Il gruppo di SINISTRA e AMBIENTE opera a Meda, provincia di Monza e Brianza - MB.
Siamo un soggetto politico locale che lavora sul territorio, dicendo la nostra anche su vicende di politica nazionale ed estera.
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BENVENUTI nel blog di SINISTRA e AMBIENTE. Con questo blog, vogliamo aggiornare tutti sull'attività, le proposte, le idee del gruppo.
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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare
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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA
A CAMBIARE IL PAESE
DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano:
se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà,
sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche. Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.
"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta. Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste. Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa." (da Il mondo secondo Fo)
Le riunioni delle Commissioni Consiliari
sono parte fondamentale dell'attività amministrativa comunale quale luogo di
informazione, valutazione, confronto e di contributo propositivo.
Questo però dipende molto sia
dall'atteggiamento dei componenti delle commissioni sia dalla disponibilità
della Giunta alla collaborazione.
Su questo punto è opportuno
soffermarci, premettendo che queste riflessioni escludono al momento la Commissione Regolamento e Statuto che ha incontri frequenti perchè i commissari (1 per ogni gruppo politico presente in CC) stanno rivedendo il Regolamento per il funzionamento del CC e non c'è necessità d'interazione con l'esecutivo. Veniamo alle situazioni critiche.
Il nostro Consigliere Comunale, che
è anche Presidente della Commissione Territorio e Ambiente, Alberto Colombo, ha
più volte sollecitato Sindaco e Assessore competente a comunicare una data di
disponibilità per la loro presenza in Commissione stessa, utile per riprendere gli
incontri sulla spinosa questione dell'autostrada Pedemontana.
Da ormai tanto
tempo nessuna risposta è arrivata.
Eppure, già dall'ultimo incontro tenutosi
della Commissione Territorio (fine aprile 014), con la presenza del Sindaco,
c'era materia di confronto e di valutazione che va oltre le stringate comunicazioni
fatte in apertura di Consiglio Comunale.
Anche sul progetto di ampliamento e
riqualificazione della Residenza Socio Assistenziale per anziani Giuseppe
Besana Onlus, progetto importante per la Città di Meda che risulterebbe nella
fase finale del suo iter, s'è evidenziato al Sindaco l'opportunità e la necessità
che venisse presentato nella Commissione preposta.
Sul punto, il Sindaco ha dichiarato
che inviterà la Onlus Giuseppe Besana al prossimo Consiglio Comunale.
Bene, ma non è la stessa cosa di un
passaggio in Commissione, dove si sarebbe potuto prendere visione e capire
meglio le planimetrie e la documentazione tecnica in modo più dettagliato .
Insomma, perchè non si vuole
consentire alle Commissioni di operare nel pieno delle loro attribuzioni e
potenzialità e le si considera solo quando vi sono passaggi puramente formali ?
La Giunta e il Sindaco in
particolare, stanno mostrando di porre scarsa attenzione al ruolo e all’importanza del
lavoro di Commissione considerandole evidentemente come un soggetto da coinvolgere "alla
bisogna" solo per scadenze e atti amministrativi dove la convocazione è d'obbligo e quindi, appunto, come espletamento di semplice e mera formalità.
Eppure, quando se ne presenta
l'occasione, i componenti della Commissione sanno e sono in grado di dare
contributi.
Come sul passaggio relativo
all'analisi dello schema di convenzione tra i Comuni di Meda e Seveso, la
Regione, l'ERSAF per la gestione del Parco Naturale Regionale del BOSCO DELLE
QUERCE.
In Commissione Territorio e Ambiente, il
22-09-014, l'argomento è stato affrontato con uno scambio informativo e una
discussione che, ferme restando anche valutazioni differenti, ha saputo
sintetizzare alcune richieste (formalizzate nel verbale sotto) alla Giunta e
all'Ufficio Tecnico competente in materia.
Il 12 ottobre 014, i Consiglieri Comunali e i Sindaci dei 55 Comuni della Provincia di Monza e Brianza (865 tra Cons. Com e Sindaci) saranno chiamati ad esprimere il loro voto per definire, nella configurazione prevista per le Provincie sulla base del decreto Delrio, la composizione del nuovo Consiglio Provinciale e il nuovo Presidente.
Sono eleggibili alla carica di Presidente, i sindaci dei Comuni della Provincia che non
scadano prima dei 18 mesi dalla data delle elezioni e i consiglieri
provinciali uscenti mentre alla carica di Consigliere provinciale sono eleggibili i sindaci, consiglieri dei
Comuni della Provincia in carica e consiglieri provinciali uscenti.
Penso di essere uno dei pochi che non considerava e non considera le province un ente inutile. Sulle Provincie s'è scatenata una strumentale tempesta in un bicchiere d'acqua per dimostrare l'attivismo governativo in tema di contenimento e revisione delle spese e dei costi dei livelli amministrativi.
Sono però dell'opinione che gli enti da "riformare" dovevano essere altri, ove i costi sono realmente corposi e dove tagli e riorganizzazioni erano e restano a mio avviso necessari.
Avrei quindi preferito che le Provincie assumessero competenze aggiuntive, cedute dalle Regioni, abbinando il tutto ad un ROBUSTO (e dico robusto, non di facciata) taglio delle indennità percepite da Presidenti, Assessori e Consiglieri Regionali perchè sono queste le indennità esorbitanti con annesso "costo della politica" indecente.
Da quì si doveva partire per poi riconfigurare le Provincie, con annessa revisione anche delle indennità per gli amministratori provinciali.
Quella che ne è uscito è invece un decreto che non abolisce le Provincie ma le trasforma in un ente di secondo livello impedendo così che i rappresentanti in seno al Consiglio Provinciale siano eletti dai cittadini, visto che solo i Consiglieri Comunali e i Sindaci possono partecipare (e concorrere) all'elezione della nuova assise.
