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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

sabato 18 giugno 2016

A BOVISIO UN INCONTRO SULLA PSICOLOGIA DELLE MAFIE

Iniziativa molto interessante quella organizzata il 16-06-2016 dal Comune di Bovisio Masciago in collaborazione con BrianzaSiCura sulla Psicologia delle Mafie con il Prof. Antonino Giorgi, psicologo, psicoterapeuta, gruppoanalista e criminologo dell'Università Cattolica di Brescia. Presente anche il nostro Consigliere Comunale che partecipa al coordinamento BrianzaSiCura
Il Prof. Giorgi ha parlato del psicologia delle organizzazioni criminali di stampo mafioso "cosa nostra" e 'ndrangheta che, strutturate a carattere famigliare, si differenziano dalla camorra e dalla sacra corona unita.

Molti i concetti e le informazioni che qui riprendiamo in forma sintetica cercando di riportarne il più fedelmente possibile i contenuti e scusandoci in primis con il relatore per qualche imprecisione o approssimazione.
Focus in particolare su ciò che è la psicologia della 'ndranghera con meccanismi di onnipotenza e di annullamento dell'io, sostituito con il "noi" d'appartenenza indissolubile all'organizzazione criminale con totale devozione, nessun cedimento psicologico, anaffettività, distacco dall'umanità e dalle emozioni e assenza di senso di colpa per le azioni criminali compiute, compresi i molteplici omicidi.
Ad un affiliato non spaventa nemmeno il carcere se la detenzione comporta la possibilità di ricomporre e applicare le stesse dinamiche di controllo territoriale ed esiste una prospettiva di rimessa in libertà. Il carcere aumenta il prestigio del soggetto.
Cosa nostra e 'ndrangheta sono organizzazioni criminali configurate su base della famiglia parentale e pertanto hanno  nella loro "tradizione" un fondamentalismo psichico che coinvolge tutti i famigliari, compresi figli e figlie definiti "giovane d'onore" e "sorella d'omertà" in una situazione di condizionamento e di predestinazione. 
Così anche la donna, se interna ad una famiglia di 'ndrangheta, crescerà figli e figlie secondo i principi della 'ndrangheta perchè questo è il ruolo previsto per lei dalle regole della 'ndrangheta.
Su quest'aspetto è stato evidenziato come stia ottenendo risultati l'allontanamento dei figli dalle famiglie mafiose deciso con più provvedimenti dal Presidente del Tribunale dei Minori di Reggio Calabria, Roberto Di Bella in accordo con la Procura Generale.
La 'ndrangheta non tollera atteggiamenti "difformi" di affiliati e di famigliari. I diversi sono puniti. Il rifiuto di un matrimonio combinato, l'uso di sostanze, l'omosessualità sono puniti perchè indeboliscono la rispettabilità dell'organizzazione.
Per raggiungere i loro scopi, le mafie "producono paranoia" bloccando la capacità di relazioni e rompendo i legami sociali. 
Chi è vittima delle mafie, non si fida più di nessuno e ha pertanto difficoltà a denunciare, anche perchè la protezione e l'assistenza fornita dallo Stato spesso è incompleta per chi si è ritrovato la propria esistenza a pezzi. 
Ogni vittima di mafia, vivendo di angoscia necessita di un attento, approfondito e mirato livello di assistenza e supporto psicologico.
L'organizzazione vede tre categorie d'atteggiamento nel mondo a lei esterno:
il contrasto (alle sue attività); il contrasto onorato (quello di elementi esterni all'organizzazione ma che sono a volte strumentalmente utilizzabili); l'infame (il collaboratore di giustizia).
I "collaboratori di giustizia" (rari nel caso della 'ndrangheta) vengono sovente erroneamente definiti come "pentiti" ma in realtà proprio per l'essenza della 'ndrangheta, non si sono pentiti di nulla e rimangono, rispetto ai reati compiuti, comunque nella mentalità dell'organizzazione sul piano psichico. In genere la loro collaborazione è spinta dalla presenza di figure femminili esterne però alla famiglia 'ndranghetista.
Anche i collaboratori di giustizia vengono supportati psicologicamente perchè in loro si registrano pulsioni suicide determinate da crisi d'identità.

Rispetto al controllo del territorio laddove è insediata, esiste per la 'ndrangheta il principio di omogeneizzazione geografica cioè una corrispondenza ed equivalenza esatta di spartizione tra le aree di controllo in terra di provenienza e quelle in terra di colonizzazione. Tra le terre colonizzate, la Lombardia è definita come "la provincia".
Per la 'ndrangheta non esiste preferenza politica ma solo convenienza nella scelta degli interlocutori. Sconfinando su aspetti di cronaca, le organizzazioni criminali di stampo mafioso usano sistemi d'insediamento, d'inserimento, di taglieggiamento, di riciclaggio perfettamente al passo con le specificità del territorio e dell'economia, con appoggi e connivenze di alto livello di professionalità.
In questo pesante panorama risulta importante per il Prof Giorgi che l'antimafia sia fatta con il "noi" collettivo e non con l'io narcisista, che ci sia una formazione e un supporto psicologico adeguato per gli operatori di prima linea e che si lavori costantemente per desertificare e rimuovere dal territorio le condizioni (tra le quali l'indifferenza e il negazionismo) che sono alimento per l'insediamento delle mafie.
Diventa fondamentale un motivato lavoro di gruppo così come sono importanti  interventi calibrati di formazione per gli amministratori, i docenti, i ragazzi e le ragazze nelle scuole.
Si deve utilizzare il metodo della "memoria viva" e non cristallizzata o stereotipata, si deve differenziare quella che è delinquenza comune e quella che è mafia per evitare di costruire azioni preventive errate.

Quello del 16 giugno è stato un momento che sarebbe opportuno replicare ed estendere in un pacchetto formativo a tutti gli amministratori.

Sotto, un intervista a Giorgi ove si riprendono molti dei concetti espressi nella serata di Bovisio Masciago.

INTERROGAZIONE DI SINISTRA E AMBIENTE SULLA VELOSTAZIONE E IL CAR SHARING A MEDA

In data 17-06-016 Sinistra e Ambiente, a mezzo del suo Consigliere Comunale Alberto Colombo, ha protocollato un'interrogazione per avere informazioni su due realizzazioni che erano state annunciate dall'amministrazione Caimi: la Velostazione e il Car Sharing.
Entrambi i progetti (di cui esistono tre atti amministrativi: velostazione , avviso interesse car sharingbozza convenzione car sharing), sono collegati ai lavori di adeguamento della stazione di Meda.
Da tempo chiediamo per questo argomento e per altri, momenti informativi d'aggiornamento e di confronto in sede delle deputate Commissioni Consiliari. 
Richiesta che non è mai stata presa in considerazione da questo esecutivo.
Eppure, proprio le Commissioni sarebbero il luogo per approfondire e dettagliare sullo stato d'avanzamento dei progetti e dei lavori che riguardano urbanistica e servizi, in primis quelli concernenti la stazione ferroviaria di Meda e i servizi ad essa collegati.

interrVelostaz+CarSharing-blog by Sinistra E Ambiente


La stazione di Meda ad inizio anni '50

Da QuiBrianza:
http://quibrianza.it/cronaca/meda/colombo-che-fine-hanno-fatto-la-velostazione-e-il-car-sharing.html


Colombo: "Che fine hanno fatto la velostazione e il car sharing?"

