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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

sabato 4 marzo 2017

INSIEME IN RETE: SITUAZIONE SCONFORTANTE PER LE COMPENSAZIONI AMBIENTALI DI PEDEMONTANA

Torniamo a scrivere delle Compensazioni Ambientali che dovevano essere realizzate insieme all'autostrada Pedemontana. Ce ne eravamo già occupati qui.
La Giunta Regionale, in ottemperanza ad una Mozione approvata, divenuta deliberazione X/677 del 14-4-2015, ha aggiornato recentemente il Consiglio sullo stato d'avanzamento delle compensazioni ambientali lungo il tracciato di Pedemontana (vedi tabella sotto).

https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg/photo/AF1QipMdfC2Mp540hhTwxfvhSK6hCf_hfDwDEZuFI9n_?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3
La tabella dello stato d'avanzamento delle Compensazioni Ambientali 
sulle tratte in esercizio della Pedemontana (A, B1 e tangenziali di Co e Va) 
- cliccare sopra per ingrandimento -
Torniamo perciò a scriverne perchè sulle tratte autostradali (A, B1 e tangenziali di Como e Varese) già in esercizio (le prime dal novembre 2015), la loro concretizzazione è ancora di là da venire e anche i contenuti qualitativi dei progetti sono cambiati e peggiorati rispetto a quelli inizialmente definiti nel Masterplan approvato dal CIPE.
Il coordinamento ambientalista ha quindi cercato di esaminare, seppur sommariamente visto la difficoltà nel reperire documentazione, lo stato e i contenuti progettuali  delle compensazioni.

3 Marzo 2017

COMPENSAZIONI AMBIENTALI DELLA PEDEMONTANA: 
 UNA SITUAZIONE SCONFORTANTE

Le COMPENSAZIONI AMBIENTALI sono parte del progetto dell’Autostrada Pedemontana Lombarda e nella prescrizione n°9 del CIPE è scritto pure che “si dovrà anticipare per quanto possibile la realizzazione delle opere di mitigazione e compensazione ambientale rispetto al completamento dell’infrastruttura”.
Si tratta d’interventi per 100 milioni di euro totali per opere di compensazione ambientale utili ad attenuare l’impatto sul territorio causato dall’infrastruttura e tentare una parziale ricucitura o ricostruzione di ambiti verdi con anche percorsi di mobilità ciclopedonale.
I 100 milioni di euro sono così suddivisi:
35 milioni di euro destinati alla Greenway (percorso ciclabile di 90 km lunghezza)
65 milioni di euro per le opere a verde suddivise tra Progetti Locali (PL) e Misure Compensative (MC).

Le tratte A, B1 e le tangenziali di Como e Varese sono ormai da tempo in esercizio, seppure con volumi di traffico molto bassi rispetto alle previsioni (circa 20.00 veicoli giornalieri rispetto ai 60.000 previsti originariamente) ma le Compensazioni Ambientali ancora ………… non si vedono.
La Greenway è sempre più una chimera visto e considerato che per la soc. Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) potrà essere realizzata solo al termine di tutte le tratte dell’infrastruttura e non è ancora stato individuato il “soggetto” istituzionale di livello sovraccomunale a cui affidarne la proprietà ed il compito di provvedere alla sua gestione e manutenzione e per le Compensazioni Ambientali non è chiaro quanti siano i fondi effettivamente disponibili.
Insieme in Rete ha cercato quindi di verificare, sulla base di articoli della stampa, delibere dei Comuni, documenti e report di APL, quale sia l’effettivo stato realizzativo delle Compensazioni Ambientali e se la progettazione e configurazione delle stesse abbia o meno subito variazioni e modifiche.
Ne esce un quadro sconfortante.
Poche Compensazioni Ambientali sono arrivate alla stesura d’un progetto esecutivo e alla sua validazione.
Dove esistono le convenzioni siglate dalla Soc. Autostrada Pemontana Lombarda (APL) con i Comuni, quasi sempre non c'è un progetto esecutivo terminato ed è uno solo il bando per l’assegnazione dei lavori (Solbiate Olona).
Molti dei progetti originali (PL), elaborati da APL in collaborazione con il Politecnico e con un Masterplan consolidato e approvato dal CIPE, sono stati trasformati in Misure Compensative (MC) progettate e realizzate dal Comune in tutte le sue fasi.
Molti degli elaborati originali hanno subito pesanti modifiche su richiesta delle amministrazioni comunali.
Modifiche che, spesso, hanno snaturato l’obiettivo per cui le Compensazioni Ambientali erano preposte e cioè la ricucitura ambientale e la ricostruzione di ambiti boschivi.
Altri interventi sono stati fortemente ridotti a causa dell’insufficiente copertura economica per acquisire aree verdi e/o boscate da riqualificare.
Ecco una breve ricognizione e una sommaria analisi sulla situazione delle Compensazioni Ambientali sulle tratte A, B1 e le tangenziali di Como e Varese in esercizio:

PL 1 Cassano Magnago
Nella progettazione esecutiva s’è rinunciato all’acquisizione di due zone boschive.
Si rammenta che su questo comune transitano ben due autostrade.
E’ stata approvata la Convenzione tra il Comune e APL.

PL 2 Solbiate Olona
Il progetto esecutivo, secondo APL è ultimato e approvato ed è in fase di gara.
In origine era prevista la riqualificazione di boschi esistenti e l’impianto di nuove, seppur limitate aree boscate e un parco urbano, filtro tra l’edificato residenziale e le aree industriali.
La connessione ciclabile appare prioritaria rispetto al resto.

MC 3 Fagnano Olona
Al di la del nome nulla si compensa,se non una sistemazione di un'area adiacente al cimitero.

MC 4 Gorla Maggiore
Si hanno scarse notizie.
Sembra che faranno un parchetto attorno a “Nonna quercia” e piste ciclabili. (fonte APL)

MC 5 Gorla Minore
Anche qui la misura si è trasformata in compensazione comunale con la sistemazione di piazze e piste ciclabili anziché la salvaguardia di boschi e aree agricole.
Approvata la Convenzione tra Comune e APL.

PL 6 Comuni interessati Mozzate (CO) Carbonate (CO) Gorla Maggiore (CO)
Mozzate:
il comune vuole fare una Greenbelt a ridosso di una lottizzazione (fonte APL)

PL 7 Comuni interessati: Mozzate (CO), Cislago (VA), Limido Comasco (CO)
Cislago :
Progetto esecutivo in via di revisione con il comune (fonte APL).

PL 8 Progetto importante, comprendente aree dei comuni di Fenegrò, Limido Comasco, Turate e Cirimido dove si prevedeva attraverso interventi forestali la creazione del corridoio boscato della Roggia Mascazza connettendo le aree boscate fra Turate, Limido Comasco, Fenegrò e Lurago Marinone.
Dai documenti in nostro possesso, sicuramente Cirimido si è fatta la propria “compensazione comunale” che prevede:
a) L'alberatura di un viale (Viale delle Rimembranze) che porta al cimitero
b) Sistemazione di strade, incroci.
c) Sistemazione di un piccolo boschetto e un filare.