Un evidente "furto di democrazia".
Anche per quanto rigurda la composizione del Consiglio Provinciale (che sarà formato dai Cons. Comunali e dai Sindaci risultati eletti) si corrono evidenti rischi.
Il primo fra tutti è quello che possano prevalere compromessi e interessi
locali rispetto ad una visione d'assieme di più ampio respiro.
In Brianza, è proprio quello di cui non abbiamo bisogno.
Abbiamo invece necessità di un ente che sappia pianificare "oltre" le visioni locali dei
singoli comuni (quelle per intenderci che hanno portato allo scempio
urbanistico che vediamo soprattutto nella brianza ovest).
La pianificazione territoriale, elaborata con il PTCP (Piano Territoriale di
Coordinamento Provinciale) corre quindi il rischio di subire contraccolpi negativi, anche per il fatto purtroppo, nelle liste,
trasversalmente, vi sono sindaci di amministrazioni ricorrenti o loro
patrocinanti legali.
In proposito, con le associazioni e i gruppi ambientalisti del coordinamento Osservatorio
PTCP, ho seguito passo passo l'iter del PTCP.
Abbiamo fatto proposte e le dovute pressioni per
avere gradi di tutela seri, lavorando e confrontandoci in particolare con gli allora Consiglieri Provinciali Ghioni, Pozzati, Guerriero, Limonta che hanno portato nell'assise le nostre istanze, alcune recepite, altre respinte. Il risultato è stato un PTCP con luci ed ombre.
Contrariamente a molte amministrazione che hanno fatto ricorso al TAR contro il
PTCP ritenendolo "troppo vincolante", come
ambientalisti ritenevamo e riteniamo che alcuni gradi di tutela del PTCP siano deboli e
che questo PTCP, considerando lo stato di pesante cementificazione e l'elevato
consumo di suolo in cui versa la provincia di MB, doveva essere più
"vincolante".
Pur non condividendo la soluzione legislativa applicata per le provincie, il 12-10-014, come Consigliere Comunale, andrò comunque a votare, esprimendo la mia preferenza, non tanto per una lista ma per una candidatura nella lista BrianzaReteComune.
Il mio voto sarà per una persona con sensibilità ambientaliste, al fine di avere all'interno di questa problematica configurazione di
consiglio provinciale qualcuno con cui rapportarsi sulle criticità del
territorio, le politiche ambientali e di mobilità.
Il gruppo di Sinistra e Ambiente, unitamente agli altri gruppi ambientalisti riuniti nel coordinamento "Osservatorio PTCP" continuerà poi a seguire attentamente la partita sul PTCP,
rapportandosi con i nuovi Consiglieri Provinciali che si dimostreranno interessati al tema nonchè con chi avrà le deleghe esecutive provinciali.
Il Consigliere Comunale di Sinistra e Ambiente Alberto Colombo
Di nuovo le solite mistificazioni sull'art. 18 e i diritti dei lavoratori.
Questa volta tocca a un Presidente del Consiglio anche Segretario del Pd che non trova di meglio che propinare le solite falsità sull'articolo 18 (obbligo di reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa) per ingraziarsi i favori del partito del pregiudicato B, con cui di fatto governa e dei soliti noti pasdaran iperliberisti.
Così si raccontano balle colossali e ridicole (l'art 18 e i diritti sono un freno agli investimenti, chi li difende, difende dei "privilegi" etc. etc.).
La realtà (scomoda per loro) di cui Renzi & C non si vogliono prendere atto è di tutt'altra natura: gli investimenti, soprattutto quelli esteri, sono fermi perchè l'Italia non è considerato un paese affidabile per l'elevato livello di corruzione, per le incertezze economiche, per la pessima logistica, per i bassi livelli di innovazione, insomma, tutte motivazioni che nulla hanno a che fare con l'art.18 e i diritti dei lavoratori.
Ma Renzi, vuole e deve accreditarsi come l'uomo "del fare" presso l'Unione Europea e, offrire loro lo scalpo dell'art 18.
Il tutto all'interno del cosidetto Job act, ove sono presenti altre normative tese a riscrivere (in senso peggiorativo evidentemente) le regole dello Statuto dei Lavoratori.
Un' altra prova di forza per costruire un' immagine fatta da annunci e dichiarazioni ad effetto. Non si risparmia neppure quando cerca di costruire la bufala dei diritti come privilegi solo di alcuni, cercando così di attizzare il fuoco di uno scontro generazionale per raccattar consensi.
Ma se i diritti non sono accessibili a tutti a causa della precarietà diffusa (grazie a leggi fatte dai vari governi perarltro), sa il prode rottamatore d'essere a capo di un esecutivo che può proporre testi di legge per ridimensionare la precarietà e garantire diritti universali ?
Evidentemente la volontà politica è altra: livellare tutti ai livelli più bassi.
Un Renzi replicante del peggior vulgo neoliberista.
Purtroppo c'è anche dell'altro.
Il Governo delle "larghe intese" ha partorito anche il decreto cosidetto "Sblocca Italia".
Questo ci ha consentito di misurare l'esatta e reale “sensibilità ambientale”, prossima allo zero, di questo governo, del Partito
Democratico a trazione renziana e della corte che circonda il segr. pres. del Cons.
Nel decreto, che verrà presto convertito in legge dal Parlamento, molte attività verranno sottratte ai normali iter realizzativi, semplificandone le procedure autorizzative e azzerando il coinvolgimento degli Enti locali nelle scelte critiche per il territorio.
Fra queste, guardacaso, la prospezione, la ricerca e la coltivazione
d’idrocarburi, lo stoccaggio sotterraneo di gas naturale, tutte attività ad elevato impatto ambientale.
