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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

sabato 27 settembre 2014

LE VALUTAZIONE DEL NOSTRO CONSIGLIERE COMUNALE SULLE ELEZIONI PROVINCIALI DEL 12-10-014


Il 12 ottobre 014, i Consiglieri Comunali e i Sindaci dei 55 Comuni della Provincia di Monza e Brianza (865 tra Cons. Com e Sindaci) saranno chiamati ad esprimere il loro voto per definire, nella configurazione prevista per le Provincie sulla base del decreto Delrio, la composizione del nuovo Consiglio Provinciale e il nuovo Presidente.
Sono eleggibili alla carica di Presidente, i sindaci dei Comuni della Provincia che non scadano prima dei 18 mesi dalla data delle elezioni e i consiglieri provinciali uscenti mentre alla carica di Consigliere provinciale sono eleggibili i sindaci, consiglieri dei Comuni della Provincia in carica e consiglieri provinciali uscenti.

Penso di essere uno dei pochi che non considerava e non considera le province un ente inutile. Sulle Provincie s'è scatenata una strumentale tempesta in un bicchiere d'acqua per dimostrare l'attivismo governativo in tema di contenimento e revisione delle spese e dei costi dei livelli amministrativi.
Sono però dell'opinione che gli enti da "riformare" dovevano essere altri, ove i costi sono realmente corposi e dove tagli e riorganizzazioni erano e restano a mio avviso necessari.
Avrei quindi preferito che le Provincie assumessero competenze aggiuntive, cedute dalle Regioni, abbinando il tutto ad un ROBUSTO (e dico robusto, non di facciata) taglio delle indennità percepite da Presidenti, Assessori e Consiglieri Regionali perchè sono queste le indennità esorbitanti con annesso "costo della politica" indecente.
Da quì si doveva partire per poi riconfigurare le Provincie, con annessa revisione anche delle indennità per gli amministratori provinciali.

Quella che ne è uscito è invece un decreto che non abolisce le Provincie ma le trasforma in un ente di secondo livello impedendo così che i rappresentanti in seno al Consiglio Provinciale siano eletti dai cittadini, visto che solo i Consiglieri Comunali e i Sindaci possono partecipare (e concorrere) all'elezione della nuova assise.
Un evidente "furto di democrazia".
Anche per quanto rigurda la composizione del Consiglio Provinciale (che sarà formato dai Cons. Comunali e dai Sindaci risultati eletti) si corrono evidenti rischi.
Il primo fra tutti è quello che possano prevalere compromessi e interessi locali rispetto ad una visione d'assieme di più ampio respiro.
In Brianza, è proprio quello di cui non abbiamo bisogno.
Abbiamo invece necessità  di un ente che sappia pianificare "oltre" le visioni locali dei singoli comuni (quelle per intenderci che hanno portato allo scempio urbanistico che vediamo soprattutto nella brianza ovest).
La pianificazione territoriale, elaborata con il PTCP
(Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) corre quindi il rischio di subire contraccolpi negativi, anche per il fatto purtroppo, nelle liste, trasversalmente, vi sono  sindaci di amministrazioni ricorrenti o loro patrocinanti legali.
In proposito, con le associazioni e i gruppi ambientalisti del coordinamento Osservatorio PTCP, ho seguito passo passo l'iter del PTCP. 
Abbiamo fatto proposte e le dovute pressioni per avere gradi di tutela seri, lavorando e confrontandoci in particolare con gli allora Consiglieri Provinciali Ghioni, Pozzati, Guerriero, Limonta che hanno portato nell'assise le nostre istanze, alcune recepite, altre respinte.
Il risultato è stato un PTCP con luci ed ombre.
Contrariamente a molte amministrazione che hanno fatto ricorso al TAR contro il PTCP ritenendolo "troppo vincolante", come ambientalisti ritenevamo e riteniamo che alcuni gradi di tutela del PTCP siano deboli e che questo PTCP, considerando lo stato di pesante cementificazione e l'elevato consumo di suolo in cui versa la provincia di MB, doveva essere più  "vincolante".
Pur non condividendo la soluzione legislativa applicata per le provincie, il 12-10-014, come Consigliere Comunale, andrò comunque a votare, esprimendo la mia preferenza, non tanto per una lista ma per una candidatura nella lista BrianzaReteComune.
Il mio voto sarà per una persona con sensibilità ambientaliste, al fine di avere all'interno di questa problematica configurazione di consiglio provinciale qualcuno con cui rapportarsi sulle criticità del  territorio, le politiche ambientali e di mobilità.
Il gruppo di Sinistra e Ambiente, unitamente agli altri gruppi ambientalisti riuniti nel coordinamento "Osservatorio PTCP" continuerà poi a seguire attentamente la partita sul PTCP, rapportandosi con i nuovi Consiglieri Provinciali che si dimostreranno interessati al tema nonchè con chi avrà le deleghe esecutive provinciali.

Il Consigliere Comunale di Sinistra e Ambiente

Alberto Colombo

martedì 23 settembre 2014

ART. 18, JOB ACT, SBLOCCA ITALIA: L'ASSALTO DELL'OLIGARCHIA RENZIANA

Ecco, ci risiamo.
Di nuovo le solite mistificazioni sull'art. 18 e i diritti dei lavoratori. 
Questa volta tocca a un Presidente del Consiglio anche Segretario del Pd che non trova di meglio che propinare le solite falsità sull'articolo 18 (obbligo di reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa) per ingraziarsi i favori del partito del pregiudicato B, con cui di fatto governa e dei soliti noti pasdaran iperliberisti.
Così si raccontano balle colossali e ridicole (l'art 18 e i diritti sono un freno agli investimenti, chi li difende, difende dei "privilegi" etc. etc.).
La realtà (scomoda per loro) di cui Renzi  & C non si vogliono prendere atto è di tutt'altra natura: gli investimenti, soprattutto quelli esteri, sono fermi perchè l'Italia non è considerato un paese affidabile per l'elevato livello di corruzione, per le incertezze economiche, per la pessima logistica, per i bassi livelli di innovazione, insomma, tutte motivazioni che nulla hanno a che fare con l'art.18 e i diritti dei lavoratori.
Ma Renzi, vuole e deve accreditarsi come l'uomo "del fare" presso l'Unione Europea e, offrire loro lo scalpo dell'art 18. 
Il tutto all'interno del cosidetto Job act, ove sono presenti altre normative tese a riscrivere (in senso peggiorativo evidentemente) le regole dello Statuto dei Lavoratori.
Un' altra prova di forza per costruire un' immagine fatta da annunci e dichiarazioni ad effetto. Non si risparmia neppure quando cerca di costruire la bufala dei diritti come privilegi solo di alcuni, cercando così di attizzare il fuoco di uno scontro generazionale per raccattar consensi.
Ma se i diritti non sono accessibili a tutti a causa della precarietà diffusa (grazie a leggi fatte dai vari governi perarltro), sa il prode rottamatore d'essere a capo di un esecutivo che può proporre testi di legge per ridimensionare la precarietà e garantire diritti universali ?
Evidentemente la volontà politica è altra: livellare tutti ai livelli più bassi.
Un Renzi replicante del peggior vulgo neoliberista.
Purtroppo c'è anche dell'altro.
Il Governo delle "larghe intese" ha partorito anche il decreto cosidetto "Sblocca Italia".
Questo ci ha consentito di misurare  l'esatta e reale “sensibilità ambientale”, prossima allo zero, di questo governo, del Partito Democratico a trazione renziana e della corte che circonda il segr. pres. del Cons. 
Nel decreto, che verrà presto convertito in legge dal Parlamento, molte attività verranno sottratte ai normali iter realizzativi, semplificandone le procedure autorizzative e azzerando il coinvolgimento degli Enti locali nelle scelte critiche per il territorio.
Fra queste, guardacaso, la  prospezione, la ricerca e la coltivazione d’idrocarburi, lo stoccaggio sotterraneo di gas naturale, tutte attività ad elevato impatto ambientale.
Centrale anche il capitolo dell’utilizzo dei poteri in deroga dei Commissari Straordinari, nominati per le opere definite strategiche.
Per non farci mancare nulla, l’articolo 10 del decreto Sblocca Italia sancisce entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto la presentazione di un piano per la costruzione di inceneritori in tutta Italia. Una volta definiti i luoghi di costruzione, i cantieri diventeranno siti di interesse strategico nazionale. 
La scelta ricorda ciò che il governo Berlusconi fece con la legge 123 sull’emergenza rifiuti in Campania utilizzando l’esercito per presidiare i siti di interesse strategico.