Mentre Limido Comasco dice nel 2012.....
il progetto locale n° 8 prevede:
1) il rimboschimento in un'area posta a est dell'abitato della frazione Cascina Restelli, in zona distante rispetto all’abitato e non usufruibile in quanto prossimo ad un'azienda agricola di allevamento di suini con presenza di odori fastidiosi e insetti molesti nei periodi estivi, nonché caratterizzato dalla presenza di una conformazione del territorio tale da essere sempre allagata dalla Roggia Mascazza nei periodi di acquazzoni abbondanti.
Si ritiene che tale progetto non debba essere realizzato.
(Delibera Giunta n 17 del 09/2/2012)

Fenegrò:
Il Comune chiede un progetto di maggiore fruibilità per i residenti, di limitare l'esproprio di aree agricole e propone di intervenire su aree messe a disposizione dal Comune per creare un parco urbano in prossimità del centro sportivo.
I Comuni del PL 8 hanno presentato un protocollo d'intesa nel quale garantiscono il coordinamento progettuale nei confronti di APL per la realizzazione degli interventi (APL 2015).
Progettazione esecutiva in corso (APL 2015)

Turate:
Il Comune fa presente che l'intervento a bosco previsto nel PE ricade in prossimità di un’azienda agricola oggi adibita a porcilaia ed oggetto di molteplici petizioni da parte dei cittadini. 
L'Amministrazione Comunale chiede di non realizzare gli interventi a bosco previsti in prossimità di tale azienda agricola, in quanto tali ambiti non saranno mai oggetto di fruizione da parte della cittadinanza. Chiede invece di utilizzare le risorse del PL8 per realizzare un parco locale da adibire ad area per eventi socio – aggregativi e didattici. Il progetto prevede la realizzazione di un parco didattico, di diretta fruizione delle scuole elementari e medie localizzate nei pressi dell’area individuata. I Comuni del PL 8 hanno presentato un protocollo d'intesa nel quale garantiscono il coordinamento progettuale nei confronti di APL per la realizzazione degli interventi (APL 2015).
Progettazione esecutiva in corso (APL 2015)

PL 9 Comuni interessati: Lomazzo, Rovellasca (CO) Rovello Porro e Turate
Rovellasca:
il comune ha proposto di impiegare il budget previsto per un parco attorno ad una sua scuola. (fonte APL)

PL 10 CORRIDOIO MORONERA LURA BATTU’ comprendente i comuni di Lomazzo, Lazzate, Rovellasca e Bregnano.
E' stato affidato il rifacimento di un Masterplan che sostituisse il PL 10 (non abbiamo avuto la visione di questo documento) trasformandolo in Misura Compensativa.
Con Delibera di Giunta Comunale N° 108 del 17-10-016 questo Masterplan è stato approvato chiedendo al Parco del Lura di occuparsi dell’attuazione della nuova progettazione.
Si spera e si auspica che questo progetto non contempli solo mere Compensazioni Comunali.

Lomazzo:
Il Comune ha chiesto di modificare la parte del PL9 e del PL10 unitamente a Bregnano e Rovellasca eliminando porzioni di aree a riforestazione e trasformando i Progetti Locali 9 e 10 in Misura Compensativa da attuarsi a mezzo convenzione con APL.

MC 11
Questa misura compensativa interessa i Comuni di Lentate sul Seveso e Cermenate ed è stata elaborata dal Parco Lura e co-finanziata anche dalla Fondazione Cariplo.
Esiste il progetto definitivo che prevede un corridoio di salvaguardia ecologica tra il Parco del Lura e il Parco della Brughiera Briantea.
Allo stato attuale è un buon progetto di recupero ambientale.

PL 12
Il comune di Cermenate chiede di spostare la somma per questo progetto sulla Misura Compensativa 11, non tenendo conto della sovraccomunalità del progetto che include anche Lentate sul Seveso, Lazzate e Bregnano.

PL 40 Gazzada e Morazzonne
E’ stata richiesta la modifica dell’originale Progetto Locale puntando tutto sulla realizzazione di piste ciclabili, peraltro d’asfalto e con aree a parcheggio.
Risulta decisamente mutata la parte della realizzazione del sistema di verde di frangia, ridottasi solo ad alcuni filari invece del progettato e più robusto rimboschimento.
Non è nota la posizione di Morazzone.

PL 43 Il progetto definitivo prevedeva solo piste ciclabili nessun problema a trasformarlo in esecutivo.

PL 44 Comuni interessati : Grandate (CO) Luisago (CO) Casnate con Bernate (CO)
Luisago attuerà il PL 44 come da progetto definitivo (fonte APL)
Grandate in fase di Progetto Esecutivo (fonte APL)
Dalle notizie che abbiamo Grandate attuerà il Progetto senza variazioni.

Coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO

mercoledì 1 marzo 2017

CITTADINI SENZA CITTADINANZA ITALIANA

Tra le leggi riguardanti i DIRITTI CIVILI che risultano incagliate nei meandri delle attività di Camera e Senato, vi è quella riguardante l'acquisizione della CITTADINANZA ITALIANA per i figli degli immigrati, nati in gran parte nel nostro Paese.
Si tratta di circa un milione di giovani che ancora attendono di poter essere riconosciuti cittadini italiani con una legge più consona all'attuale realtà rispetto alla restrittiva normativa vigente (la 91 del 1992).
Il disegno di legge approvato dalla Camera il 13 ottrobre 2015 ha sostanzialmente introdotto nuovi criteri basati sullo "ius soli" e sullo "ius culturae" facilitando rispetto alla normativa vigente l'ottenumento della cittadinanza italiana.
Il disegno di legge è fermo al Senato per gli ostruzionismi della Lega, resistenze sotterrane e sottili ostilità e per una scarsa determinazione a chiudere l'iter legislativo.

https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg/photo/AF1QipNaL7DpIg3wBFToVra2e_HOR0vDsyk3gaKcWEp2?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3
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Quegli 800 mila giovani nati in Italia ma senza diritti

