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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

martedì 21 dicembre 2010

PEDEMONTANA: presentata una MEMORIA procedimentale per l’accoglimento INTEGRALE di TUTTE le PRESCRIZIONI del CIPE e PER LA REALIZZAZIONE delle COMPENSAZIONI AMBIENTALI



I gruppi appartenenti a INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE, Legambiente nazionale, regionale, il locale circolo di Seveso Laura Conti, il WWF Lombardia, l'Associazione Immagina Lomazzo e i Sig.ri Paolo Conte in rappresentanza del coordinamento stesso e Colombo Alberto per SINISTRA e AMBIENTE di Meda, (gruppo pure nel coordinamento), supportati da un avvocato che si occupa di cause su questioni AMBIENTALI, hanno inoltrato una MEMORIA/DIFFIDA a tutti gli enti coinvolti nel progetto Pedemontana.

Scopo della stessa è RICORDARE a tutti, l'OBBLIGO di ADEMPIERE INTEGRALMENTE ALLE PRESCRIZIONI del CIPE, in particolare a quelle relative al BOSCO DELLE QUERCE di Seveso e Meda, alle COMPENSAZIONI AMBIENTALI e a quelle sul BOSCO DELLA MORONERA di Lomazzo.

Bosco delle Querce : rischio SBANCAMENTO Pedemontana e ampliamenti proposti da Sinistra e Ambiente a Meda e da Legambiente a Seveso
Con la memoria si chiede inoltre di AVERE ACCESSO ad una serie di documenti, relazioni, risultati sulle indagini relative alla presenza di DIOSSINA nella tratta B2, planimetrie reali di quello che sarà il progetto esecutivo per realizzare la futura autostrada.

Quali sono le motivazioni di questo passo formale ?

Semplicemente riteniamo che il BLACK OUT informativo e di confronto attuato da alcuni mesi messo in campo da Pedemontana, accampando la giustificazione del rischio di una ipotetica turbativa d'asta, sia INACCETTABILE.
Inaccettabile poichè si tratta di un progetto PUBBLICO e, come tale, deve essere caratterizzato dal confronto e dal coinvolgimento dei cittadini, dei gruppi e delle associazioni ambientaliste, e non può essere SECRETATO, impedendone un controllo sopratutto sulle criticità.

Questo SILENZIO ASSORDANTE ci preoccupa e abbiamo il sentore che, nella tipica logica da itaglietta, anche le prescrizioni del CIPE (quantomeno quelle che risulterebbero avere UN COSTO) vengano ignorate o interpretate "a convenienza".

La MEMORIA vuole quindi essere un primo passo formale per riaprire il confronto.
Se il "muro di gomma" da parte dei soggetti coinvolti nella realizzazione di Pedemontana proseguirà, ci riserviamo di promuovere sia iniziative pubbliche sia ulteriori azioni legali al fine di tutelare il territorio, l'ambiente ed anche la Democrazia partecipativa.

Sotto, il testo integrale della MEMORIA.
SINISTRA e AMBIENTE Meda













venerdì 17 dicembre 2010

PEDEMONTANA: L'AUTOSTRADA dei VELENI e delle DISCARICHE

Oltre al rischio sbancamento nel BOSCO DELLE QUERCE di Seveso e Meda che, con la rimozione di terreno INQUINATO da DIOSSINA creerebbe rischi per la salute dei cittadini e un danno ambientale causato dalla distruzione della porzione medese del Bosco, il futuro tracciato dell'autostrada si sovrapporrà a porzioni del territorio ove sono localizzate DISCARICHE di MATERIALI E SOSTANZE NOCIVE. 
Parliamo, PER ORA, di quelle CONOSCIUTE.
Esemplificativo il caso della DISCARICA della CAVA GIRARDI in Comune di Cesano Maderno, ove per anni sono state sversati residui di vernici solidificate della Max Mayer, con contaminazione da SOLVENTI della falda -vedi documenti linkati.
Che fa allora la Soc. Pedemontana e dietro di essa la REGIONE LOMBARDIA con l'Assessore Cattaneo ? 
Decide di modificare il tracciato PER NON ACCOLLARSI LE OPERE DI BONIFICA !!!
Si faccia quindi pure l'autostrada, ma LA BONIFICA DELLA DISCARICA PUO ATTENDERE con BUONA PACE PER LA SALUTE DEI CITTADINI.
Prima le INFRASTRUTTURE poi, per il resto, .............. lasciamo pure terreni inquinati e prodotti tossici laddove stanno.
LA BONIFICA COSTA !

Sotto articolo de Il Giorno e i link dei documenti UFFICIALI sulla discarica, tratti dal sito di INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE sulla pagina cesanese.


Cesano Maderno - Pedemontana:
Il nuovo tracciato aggira la cava per evitare la bonifica
 
Pedemontana attorno alla cava Il caso sul tavolo della Provincia

 Il nuovo tracciato aggira l’area per evitare la bonifica

 da il giorno 9 NOVEMBRE 2010

 di GABRIELE BASSANI


IL CASO DELLA «DISCARICA con l’autostrada intorno», arriva sul tavolo del presidente della Provincia, Dario Allevi. A presentarglielo è il suo «collega», presidente del consiglio comunale di Cesano Maderno, Franco Busnelli, che prende spunto proprio dalle recenti dichiarazioni di Allevi circa la volontà da parte della Giunta provinciale, di vincolare all’inedificabilità le aree limitrofe al tracciato dell’autostrada Pedemontana, nell’intento di tutelare il territorio sotto il profilo ambientale. Di qui l’idea di Busnelli di mettere al corrente anche Allevi del caso cesanese, dove il progetto della nuova autostrada è stato modificato, nella zona del collegamento tra la tratta Desio-Vimercate e la Cesano-Cermenate (ex Milano-Meda) al confine con Bovisio Masciago, per evitare la bonifica di una cava utilizzata per anni come discarica di vernici e affini. «Lo stato di inquinamento del sito - scrive Busnelli nell’appello ad Allevi - è comprovato sia da indagini geologiche che avevano rilevato un alto tasso di tetracloroetilene ed altri inquinanti, sia da corrispondenze più che significative attestanti lo scarico di un quantitativo annuo di componenti di vernici di scarto pari a 100.000 kg. Tali elementi sono anche noti nell’ordinanza di bonifica n.40 del 2002 emessa dall’allora sindaco Pietro Luigi Ponti». Insomma, la situazione dell’ex Cava Girardi pare essere tutto meno che un mistero, visto che ci sono diversi documenti che nel corso degli anni ne certificano le condizioni e la necessità di interventi. L’ultimo progetto defintivo di Pedemontana, quello approvato esattamente un anno fa dal Cipe però introduce una grossa novità: il tracciato viene modificato per non coinvolgere direttamente l’area della cava ma al contrario per «girarle intorno». Si arriva al paradosso, come denuncia Busnelli, che tale area «viene da una parte interclusa tra gli svincoli e dall’altra parte esclusa da qualsiasi intervento sia di bonifica che di compensazione». Un paradosso del quale Busnelli ora vuole mettere a conoscenza quanti più organi possibili, dopo che già il sindaco di Cesano Maderno, con un documento sottoscritto da tutti i capigruppo consigliari e dallo stesso presidente Busnelli, il 29 giugno scorso, lo segnalarano a Regione e Pedemontana, senza peraltro ricevere risposte.


