gravità del danno della diossina e i veri responsabili di quel “crimine di pace”.
Certo, Seveso non era e non è una città operaia, era una città in prevalenza artigiana e in prevalenza di cultura cattolica.

Ma un errore del Comitato Scientifico Tecnico Popolare fu proprio quello di non fare attenzione a come fosse organizzata la vita a Seveso, a che lingua si parlasse, per così dire.
L’errore fu allora di arrivare sì con analisi di alto spessore ma senza cercare le buone traduzioni, le buone mediazioni e i giusti mediatori, adeguati rispetto al contesto, capaci di rendere le “analisi di alto spessore” sensate a partire dall’esperienza di vita di quel luogo, della sua storia e dei modi condivisi di vedere.
Come scrissero De Luca, Romano e Rozzi in un articolo del celebre numero di Sapere dedicato a “Seveso un crimine di pace”: «Se i movimenti di sinistra vogliono confrontare la realtà del problema di socializzare il sapere in una popolazione colpita dalla catastrofe, allora non possono ignorare il ruolo svolto dalle forme comunitarie di aggregazione nel creare partecipazione o nell’indebolirla. Si tratta di un approccio diverso alla partecipazione che apertamente fa i conti con il bisogno di includere la varietà di forze sociali che sono attive nel territorio”.
Come ricorda Andrea Poggio, che partecipò alle attività del Comitato tecnico scientifico popolare di Seveso: “A Seveso arrivarono il nuovo ambientalismo di sinistra, i tecnici e i gruppi e diedero vita al “comitato popolare”, ma erano impreparati a parlare con la gente. Per cui gli abitanti vedevano una politica fatta sulla loro testa, da noi non meno che dalle istituzioni, e ci respinsero”.
Le ragioni culturali del fallimento del Comitato Tecnico Scientifico Popolare furono comprese chiaramente da Laura Conti. 

All’epoca dell’incidente all’Icmesa Laura Conti aveva 55 anni. 
Stava finendo di scrivere Che cos’è l’ecologia (1977), un piccolo classico della divulgazione scientifica.
Da sei anni era consigliere alla Regione Lombardia per il Pci, mentre continuava la sua attività di medico scolastico e del lavoro all’Inail.
Coinvolta in prima persona nei fatti di Seveso, Laura Conti ne fu profondamente segnata, al punto di scrivere che l’inquinamento di Seveso aveva costituito, per lei, una svolta. 
Fu infatti a partire da Seveso che Laura Conti precisò la sua idea di «ambientalismo scientifico» che avrebbe poi trovato, nel 1980, nella creazione della Lega per l’Ambiente un tentativo di tradursi in pratica politica.

Continua.

IL LAVORO DI RICERCA DI SINISTRA E AMBIENTE di MEDA: puntate pubblicate finora 

 11) 1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA DECIMA PUNTATA: IL COMITATO TECNICO SCIENTIFICO POPOLARE

10)  1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA NONA PUNTATA: I PROCESSI, LA TRANSIZIONE ECONOMICA, L'ASSASSINIO DI PAOLETTI, LA COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA


 
 
 

4) 1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA TERZA PUNTATA: 10 LUGLIO 1976 LA DIOSSINA DELL'ICMESA CONTAMINA IL TERRITORIO, POI IL SILENZIO DELLA MULTINAZIONALE, LA MORIA DI ANIMALI, LA CLORACNE.

3)  1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA SECONDA PUNTATA: L'ICMESA AVVIA LA PRODUZIONE DI TRICLOROFENOLO CON PROCESSO E IMPIANTO INSICURI

2) 1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA PRIMA PUNTATA: L'ICMESA DI MEDA INQUINÒ IL TERRITORIO SIN DAL SUO INSEDIAMENTO

1) PREMESSA 1976-2026: IL 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA NON PUÒ ESSERE SOLO CELEBRATIVO MA DEVE ESSERE MEMORIA VIVA E VERITIERA

lunedì 28 settembre 2026

SECONDA INIZIATIVA A MEDA DI "INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE" SULLE CONSEGUENZE PER LA SALUTE DEI VIVENTI DOPO IL DISASTRO DIOSSINA DEL 1976

Dopo l'evento del 4 luglio 2026 sul Sapere Operaio e la Nocività, anche la serata, sempre organizzata dal Coordinamento di gruppi ed associazioni INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE, tenutasi a meda il 23-9-026 con il patrocinio dell'amministrazione medese e della Fondazione Monza e Brianza, ha raccolto un'ottima presenza di cittadini e cittadine interessati all'argomento sulla salute dei viventi dopo il disastro della diossina dell'ICMESA del 10 luglio 1976.

