Benvenuti !

BENVENUTI nel blog di SINISTRA e AMBIENTE.
Con questo blog, vogliamo aggiornare tutti sull'attività,
le proposte, le idee del gruppo.

Per chi volesse contattarci o inviarci materiale da pubblicare, cliccare QUI

La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

-------------------------------------------------




CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)
Visualizzazione post con etichetta arresti illustri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arresti illustri. Mostra tutti i post

venerdì 20 marzo 2015

GRANDI OPERE = GRANDI "AFFARI"


Un'indagine della Magistratura con tanto di "arresti illustri" sta confermando l'esistenza del verminaio che ruota intorno alla realizzazione delle cosidette "Grandi Opere".
Ormai l'elenco dei casi di corruzione, malaffare, appalti pilotati etc. si fa sempre più lungo: Mose, Expo, Tav, infrastrutture autostradali e avanti di questo passo.
Così, un fiume di denaro scorre in continuazione, gestito da una "cupola" che ha fatto del dogma delle infrastrutture "strategiche" la ragione di un sistema che si autoalimenta nell'illegalità diffusa.
Ora è toccato ad alcuni fedelissimi dell' ex Ministro LUPI, la cui responsabilità, per ora POLITICA e disinvolta, appare evidente anche nei contenuti delle intercettazioni.
Si tratta di personaggi di grosso calibro: Incalza, uomo che nei meandri del Ministero delle Infrastrutture e nelle annesse commissioni incarna da anni il ruolo di un "insostituibile" o meglio, di un irremovibile, il suo stretto collaboratore Pacella, l' imprenditore Perotti e il manager Cavallo.
Ritorna anche il nome di Acerbo, collegato a illegalità in ambito Expo.
Tutti con collegamenti diretti - risultanti dalle intercettazioni- con Maurizio Lupi.
Ed erano preoccupati persino del fatto che risorse economiche destinate alle "Grandi opere" potessero essere dirottate sulle emergenze alluvioni ...........
In Brianza, non si corre questo rischio, visto che si agisce in senso opposto, stornando 60 milioni per la linea tramviaria da Milano a Limbiate su .... Expo naturalmente.

Insomma, in questo belpaese, grandi opere (comprese quelle di dubbia utilità o certa inutilità) = grandi "affari" e .... costi che lievitano.

Sotto, l'articolo de Il Manifesto sugli arresti e a seguire, articolo de il Fatto sui contenuti dell'inchiesta.


giovedì 4 dicembre 2014

"MAFIA CAPITALE" E IL LUCRO SULLE EMERGENZE


L'inchiesta "Mafia Capitale" della Procura di Roma ha scoperchiato l'ennesimo verminaio di questo povero paese, balzato al primo posto in Europa nel rapporto Trasparency International per quanto riguarda l'indice della CORRUZIONE percepita.

Una corruzione e un malaffare che in quel di Roma coinvolge personaggi della destra neofascista, della malavita, gestori di cooperative sociali, funzionari collusi, ex assessori della giunta capitolina e presidenti di consiglio targati Pd.
C'è un aspetto ODIOSO e particolarmente DISGUSTOSO tra i "rami d'affari" di questa cupola. Quello sulla gestione delle "emergenze" Rom e Sinti e quello sui rifugiati.
Hanno "lucrato" anche su questo, aumentando a dismisura l'inserimento di persone nei campi e nei centri gestiti dalle cooperative legate a questo malaffare, immaginatevi con quale servizi poi effettivamente resi e con quali conseguenti tensioni sul territorio .
Un ciclo che in quel di Roma non ha fatto altro che alimentare poi dimostrazioni di stampo razzista e la becera campagna della destra xenofoba contro i campi e i centri di prima accoglienza.
Questo è il nostro paese.
Sotto, due articoli de Il Manifesto che illustrano con chiarezza la vicenda.

Mafia capitale dell’emergenza
Roma. Il «pericolo» rom, l'allarme immigrati e gli sbarchi di minori non accompagnati dal Nord Africa. Occasioni ben colte dal sistema di corruzione politico-criminale ricostruito nell'inchiesta «Mondo di mezzo».Dai «campi nomadi» ai centri di accoglienza: il giro d'affari dei solidalizi «mafiosi» indagati dalla procura di Pignatone. E gli enti che si sono arricchit.

Campo rom di Castel Romano«Lo sai quanto ci gua­da­gno sugli immi­grati? Il traf­fico di droga rende meno», dice Sal­va­tore Buzzi, pre­si­dente della Coo­pe­ra­tiva 29 giu­gno (ade­rente alla Lega­Coop), durante una tele­fo­nata inter­cet­tata dai Ros nell’ambito dell’inchiesta sulla «mafia capi­tale». Poi, in un’altra con­ver­sa­zione: «Tutti i soldi utili li abbiamo fatti sui zin­gari, sull’emergenza allog­gia­tiva e sugli immi­grati». Nell’ordinanza di arre­sto fir­mata dal Gip Fla­via Costan­tini si ripor­tano i con­tatti dei sodali di Buzzi con Ema­nuela Sal­va­tori, respon­sa­bile rom e sinti del V Dipar­ti­mento del Campidoglio.



Gli inve­sti­ga­tori in più parti rife­ri­scono «la capa­cità» dei soda­lizi inda­gati «di inter­fe­rire nelle deci­sioni dell’Assemblea Capi­to­lina in occa­sione della pro­gram­ma­zione del bilan­cio plu­rien­nale 2012/2014 e rela­tivo bilan­cio di asse­sta­mento di Roma Capi­tale, avva­len­dosi degli stretti rap­porti sta­bi­liti con fun­zio­nari col­lusi dell’amministrazione locale, al fine di otte­nere l’assegnazione di fondi pub­blici per rifi­nan­ziare “i campi nomadi”, la puli­zia delle “aree verdi” e dei “Minori per l’emergenza Nord Africa”, tutti set­tori in cui ope­rano le società coo­pe­ra­tive di Sal­va­tore Buzzi».
E in effetti è sulle «emer­genze», lo sap­piamo — in que­sto caso rom, rifu­giati e minori non accom­pa­gnati, altre volte sono state le cala­mità natu­rali — che si costrui­sce la for­tuna della cri­mi­na­lità orga­niz­zata. Non a caso il 21 mag­gio 2008, l’allora pre­mier Sil­vio Ber­lu­sconi firmò il decreto per dichia­rare lo «stato di emer­genza in rela­zione agli inse­dia­menti di comu­nità nomadi» che venne poi pro­ro­gato fino a tutto il 2011. Ed è la Capi­tale il labo­ra­to­rio per la rea­liz­za­zione del “sistema campi”, più volte stig­ma­tiz­zato dalle isti­tu­zioni europee.
Fu «pro­prio nel trien­nio 2009–2011 che la giunta Ale­manno — rac­conta Carlo Sta­solla, pre­si­dente dell’Associazione 21 luglio — spese, per la gestione degli 11 inse­dia­menti isti­tu­zio­nali nei quali vivono circa 5.000 degli 8.000 rom pre­senti a Roma e per le 54 azioni di sgom­bero for­zato che hanno coin­volto circa 1.200 rom, oltre 34 milioni di euro l’anno». Un conto pre­sto fatto se si aggiunge alla gestione cor­rente del “sistema campi”, che costa al Cam­pi­do­glio circa 24 milioni l’anno, i 32 milioni repe­riti dal Vimi­nale per accom­pa­gnare il trien­nio dell’emergenza, durante il quale tutto era per­messo, e i soldi veni­vano ero­gati ad affi­da­mento diretto, senza bandi di con­corso. «In realtà è prassi anche della gestione cor­rente dei campi», con­ti­nua Stasolla.
Pren­diamo per esem­pio il “vil­lag­gio della soli­da­rietà” di Castel Romano, il più grande di Roma, quello che tra il 2010 venne ampliato per acco­gliere le fami­glie rom sgom­be­rate dai “campi tol­le­rati” di La Mar­tora e Tor de’ Cenci. E per il quale, secondo l’ordinanza di arre­sto, Buzzi avrebbe chia­mato il Comune per chie­dere «l’allargamento dell’allargamento». Secondo il dos­sier redatto dalla “21 luglio”, per ospi­tare 989 abi­tanti sono stati spesi nel 2013 (cifra simile anche negli anni pre­ce­denti) 5.354.788 euro, di cui il 70,7% per la gestione, il 17,1% per la sicu­rezza, il 12% per la sco­la­riz­za­zione e zero per l’inclusione sociale. Il 93,5% dei fondi sono stati ero­gati in affi­da­mento diretto ai 16 sog­getti ope­ranti. Ma è Eri­ches (l’Ati della coo­pe­ra­tiva di Buzzi, la 29 giu­gno) che si aggiu­dica la mag­gior parte del mal­loppo: il 36,1% dei fondi.
Com­ples­si­va­mente, per segre­gare 4391 rom negli 8 vil­laggi attrez­zati, si sono spesi 16,4 milioni di euro l’anno; per con­cen­trare 680 per­sone nei 3 «cen­tri di rac­colta rom», i romani hanno pagato altri 6,2 milioni circa; e per allon­ta­nare 1231 per­sone nei 54 sgom­beri for­zati del 2013 se ne sono andati altri 1,5 milioni.
L’altro grande affare è quello dei rifu­giati e richie­denti asilo, per cia­scuno dei quali gli enti gestori che vin­cono i bandi emessi dal Vimi­nale attin­gendo ai fondi Sprar (il Sistema di pro­te­zione per richie­denti asilo) per­ce­pi­scono 35 euro al giorno. Secondo l’inchiesta di Pigna­tone, Luca Ode­vaine, il capo gabi­netto di Vel­troni, si sarebbe ado­pe­rato (ma que­sto non è un cri­mine) per orien­tare i flussi di smi­sta­mento sul ter­ri­to­rio ita­liano dei rifu­giati facendo levi­tare da 250 a 2500 i posti asse­gnati a Roma.
Ma è sui minori non accom­pa­gnati che il «Mondo di mezzo», secondo gli inqui­renti, con­cen­tra mag­gior­mente le atten­zioni. Ovvio, per­ché per ogni ragazzo stra­niero il bud­get ero­gato sale a circa 50 euro al giorno. Durante l’«emergenza Nord Africa» del 2011, a Roma arri­va­rono circa due­mila minori, anche se «a volte, quando arri­va­vano nei cen­tri, ci accor­ge­vamo che in realtà erano adulti e dove­vamo rifiu­tarli», rac­conta Gabriella Errico, pre­si­dente della coo­pe­ra­tiva Un sor­riso che gesti­sce il cen­tro di Tor Sapienza bal­zato agli onori delle cro­na­che. L’assegnazione della gestione delle strut­ture, in quel periodo, veniva fatta «solo ed esclu­si­va­mente dal Comune» senza bandi.
«Re incon­tra­stato dell’assegnazione dei pro­getti per l’accoglienza rifu­giati e minori è il con­sor­zio Eri­cles che fa capo alla Coop. 29 giu­gno — rac­conta Clau­dio Gra­ziano, respon­sa­bile rifu­giati dell’Arci — seguita dalla Domus cari­ta­ris, del Vica­riato e da Axi­lium e Arci­con­fra­ter­nita, eredi della vec­chia La Cascina, di Comu­nione e libe­ra­zione». Tutti gli altri enti gestori arri­vano lar­ga­mente dopo. «Anche se — aggiunge Gra­ziano — distri­carsi nel gine­praio di enti che gesti­scono i cen­tri per minori è dif­fi­ci­lis­simo per­ché cam­biano con­ti­nua­mente nome».
Non solo: tra cen­tri affi­dati dagli enti locali con i fondi Sprar e quelli aperti dalla pre­fet­tura nei periodi di “emer­genza” «nes­suno sa bene quante siano le risorse e come ven­gono distri­buite». «In tanti anni che lo chie­diamo — con­clude Gra­ziano — non siamo mai riu­sciti ad otte­nere un tavolo di coor­di­na­mento di que­sti ser­vizi di accoglienza».