Centrale anche il capitolo dell’utilizzo dei poteri in deroga dei Commissari Straordinari, nominati per le opere definite strategiche.
Per non farci mancare nulla, l’articolo 10 del decreto Sblocca Italia sancisce entro 90
giorni dall’entrata in vigore del decreto la presentazione di un piano
per la costruzione di inceneritori in tutta Italia. Una volta definiti i
luoghi di costruzione, i cantieri diventeranno siti di interesse
strategico nazionale.
Insomma, anche in questo caso, per tentare di riavviare gli investimenti, si utlizza la solita ricetta di berlusconiana memoria: "allargare le maglie", bypassare gli iter normativi e azzerare partecipazione e dissenso rinunciando, per legge, alla tutela del già devastato territorio.
E' una delle più importanti fiere per il nostro territorio dove si può
trovare e acquistare prodotti bio ed equo-solidali, incontrare tantissime
associazioni che si occupano di diritti umani, di ambiente, di cultura ecc. ,
laboratori per bambini e per adulti, incontri pubblici e dibattiti e molto
altro.
Come Comitato per il Parco Regionale della Brughiera saremo presenti anche
quest'anno (partecipiamo ormai dal 2009) nella parte alta del parco zona "ECO -
Ambiente" al numero di stand 46.
Veniteci a trovare al gazebo così ci scambiamo
anche qualche considerazione sugli ultimi sviluppi di quello che potrebbe
diventare il Parco Regionale Groane - Brughiera.
Per i bimbi organizziamo anche un laboratorio dal titolo: "Coloriamo il
cielo con gli aquiloni" (..i mitici aquiloni del Comitato..) previsto per sabato
20 settembre dalle ore 15,00 alle ore 16,00 presso l'area del palco /
ristorante.
Nota degli organizzatori:
Da quest'anno, per ragioni amministrative, l'organizzazione della Fiera ha
dovuto introdurre un biglietto individuale d'ingresso, sia per gli adulti sia
per i bambini.
Il biglietto intero - valido per due giorni - costerà 4 euro e, per
sostenere le famiglie e offrire ai più piccoli un ingresso gratuito, s'è
deciso di fare un biglietto simbolico di soli 5 centesimi fino a 14 anni.
Tutte le Animazioni realizzate all'interno della manifestazione
(Spettacoli, Concerti, Laboratori, ecc.) e la Navetta di collegamento ai
parcheggi resteranno gratuiti e il biglietto sarà valido per entrambi i giorni
della Fiera. Inoltre, ogni biglietto intero potrà essere utilizzato come Buono
Sconto di 2 euro dal 22 settembre al 30 novembre 2014 presso le Botteghe del
Commercio Equosolidale della "Cooperativa Garabombo" e presso i punti vendita
della "Cooperativa Corto Circuito" (la CortoBottega di Lipomo e il proprio banco
al Mercato CortoBio di Como-Rebbio), per acquisti minimi di 15 euro.
E' una planimetria elaborata dal Comitato per il Parco Regionale della Brughiera con evidenziato le aree del Parco Groane e quelle del Parco Brughiera utile per far capire che
si tratta di due aree morfologicamente omogenee che fanno parte di
un'unica realtà ambientale a nord di Milano e di collegamento con le prealpi
lariane.
Contro il PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) sono stati inoltrati una serie di ricorsi al TAR da parte di svariati soggetti (Confindustria, Amministrazioni Comunali, immobiliari, privati) che ritengono questo PTCP "troppo vincolante".
Ora, a distanza di tempo, il 10-09-014 i primi pronunciamenti da parte del TAR su una serie di "cause "pilota".
Nonostante il tono un poco "trionfalistico" dell'articolo de il Cittadino (che alleghiamo), dobbiamo purtroppo registrare che il già debole grado di tutela degli AIP (Ambiti di Interesse Provinciale) risulta ora ulteriormente indebolito dal pronunciamento del TAR che non ha giudicato applicabile la parte relativa alle compensazioni ambientali territoriali consistenti nella cessione di aree verdi al patrimonio pubblico da parte del costruttore interessato all'edificazione all'interno degli AIP.
Il TAR, ha invece confermato il diritto della Provincia di individuare nei Comuni le Aree Agricole Strategiche con annessi livelli di conservazione e tutela.
Inoltre, da un successivo articolo de il Giornale di Seregno, si evince, anche se in modo non dettagliato, che anche per quanto riguarda il buffer di inedificabilità ai lati della futura (noi continuiamo a sperare che non venga mai realizzata) autostrada Pedemontana,il TAR si sia espresso, limitando purtroppo l'efficacia normativa correlata.
La Provincia, ancora con il Presidente Allevi e l'Assessore Crippa (che rimarranno in carica sino al 12/10/14 data delle elezioni di secondo livello per la nuova configurazione provinciale), si dimostra altresì aperturista, rimandando la discussione di singoli casi (in particolare quelli relativi alle rilocalizzazioni e agli ampliamenti industriali nelle AAS e negli AIP) all'Osservatorio Provinciale.
Struttura questa, che sta dimostrando di lavorare con poca trasparenza e poca attenzione rispetto ai pareri espressi dal rappresentante dei gruppi ambientalisti.
Insomma, c'è da essere preoccupati visto che la pianificazione territoriale in Brianza continua a dover fare i conti con i soliti desideri edificatori trasversali.
Una pessima notizia. Una notizia che spiega tante cose rispetto ai pesanti cambiamenti climatici che interessano anche il nostro Paese, dove, purtroppo si continua a puntare sugli idrocarburi e il trasporto su gomma.
