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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

lunedì 13 dicembre 2010

Fermiamo la PRIVATIZZAZIONE della VILLA REALE a MONZA


Riceviamo un appello dal COMITATO per il PARCO di MONZa Antonio Cederna per un azione di bombing mail per tentare di salvare la Villa di Monza dal progetto di PRIVATIZZAZIONE della stessa.
Vi invitiamo ad aderire inviando la mail come sotto descritto.

SINISTRA e AMBIENTE Meda

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Newsletter di ParcoMonza.org

Bar, box shop e ristorante: 

questo il futuro della Villa Reale di Monza?

Nell'immagine: il Corpo Centrale, la porzione dell'Ala Nord e la Corte Centrale della Villa oggetto della concessione



Gentili sostenitori della Villa Reale di Monza,

il 29 novembre, sollecitata da mesi a dare spiegazioni circa il destino della Villa Reale, la società Infrastrutture Lombarde S.p.A. (ILSPA), il cui unico socio è Regione Lombardia, che ha emesso il bando di concorso comprensivo delle destinazioni d'uso, ha presentato delle diapositive intese a chiarire cosa s’intenda fare della Villa Reale di Monza.

La Villa Reale sarà ceduta al privato vincitore e destinata ad attività commerciali, alta ristorazione, spazi espositivi, ( il privato che vincerà il bando deciderà come usarli) alle seguenti condizioni:

- 30.000 euro di affitto all'anno: ILSPA indica 1.4 milioni perche’ moltiplica il canone per gli anni di concessione

30.000 x 30 anni = 900.000 e aggiunge 500.000 euro ( cioè 5 per mille del fatturato, stimando evidentemente un fatturato per il privato di circa 3,3 milioni di euro all'anno).

- a fronte di un esborso privato di 6,7 milioni di euro ( incluso il 20% di IVA che il privato recupera )

- e di un esborso pubblico di 20,5 milioni di euro

E' vergognoso come l'amministratore di ILSPA (Rognoni), il delegato alla Villa Reale della Regione Lombardia (Magnano), il Presidente del Consorzio (Mariani, che è anche sindaco di Monza) e il direttore del Consorzio (Petraroia), si siano prodigati nel dire che la Villa Reale sarà pubblica: certamente i negozi e il ristorante non possono vivere senza clienti.

Evidenziamo poi che il sindaco di Monza non si vergogna di vantarsi che questa soluzione non procurerà esborsi alla cittadinanza monzese.

Sono dunque evidenti e gravi l’irregolarità e l’irresponsabilità circa la destinazione d’uso, la valorizzazione storica, la salvaguardia della conservazione del monumento, che contrastano con le leggi che la Sopraintendenza e il Ministero dei Beni Culturali dovrebbero far rispettare. Percio’


vi chiediamo di inviare il testo qui sotto
e di chiedere ai vostri amici di fare altrettanto,
con lo scopo di aumentare ancora la nostra pressione.

Sopraintendenza e Ministero non potranno ignorare le tante mail che riceveranno (sono 10.000 le firme raccolte). Forse pensano di intervenire a lavori iniziati, ma, quando entrerà una ruspa, non si potrà più tornare indietro.

Grazie del Vostro Aiuto!
il gruppo "la Villa Reale è anche mia!

---------- testo della mail ----------

Gentile  Soprintendente Dott. Alberto Artioli,

e p.c. Direzione Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale - Ministero dei beni culturali

OGGETTO: VILLA REALE DI MONZA  - SPAZI COMMERCIALI AI PRIVATI?


Buongiorno, seguo da tempo la situazione preoccupante che riguarda la Villa Reale di Monza.
Sebbene possa comprendere la necessità di accedere a un intervento di tipo privato nella gestione della Villa Reale, abbandonata già da decenni ad un tragico destino, si dice per mancanza di fondi, non comprendo invece come possano mancare i fondi per intervenire su un tale  bene storico, paesaggistico e culturale, da parte della Regione e di uno dei comuni più ricchi d’Italia.

Esprimo tuttavia perplessità nel valutare i requisiti richiesti dal bando indetto da Infrastrutture Lombarde S.p.A. che, come da documentazione e capitolato, propone uno stralcio del progetto vincitore del concorso internazionale (c.d. progetto “Carbonara” ).

Desta molta preoccupazione sia la previsione di avere all'interno della Villa Reale spazi destinati ad attività commerciali - chiamati sul bando "box", lasciando quindi intendere una sorta di piccoli locali ritagliati all'interno dei grandi saloni - che di destinare un intero piano, il Belvedere,  alla “alta" ristorazione - destinazione che chiaramente richiede infrastrutture invasive.

A parte la sproporzione fra superficie destinata ad attività commerciali rispetto a quelle genericamente dette istituzionali, mi chiedo se questo progetto garantisca la tutela della conservazione e valorizzazione culturale del monumento e  se questo uso sia compatibile con il suo carattere storico e culturale.

Sottolineo, inoltre, che la necessaria garanzia di utilizzo pubblico sarebbe garantita dal fatto che ristorante e negozi sono fruibili dal pubblico. Ciò, più che un’apertura al pubblico, sarebbe meglio definibile come una mera necessità per il successo dell'attività economica del futuro concessionario, il quale avrà peraltro in gestione una superficie di circa 9.000 mq per 30.000  euro all'anno di affitto, per  30 anni, a fronte di un intervento di 5 milioni di euro, mentre l’ investimento pubblico  sarà di 19 milioni.

Come si può vincolare un tale bene storico e culturale in questo modo e per 30 anni?

Ho la convinzione che voi, quali garanti istituzionali della tutela del patrimonio storico e culturale, sappiate spiegarmi cosa non mi riesce di comprendere o forse ho erroneamente inteso.

Ringraziando in anticipo per la vostra attenzione, saluto cordialmente


Per inviare la mail clicca qui

domenica 12 dicembre 2010

ACQUA PUBBLICA: passo in avanti verso IL REFERENDUM


Care/i,
poco fa presso la sede del Comitato Promotore referendario è stata notificata l'ordinanza della Corte Suprema di Cassazione (scaricabile al seguente link: www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/materiali/Ordinanza_Cassazione_7_dicembre_2010.pdf) 
con cui si dichiarano legittimi i tre quesiti referendari.

