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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

giovedì 27 gennaio 2011

27 gennaio GIORNO DELLA MEMORIA: la testimonianza del DEPORTATO ANGELO SIGNORELLI

Per non dimenticare 
Non dimenticate 

Vi chiedo una sola cosa: se sopravvivete a questa epoca non dimenticate. 
Non dimenticate né i buoni né i cattivi. 
Raccogliete con pazienza le testimonianze di quanti sono caduti per loro e per voi. 
Un bel giorno oggi sarà il passato e si parlerà di una grande epoca e degli eroi anonimi che hanno creato la storia. 
Vorrei che tutti sapessero che non esistono eroi anonimi. Erano persone, con un nome, un volto, desideri e speranze, e il dolore dell 'ultimo fra gli ultimi non era meno grande di quello del primo il cui nome resterà.  
Vorrei che tutti costoro vi fossero sempre vicini come persone che abbiate conosciuto, come membri della vostra famiglia, come voi stessi.

Julius Fucik eroe e dirigente della Resistenza cecoslovacca, impiccato a Berlino l’8 settembre 1943

Il Generale Dwight D. Eisenhower aveva ragione  
nell’ordinare che fossero fatti molti filmati e molte foto.

 

Esattamente, come è stato previsto circa 60 anni fa…
E’ una questione di Storia ricordare che,
quando il Supremo Comandante delle Forze Alleate
 Generale Dwight D. Eisenhower,
incontrò le vittime dei campi di concentramento,
ha ordinato che fosse fatto il maggior numero di foto possibili,
e fece in modo che i tedeschi delle città vicine
fossero accompagnati  fino a quei campi
e persino seppellissero i morti.

 
 
E il motivo, lui l’ha spiegato così:
 
'Che si tenga il massimo della documentazione,
che si facciano filmati , che si registrino i testimoni
 perchè, in qualche momento durante la storia,
qualche idiota potrebbe sostenere
che tutto questo non è mai successo'.

 
'Tutto ciò che è necessario per il trionfo del male,
è che gli uomini di bene non facciano nulla'.
(Edmund Burke)

Ricordiamo:

 



6 milioni di ebrei,
500 mila rom e sinti,
migliaia di testimoni di geova ed evangelici,
innumerevoli appartenenti alla comunità omosessuale
centinaia di migliaia di prigionieri politici e di partigiani
una parte dei 600 mila internati militari italiani 
20 milioni di russi,
10 milioni di cittadini
e 1900 religiosi
 
sono stati assassinati, massacrati, violentati,
 bruciati, morti di fame e umiliati,

 
Ora, più che mai, è fondamentale fare in modo che
il mondo non dimentichi mai.





Io so cosa vuol dire non tornare.
A traverso il filo spinato ho visto il sole scendere e morire.
Ho sentito lacerarmi la carne le parole del vecchio poeta:
“Possono i soli cadere e tornare,
a noi, quando la luce è spenta, una notte infinita è da dormire”.
Primo Levi

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Dal sito ANPI di Lissone

Martedì 7 dicembre 2010
Angelo Signorelli ci ha lasciati. Si è spento all'Ospedale S Gerardo dove era ricoverato per un improvviso aggravarsi delle sue condizioni di salute. Siamo tutti vicini al grande dolore della moglie Silvana.
 

 
Signorelli a 17 anni, da solo un mese operaio alla Falck di Sesto San Giovanni, partecipa ai grandi scioperi del marzo '44 e pochi giorni dopo viene arrestato di notte assieme al fratello; dopo due soste a San Vittore e a Bergamo viene deportato con gli ormai tragicamente noti carri bestiame a Mauthausen e quindi a Gusen dove è rimasto per 14 mesi.
 
 


Il suo racconto segue ahimè un itinerario già noto per tante altre testimonianze: lavoro durissimo, stenti, botte ad ogni minimo pretesto e, soprattutto, perdita di identità: per sopravvivere era indispensabile imparare il proprio numero di matricola e riconoscerlo agli appelli fatti dai kapò in tedesco o in polacco od anche in russo.
La liberazione lo trova in coma, assalito da una febbre violenta, poi la guarigione ed il ritorno in patria.


 
Il mio nome è IT 59141
Angelo Signorelli, monzese per lavoro, racconta i mesi vissuti a Mauthausen. L'unica sua colpa è stata l'aver partecipato a uno sciopero.
 
“ Mi chiamo Angelo Signorelli, sono nato il 17 agosto 1926 a Grumello del Monte, in provincia di Bergamo, da una famiglia contadina.
Nel 1936 ci trasferimmo a Monza in cerca di occupazione.
Mio padre trovò lavoro da operaio alle Acciaierie e Ferriere Lombarde Falck di Sesto San Giovanni, come più tardi, nel 1941, i miei due fratelli maggiori.
 
