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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

giovedì 5 giugno 2014

DOPO EXPO, IL MOSE


Pare ormai una costante :dove ci sono "grandi opere faraoniche", dove queste non sono condivise con il territorio ma spesso imposte, dove si usa la logica "dell'emergenza" per semplificare le procedure degli appalti, si sviluppa e fiorisce il malaffare, la malapolitica, la corruzione
C'è una TRASVERSALITA' d'appartenenza tra politici, ci sono imprese "d'area" e c'è il coinvolgimento di figure istituzionali che mostrano come la corruzione nel nostro paese sia pervasiva e diffusa.
Dopo EXPO ora tocca al MOSE di Venezia.
Avanti, c'è posto.

Da Il Manifesto del 5-06-014


STATE SERENISSIMI

Mose, il mostro della Laguna

Venezia. Crolla la facciata del Veneto. Fondi neri, finanziamenti occulti, concussioni e complicità, la grande opera di Venezia, la più costosa del Paese, è marcia. Trentacinque gli arresti: ai domiciliari il sindaco Orsoni (Pd), accusato di finanziamenti illeciti; chiesto l’arresto per l'ex governatore, e deputato di FI, Galan
Il Mose di Venezia
Come (e peg­gio) di vent’anni fa: un «sistema» paral­lelo alla gestione del Mose, la Grande Opera per eccel­lenza. Tren­ta­cin­que gli arre­sti e un altro cen­ti­naio di inda­gati dispo­sti ieri nell’elenco fir­mato dai pm Ste­fano Anci­lotto, Paola Tonini e Ste­fano Buc­cini. Tra i nomi «eccel­lenti» spic­cano quello del depu­tato di Forza Ita­lia Gian­carlo Galan — ex gover­na­tore e mini­stro, attuale pre­si­dente della Com­mis­sione Cul­tura della Camera per cui ser­virà l’autorizzazione — e del sin­daco di Vene­zia Gior­gio Orsoni (Pd) ristretto ai domiciliari.
Ma insieme ai poli­tici è col­las­sata l’architettura delle com­pli­cità: mana­ger, fun­zio­nari pub­blici, pro­fes­sio­ni­sti, con­su­lenti, finan­zieri, vec­chi mar­pioni e nuovi fac­cen­dieri. La para­tia mobile della cor­ru­zione resti­tui­sce, per via giu­di­zia­ria, la cer­tezza di una vera cloaca die­tro la fac­ciata della «sal­va­guar­dia di Vene­zia». Da sem­pre, lo soste­ne­vano gli oppo­si­tori del mega-appalto senza sal­va­gente. Ora è di domi­nio pub­blico, agli atti della Pro­cura della Repubblica.
Un anno dopo l’arresto di Pier­gior­gio Baita (il super­ma­na­ger Man­to­vani Spa) e Gio­vanni Maz­za­cu­rati (sto­rico padre-padrone del Con­sor­zio Vene­zia Nuova), si com­pleta l’indagine con­dotta dalla Guar­dia di finanza con un mal­loppo di 711 pagine che cer­ti­fica fondi neri, finan­zia­menti occulti, con­cus­sioni e com­pli­cità. Seque­strati beni per 40 milioni, scan­da­gliate fat­tu­ra­zioni, veri­fi­cate società a San Marino e in Svizzera.
Crolla let­te­ral­mente la fac­ciata del Veneto: il sin­daco di cen­tro­si­ni­stra è accu­sato di aver preso con­tri­buti elet­to­rali per 560 mila euro; arre­stati l’assessore regio­nale ber­lu­sco­niano Renato Chisso («sti­pen­dio annuale oscil­lante tra i 200 e i 250 mila euro, dalla fine degli anni ‘90 sino ai primi mesi del 2013») e il con­si­gliere regio­nale Pd Giam­pie­tro Mar­chese (58 mila euro ille­citi per le Regio­nali 2010). Ai domi­ci­liari Lia Sar­tori, pre­si­dente uscente della Com­mis­sione indu­stria dell’Europarlamento: 58 mila euro «in nero».
A Galan viene con­te­stata la ristrut­tu­ra­zione milio­na­ria della villa sui Colli Euga­nei, che secondo la Pro­cura sarebbe frutto di un giro di fat­ture false fra Tec­no­stu­dio e Man­to­vani Spa. Al «doge» fon­da­tore di Forza Ita­lia viene con­te­stato di aver rice­vuto «per tra­mite di Chisso, che a sua volta li rice­veva diret­ta­mente da Maz­za­cu­rati, uno sti­pen­dio annuale di circa 1 milione di euro, 900 mila euro tra il 2007 e il 2008 per il rila­scio nell’adunanza della com­mis­sione di sal­va­guar­dia del 20 gen­naio 2004 del parere favo­re­vole e vin­co­lante sul pro­getto defi­ni­tivo del sistema Mose, 900 mila euro tra 2006 e 2007 per il rila­scio (…) del parere favo­re­vole della Com­mis­sione Via della Regione sui pro­getti delle sco­gliere alle boc­che di porto di Mala­mocco e Chioggia».
