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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

martedì 2 giugno 2026

1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA QUINTA PUNTATA: LE COMMISSIONI ISTITUZIONALI, I LAVORATORI E LA VERTENZA SULLA SALUTE E LA CONOSCENZA, L'OPPOSIZIONE ALL'IPOTESI FORNO INCENERITORE E LE MOBILITAZIONI POPOLARI

Prosegue il lavoro di Sinistra e Ambiente di Meda che ricostruisce gli anni drammatici del disastro Diossina dell'ICMESA di Meda, fabbrica del gruppo multinazionale svizzero Givaudan-Hoffman-La Roche.
Siamo nel periodo successivo alla fuoriuscita della nube tossica dal Reattore A101 dell'ICMESA di Meda e dopo la settimana del silenzio, i primi interventi, le evacuazioni della popolazione, i primi provvedimenti, Regione Lombardia diventa l'Ente che deve gestire l'emergenza.
Lo fa malamente, in modo confuso e cercando di imporre la sua visione politica con scelte che si scontrano con gli abitanti dei Comuni contaminati e con chi chiede ed esige trasparenza e partecipazione e non vuole subire il peso di decisioni sbagliate che possono essere irreversibili.
Una puntata che è parte dell'impegno e del lavoro di ricerca di Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda basato su documenti e testi in suo possesso per ricostruire gli eventi affinchè si rinnovi, senza annacquarla, la Memoria di un disastro colpevole che ha segnato la collettività.

LE COMMISSIONI ISTITUZIONALI
Il 4-8-1976, il Ministero della Sanità istituì la Commissione centrale tecnico-scientifica con Presidente Cimmino per proporre con urgenza misure di decontaminazione e stabilire un piano di monitoraggio e intervento sanitario.
Purtroppo questa commissione che aveva un carattere eminentemente tecnico, nel corso degli anni ridusse drasticamente il progetto sanitario e ridimensionò la sezione di monitoraggio epidemiologico rispetto agli iniziali intendimenti.
Anche Regione Lombardia nominò quattro Commissioni (analitica, medico-epidemiologica, bonifica, veterinaria) che, in coordinamento con la Commissione Cimmino, si occuparono del monitoraggio medico della popolazione, delle analisi, della decontaminazione del luogo e delle indagini di medicina veterinaria.
I lavori delle commissioni regionali e la destinazione dei fondi erogati riflettevano comunque l'impostazione e l'indirizzo politico di Regione Lombardia che influì su molte scelte attuate e creò forti tensioni, contrasti sociali e politici sul territorio.

LA VERTENZA DI LAVORATORI E SINDACATO PER LA SALUTE E LA BONIFICA
Dopo la chiusura dell'ICMESA conseguente al disastro colpevole con la fuoriuscita della Diossina TCDD e di altri composti e la conseguente contaminazione di aree esterne allo stabilimento, si presentò per il Sindacato l'impellente necessità di affrontare il problema di una nocività delle lavorazioni che non riguardava più soltanto l'interno delle fabbriche ma anche il territorio.
Nella Brianza del Nord/Ovest oltre all'ICMESA a Meda erano infatti insediati altri grandi complessi produttivi chimici quali l'ACNA a Cesano Maderno e la SNIA a Varedo, Ceriano Laghetto e Cesano Maderno. 
Tutte fabbriche dove le produzioni risultavano pericolose sia per la salute dei lavoratori sia per l'ambiente circostante.
Già nell'assemblea organizzata dalla Federazione Unitaria CGIL-CISL e UIL tenutasi a Cesano Maderno il 28-7-1976, l'azione sindacale raccolse il contributo documentale del Comitato Tecnico Scientifico Popolare (CTSP) in appoggio ai lavoratori e alla popolazione colpita. Sul CTSP e sulla sua attività torneremo con un apposita scheda. 
Successivamente l'8/10/1976 si tenne una grande Manifestazione a Cesano Maderno con precise richieste: 
  • Bonifica immediata e radicale delle aree inquinate pagata dalla multinazionale Givaudan-Roche.
  • Tutela del posto di lavoro e del salario per i dipendenti ICMESA e dell'indotto.
  • Controllo e conoscenza dei lavoratori sulla produzione chimica e sulle procedure di sicurezza da applicare.
 