Link a DOCUMENTI sulla DISCARICA di Cava Girardi

LETTERA ALLA PROVINCIA DI MONZA E BRIANZA  2 NOVEMBRE 2010
 

Lettera aperta. Appello al Presidente Allevi e alla giunta provinciale : "Salviamo il bosco del Parco dei colli Briantei ad Arcore"



INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE ed una serie di gruppi del vimercatese ha scritto UNA LETTERA APERTA alla PROVINCIA DI MB ed al suo Presidente Dario Allevi e all'Assessore alla Pianificazione Territoriale e Parchi Antonino Brambilla per chiedere che un'area boschiva nel Parco SOVRACCOMUNALE DEI COLLI BRIANTEI ad ARCORE, sia TUTELATA e SALVATA.

L'area boschiva che rischia di scomparire per la realizzazione della RSA
Su quest'area, c'è un progetto INCONDIVISIBILE di insediare una Casa i Riposo RSA (Residenza Socio Assistenziale) per anziani.
Si tratta di quarantaduemila (42.000) mq, oltre QUATTRO ettari di bosco, all’incirca una superficie pari a QUATTRO campi da gioco di San Siro, che verrebbero cancellati dal parco dei Colli Briantei per far posto alla Residenza Socio Assistenziale (RSA) di Arcore.
Sono troppi, decisamente troppi.
La vicenda della RSA ha una storia travagliata. Come riportato dalla stampa locale, solo di recente l’amministrazione comunale ne aveva ipotizzato la costruzione all’ interno del comparto cosiddetto di Milano 4, vicino a Via Monte Rosa, nel territorio verde di un altro parco quello della Valle del Lambro.
Secondo il documento ufficiale presente sul sito del comune l’area individuata oggi sarebbe invece ubicata in collina, alla fine di Viale Lombardia.
La realizzazione della RSA prevederebbe di stralciare dal Parco dei Colli Briantei il terreno in questione, un bosco di circa 42.000 mq, per far posto alla RSA e, in futuro, ad una nuova strada di accesso alla stessa.
E’ EVIDENTE che stralciare il terreno dal parco significa renderlo potenzialmente EDIFICABILE.
Contestualmente la proposta di variante al Piano Regolatore propone di estendere il Parco dei Colli Briantei ampliandolo per circa 25 ettari nella zona agricola compresa tra Bernate e Velasca consentendo così la connessione tra il Parco della Cavallera e lo stesso Parco dei Colli Briantei.
Sembrerebbe un bilancio positivo: 25 ettari protetti contro ‘solo’ 4 ‘sacrificati’ ed in più il corridoio ecologico tra i due parchi finalmente salvaguardato, ma basta approfondire l’esame per capire che in realtà l’ampliamento non è così vantaggioso, tutt’altro.
Vediamo perché:
- La zona di ampliamento in questione ha già in LARGHISSIMA PARTE una destinazione d’uso futura, tutt’altro che verde, in essa si snoderanno i tracciati di ben TRE MEGA-infrastrutture: L’autostrada Pedemontana, l’opera connessa a Pedemontana denominata TR17 (la cosiddetta tangenzialina di Arcore) e, dulcis in fundo, la futura Pedegronda ferroviaria. Il tutto completato dai relativi svincoli e rampe d’accesso.
- La residua parte che rimarrà a verde sarà COMUNQUE (e sottolineiamo COMUNQUE) interessata dalle opere di compensazione e mitigazione di Pedemontana, più precisamente : La nuova pista ciclabile denominata GreenWay ed i rimboschimenti di mitigazione individuati dal progetto definitivo dell’autostrada
-Il territorio annesso è di SCARSO pregio ambientale rispetto al bosco che si vuole stralciare dal parco, essendo oggi terreno agricolo senza alberature rilevanti
Ben venga quindi l’ampliamento del parco ma esso NON PUO’ COMPENSARE ASSOLUTAMENTE la perdita di uno degli ultimi BOSCHI estesi della zona. Il Parco dei colli Briantei a breve dovrà sopportare l’impatto PESANTISSIMO della nuova AUTOSTRADA PEDEMONTANA che lo dividerà in DUE e causerà di per sè stesso l’eliminazione di diversi boschi e aree naturali.
Foto del bosco che scomparirebbe
L’area boschiva in questione si trova al margine dell’abitato.
Costruire la nuova residenza in questa zona significa CONDANNARE la struttura ed i suoi OSPITI all’isolamento dal resto del tessuto sociale ed urbano di Arcore, noi crediamo davvero che non sia l’ubicazione giusta per una realtà di questo tipo.
L’alternativa per l’ubicazione della RSA, a CONSUMO ZERO DI SUOLO e maggiormente integrata con il resto di Arcore esiste: Basterebbe costruire la struttura all’interno dell’area ex-Falck, un’area CONTIGUA AL CENTRO ed alla vita della cittadina.
Quindi, non siamo contrari alla realizzazione di tale struttura, ma chiediamo, semplicemente, che la stessa sia localizzata altrove, ad esempio nelle aree dismesse ex Falck, salvando nel contempo i boschi del Parco dei Colli Briantei.

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La lettera aperta ad ALLEVI, Brambilla e alla Prov. di MB

Al Presidente della Provincia di Monza e Brianza: Dario Allevi 
p.c. : Assessore  Ambiente e Territorio Antonino Brambilla

Sig. Presidente,

Questa nostra lettera vuole essere un appello all’amministrazione da Lei presideuta perchè ci sia una posizione netta, univoca e chiara nei confronti del tema della tutela delle ultime aree verdi di Monza e Brianza.