Di Luigi Manconi e Valentina Brinis

Ius soli. Una legge ragionevolissima come quella sulla cittadinanza continua a incontrare resistenze sotterranee, ostilità sottili, opposizioni sordide o rifiuti melliflui.
La legislatura sta per compiere il suo quarto anno di vita e sulla legge in materia di cittadinanza tutto tace, o quasi.
Il testo di cui tanti chiedono la discussione, è stato licenziato dalla Camera il 13 ottobre 2015 e da quel momento è bloccato al Senato, alla Commissione Affari costituzionali.
Ieri, , 28 febbraio, ancora una volta sono scese in piazza le persone straniere e non, interessate all’argomento, e che da anni promuovono manifestazioni, sit-in, flash mob; e inviano cartoline alle più alte cariche dello Stato per chiedere che la riforma venga infine approvata.
Da quel mese di marzo del 2013 (inizio della Legislatura), sono stati presentati alla Camera e al Senato diciotto disegni di legge di riforma dell’attuale normativa, la 91 del 1992, perché non è più adeguata alla società attuale e alla sua composizione. Quando era stata approvata, un quarto di secolo fa, gli stranieri presenti in Italia non raggiungevano il milione, cifra che oggi risulta quintuplicata.
La scarsa lungimiranza di quella normativa consiste, tra l’altro, nell’aver sottovalutato il ritmo di crescita della popolazione immigrata e il suo mutamento interno. Se inizialmente gli stranieri presenti in Italia erano per lo più uomini soli venuti per lavorare, con il passare degli anni questi ultimi sono stati raggiunti dalle loro famiglie o, una famiglia, l’hanno formata in Italia.
Sono nati dei figli che a loro volta hanno avuto dei figli e si è posto un problema, tutt’ora irrisolto: come fare ad accogliere questi nuovi residenti nella maniera più degna, tale da riconoscere loro diritti e poter richiedere loro doveri? Come fare per accoglierli a pieno titolo nel nostro sistema di cittadinanza? Come ottenere che, a quel sentimento di appartenenza all’Italia presente in tantissimi di loro, corrisponda un adeguato status giuridico?
La legge 91 del 1992 prevede solo un’esile possibilità di riconoscimento dello ius soli.
Ovvero un brevissimo periodo di tempo (appena dodici mesi dopo il compimento del diciottesimo anno di età) nel quale è consentito presentare la domanda di cittadinanza. Ma anche questa opportunità, in realtà, è precaria perché l’informazione relativa è scarsamente diffusa e, in ogni caso, non è semplice accedervi.
Di conseguenza, anche gli appena maggiorenni si troveranno a dover osservare prescrizioni e condizioni del tutto simili a quelle richieste agli adulti: la continuità della residenza anagrafica e del permesso di soggiorno.
La riforma ora al Senato presenta un’importante novità: non solo la cittadinanza sarà ottenibile in tempi molto più brevi di quelli attuali ma la sua acquisizione potrà essere correlata alla frequentazione di un percorso scolastico (cosiddetto ius culturae). E  non è un elemento da poco, se si considera l’elevato numero di studenti stranieri che frequentano le scuole italiane.
L’impatto immediato della riforma sarebbe l’ottenimento della cittadinanza da parte di quasi 800mila adolescenti nati o che hanno intrapreso un percorso di studi in Italia.
Persone che attualmente sono legate al permesso di soggiorno (di questi tempi è sinonimo di precarietà), e che sono esclusi dai diritti previsti per i cittadini, come quello di voto. Ovvero il diritto di scegliere da chi essere governati.
Bisognerebbe chiedersi dunque a cosa condurrà la persistenza di questa esclusione. E allora: quante sono le probabilità che questa riforma della cittadinanza venga approvata? Difficile a dirsi.
Tutti i provvedimenti che prevedono l’affermazione di nuovi diritti o la più efficace tutela di quelli già riconosciuti non riscuotono oggi grandi consensi all’interno della classe politica e delle aule parlamentari.
Siamo a pochissime ore dalla più acuta e drammatica divaricazione tra sensibilità collettiva e decisione politica: è ciò che mostra lo scarto enorme tra l’interesse e l’affetto suscitati dal suicidio assistito di Fabiano Antoniani e il balbettare un po’ pavido di gran parte dei rappresentanti delle istituzioni.
E così, una legge ragionevolissima, come quella sulla cittadinanza, destinata al riconoscimento di diritti elementari e, in ultima istanza, a elevare i livelli di sicurezza per tutti (proprio per tutti: italiani, futuri italiani e non italiani), continua a incontrare resistenze sotterranee, ostilità sottili, opposizioni sordide o rifiuti melliflui. Sullo sfondo quella bonomìa xenofoba che fa tanto male senza darlo troppo a vedere.

sabato 18 febbraio 2017

PEDEMONTANA, DIOSSINA E CARATTERIZZAZIONE: PRESENTATI IL MODELLO CONCETTUALE SITO E L'ANALISI DEL RISCHIO


Per dar seguito alle richieste emerse al tavolo tecnico in Regione Lombardia del 19-10-2016, seppur con ritardo rispetto alle tempistiche previste dall'iter, Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) ha  elaborato e consegnato agli enti preposti due documenti conseguenti alla Caratterizzazione dei suoli contaminati dalla diossina TCDD.
Si tratta dell'ELABORAZIONE DEL MODELLO CONCETTUALE DEL SITO dell'ANALISI DI RISCHIO SPECIFICA.

Il coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE, dopo accesso agli atti, ha fatto una disamina attenta dei contenuti di questi elaborati e per dare un contributo informativo, s'è impegnato in una lettura di documenti tecnici di non facile ed immediata comprensione cercando di sintetizzarli.

IL MODELLO CONCETTUALE DEL SITO considera le aree, che dovrebbero essere interessate dal tracciato autostradale, dove è stata riscontrato (con le analisi chimiche del 2008/2012 e 2016) il superamento dei limiti di legge per le Concentrazioni di Soglia Contaminata (CSC) per la TCDD nello Strato Superficiale (Top Soil -TS), Intermedio e Profondo  del terreno, sia per aree a destinazione d'uso industriale (limite di 100 ng/kg) che per quelle a verde residenziale (limite 10 ng/kg).
E' un documento complesso che suddivide il tracciato della tratta B2 indagato, utilizzando un algoritmo basato sui poligoni di Thiessen e che delimita il comparto ambientale oggetto di contaminazione a partire da 6 inquadramenti:

Inquadramento 1
zona medese del Bosco delle Querce e l'esistente svincolo di Meda con :
13 superamenti nel Top Soil di cui 4 rispetto del limite industriale e 9 del limite verde
11 superamenti nell'Intermedio di cui 3 del limite Industriale e 8 del limite verde
1 superamento nel Profondo del limite verde

Inquadramento 2
zona sevesina del Bosco delle Querce, via Vignazzola, zona di via della Roggia con :
6 superamenti nel Top Soil del limite verde
3 superamenti nell'Intermedio del limite verde

Inquadramento 3
sempre con parte sevesina del Bosco delle Querce e zona a sud di via Vignazzola fino all'attuale svincolo di Seveso con :
37 superamenti nel Top Soil di cui 8 rispetto del limite industriale e 29 del limite verde
18 superamenti nell'Intermedio di cui 3 del limite Industriale e 15 del limite verde
1 superamento nel Profondo del limite verde

Inquadramento 4
a sud dell'attuale svincolo di Seveso, interessando il futuro svincolo di Baruccana con :
18 superamenti nel Top Soil del limite verde

Inquadramento 5
in zona futuro svincolo con rotatorie tra Cesano Maderno, Bovisio Masciago e Desio con :
18 superamenti nel Top Soil del limite verde

Inquadramento 6
in zona dopo il futuro svincolo cesanese con :
18 superamenti nel Top Soil di cui 1 del limite industriale e 17 del limite verde
1 superamento nell'Intermedio del limite verde

In questi "Inquadramenti", in base alla destinazione d'uso "industriale" delle aree interne alla recinzione autostradale e delle rotatorie nonchè alla destinazione d'uso a "verde" delle aree di cantiere e di mitigazione, APL ha poi identificato 35 poligoni di "potenziale contaminazione". - Vedi mappe per il Top Soil, l'Intermedio e il Profondo sotto.

Mappa delle aree del tracciato e dei "poligoni" 
con contaminazione nel Top Soil (per ingrandimento cliccare sopra)
Mappa delle aree del tracciato e dei "poligoni" 
con contaminazione nell'Intermedio e nel Profondo (per ingrandimento cliccare sopra)
Nei 35 poligoni, APL  considera che nelle aree in cui dovrebbe essere realizzata l'autostrada IN RILEVATO, si procederà comunque con l'asportazione di terreno fino ad almeno 0,8 mt (Bonifica Geotecnica) mentre nei tratti in trincea l'attività comporterà l'asportazione di terreno contaminato fino alla profondità di "fondo scavo".
Queste attività di scavo se all'interno dei poligoni di contaminazione per APL si configura già di per sè come OPERAZIONE DI BONIFICA perchè rimuoverà la terra dove c'è presenza di Diossina TCDD.

A questo punto APL ha definito le aree da assoggettare ad ANALISI DEL RISCHIO SANITARIA AMBIENTALE (2° documento presentato) per lei costituite da quelle zone dove il contaminante si trova negli strati di suolo Intermedio e Profondo non interessati dall'asportazione per "bonifica geotecnica" o negli strati intermedi e profondi al di sotto della "profondità di scavo".
Questa assunzione ha portato APL ad elaborare l'ANALISI DEI RISCHI SANITARIA E AMBIENTALE su 7 aree (23, 25, 28, 30, 31, 32, 33 vedi sotto) al fine di determinare la Concentrazione di Soglia di Rischio (CSR).