Entrai alla Falck anch'io, assunto come apprendista modellista. Facevo tirocinio, costruivo ancore in un reparto dove c'erano molti operai specializzati. Lavoravo di giorno e la sera andavo alle scuole professionali per imparare disegno meccanico, indispensabile per un buon operaio. Si facevano molti sacrifici, si aveva paura, spesso si tornava a casa sotto i raid aerei. Nel 1942 sentii per la prima volta la parola sciopero, di cui ignoravo il significato. Nel 1943 ci furono i primi scioperi che paralizzarono tutta l'industria, ma nell'agosto mi ammalai di tifo e fui ricoverato in ospedale a Monza.
Tornai al lavoro dopo una lunga convalescenza e capii subito che la situazione era peggiorata: il cibo nelle mense scarseggiava e tutte le conquiste delle lotte precedenti erano state annullate dall'inflazione. Bisognava fare qualcosa. Nel marzo 1944 partecipai con tutti i lavoratori al grande sciopero generale. L'obiettivo era la caduta della repubblica fascista di Salò e la liberazione dall'invasione nazista. Subito dopo, la notte dell'11 marzo, fui arrestato dalla polizia fascista insieme a mio fratello. Ci buttarono letteralmente giù dal letto. Mio fratello voleva cercare di scappare dalla finestra, ma poi non opponemmo resistenza, per evitare conseguenze ai nostri genitori. Ci portarono via in fretta e furia.
All'alba il rastrellamento degli altri operai che avevano scioperato con noi era finito. C'era gente di Monza e Sesto San Giovanni. Fummo portati in prefettura a Milano e lì, oltre a noi c'erano dipendenti della Falck, della Breda, della Pirelli, della Marelli e di altre ditte. Fummo tutti interrogati senza diritto di replica, accusati di organizzazione e istigazione di scioperi e atti di sabotaggio contro la repubblica fascista. Ci mandarono a dormire al carcere di San Vittore, su un pagliericcio. Dimostravo molto meno dei miei 17 anni, anche per la mia magrezza, ma un ispettore parlando con un altro gli disse: "macché minorenne, qui sono tutti uguali e seguiranno tutti la stessa sorte". Queste parole mi colpirono molto e mi rimasero impressi i loro volti.
Dopo due giorni fummo trasferiti tutti a Bergamo, in camion. Qui ci trovammo con altri operai rastrellati in giro per l'Italia, che si trovavano già lì da qualche giorno. Eravamo affamatissimi e come cibo ci davano una fetta di pane con del brodo per tutta la giornata.
Il 17 marzo fu il giorno della partenza, arrivarono anche i miei genitori da Monza e il cappellano militare di San Rocco, Don Lino Mandelli.
Incolonnati, scortati da una parte dalle SS e dall'altra dai fascisti, andammo a piedi alla stazione, minacciati e picchiati. Nessuno sapeva né che cosa avevamo fatto, né dove eravamo diretti. Eravamo spaventati. I parenti ci avevano portato viveri e la gente generosa di Bergamo ci regalò fiaschi di vino.
Fummo stipati a quaranta alla volta su carri-bestiame. Eravamo totalmente inconsapevoli della nostra sorte. Pensavamo di andare a lavorare da qualche parte. Noi di Monza eravamo fortunati, avevamo delle torte fatte dai nostri familiari e del vino e ci dividemmo tutto. Cercammo di staccare qualche asse di legno per scappare, ma ci avevano requisito tutta la roba personale a Milano. La notte faceva freddo, si soffriva la sete e al terzo giorno non riuscivamo nemmeno a parlare, tanto eravamo stremati. Durante una sosta al Tarvisio ci dissetammo mangiando neve.
Scoprimmo la nostra destinazione arrivando al campo di concentramento di Mauthausen.
Era un'enorme fortezza di pietra, tutta cintata con muri di tre metri e protetti da mitragliatrici. Fummo spogliati di tutto: soldi, orologi, anelli, fotografie. Tutto venne annotato dalle SS.
Fummo spogliati dei nostri abiti civili e rapati a zero. Completamente nudi entrammo in un salone a fare la doccia. Lì fui separato da mio fratello. Avevamo lunghi mutandoni di lana e pantaloni a righe. Ci misero in baracche isolate dal resto del campo, a Gusen I, sottocampo di Mauthausen, per la quarantena.
Non avevamo letti e dormivamo su un fianco, perché sdraiati non ci stavamo tutti e i kapò ci picchiavano. Al mattino eravamo indolenziti e infreddoliti. I kapò ci picchiavano per qualsiasi cosa e ci davano da mangiare una volta sola al giorno. Una volta rifiutammo la nostra razione di cibo, sempre zuppa di crauti, e furono guai, botte e insulti. Ci dissero che metà di noi sarebbe morta entro tre mesi.
Dopo qualche giorno completarono il nostro abbigliamento con berretto a strisce, maglia, calze, zoccoli di legno e la giacca a righe, con un numero di matricola per il riconoscimento. Mi avevano spogliato di tutto, ora al posto del nome avevo solo una matricola: IT 59141.
