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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

venerdì 26 ottobre 2012

A proposito di BEA e del forno inceneritore di Desio

Il forno inceneritore di Desio gestito da BEA
Forse non tutti sono a conoscenza del fatto che il Comune di Meda detiene alcune partecipazioni dirette in una serie di società di servizi, come da tabella sotto.
Partecipazioni Dirette
N.
Società
% quota di partecipazione
1
B.E.A. spa
7,34
2
I.A.NO.MI spa
2,4
3
A.E.B. spa
3,042

Sulla partecipazione a Bea e sulle vicende di questa società vorremmo soffermarci, perchè su BEA società che gestisce il ciclo dei rifiuti di molti comuni brianzoli (compresa Meda) e il FORNO INCENERITORE DI DESIO, è prevista l'applicazione di un nuovo piano industriale che andrebbe a modificare pesantemente l'assetto societario con l'entrata di un socio privato al 40% nonchè un ingiustificato incremento di rifiuti da incenerire che passerebbero dagli attuali 60.000 t (di cui solo 38.000 t provenienti dai Comuni del Consorzio e gli altri dall'esterno) a 92.000 t.
E' un piano industriale che non condividiamo minimamente.
Un piano industriale che i Comuni avevano in buona parte accettato con delibere proposte ed approvate dalle passate amministrazioni di centrodestra e che, purtroppo, sinora pare non voler essere rimesso in discussione dalle nuove Giunte di centrosinistra.
Al momento, tra le amministrazioni, solo il Comune di Desio ha sollevato una serie di quesiti e perplessita su questo piano, mentre esistono dubbi e contrarietà tra molti consiglieri comunali sparsi nelle varie amministrazioni.
Sulla questione e sulla sua evoluzione vi proponiamo il comunicato stampa di SEL che boccia questo piano industriale facendo anche proposte concrete e il commento del Comitato Beni Comuni della provincia di MB.


Sinistra Ecologia Libertà – Monza Brianza
esprime la propria contrarietà al Piano Industriale proposto
da Brianza Energia Ambiente S.p.a. (BEA) ai Comuni soci.

BEA sta proponendo ai Sindaci dei Comuni soci, attraverso un nuovo Piano Industriale, di continuare a utilizzare il vecchio forno inceneritore , potenziandolo a 92.000 ton/a, con un costo di 32 milioni di euro. Attualmente i comuni soci conferiscono rifiuti per sole 38.000 ton/a e 27.000 ton/a vengono reperiti altrove. BEA prevede l'aumento dei rifiuti inceneriti come requisito necessario per coprire tutti gli investimenti chiesti ai comuni.
La pratica della raccolta differenziata, in questi ultimi anni, ha ridotto drasticamente il ricorso all'incenerimento e prevedere un piano che trova il pareggio economico, attraverso la maggiore quantità di rifiuti smaltita con l'incenerimento, rischia di esporre ad un forte rischio i Comuni, a cui si stanno già chiedendo ingenti investimenti. Una scelta di questo genere provoca la "caccia" al rifiuto, attraverso ‘politiche di dumping’ nel prezzo (acquisto a costi inferiori), così come già accaduto, che porta paradossalmente i comuni soci, che si devono sobbarcare i rischi di investimento, a spendere di più degli altri comuni solo "conferitori", oppure, ad allentare l'attenzione e l'impegno sulla raccolta differenziata, per garantire i quantitativi di pareggio economico.
Bea per potenziare il forno deve altresì trovare capitali ed il piano industriale prevede che vengano recuperati da privati, costituendo una nuova società di gestione, con il 40% al capitale privato. I nuovi capitali freschi, vincoleranno inoltre, i comuni soci, per i prossimi 20 anni.