Area 23 (639 m2) nel Bosco delle Querce a Meda 
(nota: 2 sondaggi oltre il limite industriale nello strato Intermedio)
Area 25 (490 m2) a Seveso zona via Vignazzola uso a verde di mitigazione acustica
Area 28 (11000 mq) a Seveso zona via della Roggia - area di Cantiere
Area 30 (3797 mq) ad uso verde
Area 31 (2660 mq) ad uso verde
Area 32 erroneamente marcata 42 (5256 mq) ad uso verde
Area 33 (8670 mq) area di cantiere
Sono state dunque escluse dall'Analisi di Rischio (AdR) tutti gli spazi con contaminazione del solo Top Soil che verranno scoticati e le aree dove lo scavo a profondità maggiore comportarà l'integrale asportazione dei terreni contaminati, siano essi Top Soil, Intermedio o Profondo.
Queste asportazioni e il successivo avvio del terreno ad impianti di recupero o smaltimento secondo la normativa di settore e costituirà ATTIVITA' di BONIFICA da dettagliare successivamente nel PIANO OPERATIVO DI BONIFICA (al momento non presentato).

Nel documento di Analisi del Rischio (Adr) sulle 7 aree, la soc. APL applica una serie di algoritmi che tengono conto di fattori di trasporto del contaminante (Volatizzazione polveri, Vapori, dispersione in aria, liscivazione in falda), fattori d'esposizione (Inalazione,) e di rischio sanitario da esposizione a sostanze cangerogene per definire se sulle 7 aree esiste un fattore di rischio d'esposizione tale da comportare una bonifica con la rimozione dei terreni al di sotto della quota di fondo scavo.
Per APL il risultato è che sui 7 poligoni il rischio risulta accettabile poichè le Concentrazioni di Soglia Contaminata (CSC) riscontrate risultano inferiori alle Concentrazioni Soglia di Rischio (CSR) calcolate.
Pertanto, sempre per APL, lì la terra (strato intermedio o profondo) può rimanere in loco previa approvazione della Conferenza dei Servizi.
Conferenza dei Servizi che è in calendario a fine febbraio.

Va rilevato che ancora non è stato presentato il PIANO DI BONIFICA per quelli che sono le aree e poligoni ricadenti nell'ambito autostradale dove sarà giocoforza asportare la terra contaminata per realizzare l'infrastruttura.
In queste fasi successive, ci attendiamo a nostro giudizio, anche un'altra ANALISI DEL RISCHIO DA ESPOSIZIONE derivante dalla movimentazione della terra contaminata,  dove si pensiamo si debba anche tenere conto della sommatoria per bioaccumulo di nuove dosi nell'organismo per soggetti che dal 1976 sono stati nei fatti già esposti al potente tossico.
APL dovrà anche predisporre il Piano Scavi con caratterizzazione di dettaglio del terreno e il Piano di Protezione per gli addetti ai lavori.
Non va dimenticato che anche laddove i valori di Diossina TCDD sono inferiori alle soglie CSC esiste comunque un problema sanitario qualora vi sia movimentazione.
E' chiaro ai più che sarà anche necessario un'accurato esame sul PROGETTO ESECUTIVO.
Tutto questo quale mero aggiornamento rispetto agli sviluppi dell'iter avviatosi con la Caratterizzazione che continueremo a seguire con la massima attenzione.

Negli incontri, nei documenti tecnici e negli articoli della stampa, la soc. Pedemontana ha sempre sottolineato, per non addossarsi i costi d'una eventuale bonifica, di non essere la responsabile dell'inquinamento da diossina TCDD (vero, fu l'Icmesa di Meda, gruppo Givaudan - La Roche che chiuse un accordo transattivo di risarcimento  il 19-12-1980).
Questo comporta che gli oneri ricadrebbero, per legge, in subordine sui proprietari dei terreni. Terreni che per costruire l'autostrada diverrebbero però a mezzo esproprio ......... proprietà della soc. Pedemontana.
Questo extracosto non previsto va a sommarsi alle difficoltà economiche in cui si dibatte la Soc Autostrada Pedemontana Lombarda che non ha risorse per completare l'infrastruttura.
Continuiamo a ribadire, anche ora che la criticità Diossina TCDD è ormai acclarata tanto d'essere oggetto di una perimetrazione delle zone inquinate sul tracciato di Pedemontana, che una popolazione già esposta al potente tossico nel passato  non può correre il rischio di accumularne altro nell'organismo.
Prudenza, rispetto per l'uomo, la salute, l'ambiente e non ultimi gli aspetti economici e i volumi bassissimi di percorrenze sulle tratte già in esercizio (A e B1+ tangenz di CO e VA) inducono ad affermare che la rinuncia al completamento è l'unica via d'uscita per una situazione disastrosa.

https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg/photo/AF1QipMSLRqsACb9VEopt2YapKOpYq2VPjgKB825o2Yy?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3
L'articolo de Il Giorno del 21-2-017 (cliccare sopra per lettura)
L'articolo del GdS del 28-2-017 (cliccare sopra per la lettura)

venerdì 17 febbraio 2017

INTERROGAZIONE DI SINISTRA E AMBIENTE SUL POLIAMBULATORIO NELLA FARMACIA COMUNALE


Il 26-11-015, il Consiglio Comunale s'era espresso sull'apertura di una farmacia comunale a Meda, e sull'affidamento "in house" della stessa alla Azienda Speciale Servizi Pubblici ASSP.
Il CC aveva anche autorizzato l'Amministrazione a entrare con una quota pari allo 0,1% nella ASSP che ora ha due soci: il Comune di Cesano Maderno con il 99,99% e il Comune di Meda con lo 0,1%.
Sinistra e Ambiente, pur giudicando positivamente l'apertura d'una farmacia comunale s'era astenuta perchè non era stato dato spazio in sede di Commissione Regolamento e Statuto per migliorare il testo della Convenzione e tutte le proposte del nostro Cons. Comunale erano state respinte.
Ce ne siamo occupati su: SULLA FARMACIA COMUNALE E ............ SULLE ORDINARIE PRATICHE ESCLUDENTI DELLA MAGGIORANZA DI CAIMI

In data 9 gennaio 2017, la farmacia comunale ha aperto i battenti, accompagnata anche dall'insediamento nello stesso stabile, di un poliambulatorio con alcuni medici di base.
Proprio su questo aspetto, il gruppo di Sinistra e Ambiente, sollecitato anche da alcuni cittadini, ha presentato un'interrogazione con il fine di meglio comprendere la progettualità e per evidenziare il rischio che in alcuni quartieri (Meda Sud in particolare) i soggetti anziani possano subire dei disagi e dei disservizi per il concentrarsi dell'attività ambulatoriale in un luogo per loro distante.
Vorremmo anche comprendere se il progetto s'inserisce o s'inserirà in futuro in quanto previsto nel decreto n° 158 del 2012 ("decreto Balduzzi") e sua successiva conversione in legge 189 per quanto riguarda le "aggregazioni funzionali territoriali".

