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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

domenica 14 febbraio 2016

A PROPOSITO DI REFERENDUM SULLE TRIVELLE


Il governo ha deciso: il REFERENDUM CONTRO LE TRIVELLE si terrà il 17 di aprile. 
Una manovra spudorata per cercare d'evitare che si raggiunga il quorum previsto (50%+1) perchè il referendum sia considerato valido.
Con lo SBLOCCA ITALIA s'era garantita la possibilità di avviare ricerche petrolifere anche in zone ambientalmente sensibili, con tecniche invasive e sostituendo le vecchie fasi di prospezione, ricerca e coltivazione con una concessione unica a carattere di interesse strategico della durata di 30 anni, 10 in più rispetto alla normativa precedente.
Successivamente, con articoli ad hoc nella Legge di Stabilità, il Governo ha cercato di "superare" la richiesta di referendum su parti dello Sblocca Italia avanzato da Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise e appoggiata da molti gruppi ambientalisti.
La Corte Costituzionale ha considerato ammissibile uno dei quesiti referendari proposti, quello che riguarda la durata delle autorizzazioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti già rilasciate, mentre altri due quesiti sono oggetto di un ricorso dei proponenti. 
Come fece Berlusconi nel 2011 con i referendum su nucleare, acqua pubblica e legittimo impedimento ora il Consiglio dei Ministri ha deciso di NON ACCORPARE il Referendum alle prossime elezioni amministrative.
Opzione che avrebbe consentito un risparmio di oltre 300 mln e la possibilità di una campagna d'informazione con tempi più lunghi e una maggiore partecipazione.
Ma si sa ormai da tempo, Renzi e il suo esecutivo sono poco inclini alla "democrazia partecipata" e molto attenti alle pressioni di chi vuole perpetuare politiche energetiche sempre basate sugli idrocarburi.



Trivelle, niente election day. 