In particolare nell'ordinanza si specifica quanto segue:
- è stato accertato il superamento del numero di 500.000 firme necessarie per ciascun quesito;
- non si procede alla concentrazione del nostro 2° quesito con quello promosso dall'IdV;
- si estende il 1° quesito con la seguente frase "nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale";
- si estende il 2° quesito con la seguente frase "nel testo risultante dall'articolo 12 del d.P.R. 7 settembre 2010 n. 168".

Raccolta firme di SINISTRA e AMBIENTE a Meda
Va sottolineato come le suddette modifiche non incidono minimamente sul contenuto dei quesiti.
Si tratta di un risultato che tutte e tutti ci attendevamo!
Si tratta di un ulteriore passo in avanti verso i referendum per l'acqua pubblica!
Si tratta di una conferma dello straordinario lavoro svolto dal popolo dell'acqua!

Avanti tutta verso la riappropriazione sociale dell'acqua!

Un saluto.
Paolo Carsetti

Segreteria Comitato Promotore Referendum Acqua Pubblica
Via di S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma
Tel. 06 6832638; Fax.06 68136225 Lun.-Ven. 10:00-19:00; Cell. 333 6876990

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COMUNICATO STAMPA

Referendum acqua, via libera della Corte di Cassazione


La Corte di Cassazione ha comunicato oggi al Comitato Promotore dei Referendum per l'acqua pubblica, l'avvenuto conteggio delle firme necessarie alla richiesta dei referendum. Un passaggio scontato dopo la straordinaria raccolta firme che ha portato alla Corte, lo scorso luglio, 1 milione e 400 mila sottoscrizioni. Adesso tocca alla Corte Costituzionale dare il via libera ai quesiti entro la metà di febbraio, mentre la data del voto è prevista nella primavera 2011.

Con l'avvicinarsi del voto popolare si fa sempre più pressante la richiesta di moratoria sulle scadenze del Decreto Ronchi, almeno fino a quando gli italiani non i saranno espressi.

Quello della Cassazione è un altro passo avanti nel percorso referendario e nella battaglia per la ripubblicizzazione dei servizi idrici.
Siamo sempre più vicini alla liberazione del bene comune acqua dalle logiche del mercato e del profitto.

Roma, 9 dicembre 2010

Ufficio Stampa Comitato Referendum Acqua Pubblica

giovedì 9 dicembre 2010

PER NON DIMENTICARE GLI OMICIDI SUL LAVORO


Sono passati 3 anni dalla STRAGE della THYSSENKRUPP di Torino in cui persero la vita, 7 lavoratori. NOI NON DIMENTICHIAMO e per questo vi proponiamo un intervento tratto dal sito nomortilavoro e un drammatico filmato di allora.
Nulla purtroppo è cambiato da allora. Altri lavoratori sono morti, altri lavoratori hanno subito infortuni ed incidenti nelle aziende ove lavoravano. Aziende spesso INADEMPIENTI sulla SICUREZZA, aziende che antepongono IL PROFITTO alle condizioni di lavoro dei loro dipendenti.
Le famiglie dei 7 morti della Thyssenkrupp ancora attendono GIUSTIZIA e ancora assistiamo alle INDECENTI DICHIARAZIONI di chi HA LA RESPONSABILITA' DI QUESTI OMICIDI perchè tali sono.

Per non dimenticare.



La spoon river torinese: Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe De Masi. 
Sono morti uno dopo l'altro.
L'amministratore delegato della Thyssenkrupp Harald Estenhan è accusato di omicidio volontario con dolo eventuale. Gli altri cinque dirigenti e dipendenti della ThyssenKrupp e la ThyssenKrupp come persona giuridica sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo con colpa cosciente. 
In più ai sei imputati è stata contestata anche l'omissione dolosa di cautele antinfortunistiche.
119 violazioni delle norme di sicurezza riscontrate dall'Asl, tagli alla sicurezza persino imbarazzanti. 

Nei pressi della maledetta linea cinque gli estintori erano fuori uso (trentadue estintori, trentadue irregolarità), irregolarità nelle misure di sicurezza, nei portoni d'accesso, nei controlli, nel telefono d'emergenza. 
Tre anni maledetti anni. In cui nulla è cambiato si continua a morire di e sul lavoro.
E' l'inferno qui muoiono tutti disse uno dei soccorritori. "In 32 anni di servizio ho visto tanti morti ma mai qualcosa di simile" ispettore dei vigili del fuoco. Una sagoma gridava "Non voglio morire". Una sagoma gridava, poi si è accasciata. "Ci sono i nostri compagni li sentiamo gridare". "Le palpebre si sono sciolte, anche le guance". "Aiutatemi non fatemi morire". "Mi è già capitato di parlare con chi sta per morire. Vorrei toccarlo fargli sentire che non è solo".
Stralci di racconti dei soccorritori. A leggere questi racconti mi si è stretto il cuore. Spero che leggano anche i dirigenti della Thyssen e siano perseguitati dal ricordo e da queste urla di dolore per tutta la vita.
Intanto si chiede giustizia.

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Processo ThyssenKrupp

Son trascorsi 3 anni dal rogo della TyssenKrupp dove morirono 7 operai nel frattempo, ogni anno, la media dei morti sul lavoro è sempre sopra i 1200, oltre 1 milione di incidenti e decine di migliaia di invalidi.
Il giorno della strage
La precarietà, connessa all’insicurezza degli impianti-cantieri, è diventata la regola, ovvero la pianificazione delle stragi da lavoro: continuiamo con le denunce – proteste, sapendo che solo la progressiva lotta per liberarci dal lavoro salariato  ci affrancherà da questa mostruosità.