Beatrice Oleari di Fare e Gemma Beretta di Legambiente Seveso
Beatrice Oleari di FARE e Gemma Beretta di Legambiente circolo Laura conti di Seveso che hanno illustrato il lavoro e le attività proposte come INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE, coordinamento composto da gruppi ambientalisti, associazioni e singoli individui che hanno già operato unitariamente a Seveso con i programmi di INSIEME PER IL BOSCO negli anni precedenti.
Tutte le iniziative, avviate ormai da 4 anni, hanno seguito due filoni ben definiti: far vivere con attività compatibili e non impattanti il Bosco delle Querce facendo comprendere il  significato di questo luogo indissolubilmente legato al disastro della Diossina dell'ICMESA del 1976 e rinnovare con eventi mirati la Memoria, senza alcun annacquamento in occasione del 50° anniversario di quella tragedia.
 
Al centro Luigi Losa della Fondazione Monza e brianza
Gli incontri proposti a Meda per il 50° anniversario hanno raccolto il patrocinio dell'amministrazione e della Fondazione Monza e Brianza che era presente ed è intervenuto con il suo VicePresidente Luigi Losa, già giornalista de Il Cittadino che all'epoca e sin dai primi giorni, scrisse una serie di articoli, anche per il Corriere della Sera, sulla drammatica vicenda. 

L'intervento del Sindaco di Meda Luca Santambrogio (a sx)
Il Sindaco di Meda, Luca Santambrogio, portando i suoi saluti ha evidenziato l'importanza di questi incontri poichè diffondono un'informazione più dettagliata e specifica su quegli eventi tragici, informazione che rischierebbe di perdersi se ci si limitasse ai passaggi dei media in occasione del 50° anniversario. Ha dato merito ai gruppi di Insieme per la Memoria e il Futuro del Bosco per l'attività svolta. 
Alberto Colombo
Alberto Colombo, ambientalista medese ha relazionato in merito agli effetti della diossina sui viventi, a partire dai più di 3000 animali domestici deceduti nei primi giorni cui fece seguito l'abbattimento di 76.000 capi di bestiame presenti negli allevamenti per impedire che la TCDD entrasse nel ciclo alimentare.
Ha informato sulle campagne di monitoraggio sanitario effettuate dal 1976 in avanti, riprendendo da esse i dati sugli effetti acuti con i casi di cloracne, sull'aumento dei fattori d'incidenza per una serie di patologie, dalle malattie cardiovascolari alle leucemie, ai linfomi non-Hodgkin, ai tumori etc. nonchè sulle conseguenze sulla salute generativa e mentale, sul sistema riproduttivo e su quello generativo, con il dramma delle interruzioni di gravidanza.
Tutti aspetti e dati delicati e anche controversi, poco trattati in eventi pubblici e ripresi solo in consessi medici o su riviste specializzate ma che meritano maggiore diffusione e approfondimento, così come s'è cercato di fare durante la serata.
Sotto le slide che hanno accompagnato il suo intervento.

Dario Consonni
Dario Consonni, medico del lavoro e ricercatore dell'IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano ha illustrato i risultati dei monitoraggi epidemiologici fino al 2013 in cui appare un aumento di alcune tipologie di tumori anche se non con numeri eclatanti. 
Aumento che a suo avviso non modifica particolarmente la mortalità nelle già aree A,B,R su cui sono stati condotti i cosiddetti studi di coorte che hanno interessato 218.682 persone.

La sua è stata una relazione basata esclusivamente sull'evidenza degli studi di cui si è occupato direttamente.

La sintesi degli studi epidemiologici presentati da Dario consonni
Sotto le slide proposte da Dario Consonni sul monitoraggio epidemiologico degli esposti alla diossina TCDD.