Il governo teme il quorum

Il caso. La consultazione si terrà il 17 aprile. Gli ambientalisti si appellano a Mattarella. 
Il comitato No Triv: «Uno schiaffo alla democrazia e alle casse dello stato: potevano essere risparmiati oltre 350 milioni»
Il governo fa ciò che ritiene più comodo: conferma il no categorico all’election day. Il voto delle amministrative non sarà accorpato a quello del referendum antitrivelle. Perché? Perché così è facile che non si raggiunga il quorum e Renzi potrà cantare vittoria. Bastava un decreto e, unendo le due consultazioni, si sarebbero risparmiati tra i 350 e i 400 milioni. 
Invece non ha prevalso il buon senso. Né l’interesse pubblico. E il consiglio dei ministri ha fissato la data del referendum al 17 aprile prossimo. 
Ignorato il «suggerimento» di associazioni e attivisti di chiamare alle urne gli italiani in un unico giorno.
«Uno schiaffo alla democrazia — insorge il coordinamento nazionale No Triv -. 
È paradossale che nello stesso consiglio dei ministri si sia deciso, per un verso, di bruciare 360 milioni di euro e, per l’altro, di rinviare un provvedimento finalizzato all’erogazione di un indennizzo in favore dei risparmiatori truffati da Banca Etruria, per un importo pari a 200 milioni. 
La campagna referendaria — prosegue — si aprirà formalmente solo con il decreto di indizione del capo dello Stato e solo a partire da quel momento i mezzi di comunicazione saranno tenuti a concedere ai delegati regionali gli spazi previsti».
I No Triv si appellano, quindi, al presidente delle Repubblica, a cui spetta l’atto ultimo di indizione del referendum, osservando che l’election day «è assolutamente necessario al fine di risparmiare denaro pubblico; che dinanzi alla Corte Costituzionale pendono ancora due conflitti di attribuzione promossi dalle Regioni nei confronti del Parlamento e dell’Ufficio Centrale per il Referendum (Cassazione). 
Nel caso l’esito del conflitto di attribuzione fosse positivo si dovrebbe votare per altri due quesiti, che la Legge di stabilità non ha soddisfatto: uno relativo al piano delle aree e l’altro alla durata dei titoli minerari in terraferma.  
Diversamente vorrebbe dire che nel 2016 gli italiani saranno chiamati alle urne ben cinque volte: per i due referendum abrogativi (1+2), per le elezioni amministrative (+ballottaggio) e per il referendum costituzionale».
«È una decisione scellerata — dice Greenpeace, che nei giorni scorsi ha lanciato una petizione, che in breve ha raccolto 68 mila adesioni, per chiedere l’accorpamento del referendum al primo turno delle amministrative -. 
Si tratta di una truffa pagata con i soldi dei cittadini. Il premier sta giocando sporco: ha scelto di sperperare centinaia di milioni per privilegiare i petrolieri. Un sondaggio commissionato all’Istituto Ixè lo scorso dicembre evidenzia come solo il 18 per cento degli italiani sia favorevole alla strategia energetica del Governo, mentre il 47 si dichiarava già sicuro di andare a votare per esprimersi sull’avanzata delle trivelle». «Poco tempo per informare i cittadini — denuncia il Prc -. 
Tanto denaro sprecato per tenersi buone le multinazionali», «Questa consultazione disturba», afferma Rosella Muroni, presidente di Legambiente appellandosi al presidente della Repubblica «affinché non firmi il decreto». «Evidentemente — fa presente — l’esecutivo teme che gli italiani ne valutino fino in fondo la portata e si dimostra riluttante ad affrontare seriamente e democraticamente la questione».
«Il mancato accorpamento del voto — tuona Dante Caserta, vicepresidente Wwf Italia — è una scelta insostenibile sia dal punto della tutela ambientale, che da quello dei conti dello Stato. 
Con 300 milioni di euro si potrebbe rendere più sicuro il nostro paese agendo sul dissesto idrogeologico, si potrebbero disinquinare i nostri fiumi e i tanti tratti di mare oggi non balneabili, si potrebbe potenziare il trasporto pubblico e migliorare la vita e la salute di milioni di pendolari, si potrebbe finanziare il sistema delle aree naturali protette». 
«Ecco il volto fossile del governo — è il commento dei parlamentari M5S -. 
È il tentativo di mettere i bastoni tra le ruote al referendum, anche se è un quesito limitante e che non risolverà la questione. Ma noi dobbiamo andare a votare ugualmente e votare sì». 
Anche Sinistra italiana e Civati chiedono di ritirare sulla decisione: «Facciamo appello agli ambientalisti del Pd e ai presidenti delle regioni che hanno promosso il referendum. Li invitiamo a interloquire con il Quirinale e chiedere se questa scelta di palazzo Chigi non miri a due obiettivi: far saltare il quorum e mettere il governo al riparo da una sconfitta sicura».