Il testo dell'interrogazione:


venerdì 10 febbraio 2017

GIORNO DEL RICORDO: PARLIAMO ANCHE DEI CRIMINI DEGLI OCCUPANTI ITALIANI

Con il "Giorno del Ricordo" istituito con la legge 30 marzo 2004 n. 92 e celebrato il 10 febbraio di ogni anno, si intende ricordare «la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale».
Una pagina di un periodo drammatico che però da tempo sta subendo strumentalizzazioni e una ricostruzione storica fuorviante e "forzata" da parte della destra e di formazioni che ancora si richiamano al fascismo.
A quest'aspetto fa da contorno l'utilizzo da parte di certa stampa, dei social e dei media di immagini con errate didascalie o la diffusione di false ricostruzioni che piegano i passati eventi alla propria "verità", cercando di sorvolare su quelli che furono i crimini compiuti degli occupanti italiani (Regio Esercito prima e Repubblichini poi) della Slovenia, di parte della Croazia e delle zone italiane di confine orientale.
Vengono ignorati o rimossi rastrellamenti, fucilazioni, incendi di centri abitati, deportazioni in campi d'internamento con mortalità elevata, uccisioni e scomparse di resistenti, tutte compiute dagli italiani e dalle milizie fasciste, senza che l'Italia abbia mai condannato nessuno degli esecutori o degli ufficiali da cui provenivano gli ordini.
Vengono al contrario gonfiate a dismisura il numero delle "vittime" infoibate (comprendenti anche alcuni autori se non complici delle stragi a responsabilità italianissima) per cucire addosso ai soli  Yugoslavi l'unica responsabilità di quanto successe in un immotivato  "furore antiitaliano".
Non si deve negare e nemmeno ignorare le vendette e gli gli eccessi compiuti dai vincitori (vedi qui su Focus) ma le drammatiche dinamiche degli anni dal 1941 - anno dell'invasione italiana della Yugoslavia - al 1945 con gli strascichi successivi furono molto più complesse e tra gli artefici di massacri e persecuzioni vanno annoverati anche gli italiani invasori, lì mandati da un regime fascista colpevole di disastri, crimini e dolori.
Queste cose bisogna raccontarle perchè il "Giorno del Ricordo" non può essere appannaggio solo di una destra becera o addirittura dei fascisti bramosi di riscrivere la Storia.

Con il «Giorno del ricordo» così com’è tornano le esaltazioni del fascismo

10 febbraio ostaggio delle destre. 
La ricorrenza in memoria di «tutte le vittime delle foibe» anche quest'anno sarà a ritmo di nazi-rock

Saverio Ferrari, Marinella Mandelli
Edizione del 09.02.2017
Da quando per legge fu istituito nel 2004, il 10 febbraio, come «Giorno del ricordo» (anniversario del Trattato di pace che nel 1947 aveva fissato i nuovi confini con la Jugoslavia), per «conservare e rinnovare», come scritto, «la memoria di tutte le vittime delle foibe» e della «tragedia dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra», abbiamo assistito a una sorta di accaparramento di questa giornata da parte delle destre, con il prevalere nel corso degli anni dei fascisti. Quasi un’egemonia.
Possiamo ora dire, in sede di valutazione storica, che la decisione di inserire nel calendario nazionale questa data, a dieci giorni dalla giornata per il ricordo dalla Shoah e di tutte le vittime e i perseguitati del nazifascismo, abbia indubbiamente segnato una svolta facendo parlare correntemente di foibe come «Olocausto degli Italiani».
Questo anniversario è più che altro servito a nascondere le responsabilità e gli orrori del fascismo nelle vicende di Trieste, della Venezia Giulia e del confine orientale; a riscrivere e a deformare la storia di quelle terre e delle sue popolazioni; a occultare i crimini di guerra italiani e le gesta infami di chi collaborò con i nazisti; a scorporare dal contesto l’esistenza a Trieste della Risiera di San Sabba, unico campo di concentramento in territorio italiano con forno crematorio; a tentare di porre, in una specie di «dualità della memoria», le vittime delle foibe sullo stesso piano di quelle dell’Olocausto. Una sorta di contraltare.
All’origine di questa deriva crediamo si debbano anche porre alcuni interventi, a partire dal 2007, tenuti solennemente dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che parlò apertamente di «cieca violenza», di «furia sanguinaria», di «parossismo nazionalista, rivalse sociali e un disegno di sradicamento della presenza italiana», nonché di «disegno annessionistico slavo che assunse i sinistri contorni di una “pulizia etnica”». 
Il tutto senza alcun riferimento alla precedente oppressione fascista delle minoranze slovene, all’invasione della Jugoslavia e ai precedenti crimini di guerra italiani commessi in quel Paese dal 1941 al 1943.
Almeno 230mila furono i civili montenegrini, croati e sloveni massacrati, fucilati o bruciati vivi nelle loro case durante i rastrellamenti (alcuni storici parlano di più di 400mila), diverse migliaia i civili, uomini, donne e bambini, deportati e rinchiusi in decine di campi di concentramento (i «campi del Duce») disseminati nelle isole dalmate, in Friuli e nel resto d’Italia. Parole che suscitarono anche le rimostranze del presidente della Croazia Stipe Mesic.
Nella stessa celebrazione vennero, tra gli altri, decorati da Napolitano i parenti di Vincenzo Serrentino, ultimo prefetto di Zara, fucilato dagli jugoslavi nel 1947 come criminale di guerra e in quanto tale già inserito nel 1946 da un’apposita commissione d’inchiesta italiana fra i civili e i militari italiani passibili di essere posti sotto accusa presso la giustizia penale militare, in quanto nella loro condotta erano «venuti meno ai principi del diritto internazionale di guerra e ai doveri dell’umanità».
Poi, nel 2015 ci fu il caso della consegna, per mano del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, dell’onorificenza (ritirata in aprile) «per cause riconducibili a infoibamenti», ai familiari del capitano del battaglione Benito Mussolini, Paride Mori. 
Il capitano Mori era stato ucciso in combattimento, il 18 febbraio 1944, in uno scontro con i partigiani titini, e non “infoibato”. Questo caso svelò come su mille riconoscimenti dal 2004, con tanto di medaglia, circa trecento riguardassero militari inquadrati nelle formazioni di Salò. 
Tra loro carabinieri dell’esercito regio confluiti nella Rsi, poliziotti, finanzieri e volontari nella Guardia nazionale repubblicana. Il novanta per cento appartenenti a formazioni al servizio dei nazisti. 
Nella lista si rintracciarono anche cinque criminali di guerra.
Con il «Giorno del ricordo» così costruito, volto a ricordare «tutte le vittime», nascondendo i giudizi di valore sulle responsabilità storiche, era inevitabile che riemergessero le destre peggiori. Anche quest’anno saranno, infatti, loro in diverse città d’Italia a celebrare questa data, con una serie di convegni e iniziative in cui si esalteranno il fascismo e la Repubblica di Salò.
A Pavia sarà addirittura il locale gruppo naziskin a farsene carico con un presidio, a Firenze, sabato prossimo, con un convegno, la Lega e Lealtà azione, la finta associazione culturale dietro la quale operano gli Hammerskin, mentre a Milano il Municipio 4, presieduto dalla Lega, aveva addirittura organizzato, sempre con Lealtà azione, per lunedì 13 alla Palazzina Liberty (quella di Dario Fo e Franca Rame), un concerto nazi-rock, poi annullato a seguito delle proteste antifasciste.
A suonare era stato chiamato Skoll, nome di battesimo Federico Goglio, un cantautore il cui nome d’arte, per sua stessa ammissione, si ispirerebbe a un «lupo feroce» della mitologia germanica, dedito «alla violenta cancellazione della vita sulla terra azzannando il pianeta e riempiendo l’universo di spruzzi di sangue». 
Già esibitosi per Casa Pound e per i nazisti di Varese (la Comunità militante dei dodici raggi), era appena stato condannato dal Tribunale di Milano per apologia di fascismo. Fatto che non aveva minimamente turbato i promotori.
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Qualche informazione sulle "manipolazioni" di immagini e ricostruzioni falsate le potete trovare su:
Come si manipola la storia attraverso le immagini: il #GiornodelRicordo e i falsi fotografici sulle #foibe

e un ottimo articolo di ricostruzione storica su L'Internazionale:
La storia intorno alle foibe

martedì 31 gennaio 2017

CICLOPEDONALE DI VIALE BRIANZA: IL PRIMO INTERVENTO RIPARATORE "A POSTERIORI"

