Il gruppo di SINISTRA e AMBIENTE opera a Meda, provincia di Monza e Brianza - MB.
Siamo un soggetto politico locale che lavora sul territorio, dicendo la nostra anche su vicende di politica nazionale ed estera.
Benvenuti !
BENVENUTI nel blog di SINISTRA e AMBIENTE. Con questo blog, vogliamo aggiornare tutti sull'attività, le proposte, le idee del gruppo.
Per chi volesse contattarci o inviarci materiale da pubblicare, cliccareQUI
La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare
-------------------------------------------------
CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA
A CAMBIARE IL PAESE
DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano:
se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà,
sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche. Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.
"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta. Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste. Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa." (da Il mondo secondo Fo)
CONSUMO DI SUOLO IN ITALIA: NUMERI SEMPRE PREOCCUPANTI
Nonostante la crisi del settore immobiliare ed edilizio, rallenta ma non si ferma il CONSUMO DI SUOLO in Italia.
La provincia di MB continua a mantenere la testa alla classifica , precedendo quella di Napoli e di Milano.
Leggendo l'articolo de L'Espresso che sotto riportiamo, va considerato che in buona sostanza, laddove esiste una geografia che lo consente (fondovalle, aree di pianura, zone costiere a livello del mare) le stesse risultano pesantemente urbanizzate ed edificate pressochè ad un livello di saturazione.
Anche il testo di Legge passato ad inizio maggio 016 in prima lettura alla Camera contiene molte ambiguità e molte deroghe tanto dall'aver suscitato dubbi, perplessità e proteste da associazioni e gruppi ambientalisti oltrechè da una parte delle forze politiche presenti alla Camera. Sul tema, vedi articolo de Il Manifesto del 13-05-016.
------------------------------------------
Da l'ESPRESSO del 13-05-016
Così stiamo divorando il suolo italiano
Nuove costruzioni edificate anche se
rimangono sfitte, continue colate di cemento. L'Italia è uno dei paesi
europei con il maggior consumo di territorio. Un fenomeno che la crisi
ha solo rallentato e che interessa più il Nord del Sud. Ma la Camera
approva una nuova legge: "Azzerare la cementificazione entro il 2050"
di Davide Mancino
Maggiori emissioni di gas
serra, perdita di biodiversità, scomparsa di una risorsa non
rinnovabile: quella del consumo di suolo è tutt'altro che una questione
estetica. Eppure esistono città, in Italia, in cui si può girare per
tutto il tempo senza trovare un minimo di spazio libero – non occupato
dall'uomo e dalle sue attività. Per questo è un significativo passo in a
vanti la legge contro il consumo di suolo che è stata
approvata dalla Camera con 256 sì, 140 no e 4 astenuti.
Per la prima volta si fissa un obiettivo molto avanzato: azzerare la
cementificazione entro il 2050.
Secondo dati resi
disponibili
dall'istituto superiore per la ricerca e la protezione e la ricerca
ambientale (Ispra), Torino è la grande città con la maggiore fetta di
suolo consumato (57,6 percento), seguita a brevissima distanza da
Napoli. Anche a Milano risultano numeri simili, mentre fra i centri
principali Roma si trova assai più in basso (20 percento).
Eppure i valori più elevati non sono affatto in queste città. Al
contrario, in diversi piccoli comuni trovare uno spazio non edificato è
quasi impossibile. Che sia a Casavatore – 18mila abitanti appena a nord
di Napoli – oppure a Melito o Arzano, ancora nel napoletano, la
situazione non cambia troppo: lì il consumo di suolo supera il 75
percento, e proprio a Casavatore – record italiano – tocca un picco
dell'85 percento.
NdR: qui la mappa interattiva per poter visionare il consumo di suolo di ogni Comune.
(clicca qui per visualizzare la mappa a schermo intero)
Cosa significa, in pratica, "consumo di suolo"? Ispra lo
definisce
come "l'occupazione di una superficie in origine agricola o naturale",
un processo dovuto soprattutto alla "costruzione di nuovi edifici,
capannoni e insediamenti, all'espansione delle città". Oppure, altro
caso, alla conversione di terreno in un'area urbana: come per esempio è
successo a Milano nell'area dedicata a Expo.
