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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

sabato 20 dicembre 2014

LICENZA DI DISASTRO AMBIENTALE E IMPUNITA'

Dopo le assoluzioni dei dirigenti di Eternit per le morti da amianto, a Pescara vengono assolti gli ex dirigenti Montedison per la mega discarica di rifiuti tossici di Bussi che ha inquinato pure le falde che alimentavano gli acquedotti. 
Anche per le vittime della fabbrica tessile della Marlane di Praia a Mare (107 morti) ancora non c'è giustizia. 
Così in questo paese, dove ancora non esiste IL DELITTO AMBIENTALE, i responsabili restano quasi sempre impuniti perchè i reati loro contestati vanno in prescrizione o perchè i tempi lunghissimi delle inchieste e dei processi rendono difficilissima la ricerca della verità. 
Eppure .... eppure, al Senato giace un disegno di legge, il n°1345, già approvato alla Camera che prevede 4 nuovi delitti ambientali PENALMENTE PERSEGUIBILI che, come sempre, è fortemente avversato dalle lobby di quegli industriali più retrivi, quelli che vogliono sempre rimanere impuniti.
Disastro Bussi senza colpevoli
Abruzzo.
Tutti assolti i vertici Montedison, gestori della discarica «più grande d’Europa» nei pressi del fiume Tirino e tra le più inquinate d’Italia. L'avvelenamento delle acque, dunque, non c'è e non c’è stato, anche se controlli e prelievi dimostrano altro. Sarebbero circa 700mila i cittadini della Val Pescara contaminati.