MEDA - Alberto Colombo, capogruppo di "Sinistra e Ambiente", ha protocollato nei giorni scorso un'interrogazione. Chiede al sindaco Gianni Caimi e alla sua amministrazione a che punto sono i due progetti di velostazione e di car sharing che erano stati annunciati Una domanda che ha anticipato i dati diffusi qualche giorno più tardi da Arpa Lombardia: che fine ha fatto a Meda il progetto della velostazione? E quello del car sharing? Due quesiti indirizzati all'amministrazione comunale che sono stati protocollati da Alberto Colombo, consigliere comunale di "Sinistra e Ambiente". "I due progetti - spiega Colombo - erano stati annunciati dall'amministrazione Caimi. Non solo dichiarazioni: esistono anche atti amministrativi in merito. Ed entrambi i progetti sono collegati ai lavori di adeguamento della stazione di Meda. Da tempo chiediamo per questo argomento e per altri, momenti informativi d'aggiornamento e di confronto in sede delle deputate Commissioni consiliari". Il capogruppo di "Sinistra e Ambiente" evidenzia che la sua richiesta "non è mai stata presa in considerazione". E sollecita a portare questi argomenti nelle commissioni per dare il dettaglio sullo stato di avanzamento dei progetti. Il tema, in questi giorni, cade davvero a proposito con i dati diffusi da Arpa Lombardia sul superamento della soglia di allarme relativamente alla concentrazione di Ozono rilevata alla centalina di via Gagarin. La stessa Arpa indica che l'inquinamento è prodotto, prima di tutto, dai veicoli. I due progetto, qualora dovessero andare in porto, permetterebbero finalmente alla città di abbattere l'inquinamento atmosferico, che ora spaventa per l'ozono, in inverno fa discutere per le polveri sottili.

Da Il Cittadino del 25-6-016


lunedì 13 giugno 2016

AGGIORNAMENTO SULLA CARATTERIZZAZIONE: Il 2° RAPPORTO DEL GEOLOGO DEL PERO


Dopo il primo rapporto datato 13-5-016 del geologo Gianni Del Pero, incaricato dai Comuni di Barlassina, Seveso, Cesano Maderno, Bovisio Masciago e Desio - Meda s'è esclusa - di seguire i sondaggi per la CARATTERIZZAZIONE dei suoli in prossimità e sul tracciato dell'autostrada Pedemontana, lo stesso ha redatto un secondo rapporto sull'andamento dei sondaggi.
Ve lo proponiamo, in particolare ad uso anche dei cittadini di Meda che, a causa delle pretestuose e polemiche scelte del sindaco Caimi che non ha voluto incaricare il geologo Del Pero di quest'attività, risultano non avere accesso diretto a queste informazioni, altrove invece pubblicate sui siti dei Comuni.

altri link utili sulla Caratterizzazione:

CARATTERIZZAZIONE: IL RAPPORTO DEL GEOLOGO DEL PERO

A SEVESO E MEDA E' PARTITA LA CARATTERIZZAZIONE PER LA TCCD NEL SUOLO

AL VIA LA CARATTERIZZAZIONE CON INCONTRO PUBBLICO A SEVESO. E A MEDA ?

DIOSSINA E PEDEMONTANA: INCONTRI DAL PREFETTO PER IL PIANO DI CARATTERIZZAZIONE

PEDEMONTANA: PUBBLICATO IL DECRETO REGIONALE PER IL PIANO DI CARATTERIZZAZIONE

PEDEMONTANA: PIANO DI CARATTERIZZAZIONE PER LA DIOSSINA MA ANCHE BANCHE IN FUGA

Tutti i post sull'inutile autostrada Pedemontana e sul lavoro del coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE qui

 

REGIONE LOMBARDIA: POCHE RISORSE E QUALCHE DUBBIO PER L'INDAGINE SUL RISCHIO DIOSSINA



In data 6-6-16, la Giunta di Regionale Lombardia ha deliberato lo "schema di accordo attuativo tra Regione Lombardia e Fondazione Lombardia per l'Ambiente (FLA) per l'indagine di valutazione di rischio da esposizione alla diossina residua dell'incidente ICMESA".
Per l’indagine Regione Lombardia ha previsto di mettere a disposizione proprie risorse umane per circa 150.000 euro mentre la Fondazione Lombardia per l’Ambiente (FLA) impegnerà personale proprio ed esterno per un costo complessivo di 224.000 euro di cui 100.000 saranno poi rimborsati dalla Regione.
L’indagine dovrebbe durare 8 mesi a partire dal ricevimento di tutti i dati relativi al Piano di Caratterizzazione dell’autostrada pedemontana.
Abbiamo cercato di approfondire per capire gli obiettivi di questo accordo tra Regione Lombardia e FLA per capire  concretamente quali le azioni si dovrebbero attuare e ci sono rimasti molti dubbi.
La Fondazione Lombardia per l’Ambiente dovrebbe valutare dati e analisi dei terreni per definire il rischio di esposizione della popolazione alla diossina residua.
Non ci è chiaro però come sia possibile stabilire quale sia il rischio di esposizione prendendo in considerazione il solo valore di presenza di diossina nel terreno.
Servirebbe anche definire quali attività saranno svolte sul terreno, o quali modalità di contatto la popolazione avrà sui terreni stessi.
Non basta solo il riferimento a generiche attività quotidiane, alcune delle quali addirittura non più praticate nella nostra zona ma serve includere e considerare dettagliatamente le attività di trasformazione del suolo.
Il rischio di esposizione è il prodotto di due fattori: la presenza della diossina, pericoloso composto cancerogeno e le potenziali condizioni di esposizione. Il tutto legato anche al periodo di esposizione oltreché alla eventuale esposizione pregressa.
Serve misurare queste componenti anche perché i dati chimico-analitici che si intendono acquisire appaiono insufficienti se rapportati alle superfici interessate.
I dati analitici saranno infatti quelli relativi ai risultati della Caratterizzazione sulle aree adiacenti la tratta dell'autostrada pedemontana lombarda, eventualmente implementati con "almeno 50 punti nell'area vasta", eseguiti dalla FLA e analizzati presso i laboratori di ARPA.
Quindi gli "eventuali nuovi campioni" concordati tra Regione, FLA e Arpa dovranno garantire ulteriore copertura per l'intera area vasta comprensiva delle zone A, B, R e esterne.
Parliamo quindi per un area di quasi 2000 ettari (solo per A, B e R) di 214 campioni certi (quelli del Piano di Caratterizzazione) e di un numero aggiuntivo “forse” da sommare in ogni caso insignificante (“almeno 50” – ma abbiamo dubbi che si vada oltre - . Normalmente, a detta dei tecnici, una caratterizzazione dei terreni richiede circa 50 campioni per ogni ettaro.
Oltre all'evidenza dell'incertezza, quello dei campionamenti previsti è quindi decisamente un numero insufficiente per ricostruire una caratterizzazione del suolo esaustiva.
C'è da chiedersi poi come ARPA coprirà i costi delle analisi chimiche visto che non risultano stanziamenti di fondi nel piano economico-finanziario del progetto.
Ma se poi arrivassimo a commentare i risultati analitici sulla conformità o meno rispetto ai limiti della normativa ambientale che ha come unica potenziale conseguenza la bonifica/messa in sicurezza, nel caso di superamento dei limiti, dimenticheremmo totalmente il rischio sanitario che ha come conseguenze misure di sicurezza nel contatto ai terreni ed ai loro prodotti, e nelle attività/scavi/movimentazioni che possono essere condotte tenuto conto che si sta trattando di rischio cancerogeno per un prodotto che è pericoloso a quantità infinitesimali, ben inferiori a quelli delle soglie ambientali.
E con grande probabilità il teorico obiettivo da perseguire sulla base dei risultati della valutazione di rischio, "verranno stabiliti criteri di eventuale modifica di destinazione d'uso dei suoli e/o specifiche prescrizioni per il loro utilizzo", rimarrà un frase senza significato in quanto se in alcune aree si rileverà, come probabile, diossina inferiore ai limiti ambientali non ci sarà alcun pregiudizio sull’utilizzo di tali terreni che invece manterranno un rischio notevolissimo per l’esposizione al composto tossico dei cittadini.
Insomma, uno studio potenzialmente importante che non viene adeguatamente finanziato e con criteri applicativi dubbi tali da ridurlo a un prodotto finale che potrebbe risultare parziale ed incompleto.
Non sono infatti chiari gli elementi concreti con i quali verrebbe quantificato il rischio sanitario della popolazione esposta e le eventuali conseguenze in termini di prevenzione del rischio sanitario.
L’ipotesi di revisione della destinazione d'uso del suolo è del tutto teorica, mentre le misure si sicurezza da adottare per le diverse attività in funzione della potenzialità di riemersione della diossina non saranno ricercate dato che si parte dalla solo quantificazione del tenore di diossina nei terreni (e non il suo potenziale reale di veicolazione verso la popolazione) con un numero di campioni, peraltro, assolutamente insufficiente per descrivere lo stato di contaminazione dell'area vasta.

