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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)
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giovedì 7 maggio 2020

SERVE REGOLARIZZARE, SERVE UNA SANATORIA, SERVE UMANITÀ. L'APPELLO DELLA RETE 23MARZO BRIANZA ACCOGLIENTE E SOLIDALE

Da alcuni giorni si parla, si scrive e si dibatte sull'opportunità di regolarizzare un certo numero di lavoratori e lavoratrici che lavorano come braccianti nel settore agricolo (immigrati ma anche italiani senza tutele contrattuali) e come badanti nell'assistenza degli anziani.
Per quanto riguarda i migranti, la proposta al vaglio del Governo intende concedere loro un permesso temporaneo, rinnovabile per un periodo predeterminato.
Il numero stimato totale delle persone interessate è di circa 600.000 .

E' una proposta timida e incompleta poichè le condizioni in cui lavorano questi braccianti sono veramente pesanti, inumane e di degrado, con orari di lavoro massacranti, con l'emarginazione in alloggi di fortuna, in fatiscenti masserie isolate, in baraccopoli improvvisate quasi sempre senza acqua, senza elettricità e con pessime condizioni igieniche e senza alcuna tutela sanitaria
Eppure, sono queste persone che con il loro lavoro, sottopagati e ricattati dai "caporali" e da imprenditori senza scrupoli, consentono a tutti noi di avere cibo in tavola.
Per loro, ultimi tra gli ultimi, i due gruppi medesi di SINISTRA e AMBIENTE e di IMPULSI-SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ hanno aderito ad un appello promosso nella Provincia di MB dalla rete 23 Marzo Brianza Accogliente e Solidale.

Un appello affinché la regolarizzazione dei lavoratori migranti possa:
  • essere aperta a tutti coloro che versano in una condizione di irregolarità o che siano titolari di permessi non rinnovabili o convertibili
  • non sia vincolata alla stretta titolarità di un rapporto di lavoro
  • preveda requisiti di accesso semplici e chiari.
Solo così si potrebbero evitare le problematiche già vissute in passato e che il provvedimento stesso si trasformi in una farsa discriminatoria e ingiusta.


Per aderire alla Rete oppure semplicemente all'Appello puoi contattare:
brianza23marzo2019@gmail.com

venerdì 18 gennaio 2019

LA BRIANZA CHE ACCOGLIE CRITICA LA LEGGE "INsicurezza e IMMIGRAZIONE" DEL GOVERNO E SI INCONTRA A MONZA IL 31-1-019

Con la conversione in legge (n° 132 del  1 dicembre 2018)  viene confermata l'applicazione del decreto 113 meglio noto come "decreto sicurezza".
Si tratta di una normativa che nei fatti rende difficile la vita ai richiedenti asilo e ai profughi, limitandone i diritti e complicando in maniera pesante il percorso di accoglienza e di integrazione.
Ne avevamo scritto e trattato nel post IMPULSI - SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ SUL DECRETO INsicurezza, I PROFUGHI, LA POVERTÀ riprendendo il lavoro del Movimento Politico medese IMPULSI-SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ e in precedenza, con un focus sui contenuti (che purtroppo non sono cambiati) anche su:  DECRETO "IMMIGRAZIONE E SICUREZZA" UN ALTRO PASSO PER ALIMENTARE LA DERIVA RAZZISTA .
Ora, uno dei soggetti che opera in Provincia di MB in prima fila nella Buona Accoglienza interviene nel merito dei disastri che la nuova legge promulgata dal Governo M5S - Lega.
BONVENA (Accoglienza in esperanto), rete di associazioni e gruppi No - Profit del Terzo Settore, ha diffuso una lettera /appello per promuovere un momento informativo, di raccolta di adesioni e di forme di sostegno.
Un' analisi puntuale sulle norme punitive e discriminatorie verso coloro che sono considerati "stranieri"  introdotte dalla nuova normativa.



Il documento, che val la pena di leggere nella sua interezza, è la base per un momento pubblico che si terrà a Monza Giovedì 31-1-019 al BINARIO 7 a partire dalle ore 9.00.
All'incontro pubblico ha dato la sua adesione il gruppo di SINISTRA E AMBIENTE e il Movimento Politico IMPULSI - SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ.


mercoledì 12 dicembre 2018

IMPULSI - SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ SUL DECRETO INsicurezza, I PROFUGHI, LA POVERTÀ


Il Movimento politico IMPULSI-SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ ha elaborato un testo che fa il punto sul Decreto Legge "sicurezza" ormai legge organica dello Stato dopo la firma del Presidente della Repubblica.
Lo rilanciamo sul blog di Sinistra e Ambiente invitando i visitatori a prendersi del tempo leggendolo nella sua completezza.
Lo scritto centra molti dei punti di questo Paese ammalato di odio verso gli ultimi e con rappresentanze politiche, ora al Governo, incapaci di azioni efficaci per combattere emarginazione e povertà e anzi più propense ad utilizzare i drammi altrui a proprio uso e consumo per una campagna elettorale permanente.