BEA nel dettare queste sue linee strategiche ai Sindaci sta mettendo a rischio il potenziamento della raccolta differenziata e la virtuosità raggiunta dai comuni. Vuole portare velocemente in approvazione il piano industriale per avviare le procedure per l’appalto, senza tener conto  che la Corte Costituzionale, con sentenza del 20 Luglio 2012, ha abrogato l’obbligo della privatizzazione. Anche se i comuni non hanno discusso la novità della sentenza nei consigli comunali, BEA sta accelerando i tempi per ricercare la maggioranza nell’Assemblea dei Sindaci, nonostante alcuni comuni abbiano  deliberato il piano industriale prima del luglio 2012 e quindi in condizioni diverse, altri si accingono a deliberarlo ora ed altri ancora  non ritengono opportuno deliberare.

SEL esprime la propria contrarietà al piano industriale perché è fortemente convinta che al centro delle politiche di gestione dei rifiuti debba essere posta con forza la logica del  ‘ciclo integrato dei rifiuti’,  ovvero della prevenzione alla produzione, riutilizzo, riciclo e recupero, ribaltando l’impostazione del piano industriale che pone tra i principali presupposti, per il proprio equilibrio economico finanziario, l’incenerimento per i prossimi 20 anni. SEL non può approvare un piano industriale che riduce la stessa raccolta differenziata, per garantire un quantitativo obbligato di rifiuti da inviare al forno! Non si può approvare un piano che peggiora l’inquinamento atmosferico,la salute e i miseri bilanci dei cittadini,anziché trasformare i rifiuti in risorsa e risparmio economico! La tecnologia dell’incenerimento dei rifiuti, dal dopoguerra ad oggi, ha risolto una serie di problemi ma ha provocato  numerosi danni alla salute umana ed ambientale. Non per niente la scienza medica ambientale, indica la necessità di superare le termo-tecnologie a favore di tecnologie meno impattanti e più ecosostenibili.

SEL ritiene che i Comuni, soci di BEA, debbano consolidare nel proprio territorio una società interamente pubblica che diventi punto di riferimento virtuoso del ciclo integrato dei rifiuti.
Non è accettabile dire di voler mantenere la proprietà pubblica del processo, ma nel contempo generare le premesse per una privatizzazione futura di segmenti dello stesso in  una ottica strettamente economicistica. Occorre mettere al centro il servizio pubblico del ciclo integrato dei rifiuti e non i processi di carattere strettamente economico!

SEL propone una linea guida per un nuovo piano industriale più rispettoso ed eco-sostenibile:
1.     mantenimento della totale proprietà pubblica del ciclo complessivo dei rifiuti;
2.     potenziamento della raccolta differenziata  dei comuni soci a livelli più virtuosi; 
3.     redazione di uno studio di fattibilità  tecnica, organizzativa ed economica, per un modello più virtuoso della gestione dei rifiuti,  che preveda: una semplificazione ed ottimizzazione  della differenziazione dei rifiuti ai fini di un risparmio per i cittadini, il trattamento della frazione umida con recupero del biogas, la selezione e trattamento degli ingombranti, soluzioni tecnologiche ‘virtuose’ per il trattamento della quota residua di rifiuti dopo la raccolta differenziata, la gestione unica delle piattaforme e la valorizzazione degli attuali servizi;
4.     discussione degli esiti dello studio di fattibilità con i comuni e la stessa popolazione in un processo partecipativo.
5.     mantenimento di BEA come strumento tecnico/gestionale ed operativo dei Comuni per riorganizzare tutto il settore.

SEL invita tutte i Sindaci soci di BEA a non affrettare l’approvazione di un piano con questi pesanti  limiti, ma ad utilizzare il buon senso, prendendo più tempo, al fine di effettuare scelte giuste e  rispettose della salute e dell’ambiente, soprattutto in un territorio così martoriato.

Invita tutte le Amministrazioni Comunali, socie di BEA, ed i cittadini, ad un confronto pubblico sulla gestione del ciclo integrato dei rifiuti, perché pubblici devono essere gli interessi che devono istruire il piano.