Sotto, vi proponiamo il testo della Delibera di Giunta di Regione Lombardia.

sabato 11 giugno 2016

CC DI MEDA: LE COMUNICAZIONI DI SINISTRA E AMBIENTE SU BEA INFASTIDISCONO LA GIUNTA


Il 9-6-016 s'è tenuto a Meda il consiglio Comunale con all'OdG il Bilancio Consuntivo, alcune variazioni di Bilancio, la proposta di Brianzacque per il contenimento dei costi, la mozione unitaria per l'adesione a BrianzaSicura e la mozione per il ripristino dei treni S2.
Durante la presentazione della relazione di Bilancio, l'assessore Cecchetti definendola "rientrante negli argomenti del Rendiconto" poichè "riguarda un settore di sicuro interesse generale e pertanto è bene non lasciare senza risposta opinioni, che possono allarmare i nostri concittadini" ha esplicitato una replica alle precedenti comunicazioni di Sinistra e Ambiente nel cc del 23-5-016 relative alle vicende di Brianza Energia Ambiente (BEA) - vedi post  LE INCONDIVISIBILI DECISIONI DI BEA E L'OPACITA' DELL'AMMINISTRAZIONE MEDESE  -  e ha pesantemente attaccato definendo in premessa questo tipo di comunicazioni (sia quella di Sinistra e Ambiente sia quella di altri gruppi consiliari) come  "interventi il cui confine con un comizio è di difficile individuazione" e come "critiche che possono determinare una immagine negativa e infondata delle Istituzioni in quanto tali" e chiedendo espressamente al "saggio Presidente" un "buon utilizzo della regola" prevista all'art 34 del regolamento consiliare.
Vedremo che seguito avrà questo "appello al saggio Presidente" (Molteni del PdL/Ncd) il cui "supporto amichevole" all'attuale maggioranza del Pd è noto da tempo e riscontrabile anche nell'atteggiamento poco garantista rispetto al ruolo dei Consiglieri, tanto che alcuni di questi sono spesso oggetto di immotivate censure da parte dello stesso.
Pare dunque che i contenuti delle comunicazioni preliminari che il Consigliere di Sinistra e Ambiente dedica alle tormentate vicende di BEA poco piacciano all'esecutivo di Caimi tanto dall'essere etichettate come "fatti che giustificano il dubbio che certe denunce, esposte con toni da Savonarola, siano sinceramente pro interesse generale quanto le condoglianze di un titolare delle pompe funebri !". 
Fantastico il volo pindarico d'eloquio dell'assessore Cecchetti. Si rimane dunque in attesa di "scomunica e rogo finale".
Sarà forse perchè di tutte queste notizie nemmeno si parlerebbe nell'assise istituzionale medese visto che sinora, senza le illustrazioni del Consigliere di Sinistra e Ambiente le vicende di BEA sarebbero rimaste "invisibili" ai più ?
Il nostro Consigliere oltre a ritenere importante fornire aggiornamenti documentali a tutta l'assise consiliare affinchè anche gli altri Consiglieri abbiano materia e spunti d'approfondimento, ha più volte evidenziato la necessità di dare un'informazione puntuale, completa e dettagliata sulle vicende di BEA proponendo di farlo in sede di apposita Commissione, esattamente come avviene nelle amministrazioni a noi vicine e non solo nell'occasione obbligata di delibere di consiglio.
L'esigenza e la proposta non sono mai state accolte, confermando l'atteggiamento di opacità dell'amministrazione medese.
L'argomento è evidentemente considerato dalla Giunta di "esclusiva proprietà".
Proprio nel cc del 9-6-016, a scopo informativo il Consigliere di Sinistra e Ambiente ha esplicitato la seguente comunicazione:
C’E’ UN RICORSO AL TAR DI GELSIA SUL BANDO PER LA RACCOLTA RIFIUTI.

A Maggio 016 è andato in scadenza il contratto con la società ECONORD che a Meda si occupa del SERVIZIO DI IGIENE URBANA, RACCOLTA, TRASPORTO RIFIUTI E PULIZIA DEL TERRITORIO COMUNALE.
Per questo l’AREA INFRASTRUTTURE E GESTIONE DEL TERRITORIO del Comune di Meda ha indetto un Bando di Gara (con SCADENZA il 10 GIUGNO 016) a base d’asta di 5.969.000 euro pubblicato sulla gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 20-4-016 e sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il 27-4-016.
Ora, alla data del 1-6-016, con delibera di giunta, SI APPRENDE che s’è dato mandato ad uno studio legale per resistere ad un RICORSO al TAR proprio rispetto ai condenuti del Bando di Gara e del disciplinare di gara.
Il ricorso, notificato il 30-5-016 al protocollo del Comune di Meda e di cui abbiamo letto il testo dopo averlo richiesto, è di GELSIA e le motivazioni del ricorso lì contenute fanno riferimento a numeri e cifre costituenti i requisiti economici finanziari per partecipare al Bando che per il ricorrente sono palesemente errati, a successive correzioni non pubblicate sulla Gazzetta Europea e sulla Gazzetta della Repubblica Italiana nonché una mancata rispondenza a quanto richiesto dal NUOVO CODICE PER GLI APPALTI entrato in vigore il 19-4-016.
Il ricorrente chiede pertanto che il TAR si pronunci sulla SOSPENSIONE del Bando e nel merito sull’annullamento degli atti.
Noi non siamo i deputati a definire se vi siano o meno illegittimità nel Bando del Comune di Meda e come tutti, attenderemo il pronunciamento del TAR e/o dell’istanza successiva se qualcuno ricorrerà.
Certo che questo ricorso avrà un costo (ndr: 6300 euro come comunicato dall'assessore in CC) e perciò, anche in vista dell’esito del Bando di Gara (10 Giugno), qualora il TAR non si sia ancora espresso e per l’importanza dell' argomento in oggetto, SAREBBE OPPORTUNO QUALCHE CHIARIMENTO IN MERITO DA PARTE DELL’AMMINISTRAZIONE.  

ADESIONE A BRIANZASICURA
Nella cronaca consiliare va registrata  l'approvazione all'unanimità della mozione unitaria sull'adesione del Comune di Meda al manifesto di BrianzaSiCura. 
Sull'argomento il nostro Consigliere Comunale s'è speso molto nell'elaborazione del testo per una mozione condivisa da tutti.
La lotta alla colonizzazione del territorio da parte delle organizzazioni criminali e alla corruzione è qualcosa che ci riguarda direttamente. Per questo l'adesione non deve essere un puro formalismo ma ad essa deve seguire un'attività e un'operatività dell'Amministrazione e dei Consiglieri Comunali dentro il coordinamento BrianzaSiCura.

MOZIONE PER IL RIPRISTINO CORSE LINEE S2 - STAZIONE DI MEDA
Approvata all'unanimità, dopo essere stata emendata, anche la mozione della Lega Nord che chiede a sindaco e giunta di attivarsi presso Regione Lombardia per ripristinare le corse dei treni "S2" nella loro totalità. Incomprensibile l'astensione del sindaco Caimi pare infastidito dalla discussione sugli emendamenti.
Sinistra e Ambiente ha votato "laicamente" a favore di questa mozione perchè alla situazione dell'attuale riduzione delle corse S2 va data una soluzione considerato l'alta frequentazione di pendolari sulla linea di Trenord.
Va però data una soluzione anche agli incompleti lavori per il rifacimento della stazione di Meda e su questo Sinistra e Ambiente ha evidenziato la grave responsabilità dello spostamento degli ascensori dalla fase realizzativa 2 (finanziata) alla fase 3 di incerta copertura economica. 

BILANCIO CONSUNTIVO E VARIAZIONI DI BILANCIO
Voto contrario di Sinistra e Ambiente sul Bilancio Consuntivo del 2015 e sulle voci di variazione.
L'elevato livello delle imposte comunali deciso nel bilancio previsionale è stato applicato senza che le richieste di rimodulazione delle aliquote o di meccanismi d'esenzione per le fasce deboli da noi avanzata sia stata presa in esame. Non s'è fatto nemmeno nessuno sforzo innovativo per introdurre e sperimentare una quota di bilancio partecipato rifacendosi all'esperienza di amministrazioni vicine.
Astensione su una variazione di bilancio dagli obiettivi non completamente comprensibili: lo stanziamento per uno studio geologico supplementare (12.500 euro), sicuramente propedeutico alla variante al PGT e riguardante le aree di esondazione la cui mappatura va inserita e considerata per il Piano delle Regole ai sensi delle ultime normative Rregionali.
Non s'è però compreso il dettaglio degli obiettivi concreti che lo studio intende perseguire rispetto ad una cartografia regionale, già esistente, delle aree medesi a rischio esondazione.