I funerali: in prima fila, con il giornale in mano il padre di una delle vittime
Sono passati tre anni esatti dalla notte che ha cambiato Torino. Nella città dove è nato il movimento operaio e dove ancora oggi si detta la politica industriale, sette operai sono stati arsi vivi dall’incendio scoppiato alle acciaierie della ThyssenKrupp di corso Regina Margherita. Stavano svolgendo il loro turno di notte. Una tragedia, resa ancora più crudele dalla morte lenta ma inesorabile delle ustioni. Si sono spenti l’uno dopo l’altro, gli operai della Thyssen. Giuseppe De Masi, l’ultimo ad andarsene, è deceduto ventiquattro giorni dopo il rogo. Una lunga agonia. Aveva solo 26 anni. Prima di lui era toccato ad Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo e Rosario Rodinò. Cosa resta di loro? Resta il dolore. Ovvio. Ma resta anche un processo che sta dettando nuove regole per le morti bianche.
Harald Espenhanh
Harald Espenhanh, amministratore delegato della ThyssenKrupp di Terni, è accusato di omicidio volontario. Un’ipotesi di reato mai imputata a un alto dirigente di azienda per un infortunio sul lavoro. La requisitoria dei pubblici ministeri Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso si sta avviando alla conclusione e, nei prossimi giorni, la parola passerà alle parti civili.
Tra queste ci sono anche i sindacati di Fiom , Fim e Uilm. I sindacati compaiono nel processo come rappresentanti dei lavoratori.
Non si tratta solo di tutelare chi è morto, ma anche quei colleghi che lavoravano nelle stesse condizioni e che avrebbero potuto trovarsi al posto dei sette operai bruciati vivi. Condizioni che, secondo l’accusa, sono la causa dell’incendio: sporcizia, imperizia, abbandono, mancata osservanza delle norme e dei dispositivi antincendio.  
ThyssenKrupp sapeva – è la tesi della pubblica accusa – ma ha dirottato i soldi destinati alla sicurezza verso lo stabilimento di Terni. Quello di corso Regina Margherita a Torino era in dismissione.
I parenti delle vittime al processo con sulle magliette le foto dei lavoratori morti
I sindacati hanno da poco firmato una letta con la quale s’impegnano a utilizzare i soldi dell’eventuale risarcimento danni per dare vita e finanziare progetti formativi destinati a lavoratori e rappresentanze sindacali.
Un modo per ricordare i caduti della Thyssen, un modo affinché la loro tragedia serva per migliorare la conoscenza e le condizioni lavorative dei loro colleghi ancora oggi in attività. Ricordare i sette operai della ThyssenKrupp significa anche non dimenticarsi di chi è rimasto. Come i trenta lavoratori ancora in forza alla ThyssenKrupp.
I sindacati sono ancora in attesa di un incontro richiesto a fine novembre agli assessori al Lavoro di Comune, Provincia e Regione. Il 31 dicembre scadrà il loro periodo di cassintegrazione e se non si troveranno ulteriori strumenti, per loro non rimane altro che la mobilità.

mercoledì 8 dicembre 2010

Mafia in Brianza: maxi sequestro di beni

Grande operazione 
di attacco ai beni della 'ndrangheta brianzola.

'Ndrangheta, sequestri agli affiliati
a Desio, Seregno, Lissone, Meda, Limbiate e Cogliate

Uno dei sequestri
Monza - Sequestri ai boss della 'ndrangheta anche a Limbiate, Meda e Cogliate. 
Ecco l'elenco completo dei beni sottratti agli affiliati delle «locali» della Brianza dopo l'operazione in Infinito di luglio, su disposizione del giudice per le indagini preliminari Andrea Ghinetti.

DESIO: Terreno da 2200 metri quadri in via Risorgimento, di Domenico Pio; Porzione di fabbricato composto da un locale rustico al piano terra, con area scoperta sovrastante, in via Lampugnani 4, di Natale Marrone; Capannone artigianale con ufficio, deposito e altra piccola area in via Milano 89 di Natale Marrone; Appartamento composto da tre locali, cantina, quattro vani ad uso deposito con terrazzo al piano sottotetto, due vani autorimessa al piano interrato in via Pallavicini 54 di Natale Marrone

SEREGNO: in via Umberto I 59, nel complesso “residenza Umberto I” e box di Rocco Cristello; Villino ad uso abitazione in via Rossini 57 con giardino e due autorimesse di Antonino Tripodi; Capannone adibito a laboratorio artigianale in via Marsala 30 angolo via Calatafimi di Natale Marrone; Appartamento in viale Edison 54 di Francesco Di Palma; Magazzino in via Galilei di Pio Domenico

COGLIATE: Appartamento in via Ai Campi 4 e vano autorimessa di Vincenzo Domenico Pelagi LIMBIATE: Abitazione in via Bolzano 4, magazzini e locale deposito di Antonino Lamarmore

GIUSSANO: Terreno di Claudio Formica; Abitazione in via Cavour 79 di Claudio Formica; Abitazione e box in via Pascoli 33 di Claudio Formica; Abitazione in via Boito 11 di Antonio Stagno; Abitazione in via Boito 23 di Antonio Stagno

CESANO MADERNO: Villa su tre piani in via Verbano 1/B con cantina, deposito, due box di Natale Marrone; Appartamento in via Podgora di Ignazio Marrone; Autorimessa in via Podgora angolo via Tarcisio di Ignazio Marrone; Appartamento in via Liberazione 6 di Giuseppe Sgrò

MEDA: Immobile in via Milano 11 di Domenico Cammareri


Durante il sequestro
Una ventina di beni, tra appartamenti, terreni, magazzini e capannoni, sono stati sequestrati ieri mattina in Brianza dalla Guardia di Finanza di Milano, nell'ambito dell'operazione “Infinito” che ha portato lo scorso luglio all'arresto di oltre 300 affiliati della ‘ndrangheta, di cui più della metà in Lombardia. Il maxisequestro preventivo ha coinvolto in pieno il territorio brianzolo, in particolare a Desio, Seregno, Cesano Maderno, Giussano e Cabiate, dove erano attivi i “locali” scoperti e sgominati la scorsa estate dai carabinieri del nucleo investigativo di Monza e delle compagnie di Desio e Seregno, coordinati dal sostituto procuratore di Monza Salvatore Bellomo. Le indagini delegate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Milano al Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza hanno dimostrato la disponibilità effettiva degli immobili agli affiliati, anche se spesso i beni erano intestati a famigliari o prestanome.
Nel complesso, l'operazione di ieri, denominata “Neverending”, ha portato al sequestro di beni per 15 milioni di euro: 39 abitazioni, 37 box, 14 locali commerciali o magazzini, 6 aree edificabili nelle provincie di Monza, Milano, Varese, Pavia, Bergamo, Como, Lecco, Catanzaro, Crotone, Vibo Valentia e Reggio Calabria

In Brianza sono stati individuati beni riconducibili agli affiliati finiti in carcere lo scorso mese di luglio, membri dei “locali” di Desio e Giussano-Seregno. 

