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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)
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domenica 22 marzo 2020

UN ARTICOLO E UNO STUDIO CHE IPOTIZZA CORRELAZIONI TRA ARIA PESSIMA E VELOCITÀ DI DIFFUSIONE DEI VIRUS


Anna Donati è persona competente che da anni si occupa di viabilità e tematiche ambientali. Con lei, come gruppi ambientalisti del territorio, abbiamo organizzato qualche anno fa anche un incontro pubblico raccontando dell'inutile e impattante autostrada Pedemontana.
Ci fa piacere dunque rilanciare questo suo articolo su "Sbilanciamoci" che riprende lo studio della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) che ha incrociato i dati sulle emissioni di PM10 e PM2,5 delle Agenzie Regionali per la protezione ambientale, con i casi di contagio riportati dalla Protezione Civile.
L'articolo con dati e riflessioni rende accessibile anche lo studio di SIMA.
Prendetevi del tempo, ora che ne abbiamo di più, e leggetelo tutto.




La pessima aria che alimenta il coronavirus
A livelli più alti di inquinamento atmosferico corrisponde una più larga diffusione del coronavirus: uno studio SIMA illustra l’ipotesi, dati sulla Pianura Padana alla mano. Ambiente e salute sono facce della stessa medaglia: un vero Green Deal per ripensare il nostro modello di sviluppo non è mai stato così urgente.
In questi giorni di emergenza coronavirus la priorità è salvare le persone contagiate in grave difficoltà respiratoria predisponendo strutture sanitarie adeguate, tutelare i lavoratori del sistema sanitario e dei servizi essenziali, mentre ognuno di noi restando a casa deve contribuire a ridurre l’espandersi del contagio.
Seguendo il dibattito pubblico e la comunicazione, molti esperti si interrogano sul fenomeno, sulle cause scatenanti, emergono studi che parlano di pandemia annunciata, di come la globalizzazione e il trasporto veloce di lunga distanza abbiano accelerato il contagio globale, facendoci trovare completamente impreparati. Si ragiona di nuovi farmaci e vaccini, di ricerca e lavoro, del rapporto antropocentrico uomo e animali da rivedere profondamente, sulla popolazione e il loro stato di salute, sui tagli alla sanità che mostrano gli effetti nefasti sui livelli di assistenza quando ben pochi tra istituzioni e politica si sono opposti. Si ragiona anche sulle diseguaglianze che contagio, assistenza, crisi economica e lavoro possono produrre ulteriormente sul sistema italiano, già così fortemente diseguale.
E si ragiona infine su come la riduzione della biodiversità e i mutamenti climatici abbiano alterato gli equilibri sul pianeta terra ormai abitato da 8 miliardi di persone, aumentando rischi e fragilità, come ben motivato nel rapporto WWF Italia “Pandemia, l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi”.
È una dura lezione per tutti/e che costringe ad aggiornare l’agenda, rivalutare il ruolo della sanità pubblica, ripensare alle politiche di prevenzione per l’ambiente e la salute. Dove molte cose sul contagio coronavirus sono ancora da studiare, comprendere e mettere in correlazione per darci indicazioni motivate e rigorose sulle politiche per il futuro.
Polveri sottili come tappeto volante per il coronavirus nella Pianura Padana?
Un Position Paper pubblicato in questi giorni dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) redatto in collaborazione alle Università di Bari e di Bologna (scaricabile alla fine di questo articolo), ha esaminato i dati sulle emissioni di PM10 e PM2,5 delle Agenzie Regionali per la protezione ambientale, incrociandoli con i casi di contagio riportati dalla Protezione Civile. Il lavoro di ricerca – intitolato “Relazione circa l’effetto dell’inquinamento da particolato atmosferico e la diffusione di virus nella popolazione” – è frutto di uno studio no-profit che vede insieme ricercatori ed esperti provenienti da diversi gruppi di ricerca italiani, ed è indirizzato in particolar modo ai decisori pubblici.
Lo Studio parte dal richiamare diverse ricerche scientifiche che descrivono il ruolo del particolato atmosferico come “carrier”, cioè come vettore di trasporto e diffusione per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus. Questa è una teoria generale piuttosto consolidata per chi studia i problemi di emissioni inquinanti e qualità dell’aria.
Nello Studio si legge: “Il particolato atmosferico, oltre ad essere un carrier, costituisce un substrato che può permettere al virus di rimanere nell’aria in condizioni vitali per un certo tempo, nell’ordine di ore o giorni. Il tasso di inattivazione dei virus nel particolato atmosferico dipende dalle condizioni ambientali: mentre un aumento delle temperature e di radiazione solare influisce positivamente sulla velocità di inattivazione del virus, un’umidità relativa elevata può favorire un più elevato tasso diffusione del virus cioè di virulenza.”