Insomma, anche in questo caso, per tentare di riavviare gli investimenti, si utlizza la solita ricetta di berlusconiana memoria: "allargare le maglie", bypassare gli iter normativi e azzerare partecipazione e dissenso rinunciando, per legge, alla tutela del già devastato territorio.

Per maggiori dettagli sullo Sblocca Italia:


venerdì 19 settembre 2014

IL 20 e 21 SETTEMBRE 014, IL COMITATO PER IL PARCO REGIONALE DELLA BRUGHIERA ALLA FIERA L'ISOLA CHE C'E'


Sabato 20 e domenica 21 settembre 2014
si svolge la fiera "L'isola che c'è"
presso il parco pubblico di Villaguardia (CO).

E' una delle più importanti fiere per il nostro territorio dove si può trovare e acquistare prodotti bio ed equo-solidali, incontrare tantissime associazioni che si occupano di diritti umani, di ambiente, di cultura ecc. , laboratori per bambini e per adulti, incontri pubblici e dibattiti e molto altro.

Come Comitato per il Parco Regionale della Brughiera saremo presenti anche quest'anno (partecipiamo ormai dal 2009) nella parte alta del parco zona "ECO - Ambiente" al numero di stand 46.
Veniteci a trovare al gazebo così ci scambiamo anche qualche considerazione sugli ultimi sviluppi di quello che potrebbe diventare il Parco Regionale Groane - Brughiera.
Per i bimbi organizziamo anche un laboratorio dal titolo: "Coloriamo il cielo con gli aquiloni" (..i mitici aquiloni del Comitato..) previsto per sabato 20 settembre dalle ore 15,00 alle ore 16,00 presso l'area del palco / ristorante.

Nota degli organizzatori:
Da quest'anno, per ragioni amministrative, l'organizzazione della Fiera ha dovuto introdurre un biglietto individuale d'ingresso, sia per gli adulti sia per i bambini.
Il biglietto intero - valido per due giorni - costerà 4 euro e, per sostenere le famiglie e offrire ai più piccoli un ingresso gratuito, s'è deciso di fare un biglietto simbolico di soli 5 centesimi fino a 14 anni.
Tutte le Animazioni realizzate all'interno della manifestazione (Spettacoli, Concerti, Laboratori, ecc.) e la Navetta di collegamento ai parcheggi resteranno gratuiti e il biglietto sarà valido per entrambi i giorni della Fiera. Inoltre, ogni biglietto intero potrà essere utilizzato come Buono Sconto di 2 euro dal 22 settembre al 30 novembre 2014 presso le Botteghe del Commercio Equosolidale della "Cooperativa Garabombo" e presso i punti vendita della "Cooperativa Corto Circuito" (la CortoBottega di Lipomo e il proprio banco al Mercato CortoBio di Como-Rebbio), per acquisti minimi di 15 euro.

Per saperne di più:


Sotto, una novità.
E' una planimetria elaborata dal Comitato per il Parco Regionale della Brughiera con evidenziato le aree del Parco Groane e quelle del Parco Brughiera utile per far capire che si tratta di due aree morfologicamente omogenee che fanno parte di un'unica realtà ambientale a nord di Milano e di collegamento con le prealpi lariane.
Potrebbe e anzi, dovrebbe essere un Parco unico:
IL PARCO REGIONALE DELLE GROANE-BRUGHIERA

domenica 14 settembre 2014

PRIMI PRONUNCIAMENTI DEL TAR SUI RICORSI CONTRO IL PTCP PROVINCIALE

Contro il PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) sono stati inoltrati una serie di ricorsi al TAR da parte di svariati soggetti (Confindustria, Amministrazioni Comunali, immobiliari, privati) che ritengono questo PTCP "troppo vincolante".
Ora, a distanza di tempo, il 10-09-014 i primi pronunciamenti da parte del TAR su una serie di "cause "pilota".

Nonostante il tono un poco "trionfalistico" dell'articolo de il Cittadino (che alleghiamo), dobbiamo purtroppo registrare che il già debole grado di tutela degli AIP (Ambiti di Interesse Provinciale) risulta ora ulteriormente indebolito dal pronunciamento del TAR che non ha giudicato applicabile la parte relativa alle compensazioni ambientali territoriali consistenti nella cessione di aree verdi al patrimonio pubblico da parte del costruttore interessato all'edificazione all'interno degli AIP.
Come gruppi ambientalisti (riuniti nel coordinamento Osservatorio PTCP), avevamo sempre sostenuto che gli AIP avevano tutta la titolarità per essere considerati e cartografati come AAS (Ambiti Agricoli Strategici), con vincoli maggiori e più certi di tutela ambientale.
La Provincia di Allevi preferì invece classificare queste aree creando l'acronimo degli AIP e prevedendo una connessa (e più blanda) normativa.
Il TAR, ha invece confermato il diritto della Provincia di individuare nei Comuni le Aree Agricole Strategiche con annessi livelli di conservazione e tutela.
Inoltre, da un successivo articolo de il Giornale di Seregno, si evince, anche se in modo non dettagliato, che anche per quanto riguarda il buffer di inedificabilità ai lati della futura (noi continuiamo a sperare che non venga mai realizzata) autostrada Pedemontana,il TAR si sia espresso, limitando purtroppo l'efficacia normativa correlata.
La Provincia, ancora con il Presidente Allevi e l'Assessore Crippa (che rimarranno in carica sino al 12/10/14 data delle elezioni di secondo livello per la nuova configurazione provinciale), si dimostra altresì aperturista, rimandando la discussione di singoli casi (in particolare quelli relativi alle rilocalizzazioni e agli ampliamenti industriali nelle AAS e negli AIP)  all'Osservatorio Provinciale.
Struttura questa, che sta dimostrando di lavorare con poca trasparenza e poca attenzione rispetto ai pareri espressi dal rappresentante dei gruppi ambientalisti.
Insomma, c'è da essere preoccupati visto che la pianificazione territoriale in Brianza continua a dover fare i conti con i soliti desideri edificatori trasversali.



mercoledì 10 settembre 2014

LIVELLI RECORD PER I GAS SERRA, E CON ESSI AUMENTANO I DISASTROSI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Una pessima notizia. Una notizia che spiega tante cose rispetto ai pesanti cambiamenti climatici che interessano anche il nostro Paese, dove, purtroppo si continua a puntare sugli idrocarburi e il trasporto su gomma.