Senza dimen­ti­care che la Pro­cura ha appena tra­smesso al Tri­bu­nale dei mini­stri il fasci­colo che riguarda Altero Mat­teoli, sena­tore di Forza Ita­lia. Secondo la depo­si­zione di Maz­za­cu­rati, si pro­fi­le­rebbe l’«induzione inde­bita» da parte dell’allora mini­stro prima dell’ambiente e poi delle infra­strut­ture nei lavori di boni­fica a Porto Marghera.
Ma la lista degli arre­stati è ver­ti­gi­nosa intorno al «rici­clag­gio» di circa 25 milioni. Con tanto di «sti­pen­dio in nero» per l’ex magi­strato alle Acque Patri­zio Cuc­cio­letta: 400 mila euro in un conto estero per ammor­bi­dire i con­trolli (più l’assunzione della figlia in una società con­trol­lata dal Con­sor­zio). Stesso atteg­gia­mento nei con­fronti di Maria Gio­vanna Piva che lo rileva al ver­tice dell’ente serenissimo.
Manette per Roberto Mene­guzzo, fon­da­tore e ammi­ni­stra­tore di Pal­la­dio Finan­zia­ria a Vicenza (chiave di volta dei pro­ject finan­cing ospe­da­lieri): nel 2011 aveva ten­tato di sca­lare Fon­sai, pro­po­nen­dosi poi come il Cuc­cia del Nord Est a cavallo fra sus­si­dia­rietà e grandi opere.
Non basta, per­ché l’inchiesta arriva a Padova e fa tre­mare mezza città, alla vigi­lia del bal­lot­tag­gio per l’elezione del sin­daco. In via Trie­ste ha sede anche lo stu­dio del com­mer­cia­li­sta Fran­ce­sco Gior­dano, 69 anni, un pas­sato a sup­porto del Psi e una col­le­zione di inca­ri­chi con la giunta Zano­nato (dalla fusione Magazzini-Interporto al ruolo di revi­sore dei conti nella mul­tiu­ti­lity Ace­ga­sAps). In pas­sag­gio Cor­ner Pisco­pia, a due passi dalla Camera di com­mer­cio, ci sono gli uffici dell’altro col­letto bianco Paolo Venuti: siede nel cda del mer­cato agri-alimentare (38% di quote del Comune) ed è stato pre­si­dente dei revi­sori dei conti di Fiera di Padova Immo­bi­liare Spa (che gesti­sce il nuovo cen­tro con­gressi). Venuti risulta socio della trust com­pany Delta Erre, sigla che com­pare pun­tuale nelle «ope­ra­zioni stra­te­gi­che» di Veneto e Tren­tino. E vanta inca­ri­chi pro­fes­sio­nali in BH4 Spa, Save, Adria Infra­strut­ture, Con­ces­sioni auto­stra­dali venete. Infine, è imba­raz­zante l’arresto dell’architetto Danilo Turato che ha pro­get­tato per Comuni e Uni­ver­sità, oltre alla man­cata nuova sede dell’Arpav nella zona del Tribunale…
È un ver­mi­naio in cui rispunta Lino Bren­tan: uomo della Quer­cia, ex ammi­ni­stra­tore dele­gato dell’Autostrada Padova-Venezia, già con­dan­nato per tan­genti nell’estate 2012. Ma nella lista com­pa­iono i nomi di Giu­seppe Fasiol (brac­cio destro dell’ad di Veneto Strade, Sil­vano Ver­nizzi) e Gio­vanni Artico, già com­mis­sa­rio straor­di­na­rio per Porto Mar­ghera. Arre­sti domi­ci­liari per il magi­strato della Corte dei Conti Vit­to­rio Giu­sep­pone. E ancora Ste­fano Toma­relli del diret­tivo del Con­sor­zio; Ste­fano Boscolo detto Bacheto, tito­lare della Coop San Mar­tino di Chiog­gia, Gian­franco Con­ta­din detto Fla­vio, diret­tore tec­nico della Nuova Coed­mar, e Fede­rico Sutto del Con­sor­zio. Seguono l’ex sin­daco di Mar­tel­lago Enzo Casa­rin, capo della segre­te­ria di Chisso (già con­dan­nato per con­cus­sione); il diret­tore gene­rale di Sit­mar­sub Sc e Bos.ca.srl Nicola Fal­coni; il legale rap­pre­sen­tante di Selc Sc Andrea Rismondo.
Insomma, un sce­na­rio inquie­tante che con­ferma le «intui­zioni» di chi si è sem­pre oppo­sto al Mose. E mette spalle al muro la poli­tica bipar­ti­san delle lar­ghe intese, ma anche il leghi­sta Luca Zaia nella rin­corsa al secondo man­dato. 
Sin­te­tizza Mas­simo Cac­ciari, scon­so­lato: «Il modo in cui si fanno le grandi opere in Ita­lia è cri­mi­no­geno.  
Da sin­daco, durante i governi Prodi e Ber­lu­sconi, avviai un pro­cesso di discus­sione e veri­fica. In tanti pas­saggi ebbi modo di ripe­tere che le pro­ce­dure assunte non per­met­te­vano alcun con­trollo da parte degli enti locali e che il Mose si poteva fare a con­di­zioni più van­tag­giose. L’ho ripe­tuto milioni di volte, senza essere ascol­tato. Negli anni del governo Prodi, all’ultima riu­nione del Comi­ta­tone, che diede il via libera al pro­se­gui­mento dei lavori del Mose fui l’unico a votare con­tro con il solo soste­gno di una parte del cen­tro­si­ni­stra. Da allora non me ne sono più interessato…».

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