venerdì 5 febbraio 2016

L'INGANNO DELLA PEDEMONTANA

Mentre la soc. Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) si sta affannando in una disperata ricerca di fondi e nella promozione degli "sconti" attuati sul pedaggio delle tratte A e B1, promozione per cercare di incrementare le scarse percorrenze attuali, i numeri di uno studio del traffico, commissionato dalla provincia di MB e realizzato dalla soc. META e dall'Ing Debernardi illustrati anche a Seveso nel corso dell'incontro pubblico organizzato dall'amministrazione il 1-2-016, sono impietosi e parlano chiaro.
Dimostrano, se attentamente letti, l'inutilità dell'autostrada e le sballate previsioni e analisi su cui si fonda.
Partiamo dai dati sulla tratta A, la prima ad essere aperta al traffico nel gennaio 2015: nel periodo di GRATUITA' i volumi di traffico erano pari a 18.000 veicoli al giorno. Con l'apertura della B1 si sale su questa tratta a circa 20.500 veicoli al giorno.
Un volume di percorrenze pari a una PROVINCIALE non certo ad un'autostrada.
I veicoli che si riversano dalla B1 sull'attuale superstrada Milano-Meda, GIA' SATURA (circa 100.000 veicoli/giorno) bastano comunque a portarla al collasso con code che, spesso, partono da Meda, poco dopo l'immissione della tratta B1.
Ora, se consideriamo anche gli alti costi del pedaggio applicato (20 centesimi/km) è più che comprensibile che terminato il periodo degli "sconti" in atto, questi volumi scenderanno ulteriormente, riversandosi sulla viabilità locale. 
La valutazione di Debernardi ipotizza anche che applicando tariffe "standard" (6,5 centesimi/km) il numero dei veicoli in transito potrebbe arrivare a quota 32.000.  
Un numero comunque lontanissimo dalle previsioni sovrastimate fatte inizialmente delle 60.000 e più percorrenze su cui si basava lo studio di fattibilità che giustificava la necessità e la redditività di questa infrastruttura.
Ma il pieno disastro si avrà con la realizzazione della tratta B2.
Qui si comprende appieno l'inganno di pedemontana e la sua inutilità.
Nella sua analisi Debernardi identifica i 100.000 veicoli sull'attuale superstrada nonchè futura tratta B2 dell'autostrada, come un traffico che è in buona parte la somma di percorrenze brevi cioè spostamenti locali e non certo un traffico sostenuto di lunga percorrenza est-ovest da Malpensa a Orio al Serio, punti estremi del progetto autostradale.
Si fa dunque un'autostrada per soddisfare un bisogno prevalentemente di spostamento locale ?
O forse chi ha pianificato quest'intervento mirava ad intercettare ai soli fini dei ricavi questo traffico.
Tutte queste considerazioni evidenziano che non serviva  (e non serve) UNA NUOVA AUTOSTRADA DI TALE IMPATTO E COSTO nel collegamento est/ovest.
Con un' esigenza di spostamenti che sono principalmente territoriali, la realizzazione della tratta B2 sul sedime dell'attuale superstrada, provocherà una "fuga" alla ricerca di percorsi alternativi sulla viabilità comunale.
Il risultato probabile sarà che alcune strade di collegamento intercomunale subiranno incrementi di traffico notevoli con aumenti stimati del 110% sulla via S.Maria tra Meda e Lentate Sul Seveso, del + 64% sulla via Borromeo a Cesano Maderno e di un +45% su Corso Garibaldi a Seveso (vedi tabella sotto).
Insomma, come sosteniamo da tempo, la Pedemontana è un disastro per l'ambiente e la viabilità e uno spreco per il costo realizzativo elevato e la sua inutilità.
Per questo ci si deve fermare, rinunciando al suo completamento e valutando gli interventi sull'esistente per fluidificare il traffico.
Al proposito, sotto il volantino del coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE distribuito durante la serata sevesina del 1-2-016.


martedì 26 gennaio 2016

MEDA: l'AT1 (ex Medaspan) APPROVATO DA Pd e PdL


Nel Consiglio Comunale del 25-01-016, il PD, a supporto della giunta Caimi e con l'aiuto del fedele alleato Molteni del PdL/Ncd hanno "entusiasticamente" approvato la delibera del piano attuativo sulla Variante Parziale per l'ambito di trasformazione AT1 ex Medaspan dove è prevista la realizzazione di un CENTRO COMMERCIALE, di un albergo e connessi servizi.
Con il suo, ormai consueto "stile" che lo contraddistingue, il sindaco Caimi ha rimarcato la granitica certezza che quest'operazione porterà "benessere" e "occupazione" a Meda. 
Abbiamo anche appreso che lì, si proprio lì, "si farà anche cultura" e che gli ambientalisti sono ..... "affetti da una qualche patologia", si, insomma, sono malati, visto che insistono nell'indicare confusione nella VAS e a evidenziare analisi ambientali poco garantiste poichè fatte in modo incompleto e senza il coinvolgimento di ARPA nonchè ad avere seri dubbi per i problemi trasportistici e di viabilità che saranno ingenerati dalla realizzazione del centro commerciale nell'AT1.
Per saperne di più, leggete sotto il testo dell'intervento del nostro Consigliere Comunale.