Alla canna del gas

La febbre da sviluppo
infiamma il pianeta

Ecologia. Le emissioni di gas serra nel 2013 hanno superato livelli record. Lo riferisce l'Organizzazione meteorologica mondiale: "Il tempo è scaduto, le leggi della fisica non sono negoziabili".


I demiur­ghi della cre­scita ad ogni costo, i prin­ci­pali respon­sa­bili della cata­strofe pla­ne­ta­ria, pos­sono ben dirsi sod­di­sfatti per­ché nel mondo final­mente c’è qual­cosa che cre­sce senza limiti: il livello di gas serra nell’atmosfera. La con­ferma arriva dall’Annual Gree­n­house Gas Bul­let­tin pub­bli­cato dalla World Meteo­ro­lo­gi­cal Orga­ni­za­tion: “Il livello di gas serra nell’atmosfera ha rag­giunto un nuovo picco nel 2013, a causa del rialzo acce­le­rato delle con­cen­tra­zioni di bios­sido di car­bo­nio” (CO2). Una situa­zione che costringe la Wmo a lan­ciare ancora una volta il solito allarme sot­to­li­neando “la neces­sità di un’azione inter­na­zio­nale con­cer­tata di fronte all’accelerazione dei cam­bia­menti cli­ma­tici, i cui effetti potreb­bero essere deva­stanti, si dimo­stra sem­pre più urgente”.
E le deva­sta­zioni non sono il frutto di elu­cu­bra­zioni cata­stro­fi­ste da con­ve­gno, basta vedere cosa è acca­duto solo pochi giorni fa nel Gar­gano, qui in Ita­lia, dove tutti i governi con­ti­nuano a per­se­guire una poli­tica ener­ge­tica che con­tri­buirà ad aumen­tare le emis­sioni di gas clima alte­rante. “Alla luce di que­sti dati — com­men­tano Roberto Della Seta e Fran­ce­sco Fer­rante di Green Ita­lia — le ultime misure di poli­tica ener­ge­tica dell’Italia appa­iono ancora più scon­si­de­rate: l’apertura di una sta­gione di tri­vel­la­zioni petro­li­fere per aumen­tare l’utilizzo di idro­car­buri e la scelta di pri­vi­le­giare il tra­sporto su gomma qua­li­fi­cano il governo Renzi come peri­co­lo­sa­mente sbi­lan­ciato a favore del fos­sile e dell’aumento della CO2”. Di punto di non ritorno e di neces­sità di un radi­cale cam­bio di mar­cia parla il verde Angelo Bonelli, che si rivolge al pre­si­dente del Con­si­glio: “In qua­lità di pre­si­dente di turno dell’Unione euro­pea chie­diamo che si fac­cia subito pro­mo­tore di una con­fe­renza sui cam­bia­menti cli­ma­tici in cui l’Europa torni ad essere capo­fila nella bat­ta­glia per sal­vare il pianeta”.
Per il segre­ta­rio gene­rale dell’Organizzazione meteo­ro­lo­gica mon­diale, Michel Jar­raud, il tempo è già sca­duto. “Sap­piamo con cer­tezza che il clima sta cam­biando — spiega — e che le con­di­zioni meteo­ro­lo­gi­che diven­tano più estreme a causa di atti­vità umane come lo sfrut­ta­mento dei com­bu­sti­bili fos­sili. La con­cen­tra­zione di CO2 nell’atmosfera, lungi dal dimi­nuire, l’anno scorso è aumen­tata ad un ritmo ine­gua­gliato da 30 anni. Dob­biamo inver­tire que­sta ten­denza ridu­cendo le emis­sioni di CO2 e di altri gas serra in tutti i set­tori di atti­vità”. L’appello di Jar­raud è dispe­rato: “Il tempo gioca con­tro di noi. Il bios­sido di car­bo­nio resta per cen­ti­naia di anni nell’atmosfera ed ancora più a lungo nell’oceano. L’effetto cumu­lato delle emis­sioni pas­sate, pre­senti e future di que­sto gas si riper­cuo­terà sia sul riscal­da­mento del clima che sull’acidificazione degli oceani. Le leggi della fisica non sono nego­zia­bili”. Quanto ai “deci­sori poli­tici”, come li chiama Jar­raud, o ai nega­zio­ni­sti, “essere igno­ranti non può più essere una scusa per non agire”. Il Gree­n­hose Gas Bul­le­tin, infatti, oltre a misu­rare la feb­bre alla terra, for­ni­sce anche le con­tro­mi­sure per man­te­nere il riscal­da­mento glo­bale entro i 2 gradi Cel­sius (3,6 gradi Fah­ren­heit), come sta­bi­lito dall’Onu nel 2010.
Un dato è certo: il 2013 è stato l’anno più inqui­nato degli ultimi 30 anni. Le emis­sioni che riscal­dano il clima sono cre­sciute del 34% tra il 1990 ed il 2013 a causa dei gas serra per­si­stenti come il bios­sido di car­bo­nio (CO2), il metano (CH4) e il pro­tos­sido di azoto (N20). Nel 2013 la media mon­diale di CO2 in atmo­sfera era di 396,0 parti per milione (2,9 ppm in più che nel 2012), e se si dovesse man­te­nere que­sto livello di cre­scita nei pros­simi due anni potrebbe essere supe­rata la soglia delle 400 ppm. Le emis­sioni del metano, secondo gas serra per impor­tanza, per il 60% dipen­dono da atti­vità umane (alle­va­menti di bestiame, sfrut­ta­mento com­bu­sti­bili fos­sili, disca­ri­che, com­bu­stione di bio­masse): nel 2013 ha rag­giunto un picco di 1.824 parti per miliardo, dopo un periodo di sta­bi­liz­za­zione che durava dal 2007. Quanto al pro­tos­sido di azoto, la cui pro­du­zione per il 40% pro­viene da con­cimi, bio­masse e indu­strie, rap­pre­senta il gas più impat­tante sul clima (su un periodo di cento anni risulta 298 volte supe­riore all’impatto della CO2).
Sono dati che non sor­pren­dono Ser­gio Castel­lari, ricer­ca­tore del Cen­tro Euro­me­di­ter­ra­neo sui Cam­bia­menti Cli­ma­tici: “Il trend delle emis­sioni è in linea con lo sce­na­rio peg­giore ela­bo­rato dai cli­ma­to­logi mon­diali. La crisi eco­no­mica ha ral­len­tato il trend di cre­scita delle emis­sioni solo per un paio di anni, le emis­sioni oggi sono molto più alte di venti anni fa”. Il tempo stringe. La pros­sima occa­sione di nego­ziato, in vista della con­fe­renza di Parigi alla fine del 2015, sarà in Perù nel mese di dicem­bre. Ma sarà molto com­pli­cato tro­vare solu­zioni legal­mente vin­co­lanti per tutti i paesi, soprat­tutto per i cosid­detti “emer­genti” come Cina e India che ogni anno emet­tono le per­cen­tuali più impor­tanti di gas serra (insieme agli Usa). Troppi inte­ressi diver­genti con­vi­vono dram­ma­ti­ca­mente sullo stesso pic­colo pianeta.

lunedì 18 agosto 2014

CON IL COMITATO PARCO REGIONALE BRUGHIERA, IL 24 AGOSTO 014 BICICLETTATA E IL 26 AGOSTO DIBATTITO A CANTU'

Le iniziative
del COMITATO PER IL PARCO REGIONALE DELLA BRUGHIERA per agosto 014:

escursione in bicicletta per tutte le età prevista per

domenica 24 agosto 2014 con ritrovo alle ore 8,15
alla stazione delle Ferrovie dello Stato a Camnago di Lentate sul Seveso (MB).

