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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

lunedì 10 marzo 2014

SULL'INCONTRO PUBBLICO A LENTATE PROMOSSO DA INSIEME IN RETE SULLA TRATTA B1 DELLA PEDEMONTANA



Riuscita l'assemblea di Insieme in Rete a Lentate Sul Seveso per informare e discutere sulla tratta B1 dell'autostrada pedemontana, delle sue criticità e dell'impatto ambientale e viabilistico sul territorio.
Agli inviti inoltrati da Insieme in Rete, hanno risposto alcuni Sindaci e Assessori, Consiglieri Regionali e Consiglieri Provinciali con cui il coordinamento, da tempo, si rapporta.

La serata si è svolta al Centro Civico Terragni di Camnago (Lentate sul Seveso) con circa un centinaio di partecipanti . 
I partecipanti alla serata
Al tavolo dei relatori Giuseppe Grassi, dell’Associazione La Puska di Lentate sul Seveso, Gemma Beretta, portavoce di Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile e Presidente del Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso, Alberto Colombo, di Sinistra e Ambiente di Meda, Gianni Del Pero, consigliere regionale del WWF . Dopo una rapida presentazione della storia e dell’attività di Insieme in Rete  costituitosi nel 2007 con l’obiettivo vigilare sull’avanzare dell’opera Pedemontana, la cui realizzazione era già stata decisa con il consenso della maggior parte delle amministrazioni locali e di cui il territorio non conosceva  alcunché.I lavori sono proceduti con l’esposizione dello stato dell’arte dell’avanzamento dell’opera nella tratta A nelle province di Varese e Como e nella successiva Tratta B1 che, da Lomazzo, arriva fino a Lentate sul Seveso. Alberto Colombo ha illustrato i molti punti critici dell’opera già realizzata nella tratta A, con particolare attenzione sull’impatto pesantissimo sull’area del Bosco della Moronera di Lomazzo, devastato dallo svincolo autostradale e alla omissione delle opere di compensazione ambientale che dovrebbero fare parte del progetto. Ben più grave, per altro, la situazione che si prospetta per la Tratta B1, per la quale è stato presentato il progetto esecutivo e al contempo è stato annunciato che – non essendoci tempo e soldi – esso verrà realizzato solo in parte, escludendo tutte le opere di viabilità complementare e accessoria. In altri termini la Tratta B1 consisterà in un nastro di asfalto destinato a collegare Lomazzo con Lentate sul Seveso per immettere il traffico che arriva da Malpensa sull’attuale superstrada Milano-Meda.
I relatori: da sx, G. Grassi -La Puska Lentate, G. Del Pero - WWF Groane, 
G. Beretta -Legambiente Seveso, A. Colombo -Sinistra e Ambiente Meda tutti di Insieme in rete
E’ stato quindi Gianni Del Pero a sottolineare che la posizione di Insieme in Rete, davanti a questa situazione, continua a essere quella che ha caratterizzato il coordinamento in tutti questi anni: una ferma insistenza a segnalare le criticità che rendono inqualificabile l’opera e che chiedono una attenzione particolare dal territorio, come fu il caso del Bosco delle Querce, nel progetto definitivo - poi superato da una variante approvata nel 2011, destinato a essere sbancato e oggi quasi completamente salvaguardato, e prima ancora con l’eliminazione dell’inutile e dannosa “strada di arroccamento”. Con lo stesso fermo atteggiamento Insieme in Rete guarda allo sviluppo dell’opera in questo momento e afferma l’opportunità che l’opera si fermi lì dove ora è arrivata, per evitare ulteriori danni ad ambiente e territorio. 
R. Clerici - Immagina Lomazzo
Nella seconda parte della serata molti e qualificati gli interventi dal pubblico, a partire dagli ospiti invitati dal  coordinamento. In primo luogo il presidente dell’Associazione Immagina Lomazzo, Riccardo Clerici. Un intervento accorato che ha illustrato la situazione drammatica in cui si trova la cittadina di Lomazzo, punto terminale della Tratta A:  dove all’autostrada è stato sacrificato il Bosco della Moronera, bosco secolare che un viaggiatore da Rimini alla Svizzera incontrava dopo centinaia di chilometri  di immersione nel cemento.
Il dramma di questa situazione comporta che ormai la popolazione non vuole sentire parlare di stop a Pedemontana, nel timore che a Lomazzo si concentrino tutti i gravi problemi di viabilità che ora si sono creati. 
In verità la questione è proprio questa: non che l’opera proceda ma che vengano affrontati debitamente i danni che sono stati creati dal suo stesso arrivo sul territorio.

R. Rivolta Sindaco di Lentate
E’ stata quindi la volta dei Sindaci e di altri amministratori. Rosella Rivolta, Sindaco di Lentate sul Seveso ha illustrato la sua solitudine rispetto agli altri  Sindaci della Tratta B1, il cui comportamento si caratterizza per una sostanziale delega senza riserve alla società Pedemontana, nella completa noncuranza dell’impatto dell’opera sul territorio: addirittura, diversamente da quanto esposto dal presidente di Immagina Lomazzo i Sindaci della Tratta B1 hanno illustrato le vasche di laminazione del Lura come un’opera di straordinaria perizia tecnica. Migliore  la situazione con i Sindaci della Tratta B2, con i quali è forte il collegamento e intenso lo scambio. Questi amministratori è stata mantenuto un carteggio con Pedemontana e Regione Lombardia. La Rivolta  ha poi illustrato la lettera di risposta dell’Assessore Del Tenno a questi amministratori. 
C. Monti Cons Com 
Cermenate
La lettera ribadisce che la Tratta B1 verrà realizzata in modo graduale per via della situazione finanziaria e che l’obiettivo di Regione Lombardia è realizzare l’opera nella sua interezza. Nella lettera si menziona anche la questione diossina e si dà rassicurazione relativamente alla caratterizzazione del livello di contaminazione da  TCDD  e dell’ottemperanza della prescrizione del CIPE N. 3. 
Staremo a vedere.
   
La situazione di mancanza di informazioni negli altri Comuni della Tratta B1 è stata confermata dal consigliere Claudio Monti del Comune di Cermenate intervenuto in sala accompagnato da alcune cittadine di Cermenate.
R. Leuratti Vicesindaco di Barlassina
Leuratti, vicesindaco di Barlassina, ha ribadito e confermato quanto affermato dalla Sindaca di Lentate sul Seveso per il fatto che l’opera stia mostrando “il fondo di bottiglia”; ritiene molto grave che si sia cominciata un’opera di queste dimensioni senza la certezza del finanziamento. I Sindaci si opporranno alla realizzazione dell’opera oltre Lomazzo e lo faranno per via istituzionale.

P. Butti Sindaco di Seveso
Paolo Butti, Sindaco di Seveso, ha illustrato la criticità della diossina presente nel territorio contaminato nel 1976 e ha sottolineato l’assurdità e il grosso punto interrogativo rispetto al procedimento adottato per la caratterizzazione del terreno contaminato. 