Il caso che vogliamo portare alla vostra attenzione è relativo al comune di Arcore.

Di recente, sul sito internet del comune, l’amministrazione ha pubblicato il documento ufficiale preliminare alla VAS (Valutazione Ambientale strategica) relativo al  cambio di destinazione d’uso di un vasto terreno boschivo di oltre 4 ettari attualmente incluso nel PLIS dei Colli Briantei (rif. Link allegati).

Attraverso tale intervento l’amministrazione intende procedere alla realizzazione di una RSA (Residenza Socio Assistenziale)  stralciando il BOSCO dal Parco Locale ed autorizzando contestualmente la realizzazione di una strada di accesso.

Lo scenario che si è venuta a creare con questa proposta è del tutto simile a quella verificatasi di recente nel vicino comune di Vimercate dove la prima stesura del Piano di Governo del Territorio  prevedeva lo stralcio di un bosco  dal parco della Cavallera  per fare spazio ad un insediamento industriale concomitante alla proposta di aumento dell’estensione del parco stesso in altra zona.  Per fortuna, grazie all’opportuno intervento della vostra giunta e al senso di responsabilità dell'Amministrazione di Vimercate,  alla fine il PGT è stato modificato SALVANDO IL BOSCO della Cavallera e restituendolo con la sua bellezza al Parco ed ai cittadini.

Oggi siamo a chiedervi un atto analogo anche nei confronti dell’amministrazione di Arcore.  Anche in questo caso  si tratta di un bosco che si vuole stralciare da un Parco Locale proponendo un’estensione dello stesso in altre aree peraltro molto meno pregiate del bosco in questione  e perdipiù interessate dall’attraversamento di ben tre future infrastrutture pesanti quali : l’autostrada Pedemontana,  la tangenzialina di Arcore (TR-17) e la pedegronda ferroviaria (rif. Link allegati).

 I Parchi Locali rivestono un valore altissimo per la nostra COMUNITA’.  Costituiscono  de-facto  le  ultime aree di naturalità all’interno della provincia più cementificata d’Italia subito dopo quella di Napoli.  La loro importanza è stata sottolineata concretamente dalla vostra amministrazione che ha di recente  concesso dei finanziamenti proprio ai PLIS  ed in particolare  oltre 24 mila euro proprio al Parco dei colli Briantei.  Una scelta importante  da noi saluatata con grande favore. 

Sig. Presidente, siamo preoccupati  per il BOSCO di Arcore e per il PLIS dei colli Briantei.

L’intervento prospettato dall’amministrazione arcorese  potrebbe costituire un precedente pericoloso:  Si pensi infatti a cosa accadrebbe in futuro se ad esempio una delle altre amministrazioni dei comuni  del  parco decidesse di stralciare boschi e campi dal parco per far posto ad interventi edilizi?  Come si potrebbe dire loro di No?

Pensiamo che la RSA potrebbe ragionevolmente trovare una collocazione diversa all’interno del territorio comunale salvaguardando così l’area protetta. In questo senso il supporto alla pianificazione territoriale da parte della provincia potrebbe essere di grande aiuto.

Noi infatti crediamo che il ruolo dell’amministrazione provinciale sia fondamentale per evitare episodi come questo, dove l'ente sovracomunale, e' chiamato proprio a salvaguardare il bene comune scevro da logiche troppo locali, che faticano a vedere che l'interconnessione ambientale delle aree libere e' un fatto che logicamente supera i classici confini amministrativi delle comunità locali. Proprio per questo siamo a chiederVi un intervento coerente con le vostre recenti deliberazioni sul tema del consumo di suolo e salvaguardia dei PLIS, deliberazioni che non solo approviamo ma che sosteniamo attivamente
In attesa di un Vostro Gentile Riscontro

Porgiamo Cordiali Saluti

Appello sottoscritto da: 
Associazione per i Parchi del Vimercatese
Insieme in Rete per uno sviluppo sostenibile 
ArcoreCiclabile
Circolo Legambiente Gaia - Usmate-Velate 
Comitato per l'ampliamento del Parco Brianza Centrale 
Gruppo Valle Nava – Casatenovo 
WWF Vimercatese

Elenco gruppi  aderenti al coordinamento "Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile": 

Alternativa Verde per Desio
AMICI del RUGARETO – Cislago-Gorla
Associazione ecologica “la puska” Onlus – Lentate sul Seveso
Associazione “Immagina Lomazzo”
Associazione per i Parchi del Vimercatese
Associazione Pro Loco “Pro Meda”
Associazione Torrette Bini Dosso Boscone per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale – Macherio
CIPTA- Onlus – Gorla Minore-Marnate
Comitato Mozzatese Salute ed Ambiente – Mozzate
Circolo Legambiente “Laura Conti” – Seveso
Circolo Legambiente “Roberto Giussani” – Desio
ECO 90 – Uboldo
Legambiente Cassano Magnago
Legambiente Seregno ONLUS
Legambiente Tradate
Lista Civica Verdi – Arcore
Lista Civica Sinistra e Ambiente – Meda
WWF Gruppo di Seregno
WWF Sezione Groane

lunedì 13 dicembre 2010

Fermiamo la PRIVATIZZAZIONE della VILLA REALE a MONZA


Riceviamo un appello dal COMITATO per il PARCO di MONZa Antonio Cederna per un azione di bombing mail per tentare di salvare la Villa di Monza dal progetto di PRIVATIZZAZIONE della stessa.
Vi invitiamo ad aderire inviando la mail come sotto descritto.

SINISTRA e AMBIENTE Meda

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Newsletter di ParcoMonza.org

Bar, box shop e ristorante: 

questo il futuro della Villa Reale di Monza?

Nell'immagine: il Corpo Centrale, la porzione dell'Ala Nord e la Corte Centrale della Villa oggetto della concessione



Gentili sostenitori della Villa Reale di Monza,

il 29 novembre, sollecitata da mesi a dare spiegazioni circa il destino della Villa Reale, la società Infrastrutture Lombarde S.p.A. (ILSPA), il cui unico socio è Regione Lombardia, che ha emesso il bando di concorso comprensivo delle destinazioni d'uso, ha presentato delle diapositive intese a chiarire cosa s’intenda fare della Villa Reale di Monza.