Manifestazione contro la mega discarica di Bussi
Dal disa­stro ambien­tale a quello giu­di­zia­rio. Tutti assolti i ver­tici della Mon­te­di­son finiti alla sbarra nel pro­cesso per la mega­di­sca­rica di tos­sine di Bussi sul Tirino, pae­sello i cui ter­reni sono stati riem­piti di rifiuti tos­sici, inzep­pati in un depo­sito di 25 ettari sco­perto nel 2007. Per la «più grande disca­rica d’Europa», per una delle 37 aree più inqui­nate d’Italia, per una delle emer­genze ambien­tali più impo­nenti del Bel­paese… nes­sun col­pe­vole. Que­sto ha sen­ten­ziato ieri pome­rig­gio la Corte d’Assise di Chieti. Due i reati con­te­stati: avve­le­na­mento delle acque e disa­stro ambien­tale. Il dispo­si­tivo a firma del pre­si­dente Camillo Roman­dini recita: «Visti gli arti­coli 442 e 530 Cpp (Codice di pro­ce­dura penale), assolve gli impu­tati dal reato loro ascritto  ‘avve­le­na­mento acque’ per­ché il fatto non sus­si­ste. Visti gli arti­coli 521 e 531 Cpp pre­via deru­bri­ca­zione del reato con­te­stato B (disa­stro ambien­tale doloso) in quello di disa­stro col­poso ex art.449 Cp (Codice Penale, ndr) dichiara di non doversi pro­ce­dere nei con­fronti degli impu­tati per inter­ve­nuta pre­scri­zione». Le moti­va­zioni ver­ranno depo­si­tate entro 45 giorni. L’avvelenamento delle acque, quindi, stando al ver­detto emesso, non c’è e non c’è stato, anche se con­trolli e pre­lievi dimo­strano altro. Men­tre il disa­stro c’è, ma non è stato inten­zio­nale, non è stato voluto, e, sic­come è pas­sato tanto troppo tempo, nes­suno pagherà, almeno a livello penale, per esso. «Teme­vamo che finisse così — dicono alcuni cit­ta­dini di Bussi -. Que­sto è il posto dei veleni e intorno ci viviamo noi, che aspet­tiamo la boni­fica. La paura è che non si venga a capo di nulla, ora più che mai».
I pm — Giu­seppe Bel­lelli e Anna Rita Man­tini — ave­vano chie­sto con­danne che anda­vano dai 12 anni e 8 mesi ai 4 anni. Gli impu­tati erano 19, fra ex diri­genti e tec­nici dell’allora colosso chi­mico Mon­te­di­son: Camillo Di Paolo, Mau­ri­lio Agug­gia, Vin­cenzo San­ta­mato, Guido Angio­lini, Carlo Cogliati, Nicola Saba­tini, Dome­nico Angelo Alleva, Naz­za­reno San­tini, Luigi Guar­ra­cino, Gian­carlo Morelli, Giu­seppe Qua­glia, Carlo Vas­sallo, Luigi Fur­lani, Ales­san­dro Masotti, Bruno Parodi, Mauro Moli­nari, Leo­nardo Capo­grosso, Mau­ri­zio Piaz­zardi e Sal­va­tore Bon­co­ra­glio. Erano 27 le parti civili costituite.
Per la Corte l’avvelenamento delle acque è, dun­que, una favola. Eppure una rela­zione recente dell’Istituto supe­riore di sanità dichiara che i corsi d’acqua che costeg­giano e cor­rono sotto le disca­ri­che di Bussi potreb­bero aver con­ta­mi­nato, nel tempo, e fino al 2007, circa 700mila cit­ta­dini della Val Pescara. Sem­pli­ce­mente bevendo l’acqua, uti­liz­zan­dola in casa, negli ospe­dali, nelle scuole. Ottan­ta­quat­tro pagine che ana­liz­zano, scien­ti­fi­ca­mente la que­stione, a comin­ciare dalle 250 mila ton­nel­late di sco­rie e scarti della pro­du­zione di cloro, soda, vare­china, for­mal­deide, per­co­lati, clo­ruro di vinile, tri­clo­roe­ti­lene e clo­ruro di ammo­nio sepolti dalla mul­ti­na­zio­nale nel corso della pro­pria atti­vità. Il danno ambien­tale sti­mato è di circa 8 miliardi e mezzo men­tre per la boni­fica occor­re­ranno da 600 — 800 milioni. L’elenco dei veleni sco­vati è lungo… clo­ruro di vinile, tri­clo­roe­ti­lene, esa­clo­roe­tano, tetra­clo­ruro di car­bo­nio, clo­ro­for­mio, diclo­roe­ti­lene: tutti can­ce­ro­geni. E ancora… l’esaclorobutadiene («can­ce­ro­geno e geno-tossico»), gli idro­car­buri clo­ru­rati («can­ce­ro­geni») che supe­rano tal­volta migliaia di volte i limiti di legge, soprat­tutto nei son­daggi e cam­pio­na­menti delle acque in pro­fon­dità. E ancora piombo e mer­cu­rio, che hanno con­ta­mi­nato «in maniera mas­siva il suolo».
«Il disa­stro ce l’abbiamo e ce lo teniamo -, afferma Augu­sto De Sanc­tis, del Forum Acque Abruzzo -. Non ci sono col­pe­voli pur di fronte all’acqua piena di sostanze dan­nose e a un disa­stro accer­tato. Ci siamo scor­dati dei pozzi Sant’Angelo, quelli a valle della mega­di­sca­rica, che furono chiusi nel 2007, dopo le nostre bat­ta­glie, quelli che ancora oggi inquinano?».
«Mi auguro — dichiara Sal­va­tore La Gatta, sin­daco di Bussi — che come per la vicenda dell’amianto cre­sca lo sde­gno nella pub­blica opi­nione». Il primo cit­ta­dino ram­menta anche che, davanti al Con­si­glio di Stato, ad opera della Mon­te­di­son, pende un ricorso con­tro il mini­stero dell’Ambiente che, per via di una sen­tenza del Tar, aveva obbli­gato l’azienda chi­mica ad avviare le ope­ra­zioni di boni­fica del sito. Se ne discu­terà il 4 gen­naio. «Non vor­rei che que­sta sen­tenza — aggiunge La Gatta — possa in qual­che modo pesare sul Con­si­glio di Stato, aspet­tiamo fiduciosi».
«Il fatto che sia stato rico­no­sciuto il disa­stro col­poso — inter­viene il pre­si­dente della Regione, Luciano D’Alfonso — ci legit­tima ad atti­vare una causa per il risar­ci­mento dei danni da parte di chi ha ridotto le acque e le terre dell’Abruzzo in que­ste condizioni».
«Da quanto acca­duto in aula — dice l’avvocato Cri­stina Gerar­dis, dell’avvocatura dello Stato e parte civile nel pro­cesso — posso con­sta­tare che le acque sot­ter­ra­nee, le falde acqui­fere che costi­tui­scono una risorsa fon­da­men­tale per l’uomo, non sono oggetto di tutela. Per­ples­sità e un grande punto inter­ro­ga­tivo ci sono per­ché, stu­diando bene le carte, abbiamo potuto con­sta­tare la gra­vità della situa­zione ambien­tale di quest’area, che ha biso­gno di un giu­sto ristoro».
Afferma invece l’avvocato della difesa Carlo Bac­ca­redda: «Espri­miamo grande sod­di­sfa­zione. C’erano tante aspet­ta­tive da parte dell’opinione pub­blica. È stata esclusa, dalla sen­tenza, qual­siasi fat­ti­spe­cie di dolo».

