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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

giovedì 26 luglio 2018

PER L'AMMINISTRAZIONE DI MEDA IL CENTRO COMMERCIALE SI DEVE FARE AD OGNI COSTO

I recenti passi della giunta medese, aldilà delle passate espressioni di contrarietà quando la Lega era all'opposizione, svelano le attuali volontà fatte di atti amministrativi per consentire la realizzazione ad ogni costo del centro commerciale sull'area ex Medaspan.
Il 18-7-018 è stata pubblicata la Delibera di Giunta n° 159 (sotto visibile e scaricabile) che assume in toto le considerazioni e il parere del responsabile dell'Area Infrastrutture e Gestione del Territorio.
Considerazioni utili per la discussione al tavolo regionale che deve definire l'Accordo di Programma, base per avviare i lavori del centro commerciale con annessi servizi fortemente voluto dalla passata giunta Pd di Caimi e ora fatto proprio anche dalla giunta di Santambrogio.
Insomma, sul centro commerciale c'è trasversalità d'intenti.
L'amministrazione sta cercando, con il supporto del proprio ufficio tecnico, di superare la prescrizione di Regione Lombardia che condiziona la possibilità di apertura della struttura di grande distribuzione ad un precedente "superamento" della linea ferroviaria FNM.
Di fatto, tutti si sono resi conto che il sottopasso alla ferrovia (con spostamento dell'alveo del Tarò) da costruire con le risorse economiche messe a disposizione dalla soc. Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) è e rimane una chimera vista la totale indisponibilità di fondi in cui versa la società.
Ecco allora che l'ufficio tecnico medese cerca di influenzare una modifica delle priorità per bypassare la prescrizione regionale e contemporaneamente evitare che la proprietà debba accollarsi uno studio di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).
Così, al centro delle attenzioni, si cerca di porre l'aspetto ambientale e non più l'aspetto trasportistico e della viabilità, già ora estremamente critica nel comparto di via Busnelli, via Piave, via Cadorna, degli svincoli della superstrada (con punte di 1513 veicoli/ora come rilevato nel Piano Generale del Traffico Urbano) e con evidente possibilità di aggravio qualora fosse realizzato il centro commerciale.
Si cerca quindi di far passare in primo piano la sola "riqualificazione" dell'area dismessa ex Medaspan a mezzo del pianificato (nel PGT) intervento privato della Pabel, estrapolandola dal contesto problematico della viabilità e dei flussi di traffico del comparto e considerando e facendo pesare la prevista trasformazione come miglioramento rispetto alle condizioni attuali.
L'intervento sull'area ex Medaspan, prevede il centro commerciale, un albergo con annessi posteggi e servizi e un ripristino a verde delle sponde del Tarò.
Proprio su questo punto, il responsabile dell'Area Infrastrutture e Mobilità si spinge a scrivere:
"ci si può rendere facilmente conto delle ricadute negative che attualmente sono determinate dalla non attuazione della trasformazione, ed in questo modo, a parere di questo Ente, la pesatura degli aspetti ambientali legati alla mancata riqualificazione possono determinare le decisioni di merito ai fini della dichiarazione di esclusione di VIA nel procedimento in atto e contestuale superamento dei vincoli trasportistici."
Nel parere di merito, l'Area Infrastrutture e Gestione del Territorio, insiste affinchè il progetto di grande struttura di vendita non sia assoggettato alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) perchè risulta di maggior preponderanza la riqualificazione ambientale rispetto al vincolo trasportistico e poichè, a suo dire, non sussistono incompatibilità con la tipologia di trasformazione prevista ne effetti negativi per l'ambiente.
Si vuole dunque ignorare che le criticità di una zona già a traffico veicolare intenso e consistente, con flussi e direzioni complesse e con la probabilità pressochè certa di un incremento dello stesso causato dalla presenza del centro commerciale, costituisca un problema che incide sulle condizioni ambientali che meriterebbe un'analisi approfondita proprio a mezzo della Valutazione d'Impatto Ambientale (VIA).

Già poi il sottopasso potrà essere realizzato comunque ...... in un tempo successivo.
Intanto, meglio facilitare l'intervento del privato ..... per il resto si vedrà.
Un atteggiamento che ha sempre caratterizzato sin dall'origine l'intero iter di questa variante parziale trattata separatamente e non in variante generale  al PGT del 2012.