Il rapporto tra concentrazioni di particolato atmosferico e diffusione dei virus era stato già indagato: nel 2010 si era visto che l’influenza aviaria poteva essere veicolata per lunghe distanze attraverso tempeste asiatiche di polveri che trasportavano il virus. I ricercatori avevano dimostrato che c’è una correlazione di tipo esponenziale tra le quantità di casi di infezione e le concentrazioni di polveri sottili. Nel 2016 era stata osservata una relazione tra la diffusione del virus respiratorio sinciziale umano nei bambini e le concentrazioni di particolato. Questo virus causa polmoniti nei bambini e viene veicolato attraverso il particolato in profondità nei polmoni e la velocità di diffusione del contagio è correlata alla concentrazione di PM10 e PM2,5.
Sulla base di questi studi pregressi i ricercatori italiani hanno esaminato i dati delle centraline di rilevamento attive sul territorio nazionale, registrando il numero di episodi di superamento dei limiti di legge del PM10 (50 microg/m3 di concentrazione media giornaliera) nelle province italiane. Parallelamente, sono stati analizzati i casi di contagio da COVID-19 riportati sul sito della Protezione Civile. Dall’analisi è emersa una relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di PM10 registrati nel periodo tra il 10 e il 29 febbraio e il numero di casi infetti da COVID-19 aggiornati al 3 marzo, considerando quindi il tempo di incubazione del virus fino alla identificazione della infezione contratta dalle persone.
Secondo il Position Paper, nella Pianura Padana si sono osservate le curve di espansione dell’infezione che hanno mostrato accelerazioni anomale, in coincidenza, a distanza di due settimane, con le più elevate concentrazioni di particolato atmosferico, che hanno esercitato un’azione di “boost”, cioè di incremento alla diffusione virulenta dell’epidemia. Secondo i ricercatori, quindi, “le alte concentrazioni di polveri registrate nel mese di febbraio in Pianura Padana hanno prodotto un’accelerazione alla diffusione del Covid-19. L’effetto è più evidente in quelle province dove ci sono stati i primi focolai”.
 Ma sono gli stessi ricercatori, per voce del presidente della SIMA Alessandro Miani, a sottolineare che “in attesa del consolidarsi di evidenze a favore di questa ipotesi presentata nel nostro Position Paper, in ogni caso la concentrazione di polveri sottili potrebbe essere considerata un possibile indicatore o ‘marker’ indiretto della virulenza dell’epidemia da Covid-19. Inoltre, in base ai risultati dello studio in corso l’attuale distanza considerata di sicurezza potrebbe non essere sufficiente, soprattutto quando le concentrazioni di particolato atmosferico sono elevate”.
Il Position Paper chiude richiedendo alle istituzioni pubbliche misure restrittive per il contenimento dell’inquinamento, come azione di prevenzione a tutela della salute e dell’ambiente in cui viviamo.
Sembra evidente che questa ipotesi di correlazione andrà approfondita ed estesa sulla base di dati e indagini di lungo periodo, insieme a molte altre ricerche che andranno svolte su quanto sta accadendo a livello mondiale e locale con la pandemia da coronavirus, per fornire motivazioni e soluzioni alla crisi che stiamo vivendo.
Di certo già sappiamo che l’inquinamento dell’aria provoca numerosi morti premature in Europa, molto spesso nell’indifferenza generale, in particolare della comunicazione e delle istituzioni, come ci dice il “Rapporto sulla qualità dell’aria 2019” dell’Agenzia Europea per l’Ambiente. Secondo il Rapporto, il particolato fine PM2,5 da solo ha causato circa 412.000 decessi prematuri di persone in 41 paesi europei nel 2016, di cui circa 374.000 di questi decessi si sono verificati in Europa a 28.
L’Italia ha il valore più alto dell’Ue di decessi prematuri per biossido di azoto (NO2, 14.600 persone), seguita da Germania (11.900 persone) e Regno Unito (11.800 persone). E il nostro paese è primo anche per le conseguenze da esposizione all’ozono O3: 3.000 morti premature, contro 2.400 della Germania e 1.400 della Francia. Mentre per il PM2,5 è secondo con 58.600 morti premature, dopo la Germania che ne ha 59.600.
Rispetto ai dati degli anni precedenti vi sono segni di miglioramento, ma siamo ancora ben lontani da una tutela efficace della salute umana e questo ha enormi conseguenze sulla vita e il benessere delle persone, sui costi sociali, sanitari e ambientali di questo degrado.
Serve il Green Deal per sostenere lavoro e servizi
In questi giorni di #iorestoacasa come misura fondamentale per prevenire il contagio – che dobbiamo giustamente rispettare – il traffico veicolare è diminuito, così come sono stati ridotti i treni, il trasporto pubblico, il trasporto aereo e marittimo, e anche la mobilità a piedi, in bicicletta e scooters delle persone.
