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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

venerdì 21 marzo 2014

ARRESTI "ILLUSTRI" IN LOMBARDIA ....... NEL SETTORE INFRASTRUTTURE e EXPO

Ieri 20/03/014, una serie di arresti "illustri" ha terremotato alcuni enti che gestiscono sia la partita EXPO sia quella delle infrastrutture in Lombardia. Tra gli arrestati, Rognoni fa parte anche di CAL (Concessioni Autostrade Lombarde) la società, partecipata al 50% da Infrastrutture Lombarde e per il resto da ANAS, che deve approvare il progetto esecutivo della Pedemontana.
Vi proponiamo una breve rassegna stampa.
A voi i giudizi in merito.

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Dal Corriere della Sera del 20/03/014


Arresti per truffa alla Regione
Infrastrutture lombarde, è bufera
Antonio Rognoni, direttore generale di Infrastrutture Lombarde  (Imagoeconomica)
Antonio Rognoni, direttore generale 
di Infrastrutture Lombarde (Imagoeconomica)
Otto arresti investono la società «Infrastrutture lombarde» (cioè il braccio della Regione Lombardia per 11 miliardi di previsti investimenti pubblici, in vista di Expo 2015) per asserite modalità illecite degli affidamenti esterni di incarichi nei due settori dell'area consulenza legale e dei controlli degli appalti, complessivamente del valore alcuni milioni di euro dal 2008 a oggi. Il direttore generale - dimissionario, ma ancora in carica - di «Infrastrutture Lombarde» e amministratore della partecipata «Costruzioni Autostrade Lombarde», Antonio Giulio Rognoni, uomo di punta delle legislature regionali del governatore lombardo Formigoni, e il capo dell’ufficio gare e appalti della società operativa «Infrastrutture lombarde società per azioni» (Ilspa), Pierpaolo Perez, sono stati infatti arrestati giovedì pomeriggio dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano su ordine del gip Andrea Ghinetti, che contesta loro le accuse di associazione a delinquere, turbativa d’asta, truffa alla Regione e falso.Quattro avvocati, un dirigente della società regionale e un ingegnere sono stati messi inoltre agli arresti domiciliari, nella medesima inchiesta dei pm milanesi Antonio D’Alessio, Paola Pirotta e Alfredo Robledo. Invece Arexpo, la società proprietaria dei terreni dell’Esposizione universale, non è coinvolta nelle indagini.
L'esposto di Robledo
E così ora si scopre dunque che era proprio questa l’indagine che Robledo, procuratore aggiunto a Milano, nell’esposto di venerdì scorso al Csm sulle asserite «violazioni» del procuratore Bruti Liberati nell’assegnazione e gestione dei vari fascicoli, indicava come potenzialmente danneggiata dal difettoso (a suo avviso) coordinamento con un altro tuttora segreto fascicolo, coassegnato ma di fatto coordinato invece dal capo dell’Antimafia Ilda Boccassini.

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Da Repubblica del 20/03/014



Truffa e associazione per delinquere, in manette i vertici di Infrastrutture Lombarde

Nel mirino della Procura di Milano la struttura che appalta i lavori della Regione Lombardia. Fra gli otto arrestati l'ex direttore generale Rognoni e il dirigente Perez. Nel mirino anche incarichi per Expo 2015

Truffa e associazione per delinquere, in manette i vertici di Infrastrutture Lombarde
Antonio Rognoni
E' bufera su Infrastrutture Lombarde, la controllata della Regione Lombardia voluta da Roberto Formigoni per la realizzazione di opere quali ospedali, scuole ma anche Palazzo Lombardia, la nuova sede della giunta regionale, e lavori legati a Expo. Il direttore generale Antonio Rognoni, dimissionario ma formalmente ancora in carica, è stato arrestato insieme con altre sette persone (sei sono ai domiciliari) per accuse su fatti avvenuti dal 2008 al 2012 e che vanno a vario titolo dalla truffa alla turbativa d'asta e al falso e, per tutti, l'associazione per delinquere. E uno degli appalti contestati riguarda proprio Expo: quello da 1,2 milioni di euro sugli incarichi di consulenza legali. Di un "clamoroso conflitto d'interessi" si parla invece per la realizzazione di Palazzo Lombardia.