Sequestrati beni per 200 milioni. 
Le indagini puntano alla Regione
Mafia capitale. Decisivo per i pm il ruolo di Carminati. Alemanno: «Ho sbagliato dal punto di vista umano»
Massimo Carminati
Ieri mat­tina, a Regina Coeli, sono comin­ciati gli inter­ro­ga­tori. Nes­suno dei 14 inda­gati sen­titi dai magi­strati, tranne l’ex ad dell’Ama Franco Pan­zi­roni, ha aperto bocca. Lo stesso Pan­zi­roni non è andato oltre il riba­dire la pro­pria inno­cenza. Ma la vicenda è appena all’inizio. Fil­trano voci su una nuova e immi­nente ondata di iscri­zioni nel regi­stro degli inda­gati, e que­sta volta toc­che­rebbe alla Regione Lazio.
La magi­stra­tura, intanto, ha dispo­sto il seque­stro dei beni di alcuni inda­gati: robetta da 204 milioni. Mac­chine, ter­reni, appar­ta­menti, negozi, quote socie­ta­rie: di tutto si può dubi­tare tranne che del rapido arric­chi­mento dei pre­sunti ade­renti all’organizzazione ribat­tez­zata dagli inqui­renti «Mafia Capi­tale». Una parte di quei capi­tali, 40mila euro, sarebbe finita anche alla Fon­da­zione Nuova Ita­lia dell’ex sin­daco di Roma Gianni Ale­manno, che si è auto­so­speso da tutte le cari­che in Fra­telli d’Italia e al Tg1 ha dichia­rato: «Sicu­ra­mente ho sba­gliato a sot­to­va­lu­tare la com­po­nente umana, non ho dato la giu­sta atten­zione alla scelta della squa­dra, mi assumo la respon­sa­bi­lità poli­tica». Ma è solo una delle onde che si avviano a som­mer­gere la poli­tica romana, e nep­pure la più grossa. Nell’epicentro del ter­re­moto c’è il Pd.
Il M5S chiede lo scio­gli­mento del Comune, la pre­si­dente della Camera Laura Bol­drini esprime«sdegno totale». L’esponente del Pd della capi­tale Roberto Moras­sut vuole «l’azzeramento del Pd romano». Il sin­daco Igna­zio Marino pro­mette che «con i cit­ta­dini one­sti Roma cam­bierà dav­vero». Ma non sono gli stre­piti, que­sti e molti altri, a resti­tuire il senso di quanto pro­fonda sia la scossa. Sono i fatti in sé, senza biso­gno di com­menti.
L’elemento da alcuni punti di vista più inquie­tante dell’intera vicenda è la faci­lità con cui Mas­simo Car­mi­nati è pas­sato dal con­trollo quasi totale sugli appalti e sulle nomine nel corso dell’era Ale­manno alla con­ferma di un potere quasi iden­tico con i suc­ces­sori.
Stando a quanto la magi­stra­tura ha deciso di ren­dere pub­blico, pro­prio del potere per­so­nale di Car­mi­nati si tratta. Più che di «Mafia Capi­tale» si dovrebbe infatti par­lare di «Car­mi­nati Capi­tano». Nella rico­stru­zione degli inqui­renti, l’ex «Nero» della Magliana non è solo «la figura api­cale», ma il perno intorno a cui ruota ogni cosa, tutt’al più in tan­dem con Sal­va­tore Buzzi, l’ex dete­nuto comune (omi­ci­dio col­poso ai danni della con­sorte) che aveva creato un impero nelle coo­pe­ra­tive sociali, a par­tire da quella coo­pe­ra­tiva «29 giu­gno» for­te­mente spon­so­riz­zata e poi pro­tetta dall’ex asses­sore regio­nale al Bilan­cio Angiolo Mar­roni, Pd (non coin­volto, va sot­to­li­neato, nell’inchiesta in corso). L’elemento coer­ci­tivo in base al quale la pro­cura di Roma con­te­sta l’associazione mafiosa ex 416bis è costi­tuito, a conti fatti, solo dalla pre­senza di Car­mi­nati, suf­fi­ciente, scri­vono gli inqui­renti, a incu­tere ter­rore. In realtà di epi­sodi di vio­lenza, per quanto riguarda il «mondo di sopra», non ne risul­tano quasi, e anche le minacce sono limi­tate. A ren­derle temi­bili è solo il fatto che pro­ven­gano da tanto cri­mi­nale.
Almeno stando a quel che se ne sa al momento, l’aspetto dell’associazione mafiosa è dav­vero fra­gile, basato appunto all’80% e oltre sulla par­te­ci­pa­zione, anzi sulla dire­zione, di Car­mi­nati. Con tutta la fidu­cia pos­si­bile nei togati, è un po’ poco. Soprat­tutto, la defla­grante accusa di aver costi­tuito una Cosa Nostra roma­ne­sca rischia di non met­tere nel dovuto risalto quel che l’inchiesta e le inter­cet­ta­zioni rac­con­tano del livello, che dire basso è ancora niente, rag­giunto dalla poli­tica a Roma, come pro­ba­bil­mente in molte altre impor­tanti realtà locali. Non a caso una quan­tità di vicende affron­tate dagli inqui­renti è citata nelle carte per dare un’idea della situa­zione, ma senza che sia stato rac­colto il mate­riale pro­ba­to­rio neces­sa­rio per pro­ce­dere.
A leg­gere le carte dell’inchiesta non sem­bra tanto di tro­varsi di fronte al Padrino quanto a una ver­sione all’amatriciana, ma non meno igno­bile, di House of Cards. Pres­sioni, mano­vre, anche minacce, cor­ru­zione, con­di­zio­na­menti di ogni tipo per piaz­zare le per­sone ingiu­ste al posto giu­sto. In realtà, più che ai suoi tra­scorsi cri­mi­nali con la Magliana, sem­bra che Car­mi­nati debba il potere e l’influenza di cui gode a quelli di neo­fa­sci­sta noto e sti­mato in quell’ambiente. Dicono ad esem­pio che pro­prio Car­mi­nati abbia offerto la pro­pria alta garan­zia a soste­gno di Ric­cardo Man­cini, l’ex ad di Eur spa, inviso ai suoi ex came­rati arri­vati al potere a Roma per alcune dela­zioni e accuse ai tempi degli spari. E ancora Car­mi­nati avrebbe speso il suo per­sua­sivo cari­sma per con­vin­cere l’ex capo della segre­te­ria di Ale­manno, Luca­relli, a con­fer­mare il ruolo della coo­pe­ra­tiva di Buzzi «29 giu­gno», ini­zial­mente desti­nata a essere affon­data in quanto ere­dità della pas­sata ammi­ni­stra­zione di cen­tro­si­ni­stra.
Ma qua­lun­que fosse il fon­da­mento del potere di Car­mi­nati è un fatto che, dopo aver tra­sfor­mato gli appalti romani (e non solo) in una fonte ine­sau­ri­bile di arric­chi­mento con la giunta Ale­manno, il gruppo abbia pro­se­guito col vento in poppa anche con l’amministrazione di cen­tro­si­ni­stra. Lo ha fatto, se le accuse saranno con­fer­mate, molto più com­prando che minac­ciando. In diverse inter­cet­ta­zioni Buzzi parla senza mezzi ter­mini di Mirko Coratti, pre­si­dente dell’assemblea capi­to­lina, come di un dipen­dente a libro paga.
Sarà la magi­stra­tura a sta­bi­lire quanto il malaf­fare sia per­meato all’interno del Cam­pi­do­glio che però, oggi, appare come una fogna a cielo aperto.