Monza 21 Ottobre 2012
SEL MONZA E BRIANZA
Via Col di Lana 30
20900 Monza (MB)
e-mail: info@selmb.it





































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APPELLO A TUTTE LE PERSONE DI BUONA VOLONTA’ PER DIRE NO ALL’INCENERITORE 
E AVVIARE IL PERCORSO DI RIFIUTI ZERO NEL TERRITORIO DI MONZA E BRIANZA.

Il Comitato Beni Comuni di MB, ritiene gravissimo il tentativo della giunta di Cesano Maderno di calpestare la volontà popolare e proporre la privatizzazione di Bea (forno inceneritore di Desio), nel solco dei peggiori governi di centro destra-lega che hanno sfasciato la Brianza  e l'intero paese.
Denunciamo: che la “gara per la selezione del socio privato” di Bea Gestione S.p.A. è la testa d’ariete nella provincia di MB per abbattere la volonta’ popolare di mantenere totalmente pubblica la gestione dei servizi locali.
La volontà espressa dal popolo attraverso il referendum deve essere rispettata. Questo è il significato che più chiaramente emerge dalla lettura della Sentenza della Corte Costituzionale n. 199/2012 dello scorso 20 luglio che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’intera disciplina dei servizi pubblici locali introdotta dopo il referendum del 13 giugno 2011 dal governo Berlusconi. Ripercorriamo brevemente i fatti. Il referendum del 12 e 13 giugno 2011 ha sancito l’abrogazione dell’art. 23-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, che dettava una normativa generale di settore, inerente i servizi pubblici locali, volta a restringere le gestione in house dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, consentite solo in casi eccezionali. L’effetto abrogativo si è realizzato con decorrenza dal 21 luglio 2011, a seguito della pubblicazione nella gazzetta ufficiale del d.P.R. n. 113/2011. A distanza di meno di un mese dalla pubblicazione di questo decreto, dichiarativo dell’avvenuta abrogazione dell’art. 23-bis, il Governo Berlusconi, con l’art. 4 del D.L. n. 138/2011, interveniva sulla materia dei servizi pubblici locali, con una norma che riproponeva, quasi integralmente, quella abrogata.
In sostanza cosa era avvenuto: con un’operazione da “furbetti di paese”, il governo Berlusconi, giocando sul fatto che gran parte dell’attenzione era stata riservata all’”acqua pubblica”, aveva reintrodotto l’art. 23-bis per gli altri servizi pubblici. La Corte Costituzionale ha smascherato questa operazione di basso profilo: la volontà popolare aveva sancito l’abrogazione dell’art. 23-bis e tale volontà popolare, indirizzata verso il favore del pubblico nella gestione dei servizi locali, è da intendersi diretta a tutti i servizi pubblici, non solo per l’idrico! Al di la delle questioni prettamente tecniche, ogni buon politico dovrebbe porsi questa domanda: il popolo referendario si è recato ai seggi solo per abrogare l’art. 23-bis, oppure per far valere il principio secondo il quale i servizi pubblici devono rimanere totalmente pubblici e gli interessi privati non hanno diritto di accesso nella loro gestione? La risposta è scontata. Ma, evidentemente, a Cesano Maderno non è giunta la voce del popolo referendario! Sembra che gli “azzeccagarbugli” della casta di Cesano Maderno vogliano nascondersi dietro questioni puramente giuridiche e vogliano farci credere che il 12 e 13 giugno la maggioranza degli italiani, trasformandosi in un gruppo di cultori del diritto, sia andata a votare per l’espunzione dall’ordinamento italiano di una complicata norma contenuta in un oscuro decreto legge. La gara per la selezione del socio privato di Bea Gestioni S.p.A. ricorda molto da vicino l’operazione del Governo Berlusconi bloccata dalla Corte Costituzionale. A Cesano Maderno si propone, infatti, di privatizzare il servizio di gestione dei rifiuti con la stessa tecnica da “furbetti di paese” adottata dal Governo Berlusconi, ovvero far credere che i referendum valessero solo per l’acqua. In questo momento nessun amministratore assennato, facendo leva sul fatto che la normativa comunitaria lo consenta, si sognerebbe di proporre la privatizzazione del servizio idrico. Nemmeno la Provincia di Monza e Brianza arriva a tanto! Quindi la casta ci sta provando con gli altri servizi pubblici. Addirittura a Cesano Maderno si va oltre l’operato del Governo Berlusconi perché, sbeffeggiando l’intelligenza dei cittadini, nello schema di delibera che dovrebbe dar avvio alla gara per la selezione del socio privato di Bea Gestioni S.p.A. si ha l’ardire di citare la Sentenza della Corte Costituzionale n. 199/2012 per sostenere che l’operazione risulta ottemperante a questa pronuncia. È ovvio che il “giudice delle leggi” non poteva sostenere che la normativa comunitaria (quindi anche l’affidamento di un servizio pubblico a società a capitale misto pubblico-privato) non può essere applicata in Italia dopo i referendum, ma forse alla Giunta di Cesano Maderno è sfuggito, oppure tenta di nascondere, un passo della Sentenza.
La Corte Costituzionale, infatti, nel commentare il famigerato art 4, considera che: “…l’intento abrogativo espresso con il referendum riguardava pressoché tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica ai quali era rivolto l’art. 23-bis...”. Con la privatizzazione di Bea Gestioni S.p.A. stanno prendendo in giro l’intelligenza degli elettori di Cesano Maderno, perché se ne infischiano del “comune sentire” che vuole che i privati stiano fuori dalla gestione dei servizi pubblici. Ad aggravare ulteriormente questa operazione poco trasparente, si rileva che nello schema di convenzione preparata da Bea e soci, accettata a occhi chiusi dalla Giunta di Cesano, sono contenuti alcuni articoli capestro che danneggiano la collettività perché vanificano qualsiasi ipotesi di aumento della raccolta differenziata. Da ultimo, si suggerisce di porre l’attenzione sul fatto che alcuni personaggi che agiscono a favore della casta dei rifiuti, sono i medesimi che agiscono a favore della casta dell'acqua. Entrambi i cicli sembrano separati ma, in realtà, il cerchio magico degli interessi si chiude, facendoci comparire gli stessi personaggi che, in virtù del fatto che trovano compiacenze e connivenze in tutti gli ambiti della vita politica e sindacale, possono permettersi di dettare legge.
Il Comitato Beni Comuni di Monza e Brianza, schierandosi con quanti nei Consigli Comunali intendano abbracciare la causa dei Beni Comuni e smascherare definitivamente le pratiche dall'affarismo, intende proseguire la battaglia anche per vie istituzionali.