M. Longhin Pres. 
Cons. Com. di Cesano
Questo aspetto è stato ulteriormente riproposto da Maurilio Longhin, Presidente del Consiglio comunale di Cesano Maderno, il quale ha anche voluto ringraziare il coordinamento per il lavoro di mettere insieme associazioni e istituzioni e per aver dato l’allarme su temi rilevanti come quello della presenza di diossina nella terra ove è previsto il passaggio di Pedemontana in un momento in cui questa vicenda non era stata affatto presa in considerazione.

D. Guerriero Cons. PD 
Prov. di MB
Domenico  Guerriero (PD), Consigliere Provinciale di MB ha definito la Pedemontana  un progetto propaganda rispetto alla quale è sempre più necessario un’operazione verità, dovere principe delle Istituzioni. Guerriero ha anche annunciato che Lentate sul Seveso sarà ospite di un consiglio provinciale esteso a tutti gli amministratori del territorio.
M Gatti Cons. PRC 
Prov di MI
Importante la presenza anche di Massimo Gatti (PRC), Consigliere della Provincia di Milano, che ha esposto tra l’altro l’intervento in Consiglio Provinciale dell’avv. Agnoloni di APL, sostenitore della , ottusa determinazione della Regione a portare a termine l’opera, pur in assenza delle risorse economiche adeguate e con le poche disponibilità proveninti solo dal settore pubblico e non dal privato .

Gli interventi istituzionali si sono conclusi con le parole di Gianmarco Corbetta (M5S) e di Laura Barzaghi (PD), entrambi Consiglieri Regionali. Il primo ha ricordato la sua mozione, presentata n Cons. Regionale il 4/03/014, per chiedere il voto sullo stop a Pedemontana a Lomazzo e ha rimproverato il PD regionale per non aver preso una chiara posizione a riguardo.
G. Corbetta Cons M5S 
Reg. Lombardia
La seconda  ha richiamato il ruolo importante delle istituzioni in questo momento: se gli ambientalisti hanno il compito di tenere insieme, informare, proporre e fare le dovute pressioni, gli amministratori devono governare, ma in questo senso si è creato un vulnus nei confronti delle amministrazioni locali che sono state ignorate e bypassate dalla Regione e da Pedemontana. Barzaghi ha quindi lanciato la sfida importante di creare una strategia comune per ribadire il no all’avanzare dell’opera in una cornice in cui è certo che Regione Lombardia non vuole retrocedere di un millimetro. 
L. Barzaghi Cons. PD 
Reg. Lombardia

Dopo altri interventi da parte dei presenti alla serata (Garofalo, Galimberti, Consigliera Comunale  di Meda, Campi del Comitato ambientale di Lentate sul Seveso,  Radice e Grassi di Copreno, Davide Biggi del coord Nopedemontana) e  dopo due brevi precisazioni di Paolo Butti e Maurilio Longhin, Gianni Del Pero ha richiamato la posizione di Insieme in Rete rispetto alla complessa situazione che si prospetta: lavorare insieme entrando nel merito delle questioni progettuali critiche aperte affiancando e sostenendo il processo istituzionale che porti alla conclusione dei lavori per Pedemontana a Lomazzo e alla cura del territorio devastato, nonché alla soluzione dei gravi problemi di traffico che rimarranno aperti e senza soluzione se non adeguatamente affrontati.


GLI "AFFARI" DELLA 'NDRANGHETA IN BRIANZA


In questi giorni, sono stati numerosi gli articoli di giornali sul'operazione "Tibet" contro la 'ndrangheta in Brianza. Nella foto la conferenza stampa del PM Ilda Boccassini e dei suoi collaboratori.
Via via emergono particolari che mostrano sempre più quelli che erano gli "investimenti" della criminalità organizzata con riciclaggio a mezzo trasferimenti di capitali in Svizzera e a S.Marino e con acquisizioni di società.
A Milano, sono state sequestrate le quote di una società che gestiva un asilo nido a Seveso.
Ne parla un articolo specifico del Corriere della Sera che vi alleghiamo.

Il cartello del cantiere ex Mascheroni
(foto tratta da Medinforma)
Sempre nell'inchiesta, vedi in proposito l'articolo de Il Cittadino allegato, emergono le responsabilità di una persona del mondo della politica (ex consigliere comunale FI a Cesano Maderno) e con rapporti anche con le società di Ponzoni.
Si tratta di Domenico Zema, che risulta pure come coordinatore della progettazione e dei lavori nei due cantieri dei PII di Meda riconducibili alle ex società di Ponzoni (ex palazzo Mascheroni e ex area Baserga).



Le società riconducibili al gruppo degli arrestati nell'operazione Tibet (da il Giornale di seregno)

martedì 4 marzo 2014

SUCCEDE IN BRIANZA: 'NDRANGHETA E AFFARI CON UNA "BANCA" CLANDESTINA A SEVESO



Di nuovo, di nuovo una retata contro la 'ndrangheta in Brianza. Una 'ndrangheta che fa affari d'oro proprio da noi, riciclando denaro di provenienza illecita offrendo pure un vero e proprio "servizio" anche a imprenditori pronti ad utilizzare questo canale per evadere il fisco. Non manca poi l'aspetto di "investimenti" in aziende e di infiltrazioni nel settore edilizio e ........... i contatti con la politica.
Sotto, quanto uscito sulla stampa.

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05/03/014  da MBNews

Massimo Ponzoni “aiutato” da un uomo del ‘Ndrangheta: parola del boss banchiere

Massimo Ponzoni "aiutato" da un uomo del 'Ndrangheta: parola del boss banchiere
C’è il nome di Massimo Ponzoni nelle intercettazioni tra il boss banchiere della Ndrangheta della locale di Desio Giuseppe Pensabene e un suo sottoposto. A pagina 112 dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Milano il 4 marzo scorso nei confronti degli ultimi 33 esponenti della Locale di Desio rimasti fuori dalla maxi inchiesta Infinito, Pensabene nel 2010 alla vigilia delle operazioni Crimine e Infinito parla in auto con l’amico. L’argomento è Tino Zema, arrestato nel 2000 dai Ros di Reggio Calabria nell’ambito di un’inchiesta sulla cosca di Melito Porto Salvo degli Iamonte. Zema ai tempi era stato assessore all’Urbanistica di Cesano Maderno. Poi aveva lasciato la politica per darsi alle costruzioni edili ma ultimamente, dopo il carcere, aveva iniziato ad avere un declino politico e finanziario. Pensabene spiega così la vicenda. Scardino chiede: «Ma è in difficoltà Tino Zema?» Pensabene risponde: «Ti racconto brevemente la vita di Zema. Lui era una persona importante in zona, ma l’hanno bruciato, la magistratura siccome i parenti, quello là, il suocero era il capo qui di Desio…». «A livello di costruzioni?» «No, a livello di tutto, i fratelli sono i Moscato, parenti degli Iamonte. Insomma l’hanno arrestato e l’hanno bruciato. eppure lui ha portato una persona al vertice, uno che è oggi al vertice qua e si chiama…questo qua è il braccio destro di Formigoni…aspetta Ponzoni Ponzoni si chiama Massimo Ponzoni…lo ha appoggiato forte Zema, tutte le amicizie sue, i voti suoi, glieli ha dati tutti a questo Ponzoni, poi hanno litigato e…». Una circostanza che nella prima indagine Infinito era stata richiamata in altre intercettazioni che, tuttavia, a livello processuale non hanno avuto seguito. Nel resto dell’ordinanza, comunque, si comprende bene come i “sopravvissuti” ad Infinito nella zona di Desio, Pensabene in testa, abbiano continuato ad operare in traffici meno vicini alla politica, e più sofisticati. Primo tra tutti il prestito del denaro ad usura agli imprenditori in difficoltà con la ormai famosa “banca” del nero organizzata a Seveso e di cui Pensabene era il “presidente”.

