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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)
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venerdì 24 aprile 2026

MEDA FA UN PASSO PER L'ADESIONE AL FUTURO PARCO REGIONALE DEL SEVESO DEL VILLORESI E DELLA BRIANZA CENTRALE (GIÀ GRUBRIA) INCLUDENDO ANCHE AREE PROPOSTE DA SINISTRA E AMBIENTE-IMPULSI

Da tempo il gruppo Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda chiedeva che le ultime aree libere rimaste nel quartire Polo - Meda Sud delimitate dalla via Po e dalla ferrovia Milano-Como-Chiasso venissero preservate e tutelate con il loro inserimento nel Parco Sovraccomunale Grugnotorto-Villoresi-Brianza Centrale (GruBria).
Lo avevamo fatto una prima volta nel  2014 con la giunta di Caimi e a seguire nel 2019 con l'amministrazione Santambrogio, ripropronendo successivamente la richiesta.
Ora, a distanza di anni, questa proposta comincia a muovere i primi passi poichè condivisa dal sindaco Luca Santambrogio e dalla sua maggioranza.
L'iniziativa di costituzione del nuovo Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale formato dal PLIS GruBria ed esteso ad altri Comuni può portare a compimento questa aspirazione.

Con l'atto d'indirizzo "Richiesta di istituzione e adesione al Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale" discusso e approvato a Meda nel Consiglio Comunale del 23-4-2026 con 14 voti favorevoli (maggioranza + PD e Cons. Proserpio a nome della Coalizione comprendente Sinistra e Ambiente-Impulsi) e un'astensione incomprensibile (Polo Civico), anche il Comune di Meda ha infatti deciso di promuovere e far parte di questo Parco Regionale identificando e proponendo l'inserimento di una serie di superfici libere che si sommeranno a quelle dell'attuale PLIS GruBria.

Oltre alle aree di Meda Sud da noi identificate, purtroppo in riduzione rispetto all'origine poichè nel frattempo vi sono state edificazioni, la cartografia include il Parco Beretta Molla, e l'area libera di via Tre Venezie-Carnia sempre a Meda Sud, l'alveo del torrente Certesa/Tarò, l'Ambito di Connessione Ecologica (ACE) della Valle dei Mulini dove sarà realizzata la Compensazione Ambientale (ora Misura Compensativa MC15) di Pedemontana, il pratone di via Trieste e quello di via Indipendenza, superfici quest'ultime da acquisire a mezzo perequazione e inserite, come da noi chiesto, anche nelle acquisizioni possibili utilizzando i fondi di Pedemontana definiti nella prescrizione 51 del CIPESS per la qualità ambientale.
Vengono inclusi anche gli Orti Condivisi di via Libertà con la porzione boscata che verrà ceduta dalla Movilbeton secondo l'intesa del piano attuativo e il Parco 75° CAI Meda Mario Terraneo in via Fermi/Cialdini, il sedime della progettata ciclabile Milano-Meda, peraltro probabilmente finanziata solo nella breve porzione medese e alcune superfici di arredo urbano lungo il suo tracciato 

Inserimenti di Meda nel Parco Regionale del Seveso, del Villoresi, della Brianza Centrale. Cliccare sopra per ingrandire

Come mostra la cartografia, si tratta di zone libere residue, alcune di piccole dimensioni, completamente inurbate e non contigue.
Fuori dalla parte collinare boscata costituita dalla Brughiera medese, per fortuna parte del Parco Regionale Groane-Brughiera, ben poco rimane libero dall'edificato e rarissimi sono i lembi di territorio scampati ad una urbanizzazione indiscriminata che ha coperto con cemento e asfalto quelli che un tempo erano campi e zone agricole.
Il territorio per il quale si avvierà l'iter costitutivo del Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale  comprenderà il PLIS GruBria che si estende su oltre 2.000 ettari nei Comuni di Paderno Dugnano, Bovisio Masciago, Cusano Milanino, Desio, Lissone, Muggiò, Nova Milanese, Seregno, Varedo e si amplierà con le superfici definite con l'ingresso di Meda, Cesano Maderno e Giussano e con l'inclusione di alcune aree spondali del fiume Seveso.

 
La configurazione complessiva sarà quella riportata nella specifica cartografia sotto riportata.
 
É ancora lungo il cammino da percorrere affinchè gli spazi liberi rimasti nella conurbazione della Brianza centrale possano assumere una configurazione ampia e pregiata con la rinascita e ricostruzione di piccoli e preziosi ecosistemi naturali e il fiume Seveso e i suoi affluenti siano gestiti e recuperati quali parti vive del territorio.
Il Bosco delle Querce di Seveso e Meda deve far parte di questo progetto, sia per il significato e la Memoria che ricopre sia perchè esempio di buon intervento d'ingegneria ambientale. 
Miope la scelta dell'amministrazione sevesina di Alessia Borroni di chiamarsi fuori, rivendicando una "proprietà gestionale" sul polmone verde che comunque nessuno avrebbe messo in discussione.
Noi, come Ambientalisti, continueremo ad occuparcene. 

sabato 28 marzo 2026

1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA TERZA PUNTATA: 10 LUGLIO 1976 LA DIOSSINA DELL'ICMESA CONTAMINA IL TERRITORIO, POI IL SILENZIO DELLA MULTINAZIONALE, LA MORIA DI ANIMALI, LA CLORACNE.

Prosegue il lavoro di ricerca di Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda che basandosi su documenti e testi in suo possesso intende ricostruire gli eventi legati al disastro diossina dell'ICMESA di Meda (fabbrica del gruppo multinazionale svizzero Givaudan-Hoffman-La Roche).
Una ricostruzione affinchè si rinnovi, senza annacquarla, la Memoria di un disastro colpevole che ha segnato la collettività.
 