Alla canna del gas
La febbre da sviluppo
infiamma il pianeta
— Luca Fazio, MILANO,
Ecologia. Le
emissioni di gas serra nel 2013 hanno superato livelli record. Lo
riferisce l'Organizzazione meteorologica mondiale: "Il tempo è scaduto,
le leggi della fisica non sono negoziabili".
I demiurghi della crescita ad ogni costo, i principali
responsabili della catastrofe planetaria, possono ben dirsi
soddisfatti perché nel mondo finalmente c’è qualcosa che cresce
senza limiti: il livello di gas serra nell’atmosfera. La conferma
arriva dall’Annual Greenhouse Gas Bullettin pubblicato dalla World
Meteorological Organization: “Il livello di gas serra
nell’atmosfera ha raggiunto un nuovo picco nel 2013, a causa del rialzo
accelerato delle concentrazioni di biossido di carbonio” (CO2).
Una situazione che costringe la Wmo a lanciare ancora una volta il
solito allarme sottolineando “la necessità di un’azione
internazionale concertata di fronte all’accelerazione dei
cambiamenti climatici, i cui effetti potrebbero essere devastanti,
si dimostra sempre più urgente”.
E le devastazioni non sono il frutto di elucubrazioni
catastrofiste da convegno, basta vedere cosa è accaduto solo pochi
giorni fa nel Gargano, qui in Italia, dove tutti i governi
continuano a perseguire una politica energetica che contribuirà
ad aumentare le emissioni di gas clima alterante. “Alla luce di
questi dati — commentano Roberto Della Seta e Francesco Ferrante
di Green Italia — le ultime misure di politica energetica
dell’Italia appaiono ancora più sconsiderate: l’apertura di una
stagione di trivellazioni petrolifere per aumentare l’utilizzo di
idrocarburi e la scelta di privilegiare il trasporto su gomma
qualificano il governo Renzi come pericolosamente sbilanciato
a favore del fossile e dell’aumento della CO2”. Di punto di non ritorno
e di necessità di un radicale cambio di marcia parla il verde
Angelo Bonelli, che si rivolge al presidente del Consiglio: “In
qualità di presidente di turno dell’Unione europea chiediamo che si
faccia subito promotore di una conferenza sui cambiamenti
climatici in cui l’Europa torni ad essere capofila nella battaglia
per salvare il pianeta”.
Per il segretario generale dell’Organizzazione meteorologica
mondiale, Michel Jarraud, il tempo è già scaduto. “Sappiamo con
certezza che il clima sta cambiando — spiega — e che le condizioni
meteorologiche diventano più estreme a causa di attività umane
come lo sfruttamento dei combustibili fossili. La
concentrazione di CO2 nell’atmosfera, lungi dal diminuire, l’anno
scorso è aumentata ad un ritmo ineguagliato da 30 anni. Dobbiamo
invertire questa tendenza riducendo le emissioni di CO2 e di altri
gas serra in tutti i settori di attività”. L’appello di Jarraud
è disperato: “Il tempo gioca contro di noi. Il biossido di carbonio
resta per centinaia di anni nell’atmosfera ed ancora più a lungo
nell’oceano. L’effetto cumulato delle emissioni passate, presenti
e future di questo gas si ripercuoterà sia sul riscaldamento del
clima che sull’acidificazione degli oceani. Le leggi della fisica non
sono negoziabili”. Quanto ai “decisori politici”, come li chiama
Jarraud, o ai negazionisti, “essere ignoranti non può più essere
una scusa per non agire”. Il Greenhose Gas Bulletin, infatti, oltre
a misurare la febbre alla terra, fornisce anche le contromisure
per mantenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi Celsius
(3,6 gradi Fahrenheit), come stabilito dall’Onu nel 2010.
Un dato è certo: il 2013 è stato l’anno più inquinato degli ultimi
30 anni. Le emissioni che riscaldano il clima sono cresciute del 34%
tra il 1990 ed il 2013 a causa dei gas serra persistenti come il
biossido di carbonio (CO2), il metano (CH4) e il protossido di
azoto (N20). Nel 2013 la media mondiale di CO2 in atmosfera era di
396,0 parti per milione (2,9 ppm in più che nel 2012), e se si dovesse
mantenere questo livello di crescita nei prossimi due anni potrebbe
essere superata la soglia delle 400 ppm. Le emissioni del metano,
secondo gas serra per importanza, per il 60% dipendono da attività
umane (allevamenti di bestiame, sfruttamento combustibili
fossili, discariche, combustione di biomasse): nel 2013 ha
raggiunto un picco di 1.824 parti per miliardo, dopo un periodo di
stabilizzazione che durava dal 2007. Quanto al protossido di
azoto, la cui produzione per il 40% proviene da concimi, biomasse
e industrie, rappresenta il gas più impattante sul clima (su un
periodo di cento anni risulta 298 volte superiore all’impatto
della CO2).
Sono dati che non sorprendono Sergio Castellari, ricercatore
del Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici: “Il
trend delle emissioni è in linea con lo scenario peggiore
elaborato dai climatologi mondiali. La crisi economica ha
rallentato il trend di crescita delle emissioni solo per un paio di
anni, le emissioni oggi sono molto più alte di venti anni fa”. Il tempo
stringe. La prossima occasione di negoziato, in vista della
conferenza di Parigi alla fine del 2015, sarà in Perù nel mese di
dicembre. Ma sarà molto complicato trovare soluzioni legalmente
vincolanti per tutti i paesi, soprattutto per i cosiddetti
“emergenti” come Cina e India che ogni anno emettono le percentuali
più importanti di gas serra (insieme agli Usa). Troppi interessi
divergenti convivono drammaticamente sullo stesso piccolo
pianeta.