mercoledì 15 ottobre 2014

EXPO: CONTINUANO CORRUZIONE E MALAFFARE

Si amplia l'inchiesta giudiziaria su Expo e vie d'acqua.
Ora Antonio Acerbo finisce agli arresti domiciliari unitamente a Dome­nico Mal­tauro, collaboratore "esterno" della soc. Maltauro e Andrea Castel­lotti della soc. Tagliabue.
Insomma Expo oltre a "mangiare la terra" continua a dimostrarsi un pozzo senza fondo per la corruzione e il malaffare. Ricordiamo che la Maltauro è presente anche nel raggruppamento di imprese che sta realizzando la Pedemontana.


Expo, ai domiciliari Antonio Acerbo,
ex responsabile del Padiglione Italia

—  Luca Fazio, MILANO, 14.10.2014

Milano. Nuova tegola giudiziaria. Arrestato il top manager già indagato per turbativa d'asta e corruzione. Lo stesso provvedimento colpisce un imprenditore e un manager. Il presidente dell'Autorità nazionale anti corruzione, Raffaele Cantone, adesso potrebbe decidere di commissariare le cosiddette "Vie d'Acqua", l'opera più contestata dell'esposizione universale che comunque verrà ultimata solo dopo il 2015.
Tutti ten­gono fami­glia in que­sto paese. Dun­que anche Anto­nio Acerbo, l’ex respon­sa­bile del Padi­glione Ita­lia dell’Expo ed ex com­mis­sa­rio dele­gato per il con­te­sta­tis­simo pro­getto delle “Vie d’Acqua”, finito ieri agli arre­sti domi­ci­liari nell’ambito dell’inchiesta con­dotta dai pm di Milano Clau­dio Git­tardi e Anto­nio D’Alessio. Lo stesso prov­ve­di­mento è scat­tato anche per l’imprenditore vicen­tino Dome­nico Mal­tauro e per Andrea Castel­lotti, mana­ger della società Taglia­bue. Secondo il gip del Tri­bu­nale, i tre potreb­bero “com­met­tere ulte­riori reati della stessa spe­cie”.

Anto­nio Acerbo, che era già finito nel regi­stro degli inda­gati per cor­ru­zione e tur­ba­tiva d’asta, e che il 2 otto­bre si era dimesso dalla carica di com­mis­sa­rio, pare abbia truc­cato le gare d’appalto in cam­bio di con­su­lenze per il suo figliolo (Livio). Secondo i pm non si inta­scava i soldi ma pre­ten­deva lucrosi con­tratti per le società del suo erede, e agli atti ci sarebbe la con­fes­sione dell’ad della società Taglia­bue. Prima che top mana­ger, è un padre. Intanto, l’impresa di costru­zioni Giu­seppe Mal­tauro riba­di­sce “la pro­pria estra­neità ai fatti” scri­vendo che “Dome­nico Mal­tauro non è dipen­dente dell’impresa e non rive­ste all’interno della mede­sima né di altre società del gruppo alcuna fun­zione, essendo tito­lare di una pro­pria atti­vità impren­di­to­riale con la quale col­la­bora con l’impresa Giu­seppe Mal­tauro”. Ecco un altro pro­blema di fami­glia, ma su scala aziendale.

L’ipotesi della Pro­cura di Milano — e l’evidente com­pli­carsi della situa­zione per uno dei mana­ger più impor­tanti nomi­nati per gestire l’esposizione uni­ver­sale che comin­cerà fra sei mesi — forse obbli­gherà il pre­si­dente dell’Autorità nazio­nale anti­cor­ru­zione Raf­faele Can­tone a pren­dere, final­mente, una deci­sione ope­ra­tiva. Tanto che ormai appare “pro­ba­bile” il com­mis­sa­ria­mento di uno dei tanti pro­getti inu­til­mente farao­nici pen­sati (male) per l’Expo mila­nese, le cosid­dette “Vie d’Acqua”, l’opera che più di altre ha pro­vo­cato con­te­sta­zioni dal basso mobi­li­tando cit­ta­dini, cen­tri sociali e asso­cia­zioni. Giro d’affari sti­mato: più di 100 per col­le­gare il sito dell’esposizione con la Dar­sena di Milano, obiet­tivo che comun­que a causa del ritardo nei lavori sarà rag­giunto (forse) dopo l’esposizione. “Potrebbe essere com­mis­sa­riato”, ma non è detto, per­ché Raf­faele Can­tone, come sem­pre, prima di pren­dere una deci­sione vuole vederci chiaro. Signi­fica che anche que­sta volta biso­gnerà atten­dere “una attenta let­tura dell’ordinanza” prima dell’eventuale com­mis­sa­ria­mento della com­messa vinta dalla Mal­tauro. Potrebbe essere riso­lu­tiva la riu­nione con­vo­cata dal governo che si svol­gerà domani pome­rig­gio a Milano per fare il punto sull’Expo, ci saranno il mini­stro Mau­ri­zio Mar­tina, lo stesso Can­tone, il com­mis­sa­rio unico di Expo Giu­seppe Sala, il com­mis­sa­rio di Padi­glione Ita­lia Diana Bracco, e poi Bobo Maroni e Giu­liano Pisapia.

Ma è impro­ba­bile che que­sta nuova “tegola” possa agi­tare più di tanto i ver­tici della poli­tica mila­nese e lom­barda. La vice­sin­daco di Milano, Lucia De Cesa­ris, è stata piut­to­sto chiara: “Si parla di un capi­tolo già chiuso, la per­sona era già fuori gra­zie anche a una forte presa di posi­zione del sin­daco Pisa­pia. Il sin­daco, infatti, aveva chie­sto ad Acerbo “un passo indie­tro” per “sal­va­guar­dare la repu­ta­zione del nostro paese”. Il pre­si­dente della Regione Lom­bar­dia, Roberto Maroni, invece non ha nes­sun com­mento da fare. Né può pre­oc­cu­pare la pro­vo­ca­to­ria pro­po­sta del por­ta­voce del M5S in regione, Andrea Fia­sco­naro, secondo cui gli ita­liani dovreb­bero almeno essere esen­tati dal pagare il biglietto per visi­tare i padi­glioni di Rho-Pero: “Abbiamo già pagato abbon­dan­te­mente per Expo in cor­ru­zione, malaf­fare, tan­genti e denaro pub­blico, i cit­ta­dini one­sti e la società sana è ves­sata da un carico fiscale ecces­sivo anche a causa della cor­ru­zione che ruota intorno ai nostri eventi e che ci rende il paese più cor­rotto d’Europa”.

E comun­que, quand’anche fos­simo in buona o pes­sima com­pa­gnia, lo stesso Raf­faele Can­tone ha pre­ci­sato che l’Enac non può fare alcuna veri­fica sugli appalti dei padi­glioni stra­nieri, cioè sulla stra­grande mag­gio­ranza dei lavori in corso (si sta lavo­rando giorno e notte per non cor­rere il rischio di fare una figu­rac­cia mon­diale). “Ci siamo posti que­sto pro­blema — ha ammesso Can­tone — e con il pre­fetto abbiamo chie­sto agli ammi­ni­stra­tori stra­nieri di effet­tuare con­trolli. Con alcuni paesi stra­nieri, pochi a dire il vero, abbiamo rag­giunto un’intesa: lad­dove ci sono osta­tive ven­gono segna­late alla sta­zione appal­tante, ma rimane comun­que un sistema poco efficiente”.

Da il Fatto Quotidiano

giovedì 5 giugno 2014

DOPO EXPO, IL MOSE


Pare ormai una costante :dove ci sono "grandi opere faraoniche", dove queste non sono condivise con il territorio ma spesso imposte, dove si usa la logica "dell'emergenza" per semplificare le procedure degli appalti, si sviluppa e fiorisce il malaffare, la malapolitica, la corruzione
C'è una TRASVERSALITA' d'appartenenza tra politici, ci sono imprese "d'area" e c'è il coinvolgimento di figure istituzionali che mostrano come la corruzione nel nostro paese sia pervasiva e diffusa.
Dopo EXPO ora tocca al MOSE di Venezia.
Avanti, c'è posto.