LA DINAMICA DEL DISASTRO
Sabato 10 luglio 1976, alle ore 12,37 un aumento della pressione interna del reattore A101, utilizzato per la produzione di  2,4,5-Triclorofenolo, causa il cedimento del disco di rottura, tarato a 3 atmosfere. 
Il disco di rottura è un dispositivo meccanico di sicurezza, installato per evitare che un aumento abnorme di pressione possa causare l'esplosione del reattore ma, nel caso dell'ICMESA, il suo intervento libera direttamente nell'ambiente tutti i composti chimici, nebulizzati o sotto forma di vapori, contenuti nell'impianto.
Il reattore A101 del reparto B dell'ICMESA
La sovrapressione venne causata da una reazione esotermica con un forte innalzamento della temperatura oltre i normali valori di esercizio (150 °C), innescando nel range tra 200°C e 500°C la generazione prevalente di quantità significative di 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD), composto tossico che risulterà presente nella nube e che contaminerà pesantemente il territorio.
L'assenza di dispositivi di controllo, allarme e intervento automatico fece si che le anomalie non fossero segnalate ne che in assenza di personale potessero agire automatismi di regolazione per riportare i parametri di temperatura e pressione ai corretti e sostenibili valori.
Inoltre, per la mancanza di un serbatoio di contenimento
(vedi 2a puntata sull'impiantistica insufficiente e obsoleta dell'ICMESA), la miscela di composti tossici finì totalmente in atmosfera e a causa del vento che in quel giorno e a quell'ora spirava verso sud/est, andò poi a ricadere e a depositarsi su ampie aree abitate dei Comuni limitrofi.
Formalmente il sabato, la produzione era ferma e nell'ultimo turno del venerdì che copriva anche le prime 6 ore della giornata di sabato, da prassi non si attendeva il completamento della reazione di sintesi ma questa veniva sospesa fermando l'agitatore della miscela e inibendo il suo raffreddamento.
Il contenuto di tetraclorobenzolo, etilenglicole e soda caustica rimasto veniva poi scaricato con ripresa delle fasi di produzione il lunedì della settimana entrante.
In fabbrica non erano presenti gli addetti al ciclo del triclorofenolo, smontati con l'ultimo turno, ma solo alcuni manutentori.
Risultò provvidenziale l'intervento di Carlo Galante, responsabile dei reparti E e F che abitando vicino alla fabbrica e udito lo scoppio del disco di rottura e il sibilio della fuoriuscita in pressione delle sostanze chimiche, raggiunse l'ICMESA, entrò con l'autorespiratore nel reparto B e aprì la valvola del raffreddamento azionando anche la pompa di spinta dell'acqua, interrompendo così la reazione esotermica ed evitando un disastro peggiore.
Nel 2024, Carlo Galante è stato insignito della Medaglia d'Argento al Valor Civile.

Oltre all'ufficialità degli accadimenti, una delle ipotesi circolate era che esistesse una "produzione parallela non dichiarata" dedicata alla sintesi chimica di triclorofenolo contenente un'alta e voluta percentuale di diossina per un prodotto ad esclusivo uso dell'esercito americano ad utilizzo bellico nei defolianti con cui venne irrorato il Vietnam durante il conflitto.
Questa ipotesi non ha però mai trovato solide evidenze.

LA SETTIMANA DEL SILENZIO E DELLE MINIMIZZAZIONI 
Dopo il 10 luglio 1976, inizia la settimana delle minimizzazioni e del silenzio da parte dei responsabili ICMESA,Givaudan,Hoffman-La Roche.
Solo il giorno successivo, 11 luglio 1976, due dirigenti dell'ICMESA, tra cui il responsabile di produzione Paolo Paoletti, si recano in visita dal sindaco di Seveso Francesco Rocca, riferendogli di un "generico incidente" avvenuto il giorno precedente all'interno di un reparto ma minimizzando sull'accaduto. Su invito di Rocca contattarono anche il Sindaco di Meda Fabrizio Malgrati.
Un atteggiamento elusivo che continuerà anche nei contenuti della lettera che l'ICMESA inviò il 12-7-1976 all'ufficiale sanitario supplente Dottor Uberti, che sostituiva il titolare, professor Ghetti, in ferie.
Una lettera che nemmeno accennava alla presenza possibile di diossina nei "vapori fuoriusciti" ma che si limitava ad illustrare "l'incidente" e ad avvisare di aver cautelativamente chiesto ai residenti, prossimi alla fabbrica, di non consumare i prodotti dei loro orti.
Eppure già il direttore tecnico della Givaudan, Jorg Sambeth, aveva ipotizzato che tra i composti fuoriusciti potesse esserci la diossina TCDD.
Nello stesso giorno, venne impedita all'ufficiale sanitario Uberti, l'entrata nel reparto B.
Il 14 luglio le analisi chimiche effettuate nel laboratorio della Givaudan su materiale prelevato dentro l'ICMESA e in sua prossimità, certificarono la presenza della pericolosissima Diossina TCDD ma i responsabili ICMESA e Givaudan evitarono di darne comunicazione alle autorità locali.
Il 15 luglio i sindaci di Seveso e Meda, consigliati dall'ufficiale sanitario locale emisero ordinanze con cui proibivano di toccare ortaggi, vegetazione, terreno e animali domestici e consigliavano l'adozione di una scrupolosa igiene delle mani e dei vestiti.
Successivamente venne ordinato di non ingerire prodotti di origine animale provenienti dalla zona inquinata. 
Le prime notizie degli eventi apparvero sui giornali soltanto dopo sette giorni.
Il 18 luglio, il direttore del laboratorio chimico Provinciale di Milano prospettò ai responsabili della fabbrica di Meda la possibilità della presenza di diossina e la Givaudan rispose annunciando l'arrivo in Italia del direttore del suo laboratorio chimico.

Il Consiglio di Fabbrica dell'ICMESA in riunione
Anche dentro la fabbrica i dirigenti applicarono un atteggiamento di omertà nei confronti delle maestranze.
Lunedì 12 luglio, solo il reparto B dove ebbe origine il disastro era stato chiuso, peraltro senza nessuna informazione in merito all'accaduto.
Negli altri reparti l'attività proseguì per altri 5 giorni con la direzione che rifiutò sistematicamente di dare informazioni ai lavoratori e ai loro rappresentanti sindacali.
Il 14 luglio fu imposto agli operai di non portare indumenti di lavoro a casa e di fare la doccia prima uscire dalla fabbrica.
Insospettiti, lavoratori e sindacato entrano in stato di agitazione e non ricevendo le informazioni richieste, il 16 luglio si rifiutano di continuare a lavorare nello stabilimento ed entrano in sciopero e in assemblea permanente annunciando l'interruzione delle attività produttive.
Il 18 luglio, arrivò l'ordinanza del sindaco di Meda che chiuse l'ICMESA a scopo cautelativo.
Anche in questo frangente la direzione cercò di rassicurare le autorità sostenendo l'assenza di pericoli per lo svolgimento dell'attività lavorativa.
Solo il 19 luglio 1976, ICMESA e Givaudan comunicano ufficialmente la presenza di tetraclorodibenzo-para-diossina (TCDD) tra le sostanze fuoriuscite dal reattore A101, ammettendo la gravità della situazione.
Il 21 luglio anche le analisi chimiche svolte dal Laboratorio Provinciale di Igiene e Profilassi lo confermano.
Ed erano trascorsi ben 11 giorni ........

LA MORIA DEGLI ANIMALI
Già il giorno 13 luglio negli orti delle abitazioni prossime alla fabbrica ICMESA si verificò un rinsecchimento vegetativo delle piante dovuto all'effetto diserbante del triclorofenolo e degli altri composti, venne notata la scomparsa di uccelli, spesso trovati morti al suolo e iniziò una moria dei primi animali domestici, cani, gatti, galline, conigli etc.
Questa moria si estenderà nei giorni successivi sul territorio di più Comuni.
Dal 18 luglio, le carcasse degli animali morti vennero raccolte ed incenerite in parte presso il forno dell'allora Macello di Milano.
Fu indubbiamente un errore pochè le basse temperature di lavoro di quel forno non garantirono la distruzione della diossina presente nelle carcasse. 