Il trasporto delle merci su strada (tanto) e su ferrovia (poco) prosegue le sue attività, ma ancora non sono stati resi noti i dati dei flussi: certamente anche questi, a causa della chiusura di molte attività, avranno subito una contrazione.
Ne consegue che, come abbiamo già visto in Cina, si riduce la congestione e l’incidentalità stradale, la qualità dell’aria migliora e anche le emissioni di C02 potrebbero momentaneamente ridursi. Già si affacciano i primi studi che indicano come si sono ridotti i flussi di traffico e i chilometri percorsi.
Voglio sottolineare che mobilità sostenibile non equivale a “stare fermi”, ma a muoversi con mezzi a basso o zero impatto, eliminando gli spostamenti inutili e dando la preferenza a soluzioni smart. Camminare, usare la bicicletta e la sharing mobility, utilizzare il treno, un autobus, scooters, auto e micromobilità elettrica, usare un veicolo commerciale elettrico per la consegna delle merci, affollare strade, piazze e spazi pubblici, è la visione per la città del futuro.
Di questi tempi lo smart working è diventato una realtà per lavorare da remoto per molti cittadini/e con Skype, Zoom, MTeams e altre piattaforme che funzionano davvero. Una soluzione innovativa che c’è da augurarsi prosegua anche dopo l’emergenza, eliminando gli spostamenti inutili. Certo, anche qui è apparso in tutta la sua evidenza il digital divide, avere o non avere una connessione wifi e un computer a casa, saper maneggiare le nuove tecnologie, avere l’alfabeto giusto per stare nella rete e in collegamento con il mondo, misurare l’efficienza della pubblica amministrazione e delle imprese. Basta guardare la giusta protesta di piccoli comuni, comunità montane e aree interne scarsamente connessi e quindi oggi in maggiore difficolta a garantire servizi e coesione sociale per la popolazione.
Un altro effetto dell’emergenza coronavirus è la crescita dell’e-commerce e delle consegne a casa mediante furgoni e riders, anche se da prime valutazioni sembrerebbe che non ci sia un boom delle consegne in bicicletta a causa della chiusura di molte attività (anche su questo vedremo i dati). Un sistema logistico per l’e-commerce che stava già crescendo vistosamente e che adesso è esploso, tant’è che se provate a ordinare online a Roma, in diverse catene di supermercati propongono consegne dopo una decina di giorni (esperienza personale). Del resto, per chi effettua le consegne in questo momento vi sono condizioni ottimali, con le strade liberate dal traffico e tutte le persone ferme a casa in attesa delle consegne – come mi ha fatto notare con un po’ di ironia un esperto di logistica.
Se in questo frangente è certamente una soluzione non dobbiamo dimenticare che c’è un intero sistema logistico che ha bisogno di regole serie, per imporre diritti dei lavoratori, per far pagare i costi esterni che questo traffico genera con i suoi impatti ambientali e sociali (che ci fanno credere siano gratis), per introdurre maggiore sicurezza e utilizzare veicoli elettrici.
Avrete anche notato che per rilanciare l’economia, causata dalla grave crisi dell’emergenza coronavirus che sarà purtroppo pesante, si ripropongono nel dibattito pubblico vecchie ricette che non hanno mai funzionato, come grandi opere, commissari straordinari, sospensione del codice appalti per fare presto. Misure che non hanno mai portato soluzioni efficaci, in genere hanno aumentato il debito pubblico, limitato ricerca e innovazione, quasi sempre portato a grandi inchieste della magistratura per corruzione.
C’è da augurarsi che questa non sia la strada che il Governo percorrerà nei prossimi decreti e diventi invece una opportunità reale per cambiare strada, anche snellendo le procedure se serve. È necessario puntare sui lavori legati al Green Deal, l’economia circolare, le rinnovabili, contro il dissesto e la rigenerazione del territorio, per la mobilità sostenibile e la decarbonizzazione dei trasporti. Un piano per il potenziamento di un efficace sistema sanitario pubblico, per potenziare ricerca, formazione e sistema scolastico, per rigenerare le città, riqualificare l’edilizia anche contro il pericolo sismico, per il risanamento dei siti inquinanti e la riconversione e innovazione industriale.
In questi tempi di pandemia in molti dicono che niente sarà come prima. Ma non diamo per scontato che possano emergere solo soluzioni smart, innovative, eque e sostenibili, perché il vecchio e l’inerzia del passato sono sempre in agguato. Quindi anche ora servono, idee innovative, impegno e confronto pubblico per le scelte del nostro Paese.
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sabato 20 gennaio 2018