"Oltre alla scomparsa di una risorsa non rinnovabile" – spiega Michele Munafò,
ricercatore dell'Ispra – "il problema è la perdita delle funzioni che
essa ci assicura. In primo luogo la produzione agricola, con tutta una
serie di servizi di regolazione dei cicli naturali come quello delle
acque. Se il suolo viene sigillato questa capacità va persa, e aumenta
per esempio il rischio di inondazione. Scompare anche il supporto alla
biodiversità. Direttamente, perché sappiamo molto poco di quanta ce ne
sia del suolo anche se possiamo stimare che un quarto delle specie del
pianeta viva sotto terra. Ma anche indirettamente, perché trasformandolo
abbiamo un impatto anche sulle aree dove il suolo non è consumato in
maniera diretta".
Il terreno, poi, è in grado di contenere il carbonio –
molto più dell'atmosfera stessa – ma solo a condizione che non venga
occupato artificialmente. "Abbiamo stimato", continua Munafò, "che negli
ultimi cinque anni il suolo consumato dalle nuove costruzioni e
infrastrutture ha portato a una perdita equivalente alle emissioni di
CO2 di quattro milioni di auto. Come se ci fosse il 10 percento di
veicoli in più che gira per le strade".
Fare un confronto così semplice fra città ha però anche un grosso
limite: non tiene in considerazione quante sono le persone che in quei
luoghi vivono. Spesso, dove la densità abitativa è maggiore e gli
abitanti sono più concentrati, anche il consumo di suolo è più elevato.
Prendiamo proprio Torino, Milano e Napoli. Certo si
tratta di tre grandi centri in cui il consumo di suolo è molto alto, ma
allo stesso tempo la popolazione al loro interno risulta circa tre o
quattro volte più "impacchettata" rispetto a Roma, Genova o Bologna.
Non si tratta neppure di casi limite, in Italia. I piccoli comuni
campani in cui il consumo di suolo arriva al massimo sono anche quelli
in cui un gran numero di abitanti vive in uno spazio ristrettissimo: al
punto che in alcuni di loro la densità abitativa è talmente elevata da
far sembrare la stessa Napoli un borgo spopolato.
In altre città succede l'opposto. Rispetto a quanto sono ampie, a
Padova, Brescia e Piacenza non vivono poi così tante persone – eppure lì
il consumo di suolo non è basso quanto potremmo aspettarci. Ancora più
estremo è il caso di
Lallio
,
un piccolo comune di 4mila abitanti in provincia di Bergamo in cui lo
spazio disponibile è parecchio, rispetto agli abitanti che ospita, ma
allo stesso tempo il consumo di suolo arriva a poco meno del 60
percento.
Si tratta comunque di un rapporto complesso. Secondo
Munafò "i dati mostrano che dagli anni '70 il consumo di suolo si è
separato dalla crescita urbana. Le città si espandono mentre la
popolazione lo fa molto meno, o in alcuni casi addirittura diminuisce".
Dove vanno cercate allora le ragioni dell'aumento? "Da un lato le
famiglie sono diventate sempre più piccole, ma soprattutto sappiamo che
si continua a costruire nonostante molte abitazioni siano vuote. Ci sono
due milioni di appartamenti non usati, e se includiamo le seconde case i
valori aumentano enormemente. Poi oggi l'immobile è diventato più un
bene economico che non un luogo dove abitare. Per anni il comparto delle
costruzioni ha trainato l'economia nazionale. Oggi è in crisi e il
consumo di suolo rallenta anche per questo".
Questa la situazione recente. Ma in Italia le cose sono cambiate molto:
rispetto agli anni '50 il suolo italiano di cui abbiamo fatto uso è
passato da 8mila a 21mila chilometri quadrati. Soltanto negli ultimi
tempi – e in particolare proprio nel 2014, secondo prime stime
provvisorie – l'aumento è rallentato.
Già ai tempi del boom economico la Lombardia era la
regione in cui il consumo di suolo era maggiore, e 60 anni dopo le cose
non sembrano cambiate. Semmai le costruzioni hanno accelerato la loro
corsa, e ancora di recente è questa la regione in cui il fenomeno si
sente di più. Per il Trentino Alto-Adige la situazione è simile –
soltanto inversa: area con la più alta fetta di territorio libero
allora, lo stesso succede anche in tempi recenti.