Sinistra e Ambiente ha sempre manifestato la contrarietà alla trita e ritrita ricetta d'insediare un centro commerciale sul'area dismessa ex Medaspan, denunciando le incongruenze e le anomalie dell'iter, le ricadute negative sulla rete dei negozi di prossimità, l'aggravarsi delle criticità relativamente al traffico veicolare e il connesso aumento dell'inquinamento atmosferico oltre alla soluzione poco praticabile di sottopasso con spostamento dell'alveo del Tarò in area a rischio idrogeologico.

Sotto la Delibera di Giunta con allegato parere del responsabile dell'Area Infrastrutture e Gestione del Territorio da leggere con attenzione.

giovedì 19 luglio 2018

SEMPRE E ANCORA CEMENTO - IL RAPPORTO ISPRA 2018 SUL CONSUMO DI SUOLO IN ITALIA



Il consumo di suolo nel Paese italia non si è mai fermato.
Inesorabilmente aree verdi e aree libere sono state divorate dal cemento.
C'è stato si un rallentamento in questi anni, complice la crisi nel mercato edilizio, ma sono bastati i primi sintomi di una "ripresa" e i mq cementificati hanno ripreso a salire.
Il rapporto 2018 - che riguarda l'anno 2017 ndr - dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) fotografa come ogni anno una situazione disastrosa, dove ancora il concetto della tutela del suolo libero e dei servizi ecosistemici è di là da venire, in un Paese dove continua a mancare una legge nazionale che conduca all'azzeramento del consumo di suolo (obiettivo europeo entro il 2050 con l'allineamento alla crescita demografica e lo stop al degrado del territorio entro il 2030).
Ancora una volta Monza e Brianza si conferma la provincia con la percentuale di suolo artificiale più alta, con circa il 41% di suolo consumato in rapporto alla superficie provinciale e un ulteriore incremento significativo di 35 ettari. Sopra il 20% troviamo le province di Napoli (34%), Milano (32%), Trieste (23%) e Varese (22%) e,poco al di sotto,Padova (19%) e Treviso (17%). Tra queste, la crescita percentuale maggiore è stata a Treviso (+0,49%) e Padova (+0,31%).


Rapporto Ispra, l’onda grigia si allarga

La legge che non c'è. Nell’ultimo anno le coperture artificiali

hanno riguardato 54 km2 di territorio, 2mq al secondo.

Maglia nera al lombardo-veneto


Nel 2012 fu il ministro delle Politiche agricole del governo Monti a presentare il primo disegno di legge per il contenimento del consumo di suolo. Sei anni dopo, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ha scelto la camera dei deputati per presentare il nuovo Rapporto 2018 sul consumo di suolo in Italia, perché una legge non c’è ancora e la cementificazione continua: nell’ultimo anno le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 54 chilometri quadrati di territorio, circa 15 ettari al giorno o 2 metri quadrati al secondo.

È VERO CHE DIECI ANNI FA, prima della crisi economica, si era arrivati agli 8 metri quadrati al secondo, ma il ridimensionamento non fa sorridere nessuno all’Ispra: «In assenza di interventi strutturali e di un quadro di indirizzo nazionale», sottolinea il rapporto, i dati confermano «la mancanza del disaccoppiamento tra la crescita economica e la trasformazione del suolo naturale».

Se l’economia cresce, lo fa consumando suolo: l’Italia è ancora una Repubblica fondata sul cemento, che copre aree naturali e agricole con l’asfalto.
L’onda grigia s’allarga anche attraverso l’espansione di aree urbane, «spesso a bassa densità», e questo nonostante le statistiche dell’Istat indichino che dal 2015 i residenti in Italia sono in discesa.