Centosette morti alla Marlane, ma «il fatto non sussiste»
Calabria.
Sette dirigenti della famosa fabbrica tessile di Praia a Mare erano accusati di disastro ambientale, omicidio colposo plurimo e lesioni. Tra gli imputati principali il conte Marzotto. La difesa annuncia il ricorso in appello
Manifestazione dei familiari delle vittime della Marlane
«Il fatto non sus­si­ste». Nes­suno è col­pe­vole della lenta car­ne­fi­cina che sarebbe avve­nuta nella fab­brica tes­sile Mar­lane di Praia, in pro­vin­cia di Cosenza. Non esi­ste un nesso di causa ed effetto tra le sostanze tos­si­che ina­late e le decine di tumori con­tratti dai 107 ope­rai che all’interno della fab­brica hanno lavo­rato per anni. Non ci sono respon­sa­bi­lità tra quanti avreb­bero dovuto vigi­lare e garan­tire minime con­di­zioni di sicurezza.
A sta­bi­lirlo, dopo un lungo e tor­men­tato dibat­ti­mento e una camera di con­si­glio pro­trat­tasi fino a tarda sera, è stato il tri­bu­nale di Paola che ieri ha assolto tutti gli impu­tati, tra cui il diri­gente di fab­brica non­ché già sin­daco di Praia a Mare, Carlo Lomo­naco. Assolto anche il padrone dell’azienda, il Conte Pie­tro Marzotto.
Cadono dun­que nel vuoto le denunce dei comi­tati ambien­ta­li­sti del Tir­reno cosen­tino e dei fami­liari delle vit­time, a lungo igno­rati dalle isti­tu­zioni pre­po­ste al con­trollo del ter­ri­to­rio e dai sin­da­cati con­fe­de­rali. Il pro­cesso di primo grado non ha accolto le richie­ste della pub­blica accusa che aveva richie­sto pene pesanti per 7 diri­genti e per il tito­lare della fab­brica, impu­tati a vario titolo dei reati di disa­stro ambien­tale, omi­ci­dio col­poso plu­rimo e lesioni gravissime.
Lacrime di rab­bia, urla di indi­gna­zione hanno attra­ver­sato le strade di Paola subito dopo la let­tura della sentenza.
Lunga e tra­va­gliata è stata la vicenda Mar­lane. Durante tutto il pro­cesso, un pre­si­dio per­ma­nente ha sta­zio­nato nei pressi del tri­bu­nale, denun­ciando a gran voce il rischio che un’eventuale pre­scri­zione ponesse gli impu­tati al riparo da pos­si­bili con­danne. La sen­tenza di ieri suona come un’ulteriore beffa per quanti hanno perso la vita, la salute, gli affetti.
Un anno fa Eni-Marzotto aveva rag­giunto un accordo con i fami­liari degli ope­rai dece­duti, otte­nendo la revoca delle costi­tu­zioni di parti civili. Circa sette milioni di euro sareb­bero stati ver­sati com­ples­si­va­mente ai con­giunti delle vit­time ed ai loro avvo­cati. Cia­scuna parte civile ha rice­vuto una somma oscil­lante tra le 20mila e le 30mila euro. Se sull’entità del risar­ci­mento si rag­giunse un accordo, invece in merito alle respon­sa­bi­lità penali ovvia­mente il pro­ce­di­mento è andato avanti, fino al ver­detto di ieri. Per cono­scere nel det­ta­glio le moti­va­zioni che hanno spinto la corte ad assol­vere gli impu­tati, biso­gnerà atten­dere il depo­sito della sen­tenza. Nella requi­si­to­ria della pub­blica accusa, l’arco delle respon­sa­bi­lità si pre­sen­tava ampio. A pro­vo­care danni irre­ver­si­bili alla salute umana ed all’ambiente, secondo il pm, sarebbe stato l’uso di colo­ranti azoici nella fase di pro­du­zione. E, ancora, l’amianto pre­sente sui freni dei telai. Infine, da non sot­to­va­lu­tare la que­stione del pre­sunto sver­sa­mento delle diverse ton­nel­late di rifiuti indu­striali mai smal­tite, che a parere della pub­blica accusa sareb­bero state sep­pel­lite impu­ne­mente nella zona cir­co­stante, a poche decine di metri dal cen­tro abi­tato e da uno dei tratti bal­neari più rino­mati della costa tir­re­nica cala­brese, di fronte alla mera­vi­gliosa isola di Dino.
La sen­tenza di ieri rap­pre­senta una pro­fonda delu­sione per ope­rai corag­gio­sis­simi come Luigi Pac­chiano ed Alberto Cunto, ma soprat­tutto per gli atti­vi­sti della costa tir­re­nica cosen­tina. Anzi­tutto lo scrit­tore Fran­ce­sco Cirillo che a que­sta vicenda ha dedi­cato accu­rate con­tro­in­chie­ste, sfi­dando il clima di osti­lità che si sca­tena ogni qual volta qual­cuno denunci l’impatto deva­stante dell’industrializzazione nel sud Ita­lia e in altre regioni del Paese. Vani­fi­cato anche il ruolo della pro­cura di Paola.
Negli uffici diretti dal pro­cu­ra­tore Bruno Gior­dano, a par­tire dalla seconda metà del decen­nio scorso, sono state avviate inchie­ste giu­di­zia­rie impor­tanti su reati ambien­tali di enorme gra­vità, come quelle sulle navi dei veleni, la cemen­ti­fi­ca­zione dei corsi d’acqua, il man­cato smal­ti­mento dei fan­ghi da depu­ra­zione, l’inquinamento di un mare che di fatto oggi non è più bal­nea­bile per decine di chilometri.

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