Per pignoleria, va anche tenuto in conto che a volte si tratta di valori
piuttosto difficili da stabilire con esattezza – e così le stime
comprendono il relativo margine di errore che può spostare il risultato
un po' in su o in giù, a seconda dei casi.
Come evidenzia Ispra stessa, tutto sommato il consumo di suolo riguarda
in particolare aree "quasi totalmente situate nelle zone costiere, nelle
pianure e nei fondovalli montani". Difficile pensare di poter edificare
in maniera intensiva nelle zone di montagna o su fiumi e laghi. Neppure
troppo comodo, a meno di volersi ancorare a oggetti circostanti, anche
costruire in zone a elevata pendenza.
Così le aree che ospitano in maggiore quantità questi ultimi tipi di
territorio risultano protette "naturalmente" contro il consumo di suolo.
Raro trovare zone prive di montagne in Valle d'Aosta, per esempio.
Tenendo in conto le caratteristiche del territorio è possibile costruire
la classifica del consumo di suolo "effettivo", che considera quanto
abbiamo costruito dove effettivamente era possibile farlo.
Qui proprio la Valle d'Aosta balza al primo posto fra le regioni, con il
Trentino Alto-Adige che segue in terza posizione. Nel consumo di suolo
effettivo entrambe le aree capovolgono del tutto il proprio risultato,
come c'è da aspettarsi dove buona parte del territorio tende a essere
meno adatto per essere occupato in maniera artificiale. Lombardia e
Veneto, al contrario, retrocedono dalla cima di diverse posizioni.
Per capire meglio com'è messa l'Italia possiamo anche allargare un po' lo sguardo al resto d'Europa.
Secondo
Eurostat il paese con il maggior consumo di suolo nel 2012 è il Belgio,
seguito dall'Olanda, mentre l'Italia viene subito dopo.
Anche in questo caso, però, è bene ricordare che le nazioni sono
popolate
in modo assai diverso fra loro. Proprio l'Olanda è uno dei luoghi in cui
la densità di abitanti è più alta – in media più del doppio
dell'italiana –, e questo tende a portare con sé un maggior uso del
territorio. Anche nel Belgio succede qualcosa di simile – sebbene in
misura inferiore.
Il Regno Unito, al contrario, è fra i più virtuosi, e pur ospitando
molte persone rispetto alla sua superficie il consumo di suolo non è
elevato quanto potremmo aspettarci. Danimarca, Portogallo e Francia
invece hanno usato il loro territorio in modo relativamente intensivo –
forse non tanto in termini assoluti, ma senz'altro parecchio per essere
luoghi dove la densità abitativa non è chissà quanto elevata.
Dal 2009 al 2012 il consumo è aumentato in tutti i paesi europei, ma in
nessuno quanto in Belgio dove è passato dal 9,8 al 13,4 percento. Anche
in Olanda c'è stato un discreto aumento, mentre l'Italia nello stesso
periodo si è fermata grosso modo nella media.
Esistono politiche per fronteggiare il problema? "C'è un lavoro molto
importante della Commissione Europea", spiega Munafò, "che ci chiede di
azzerare il consumo di suolo netto entro il 2050. Ovvero fare in modo
che il nuovo suolo consumato non sia superiore a quello che siamo in
grado di recuperare. Oggi questo bilancio risulta fortemente negativo:
il suolo recuperato è praticamente inesistente, mentre
quello occupato è notevole. In realtà è difficile e costoso lavorare su
quanto è già stato perso e non lo si recupera mai del tutto, per cui la
cosa più importante è limitare l'uso di suolo nuovo".
L'idea è allora provare a mitigare l'impatto, a consumare meglio:
"Magari mantenendo alcune delle funzioni del suolo tramite l'uso di
materiali permeabili invece del cemento nei parcheggi, per esempio".
Oppure dedicarci al riuso di quanto abbiamo già. "Pensiamo solo alle
aree di sviluppo industriale del secolo scorso, a zone dismesse,
sottoutilizzate e così via", conclude il ricercatore, "solo così di
spazio a disposizione ne abbiamo a volontà".
Nessun commento:
Posta un commento