INQUINAMENTO ATMOSFERICO: ITALIA MAGLIA NERA E IN LOMBARDIA MISURE BLANDE


Tanto per non dimenticare che la situazione dell'aria "sporca" non è cambiata, ecco la notizia che il Commissario per l'Ambiente dell'Unione Europea ha convocato per il 30 gennaio 2018 i ministri di nove Stati, inclusa l'italia, per discutere del problema inquinamento atmosferico.
Si tratta di un gruppo di Paesi in odore di procedura d'infrazione (già scattate per Polonia e Bulgaria) per non essersi impegnati a sufficienza per raggiungere i limiti di emissione concordati.
L'Italia ha già ricevuto due avvertimenti o "pareri motivati" per il non rispetto delle norme sul Biossido di Azoto (NO2) in 12 zone e sul PM10.
L'Italia del resto guida la classifica  per le morti premature causate dall'NO2 (17.300 su 70.000 complessive) mentre per lo smog sulle 400.000 morti totali in Europa, 90.000 sono localizzate in Italia.

l'articolo de Il Manifesto - cliccare per ingrandire
In questa pesante situazione, giusto sapere cosa prevede la normativa della regione Lombardia sull'inquinamento atmosferico.
Il 18-9-2017 la Giunta Regionale ha elaborato e approvato una delibera (la 7095) che fissa alcune misure applicative.
Si tratta di misure decisamente blande, adottate solo per i comuni con più di 30.000 abitanti e in quelli che aderiscono volontariamente al protocollo dell'Accordo Aria.
Insomma, siamo ben lontani da misure strutturali serie che coinvolgano tutti i comuni.






giovedì 11 gennaio 2018

INQUINAMENTO ATMOSFERICO, COMBUSTIBILI FOSSILI E AUTO ELETTRICA

Viviamo in un'area geografica dove l'inquinamento atmosferico da POLVERI SOTTILI - Particulate Matter o PM10e PM2.5, è pesantissimo, avendo superato nel 2017 nel capoluogo di Provincia della città di Monza le soglie di legge per ben 86 giorni consecutivi (nel 2016 erano 61).
I dati raccolti in un primo, seppur sommario, rapporto di Legambiente non lasciano spazio a dubbi.
Con molta probabilità, la situazione rilevata dalla centralina di Meda è ancora peggiore, visto i risultati negli anni precedenti. (NB il rapporto completo 2017 di ARPA non è ancora disponibile).
Tra i composti inquinanti, il trasporto su strada incide per il 51% per le emissioni di NOx- Ossidi di Azoto, per il 25% sul particolato PM10 (biomasse e pellet pesano per il 45%) e per il 24% sulla CO2 equivalente.
Da tempo si parla e si scrive dell'impatto dei combustibili fossili usati per l'autotrazione e della necessità impellente di una loro sostituzione con mezzi a trazione elettrica.
Sul tema e su suggerimento di un concittadino molto sensibile alle tematiche ambientali, vi proponiamo alcune riflessioni tratte da Saperescienza curate dal suo direttore Nicola Armaroli, ricercatore del CNR

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Da SAPERE Scienza RUBRICA - L'opinione di...
L'auto dei sogni
di 
    Trent’anni fa possedevo una Fiat 127 usata, a metano. Motore eccezionale, finiture spartane, carrozzeria penosa. Rappresentava un modello produttivo destinato a scomparire nel giro di pochi anni, sotto i colpi della qualità totale di stampo giapponese. All’epoca sognavo che i miei figli avrebbero guidato un’auto “spaziale”: sexy come la Batmobile e a inquinamento zero. Non fui un gran profeta: guidano una Fiat Punto usata a benzina, degna nipote della mia 127.
    Qualche settimana fa Sergio Marchionne, amministratore delegato di FCA (ex Fiat), ha gettato molti dubbi sulle prospettive dell’auto elettrica: la sua azienda punta con decisione sull’auto a metano. Ma guarda un po’ – ho pensato – negli anni ’80 scarrozzavo fidanzata e amici su un’auto fantascientifica, e non lo sapevo. Davvero sorprendente questo filosofo prestato all’industria automobilistica, altro che Batmobile dei miei sogni! Naturalmente sto scherzando, e vorrei usare il poco spazio che mi resta per parlare di cose serie.

    Negli stessi giorni in cui le affermazioni di Marchionne riempivano giornali, siti, televisioni e radio, si è tenuto a Bruxelles un evento largamente ignorato dai media italiani. Consapevole del rischio di perdere la partita del trasporto elettrico contro i colossi asiatici e nordamericani, la Commissione Europea ha convocato governi e aziende per gettare le basi per un grande consorzio sulle batterie. L’obiettivo è replicare il successo del consorzio europeo Airbus, un’iniziativa che, cinquant’anni fa, evitò il monopolio degli Stati Uniti nel settore aeronautico. Tutti i colossi dell’auto europei erano presenti all’incontro. Non c’era FCA, che pure ha sede legale in Olanda. Chissà, forse sono concentrati sulla progettazione di un nuovo tipo di bombola a gas?

    È iniziata una rivoluzione irreversibile nel settore dei trasporti. Era nell’aria da tempo, ma a un certo punto è scoccata la scintilla perfetta, il cosiddetto Dieselgate, che ha mostrato l’impossibilità di “pulire” ulteriormente i motori tradizionali, se non con l’inganno. Esiste un solo modo per risanare l’aria delle metropoli e porre fine a un’emergenza sanitaria mondiale: cambiare radicalmente sistema.