Si va in bicicletta (con qualsiasi bicicletta) lungo le piste ciclabili del Parco Groane fino a Senago dove si incrocia il Canale Villoresi. Da qui, seguendo le sponde del canale verso ovest (direzione fiume Ticino) si arriva a Castano Primo.
Il rientro è previsto in treno con carico bici con biglietto per persona di €. 3,45 + costo per la Bici (altri €. 3,00 circa), a carico dei partecipanti. La linea è quella delle Ferrovie Nord direzione Saronno (dove si cambia treno) destinazione Cesano M./Seveso B./Seregno
Rientro previsto a Camnago ore 14,30/15,00.

Dibattito previsto per martedì 26 agosto 2014 alle ore 17,00
 presso il Bosco del Bersagliere a Cantù (CO) in via Como
all'interno della Festa dell'associazione AUSER.

L'argomento dell'incontro ha il seguente titolo:
IL PARCO GROANE-BRUGHIERA: i recenti passi fatti in regione Lombardia e le ultime gravi decisioni prese su taglio alberi e motocross nei boschi dei parchi regionali. Ci saranno amministratori e altri relatori che affronteranno queste tematiche.

venerdì 15 agosto 2014

IL 22 AGOSTO, A LENTATE SUL SEVESO PER IL PARCO REGIONALE DELLA BRUGHIERA

In questo agosto 2014, il Comitato per il Parco Regionale della Brughiera ha in cantiere alcune iniziative.
Il 22 agosto, ci si vede in P.za S. Vito a Lentate sul Seveso per promuovere LA BRUGHIERA e la proposta di PARCO REGIONALE.


sabato 2 agosto 2014

UN AIUTO DI STATO PER LA PEDEMONTANA


02-08-014

Il 1 agosto 2014, in perfetto stile balneare, il CIPE si è riunito e ha approvato la DEFISCALIZZAZIONE per l'autostrada Pedemontana. L'ennesimo favore, l'ennesimo aiuto di stato concesso per la realizzazione di questa inutile e impattante infrastruttura. Sono 349 milioni di euro di mancati introiti (su IRES, IRAP e IVA dal 2016 al 2027) per le casse dello Stato che verranno "scontati" a chi (i privati, le banche) vorrà investire propri capitali per rimpolpare il Piano Economico Finanziario cioè "la cassa" per realizzare l'autostrada. Una misura concessa per attirare capitali privati, rinunciando alla tassazione su di essi da parte dello Stato.

E' successo quello che temevamo, cioè il ripetersi dei soliti meccanismi che vedono il supporto continuo di soldi pubblici, in forma prima diretta con 1,2 miliardi di euro di finanziamento e ora in forma indiretta, per sostenere il meccanismo della realizzazione dell'autostrada Pedemontana, altrimenti incapace di reggersi sul tanto celebrato project financing (capitale privato in cambio dell'utile sui pedaggi) che era la base dell'investimento.

E’ successo quello che temevano anche alcuni Sindaci del nostro territorio – il Sindaco di Seveso, il Sindaco di Cesano Maderno, il Sindaco di Desio, la Sindaca di Lentate sul Seveso, la Sindaca di Lissone, il Sindaco di Barlassina e la Sindaca di Macherio – che qualche giorno fa si erano rivolti direttamente al Primo Ministro per dire che “quello che sta accadendo intorno alla gestione di Pedemontana sia tutt’altro che un’azione basata su trasparenza e chiarezza di obiettivi ……… un’opera senza una progettualità di insieme, senza una corretta analisi dell’impatto ambientale, senza una reale sostenibilità economica se non attraverso un evidente quanto poco corretto finanziamento attraverso una defiscalizzazione che altro non è se non l’ennesimo aiuto dello Stato e quindi dei cittadini alle banche che si improvvisano al mattino imprenditrici e al pomeriggio ricattatrici”

Una lettera accorata, questa dei 7 Sindaci, che richiama Renzi alla responsabilità dei suoi proclami in fase di campagna elettorale, mirati a far balenare l’idea della volontà di uscire da un clima nazionale dove troppo spesso è stato possibile “vivere di espedienti, furberie, ingiustizie, che hanno portato gran parte dei cittadini a credere che ‘il più bravo fosse il più furbo’”.

Ma questa lettera evidentemente non è stata gradita alla segreteria regionale del PD che nei giorni scorsi – lo apprendiamo dalle pagine del Cittadino – ha richiamato i Sindaci della sua area per un confronto e per ribadire che "l'autostrada pedemontana si deve fare tutta", occultando l’operazione verità che è stata intrapresa dai gruppi ambientalisti di Insieme in Rete e proposta a questi stessi Sindaci e a altri: Pedemontana è già un’opera incompiuta, incompleta, irrealizzabile nella sua progettualità definitiva.

Di che cosa stiamo parlando dunque?
E di che cosa parliamo quando un Partito incontra dei Sindaci per puntualizzare loro una linea come se fosse prioritaria la loro "appartenenza" al Pd  e non piuttosto l'essere rappresentanti istituzionali di tutti i cittadini ?

I Sindaci che hanno mandato la lettera a Renzi lo sanno bene, e infatti in calce alle loro parole riportano le deliberazioni dei loro consigli comunali, che li invitano tra l’altro a utilizzare anche le vie legali per difendersi dalla “mala avanzata” di Pedemontana.

Il Segretario regionale del PD, Alfieri, e il capogruppo del PD Brambilla, invece, lo hanno dimenticato?
Come gruppi ambientalisti rimaniamo nel coro dei cittadini che vogliono il bene del proprio territorio e che continuano a chiedere ai propri governanti – in primis i Sindaci – di agire in questa direzione.
Per questo motivo sottoporremo anche alla Commissione Europea il provvedimento di defiscalizzazione per verificare se esistono i presupposti affinchè sia considerato una violazione delle normative in tema di concorrenza con l’auspicio che sia possibile costringere il nostro governo “delle larghe intese costruttrici” a chiedere la restituzione nelle tasche degli italiani del "regalo" di 349 milioni fatto al consumo di suolo, alla cementificazione, alla violenza al territorio, alle situazioni di prepotenza e (come dimostrato dalle recenti inchieste) anche al malaffare, spesso connesso alle opere “strategiche”.

Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile
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Sulla vicenda, due articoli, uno de Il Cittadino e uno di VareseNews.
Nell'articolo di VareseNews, Maroni, Agnoloni (Pres. Serravalle), Lombardo (Pres. APL) ma pure Alfieri (Segr. reg. Pd) gongolano e sprizzano ottimismo.

Per non farvi mancare nulla vi proponiamo anche il testo completo della lettera - non proprio favorevole ed entusiasta rispetto alla pedemontana - scritta da alcuni Sindaci (manca Caimi di Meda) al Presidente del Consiglio Renzi e al Ministro Lupi.
Sarà anche per questo che il Pd regionale ha ritenuto di convocarli per "dare la linea" ?

da VareseNews del 01-08-014:

Roma
Il Cipe 
approva la defiscalizzazione di Pedemontana 
ma il pedaggio rimane

Sbloccati i 350 milioni di euro che si attendevano con la decisione che è stata presa a Roma. Lombardo: "Una boccata d'ossigeno che ci rende più appetibili ai privati". Ma il pedaggio sulle tangenziali resta

La defiscalizzazione di Pedemontana approvata dal Cipe questa mattina porterà una boccata d'ossigeno non indifferente alle sofferenti casse della società che gestisce la realizzazione dell'opera autostradale. Soldi  che, insieme ai 700 milioni di ricapitalizzazione approvati dalla società madre Serravalle, permetteranno di far tirare il fiato alla stessa Pedemontana in vista del secondo lotto che permetterà di arrivare almeno fino a Meda. Soddisfazione da parte del presidente del Pedemontana Salvatore Lombardo che commenta così: «Innanzitutto esprimo i miei ringraziamenti al Governo e al Ministro ma anche al goverantore Maroni che si è speso molto per arrivare a questo risultato. Il suo appello al presidente Renzi, in occasione dell'inaugurazione della Brebemi è servito - e prosegue - questa defiscalizzazione con conseguente approvazione del Piano economico finanziario permetterà performance migliori per la società e per gli azionisti rendendola più appetibile anche per eventuali privati che vogliono entrare a farne parte. Ora attendiamo anche che le banche collaborino in maniera più serena».