Sessantotto capi d'accusa. Rognoni, secondo il gip Andrea Ghinetti, sarebbe stato il "capo, promotore e organizzatore del sodalizio" fra gli otto indagati: gli sono stati contestati 68 capi d'accusa. Il responsabile dell'ufficio gare e appalti della Infrastrutture Lombarde, Pier Paolo Perez, l'altro indagato finito in carcere, è indicato come "organizzatore del sodalizio". E Maurizio Malandra, direttore amministrativo della società della Regione Lombardia, è definito dal gip "partecipante che assicurava l'emanazione degli atti amministrativi necessari per il raggiungimento degli scopi del sodalizio, garantendo altresì l'impunità agli altri associati".

La gestione "domestica" degli appalti. Gli altri indagati, ai domiciliari come Malandra - si tratta di Carmen Leo, Fabrizio Magrì, Sergio De Sio, Giorgia Romitelli (tutti avvocati) e Salvatore Primerano (ingegnere) - "partecipavano intervenendo stabilmente nell'espletamento delle funzioni pubbliche e dei procedimenti di gara, redigendo e falsificando atti di delibera e contratti di assegnazione nonché beneficiando essi stessi, fra gli altri, di reiterati conferimenti di incarichi, con modalità collusive e fraudolente". Sempre secondo gli inquirenti sarebbe stata una "amministrazione a sfondo domestico" degli appalti, quella effettuata da Rognoni. Lo ha affermato durante una conferenza stampa il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, che coordina l'inchiesta assieme ai pm Paola Pirotta e Antonio D'Alessio. Robledo ha spiegato che gli incarichi venivano assegnati ai professionisti "al di fuori di ogni regola, delle procedure" previste per gli enti pubblici, con gare "falsate e frazionate in maniera artificiosa" e con contratti "retrodatati".

Le pressioni per Formigoni. Dopo che l'allora governatore Formigoni si era lamentato pubblicamente della gara per la "piastra" di Expo, vinta con un ribasso del 43 per cento dalla Mantovani, i vertici del Pirellone avevano invitato Rognoni a evitare allo stesso Formigoni una brutta figura che si sarebbe tradotta in una "sconfitta politica evidente". L'ordinanza del gip riporta una intercettazione dalla quale sono emerse "alcune sollecitazioni ricevute dai vertici della Regione Lombardia, che in sostanza sembrano rimproverare di non fare abbastanza per fornire un segnale concreto all'esterno tale da venire incontro alle preoccupazioni" di Formigoni.

La telefonata di Alli. In una telefonata del 23 luglio 2011 Alli dice: "Tutto il casino che abbiamo messo in piedi con le dichiarazioni di Formigoni... adesso noi abbiamo fatto esporre Formigoni molto pesantemente, è chiaro che se viene fuori 'volemose bene, non c'è nessun problema' è una sconfitta politica evidente". E a Rognoni chiede di inventarsi "qualcosa, qualche protocollo in più" per far si che Formigoni "esca a testa alta dicendo: io ho segnalato un problema reale". Dopo questa telefonata "Rognoni esigeva dai più fidati collaboratori iniziative tese a ottenere forzatamente dall'appaltatore (facendole invece figurare come iniziative assunte su base volontaria e responsabile) garanzie accessorie manifestamente non dovute - fa notare il gip - oltre alla rinuncia dello stesso a ricorrere a subappalti, contrariamente a quanto dichiarato in sede di gara". Garanzie che alcuni degli avvocati indagati definiscono "illecite" e un vero e proprio "ricatto" nei confronti della Mantovani.