Durante la quarantena lavorammo alla costruzione di un altro campo, il Gusen II. Eravamo esposti ad ogni tipo di intemperie. Il lavoro cambiava da un giorno all'altro: scavavamo, spostavamo terra, facevamo i fossi per le tubazioni dell'acqua, costruivamo baracche e pozzi. Se pioveva o faceva freddo si intirizzivano le mani e i piedi scivolavano come burro sulla terra bagnata. La morte coabitava con noi, ero molto impaurito e sfiduciato. Cercavamo di resistere a tutto. Si pensava che sarebbe arrivata la Liberazione e che tutto sarebbe passato. Ormai anche la zuppa di crauti era diventata buona col passare del tempo: quando era servita calda, per un momento sembrava di rivivere.
Si prendevano botte per tutto: se non rifacevi bene il letto, se avevi preso i pidocchi, se non capivi bene i comandi in tedesco. Tutto poteva giustificare delle nerbate. Un giorno ne presi 42 perché avevo trovato il modo di rubare delle patate. L'idea era venuta a quelli che stavano in cucina, gli spagnoli. Così me ne davano metà, però cotte. Io le dividevo con gli altri miei compagni di sventura nella baracca. Eravamo soliti scavare di nascosto una buca profonda almeno 50 cm. per metterci le patate che arrivavano da fuori. Le coprivo col pagliericcio per non farle gelare.
Quando scoprirono che nascondevo 42 patate nelle mutande me ne chiesero il motivo. Dissi che non potevo mangiare il pane per malattia. Cominciarono a darmele, una nerbata per ogni patata. Ad un certo punto svenni per il dolore, mi rianimarono con una secchiata gelata d'acqua e continuarono a darmele. A volte uccidevano per molto meno, fui molto fortunato.
Non c'era limite all'orrore. Le persone anziane facevano fatica a stare dietro al lavoro, si indebolivano e non venivano curate, morivano come mosche. La vita stessa non aveva valore. Dopo gli ebrei, gli italiani erano considerati i peggiori. All'inizio ci si scontrava anche tra di noi prigionieri, si litigava coi francesi e i russi. Fui colpito da dissenteria assieme a un mio amico, Carmine Berera. Fummo portati in infermeria: io fui giudicato guaribile, ma il mio amico no. Fui curato subito e dopo tre giorni, grazie alla complicità di un giovane medico italiano, vidi per un attimo il mio amico in un'altra baracca. La stanza era squallida con un indescrivibile odore di sporcizia. Era proibito entrare. Erano tutti malati abbandonati a se stessi: portavano loro da mangiare, ma nessuno in realtà se ne curava, erano considerati a perdere. Ogni giorno arrivavano gli addetti, buttavano i cadaveri fuori dalla finestra, su carretti diretti al crematorio. Il mio amico dopo una settimana era ancora vivo, poi non ne seppi più nulla.
Le persone sparivano, uccise con punture di veleno o benzina. Certe notti c'era un'auto azzurra che faceva la spola tra i due campi di Gusen e Mauthausen e asfissiava le persone, per scaricarle infine al crematorio. Tanti morivano mentre lavoravano nella cava. Mi sono anche ammalato di scabbia e in totale sono stato ricoverato tre volte. Penso di essermi salvato per fortuna, per la mia giovane età e per il fatto di aver passato i mesi più rigidi a sistemare patate, dove comunque la temperatura era di dieci gradi sopra lo zero.
Volevamo sapere come andava la guerra e qualche notizia riusciva a trapelare. Quando si capì che a breve sarebbero arrivati gli americani, tememmo che i nazisti ci uccidessero tutti. Si diffuse il caos, cominciarono a bruciare documenti per nascondere le prove di quello che avevano compiuto. I tedeschi uccisero chi tentò di ribellarsi, fucilando alcune delle SS e i kapò che stavano ai forni crematori, per impedire che potessero rivelare qualcosa. C'erano morti ovunque.
Il 5 maggio 1945, verso sera, arrivarono gli americani e i tedeschi rimasti si arresero e si consegnarono. Alcuni di noi linciarono i propri aguzzini. Eravamo allo sbando, alla ricerca di cibo per le cucine del campo, mangiando quel che si trovava. Eravamo liberi, ma ancora non ce ne rendevamo conto e vagavamo per il campo come dei disperati. Alcuni miei amici andarono a piedi verso la città di Linz, cercando di tornare prima in Italia. Gli americani cominciarono a curarci nel campo, con l'aiuto della Croce Rossa.
Tornai in Italia solo il 27 giugno. Ero stato curato da una strana febbre che uccideva e sono sopravvissuto grazie alla penicillina degli americani. Mio fratello, che mi aveva visto ricoverare in condizioni disperate, tornò prima in Italia dai miei per non farli preoccupare. Quando arrivai fu una gioia, ma non potei tornare subito a una vita normale, feci delle cure speciali, non potevo mangiare che in bianco, mi fecero trasfusioni e punture ricostituenti. Ritornai al lavoro alla Falck solo nel dicembre 1945.
Ora, ogni giorno ripenso alle persone nel campo, a chi c'era e a chi non si sa che fine abbia fatto.
Dopo tante sofferenze non odio il popolo tedesco. Se un popolo partorisce dei mostri criminali, bisogna combatterli e impedire che si impadroniscano del potere.”