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04/03/014


Da Repubblica.it
 
Milano, scoperta la banca della 'ndrangheta: 
riciclava il denaro degli imprenditori, 34 arresti

Dalle carte dell'indagine, coordinata dall'aggiunto Ilda Boccassini, emerge una 'nuova mafia' che spara poco e tratta molto con il mondo produttivo. L'intercettazione: "Il capo è come la banca d'Italia"

di PIERO COLAPRICO

4 marzo 2014

E' una retata anti-ndrangheta che sembra avere aspetti incredibili. La squadra Mobile di Milano ha chiuso - queste le prime indiscrezioni - una specie di 'banca autonoma' della 'ndrangheta. Era a Seveso (in provincia di Monza e Brianza) ed era gestita da un'organizzazione capace sia di riciclare con facilità il denaro di imprenditori che volevano evadere il fisco, sia di prestare soldi e di reinvestire in aziende sane. Gli ordini di cattura riguardano 34 persone.

"Come la banca d'Italia". Il perno sul quale ruota l'indagine è Giuseppe Pensabene, ex soldato della famiglia Imerti nella guerra di 'ndrangheta, diventato però al Nord un usuraio-ragioniere, capace di tenere a freno le armi e usare la testa. In un'intercettazione viene definito "come la banca d'Italia" ed era anche il reggente della Locale di Desio, il clan in larga parte sgominato dall'inchiesta Infinito. L'espressione viene ripresa anche dal gip Simone Luerti che nell'ordinanza di custodia cautelare scrive di Pensabene e del suo gruppo criminale: "Hanno operato come una vera e propria banca clandestina".

Imprenditori collusi. 
Coinvolto, e non è la prima volta, il mondo delle attività produttive: già un anno fa Boccassini aveva lanciato un avvertimento in questo senso. Una decina sarebbero, infatti, gli imprenditori arrestati, proprio con l'accusa di riciclaggio o di concorso in associazione mafiosa. Come sinora non hanno parlato loro, così nessuna denuncia è stata presentata da altri imprenditori o commercianti vittime di usura: alcuni si erano messi al servizio del clan. Sembra anche che, per la prima volta in maniera così vasta, ci siano sequestri preventivi di beni mobili e immobili del valore di alcune decine di milioni di euro, sia in Lombardia che in Calabria, ai danni delle persone finite nell'inchiesta firmata dai magistrati D'Amico e Ilda Boccassini. Nell'ordinanza del gip Luerti è citata un'intercettazine di Pensabene nella quale il boss spiega che è necessario infiltrarsi "come polipi" che "si devono agganciare dappertutto, i tentacoli devono arrivare dappertutto, ci sono le condizioni per poterlo fare". Secondo il giudice questa frase dimostra "come l'associazione mafiosa" aveva cercato anche e soprattutto di penetrare nel tessuto economico per gestire e controllare le più svariate attività e aggiudicarsi appalti e lavori pubblici nei settori edilizio, dei trasporti della nautica e delle energie rinnovabili.

Il meccanismo della frode al fisco. A servirsi della sua banca clandestina con addentellati anche all'estero (in Svizzera e nella Repubblica di San Marino) erano numerosi imprenditori incensurati. Alcuni si sono rivolti al clan con questo schema: emettevano assegni alle sue società e, in cambio di una percentuale del 5 per cento, riavevano indietro il denaro contante. Facevano, cioè, figurare spese corpose, ma inesistenti nella realtà, per frodare il fisco. Lo stesso sistema, in piccolo, della frode sulla compravendita dei diritti televisivi che ha visto condannare Silvio Berlusconi. Nessuna denuncia è stata presentata da altri imprenditori o commercianti vittime di usura: alcuni si erano messi al servizio del clan.

"Nuova mafia". 
Il gip, dopo aver letto le intercettazioni, parla di "nuova mafia". I reati contestati, che vanno dall'associazione mafiosa, al concorso esterno in associazione mafiosa, dal riciclaggio all'esercizio abusivo del credito, dall'usura alle estorsioni, dal contrabbando all'interposizione fittizia di società e di beni immobili, mostrano sì la violenza di qualche pestaggio, e raccontano di armi nascoste, ma spiegano soprattutto come l'omicidio sia visto ormai come l'estrema e dannosa soluzione. "Non è che manca chi deve andare a sparare, non è che il problema è solamente sparare, le conseguenze sono dopo", dice Pensabene, che spesso viene chiamato per mettere pace tra clan, tra vari estorsori, tra chi si contende il potere della mala.

Gli uffici postali. Se i luoghi di ritrovo del clan sono un bar di Bovisio Masciago, o un locale a Seveso che loro stessi chiamano "il Tugurio" (è qui che sono state piazzate le microspie, è qui che si vedono i criminali contare i soldi), bisogna però considerare che i boss mantenevano un alto tenore. Ma, tra gli aspetti inediti di questo blitz, c'è il rapporto dei clan con le Poste. In queste ore stanno finendo nei guai alcuni dirigenti di uffici postali della Brianza: in barba a qualsiasi normativa, consegnavano agli imprenditori-usurai-banchieri anche centomila euro alla volta, in contanti. Il vorticoso giro di denaro ha lasciato numerose tracce, si parla di un impiegato corrotto (ma non è stato identificato) mentre il direttore e il vicedirettore dell'ufficio postale di Paderno Dugnano definiti "a disposizione delle cosche" sono finiti agli arresti domiciliari.

La Spal, il Genoa e la Nocerina. Secondo le prime indiscrezioni, nel "tugurio" si è presentato, a nome della Spal, società calcistica, Giambortolo Pozzi, direttore generale, chiedendo soldi e parlando di un prestito di 100mila euro già concesso: era il 2011, la Spal di lì a poco sarebbe stata ceduta. Anche il vicepresidente esecutivo del Genoa ed ex presidente del Varese, Antonio Rosati, è coinvolto nell'inchiesta. Il gip scrive che Rosati risulta "in rapporti di affari con Pensabene" e lo cita come un imprenditore "con il quale l'associazione mafiosa concordava di operare alcune speculazioni edilizie". Vittima dell'usura, invece, Giuseppe De Marinis, uno dei responsabili della società Mexoil e che è stato in passato presidente della Nocerina, che avrebbe subito un violento pestaggio per un debito usurario da parte degli uomini del clan. Nell'ordinanza del gip si legge che a De Marinis sarebbe stata causata una "lesione grave come il distacco della retina ad un occhio".