Da Il Manifesto del 5-06-014


STATE SERENISSIMI

Mose, il mostro della Laguna

Venezia. Crolla la facciata del Veneto. Fondi neri, finanziamenti occulti, concussioni e complicità, la grande opera di Venezia, la più costosa del Paese, è marcia. Trentacinque gli arresti: ai domiciliari il sindaco Orsoni (Pd), accusato di finanziamenti illeciti; chiesto l’arresto per l'ex governatore, e deputato di FI, Galan
Il Mose di Venezia
Come (e peg­gio) di vent’anni fa: un «sistema» paral­lelo alla gestione del Mose, la Grande Opera per eccel­lenza. Tren­ta­cin­que gli arre­sti e un altro cen­ti­naio di inda­gati dispo­sti ieri nell’elenco fir­mato dai pm Ste­fano Anci­lotto, Paola Tonini e Ste­fano Buc­cini. Tra i nomi «eccel­lenti» spic­cano quello del depu­tato di Forza Ita­lia Gian­carlo Galan — ex gover­na­tore e mini­stro, attuale pre­si­dente della Com­mis­sione Cul­tura della Camera per cui ser­virà l’autorizzazione — e del sin­daco di Vene­zia Gior­gio Orsoni (Pd) ristretto ai domiciliari.
Ma insieme ai poli­tici è col­las­sata l’architettura delle com­pli­cità: mana­ger, fun­zio­nari pub­blici, pro­fes­sio­ni­sti, con­su­lenti, finan­zieri, vec­chi mar­pioni e nuovi fac­cen­dieri. La para­tia mobile della cor­ru­zione resti­tui­sce, per via giu­di­zia­ria, la cer­tezza di una vera cloaca die­tro la fac­ciata della «sal­va­guar­dia di Vene­zia». Da sem­pre, lo soste­ne­vano gli oppo­si­tori del mega-appalto senza sal­va­gente. Ora è di domi­nio pub­blico, agli atti della Pro­cura della Repubblica.
Un anno dopo l’arresto di Pier­gior­gio Baita (il super­ma­na­ger Man­to­vani Spa) e Gio­vanni Maz­za­cu­rati (sto­rico padre-padrone del Con­sor­zio Vene­zia Nuova), si com­pleta l’indagine con­dotta dalla Guar­dia di finanza con un mal­loppo di 711 pagine che cer­ti­fica fondi neri, finan­zia­menti occulti, con­cus­sioni e com­pli­cità. Seque­strati beni per 40 milioni, scan­da­gliate fat­tu­ra­zioni, veri­fi­cate società a San Marino e in Svizzera.
Crolla let­te­ral­mente la fac­ciata del Veneto: il sin­daco di cen­tro­si­ni­stra è accu­sato di aver preso con­tri­buti elet­to­rali per 560 mila euro; arre­stati l’assessore regio­nale ber­lu­sco­niano Renato Chisso («sti­pen­dio annuale oscil­lante tra i 200 e i 250 mila euro, dalla fine degli anni ‘90 sino ai primi mesi del 2013») e il con­si­gliere regio­nale Pd Giam­pie­tro Mar­chese (58 mila euro ille­citi per le Regio­nali 2010). Ai domi­ci­liari Lia Sar­tori, pre­si­dente uscente della Com­mis­sione indu­stria dell’Europarlamento: 58 mila euro «in nero».
A Galan viene con­te­stata la ristrut­tu­ra­zione milio­na­ria della villa sui Colli Euga­nei, che secondo la Pro­cura sarebbe frutto di un giro di fat­ture false fra Tec­no­stu­dio e Man­to­vani Spa. Al «doge» fon­da­tore di Forza Ita­lia viene con­te­stato di aver rice­vuto «per tra­mite di Chisso, che a sua volta li rice­veva diret­ta­mente da Maz­za­cu­rati, uno sti­pen­dio annuale di circa 1 milione di euro, 900 mila euro tra il 2007 e il 2008 per il rila­scio nell’adunanza della com­mis­sione di sal­va­guar­dia del 20 gen­naio 2004 del parere favo­re­vole e vin­co­lante sul pro­getto defi­ni­tivo del sistema Mose, 900 mila euro tra 2006 e 2007 per il rila­scio (…) del parere favo­re­vole della Com­mis­sione Via della Regione sui pro­getti delle sco­gliere alle boc­che di porto di Mala­mocco e Chioggia».
Senza dimen­ti­care che la Pro­cura ha appena tra­smesso al Tri­bu­nale dei mini­stri il fasci­colo che riguarda Altero Mat­teoli, sena­tore di Forza Ita­lia. Secondo la depo­si­zione di Maz­za­cu­rati, si pro­fi­le­rebbe l’«induzione inde­bita» da parte dell’allora mini­stro prima dell’ambiente e poi delle infra­strut­ture nei lavori di boni­fica a Porto Marghera.
Ma la lista degli arre­stati è ver­ti­gi­nosa intorno al «rici­clag­gio» di circa 25 milioni. Con tanto di «sti­pen­dio in nero» per l’ex magi­strato alle Acque Patri­zio Cuc­cio­letta: 400 mila euro in un conto estero per ammor­bi­dire i con­trolli (più l’assunzione della figlia in una società con­trol­lata dal Con­sor­zio). Stesso atteg­gia­mento nei con­fronti di Maria Gio­vanna Piva che lo rileva al ver­tice dell’ente serenissimo.
Manette per Roberto Mene­guzzo, fon­da­tore e ammi­ni­stra­tore di Pal­la­dio Finan­zia­ria a Vicenza (chiave di volta dei pro­ject finan­cing ospe­da­lieri): nel 2011 aveva ten­tato di sca­lare Fon­sai, pro­po­nen­dosi poi come il Cuc­cia del Nord Est a cavallo fra sus­si­dia­rietà e grandi opere.
Non basta, per­ché l’inchiesta arriva a Padova e fa tre­mare mezza città, alla vigi­lia del bal­lot­tag­gio per l’elezione del sin­daco. In via Trie­ste ha sede anche lo stu­dio del com­mer­cia­li­sta Fran­ce­sco Gior­dano, 69 anni, un pas­sato a sup­porto del Psi e una col­le­zione di inca­ri­chi con la giunta Zano­nato (dalla fusione Magazzini-Interporto al ruolo di revi­sore dei conti nella mul­tiu­ti­lity Ace­ga­sAps). In pas­sag­gio Cor­ner Pisco­pia, a due passi dalla Camera di com­mer­cio, ci sono gli uffici dell’altro col­letto bianco Paolo Venuti: siede nel cda del mer­cato agri-alimentare (38% di quote del Comune) ed è stato pre­si­dente dei revi­sori dei conti di Fiera di Padova Immo­bi­liare Spa (che gesti­sce il nuovo cen­tro con­gressi). Venuti risulta socio della trust com­pany Delta Erre, sigla che com­pare pun­tuale nelle «ope­ra­zioni stra­te­gi­che» di Veneto e Tren­tino. E vanta inca­ri­chi pro­fes­sio­nali in BH4 Spa, Save, Adria Infra­strut­ture, Con­ces­sioni auto­stra­dali venete. Infine, è imba­raz­zante l’arresto dell’architetto Danilo Turato che ha pro­get­tato per Comuni e Uni­ver­sità, oltre alla man­cata nuova sede dell’Arpav nella zona del Tribunale…
È un ver­mi­naio in cui rispunta Lino Bren­tan: uomo della Quer­cia, ex ammi­ni­stra­tore dele­gato dell’Autostrada Padova-Venezia, già con­dan­nato per tan­genti nell’estate 2012. Ma nella lista com­pa­iono i nomi di Giu­seppe Fasiol (brac­cio destro dell’ad di Veneto Strade, Sil­vano Ver­nizzi) e Gio­vanni Artico, già com­mis­sa­rio straor­di­na­rio per Porto Mar­ghera. Arre­sti domi­ci­liari per il magi­strato della Corte dei Conti Vit­to­rio Giu­sep­pone. E ancora Ste­fano Toma­relli del diret­tivo del Con­sor­zio; Ste­fano Boscolo detto Bacheto, tito­lare della Coop San Mar­tino di Chiog­gia, Gian­franco Con­ta­din detto Fla­vio, diret­tore tec­nico della Nuova Coed­mar, e Fede­rico Sutto del Con­sor­zio. Seguono l’ex sin­daco di Mar­tel­lago Enzo Casa­rin, capo della segre­te­ria di Chisso (già con­dan­nato per con­cus­sione); il diret­tore gene­rale di Sit­mar­sub Sc e Bos.ca.srl Nicola Fal­coni; il legale rap­pre­sen­tante di Selc Sc Andrea Rismondo.
Insomma, un sce­na­rio inquie­tante che con­ferma le «intui­zioni» di chi si è sem­pre oppo­sto al Mose. E mette spalle al muro la poli­tica bipar­ti­san delle lar­ghe intese, ma anche il leghi­sta Luca Zaia nella rin­corsa al secondo man­dato. 
Sin­te­tizza Mas­simo Cac­ciari, scon­so­lato: «Il modo in cui si fanno le grandi opere in Ita­lia è cri­mi­no­geno.  
Da sin­daco, durante i governi Prodi e Ber­lu­sconi, avviai un pro­cesso di discus­sione e veri­fica. In tanti pas­saggi ebbi modo di ripe­tere che le pro­ce­dure assunte non per­met­te­vano alcun con­trollo da parte degli enti locali e che il Mose si poteva fare a con­di­zioni più van­tag­giose. L’ho ripe­tuto milioni di volte, senza essere ascol­tato. Negli anni del governo Prodi, all’ultima riu­nione del Comi­ta­tone, che diede il via libera al pro­se­gui­mento dei lavori del Mose fui l’unico a votare con­tro con il solo soste­gno di una parte del cen­tro­si­ni­stra. Da allora non me ne sono più interessato…».

venerdì 21 marzo 2014

ARRESTI "ILLUSTRI" IN LOMBARDIA ....... NEL SETTORE INFRASTRUTTURE e EXPO

Ieri 20/03/014, una serie di arresti "illustri" ha terremotato alcuni enti che gestiscono sia la partita EXPO sia quella delle infrastrutture in Lombardia. Tra gli arrestati, Rognoni fa parte anche di CAL (Concessioni Autostrade Lombarde) la società, partecipata al 50% da Infrastrutture Lombarde e per il resto da ANAS, che deve approvare il progetto esecutivo della Pedemontana.
Vi proponiamo una breve rassegna stampa.
A voi i giudizi in merito.