OK DAL CIPE - «L'approvazione da parte del Cipe per la defiscalizzazione di Pedemontana, che vale 349 milioni di euro, e del piano economico finanziario di Milano-Serravalle costituisce un grande passo avanti perché garantisce la stabilità finanziaria, e quindi il completamento di tutto il percorso della Pedemontana, e gli investimenti che deve realizzare Serravalle. Viene dunque assicurata la realizzazione delle opere di accessibilità ad Expo 2015, in tempo per la sua inaugurazione". Lo ha detto l'assessore alle Infrastrutture e Mobilità di Regione Lombardia Alberto Cavalli, al termine della seduta del Cipe, alla quale ha preso parte questa mattina, a Roma. «Sono particolarmente soddisfatto delle decisioni assunte oggi dal CIPE - dichiara Marzio Agnoloni, Presidente di Milano Serravalle e Amministratore Delegato di Pedemontana Lombarda - e sottolineo "finalmente" dopo un tempo di attesa troppo lungo che metteva a rischio il completamento delle opere. Ora - prosegue Agnoloni - procediamo con la definizione del finanziamento insieme alle banche, a Cassa Depositi e Prestiti e alla BEI. Questo è davvero l'atto conclusivo per chiudere la partita sia dei finanziamenti che della realizzazione della Pedemontana».

IL PEDAGGIO RESTA - Per quanto riguarda il pagamento del pedaggio sulle due tangenziali diComo e Varese, però, lo stesso presidente Lombardo ha confermato che i piani non cambiano: «Da comasco pagherò il pedaggio sulla mia tangenziale e così faranno a Varese» - ha detto, ma l'assessore Cavalli è più ottimista:  «Al tavolo del Cipe - ha concluso il titolare regionale in materia di Infrastrutture - facendo seguito a specifiche iniziative del Consiglio regionale, ho anche avuto modo di sottolineare che il pedaggio previsto sulle tangenziali di Como e di Varese, costituisce un aggravio che gli utenti considerano non giustificato. L'attenzione del Presidente Renzi su questo punto mi consente di sperare in un impegno comune di Stato e Regione»

ORA TRASPARENZA - Il segretario regionale del Pd Alessandro Alfieri commenta: «Come PD lombardo abbiamo sempre lavorato per garantire le risorse perché venisse realizzato l'intero progetto Pedemontana, comprese le opere connesse e le compensazioni ambientali - dichiara il Segretario del PD Lombardo Alessandro Alfieri - Con la defiscalizzazione dell'autostrada, inizialmente non prevista, il Governo Renzi ha fatto anche di più di quello che doveva fare. Maroni non ha più alibi: adesso verifichiamo se ha fatto i compiti a casa. Serve un'operazione trasparente. È in grado di garantire che i soci privati finanzino l'intera opera? E che verranno fatte tutte le compensazioni ambientali attese dai territori? Le comunità locali, che hanno subito e subiranno profondi disagi per espropri e cantieri, non possono essere prese in giro, da tempo aspettano risposte. A fronte di tutto questo, per loro sarebbe una beffa non cogliere neanche i benefici di un'opera completa». Soddisfazione per la defiscalizzazione è stata espressa anche dal decano dei deputati Pd varesini, Daniele Marantelli, che già ieri aveva assicurato che la riunione del Cipe sarebbe andata a buon fine per Pedemontana «anche grazie all'impegno dei parlamentari democratici varesini».

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La lettera dei Sindaci (Butti, Monguzzi, Rivolta, Ponti, Corti, Galli, Redaelli) al Presidente del Consiglio e al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti cui erano allegate tutte le mozioni e OdG approvate nei vari Consigli Comunali con posizioni critiche rispetto alla realizzazione dell'autostrada pedemontana.


mercoledì 30 luglio 2014

LE "NON RISPOSTE" DELLA SOC AUTOSTRADA PEDEMONTANA LOMBARDA


Mentre molti livelli istituzionali (il Presidente di Regione Lombardia Maroni in testa) si affannano a fare pressioni sul Governo perchè si trovino le risorse affinchè l'autostrada pedemontana si realizzi nella sua interezza (non basta loro il bilancio economico finale fallimentare della BreBeMi con i costi realizzativi RADDOPPIATI), la Soc. Autostrada Pedemontana Lombarda, stimolata dalle domande poste dopo l'iniziativa del 10 luglio 014 a Seveso (organizzata da Insieme in Rete e dall'Amministrazione di Seveso) ha inoltrato ad alcuni giornali (e indirettamente ad Insieme in Rete) una "singolare" comunicazione, forse nell'intento di dire la sua in merito al RISCHIO DIOSSINA.
Ma ........... ma la comunicazione inviata risulta essere un documento/relazione circolato ........... il 23-10-2013.
Evidentemente un documento datato ........... buono per tutte le stagioni, anche per i contenuti non proprio al passo con i tempi ....... ma poco importa vista la superficialità, le ovvietà,  la parzialità e le cose su cui APL nulla dice.
Il coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE lo ha commentato con un suo comunicato, ripreso da Il Cittadino con un articolo il 26-07-014.

Il comunicato di Insieme in Rete
Il documento della Soc. Autostrada Pedemontana Lombarda (APL)

martedì 29 luglio 2014

MEDA: PUBBLICATA LA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO SUL RICORSO DI TAVEGGIA: L'AMMINISTRAZIONE NON CAMBIA



Il Consiglio di Stato, cui si era rivolto Giorgio Taveggia (candidato della Lega Nord e della Lista Progetto per Meda alle elezioni comunali del 2012) con una richiesta di revocatoria del precedente pronunciamento del Consiglio di Stato medesimo, ha pubblicato in data 28-07-014 la Sentenza con cui giudica INAMMISSIBILE il ricorso di Taveggia.

Gianni Caimi rimane pertanto nella carica di Sindaco di Meda e rimane immutata la composizione del Consiglio Comunale.
SINISTRA E AMBIENTE continuerà ad essere rappresentata nell'assise consiliare.

