Benvenuti !

BENVENUTI nel blog di SINISTRA e AMBIENTE.
Con questo blog, vogliamo aggiornare tutti sull'attività,
le proposte, le idee del gruppo.

Per chi volesse contattarci o inviarci materiale da pubblicare, cliccare QUI

La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

-------------------------------------------------




CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)
Visualizzazione post con etichetta Razzismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Razzismo. Mostra tutti i post

sabato 16 marzo 2019

IL 23-3-019 A MONZA, UNA MANIFESTAZIONE PER UNA BRIANZA SOLIDALE, ACCOGLIENTE, UMANA

Sabato 23 marzo 2019 dalle ore 14.30 gruppi ed associazioni della Brianza manifesteranno in Piazza Trento e Trieste a Monza.
Dopo l'iniziativa pubblica a Monza del 31-1-019 che ha raccontato le buone pratiche dell'accoglienza in Provincia di MB e dopo la grande manifestazione di Milano del 2-3-2019 (People -Prima le Persone) serve ancora alzare la propria voce e mostrare che c'è una Brianza solidale che fa accoglienza e che combatte il razzismo, la discriminazione  e l'esclusione.
Si manifesta per evidenziare gli aspetti persecutori della legge "sicurezza" e immigrazione, per denunciare come la normativa e le ridotte risorse economiche previste nei nuovi bandi favoriscano solo i centri di grandi dimensioni, (tipicamente i Centri Accoglienza Richiedenti asilo - CARA) caratterizzati da bassa qualità dei servizi erogati e con diffusa ghettizzazione. Quei centri dove è palese il rischio che i richiedenti asilo siano abbandonati a se stessi e dove si sono già verificati casi di malagestione, malaffare e speculazioni.
Il taglio alle risorse annullerà tutti quei servizi utilissimi per l'integrazione (Corsi di italiano, formazione professionale tirocinii, assistenza legale, mediazione culturale) e impedendo il proseguio dell'esperienza dei piccoli gruppi di richiedenti asilo suddivisi in più Comuni, ospitati in case ed appartamenti.
Si manifesta per difendere un modello differente, quello che in Brianza ha funzionato, quello dell'accoglienza diffusa e di qualità.
SINISTRA E AMBIENTE di Meda e il gruppo politico IMPULSI-SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ hanno dato l'adesione e parteciperanno all'iniziativa.

L'appello:




Adesioni aggiornate al 14 marzo 2019
CGIL MONZA E BRIANZA, CISL MONZA LECCO, UIL BRIANZA, ANPI MONZA E BRIANZA, ANED MONZA E BRIANZA, ARCI COORDINAMENTO BRIANZA, LIBERA MONZA E BRIANZA, EMERGENCY COORDINAMENTO GRUPPI ALTO MILANESE MONZA E BRIANZA, ACLI MILANO MONZA E BRIANZA, ASSOCIAZIONE DIRITTI INSIEME, ASSOCIAZIONE ALISEI, AUSER MONZA E BRIANZA, ASSOCIAZIONE LADO A LADO ONLUS, UNITI NELLA DIVERSITA’, RETE SEREGNESE DELLE ASSOCIAZIONI – LEGALITA’, GIUSTIZIA SOCIALE E TUTELA DEI DIRITTI, CULTURE SENZA FRONTIERE, ASSOCIAZIONE SENZA CONFINI, CASA DELLA SINISTRA, BLOOM – COOP. SOCIALE IL VISCONTE DI MEZZAGO, LIBERE DEMOCRATICHE MONZA E BRIANZA, ASSOCIAZIONE LAB MONZA, ASSOCIAZIONE BRUCALIFFO, ANOLF MONZA E BRIANZA, ANTEAS MONZA E BRIANZA, FILI DI PAROLE, SEVESO FUTURA, CIRCOLO CULTURALE E SOCIALE DON ENNIO BERNASCONI, QDONNA LISSONE, EQUIBICI, NOVALUNA, ASSOCIAZIONE CULTURALE SAN FRUTTUOSO, AMICI DEL CINEMA ROMA, MONZATTIVA, GRUPPO UOMINI BRIANZA, AFRICA ’70, COLLETTIVO AGITAMENTE, ASSOCIAZIONE XAPURI, ASSOCIAZIONE CITTA’ PERSONE, COMMISSIONE CULTURA ALTERNATIVA, LA COOP. DI ABITANTI 25 APRILE, TENDA DELLA PACE, DARE UN’ANIMA ALLA CITTA’, GRUPPO SCOUT AGESCI SEREGNO 1, CENTRO ISLAMICO MONZA, CARITAS MONZA, LA BOTTEGA CHE NON C’E’, COMITATO ANTIFASCISTA 25 APRILE SEREGNO, ASSOCIAZIONE AFRICA BOUGOU ONLUS, SPI LISSONE, ANPI LISSONE, ARTICOLO UNO MONZA E BRIANZA, RTI BONVENA, CONSORZIO COMUNITA’ BRIANZA, ARCI PRIMAVERA BRUGHERIO, COMITATO MONZA POSSIBILE, ARCI EUGENIO CURIEL CESANO M., PRC MONZA E BRIANZA, PD MONZA E BRIANZA, FLAI CGIL MONZA E BRIANZA, FILCAMS MONZA E BRIANZA, CIRCOLO LEGAMBIENTE LAURA CONTI SEVESO, DONNE DEMOCRATICHE DI MONZA E BRIANZA, SINISTRA E AMBIENTE MEDA, UN PONTE PER…, IMPULSI-SOSTENIBILITA’ E SOLIDARIETA’, STATI GENERALI DELLE DONNE, SOS-SCUOLA MONZA, UN PALCOSCENICO PER I RAGAZZI BELLUSCO, CSV MONZA LECCO SONDRIO, AMNESTY INTERNATIONAL SEZIONE MONZA, PROGETTO CONTINENTI GRUPPO LOCALE DI MEZZAGO, ASSOCIAZIONE AMICI PARCO DEL GRUGNOTORTO MUGGIO’, DESIO CITTA’ APERTA, NOVO MILLENNIO SOCIETA’ COOPERATIVA ONLUS, DESBRI, ASSOCIAZIONE INRELAZIONE, PACE FATTA VEDANO, CIRCOLO ACLI LEONE XIII SEREGNO, CONSORZIO CS&L, CIRCOLO ARCI NOVA, COOPERATIVA AERIS, COOPERATIVA CANONICA, ASSOCIAZIONE SACRA FAMIGLIA CESANO MADERNO, CENTRO SOLIDARIETA’ CARATE BRIANZA, COOPERATIVA SOCIALE META ONLUS, COMITATO PROVINCIALE UNICEF MB, COOPERATIVA POP, ASSOCIAZIONE AHLAN

 PER ADERIRE CLICCA QUI

venerdì 18 gennaio 2019

LA BRIANZA CHE ACCOGLIE CRITICA LA LEGGE "INsicurezza e IMMIGRAZIONE" DEL GOVERNO E SI INCONTRA A MONZA IL 31-1-019

Con la conversione in legge (n° 132 del  1 dicembre 2018)  viene confermata l'applicazione del decreto 113 meglio noto come "decreto sicurezza".
Si tratta di una normativa che nei fatti rende difficile la vita ai richiedenti asilo e ai profughi, limitandone i diritti e complicando in maniera pesante il percorso di accoglienza e di integrazione.
Ne avevamo scritto e trattato nel post IMPULSI - SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ SUL DECRETO INsicurezza, I PROFUGHI, LA POVERTÀ riprendendo il lavoro del Movimento Politico medese IMPULSI-SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ e in precedenza, con un focus sui contenuti (che purtroppo non sono cambiati) anche su:  DECRETO "IMMIGRAZIONE E SICUREZZA" UN ALTRO PASSO PER ALIMENTARE LA DERIVA RAZZISTA .
Ora, uno dei soggetti che opera in Provincia di MB in prima fila nella Buona Accoglienza interviene nel merito dei disastri che la nuova legge promulgata dal Governo M5S - Lega.
BONVENA (Accoglienza in esperanto), rete di associazioni e gruppi No - Profit del Terzo Settore, ha diffuso una lettera /appello per promuovere un momento informativo, di raccolta di adesioni e di forme di sostegno.
Un' analisi puntuale sulle norme punitive e discriminatorie verso coloro che sono considerati "stranieri"  introdotte dalla nuova normativa.