INDIRIZZI BRIANZACQUE PER IL CONTENIMENTO DEI COSTI
Voto contrario di Sinistra e Ambiente sulla proposta di delibera di indirizzo finalizzata al contenimento dei costi del personale della società partecipata Brianzacque.
Un documento d'indirizzo che, purtroppo, come da manuale, per contenere i costi mette al primo posto il taglio delle dinamiche salariali della contrattazione integrativa aziendale e l'incentivo all'esodo del personale con anzianità elevate. 
Certo, in Brianzacque, dopo l'incorporazione mediante fusione di altre società a partecipazione pubblica (ALSI, IDRA, ACSM-AGAM Reti Acqua e Gas) il personale è salito da 216 a 304 unità con conseguente aumento del costo da 12.283.000 a 16.946.000 euro e condizioni di ridondanza delle figure professionali.
Ci pare quantomeno semplicistico e anomalo chiedere ORA un voto favorevole su queste misure ANTICIPANDOLE rispetto all'elaborazione di un completo piano industriale prevista solo per il 30-6-016. 
Significa preordinare degli indirizzi che scaricano principalmente sui lavoratori gli oneri più gravosi di quella che di fatto sarà una ristrutturazione aziendale ancor prima di un piano industriale completo.
    
MOZIONE DI SINISTRA E AMBIENTE SULLA MEMORIA DEL DISASTRO DIOSSINA DELL'ICMESA
Nonostante la mozione sia depositata e a conoscenza di tutti i gruppi consiliari da più di 25 giorni, il Pd ha pensato bene di presentare alcuni emendamenti solo poco prima della discussione.
Il nostro Consigliere Comunale ha pertanto chiesto ed ottenuto il rinvio della discussione sulla mozione al prossimo Consiglio Comunale per poter valutare con i presentatori degli emendamenti motivazioni e significato degli stessi. 

Da non dimenticare l'intervento pirotecnico del "granitico sindaco" che dispensa meriti e medaglie sul suo operato, etichetta come "sciocchezze" gli interventi fatti dall'opposizione e chiede loro dove mai fossero il 2 giugno, Festa della Repubblica e data d'inaugurazione ufficiale a Meda di Pza della Repubblica. 
Bene ora bisogna anche giustificarsi come scolaretti. E le giustifiche in cc arrivano e son tutte d'alto livello. Chissà se anche il "granitico sindaco" sarà in grado di fare altrettanto laddove lui non c'era. 
Ah già dimenticavamo, queste affermazioni "son solo sciocchezze".

sabato 4 giugno 2016

CONSUMO DI SUOLO IN ITALIA: NUMERI SEMPRE PREOCCUPANTI

Nonostante la crisi del settore immobiliare ed edilizio, rallenta ma non si ferma il CONSUMO DI SUOLO in Italia.
La provincia di MB continua a mantenere la testa alla classifica , precedendo quella di Napoli e di Milano.
Leggendo l'articolo de L'Espresso che sotto riportiamo, va considerato che in buona sostanza, laddove esiste una geografia che lo consente (fondovalle, aree di pianura, zone costiere a livello del mare) le stesse risultano pesantemente urbanizzate ed edificate pressochè ad un livello di saturazione.
Anche il testo di Legge passato ad inizio maggio 016 in prima lettura alla Camera contiene molte ambiguità e molte deroghe tanto dall'aver suscitato dubbi, perplessità e proteste da associazioni e gruppi ambientalisti oltrechè da una parte delle forze politiche presenti alla Camera. Sul tema, vedi articolo de Il Manifesto del 13-05-016.
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Da l'ESPRESSO del 13-05-016

Così stiamo divorando il suolo italiano

Nuove costruzioni edificate anche se rimangono sfitte, continue colate di cemento. L'Italia è uno dei paesi europei con il maggior consumo di territorio. Un fenomeno che la crisi ha solo rallentato e che interessa più il Nord del Sud. Ma la Camera approva una nuova legge: "Azzerare la cementificazione entro il 2050"

di Davide Mancino

Così stiamo divorando il suolo italiano
Maggiori emissioni di gas serra, perdita di biodiversità, scomparsa di una risorsa non rinnovabile: quella del consumo di suolo è tutt'altro che una questione estetica. Eppure esistono città, in Italia, in cui si può girare per tutto il tempo senza trovare un minimo di spazio libero – non occupato dall'uomo e dalle sue attività. Per questo è un significativo passo in a vanti la legge contro il consumo di suolo che è stata approvata dalla Camera con 256 sì, 140 no e 4 astenuti. Per la prima volta si fissa un obiettivo molto avanzato: azzerare la cementificazione entro il 2050.

Secondo dati resi disponibili dall'istituto superiore per la ricerca e la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), Torino è la grande città con la maggiore fetta di suolo consumato (57,6 percento), seguita a brevissima distanza da Napoli. Anche a Milano risultano numeri simili, mentre fra i centri principali Roma si trova assai più in basso (20 percento).
Eppure i valori più elevati non sono affatto in queste città. Al contrario, in diversi piccoli comuni trovare uno spazio non edificato è quasi impossibile. Che sia a Casavatore – 18mila abitanti appena a nord di Napoli – oppure a Melito o Arzano, ancora nel napoletano, la situazione non cambia troppo: lì il consumo di suolo supera il 75 percento, e proprio a Casavatore – record italiano – tocca un picco dell'85 percento.

NdR: qui la mappa interattiva per poter visionare il consumo di suolo di ogni Comune.
(clicca qui per visualizzare la mappa a schermo intero)

Cosa significa, in pratica, "consumo di suolo"? Ispra lo definisce come "l'occupazione di una superficie in origine agricola o naturale", un processo dovuto soprattutto alla "costruzione di nuovi edifici, capannoni e insediamenti, all'espansione delle città". Oppure, altro caso, alla conversione di terreno in un'area urbana: come per esempio è successo a Milano nell'area dedicata a Expo.