25-01-016

Sul capitolo AT1 molti sono gli aspetti poco condivisibili.
Cominciamo dall’aspetto delle ANALISI AMBIENTALI proprie della procedura di VAS e dall’iter della VAS.
Come è noto ai più, Sinistra e Ambiente presentò nel CC del 29-10-015 una mozione che VENNE RESPINTA per analisi supplementari per la TCDD, la formaldeide e i solventi, tutti composti chimici legati alla “storia” dell’area.
Successivamente, Sinistra e Ambiente ha contattato ARPA e oltre a ricevere un parere sulle analisi ambientali da effettuare, ha scoperto che una comunicazione dell’Agenzia inviata in data 17-07-15, inspiegabilmente non risultava negli atti di VAS anche se pervenuta prima del termine di chiusura della stessa procedura prevista per il 25-07-015.  Insomma una procedura di VAS con un Parere Motivato del 25-07-015 e una Dichiarazione di Sintesi sempre del 25-07-015 che risultava comunque INCOMPLETA.
Ora poi con un nuovo Parere motivato, e una Dichiarazione di sintesi  definiti “finali”  s’è cercato di far “rientrare” quella comunicazione che faceva riferimento anche alle PROCEDURE DI CARATTERIZZAZIONE da ESPLICITARE NEL PIANO SCAVI che deve essere formulato (lo ricordiamo ai soggetti responsabili) PRIMA della Movimentazione del terreno e deve essere comunicato ad ARPA per verificare congiuntamente la corretta tipologia delle analisi da effettuare.

Ma queste “modifiche” ai documenti nella VAS sono avvenute in occasione della chiusura della fase di Osservazioni alla Variante Urbanistica.
Una procedura di VAS quindi quantomeno CONFUSA e che lascia MOLTI DUBBI sull’ITER SEGUITO.
Oltre a ciò, nel cc del 17-12-015 una serie poco chiara  di annunci dell’amministrazione dava evidenza di alcune analisi ambientali per la TCDD effettuate comunque ad ottobre e ora presentate come “indagini preliminari”.
Si tratta di 4 SONDAGGI che giudichiamo NON RAPPRESENTATIVI DELL’EFFETTIVA CONDIZIONE DEL SITO poiché 4 carotaggi  non sono sufficienti per la vastità dell’area da caratterizzare, e non sono neppure rappresentativi del primo sottosuolo ”naturale”, anche detto Top Soil, entro il qual si sarebbe potuta rinvenire la Diossina TCDD.
I sondaggi hanno infatti riguardato terreni da 0,5 fino a 2,5 metri di profondità.
In occasione dell’approvazione del Piano di Caratterizzazione dei terreni interessati dalla Pedemontana, a poca distanza dall’AT1, ARPA  ha ribadito quali siano le metodiche da utilizzare sia relativamente alle profondità da analizzare sia le modalità di prelievo dei terreni, nello specifico 5 aliquote progressive per ogni punto di indagine.
Quelle sull’AT1 sono invece analisi effettuate senza un protocollo e una modalità CONCORDATA con ARPA e pertanto non validabili da ARPA.
Eppure, in un sondaggio è stata rilevata, comunque, la presenza di diossina con un valore massimo di 2 ng/kg di TCDD, la diossina del disastro ICMESA del 1976.
Questo rinvenimento dice comunque che la Diossina TCDD (marchio di fabbrica dell'accidente ICMESA 1976) è presente nel sottosuolo dell'AT1.
In quantità esigua, apparentemente, tale da non richiedere l'attivazione delle procedure di bonifica dei terreni ma abbastanza per dovere adottare particolari misure di sicurezza, in fase di scavo, per prevenire l'aerodispersione della diossina. 

Non dimentichiamoci poi che nessuna indagine è stata ancora effettuata sulla eventuale presenza di residui di formaldeide, un cancerogene conclamato, il cui utilizzo nelle attività dell’Ex Medaspan è noto e certo.

MA NON E’ SOLO QUESTO.
Sul sito SILVIA di Regione Lombardia è stata pubblicata la documentazione relativa all’AVVIO DELLA PROCEDURA DI VERIFICA DI ASSOGGETTABILITA’ a VIA. Entro il 28-02-016 si possono presentare CONTRIBUTI e OSSERVAZIONI.
Nel documento dello “STUDIO PRELIMINARE AMBIENTALE” lì presentato, il proponente PABEL al paragrafo “EVENTUALE INDAGINE AMBIENTALE DA ESEGUIRE IN CONTRADDITORIO CON ARPA”, scrive che “è facoltà dell’AMMINISTRAZIONE COMUNALE richiedere una apposita indagine ambientale ai sensi del D.Lgs 152/2006 IN CONTRADDITORIO CON ARPA”.