Monza 21 ottobre 2012                                
Comitato Beni Comuni MB
http://www.facebook.com/#!/groups/comitatobenicomuni/

venerdì 19 ottobre 2012

Sull'iniziativa PER UNA VARIANTE AL PGT CHE FERMI IL CONSUMO DI SUOLO del 10/10/012


Pubblichiamo di seguito i commenti della stampa sull'iniziativa pubblica di INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE e di SINISTRA E AMBIENTE sulla VARIANTE al PGT. 
Solo un appunto: non concordiamo pienamente con quanto illustrato nell'articolo di Corrado Marelli su Medinforma laddove si afferma "(l'incontro) non ha risposto alla domanda che ne costituiva il tema fondamentale: quali varianti verranno apportate al PGT (Piano di Governo del Territorio) approvato a giugno dal Consiglio Comunale per evitare il consumo di suolo che vi è consentito soprattutto dalla presenza delle zone AT (Are di Trasformazione)?".
L'incontro è stato un primo contributo per CHIEDERE UN'ANIMA AMBIENTALISTA ad una Variante al PGT di Meda che FERMI IL CONSUMO DI SUOLO. E' stato pertanto un piacere constatare che seppur variegato, (per appartenenza politica e per differenza di ruoli) il tavolo dei relatori abbia argomentato riflessioni e posizioni comuni.
Una risposta, anzi, più risposte e una serie di proposte dei relatori sono infatti arrivate.
In esse possiamo registrare un ampio comune denominatore composto da: gli esempi di quanto positivamente attuato da alcune amministrazioni brianzole che hanno rimesso in discussione i vecchi PGT, la volontà e il coraggio POLITICO di dire basta a questa situazione di scempio urbanistico, gli stimoli degli urbanisti a una pianificazione con visione più globale e con al centro l'ambiente, la vivibilità e la viabilità, il richiamo alla trasparenza e alla PARTECIPAZIONE nell'elaborare la Variante e le proposte percorribili per CAMBIARE l'attuale PGT medese.
Su questi aspetti sia il coordinamento INSIEME IN RETE sia SINISTRA E AMBIENTE continueranno a lavorare sul territorio e a "stimolare" l'operato della Giunta Caimi.