"Oltre alla scomparsa di una risorsa non rinnovabile" – spiega Michele Munafò, ricercatore dell'Ispra – "il problema è la perdita delle funzioni che essa ci assicura. In primo luogo la produzione agricola, con tutta una serie di servizi di regolazione dei cicli naturali come quello delle acque. Se il suolo viene sigillato questa capacità va persa, e aumenta per esempio il rischio di inondazione. Scompare anche il supporto alla biodiversità. Direttamente, perché sappiamo molto poco di quanta ce ne sia del suolo anche se possiamo stimare che un quarto delle specie del pianeta viva sotto terra. Ma anche indirettamente, perché trasformandolo abbiamo un impatto anche sulle aree dove il suolo non è consumato in maniera diretta".
Il terreno, poi, è in grado di contenere il carbonio – molto più dell'atmosfera stessa – ma solo a condizione che non venga occupato artificialmente. "Abbiamo stimato", continua Munafò, "che negli ultimi cinque anni il suolo consumato dalle nuove costruzioni e infrastrutture ha portato a una perdita equivalente alle emissioni di CO2 di quattro milioni di auto. Come se ci fosse il 10 percento di veicoli in più che gira per le strade".
Fare un confronto così semplice fra città ha però anche un grosso limite: non tiene in considerazione quante sono le persone che in quei luoghi vivono. Spesso, dove la densità abitativa è maggiore e gli abitanti sono più concentrati, anche il consumo di suolo è più elevato.
Prendiamo proprio Torino, Milano e Napoli. Certo si tratta di tre grandi centri in cui il consumo di suolo è molto alto, ma allo stesso tempo la popolazione al loro interno risulta circa tre o quattro volte più "impacchettata" rispetto a Roma, Genova o Bologna.
Non si tratta neppure di casi limite, in Italia. I piccoli comuni campani in cui il consumo di suolo arriva al massimo sono anche quelli in cui un gran numero di abitanti vive in uno spazio ristrettissimo: al punto che in alcuni di loro la densità abitativa è talmente elevata da far sembrare la stessa Napoli un borgo spopolato.
In altre città succede l'opposto. Rispetto a quanto sono ampie, a Padova, Brescia e Piacenza non vivono poi così tante persone – eppure lì il consumo di suolo non è basso quanto potremmo aspettarci. Ancora più estremo è il caso di Lallio , un piccolo comune di 4mila abitanti in provincia di Bergamo in cui lo spazio disponibile è parecchio, rispetto agli abitanti che ospita, ma allo stesso tempo il consumo di suolo arriva a poco meno del 60 percento.
Si tratta comunque di un rapporto complesso. Secondo Munafò "i dati mostrano che dagli anni '70 il consumo di suolo si è separato dalla crescita urbana. Le città si espandono mentre la popolazione lo fa molto meno, o in alcuni casi addirittura diminuisce".
Dove vanno cercate allora le ragioni dell'aumento? "Da un lato le famiglie sono diventate sempre più piccole, ma soprattutto sappiamo che si continua a costruire nonostante molte abitazioni siano vuote. Ci sono due milioni di appartamenti non usati, e se includiamo le seconde case i valori aumentano enormemente. Poi oggi l'immobile è diventato più un bene economico che non un luogo dove abitare. Per anni il comparto delle costruzioni ha trainato l'economia nazionale. Oggi è in crisi e il consumo di suolo rallenta anche per questo".
Questa la situazione recente. Ma in Italia le cose sono cambiate molto: rispetto agli anni '50 il suolo italiano di cui abbiamo fatto uso è passato da 8mila a 21mila chilometri quadrati. Soltanto negli ultimi tempi – e in particolare proprio nel 2014, secondo prime stime provvisorie – l'aumento è rallentato.
Già ai tempi del boom economico la Lombardia era la regione in cui il consumo di suolo era maggiore, e 60 anni dopo le cose non sembrano cambiate. Semmai le costruzioni hanno accelerato la loro corsa, e ancora di recente è questa la regione in cui il fenomeno si sente di più. Per il Trentino Alto-Adige la situazione è simile – soltanto inversa: area con la più alta fetta di territorio libero allora, lo stesso succede anche in tempi recenti.
Per pignoleria, va anche tenuto in conto che a volte si tratta di valori piuttosto difficili da stabilire con esattezza – e così le stime comprendono il relativo margine di errore che può spostare il risultato un po' in su o in giù, a seconda dei casi.

Come evidenzia Ispra stessa, tutto sommato il consumo di suolo riguarda in particolare aree "quasi totalmente situate nelle zone costiere, nelle pianure e nei fondovalli montani". Difficile pensare di poter edificare in maniera intensiva nelle zone di montagna o su fiumi e laghi. Neppure troppo comodo, a meno di volersi ancorare a oggetti circostanti, anche costruire in zone a elevata pendenza.
Così le aree che ospitano in maggiore quantità questi ultimi tipi di territorio risultano protette "naturalmente" contro il consumo di suolo. Raro trovare zone prive di montagne in Valle d'Aosta, per esempio. Tenendo in conto le caratteristiche del territorio è possibile costruire la classifica del consumo di suolo "effettivo", che considera quanto abbiamo costruito dove effettivamente era possibile farlo.
Qui proprio la Valle d'Aosta balza al primo posto fra le regioni, con il Trentino Alto-Adige che segue in terza posizione. Nel consumo di suolo effettivo entrambe le aree capovolgono del tutto il proprio risultato, come c'è da aspettarsi dove buona parte del territorio tende a essere meno adatto per essere occupato in maniera artificiale. Lombardia e Veneto, al contrario, retrocedono dalla cima di diverse posizioni.

Per capire meglio com'è messa l'Italia possiamo anche allargare un po' lo sguardo al resto d'Europa. Secondo Eurostat il paese con il maggior consumo di suolo nel 2012 è il Belgio, seguito dall'Olanda, mentre l'Italia viene subito dopo.
Anche in questo caso, però, è bene ricordare che le nazioni sono popolate in modo assai diverso fra loro. Proprio l'Olanda è uno dei luoghi in cui la densità di abitanti è più alta – in media più del doppio dell'italiana –, e questo tende a portare con sé un maggior uso del territorio. Anche nel Belgio succede qualcosa di simile – sebbene in misura inferiore.
Il Regno Unito, al contrario, è fra i più virtuosi, e pur ospitando molte persone rispetto alla sua superficie il consumo di suolo non è elevato quanto potremmo aspettarci. Danimarca, Portogallo e Francia invece hanno usato il loro territorio in modo relativamente intensivo – forse non tanto in termini assoluti, ma senz'altro parecchio per essere luoghi dove la densità abitativa non è chissà quanto elevata.
Dal 2009 al 2012 il consumo è aumentato in tutti i paesi europei, ma in nessuno quanto in Belgio dove è passato dal 9,8 al 13,4 percento. Anche in Olanda c'è stato un discreto aumento, mentre l'Italia nello stesso periodo si è fermata grosso modo nella media.

Esistono politiche per fronteggiare il problema? "C'è un lavoro molto importante della Commissione Europea", spiega Munafò, "che ci chiede di azzerare il consumo di suolo netto entro il 2050. Ovvero fare in modo che il nuovo suolo consumato non sia superiore a quello che siamo in grado di recuperare. Oggi questo bilancio risulta fortemente negativo: il suolo recuperato è praticamente inesistente, mentre quello occupato è notevole. In realtà è difficile e costoso lavorare su quanto è già stato perso e non lo si recupera mai del tutto, per cui la cosa più importante è limitare l'uso di suolo nuovo".
L'idea è allora provare a mitigare l'impatto, a consumare meglio: "Magari mantenendo alcune delle funzioni del suolo tramite l'uso di materiali permeabili invece del cemento nei parcheggi, per esempio". Oppure dedicarci al riuso di quanto abbiamo già. "Pensiamo solo alle aree di sviluppo industriale del secolo scorso, a zone dismesse, sottoutilizzate e così via", conclude il ricercatore, "solo così di spazio a disposizione ne abbiamo a volontà".

martedì 31 maggio 2016

SEVESO +40: LA MEMORIA ....... CORTA


A Seveso sono in corso una serie di iniziative ideate dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con la FLA, l’Agenzia Innova 21, Legambiente Lombardia e con il supporto della Fondazione Cariplo.
Seveso +40 è il titolo generale di questi incontri pensati per la “celebrazione” del quarantennale del disastro diossina TCDD dell'ICMESA di Meda.
All'incontro di sabato 28-05-016, "40 anni di Storia, storie di 40 anni" realizzato nella sede sevesina del Parco Regionale del Bosco delle Querce sono state chiamate singole donne e uomini a raccontare la loro storia e i loro ricordi di ciò che allora accadde.
Invitati anche (ma non come testimoni relatori) Alberto Colombo e Gianni Del Pero, uomini oggi – allora ragazzi - a conoscenza di quanto allora avvenuto nonchè appartenenti a gruppi ambientalisti presenti sul territorio (coordinamento ambientalista INSIEME in RETE e WWF).