Bovini di un allevamento abbattuti e tumulati in un "deposito"

Successivamente si rese necessario anche abbattere gli animali di grossa taglia degli allevamenti presenti in zona (cavalli, mucche etc) per evitare che la diossina finisse nella catena alimentare.
Visto l'alto numero di animali abbattuti, si opto per tumulare le carcasse in due fosse scavate a Cesano Maderno e a Desio.
Un allevamento venne spostato in provincia di Brescia e di Pisa e il successivo monitoraggio non diede riscontri di animali compromessi.
Una stima effettuata a posteriori fissa in circa 3300 gli animali da cortile deceduti e in 76.000 i capi di bestiame degli allevamenti abbattuti.

LA CLORACNE
Il 14 luglio cominciarono a verificarsi i primi casi di intossicazione con infiammazioni cutanee e il giorno 16 luglio vengono effettuati i primi ricoveri presso l'ospedale di Mariano Comense e per i casi più gravi di Niguarda.
Si trattava dei primi 15 bambini colpiti dalla cloracne, una violenta dermatosi provocata dal cloro e dai suoi derivati, causata dall'avvenuto contatto con i composti chimici liberatisi in atmosfera o depositatisi al suolo.
I casi di cloracne raggiungeranno la massima intensità sia dal punto di vista quantitativo sia per la gravità dei casi tra il 20 e il 28 luglio 1976. 
Dal 23 luglio verrà aperto a Seveso l'Ambulatorio Dermatologico che da quella data, sino ai primi di agosto, visiterà 1600 persone. 
Per 447 di queste di cui 186 bambini con età inferiore ai 12 anni, vennero diagnosticate lesioni cutanee correlate al contatto con le sostanze chimiche presenti nella nube. 
Il numero reale dei dermolesi rimane però indeterminato poichè le visite erano effettuate solo su soggetti che si presentavano volontariamente e le successive campagne di controllo presero in esame solo i bambini da 6 a 12 anni.
Riprenderemo nelle prossime puntate alcuni rimandi sugli argomenti moria di animali e casi di cloracne.
 
 

venerdì 27 febbraio 2026

IL BOSCO DELLE QUERCE OTTIENE IL RICONOSCIMENTO DI "PATRIMONIO EUROPEO": IL COMMENTO DEGLI AMBIENTALISTI DI SEVESO E MEDA

In questi giorni i media e le pagine dei siti istituzionali dei Comuni di Seveso e Meda e quello di Regione Lombardia, hanno annunciato con i toni enfatici della sindaca di Seveso Alessia Borroni, del presidente regionale Attilio Fontana, dell'assessore regionale alla Cultura, Francesca Caruso, dell'assessore regionale al Territorio e Sistemi verdi Gianluca Comazzi, l'assegnazione al Bosco delle Querce di Seveso e Meda del Marchio di Patrimonio Europeo.

Di cosa si tratta ?

Il Marchio del Patrimonio Europeo, ufficialmente noto con la denominazione European Heritage Label, nasce  il 28 aprile 2006 da 17 degli allora 25 Stati membri dell'Unione europea + la Svizzera, come azione intergovernativa
Scopo del riconoscimento era ed è tuttora quello di valorizzare il patrimonio culturale comune per rafforzare il senso di appartenenza all'Unione europea e a promuovere il dialogo interculturale promuovendo l'informazione e la conoscenza dei cittadini, soprattutto di quelli più giovani.
Il 20 novembre 2008, il Consiglio dell'UE lo trasforma da iniziativa intergovernativa in "azione" dell'UE e viene formalmente istituito nella nuova configurazione il 16 settembre 2011 data dalla quale vengono scelti i siti meritevoli del riconoscimento.
I luoghi meritevoli sono selezionati considerando il loro valore simbolico, il contributo dato alla storia e alla cultura e le attività educative che offrono. 
L'assegnazione del Marchio di Patrimonio Europeo non produce vincoli di conservazione specifici come per i siti UNESCO, ma è puramente una garanzia di qualità e promozione del valore europeo del sito. 

I gruppi di Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda, Legambiente Circolo Laura Conti di Seveso, Seveso Futura che da tempo operano insieme per la conservazione e la tutela del territorio e che negli anni recenti hanno dato il via alla campagna per l'ampliamento del Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce di Seveso e Meda, hanno commentato questo accadimento con un comunicato.
Giudicano positivamente l'assegnazione del riconoscimento europeo ma spogliandolo della propaganda, rivendicando il lavoro costante sulla Memoria del disastro Diossina dell'ICMESA senza annacquarla ed evidenziando le contraddizzioni che accompagnano l'assegnazione, a partire dallo sbancamento di 2 ettari con perdita di 3200 alberi adulti che il Bosco subirà per il passaggio dell'autostrada Pedemontana Lombarda e dalla riduzione dell'area di ampliamento a causa della viabilità complementare e della vasca di laminazione dell'infrastruttura.

 

Sulla stampa

 


lunedì 23 febbraio 2026

1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA SECONDA PUNTATA: L'ICMESA AVVIA LA PRODUZIONE DI TRICLOROFENOLO CON PROCESSO E IMPIANTO INSICURI

Per questa seconda puntata, accompagniamo con un nostro approfondimento il lavoro storico di Massimiliano Fratter nel libro "Seveso Memorie da sotto il Bosco" sull'argomento dell'avvio all'ICMESA di Meda della produzione di Triclorofenolo,. 
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Il gruppo Givaudan-Hoffman-La Roche, in continuità con una politica aziendale di ricerca di condizioni favorevoli nei Paesi laddove le normative erano meno severe, decise nel 1969 di avviare nella fabbrica medese la produzione del 2,4,6-Triclorofenolo.
Il Triclorofenolo veniva utilizzato per la fabbricazione dei diserbanti Acido 2,4,5-triclorofenossiacetico (2-4-5-T) e Fenoprop (2-4-5-TP), due erbicidi usati in agricoltura e in forestazione e di un disinfettante, l'Esaclorofene impiegato anche in saponette e shampo.
In Italia l'uso dei sopracitati diserbanti è stato prima limitato e poi proibito nel 1970 ma questo non impediva la loro produzione ai fini dell'esportazione.
Il 2,4,6 Triclorofenolo (TCF) si ottiene industrialmente per acidificazione del suo sale sodico, preparato a mezzo di idrolisi alcalina del 1,2,4,5 Tetraclorobenzene (TCB) con idrossido di sodio. 
L'idrolisi avviene con l'uso di opportuni solventi a temperature di poco superiori a 150° C, con la necessità di controllarle.
Il controllo della temperatura è molto importante poichè le diossine si formano prevalentemente durante i processi di combustione in un intervallo compreso tra i 200°C e i 500°C, divenendo un composto indesiderato della reazione.

LA MODIFICA ICMESA AL BREVETTO PRODUTTIVO DELLA GIVAUDAN
Sullo schema generale per produrre il Triclorofenolo, dal 1914, sono nati i brevetti del processo di reazione chimica per ottenerlo. 
Si tratta di quelli AGAF del 1914, Givaudan del 1947, Dow Chemical del 1955 e Ringwood Chemical Corp. del 1952-56 di derivazione Givaudan.
L'ICMESA ha utilizzato il brevetto Givaudan ma con una serie di modifiche, concordate e conosciute dalla casa madre Givaudan-Hoffmann-La Roche, modifiche che concorreranno al disastro del 10 luglio 1976.