La Villa Reale sarà ceduta al privato vincitore e destinata ad attività commerciali, alta ristorazione, spazi espositivi, ( il privato che vincerà il bando deciderà come usarli) alle seguenti condizioni:

- 30.000 euro di affitto all'anno: ILSPA indica 1.4 milioni perche’ moltiplica il canone per gli anni di concessione

30.000 x 30 anni = 900.000 e aggiunge 500.000 euro ( cioè 5 per mille del fatturato, stimando evidentemente un fatturato per il privato di circa 3,3 milioni di euro all'anno).

- a fronte di un esborso privato di 6,7 milioni di euro ( incluso il 20% di IVA che il privato recupera )

- e di un esborso pubblico di 20,5 milioni di euro

E' vergognoso come l'amministratore di ILSPA (Rognoni), il delegato alla Villa Reale della Regione Lombardia (Magnano), il Presidente del Consorzio (Mariani, che è anche sindaco di Monza) e il direttore del Consorzio (Petraroia), si siano prodigati nel dire che la Villa Reale sarà pubblica: certamente i negozi e il ristorante non possono vivere senza clienti.

Evidenziamo poi che il sindaco di Monza non si vergogna di vantarsi che questa soluzione non procurerà esborsi alla cittadinanza monzese.

Sono dunque evidenti e gravi l’irregolarità e l’irresponsabilità circa la destinazione d’uso, la valorizzazione storica, la salvaguardia della conservazione del monumento, che contrastano con le leggi che la Sopraintendenza e il Ministero dei Beni Culturali dovrebbero far rispettare. Percio’


vi chiediamo di inviare il testo qui sotto
e di chiedere ai vostri amici di fare altrettanto,
con lo scopo di aumentare ancora la nostra pressione.

Sopraintendenza e Ministero non potranno ignorare le tante mail che riceveranno (sono 10.000 le firme raccolte). Forse pensano di intervenire a lavori iniziati, ma, quando entrerà una ruspa, non si potrà più tornare indietro.

Grazie del Vostro Aiuto!
il gruppo "la Villa Reale è anche mia!

---------- testo della mail ----------

Gentile  Soprintendente Dott. Alberto Artioli,

e p.c. Direzione Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale - Ministero dei beni culturali

OGGETTO: VILLA REALE DI MONZA  - SPAZI COMMERCIALI AI PRIVATI?


Buongiorno, seguo da tempo la situazione preoccupante che riguarda la Villa Reale di Monza.
Sebbene possa comprendere la necessità di accedere a un intervento di tipo privato nella gestione della Villa Reale, abbandonata già da decenni ad un tragico destino, si dice per mancanza di fondi, non comprendo invece come possano mancare i fondi per intervenire su un tale  bene storico, paesaggistico e culturale, da parte della Regione e di uno dei comuni più ricchi d’Italia.

Esprimo tuttavia perplessità nel valutare i requisiti richiesti dal bando indetto da Infrastrutture Lombarde S.p.A. che, come da documentazione e capitolato, propone uno stralcio del progetto vincitore del concorso internazionale (c.d. progetto “Carbonara” ).

Desta molta preoccupazione sia la previsione di avere all'interno della Villa Reale spazi destinati ad attività commerciali - chiamati sul bando "box", lasciando quindi intendere una sorta di piccoli locali ritagliati all'interno dei grandi saloni - che di destinare un intero piano, il Belvedere,  alla “alta" ristorazione - destinazione che chiaramente richiede infrastrutture invasive.

A parte la sproporzione fra superficie destinata ad attività commerciali rispetto a quelle genericamente dette istituzionali, mi chiedo se questo progetto garantisca la tutela della conservazione e valorizzazione culturale del monumento e  se questo uso sia compatibile con il suo carattere storico e culturale.

Sottolineo, inoltre, che la necessaria garanzia di utilizzo pubblico sarebbe garantita dal fatto che ristorante e negozi sono fruibili dal pubblico. Ciò, più che un’apertura al pubblico, sarebbe meglio definibile come una mera necessità per il successo dell'attività economica del futuro concessionario, il quale avrà peraltro in gestione una superficie di circa 9.000 mq per 30.000  euro all'anno di affitto, per  30 anni, a fronte di un intervento di 5 milioni di euro, mentre l’ investimento pubblico  sarà di 19 milioni.

Come si può vincolare un tale bene storico e culturale in questo modo e per 30 anni?

Ho la convinzione che voi, quali garanti istituzionali della tutela del patrimonio storico e culturale, sappiate spiegarmi cosa non mi riesce di comprendere o forse ho erroneamente inteso.

Ringraziando in anticipo per la vostra attenzione, saluto cordialmente


Per inviare la mail clicca qui

domenica 12 dicembre 2010

ACQUA PUBBLICA: passo in avanti verso IL REFERENDUM


Care/i,
poco fa presso la sede del Comitato Promotore referendario è stata notificata l'ordinanza della Corte Suprema di Cassazione (scaricabile al seguente link: www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/materiali/Ordinanza_Cassazione_7_dicembre_2010.pdf) 
con cui si dichiarano legittimi i tre quesiti referendari.

In particolare nell'ordinanza si specifica quanto segue:
- è stato accertato il superamento del numero di 500.000 firme necessarie per ciascun quesito;
- non si procede alla concentrazione del nostro 2° quesito con quello promosso dall'IdV;
- si estende il 1° quesito con la seguente frase "nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale";
- si estende il 2° quesito con la seguente frase "nel testo risultante dall'articolo 12 del d.P.R. 7 settembre 2010 n. 168".

Raccolta firme di SINISTRA e AMBIENTE a Meda
Va sottolineato come le suddette modifiche non incidono minimamente sul contenuto dei quesiti.
Si tratta di un risultato che tutte e tutti ci attendevamo!
Si tratta di un ulteriore passo in avanti verso i referendum per l'acqua pubblica!
Si tratta di una conferma dello straordinario lavoro svolto dal popolo dell'acqua!

Avanti tutta verso la riappropriazione sociale dell'acqua!