L'IPOTESI DI COSTRUIRE UN FORNO INCENERITORE A SEVESO
Alla fine di agosto 1976 la Regione, con una certa approssimazione e fretta, chiese al Comune di Seveso di esprimersi sulla collocazione di un impianto di incenerimento, su un´area di 36.000 m², ove distruggere per combustione il terreno e i materiali contaminati dalla diossina.
Inizialmente, il Consiglio Comunale di Seveso, il 29 agosto 1976, con una sola astensione, approvò una determina collocando l'inceneritore in una zona ubicata a nord del cimitero.
Una delle prime criticità evidenziate da molti tecnici fu relativa all'insufficiente temperatura allora raggiungibile per bruciare quanto contaminato dalla Diossina TCDD.
Negli anni ’70, le tecnologie disponibili non permettevano di superare con sicurezza i 1200 °C, temperatura oltre la quale v'è certezza che la molecola di TCDD si distrugge.
Nel terreno era inoltre presente anche il Triclorofenolo che se bruciato con temperature oltre i 160 ° C ma inferiori ai 1200 °C avrebbe generato diossina per trasformazione del Triclorofenolo stesso.
L'inceneritore oltre ad avere costi elevati non dava quindi garanzie di sicurezza e sarebbe con ogni probabilità diventato successivamente l'impianto ove bruciare tutti i rifiuti industriali della Lombardia.
La situazione politica e sociale nei Comuni colpiti dalla nube tossica era già particolarmente difficile poichè l' 11 ottobre 1976 un gruppo di sfollati della Zona "A" rioccupò pacificamente parte della zona evacuata, bloccando temporaneamente la superstrada Milano-Meda e avanzando le richieste alle autorità di una bonifica immediata per rientrare al più presto nelle abitazioni e di riaprire al traffico corso Isonzo a Seveso, per permettere il collegamento diretto con il centro cittadino.

Il progetto dell'inceneritore trovò quindi, da subito, la ferma opposizione della cittadinanza, del "Gruppo di Lavoro e di Coordinamento di Seveso" e del "Comitato Tecnico Scientifico Popolare" che incalzarono l'amministrazione sevesina e Regione Lombardia organizzando presenze ai Consigli Comunali e il 14/5/1977 una manifestazione a Milano, in Pza del Duomo, che risultò molto partecipata.
 
Conseguentemente il Consiglio Comunale di Seveso, il 14 novembre 1976, abrogò la propria deliberazione del 29 agosto e chiese a Regione Lombardia e alla Provincia di Milano di sospendere l´appalto per la costruzione del forno inceneritore e di accogliere la proposta di bonifica avanzata dal coordinamento cittadino che aveva suggerito il metodo dello scarico controllato, collocando il materiale inquinato asportato in cassoni di cemento armato, stagni, antisismici e totalmente o parzialmente incassati nel terreno, coperti di terra e di verde. 
Secondo la proposta del comitato i cassoni avrebbero dovuto essere collocati sul terreno dell´ICMESA.
Tra i pareri tecnici prudenti sull'ipotesi inceneritore, vi fu anche quello della Cremer & Warner, società inglese di ingegneria e consulenza, incaricata da Regione Lombardia di valutare le opzioni di bonifica.
Molti furono anche i pronunciamenti contrari della comunità tecnica e scientifica.
Tra questi Gianantonio Lanzani, docente di chimica agraria al Politecnico che considerava l'inceneritore oltre che pericoloso anche insostenibile per una comunità che stava già pagando un prezzo altissimo. 
I progetti del forno inceneritore scelti dall'Assessorato regionale alla Sanità, furono sottoposti all'esame dell'Istituto di Scienze e Tecnologia della facoltà di Ingegneria Chimica dell'Università di Genova, che rilevò numerose e specifiche criticità tanto da essere considerati inadeguati e insufficienti rispetto al processo di combustione che "vetrificava" il terreno contaminato ma che non dava certezza sull'estrazione e distruzione della molecola della TCDD oltrechè sull'abbattimento fumi dove risultava problematica la scelta della tecnologia applicabile.
Allo scopo, per chi volesse approfondire, vi proponiamo un documento elaborato dal COMITATO TECNICO SCIENTIFICO POPOLARE (tratto dall'archivio "Il Ponte della Memoria" di Legambiente Seveso) che illustra i dettagli tecnici giudicati critici per l'implementazione del forno inceneritore a Seveso.
  
Le valutazioni tecniche negative e la mobilitazione costante, fecero si che il progetto venisse accantonato evitando così che venisse realizzato ed entrasse in funzione un impianto d'incenerimento per rifiuti industriali dall'impatto pesantissimo.