I sequestri a Desio - In particolare, a Desio sono stati posti i sigilli A un terreno riconducibile a Pio Domenico; una porzione di fabbricato in via Lampugnani 4, un capannone in via Milano 89, un appartamento di via Pallavicini 54 di Natale Marrone. 

Cesano Maderno - A Cesano spicca una villa, in via Verbano 1, su tre piani, riconducibile sempre a Natale Marrone. E ancora, a Cesano sono stati sequestrati un altro appartamento di Ignazio Marrone (fratello di Natale) e un secondo appartamento di Giuseppe Sgrò, in via della Liberazione.Seregno -

A Seregno sotto sequestro un magazzino in via Galilei, di Pio Domenico, un'abitazione in via Rossini 57 di Antonino Tripodi, un laboratorio artigianale in via Marsala 30 di Natale Marrone, un appartamento in via Edison di Francesco di Palma e un appartamento in un residence, in via Umberto I riconducibile agli eredi di Rocco Cristello. 
Al fratello di Rocco, Francesco, era intestato anche un box autorimessa di Cabiate. 

Sempre a Cabiate sono stati sequestrati un fabbricato (via Istria) e una villetta (via Venezia). 

A Giussano sotto sequestro un terreno, un'abitazione in via Cavour riconducibile a Claudio Formica e altri due appartamenti in via Boito di Antonino Stagno.
I sequestri, disposti dal Gip di Milano Andrea Ghinetti, sono finalizzati alla confisca. Le indagini hanno rivelato infatti una sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio accumulato dagli indagati.  
Molti di loro risultavano nullatenenti, ma poi riuscivano a pagare il mutuo per comprare case e terreni. 
Alcuni dei beni sequestrati stavano per essere venduti; per questo i pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano coordinati da Ilda Boccassini hanno disposto il sequestro d'urgenza di tutti i beni individuati nelle indagini patrimoniali, che hanno coinvolto 1600 persone. “L'aggressione al patrimonio dell'ndrangheta è avvenuto grazie a una sinergia operativa”, hanno sottolineato in conferenza stampa il generale Attilio Jodice, comandante provinciale della Guardia di Finanza, e il colonnello Sergio Pascali, comandante provinciale dei carabinieri.

Paola Farina
da Il Cittadinomb.it

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Dal sito MILANOMAFIA 
vi invitiamo a leggere la documentazione relativa all'inchiesta sulla 'ndrangheta in BRIANZA

OPERAZIONE INFINITO - NEW

Maxi-blitz  contro la 'ndrangheta. I DOCUMENTI

Ecco l'ordinanza di custodia cautelare   d
el caso Perego scavi e dell'operazione Infinito dei carabinieri di Monza

L'ordinanza, firmata dal gip Gennari sul caso Perego Scavi e quella del gip Ghinetti sull'inchiesta Infinito sono scaricabili nella sezione documenti. Si tratta del documento che ha portato all'arresto dei responsabili  delle famiglie mafiose della Brianza e del Milanese. 

Le ordinanze sono scaricabili cliccando quì: I DOCUMENTI

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RICORDIAMOCI ANCHE 
di QUELLI CHE ........... LA MAFIA NON ESISTE !


Ai nostri lettori, vogliamo ricordare (senza MEMORIA non c'è STORIA) le SCONSIDERATE dichiarazioni di alcuni politici e figure istituzionali di primo piano che ebbero a dichiarare: "in Lombardia la MAFIA non esiste" o che s'opposero all'istituzione di Commissioni Antimafia.



sabato 4 dicembre 2010

L'indecenza imprenditoriale

MARCHIONNE e la FIAT insistono:
il CONTRATTO NAZIONALE va SPAZZATO VIA.


L'avevamo detto che FIAT e Marchionne avrebbero riproposto la loro ricetta indigesta per i lavoratori, replicando la vicenda di Pomigliano. Ora IL RICATTO è sull'unità produttiva di MIRAFIORI a Torino.
Marchionne, non si limita a voler IMPORRE turni di lavoro di 10 ORE, mancato pagamento dei primi 3 giorni di malattia nonchè condizioni capestro che, di fatto, impediscono l'esercizio del DIRITTO DI SCIOPERO, vuole anche l'azzeramento del CONTRATTO NAZIONALE e l'imposizione di contratti individuali ai lavoratori dello stabilimento torinese.
FIAT pretende che il sindacato abdichi e i lavoratori diventino SCHIAVI senza alcuna tutela.
Quest'arroganza da PADRONE DELLE FERRIERE OTTOCENTESCHE, quest'indecenza, da CAPITALISMO STRACCIONE assistito con anni di finanziamenti pubblici e sgravi fiscali, merita una risposta collettiva alta poichè ancora una volta, sono in gioco i LEGITTIMI DIRITTI DEI LAVORATORI.


Il Manifesto


Liberazione
 

venerdì 3 dicembre 2010

I monumenti non si toccano. Salviamo il Bosco delle Querce !


Senza risposte (vere) 
nessuna memoria è possibile

Il nuovo svincolo di Pedemontana ed i cantieri connessi previsti
cancellano la porzione di Bosco delle Querce di Meda
.
Comunicato di Insieme in rete per uno sviluppo sostenibile

Il Bosco delle Querce non è un monumento vegetale, è un monumento e basta. Il Bosco delle Querce, per di più, non è un monumento casuale, ma è un monumento intenzionale. E’ stato, infatti, voluto dai lombardi, per mezzo della Regione Lombardia nel 1983, come monito per ricordare ai posteri (cioè a parte di noi, e sicuramente alle generazioni a venire) le dolorose conseguenze del disastro ambientale della diossina proveniente dall’esplosione del reattore dell’industria ICMESA nel 1976, che ha causato l’inquinamento di una grossa fetta della Brianza, la morte di piante e animali, e l’allontanamento di tanti uomini e donne dalle loro case, dalle loro radici. 