La variazione principale consisteva nel ridurre la quantità di solventi utilizzati per aumentare lo spazio utile nel reattore consentendo l'impiego di una quantità maggiore di reagenti (TCB ) per ottenere più Triclorofenolo, aumentando così la produttività specifica.

Anche il momento della distillazione di glicole, utilizzato quale solvente, era stato anticipato con l'intento evidente di risparmiare sui tempi e di recuperare sui lavaggi, sul dispendio energetico e su parte dell'impiantistica qualora si fosse seguito in toto il brevetto Givaudan.

La minor quantità di etilengligole e di solventi, riduce però il "volano termico" rendendo possibile ampie fluttuazioni della temperatura della massa di reazione.
Una fluttuazione di temperatura nel caso ICMESA difficilmente controllabile data l'inesistenza di dispositivi automatici di controllo e d'intervento.

IL TRICLOROFENOLO E L'IMPURITÀ DIOSSINA
L'anticipo della distillazione del glicole prima dell'acidificazione fa si che il Triclorofenato sodico (intermedio del processo di reazione) rimanga a temperature più elevate per un periodo maggiore di quello previsto dal brevetto Givaudan.
Questo lasso di tempo con temperature alte, superiori a 155°C, facilita la formazione di 2,3,7.8 tetracloro-dibenzo-p-diossina (TCDD) in quantità consistenti.
Il TCF grezzo risultante dal processo veniva poi distillato con più passaggi per eliminare le impurezze indesiderate, accantonando le frazioni con impurità.

L'INCENERIMENTO DEI RESIDUI CHIMICI
Per smaltire i residui della produzione dell'ICMESA, compresi quelli del ciclo del TCF, fu installato nel 1971 un forno che entrò in esercizio nel 1972 quale "impianto pilota" mentre un altro, con capacità sufficiente per bruciare tutti i residui di lavorazione era in fase di progettazione. 
Nel forno pilota finirono anche i residui accumulati nei periodi iniziali della produzione del Triclorofenolo (TCF).
Tuttavia, il forno, quale impianto pilota, non aveva una misura e un controllo della temperatura del bruciatore.
Così per anni sono stati smaltiti, bruciandoli, i residui della produzione di triclorofenolo e di altri composti senza la sicurezza di una temperatura di almeno 1000 °C onde evitare che la diossina, presente nei residui del TCF, durante il processo di combustione aumentasse invece di essere distrutta.

IL RISCHIO DI QUANTITÀ INDESIDERATE DI DIOSSINA NEL TRICLOROFENOLO
Le modifiche ICMESA al brevetto e al ciclo produttivo generavano TCF impuro con presenza di una maggiore quantità di diossina accrescendo altresì il rischio che le sovratemperature se non tempestivamente regolate, portavano alla formazione indesiderata di notevoli quantità di questo veleno.
La difficoltà di controllare e stabilizzare i parametri termici da cui dipende la formazione di Diossina TCDD con il possibile innesco di reazioni esotermiche incontrollate, accresce anche il rischio di sovrapressioni. 

UN'IMPIANTISTICA AL RISPARMIO
Per la produzione del Triclorofenolo (TCF) non venne chiesta nessuna autorizzazione edilizia per ampliamento poichè fu riconvertito allo scopo il reattore già presente nel reparto B, precedentemente utilizzato per il terpilene e l'atranilato
Il sistema per la produzione di Triclorofenolo del reparto B dell' ICMESA era costituito da un Reattore per Idrolisi Alcalina (A101) e da un Reattore per Acidificazione (A110).
L'impianto era totalmente a conduzione manuale con tutte le sequenze operative gestite dagli addetti.
Nonostante la pericolosità e nocività delle sostanze trattate, quello per il TCF non era un impianto a ciclo chiuso ne tantomeno in grado di garantire elevati standard di sicurezza sia per gli operatori sia per l'ambiente circostante. 
L'impianto non era dotato di dispositivi automatici di controllo, di allarme e di intervento che potessero attivarsi in caso di temperatura e pressione anomala ed era:

  • privo di segnalazioni automatiche di allarme rilevabili dal personale;
  • privo di dispositivo di blocco automatico dell'immissione di vapore surriscaldato la cui temperatura non risultava rilevata da strumenti ma che poteva raggiungere valori tra 300 e 330 °C;
  • privo di dispositivo automatico per fare entrare in funzione il sistema di raffreddamento con l'introduzione di acqua nell'apposito serpentino;
  • privo di una sezione di abbattimento dei gas indesiderati che potevano formarsi durante il ciclo di produzione del TCF;
  • privo di un serbatoio per il contenimento dei fluidi o dei gas le cui perdite in atmosfera andavano assolutamente evitate vista la loro tossicità. Un serbatoio che avrebbe potuto e dovuto raccogliere i gas fuoriusciti in atmosfera dopo l'intervento del disco di rottura tarato a 4 bar;
  • privo di strumento misuratore di PH (Phmetro) poichè rotto con conseguente misurazione manuale a mezzo asta con cartina tornasole per rilevare il valore di PH da raggiungere per l'acidificazione. (PH=3).

LE QUANTITÀ PRODOTTE E LA DESTINAZIONE DEL TRICLOROFENOLO
Dopo una prima fase di sperimentazione attuata nel 1969, la produzione del triclorofenolo prese avvio nel 1970 con 6.361 kg destinati alla Givaudan Corporation di Clifton nel New Jersey (USA).
Successivamente si registrò una crescita costante dei quantitativi ad eccezzione di uno stop nel 1973 per mancanza di commesse.

33.000 chilogrammi nel 1971
40.350 chilogrammi nel 1972.
38.400 chilogrammi nel 1974
105.346 chilogrammi nel 1975
142.820 chilogrammi fino al 9 luglio 1976.

Gli acquirenti furono lo stabilimento Givaudan di Vernier-Ginevra e la Givaudan Corporation di Clifton.

ALCUNI PERICOLOSI PRECEDENTI GIÀ NOTI SIN DAL 1970
Alla data di entrata in produzione del triclorofenolo all'ICMESA di Meda, la pericolosità di tale produzione era già nota e in altri stabilimenti si erano verificati incidenti che avevano coinvolto gli addetti.