    Il passaggio al trasporto elettrico è diventato non solo necessario, ma anche possibile. La produzione da fonti rinnovabili cresce ovunque in maniera esponenziale; eolico e fotovoltaico sono sempre più competitivi nei confronti di tutte le altre tecnologie. Le automobili elettriche vanno già e andranno sempre più a fonti rinnovabili: non ci sarà nessun effetto devastante sull’ambiente, come paventato da Marchionne. In Italia, la produzione rinnovabile si attesta da anni attorno al 40% e la quota sarebbe ancora più alta se, in questi anni, i governi avessero avuto più coraggio nei confronti della lobby dei combustibili fossili, sempre ben collocata nei ministeri.
    Come ho scritto qui più di tre anni fa, il passaggio all’auto elettrica non richiede un aumento esorbitante della produzione energetica. In Italia occorre incrementare del 50% la quota rinnovabile, un obiettivo assolutamente realistico sulla scala temporale di venti anni, quella necessaria per abbandonare definitivamente i motori tradizionali, come già pianificato in Francia e Regno Unito.
    Il mio vecchio sogno si sta avverando: la prima auto dei miei nipoti sarà finalmente elettrica. Un’auto progettata dal genio dei ragazzi che oggi sono sui banchi di scuola: riciclabile in ogni suo componente e collegata a una rete intelligente che gestisce le ricariche su larga scala. Si può fare e si deve fare, senza voltare lo sguardo all’indietro.

    PS: Indovinello. Pare che all’evento di Bruxelles fossero stati invitati 14 governi e uno solo non si è presentato. Qual era?

    sabato 2 dicembre 2017

    ESCO: ALLA SCUOLA ANNA FRANK MENO CONSUMO ENERGETICO MA PIU' PM10


    Dopo aver assegnato i lavori alla soc. Carbotermo, unica partecipante e vincitrice del bando ESCO (Energy Service Company) la ex giunta di Caimi, in data 27/5/2017 con la delibera 154 ha approvato il progetto definitivo/esecutivo elaborato dalla soc. Carbotermo per la "Riqualificazione e gestione energetica degli edifici di proprietà comunale".
    Un progetto verificato e validato dall'Ufficio Tecnico del Comune il 24/5/2017 il cui obiettivo è di migliorare ed abbattere i consumi energetici di 8 edifici attaverso molteplici azioni ed interventi.
    Tutti interventi posti in capo alla Carbotermo che investirà 2.554.080 euro ricevendo in cambio la gestione ventennale degli edifici pubblici con corrispettivo versamento da parte del Comune di Meda di un canone annuo di 416.000 euro basate sulle tariffe energetiche delle fatture d'utenza.
    Una scelta amministrativa complessa che, purtroppo, non ha avuto, nonostante i molteplici solleciti, gli adeguati e tempestivi livelli di informazione per poterla valutare nei dettagli.
    Fin qui la cronaca.

    Ora però ci occupiamo dei lavori, contemplati nel bando ESCO, avviati e ultimati presso la scuola Anna Frank di via Giovanni XXIII previsto negli interventi ESCO.
    Lì, tra gli interventi previsti, è stata ristrutturata la centrale termica e  sostituito il generatore di calore.
    Purtroppo la scelta non è certo ottimale poichè come da progetto definitivo/esecutivo è stato installato un nuovo generatore di calore alimentato a biomassa e pellet che utilizzerà esclusivamente pellet, stoccati in due silos di carica esterni.

    E' ormai noto a tutti che l'aria a Meda, sopratutto per il particolato PM10 e PM2.5, risulta di pessima qualità superando ampiamente e per periodi consecutivi i limiti previsti dalla normativa.
    Tra i fattori che concorrono pesantemente a portare oltre i limiti la concentrazione di Polveri Sospese vi è proprio la combustione dei pellet.
    L'incidenza della combustione dei pellet e in generale delle biomasse, è trattata dalla relazione 2015 dell'ARPA e dal rapporto annuale per la Provincia di MB del 2016.
    Pertanto, la scelta dell'uso dei pellet come combustibile rischia di andare a contribuire al peggioramento dell'aria costituendo una vera e propria sorgente di emissioni di particolato oltretutto con una installazione in un luogo sensibile quale un edificio scolastico, parte del plesso Anna Frank-Diaz.
    Insomma c'è una chiara ed evidente contraddizione: da un lato si punta a ridurre i consumi degli edifici più energivori per combattere l'emissione di CO2 ma dall'altra si introduce una sorgente d'inquinamento pressochè certa di PM10.