------------------------------------------------------------
 
Dal Corriere della Sera del 20/03/014


Arresti per truffa alla Regione
Infrastrutture lombarde, è bufera
Antonio Rognoni, direttore generale di Infrastrutture Lombarde  (Imagoeconomica)
Antonio Rognoni, direttore generale 
di Infrastrutture Lombarde (Imagoeconomica)
Otto arresti investono la società «Infrastrutture lombarde» (cioè il braccio della Regione Lombardia per 11 miliardi di previsti investimenti pubblici, in vista di Expo 2015) per asserite modalità illecite degli affidamenti esterni di incarichi nei due settori dell'area consulenza legale e dei controlli degli appalti, complessivamente del valore alcuni milioni di euro dal 2008 a oggi. Il direttore generale - dimissionario, ma ancora in carica - di «Infrastrutture Lombarde» e amministratore della partecipata «Costruzioni Autostrade Lombarde», Antonio Giulio Rognoni, uomo di punta delle legislature regionali del governatore lombardo Formigoni, e il capo dell’ufficio gare e appalti della società operativa «Infrastrutture lombarde società per azioni» (Ilspa), Pierpaolo Perez, sono stati infatti arrestati giovedì pomeriggio dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano su ordine del gip Andrea Ghinetti, che contesta loro le accuse di associazione a delinquere, turbativa d’asta, truffa alla Regione e falso.Quattro avvocati, un dirigente della società regionale e un ingegnere sono stati messi inoltre agli arresti domiciliari, nella medesima inchiesta dei pm milanesi Antonio D’Alessio, Paola Pirotta e Alfredo Robledo. Invece Arexpo, la società proprietaria dei terreni dell’Esposizione universale, non è coinvolta nelle indagini.
L'esposto di Robledo
E così ora si scopre dunque che era proprio questa l’indagine che Robledo, procuratore aggiunto a Milano, nell’esposto di venerdì scorso al Csm sulle asserite «violazioni» del procuratore Bruti Liberati nell’assegnazione e gestione dei vari fascicoli, indicava come potenzialmente danneggiata dal difettoso (a suo avviso) coordinamento con un altro tuttora segreto fascicolo, coassegnato ma di fatto coordinato invece dal capo dell’Antimafia Ilda Boccassini.

--------------------------------------------------------

Da Repubblica del 20/03/014






Truffa e associazione per delinquere, in manette i vertici di Infrastrutture Lombarde

Nel mirino della Procura di Milano la struttura che appalta i lavori della Regione Lombardia. Fra gli otto arrestati l'ex direttore generale Rognoni e il dirigente Perez. Nel mirino anche incarichi per Expo 2015

Truffa e associazione per delinquere, in manette i vertici di Infrastrutture Lombarde
Antonio Rognoni
E' bufera su Infrastrutture Lombarde, la controllata della Regione Lombardia voluta da Roberto Formigoni per la realizzazione di opere quali ospedali, scuole ma anche Palazzo Lombardia, la nuova sede della giunta regionale, e lavori legati a Expo. Il direttore generale Antonio Rognoni, dimissionario ma formalmente ancora in carica, è stato arrestato insieme con altre sette persone (sei sono ai domiciliari) per accuse su fatti avvenuti dal 2008 al 2012 e che vanno a vario titolo dalla truffa alla turbativa d'asta e al falso e, per tutti, l'associazione per delinquere. E uno degli appalti contestati riguarda proprio Expo: quello da 1,2 milioni di euro sugli incarichi di consulenza legali. Di un "clamoroso conflitto d'interessi" si parla invece per la realizzazione di Palazzo Lombardia.

Sessantotto capi d'accusa. Rognoni, secondo il gip Andrea Ghinetti, sarebbe stato il "capo, promotore e organizzatore del sodalizio" fra gli otto indagati: gli sono stati contestati 68 capi d'accusa. Il responsabile dell'ufficio gare e appalti della Infrastrutture Lombarde, Pier Paolo Perez, l'altro indagato finito in carcere, è indicato come "organizzatore del sodalizio". E Maurizio Malandra, direttore amministrativo della società della Regione Lombardia, è definito dal gip "partecipante che assicurava l'emanazione degli atti amministrativi necessari per il raggiungimento degli scopi del sodalizio, garantendo altresì l'impunità agli altri associati".

La gestione "domestica" degli appalti. Gli altri indagati, ai domiciliari come Malandra - si tratta di 4 avvocati Carmen Leo, Fabrizio Magrì, Sergio De Sio +
............(omissis per richiesta normativa sull'oblio ndr) (tutti avvocati) e Salvatore Primerano (ingegnere) - "partecipavano intervenendo stabilmente nell'espletamento delle funzioni pubbliche e dei procedimenti di gara, redigendo e falsificando atti di delibera e contratti di assegnazione nonché beneficiando essi stessi, fra gli altri, di reiterati conferimenti di incarichi, con modalità collusive e fraudolente". Sempre secondo gli inquirenti sarebbe stata una "amministrazione a sfondo domestico" degli appalti, quella effettuata da Rognoni. Lo ha affermato durante una conferenza stampa il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, che coordina l'inchiesta assieme ai pm Paola Pirotta e Antonio D'Alessio. Robledo ha spiegato che gli incarichi venivano assegnati ai professionisti "al di fuori di ogni regola, delle procedure" previste per gli enti pubblici, con gare "falsate e frazionate in maniera artificiosa" e con contratti "retrodatati".

Le pressioni per Formigoni. Dopo che l'allora governatore Formigoni si era lamentato pubblicamente della gara per la "piastra" di Expo, vinta con un ribasso del 43 per cento dalla Mantovani, i vertici del Pirellone avevano invitato Rognoni a evitare allo stesso Formigoni una brutta figura che si sarebbe tradotta in una "sconfitta politica evidente". L'ordinanza del gip riporta una intercettazione dalla quale sono emerse "alcune sollecitazioni ricevute dai vertici della Regione Lombardia, che in sostanza sembrano rimproverare di non fare abbastanza per fornire un segnale concreto all'esterno tale da venire incontro alle preoccupazioni" di Formigoni.

La telefonata di Alli. In una telefonata del 23 luglio 2011 Alli dice: "Tutto il casino che abbiamo messo in piedi con le dichiarazioni di Formigoni... adesso noi abbiamo fatto esporre Formigoni molto pesantemente, è chiaro che se viene fuori 'volemose bene, non c'è nessun problema' è una sconfitta politica evidente". E a Rognoni chiede di inventarsi "qualcosa, qualche protocollo in più" per far si che Formigoni "esca a testa alta dicendo: io ho segnalato un problema reale". Dopo questa telefonata "Rognoni esigeva dai più fidati collaboratori iniziative tese a ottenere forzatamente dall'appaltatore (facendole invece figurare come iniziative assunte su base volontaria e responsabile) garanzie accessorie manifestamente non dovute - fa notare il gip - oltre alla rinuncia dello stesso a ricorrere a subappalti, contrariamente a quanto dichiarato in sede di gara". Garanzie che alcuni degli avvocati indagati definiscono "illecite" e un vero e proprio "ricatto" nei confronti della Mantovani.

Il caso Robledo-Bruti Liberati. L'indagine - scaturita dalla denuncia di un imprenditore che si è ritenuto danneggiato dalle procedure di affidamento di un appalto - è una di quelle segnalate nell'esposto al Csm dello stesso Robledo. Quest'ultimo aveva segnalato "violazioni" nell'assegnazione e nella gestione dei fascicoli da parte del procuratore capo Edmondo Bruti Liberati. I due magistrati hanno tenuto assieme la conferenza stampa sugli otto arresti. Bruti e Robledo erano seduti uno accanto all'altro nell'anticamera del procuratore. Alla domanda se si trattasse di uno dei fascicoli oggetto dell'esposto, Robledo ha replicato: "Non voglio rispondere a questa domanda". E a un cronista che ha provato a stemperare la tensione con una battuta ("in queste occasioni di solito ci si stringe la mano"), Robledo ha risposto: "Non siamo capi di Stato".