  • Nel 1949, negli Stati Uniti, alcuni operai addetti alla produzione di 2,4,5-T in uno stabilimento di pesticidi della Monsanto furono colpiti da cloracne.
  • Nel 1953, nella Germania Occidentale nello stabilimento della BASF a Ludwigshaven. Gli operai coinvolti mostrarono segni di cloracne e disturbi psicopatologici.
  • Nel 1963 in Olanda, alla Philips Duphar di Amsterdam per un’esplosione fuoriuscì dal reattore un quantitativo di “diossina” compreso fra 30 e 200 g. 20 operai presenti nella zona contaminata mostrarono subito segni di cloracne. Successivamente. 9 dei 18 incaricati della bonifica ed un tecnico incaricato di accertare i danni furono colpiti da cloracne in forma grave. Dopo due anni vi fu il decesso di 4 lavoratori ma non venne mai accertato il rapporto causa-effetto e cioè se la loro morte era dovuta alla diossina.
  • Nel 1964 negli Stati Uniti nella fabbrica della Dow a Midland nel Michigaun, dopo la modifica di un impianto per la produzione del 2,4,5-T, 60 operai furono intossicati con successiva manifestazione di cloracne.
  • Il 23 aprile 1968 in Inghilterra, a Bolsover, nel Derbyshire,nella fabbrica della Coalite & Chemical Products Co sull' impianto pilota dove si produceva 2,4,5-triclorofenolo, un aumento della temperatura nel reattore provocò un’esplosione e la morte del chimico che controllava il processo. Anche alcuni operai addetti manifestarono i caratteristici sintomi dell’intossicazione da “diossina” con l'apparire della cloracne, mentre altri si ammalarono 6 mesi dopo e casi di cloracne si manifestarono dopo 3 anni. In totale 79 operai subirono danni alla salute più o meno gravi.
  • Tra gli anni '60 e '70 nell'allora Cecoslovacchia, presso l'unità produttiva della Spolana Neratovice, situata vicino a Praga, era prodotto l'erbicida 2,4,5-T che generò, come sottoprodotto,  elevate quantità di diossine con un avvelenamento costante delle maestranze. Circa 80 persone vennero ricoverate in ospedale con cloracne, porfiria cutanea tarda, disfunzioni nel metabolismo dei grassi, dei carboidrati e delle proteine, lesioni epatiche e altre alterazioni. Due ammalati morirono entro due anni di carcinoma ai bronchi (all’età di 49 e 59 anni) e un altro morì per avvelenamento acuto.

NON UN INCIDENTE MA UN DISASTRO COLPEVOLE 
La conosciuta nocività dei composti chimici utilizzati di cui si negava una corretta informazione, la pericolosa modifica del ciclo produttivo rispetto al brevetto originale Givaudan, l'impiantistica priva di dispositivi automatici di sicurezza, di abbattitori, di un serbatoio di contenimento, il non  adempimento alle normative, l'inquinamento costante di ambiente e territorio, furono tutte scelte attuate dal gruppo Givaudan-Hoffman-La Roche proprietario della fabbrica ICMESA di Meda, con piena conoscenza dei potenziali rischi derivanti e al solo fine del risparmio e della massimizzazione del profitto.
L'approfondimento proposto in questa puntata conferma che
la fuoriuscita di Diossina dall'ICMESA non fu un "incidente" ma un DISASTRO COLPEVOLE.

 Continua.

 Puntate pubblicate in precedenza:

2) 1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA PRIMA PUNTATA: L'ICMESA DI MEDA INQUINÒ IL TERRITORIO SIN DAL SUO INSEDIAMENTO

1) 1976-2026: IL 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA NON PUÒ ESSERE SOLO CELEBRATIVO MA DEVE ESSERE MEMORIA VIVA E VERITIERA.

 

giovedì 22 gennaio 2026

1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA PRIMA PUNTATA: L'ICMESA DI MEDA INQUINÒ IL TERRITORIO SIN DAL SUO INSEDIAMENTO

Per la prima puntata nell'ambito del 50° anniversario del disastro Diossina fuoriuscita dall'Icmesa, fabbrica del gruppo Givaudan-Hoffmann-La Roche, vogliamo cominciare occupandoci delle vicende di questa unità produttiva a partire dal suo insediamento a Meda, nel 1945. 
Già da subito, con l'avvio delle produzioni di prodotti chimici di base, fu evidente l'impatto sull'ambiente causato da lavorazioni insalubri, da distruzione incontrollata dei residui, da scarichi e sversamenti che contaminarono le acque, il suolo e l'aria.

L'ICMESA, come anche molte altre imprese chimiche del territorio, svolse un'attività industriale in totale spregio della tutela della salute della cittadinanza accampando giustificazioni inesistenti e assumendo impegni che mai furono mantenuti, anche grazie ad una eccessiva tolleranza di chi doveva vigilare, controllare e far rispettare le normative su salute, lavorazioni pericolose e scarichi industriali. 

Il libro, scritto dallo storico sevesino Massimiliano Fratter"Seveso. Memorie da sotto il Bosco" edito da Auditorium, è parte importante del progetto "Ponte della Memoria" e dedica un capitolo intero agli anni dal 1945 al 1976, anni in cui l'ICMESA fu attiva.
É una ricostruzione dettagliata, frutto di un lavoro di ricerca documentale presso gli archivi dei Comuni e degli Enti territoriali. 
Una ricostruzione che evidenzia come l'attività dello stabilimento chimico di Meda causò inquinamento e preoccupazioni.

Proponiamo la parte che tratta dell'insediamento dell'ICMESA a Meda, nella versione integrale del libro, quale contributo di Storia e Memoria, suddividendola in due puntate.
La prima puntata, che qui alleghiamo, va dal 1945 sino all'avvio della produzione del 2,4,6-Triclorofenolo, un intermedio per diserbanti e disinfettanti.
La seconda puntata, di prossima pubblicazione, tratterà dell'impiantistica e delle lavorazioni per ottenere il Triclorofenolo.
Scelte e lavorazioni che portarono verso il disastro della fuoriuscita della nube contenente anche la diossina TCDD (2-3-7-8 tetraclorodibenzo-para-diossina) del 10 luglio 1976.

Su premesse e motivazioni della nostra attività divulgativa, affinchè il 50° anniversario del disastro diossina dell'ICMESA sia Memoria e non vuota giornata puramente celebrativa, ne abbiamo scritto in: 1976-2026: IL 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA NON PUÒ ESSERE SOLO CELEBRATIVO MA DEVE ESSERE MEMORIA VIVA E VERITIERA.

Continua. 

venerdì 19 dicembre 2025

MEDA: IL CONSIGLIO COMUNALE APPROVA UN ATTO DI INDIRIZZO PER L' UTILIZZO DEI FONDI DELLA PRESCRIZIONE 51 DEL CIPESS ANCHE PER INTERVENTI PER LA QUALITÀ AMBIENTALE COME DA PROPOSTA DI SINISTRA AMBIENTE-IMPULSI, PD MEDAPERTA

Un anno fa, il 10-10-024 e successivamente il 5-11-024, nell'incontro congiunto delle Commissioni Consigliari Territorio e Ambiente + Bilancio s'era trattato l'argomento dell'utilizzo dei fondi assegnati ai Comuni della Tratta B2 di Pedemontana (11,3 Mln di euro spettanti al Comune di Meda) secondo la Prescrizione 51 del CIPESS.
L'amministrazione medese aveva identificato alcuni interventi quali la deimpermeabilizzazione di aree di posteggio, la riqualificazione di via Indipendenza con inserimento di alberature, una nuova viabilità in prossimità del cimitero. Tutto con un costo ora stimato di più di 6 Mln di euro.
Sulla rimanente quota, Sinistra e Ambiente-Impulsi con Partito Democratico e Lista civica Medaperta, avevano presentato un documento in cui si chiedeva che questi fondi venissero utilizzati anche per "opere e interventi per la qualità ambientale" così come definito nella stessa prescrizione 51.
Questa possibilità di impiego era stata confermata anche dalla stessa soc. Autostrada Pedemontana Lombarda che deve mettere a disposizione la risorsa economica.