PER NON DIMENTICARE 





lunedì 24 gennaio 2011

RSA (Residenza Socio Assistenziale) di Arcore nel parco dei Colli Briantei? I primi pronunciamenti della Provincia di MB


INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE aveva inviato una lettera appello al Presidente della Provincia di MB, Dario Allevi e all'Assessore alla Pianificazione Territoriale e Parchi Antonino Brambilla per chiedere si  fermasse il progetto di una RSA (Residenza Socio Assistenziale) per anziani prevista IN UN'AREA BOSCATA del PARCO dei COLLI BRIANTEI in Comune di Arcore.
Si proponeva inoltre la localizzazione della stessa nell'ex area Falck, al fine di salvare il bosco e di realizzare ugualmente la struttura.
Ora dal Cittadino apprendiamo che la Prov di MB ha espresso, seppur timidamente, una sua prima opinione in merito. 
Continueremo pertanto a far pressioni e a proporre una dislocazione differente per la RSA.
Eccovi integralmente qui di seguito l’articolo de Il Cittadino di Sabato 22 Gennaio, pagina  13, sulla questione della Residenza per Anziani nel Parco di Colli Briantei.

Residenza anziani nei Colli briantei ? La Provincia dice no.
Non piace alla Provincia la residenza per anziani nel bosco. L'ente brianzolo non ha espresso alcun parere sul progetto, che non ha ancora visto, ma non darà via libera alla modifica del perimetro del Parco dei Colli briantei. Lo scrive il vicepresidente Antonino Brambilla nella risposta all'interpellanza presentata la scorsa settimana dal capogruppo del PD Domenico Guerriero.

L'ASSESSORE MONZESE "Non abbiamo ricevuto l'incartamento - afferma l'amministrazione provinciale - ma ci comporteremo come abbiamo fatto in altri casi". Vale a dire pronunciando un secco no. Nel documento Brambilla chiarisce che l'ente non ha partecipato alla conferenza dei servizi del 14 dicembre dedicata alla valutazione del'intervento in quanto per "una disfunzione del sistema informatico" non ha ricevuto la convocazione inviata per posta elettronica. La variante al piano regolatore approvata dal comune il 21 dicembre non richiede la verifica di compatibilità al PTCP (il documento urbanistico provinciale) ma "rimarrà  inefficace" finché la giunta brianzola non ridisegnerà i confini del Parco. E proprio questo atto potrebbe non arrivare.

LE PROSPETTIVE
"Esamineremo l'intervento sulla base della coerenza con gli obiettivi di salvaguardia delle aree non urbanizzate e di quelle inserite nei PLIS - aggiunge il vicepresidente - e dato, che, oltretutto c'è una delibera regionale che impedisce iniziative del genere nei parchi, non intendiamo dare parere favorevole alla modifica del perimetro dei Colli briantei"
Le sue parole sono accolte con sollievo dal Pd: "Prendiamo atto con soddisfazione del documento dell'assessore - commenta Guerriero - noi continueremo a segnalare situazioni simili. Ci sembra , però che il centrodestra non sia coerente: Nei comuni prende decisioni che poi la Provincia corregge".

sabato 22 gennaio 2011

Autostrada Pedemontana: nuove interrogazioni alla Prov. di Monza e Brianza e di Milano


Dopo la MEMORIA PROCEDURALE dei gruppi di INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE, dopo la consegna da parte di CAL alle Provincie e alle Amministrazioni Comunali del PROGETTO DEFINITIVO AGGIORNATO, ufficialmente ancora non accessibile ai cittadini, ma di cui conosciamo già i contenuti, le interlocuzioni e i contatti diretti e indiretti di INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE, hanno portato i Consiglieri del PD della Provincia di Monza e Brianza e il Consigliere della Provincia di Milano Massimo Gatti della Lista "UN'ALTRA PROVINCIA - PRC- PdCI" , a presentare in entrambi gli ambiti istituzionali due interrogazioni sulla "autostrada Pedemontana" che alleghiamo invitandovi alla lettura.

INSIEME IN RETE, insoddisfatta del fatto che le prescrizioni del CIPE sono state abilmente dribblate se non ignorate da CAL e Pedemontana nella stesura del progetto definitivo aggiornato, (vedi post precedente) continua a denunciare in tutte le sedi la totale mancanza di TRASPARENZA e l'ITER ANOMALO con cui si vuole di fatto ESTROMETTERE cittadini e associazioni privandole del legittimo ruolo di partecipazione e controllo sull'opera PUBBLICA.



L'interrogazione alla Prov. di Milano di Massimo Gatti (PRC-PdCI)



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L'interrogazione del Gruppo PD alla Prov. di MB




martedì 11 gennaio 2011

Nuovo progetto di PEDEMONTANA: che fine hanno fatto le PRESCRIZIONI del CIPE ?

In data 20 dicembre 2010, la Provincia di MB ha invitato tutti i Comuni compresi nella tratta B1 e B2 della PEDEMONTANA a ritirare 2 CD contenenti uno step progettuale nuovo dell'autostrada.

INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE è venuta in possesso di questi CD.
Li abbiamo analizzati e abbiamo scoperto che le PRESCRIZIONI del CIPE relative allo SVINCOLO di MEDA e al Bosco delle Querce, NON SONO STATE MINIMAMENTE INTEGRATE in questo step progettuale.

Ciò è molto grave, visto che la prescizione di SPOSTARE lo SVINCOLO di MEDA FUORI dall'area del Bosco delle Querce E' STATA TOTALMENTE IGNORATA, lo stesso dicasi rispetto agli ulteriori accertamenti prescritti dal CIPE relativamente alle concentrazioni di DIOSSINA nel terreno del Bosco delle Querce ed in sua prossimità.

Per questo, stiamo analizzando attentamente le tavole progettuali e l'iter previsto, interfacciandoci con l'avvocato che ci ha seguiti nella MEMORIA PROCEDURALE per valutare i passi da compiere.