Torniamo sulla "pista ciclopedonale" di Viale Brianza sulla cui realizzazione il gruppo di Sinistra e Ambiente di Meda il 15-10-016 aveva evidenziato una serie di criticità documentandole anche con un reportage fotografico (ripreso sui social network e anche da altri gruppi presenti in CC). Vedi:  MEDA: IN CC QUALCHE "APPUNTO CRITICO" SUGLI INTERVENTI DELL'AMMINISTRAZIONE. A mezzo del nostro Consigliere Comunale, Alberto Colombo, queste criticità erano state successivamente comunicate, il 13-10-016, all'Area Infrastrutture e Gestione del Territorio  accompagnandole con una richiesta di accesso agli atti per avere copia della documentazione progettuale.
Abbiamo pubblicato le risposte pervenuteci, la relazione progettuale e il progetto su QUALCHE INFORMAZIONE SULLA PISTA CICLOPEDONALE IN VIALE BRIANZA .
L'intero materiale esaminato confermava in noi la valutazione di un progetto e di lavori con una serie di lacune e la perplessità sulle soluzione tecniche adottate (accesso, bidirezionalità, convivenza pedoni-biciclette, ostacoli lungo il percorso).
Proprio sugli ostacoli lungo il percorso, la presenza di un palo dell'ENEL per la linea elettrica a bassa tensione  posizionato dopo la curva della "ciclopedonale" verso la via L. Rho costituiva uno degli elementi di maggior pericolo in essere.
Orbene, per questo ostacolo s'è finalmente avviato l'iter di rimozione e spostamento con una determina dell'Area Infrastrutture e Gestione del Territorio del 12-1-017  (dopo aver chiesto il 4-11-016 un preventivo ad Enel) e relativa spesa di 4.968 euro a carico dell'Amministrazione Comunale.
Si presume (la determina non lo chiarisce) che la colonnina a lato palo sia a servizio della linea BT e venga rimossa e spostata in contemporanea.
Un' azione che poteva e doveva essere precedente rispetto alla realizzazione della pista, sul cui sedime si spera ora di non dover intervenire con rattoppi.
Auspichiamo che quanto prima, si dia soluzione anche alle altre criticità della tratta di "ciclopedonale" e sopratutto che si venga edotti del progetto globale di "percorso pedonale e ciclabile continuo" i cui dettagli tecnici nella sua completezza continuano a non essere noti.
Eppure di questi progetti sarebbe opportuno una disamina in sede di Commissione Territorio e Ambiente, dove, in fase di analisi preventiva, si potrebbero raccogliere pareri e valutazioni, utili ad evitare che in situazioni complicate le scelte progettuali risultino poco approfondite o poco aderenti alla realtà.
Dobbiamo rilevare purtroppo con amarezza che questa Giunta e questa amministrazione, ormai a fine mandato, non ha modificato minimamente la sua impostazione, considerando il ruolo delle Commissioni solo come una mera e vuota ratifica dei soli argomenti di delibera consigliare.

Sotto la determina.

sabato 28 gennaio 2017

UN RAPPORTO SUGLI STUDI DELLE CONSEGUENZE SANITARIE A 40 ANNI DAL DISASTRO DIOSSINA TCDD


Sono passati 40 anni dal disastro del'ICMESA di Meda (proprietà della multinazionale Givaudan-La Roche) che contaminò i suoli di vaste aree con la tossica e pericolosissima Diossina TCDD (Tetraclorodibenzo-p-diossina).
Molte parole si son dette in occasione dei momenti "celebrativi" tenutosi nel 2016 che hanno, purtroppo, mostrato una ricostruzione degli eventi limitata e, a nostro parere, un'ambiguità non condivisibile di superare, andare oltre, come se la questione possa dirsi oggi risolta (ne abbiamo trattato nel post SEVESO +40: LA MEMORIA ....... CORTA) rimuovendo volutamente il rischio che ancora oggi il territorio corre, con l'incombere del progetto di completamento dell'inutile autostrada Pedemontana (Tratta B2 e C), la cui realizzazione comporterà sbancamenti e movimentazione di terra contaminata laddove questa attraversa le zone A,B, R.
Contaminazione confermata anche dalle analisi per Caratterizzazione dei suoli presentata ad ottobre 2016 (vedi PEDEMONTANA E DIOSSINA: I RISULTATI E LE CONSEGUENZE DELLA CARATTERIZZAZIONE).

Ora cerchiamo di affrontare e informare sulla cronistoria dei monitoraggi sanitari effettuati  e su quelli che sono stati i Rischi Sanitari e le conseguenze rilevate nel corso di questi 40 anni trascorsi dalla fuoriuscita della TCDD proponendovi un documento scritto dal dott. EDOARDO BAI, membro dell'International Society of Doctors for the Environment (ISDE).
La relazione è stata presentata, quale contributo di discussione, al Congresso nazionale Medici per l’Ambiente - ISDE Italia - del 7 e 8 Ottobre 2016 tenutosi ad Arezzo.
A tale data non erano ancora evidentemente noti all'autore i risultati della Caratterizzazione e pertanto la relazione nella parte finale riprende i risultati delle sole indagini chimiche del 2008.

Rel Edoardo Bai Seveso 40anni dopo by Sinistra E Ambiente on Scribd

MEDA-SEVESO: LA FAUNA DEL BOSCO DELLE QUERCE


Il gruppo di Sinistra e Ambiente con il suo Consigliere Comunale, Alberto Colombo, si è spesso attivato per seguire da vicino le attività svolte dalla direzione del Parco Regionale Naturale del Bosco delle Querce di Seveso e Meda.
Dopo il passaggio in Commissione Territorio e Ambiente e l'approvazione in Consiglio Comunale della Convenzione 2016-2018, abbiamo richiesto ufficialmente all'Amministrazione di Seveso (cui è in capo la Direzione del Bosco delle Querce) copia della documentazione relativa all'attività svolta nel 2015-2016.
Oltre alle azioni di controllo e verifica a mezzo di analisi chimiche sulle due vasche contenenti il materiale contaminato dalla TCDD del disastro ICMESA del 1976, la Direzione del Parco ha coordinato momenti di educazione ambientale con le scuole, eventi promozionali nonchè attuato una stretta collaborazione con l'ERSAF che si occupa della manutenzione ambientale e del verde.
L'intera attività è descritta nella relazione biennale inoltrata a Regione Lombardia, istituzione che elargisce i fondi previsti nella convenzione 2016-2018, pari a 120.000 euro per il Comune di Seveso (ente gestore del Parco) e a 160.000 euro per l'ERSAF.