Sotto il testo della sentenza.

venerdì 25 luglio 2014

"RIFORMA" DELLA COSTITUZIONE E "NUOVI PADRI COSTITUENTI"


I recenti accadimenti nella politica italiana con al centro la modifica Costituzionale sulla composizione del Senato, l'aumento del numero di firme per gli strumenti di democrazia diretta (per indire un Referendum da 500.000 a 800.000 e per proporre una Legge di Iniziativa Popolare da 50.000 a 250.000) e l'atteggiamento del Governo Renzi che vuole la "prova di forza" per far passare la propria proposta di legge in tempi brevi, la dicono lunga sulla deriva da oligarchia su cui l'esecutivo sta scivolando constantemente con la mistificazione del "fare". Una deriva costruita su un patto, quello detto del "nazareno", tra Renzi, il condannato Berlusconi e l'inquisito Verdini. Sono costoro i "nuovi "padri costituenti" ?
Con l'uso d'una comunicazione distorta e spregiudicata si giustifica e si vuol far passare la necessità d'una riforma che tale non è.
La realtà è quella d'una controriforma che comporta un Senato non più di eletti ma di NOMINATI (evidentemente più controllabili e più "di fiducia") depotenziando altresì le possibilità di ricorrere agli strumenti di democrazia diretta quali sono il referendum e le proposte di legge d'iniziativa popolare.
Indubbiamente al Paese servono Riforme, ma NON serve al Paese che per un "decisionismo d'apparizione" si limitino le forme di rappresentatività con una pastrocchiata proposta di modifica della COSTITUZIONE utile a creare un totale sbilanciamento dei poteri a favore del solo potere esecutivo, con un Governo che potrebbe di conseguenza influenzare sia l'elezione dei componenti del CSM sia quello del Presidente della Repubblica, potendo contare su condizioni più favorevoli. Una strada che porta verso un graduale smantellamento degli equilibri garantiti dall'attuale Costituzione e crea le premesse per un'OLIGARCHIA di governo.
Il "renzismo" sta subentrando a 20 anni di disastroso "berlusconismo" con l'evidente continuità dell'uomo solo al comando ?

Vi proponiamo in merito l'intervista de Il Manifesto alla Costituzionalista Lorenza Carlassare


Carlassare: «Così si strozza la democrazia»

La costituzionalista. Lorenza Carlassare: «Contingentare la discussione è contro la Carta. Decisione tipica dei sistemi autoritari»
Lorenza Carlassare


Pro­fes­so­ressa Lorenza Car­las­sare da costi­tu­zio­na­li­sta come giu­dica la deci­sione di con­tin­gen­tare i tempi della discus­sione sulla riforma?
E’ una deci­sione con­tra­ria alla Costi­tu­zione. Non mi era mai venuto in mente che nella revi­sione di una legge costi­tu­zio­nale si potesse agire in que­sto modo. Stroz­zare un dibat­tito su una riforma che deve essere votata con una mag­gio­ranza ele­vata pro­prio per­ché sia ragio­nata e con­di­visa. Mi sem­bra una cosa inau­dita. Soprat­tutto con­si­de­rando che risulta impli­ci­ta­mente escluso dalla stessa Costi­tu­zione, che pre­vede appunto mag­gio­ranze molto ele­vate, due distinte deli­bere per ogni camera con uno scopo pre­ciso: garan­tire che la riforma venga medi­tata, discussa e appro­vata da una mag­gio­ranza larga, non da una mag­gio­ranza arti­fi­ciale che forza gli altri, una mino­ranza pre­fab­bri­cata che vuole imporre la sua volontà. Il disprezzo del dis­senso e la volontà di sof­fo­carlo è pro­pria dei sistemi auto­ri­tari. Non è lo spi­rito della Costituzione.
Il pro­blema forse è all’origine: ci tro­viamo di fronte a una riforma costi­tu­zio­nale che non nasce dal par­la­mento ma viene det­tata dal governo.
Anche que­sta è un’anomalia. Pur­troppo negli ultimi anni ne abbiamo viste tan­tis­sime. Il governo si è impa­dro­nito di tutte le fun­zioni del par­la­mento e lo ha esau­to­rato. Della fun­zione legi­sla­tiva si è impa­dro­nito total­mente facendo solo decreti legge e ora s’ impos­sessa anche della revi­sione costi­tu­zio­nale. Tutto quello a cui stiamo assi­stendo negli ultimi tempi lascia sgomenti.
Vede dei rischi in que­sto modo di pro­ce­dere da parte di governo e maggioranza?
Da tanto tempo vedo rischi, per­ché que­sta for­za­tura deriva dal fatto che non si vuole accet­tare il dia­logo, che si vedono gli emen­da­menti e le pro­po­ste degli altri come un impac­cio, un osta­colo, dei sassi sui binari da rimuo­vere, come ha detto Renzi. Ma gli argo­menti degli altri non sono da rimuo­vere, sono da con­si­de­rare ed even­tual­mente da con­fu­tare con argo­menti ido­nei, altri­menti che demo­cra­zia è? Oltre tutto si tratta di una riforma che fa parte di un pro­gramma più ampio di cui non sap­piamo nulla.
Si rife­ri­sce al patto del Nazareno?
Que­sto patto Berlusconi-Renzi, che poi è Berlusconi-Verdini-Renzi che cosa signi­fica? E’ un patto fra sog­getti dei quali uno non aveva e non ha fun­zioni poli­ti­che isti­tu­zio­nali di alcun genere; ha per­duto anche il titolo di sena­tore. Allora la domanda è: cosa c’è in que­sto patto? Un patto tra due par­titi si può anche ammet­tere se è tra­spa­rente, ma un accordo segreto di cui ogni tanto tra­pe­lano alcune noti­zie ma del quale si esige che sia asso­lu­ta­mente rispet­tato alla let­tera, no. Mi chiedo ancora: siamo in un Paese demo­cra­tico o no?
Però il mini­stro Boschi di fronte alle accuse di auto­ri­ta­ri­smo risponde che si tratta di allucinazioni.
Penso che il mini­stro Boschi, della cui buona fede non dubito, non abbia nes­suna idea di cosa è la demo­cra­zia e soprat­tutto che cosa è la “demo­cra­zia costi­tu­zio­nale”, che non vuol dire domi­nio della mag­gio­ranza. Quello che offende è la men­zo­gna, con­ti­nua­mente ripe­tuta, che chi pro­pone modi­fi­che non voglia le riforme: tutti vogliono la riforma del bica­me­ra­li­smo attuale! Ma molti non vogliono la solu­zione impo­sta. Per­ché il governo non vuole il Senato elet­tivo come negli Stati Uniti, con un numero ristretto di sena­tori eletti dai cit­ta­dini delle diverse regioni? Per­ché no?
Lei che rispo­sta si dà?
Si vuol togliere la parola al popolo. Quanto sta acca­dendo va messo insieme alla legge elet­to­rale con l’8% di sbar­ra­mento; si vuole chiu­dere la bocca alle mino­ranze, e non solo a mino­ranze esi­gue: la soglia dell’8% non è certo leg­gera. Si vuole fare una Camera inte­ra­mente domi­nata dai due par­titi dell’accordo, due par­titi che poi sono pra­ti­ca­mente uno per­ché lavo­rano insieme, in stretto accordo, quindi siamo arri­vati al par­tito unico.
O magari al par­tito nazio­nale di cui parla Renzi.
Una cosa che mi fa venire i bri­vidi. La demo­cra­zia costi­tu­zio­nale è neces­sa­ria­mente plu­ra­li­sta, per­ché gioca anche sull’articolazione poli­tica del sistema e del par­la­mento, sulla pos­si­bi­lità di un dia­logo e di un dis­senso. Qui invece si parla di par­tito nazio­nale. Credo che per qual­cuno si tratti di scarsa cono­scenza e di scarsa dime­sti­chezza con il costi­tu­zio­na­li­smo, per qual­cun altro pur­troppo no.
In que­sto rien­tra anche la deci­sione di innal­zare da 500 a 800 mila le firme neces­sa­rie per pro­porre un refe­ren­dum abrogativo? 
Siamo sem­pre nella stessa logica di ridu­zione del peso del popolo, che evi­den­te­mente dà fasti­dio e biso­gna taci­tarlo. La gente chiede lavoro, è pre­oc­cu­pata per la chiu­sura delle fab­bri­che e i gover­nanti si impun­tano esclu­si­va­mente su que­ste cose. La riforma costi­tu­zio­nale serve cer­ta­mente al fine di poter eser­ci­tare il potere con le mani libere, senza gli impacci della demo­cra­zia costi­tu­zio­nale. Però c’è anche un’altra ragione di fondo, ed è che la riforma è un bello schermo per nascon­dere il fatto che sugli altri piani non si fa niente. L’economia è andata più a rotoli che mai, finora si è fatto solo un gran par­lare, un chiac­chie­rare arro­gante e asso­lu­ta­mente inutile.
Però sei­mila emen­da­menti sono tanti. L’opposizione non sta esagerando?
L’opposizione non ha altre armi per­ché il dia­logo la mag­gio­ranza non lo vuole, ha detto subito che “chi ci sta, ci sta”. E gli altri, evi­den­te­mente, se “non ci stanno” a votare ciò che il governo vuole “se ne faranno una ragione”! In tale situa­zione chi vor­rebbe una riforma diversa non può fare altro che ren­dere fati­coso il per­corso per indurre la mag­gio­ranza a riflet­tere su quello che fa e, per non veder fal­lire tutto, ad accet­tare qual­che modi­fica. Ripeto ancora ciò che più volte ho detto: se vogliono fare un Senato con i rap­pre­sen­tanti delle regioni e degli enti locali non eletti dal popolo, lo fac­ciano pure, però non pos­sono attri­buire a quest’organo fun­zioni costi­tu­zio­nali. Non pos­sono dar­gli la pos­si­bi­lità di legi­fe­rare al mas­simo livello. A un simile Senato, fatto da per­sone che non ci rap­pre­sen­tano, domi­nate dai capi par­tito, si vuole invece asse­gnare il potere di revi­sione costi­tu­zio­nale, di par­te­ci­pare all’elezione del pre­si­dente della Repub­blica e di altri alti organi costi­tu­zio­nali. E’ assurdo. Faces­sero allora un Senato che è espres­sione delle auto­no­mie con fun­zioni limi­tate alle neces­sità di rac­cordo con le auto­no­mie locali. Altri­menti, se gli si vogliono attri­buire fun­zioni costi­tu­zio­nali, deve essere elet­tivo. Ma, se non è pos­si­bile discu­tere di que­sto e di altri punti signi­fi­ca­tivi, allora non resta altro da fare che pro­porre emen­da­menti a raffica.