Il documento, che val la pena di leggere nella sua interezza, è la base per un momento pubblico che si terrà a Monza Giovedì 31-1-019 al BINARIO 7 a partire dalle ore 9.00.
All'incontro pubblico ha dato la sua adesione il gruppo di SINISTRA E AMBIENTE e il Movimento Politico IMPULSI - SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ.


mercoledì 12 dicembre 2018

IMPULSI - SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ SUL DECRETO INsicurezza, I PROFUGHI, LA POVERTÀ


Il Movimento politico IMPULSI-SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ ha elaborato un testo che fa il punto sul Decreto Legge "sicurezza" ormai legge organica dello Stato dopo la firma del Presidente della Repubblica.
Lo rilanciamo sul blog di Sinistra e Ambiente invitando i visitatori a prendersi del tempo leggendolo nella sua completezza.
Lo scritto centra molti dei punti di questo Paese ammalato di odio verso gli ultimi e con rappresentanze politiche, ora al Governo, incapaci di azioni efficaci per combattere emarginazione e povertà e anzi più propense ad utilizzare i drammi altrui a proprio uso e consumo per una campagna elettorale permanente.

Dal blog IMPULSI-SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ
--------------------------------------------------------------------------------




Vengono da lontano le politiche e le scelte che creano una condizione di difficoltà estrema per coloro che arrivano in Italia con la speranza di un futuro migliore.
Reato di clandestinità, Decreto Minniti che limita i diritti di ricorso legale, accordi con le milizie libiche per trattenere i disperati in campi con condizioni inumane, chiusura della missione italiana di salvataggio Mare Nostrum, campagna continua e martellante per allontanare le navi delle ONG che prestavano soccorso in mare e ora il decreto legge su sicurezza ed immigrazione (DL 113/2018) che con la firma del Presidente Mattarella è stato promulgato ed è legge organica dello Stato.
Il governo Conte e la maggioranza M5S e Lega scrivono una delle “più cattive norme della storia italiana”, probabilmente anticostituzionale, certamente discriminatoria ed umiliante per gli stranieri e pericolosa per gli italiani.
L’obiettivo primario di quella che è divenuta ormai legge dello Stato è lo smantellamento di quei progetti di buona accoglienza, senza minimamente incidere su coloro che invece hanno furbescamente costruito una fortuna evitando di dare adeguati servizi ai richiedenti asilo, ammassati con numeri insostenibili nelle strutture da loro gestite.
Invece di intervenire laddove non c’era e non c’è garanzia di servizi di qualità, il governo Lega-M5S ha scelto di combattere il modello fatto da un percorso condiviso, di prossimità e di qualità che consente di  creare le basi di una pacifica convivenza con chi, a costo di enormi sacrifici e mettendo spesso a repentaglio la vita propria e dei propri cari, arriva da paesi non appartenenti alla comunità europea, in fuga da conflitti, disastri naturali, persecuzioni, condizioni di vita insopportabili o altri eventi altrettanto gravi.
La legge cancella il Permesso Umanitario, sostituendolo con un Permesso Speciale, di limitata validità temporale (massimo 1 anno)  e inserisce una casistica per pochi casi (vittime di particolare sfruttamento lavorativo , cure mediche, calamità naturali, atti di particolare valore civile) su cui valutare situazioni e condizioni individuali complicate.
E' negato  l'accesso agli SPRAR (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati) ai titolati di Permesso Umanitario a partire dal 5-10-018 (data di entrata in vigore del Decreto legge), impedendo loro di completare percorsi d’inclusione e buttandoli  per legge in mezzo alla strada e poco importa se tra essi vi sono donne e bambini.
Una campagna per l'accoglienza nel vimercatese
Si persegue dunque il disegno di segregare prima e di rendere irregolari a vita i migranti che oggi risiedono nei nostri comuni in strutture diffuse, composte da piccoli nuclei facenti parte di progetti d’integrazione (SPRAR), limitando il diritto d’accesso ai soli titolati di protezione internazionale o ai minori stranieri non accompagnati.
Si tolgono diritti, persino risorse per l’alfabetizzazione linguistica e l’assistenza sanitaria.
Sarà poi pressoché impossibile per un richiedente asilo e un profugo ottenere la residenza poiché il DL 113/018 non riconosce più il Permesso di soggiorno temporaneo quale documento utile per l’iscrizione all’anagrafe. A lui verranno quindi negato l'accesso ai quei servizi di welfare comunale dove la residenza è un requisito.
La cattiveria persecutoria del governo e della maggioranza arriva a colpire anche coloro che richiedono la cittadinanza italiana, innalzando a 48 mesi i tempi di risposta e incrementando il contributo per l’istanza.
E’ evidente l’intenzione di criminalizzarli in quanto diversi, per provenienza, religione, costumi, e in egual misura perchè poveri contravvenendo alla responsabilità e consuetudine di attenzione, ospitalità e protezione che ha contraddistinto la storia dell’umanità. 
E’ la diversa provenienza e il rischio di emarginazione e povertà che si vuole relegare nell’angolo.
Da sempre i poveri rappresentano un elemento di critica per le nostre coscienze e d’instabilità per l’ordine sociale nella misura in cui hanno interesse a sconvolgere un sistema che li mortifica e mantiene nella condizione d’indigenza materiale e formativa, non avendo nulla da perdere nel farlo. 
Si risponde alle ingiustizie economiche e sociali, in aumento anche in occidente, con soluzioni a buon mercato, attribuendo tutti i mali ad una categoria di persone o ad istituzioni sovranazionali, in un crescendo di sovranismo egoistico, di razzismo, di discriminazione. 
Non ci si fa scrupolo di alimentare un clima di paure, quasi sempre ingiustificate, utilizzando dati falsi od incompleti ed intimorendo chi si oppone a queste letture. 
Occorre invece adottare una strategia differente provando a rigovernare l’economia, restituendo, nell’interesse generale, dignità alle persone, specialmente a chi vive situazioni di precarietà sia nella vita che nel lavoro e pertanto continuamente ricattabile perchè in condizioni di debolezza.
Servono politiche di inclusione e non di esclusione, servono scelte coraggiose per contenere la povertà e l’aumentare degli “ultimi”, di tutti gli “ultimi” indipendentemente dalla loro provenienza.
Proprio per stare nel tema della lotta alla povertà, è dubbio ed insufficiente un welfare che preveda un reddito minimo (che peraltro ingloba precedenti sussidi e rendite virtuali per case di proprietà) e contempli sia il controllo sia la definizione rigida dei beni acquistabili, l’accettazione di qualsiasi lavoro, sempre che se ne trovi, indipendentemente dalle qualifiche e dalle aspettative. 
Tutto altresì ancora avvolto dall’incertezza delle tempistiche applicative. 
Lo strumento, così come è pianificato, non implica una liberazione dalla povertà, ma struttura il governo degli esclusi.