Nell'arco temporale 2015-2016, in collaborazione con la Fondazione Lombardia per l'Ambiente (FLA) è stato elaborato anche uno studio dell’erpetofauna, avifauna e teriofauna presente nelle due porzioni del Bosco delle Querce.
I risultati, ottenuti con l'uso di fototrappole e con un censimento, mostrano una situazione di aumento delle presenze di alcune specie e la sparizione di altre.

Siti di campionamento mediante il fototrappolaggio. In rosso quelli relativi all’indagine 2015 
(dalla relazione FLA sul monitoraggio delle specie)
Il Bosco delle Querce, area verde creata dall'uomo sulla zona A, dove la terra contaminata da TCDD fu asportata e sostituita con terra pulita e dove furono impiantate molte specie vegetali, s'è ormai consolidato come un'area di habitat naturale per molte specie viventi.
Certo, la zona resta quasi completamente priva di corridoi ecologici - fatto salvo l'alveo del Tarò/Certesa e una striscia di verde verso Lentate sul Seveso - e pertanto le specie animali trovano difficoltà insormontabili nei passaggi d'interscambio con altre aree utili per l'arricchimento e il consolidamento delle presenze.
Tra le specie censite, la Volpe è stata rilevata in tutte le aree del Parco e c'è una presenza stabile di un nucleo familiare. Presente anche il Riccio europeo.
Lo Scoiattolo europeo risulta invece concentrato nella porzione nell'area naturalistica a Seveso.
Osservata la Faina che frequenta sporadicamente il Bosco probabilmente utilizzando il Torrente Tarò/Certesa come corridoio ecologico di spostamento.
Anfibi e i rettili, sono stati censiti presso le zone umide e aree aperte, le zone di sottobosco, i sentieri e il greto del torrente Tarò/Certesa.E' stata verificata la presenza di tre specie: due specie di anfibi (Rospo SmeraldinoBufo Viridis e Rana EsculentaPelophylax Esculentus) e una di rettili (Lucertola Muraiola – Podarcis Muralis).
Per fortuna, nessuna presenza di Trachemys sp. (tartaruga palustre americana) specie alloctona che è predatore di uova, girini e anfibi adulti. 
Non rilevato il Biacco, specie presente in passato, probabilmente per la scarsa consistenza della popolazione (pochissimi individui) e la mancanza di connessioni tra il Parco e ambienti naturali adiacenti.
Scomparsa dai rilevamenti anche la Raganella specie molto esigente dal punto di vista ambientale.
L’ultimo aspetto censito è quello dell’avifauna che rappresenta un indicatore di primaria importanza per valutare gli effetti delle variazioni nell’ambiente.
Nel corso del censimento 2009-2011, le specie osservate nel parco, solo per la porzione di Seveso, erano 66, di cui 21 nidificanti. 
Con il monitoraggio del 2016, è stata redatta una check-list complessiva delle specie osservate all’interno del Bosco delle Querce pari ora a 83 specie, comprendenti lo Sparviere, il Falco Pecchiaiolo, l'Astore, la Poiana, il Gheppio, il Gufo, la Civetta, il Picchio Verde e quello Rosso Maggiore oltrechè un avvistamento di Airone Cenerino.

Il Bosco delle Querce continua però ad essere minacciato dall'incombere dell'inutile autostrada Pedemontana, con un previsto sbancamento di 2 ettari.Questa area verde, merita non di essere ridotta ma AMPLIATA nelle zone limitrofe di via della Roggia a Seveso, così come da tempo gli ambientalisti del coordinamento INSIEME IN RETE e Sinistra e Ambiente chiedono.

Sotto, la relazione sul Monitoraggio dell’erpetofauna, avifauna e teriofauna del Parco Regionale Naturale Bosco delle Querce di Seveso e Meda.
 

lunedì 9 gennaio 2017

PROVINCIA DI MB: QUANDO LE "RIFORME" FANNO MALE AI CITTADINI


Il giorno 8-1-2017 si sono tenute per la seconda volta (la prima fu il 12-10-2014) le elezioni di secondo livello per il rinnovo del Consiglio Provinciale di Monza e Brianza. 
Elezioni di secondo livello e quindi con i soli Sindaci e Consiglieri Comunali dei 55 Comuni della provincia di MB quali aventi diritto al voto.
In qualità di Consigliere Comunale medese, sono andato a votare ma ora, indipendentemente dalla mia scelta, voglio condividere con voi alcune riflessioni.
Le Province di tutta Italia hanno rinnovato la loro assise in una situazione a dir poco surreale, causata dai pasticci generati dal Governo.
Secondo la legge n. 56 del 7 aprile 2014, meglio nota come legge Delrio, le Provincie dovevano infatti essere azzerate e sostituite con le "zone vaste" o le "città metropolitane", il tutto in attesa dell'approvazione del Referendum confermativo del 4-12-016 sulla modifica del Titolo V della Costituzione che avrebbe cancellato la definizione di "Provincia" dalla Carta Costituzionale.
Come è ben noto le modifiche Costituzionali fortemente volute da Renzi e soci sono state respinte dai cittadini.
Insomma la legge Delrio, il pressapochismo e l'arroganza decisionale di chi pensava di vincere a colpo sicuro hanno creato una situazione di caos.
Si perchè le Provincie continuano ad esistere, con molte delle attribuzioini che avevano in precedenza, ma con personale ridotto e sopratutto prive di adeguate coperture economiche per garantire quei servizi a loro demandati.
Così i primi a pagare il conto di questa situazione, sono stati i cittadini.
La Provincia di MB si è vista infatti, causa mancanza di fondi, costretta a sopprimere totalmente, a partire dal 1 febbraio 2017, due linee di autobus e a limitare le corse su altre 5 linee.
Solo per le linee soppresse, ne soffrirà un bacino di lavoratori, pendolari e studenti pari ad 8000 utenti.
Questa decisione, insostenibile per la Brianza, porterà a un aumento del traffico, incrementerà i problemi di viabilità e di inquinamento atmosferico oltrechè pesare sulle tasche degli utenti.

All'ingresso della Provincia di MB (foto R. Cerri)

Per questo, l'8-1-017, durante le fasi di voto, fuori dalla sede della Provincia di MB di via Grigna era presente un nutrito presidio di cittadini che, giustamente, protestava per i tagli.
Da una parte lo Stato ormai assorbe tutte le risorse economiche che prima erano assegnate alle Province per svolgere i loro compiti e dall'altra la Regione Lombardia non copre il differenziale di spesa per i servizi di trasporto pubblico locale.
A distanza di due anni dalla precedente elezione, (vedi qui) continuo ancora a pensare che l'idea di abolire le Province è stata una pessima idea, frutto di un "populismo governativo" utile alla bisogna per dimostrare una volontà di taglio dei "costi della politica" e di revisione delle spese dei livelli amministrativi più di facciata che di sostanza.

Il presidio di protesta (foto R. Cerri)
Le REGIONI erano gli enti su cui esercitare un ROBUSTO intervento sulle indennità e dove era ed è necessaria una riorganizzazione che, si badi bene, non è quella relativa al livello di gerarchia d'attribuzioni ma di sinergie tra comparti. Questo doveva essere il punto di partenza per poi riconfigurare le Province limitando drasticamente le indennità degli amministratori. La realtà è un pasticcio, con i cittadini scippati del loro diritto di voto e con la Provincia lasciata senza coperture economiche a gestire attribuzioni e servizi importanti ed essenziali per il territorio.

Ce ne è a sufficienza per chiedere una revisione profonda della legge Delrio.