Il caso Robledo-Bruti Liberati. L'indagine - scaturita dalla denuncia di un imprenditore che si è ritenuto danneggiato dalle procedure di affidamento di un appalto - è una di quelle segnalate nell'esposto al Csm dello stesso Robledo. Quest'ultimo aveva segnalato "violazioni" nell'assegnazione e nella gestione dei fascicoli da parte del procuratore capo Edmondo Bruti Liberati. I due magistrati hanno tenuto assieme la conferenza stampa sugli otto arresti. Bruti e Robledo erano seduti uno accanto all'altro nell'anticamera del procuratore. Alla domanda se si trattasse di uno dei fascicoli oggetto dell'esposto, Robledo ha replicato: "Non voglio rispondere a questa domanda". E a un cronista che ha provato a stemperare la tensione con una battuta ("in queste occasioni di solito ci si stringe la mano"), Robledo ha risposto: "Non siamo capi di Stato".


Gli indagati a piede libero. I reati sono contestati in concorso con altri indagati a piede libero: Ernesto Stajano, Giovanni Caputi, Barbara Orlando, Manuela Bellasio, Cecilia Felicetti, Nico Moravia, Francesca Aliverti, Manuel Rubino, Giuseppe De Donno, Simona Trapletti, Bruno Trocca, Elena Volpi, Alberto Chiarvetto, Paola Panizza, Roberto Bonvicini, Celestina Naclerio, Erika e Monica Daccò, Marco Caregnato, Marcello Ciaccialupi, Vittorio Peruzzi, Alberto Porro, Gianvito Prontera, Alberto Trussardi, Maria Marta Zandonà, Stefano Alvarado, Massimo Viarenghi, Stefano Chiavalon e Maurizio Massaia.

L'ex colonnello e le sorelle Daccò. De Donno è l'ex colonnello del Ros al centro della cosiddetta 'trattativa Stato-mafia'. Dopo aver lasciato l'Arma è entrato nel settore della sicurezza privata e ora, in qualità di amministratore delegato della G-Risk, è uno dei nove indagati raggiunti da misura interdittiva, il divieto di esercitare attività direttive, disposta dal gip. Per l'accusa De Donno e la G-Risk sarebbero stati favoriti tramite le gare d'appalto truccate, tra cui quella da 140mila euro per la "rilevazione e gestione del rischio ambientale" collegati ai lavori dell'autostrada Milano-Brescia. Come si legge nel provvedimento del giudice, l'ex ufficiale del Ros il 7 agosto del 2009 era stato nominato dall'ex governatore lombardo Formigoni "componente del Comitato per la legalità e trasparenza delle procedure regionali di Expo". Le sorelle Daccò, invece, sono figlie di Pierangelo Daccò, già condannato per la vicenda del San Raffaele.

Le reazioni dell'opposizione. L'arresto di Rognoni "non può lasciare indifferente la giunta regionale lombarda e il presidente Roberto Maroni, che fino a poco tempo fa paventava l'ipotesi di nominarlo quale sub commissario a Expo per difendere gli interessi della Regione", fanno sapere in una nota i consiglieri del Movimento 5 Stelle. Sulla vicenda interviene anche il coordinatore del centrosinistra, Umberto Ambrosoli: "Queste notizie gettano un'ombra inquietante sulla Regione. L'indagine attiene alla politica la responsabilità di una partecipata che gestisce un pezzo consistente del patrimonio pubblico in modo evidentemente poco limpido. Lo denunciamo da tempo. E il presidente Maroni, per quanto i fatti riguardino più che altro le scorse legislature, non può chiamarsi fuori. Occorrono maggiori controlli e un impegno vero a rendere trasparenti i bilanci di questo colosso finanziario a intera partecipazione regionale".