Vi proponiamo prima la planimetria del vecchio progetto relativo allo SVINCOLO di MEDA , invasivo e causa di SBANCAMENTO del Bosco delle Querce e annessa prescrizione CIPE.

Il progetto di Pedemontana in corrispondenza del “Bosco delle Querce” prima della deliberazione delle prescrizioni CIPE che potete leggere qui sotto:


Ora aguzzate la vista e cercate i particolari che lo differenziano dal sottostante progetto definitivo “aggiornato” dopo la pubblicazione delle prescrizioni.


Quali sono le differenze?

Un UNICA differenza planimetrica + una omissione nella documentazione aggiuntiva che era richiesta dal CIPE

1)La rotatoria in basso a sinistra vienne trasformata in uno svincolo a "T" mantenendo tutti “i rami di adduzione” nel Bosco delle Querce a ridosso delle vasche.

2) Non viene detto nulla sulle concentrazioni di DIOSSINA nel terreno che sarà movimentato.


Ora abbiamo la certezza che le prescrizioni CIPE sono state disattese !!

venerdì 31 dicembre 2010

NOTIZIE dal fronte PEDEMONTANA

I gruppi aderenti ad INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE, sono venuti a conoscenza che la Soc Pedemontana ha depositato in data 20/12/010 il Progetto della futura autostrada presso gli uffici della Provincia di Monza e Brianza.
Si tratta probabilmente dell' esecutivo, o perlomeno d'uno step progettuale aggiornato.
La Provincia di MB, a sua volta, ha inoltrato comunicazione ai Comuni per ritirare  i CD-ROM del progetto stesso.

Considerato che associazioni e singoli per nome e conto dei gruppi di INSIEME IN RETE  hanno già inoltrato una MEMORIA PROCEDURALE a tutti gli enti coinvolti, ove si CHIEDE ESPRESSAMENTE la documentazione relativa alla futura opera autostradale, l'applicazione GENUINA selle prescrizioni CIPE e il riavvio di una fase di confronto sulle criticità, in data 30/12/010, è stata protocollata localmente una richiesta formale d'accesso alla documentazione che la Soc. Pedemontana ha inviato al Comune di Meda.
(vedi testo sotto).

FIAT: un accordo separato SCIAGURATO


Il RICATTO di MARCHIONNE introduce in FIAT il LAVORO SERVILE, ABOLISCE il DIRITTO di SCIOPERO e cancella le Rappresentanze Sindacali Unitarie elette dai lavoratori. 
Solo i sindacati ACCONDISCENDENTI potranno NOMINARE loro rappresentanti. La FIOM e chi non condivide o si oppone all'ACCORDO CAPESTRO non avrà più eletti nella struttura di fabbrica.
UN RITORNO AGLI ANNI '50, COMPLICI FIM e UILM.
Dopo Pomigliano, anche a MIRAFIORI (Torino), un ACCORDO SEPARATO, una vera SCHIFEZZA che fa scempio del Contratto Nazionale dei Metalmeccanici.

Questa è la vuova filosoFIAT, accettata e sponsorizzata da FIM- CISL, UILM-UIL, Confindustria, Governo liberista e modernisti dell'ultima ora (Fassino, Chiamparino & C).

In nome d'un falso modernismo, di investimenti ancora tutti da venire, SI VUOLE PRIVARE I LAVORATORI del CONTRATTO NAZIONALE e DEI DIRITTI conquistati in decenni di lotte e sacrifici.

Lo fa una multinazionale che si è sempre sostenuta con DENARO PUBBLICO fatto da sgravi fiscali, bonus sulla rottamazione, fondi pubblici a perdere sui nuovi insediamenti industriali.

Non abbiamo dubbi, NOI STIAMO CON LA FIOM, perchè molti di noi sono stati o sono METALMECCANICI, perchè a differenza di altri, sappiamo cosa significa LAVORARE IN FABBRICA ed essere attaccati SUI DIRITTI. Sappiamo che senza diritti e senza DIGNITA' il lavoro non è più forma di crescita sociale, ma solo BIECO SFRUTTAMENTO.

I contenuti dell'accordo separato


Il testo del comunicato stampa della FIOM di Torino

MIRAFIORI: L’ACCORDO SEPARATO CHE CANCELLA IL CONTRATTO


Fiat. Airaudo (Fiom): 
“A Mirafiori un accordo vergognoso che cancella il Contratto nazionale 
e impone un modello sindacale aziendalista e neocorporativo”
Giorgio Airaudo, segretario nazionale della Fiom-Cgil, ha rilasciato la seguente dichiarazione.
“Quello firmato a Mirafiori da Fiat, Fim, Uilm, Fismic, Ugl e l’Associazione quadri è un accordo vergognoso. La Fiat impone in fabbrica e nel sistema delle relazioni industriali italiane un modello aziendalista e neocorporativo, semplificando il pluralismo sindacale riducendolo ad un unico sindacato per un’unica compagnia: la Crysler-Fiat.
Si costituisce un contratto unico nazionale per le aziende del settore auto della Fiat alternativo ai contratti nazionali di lavoro, che peggiora le condizioni di lavoro, a partire dall’introduzione del modello Pomigliano anche a Mirafiori.
In questo scenario, non c’è spazio per sindacati dissenzienti e quelli senzienti sono imbrigliati in un sistema di sanzioni.
Si tratta, inoltre, di uno strappo costituzionale gravissimo perché si limita la libera scelta di associazione sindacale. Inoltre, la cancellazione delle Rsu e della possibilità delle lavoratrici e dei lavoratori di scegliere i propri rappresentanti avviene nel silenzio totale degli altri sindacati confederali.
Il referendum, che dovrebbe avere luogo a gennaio, per la Fiom è illegittimo perché riguarda materie indisponibili.
La Fiom rimarrà al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici comunque voteranno per riconquistare il Contratto nazionale, la libertà di adesione al sindacato e tenere il sistema delle relazioni industriali all’interno dell’Europa sociale. Tutta la Fiom risponderà all’attacco in corso al contratto, alle leggi e alla libertà, in una battaglia che non riguarda solo il sindacato dei metalmeccanici, ma tutta la Confederazione.”