Per approfondire il tema della lotta all'odio e all'intolleranza sul web e più in generale nell'informazione:

sabato 29 settembre 2018

DECRETO "IMMIGRAZIONE E SICUREZZA" UN ALTRO PASSO PER ALIMENTARE LA DERIVA RAZZISTA

Come prevedibile, dopo una serie continua di annunci, il 24-9-018, il Governo M5S-Lega ha varato il decreto su "immigrazione e sicurezza", battezzandolo decreto "salvini".
La paternità su questo atto governativo è frutto della campagna che da tempo l'attuale ministro degli interni conduce sull'argomento.  Una campagna martellante fatta spargendo mistificazioni, distorcendo la realtà, sproloquiando di inesistenti invasioni, con un linguaggio osceno allo scopo di colpevolizzare "gli ultimi degli ultimi", facendoli percepire come IL problema che affligge il Paese.
I contenuti del decreto non potevano dunque che essere punitivi e dettati dal sentore razzista che "il ministro" costantemente alimenta.
E' un decreto che riduce i diritti dei richiedenti asilo e le possibilità che a loro venga riconosciuta l'opportunità di vivere una vita migliore.
Viene azzerato il permesso per motivi umanitari, sostituito da un "permesso speciale", con una ristretta casistica, per vittime di violenza domestica o grave sfruttamento lavorativo, per chi ha bisogno di cure mediche perché si trova in uno stato di salute gravemente compromesso o per chi proviene da un paese che si trova in una situazione di “contingente ed eccezionale calamità”., per chi si sarà distinto per “atti di particolare valore civile”.
Paiono completamente escluse dalla protezione le donne vittime di tratta ai fini di sfruttamento della prostituzione.
Il decreto limita gli accessi al sistema SPRAR ai soli titolati di protezione (esclude i richiedenti) e crea un binario differenziato per loro impedendogli l'iscrizione all'anagrafe e l'ottenimento della residenza.
Anche in tema di diritto penale, il richiedente asilo è penalizzato qualora abbia in corso un procedimento di giustizia, avendo un percorso differente rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano nelle medesime condizioni.
Restrizioni pure sul capitolo della cittadinanza.
Il decreto non risolve ne migliora nulla, nega politiche di inclusione e accoglienza la cui applicazione farà aumentare il numero delle persone che diverranno ombre, private di qualsivoglia documento e respinte ai margini della società.
Si appesantirà la vita a uomini e donne già in difficoltà, aumentando il numero delle possibili prede dell'illegalità. E' ormai conclamato come il razzismo sia dentro il Governo.

Per approfondire due articoli de INTERNAZIONALE.
Uno che evidenzia punto per punto gli aspetti incondivisibili, peggiorativi rispetto all'esistente e anticostituzionali e il successivo sui contenuti del decreto.
Il decreto, che deve ancora passare al vaglio del Presidente della Repubblica e successivamente deve essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 gg dalla sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale (pena il decadimento), lo trovi nel testo integrale qui.

----------------------------------------------------------
Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale 27 settembre 2018 13.02