Un saluto.
Paolo Carsetti

Segreteria Comitato Promotore Referendum Acqua Pubblica
Via di S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma
Tel. 06 6832638; Fax.06 68136225 Lun.-Ven. 10:00-19:00; Cell. 333 6876990

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COMUNICATO STAMPA

Referendum acqua, via libera della Corte di Cassazione


La Corte di Cassazione ha comunicato oggi al Comitato Promotore dei Referendum per l'acqua pubblica, l'avvenuto conteggio delle firme necessarie alla richiesta dei referendum. Un passaggio scontato dopo la straordinaria raccolta firme che ha portato alla Corte, lo scorso luglio, 1 milione e 400 mila sottoscrizioni. Adesso tocca alla Corte Costituzionale dare il via libera ai quesiti entro la metà di febbraio, mentre la data del voto è prevista nella primavera 2011.

Con l'avvicinarsi del voto popolare si fa sempre più pressante la richiesta di moratoria sulle scadenze del Decreto Ronchi, almeno fino a quando gli italiani non i saranno espressi.

Quello della Cassazione è un altro passo avanti nel percorso referendario e nella battaglia per la ripubblicizzazione dei servizi idrici.
Siamo sempre più vicini alla liberazione del bene comune acqua dalle logiche del mercato e del profitto.

Roma, 9 dicembre 2010

Ufficio Stampa Comitato Referendum Acqua Pubblica

giovedì 9 dicembre 2010

PER NON DIMENTICARE GLI OMICIDI SUL LAVORO


Sono passati 3 anni dalla STRAGE della THYSSENKRUPP di Torino in cui persero la vita, 7 lavoratori. NOI NON DIMENTICHIAMO e per questo vi proponiamo un intervento tratto dal sito nomortilavoro e un drammatico filmato di allora.
Nulla purtroppo è cambiato da allora. Altri lavoratori sono morti, altri lavoratori hanno subito infortuni ed incidenti nelle aziende ove lavoravano. Aziende spesso INADEMPIENTI sulla SICUREZZA, aziende che antepongono IL PROFITTO alle condizioni di lavoro dei loro dipendenti.
Le famiglie dei 7 morti della Thyssenkrupp ancora attendono GIUSTIZIA e ancora assistiamo alle INDECENTI DICHIARAZIONI di chi HA LA RESPONSABILITA' DI QUESTI OMICIDI perchè tali sono.

Per non dimenticare.



La spoon river torinese: Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe De Masi. 
Sono morti uno dopo l'altro.
L'amministratore delegato della Thyssenkrupp Harald Estenhan è accusato di omicidio volontario con dolo eventuale. Gli altri cinque dirigenti e dipendenti della ThyssenKrupp e la ThyssenKrupp come persona giuridica sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo con colpa cosciente. 
In più ai sei imputati è stata contestata anche l'omissione dolosa di cautele antinfortunistiche.
119 violazioni delle norme di sicurezza riscontrate dall'Asl, tagli alla sicurezza persino imbarazzanti. 

Nei pressi della maledetta linea cinque gli estintori erano fuori uso (trentadue estintori, trentadue irregolarità), irregolarità nelle misure di sicurezza, nei portoni d'accesso, nei controlli, nel telefono d'emergenza. 
Tre anni maledetti anni. In cui nulla è cambiato si continua a morire di e sul lavoro.
E' l'inferno qui muoiono tutti disse uno dei soccorritori. "In 32 anni di servizio ho visto tanti morti ma mai qualcosa di simile" ispettore dei vigili del fuoco. Una sagoma gridava "Non voglio morire". Una sagoma gridava, poi si è accasciata. "Ci sono i nostri compagni li sentiamo gridare". "Le palpebre si sono sciolte, anche le guance". "Aiutatemi non fatemi morire". "Mi è già capitato di parlare con chi sta per morire. Vorrei toccarlo fargli sentire che non è solo".
Stralci di racconti dei soccorritori. A leggere questi racconti mi si è stretto il cuore. Spero che leggano anche i dirigenti della Thyssen e siano perseguitati dal ricordo e da queste urla di dolore per tutta la vita.
Intanto si chiede giustizia.

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Processo ThyssenKrupp

Son trascorsi 3 anni dal rogo della TyssenKrupp dove morirono 7 operai nel frattempo, ogni anno, la media dei morti sul lavoro è sempre sopra i 1200, oltre 1 milione di incidenti e decine di migliaia di invalidi.
Il giorno della strage
La precarietà, connessa all’insicurezza degli impianti-cantieri, è diventata la regola, ovvero la pianificazione delle stragi da lavoro: continuiamo con le denunce – proteste, sapendo che solo la progressiva lotta per liberarci dal lavoro salariato  ci affrancherà da questa mostruosità.

I funerali: in prima fila, con il giornale in mano il padre di una delle vittime
Sono passati tre anni esatti dalla notte che ha cambiato Torino. Nella città dove è nato il movimento operaio e dove ancora oggi si detta la politica industriale, sette operai sono stati arsi vivi dall’incendio scoppiato alle acciaierie della ThyssenKrupp di corso Regina Margherita. Stavano svolgendo il loro turno di notte. Una tragedia, resa ancora più crudele dalla morte lenta ma inesorabile delle ustioni. Si sono spenti l’uno dopo l’altro, gli operai della Thyssen. Giuseppe De Masi, l’ultimo ad andarsene, è deceduto ventiquattro giorni dopo il rogo. Una lunga agonia. Aveva solo 26 anni. Prima di lui era toccato ad Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo e Rosario Rodinò. Cosa resta di loro? Resta il dolore. Ovvio. Ma resta anche un processo che sta dettando nuove regole per le morti bianche.
Harald Espenhanh
Harald Espenhanh, amministratore delegato della ThyssenKrupp di Terni, è accusato di omicidio volontario. Un’ipotesi di reato mai imputata a un alto dirigente di azienda per un infortunio sul lavoro. La requisitoria dei pubblici ministeri Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso si sta avviando alla conclusione e, nei prossimi giorni, la parola passerà alle parti civili.
Tra queste ci sono anche i sindacati di Fiom , Fim e Uilm. I sindacati compaiono nel processo come rappresentanti dei lavoratori.
Non si tratta solo di tutelare chi è morto, ma anche quei colleghi che lavoravano nelle stesse condizioni e che avrebbero potuto trovarsi al posto dei sette operai bruciati vivi. Condizioni che, secondo l’accusa, sono la causa dell’incendio: sporcizia, imperizia, abbandono, mancata osservanza delle norme e dei dispositivi antincendio.  
ThyssenKrupp sapeva – è la tesi della pubblica accusa – ma ha dirottato i soldi destinati alla sicurezza verso lo stabilimento di Terni. Quello di corso Regina Margherita a Torino era in dismissione.
I parenti delle vittime al processo con sulle magliette le foto dei lavoratori morti
I sindacati hanno da poco firmato una letta con la quale s’impegnano a utilizzare i soldi dell’eventuale risarcimento danni per dare vita e finanziare progetti formativi destinati a lavoratori e rappresentanze sindacali.
Un modo per ricordare i caduti della Thyssen, un modo affinché la loro tragedia serva per migliorare la conoscenza e le condizioni lavorative dei loro colleghi ancora oggi in attività. Ricordare i sette operai della ThyssenKrupp significa anche non dimenticarsi di chi è rimasto. Come i trenta lavoratori ancora in forza alla ThyssenKrupp.
I sindacati sono ancora in attesa di un incontro richiesto a fine novembre agli assessori al Lavoro di Comune, Provincia e Regione. Il 31 dicembre scadrà il loro periodo di cassintegrazione e se non si troveranno ulteriori strumenti, per loro non rimane altro che la mobilità.