Le iniziative del COMITATO PER IL PARCO REGIONALE DELLA BRUGHIERA per agosto 014:
escursione in bicicletta per tutte le età
prevista per
domenica 24 agosto 2014 con ritrovo alle ore 8,15
alla stazione
delle Ferrovie dello Stato a Camnago di Lentate sul Seveso (MB).
Si va in
bicicletta (con qualsiasi bicicletta) lungo le piste ciclabili del Parco Groane
fino a Senago dove si incrocia il Canale Villoresi. Da qui, seguendo le sponde
del canale verso ovest (direzione fiume Ticino) si arriva a Castano Primo.
Il
rientro è previsto in treno con carico bici con biglietto per persona di €. 3,45
+ costo per la Bici (altri €. 3,00 circa), a carico dei partecipanti. La linea è
quella delle Ferrovie Nord direzione Saronno (dove si cambia treno) destinazione
Cesano M./Seveso B./Seregno
Rientro previsto a Camnago ore 14,30/15,00.
Dibattito previsto per martedì 26 agosto 2014 alle
ore 17,00 presso il Bosco del Bersagliere a Cantù (CO) in via Como all'interno
della Festa dell'associazione AUSER.
L'argomento dell'incontro ha il seguente titolo:
IL PARCO GROANE-BRUGHIERA: i recenti passi fatti in regione Lombardia e le
ultime gravi decisioni prese su taglio alberi e motocross nei boschi dei parchi
regionali. Ci saranno amministratori e altri relatori che affronteranno queste
tematiche.
Il 1 agosto 2014, in perfetto stile balneare, il CIPE si è riunito e ha approvato la DEFISCALIZZAZIONE per l'autostrada Pedemontana. L'ennesimo favore, l'ennesimo aiuto di stato concesso per la realizzazione di questa inutile e impattante infrastruttura. Sono 349 milioni di euro di mancati introiti (su IRES, IRAP e IVA dal 2016 al 2027) per le casse dello Stato che verranno "scontati" a chi (i privati, le banche) vorrà investire propri capitali per rimpolpare il Piano Economico Finanziario cioè "la cassa" per realizzare l'autostrada. Una misura concessa per attirare capitali privati, rinunciando alla tassazione su di essi da parte dello Stato.
E' successo quello che temevamo, cioè il ripetersi dei soliti meccanismi che vedono il supporto continuo di soldi pubblici, in forma prima diretta con 1,2 miliardi di euro di finanziamento e ora in forma indiretta, per sostenere il meccanismo della realizzazione dell'autostrada Pedemontana, altrimenti incapace di reggersi sul tanto celebrato project financing (capitale privato in cambio dell'utile sui pedaggi) che era la base dell'investimento.
E’ successo quello che temevano anche alcuni Sindaci del nostro territorio – il Sindaco di Seveso, il Sindaco di Cesano Maderno, il Sindaco di Desio, la Sindaca di Lentate sul Seveso, la Sindaca di Lissone, il Sindaco di Barlassina e la Sindaca di Macherio – che qualche giorno fa si erano rivolti direttamente al Primo Ministro per dire che “quello che sta accadendo intorno alla gestione di Pedemontana sia tutt’altro che un’azione basata su trasparenza e chiarezza di obiettivi ……… un’opera senza una progettualità di insieme, senza una corretta analisi dell’impatto ambientale, senza una reale sostenibilità economica se non attraverso un evidente quanto poco corretto finanziamento attraverso una defiscalizzazione che altro non è se non l’ennesimo aiuto dello Stato e quindi dei cittadini alle banche che si improvvisano al mattino imprenditrici e al pomeriggio ricattatrici”
Una lettera accorata, questa dei 7 Sindaci, che richiama Renzi alla responsabilità dei suoi proclami in fase di campagna elettorale, mirati a far balenare l’idea della volontà di uscire da un clima nazionale dove troppo spesso è stato possibile “vivere di espedienti, furberie, ingiustizie, che hanno portato gran parte dei cittadini a credere che ‘il più bravo fosse il più furbo’”.
Ma questa lettera evidentemente non è stata gradita alla segreteria regionale del PD che nei giorni scorsi – lo apprendiamo dalle pagine del Cittadino – ha richiamato i Sindaci della sua area per un confronto e per ribadire che "l'autostrada pedemontana si deve fare tutta", occultando l’operazione verità che è stata intrapresa dai gruppi ambientalisti di Insieme in Rete e proposta a questi stessi Sindaci e a altri: Pedemontana è già un’opera incompiuta, incompleta, irrealizzabile nella sua progettualità definitiva.
Di che cosa stiamo parlando dunque?
E di che cosa parliamo quando un Partito incontra dei Sindaci per puntualizzare loro una linea come se fosse prioritaria la loro "appartenenza" al Pd e non piuttosto l'essere rappresentanti istituzionali di tutti i cittadini ?
I Sindaci che hanno mandato la lettera a Renzi lo sanno bene, e infatti in calce alle loro parole riportano le deliberazioni dei loro consigli comunali, che li invitano tra l’altro a utilizzare anche le vie legali per difendersi dalla “mala avanzata” di Pedemontana.
Il Segretario regionale del PD, Alfieri, e il capogruppo del PD Brambilla, invece, lo hanno dimenticato?
Come gruppi ambientalisti rimaniamo nel coro dei cittadini che vogliono il bene del proprio territorio e che continuano a chiedere ai propri governanti – in primis i Sindaci – di agire in questa direzione.
Per questo motivo sottoporremo anche alla Commissione Europea il provvedimento di defiscalizzazione per verificare se esistono i presupposti affinchè sia considerato una violazione delle normative in tema di concorrenza con l’auspicio che sia possibile costringere il nostro governo “delle larghe intese costruttrici” a chiedere la restituzione nelle tasche degli italiani del "regalo" di 349 milioni fatto al consumo di suolo, alla cementificazione, alla violenza al territorio, alle situazioni di prepotenza e (come dimostrato dalle recenti inchieste) anche al malaffare, spesso connesso alle opere “strategiche”.