Dal blog IMPULSI-SOSTENIBILITÀ e SOLIDARIETÀ
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Vengono da lontano le politiche e le scelte che creano una condizione di difficoltà estrema per coloro che arrivano in Italia con la speranza di un futuro migliore.
Reato di clandestinità, Decreto Minniti che limita i diritti di ricorso legale, accordi con le milizie libiche per trattenere i disperati in campi con condizioni inumane, chiusura della missione italiana di salvataggio Mare Nostrum, campagna continua e martellante per allontanare le navi delle ONG che prestavano soccorso in mare e ora il decreto legge su sicurezza ed immigrazione (DL 113/2018) che con la firma del Presidente Mattarella è stato promulgato ed è legge organica dello Stato.
Il governo Conte e la maggioranza M5S e Lega scrivono una delle “più cattive norme della storia italiana”, probabilmente anticostituzionale, certamente discriminatoria ed umiliante per gli stranieri e pericolosa per gli italiani.
L’obiettivo primario di quella che è divenuta ormai legge dello Stato è lo smantellamento di quei progetti di buona accoglienza, senza minimamente incidere su coloro che invece hanno furbescamente costruito una fortuna evitando di dare adeguati servizi ai richiedenti asilo, ammassati con numeri insostenibili nelle strutture da loro gestite.
Invece di intervenire laddove non c’era e non c’è garanzia di servizi di qualità, il governo Lega-M5S ha scelto di combattere il modello fatto da un percorso condiviso, di prossimità e di qualità che consente di  creare le basi di una pacifica convivenza con chi, a costo di enormi sacrifici e mettendo spesso a repentaglio la vita propria e dei propri cari, arriva da paesi non appartenenti alla comunità europea, in fuga da conflitti, disastri naturali, persecuzioni, condizioni di vita insopportabili o altri eventi altrettanto gravi.
La legge cancella il Permesso Umanitario, sostituendolo con un Permesso Speciale, di limitata validità temporale (massimo 1 anno)  e inserisce una casistica per pochi casi (vittime di particolare sfruttamento lavorativo , cure mediche, calamità naturali, atti di particolare valore civile) su cui valutare situazioni e condizioni individuali complicate.
E' negato  l'accesso agli SPRAR (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati) ai titolati di Permesso Umanitario a partire dal 5-10-018 (data di entrata in vigore del Decreto legge), impedendo loro di completare percorsi d’inclusione e buttandoli  per legge in mezzo alla strada e poco importa se tra essi vi sono donne e bambini.
Una campagna per l'accoglienza nel vimercatese
Si persegue dunque il disegno di segregare prima e di rendere irregolari a vita i migranti che oggi risiedono nei nostri comuni in strutture diffuse, composte da piccoli nuclei facenti parte di progetti d’integrazione (SPRAR), limitando il diritto d’accesso ai soli titolati di protezione internazionale o ai minori stranieri non accompagnati.
Si tolgono diritti, persino risorse per l’alfabetizzazione linguistica e l’assistenza sanitaria.
Sarà poi pressoché impossibile per un richiedente asilo e un profugo ottenere la residenza poiché il DL 113/018 non riconosce più il Permesso di soggiorno temporaneo quale documento utile per l’iscrizione all’anagrafe. A lui verranno quindi negato l'accesso ai quei servizi di welfare comunale dove la residenza è un requisito.
La cattiveria persecutoria del governo e della maggioranza arriva a colpire anche coloro che richiedono la cittadinanza italiana, innalzando a 48 mesi i tempi di risposta e incrementando il contributo per l’istanza.
E’ evidente l’intenzione di criminalizzarli in quanto diversi, per provenienza, religione, costumi, e in egual misura perchè poveri contravvenendo alla responsabilità e consuetudine di attenzione, ospitalità e protezione che ha contraddistinto la storia dell’umanità. 
E’ la diversa provenienza e il rischio di emarginazione e povertà che si vuole relegare nell’angolo.
Da sempre i poveri rappresentano un elemento di critica per le nostre coscienze e d’instabilità per l’ordine sociale nella misura in cui hanno interesse a sconvolgere un sistema che li mortifica e mantiene nella condizione d’indigenza materiale e formativa, non avendo nulla da perdere nel farlo. 
Si risponde alle ingiustizie economiche e sociali, in aumento anche in occidente, con soluzioni a buon mercato, attribuendo tutti i mali ad una categoria di persone o ad istituzioni sovranazionali, in un crescendo di sovranismo egoistico, di razzismo, di discriminazione. 
Non ci si fa scrupolo di alimentare un clima di paure, quasi sempre ingiustificate, utilizzando dati falsi od incompleti ed intimorendo chi si oppone a queste letture. 
Occorre invece adottare una strategia differente provando a rigovernare l’economia, restituendo, nell’interesse generale, dignità alle persone, specialmente a chi vive situazioni di precarietà sia nella vita che nel lavoro e pertanto continuamente ricattabile perchè in condizioni di debolezza.
Servono politiche di inclusione e non di esclusione, servono scelte coraggiose per contenere la povertà e l’aumentare degli “ultimi”, di tutti gli “ultimi” indipendentemente dalla loro provenienza.
Proprio per stare nel tema della lotta alla povertà, è dubbio ed insufficiente un welfare che preveda un reddito minimo (che peraltro ingloba precedenti sussidi e rendite virtuali per case di proprietà) e contempli sia il controllo sia la definizione rigida dei beni acquistabili, l’accettazione di qualsiasi lavoro, sempre che se ne trovi, indipendentemente dalle qualifiche e dalle aspettative. 
Tutto altresì ancora avvolto dall’incertezza delle tempistiche applicative. 
Lo strumento, così come è pianificato, non implica una liberazione dalla povertà, ma struttura il governo degli esclusi.