Il presidente di Infrastrutture e Formigoni. In una nota Paolo Besozzi, presidente di Infrastrutture Lombarde, si dice "convinto che tutti i dipendenti coinvolti possano dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati". Anche l'ex governatore Formigoni ha affidato a una nota il proprio commento: "Sono certo che l'ingegner Rognoni dimostrerà la sua estraneità. Negli anni in cui è stato alla guida di Infrastrutture Lombarde ha dimostrato la sua grande competenza tecnica. Peraltro, a proposito di Infrastrutture Lombarde, vorrei rimarcare che essa è stata una delle grandi e positive intuizioni delle giunte da me presiedute, che collegialmente concepirono il progetto e lo realizzarono, permettendo alla Lombardia di colmare il gravissimo gap infrastrutturale che penalizzava la nostra regione, nelle valutazioni di tutti, quando io ne assunsi la guida".
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Da Il Giorno del 21/03/014

Infrastrutture Lombarde - Arresti per gli appalti pilotati. 
Nel mirino anche i lavori al San Gerardo di Monza

di Stefania Totaro da il Giorno

I LAVORI di ampliamento e ristrutturazione dell’ospedale San Gerardo di Monza e la realizzazione della nuova sede di Anatomia, Anestesia e Rianimazione nel mirino dell’inchiesta della Procura di Milano che ha portato all’arresto di Antonio Giulio Rognoni, ex direttore generale di Infrastrutture Lombarde, e Pier Paolo Perez, capo dell’ufficio gare e appalti di Ilspa. Con loro, in qualità il primo di direttore generale di Ilspa e il secondo di segretario di gara, sono indagati a vario titolo di turbativa d’asta e falso Salvatore Primerano, Marco Caregnato e Marcello Caccialupi, ritenuti commissari di gara «ombra» e altri 7 commissari di gara formalmente nominati per le due gare d’appalto rispettivamente da 174 e 3 milioni di euro aggiudicate con il metodo dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Sotto accusa l’avere favorito il raggruppamento di imprese già scelto, modificando i punteggi tecnici e redigendo apposite tabelle da inserire nei verbali di gara. Nelle indagini, coordinate dal pm milanese Alfredo Robledo, «sono emerse gravi irregolarità - scrive il gip del Tribunale di Milano Andrea Ghinetti nell’ordinanza di custodia cautelare - nell’aggiudicazione delle gare per gli interventi appaltati da Ilspa per l’ospedale San Gerardo di Monza in cui rilevante è stato il ruolo svolto da Salvatore Primerano, unitamente ai suoi fidati collaboratori, per la valutazione delle offerte tecniche».
IL GIP parla di «illegittimo svolgimento delle procedure» in entrambe le gare d’appalto da parte di questi professionisti «che risultano essersi comportati come commissari di gara “ombra” invece dei membri formalmente nominati nelle commissione giudicatrici». Ne sarebbero la prova alcune intercettazioni telefoniche dove si capisce che Primerano aveva già ricevuto da Perez un Cd con le stampe delle offerte dei concorrenti che avrebbe poi dovuto valutare: «... tu mi ha mandato... nel Cd che mi hai dato ci sono tutte le cose che avete ricevuto.... le stampe.... che mi avete mandato... diciamo gli elementi da valutare...». Per il gip è «pacifico che tale condotta è posta in essere al fine di favorire l’aggiudicazione della gara a soggetti già preventivamente individuati» e che «i punteggi dell’offerta tecnica sono stati artatamente manipolati». In un’altra telefonata tra Primerano e Perez i due parlano della gara per i lavori di ampliamento e ristrutturazione del San Gerardo. Primerano: «Ora io non sono sicurissimo di riuscire a finire per giovedì, però, magari, ci sentiamo domani al massimo mercoledì e ci mettiamo d’accordo»; Perez: «Sì perché comunque dobbiamo vederci per metterci d’accordo con l’altro»; Primerano: «Sì, sì, sì»; Perez: «Capito?»; Primerano: «Sì, sì»; Perez: «Giusto per capire quando venite come vi organizzate perchè c’ho già questa che...»; Primerano: «Ma quell’altro... l’avete già fatto?»; Perez: «Lo apriamo giovedì, giovedì pomeriggio»; Primerano: «Va bene»; Perez: «Capito? Quindi teoricamente da venerdì è lavorabile». In un scambio di sms tra Perez e un commissario di gara ufficiale invece si legge: «Ma non abbiamo dei commissari ombra?» - «Certo, già al lavoro» - «Ergo cosa vuole fare? Dire che dovremo firmare i moduli e stop?» - «Qualcuno ci vuole mettere il naso (tutti tranne te)» - «Primerano?» - «And friends + others» - «Perfetto».