E' indubbio che il disastro ICMESA e diossina sia ancora oggi argomento delicato da trattare per tutte le implicazioni emotive, sulla salute, sull'ambiente, sul tessuto sociale e sul territorio che esso causò.
Qualcosa quindi che a nostro avviso non può essere confinato nella "celebrazione" di un "anniversario" perché questo capitolo non può essere considerato chiuso sopratutto per il fatto che la diossina TCDD risulta ancora contaminare parti del suolo dei nostri comuni ed è nel sangue di chi, non per sua volontà, ne venne in contatto.
L'incontro ha fatto emergere una ricostruzione degli eventi limitata e, a nostro parere, troppo tesa a superare, andare oltre, come se la questione possa dirsi oggi risolta. 
Una impostazione che oltretutto ha focalizzato particolarmente il ruolo e l’atteggiamento tenuto da parte della comunità cattolica sin dal 1976, dando l’impressione di considerare quello come l’unico apporto positivo a seguito del disastro diossina.
Certo, ci fu anche questo e anche di questo si deve parlare perché fu parte di quegli anni.
Però, nella complessità di quegli accadimenti, non è solo e non è l’elemento unico per comprendere e trasmettere la “vicenda Diossina” e avere coscienza dei punti oscuri o perlomeno controversi associati.
Dopo molti anni, per evitare offuscamenti volontari e involontari, sarebbe importante ricordare anche quella che fu la cronaca con le sue evidenze, con i momenti concitati, i ritardi delle Istituzioni e degli Enti preposti ai controlli, le contrapposizioni, le responsabilità, la sfiducia, la paura ma anche il desiderio e la volontà di essere informati per poter valutare senza subire decisioni affrettate o comode.
Proprio attorno a tutti questi fattori, altri soggetti della comunità locale e non, furono parte degli avvenimenti e della storia di quei giorni drammatici.
Il 28-5-016 non sono state quindi sufficienti le testimonianze di Alessandro Meroni del WWF e di Gabriele Galbiati di Legambiente circolo Laura Conti di Seveso a compensare questo disequilibrio.
La narrazione non può ignorare tutti quei soggetti che in quegli anni agirono e operarono sia per denunciare le responsabilità colpevoli della Givaudan-La Roche sia per informare e cercare di rendere edotti e consapevoli i cittadini del rischio che stavano correndo.
Si deve ricordare quella che era la pericolosità della produzione chimica dell’ICMESA, ottenuta in una fabbrica con un impiantistica obsoleta e priva di dispositivi di contenimento e di sicurezza.
Si deve ricordare che la fuoriuscita della diossina TCDD fu resa nota con colpevole ritardo, esponendo nel frattempo molti cittadini al contatto con il potente tossico.
Si deve raccontare dei tentativi di minimizzare e dell'opacità rispetto alle informazioni sui reali livelli d'inquinamento, sulle dubbie perimetrazioni delle zone A, B, R che escludevano parti densamente abitate, sui dubbi su cosa venisse effettivamente prodotto nell’ICMESA.
Si deve raccontare di progetti, per fortuna sventati, che volevano la costruzione di un forno inceneritore in loco, inizialmente approvato dal CC di Seveso (delibera poi annullata per la pressione esercitata della cittadinanza), per poter bruciare tutto quello che risultava contaminato. Sarebbe stata una scelta sciagurata , tecnicamente pericolosa perchè avrebbe accresciuto il rischio invece di risolverlo. L’inceneritore non fu poi realizzato per la grande e responsabile opposizione dei cittadini, culminata con l’adesione popolare alla riuscita manifestazione del 14-5-1977 che mise definitivamente la parola fine al dissennato progetto. Determinante fu il circolare di una informazione corretta che fu offerta alla popolazione da gruppi attivi sul territorio.
Su quella e su altre pesanti criticità operò il Comitato Tecnico Scientifico Popolare, cui diedero il loro apporto e la loro collaborazione tecnici, chimici, medici, epidemologi (G. Maccacaro, L. Mara, F. Berrino, G. Tognoni etc) per la diffusione delle informazioni, del sapere e delle conoscenze tra la cittadinanza colpita dalla diossina TCDD.
Imprescindibile fu anche l’apporto dato al nostro territorio da parte di Barry Commoner e di Laura Conti. Essi aiutarono a denunciare i rischi per l'ambiente e i viventi, animali e umani, determinati dal primato distorto del progresso e della chimica che tutto fa e tutto può nel nome del solo profitto e riferendo «della mancanza di controlli pubblici contro lo strapotere degli interessi privati, dell’impotenza della pubblica amministrazione di un paese, pur industriale e civile, come l’Italia, di fronte a un disastro ecologico imprevisto, ma non imprevedibile» (cit di L. Conti).
Ricordando quegli anni è necessario parlare anche della sofferenza delle donne attanagliate dal dubbio, in una situazione di pericolo oggettivo, se portare o meno a termine le loro gravidanze ricorrendo all'aborto terapeutico così come le preoccupazioni e il rischio che incombeva tra chi non venne evacuato ma era sul confine di zone pesantemente contaminate, come se esistesse una demarcazione netta tra zona inquinata e zona pulita determinata dalla ricaduta "intelligente" della TCDD mentre poi la realtà era di morie di animali e casi di cloracne registrati anche al di fuori della perimetrazione ufficiale delle aree A, B, R.
Non si deve genericamente "voltare pagina" perchè ciò che è accaduto il 10 luglio di 40 anni fa ha lasciato l'eredità pesante di un aumento di alcune tipologie di tumori ma sopratutto la presenza del potente tossico nel sangue di molti di coloro che furono esposti e nel suolo.
Oggi, il rischio non è scomparso, ma si ripropone con il progetto di realizzazione dell'autostrada Pedemontana.
Un 'autostrada il cui tracciato attraversa proprio le zone A, B, R dove le analisi del 2008 hanno certificato ancora la presenza di diossina TCDD.
Di nuovo ricompare la subalternità a qualcosa che è considerato “strategico” e perciò ineluttabile a occhi e orecchie istituzionali attente alle “sirene” dello sviluppo ad ogni costo a discapito del territorio e dell’ambiente, anche laddove questo è già stato pesantemente colpito e compromesso.
Così, nel 2008 la maggioranza in Regione Lombardia decide di approvare la proposta di Raffaele Cattaneo (allora Assessore ai Trasporti e ora Presidente del Consiglio Regionale) e di concedere la deroga (tuttora vigente) alla precedente norma che imponeva il divieto assoluto di interventi all’interno del “Bosco delle Querce di Seveso e Meda”.
Una deroga ad hoc per permettere il passaggio dell’autostrada Pedemontana proprio dove sbancamenti profondi sono da evitare perché sotto il livello di scarifica e sotto la terra nuova riportata c’è ancora la TCDD rilevata nel 2008 dalle analisi chimiche più recenti.
La decisione dello sbancamento del Bosco delle Querce avvenne nelle stanze di Regione Lombardia, con il complice silenzio delle istituzioni locali fino a quando i gruppi ambientalisti nel 2010 – venuti a conoscenza del progetto – dettero l’allarme generando la reazione della gente che nella ricorrenza del 10 luglio 2011 accorse per stringersi in un simbolico abbraccio attorno al minacciato Bosco.
Questa reazione indusse Regione Lombardia a ripensare il progetto tutelando parzialmente il Bosco.

Dunque, anche oggi, come nel passato, solo l’informazione diffusa, la sensibilizzazione, la consapevolezza e la mobilitazione possono contenere queste sciagurate volontà.
Anche di questo bisogna parlare così come bisognerà parlare dei risultati delle analisi chimiche della Caratterizzazione del suolo in corso per le aree A, B e R interferite dal tracciato della Pedemontana e così considerare e valutare i potenziali rischi per una popolazione che non può permettersi d'essere nuovamente esposta alla Diossina rimessa in circolo dagli sbancamenti e dalla movimentazione di terra inquinata.

Ecco, tutto questo è stato il disastro Icmesa che non può e non deve essere “seppellito” ma va raccontato nella sua completezza e con le attuali implicazioni legate alla realizzazione dell’inutile autostrada pedemontana nelle aree ancora contaminate da TCDD.
Voltare pagina non significa pensare d'essersi lasciati alle spalle qualcosa di insopportabile ma essere più consapevoli.
Perchè la Memoria è PER il tempo Presente.

Sotto, alcune cronache su quelli che furono punti controversi.