E’ esattamente quello che Sinistra e Ambiente con la sua mozione aveva richiesto e che "immotivatamente" il sindaco e il PD avevano respinto, con il sindaco che nella seduta consiliare del 29-10-2015 dichiarava TESTUALMENTE: “l’amministrazione comunale non ha il potere di intervenire chiedendo altri interventi”.
Quindi ci aspettiamo che l'amministrazione richieda l'indagine un’indagine in contraddittorio da sviluppare prima dell'approvazione del progetto esecutivo subordinando gli interventi da effettuare all'esito dell’indagine.
Allo stesso modo ci aspettiamo che, prima dell'avvio dei lavori, il comune vigili sulla effettiva redazione del "Piano Scavi" necessario ( come ribadito anche dai proponenti) ma addirittura fondamentale vista l'importante volumetria degli scavi ed i rischi ambientali potenziali legati a possibili contaminanti presenti

Vale comunque la pena di evidenziare altresì che nel documento dello “STUDIO PRELIMINARE AMBIENTALE” presentato in Regione per la procedura di verifica di assoggettabilità alla VIA non si fa purtroppo menzione della STORIA PREGRESSA dell’area, comprensiva della perimetrazione all’interno di quella che era la zona R per livello di contaminazione da TCDD del disastro ICMESA.
Un’ulteriore “DIMENTICANZA” ?

Passiamo ora ad altri aspetti di “criticità ambientale” che a nostro avviso sono stati sottostimati nel rapporto ambientale.
Parliamo dell’impatto viabilistico aggiuntivo che è stato oggetto anche delle comunicazioni di Provincia e Regione sulla variante AT1 al PGt  e che è stato ripreso anche nel rapporto ambientale.
Contrariamente a quanto ipotizzato nel rapporto ambientale, riteniamo che sia nel caso della presenza congiunta dell’autostrada pedemontana e del centro commerciale, sia con la sola costruzione del centro commerciale (anche in assenza della pedemontana) si andrà comunque a modificare pesantemente la situazione viabilistica medese con flussi di traffico aggiuntivo.
La situazione appare preoccupare anche Regione Lombardia laddove dovesse venire a mancare la realizzazione del sottopasso alla linea ferroviaria di Trenord tanto che la Regione chiede quale vincolo che “l’apertura della struttura commerciale”  avvenga solo dopo la realizzazione del sottopasso.
Non è condivisibile neppure l’analisi fatta sulle emissioni di inquinanti atmosferici che non considera adeguatamente la già PESANTE situazione attuale tanto dal riprendere per la qualità dell’aria dati della centralina di Meda vecchi e di un periodo favorevole mentre sarebbe stato più utile e corretto riferirsi a dati più aggiornati  oppure usare i valori medi annui, o ancora quelli dell'inverno precedente, decisamente più consoni alla critica situazione medese.
L’AT1 ed in particolare il centro commerciale con annesso traffico concorrerà inevitabilmente ad un incremento dell’inquinamento atmosferico cittadino.
Eppure questa criticità non è considerata nella cosidetta “dichiarazione di sintesi finale”.
Continuiamo poi a ritenere che la nostra città non abbia proprio bisogno di un centro commerciale, perché il territorio circostante è già saturo di tale strutture e l’offerta ormai supera la domanda, segno anche questo di pianificazioni poco attente alle reali esigenze del territorio.
Riguardo alla situazione specifica medese dove la realtà delle attività di negozi di vicinato risulta già fortemente minata tanto dall’aver registrato chiusure progressive in tutta l’area del CENTRO STORICO ANCHE PRECEDENTI AL 2005 – anno di partenza dei dati esplicitati nella VAS -, continuiamo a pensare che l’apertura di questo centro commerciale possa ulteriormente peggiorare la situazione a causa di una concorrenza difficilmente sostenibile.