Gli indagati a piede libero. I reati sono contestati in concorso con altri indagati a piede libero: Ernesto Stajano, Giovanni Caputi, Barbara Orlando, Manuela Bellasio, Cecilia Felicetti, Nico Moravia, Francesca Aliverti, Manuel Rubino, Giuseppe De Donno, Simona Trapletti, Bruno Trocca, Elena Volpi, Alberto Chiarvetto, Paola Panizza, Roberto Bonvicini, Celestina Naclerio, Erika e Monica Daccò, Marco Caregnato, Marcello Ciaccialupi, Vittorio Peruzzi, Alberto Porro, Gianvito Prontera, Alberto Trussardi, Maria Marta Zandonà, Stefano Alvarado, Massimo Viarenghi, Stefano Chiavalon e Maurizio Massaia.

L'ex colonnello e le sorelle Daccò. De Donno è l'ex colonnello del Ros al centro della cosiddetta 'trattativa Stato-mafia'. Dopo aver lasciato l'Arma è entrato nel settore della sicurezza privata e ora, in qualità di amministratore delegato della G-Risk, è uno dei nove indagati raggiunti da misura interdittiva, il divieto di esercitare attività direttive, disposta dal gip. Per l'accusa De Donno e la G-Risk sarebbero stati favoriti tramite le gare d'appalto truccate, tra cui quella da 140mila euro per la "rilevazione e gestione del rischio ambientale" collegati ai lavori dell'autostrada Milano-Brescia. Come si legge nel provvedimento del giudice, l'ex ufficiale del Ros il 7 agosto del 2009 era stato nominato dall'ex governatore lombardo Formigoni "componente del Comitato per la legalità e trasparenza delle procedure regionali di Expo". Le sorelle Daccò, invece, sono figlie di Pierangelo Daccò, già condannato per la vicenda del San Raffaele.

Le reazioni dell'opposizione. L'arresto di Rognoni "non può lasciare indifferente la giunta regionale lombarda e il presidente Roberto Maroni, che fino a poco tempo fa paventava l'ipotesi di nominarlo quale sub commissario a Expo per difendere gli interessi della Regione", fanno sapere in una nota i consiglieri del Movimento 5 Stelle. Sulla vicenda interviene anche il coordinatore del centrosinistra, Umberto Ambrosoli: "Queste notizie gettano un'ombra inquietante sulla Regione. L'indagine attiene alla politica la responsabilità di una partecipata che gestisce un pezzo consistente del patrimonio pubblico in modo evidentemente poco limpido. Lo denunciamo da tempo. E il presidente Maroni, per quanto i fatti riguardino più che altro le scorse legislature, non può chiamarsi fuori. Occorrono maggiori controlli e un impegno vero a rendere trasparenti i bilanci di questo colosso finanziario a intera partecipazione regionale".

Il presidente di Infrastrutture e Formigoni. In una nota Paolo Besozzi, presidente di Infrastrutture Lombarde, si dice "convinto che tutti i dipendenti coinvolti possano dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati". Anche l'ex governatore Formigoni ha affidato a una nota il proprio commento: "Sono certo che l'ingegner Rognoni dimostrerà la sua estraneità. Negli anni in cui è stato alla guida di Infrastrutture Lombarde ha dimostrato la sua grande competenza tecnica. Peraltro, a proposito di Infrastrutture Lombarde, vorrei rimarcare che essa è stata una delle grandi e positive intuizioni delle giunte da me presiedute, che collegialmente concepirono il progetto e lo realizzarono, permettendo alla Lombardia di colmare il gravissimo gap infrastrutturale che penalizzava la nostra regione, nelle valutazioni di tutti, quando io ne assunsi la guida".
---------------------------------------------------------

Da Il Giorno del 21/03/014

Infrastrutture Lombarde - Arresti per gli appalti pilotati. 
Nel mirino anche i lavori al San Gerardo di Monza

di Stefania Totaro da il Giorno

I LAVORI di ampliamento e ristrutturazione dell’ospedale San Gerardo di Monza e la realizzazione della nuova sede di Anatomia, Anestesia e Rianimazione nel mirino dell’inchiesta della Procura di Milano che ha portato all’arresto di Antonio Giulio Rognoni, ex direttore generale di Infrastrutture Lombarde, e Pier Paolo Perez, capo dell’ufficio gare e appalti di Ilspa. Con loro, in qualità il primo di direttore generale di Ilspa e il secondo di segretario di gara, sono indagati a vario titolo di turbativa d’asta e falso Salvatore Primerano, Marco Caregnato e Marcello Caccialupi, ritenuti commissari di gara «ombra» e altri 7 commissari di gara formalmente nominati per le due gare d’appalto rispettivamente da 174 e 3 milioni di euro aggiudicate con il metodo dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Sotto accusa l’avere favorito il raggruppamento di imprese già scelto, modificando i punteggi tecnici e redigendo apposite tabelle da inserire nei verbali di gara. Nelle indagini, coordinate dal pm milanese Alfredo Robledo, «sono emerse gravi irregolarità - scrive il gip del Tribunale di Milano Andrea Ghinetti nell’ordinanza di custodia cautelare - nell’aggiudicazione delle gare per gli interventi appaltati da Ilspa per l’ospedale San Gerardo di Monza in cui rilevante è stato il ruolo svolto da Salvatore Primerano, unitamente ai suoi fidati collaboratori, per la valutazione delle offerte tecniche».
IL GIP parla di «illegittimo svolgimento delle procedure» in entrambe le gare d’appalto da parte di questi professionisti «che risultano essersi comportati come commissari di gara “ombra” invece dei membri formalmente nominati nelle commissione giudicatrici». Ne sarebbero la prova alcune intercettazioni telefoniche dove si capisce che Primerano aveva già ricevuto da Perez un Cd con le stampe delle offerte dei concorrenti che avrebbe poi dovuto valutare: «... tu mi ha mandato... nel Cd che mi hai dato ci sono tutte le cose che avete ricevuto.... le stampe.... che mi avete mandato... diciamo gli elementi da valutare...». Per il gip è «pacifico che tale condotta è posta in essere al fine di favorire l’aggiudicazione della gara a soggetti già preventivamente individuati» e che «i punteggi dell’offerta tecnica sono stati artatamente manipolati». In un’altra telefonata tra Primerano e Perez i due parlano della gara per i lavori di ampliamento e ristrutturazione del San Gerardo. Primerano: «Ora io non sono sicurissimo di riuscire a finire per giovedì, però, magari, ci sentiamo domani al massimo mercoledì e ci mettiamo d’accordo»; Perez: «Sì perché comunque dobbiamo vederci per metterci d’accordo con l’altro»; Primerano: «Sì, sì, sì»; Perez: «Capito?»; Primerano: «Sì, sì»; Perez: «Giusto per capire quando venite come vi organizzate perchè c’ho già questa che...»; Primerano: «Ma quell’altro... l’avete già fatto?»; Perez: «Lo apriamo giovedì, giovedì pomeriggio»; Primerano: «Va bene»; Perez: «Capito? Quindi teoricamente da venerdì è lavorabile». In un scambio di sms tra Perez e un commissario di gara ufficiale invece si legge: «Ma non abbiamo dei commissari ombra?» - «Certo, già al lavoro» - «Ergo cosa vuole fare? Dire che dovremo firmare i moduli e stop?» - «Qualcuno ci vuole mettere il naso (tutti tranne te)» - «Primerano?» - «And friends + others» - «Perfetto».


Gestita dall'Iri e dalla Regione pure la gara per Villa Reale 
UN ALTRO importante cantiere monzese - che però non è oggetto d’indagine - è stato aperto da Infrastrutture Lombarde: è quello dei restauri alla Villa Reale, sede di rappresentanza di Expo. Si tratta di un’opera da 24,3 milioni di euro, di cui 20,2 di contributo pubblico. La società braccio operativo della Regione ha gestito per conto del Consorzio Villa Reale e Parco la gara per l’affidamento dei restauri in project financing.
In pratica il vincitore ha partecipato all’intervento in cambio della possibilità di gestire alcuni spazi della reggia per il prossimo ventennio: alcuni contratti sono già stati stipulati. La gara è stata vinta dall’associazione temporanea d’impresa composta da Italiana Costruzioni Spa di Roma, Malegori Comm. Erminio Srl di Monza e Na.Gest. Global Service Srl (parte della galassia di Italiana Costruzioni), che hanno costituito una apposita società, la Nuova Villa Reale Monza spa. I lavori, partiti nel 2011, termineranno a maggio. Sull’operazione pende un ricorso degli ambientalisti al Tar.