mercoledì 8 dicembre 2010

Mafia in Brianza: maxi sequestro di beni

Grande operazione 
di attacco ai beni della 'ndrangheta brianzola.

'Ndrangheta, sequestri agli affiliati
a Desio, Seregno, Lissone, Meda, Limbiate e Cogliate

Uno dei sequestri
Monza - Sequestri ai boss della 'ndrangheta anche a Limbiate, Meda e Cogliate. 
Ecco l'elenco completo dei beni sottratti agli affiliati delle «locali» della Brianza dopo l'operazione in Infinito di luglio, su disposizione del giudice per le indagini preliminari Andrea Ghinetti.

DESIO: Terreno da 2200 metri quadri in via Risorgimento, di Domenico Pio; Porzione di fabbricato composto da un locale rustico al piano terra, con area scoperta sovrastante, in via Lampugnani 4, di Natale Marrone; Capannone artigianale con ufficio, deposito e altra piccola area in via Milano 89 di Natale Marrone; Appartamento composto da tre locali, cantina, quattro vani ad uso deposito con terrazzo al piano sottotetto, due vani autorimessa al piano interrato in via Pallavicini 54 di Natale Marrone

SEREGNO: in via Umberto I 59, nel complesso “residenza Umberto I” e box di Rocco Cristello; Villino ad uso abitazione in via Rossini 57 con giardino e due autorimesse di Antonino Tripodi; Capannone adibito a laboratorio artigianale in via Marsala 30 angolo via Calatafimi di Natale Marrone; Appartamento in viale Edison 54 di Francesco Di Palma; Magazzino in via Galilei di Pio Domenico

COGLIATE: Appartamento in via Ai Campi 4 e vano autorimessa di Vincenzo Domenico Pelagi LIMBIATE: Abitazione in via Bolzano 4, magazzini e locale deposito di Antonino Lamarmore

GIUSSANO: Terreno di Claudio Formica; Abitazione in via Cavour 79 di Claudio Formica; Abitazione e box in via Pascoli 33 di Claudio Formica; Abitazione in via Boito 11 di Antonio Stagno; Abitazione in via Boito 23 di Antonio Stagno

CESANO MADERNO: Villa su tre piani in via Verbano 1/B con cantina, deposito, due box di Natale Marrone; Appartamento in via Podgora di Ignazio Marrone; Autorimessa in via Podgora angolo via Tarcisio di Ignazio Marrone; Appartamento in via Liberazione 6 di Giuseppe Sgrò

MEDA: Immobile in via Milano 11 di Domenico Cammareri


Durante il sequestro
Una ventina di beni, tra appartamenti, terreni, magazzini e capannoni, sono stati sequestrati ieri mattina in Brianza dalla Guardia di Finanza di Milano, nell'ambito dell'operazione “Infinito” che ha portato lo scorso luglio all'arresto di oltre 300 affiliati della ‘ndrangheta, di cui più della metà in Lombardia. Il maxisequestro preventivo ha coinvolto in pieno il territorio brianzolo, in particolare a Desio, Seregno, Cesano Maderno, Giussano e Cabiate, dove erano attivi i “locali” scoperti e sgominati la scorsa estate dai carabinieri del nucleo investigativo di Monza e delle compagnie di Desio e Seregno, coordinati dal sostituto procuratore di Monza Salvatore Bellomo. Le indagini delegate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Milano al Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza hanno dimostrato la disponibilità effettiva degli immobili agli affiliati, anche se spesso i beni erano intestati a famigliari o prestanome.
Nel complesso, l'operazione di ieri, denominata “Neverending”, ha portato al sequestro di beni per 15 milioni di euro: 39 abitazioni, 37 box, 14 locali commerciali o magazzini, 6 aree edificabili nelle provincie di Monza, Milano, Varese, Pavia, Bergamo, Como, Lecco, Catanzaro, Crotone, Vibo Valentia e Reggio Calabria

In Brianza sono stati individuati beni riconducibili agli affiliati finiti in carcere lo scorso mese di luglio, membri dei “locali” di Desio e Giussano-Seregno. 

I sequestri a Desio - In particolare, a Desio sono stati posti i sigilli A un terreno riconducibile a Pio Domenico; una porzione di fabbricato in via Lampugnani 4, un capannone in via Milano 89, un appartamento di via Pallavicini 54 di Natale Marrone. 

Cesano Maderno - A Cesano spicca una villa, in via Verbano 1, su tre piani, riconducibile sempre a Natale Marrone. E ancora, a Cesano sono stati sequestrati un altro appartamento di Ignazio Marrone (fratello di Natale) e un secondo appartamento di Giuseppe Sgrò, in via della Liberazione.Seregno -

A Seregno sotto sequestro un magazzino in via Galilei, di Pio Domenico, un'abitazione in via Rossini 57 di Antonino Tripodi, un laboratorio artigianale in via Marsala 30 di Natale Marrone, un appartamento in via Edison di Francesco di Palma e un appartamento in un residence, in via Umberto I riconducibile agli eredi di Rocco Cristello. 
Al fratello di Rocco, Francesco, era intestato anche un box autorimessa di Cabiate. 

Sempre a Cabiate sono stati sequestrati un fabbricato (via Istria) e una villetta (via Venezia). 