Per approfondire il tema della lotta all'odio e all'intolleranza sul web e più in generale nell'informazione:

giovedì 9 agosto 2018

LO SCHIAVISMO AGRICOLO " MADE IN ITALY"

C'è stata una vera e propria strage in Puglia con 16 braccianti di origine africana morti.
Tornavano stanchi dopo una giornata di lavoro massacrante e sottopagato nei campi della Puglia. Erano ammassati su piccoli furgoni, adibiti al loro trasporto verso dimore altrettanto di fortuna, spesso case coloniche fatiscenti o tendopoli ptive di qualsivoglia servizio.
Con ogni probabilità, tutti sotto il controllo di "caporali" e con un lavoro dove la dignità è continuamente calpestata, i diritti sono inesistenti e dove vige il ricatto continuo tanto da poter affermare che le condizioni sono da schiavismo agricolo.
Poche parole in merito da parte del solito Ministro degli interni, in genere ossessionato dai migranti.
Eppure è noto da tempo quali siano le condizioni disumane cui sono sottoposti i lavoratori stagionali in agricoltura, sopratutto se si tratta di persone provenienti dall'est Europa o dai Paesi africani.
Il Manifesto fornisce qualche numero e su una spaventosa realtà e su una legge che seppur con aspetti positivi, stenta ad essere applicata.

di Adriana Pollice
Responsabilità estesa alle aziende 
ma i pochi controlli non funzionano.

La legge anticaporalato.  
30mila imprese assumono in modo irregolare, 
400mila i braccianti potenziali vittime



«La legge 199 sul caporalato c’è ma non viene completamente applicata. Dobbiamo partire da quello e rafforzare le tutele già in parte previste» è la posizione del premier Giuseppe Conte, ribadita ieri a Palazzo Chigi, in linea con i 5S. Fino a un mese fa, però, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e il ministro della Politiche agricole, Gian Marco Centinaio, spingevano per cambiarla perché «invece di semplificare complica».
LA NORMA è entrata in vigore a novembre 2016, il testo prevede la condanna non solo del caporale ma anche del datore di lavoro, il reato viene considerato più grave se il reclutamento è avvenuto con violenza o minaccia. È prevista la confisca dei beni utilizzati per l’illecito che vanno dal furgoncino con cui si portano i braccianti sui campi all’azienda stessa (che può finire in controllo giudiziario) o al denaro di cui non si possa giustificare una diversa provenienza. Fin qui la legge riscuote un generale consenso.
C’è invece una parte che si presta all’elusione, lasciando così il settore in mano a pratiche illegali. Ad esempio l’iscrizione facoltativa delle imprese nella Rete del lavoro agricolo di qualità, presso l’Inps. Su 200mila attive in Italia, hanno ottemperato appena 3.600. «Persino quelle in regola – spiega Marco Omizzolo, responsabile scientifico dell’associazione In Migrazione – non hanno il coraggio di rompere l’omertà. Preferiscono non iscriversi, accettando quindi di competere in un mercato irregolare, pur di non dare fastidio alla grande distribuzione e alle imprese che utilizzano capitali illeciti».
ALL’ILLEGALITÀ diffusa si affiancano le mafie: «Quelle straniere, come la rumena o la bulgara, gestiscono i flussi dall’est – prosegue Omizzolo – poi c’è quella dei lavoratori indiani. I clan nostrani gestiscono il trasporto delle merci all’estero, i mercati ortofrutticoli e la grande distribuzione».
I CONTROLLI sono un punto debole della legge 199. Il report dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil spiega che, in ognuno dei 220 distretti agricoli, ci sono in media 34 caporali, circa 15mila su tutto il territorio. Sono circa 30mila, poi, le aziende agricole che ingaggiano lavoratori in modo irregolare: il 60% impiega caporali; 9mila ricorrono a caporali violenti; quelle colluse con organizzazioni criminali sono quasi 3mila, 900 usano metodi mafiosi. Dall’altro lato dello spettro, sono 400mila i braccianti potenziali vittime di caporalato, 100mila vivono in schiavitù. Per contenere il fenomeno ci sono 2.832 unità in forza all’Ispettorato del Lavoro: 1.182 in capo all’Inps, 299 all’Inail. Nel 2017, su 7.265 ispezioni, sono stati individuati 5.522 lavoratori irregolari di cui 3.549 in nero. «I controlli non funzionano – spiega Omizzolo –, utilizza metodi superati: la filiera non si basa più sul punto di incontro dove vieni ingaggiato dal caporale. Le batterie di lavoratori adesso vengono coordinate via whatsapp o sms. E ancora: quando arrivano gli ispettori ai cancelli dell’azienda, la vedetta avverte, partono i messaggi e i lavoratori in nero spariscono. Bisogna poi incidere di più su strumenti come gli indici di congruità: l’estensione, la quantità di produzione e i lavoratori dichiarati. A Latina, ad esempio, ci sono aziende di 100 ettari che dichiarano di fare il raccolto in soli 3 giorni con 5 lavoratori».
LO STATO non sempre cerca dove dovrebbe: «Molte buste paga sono fasulle, 28 giorni di lavoro effettuati e solo 4 o 5 dichiarati, con la complicità di commercialisti e avvocati. Le illegalità non avvengono solo al Sud: nel grossetano ci sono gli stessi fenomeni di sfruttamento pure in presenza di una produzione di qualità vanto del made in Italy. Nel bresciano è morto un bracciante di fatica proprio come Paola Clemente in Puglia».
NON FUNZIONA neppure la parte dedicata al piano di interventi (che avrebbe dovuto essere adottato entro 60 giorni dall’entata in vigore della legge) per la logistica e il supporto dei braccianti, cioè trasporto e alloggi. Le istituzioni hanno attivato linee di finanziamento ma non ci sono obblighi per i datori di lavoro. Così è stata semplicemente ignorate e i ghetti sono rimasti in piedi. Con gli effetti che si sono visti nel foggiano. «La legge va applicata tutta – conclude Omizzolo – coinvolgendo forze dell’ordine e istituzioni. I controlli devono arrivare fino alla grande distribuzione. Soprattutto, va eliminata la Bossi–Fini, che ha dato legittimità informale a tutto il sistema di sfruttamento dei braccianti».