Il decreto Salvini su immigrazione e sicurezza approvato dal consiglio dei ministri il 24 settembre è stato molto criticato da esperti, giuristi e associazioni che ne hanno denunciato i punti più problematici. Ecco quali sono i nodi che potrebbero pesare anche nel dibattito parlamentare, quando le camere arriveranno a esaminare la norma, se il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella darà il via libera. Mattarella potrebbe anche rimandare indietro il progetto di legge sollevando dei dubbi, in particolare sul ricorso allo strumento della decretazione di urgenza per regolare questa materia.
  • Protezione umanitaria
L’abolizione della protezione umanitaria – e cioè la modifica dell’articolo 5 comma 6 del Testo unico sull’immigrazione del 1998 – è il provvedimento più importante del decreto e anche quello più criticato. Per l’avvocato Lorenzo Trucco, presidente dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), la norma è “una grave lacerazione” nella cultura giuridica del nostro paese, un vero e proprio attacco ai “diritti umani fondamentali” che sono “l’unica vera ricchezza della cultura europea”. Finora, per Trucco, il problema era garantire l’effettività di questi diritti, invece in questo momento assistiamo a “un vero e proprio attacco alle libertà individuali, che sono le basi della nostra civiltà”.
Per il presidente dell’Asgi, l’abolizione della protezione umanitaria presenta profili d’incostituzionalità, infatti “la protezione umanitaria è uno dei modi in cui si applica l’articolo 10 della costituzione italiana che garantisce il diritto di asilo”. Contrariamente a quanto è stato detto dagli esponenti del governo, Trucco spiega “che la protezione umanitaria esiste in almeno venti paesi dei 28 dell’Unione europea (Austria, Cipro, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Grecia, Italia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Romania, Slovacchia, Spagna, Svezia e Ungheria)” e che è in linea con quanto previsto dalle convenzioni internazionali in materia di asilo.
Se questo decreto fosse approvato in maniera definitiva, si produrranno molti migranti irregolari e si alimenteranno i contenziosi giudiziari: tutti quelli che riceveranno un diniego faranno ricorso appellandosi all’articolo 10 della costituzione. “È quasi un paradosso: un decreto che è fatto per combattere l’illegalità, produrrà illegalità. Moltissime persone si troveranno in una situazione d’irregolarità sul territorio italiano”, conclude Trucco.
Il ricercatore Matteo Villa dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) ha stimato che – se il decreto Salvini fosse approvato in maniera definitiva – si potrebbero produrre altri 60mila nuovi immigrati irregolari nei prossimi due anni. Villa spiega che questa stima è stata fatta considerando che i casi previsti per l’ottenimento di un permesso di soggiorno speciale saranno residuali: “La situazione peggiore che potrebbe verificarsi con l’applicazione del decreto è la creazione di 60mila nuovi irregolari che si aggiungeranno ai 70mila già previsti, prodotti dai dinieghi della domanda di asilo, per un totale di 130mila irregolari in più nei prossimi due anni”.
  • Le possibilità di rimpatriare i migranti irregolari sono davvero molto limitate
Il calcolo è stato fatto considerando le persone che sono già beneficiarie della protezione umanitaria in scadenza e che non potranno chiederne il rinnovo. Si tratta di 39mila persone di cui solo seimila potranno essere rimpatriate. Inoltre, se si considera che la protezione umanitaria ha rappresentato negli ultimi anni un quarto dei permessi concessi ai richiedenti asilo, si può stimare che 33mila delle 130mila domande di asilo al momento in fase di esame saranno rigettate mentre in passato sarebbero diventate protezioni umanitarie (a cui vanno aggiunte le 65mila che molto probabilmente saranno in ogni caso rigettate).
Altre critiche arrivano da Mario Morcone, ex capo di gabinetto del ministero dell’interno oggi presidente del Consiglio italiano rifugiati (Cir), che afferma: “È un decreto che mira a creare irregolarità non certo a gestire l’immigrazione. Togliere la possibilità di rilasciare un permesso umanitario a un richiedente asilo che ha compiuto un percorso di integrazione, trovando un lavoro e concorrendo positivamente al benessere generale, è una previsione che va contro ogni buonsenso. Vogliamo ricordare che le possibilità di rimpatriare i migranti irregolarmente presenti sul territorio sono davvero molto limitate”.
Questo punto del decreto è stato criticato anche dal Tavolo asilo, un’organizzazione che riunisce diverse associazione impegnate nella difesa dei diritti umani: “Riteniamo siano molti i profili di violazione della costituzione, della normativa internazionale e di quella dell’Unione europea, violazioni che necessitano di un intervento correttivo nelle sedi opportune”.
La Cgil sottolinea che l’abrogazione del permesso per motivi umanitari riporterà nell’irregolarità molti lavoratori, soprattutto in una situazione in cui la concessione dei visti per motivi di lavoro è drammatica: “Va da sé che l’abrogazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari lascerà, o riporterà nella irregolarità, moltissimi stranieri che fino a oggi erano in possesso del titolo di soggiorno e impedirà alla quasi totalità dei migranti di ottenere effettiva protezione. In questo non può che emergere l’inazione che caratterizza da anni il governo sulla programmazione dei flussi d’ingresso. Dal 2011 non vengono previste quote per il lavoro subordinato non stagionale e le quote indicate nei decreti emanati riguardano le sole conversioni di permessi in soggiorno e quelle relative ai ricongiungimenti familiari”.
Per il sindacato un altro punto critico del decreto è la sospensione della domanda d’asilo per il richiedente asilo denunciato per un reato che prevede la revoca della protezione in caso di condanna: “Offensivo di ogni buon senso la sospensione e il rimpatrio immediato per i richiedenti asilo che vengono solo denunciati per uno dei reati previsti con il riavvio dell’iter solo a conclusione del procedimento penale. Senza nessun accertamento di polizia, in palese violazione di qualsiasi regola giuridica degna di un paese civile, il rischio è che anche la più strampalata delle false denunce per fatti assolutamente privi di pericolosità sociale, comporterà la sospensione della protezione e l’allontanamento dal territorio nazionale di persone che hanno visto certificata la loro grave persecuzione in patria”.
Si è espressa in maniera negativa anche l’organizzazione umanitaria Medici senza frontiere: “Attendiamo di conoscere in modo più preciso i criteri di assegnazione del nuovo permesso di soggiorno per cure mediche, nella preoccupazione che rischino di essere escluse e lasciate in condizioni di marginalità persone che soffrono di problemi di salute con sintomi non facilmente riconoscibili. Molti di questi pazienti li vediamo ogni giorno nel centro Msf per vittime di tortura e in altri luoghi in Italia”.
  • Sistema di accoglienza
L’articolo 12 del decreto Salvini prevede inoltre il ridimensionamento del sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) che al momento è il sistema di accoglienza diffuso che garantisce 35.881 posti, coinvolgendo circa 1.200 comuni italiani. Il decreto stabilisce che solo chi ha già ottenuto la protezione internazionale e i minori stranieri non accompagnati possano essere ospitati dai progetti Sprar, invece i richiedenti asilo che sono ancora in attesa di una decisione da parte della commissione territoriale (il 50 per cento delle persone ospitate dagli Sprar) dovranno essere spostati nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas), strutture gestite dai prefetti e non dalle amministrazioni locali, che seguono dei protocolli di emergenza e hanno standard di accoglienza più bassi e nessun obbligo di rendicontazione.
Per Gianfranco Schiavone, presidente del Consorzio italiano di solidarietà-ufficio rifugiati, tra gli ideatori del sistema Sprar all’inizio degli anni duemila, il decreto Salvini rappresenta un arretramento rispetto a una serie di conquiste raggiunte negli ultimi anni: “È una destrutturazione del sistema di accoglienza dei richiedenti asilo, ma anche un colpo all’economia locale italiana che è stata favorita dalla diffusione territoriale dei progetti Sprar. Con questo decreto invece si fa un grosso favore alle organizzazioni private che gestiscono i grandi centri di accoglienza, che spesso si sono rivelate vicine alla criminalità organizzata”.
Schiavone spiega che lo Sprar è nato nel 2002 e che una legge del 2015 individuava questo sistema come modello su cui convergere, perché è quello che meglio favorisce l’integrazione e perché gli standard di accoglienza previsti dalla normativa europea sono garantiti da questo sistema. “Con la legge del 2015 si cercava di unificare Sprar e Cas, mentre con questo decreto le fasi dell’accoglienza sono separate di netto: i richiedenti asilo sono accolti nel sistema di emergenza, mentre i rifugiati e i minori sono accolti nello Sprar, senza che sia concepita alcuna forma di collaborazione e convergenza tra i due sistemi”.
Per Schiavone, inoltre, nel decreto non è prevista una riforma dei Centri di accoglienza straordinaria che essendo centri di emergenza hanno standard inferiori a quelli previsti dalla normativa europea. “Questo è uno dei problemi più importanti: si rafforzano i Cas, che però rimangono strutture di emergenza e violano le norme europee”, afferma. Secondo l’esperto, questo decreto avrà come conseguenza un taglio drastico della rete degli Sprar diffusa sul territorio: “Parliamo di centinaia di posti di lavoro soprattutto nel meridione e nelle aree periferiche, nelle strutture che non avranno più ragione di esistere”.
Invece si creeranno grossi centri, privi di servizi e con standard bassi. “Di solito questi Cas sono gestiti da organizzazioni che preferiscono logiche speculative legate ai grandi numeri e in passato sono state anche protagoniste di inchieste giudiziarie che hanno ravvisato legami con la criminalità organizzata”, conclude Schiavone. Questi meccanismi sono favoriti da un sistema che non prevede nessun “controllo della spesa”. Preoccupazione per la restrizione del sistema Sprar è espressa anche da Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci): “Lo Sprar è stato un sistema che ha permesso di distribuire i migranti in tutto il territorio nazionale e questo ha permesso di evitare la concentrazione di persone nei grandi centri e di conseguenza la risoluzione delle tensioni sociali create da questi centri”.
Decaro fa l’esempio del centro di accoglienza di Cona, in Veneto, in cui sono stati concentrati 1.5oo richiedenti asilo all’interno di una base militare dismessa in un territorio in cui i residenti sono in tutto tremila. “Chiudere oggi gli Sprar significa concentrare i richiedenti asilo nei grandi centri come a Cona o a Mineo, non si può chiedere all’Europa di distribuire i migranti e poi in Italia li concentriamo. In questo modo non si fa integrazione. Lo Sprar permetteva ai richiedenti asilo di partecipare ai corsi di italiano, ai servizi medici e ai servizi sociali”, conclude Decaro.
Per Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli, la riforma dello Sprar è “un passo indietro che non tiene conto da un lato delle vite e delle storie delle persone e dall’altro del lavoro di costruzione che da decenni tante organizzazioni umanitarie e di società civile hanno fatto in stretta collaborazione con le istituzioni, in particolare con gli enti locali, in un rapporto di sussidiarietà che ha rappresentato la linfa vitale del welfare del nostro paese. Aumentare zone grigie, non regolamentate dalla legge, e rendere meno accessibili e più complicati i percorsi di legalità contribuisce a rendere il paese meno sicuro”.
  • Centri di permanenza per il rimpatrio e hotspot
Il decreto Salvini, inoltre, contiene una serie di misure che restringono la libertà personale: dal trattenimento per trenta giorni dei richiedenti asilo nei cosiddetti hotspot fino all’estensione del periodo di detenzione degli irregolari nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). “Su questo tema la legislazione in Italia è stata a fisarmonica, il periodo massimo di detenzione negli ex Cie è stato esteso e ridotto più volte. Gli esperti ci dicono che il periodo per l’identificazione è di massimo trenta giorni, non si vede perché la scarsa efficienza del sistema debba andare a detrimento di un diritto fondamentale come la libertà personale”, spiega Patrizio Gonnella, presidente dell’Associazione Antigone e della Coalizione italiana libertà e diritti civili (Cild).
“Questa sembra più una misura simbolica, che vuole dare l’idea che gli irregolari sono puniti. Ma non migliora l’efficienza del sistema. La conseguenza di questa misura sarà l’aumento dei detenuti nei Cpr e maggiore sofferenza per queste persone, senza che questo influisca sui rimpatri”, aggiunge. Per Gonnella infatti la difficoltà ad aumentare il numero delle persone rimpatriate dipende dai pochi accordi bilaterali firmati dall’Italia con i paesi di origine.
Anche la detenzione dei richiedenti asilo negli hotspot è illegittima: “si tratta di persone che hanno chiesto di accedere a un diritto, non a un sussidio”. Gli hotspot, per Gonnella, sono centri di detenzione amministrativa, che privano della libertà personale, ma non hanno “nemmeno le garanzie previste per il sistema penitenziario”. Per l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), il trattenimento dei richiedenti asilo negli hotspot per al massimo trenta giorni non è in linea né con la costituzione italiana né con la Convenzione europea dei diritti umani e infine dalla Convenzione di Ginevra.
“Nel decreto non sono definite le ipotesi tassative nelle quali il trattenimento può essere disposto, ma fa discendere questi casi eccezionali da una condizione comune ai richiedenti asilo (la mancanza di documenti di identità)”, chiarisce l’Asgi. Questo è in contrasto con le leggi nazionali e internazionali in materia di asilo. Per Gonnella, infine, desta preoccupazione l’articolo del decreto che estende l’uso delle armi elettriche, i taser, ai corpi di polizia locale nelle città con più di centomila abitanti.
“Il taser è stato introdotto nel 2014 e prevedeva una sperimentazione. La cosa interessante è che il governo Lega-cinquestelle non ha aspettato nemmeno la fine del periodo di sperimentazione e lo vuole adottare massicciamente, dandole in dotazione ai vigili urbani e cioè a un corpo di polizia che di solito non ha compiti di pubblica sicurezza”, aggiunge Gonnella che consiglia di leggere l’inchiesta della Reuters sulle conseguenze dell’uso di queste armi negli Stati Uniti.