---------------------------------------

Sempre da Il Giorno del 21/04/014


Expo, truccata pure la gara per scegliere gli avvocati «Chi ha vinto sapeva tutto»

di Marinella Rossi da il Giorno
«QUI EXPO NON C’ENTRA niente», dichiara liquidatorio il procuratore aggiunto Alfredo Robledo in una conferenza stampa algida, in cui a fianco del procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati, dà conto di una delle inchieste oggetto di lite, fra lui e il capo, sull’assegnazione di fascicoli in condivisione (mai avvenuta) con il dipartimento della Dda Ilda Boccassini. Come a dire che di Expo si occuperà la collega? Ma che in questa sua inchiesta non si tratti di Expo, è subito smentito dal gip, il giudice Andrea Ghinetti, che in 243 pagine manda agli arresti l’ex dg di Infrastrutture Lombarde, Antonio Giulio Rognoni, il suo braccio destro Pier Paolo Perez, e un nugolo di avvocati.
Ed ecco Expo, da pagina 139 della misura cautelare. Affronta la funzione di Ilspa e tratta l’incarico conferito all’avvocato Carmen Leo (da ieri agli arresti domiciliari) «in relazione all’evento Expo 2015». Il gip spiega che «rientra nella diretta competenza di Expo 2015 la realizzazione del sito per l’Esposizione, a partire dalle opere di urbanizzazione e le infrastruture di base». La cosidetta Piastra, lavori fondamentali di posa impianti e scavi. Lavori fino a 700 milioni di euro.
Il giudice ricostruisce, attraverso le mail e i sequestri di materiale informatico da parte della Guardia di finanza di Milano, la storia della pratica. Il 28 luglio 2011 Rognoni determina «di procedere all’affidamento di professionisti esterni dei servizi legali» per il supporto e l’assistenza che Ilspa deve dare a Expo 2015. L’offerta è destinata a cinque professionisti, secondo il criterio del prezzo più basso. A Ilspa giungono 4 offerte, prima tra tutte - come prezzo più basso - quella dell’avvocato Carmen leo, con 1 milione e 200 mila euro. Ma «diverse evidenze investigative provano, senza ombra di dubbio, che anche questa procedura negoziata è stata gravemente turbata» scricve il gip, esaminando le fonti di prova.
Dal computer dell’assistente dell’avvocato Leo, emerge una cartella “Studio” e una sottocartella “Gara servizi legali”: grazie a questa si scopre che molti dei documenti predisposti sono «antecedenti al 28 luglio 2011, ossia alla stessa data di emissione» con cui «si dava ufficialmente avvio alla procedura di aggiudicazione». Alla professionista «è stato consentito di istruirsi autonomaente la procedura che poi sarebbe stata aggiudicata al proprio studio legale».
PAGINA 144, si affronta il capitolo «incarichi di consulenza legale affdati all’avvocato Fabrizio Magrì dalla società Arexpo Spa, quella delegata ad acquistare e riconvertire le aree per l’Esposizione universale. La direzione generale della società è affidata a Cecilia Felicetti (indagata a piede libero). Si affronta il capitolo appalti per assistenza giuridica e legale legata all’acquisto delle aree. Valore economico in apprenza magro, rispetto all’altro, solo 39.785 euro. Ma la prospettiva è di mettere le mani su tutto. L’affidamento è disposto l’8 settembre 2011: le parti stabiliscono un’efficacia retrodata, vista la «necessità di avviare la procedura di gara entro la prima settimana del mese di agosto».
«Emerge» - scrive il gip - come il contratto sottoscritto dal direttore generale e dal direttore amministrativo di Ilspa (Rognoni e Perez) sia stato ancora una volta strumentalmente retrodatato». Sintomatica l’intercettazione fra Magrì e Perez, che con «tono sarcastico» dice all’avvocato: «Bisogna che ti coordini un attimino con Cecilia, perché l’idea era quella di mettere dentro quello fatto e quello che tu andrai a fare prima che noi faremo la procedura per affidare tutto quello che affideremo e... su Arexpo, ok, capito, nel caso poi in cui tu risulterai vincitore di quella procedura, andrai avanti tu, capito».
L’ 8 settembre 2011, le parti danno atto che «il contratto è protratto sino all’acquisizione di tutte le aree, ovvero al 30 dicembre 2011, avendo lo studio legale espletato in toto (tre mesi prima? ndr) le prestazioni ivi previste».
Naturalmente, sino al 14 febbraio 2012, l’avvocato Magrì «non aveva ancora completato le prestazioni del primo incarico e già trattava parallelamente e stringeva accordi con Rognoni, Cecilia Felicetti e Maurizio Malandra (ai domicilairi, ndr) per aggiudicarsi un nuovo e più sostanzioso contratto». E l’11 aprile 2012, ultima data per la presentazione delle offerte, veniva ufficializzato l’incarico a Magrì per un importo definitivo di 160 mila euro. Come d’accordo con Rognoni, già dal 9 febrbaio 2012.

Infrastrutture. La centrale dell’efficienza negli appalti
di Gianbattista Anastasio da il Giorno
— MILANO —
È IL BRACCIO ESECUTIVO della Regione, Infrastrutture Lombarde. Uno dei centri nevralgici del potere ciellino in Lombardia, oggi come nel ventennio di Roberto Formigoni (nella foto). Un potere di apparato e apparati, difficile da rimuovere: Roberto Maroni di fatto non vi ha messo mano, sempre gli stessi ai vertici della società controllata da Palazzo Lombardia. L’ex direttore generale Antonio Giulio Rognoni, a dispetto delle smentite da lui stesso abbozzate negli anni, è un formigoniano ed un ciellino doc. E nonostante il cambio di guida in Regione, poco è mancato che fosse nominato subcommissario di Expo in supporto al commissario unico Giuseppe Sala, al delegato della società di gestione dell’evento, Antonio Acerbo e quello del Comune, Gianni Confalonieri. Dagli ospedali alle infrastrutture necessarie al grande evento del 2015 passando per il demanio regionale, non c’è settore, tra quelli che contano, nel quale Infrastrutture Lombarde non abbia un ruolo. Il core business è la consulenza ed il supporto tecnico, amministrativo e legale alla redazione dei bandi e delle procedure di gara. Settore delicatissimo, quello degli appalti. Nasce nel 2003, la società. Sì, nel pieno del potere formigoniano. Oggi vanta un capitale sociale pari a 7,9 milioni di euro. Valore della produzione indicato nell’ultimo bilancio disponibile, quello del 2012: 167.315. L’utile conseguito e dichiarato nello stesso anno è di 98.287 euro anche grazie ad un contributo di 993mila euro arrivato dalla Regione. Numeri che non paiono colossali, a dispetto dell’importanza della missione affidata ormai da 11 anni alla società.

Altri articoli sul Sole 24 Ore e su L'Eco di Bergamo

-------------------------------------------------------

AGGIORNAMENTO
Il 9-5-2018 è arrivata la sentenza di primo grado e ne trovate i dettagli nell'articolo del Corriere della Sera e in quello del  Messaggero



martedì 12 marzo 2013

ACCADE IN LOMBARDIA: ARRESTI ECCELLENTI E RICHIESTE DI IMPUNITA'


Ormai le inchieste per corruzione  si susseguono di giorno in giorno, intervallate a quelle per connivenza con la malavita organizzata.
Di nuovo la Lombardia sotto l'attenzione della Magistratura. Ancora una volta, auspichiamo si vada sino in fondo, indipendentemente dal "colore politico" dei coinvolti, che però, guarda caso, sono all'interno del "modello" formigoniano che ha gestito per anni la Regione Lombardia e in particolare la sanità.

Con un sistema intero che traballa, con la malapolitica in prima pagina, in questo schifo, ieri, 11/03/013, un gruppo di circa 200  Parlamentari del PdL, si è presentato dinanzi a Palazzo di Giustizia e, con un atto intimidatorio, degno degli anni più bui della nostra Repubblica e indegno per la figura istituzionale che ricoprono, ha "protestato" contro i processi cui deve fare fronte il loro leader Silvio Berlusconi, chiedendone un salvacondotto. Un ricatto replicato oggi con un'udienza del segretario del PdL, Angelino Alfano al Capo dello Stato, con nuova richiesta esplicita di "immunità" per Berlusconi in cambio di "responsabilità" in questa delicata fase politica per il Paese. Un RICATTO che mortifica il Parlamento, le Istituzioni, il Paese, e tutti i Cittadini onesti.
Vedi articolo in coda de Il Manifesto.

IN LOMBARDIA:
Sanità:
arresti e perquisizioni per corruzione in Lombardia. 
In manette anche Leonardo Boriani 
ex direttore della Padania 
Da L'Huffington Post  |  Pubblicato:   |  Aggiornato: 12/03/2013 12:03 CET
 
Retata mattutina in Lombardia. La Direzione Investigativa Antimafia di Milano, nell'ambito di una indagine su episodi di corruzione connessi ad appalti e forniture di aziende ospedaliere della regione, sta eseguendo numerose perquisizioni, anche all'estero, e arresti presso abitazioni, imprese e strutture sanitarie lombarde in altre regioni.
L'operazione, in cui si contano una ventina di indagati, ha portato anche all'arresto di tre imprenditori che appartengono alla famiglia Lo Presti, titolare della Hermex Italia, di Cinisello Balsamo, specializzata in fornitura di macchinari ospedalieri. Gli arresti sono stati eseguiti su richiesta del pm della Dda di Milano Claudio Gittardi. Tra gli arrestati c'è anche Leonardo Boriani, giornalista ed ex direttore della Padania.
"L'indagine della Direzione Investigativa Antimafia di Milano - spiegano gli investigatori - ha fatto luce su gravi e diffusi episodi di corruzione nel mondo della sanità lombarda e vede coinvolte una ventina di persone tra imprenditori e pubblici funzionari. Sono più di 50 le perquisizioni in corso dirette ad acquisire riscontri documentali ai fatti accertati".
Gli investigatori parlano di una "ramificata rete di complicità nel mondo sanitario e istituzionale". Le indagini riguardano, in particolare, la manutenzione di apparecchiature elettromedicali e di diagnostica tumorale in vari ospedali lombardi. Tra gli arrestati accusati di "numerosi episodi di corruzione" vi sono anche Pier Luigi Sbardolini, direttore amministrativo dell'azienda ospedaliera di Chiari, in provincia di Brescia, arrestato per fatti del periodo in cui lavorava al San Paolo di Milano, e Luigi Gianola, direttore generale dell'azienda ospedaliera di Sondrio. Mentre è indagato un cittadino svizzero, Giovanni Lavelli, i cui uffici sono stati perquisiti su rogatoria. Gli arresti sono stati chiesti dai pm Claudio Gittardi e Antonio D'Alessio, appartenenti al dipartimento del procuratore aggiunto Alfredo Robledo.