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Da Il Giorno
'Ndrangheta in Lombardia: 40 arresti.
Banca clandestina a Seveso: 
giro d'affari da centinaia milioni di euro

Maxi operazione della Polizia di Stato, 40 arresti. Nella banca clandestina venivano riciclati i proventi delle estorsioni e dell'usura, grazie ad un'ampia rete di società ma anche alla collusione di imprenditori e di impiegati postali e bancari. Gli arrestati sono dei presunti appartenenti alla 'Ndrangheta operanti in Lombardia che avevano assunto anche la reggenza della "locale" di Desio.

Milano, 4 marzo 2014 -

'Ndrangheta in Lombardia, blitz in Brianza. La Polizia di Stato di Milano, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, ha eseguito numerosi arresti nei confronti di appartenenti alla ‘ndrangheta operante in Lombardia, e in particolare in Brianza. Eseguiti anche sequestri di beni (mobili, immobili e società) del valore di decine di milioni disposti dal gip del Tribunale di Milano, oltre a decine di perquisizioni.

L'inchiesta ha portato all'emissione di ordinanze a carico di 40 persone (21 in carcere e 19 ai domiciliari). Gli investigatori hanno scoperto a Seveso (Monza e Brianza) una vera e propria "banca clandestina", in cui venivano riciclati i proventi delle estorsioni e dell'usura, grazie ad un'ampia rete di società ma anche alla collusione di imprenditori e di impiegati postali e bancari. Gli arrestati sono dei presunti appartenenti alla 'Ndrangheta operanti in Lombardia che avevano assunto anche la reggenza della 'locale' di Desio. (Le immagini dell'operazione)

LA BANCA CLANDESTINA - Giuseppe Pensabene (presunto capo del clan) e il suo gruppo criminale, spiega il gip, ''hanno operato come una vera e propria banca clandestina''. Si faceva chiamare "Banca d'Italia", a Seveso, attraverso cui riciclare denaro sporco, non solo esportandolo in Svizzera e San Marino ma venivano anche reimpiegati dall'organizzazione attraverso l'acquisizione di attività economiche nel settore edilizio, negli appalti e nei lavori pubblici, nei trasporti, nella nautica, nelle energie rinnovabili e nella ristorazione. Secondo gli inquirenti, i membri dell'organizzazione avevano anche organizzato una raccolta di denaro per sostenere i familiari di 'ndranghetisti detenuti.

IL SILENZIO DEGLI IMPRENDITORI - "Nessuno degli imprenditori o commercianti vittima di usura ha mai presentato denunzia all’autorità giudiziaria’’. L’omertà degli imprenditori, spiega il giudice, "si spiega chiaramente se si tiene conto della strategia intimidatoria tipicamente mafiosa, a volte esplicita e sfociata in concrete condotte estorsive, a volte più sottile ed implicita, esercitata dall’associazione mafiosa nei loro riguardi, strategia che ha determinato chiaramente un diffuso clima di soggezione e di omertà per i debitori usurati ed intimiditi’’.In altre parole, osserva il gip, "la presente indagine che si inserisce e costituisce integrazione e sviluppo delle altre rilevanti indagini dirette dalla Dda di Milano sul fenomeno della ‘ndrangheta lombarda rende evidente come tale struttura criminale essenzialmente unitaria risulti essersi infiltrata’’ in taluni settori "strategici della economia nazionale".

PENSABENE E I VOTI - Domenico Zema, ex assessore in un comune della Brianza e uno dei presunti capi della locale di 'ndrangheta di Desio, avrebbe portato ''voti'' a favore dell'ex assessore regionale lombardo Massimo Ponzoni. Lo sostiene in una telefonata intercettata il presunto boss Giuseppe Pensabene. Stando a quanto riferito dall'agenzia Ansa, in una intercettazione ambientale dell'aprile 2010, parlando con un presunto affiliato alla cosca e riferendosi a Zema diceva: "...Ponzoni, Ponzoni ... Lo ha appoggiato forte Zema tutte le amicizie sue, i voti suoi glieli ha dati tutti a questo Ponzoni. Poi hanno litigato''.

ERA CHIAMATO "PAPA" O "SOVRANO" - Dall'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Milano, Simone Luerti, emerge il ruolo preminente di Giuseppe Pensabene. La sua presenza "è costante in tutta l'attivita' di indagine, come ideatore, direttore e gestore delle complesse operazioni finanziarie gestite dal suo gruppo criminale. Non soltanto - si legge ancora - viene chiamato 'capo', o addirittura 'Papa' o 'Sovrano' da alcuni degli appartenenti all'associazione mafiosa, ma le sue decisioni vengono sempre accettate e puntualmente eseguite da tutti gli associati''.

LE INTERCETTAZIONI - Il suo ''ruolo di vertice all'interno della associazione mafiosa'' si e' ancora piu' accentuato ''a seguito della dei 170 arresti colegati all'inchiesta Infinito, che nel luglio 2010 inferse un duro colo alla 'ndrangheta in Lombardia. In una intercettazione del marzo 2012 uno dei presunti affiliati ''commentava - scrive il gip - l'atteggiamento calmo ma inflessibile, da vero capo, usato da Pensabene Giuseppe'' in una telefonata ''dicendo: 'ho detto: il picciotto urla, il sovrano risolve, e fa business nel momento di difficolta'

Pochi giorni dopo, il 6 aprile, era lo stesso Sovrano nel suo ufficio di Seveso a spiegare il metodo da utilizzare: infiltrarsi "come polipi" che "si devono agganciare dappertutto, i tentacoli devono arrivare dappertutto, ci sono le condizioni per poterlo fare". Secondo il giudice Luerti dimostra "come l'associazione mafiosa" guidata da Pensabene aveva cercato anche e soprattutto di penetrare nel tessuto economico per gestire e controllare le piu' svariate attivita' e aggiudicarsi appalti e lavori pubblici nei settori edilizio, dei trasporti della nautica e delle energie rinnovabili.

TENTACOLI A PARABIAGO - In un'altra intercettazione finita agli atti, Giuseppe Pensabene afferma: "Per i soldi sono meglio le Poste". Il boss, infatti, per i suoi traffici preferiva utilizzare conti aperti in uffici postali da aziende vicine alla sua organizzazione. In alcuni casi, il gruppo di Pensabene poteva anche contare sulla complicità di alcuni dipendenti delle Poste, come il direttore e il vicedirettore degli uffici di Parabiago (Milano), entrambi agli arresti domiciliari, che non compilavano mai le dichiarazioni antiriclaggio anche a fronte di prelievi di ingenti somme di denaro.