    Indubbiamente il progetto definitivo/esecutivo presentato dalla Carbotermo meritava, quand'era ancora possibile, una valutazione e un'analisi più attenta e approfondita, chiedendo anche di vagliare l'uso e l'istallazione di tecnologia di riscaldamento a POMPA DI CALORE, una tecnologia pulita, ormai utilizzata pure in impianti per edifici scolastici, anche in ciclo combinato.

    venerdì 16 dicembre 2016

    INQUINAMENTO DA PM10 A MEDA: FINALMENTE HABEMUS ORDINANZA

    Ieri sera, 15-12-016, in Consiglio Comunale, il gruppo di Sinistra e Ambiente ha portato all'attenzione dell'assise il problema dell'inquinamento atmosferico da PM10 denunciando anche l'ingiustificato ritardo con cui il sindaco di Meda Caimi ha emanato l'ordinanza per "MISURE TEMPORANEE FINO AL 15 APRILE 2017 PER IL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA' DELL'ARIA ED IL CONTRASTO ALL'INQUINAMENTO LOCALE PREVISTE DAL PROTOCOLLO DI COLLABORAZIONE TRA REGIONE LOMBARDIA, ARPA LOMBARDIA E GLI ENTI LOCALI".
    Ingiustificato ritardo ? 
    Si, proprio così perchè al 15-12-016 a MEDA sono 12 giorni che il PM10 è con CONTINUITA’ oltre il livello di 50 microgrammi/m3 e, secondo il PROTOCOLLO ANTINQUINAMENTO, (cui l’amministrazione di Meda ha aderito con DELIBERA DI GIUNTA n° 256 del 5-12-016) dopo la certificazione dell’8° giorno e a partire dal 9° giorno il Sindaco avrebbe dovuto emettere un’ordinanza per attuare le azioni corrispondenti al 1° livello d’intervento.
    Non solo, esistono le condizioni per dare attuazione ANCHE al secondo livello, quando il PM10 supera per 7 giorni consecutivi il valore di 70 microgrammi/m3 - è successo a Meda appunto per 7 giorni consecutivi (dal 4 al 10 compresi) e nella Prov. di MB per più di 9 giorni (solo ieri la media è scesa a 65 microgrammi/m3).
    Oltretutto, le condizioni Meteo da tutta la settimana favorevoli all’accumulo di inquinanti, consentivano l’attuazione delle misure temporanee antinquinamento sin dal 7° giorno.

    Tutti questi dati e i corrispettivi LIVELLI d’INTERVENTO sono GIA’ CERTIFICATI nella TABELLA UFFICIALE “Protocollo aria “ di ARPA, Reg. Lombardia e ANCI che riportiamo aggiornata al 15-12-016.
    La tabella ufficiale "Protocollo aria"
    Ecco, questa ORDINANZA è arrivata solo il pomeriggio del 15-12-016 oltre i termini logici e temporali previsti dal Protocollo e DOPO una diffida del WWF e un sollecito inoltrato al Sindaco e all'Assessore all'ambiente la mattina del 15-12-016 da SINISTRA E AMBIENTE.

    Ora ci aspettiamo, che l'ordinanza non rimanga confinata e "mimetizzata" e quindi per nulla visibile sul solo albo pretorio -come purtroppo è ancora alla data del 17-12-2016 - ma come PRESCRITTO nel protocollo, sia oggetto di un’adeguata COMUNICAZIONE ALLA CITTADINANZA mediante comunicati stampa, visualizzazione sui display fissi, MANIFESTI nei luoghi previsti e ai varchi cittadini e in prima pagina sul sito internet del Comune.
    Soprattutto, considerato che c’è l’amministrazione s’è già presa il tempo per farlo, ci aspettiamo l’adeguata VERIFICA E UN CONTROLLO SULL'APPLICAZIONE di TUTTI I PUNTI DELL'ORDINANZA.

    ECCO SIG. SINDACO, UN APPELLO, QUALCHE VOLTA, CERCHI DI ESSERE UN POCHINO PIU’ VELOCE E ATTENTO E SI DIA DA FARE PER PERMETTERE L'EFFETTIVA APPLICAZIONE DELLE ORDINANZE DA LEI EMESSE.


    AGGIORNAMENTO.
    Purtroppo abbiamo dovuto constatare che l'amministrazione medese, al 17-12-016, NON HA ANCORA PREDISPOSTO le adeguate forme comunicative alla cittadinanza sull'esistenza dell'Ordinanza antinquinamento e sulle prescrizioni ivi definite. 
    Nulla sulla prima pagina del sito web del Comune, nessun manifesto, nessuna comunicazione a mezzo stampa locale, nessun avviso sui tabelloni luminosi (o display) presenti sul territorio.
    Tutto ciò li rende inadempienti rispetto alla parte informativa prevista nell'Ordinanza stessa e rende di difficile applicazione le misure previste.
    Per questo, oggi 17-12-2016, abbiamo inoltrato un ulteriore sollecito a questa "dormiente" amministrazione e a questo sindaco "sbadato".
    Intanto, il PM10 a Meda è sempre sopra i 70 microgrammi/m3.