È per questo che il convegno di ieri nella Sala della Regina di Montecitorio, presente il ministro dell’ambiente Sergio Costa, è stata anche l’occasione per ribadire l’esigenza di una legge nazionale per fermare il consumo di suolo, un concetto declinato in modo diverso alla camera e al senato nelle proposte e disegni di legge presentati nel corso della nuova legislatura iniziata a marzo: «Arresto del consumo di suolo» (Daga, M5S), «riduzione del consumo del suolo» (Muroni e De Petris, LEU), «contenimento del consumo del suolo» (Braga, Pd). Il testo depositato dai 5 Stelle è quello elaborato da un gruppo di 75 esperti per conto del Forum “Salviamo il paesaggio!”.

I DATI DELL’ISPRA LASCIANO immaginare che l’unica soluzione vera sia oggi l’arresto, immediato, del consumo di suolo. Perché è vero che la superficie complessiva già compromessa è pari a 23.062 chilometri quadrati, e quindi al 7,65% di quella totale del Paese, ma lo è anche che alcune regioni superano abbondantemente il dieci per cento, come la Lombardia (12,99%) e il Veneto (12,35%). E che nel 2017 è in questi territori già compromessi che si è registrata la maggiore variazione di suolo consumato in termini assoluti: più 11,3 chilometri quadrati in Veneto, dov’è avvenuto oltre un quinto delle trasformazioni registrate a livello nazionale; più 6 chilometri quadrati in Lombardia.

Se poi l’occhio vuole scendere in profondità, può rendersi conto che ci sono intere province in cui un terzo del suolo è ormai artificiale, come Monza e Brianza (41%), Napoli (34%) e Milano (32%), o altre dove il cemento copre circa un quinto della superficie, come Trieste (23%), Varese (22%) e Padova (19%). Appena quattro, invece, quelle che restano sotto la soglia del 3%, e sono il Verbano-Cusio-Ossola (2,85%), Matera (2,87%), Nuoro (2,89%) e Aosta (2,91%).

A livello comunale, il quadro si fa ancora più complesso: ci sono almeno 55 Comuni che superano ormai il 55% della superficie consumata, e sono per lo più nel napoletano, nel milanese, in Brianza o in provincia di Caserta. Nel comune di Torino è ormai artificiale il 65,7% della superficie.
In Lombardia, un tris supera il 64% (Lissone, Sesto San Giovanni e Cusano Milanino), mentre in Veneto Padova continua la corsa verso il 50% (è al 49,4%).
Anche Aosta supera il 30 per cento, dieci volte la media regionale. In termini assoluti, il comune più «oltraggiato» d’Italia è quello della Capitale: la superficie consumata a Roma è pari a 31.697 ettari, con una crescita di ulteriori 36 ettari nel 2017. È proprio a livello municipale che l’Ispra individua alcune tendenze, come il ruolo «delle grandi opere infrastrutturali e il tema della logistica», su cui ha posto l’accento nel suo intervento Michele Munafò, curatore del Rapporto.
A Vercelli, in particolare, nel corso del 2017 sono stati trasformati 44 ettari, per realizzate il polo Amazon: «Visto dall’alto è impressionante. È quasi un nuovo quartiere della città: è un esempio e un simbolo evidente di ciò che sta avvenendo, delle direttrici del consumo di suolo».

ECCO PERCHÉ NON DEVE meravigliarci se non sappiamo rintracciare su un cartina dell’Italia il comune che guida la classifica del consumo di suolo nel 2017.
È Sissa Trecasali, nella Bassa parmense, e ha doppiato Roma: qui la misura del suolo agricolo cancellato è pari a ben 74 ettari, ma non c’è nessuna corsa di nuovi abitanti, nessuna lottizzazione residenziale né centro commerciale in costruzione. È tutta colpa della Ti-Bre, cioè del primo lotto dell’autostrada che dovrebbe collegare l’A15 all’A22, tra Parma e Rolo-Reggiolo. Ad aprile La Stampa titolava un reportage «Nove chilometri verso il nulla». Perché dell’autostrada è autorizzata solo una breve tratta, e si fermerà in una minuscola frazione di Sissa Trecasali.


Il rapporto ISPRA è scaricabile al seguente link:
http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/consumo-di-suolo-dinamiche-territoriali-e-servizi-ecosistemici.-edizione-2018
I dati per ogni songolo Comune, Provincia e Regione al link:
http://www.isprambiente.gov.it/files2018/area-stampa/comunicati-stampa/tuttiidatidelconsumodisuolo.xlsx