Gestita dall'Iri e dalla Regione pure la gara per Villa Reale 
UN ALTRO importante cantiere monzese - che però non è oggetto d’indagine - è stato aperto da Infrastrutture Lombarde: è quello dei restauri alla Villa Reale, sede di rappresentanza di Expo. Si tratta di un’opera da 24,3 milioni di euro, di cui 20,2 di contributo pubblico. La società braccio operativo della Regione ha gestito per conto del Consorzio Villa Reale e Parco la gara per l’affidamento dei restauri in project financing.
In pratica il vincitore ha partecipato all’intervento in cambio della possibilità di gestire alcuni spazi della reggia per il prossimo ventennio: alcuni contratti sono già stati stipulati. La gara è stata vinta dall’associazione temporanea d’impresa composta da Italiana Costruzioni Spa di Roma, Malegori Comm. Erminio Srl di Monza e Na.Gest. Global Service Srl (parte della galassia di Italiana Costruzioni), che hanno costituito una apposita società, la Nuova Villa Reale Monza spa. I lavori, partiti nel 2011, termineranno a maggio. Sull’operazione pende un ricorso degli ambientalisti al Tar.

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Sempre da Il Giorno del 21/04/014


Expo, truccata pure la gara per scegliere gli avvocati «Chi ha vinto sapeva tutto»

di Marinella Rossi da il Giorno
«QUI EXPO NON C’ENTRA niente», dichiara liquidatorio il procuratore aggiunto Alfredo Robledo in una conferenza stampa algida, in cui a fianco del procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati, dà conto di una delle inchieste oggetto di lite, fra lui e il capo, sull’assegnazione di fascicoli in condivisione (mai avvenuta) con il dipartimento della Dda Ilda Boccassini. Come a dire che di Expo si occuperà la collega? Ma che in questa sua inchiesta non si tratti di Expo, è subito smentito dal gip, il giudice Andrea Ghinetti, che in 243 pagine manda agli arresti l’ex dg di Infrastrutture Lombarde, Antonio Giulio Rognoni, il suo braccio destro Pier Paolo Perez, e un nugolo di avvocati.
Ed ecco Expo, da pagina 139 della misura cautelare. Affronta la funzione di Ilspa e tratta l’incarico conferito all’avvocato Carmen Leo (da ieri agli arresti domiciliari) «in relazione all’evento Expo 2015». Il gip spiega che «rientra nella diretta competenza di Expo 2015 la realizzazione del sito per l’Esposizione, a partire dalle opere di urbanizzazione e le infrastruture di base». La cosidetta Piastra, lavori fondamentali di posa impianti e scavi. Lavori fino a 700 milioni di euro.
Il giudice ricostruisce, attraverso le mail e i sequestri di materiale informatico da parte della Guardia di finanza di Milano, la storia della pratica. Il 28 luglio 2011 Rognoni determina «di procedere all’affidamento di professionisti esterni dei servizi legali» per il supporto e l’assistenza che Ilspa deve dare a Expo 2015. L’offerta è destinata a cinque professionisti, secondo il criterio del prezzo più basso. A Ilspa giungono 4 offerte, prima tra tutte - come prezzo più basso - quella dell’avvocato Carmen leo, con 1 milione e 200 mila euro. Ma «diverse evidenze investigative provano, senza ombra di dubbio, che anche questa procedura negoziata è stata gravemente turbata» scricve il gip, esaminando le fonti di prova.
Dal computer dell’assistente dell’avvocato Leo, emerge una cartella “Studio” e una sottocartella “Gara servizi legali”: grazie a questa si scopre che molti dei documenti predisposti sono «antecedenti al 28 luglio 2011, ossia alla stessa data di emissione» con cui «si dava ufficialmente avvio alla procedura di aggiudicazione». Alla professionista «è stato consentito di istruirsi autonomaente la procedura che poi sarebbe stata aggiudicata al proprio studio legale».
PAGINA 144, si affronta il capitolo «incarichi di consulenza legale affdati all’avvocato Fabrizio Magrì dalla società Arexpo Spa, quella delegata ad acquistare e riconvertire le aree per l’Esposizione universale. La direzione generale della società è affidata a Cecilia Felicetti (indagata a piede libero). Si affronta il capitolo appalti per assistenza giuridica e legale legata all’acquisto delle aree. Valore economico in apprenza magro, rispetto all’altro, solo 39.785 euro. Ma la prospettiva è di mettere le mani su tutto. L’affidamento è disposto l’8 settembre 2011: le parti stabiliscono un’efficacia retrodata, vista la «necessità di avviare la procedura di gara entro la prima settimana del mese di agosto».
«Emerge» - scrive il gip - come il contratto sottoscritto dal direttore generale e dal direttore amministrativo di Ilspa (Rognoni e Perez) sia stato ancora una volta strumentalmente retrodatato». Sintomatica l’intercettazione fra Magrì e Perez, che con «tono sarcastico» dice all’avvocato: «Bisogna che ti coordini un attimino con Cecilia, perché l’idea era quella di mettere dentro quello fatto e quello che tu andrai a fare prima che noi faremo la procedura per affidare tutto quello che affideremo e... su Arexpo, ok, capito, nel caso poi in cui tu risulterai vincitore di quella procedura, andrai avanti tu, capito».
L’ 8 settembre 2011, le parti danno atto che «il contratto è protratto sino all’acquisizione di tutte le aree, ovvero al 30 dicembre 2011, avendo lo studio legale espletato in toto (tre mesi prima? ndr) le prestazioni ivi previste».
Naturalmente, sino al 14 febbraio 2012, l’avvocato Magrì «non aveva ancora completato le prestazioni del primo incarico e già trattava parallelamente e stringeva accordi con Rognoni, Cecilia Felicetti e Maurizio Malandra (ai domicilairi, ndr) per aggiudicarsi un nuovo e più sostanzioso contratto». E l’11 aprile 2012, ultima data per la presentazione delle offerte, veniva ufficializzato l’incarico a Magrì per un importo definitivo di 160 mila euro. Come d’accordo con Rognoni, già dal 9 febrbaio 2012.