Quel fatto, causato dall’inosservanza delle più elementari norme di sicurezza, ha impressionato l’Europa ed il mondo intero, tanto che la Comunità Europea emanò nel lontano 1982 la direttiva n° 82/501 relativa ai rischi di incidenti rilevanti connessi con determinate attività industriali. Era – ed è – la cosiddetta “Direttiva Seveso”.

Oggi, nel 2010, questo Monumento è in pericolo. Regione Lombardia infatti, avvallando il progetto definitivo di Autostrada Pedemontana, ne permette lo sbancamento, dimenticando la sua potente valenza simbolica di monito contro un progresso accecato dal profitto a qualsiasi costo e dalla fretta, gli stessi motivi che causarono quel disastro del 1976. Altri alberi piantumati al posto di quelli che il progetto prevede di togliere e nuovi ampliamenti – per altro già adesso necessari, visti gli altissimi indici di consumo di suolo della Brianza anche senza Pedemontana – non saranno mai uguali a “quegli” alberi piantati per ricordare il disastro del 1976. 
Come età certamente, le querce hanno adesso un’imponenza quasi trentennale (andatele a vedere), ma soprattutto come monito, come ricordo, come gesto, come cancellazione della storia recente della Lombardia.

Come coordinamento da subito ci siamo mossi per cercare di evitare il ripetersi di questi errori (e di altri, perché il tracciato ne contiene ancora molti…): appuntamenti con le amministrazioni coinvolte; audizioni alle commissioni territorio; azioni pubbliche sul territorio e sulla stampa; che sono servite ad animare il dibattito in Parlamento ed in Regione (si rimanda al nostro sito per chi fosse interessato ad approfondimenti nel merito: www.alternativaverde.it/rete), ma senza risultato, se non ricevere evasive risposte che apprendiamo a mezzo stampa che tuttavia non rispondono al problema da noi posto: chi vuole salvare il Bosco delle Querce? 
Si è però ancora in tempo per salvarlo, e la soluzione è molto facile – l’abbiamo proposto – basterebbe mantenere l’attuale raggio di curvatura della Milano-Meda. 
Come? Mettendo un limite di velocità agli automezzi in quel tratto di Autostrada. Non è così difficile. Non si sta chiedendo la luna, solo un limite di velocità, quante autostrade italiane hanno questi limiti? Questa semplice soluzione sarebbe per altro ai sensi della legge: le prescrizioni del CIPE, infatti, chiedono un progetto rivisto che salvaguardi il Bosco delle Querce, perché la Regione Lombardia non conferma di voler rispettare queste prescrizioni del Ministero? Perché il progetto rivisto alla luce delle prescrizioni del CIPE non è ancora stato reso pubblico e accessibile alla popolazione?

Questa storia ricorda le vicende di più di un secolo fa di un altro Monumento, sopravvissuto ai lombardi (ad alcuni per lo meno) ed ai loro progetti viabilistici non sempre indovinati, e fortunosamente giunto sino a noi: il Castello Sforzesco di Milano, tanto caro ai lombardi (per lo meno ad alcuni).

Siamo sul finire del XIX secolo, e lo sviluppo di Milano si era realizzato nella direzione nord-est, mentre nella direzione opposta, a poca distanza dal Duomo, si trovavano aree inedificate. Lo sventramento del Castello Sforzesco, previsto e attuato già dal 1880, per la realizzazione dell’asse stradale che unisce il Cordusio al Castello, l’attuale via Dante, aveva una sua "naturale" prosecuzione su Corso Sempione, resa però impossibile da una barriera fisica, costituita appunto dal Castello, che avrebbe spezzato la continuità del tessuto edilizio e della viabilità urbana. La presenza dell’Arco della Pace invece, era considerata quale motivo di valorizzazione delle nuove edificazioni, mentre al contrario l’antica struttura fortificata, era valutata, non soltanto agli occhi interessati degli speculatori, come un edificio privo di valore. I progetti di edificazione si susseguono quindi rapidamente, variano dall’ipotesi di totale abbattimento del 1880, all’idea della permanenza della corte della Rocchetta fino alla decisione del consiglio comunale, del 1884, di conservare anche la corte Ducale, arrivando infine al 1886, quando si decide di salvaguardare l’intera struttura fortificata a cui oggi siamo abituati, e che nessuno si sognerebbe di alterare (forse…). Il successivo restauro del Castello, avvenuto per opera dell’arch. Luca Beltrami – un grande milanese che oggi riposa al famedio di Milano – dopo il suo salvataggio dalle mani degli speculatori, è duplice ma unitario: si tratta di recuperare un importante documento del passato, di trarre dalla sua presenza conseguenze per il presente.

Esattamente il ruolo che il Bosco delle Querce dovrebbe avere per noi oggi: ricordarci, tramite la sua presenza fisica, un avvenimento estremamente negativo del passato, dal quale trarre importanti conseguenze per il presente. Un monito che dovrebbe servire a non compiere gli stessi errori. Maggiormente utile ad un contestato EXPO in divenire – dedicato alla sostenibilità ambientale – se preservato da Pedemontana ed ulteriormente ampliato, piuttosto che sbancato e ridotto ad ombra di se stesso per mezzo della scriteriata realizzazione di svincoli, rotonde, curve veloci ed aree di cantiere.

Il Castello Sforzesco più di un secolo fa è riuscito a salvarsi da un’equivoca idea di sviluppo, grazie a pochi ma grandi ed avveduti uomini, riusciranno i lombardi di oggi a salvare il Bosco
delle Querce?