mercoledì 23 luglio 2014

GAZA, UN MASSACRO INDISCRIMINATO


In questi giorni il pensiero non può fare a meno di andare a GAZA, sottoposta a violentissimi e spesso indiscriminati bombardamenti da parte dell'esercito Israeliano e ora pure con un intervento via terra in atto. Ancora una volta sono i civili palestinesi a pagare il prezzo più alto, con morti e feriti. Pagano per l'ostinazione con cui si nega loro il diritto alla terra e all'indipendenza, tenendoli chiusi nella gabbia della disperazione di Gaza o relegandoli in Cisgiordania in un territorio residuo circondato da un muro fatto di cemento e di insediamenti coloniali illegittimi e, di fatto, sotto occupazione militare da parte di Israele.
Israele ha il diritto di esistere, ma lo ha anche la Palestina. Certo Hamas tira razzi sul territorio d'Israele e non è un esempio di tolleranza e democrazia (ma nemmeno Israele lo è visto che le sue leggi sono spesso discriminatorie verso i palestinesi), ma è proprio la guerra e lo stato continuo di tensione che rafforza Hamas. C'è un'evidente sproporzione nell'azione militare in corso che mostra una inaccettabile volontà punitiva verso TUTTI i palestinesi. Bombardare Gaza che ha una densità elevata di abitanti significa essere consci di fare in prevalenza vittime civili. Questo è l'ennesimo massacro cui non si può restare indifferenti.