venerdì 29 giugno 2018

IL 6° RAPPORTO DI BONVENA SUI RICHIEDENTI ASILO IN PROVINCIA DI MB

Come ogni anno, il Raggruppamento Temporaneo d'Impresa BONVENA (raggruppamento di gruppi ed associazioni del settore NO PROFIT) che si occupa di gestire l'accoglienza dei richiedenti asilo in Provincia di Monza e Brianza pubblica il rapporto sulle attività e sul modello di accoglienza praticato per le persone da lei ospitate in applicazione al bando della Prefettura di MB.
Il report arriva in un periodo "caldo" sull'argomento Profughi, con esternazioni e azioni quotidiane di un ministro in quota Lega aventi lo scopo di criminalizzare le ONG che nel Mediterraneo si occupano di porre in salvo un'umanità disperata, preda di traffici e scafisti senza scrupoli.
Azioni e dichiarazioni irresponsabili e da continua e costante propaganda elettorale che creano e diffondono odio verso coloro che si trovano in condizioni di estrema difficoltà, facendoli falsamente percepire come causa dei problemi che investono il Paese Italia.
C'è però qualcuno che ogni giorno lavora affinchè si gestisca al meglio l'accoglienza sul territorio, con attività di socializzazione e conoscenza reciproca, di formazione linguistica e professionale, di  tirocini formativi.
Ecco questa è l'agire che più ci piace perchè crea inclusione e non discriminazione.
Sono oltre un migliaio i richiedenti protezione internazionale accolti nelle strutture presenti in 44 comuni del territorio brianzolo.
Per la maggior parte - circa 700 - ospitati all'interno di appartamenti, in piccoli gruppi, secondo un modello innovativo di accoglienza diffusa a basso impatto, volta a promuovere la relazione con la comunità ospitante.
Più di 11 mila le ore di formazione erogate, solo nel primo trimestre 2018, per fornire competenze professionali a chi vuole costruire il proprio futuro in Italia. Ma anche corsi di lingua italiana, coinvolgimento in attività di volontariato, nella pratica dello sport e in progetti artistici e culturali.
Un fondo Hope creato appositamente a supporto della formazione individuale e dei tirocinii. Non manca l'assistenza e il supporto legale in convenzione con l'ARCI.
C'è l'ompegno attento e continuo degli operatori che seguono i piccoli gruppi ospitati negli appartamenti anche con il prezioso ausilio della mediazione linguistica e culturale.
Certo, un lavoro non semplice, pieno di momenti difficili, ma un lavoro utile non solo per i richiedenti asilo ma anche per la comunità della nostra Provincia.

Gli Enti che compongono la Rete Bonvena sono: 
Consorzio Comunità Brianza, Consorzio Sociale CS&L, Aeris Coop Sociale, Associazione II Mosaico Interculturale Onlus, Associazione Sulè Onlus, Azalea Coop Soc, Buena Vista Coop Soc, Caritas Zona Pastorale V, Glob Coop Sociale, La Grande Casa Coop Sociale, Meta Coop Sociale, Associazione Natur& Onlus, Novo Millennio Coop Sociale, Pop Coop Sociale, Sociosfera Coop Sociale.

Ecco, prendetevi un po' di tempo e leggete il VI report "dal mare e dalla terra".
Serve ad informarsi meglio sulla realtà, dando un calcio alle mistificazioni e alle panzanate diffuse a piene mani dagli imprenditori della paura e da coloro che hanno costruito le loro fortune politiche e d'immagine sulla denigrazione e sul razzismo.

venerdì 28 luglio 2017

Il 5° RAPPORTO SUI PROFUGHI OSPITI DI BONVENA IN PROVINCIA DI MB

Anche quest'anno, per informare e smontare bufale e falsità, pubblichiamo il rapporto annuale della rete RTI Bonvena sull'accoglienza dei Richiedenti Asilo in Monza e Brianza presentato il 27-7-017 nella sede della Provincia.
All'incontro erano presenti Sindaci e Assessori di Cogliate, Macherio, Lissone, Bovisio Masciago, Vimercate, Mezzago, Verano Brianza, operatori del terzo settore e la stampa.
E' un rapporto dettagliato che illustra i numeri, le suddivisioni nei vari Comuni e che sopratutto racconta  l'attività svolta dall'RTI BONVENA, dopo aver vinto il Bando della Prefettura per il 2017, con le persone a lei affidate,
Chiaramente RTI Bonvena non è l'unico soggetto operante sul territorio poichè la prefettura assegna i rimanenti richiedenti asilo non coperti dal primo assegnatario, ad altri.
La situazione illustrata arriva all'aprile 2017 con 1142 richiedenti Protezione Internazionale ospitati presso le strutture di Bonvena (cresciuti poi a 1203 alla data odierna) sui 1900 presenti in Provincia di MB.


In Brianza, le persone provenienti dai porti di sbarco o da altri hub regionali, vengono temporaneamente inseriti negli hub di Monza e di Agrate (attualmente è in valutazione l'apertura di un terzo hub per far fronte ad altri arrivi) e poi smistati nelle strutture comunitarie di Camparada, Carnate, Limbiate, Lissone, Triuggio.
Il modello di Bonvena lavora su un'accoglienza diffusa sul territorio con l'inserimento in piccoli gruppi nelle abitazioni private affittate o messe a disposizione (130 appartamenti gestiti da Bonvena in prov di MB). Sono piccoli gruppi che vengono costantemente seguiti dai case manager e dai volontari delle associazioni cui sono affidati.