"Alle poste è meglio perchè possiamo avere subito 100-200mila euro da usare per i nostri affari", dice Pensabene in un'altra conversazione intercettata nel corso delle indagini. A fare notare il fatto che i controlli alle Poste siano stati alle volte meno efficienti sono stati il sostituto Giuseppe D'Amico e il procuratore aggiunto Ilda Boccassini nel corso della conferenza stampa organizzata in questura per presentare l'operazione. "A livello legislativo - ha fatto notare il pm D'Amico - bisogna intervenire perchè Poste Spa è diventata una banca a tutti gli effetti".

ANCHE DIRIGENTI SPORTIVI TRA LE VITTIME DELL'USURA - Ci sono anche il vice presidente esecutivo del Genoa Antonio Rosati (ex presidente del Varese), e il dg della Spal Giambortolo Pozzi tra gli imprenditori finiti nella morsa dell'organizzazione della 'ndrangheta smantellata. Fanno parte di una lunga lista di imprenditori diventati vittime. L'ex presidente della Nocerina è stato addirittura picchiato (lesione alla retina) per indurlo a pagare il debito.

BLITZ ANCHE IN PROVINCIA DI BERGAMO - Tra le persone sottoposte a ordinanza di custodia cautelare in carcere ci sono anche V.C, 41enne nato a Treviglio e residente a Calvenzano, M.M., 49enne calabrese di fatto residente ad Almè, e R.G.S., 30enne nato a Treviglio e residente a Misano Gera d’Adda.

mercoledì 26 febbraio 2014

PEDEMONTANA TRATTA B1: IL 5 MARZO 014 UN'INIZIATIVA PUBBLICA DI INSIEME IN RETE A LENTATE



LA PEDEMONTANA ARRIVA A LENTATE:
PAGANO TERRITORIO E AMBIENTE

La società Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) ha inoltrato alle amministrazioni interessate, il progetto esecutivo della Tratta B1 dell'autostrada che va dallo svincolo di connessione con la A9 di Lomazzo (CO) sino all'inizio dell'attuale superstrada SS35 Milano-Lentate per un totale di circa 6,5 Km.

A Bregnano, una delle aree agricole 
che verrà spazzata via dalla pedemontana
Il progetto, formalmente, è comprensivo di una serie di opere di connessione ma APL ha già comunicato che entro il 2015 verrà realizzato il solo tracciato relativo all'autostrada vera e propria.
In altre parole, per arrivare in tempo per l’apertura dell’EXPO, non sarebbero realizzate né la connessione con la Novedratese né la TRC011 da Cermenate a Rovello Porro né la tangenziale di Lazzate.

Per queste opere l'apertura dei cantieri è rimandata nel 2016, con molta incertezza anche sulla loro copertura finanziaria.
Questo significa che il tronco autostradale arriverebbe solo a collegarsi con la Superstrada Milano-Lentate e il collegamento verso la Novedratese rimarrebbe con l'attuale calibro.

Ne conseguirebbe un sicuro aumento di volumi di traffico insopportabili per il territorio, con una superstrada già ora satura e congestionata quale unico sbocco. Il disastro di Pedemontana avanza perdendo i pezzi anche prima della sua realizzazione.

Un motivo in più per chiedere a gran voce ci si fermi alla tratta A, ormai in fase di completamento, seppure ancora priva delle compensazioni ambientali previste e con tempistiche per la loro realizzazione ancora ignote.

Anche per la tratta B1, oltre alle connessioni viabilistiche, mancano i progetti delle compensazioni ambientali, segno evidente che l’unica priorità è quella di realizzare urgentemente la B1 incompleta per dimostrare di aver fatto "qualcosa" in vista delle scadenze di Expo.
Sulle compensazioni ambientali, Insieme in Rete ha chiesto ad Autostrade Pedemontana Lombarda (il 20/01/014) e alla provincia di Como (il 28/01/014) un incontro per avere delucidazioni in merito. Non avendo ricevuto da loro risposta, ha poi coinvolto i Consiglieri Regionali del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico affinché Pedemontana sia chiamata in audizione in una Commissione Regionale.

L'assurda logica di continuare a pensare solo a progetti autostradali inutili, l'incapacità gestionale, la mancanza di fondi, il non considerare minimamente l'impatto ambientale, il rischio di complicare una viabilità territoriale già fragile, ci portano ancora una volta a chiedere che la realizzazione della Pedemontana si fermi alla sola tratta A, pressoché terminata, peraltro con un costo elevatissimo per l’ambiente visto che per il megasvincolo con la A9 s'è sacrificato il Bosco della Moronera. Per i comuni della Tratta A, proprio considerando che il territorio ha già pagato un prezzo alto, si devono oltretutto concretizzare quanto prima i progetti delle previste compensazioni ambientali.


Per approfondire, informare e discutere,
il coordinamento ambientalista
INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE
promuove ed organizza
un
INCONTRO PUBBLICO
MERCOLEDI’ 05/03/014 alle ore 21.00
presso
CENTRO CIVICO TERRAGNI – Biblioteca –
in via Monte Santo 2 a CAMNAGO
Lentate sul Seveso.


venerdì 21 febbraio 2014

MOZIONE DI SINISTRA E AMBIENTE PER GLI ORTI URBANI CONDIVISI


Il gruppo di Sinistra e Ambiente, a mezzo del suo Consigliere Comunale, ha presentato una mozione da inserire nell'OdG del Consiglio Comunale per la realizzazione a Meda degli ORTI URBANI CONDIVISI.
Vi terremo evidentemente aggiornati sull'iter della mozione

Cosa sono gli ORTI URBANI CONDIVISI ?
Più amministrazioni, a cominciare da quelle dell'Europa del Nord, all'avanguardia in materia, hanno deliberato e lavorato su progetti per realizzare gli ORTI URBANI CONDIVISI.
Progetti che unificano obiettivi di:
  • recupero di aree urbane inutilizzate o degradate di cui i cittadini si riappropriano gestendone gli orti ivi insediati,
  • sviluppo di socialità, di implementazione di pratiche no profit di biocoltivazioni,
  • scambio dei prodotti a  km zero
  • esperienze anche formative con scuole agrarie, nonchè didattica con il coinvolgimento di istituti scolastici
  • risparmio economico.
Una buona pratica che avvicina i cittadini al rapporto con la terra e i ai suoi ritmi, dove il produttore è anche consumatore responsabile.
Non si tratta inoltre di singoli appezzamenti gestiti da un solo individuo, bensì da più soggetti, spesso riuniti in associazioni, già presenti sul territorio o che si sono formate proprio stimolate dal progetto.

Anche a Meda vorremmo si ponessero le prime basi per questo tipo di microattività, a misura di persona, in scambio relazionale costante.