Sulla vicenda, due articoli, uno de Il Cittadino e uno di VareseNews.
Nell'articolo di VareseNews, Maroni, Agnoloni (Pres. Serravalle), Lombardo (Pres. APL) ma pure Alfieri (Segr. reg. Pd) gongolano e sprizzano ottimismo.
Per non farvi mancare nulla vi proponiamo anche il testo completo della lettera - non proprio favorevole ed entusiasta rispetto alla pedemontana - scritta da alcuni Sindaci (manca Caimi di Meda) al Presidente del Consiglio Renzi e al Ministro Lupi.
Sarà anche per questo che il Pd regionale ha ritenuto di convocarli per "dare la linea" ?
Il Cipe approva la defiscalizzazione di Pedemontana
ma il pedaggio rimane
Sbloccati i 350 milioni
di euro che si attendevano con la decisione che è stata presa a Roma.
Lombardo: "Una boccata d'ossigeno che ci rende più appetibili ai
privati". Ma il pedaggio sulle tangenziali resta
La defiscalizzazione di Pedemontana approvata dal Cipe questa mattina porterà una boccata d'ossigeno non indifferente alle sofferenti casse della società che gestisce la realizzazione dell'opera autostradale. Soldi che, insieme ai 700 milioni di ricapitalizzazione approvati dalla società madre Serravalle,
permetteranno di far tirare il fiato alla stessa Pedemontana in vista
del secondo lotto che permetterà di arrivare almeno fino a Meda.
Soddisfazione da parte del presidente del Pedemontana Salvatore Lombardo
che commenta così: «Innanzitutto esprimo i miei ringraziamenti al
Governo e al Ministro ma anche al goverantore Maroni che si è speso
molto per arrivare a questo risultato. Il suo appello al presidente
Renzi, in occasione dell'inaugurazione della Brebemi è servito - e
prosegue - questa defiscalizzazione con conseguente approvazione del
Piano economico finanziario permetterà performance migliori per
la società e per gli azionisti rendendola più appetibile anche per
eventuali privati che vogliono entrare a farne parte. Ora attendiamo anche che le banche collaborino in maniera più serena».
OK DAL CIPE - «L'approvazione da parte del Cipe per la defiscalizzazione di Pedemontana, che vale 349 milioni di euro, e
del piano economico finanziario di Milano-Serravalle costituisce un
grande passo avanti perché garantisce la stabilità finanziaria, e quindi
il completamento di tutto il percorso della Pedemontana, e gli
investimenti che deve realizzare Serravalle. Viene dunque assicurata la
realizzazione delle opere di accessibilità ad Expo 2015, in tempo per la
sua inaugurazione". Lo ha detto l'assessore alle Infrastrutture
e Mobilità di Regione Lombardia Alberto Cavalli, al
termine della seduta del Cipe, alla quale ha preso parte questa mattina,
a Roma. «Sono particolarmente soddisfatto delle decisioni assunte oggi
dal CIPE - dichiara Marzio Agnoloni, Presidente di Milano Serravalle e Amministratore Delegato di Pedemontana Lombarda - e sottolineo "finalmente" dopo un tempo di attesa troppo lungo che metteva a rischio il completamento delle opere. Ora - prosegue Agnoloni - procediamo con la definizione del finanziamento insieme alle banche, a Cassa Depositi e Prestiti e alla BEI. Questo è davvero l'atto conclusivo per chiudere la partita sia dei finanziamenti che della realizzazione della Pedemontana».
IL PEDAGGIO RESTA -
Per quanto riguarda il pagamento del pedaggio sulle due tangenziali
diComo e Varese, però, lo stesso presidente Lombardo ha confermato che i
piani non cambiano: «Da comasco pagherò il pedaggio sulla mia
tangenziale e così faranno a Varese» - ha detto, ma l'assessore Cavalli è
più ottimista: «Al tavolo del Cipe - ha concluso il titolare regionale
in materia di Infrastrutture - facendo seguito a specifiche iniziative
del Consiglio regionale, ho anche avuto modo di sottolineare che il
pedaggio previsto sulle tangenziali di Como e di Varese, costituisce un
aggravio che gli utenti considerano non giustificato. L'attenzione
del Presidente Renzi su questo punto mi consente di sperare in
un impegno comune di Stato e Regione»
ORA TRASPARENZA - Il segretario regionale del Pd Alessandro Alfieri commenta:
«Come PD lombardo abbiamo sempre lavorato per garantire le risorse
perché venisse realizzato l'intero progetto Pedemontana, comprese le
opere connesse e le compensazioni ambientali - dichiara il Segretario
del PD Lombardo Alessandro Alfieri - Con la defiscalizzazione
dell'autostrada, inizialmente non prevista, il Governo Renzi ha fatto
anche di più di quello che doveva fare. Maroni non ha più alibi: adesso
verifichiamo se ha fatto i compiti a casa. Serve un'operazione
trasparente. È in grado di garantire che i soci privati finanzino
l'intera opera? E che verranno fatte tutte le compensazioni ambientali
attese dai territori? Le comunità locali, che hanno subito e subiranno
profondi disagi per espropri e cantieri, non possono essere prese in
giro, da tempo aspettano risposte. A fronte di tutto questo, per loro
sarebbe una beffa non cogliere neanche i benefici di un'opera completa».