Alberto Colombo - Consigliere Comunale di Sinistra e Ambiente Meda

Il reportage di MBNews sulla protesta dei cittadini cliccando qui.

giovedì 5 gennaio 2017

QUESTA NON E' ACCOGLIENZA

Migranti all’interno del Cpa di Cona prima dello sgombero
1400 uomini e donne richiedenti asilo stipati in una ex base militare a Cona (prov. di Venezia) in condizioni decisamente indecenti, non dignitose e con il rischio di tensioni costanti.
Tutto questo in quello che risulta essere un CPA (Centro di Prima Accoglienza) o meglio nel caso specifico un luogo"temporaneo emergenziale" con un'abilitazione dell'ASL per 540 posti invece dei 1400 ospitati.
Una concentrazione abnorme di profughi, tutti in attesa di risposta al riconoscimento del loro status in capannoni sovraffollati, in condizioni di degrado e di annullamento di qualsivoglia volontà positiva.
C'è voluta la morte d'una ragazza ivoriana di 25 anni, Sandrine Bakayoko, e la conseguente protesta dei rifugiati per far conoscere al Paese questa intollerabile contesto.
Come è possibile pensare la sostenibilità di una simile situazione ?
Questa è accoglienza o è solo fare businnes ?
Senza senso da parte del Governo, dinanzi ad un simile disastro parlare a sproposito della riapertura dei Centri Identificazioni e Espulsioni (CIE), così come sono puri sproloqui quelli di coloro che vogliono solo espulsioni di massa.

Il Manifesto denuncia con chiarezza le storture di un sistema d'accoglienza che non funziona, un sistema che genera degrado, tensioni sociali e insano businness.
Fate uno sforzo e leggete con attenzionegli articoli sotto proposti.

Accoglienza privata.

100 i trasferimenti, ma Sandrine simbolo del lager di Cona

25 anni, diplomata in informatica, un figlio di 8 rimasto in Costa d’Avorio, è deceduta ufficialmente per «cause naturali»

Ernesto Milanesi CONA (VENEZIA) Edizione del 05.01.2017 Pubblicato 4.1.2017, 23:59
Sandrine Bakayoko è morta ufficialmente «per cause naturali» nel bagno delle donne. Così nell’ex base missilistica di Conetta ieri mattina ci si preoccupava soprattutto d’altro.
Un centinaio di profughi trasferiti in bus verso l’Emilia, come da disposizioni del Viminale. La Procura di Venezia concentrata su danneggiamento, violenza privata e sequestro di persona come ipotesi di reato per la rivolta dei profughi. Forze dell’ordine di nuovo schierate a controllare la situazione prima e dopo il «trasloco», la visita dei parlamentari, l’arrivo dei furgoni con i pasti.
LO STAFF DELLA COOP Ecofficina sotto pressione a causa dei troppi riflettori accesi su una gestione tutt’altro che impeccabile. Ma Sandrine è già diventata il simbolo di questa specie di lager ai margini della piccola frazione di Cona, persa nella nebbia gelida della campagna veneziana. I profughi ivoriani non la dimenticano né accettano il modo in cui ha perso la vita, il futuro, le speranze.
Sandrine, 25 anni, diplomata in informatica, un figlio di 8 rimasto in Costa d’Avorio, si era imbarcata quest’estate con il compagno nelle coste libiche e da settembre a Conetta aspettavano di essere riconosciuti come rifugiati. C’è chi dice che abbia interrotto una gravidanza, ma tutte le testimonianze raccolte all’interno della tendopoli sono concordi nel descriverla sofferente da giorni. Sandrine contava di ottenere il «visto» dell’Italia che le consentisse di andare a Milano per lavorare come parrucchiera. Intanto, si esercitava con le altre poche donne fra gli oltre 1.400 migranti e tagliava i capelli al suo compagno. Finché lunedì mattina si è alzata, ha chiesto la chiave ed è entrata in bagno.
IN BASE AL REFERTO di Silvano Zancaner, medico legale incaricato dalla Procura, è morta intorno alle 9 per tromboembolia polmonare massiva bilaterale che non lascia scampo. Gli esami istologici aggiungeranno altri dettagli clinici a beneficio dell’inchiesta. Tuttavia, la morte di Sandrine non assolve la coscienza di tutti. Il Suem 118 ha ricevuto la chiamata ben dopo le 12: cos’è davvero successo nell’arco di quelle ore? C’è la versione del compagno della ragazza, che ha convinto il personale ad abbattere la porta del bagno chiuso a chiave. E la ricostruzione di Simone Borile, direttore della coop che gestisce Conetta. Tempi di allarme e pronto soccorso che non sembrano collimare…
UN PO’ COME LA FACCIATA istituzionale del business sui profughi e la voce di chi nella struttura lavora con scrupoli, dubbi e difficoltà. Andrea Priante, cronista del Corriere Veneto anche a beneficio delle grandi firme in pensione, ha raccolto la testimonianza dei «prigionieri» durante la notte della rivolta innescata dalla morte di Sandrine. «Piangevamo, chiusi in quella stanza. E poi le risate, improvvise, isteriche, senza senso. Ma soprattutto ricordo i silenzi, che erano lunghi e pieni di paura» confessano.
Insieme al divieto di parlare ai giornalisti perché rovinano l’immagine di Borile & C. Lavorano dalle 9 alle 19 per 1.200 euro al mese. Sostengono anche che la rivolta era già organizzata prima della morte di Sandrine. Raccontano di «ex guerriglieri» arrivati a fomentare gli animi. E garantiscono sulla rapidità dei soccorsi alla giovane ivoriana con tanto di defibrillatore in attesa dell’auto medica: «La verità è che, purtroppo, non c’era già più nulla da fare». E nel pomeriggio la situazione è precipitata con gli ivoriani a guidare la rivolta all’interno del campo fuori controllo.
UNA NOTTE AL BUIO, al freddo, in 25 dentro un container appesi ad una candela e alla trattativa condotta dal funzionario della prefettura. Fino alla liberazione, di corsa verso le auto ancora bersagliati dalla protesta. Sono rimasti a casa un giorno a smaltire la paura. «Abbiamo bisogno di questo lavoro, ma non ci sentiamo al sicuro. Così non si può andare avanti…» concludono. Resta il fatto che fin da giugno la «campagna LasciateCIEntrare» aveva indicato Conetta come l’anomalia più clamorosa a Nord Est. Flore Murard-Yovanovitch del Progetto MeltingPotEuropa sottolinea: «Le negligenze o i maltrattamenti esistono nei centri di accoglienza forse perché dormi sotto le tende di un cosiddetto “centro di accoglienza”, costruito in un ex-base militare o una caserma. Nel caso di Sandrine, dal suo sbarco avvenuto nell’agosto 2016, mentre centri come quello di Cona – che non è un Cas, non è un Cara, non è un hub – non dovrebbero ospitare soggetti vulnerabili come donne e bambini o vittima di tratta. Cona è un luogo “temporaneo emergenziale” che sopperisce alla mancata accoglienza dei Comuni veneti, i cui sindaci rifiutano di accogliere richiedenti asilo».
Intanto, sabato pomeriggio davanti alla prefettura di Gorizia si è data appuntamento la «rete antirazzista» che contesta l’ipotesi di riaprire il Cie di Gradisca d’Isonzo.

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Gli esiti dell'ispezione in loco di un Parlamentare di SeL

https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg/photo/AF1QipMDFlmGKTyc2SR0Yr6qoi54j90UkxrVHZ-ovsfN?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3

La grigia galassia e il "sistema" delle "cooperative" che gestiscono il centro di Cona

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