L'accoglienza prevede sin da subito l'inserimento in corsi di Italiano suddivisi per livelli di apprendimento.
Un buon gruppo di richiedenti asilo ha avuto accesso anche ai corsi del Centro Provinciale per l'Istruzione e l'Alfabetizzazione degli adulti italiani e stranieri (CPIA) per l'ottenimento della licenza di scuola media inferiore, raggiungendo l'obiettivo.
Importanti i servizi di mediazione culturale, di supporto legale e di introduzione al mondo del lavoro ormai consolidati e realizzati in particolare con il supporto di ARCI e CGIL.
Hanno preso avvio anche convenzioni con enti formativi con corsi di formazione professionali mirati e coperti economicamente con il fondo Hope.
Il fondo Hope, creato con donazioni degli enti aderenti a Bonvena e dei privati, garantisce inoltre, ormai stabilmente la possibilità di avviare con una borsa lavoro di tre mesi molti tirocini formativi oltrechè supportare progetti individuali di autonomia.
Bonvena s'è mossa anche coinvolgendo le Amministrazioni e le associazioni locali in tavoli di lavoro e discussione che hanno consentito attività di volontariato sul territorio cui i profughi hanno partecipato.
Uno degli obiettivi è quello di lavorare affinchè questo modello si consolidi e con esso si attivino, insieme alle Amministrazioni, strutture stabili di Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) per continuare a lavorare sull'integrazione delle persone che hanno ottenuto un riconoscimento della loro richiesta e sono titolari di un permesso (asilo politico, protezione sussidiaria, protezione umanitaria).
Insomma, lo diciamo da tempo, in Brianza esistono "buone pratiche" che puntano all'accoglienza solidale e non all'assistenzialismo.
Sono buone pratiche che demarcano un confine netto tra chi da tempo opera nel terzo settore con professionalità e senza fini di lucro e coloro che invece speculano sul dramma dei profughi con cooperative nate "alla bisogna".
Siano la Prefettura e gli enti preposti alla vigilanza a intervenire con decisione laddove si riscontrino inadempimenti, mancanze o "furbate" le cui prime vittime sono i richiedenti asilo.

Sotto il rapporto, da leggere con attenzione e voglia di sapere e capire.



sabato 15 luglio 2017

MEDA: ALL'AMMINISTRAZIONE SANTAMBROGIO NON PIACE L'ARRIVO DI PROFUGHI IN CITTA'