--------------------------------------------------------------------

Cosa contiene il "decreto salvini".

martedì 5 giugno 2018

IL RINGHIO RAZZISTA DI UN MINISTRO CHE NON VUOL VEDERE LE REALTA' DI SFRUTTAMENTO E NEGAZIONE DELLA DIGNITA' UMANA


Nel paese dell'ipocrisia, un ministro, non degno di tale carica, ogni giorno, in continua campagna elettorale, si scaglia costantemente contro migranti, richiedenti asilo e profughi, bollandoli come soggetti non desiderati e sproloquiando di "pacchia finita" per loro.

Così, mentre in molte aree di quest'Italia chi proviene da altri Paesi e cerca un lavoro, è spesso sottoposto a sfruttamento, negazione della dignità umana e intimidazioni, lo stesso ministro non spende nemmeno una parola per Soumayla Sacko, un ragazzo del Mali, un attivista sindacale dellUSB, ucciso a fucilate in una zona del Paese dove alcuni "italianissimi" con contorno di organizzazioni criminali, tengono ostaggio i migranti, forza lavoro a bassissimo costo, ipersfruttata e continuamente ricattabile.

La rabbia degli schiavi,

sciopero e corteo ricordando Soumayla

Cronache di ordinario razzismo. La protesta dei migranti della Piana di Gioia Tauro dopo l’omicidio del sindacalista maliano ucciso domenica a fucilate. Gli amici del 29enne del Mali parlano «omicidio razzista». La pista delle ’ndrine

SAN FERDINANDO (RC)
«Al campo di San Ferdinando la notte di domenica è stata di mestizia e rabbia. 
I maliani volevano sfogare la loro inquietudine. Hanno acceso qualche copertone ed eretto qualche estemporanea barricata di cartone. Nulla più. 
Quanto basta, tuttavia, per allertare il Viminale che di notte ha cinto la tendopoli di uno spropositato plotone di militari. Si temevano tumulti. 
Nulla di più esagerato. 
LA GIORNATA DI IERI È STATA quella del ricordo e della lotta. Uno sciopero dei braccianti, indetto dalla Usb, e, a seguire, un’assemblea che si è poi trasformata in un pacifico corteo direzione municipio. Il dolce viso di Soumayla Sacko restava impresso nei tanti cartelli che i suoi amici hanno impugnato nel lungo percorso di 5 km che dalla zona industriale porta nel centro del paese. San Calogero, il luogo dell’agguato, invece, sta altrove. Lontano 20 km, un’ora di cammino e in un’altra provincia, Vibo Valentia.

ALL’EX FORNACE, «La tranquilla», la fabbrica dismessa, abbandonata e posta sotto sequestro perché divenuta sede di stoccaggio di tonnellate di rifiuti tossici, Soumayla Sacko era andato insieme ad altri due braccianti per prendere un po’ di lamiere. Servivano per costruire una baracca nella favela di San Ferdinando. Non per lui ma per un altro raccoglitore maliano. Era anche questo Soumayla, un generoso che aiutava tutti. In prima linea nelle mobilitazioni, era alla testa del corteo per Becky Moses, la nigeriana arsa viva nel tragico rogo di qualche mese fa. A queste latitudini, ormai, le tragedie sono rituali. A cadenza continua ci sono stati morti per assideramento, per denutrizione, per incendi dolosi. Ora per fucilate con armi da caccia grossa, di quelle usate per ammazzare i cinghiali. Probabilmente per mano delle ‘ndrine.

SOUMAYLA, 29 ANNI, è stato freddato in pieno giorno nella campagna vibonese davanti a quella fabbrica maledetta. E così, Soumayla sarà nei prossimi giorni «rimpatriato», ma in una bara, destinazione Bamoko. Ad attendere la salma, una bimba di 5 anni e una compagna di 30. «Poteva essere una strage e solo per caso non ci hanno rimesso la vita Madiheri Drame e Madoufoune Fofana. E non ci vengano a dire, come qualcuno ha provato a fare, che si è trattato di un furto visto che si trattava di un luogo abbandonato. E’ stato un agguato premeditato e xenofobo», dice Giuseppe Tiano, del movimento antirazzista della Piana. Gli inquirenti non formulano un’ipotesi precisa, ma le indiscrezioni portano alla criminalità organizzata per cui Soumalya potrebbe aver pagato una «invasione di campo». Il procuratore di Vibo, Bruno Giordano, da poco a capo degli inquirenti vibonesi (prima era a Paola e istruì la pratica sulle navi dei veleni), conferma: «In zona avevamo ricevuto diverse segnalazioni. Più di qualcuno era infastidito dalla presenza dei migranti».

D’ALTRONDE, meno di un anno fa, i carabinieri gioiesi avevano arrestato quattro ragazzi per una lunga serie di aggressioni. Di sera andavano a caccia di neri. Salivano su una Fiat Punto e iniziavano la ronda con i bastoni sotto ai sedili. Stavolta la macchina è una Alfetta, non ci sono bastoni ma una lupara. Ieri, la reazione dei migranti è stata ferma. «Non era un terrorista, non era un criminale, non aveva armi e gli hanno sparato alla testa come una bestia» dice Idris, ivoriano di 40 anni, amico della vittima.

I RAGAZZI IN CORTEO SONO tutti regolari ma vivono una condizione di lavoro irregolare schiavistico. Come braccianti, secondo il contratto nazionale di lavoro, avrebbero diritto ad un alloggio. I più sono invece costretti a vivere nella tendopoli, rinata come una brutta fenice dalle ceneri del vecchio insediamento andato a fuoco. «Bisognerebbe dare le case sfitte a questi lavoratori – s’infervora Maria Francesca D’Agostino, professoressa all’Unical ed esperta di migrazioni – e invece proliferano i megacampi. Il sindaco ci ha avvertiti che nei prossimi mesi sgombereranno la tendopoli. Ma cosa ne sarà di questi lavoratori quando in autunno torneranno per la raccolta delle arance? Le istituzioni procedono in ordine sparso. E’ tutto improvvisato. Dopo la morte di Becky non è cambiato nulla. I braccianti sono costretti a restare perchè in attesa del rinnovo della questura di Gioia e sono domiciliati qui a San Ferdinando, altri sono in attesa di ricorrere contro i dinieghi delle commissioni. Ma c’è anche una responsabilità politica e non solo del Viminale.