Il documento di Sinistra e Ambiente-Impulsi, PD, Medaperta elencava e proponeva una serie di interventi possibili con l'utilizzo dei circa 5 mln restanti:
  • Acquisizione delle aree verdi di via Indipendenza e di via Trieste per realizzazione del Bosco in città
  • Progettazione e realizzazione di itinerari ciclabili urbani (Green Lane)
  • Trasferimento di adeguata risorsa economica per l'integrale realizzazione della Misura Compensativa 15 (Valle dei Mulini)
  • Percorso ciclopedonale lungo l'asta del Tarò/Certesa 

Il 19-11-025, la Commissione Territorio e Ambiente aveva esaminato e fatto suo un testo in cui i commissari nonchè i rappresentanti di gruppi politici presenti nel Consiglio Comunale di Meda, si impegnano e impegnano la Giunta e il Sindaco ad utilizzare le risorse economiche della prescrizione 51 del CIPESS sia per le compensazioni viabilistiche sia per gli interventi per la qualità ambientale, accogliendo nel documento le proposte di Sinistra e Ambiente-Impulsi, Partito Democratico e Medaperta.

Il documento è quindi diventato un ATTO DI INDIRIZZO del Consiglio Comunale che impegna Sindaco e Giunta quale "INTESA TRA LE FORZE POLITICHE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI MEDA PER L'UTILIZZO DEI FONDI DELLA PRESCRIZIONE 51 DI PEDEMONTANA PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE DELLA CITTÀ" che è stato discusso durante la seduta consiliare del 18-12-2025 ed approvato con voto unanime da parte dei Consiglieri Comunali presenti.

Ora l'amministrazione medese invierà l'atto alla soc Autostrada Pedemontana Lombarda con cui dovrà definire la formalizzazione e l'iter degli interventi.

Come sempre Sinistra e Ambiente-Impulsi con un'azione costante cerca e cercherà d'essere attiva e propositiva anche sull'utilizzo dei fondi di Pedemontana della prescrizione 51 affinchè il territorio, che subisce e subirà il pesantissimo impatto di un'autostrada che continuiamo a ritenere inutile, li utilizzi al meglio per realizzare interventi ambientali di qualità.
Come scriviamo da sempre, al disastro causato dall'infrastruttura che comprometterà molti spazi liberi, non si può e non si deve sommare il disastro di interventi compensativi lontani dalle finalità di ricucitura ambientale.  

martedì 16 dicembre 2025

MEDA: IL DOCUMENTO INTEGRALE DELLO STUDIO IDROLOGICO E IDRICO DEL TORRENTE TARÒ

L'interessante incontro a Meda del 28-11-025 dove è stato presentato lo Studio Idrologico e Idrico del Torrente Tarò, è stato ripreso sia sui social sia sulla stampa locale.
Sinistra e Ambiente-Impulsi ne ha scritto dettagliatamente su: MEDA: LO STUDIO DI COMPATIBILITÀ IDROLOGICA E IDRAULICA DEL TARÓ GIUDICA INEFFICACI ALCUNE IPOTESI D'INTERVENTO
Eravamo anche presenti all'incontro dove abbiamo portato il punto di vista degli ambientalisti che ora rimarchiamo vista l'insistenza con cui qualche titolato sta cercando spazio chiedendo la conferma di alcuni interventi che nello studio di WISE sono stati invece giudicati ininfluenti rispetto ai volumi di piena del Tarò e del Reticolo Idrico Minore (RIM).
Ci riferiamo in particolare all'inutilità dell'ipotesi di area di laminazione sulla Val de Mez o Valle di Cabiate che oltre ad occupare un'area verde libera dentro nel Parco Regionale Groane-Brughiera, non modificherebbe ne mitigherebbe la portata idrica di piena di questa valletta affluente del Tarò.
Anche la ventilata proposta di un'area di laminazione nel prato di via Trento/Trieste è stata scartata sia per gli elevati costi di collegamento con l'alveo del Tarò sia per l'effetto modesto nella riduzione dei picchi di piena che lascerebbe invariata la portata in alveo.
Lo studio di WISE è indubbiamente una base con elementi tecnici che consentono di valutare e definire quelli che possono essere interventi utili in ambito comunale per cercare di mitigare i danni derivanti dalle esondazioni di un corso d'acqua ingabbiato da una urbanizzazione e un'antropizzazione eccessiva che ha occupato le sue aree di naturale esondazione.
Le parziali soluzioni alle disastrose tracimazioni non vanno ricercate modificando lo status dei pochi luoghi ancora rimasti liberi dal cemento, oltretutto interessati (area di via Trento) da positive proposte di acquisizione al patrimonio pubblico per piantumazioni per il "bosco urbano".
Lo sguardo va rivolto anche alle aree dismesse cittadine che vanno attentamente valutate se idonee per un inserimento di vasche di laminazione o vasche volano (a cura di Brianzacque) su una parte delle loro superfici.
Abbiamo anche trattato e scritto da tempo sulle previste e finanziate aree di laminazione ad Alzate sulla Roggia Vecchia e a Mariano Comense sul vallone del Tarò, localizzate in ambiti verdi pregiati e su cui interventi in puro stile ingegneristico senza una debita valutazione e un corretto inserimento ambientale causerebbero la perdita di due importanti ecosistemi.

Sotto, il documento integrale dello Studio di Compatibilità Idrologica e Idrica del Torrente Tarò

mercoledì 3 dicembre 2025

MEDA: LO STUDIO DI COMPATIBILITÀ IDROLOGICA E IDRAULICA DEL TARÓ GIUDICA INEFFICACI ALCUNE IPOTESI D'INTERVENTO

Il 28 novembre 2025 a Meda, nella sala consiliare, alla presenza di numerosi cittadini e cittadine, è stato illustrato lo Studio di Compatibilità Idrologica e Idraulica del torrente Tarò.
Studio commissionato dall'amministrazione Santambrogio alla soc WISE, presente alla serata con l'’ing. Giacomo Galimberti.
All'incontro, l'Unità Organizzativa Difesa del Suolo di Regione Lombardia con il geologo Roberto Cerretti s'è occupata di dare una visione sovracomunale rispetto agli accadimenti metereologici del 22-9-025 che con l'esondazione del fiume Seveso e del torrente Tarò/Certesa hanno provocato gravi danni in parecchi comuni della Brianza monzese e comasca.
Importante anche la presenza e la relazione di BrianzAcque, gestore del servizio idrico integrato che con l'ing Massimiliano Ferrazzini, direttore del settore Pianificazione e Progettazione, ha illustrato alcuni interventi in provincia di MB.