    mercoledì 7 settembre 2016

    A MEDA, ANCHE L'OZONO (O3) E' OLTRE I LIMITI


    Non solo il PM10 e il Benzo(a)pirene (ce ne siamo occupati qui) caratterizzano negativamente l'aria di Meda.
    Anche l'Ozono, tra i composti chimici monitorati dalla stazione di rilevamento degli inquinanti atmosferici di via Gagarin a Meda, da più tempo è oltre la soglia del "valore obiettivo" di 120 µg/m³ da non superarsi per più di 25 volte all'anno.
    A Meda il "valore obiettivo" è stato valicato dall'inizio dell'estate 35 volte (in 45 giorni!).
    Per 26 giorni l'Ozono era sopra il livello di attenzione e per 5 GIORNI ADDIRITTURA SOPRA AL LIVELLO DI ALLARME di 240 µg/m³.

    L'Ozono (formula chimica O3) è un gas presente nella stratosfera essenziale per la vita sulla terra grazie alla sua capacità di assorbire i raggi ultravioletti, dannosi per la salute umana e l'equilibrio ecologico del pianeta. Purtroppo, da tempo, l'immissione in atmosfera di gas CFC e consimili ha provocato una diminuzione dello strato di Ozono nella stratosfera (il buco d'Ozono) e questo ha consentito il passaggio degli ultavioletti e concorso all'aumento della temperatura terrestre.
    Quando presente nella parte bassa dell'atmosfera (troposfera) l'Ozono è invece dannoso per la salute poichè è un forte ossidante per gli esseri viventi e la vegetazione.

    In 5 degli ultimi 10 giorni a Meda abbiamo avuto il SUPERAMENTO della SOGLIA di INFORMAZIONE, (180 µg/m³), livello oltre il quale sussiste un RISCHIO PER LA SALUTE UMANA in caso di ESPOSIZIONE DI BREVE DURATA per alcuni gruppi particolarmente sensibili della popolazione (bambini, persone sane che svolgono attività fisica all'aperto, persone con malattie respiratorie, persone con suscettibilità all'ozono).
    Il supero della soglia di informazione impone di assicurare comunicazioni adeguate e tempestive.

    Il livello di ALLARME (240 µg/m³) costituisce invece il livello oltre la quale sussiste un RISCHIO PER LA SALUTE IN CASO DI ESPOSIZIONE DI BREVE DURATA per la popolazione nel suo complesso.
    Il raggiungimento dei 240 µg/m³ impone di adottare PROVVEDIMENTI IMMEDIATI.

    Il Sindaco è il soggetto deputato a intervenire in merito in entrambe le situazioni in quanto responsabile della salute dei cittadini.
    In attesa di avere una qualsivoglia azione da parte dell'amministrazione, proponiamo il vademecum di ARPA su cosa fare.

    martedì 26 gennaio 2016

    MEDA: RESPINTA LA MOZIONE SULL'INQUINAMENTO DELL'ARIA E LE POSSIBILI AZIONI

    Nel consiglio comunale di lunedì 25-01-016 è stata discussa la mozione dei tre gruppi Sinistra e Ambiente, Lista con Buraschi per Meda e Meda per Tutti sull'inquinamento atmosferico a Meda e l'annessa richiesta di elaborazione d'un PIANO DI PREVENZIONE E CONTROLLO che analizzi le fonti inquinanti e prospetti i provvedimenti e le azioni da attuare.
    La mozione E' STATA RESPINTA con i voti del Pd e l'astensione dell'alleato PdL/Ncd con motivazioni a dir poco imbarazzanti.
    Il succo dell'intervento del Pd è stato un sostanziale rimando a quanto prevede il vademecum di Regione Lombardia, accompagnato da un richiamo all'inutilità applicativa di alcuni provvedimenti che non risolverebbero -a detta di chi in quel momento interveniva- il problema penalizzando, se applicati, solo alcuni cittadini
    C'è stata poi l'autoassoluzione giustificatoria da parte del sindaco, trinceato dietro le azioni di lungo termine previste nel Piano Azione Energia Sostenibile (PAES).
    Insomma, ad essere buonisti, occorre dire che l'amministrazione non ha capito (o non ha voluto capire) i contenuti e la richiesta formulata nella mozione laddove si esplicitava la promozione di un'attività che, con il supporto anche di professionisti, andasse ad analizzare in modo puntuale il territorio comunale identificando cause e sorgenti di emissione di inquinamento, onde poterle inquadrare in un PIANO ORGANICO sul modello di quanto elaborato per il Piano D'emergenza della Protezione Civile e contemplando anche le misure e i provvedimenti da applicare NELL'IMMEDIATO cioè quando la situazione di criticità è conclamata e servono azioni tempestive.
    Un compito dell'azione locale che è direttamente in capo al sindaco e agli amministratori.
    Con delusione, la risposta dell'amministrazione Caimi e del Pd all'emergenza inquinamento dell'aria continua ad essere quella disarmante dell'attendismo.
    Si attende che altri facciano, si attende che ....... piova.

