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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

venerdì 10 febbraio 2012

SALVIAMO IL MANIFESTO !

Dopo LIBERAZIONE, la stampa italiana rischia di perdere un'altro giornale.
IL MANIFESTO, un GIORNALE STORICO, che è stato testimone di molte fasi storiche, che è stato stimolo per confronti e dibattiti di TUTTA LA SINISTRA, che ha formato la coscenza politica di moltissimi di noi, E' A RISCHIO CHIUSURA. 
La causa è il mancato rinnovo dei contributi pubblici all'editoria.
Una scelta del fu governo Berlusconi che l'attuale governo Monti non ha cambiato, proseguendo NEL SEGNO DELLA CONTINUITA' d'una politica che VUOLE AMMAZZARE LA LIBERA INFORMAZIONE fatta da tutti quei giornali INDIPENDENTI dai GRANDI EDITORI, in primis IL MANIFESTO, gestito da UNA COOPERATIVA.
Il MANIFESTO non è un giornale "finto". E' un quotidiano che vende su tutto il territorio nazionale ma che non ha mai fatto della PUBBLICITA' una sua forma d'introito fisso. 
Un giornale sicuramente DI SINISTRA ma INDIPENDENTE da poteri forti e partiti.

Noi non possiamo permettere che LA SINISTRA perda una così autorevole voce.

Pertanto facciamo nostro l'appello della redazione che chiede a tutti noi che ci sentiamo vicini o che condividiamo le acute analisi e la quotidiana E MAI BANALE informazione de IL MANIFESTO, di ACQUISTARLO OGNI GIORNO. 
Lo acquisti anche chi lo faceva saltuariamente, lo acquisti anche chi si arrabbiava per i suoi articoli "partigiani" PERCHE' QUESTA VOCE LIBERA NON PUO' e NON DEVE MORIRE.

La prima pagina di ieri 9/02/012. CLICCA E VAI AL SITO DE IL MANIFESTO

L'editoriale del 9/02/012
Senza fine

Siamo alla prova cruciale, al corpo a corpo con la nostra stessa vita materiale e politica. 
Il Manifesto andrà in liquidazione coatta amministrativa. Verranno funzionari di governo, che si sostituiranno al nostro consiglio di amministrazione. È una procedura cui siamo stati costretti dai tagli alla legge dell'editoria. 
Noi, come altre cento testate, nazionali e locali, non potremo chiudere il bilancio del 2011. Mario Monti e il ministro Passera potrebbero riuscire dove Berlusconi e Tremonti hanno fallito.  
Usiamo il condizionale perché non abbandoniamo il campo di battaglia e siamo ancora più determinati a combattere contro le leggi di un mercato che della libertà d'informazione farebbe volentieri un grande falò. 
La fine del manifesto sarebbe la vittoria senza prigionieri di un sistema che considera la libertà di stampa non un diritto costituzionale ma una concessione per un popolo di sudditi. La fisionomia della nostra testata, il suo carattere di editore puro, il nostro essere una cooperativa di giornalisti, hanno sempre costituito una felice anomalia, un'eresia, la testimonianza in carne e ossa che il mercato non è il monarca assoluto e le sue leggi non sono le nostre. 
Il compito che ci assumiamo e a cui vi chiediamo di partecipare è tutto politico. I tagli ai finanziamenti per l'editoria cooperativa e politica non sono misurabili «solo» in euro, in bilanci in rosso, in disoccupazione. 
Naturalmente, se avessimo la testa di un Marchionne sapremmo cosa fare per far quadrare i bilanci. Così come un vero mercato della pubblicità ci aiuterebbe a far quadrare i conti, e un aumento dei lettori nel nostro paese ci farebbe vivere in una buona democrazia. 
Ma è altrettanto evidente che le nostre difficoltà sono lo specchio della profonda crisi della politica, l'effetto di quella controrivoluzione che ha coltivato i semi dell'antipolitica, del «sono tutti uguali» fino a una sorta di pulizia etnica delle idee e dell'informazione. 
Care lettrici e cari lettori, siamo chiamati, noi e voi, a una sfida difficile e avvincente. Dovremo superare nemici visibili e trappole insidiose. 
Sappiamo come replicare alle politiche di questo governo, ma siamo profeti disarmati contro il successo del populismo, che urla contro il potere assumendone modi e fattezze. 
State con noi, comprateci tutti i giorni, abbiamo bisogno di ognuno di voi. Adesso che tutti hanno imparato lo slogan dei beni comuni, lasciateci la presunzione di avere rappresentato una delle sue radici, antica e disinteressata. Ed è per questo che nell'origine della nostra storia crediamo di vedere ancora una vita futura. 

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