Da il FATTO QUOTIDIANO del 12/03/013

Sanità in Lombardia, 7 arresti. 
In manette anche ex direttore de “La Padania”
Sanità in Lombardia, 7 arresti. In manette anche ex direttore de “La Padania”
Leonardo Boriani finisce in carcere insieme a tre imprenditori e all'ex consigliere regionale lombardo Massimo Guarischi. L'operazione della Dia di Milano è legata a presunti episodi di corruzione connessi ad appalti e forniture di aziende ospedaliere.
Un’operazione della Dia di Milano sulla sanità lombarda (“La Cueva”) che ha portato all’arresto di sette persone per presunti episodi di corruzione connessi ad appalti e forniture di aziende ospedaliere. Tra loro c’è anche Leonardo Boriani, giornalista ed ex direttore della Padania, e l’ex consigliere regionale lombardo Massimo Guarischi di Forza Italia, che già il 21 settembre del 2000 era stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta sui lavori di regimazione idraulica in Valtellina. Finiscono in carcere anche Giuseppe Lo Presti, titolare della Hermex Italia di Cinisello Balsamo, e i figli Salvo Massimiliano e Gianluca. L’azienda è specializzata in fornitura di macchinari ospedalieri. In manette anche Pier Luigi Sbardolini, direttore amministrativo dell’azienda ospedaliera di Chiari (Brescia) e Luigi Gianola, direttore generale dell’azienda ospedaliera di Sondrio.

Tra le persone perquisite, c’è Carlo Lucchina, il direttore generale dell’assessorato alla Sanità e gli investigatori parlano di una “ramificata rete di complicità nel mondo sanitario e istituzionale”. Indagate tredici persone, tra cui anche un cittadino svizzero, Giovanni Lavelli, i cui uffici sono stati perquisiti su rogatoria. Gli arresti sono stati chiesti dai pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio, appartenenti al dipartimento del procuratore aggiunto Alfredo Robledo. Le indagini derivano da quelle sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta del mondo della sanità che avevano portato all’arresto di Carlo Antonio Ciriaco, ex direttore della Asl di Pavia e Giuseppe Neri, ritenuto il capo della ‘localè della ‘ndrangheta pavese.

“La Cueva” ha fatto luce su gravi e diffusi episodi di corruzione nel mondo della sanità lombarda con oltre 50 perquisizioni dirette ad acquisire riscontri documentali ai fatti accertati e vede coinvolte una ventina di persone in tutto, tra imprenditori e pubblici funzionari. In particolare, si legge in un comunicato della Dia, “dalle complesse e lunghe investigazioni è emersa una ramificata rete di complicità nel mondo sanitario e istituzionale, con gravi e diffusi episodi di corruzione nell’ambito di vari appalti” che includono “quello per la manutenzione delle apparecchiature elettromedicali dell’ospedale San Paolo di Milano; per i servizi di radiologia presso l’Azienda Ospedaliera della Valtellina e della Val Chiavenna di Sondrio; per l’installazione di sofisticati macchinari per la diagnostica tumorale presso l’Istituto Nazionale Tumori di Milano e presso l’Azienda Ospedaliera di Cremona”.

----------------------------------------------

Invece, dinanzi al Tribunale di Milano, sotto i volti di FALCONE E BORSELLINO va in scena la gazzarra eversiva del PdL.



domenica 29 gennaio 2012

LA CRICCA, ARCORE e MILANO4

Quando affermiamo che "LA CRICCA" di Ponzoni, Brambilla, Perri, Riva, Duzioni e dei LORO SODALI (molti dei quali - purtroppo- sono ancora al loro posto nelle amministrazioni locali e nei vari ruoli istituzionali) ha avuto e HA un ruolo di PRIMO PIANO nell'EDIFICAZIONE SELVAGGIA della BRIANZA, lo facciamo sulla base di un'attenta analisi dei fatti che determinano le pessime condizioni ambientali in cui versa la Brianza. 
Tra questi fatti, molti cominciano a fare capolino dalle indagini e dall'Ordinanza d'arresto della cricca.
Ne avevamo trattato ampliamente sui nostri blog e siti, lanciando come coordinamento di gruppi ed associazioni ambientaliste di INSIEME IN RETE una DENUNCIA PUBBLICA E UN "BOMBING MAIL" verso il CdA del Parco Regionale Valle Lambro per LO SCEMPIO che si prospettava in un'area del Parco stesso, con il progetto MILANO 4 dell'IMMOBILIARE IDRA della fam. BERLUSCONI.
Avevamo sostenuto IL NO FERMO E ASSOLUTO dinanzi ad un progetto DEVASTANTE per l'ambiente, svelando anche i retroscena di un ANTONINO BRAMBILLA che presenziava agli incontri quale consulente dell'IMMOBILIARE IDRA.
Oggi, i fatti e GLI ARRESTI ci danno ragione circa L'INDECENTE COMMISTURA tra gli  INTERESSI "CEMENTIFICATORI" e ESPONENTI POLITICI del PdL da noi denunciata.

Vi proponiamo l'articolo de IL Cittadino che tratta l'argomento e le nostre denunce sul pericolo MILANO 4 del 2010.

---------------------------------------------------------------------------

Art. de IL CITTADINO del 28/01/2012

La cricca voleva prendere Arcore
«Decidiamo noi per il sindaco»



I terreni di Arcore vincolati a parco su cui sarebbe nata Milano 4 (Foto by Max Spinolo)

Arcore - 
L'amministrazione comunale di Arcore? Un pollo da manovrare per concludere rapidamente l'affaire Milano 4. 
È questo che pensavano Massimo Ponzoni e Antonino Brambilla, secondo quanto emerge dalle intercettazioni telefoniche del dossier Ponzoni. Di giorno in giorno trapelano nuovi dettagli sulla maxi-indagine della Procura di Monza. I toni indignano e tradiscono la presunzione e la volontà degli arrestati di fare ballare a piacimento la giunta arcorese. L'ottica esclusiva è quella di favorire interessi privati e, quando si citano interventi in favore del Parco della Valle del Lambro, sembra sia solo nel tentativo di comprare l'«ok» del presidente Emiliano Ronzoni all'esclusione dei terreni dai vincoli ambientali.

Francesco Magnano, geometra di fiducia di Silvio Berlusconi nell'Immobiliare Idra che avrebbe realizzato l'intervento, è colui che presentò il progetto alla giunta Rocchini. Parlando al telefono con Ponzoni diceva: «Gli ho promesso che gli faccio una certa operazione» e subito dopo «Quello che vuole farmi impostare lui... che voglio impostare io... è un'operazione che crea lustro. Hai capito? E poi dà una mano anche a livello economico al Parco... eh...hai capito?».
I passaggi più significativi delle conversazioni telefoniche intercettate sono però quelli che riguardano gli amministratori di Arcore. Ponzoni suggerisce a Magnano quel che deve dire a Silvio Berlusconi: «Se deve incontrare il sindaco... eeeh... faccia venire anche Ponzoni cinque minuti che lo rassicura... cioè...se ci dà in mano a noi la roba... il sindaco è uno che non decide, decidiamo noi per lui».

Ci hanno provato a decidere per Rocchini, ma una volta trapelata la notizia, la reazione dell'opposizione arcorese, delle sinistre a tutti i livelli, degli ambientalisti, ha stroncato l'operazione e Idra non ha mai protocollato un progetto in municipio.  

Quel giorno in Comune, però, la volontà c'era e la strada non sembrava troppo in salita. Le intercettazioni telefoniche lasciano intendere che il sindaco chiuse l'incontro riservandosi di approfondire.

L'assessore all'urbanistica di allora, Claudio Bertani, comunque, non nascose mai la sua inclinazione favorevole al progetto. E la presenza al vertice di Antonino Brambilla, vicepresidente in Provincia e assessore alla pianificazione del territorio, deve aver fatto pensare a molti che l'affare si potesse concludere. 

Sempre le intercettazioni della Procura sottolineano il ruolo cruciale di Brambilla e la sua doppia funzione di consulente di Idra e di assessore all'ambiente della Provincia, chiaramente in conflitto.  
Allora, nel febbraio 2010, Brambilla negò di aver incarichi in Idra e disse di aver partecipato all'incontro di Arcore come assessore provinciale. 
Come rivelano le intercettazioni, però, si diede un gran da fare per concordare e pianificare questa versione. Si citano in particolare un sms a Magnano e una telefonata al sindaco Marco Rocchini che pare non abbia nemmeno capito bene il punto della questione.

Valeria Pinoia
------------------------------------------------------------------------

La campagna di denuncia e sensibilizzazione dei gruppi di INSIEME IN RETE (cui SINISTRA e AMBIENTE aderisce) fatta contro il progetto MILANO 4 ad ARCORE, nel Parco reg. valle Lambro nel 2010.