A Giussano sotto sequestro un terreno, un'abitazione in via Cavour riconducibile a Claudio Formica e altri due appartamenti in via Boito di Antonino Stagno.
I sequestri, disposti dal Gip di Milano Andrea Ghinetti, sono finalizzati alla confisca. Le indagini hanno rivelato infatti una sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio accumulato dagli indagati.  
Molti di loro risultavano nullatenenti, ma poi riuscivano a pagare il mutuo per comprare case e terreni. 
Alcuni dei beni sequestrati stavano per essere venduti; per questo i pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano coordinati da Ilda Boccassini hanno disposto il sequestro d'urgenza di tutti i beni individuati nelle indagini patrimoniali, che hanno coinvolto 1600 persone. “L'aggressione al patrimonio dell'ndrangheta è avvenuto grazie a una sinergia operativa”, hanno sottolineato in conferenza stampa il generale Attilio Jodice, comandante provinciale della Guardia di Finanza, e il colonnello Sergio Pascali, comandante provinciale dei carabinieri.

Paola Farina
da Il Cittadinomb.it

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Dal sito MILANOMAFIA 
vi invitiamo a leggere la documentazione relativa all'inchiesta sulla 'ndrangheta in BRIANZA

OPERAZIONE INFINITO - NEW

Maxi-blitz  contro la 'ndrangheta. I DOCUMENTI

Ecco l'ordinanza di custodia cautelare   d
el caso Perego scavi e dell'operazione Infinito dei carabinieri di Monza

L'ordinanza, firmata dal gip Gennari sul caso Perego Scavi e quella del gip Ghinetti sull'inchiesta Infinito sono scaricabili nella sezione documenti. Si tratta del documento che ha portato all'arresto dei responsabili  delle famiglie mafiose della Brianza e del Milanese. 

Le ordinanze sono scaricabili cliccando quì: I DOCUMENTI

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RICORDIAMOCI ANCHE 
di QUELLI CHE ........... LA MAFIA NON ESISTE !


Ai nostri lettori, vogliamo ricordare (senza MEMORIA non c'è STORIA) le SCONSIDERATE dichiarazioni di alcuni politici e figure istituzionali di primo piano che ebbero a dichiarare: "in Lombardia la MAFIA non esiste" o che s'opposero all'istituzione di Commissioni Antimafia.



sabato 4 dicembre 2010

L'indecenza imprenditoriale

MARCHIONNE e la FIAT insistono:
il CONTRATTO NAZIONALE va SPAZZATO VIA.


L'avevamo detto che FIAT e Marchionne avrebbero riproposto la loro ricetta indigesta per i lavoratori, replicando la vicenda di Pomigliano. Ora IL RICATTO è sull'unità produttiva di MIRAFIORI a Torino.
Marchionne, non si limita a voler IMPORRE turni di lavoro di 10 ORE, mancato pagamento dei primi 3 giorni di malattia nonchè condizioni capestro che, di fatto, impediscono l'esercizio del DIRITTO DI SCIOPERO, vuole anche l'azzeramento del CONTRATTO NAZIONALE e l'imposizione di contratti individuali ai lavoratori dello stabilimento torinese.
FIAT pretende che il sindacato abdichi e i lavoratori diventino SCHIAVI senza alcuna tutela.
Quest'arroganza da PADRONE DELLE FERRIERE OTTOCENTESCHE, quest'indecenza, da CAPITALISMO STRACCIONE assistito con anni di finanziamenti pubblici e sgravi fiscali, merita una risposta collettiva alta poichè ancora una volta, sono in gioco i LEGITTIMI DIRITTI DEI LAVORATORI.


Il Manifesto


Liberazione
 

venerdì 3 dicembre 2010

I monumenti non si toccano. Salviamo il Bosco delle Querce !


Senza risposte (vere) 
nessuna memoria è possibile

Il nuovo svincolo di Pedemontana ed i cantieri connessi previsti
cancellano la porzione di Bosco delle Querce di Meda
.
Comunicato di Insieme in rete per uno sviluppo sostenibile

Il Bosco delle Querce non è un monumento vegetale, è un monumento e basta. Il Bosco delle Querce, per di più, non è un monumento casuale, ma è un monumento intenzionale. E’ stato, infatti, voluto dai lombardi, per mezzo della Regione Lombardia nel 1983, come monito per ricordare ai posteri (cioè a parte di noi, e sicuramente alle generazioni a venire) le dolorose conseguenze del disastro ambientale della diossina proveniente dall’esplosione del reattore dell’industria ICMESA nel 1976, che ha causato l’inquinamento di una grossa fetta della Brianza, la morte di piante e animali, e l’allontanamento di tanti uomini e donne dalle loro case, dalle loro radici. 

Quel fatto, causato dall’inosservanza delle più elementari norme di sicurezza, ha impressionato l’Europa ed il mondo intero, tanto che la Comunità Europea emanò nel lontano 1982 la direttiva n° 82/501 relativa ai rischi di incidenti rilevanti connessi con determinate attività industriali. Era – ed è – la cosiddetta “Direttiva Seveso”.

Oggi, nel 2010, questo Monumento è in pericolo. Regione Lombardia infatti, avvallando il progetto definitivo di Autostrada Pedemontana, ne permette lo sbancamento, dimenticando la sua potente valenza simbolica di monito contro un progresso accecato dal profitto a qualsiasi costo e dalla fretta, gli stessi motivi che causarono quel disastro del 1976. Altri alberi piantumati al posto di quelli che il progetto prevede di togliere e nuovi ampliamenti – per altro già adesso necessari, visti gli altissimi indici di consumo di suolo della Brianza anche senza Pedemontana – non saranno mai uguali a “quegli” alberi piantati per ricordare il disastro del 1976. 
Come età certamente, le querce hanno adesso un’imponenza quasi trentennale (andatele a vedere), ma soprattutto come monito, come ricordo, come gesto, come cancellazione della storia recente della Lombardia.