Grave è il comportamento della regione Calabria e del presidente Oliverio che avrebbero piena competenza ad attuare politiche di inclusione e invece non fanno nulla. Avrebbero fondi comunitari da investire ma preferiscono le passerelle per le inaugurazioni delle tendopoli». Soumayla viveva proprio nel nuovo campo, la soluzione «temporanea» in attesa di dare il via ai progetti di accoglienza diffusa. Che non si sono mai visti. Il corteo non è imponente perchè non è alta stagione. La manodopera bracciantile in perenne transumanza nelle campagne meridionali ora si è spostata nel foggiano e nell’agro nocerino. «Ci hanno comunicato che in Puglia 2mila raccoglitori hanno incrociato le braccia in onore di Soumalya. Lo sciopero è riuscito» grida al microfono Aboubakar Soumaulo, il leader dei braccianti. La rabbia è contro i giornalisti e organi istituzionali che avevano derubricato il fatto a furtarello di lamiere. Quasi che se la fossero andata a cercare.

«CHI TOCCA UNO, tocca tutti», «mai più schiavi», urlano in corteo. C’è chi porta un mazzo di fiori rossi, chi un drappo bianco in segno di lutto, sono quasi tutti ragazzi giovani, sotto i 40 anni, alcuni indossano magliette di squadre di calcio , un melting pot che trasuda angoscia e disperazione. «Questi lavoratori sono trattati in condizioni disumane, contro le regole, con salari da fame. Le istituzioni proteggono questo sistema – spiega Guido Lutrario – dell’esecutivo nazionale Usb – Queste persone non sono illegali piuttosto sono vittime di illegalità». È quanto andrà a reclamare una delegazione ricevuta dal questore di Reggio Calabria. Al termine, nel primo pomeriggio, il corteo si scioglie, i migranti defluiscono e ritornano nel campo. «La pacchia è finita, ma per il ministro Salvini» dicono mentre vanno via. 

-------------------------------------------------------------------------

Dello sfruttamento ce ne siamo occupati anche su:

IMMIGRATI: SFRUTTAMENTO E CAPORALATO

mercoledì 7 febbraio 2018

LA FOLLIA RAZZISTA CHE SPARA NEL MUCCHIO


E' grave e pesante quanto accaduto pochi giorni fa a Macerata dove "per vendicare" l'atroce assassinio di una ragazza italiana per cui è in stato di fermo un nigeriano, un fascioleghista nostrano, girando con la propria auto per la città, ha ripetutamente sparato con una pistola Glock  colpendo e ferendo almeno sei persone la cui unica "colpa" era avere la pelle di un colore differente da quella bianca.
Questo l'orrore della follia terrorista di Luca Traini, lo sparatore, che s'è poi arreso alle forze dell'ordine con tanto di tricolore e saluto romano.
Durante la perquisizione nella sua casa,  rinvenuta una copia del "Mein Kampf", testi sul buio periodo fascista della Repubblica Sociale Italiana e altra paccottaglia di propaganda della galassia dell'estrema destra nera.
Le sue ultime frequentazioni politiche sono poi quelle connesse a una candidatura con la Lega alle amministrative del 2017.
Con questo gesto, s'è segnato un altro punto pesantissimo di imbarbarimento dei rapporti sociali e di avvelenamento delle menti, inquinate da una martellante diffusione di stereotipi, false notizie e narrativa tossica tesa a costruire ed amplificare il razzismo, la xenofobia e la discriminazione.
Ma non basta.
La cronaca mostra che qualcuno non si ferma nemmeno dinanzi al baratro.
Infatti, come da copione con l'orrendo e terroristico atto s'è rinnovata l'occasione per Salvini e i suoi alleati per seguitare a gridare sguaiatamente contro l'immigrazione e i richiedenti asilo in un crescendo di dichiarazioni urlate con il linguaggio violento dell’intolleranza.
Sulla stessa lunghezza d'onda le farneticazioni dei gruppi neofascisti pronti a giustificare lo sparatore, come se i sei feriti nemmeno esistessero e non fossero vittime.
L'aria di questo Paese è sempre più ammorbata dall'odio razziale.

https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg/photo/AF1QipPW41gdE0V6BPq4vFyKRPu1id2hBuUTlH7rC5J9?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3

https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg/photo/AF1QipPbGVeGV-TdkjeX6Y3lZ7vkwi3xTM9pMOEqgFys?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3



venerdì 11 agosto 2017

I PROVVEDIMENTI SPREGIUDICATI DEL GOVERNO ITALIANO, LA DEMONIZZAZIONE DELLE ONG E DI CHI ASSISTE I PROFUGHI


E' un agosto caldo, come è caldo da più tempo il problema al centro dell'attenzione  e degli atti del governo italiano nonchè dei commenti e delle storture propinate da certa stampa e dai social: quello dei richiedenti asilo, dei profughi, dei migranti, insomma di quei disperati che tentano di arrivare con mezzi di fortuna sulle coste italiane, sperando d'essere intercettati quanto prima da un'imbarcazione e tratti a bordo ed in salvo.
Siamo ormai in una fase dove, per accontentare la pletoria degli urlatori nostrani, il Governo italiano s'è lanciato in una serie di spregiudicati e pericolosi provvedimenti e azioni, tutte con un solo scopo: tenere lontani dall'Italia questi disperati e, con il supporto della "Guardia Costiera" libica, respingerli e confinarli in Libia negli orrendi centri di detenzione dove vengono raccolti.
Luoghi gestiti da personale senza scrupoli, da bande locali conniventi con gli stessi trafficanti che, a parole, il Governo italiano dice di voler combattere e dove la violenza, i maltrattamenti, la sopraffazione, i ricatti e gli stupri sono la quotidianità .
Eppure, formalmente per "combattere i trafficanti", sono stati stanziati fondi indirizzati all'autorità libica che però autorità non è visto che il governo di Serraj controlla solo una piccola porzione del territorio mentre nel resto della Libia imperversano milizie locali, jiahdisti, gruppi dell'ISIS o il secondo governo, quello di Tobruk, quello di Haftar.

Ma non è solo questo.
Anche contro le ONG che operano nel mediterraneo con funzioni di salvataggio, s'è alzata una canea mediatica volta e screditarne l'attività, seguita da una richiesta alle stesse di aderire ad un "regolamento" che ne limita pesantemente le possibilità d'intervento, vietando il trasbordo delle persone soccorse su natanti più capienti e pretendendo un controllo a bordo con personale di polizia anche armato.
Chi non ha ancora accettato di firmare "il regolamento" è nei fatti messo in condizioni di non poter più operare adeguatamente nel salvataggio di vite umane.
In questi giorni, l'asticella si è alzata ancora di più, con un avviso di garanzia d'indagine in corso su un'ipotesi d’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a carico di Don Mussie Zerai, prete cattolico eritreo che da tempo opera con la sua Agenzia giornalistica per informare sulla situazione dell'Africa, dandosi da fare anche per l'attivazione di corridoi umanitari.

Abbiamo, purtroppo, la certezza che la politica del mostrarsi forti e decisi non sia tanto indirizzata  a colpire i trafficanti di esseri umani e gli scafisti, quanto ad eliminare dallo scenario chi ha messo al centro del suo agire il soccorrere chi si trova in difficoltà, identificandolo come un osservatore e un operatore scomodo.
Pare essere questo l'approcio ipocrita scelto per evitare altri arrivi in Italia.
Con buona pace per il Diritto Internazionale si consegnano migliaia di esseri umani al rientro forzato nel caos della Libia, paese che non ha mai siglato la Convenzione di Ginevra e dove le violazioni dei Diritti Umani sono quotidiane.