Video da vedere in tutte le sue 6 parti

Per approfondimenti sulla vicenda Diossina del disastro ICMESA, prima e dopo la fuoriuscita del potente tossico rimandiamo a:

  • AA.VV. ICMESA una rapina di lavoro e di territorio, Milano, 1976.
  • AA.VV. Seveso. La guerra chimica in Italia, Verona, 1976.
  • AA.VV. “Sapere” n. 796 del novembre-dicembre 1976. Seveso un crimine di pace.
  • AA.VV. “Sapere” n. 848 del giugno-agosto 1982. Seveso sei anni dopo.
  • AA.VV. Icmesa fatalità o crimine?, Milano, 1977.
  • AA.VV. Disastro Icmesa. Scienza, pubblica amministrazione e popolazione di fronte alla tragedia tecnologica, Milano, 1979.
  • Biacchessi, Daniele La fabbrica dei profumi. La verità su Seveso, l´Icmesa, la diossina, Dalai editore 1995.
  • Breglia Mario, Toeschi Luisa I ragazzi della diossina, Torino, 1978.
  • Carson Rachel Primavera silenziosa, (ed. italiana) Milano, 1963.
  • Centemeri Laura Ritorno a Seveso il danno ambientale, il suo riconoscimento, la sua riparazione 2006
  • Colombo Diego, "Quelli della diossina" Edizioni Lavoro collana Storie/a
  • Conti Laura Visto da Seveso. L´evento straordinario e l´ordinaria amministrazione, Milano, 1976.
  • Conti Laura Una lepre con la faccia di bambina, Milano, 1978.
  • Conti Laura Questo pianeta, Roma, 1987.
  • Ferrara Marcella Le donne di Seveso, Roma, 1977.
  • Fratter Massimiliano Seveso Memorie da sotto il Bosco – libro più DVD -, 2006.
  • Galimberti Mario, Citterio Giacomo, Losa Luigi Seveso la tragedia della diossina, Besana Brianza, 1977.
  • Ginsborg Paul Storia d´Italia dal dopoguerra ad oggi, Torino, 1989.
  • Remondetta Miriam, Repossi Alessandra Seveso vent´anni dopo. Dall´incidente al Bosco delle Querce, Milano, 1998.
  • Rocca Francesco I giorni della diossina, Milano, 1980.
  • Rabitti Paolo Diossina. La verità nascosta edito da Feltrinelli, 2012
  • Ziglioli Bruno, La mina vagante. Il disastro di Seveso e la solidarietà nazionale Franco Angeli
  • La Regione per la bonifica di Seveso opuscolo a cura del Servizio stampa e Documentazione della Giunta Regionale della Lombardia, Milano, senza data.
  • La Risposta tecnologica agli inquinamenti chimici, atti del convegno a Milano dal 20 al 22 settembre 1984 a cura dell´Ufficio Speciale di Seveso.
  • 10 luglio 1976. Seveso il dramma della nube tossica”, rassegna stampa italiana a cura del servizio stampa e comunicazione della Giunta Regionale della Lombardia. 18 luglio 1976 – 19 luglio 1977.

Materiale di teatro civile, materiale video etc.

- Diossina 2.0 Massimiliano Vergani
- La fabbrica dei Profumi, History Channel
- La fabbrica dei Profumi, Daniele Biacchessi
- Gambit, documentario di Sabine Gisiger
- Pedemontana uscita Seveso, documentario di Marco Tagliabue per la RSI
- Rot Weiss Kabarett, a cura di Musicamorfosi

La documentazione relativa alla presenza dell’ICMESA a Meda dal 1946 e a quanto accaduto dopo l’incidente è conservata nell’Archivio della Memoria custodito dal Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso, per contatti legambienteseveso@gmail.com

Rassegna stampa su quanto abbiamo scritto:


PEDEMONTANA: ANCHE I SINDACI DELLA TRATTA A SCRIVONO A DELRIO


Anche i Sindaci della Tratta A di Pedemontana e della tangenziale di Varese hanno scritto al Ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio per evidenziare le colpevoli inadempienze della società Autostrada pedemontana Lombarda nella prima tratta realizzata.
Un documento che dimostra ancora una volta come si sia data priorità assoluta al nastro d'asfalto e si siano lasciate le previste Compensazioni Ambientali in una situazione di totale incertezza realizzativa.
Non solo, per costruire l'autostrada, i servizi di alcuni comuni sono stati pesantemente danneggiati e non ancora ripristinati e i fondi a disposizione risultano esauriti.
Ecco, questo è la Pedemontana.


Da VareseNews del 19-05-016

Pedaggio e compensazioni Pedemontana, così non va 

La Provincia e i sindaci coinvolti portano a Roma il dossier. Che riconosce alcuni passi sulle compensazioni ambientali ma i problemi rimangono: "E sulle strade intorno rimangono le code"
 
«Pedemontana completi gli interventi di compensazione sul territorio». La Provincia – a fianco dei Comuni – torna alla carica per sollecitare gli interventi previsti.a
Villa Recalcati ha completato la “Relazione sulle problematiche aperte dei Comuni della provincia di Varese connesse alla costruzione di Pedemontana”, presentatadal Presidente della Provincia Gunnar Vincenzi, dal Consigliere di maggioranza Paolo Bertocchi, affiancari dai sindaci Giuseppe Licata (Lozza), Samuele Astuti (Malnate), Vittorio Landoni (Gorla Minore), Cristiano Citterio (Vedano Olona) e Luciano Biscella (Cislago).
«Qualche settimana fa siamo stati al Ministero delle Infrastrutture a Roma per illustrare tutte le problematiche – ha spiegato Vincenzi in apertura di conferenza stampa – Tra qualche giorno, come da accordi presi, torneremo a Roma per consegnare il documento relativo alle situazione ancora aperte. La relazione condivisa dai comuni, infatti, dettaglia tutte le necessità relative agli interventi di compensazione e mitigazione ambientale ancora da realizzare e il problema del pedaggiamento. L’obiettivo è che si possa giungere al più presto a una soluzione».
Il Presidente Vincenzi ha poi dettagliato le principali istanze dei Comune: «Sulle compensazioni ambientali il documento chiede che ci sia un impegno preciso e ufficiale sulle somme destinate a questi lavori da parte di Pedemontana. Per quanto riguarda le mitigazioni è doveroso specificare che alcune opere sono state fatte. Alcune però richiedono nuovi interventi, mentre altre devono ancora essere fatte. Infine la questione pedaggio, che una volta introdotto ha trasformato la nuova autostrada in una cattedrale deserta e le strade che attraversano i Comuni si ritrovano con la medesima insopportabile situazione viabilistica di quando la Pedemontana non c’era: code lunghissime, problemi di inquinamento acustico ed atmosferico».
Il Sindaco di Lozza Licata, che ha coordinato tra i Comuni la raccolta dei dati contenuti nel documento ha sottolineato che «ora il problema Pedemontana non è più una questione che interessa i singoli Comuni, ma è diventata una problematica di tutto il territorio. Ringrazio Provincia di Varese perché ha contribuito a fare da raccordo».
Sul pedaggio, infine, il Sindaco di Malnate Astuti ha precisato che «sulla questione servirebbe maggior chiarezza, trasparenza e semplificazione. Così come è stato pensato mette in grande difficoltà un cittadino, anche solo per capire quanto dovrebbe pagare. Forse sarebbe meglio rivedere l’intera questione, anche per quanto riguarda l’importo, troppo alto se si considera la brevità dei tratti sottoposti a pedaggio e il fatto che l’opera, considerato quanto detto sopra, non è ancora terminata».