A SEVESO E MEDA RITORNA L'ESERCITO
In una situazione di confusione informativa, tra la popolazione si generò la sfiducia e l'incredulità.
Parecchie furono le entrate abusive nella zona A dove alcune case tornarono ad essere occupate dai proprietari violando i decreti di inaccessibilità e con pericolo per la salute degli occupanti, di trasporto e dispersione delle sostanze tossiche lì depositate.
Le recinzioni di filo spinato divelte o mancanti non costituivano ostacolo agli ingressi.
Per evitare il ripetersi di questi pericolosi ritorni nelle proprie case contaminate, il 15 febbraio 1977, il 3° corpo d´armata dell'esercito, insieme ai carabinieri, fu incaricato dal Prefetto della sorveglianza esterna dell´area maggiormente inquinata.
Anche questa volta, come in occasione dell'utilizzo dei militari per stendere i reticolati, scarsa fu l'informazione a loro data, di dubbia utilità i dispositivi di protezione a loro forniti, peraltro dopo esplicita richiesta del personale di truppa ai superiori vista l'improvvisazione e l'assenza di protezioni minimali. 
Assente anche un adeguato programma di screening sanitario attuato presso gli enti pubblici. 
Le pessime condizioni in cui operavano i militari era stata evidenziata nel lontano 1977 sulla rivista Com Nuovi Tempi che aveva intervistato un militare di truppa aderente al movimento dei Soldati Democratici. 
 
LA COSTITUZIONE DELL'UFFICIO SPECIALE PER SEVESO
Con delibera 488 del 2 giugno 1977, il Consiglio Regionale lombardo approvò cinque programmi operativi definitivi, stilati dai competenti assessorati regionali in base alla legge regionale N° 2 del 17 gennaio 1977.

I Programmi Operativi comprendevano le seguenti aree di intervento:
  1. verifiche analitiche sull’inquinamento del terreno, delle acque e della vegetazione e interventi di decontaminazione e di bonifica del terreno e degli stabili, anche per prevenire la diffusione dell’inquinamento;
  2. accertamenti e controlli sanitari, assistenza sanitaria e tutela della salute pubblica nella zona colpita; accertamenti, controlli e interventi nel campo della profilassi medico-veterinaria e dell’assistenza zooiatrica;
  3. assistenza sociale e scolastica, compresa la fornitura di alloggi alle popolazioni sfollate;
  4. ripristino e ricostruzione altrove delle strutture civili e abitative non recuperabili e realizzazione delle opere necessarie per consentire condizioni di vita adeguate alla particolare situazione della zona colpita e ripristino delle capacità produttive dei terreni agricoli interessati.
  5. interventi a favore di imprese, singole o associate, agricole, artigiane, turistiche ed alberghiere, industriali e commerciali, che avevano subìto danni conseguenti all´inquinamento da sostanze tossiche.
Insieme all´approvazione dei 5 programmi operativi la Regione determinò anche le relative previsioni di spesa che ammontarono a complessive a 121 milioni di lire.
Per attuare questi interventi, con la Legge Regionale n. 27 del 17 giugno 1977 costituì un'unità a conduzione commissariale: l'UFFICIO SPECIALE PER SEVESO, operativo dal luglio del 1977, guidato dall’avvocato Antonio Spallino già sindaco di Como e successivamente, dal 1979, dal senatore Luigi Noè.

Incontro del commissario dell'Ufficio Speciale sen Noè (al centro) con il Pres di Regione Lombardia Guzzetti a dx

Venne inoltre istituito l’Archivio dell’Ufficio Speciale, in cui furono raccolti e conservati tutti gli atti e documenti relativi agli interventi èrevisti ed effettuati nelle zone contaminate.

Continua.
 
Puntate pubblicate in precedenza:

4) 1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA TERZA PUNTATA: 10 LUGLIO 1976 LA DIOSSINA DELL'ICMESA CONTAMINA IL TERRITORIO, POI IL SILENZIO DELLA MULTINAZIONALE, LA MORIA DI ANIMALI, LA CLORACNE.

3)  1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA SECONDA PUNTATA: L'ICMESA AVVIA LA PRODUZIONE DI TRICLOROFENOLO CON PROCESSO E IMPIANTO INSICURI

2) 1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA PRIMA PUNTATA: L'ICMESA DI MEDA INQUINÒ IL TERRITORIO SIN DAL SUO INSEDIAMENTO

1) PREMESSA 1976-2026: IL 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA NON PUÒ ESSERE SOLO CELEBRATIVO MA DEVE ESSERE MEMORIA VIVA E VERITIERA.