Ai posteri l’ardua sentenza…


INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE

Omaggio a Mario Monicelli

Negli episodi di AMICI MIEI di Mario Monicelli c'è questa fantastica sequenza cinematografica ove i "soliti amici" vanno in un paesino e fanno credere agli abitanti che abbatteranno le loro case per costruire un'autostrada.
Sarà forse lo stile che utilizzeranno per far passare il PROGETTO SECRETATO della PEDEMONTANA ?

SI ALL'ACQUA PUBBLICA, NO ALLA PRIVATIZZAZIONE


Il popolo dell'acqua 
torna in piazza!

Il 4 dicembre 2010 in tutta Italia i movimenti per l'acqua pubblica torneranno in piazza. Iniziative in tutte le regioni (leggi qui quali - in aggiornamento) daranno vita a nodi pulsanti di una rete che, da nord a sud, difende dalla privatizzazione un bene primario come l'acqua.

Ma la nostra battaglia non è solo di resistenza perché abbiamo rilanciato, contro una cinica e neoliberista visione della realtà, una serie di possibilità che tracciano un'alternativa possibile alla gestione del servizio idrico.
La creazione di enti di diritto pubblico che garantiscano la collettività dalle speculazione delle multinazionali e dei poteri forti di casa nostra sostenuti in maniera bipartisan; ma anche la prospettiva di un nuovo pubblico non statalista che faccia della partecipazione dei cittadini e dei lavoratori le gambe su cui muoversi. Ma soprattutto che venga garantita la ripubblicizzazione dell'acqua e che venga garantito un diritto di tutti noi!
In quella giornata chiederemo innanzitutto la moratoria sulle scadenze previste dal “decreto Ronchi”, ovvero lo stop immediato della messa a gara dei diversi servizi idrici, e sulla normativa di soppressione delle Autorità d’Ambito territoriale. Questo almeno fino a quando i cittadini e le cittadine non si saranno potute esprimere attraverso un referendum che 1.400.000 persone hanno chiesto che venga realizzato. Chiediamo da subito che la consultazione venga comunque effettuata entro, e non oltre, il 2011.
Per questa battaglia è necessario l'impegno e l'attivazione di tutti e di tutte per poter garantire la forza, la partecipazione e l' indipendenza di un percorso che difende un bene comune fondamentale per la vita. 
Per questo avviamo una campagna di autofinanziamento per rendere autonomo economicamente questo movimento, per poter affrontare al meglio la campagna referendaria e poter sostenere la sua comunicazione ed organizzazione. Lo facciamo attivando due strumenti: la donazione e la sottoscrizione con restituzione, con i quali chiunque, con qualunque cifra potrà sostenere ed attivarsi.
Vinciamo insieme i referendum !

L'acqua è un diritto. 
La privatizzazione ce la toglie. 
Fermiamoli.

martedì 23 novembre 2010

Proposta d'iniziativa Consiliare del PD in Prov. di MB per il PARCO REGIONALE della BRUGHIERA


I rappresentanti del Comitato per il Parco Regionale della Brughiera si sono incontrati più volte con i Consiglieri della Prov. di MB del PD. Su loro segnalazione sono anche stati invitati ad un'audizione presso la Commissione Ambiente della Prov. di MB.
Dopo questi passaggi, dopo uno scambio di documentazione sull'argomento, il PD ha presentato una PROPOSTA di DELIBERA di INIZIATIVA CONSILIARE ove si chiede che la Prov. di MB si esprima favorevolmente per l'istituzione del PARCO REGIONALE DELLA BRUGHIERA.
A seguire,il comunicato del PD che illustra quest'iniziativa senz'altro positiva per il COMITATO e per l'AMBIENTE.


Comunicato stampa.

Parchi: PD in provincia di Monza chiede che quello della Brughiera Briantea diventi regionale

Monza, 19 novembre 2010
Una proposta di delibera di iniziativa consiliare per “promuovere” il parco di interesse locale della Brughiera Briantea a parco regionale, è stata presentata dal PD in Consiglio provinciale di Monza.
Il parco si estende sul territorio di 10 comuni, di cui 2 nella provincia di Monza (Lentate sul Seveso e Meda) e 8 in quella di Como. E’ dal 1994 che si discute della trasformazione da parco locale a regionale anche su pressione delle associazioni ambientaliste che, forti di una recente petizione sostenuta da 4 mila firme, hanno rilanciato la richiesta alle province interessate e alla Regione. Il comune di Meda nel 2009 si è espresso formalmente a favore della trasformazione.

Elio Ghioni (PD Prov di MB)
A illustrare la proposta in Consiglio, sostenuta anche da IDV e dalla Lista Civica, è stato il consigliere del PD Elio Ghioni: “Già nel 1997 Regione Lombardia si era detta disponibile all’istituzione del parco regionale tanto che ne aveva già predisposto i nuovi confini. Da allora però non se ne è fatto più niente. Con la nostra iniziativa, che rilancia la richiesta delle associazioni ambientaliste, dei cittadini e dei comuni che con atti formali si sono detti favorevoli, chiediamo che la Provincia di Monza faccia la sua parte per accelerare l’iter e che si attivi per sensibilizzare adeguatamente la Provincia di Como e Regione Lombardia”.



Il Lago Azzurro nel Parco della Brughiera (Comune di Lentate sul Seveso)
Ecco il testo della Delibera di Consiglio depositata nell'assise della Prov. di MB dal PD.
Informeremo i nostri lettori sull'esito della delibera appena la stessa verrà messa in discussione e votata.

Prot. n.

PROVINCIA DI MONZA E DELLA BRIANZA
CONSIGLIO PROVINCIALE

Oggetto: Trasformazione del Parco Brughiera Briantea 
in Parco Regionale.