Fiom-Cgil/Ufficio stampa

giovedì 23 dicembre 2010

In Lombardia il futuro dell'acqua ai privati

Comunicato Stampa
del Comitato Italiano contratto Mondiale sull'acqua
In Lombardia il futuro dell'acqua ai privati

Milano 23 dicembre 2010 -
Nonostante le azioni di mobilitazione dei cittadini 
attraverso email e presidi in corso dal mese di Novembre, 
la Regione Lombardia 
ha approvato il Pdl 57 sul servizio idrico.

Ieri 22 dicembre alle ore 17.00, dopo una seduta molto movimentata, le forze politiche della maggioranza (Pdl e Lega Nord) hanno dato il via libera al Pdl 57 con alcune piccole modifiche alla versione licenziata dalla Commissione VIII in data 25 novembre, sul quale c'era stata il parere favorevole dell'Anci.

Il Consiglio Regionale durante l'approvazione
Nella fase finale della votazione tutte le forze della opposizione (PD-IDV-UDC-SEL) hanno abbandonato la sala denunciando la mancanza dell'urgenza di tale provvedimento e l'inadeguatezza della legge che affida di fatto l'acqua al mercato e alle multinazionali pronte ad entrare nella gestione dell'acqua in Italia.

Questo provvedimento, afferma Rosario Lembo, presidente del Comitato Italiano contratto mondiale sull'acqua  fa si che :" la regione Lombardia si distingue ancora una volta per essere l'apripista dei modelli di privatizzazione dell'acqua proposti dal Governo nazionale con il decreto Ronchi, offrendo alle imprese multinazionali europee la possibilità di accaparrarsi le gestioni efficienti delle aziende pubbliche lombarde fin'ora controllate dai comuni. 
In parallelo si è assistito ancora una volta alla farsa di una Lega, paladina delle difesa delle autonomie locali e dei beni dei territori, che accetta di espropriare i comuni della propria autonomia gestionale dei servizi idrici trasferendo le competenze alla provincia".

Le forze della maggioranza hanno inoltre deliberatamente trascurato l'orientamento del Governo Nazionale e la richiesta delle altre Regioni di posticipare la soppressione degli AATO al 31/12/12011, come confermato dal decreto Mille Proroghe approvato nella stessa giornata dal governo.

In merito al provvedimento i comitati dell'acqua avevano chiesto il rinvio della discussione in aula in attesa della definizione del quadro legislativo nazionale entro cui impostare norme regionali sulla gestione dell'acqua pubblica a seguito dello svolgimento dei referendum sull'acqua nella primavera del 2011. Il Coordinamento dei Comitati chiedeva inoltre alla regione l'avvio di una riflessione politica sulle modalità di organizzazione del servizio idrico integrato impostata sui bacini idrici e non sulla dimensione amministrativa provinciale e, tenuto conto della recente sentenza della Corte Costituzionale, la classificazione del servizio idrico come servizio pubblico locale di interesse generale, da organizzare su base regionale, provvedendone la gestione diretta a mezzo di Consorzi tra Comuni.

Al fine di salvaguardare l'autonomia decisionale dei Comuni in merito alle modalità di affidamento del servizio idrico, il Coordinamento dei Comitati chiedeva l'accoglimento di un emendamento che consentisse la costituzione di un'Azienda speciale consortile in capo alla Provincia,in luogo della Azienda speciale,  la cui assemblea  composta da tutti i sindaci dell'ambito, costituisce l'organo sovrano per la delibera dell'affidamento del servizio, invece che delegare la medesima funzione ad un consiglio di amministrazione di 3 persone come previsto dell'art 48 del Pdl 57. Tale opzione avrebbe consentito di salvaguardare i requisiti previsti dalla legislazione vigente e da quella comunitaria per l'affidamento della gestione ad una società a totale capitale pubblico.

"A questo punto", dichiara Rosario Lembo  a nome dei comitati lombardi per la difesa dell'acqua pubblica: "per contrastare il nuovo quadro legislativo regionale che prevede solo lo strumento della gara per l'affidamento è necessario che i sindaci Lombardi recuperino l'entusiasmo e la volontà politica attivandosi in primo luogo per difendere  l'autonomia decisionale delle autorità d'ambito per tutto il 2011,in funzione della proroga nazionale. Secondariamente i consigli comunali devono recuperare lo spirito referendario che aveva portato 144 comuni lombardi alla modifica della precedente legge regionale sull'acqua che imponeva l'obbligo della messa a gara dei servizi idrici chiedendo una modifica del Pdl 57  e nel contempo sostenere la campagna referendaria dichiarandosi Comitati per il si".