LA SITUAZIONE DEL BACINO DEL SEVESO
Il Seveso, che nasce a S. Fermo (CO), ha un percorso di 39 km su un territorio per il 47% impermeabilizzato con percentuale che sale al 54% (208,23 kmq su un totale di 381,5 kmq), considerando anche il tratto milanese tombinato e il cavo Redefossi.
Il tratto milanese tombinato ha una portata di 40 mc/sec significativamente inferiore rispetto all'apporto potenziale da monte di 150 mc/sec.
La presenza di 48 tra ponti e manufatti è causa di potenziali rigurgiti.
Le precipitazioni meteoriche del 22-9-025 sono state pari ad un massimo di 221 mm di pioggia su 48 ore in provincia di MB, 180 mm nel comasco e 132 mm in provincia di Milano.
Gli interventi più cospicui di Regione Lombardia sono indirizzati alla realizzazione di Vasche di Laminazione anche se, per ammissione dello stesso relatore, non saranno comunque risolutivi.
Per quanto concerne il bacino del Seveso, a Senago vi sono due vasche di laminazione di cui una già operativa (810.000 mc per 46 Mln di euro di costo) così come è conclusa e funzionante la vasca di laminazione nel Parco Nord per 250.000 mc, costata 31 Mln di euro.
Anche a Lentate è in costruzione una vasca di 828.000 mc (costo 26 Mln), per ora non completata causa un fermo lavori di 2 mesi poichè l'esondazione del Seveso ha invasato lo scavo arrivato a 350.000 mc.
Sono inoltre previsti interventi di laminazione nelle aree golenali di Carimate, Vertemate con Minoprio, Cucciago e Cantù per un totale di 508.900 mc e un costo di 14 milioni di euro interamente finanziati.

SOTTOBACINO DEL TORRENTE TARÓ/CERTESA
Ha una superficie di 72,4 kmq e comprende 19 Comuni tra le province di Como e Monza, un'asta di circa 20 km, un livello di urbanizzazione pari al 40% e ben 100 tra ponti e tratti tombinati 
Per il sottobacino del torrente Tarò/Certesa oltre alla vasca di Carugo, operativa da anni, sono previste due ulteriori opere idrauliche, una sulla Roggia Vecchia ad Alzate Brianza in zona stazione di Brenna (200.000 mc) e una a Mariano Comense in zona cascina Bice, nel Parco Groane Brughiera (2 vasche in caduta per un totale di 75.000 mc).
Il costo complessivo è di 12,6 Mln interamente finanziati.

I tempi di realizzazione dall'avvio lavori, al termine della progettazione in carico ad AIPO, sono quantificati 18 mesi con cantieri nel 2027 e 2028.

Altre azioni da attuare sono l'applicazione dell'Invarianza Idraulica, la Deimpermeabilizzazione del Territorio, la Gestione degli Sfioratori dei Depuratori.

IPOTESI DI INTERVENTI A MEDA CON VALUTAZIONE DI FATTIBILITÀ
Il Comune di Meda ha elaborato il Piano di Gestione del Rischio di alluvioni (PGRA) quale documento facente parte della Variante 2025 al PGT.
Il documento contiene la mappatura delle aree allagabili classificate in base agli scenari di livello di pericolosità e di rischio nonchè agli scenari di frequenza di allagabilità.
  

Lo studio di Compatibilità Idrologica e Idraulica del Torrente Tarò quale attività integrativa ha:
  • Mappato con laser scanner lo stato dell'alveo lungo i 3 km medesi per avere contezza dello stato delle sponde, delle opere in alveo quali ponti e tombinatue.
  • Definito il contributo delle portate di piena dei valletti minori confluenti nel Tarò  (Rio Valletto, Valle delle Brughiere, Valle di Cabiate).
  • Valutata l'aderenza delle simulazioni cartografiche con le esondazioni storiche e recenti di cui si ha documentazione.
  • Analizzato l'alluvione con esondazione del 22-9-025 assimilabile come evento T100 cioè con tempo di ritorno di 100 anni, evidenziando i punti critici di esondazione tra Cabiate e Meda dove è chiaro come sia le tombinature sia i ponti sul Tarò e sul reticolo idrico minore causino rigurgiti laterali per la loro insufficiente luce.
  • Preso in considerazione ipotesi di intervento strutturali a scala comunale definendo preliminarmente le incidenze sulla portata di piena del Tarò e la loro effettiva utilità.

Nel dettaglio sono stati presi in esame le ipotesi di una Vasca  o Area di Laminazione e di interventi locali sulla Valle di Cabiate o Val de Mez, di una Vasca o Area di Laminazione in via Trento/via Meda, dell'adeguamento ponti e tombature sul corso d'acqua.

 
Non è di alcuna utilità realizzare una vasca o area di laminazione dell' affluente denominato Valle di Cabiate (anche Val de Mez) poichè per la conformazione del terreno il bacino potrebbe contenere al massimo 1400 mc, ben lontani dai 5000 mc necessari per avere qualche risultato sul picco di piena. 
Il manufatto non andrebbe a modificare i volumi d'acqua che affluiscono nel Tarò.
Attuabile invece un'azione di riprofilatura dell'alveo mediante rimozione dei detriti attualmente presenti e l'utilizzo di barriere mobili impermeabili di contenimento presso la tombinatura e il ponte della Valle di Cabiate.
 
 
Non percorribile la localizzazione di un'area di laminazione in via Trento/via Meda, con volume stimato di 28.500 mc, i costi risultano alti sia per la sua distanza dall'alveo del Tarò sia per la necessità di posizionare un collegamento idraulico che passi sotto la ferrovia. 
La quantità d'acqua trattenuta avrebbe insignificante influenza sulla portata di piena del corso d'acqua.

 
Anche l'ipotesi di alzare alcuni ponti pare difficilmente attuabile poichè le normative impongono una distanza tra l'intradosso (parte sotto il ponte) e la quota idrica di almeno 1,50 mt. 
La campata, con questa altezza, non consente la loro costruzione per l'impossibilità di avere in loco  adeguate rampe di accesso.
Inoltre l'innalzamento dei ponti porterebbe un beneficio solo in prossimità del ponte ma peggiorerebbe la situazione di rischio a valle dello stesso.

UTILIZZO DELLE RISORSE STANZIATE DA REGIONE LOMBARDIA
Nel pacchetto di risorse economiche stanziate di Regione Lombardia per il dissesto idrogeologico, a Meda spettano 120mila euro per consolidare le sponde e le briglie stabilizzatrici del reticolo idrico minore e uno da 320mila euro per il ripristino delle spalle dei ponti sul torrente Tarò in viale Francia e in Via Luigi Rho e sul rio Valle di Cabiate (o Val de Mez) a seguito evento alluvionale del 22 settembre.
 