Don Mussie, il numero verde che salva la vita


Alessandro Leogrande Edizione del 10.08.2017

La notizia secondo cui la Procura di Trapani, nell’ambito dell’inchiesta sulla ong Jungend Rettet, starebbe indagando sull’operato di don Mussie Zerai, è la perfetta cartina al tornasole di un’estate in cui le azioni di soccorso nel Mediterraneo sono oggetto di una violenta campagna di delegittimazione.
Dopo la strage del 3 ottobre del 2013, quando un barcone stracolmo quasi unicamente di eritrei si rovesciò a poche centinaia di metri dall’isola di Lampedusa, don Mussie fu tra le persone più attive nel ricostruire quanto accaduto, e in particolare le cause e il motivo del viaggio di chi era andato incontro a una morte tanto assurda.
Da anni ormai don Mussie, prete cattolico eritreo trasferitosi in Italia e poi in Svizzera, è un’antenna sensibile sull’esodo dal Corno d’Africa e dal suo paese di origine, tanto da aver fondato un’agenzia giornalistica, habeshia.blogspot.it, che è una delle migliori fonti di informazione sui viaggi da quell’area del continente africano.
Nel tempo si è sparsa la voce che il numero di telefono di don Mussie ce l’hanno tutti. Lo si trova scritto sui cassoni dei tir che attraversano il deserto, sui muri delle prigioni libiche, negli stanzoni angusti in cui i profughi sono spesso ammassati lungo la tratta, tanto che si è propagato capillarmente, di mano in mano, di bocca in bocca, come una sorta di «numero verde». Già due anni fa era possibile calcolare che almeno cinquemila persone sono state salvate nel Mediterraneo per il semplice fatto di aver composto – poco prima di naufragare – il numero di don Zerai. Era stato poi il prete ad avvisare la Guarda costiera o la Marina militare.
Questa storia potrebbe sembrare una «leggenda metropolitana», ma chi scrive può dire di averla verificata con mano. Ho passato alcuni giorni con don Zerai e ho capito immediatamente, come chiunque abbia trascorso un po’ di tempo con lui, che quel cellulare che squillava in continuazione era l’unica fonte di salvezza per chi, a migliaia di chilometri di distanza, stava per morire. Proprio perché antenna sensibile sull’esodo, Zerai è stato tra i primi a rendersi conto di due tra i tanti «effetti collaterali» dell’esodo: l’indotto dei sequestri dei profughi che ha avuto il suo epicentro nel Sinai; l’impiego dei profughi che attraversano la Libia – da parte di molte fazioni in lotta – come muli da soma per portare mine e munizioni lungo il fronte.
Per la sua azione di soccorso e controinformazione, don Mussie è divenuto presto un uomo molto odiato. Odiato dalla Lega, da Casa Pound e da una miriade di blog neofascisti, che lo additano come uno dei fautori della «grande invasione». Odiato dal regime eritreo, che vede in lui un traditore che alimenta l’emorragia dei giovani dal paese (e si sa quanto ogni totalitarismo, specie quanto sorge sulle ceneri di una rivoluzione, scorga nell’esodo di massa una sconfessione delle proprie fondamenta).
In una singolare sovrapposizione dei punti di vista, a tale fuoco incrociato si aggiunge ora l’inchiesta della procura di Trapani. Il «numero verde» diventa oggetto di reato, perché – e qui il ragionamento della procura finisce per essere singolarmente il medesimo di CasaPound o del regime eritreo – l’esodo non è generato dalle dittature o dagli sconquassi politici dall’altra parte del mare (in Eritrea, in Somalia o in Gambia), bensì da chi favorisce il soccorso in alto mare di tutti coloro i quali si mettono in viaggio.
In questo radicale rovesciamento delle responsabilità, l’opera di don Mussie Zerai, al pari di quanti hanno provato a costruire ponti nel mezzo del disastro, è considerata l’anomalia da normalizzare.

venerdì 16 giugno 2017

SULLO IUS SOLI SI SCATENA LA CANEA LEGAIOL-FASCISTOIDE


Apriamo il post con questa bella immagine per dire che è tempo di garantire a chi lo vuole la possibilità di diventare Cittadino italiano senza affrontare tortuosi e complicati percorsi ad ostacoli.
E' tempo, eppure ogni qualvolta in questo "povero paese" (culturalmente parlando) si tratta un argomento direttamente o indirettamente legato agli immigrati o alle migrazioni, si alzano forte gli ululati legaiol-fascistoidi.
Tutto serve affinchè i soliti seminatori di odio razziale colgano l'attimo per gridare la loro "ossessione" e cercarsi una squallida visibilità che nulla ha a che fare con un sano confronto dialettico e di merito.
E' successo anche ieri, 15-6-017, al Senato dove era in discussione la calendarizzazionee per l'avvio della discussione sul nuovo testo di legge dello "Ius Soli temperato".
Dopo il passaggio alla Camera del 13 ottobre 2015 ora, finalmente, anche il Senato si appresta ad esaminarlo e discuterlo, pur se con un'avvio indegno che lascia presagire future difficoltà e inciampi.
La nuova normativa sull'ottenimento della Cittadinanza italiana da tempo attende d'essere approvata per conformarci ad una condizione di diritto più ampio rispetto ai meccanismi restrittivi della legge attualmente in vigore (la 91 del 1992).
Riguarderà principalmente i figli degli immigrati, in gran parte nati nel nostro Paese e qui inseriti.
Insomma prima di tutto una battaglia di Diritti e Civiltà.