    Ecco l'intervento del consigliere di Sinistra e Ambiente a supporto della mozione:


    25-01-016

    Ormai è noto ai più come l’aria di Meda sia pessima. Lo dicono i dati della centralina di ARPA di via Gagarin con il PM10 che, nel 2014, ha superato il limite legislativo GIORNALIERO dei 50 microgrammi/m3 ben 88 volte e nel corso del 2015, ha registrato oltre 100 superamenti.
    Addirittura dal 23-11-015 al 2-01-016 per 40 volte consecutive siamo stati oltre questa soglia di legge con punte anche di 120 microgrammi/m3.
    Anche i valori annuali di Benzo(a)pirene sono superiori al cosidetto “valore obiettivo” di 1ng/m3 assestandosi per il 2014 a 1,5 ng/m3.
    Si tratta di numeri mediati ed è evidente che le punte istantanee o orarie sono ben più elevate.
    Il BENZO(A)PIRENE  è un composto definito SICURAMENTE CANCEROGENO e il PM10 (particulate matter) sono particelle che per le loro piccolissime dimensioni riescono a penetrare più a fondo nell’apparato respiratorio trasportando con se sostanze tossiche, comprese quelle cancerogene come gli Idrocarburi e quindi anche il Benzo(a)pirene.
    In questi giorni, dopo un periodo di tregua dovuto a precedenti condizioni climatiche più favorevoli  con pioggia e vento, il PM10 ha di nuovo superato abbondantemente i valori di soglia ( 128 microgrammi/m3 il 24-01-016) e ormai l’aria “sporca” a Meda è un fattore endemico.
    Bisogna dunque fare qualcosa.
    Certo, la singola amministrazione non può risolvere totalmente il problema ma non si può solo rimandare possibili interventi attendendo, come purtroppo è stato sinora fatto, che siano altre Istituzioni ad emettere provvedimenti o ad attivare politiche di maggior attenzione all’ambiente.
    Anche l’ultimo TAVOLO ISTITUZIONALE del 30 dicembre 015 con Governo-Regioni-ANCI non ha prodotto i risultati sperati e IL GOVERNO ha assegnato risorse insignificanti.
    INSUFFICIENTI i provvedimenti decisi in un decalogo che perarltro  “non ha alcun valore giuridico” e la cui titolarità applicativa spettarà COMUNQUE ai soli sindaci“.
    Scarsissime nel medio periodo (tre anni), le risorse programmate e disponibili pari a 405 milioni di euro, contro lo smog nelle grandi città. 
    Saranno così suddivisi: 35 milioni per la mobilità sostenibile casa-scuola, casa-lavoro, car e bike sharing, pedibus (approvate con il collegato ambientale); 50 milioni per la realizzazione di reti di ricarica elettrica (attraverso il Fondo Kyoto), 250 milioni per l’efficienza energetica in scuole, strutture sportive e condomini (attraverso il Fondo Kyoto), 70 milioni per riqualificazione degli edifici della pubblica amministrazione.
    Insomma, dinanzi ad una situazione ambientale pesantissima dove c'è una correlazione diretta tra i cambiamenti climatici causati dall'azione dell'uomo e le concentrazioni mefitiche di inquinanti nell'atmosfera registriamo una risposta che mette a disposizione BRICIOLE.

    Quindi, senza perdere di vista l’interazione con altri livelli di coordinamento o decisionali va verificato cosa si può fare localmente senza scartare a priori le soluzioni, magari solo perché IMPOPOLARI.
    Così pure un blocco e/o una limitazione del traffico sono utili e anche se apparentemente non abbattono da subito il livello di PM10, ABBATTONO però sino al 20% le particelle “black carbon”, quelle più dannose che si aggregano al PM10.

    Per questo, Sinistra e Ambiente ha collaborato alla stesura del testo e firmato questa mozione ove si chiede un impegno affinchè SI ELABORI un PIANO DI PREVENZIONE E CONTROLLO che analizzi le sorgenti di emissione e identifichi misure e provvedimenti atti ad ottenere miglioramenti nella qualità dell’aria.
    Poi serve anche strutturarsi per INFORMARE periodicamente e adeguatamente la cittadinanza sui comportamenti virtuosi da tenere. Non bastano generici e poco visibili richiami ai “consigli” presenti nel sito di Regione Lombardia, serve investire per una campagna informativa VISIBILE che raggiunga tutti i nostri cittadini.
    Per intenderci meglio, quello che si propone è un Piano impostato , così come è stato impostato con l’ausilio di professionisti ed esperti, quello sulla Protezione Civile e i rischi.

    INSOMMA, NON SI PUO’ PIU’ STARE AD ASPETTARE CHE PIOVA e non si possono più dare risposte evasive o superficiali scaricando altrove le responsabilità.

    SINISTRA E AMBIENTE - MEDA