Abbiamo perciò pensato a una mozione che impegni Sindaco e Giunta ad attivarsi per identificare aree dove poter realizzare gli Orti Urbani Condivisi, inserendole, se necessario negli appropriati strumenti urbanistici.
Vogliamo si apra anche la strada della PARTECIPAZIONE e per questo, la mozione è "aperta".
Infatti, non chiediamo ne vogliamo un asettica regolamentazione delle finalità, modalità d'utilizzo e assegnazione elaborato dal solo livello Istituzionale e Amministrativo.
Vogliamo che questa fase sia preceduta da un tavolo concertativo partecipato dai soggetti interessati (singoli, gruppi, associazioni) e che siano loro ad identificare le linee guida su cui lavorerà poi il livello Istituzionale per elaborare gli atti dispositivi necessari.
E debbono poi essere i singoli, i gruppi e le associazioni interessate a farsi promotori e protagonisti della vita e dell'attività di questi e in questi orti condivisi.

Vicino a noi, alcune esperienze già avviate: (clicca sopra per visitare i siti)

a CHIASSO in Svizzera

a CESANO MADERNO

nel PARCO DEL GRUGNOTORTO

Il testo della mozione:

sabato 8 febbraio 2014

PEDEMONTANA: PRONTO IL PROGETTO ESECUTIVO DELLA TRATTA B1 MA ...


Il progetto esecutivo della Tratta B1 dell'autostrada Pedemontana è stato consegnato alle Amministrazioni che saranno attraversate dal tracciato in oggetto.
La tratta B1 va dal già realizzato svincolo di Lomazzo per la connessione con la A9 sino all'inizio dell'attuale superstrada SS35 Milano-Lentate, per un totale di circa 6,5Km.
Ma .....

Il progetto, formalmente è comprensivo di una serie di opere di connessione ma .........
Ma i soggetti deputati alla realizzazione dell'infrastruttura, hanno comunicato alle amministrazioni che, per arrivare in tempo con l'apertura dell'Expo, verrà realizzato entro il 2015 il solo tracciato relativo all'autostrada vera e propria, cioè senza le connessioni previste nell'esecutivo verso il resto della rete stradale. Per queste opere, si prevede l'apertura dei cantieri nel 2016.
Rispetto al progetto esecutivo completo, non verrà quindi realizzato il tratto di connessione con la Novedratese.
Questo significa che il tronco autostradale arriverà solo a collegarsi con la SS35 (Superstrada Milano-Lentate) e la viabilità verso la Novedratese rimarrà con l'attuale calibro e che non verrà cantierizzata nè la TRC011 da Cermenate a Rovello Porro nè la tangenziale di Lazzate.
Non bisogna essere dei geni della trasportistica per rendersi conto dei problemi aggiuntivi per il territorio che verrà caricato di volumi di traffico non sopportabili, con una superstrada già ora intasata quale unico sbocco.
Delle compensazioni ambientali, si può solo dire: progetto non pervenuto.
La realizzazione, pure incompleta, della tratta B1 ha, in pratica, il solo fine di dimostrare di aver fatto "qualcosa" in vista di Expo.
L'incapacità gestionale, la mancanza di fondi, l'assurda logica di continuare a pensare solo a progetti autostradali inutili, il non considerare minimamente l'impatto ambientale e viabilistico, ci portano ancora una volta a chiedere che la realizzazione della Pedemontana si fermi alla sola tratta A, pressochè terminata, peraltro con un impatto ambientale pesante visto che per il megasvincolo con la A9 s'è sacrificato il Bosco della Moronera. 
Considerando che Il territorio ha già pagato un prezzo elevato, si devono concretizzare quanto prima i progetti delle previste Compensazioni Ambientali. 



Intanto, da un sopralluogo effettuato a Lentate S/S, zona Copreno e Cermenate, risultano già partite alcune attività connesse all'autostrada: delimitazione dell'area del tracciato, ricerca di ordigni bellici.
La delimitazione dell'area del tracciato 1
La delimitazione dell'area del tracciato 2
La ricerca di ordigni bellici: ogni foro verrà passato poi con metal-detector
Particolare foro per introspezione con metal-detector per ricerca ordigni bellici


lunedì 27 gennaio 2014

MONITORAGGIO DELLA MOZIONE REGIONALE SU PEDEMONTANA E DIOSSINA E PROGETTO TRATTA B1


In Regione Lombardia, in applicazione ad una comunicazione del Presidente Maroni sullo "Stato d'Attuazione degli adempimenti previsti dagli atti di indirizzo politico approvati dal Consiglio Regionale terzo trimestre 2013", è stata presentata dall'ufficio incaricato, la documentazione relativa all'attuazione di Mozioni, Ordini del Giorno e Risoluzioni approvate dal Consiglio Regionale.
Il Consigliere Regionale dell'M5S, Gianmarco Corbetta ci ha aggiornato in merito, inviandocene il testo. 
Fra gli atti monitorati, c'è anche la MOZIONE SU PEDEMONTANA del 17/09/013.
La Mozione IMPEGNAVA la Giunta Regionale, il Presidente del Consiglio Raffaele Cattaneo ad attivarsi per una serie di azioni.
Il documento di monitoraggio sull'attuazione di questa Mozione è a dir poco scoraggiante (vedi l'estratto della parte che ci interessa allegato) risultando infatti un capolavoro di superficialità e inadempienza.


Come si evince, nulla si dice (contrariamente agli altri atti ove sono specificate le azioni intraprese per renderli operativi - il documento è di 65 pagine) quali passaggi ATTUATIVI sono stati fatti con ARPA, APL e società concessionaria.
Nella parte iniziale del documento si scrivono cose già risapute.
Giunta e Presidente del Consiglio Regionale, da cui ARPA dipende in quanto organo REGIONALE, secondo i dettami della mozione, dovevano impegnarsi a FAR FARE le cose richieste nella mozione, cioè, in particolare, investire la società concessionaria (e ARPA) della CARATTERIZZAZIONE del suolo dove passerà la pedemontana e dell'estensione delle analisi ambientali per la ricerca di TCDD anche Desio.
Su questi due punti, non c'è nulla, così come c'è il buio completo sull'analisi del rischio specifica PRIMA dell'apertura dei cantieri.
Nel documento si ribadisce che ulteriori accertamenti, in contradditorio con ARPA verranno fatti a progetto esecutivo approvato.
Al momento attuale, ne la Giunta ne il Presidente Cattaneo ha chiesto di farli PRIMA dell'elaborazione dell'esecutivo.
Insomma, nella sostanza Giunta e presidente del Consiglio, non hanno ancora dato rispondenza alla mozione.

Per questo, il Consigliere Regionale dell'M5S Corbetta,  ha scritto al Presidente della Commissione V Territorio e infrastrutture, una lettera di segnalazione e protesta. Nella lettera, oltre a rimarcare i punti della MANCATA RISPONDENZA alla Mozione, si riprende anche la DIFFIDA LEGALE dei gruppi di Insieme in Rete e dei Sindaci di Seveso e Desio.


Anche la Consigliera del PD Laura Barzaghi ha scritto una lettera a più soggetti regionali per protestare e denunciare la mancata attuazione della Mozione.


Ma nel frattempo, la Pedemontana non si ferma.
Ci risulta infatti, da informazioni a noi pervenute, che il progetto esecutivo della TRATTA B1 è pronto ed è stato ufficialmente inoltrato a tutte le Amministrazioni interessate.