In Provincia di MB molti sono i Comuni dove sono ospitati i richiedenti asilo, per la maggior parte in carico all'RTI BONVENA, rete composta da Consorzio Comunità Brianza e CS&L – i due i principali consorzi di cooperative sociali del territorio, insieme a numerose altre organizzazioni No Profit ad esse aggregate.
La RTI Bonvena ha vinto il Bando di gara per gestire circa 1100 posti per richiedenti asilo a fronte di un bisogno dichiarato dalla Prefettura di MB di 1700 posti, assegnati dal Ministero degli Interni alla Provincia di MB.
Per coprire tutti i posti necessari, la Prefettura si avvale anche di realtà esterne all'RTI Bonvena.
E' tra questi soggetti la cooperativa che, da pochi giorni, ospita a Meda presso uno stabile ristrutturato e preso in affitto, un gruppo 12 richiedenti asilo.
Come prevedibile, l'amministrazione di Santambrogio ha subito mostrato di non gradire.
La nuova amministrazione medese con un comunicato, ripreso anche dalla stampa, si è infatti allineata totalmente alla posizione espressa dalla Lega e dalla destra brianzola. Posizione caratterizzata da una ostilità diffusa verso l'arrivo e l'insediamento sul territorio dei profughi.
Al contempo anche su alcuni gruppi social locali s'è scatenata la canea con stereotipate considerazioni in buona parte dettate da un ingiustificato odio e da una totale mancanza d'informazione. Dai più, il richiedente asilo è visto come un nemico su cui scaricare responsabilità che non ha.
Nel comunicato del neosindaco c'è la generalizzazione indiscriminata verso tutti coloro che gestiscono l'accoglienza che vengono dipinti come soggetti interessati "al facile guadagno".
Certo in una gestione difficile, complicata e delicata quale è quella dei profughi esistono anche "i furbi".
In genere si tratta di coloro che mai prima avevano fatto attività nel campo del terzo settore e del sociale e che hanno creato "cooperative alla bisogna" senza alcuna esperienza nel settore, restituendo servizi scarsi se non inesistenti e lasciando spesso all'abbandono le persone a loro affidate. 
Ne abbiamo ad esempio parlato in QUESTA NON E' ACCOGLIENZA .
Per evitare che ciò accada, serve che la Prefettura attui controlli costanti sui servizi erogati e intervenga in modo deciso laddove necessario, investendo anche le autorità giudiziarie qualora si evidenzino gravi mancanze o indebiti introiti fatti sulla pelle dei profughi.
E' dunque importante che si monitori con attenzione per essere certi che le persone accolte ricevano effettivamente l'aiuto di cui hanno bisogno.
C'è per fortuna anche un tessuto sano e consolidato di cooperative, di Onlus, di gruppi e associazioni No Profit che in Brianza e altrove lavora da tempo nel sociale con standard qualitativi alti ora ampliati, implementati e trasferiti nella gestione dell'accoglienza.
Generalizzare con "frasi fatte" anch'esse alla bisogna, è tentare di screditare queste positive realtà per screditare il concetto stesso di accoglienza.
Insomma, in Brianza come altrove (e Meda non fa eccezione), stiamo assistendo ai soliti posizionamenti, con amministrazioni che tentano di impedire una equa distribuzione dei richiedenti asilo sul territorio, chiamandosi fuori e cercando di non essere coinvolti in questa distribuzione.
Questo atteggiamento acuisce le criticità in quei Comuni dove le presenze risultano più numerose con conseguenti ed evidenti difficoltà a praticare inserimenti diffusi e su piccoli nuclei.
Sono prese di posizione che si esplicitano, come nel caso di Meda, con la mancata adesione al Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) che non è mai stato preso in considerazione ne dal precedente sindaco Caimi (Pd) ne tantomeno dall'attuale,  Santambrogio, che guida una coalizione Lega, F.I., F.d.I.
Si sa, l'argomento profughi non porta consensi.
Eppure lo SPRAR è un sistema, condiviso anche dall'ANCI, con un ritorno economico,  l'azione e il controllo diretto delle amministrazioni e una conduzione coordinata ed in sinergia con i gestori dell'accoglienza. Alcuni Comuni in Provincia di MB hanno dato la loro adesione al Bando SPRAR e il primo  progetto ha preso avvio a Desio.
Se un Comune decide di non aderire allo SPRAR esiste in ogni caso la possibilità che nel suo territorio siano insediati dei richiedenti asilo da parte del soggetto che li ha in affidamento.
Legittimamente le amministrazioni chiedono d'essere informate dalla Prefettura (comunque non tenuta a farlo) ma spesso lo fanno pretendendo un diritto di veto e accostando l'arrivo dei profughi con presunte rischi per la sicurezza dei cittadini.
Anche l'amministrazione medese ha, purtroppo, seguito questa strada.
Sono accostamenti fuorvianti che servono solo a giustificare posizioni di chiusura preconcetta.
Così, invece d'una corretta e sana collaborazione tra amministrazione, Prefettura e enti gestori, scatta la deriva "celodurista" come se, per definizione, i profughi causino solo  problemi di ordine pubblico e siano soggetti che sottraggono risorse locali.
Due falsità assolute.
E' triste constatare che molte amministrazioni non sappiano vedere oltre, preoccupate solo di mantenere il loro Comune "intonso" da presenze per loro indesiderate, percependo e considerando i richiedenti asilo come un "corpo estraneo".
E' una posizione ipocrita, per parlare alla "pancia" del proprio elettorato, con valutazioni che quasi sempre originano disinformazione e confusione.
Esempio deleterio è l'accumunare tutti sotto la generica dicitura di "migranti" salvo poi fare  distinzione tra chi fugge da guerre e chi no, ignorando (pensiamo volutamente) che ai fini della normativa, lo Stato concede permessi di soggiorno non solo ai profughi di guerra ma anche titoli di protezione sussidiaria e umanitaria qualora ricorrano i requisiti.
Negare poi ai migranti economici qualsiasi legittimità significa non considerare minimamente le situazioni insostenibili che portano le persone ad abbandonare il loro luogo d'origine alla ricerca di condizioni di vita migliori, significa fingere di non sapere che, purtroppo, l'unica via per entrare in Italia loro permessa è la richiesta di protezione e asilo poichè da anni non è consentito l'ingresso per motivi di lavoro.
Insomma, l'amministrazione medese ha mostrato una mera esternazione di ottuso pensiero avulsa dalla realtà.

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Dalla pagina fb di Luca Santambrogio Sindaco (di Meda)


giovedì 18 maggio 2017

SABATO 20 MAGGIO 2017, CONTRO IL RAZZISMO, PARTECIPA ALLA MANIFESTAZIONE INSIEME SENZA MURI


Il giorno di SABATO 20 MAGGIO 017 a Milano con partenza del corteo alle 14.30 da Porta Venezia si terrà la manifestazione INSIEME SENZA MURI.
Un'iniziativa contro il razzismo, l'intolleranza e per l'accoglienza e l'inclusione.
Una risposta da dare a tutti coloro che stanno avvelenando la convivenza civile e abbassando in modo preoccupante il livello di umanità della nostra società.
Un evento utile anche per mostrare la contrarietà ai due decreti già convertiti in legge dei Ministri Minniti e Orlando su immigrazione e sicurezza che che con l’abolizione del secondo grado di giudizio per il riconoscimento del diritto di asilo, trattano diversamente e con un livello di tutela inferiore uomini e donne profughi cancellando per loro un livello di ricorso ad un provvedimento avverso.
Oltre ai razzisti e a chi vuol costruire muri, non ci piace quella classe politica che preferisce accarezzare il pelo a queste pulsioni, ricercando accordi e finanziando Stati affinchè fermino i migranti, anche con l'uso della forza, alle frontiere libiche piuttosto che turche invece di governare il fenomeno e avanzare politiche di accoglienza e di pace.
Si deve guardare alle vere cause che spingono una parte crescente dell’umanità a scappare dalle proprie terre: la rapina delle risorse naturali e delle terre da parte delle multinazionali, le devastazioni ambientali, le infinite guerre dell’occidente, i regimi dittatoriali e sanguinari omaggiati da nostri governi e con i quali si fanno lauti contratti di vendita di armi.

sabato 6 maggio 2017

RIFUGIATI: UNA SQUALLIDA E ODIOSA VICENDA DI CAPORALATO IN PROVINCIA DI COSENZA

Una squallida vicenda messa in luce dalla Procura di Cosenza. Una vicenda che vede, ancora una volta vittime, i richiedenti asilo.
Secondo l'accusa, chi era stato incaricato di gestire l'accoglienza in realtà, dopo averli stipati in strutture fatiscenti, lucrava su di loro mettendoli altresì a disposizione per il lavoro nero sottopagato.
Giusto chiedersi quali controlli effettui la Prefettura su chi vince i bandi per verificare il rispetto degli standard qualitativi e normativi e quali verifiche faccia quando assegna direttamente gruppi di richiedenti asilo a soggetti che dovrebbero gestire l'accoglienza.