giovedì 26 maggio 2016

SINISTRA E AMBIENTE SULLA VARIANTE AL PGT DI MEDA IN CC

In data 23-5-016 il Consiglio Comunale di Meda si è espresso sulla Variante al PGT.
La delibera di adozione è stata approvata con 10 voti favorevoli (8 cons. com Pd + il sindaco + Molteni del PdL/Ncd), 4 voti contrari (Meda per Tutti + Lista con Buraschi per Meda + 2 Lega) e l'astensione di Sinistra e Ambiente.
Il nostro gruppo dopo aver attentamente analizzato i contenuti della variante, ha ritenuto che per essa necessitano modifiche e integrazioni per migliorarla ma ha comunque espresso giudizi negativi sull'azione dell'esecutivo di Caimi, nel recente passato, in tema d'urbanistica.
Non siamo ancora nelle condizioni di una variante a consumo di suolo zero anche perchè uno degli Ambiti di Trasformazione (l'AC2 di via S. Giorgio) è stato "trasferito" nel piano delle regole con destinazione d'uso produttiva. Una scelta incomprensibile, sulle cui motivazioni l'amministrazione non ha dato chiarimenti.
Eppure quest'area sarebbe utile per la creazione d'uno spazio di verde pubblico in un quartiere saturo d'edifici.
Nonostante le nostre richieste è rimasta immutata la volontà di chiedere lo stralcio di zone allocate dalla Provincia di MB in ambito di Aree Agricole Strategiche, Rete Verde e Ambiti di Interesse Provinciale.
In particolare non ci convince questa decisione per quanto riguarda il " vecchio mulino" e per una striscia utile per un seppur esile corridoio verde a lato superstrada.
Qualche perplessità l'abbiamo anche rispetto a quanto consentito nella Disciplina d'Intervento nel centro storico sugli edifici di antica formazione e sui nuclei di quelle che erano le cascine medesi sarebbe auspicabile un livello di tutela maggiore sul corpo degli edifici.
Anche il meccanismo della perequazione, inserito per acquisire al pubblico le zone libere da destinare a verde deve essere affinato, così come deve essere più chiara la pianificazione per l'inclusione nell'area ora PLIS Brughiera (e speriamo quanto prima Parco Regionale Groane-Brughiera) del previsto ampliamento di 24 ha in zona cave, quello che era l'Area Connessione Ecologica (ACE) del Pgt 2012 vigente.
C'è poi la novità costituita dal recepimento delle mappe delle aree a rischio esondazione del Tarò/Certesa e connesso reticolo idrico del "Piano di Gestione del rischio Alluvioni nel distretto idrografico padano" con misure di salvaguardia che limiteranno alcune tipologie d'interventi edilizi con la presentazione di un piano di compatibilità per gli interventi nelle zone all'interno del perimetro di potenziale esondazione.
Tale mappatura comprende anche i sottopassi.
Su questo attendiamo la prossima elaborazione d'uno studio d'approfondimento. Studio che è stato affidato con determina n° 61 del 18-5-016.
Ortofoto aree a rischio alluvione a Meda
Non possiamo comunque tralasciare la responsabilità politica dell'amministrazione Caimi e del Pd che, approvando nel 2012 il PGT comprensivo degli Ambiti di Trasformazione, hanno consentito l'avvio del piano attuativo sull'AC4 con nuovi e inutili capannoni e, successivamente, con il ritardo nell'elaborazione della Variante, messo potenzialmente a rischio, per il subentro della moratoria della legge Regionale n° 31 del 2014, anche la salvaguardia delle aree libere laddove esistono le previsioni edificatorie degli AT presenti nel PGT 2012.
Incondivisibile è stata inoltre l'azione dell'amministrazione, acriticamente appoggiata dai consiglieri del Pd, di sottrarre alla Variante Generale l'area ex Medaspan (AT1) per destinarla con variante parziale e specifica (semplificazione utile alla proprietà) alla costruzione di un centro commerciale con annesso albergo e servizi.
Il giudizio politico rimane quindi comunque di una pessima gestione dell'azione nel campo della pianificazione del territorio.
L'astensione di Sinistra e Ambiente è determinata dal recepimento di alcune nostre indicazioni formulate nel 2013 mentre sugli altri punti di debolezza o di ambiguità, interverremo nella fase di presentazione delle osservazioni (consentita dal 23-6-016 al 23-7-016) con proposte puntuali.

Per dettagli sulla variante al PGT e sulle riflessioni di Sinistra e Ambiente vedi anche:

MEDA: UNA VARIANTE AL PGT "ZAVORRATA"

 

La mappa con le destinazioni d'uso

lunedì 23 maggio 2016

CARATTERIZZAZIONE: IL RAPPORTO DEL GEOLOGO DEL PERO

Torniamo sulla campagna di CARATTERIZZAZIONE del suolo per definire il livello di contaminazione da diossina TCDD laddove il progetto di autostrada Pedemontana attraversa le zone A, B, R del disastro ICMESA del 1976.
Dopo il reportage nei cantieri mobili dove si effettuano i sondaggi del 4-5-016, vi proponiamo ora la relazione (pubblicata sul sito del Comune di Bovisio Masciago) che il geologo Gianni Del Pero incaricato dai Comuni di Barlassina, Seveso, Cesano Maderno, Bovisio Masciago e Desio (Meda esclusa per volontà dell'amministrazione Caimi) ha steso come primo contributo della sua attività di controllo sui carotaggi svolti.
Come gruppo aderente al coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE, continuiamo a ribadire il nostro giudizio negativo sull'inutile autostrada pedemontana e a lavorare perchè non se ne attui il suo completamento, ma riteniamo sia importante avere conoscenza e consapevolezza del livello di contaminazione del suolo. 
Per questo, seguiamo la Caratterizzazione con attenzione, chiedendo sin d'ora massima trasparenza sui risultati delle analisi chimiche.

martedì 17 maggio 2016

MOZIONE DI SINISTRA E AMBIENTE PER UNA MEMORIA SUL DISASTRO ICMESA ANCHE A MEDA



Quest'anno, il 10 luglio 2016, saranno trascorsi 40 anni dal disastro ICMESA, la fabbrica chimica da cui fuoriuscì la tetraclorodibenzoparadiossina (TCDD), il pericolosissimo composto che ancora oggi contamina il suolo di molte aree nei comuni ove si ebbe la ricaduta di quella nube sprigionatasi dal reattore A101 del reparto B. Per noi, non una celebrazione, ma il ricordo vivo di una sciagura ambientale che, spenti i riflettori delle commemorazioni ufficiali, non può e non deve essere dimenticata o rimossa e non deve finire lentamente nell'oblio.
La storia scritta su questo disastro ambientale e sui suoi effetti è corposa e controversa e purtroppo, ancora oggi il territorio subisce nefaste conseguenze con un rinnovato rischio che deriverebbe dalla movimentazione del terreno, laddove è ancora inquinato dalla TCDD, qualora venisse completata l'autostrada pedemontana con la realizzazione della tratta B2 e C.
Autostrada che attraverserebbe proprio le zone A, B e R dove insiste la presenza di TCDD oltre i limiti normativi.
Presenza del potente tossico accertata con le analisi chimiche del 2008 oggi in fase d'approfondimento con il piano di Caratterizzazione a campionamenti più fitti e su una superficie più ampia.
Il disastro Icmesa è quindi tutt'altro che un evento passato ma è qualcosa con cui la memoria collettiva deve rapportarsi e che deve continuamente costituire un elemento di consapevolezza anche nell'agire attuale.
Per questo, importante è il percorso del "Ponte della Memoria" nella porzione sevesina del Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce, bosco creato dopo una laboriosa bonifica su quella che era la zona A, quella a più alta contaminazione.
Il "Ponte della Memoria" è un percorso sulla storia di quel disastro fatto di pannelli illustrativi, frutto di una condivisa elaborazione progettuale nel Comune di Seveso, utili alla comprensione degli eventi.
Eppure, eppure, la fabbrica ICMESA era insediata sul territorio del Comune di Meda.
Per questo ci pare giunto il momento per cercare d'avviare il completamento del "Ponte della Memoria" a partire dal posizionamento di un pannello illustrativo proprio a Meda, laddove sorgeva la fabbrica dell'ICMESA di cui è rimasto il muro perimetrale.
Una richiesta sicuramente minimale, per non dimenticare e per fare un primo passo verso una progettualità responsabile e accorta sull'accessibilità alla porzione medese del Bosco delle Querce, anch'esso parte di quel monumento naturale che tale deve rimanere e dove, non dimentichiamolo, nella prima vasca, coperta e impermeabilizzata (l'altra è a Seveso),  giace in sicurezza il materiale ad alta contaminazione da TCDD della bonifica.
Pensare di dare una continuità anche a Meda con quanto sinora realizzato a Seveso con il "Ponte della Memoria" sarebbe un intervento tangibile e duraturo, oltre le celebrazioni di rito.
Nella mozione, si chiede anche di trasmettere e coltivare la memoria anche alle giovani generazioni, a partire da coloro che per informarsi o per studiare frequentano la biblioteca civica medese, la Medateca, acquisendo e installando permanentemente lì la mostra “Scatti di Memoria per raccontare una Storia. Seveso. Dall’incidente del 1976 al Bosco delle Querce” realizzata dalla Direzione del Parco Regionale del Bosco delle Querce.

La mozione è stata protocollata il 16-05-016 e non è ancora nota la data del Consiglio Comunale in cui verrà discussa e sarà dunque possibile verificare il grado di sensibilità con il quale i Consiglieri di maggioranza e l'amministrazione medese ne sapranno valutare i contenuti e il senso.