Lega e fascisti scatenati contro lo ius soli

Alle 13,21 vola anche un «Vaffa» all’indirizzo del presidente del Senato Pietro Grasso, solo che questa volta il tradizionale insulto grillino non arriva dai banchi del Movimento 5 stelle bensì da un senatore leghista, Raffaele Volpi, che per questo si becca una sospensione – seppure temporanea – dal destinatario delle sue attenzioni. Nel frattempo parte la carica del Carroccio ai banchi del governo, con il capogruppo Gianmarco Centinaio letteralmente incollato agli scranni più alti tanto che ci vogliono ben sette-commessi-sette per riuscire a schiodarlo. E mentre le camice verdi scatenano la bagarre all’interno dell’aula fuori, per strada, le camice nere di Casapound e Forza Nuova si scontrano con la polizia: braccia tese e cartelli truculenti da una parte, manganelli e idranti dall’altra (62 i militanti di Forza nuova denunciati).
Che l’avvio della discussione sullo Ius soli temperato non sarebbe stata una passeggiata si sapeva. Così come si sapeva che il Carroccio avrebbe dato spettacolo sia con le solite urla che con una valanga di emendamenti al testo: 48.408 proposte di modifica destinate molto probabilmente a essere «cangurate», e quindi cancellate, nel giro di qualche giorno. 
La giornata però finisce anche con il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli costretta a ricorrere alle cure dell’infermeria dopo una brutta caduta («spinta dai leghisti», accusa il Pd, ma il Carroccio nega) e lo stesso Centinaio che a sua volta deve far ricorso al ghiaccio fornito dalla bouvette per tamponare almeno un po’ il dolore a una mano.
Se non fosse per l’ennesimo insulto al parlamento e perché in ballo ci sono le vite di un milione di ragazzi figli di immigrati, non varrebbe quasi la pena di parlare di quanto accaduto ieri, tanto le sceneggiate razziste dentro e fuori il Senato si assomigliano tutte. Ad accendere il cerino questa volta ci pensa il M5S, altro gruppo che non digerisce la riforma specie dopo l’ordine di scuderia impartito due giorni fa da Grillo. I senatori pentastellati chiedono di votare prima le pregiudiziali di costituzionalità sul decreto sui vaccini e poi, ma solo poi, lo Ius soli. È un modo per prendere tempo, magari anche facendo mancare il numero legale riuscendo così a impedire che la riforma venga incardinata in aula.
A questo punto però, interviene la senatrice Loredana De Petris. La capogruppo di Sinistra italiana parte al contrattacco e chiede di mettere ai voti l’inversione dell’ordine del giorno: prima l’avvio della discussione sulla cittadinanza e poi i vaccini. Proposta approvata dall’aula con il voto contrario di Lega, centrodestra e M5S (con l’eccezione però della senatrice Paola Taverna che non partecipa alla votazione). 
L’esito del voto è il gong che dà il via alla bagarre. Insieme alle urla leghiste spuntano cartelli con scritto «No allo Ius soli», «Prima gli italiani», «Stop all’invasione», mentre il presidente Grasso prova senza successo a imporre un po’ di ordine.
Il senatore Salvatore Torrisi, presidente della Commissione Affari costituzionali dove il provvedimento è rimasta ferma per quasi due anni, per un po’ ci prova pure a illustrare la legge ma poi – sommerso dalle urla – ci rinuncia e allega il testo scritto al disegno di legge. E’ a questo punto più o meno che, viste ignorate tutte le sue proteste, il leghista Volpi fa partire il suo «Vaffa» contro Grasso. Che reagisce espellendolo dall’aula. Ma a questo punto a insorgere è il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, che spiega a Grasso come il regolamento preveda che in caso di espulsione i lavori dell’aula vengano interrotti. Ora, a Calderoli si può dire tutto tranne che non conosca a perfezione il regolamento, quindi Grasso ci ripensa e, a sorpresa, decide di sospendere la sospensione. Cosa che fa sbottare Calderoli: «Un precedente così manco l’arbitro Moreno», dice il leghista.
Tra urla e spintoni alla fine però la riforma della cittadinanza viene incardinata, riuscendo così a mettere un primo importante paletto al suo iter. 
Difficile però che si possa arrivare a un voto prima dei ballottaggi, mentre appare ormai scontato che il governo blinderà la legge con il voto di fiducia, forte anche della tenuta della maggioranza. Riuscendo così a mettere finalmente in salvo una riforma attesa da anni.

--------------------------------------

Dall Huffpost un articolo di Alfredo Somoza inquadra la situazione rispetto alla legge in vigore (la 91 del 1992) e le modifiche migliorative che verrebbero introdotte.

Lo Ius soli, un dibattito antistorico

Lo scontro in Parlamento attorno alla legge sulla cittadinanza è fondamentalmente antistorico. Lega Nord e neofascisti, con il silenzio complice de M5S, starebbero tentando di evitare il "pericolo" dell'introduzione dello Ius soli (diritto di suolo) per l'acquisizione della cittadinanza italiana (storicamente basata sullo Ius sanguinis, diritto di sangue). 
Diritto già esistente nel nostro ordinamento dal 1992! 
Sono infatti fermi a due questioni ormai superate dalla storia. La prima è che i due tipi di diritto, una volta utilizzati distintamente dai paesi d'immigrazione (soli) e di emigrazione (sanguinis), avevano come scopo rispettivamente formare cittadinanza e non perdere i legami con i propri cittadini. Oggi quasi tutti gli Stati (in Europa e in America) applicano un mix tra le due tradizioni. 
È cittadino chi è figlio di cittadino e chi nasce sul territorio della nazione. 
Non esiste più una distinzione netta, restano solo sfumature temporali. 
Forse i leghisti non si ricordano, visto che c'erano, e sicuramente i grillini non sanno perché la Prima Repubblica è sempre e comunque da condannare, che l'Italia fece la stessa scelta (il mix di diritto) nel lontano 1992, con l'adeguamento della legge della cittadinanza ai provvedimenti sull'immigrazione contenute nella cosiddetta "Legge Martelli" del 1990
La legge che regolava la situazione legale degli immigrati, estendeva il diritto di asilo a tutte le nazioni (prima l'Italia riconosceva solo i rifugiati da altri paesi europei) e introduceva i "flussi migratori", cioé la programmazione dell'immigrazione (cosa praticamente mai avvenuta).
Quindi dal 1992, in Italia esiste lo Ius soli. E qui veniamo al punto che i difensori dell'italianità ignorano. La formulazione esistente, cioè si può optare per la cittadinanza italiana al 18° anno (e solo fino al 19°) essendo nato in Italia e avendo vissuto regolarmente, è palesemente una discriminazione rispetto a chi è nato all'estero e può ottenere la cittadinanza dopo 10 anni ininterrotti di residenza. Cioè la legge in vigore dimezza i tempi per la concessione della cittadinanza a chi è nato all'estero rispetto a chi è nato sul suolo della Repubblica. 
La legge in discussione attualmente, il cosiddetto "Ius soli temperato", prevede un percorso allineato con il resto dell'Europa di 5 anni. Viene introdotto anche il cosiddetto "Ius culturae" che prevede la concessione della cittadinanza al minore che ha frequentato almeno 5 anni di scuola in Italia.
È di questo che stiamo parlando, non dell'introduzione di una nuova fonte di diritto, ma di un adeguamento temporale a ciò che esiste. La platea interessata, che comunque avrebbe avuto diritto alla cittadinanza al compimento del 18° anno (o dopo 10 anni di residenza) è di circa 850.000 ragazzi e ragazze.
Perché Lega Nord e neofascisti si oppongono con così tanta rabbia a questo provvedimento? Sono due le possibili risposte. La prima è che questi ragazzi eserciteranno il diritto di voto attivo e passivo. Difficilmente il loro consenso andrà a chi non li considera degni della cittadinanza. La seconda motivazione è più complessa. Finché esista la categoria "straniero", la xenofobia tipica dei movimenti di estrema destra è "tollerata" e mascherata.
Lo slogan "prima gli italiani" (o i francesi o gli spagnoli) regge fin quando la cittadinanza taglia in modo netto una società. Ma se la cittadinanza diventa diritto universale, bisogna trovare nuovi elementi di esclusione. Ovviamente a quel punto scatta la questione "etnica". Non ti posso più discriminare perché straniero, ma perché "oriundo"... 
Ecco che togliere l'alibi della cittadinanza all'estrema destra li svela per quello che sono: movimenti xenofobi. E non vale più il silenzio complice di chi in queste ore si sta astenendo per calcolo elettorale di piccolo cabotaggio. Si sta di qua o di là rispetto alle democrazie occidentali.

sabato 20 maggio 2017

IL 20-5-017 INSIEME SENZA MURI, INSIEME CONTRO IL RAZZISMO E PER L'ACCOGLIENZA


Una manifestazione grande, una manifestazione allegra e viva. 80 mila ? 100 mila ? Di più ? Poco importa, tanti, veramente tanti e tutti con striscioni e bandiere per l'accoglienza e contro l'intolleranza e il razzismo.
Presenti associazioni, gruppi, centri sociali, cittadini italiani, profughi, migranti. 
Molte le comunità ormai da tempo integrate e tanti i giovani di seconda generazione, una folla trasversale e multicolore.
Tutti insieme per dare uno schiaffo alle infamie diffuse in questi giorni dai vari Maroni, Salvini & C e per dire ai seminatori di odio che c'è un'altro paese che è stanco delle loro farneticazioni.
Era urgente e giusto esserci anche per lanciare un segnale forte a chi si fa tentare da sirene "muscolari" e sforna l'orrendo decreto legge Minniti-Orlando chiedendo anche a paesi che ignorano i diritti umani di fermare i migranti alle loro frontiere.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 

 E tra questa moltitudine c'era anche la delegazione di Sinistra e Ambiente di Meda.