Rifugiati sfruttati per lavori agricoli, 
14 arresti a Cosenza

Silvio Messinetti  Edizione del 06.05.2017

Il caporalato nel centro d’accoglienza. Un oliato sistema di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro migrante. Lo schiavismo «legalizzato» per mesi, nonostante fosse già noto che sui contrafforti della Sila, nel fazzoletto di altopiano tra Camigliatello, Casole Bruzio e Aprigliano, c’erano sodalizi criminali che lucravano sui migranti, approfittando di un sistema di accoglienza che fa acqua da tutte le parti.
Chi semina odio sulle Ong che salvano vite umane nel Mediterraneo, si facesse piuttosto un giro in Calabria in quella teoria di alberghi, residence, B&B, trasformati in ghetti per migranti, vilipesi, maltrattati, vessati, ed ora si scopre pure agenzie di collocamento per caporali e lavoratori in nero.
Non si tratta di Ong ma viceversa di sodalizi di speculatori foraggiati dallo Stato che affida (e rinnova) la gestione delle strutture.
Li chiamano «centri di accoglienza straordinari». Ma non accolgono, non proteggono, non tutelano.
Era l’estate scorsa quando una delegazione di LasciateCIEntrare ha ispezionato tutti i centri situati in Sila. 
Ecco com’era declinata l’accoglienza in salsa silana: ospiti costretti a dormire su materassi stesi sul pavimento, senza lenzuola né cuscini, la corrente elettrica assente, l’acqua calda, inesistente. I migranti mostravano irritazioni cutanee e lamentavano la mancanza di assistenza sanitaria. I fili dell’impianto elettrico erano scoperti e molti bagni privi di rubinetteria. Tutti gli abiti che i rifugiati indossavano erano stati donati dalla popolazione locale. 
E il pocket-money non veniva erogato dai gestori, nonostante questi ricevessero dal Viminale ben 35 euro al giorno per migrante.
L’inchiesta della procura di Cosenza che ieri ha portato all’arresto di decine di persone e al fermo di alcuni gestori dei centri d’accoglienza apre altri squarci, finora ignoti, sulla indegna condizione dei rifugiati. Una storia che lascia sgomenti.
Gli elementi raccolti dagli inquirenti hanno permesso di accertare che gli ospiti, senegalesi, nigeriani e somali, venivano prelevati da due strutture, il Santa Lucia e il Centro giovanile jonico di Camigliatello, e portati a lavorare in campi di patate e fragole o impiegati come pastori per badare agli animali da pascolo. 
In particolare, il presidente e i due responsabili della gestione dei Cas risultano accusati di aver illecitamente reclutato i rifugiati a loro affidati per essere impiegati in nero, in concorso con i titolari delle aziende agricole. 
Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, abuso d’ufficio e tentata truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. 
È il primo caso in Italia di applicazione della nuova legge sul caporalato. 
Durissimo il procuratore di Cosenza, Mario Spagnuolo: «E’ terribile che sia stata messa sotto i piedi la dignità delle persone che il nostro articolo 2 della Costituzione sancisce.
Con quale coraggio chiediamo aiuto agli altri se trattiamo così i nostri simili. 
Tutto nasce da una iniziale denuncia fatta da un migrante. C’è stato il coraggio di queste persone di denunciare e da quel momento si è sviluppata una attività di indagine che ha svelato l’esistenza di una vera e propria agenzia del caporalato». 
I migranti lavoravano per undici ore al giorno con paghe minime, 2 euro all’ora, per dieci ore al giorno. La tentata truffa è ipotizzata perché i Cas dislocavano i migranti nelle aziende pur incassando la quota che spetta per ogni migrante. E non finisce qui perchè il giro potrebbe allargarsi. 
«Ci sono indagini in corso e l’attività sta proseguendo», ha concluso l’aggiunto Marisa Manzini.

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Da Repubblica

Sfruttavano i rifugiati a 2 euro all'ora 
per il lavoro nei campi. 
Arrestati i capi di due Centri d'accoglienza di Cosenza

Avrebbero dovuto garantire ai loro ospiti, giovani richiedenti asilo africani, lezioni d'italiano e percorsi d'integrazione. Invece li mandavano a raccogliere patate e fragole con paghe irrisorie. I caporali accusati anche di tentata truffa aggravata: manipolavano i fogli presenza dei profughi per ottenere i fondi pubblici: i ragazzi risultavano presenti in classe mentre erano al lavoro


COSENZA. Avrebbero dovuto agevolarne l’integrazione dei richiedenti asilo e curare le loro ferite fisiche e psicologiche, ma si sono trasformati nei loro nuovi aguzzini. Scoperchia un quotidiano di miseria, sfruttamento e negazione di ogni basilare diritto l’inchiesta della procura di Cosenza, coordinata dal procuratore capo Mario Spagnuolo, dall’aggiunto Marisa Manzini e dal pm Giuseppe Cava, che ha portato venerdì in carcere i due responsabili di due centri d’accoglienza di Camigliatello silano, nel cosentino. Insieme a loro, per ordine del tribunale di Cosenza, 4 persone sono finite ai domiciliari, mentre in 8 sono state destinatarie di un provvedimento di obbligo di dimora.
Tutti sono a vario titolo accusati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, abuso d'ufficio e tentata truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, per aver costretto i rifugiati cui avrebbero dovuto fornito assistenza a lavorare ogni giorno, per oltre 10 ore, nelle aziende agricole della zona. Una storia di ordinario sfruttamento e caporalato nascosta tra le pieghe del sistema di accoglienza delegato ai privati.