Per maggiori informazioni:

Comitato Italiano contratto Mondiale sull'acqua Onlus -
segreteria@contrattoacqua.it

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Art da Repubblica:

Acqua, la Regione apre ai privati
L'opposizione: "Colpo di mano"

La maggioranza fa quadrato e dice sì alla legge proposta 

dall'assessore Pdl Raimondi. 

I consiglieri del centrosinistra abbandonano l'aula per protesta. 

Penati: "La Lega Nord ruba acqua ai sindaci"

di ANDREA MONTANARI
Passa la legge sull’acqua dell’assessore regionale pdl Marcello Raimondi: la Lombardia apre ai privati. Dopo una dura battaglia e nonostante la decisione del consiglio dei ministri di rinviare al 2012 la soppressione degli Aato, le autorità comunali che finora hanno gestito gli acquedotti, il consiglio regionale, con i soli voti della maggioranza di centrodestra, ha approvato una legge che da ora in poi trasferisce tutte le competenze alle province. Aprendo di fatto ai privati che potranno gestire l’erogazione dell’acqua.


Ai Comuni resterà solo la possibilità di esprimere un parere vincolante attraverso la conferenza dei sindaci su tutti gli atti delle province e sulla determinazione delle tariffe. Unica eccezione Milano, dove Palazzo Marino continuerà a gestire in proprio la rete idrica. Gli altri enti locali avranno da ora in avanti la possibilità di costituire una società patrimoniale per gestire la rete, alla quale spetterà decidere, tra l’altro, a chi affidare il servizio.


Per protesta, al momento del voto tutta l’opposizione di centrosinistra ha abbandonato l’aula. Mentre fuori dal Pirellone per tutto il giorno si è svolto un predisio organizzato dagli ambientalisti contro la nuova legge. «È una legge che non aveva alcuna urgenza — denunciano i consiglieri regionali pd Luca Gaffuri e Fabrizio Santantonio — Non c’era fretta di esautorare i comuni nella gestione dell’acqua, facendo una rivoluzione indipendentemente dal quadro normativo nazionale». L’accusa di Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano, è ancora più pesante: «La Lega ruba acqua ai sindaci, si svende per qualche nomina promessa nelle direzioni generali della sanità». Contraria anche Chiara Cremonesi (Sinistra ecologia e libertà): «L’arroganza di questo centrodestra — dice — non ha limiti. Si tratta di una legge pessima, che sottrae il servizio idrico ai comuni e avvia la sua privatizzazione regalando un bene collettivo al mercato delle multinazionali».


Nel centrodestra la Lega, che aveva criticato in un primo tempo il provvedimento, ora lo difende. «Il testo approvato — sottolinea Dario Bianchi (Lega Nord) — è un giusto compromesso fra le esigenze pubblicistiche del settore e il contributo dei privati». Respinge le accuse anche il presidente della Provincia, Guido Podestà: «Coinvolgere i privati nell’erogazione del servizio non significa affatto liberalizzare il settore. Le nuove norme si ispirano alla legge Ronchi, che stabilisce senza fraintendimenti che la proprietà delle reti resta pubblica». 

martedì 21 dicembre 2010

PEDEMONTANA: presentata una MEMORIA procedimentale per l’accoglimento INTEGRALE di TUTTE le PRESCRIZIONI del CIPE e PER LA REALIZZAZIONE delle COMPENSAZIONI AMBIENTALI



I gruppi appartenenti a INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE, Legambiente nazionale, regionale, il locale circolo di Seveso Laura Conti, il WWF Lombardia, l'Associazione Immagina Lomazzo e i Sig.ri Paolo Conte in rappresentanza del coordinamento stesso e Colombo Alberto per SINISTRA e AMBIENTE di Meda, (gruppo pure nel coordinamento), supportati da un avvocato che si occupa di cause su questioni AMBIENTALI, hanno inoltrato una MEMORIA/DIFFIDA a tutti gli enti coinvolti nel progetto Pedemontana.

Scopo della stessa è RICORDARE a tutti, l'OBBLIGO di ADEMPIERE INTEGRALMENTE ALLE PRESCRIZIONI del CIPE, in particolare a quelle relative al BOSCO DELLE QUERCE di Seveso e Meda, alle COMPENSAZIONI AMBIENTALI e a quelle sul BOSCO DELLA MORONERA di Lomazzo.

Bosco delle Querce : rischio SBANCAMENTO Pedemontana e ampliamenti proposti da Sinistra e Ambiente a Meda e da Legambiente a Seveso
Con la memoria si chiede inoltre di AVERE ACCESSO ad una serie di documenti, relazioni, risultati sulle indagini relative alla presenza di DIOSSINA nella tratta B2, planimetrie reali di quello che sarà il progetto esecutivo per realizzare la futura autostrada.

Quali sono le motivazioni di questo passo formale ?

Semplicemente riteniamo che il BLACK OUT informativo e di confronto attuato da alcuni mesi messo in campo da Pedemontana, accampando la giustificazione del rischio di una ipotetica turbativa d'asta, sia INACCETTABILE.
Inaccettabile poichè si tratta di un progetto PUBBLICO e, come tale, deve essere caratterizzato dal confronto e dal coinvolgimento dei cittadini, dei gruppi e delle associazioni ambientaliste, e non può essere SECRETATO, impedendone un controllo sopratutto sulle criticità.