Soddisfazione per la defiscalizzazione è stata espressa anche dal
decano dei deputati Pd varesini, Daniele Marantelli, che già ieri aveva
assicurato che la riunione del Cipe sarebbe andata a buon fine per
Pedemontana «anche grazie all'impegno dei parlamentari democratici
varesini».
La lettera dei Sindaci (Butti, Monguzzi, Rivolta, Ponti, Corti, Galli, Redaelli) al Presidente del Consiglio e al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti cui erano allegate tutte le mozioni e OdG approvate nei vari Consigli Comunali con posizioni critiche rispetto alla realizzazione dell'autostrada pedemontana.
Mentre molti livelli istituzionali (il Presidente di Regione Lombardia Maroni in testa) si affannano a fare pressioni sul Governo perchè si trovino le risorse affinchè l'autostrada pedemontana si realizzi nella sua interezza (non basta loro il bilancio economico finale fallimentare della BreBeMi con i costi realizzativi RADDOPPIATI), la Soc. Autostrada Pedemontana Lombarda, stimolata dalle domande poste dopo l'iniziativa del 10 luglio 014 a Seveso (organizzata da Insieme in Rete e dall'Amministrazione di Seveso) ha inoltrato ad alcuni giornali (e indirettamente ad Insieme in Rete) una "singolare" comunicazione, forse nell'intento di dire la sua in merito al RISCHIO DIOSSINA.
Ma ........... ma la comunicazione inviata risulta essere un documento/relazione circolato ........... il 23-10-2013.
Evidentemente un documento datato ........... buono per tutte le stagioni, anche per i contenuti non proprio al passo con i tempi ....... ma poco importa vista la superficialità, le ovvietà, la parzialità e le cose su cui APL nulla dice.
Il coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE lo ha commentato con un suo comunicato, ripreso da Il Cittadino con un articolo il 26-07-014.
Il Consiglio di Stato, cui si era rivolto Giorgio Taveggia (candidato della Lega Nord e della Lista Progetto per Meda alle elezioni comunali del 2012) con una richiesta di revocatoria del precedente pronunciamento del Consiglio di Stato medesimo, ha pubblicato in data 28-07-014 la Sentenza con cui giudica INAMMISSIBILE il ricorso di Taveggia.
Gianni Caimi rimane pertanto nella carica di Sindaco di Meda e rimane immutata la composizione del Consiglio Comunale.
SINISTRA E AMBIENTE continuerà ad essere rappresentata nell'assise consiliare.
I recenti accadimenti nella politica italiana con al centro la modifica Costituzionale sulla composizione del Senato, l'aumento del numero di firme per gli strumenti di democrazia diretta (per indire un Referendum da 500.000 a 800.000 e per proporre una Legge di Iniziativa Popolare da 50.000 a 250.000) e l'atteggiamento del Governo Renzi che vuole la "prova di forza" per far passare la propria proposta di legge in tempi brevi, la dicono lunga sulla deriva da oligarchia su cui l'esecutivo sta scivolando constantemente con la mistificazione del "fare". Una deriva costruita su un patto, quello detto del "nazareno", tra Renzi, il condannato Berlusconi e l'inquisito Verdini. Sono costoro i "nuovi "padri costituenti" ?
Con l'uso d'una comunicazione distorta e spregiudicata si giustifica e si vuol far passare la necessità d'una riforma che tale non è.
La realtà è quella d'una controriforma che comporta un Senato non più di eletti ma di NOMINATI (evidentemente più controllabili e più "di fiducia") depotenziando altresì le possibilità di ricorrere agli strumenti di democrazia diretta quali sono il referendum e le proposte di legge d'iniziativa popolare.
Indubbiamente al Paese servono Riforme, ma NON serve al Paese che per un "decisionismo d'apparizione" si limitino le forme di rappresentatività con una pastrocchiata proposta di modifica della COSTITUZIONE utile a creare un totale sbilanciamento dei poteri a favore del solo potere esecutivo, con un Governo che potrebbe di conseguenza influenzare sia l'elezione dei componenti del CSM sia quello del Presidente della Repubblica, potendo contare su condizioni più favorevoli. Una strada che porta verso un graduale smantellamento degli equilibri garantiti dall'attuale Costituzione e crea le premesse per un'OLIGARCHIA di governo.
Il "renzismo" sta subentrando a 20 anni di disastroso "berlusconismo" con l'evidente continuità dell'uomo solo al comando ?
Vi proponiamo in merito l'intervista de Il Manifesto alla Costituzionalista Lorenza Carlassare
Carlassare: «Così si strozza la democrazia»
— Carlo Lania, ROMA,
La costituzionalista. Lorenza Carlassare: «Contingentare la discussione è contro la Carta. Decisione tipica dei sistemi autoritari»
Lorenza Carlassare
Professoressa Lorenza Carlassare da
costituzionalista come giudica la decisione di contingentare
i tempi della discussione sulla riforma?
E’ una decisione contraria alla Costituzione. Non mi era mai
venuto in mente che nella revisione di una legge costituzionale si
potesse agire in questo modo. Strozzare un dibattito su una riforma
che deve essere votata con una maggioranza elevata proprio perché
sia ragionata e condivisa. Mi sembra una cosa inaudita.
Soprattutto considerando che risulta implicitamente escluso dalla
stessa Costituzione, che prevede appunto maggioranze molto
elevate, due distinte delibere per ogni camera con uno scopo preciso:
garantire che la riforma venga meditata, discussa e approvata da una
maggioranza larga, non da una maggioranza artificiale che forza
gli altri, una minoranza prefabbricata che vuole imporre la sua
volontà. Il disprezzo del dissenso e la volontà di soffocarlo
è propria dei sistemi autoritari. Non è lo spirito della
Costituzione.
Il problema forse è all’origine: ci troviamo di fronte
a una riforma costituzionale che non nasce dal parlamento ma viene
dettata dal governo.