Una trentina di ragazzi - senegalesi, nigeriani e somali, riconosciuti come vittime di guerre, persecuzioni e conflitti e per questo riconosciuti come rifugiati – venivano prelevati ogni mattina all’alba e messi a disposizione dei padroncini della zona, per essere impiegati come braccianti o pastori. Per loro, non c’era nessun corso d'italiano o programma di avviamento professionale, tanto meno l’assistenza psicologica che i centri si impegnano a garantire a coloro che in Italia trovano asilo o rifugio perché in fuga da Paesi in cui rischierebbero la vita. I trenta ragazzi ospiti dei due centri di Camigliatello silano in Italia hanno conosciuto solo nuove forme di sfruttamento.
Vestiti in maniera approssimativa nonostante il freddo inverno silano, i ragazzi erano obbligati a lavorare per oltre dieci ore al giorno nei campi di patate o di fragole come braccianti, o come pastori incaricati di badare agli animali al pascolo sull’altopiano silano. Un lavoro duro, pesante e retribuito meno di 15-20 euro al giorno. E ovviamente del tutto clandestino.
Formalmente, i ragazzi risultavano regolarmente presenti nei due centri di accoglienza, dove – recitano le carte – si svolgevano tutte le attività previste dai programmi di assistenza ai rifugiati. Ma era solo una menzogna. I ragazzi venivano di fatto doppiamente sfruttati. Come manodopera a basso costo nei campi e come pretesto per ottenere finanziamenti.
 

lunedì 12 settembre 2016

RAPPORTO 2016 SUI PROFUGHI IN PROVINCIA DI MB SEGUITI DAL NO PROFIT

 
E' un periodo dove assistiamo, anche in Brianza, ad un'ostilità ingiustificata nei confronti dei richiedenti asilo accompagnata da manifestazioni di intolleranza, debitamente alimentate dai soliti e ben noti "imprenditori della paura" che spargono mistificazioni (non ultima quella generata dalle fantasie di un hub per 500 profughi a Seveso !!) giusto per garantirsi visibilità.
Per questo, per fare chiarezza, informazione, smontare le panzanate e cercare di far comprendere che con i profughi si debba e sia giusto fare accoglienza vera, vogliamo qui parlare di un modello interessante, proprio nella nostra Brianza, quello gestito da più di venti gruppi, enti e associazioni no profit unite nell' RTI Bonvena (Accoglienza in esperanto) .

Un sistema gestionale trasparente che Bonvena, dopo essersi aggiudicata il bando della Prefettura di MB nel 2016, così come nel 2014 e nel 2015 ha deciso di portare a conoscenza dei cittadini diffondendo un rapporto e un'analisi sui profughi da essa accolti all'interno del progetto gestionale.
Parliamo (al 31 maggio 2016) di 878 richiedenti protezione internazionale provenienti da oltre 20 nazioni.
Tra i richiedenti, 177 arrivano dalla Nigeria, 119 dal Mali, 106 dal Gambia, 102 dal Pakistan, 91 dal Senegal, 69 dal Bangladesh e 60 dal Ghana.
Sono invece solo 13 le donne, spesso però con sulle spalle un percorso di pesantissimo sfruttamento anche di natura sessuale.
 
Un modello che lavora sull'accoglienza solidale e non sul mero assistenzialismo, tanto dall'aver creato dall'aprile 2014 il fondo Hope che mette a disposizione risorse per azioni non richieste dal bando ministeriale ma che sono utili a dare ulteriori possibilità quali tirocini formativi, sostegno ai progetti individuali, formazione e istruzione.
In Brianza, i richiedenti protezione vengono dapprima ospitati in due hub (Monza e Agrate) per un periodo il più possibile breve poi inviati nelle strutture comunitarie (Camparada, Carnate, Limbiate, Lissone, Triuggio) dove vengono affinati gli interventi di accoglienza.
Sin dall'inizio si avviano i corsi di Italiano.
La terza fase dell'accoglienza è il trasferimento nelle abitazioni affittate nel mercato privato o messi a disposizione.
Si tratta di inserimenti di piccoli gruppi, costantemente seguiti dal case manager e dai volontari locali dell'associazione di riferimento.
Un'altra caratteristica è la rete di rapporti e collaborazione con enti esterni a Bonvena per i servizi di mediazione culturale, di supporto legale e di assistenza al lavoro  (ARCI, Sindacati etc) nonchè con enti formativi.
Importante l'avvio di attività di volontariato sul territorio cui i profughi hanno partecipato. Volontariato svolto con vari enti, Comuni compresi.
Il rapporto illustra anche le tre forme di protezione possibile accordabile ai profughi (Status di Rifugiato, Protezione Sussidiaria, Protezione Umanitaria) conseguente alla storia e alla condizione del richiedente. Il diritto di ricevere protezione è per chi fugge dalle numerose guerre e per chi subisce persecuzioni di varia natura che mettano a rischio la sua incolumità.
Prendetevi una pausa e leggetelo: è un antidoto contro il pregiudizio.

IV REPORT Dal Mare e Dalla Terra_22 Giugno 2016 by Sinistra E Ambiente on Scribd