Deliberazione del Consiglio Provinciale


IL CONSIGLIO PROVINCIALE

Visti:
  • l’articolo 42 del D.Lgs. 18/8/2000 n. 267;
  • la legge istitutiva della Provincia di Monza e della Brianza dell’11.06.2004 n. 146;
  • l’articolo 19, comma 1, lett. e) e comma 2 del D.Lgs. 18/8/2000 n. 267;
  • l’articolo 20 del D.Lgs. 18/8/2000 n. 267;
Richiamate:
  • la delibera n. 4 del 24.02.2009 dell’Assemblea del Consorzio del Parco Brughiera Briantea con la quale si invitano i Comuni consorziati:
  1. di Lentate sul Seveso;
  2. di Mariano Comense;
  3. di Cabiate;
  4. di Meda;
  5. di Brenna;
  6. di Carimate;
  7. di Carugo;
  8. di Cermenate;
  9. di Figino Serenza;
  10. di Novedrate;
a voler esprimere la propria posizione in merito all’istituzione di un Parco regionale che comprenda il territorio attualmente incluso nel Parco di Interesse Sovracumunale della Brughiera Briantea;
  • la delibera n. 48 del 22.12.2009 del Comune di Meda, compreso nel territorio della Provincia di Monza e della Brianza, con la quale si esprime parere favorevole per la trasformazione del Parco Brughiera Briantea in Parco regionale;
Considerato che:
  • la Provincia di Monza e Brianza intende attivare strategie che consentano di salvaguardare maggiormente le aree verdi del proprio territorio;
  • il presente argomento è stato trattato in Commissione Consiliare “Energia, Ambiente, Ecologia, Agenda 21, Agricoltura e Fauna” del 19.10.2010;
Ritenuto:  
  1. di manifestare intenzione favorevole all’istituzione del Parco Regionale che comprenda il territorio della Provincia di Monza e della Brianza attualmente incluso nel PLIS della Brughiera Briantea;
  2. di esprimere la volontà di attivare le necessarie procedure per trasformare il PLIS in Parco regionale.
Dato atto che sul presente provvedimento si prescinde dall’acquisizione dei pareri di cui all’art. 49, comma 1, del D.Lgs. 18/8/2000 n. 267, in quanto trattasi di mero atto di indirizzo;
D E L I B E R A

  1. di manifestare intenzione favorevole all’istituzione del Parco Regionale che, oltre ai Comuni rientranti nella Provincia di Como, comprenda il territorio della Provincia di Monza e della Brianza attualmente incluso nel PLIS della Brughiera Briantea;
  2. di esprimere la volontà di attivare le necessarie procedure presso le varie sedi istituzionali (Regione, Provincia di Como, Comuni interessati, ecc…) affinché si dia corso alle procedure necessarie per la trasformazione del PLIS Parco della Brughiera Briantea in Parco Regionale

Alla REGIONE LOMBARDIA NON INTERESSA TUTELARE IL BOSCO DELLE QUERCE E LA SALUTE DEI CITTADINI DI MEDA E SEVESO


Il 23/11/010, è stata discussa in Regione Lombardia la Mozione di SEL e PD CONTRARIA allo SBANCAMENTO del Bosco delle Querce.
La mozione, nata dalla positiva volontà di SEL e PD di essere portavoci delle preoccupazioni di SINISTRA e AMBIENTE di Meda e di LEGAMBIENTE di Seveso, nonchè del Coordinamento INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE,chiedeva DI NON SBANCARE il BOSCO DELLE QUERCE per i noti problemi di TERRENO ANCORA CONTAMINATO DA DIOSSINA.

Purtroppo la mozione E' STATA RESPINTA dalla maggioranza di centrodestra e Lega Nord. In particolare, la Lega ha mostrato tutta la sua ambiguità e tutta la sua subalternità al resto della maggioranza, allineandosi al NO dopo iniziali segnali di disponibilità.

Anche le dichiarazioni a seguire di Alboni (PdL) e Romeo (Lega Nord) alla stampa sono a dir poco STUPEFACENTI. Entrambi dimostrano di NON CONOSCERE la situazione reale, fanno opera di DISINFORMAZIONE sminuendo se non oscurando il fatto che per "raddrizzare" il curvone dell'autostrada Pedemontana, verrà, con ogni probabilità, SBANCATA la porzione medese del Bosco delle Querce. 
Sorvolano tranquillamente sull'ANOMALIA di un PROGETTO PUBBLICO SECRETATO. Per loro è tutto a posto, con buona pace del confronto, della trasparenza e della volontà di partecipazione dei cittadini che vogliono dire la loro ed essere ascoltati sulle scelte fatte relativamente ad un'OPERA PUBBLICA che IMPATTA FORTEMENTE con l'ambiente, la salute e la vivibilità.
Eccoli subito smascherati. ALTROCHE' TUTELARE IL TERRITORIO. PER LORO, PRIMA VIENE IL MANTENIMENTO DEL POTERE.

Vi alleghiamo il comunicato stampa dei presentatori della mozione.

SINISTRA e AMBIENTE
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Comunicato stampa

PEDEMONTANA E BOSCO DELLE QUERCE: NONOSTANTE IL CIPE,
LA REGIONE NON VUOLE FERMARE LO SBANCAMENTO

Bocciata una mozione di Sel e Pd. A rischio diossina la salute dei cittadini e dei lavoratori del cantiere e l’equilibrio ambientale già fragile dell’area.

Dichiarazione di Chiara Cremonesi, consigliera regionale Sinistra Ecologia Libertà, Pippo Civati e Enrico Brambilla, consiglieri regionali Pd

“Contro lo sbancamento del Bosco delle Querce di Seveso e Meda, oggi in Aula la Lega si è esibita in una fulminea retromarcia, con il consigliere Romeo che prima ha dichiarato la sostanziale condivisione della nostra mozione e che ha poi dovuto smentirsi subito dopo l’intervento contrario dell’assessore Cattaneo.

Il Bosco delle Querce, realizzato nel 1983 sull’area che fu contaminata dalla diossina nel gravissimo incidente dello stabilimento Icmesa, oggi completamente bonificata, è parco regionale dal 2005. E Regione Lombardia ne aveva sancito fin dall’inizio l’inviolabilità da qualsiasi attività edificatoria o di trasformazione del suolo per gli evidenti rischi connessi a un intervento di questo tipo.

Ma nel 2008 la Regione ha cambiato idea e approvato una deroga per consentire il passaggio di Pedemontana all’interno del perimetro del Parco, con uno sbancamento non solo di parte dell’area verde - che complessivamente misura 42,8 ettari con oltre 21.000 piante - ma anche di terreni adiacenti ancora contaminati.