 

Tullio Quaianni

Tullio Quaianni già medico del lavoro e dirigente del Servizio Prevenzione e Salute Ambienti di Lavoro della ASL di Monza, s'è focalizzato sulla sua esperienza, ripercorrendo anche i punti controversi che riguardano la fuoriuscita di diossina dall'ICMESA.
Oltre alle reticenze dell'ICMESA-Givaudan-Hoffmann-La Roche  ha sottolineato le assenze, dimenticanze, tolleranze, delle diverse autorità (Sindaco, Ufficiale Sanitario, Medico Provinciale, CRIAL) che avrebbero dovuto vigilare e intervenire preventivamente prima dell’inizio della nuova produzione del Triclorofenolo. 
Il panorama legislativo nel 1976 consentiva attività di controllo applicando le normative vigenti quali il Testo Unico LL. SS. del R.D. del 1934 articoli 216 e 217, la Costituzione della Repubblica con gli articoli 32 e 41, il Codice Penale articoli 674 e la Legge 615 del 1966 sull' inquinamento atmosferico.
Anche le fasi post fuoriuscita della Diossina furono come è noto caratterizzate da molti errori, omissioni e scelte politiche più che tecniche. 
Furono e sono oggetto di perplessità la mappatura delle aree contaminate che escluse alcune porzioni in Comuni limitrofi, il quantitativo della TCDD fuoriuscita, la prevalenza o l'oscillazione dei venti che determinò la ricaduta delle sostanze tossiche.
Quaianni ha ricordato come il lavoro degli operatori sanitari non fu semplice e non sempre fu facilitato. Spesso infatti l'Ufficio Speciale e Regione Lombardia imposero metodologie e tempi non condivisi dai sanitari, ignorando anche un confronto di merito.
Dubbi anche rispetto al metodo di confronto epidemiologico della coorte monitorata prendendo come riferimento la popolazione di Comuni prossimi che potevano anch'essi aver subito la contaminazione da TCDD e su una serie di categorie di lavoratori che pur essendo stati operativi nelle zone contaminate non sono poi stati adeguatamente monitorati.
 
Giusi Bonacina
Giusi Bonacina
, allora ostetrica alla Mangiagalli ha completato le relazioni raccontando la sua esperienza nell'ambito della ricerca Seveso Women's Health Study (SWHS), un progetto italo-statunitense avviato nel 1996 con una collaborazione tra l'Università della California - Berkeley, il Center for Behavioral Epidemiology (ora CERCH) e il gruppo di lavoro dell'Ospedale di Desio guidato dal prof. Paolo Mocarelli. 
La ricerca fu coordinata da Brenda Eskenazi per comprendere l'impatto dell'inquinante TCDD sulla salute riproduttiva con particolare attenzione al corpo femminile. 
Il finanziamento dello studio potè contare anche sul contributo dei reduci della guerra in Vietnam, interessati a capire le conseguenze sulla salute causate da un'esposizione alle diossine in quanto anch'essi erano venuti a contatto con l'agente orange, un potente defoliante contenente diossine con cui l'esercito americano irrorò per via aerea le foreste vietnamite.
Il monitoraggio, fino al 2016, ha analizzato la salute di 981 donne che nel 1976 avevano un'età compresa tra 0 e 40 anni, vivevano nelle zone A e B i cui campioni di siero ematico erano stati conservati nel corso degli anni dall'equipe di Mocarelli e di cui era stata quantificata la concentrazione di diossina TCDD.
La relatrice ha parlato con grande emozione del contributo delle donne intervistate, alcune delle quali profondamente toccate dalla tragedia vissuta.
In sala era presente una di queste donne che ha espresso gratitudine per aver finalmente avuto informazioni su questa ricerca e su dove leggerne gli esiti. 
Gli articoli scientifici di Brenda Eskenazi sono reperibili anche in rete mentre un articolo di dettaglio sulla ricerca e i suoi esiti si trova al link: https://stacks.cdc.gov/view/cdc/8054 e lo riportiamo sotto.
 
Pubblico numeroso e attento alle relazioni.
NOTA SULLO STUDIO Seveso Women's Health Study (SWHS)
Nella coorte dello studio SWHS, i livelli di TCDD nel siero hanno mostrato un significativo binomio con l'incidenza di tumori di qualsiasi tipo, a distanza di oltre 30 anni. 
Lo studio, condotto esclusivamente su donne, ha arricchito le evidenze epidemiologiche secondo cui la TCDD è un cancerogeno multisito.
Tra le donne, nel cui siero v'erano concentrazioni significative di diossina TCDD, è stato evidenziato un aumento del rischio di tumore al seno e di neoplasie del sistema linfatico ed emopoietico come i linfomi non-Hodgkin.
Rispetto alle alterazioni endocrine e riproduttive, lo studio ha provato legami con l'insorgenza di endometriosi, irregolarità del ciclo mestruale e un ritardo dell'età fertile o menopausa precoce.
È stato evidenziato un impatto negativo e duraturo sulla funzionalità della ghiandola tiroidea sia nelle madri che nei figli esposti in utero.