LE ATTIVITÀ DI BRIANZACQUE
Interessante l'intervento di Brianzacque che ha mostrato come sia necessario cambiare la gestione della rete fognaria, altro servizio che ha contribuito ad aumentare le criticità generate dall'alluvione.
L'impermeabilizzazione dei terreni ha modificato la loro capacità drenante e così mentre nelle campagne la pioggia viene assorbita per il 50% dai terreni, in città si scende al 10-15%.
Buona parte di questa acqua PULITA finisce poi nelle fognature che non sono in grado di incanalare verso i depuratori i volumi eccessivi, scaricandoli dai "troppo pieni", insieme alle acque nere, negli alvei fluviali o con i rigurgiti dai tombini.
 
BrianzAcque ha attivato alcuni interventi nell'ambito del progetto "Città Spugna".
  • Realizzazione di Vasche Volano per la gestione e il trattenimento temporaneo delle abbondanti acque meteoriche e il rilascio differenziato nelle condotte fognarie. C'è un' ipotesi di localizzarle in zona Piazza Cavour e via Como.
  • Volanizzazione in linea con sostituzione delle attuali condotte fognarie con ampi cassoni di scorrimento acque e con necessità di rifacimento manto stradale e sottoservizi.
  • Gestione in sito delle acque meteoriche con aiuole e spazi drenanti. Soluzioni applicabili nel progetto di riqualificazione di via Indipendenza, intervento non di breve realizzazione.
  • Parco dell'Acqua con captazione in area mercato (P.za Dozio) e infiltrazione nel bacino drenante di via Angeli Custodi.

LE VALUTAZIONI DI SINISTRA E AMBIENTE-IMPULSI
Indubbiamente apprezzabile l'esposizione attenta ed argomentata della soc WISE, che ha redatto lo Studio di Compatibilità Idrologica e Idraulica e ha applicato il principio di cautela nell'analisi valutativa onde evitare che si rincorrano realizzazioni inutili che non porterebbero alcun beneficio o miglioramento.
Corretto evitare un apporto semplicistico ed affrettato e scongiurare l'occupazione di aree libere e pregiate con interventi inefficaci e costosi, consumando altresì prezioso suolo sulle poche superfici rimaste libere dall'edificazione.
In ambito urbano, a Meda non possiamo permetterci di perdere l'area di Via Trento/via Meda, che è l'unico fazzoletto di verde rimasto tra i Comuni di Meda e Cabiate. 
Lo Studio di Compatibilità ha scartato l'ipotesi di una Vasca di Laminazione lì allocata perchè costosa e priva di benefici sull'onda di piena, ma anche una possibile Vasca Volano deve, a nostro avviso, trovare una collocazione differente.
Il prato con esiguo filare di via Trento/via Meda va mantenuto come tale, acquisendolo al patrimonio pubblico, così come previsto anche nella variante 2025 al PGT medese, per creare lì un Bosco Urbano conservando le attuali capacità drenanti.
Durante la serata, con un nostro intervento, abbiamo chiesto  all'amministrazione di valutare il posizionamento di vasche di laminazione e vasche volano considerando le aree dismesse cittadine, una cui porzione potrebbe essere adibita a tali opere idrauliche, indubbiamente di pubblica utilità.
Tra le soluzioni da ricercare, non va dimenticata la necessità di riparare alla errata scelta di avere, nel passato, convogliato nel collettore fognario di Largo Terragni le acque tombinate del torrente Ca’ Bianca e di quelle del Torrente di Cascina Burraschi, origine di una parte dei danni e disagi causati in quella parte di città.

Anche sulla fattibilità di abbattimento e ricostruzione di alcuni ponti è più che mai opportuno verificare e approfondire se l'intervento è attuabile e utile.

Rispetto agli interventi su scala sovracomunale e precisamente sulle Vasche di Laminazione a Alzate sulla Roggia Vecchia in aree libere e di pregio che sono formalmente fuori dal Parco Regionale Groane-Brughiera ma che sono geomorfologicamente parte integrante dello stesso e a Mariano Comense in località Cascina Bice nella piana del Tarò, questa entro i confini del Parco, abbiamo portato il punto di vista ambientalista.
Non possiamo permetterci di perdere superfici pregiate ed ecosistemi importantissimi per i quali abbiamo lottato affinchè fossero tutelati e preservati.
La preoccupazione è alta anche in considerazione del rischio di una progettazione che non tenga conto dell'inserimento naturalistico.
La nostra proposta affinchè siano realizzate applicando soluzioni naturali con costi inferiori, con il mantenimento e la protezione della biodiversità e degli ecosistemici, ha trovato il solo auspicio ma non l’impegno del rappresentante di Regione Lombardia né il sindaco Santambrogio ha voluto esprimersi a riguardo.

Non si può e non si deve puntare solo sulle Vasche di Laminazione per risolvere un problema derivante da una malagestione del territorio dove s'è permesso e ancora oggi si consente di edificare.
 
La conclusione della serata è purtroppo risultata insoddisfacente senza che si sia giunta a una sintesi. 
E’ mancato il tracciato di un quadro generale e di una strategia di coordinamento tra tutti i soggetti: Comuni, AIPO, Regione Lombardia e Provincie di Monza Brianza e Como sapendo che ogni singolo intervento deve essere inserito in un contesto sovracomunale e attentamente valutato per evitare che inneschi effetti negativi  a valle. 
Non sappiamo se altrove si è proceduto ad uno studio accurato del corso del Tarò come fatto per Meda. 
Il sindaco Santambrogio non si è assunto alcun impegno rispetto agli appelli dei cittadini né ha rimandato ad una seconda fase nemmeno delineata né per la quale ha indicato un ulteriore appuntamento pubblico di approfondimento e verifica.

sabato 22 novembre 2025

MEDA E MISURA COMPENSATIVA 15 "VALLE DEI MULINI": LA RISPOSTA ALL' INTERROGAZIONE EVIDENZIA RITARDI NELL'ITER

 

In data 7-11-025, Sinistra e Ambiente-Impulsi, Partito Democratico e Medaperta avevano protocollato un'interrogazione per avere un aggiornamento ufficiale sulla Compensazione Ambientale prevista a Meda ai sensi del Masterplan del 2009 di Pedemontana.

La risposta dell'amministrazione sulla Misura Compensativa 15 "Valle dei Mulini" è arrivata il 20-11-025, in forma scritta, con contenuti che deludono le nostre aspettative e che mostrano un ritardo nell'iter per concretizzarla.
Auspicavamo che dopo la firma tra Comune di Meda e soc. Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) del Protocollo d'Intesa, siglato il 5-8-024, l'amministrazione Santambrogio avesse dato avvio all'affidamento dell'incarico per la progettazione, avendo altresì ricevuto 215.500 euro da APL allo scopo.
 
Purtroppo ancora non c'è ancora alcun incaricato per la progettazione e tantomeno un progetto della Misura Compensativa MC15 da valutare.
L'incarico è previsto nell'esercizio 2026 mentre la realizzazione è slittata al triennio 2026-2028.
 
Continueremo a monitorare con puntualità e interesse questo importante intervento ambientale.

 

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