La tratta B1 della pedemontana
La TRATTA B1 riguarda i Comuni di Fenegrò, Turate, Cirimido, Lomazzo, Rovellasca, Bregnano, Cermenate, Lazzate, Lentate sul Seveso.


mercoledì 22 gennaio 2014

UNA RIFORMA ELETTORALE PER POCHI ?

Apriamo con una vignetta de Il Manifesto volutamente provocatoria per alcune riflessioni in merito agli ultimi avvenimenti politici.

Il recente accordo per una nuova legge elettorale tra Renzi e Berlusconi è l'ennesimo schiaffo in faccia a chi ancora continua a credere che la politica, la buona politica, possa essere una strada per cercare di cambiare le cose in questo disastrato paese.
Lo è per varie ragioni.
Innanzi tutto per il blindarsi preventivamente, tentando di rendere subalterna qualsiasi discussione nel luogo deputato per trovare intese per la riforma elettorale, il Parlamento.
Nel nome del leaderismo, malattia nazionale conclamata e di un decisionismo d'immagine, due soggetti, in rappresentanza dei due attuali maggiori partiti, decidono di investirsi dell'autorità per accordarsi su di un testo che modificherà, se ratificato, l'attuale sistema elettorale.

Uno in particolare (Renzi), lo fa dimenticandosi volutamente che il suo interloqutore è stato condannato in via definitiva per reati fiscali, dichiarato decaduto dalla carica di senatore ed è pure in attesa di altri gradi di giudizio in altri processi in cui è imputato.
Per la politica e la convenienza di accordi, si lascia da parte non solo l'etica ma anche si ignora volutamente la realtà, oltretutto caricando il condannato Berlusconi, di una levatura che decisamente non merita. Ma si sa, questo non è un paese normale.
Per dovere di cronaca, va detto che il PD è stato al governo con il PdL a guida Berlusconi sino alla rottura tra l'attuale FI e l'NCD di Alfano, cioè in pratica sino alla decadenza.
Giudicavamo quella situazione indecente e indecente continuimo a giudicare i rapporti politici che si tengono con Berlusconi & C.
Si confeziona oltretutto un accordo per una futura legge che nel nome della "governabilità" vuole concentrare nelle mani di due soli partiti le prerogative di concorrere alla competizione elettorale con reali possibilità di raggiungere l'obbiettivo.
Come ? Semplice, con un "premio di maggioranza" (18% a chi raggiunge il 35%  dei consensi) e con delle "soglie di sbarramento" calibrate in modo tale da tagliar fuori i competitori minori dalla possibilità d'essere rappresentati in Parlamento. Soglie all'8% per chi corre da solo, al 5% per chi è in coalizione, ma con l'ulteriore soglia di coalizione al 12%.
Oltretutto, pur consentendo la  facoltà di coalizzarsi, ci sono tutti i presupposti perchè i partiti maggiori dettino pure le condizioni per coalizzarsi con loro (ricordate Veltroni e la sua teoria dell'autosufficenza ?)
Il tutto condito con le cosidette "liste bloccate" che impediscono la libera scelta dell'elettore nell'esprimere una preferenza rispetto al candidato.
Un vero e proprio capolavoro "cucito su misura" che cambia rispetto al "porcellum" la quota e la soglia di scatto del premio di maggioranza, con eventuale ballottaggio se non si raggiunge tale soglia ma che da forte garanzia di vittoria elettorale per i soli PD e PdL (con la possibilità d'un poco gradito - per chi ha fatto l'accordo - terzo incomodo, il Movimento Cinque Stelle).

Un capolavoro che nemmeno recepisce  le motivazioni con cui la Corte Costituzionale ha bocciato il cosiddetto "porcellum", (vedi articolo allegato) dimenticandosi pure che per l'altra proposta buttata sul tavolo, cioè trasformare l'attuale Senato in una "camera di non eletti direttamente" - Sindaci e Presidenti di Regione si presume,  serve modificare la Costituzione.
Insomma, una riforma elettorale che è inaccettabile perchè priva dei criteri di rappresentatività e di scelta dell'elettore GARANTITI DALLA COSTITUZIONE e che garantisce un bipolarismo basato sui nominati.
 
No, non sono proprio questi i contenuti di una sana riforma elettorale di cui ha bisogno il nostro Paese.

Questa situazione pone comunque, ora più di prima, chi si ritiene sinistra fuori dal perimetro del PD nell'obbligo di valutare e considerare il da farsi, cercando momenti di unità che superino sterili logiche di divisione, oggi purtroppo presenti in una sinistra molto frammentata che rischia sempre più di non essere rappresentata e di non avere voce in capitolo.

lunedì 13 gennaio 2014

PEDEMONTANA E DIOSSINA: I GRUPPI DI INSIEME IN RETE CON I SINDACI DI DESIO E SEVESO INOLTRANO UNA DIFFIDA LEGALE


Il coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE, che dal 2007 segue l’iter di Pedemontana, in questi ultimi mesi si è attivato anche con una serie di incontri con i Sindaci delle tratte interessata da una delle criticità ambientali più rilevanti dell’intero tracciato della futura autostrada, la contaminazione da TCDD (diossina Icmesa).

Consultando lo studio legale Ribolzi Cocco e Salomoni di Milano, con il supporto del penalista Avv. Palumbo, Insieme in Rete, ha elaborato un’istanza giudiziaria di partecipazione al procedimento e di diffida nei confronti dei diversi soggetti responsabili o coinvolti nell’attuazione dell’opera.
 
La diffida è stata firmata da associazioni aderenti ad Insieme in Rete (WWF Regionale, Legambiente Seveso, La Puska di Lentate S/S) e da un cittadino (Alberto Colombo, a rappresentare Sinistra e Ambiente di Meda, pure di Insieme in Rete) ed è stata sottoscritta, per le specificità delle problematiche relative al tracciato ed emblematiche della storia ambientale del territorio attraversato da Pedemontana, anche dai Sindaci di Seveso e di Desio.
L’atto è stato indirizzato a Pedemontana-APL, CAL, Regione Lombardia e Osservatorio Ambientale, Provincia di MonzaBrianza, Ministero dell’Ambiente, Ministero delle Infrastrutture, CIPE, ARPA, Strabag e, per conoscenza, alla Prefettura di Monza e alle Preture di Monza e di Milano. 

La diffida ricorda ai soggetti interessati, la necessità di dare rispondenza alla prescrizione CIPE n° 3 che, in virtù delle già accertate contaminazioni basate sulle analisi del 2008, obbliga Pedemontana ad ulteriori analisi ambientali per la caratterizzazione, cioè la delimitazione areale dei terreni contaminati. Questo passaggio è propedeutico alla redazione del progetto esecutivo, anche per gli aspetti finanziari qualora si rendano necessari, come è presumibile, interventi di bonifica sulle aree contaminate attraversate dall'autostrada.