Infrastrutture. La centrale dell’efficienza negli appalti
di Gianbattista Anastasio da il Giorno
— MILANO —
È IL BRACCIO ESECUTIVO della Regione, Infrastrutture Lombarde. Uno dei centri nevralgici del potere ciellino in Lombardia, oggi come nel ventennio di Roberto Formigoni (nella foto). Un potere di apparato e apparati, difficile da rimuovere: Roberto Maroni di fatto non vi ha messo mano, sempre gli stessi ai vertici della società controllata da Palazzo Lombardia. L’ex direttore generale Antonio Giulio Rognoni, a dispetto delle smentite da lui stesso abbozzate negli anni, è un formigoniano ed un ciellino doc. E nonostante il cambio di guida in Regione, poco è mancato che fosse nominato subcommissario di Expo in supporto al commissario unico Giuseppe Sala, al delegato della società di gestione dell’evento, Antonio Acerbo e quello del Comune, Gianni Confalonieri. Dagli ospedali alle infrastrutture necessarie al grande evento del 2015 passando per il demanio regionale, non c’è settore, tra quelli che contano, nel quale Infrastrutture Lombarde non abbia un ruolo. Il core business è la consulenza ed il supporto tecnico, amministrativo e legale alla redazione dei bandi e delle procedure di gara. Settore delicatissimo, quello degli appalti. Nasce nel 2003, la società. Sì, nel pieno del potere formigoniano. Oggi vanta un capitale sociale pari a 7,9 milioni di euro. Valore della produzione indicato nell’ultimo bilancio disponibile, quello del 2012: 167.315. L’utile conseguito e dichiarato nello stesso anno è di 98.287 euro anche grazie ad un contributo di 993mila euro arrivato dalla Regione. Numeri che non paiono colossali, a dispetto dell’importanza della missione affidata ormai da 11 anni alla società.

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