E nel 2009 il Cipe ha dato il via libera al progetto definitivo dell’autostrada. Salvo stabilire lo scorso febbraio, in seguito alle mobilitazioni delle associazioni ambientaliste e alle loro osservazioni, che le aree di cantiere previste dentro il Parco siano delocalizzate, che vengano eseguite ulteriori indagini sui terreni per verificare la concentrazione residua di diossina risultata in molti carotaggi superiore ai limiti, che si realizzino opere compensative per la qualità ambientale e per la mobilità nei comuni di Seveso, Meda, Lentate, Cesano e Barlassina. E che, in ogni caso, per qualunque eventuale lavoro che interessi il Bosco sia acquisito il parere favorevole dell’Asl di Monza e Brianza.

Al Consiglio abbiamo quindi chiesto di attivarsi nei confronti dei Ministeri competenti per rivedere il progetto dell’autostrada in coerenza con le prescrizioni obbligatorie del Cipe. E riteniamo davvero intollerabile che il centrodestra abbia scelto di sottrarsi a tale impegno.

Sbancare il Bosco delle Querce significa determinare nuovi rischi per la salute dei cittadini e dei lavoratori che realizzeranno la Pedemontana. Oltre a manomettere un’area che costituisce memoria e monito delle tragiche conseguenze di quanto accaduto a Seveso nel 1976. L’operazione va fermata e, per mitigare l’impatto della nuova autostrada, il Parco andrebbe semmai ampliato.

In questa direzione proseguirà la battaglia delle associazioni ambientaliste. E per quanto ci riguarda continueremo ad essere al loro fianco, fuori e dentro le istituzioni”.

Milano, 23 novembre 2010

domenica 21 novembre 2010

Infrastrutture: plasmiamo il consenso sin dalle scuole

Autostrada PEDEMONTANA: 
l'opinione pubblica VA PLASMATA 
a misura di REGIME sin dalle scuole !

Da un aderente ad INSIEME in RETE riceviamo questa segnalazione con commento che CONDIVIDIAMO in toto.
L'operazione "educativa" di Soc. Pedemontana + CARIPLO è il classico esempio dell'uso da parte dei POTERI FORTI, POLITICI, ECONOMICI e FINANZIARI della denigrazione nei confronti di chi, DA ANNI, si batte per l'ambiente e contro le OPERE INUTILI, COSTOSE, sponsorizzate dai soliti "SVILUPPISTI AD OGNI COSTO".
A questo inqualificabile modo d'agire, s'unisce una situazione di TOTALE MANCANZA di TRASPARENZA e il tentativo d'imbrigliare la VOLONTA' di PARTECIPAZIONE e DI CONTROLLO sull'iter e sui passaggi tecnici di quello che sarà il progetto esecutivo finale. Esattamente come previsto da una legge ANTIDEMOCRATICA per ECCELLENZA: LA LEGGE OBIETTIVO.

SINISTRA e AMBIENTE

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Ci scrive "Malagiostra", aderente alla RETE:

Pedemontana, Creda, Fondazione Cariplo e il resto della B.B. stanno invitando le scuole medie e le superiori a collaborare ad un progetto di formazione pluriennale di "educazione ambientale" (sic) che in parte vi allego.
Il titolo entrerebbe di diritto nella top ten dell'umorismo involontario, se non fosse tragicamente premonitore:"La strada fa scuola, la scuola fa strada" (cioè la Scuola "si fa da parte" perchè le risorse del Paese sono destinate al più redditizio movimento-terra? Oppure dopo i tagli le lezioni si faranno per strada?).

Nella sostanza si invitano gli insegnanti a presentare come cosa buona e giusta opere eccelse  di ingegneria e di urbanistica quali Brebemi, Pedemontana, ecc.

Chi si oppone viene presentato come affetto da "Sindrome di Nimby", acronimo di quella enorme cazzata pensata da qualche schiavo copywriter dell'epoca Thatcher per giustificare ogni scempio salti per la testa al potente di turno, invece di coinvolgere la popolazione nelle scelte.
In altre parole, secondo quelle grandissime teste d'uovo di Pedemontana & Co.,  passare 300 metri più in là e salvare un bosco di 100 ettari oppure evitare di rimestare la terra della diossina di Seveso rientra nel calcolo egoistico di un gruppetto di persone che vogliono sì il progresso, ma "Not In My Back Yard", ("non nel mio cortile").

Sospettando che qualcuno potrebbe irritarsi anche in Brianza, nel comasco o nel varesotto, hanno pensato che bisognava partire  dalle scuole per una grande opera di "marketing territoriale" a costo zero (un progetto scolastico coinvolge molte famiglie e costa meno di un caffè al giorno, meno di una compensazione ambientale al mese).

Probabilmente hanno pensato che si poteva irritare qualcuno che, magari, si è trasferito in Lombardia dalla Val di Susa, per sfuggire all'Alta Voracità (pardòn, Alta Velocità). 
In quella zona, infatti, i Maradona dell'ingegneria e della finanza avevano riscontrato una elevata incidenza della sindrome di NImby.

In Brianza, nel comasco o nel varesotto, invece, questa malattia è stata debellata da anni. 
Da noi è stato segnalato  solo l'innocuo complesso di O.I.M.B.A ("Only In My Back Ass"):  SOLO NEL MIO ... FONDOSCHIENA ovvero si accetta tutto e si ringrazia anche...
La RETE alla Conferenza dei Servizi in Reg. Lombardia. Un gruppo O.I.M.B.A ?
He si, proprio un gruppo di pericolosi O.I.M.B.A

Proposta: perchè anche insieme-in-rete-per-uno-sviluppo-sostenibile non propone un progetto alle scuole, un pacchetto di iniziative anche ridotte, per sensibilizzare i mini-cittadini delle scuole alla conservazione dell'ambiente? Video, lezioni, uscite sul territorio, ecc. già si fanno: perchè non trovare una formula per coinvolgere maggiormente le scuole?  

Nel caso allegato l'iniziativa viene presentata dall'associazione CREDA, onlus con sede nel Parco di Monza.