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Dal sito Medinforma

Quali varianti al PGT?

Giovedì 18 Ottobre 2012 11:00

L’incontro pubblico organizzato mercoledì 10 ottobre nell’auditorium della scuola media Anna Frank da Sinistra e Ambiente e dal Comitato "Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile", di cui Sinistra e Ambiente fa parte, non ha risposto alla domanda che ne costituiva il tema fondamentale: quali varianti verranno apportate al PGT (Piano di Governo del Territorio) approvato a giugno dal Consiglio Comunale per evitare il consumo di suolo che vi è consentito soprattutto dalla presenza delle zone AT (Are di Trasformazione)? Nonostante lo schieramento di tecnici urbanisti qualificati e di esponenti politici del PD con provate competenze nel settore ed incarichi attinenti, l’incontro è stato sostanzialmente snobbato. C’era più gente in sala Giunta all’incontro sui temi urbanistici, che vedeva come co-relatrice l’Assessore all’Urbanistica, Simona Buraschi, indetto solo una settimana prima dal Presidente del Consiglio Bruno Molteni fra i simpatizzanti di PdL, Lega e PD. L’impressione è stata che gli interessati abbiano inteso che questa volta la proposta proveniva da chi non gestisce il potere, quindi vi si esponevano non vere proposte, ma solo teorie.
Teorie ben fondate ed argomentate esposte da sette relatori.
Paolo Conte, urbanista portavoce del Comitato, ha illustrato la realtà della provincia di Monza e Brianza che risulta quella con il consumo di suolo in assoluto più alto d’Italia (la provincia di Napoli si classifica solo al secondo posto) ed una delle più densamente abitate (2.896 abitanti/kmq.).
All’interno della provincia, il nostro comune è fra quelli più densamente abitati e "consumati": se nel 1954 le aree edificate erano il 25,1% degli 832,31 ettari di superficie complessiva, nel 2007 questa percentuale aveva raggiunto il 69,2%, nel 2009 il 71,3% e con il nuovo PGT raggiungerà il 72,5% (a conferma che la cementificazione cresce). Con questa progressione della cementificazione diventa problematica persino la rigenerazione delle falde acquifere.
L’unico indirizzo urbanistico possibile è quindi il riutilizzo del costruito.
Arturo Lanzani, professore universitario di urbanistica, ha rilevato come in questi ultimi vent’anni il boom edilizio abbia provocato un consumo di suolo non accompagnato ad una crescita economica. E’ semmai cresciuto il patrimonio sottoutilizzato, dismesso e abbandonato, perché gli operatori hanno trovato più comodo e conveniente costruire ex novo su aree libere. Ma questa nuova edificazione ha generato una serie di danni da nuova urbanizzazione. Ha invitato quindi a pensare all’urbanizzazione come a un lago, secondo un’immagine proposta dall’economista Giorgio Ruffolo: una superficie (acquea) che non si espande perché quello che viene immesso è compensato da un pari deflusso. Ha quindi invitato a non aggiungere nuove aree da edificare, anzi a ridurle ("Non è vero che ci sono diritti acquisiti"), perché le aree di trasformazione sono in realtà delle aree di espansione. Per modificare la qualità dell’abitato, anche al patrimonio pubblico andrebbero applicati gli stessi concetti: non c’è bisogno tanto di nuove attrezzature, quanto di spazio di qualità davanti a quelle esistenti.
L’architetto urbanista Matteo Cappelletti ha illustrato esempi pratici di città europee: Waltrop (29.000 abitanti), confrontabile con Meda per dimensioni, La Chaux de Fonds (37.000 abitanti), con la organizzazione razionale degli spazi: centro storico, zona produttiva, verde pubblico, reti di collegamento; Monaco di Baviera, con un enorme parco interno alla città, la mobilità dolce della rete ciclopedonale, che determinano una diversa qualità della vita. A Meda ogni abitante dispone di 1 mq di verde urbano fruibile; a Vienna il rapporto è di 120 mq per abitante.