Anche questa è un’anomalia. Purtroppo negli ultimi anni ne abbiamo
viste tantissime. Il governo si è impadronito di tutte le funzioni
del parlamento e lo ha esautorato. Della funzione legislativa si
è impadronito totalmente facendo solo decreti legge e ora s’
impossessa anche della revisione costituzionale. Tutto quello a cui
stiamo assistendo negli ultimi tempi lascia sgomenti.
Vede dei rischi in questo modo di procedere da parte di governo e maggioranza?
Da tanto tempo vedo rischi, perché questa forzatura deriva dal
fatto che non si vuole accettare il dialogo, che si vedono gli
emendamenti e le proposte degli altri come un impaccio, un
ostacolo, dei sassi sui binari da rimuovere, come ha detto Renzi. Ma
gli argomenti degli altri non sono da rimuovere, sono da
considerare ed eventualmente da confutare con argomenti idonei,
altrimenti che democrazia è? Oltre tutto si tratta di una riforma
che fa parte di un programma più ampio di cui non sappiamo nulla.
Si riferisce al patto del Nazareno?
Questo patto Berlusconi-Renzi, che poi è Berlusconi-Verdini-Renzi
che cosa significa? E’ un patto fra soggetti dei quali uno non aveva
e non ha funzioni politiche istituzionali di alcun genere; ha
perduto anche il titolo di senatore. Allora la domanda è: cosa c’è in
questo patto? Un patto tra due partiti si può anche ammettere se
è trasparente, ma un accordo segreto di cui ogni tanto trapelano
alcune notizie ma del quale si esige che sia assolutamente
rispettato alla lettera, no. Mi chiedo ancora: siamo in un Paese
democratico o no?
Però il ministro Boschi di fronte alle accuse di autoritarismo risponde che si tratta di allucinazioni.
Penso che il ministro Boschi, della cui buona fede non dubito, non
abbia nessuna idea di cosa è la democrazia e soprattutto che cosa
è la “democrazia costituzionale”, che non vuol dire dominio della
maggioranza. Quello che offende è la menzogna, continuamente
ripetuta, che chi propone modifiche non voglia le riforme: tutti
vogliono la riforma del bicameralismo attuale! Ma molti non vogliono
la soluzione imposta. Perché il governo non vuole il Senato
elettivo come negli Stati Uniti, con un numero ristretto di senatori
eletti dai cittadini delle diverse regioni? Perché no?
Lei che risposta si dà?
Si vuol togliere la parola al popolo. Quanto sta accadendo va messo
insieme alla legge elettorale con l’8% di sbarramento; si vuole
chiudere la bocca alle minoranze, e non solo a minoranze esigue: la
soglia dell’8% non è certo leggera. Si vuole fare una Camera
interamente dominata dai due partiti dell’accordo, due partiti che
poi sono praticamente uno perché lavorano insieme, in stretto
accordo, quindi siamo arrivati al partito unico.
O magari al partito nazionale di cui parla Renzi.
Una cosa che mi fa venire i brividi. La democrazia
costituzionale è necessariamente pluralista, perché gioca
anche sull’articolazione politica del sistema e del parlamento, sulla
possibilità di un dialogo e di un dissenso. Qui invece si parla di
partito nazionale. Credo che per qualcuno si tratti di scarsa
conoscenza e di scarsa dimestichezza con il costituzionalismo,
per qualcun altro purtroppo no.
In questo rientra anche la decisione di innalzare da 500
a 800 mila le firme necessarie per proporre un referendum
abrogativo?
Siamo sempre nella stessa logica di riduzione del peso del popolo,
che evidentemente dà fastidio e bisogna tacitarlo. La gente chiede
lavoro, è preoccupata per la chiusura delle fabbriche e i
governanti si impuntano esclusivamente su queste cose. La riforma
costituzionale serve certamente al fine di poter esercitare il
potere con le mani libere, senza gli impacci della democrazia
costituzionale. Però c’è anche un’altra ragione di fondo, ed è che la
riforma è un bello schermo per nascondere il fatto che sugli altri
piani non si fa niente. L’economia è andata più a rotoli che mai, finora
si è fatto solo un gran parlare, un chiacchierare arrogante
e assolutamente inutile.
Però seimila emendamenti sono tanti. L’opposizione non sta esagerando?
L’opposizione non ha altre armi perché il dialogo la maggioranza
non lo vuole, ha detto subito che “chi ci sta, ci sta”. E gli altri,
evidentemente, se “non ci stanno” a votare ciò che il governo vuole
“se ne faranno una ragione”! In tale situazione chi vorrebbe una
riforma diversa non può fare altro che rendere faticoso il percorso
per indurre la maggioranza a riflettere su quello che fa e, per non
veder fallire tutto, ad accettare qualche modifica. Ripeto ancora
ciò che più volte ho detto: se vogliono fare un Senato con
i rappresentanti delle regioni e degli enti locali non eletti dal
popolo, lo facciano pure, però non possono attribuire a quest’organo
funzioni costituzionali. Non possono dargli la possibilità di
legiferare al massimo livello. A un simile Senato, fatto da persone
che non ci rappresentano, dominate dai capi partito, si vuole
invece assegnare il potere di revisione costituzionale, di
partecipare all’elezione del presidente della Repubblica e di
altri alti organi costituzionali. E’ assurdo. Facessero allora un
Senato che è espressione delle autonomie con funzioni limitate alle
necessità di raccordo con le autonomie locali. Altrimenti, se gli
si vogliono attribuire funzioni costituzionali, deve essere
elettivo. Ma, se non è possibile discutere di questo e di altri
punti significativi, allora non resta altro da fare che proporre
emendamenti a raffica.