Come coordinamento da subito ci siamo mossi per cercare di evitare il ripetersi di questi errori (e di altri, perché il tracciato ne contiene ancora molti…): appuntamenti con le amministrazioni coinvolte; audizioni alle commissioni territorio; azioni pubbliche sul territorio e sulla stampa; che sono servite ad animare il dibattito in Parlamento ed in Regione (si rimanda al nostro sito per chi fosse interessato ad approfondimenti nel merito: www.alternativaverde.it/rete), ma senza risultato, se non ricevere evasive risposte che apprendiamo a mezzo stampa che tuttavia non rispondono al problema da noi posto: chi vuole salvare il Bosco delle Querce? 
Si è però ancora in tempo per salvarlo, e la soluzione è molto facile – l’abbiamo proposto – basterebbe mantenere l’attuale raggio di curvatura della Milano-Meda. 
Come? Mettendo un limite di velocità agli automezzi in quel tratto di Autostrada. Non è così difficile. Non si sta chiedendo la luna, solo un limite di velocità, quante autostrade italiane hanno questi limiti? Questa semplice soluzione sarebbe per altro ai sensi della legge: le prescrizioni del CIPE, infatti, chiedono un progetto rivisto che salvaguardi il Bosco delle Querce, perché la Regione Lombardia non conferma di voler rispettare queste prescrizioni del Ministero? Perché il progetto rivisto alla luce delle prescrizioni del CIPE non è ancora stato reso pubblico e accessibile alla popolazione?

Questa storia ricorda le vicende di più di un secolo fa di un altro Monumento, sopravvissuto ai lombardi (ad alcuni per lo meno) ed ai loro progetti viabilistici non sempre indovinati, e fortunosamente giunto sino a noi: il Castello Sforzesco di Milano, tanto caro ai lombardi (per lo meno ad alcuni).

Siamo sul finire del XIX secolo, e lo sviluppo di Milano si era realizzato nella direzione nord-est, mentre nella direzione opposta, a poca distanza dal Duomo, si trovavano aree inedificate. Lo sventramento del Castello Sforzesco, previsto e attuato già dal 1880, per la realizzazione dell’asse stradale che unisce il Cordusio al Castello, l’attuale via Dante, aveva una sua "naturale" prosecuzione su Corso Sempione, resa però impossibile da una barriera fisica, costituita appunto dal Castello, che avrebbe spezzato la continuità del tessuto edilizio e della viabilità urbana. La presenza dell’Arco della Pace invece, era considerata quale motivo di valorizzazione delle nuove edificazioni, mentre al contrario l’antica struttura fortificata, era valutata, non soltanto agli occhi interessati degli speculatori, come un edificio privo di valore. I progetti di edificazione si susseguono quindi rapidamente, variano dall’ipotesi di totale abbattimento del 1880, all’idea della permanenza della corte della Rocchetta fino alla decisione del consiglio comunale, del 1884, di conservare anche la corte Ducale, arrivando infine al 1886, quando si decide di salvaguardare l’intera struttura fortificata a cui oggi siamo abituati, e che nessuno si sognerebbe di alterare (forse…). Il successivo restauro del Castello, avvenuto per opera dell’arch. Luca Beltrami – un grande milanese che oggi riposa al famedio di Milano – dopo il suo salvataggio dalle mani degli speculatori, è duplice ma unitario: si tratta di recuperare un importante documento del passato, di trarre dalla sua presenza conseguenze per il presente.

Esattamente il ruolo che il Bosco delle Querce dovrebbe avere per noi oggi: ricordarci, tramite la sua presenza fisica, un avvenimento estremamente negativo del passato, dal quale trarre importanti conseguenze per il presente. Un monito che dovrebbe servire a non compiere gli stessi errori. Maggiormente utile ad un contestato EXPO in divenire – dedicato alla sostenibilità ambientale – se preservato da Pedemontana ed ulteriormente ampliato, piuttosto che sbancato e ridotto ad ombra di se stesso per mezzo della scriteriata realizzazione di svincoli, rotonde, curve veloci ed aree di cantiere.

Il Castello Sforzesco più di un secolo fa è riuscito a salvarsi da un’equivoca idea di sviluppo, grazie a pochi ma grandi ed avveduti uomini, riusciranno i lombardi di oggi a salvare il Bosco
delle Querce?

Ai posteri l’ardua sentenza…


INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE

Omaggio a Mario Monicelli

Negli episodi di AMICI MIEI di Mario Monicelli c'è questa fantastica sequenza cinematografica ove i "soliti amici" vanno in un paesino e fanno credere agli abitanti che abbatteranno le loro case per costruire un'autostrada.
Sarà forse lo stile che utilizzeranno per far passare il PROGETTO SECRETATO della PEDEMONTANA ?

SI ALL'ACQUA PUBBLICA, NO ALLA PRIVATIZZAZIONE


Il popolo dell'acqua 
torna in piazza!

Il 4 dicembre 2010 in tutta Italia i movimenti per l'acqua pubblica torneranno in piazza. Iniziative in tutte le regioni (leggi qui quali - in aggiornamento) daranno vita a nodi pulsanti di una rete che, da nord a sud, difende dalla privatizzazione un bene primario come l'acqua.

Ma la nostra battaglia non è solo di resistenza perché abbiamo rilanciato, contro una cinica e neoliberista visione della realtà, una serie di possibilità che tracciano un'alternativa possibile alla gestione del servizio idrico.
La creazione di enti di diritto pubblico che garantiscano la collettività dalle speculazione delle multinazionali e dei poteri forti di casa nostra sostenuti in maniera bipartisan; ma anche la prospettiva di un nuovo pubblico non statalista che faccia della partecipazione dei cittadini e dei lavoratori le gambe su cui muoversi. Ma soprattutto che venga garantita la ripubblicizzazione dell'acqua e che venga garantito un diritto di tutti noi!
In quella giornata chiederemo innanzitutto la moratoria sulle scadenze previste dal “decreto Ronchi”, ovvero lo stop immediato della messa a gara dei diversi servizi idrici, e sulla normativa di soppressione delle Autorità d’Ambito territoriale. Questo almeno fino a quando i cittadini e le cittadine non si saranno potute esprimere attraverso un referendum che 1.400.000 persone hanno chiesto che venga realizzato. Chiediamo da subito che la consultazione venga comunque effettuata entro, e non oltre, il 2011.
Per questa battaglia è necessario l'impegno e l'attivazione di tutti e di tutte per poter garantire la forza, la partecipazione e l' indipendenza di un percorso che difende un bene comune fondamentale per la vita. 
Per questo avviamo una campagna di autofinanziamento per rendere autonomo economicamente questo movimento, per poter affrontare al meglio la campagna referendaria e poter sostenere la sua comunicazione ed organizzazione. Lo facciamo attivando due strumenti: la donazione e la sottoscrizione con restituzione, con i quali chiunque, con qualunque cifra potrà sostenere ed attivarsi.
Vinciamo insieme i referendum !

L'acqua è un diritto. 
La privatizzazione ce la toglie. 
Fermiamoli.