Alberto Colombo, consigliere comunale di Meda, ha trasferito gli inviti degli urbanisti in proposte concrete per la nostra città: destinare a verde urbano quelle che nel PGT sono inserite come Aree di Trasformazione in via Trieste, via Manzoni, via San Giorgio, via Tre Venezie, via Indipendenza/Lombardia/Piave ("si tratterebbe comunque di miserie rispetto al territorio urbanizzato"), realizzare un percorso ciclopedonale lungo il Tarò, mettere mano al PUT (Piano Urbano del Traffico), stipulare una convenzione per l'apertura al pubblico del Parco di Villa Traversi. Ha proposto anche un censimento degli edifici vuoti e inoccupati, per i quali ha affermato che l'Ufficio Tecnico comunale è all'anno zero.
Ma soprattutto ha invitato la Giunta ad abbandonare la vecchia abitudine di non coinvolgere i cittadini, ad uscire dalle stanze del Palazzo per aprire un confronto pubblico con i cittadini.
Sono seguiti gli interventi più "politici" di Vittorio Pozzati, consigliere PD alla Provincia di Monza e Brianza (Chi amministra decide del territorio e deve stabilire i limiti di occupazione del suolo, dimostrando la capacità di dire basta perchè è stato raggiunto il colmo), di Daniele Cassanmagnago, assessore alle Politiche di Governo del Territorio del Comune di Desio (In funzione del tipo di società che vogliamo, prendere in considerazione gli interessi diffusi prima di quelli particolari e consultare i cittadini costituiti in comitati di partecipazione), Claudio Colombo, avvocato e assessore all'urbanistica del Comune di Monza (Hanno revocato il PGT approvato dalla precedente amministrazione, perchè - ha ammonito - se il Comune rende edificabile un'area, poi è difficile tornare indietro. Si coglie un implicito invito al Comune di Meda a fare altrettanto).
L'invito alla partecipazione di Alberto Colombo ("Chiediamo di essere coinvolti da subito attivamente") è stato ripreso anche dai consiglieri comunali Vermondo Busnelli (Meda per Tutti) e Vilma Galimberti (Lista Buraschi), ma sembra caduto nel vuoto. Il Sindaco Gianni Caimi, intervenuto, ha affermato: "Abbiamo già iniziato la variante, lavorando con professionisti e proprietà". E l'Assessore all'Urbanistica Simona Buraschi ha precisato di avere già incontrato sessanta persone ed ha informato che sul PGT il PD organizzerà un incontro pubblico a novembre.
Evidentemente ognuno ha una propria declinazione del verbo partecipare.
Corrado Marelli
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Da Il Giornale di Seregno del 16/10/012


sabato 13 ottobre 2012

Autostrada Pedemontana e DIOSSINA

Clicca sopra per andare al video

Abbiamo visto con attenzione il video della trasmissione FALO' della Televisione Svizzera Italiana (TSI) girato da Marco Tagliabue.
Un video d'inchiesta che mette a fuoco molte delle criticità sulle alle quali, da tempo, il coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE lavora. Prima fra tutte il pericolo dello sbancamento per la realizzazione della futura autostrada Pedemontana che rischia di riportare in superficie la DIOSSINA.
Il pericolo sussiste anche nell'area prospicente il Bosco delle Querce tra la superstrada e via della Roggia a Seveso.
L'intera area è la ex zona A8, poi divenuta zona B.
Su quest'area NESSUNA BONIFICA degna di tale nome è mai stata fatta: si è solo rivoltata la terra.