Gaza, 135mila in fuga dalle bombe

Striscia di Gaza. Per l’ambasciatore israeliano negli Usa, Ron Dermer ,le Forze Armate del suo paese starebbero combattendo con «inimmaginabile contenimento». I dati dell'Unicef sui bambini palestinesi morti dicono l'esatto contrario. Ha superato 600 il totale dei palestinesi uccisi. Caduti in combattimenti anche 28 soldati israeliani
Il pre­mio Nobel per la pace alle Forze Armate israe­liane. A lan­ciare la can­di­da­tura è Ron Der­mer, gio­vane poli­tico israe­liano desti­nato a una bril­lante car­riera. In quota Likud, ex con­si­gliere del pre­mier Benya­min Neta­nyahu, è ora amba­scia­tore nel paese più potente al mondo e stretto alleato di Israele, gli Stati Uniti. Par­te­ci­pando ieri a Washi­gn­ton a una con­fe­renza dei “Cri­stiani Uniti per Israele”, Der­mer si è sca­gliato con­tro le Nazioni Unite, i cen­tri per i diritti umani e le agen­zie uma­ni­ta­rie inter­na­zio­nali che accu­sano Israele di cri­mini di guerra a Gaza. Per l’ambasciatore israe­liano le Forze Armate israe­liane meri­tano il pre­mio Nobel per la pace per­chè sta­reb­bero com­bat­tendo con «inim­ma­gi­na­bile con­te­ni­mento» nei con­fronti di un nemico spie­tato, respon­sa­bile di tutto e di più. Poi ha pro­nun­ciato una frase che rimarrà scol­pita nella sto­ria dell’operazione “Mar­gine Pro­tet­tivo”: «Non tol­lero le cri­ti­che che sono rivolte al mio Paese nel momento in cui i sol­dati israe­liani stanno morendo per far vivere i pale­sti­nesi innocenti».
Leg­gendo quelle dichia­ra­zioni ci viene da pen­sare ai quat­tro bam­bini Bakr, uccisi da due colpi spa­rati dalla Marina israe­liana con­tro la spiag­gia di Gaza city. Oppure a quella madre con in brac­cio il figlio e il ter­rore scol­pito sul suo volto che abbiamo visto dome­nica men­tre scap­pava da Shu­jayea sotto le can­no­nate. O ancora ai 27 mem­bri della fami­glia Abu Jami ster­mi­nati, bam­bini inclusi, da mis­sile a est di Khan Yunis. Tutto falso, non è mai avve­nuto, una men­zo­gna lunga due set­ti­mane rac­con­tata dai gior­na­li­sti, pale­sti­nesi e stra­nieri, col­pe­voli di rife­rire cosa accade nella Stri­scia di Gaza. E’ que­sta ver­sione che si sta cer­cando di far pas­sare ovun­que per infan­gare chi fa infor­ma­zione a Gaza e, più di tutto, per get­tare nell’oblio oltre 600 vite umane palestinesi.
Dirà bugie anche l’Unicef, che rife­ri­sce che un totale di 121 bam­bini e ragazzi pale­sti­nesi sono stati uccisi dai raid israe­liani a Gaza dall’8 al 21 luglio, di età tra i 5 mesi e i 17 anni. Due bam­bini su tre hanno meno di 12 anni. 904 bam­bini risul­tano feriti. A chi è scam­pato alla morte, serve urgente soste­gno psi­co­so­ciale spe­cia­liz­zato per affron­tare il trauma che stanno vivendo in seguito alla morte di parenti o il loro feri­mento o la per­dita della pro­pria casa. Il por­ta­voce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari uma­ni­tari, Jens Laerke (sarà un bugiardo anche lui?) descrive una situa­zione deva­stante sul fronte della pro­te­zione per la popo­la­zione. A Gaza, meno di 400 kmq, dice Laerke, «non c’è let­te­ral­mente alcun posto sicuro per i civili». Pesano anche le carenze di for­ni­ture ospe­da­liere e medi­ci­nali. Diciotto strut­ture sani­ta­rie – come l’ospedale al Aqsa di Deir al Balah, col­pito da una can­no­nata due giorni fa — sono state dan­neg­giate, inclusi tre ospe­dali, denun­cia l’Organizzazione mon­diale della sanità (Oms). Senza dimen­ti­care che 1,7 milioni di pale­sti­nesi di Gaza non hanno accesso o solo un accesso limi­tato all’acqua.
Come si atten­de­vano un po’ tutti, dopo il mas­sa­cro di doz­zine di civili e il mas­sic­cio bom­bar­da­mento tra sabato e dome­nica a Shu­jayea, i civili pale­sti­nesi scap­pano non appena appren­dono di movi­menti di reparti coraz­zati israe­liani. Ieri nel giro di poche ore, i cen­tri abi­tati di Sheikh Zayed e Tel Zaa­tar, a nord di Gaza, si sono svuo­tati sotto la furia dei can­no­neg­gia­menti israe­liani a ridosso delle case. Men­tre i com­bat­ti­menti tra truppe israe­liane e mili­ziani pale­sti­nesi si avvi­ci­nano al campo pro­fu­ghi di Jaba­lya (70 mila abi­tanti). La gente fug­gendo nel panico, diri­gen­dosi verso le scuole dell’Unrwa, l’agenzia dell’Onu che assi­ste i pro­fu­ghi pale­sti­nesi. Fonti gior­na­li­sti­che locali sti­mano che a Gaza gli sfol­lati siano 135 mila, 90 mila dei quali ospiti dell’Unrwa. Una richie­sta di aiuto viene lan­ciata in que­ste ore pro­prio dall’Unrwa. L’agenzia comu­nica di non poter più sfa­mare le decine di migliaia di pale­sti­nesi che in que­sti giorni ha accolto nelle pro­prie strut­ture nella Stri­scia. Sono neces­sari aiuti imme­diati per 60 milioni di dollari.
A dare un aiuto alle Nazioni Unite, ci sono anche le orga­niz­za­zioni non gover­na­tive. Il coor­di­na­mento di quelle ita­liane che ope­rano in Pale­stina ha lan­ciato una cam­pa­gna di rac­colta di medi­ci­nali, acqui­state a Ramal­lah gra­zie a dona­zioni di tanti ita­liani, e poi por­tate a Gaza dal Pale­sti­nian Medi­cal Relief (non senza dif­fi­coltà). Con­tri­bui­sce anche l’ufficio di Geru­sa­lemme della Coo­pe­ra­zione gover­na­tiva ita­liana che ha stan­ziato fondi per l’emergenza. «Col­la­bo­riamo con il Cen­tro Ita­liano e varie asso­cia­zioni locali per acqui­stare mate­rassi, coperte e pro­dotti di prima neces­sità per gli sfol­lati – spiega Meri Cal­velli, dell’Acs di Padova che in que­sti giorni sta coor­di­nando per conto delle ong ita­liane gli aiuti ai civili pale­sti­nesi – La nostra distri­bu­zione avviene in alcune delle scuole dove hanno tro­vato allog­gio gli sfol­lati e diret­ta­mente alle fami­glie che hanno per­duto tutto, che non hanno più la casa e che sono ospi­tate in sta­bili qui a Gaza city. A darci una mano ci sono tan­tis­simi volon­tari pale­sti­nesi, gio­vani soprat­tutto, che ci aiu­tano anche nella com­pi­la­zione degli elen­chi delle fami­glie da aiutare».
Il Cairo potrebbe dare un con­tri­buto impor­tante nell’accoglimento degli sfol­lati, sul ver­sante egi­ziano della fron­tiera di Rafah ad esem­pio, e per allen­tare la pres­sione sugli ospe­dali pale­sti­nesi schiac­ciati sotto il peso di oltre 3mila feriti (senza con­tare che gli obi­tori non rie­scono più a con­te­nere i cada­veri che arri­vano in con­ti­nua­zione). Ma dalle auto­rità egi­ziane arriva un’assistenza limi­tata. Il regime del pre­si­dente Abdel Fat­tah al Sisi è tena­ce­mente schie­rato con­tro Hamas, per­chè parte dei Fra­telli Musul­mani, ma attua misure che col­pi­scono sol­tanto la popo­la­zione civile pale­sti­nese. Sino ad oggi solo 47 feriti pale­sti­nesi hanno potuto rag­giun­gere gli ospe­dali egi­ziani e nei 15 giorni di offen­siva mili­tare israe­liana ci sono stati appena 2.230 ingressi di pale­sti­nesi in Egitto e 1.194 di loro pas­saggi dal ter­ri­to­rio egi­ziano alla Stri­scia. Numeri molto bassi rispetto all’emergenza di Gaza ma che comun­que con­sen­tono a Sisi di smen­tire chi denun­cia che l’Egitto per il blocco del pas­sag­gio di feriti attra­verso il valico di Rafah. Secondo il Cairo sarebbe addi­rit­tura Hamas, a fini pro­pa­gan­di­stici, a non inviare i feriti per otte­nere una inter­na­zio­na­liz­za­zione del valico.
Il brac­cio armato di Hamas ha sfer­rato ieri sera un nuovo attacco spa­rando una salva di razzi verso le città israe­liane di Ash­dod e di Ash­qe­lon. Altri razzi erano stati spa­rati in pre­ce­denza. Non ci sono stati danni o feriti. Il numero com­ples­sivo dei lanci da Gaza è comun­que calato in maniera signi­fi­ca­tiva ma ciò non ha impe­dito a diverse com­pa­gnie aeree sta­tu­ni­tensi ed euro­pee di sospen­dere i voli per Tel Aviv, chi a tempo inde­ter­mi­nato e chi solo per poche ore. Non calano d’intensità invece i raid aerei israe­liani e i can­no­neg­gia­menti. In via Bagh­dad a Shu­jayea ieri sono stati estratti altri cada­veri, rima­sti sotto le mace­rie da dome­nica scorsa. I morti pale­sti­nesi ieri sono stati una ses­san­tina, in totale 616 e 3750 i feriti. Il Canale 10 israe­liano ha con­fer­mato che la matri­cola del sol­dato disperso, Oron Shaul, cor­ri­sponde a quella dichia­rata dome­nica da Hamas che afferma di aver fatto pri­gio­niero il mili­tare. Ieri è stata comu­ni­cata la morte di altri due sol­dati (sono una tren­tina in totale). Israele però va avanti e secondo i media locali l’offensiva durerà ancora per una o due settimane.

giovedì 17 luglio 2014

L'EXPO CHE CONSUMA IL SUOLO, L'EXPO DELLE VIE D'ACQUA FANTASMA, L'EXPO DEGLI INQUISITI


Un servizio molto interessante di Telecolor e Primarete Lombardia dedicato al fallimentare progetto delle vie d'acqua di Expo 2015. 
Il giornalista Vladimiro Poggi, accompagnato dal Presidente della Commissione Ambiente della Zona 8, Enrico Fedrighini, visita per noi i cantieri inquinati ed abbandonati dell'Esposizione Universale che si terrà a Milano nel 2015.
Uno spaccato delle conseguenze di EXPO, uno spaccato della gestione progettuale di questo "grande evento".