Su questa delicata questione, è stata inoltre approvata all’unanimità anche una mozione in Consiglio Regionale (mozione elaborata con il contributo di Insieme in Rete) che, oltre a rimarcare la necessità di queste analisi, chiede l'estensione delle stesse oltre che alla tratta B2 anche al territorio del Comune di Desio. 

Il coordinamento Ambientalista INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE

Il testo della Diffida:



Il 16/01/014 s'è tenuta presso il Centro Visite del Bosco delle Querce a Seveso, una conferenza stampa d'approfondimento.

Il tavolo della conferenza stampa  con da sx: Beretta (Ins.Rete), Butti (Sindaco di Seveso), 
Cassanmagnago (Asssessore Desio), Colombo (Ins. Rete), Del Pero (Ins. Rete), Grassi (Ins. Rete)
Sotto, il comunicato integrale diffuso.




domenica 5 gennaio 2014

PTCP: L'ASSALTO CONTINUA


Continuano a fioccare i ricorsi al TAR da parte delle amministrazioni comunali brianzole contro il PTCP della Provincia di MB.
Dopo  i ricorsi di  Concorezzo, Bernareggio, Cornate, Sulbiate, Triuggio e Usmate, si sono ora aggiunti Giussano e Vimercate.
Sono ricorsi "trasversali", nel senso che parliamo di amministrazioni sia di centrodestra sia di centrosinistra, purtroppo in questo caso accumunate da dichiarazioni difficilmente condivisibili (vedi articoli allegati).
Non è bello constatare l'uso disinvolto della rivendicazione della propria autonomia nell'avere il diritto di decidere "come e dove costruire nella provincia più cementificata d'Italia". (citazione tratta dal blog Brianza Centrale che condividiamo in pieno)
C'è un allergia viscerale a qualsivoglia tentativo di pianificazione che abbia una visione più amplia e globale, a partire dal livello provinciale.
Così si rivendica la "patria potesta localista", non considerando lo stato di "disastro urbanistico" in cui versa la Brianza monzese, ridotta (fatto salvo alcune residue zone) ad una piastra di cemento e asfalto, tant'è da risultare la PIU' CEMENTIFICATA D'ITALIA.


L'abbiamo già detto, in questo PCTP ci sono luci ed ombre.
Come gruppi ed associazioni ambientaliste de l'OSSERVATORIO PTCP DI MONZA E BRIANZA avremmo voluto regole più stringenti, più aree tutelate in modo più deciso e con questi obbiettivi, nella nostra più completa autonomia operativa e di giudizio, abbiamo interloquito con un alcuni Consiglieri Provinciali del PD sensibili al tema.
Questo ha indubbiamente consentito il miglioramento, sotto molti aspetti, del PTCP.

Abbiamo scelto la strada di esserci e continueremo ad essere presenti, proseguendo nel nostro rapporto con quei consiglieri che si sono dimostrati attenti alle nostre istanze, cercando di evitare che il PTCP sia depotenziato da ricorsi al TAR o da future richieste di modifiche o varianti  "al ribasso" da parte sia dei privati sia delle amministrazioni comunali.
Per questo, sin d'ora, chiediamo all'Istituzione Provincia di resistere in tutti i gradi di giudizio ai ricorsi.
Faremo altresì la nostra parte, con la nostra rappresentanza in sede del previsto Osservatorio Provinciale, per promuovere la necessità dello STOP AL CONSUMO DI SUOLO, utilizzando tutte le attribuzioni di cui è stato investito l'Osservatorio Provinciale.
In una Provincia, in un ambito territoriale dove si è superato ampiamente la soglia di tollerabilità dell'edificato, è fuori luogo continuare a pensare e a puntare sull'edilizia quale motore di sviluppo, sopratutto quando una fetta consistente di quanto recentemente costruito risulta vuoto ed inutilizzato e quindi, rispondente a fattori speculativi e non a reali bisogni insediativi.

Gli articoli su Giussano e Vimercate:


Piano regolatore. Il Comune contro la Provincia. Ricorso al Tar

di Marco Dozio da il Giorno del 29/12/013

LA PROVINCIA di Monza trascinata in tribunale dal Comune di Vimercate. Che ha scelto di ricorrere al Tar per bloccare gli effetti del Ptcp, il Piano regolatore provinciale mal digerito da una nutrita schiera di municipi, gelosi delle proprie prerogative in ambito di pianificazione territoriale. Ogni campanile vuole salvaguardare l’autonomia di decidere dove e come costruire. Senza subire le imposizioni di Palazzo Grossi che in sostanza ha vincolato tutte le aree verdi brianzole, nella speranza di arginare la cementificazione galoppante. «Ma noi siamo una realtà virtuosa. Nel Pgt abbiamo ridotto le aree edificabili di oltre mezzo milione di metri quadri», spiega il vicesindaco e assessore all’Urbanistica Corrado Boccoli, argomentando le ragioni di un ricorso che vede Vimercate capofila di un dissenso ampio e trasversale, che nella Brianza orientale coinvolge Giunte di centrodestra (Concorezzo, Cornate, Bernareggio) e di centrosinistra (Usmate). Il punto è che il Ptcp rischia di mandare in fumo il nuovo quartiere ipotizzato nei campi tra la Bananina e l’ex Provinciale Sp2: un comparto di case e negozi che dovrebbe accogliere anche il trasloco e l’ampliamento dell’Esselunga. «Si tratta dell’ultimo e definitivo ambito di espansione della città», assicura Boccoli, che nell’elenco dei progetti bloccati dalla Provincia inserisce le 4 palazzine del piano di lottizzazione di Cascina Castellazzo. «Interventi piccoli e grandi rischiano di non partire nonostante sia già stata approvata la convenzione con gli operatori: in linea di principio il Ptcp afferma istanze condivisibili, in particolare l’esigenza di preservare le aree verdi, ma occorre trovare un equilibrio tra necessità di sviluppo e tutela ambientale». Per Boccoli è in ballo anche una questione più generale che riguarda l’interazione tra i diversi enti locali. Ovvero chi deve fare cosa. La Provincia, in altre parole, non avrebbe rispettato l’autorità dei Comuni commettendo un’invasione di campo. «Il Ptcp nei fatti ha ridotto le competenze assegnate per legge ai Comuni in termini di pianificazione urbana e ambientale».
L’unica speranza per ricomporre il dissidio, prima della sfida in tribunale, è affidata alla convocazione di un tavolo di confronto. «La Provincia non ci ha concesso il tempo necessario per impostare una concertazione, quindi siamo stati costretti a presentare il ricorso. Ma da parte nostra abbiamo la volontà, se sarà possibile, di trovare una soluzione alternativa all’aula giudiziaria: per questo motivo abbiamo chiesto l’apertura di un tavolo di confronto». Eppure a scorrere il documento provinciale qualche elemento di sintonia tra Palazzo Trotti e Palazzo Grossi spunta qua e là. «Condividiamo pienamente la norma sull’eliminazione dei cartelloni pubblicitari dalle strade provinciali: è un passo in avanti nella direzione della tutela paesaggistica».