Le ex aree A e B contaminate da TCDD (dal libro il Bosco delle Querce di Seveso e Meda di Mario Di Fidio)

Orbene, ora, su questa zona verde è prevista UN'INUTILE quanto dannosa OPERA COMPLEMENTARE della Pedemontana, un raccordo verso l'ex deposito Sidas.
Una strada che è  utile solo ai progetti EDIFICATORI della Giunta sevesina di Donati, che, in piena ex zona A8 e B, mai bonificata, intende edificare capannoni e residenziale. Quindi opere (strada e edifici) con necessità di scavi in profondità che, inevitabilmente riporteranno il terreno contaminato da Diossina in superficie e creeranno rischi per la salute dei cittadini e dei lavoratori coinvolti. Al proposito, parlano chiaro gli stessi prelievi effettuati dalla stessa Soc. Pedemontana nel 2008 (sotto), che ora Lombardo (Amm. Del. della Società) pare voler ignorare.

La tabella riassuntiva dei campionamenti del 2008
Sono proprio le sue dichiarazioni a Falò ad essere stupefacenti se non reticenti. 
Lombardo  addirittura assicura, in merito alla Diossina che "dove noi passeremo non c'è nessun problema", e che non ci sono campionamenti oltre i limiti di legge (vedere il video per credere).
L'Assessore Regionale Cattaneo, più accorto, limita il problema alla sola movimentazione della terra. Donati, Sindaco di Seveso, tenta addirittura di giustificare i dati fuorinorma come causa di una legislazione "troppo severa" posteriore all'apertura di zone "ritenute sicure".
Insomma, solito refrain: MINIMIZZARE prima di tutto perchè, per loro, gli affari arrivano prima della salute, dell'ambiente e della trasparenza.
Peccato che oltre a quanto rilevato nelle uova fatte analizzare da Falò in un laboratorio svizzero che rivelano picchi di DIOSSINA oltre le soglie di legge, anche gli stessi campionamenti eseguiti dalla Soc. Pedemontana e certificati da ARPA (in nostro possesso) dimostrano come nel sottosuolo, la DIOSSINA sia ancora presente in concentrazioni ELEVATE.
Ai Sindaci di Meda e Seveso, ricordiamo che loro sono le prime autorità che devono garantire la salute dei cittadini. 
Rinunci pertanto la Giunta Donati alla bretellina che taglia l'area di via della Roggia nonchè all'inutile progetto edificatorio e accetti di accorpare questa zona verde al Bosco delle Querce. 
Si impegnino entrambi i Sindaci a rendere pubblici i dati dei sondaggi ambientali attuati ad agosto/settembre da Strabag e qualora questi non contemplino la Diossina tra i composti chimici ricercati, chiedano l'applicazione della prescrizione n° 3 del CIPE che lo prevede.

L'articolo de Il Cittadino del 13/10/012

venerdì 12 ottobre 2012

Referendum per ripristinare i DIRITTI dei LAVORATORI

Da metà ottobre 012 parte la campagna di raccolta firme 
per i REFERENDUM SUL LAVORO. 
Si tratta di due referendum: 
il primo per IL RIPRISTINO INTEGRALE DELL'ART. 18 
(abrogando le norme liberiste della legge voluta da Monti e dalla Fornero) 
il secondo PER ABROGARE l'ART. 8 della legge Sacconi 
che permette deroghe pesantissime ai Contratti Nazionali di Lavoro.

SINISTRA e AMBIENTE aderisce alla campagna referendaria 


Ricordiamo che si può firmare anche presso LA SEGRETERIA del COMUNE DI MEDA.