Ora, una valutazione politica.
Risulta sempre più comprensibile il motivo per il quale la Giunta e il PD decisero di APPROVARE nel 2012 il PGT così com’era senza attuare gli stralci degli AMBITI DI TRASFORMAZIONE così come noi di Sinistra e Ambiente , allora parte della maggioranza, chiedevamo.
Fu un’operazione atta a MANTENERE la POSSIBILITA’ per POTER AGIRE CON LA GARANZIA DI UN AMBITO DI TRASFORMAZIONE COMUNQUE CONSOLIDATO COME PREVISIONE.
Questo ha facilitato indubbiamente i successivi passaggi per una VARIANTE PARZIALE che comunque parte da una situazione DI FATTO e non da una ridiscussione completa sul destino di un’area.
Al gruppo di Sinistra e Ambiente pare evidente che già allora c’erano intenzioni e volontà purtroppo NON ESPLICITATE sul COSA FARE SULL’AT1.
GRAVE che una componente della allora maggioranza come era Sinistra e Ambiente non ne sia stata minimamente messa a conoscenza. Grave perché significa  che il rapporto con noi era INTESO strumentalmente in funzione DEL SOLO BISOGNO “numerico” di apporto di voti.

Il nostro voto sarà di contrarietà al Piano Attuativo e all’intervento previsto sull’area AT1 ex Medaspan.

Il gruppo consiliare di Sinistra e Ambiente di Meda

MEDA: RESPINTA LA MOZIONE SULL'INQUINAMENTO DELL'ARIA E LE POSSIBILI AZIONI

Nel consiglio comunale di lunedì 25-01-016 è stata discussa la mozione dei tre gruppi Sinistra e Ambiente, Lista con Buraschi per Meda e Meda per Tutti sull'inquinamento atmosferico a Meda e l'annessa richiesta di elaborazione d'un PIANO DI PREVENZIONE E CONTROLLO che analizzi le fonti inquinanti e prospetti i provvedimenti e le azioni da attuare.
La mozione E' STATA RESPINTA con i voti del Pd e l'astensione dell'alleato PdL/Ncd con motivazioni a dir poco imbarazzanti.
Il succo dell'intervento del Pd è stato un sostanziale rimando a quanto prevede il vademecum di Regione Lombardia, accompagnato da un richiamo all'inutilità applicativa di alcuni provvedimenti che non risolverebbero -a detta di chi in quel momento interveniva- il problema penalizzando, se applicati, solo alcuni cittadini
C'è stata poi l'autoassoluzione giustificatoria da parte del sindaco, trinceato dietro le azioni di lungo termine previste nel Piano Azione Energia Sostenibile (PAES).
Insomma, ad essere buonisti, occorre dire che l'amministrazione non ha capito (o non ha voluto capire) i contenuti e la richiesta formulata nella mozione laddove si esplicitava la promozione di un'attività che, con il supporto anche di professionisti, andasse ad analizzare in modo puntuale il territorio comunale identificando cause e sorgenti di emissione di inquinamento, onde poterle inquadrare in un PIANO ORGANICO sul modello di quanto elaborato per il Piano D'emergenza della Protezione Civile e contemplando anche le misure e i provvedimenti da applicare NELL'IMMEDIATO cioè quando la situazione di criticità è conclamata e servono azioni tempestive.
Un compito dell'azione locale che è direttamente in capo al sindaco e agli amministratori.
Con delusione, la risposta dell'amministrazione Caimi e del Pd all'emergenza inquinamento dell'aria continua ad essere quella disarmante dell'attendismo.
Si attende che altri facciano, si attende che ....... piova.

Ecco l'intervento del consigliere di Sinistra e Ambiente a supporto della mozione:


25-01-016

Ormai è noto ai più come l’aria di Meda sia pessima. Lo dicono i dati della centralina di ARPA di via Gagarin con il PM10 che, nel 2014, ha superato il limite legislativo GIORNALIERO dei 50 microgrammi/m3 ben 88 volte e nel corso del 2015, ha registrato oltre 100 superamenti.
Addirittura dal 23-11-015 al 2-01-016 per 40 volte consecutive siamo stati oltre questa soglia di legge con punte anche di 120 microgrammi/m3.
Anche i valori annuali di Benzo(a)pirene sono superiori al cosidetto “valore obiettivo” di 1ng/m3 assestandosi per il 2014 a 1,5 ng/m3.
Si tratta di numeri mediati ed è evidente che le punte istantanee o orarie sono ben più elevate.
Il BENZO(A)PIRENE  è un composto definito SICURAMENTE CANCEROGENO e il PM10 (particulate matter) sono particelle che per le loro piccolissime dimensioni riescono a penetrare più a fondo nell’apparato respiratorio trasportando con se sostanze tossiche, comprese quelle cancerogene come gli Idrocarburi e quindi anche il Benzo(a)pirene.
In questi giorni, dopo un periodo di tregua dovuto a precedenti condizioni climatiche più favorevoli  con pioggia e vento, il PM10 ha di nuovo superato abbondantemente i valori di soglia ( 128 microgrammi/m3 il 24-01-016) e ormai l’aria “sporca” a Meda è un fattore endemico.
Bisogna dunque fare qualcosa.
Certo, la singola amministrazione non può risolvere totalmente il problema ma non si può solo rimandare possibili interventi attendendo, come purtroppo è stato sinora fatto, che siano altre Istituzioni ad emettere provvedimenti o ad attivare politiche di maggior attenzione all’ambiente.
Anche l’ultimo TAVOLO ISTITUZIONALE del 30 dicembre 015 con Governo-Regioni-ANCI non ha prodotto i risultati sperati e IL GOVERNO ha assegnato risorse insignificanti.
INSUFFICIENTI i provvedimenti decisi in un decalogo che perarltro  “non ha alcun valore giuridico” e la cui titolarità applicativa spettarà COMUNQUE ai soli sindaci“.
Scarsissime nel medio periodo (tre anni), le risorse programmate e disponibili pari a 405 milioni di euro, contro lo smog nelle grandi città. 
Saranno così suddivisi: 35 milioni per la mobilità sostenibile casa-scuola, casa-lavoro, car e bike sharing, pedibus (approvate con il collegato ambientale); 50 milioni per la realizzazione di reti di ricarica elettrica (attraverso il Fondo Kyoto), 250 milioni per l’efficienza energetica in scuole, strutture sportive e condomini (attraverso il Fondo Kyoto), 70 milioni per riqualificazione degli edifici della pubblica amministrazione.
Insomma, dinanzi ad una situazione ambientale pesantissima dove c'è una correlazione diretta tra i cambiamenti climatici causati dall'azione dell'uomo e le concentrazioni mefitiche di inquinanti nell'atmosfera registriamo una risposta che mette a disposizione BRICIOLE.

Quindi, senza perdere di vista l’interazione con altri livelli di coordinamento o decisionali va verificato cosa si può fare localmente senza scartare a priori le soluzioni, magari solo perché IMPOPOLARI.
Così pure un blocco e/o una limitazione del traffico sono utili e anche se apparentemente non abbattono da subito il livello di PM10, ABBATTONO però sino al 20% le particelle “black carbon”, quelle più dannose che si aggregano al PM10.

Per questo, Sinistra e Ambiente ha collaborato alla stesura del testo e firmato questa mozione ove si chiede un impegno affinchè SI ELABORI un PIANO DI PREVENZIONE E CONTROLLO che analizzi le sorgenti di emissione e identifichi misure e provvedimenti atti ad ottenere miglioramenti nella qualità dell’aria.
Poi serve anche strutturarsi per INFORMARE periodicamente e adeguatamente la cittadinanza sui comportamenti virtuosi da tenere. Non bastano generici e poco visibili richiami ai “consigli” presenti nel sito di Regione Lombardia, serve investire per una campagna informativa VISIBILE che raggiunga tutti i nostri cittadini.
Per intenderci meglio, quello che si propone è un Piano impostato , così come è stato impostato con l’ausilio di professionisti ed esperti, quello sulla Protezione Civile e i rischi.

INSOMMA, NON SI PUO’ PIU’ STARE AD ASPETTARE CHE PIOVA e non si possono più dare risposte evasive o superficiali scaricando altrove le responsabilità.

SINISTRA E AMBIENTE - MEDA