Questo SILENZIO ASSORDANTE ci preoccupa e abbiamo il sentore che, nella tipica logica da itaglietta, anche le prescrizioni del CIPE (quantomeno quelle che risulterebbero avere UN COSTO) vengano ignorate o interpretate "a convenienza".

La MEMORIA vuole quindi essere un primo passo formale per riaprire il confronto.
Se il "muro di gomma" da parte dei soggetti coinvolti nella realizzazione di Pedemontana proseguirà, ci riserviamo di promuovere sia iniziative pubbliche sia ulteriori azioni legali al fine di tutelare il territorio, l'ambiente ed anche la Democrazia partecipativa.

Sotto, il testo integrale della MEMORIA.
SINISTRA e AMBIENTE Meda













venerdì 17 dicembre 2010

PEDEMONTANA: L'AUTOSTRADA dei VELENI e delle DISCARICHE

Oltre al rischio sbancamento nel BOSCO DELLE QUERCE di Seveso e Meda che, con la rimozione di terreno INQUINATO da DIOSSINA creerebbe rischi per la salute dei cittadini e un danno ambientale causato dalla distruzione della porzione medese del Bosco, il futuro tracciato dell'autostrada si sovrapporrà a porzioni del territorio ove sono localizzate DISCARICHE di MATERIALI E SOSTANZE NOCIVE. 
Parliamo, PER ORA, di quelle CONOSCIUTE.
Esemplificativo il caso della DISCARICA della CAVA GIRARDI in Comune di Cesano Maderno, ove per anni sono state sversati residui di vernici solidificate della Max Mayer, con contaminazione da SOLVENTI della falda -vedi documenti linkati.
Che fa allora la Soc. Pedemontana e dietro di essa la REGIONE LOMBARDIA con l'Assessore Cattaneo ? 
Decide di modificare il tracciato PER NON ACCOLLARSI LE OPERE DI BONIFICA !!!
Si faccia quindi pure l'autostrada, ma LA BONIFICA DELLA DISCARICA PUO ATTENDERE con BUONA PACE PER LA SALUTE DEI CITTADINI.
Prima le INFRASTRUTTURE poi, per il resto, .............. lasciamo pure terreni inquinati e prodotti tossici laddove stanno.
LA BONIFICA COSTA !

Sotto articolo de Il Giorno e i link dei documenti UFFICIALI sulla discarica, tratti dal sito di INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE sulla pagina cesanese.


Cesano Maderno - Pedemontana:
Il nuovo tracciato aggira la cava per evitare la bonifica
 
Pedemontana attorno alla cava Il caso sul tavolo della Provincia

 Il nuovo tracciato aggira l’area per evitare la bonifica

 da il giorno 9 NOVEMBRE 2010

 di GABRIELE BASSANI


IL CASO DELLA «DISCARICA con l’autostrada intorno», arriva sul tavolo del presidente della Provincia, Dario Allevi. A presentarglielo è il suo «collega», presidente del consiglio comunale di Cesano Maderno, Franco Busnelli, che prende spunto proprio dalle recenti dichiarazioni di Allevi circa la volontà da parte della Giunta provinciale, di vincolare all’inedificabilità le aree limitrofe al tracciato dell’autostrada Pedemontana, nell’intento di tutelare il territorio sotto il profilo ambientale. Di qui l’idea di Busnelli di mettere al corrente anche Allevi del caso cesanese, dove il progetto della nuova autostrada è stato modificato, nella zona del collegamento tra la tratta Desio-Vimercate e la Cesano-Cermenate (ex Milano-Meda) al confine con Bovisio Masciago, per evitare la bonifica di una cava utilizzata per anni come discarica di vernici e affini. «Lo stato di inquinamento del sito - scrive Busnelli nell’appello ad Allevi - è comprovato sia da indagini geologiche che avevano rilevato un alto tasso di tetracloroetilene ed altri inquinanti, sia da corrispondenze più che significative attestanti lo scarico di un quantitativo annuo di componenti di vernici di scarto pari a 100.000 kg. Tali elementi sono anche noti nell’ordinanza di bonifica n.40 del 2002 emessa dall’allora sindaco Pietro Luigi Ponti». Insomma, la situazione dell’ex Cava Girardi pare essere tutto meno che un mistero, visto che ci sono diversi documenti che nel corso degli anni ne certificano le condizioni e la necessità di interventi. L’ultimo progetto defintivo di Pedemontana, quello approvato esattamente un anno fa dal Cipe però introduce una grossa novità: il tracciato viene modificato per non coinvolgere direttamente l’area della cava ma al contrario per «girarle intorno». Si arriva al paradosso, come denuncia Busnelli, che tale area «viene da una parte interclusa tra gli svincoli e dall’altra parte esclusa da qualsiasi intervento sia di bonifica che di compensazione». Un paradosso del quale Busnelli ora vuole mettere a conoscenza quanti più organi possibili, dopo che già il sindaco di Cesano Maderno, con un documento sottoscritto da tutti i capigruppo consigliari e dallo stesso presidente Busnelli, il 29 giugno scorso, lo segnalarano a Regione e Pedemontana, senza peraltro ricevere risposte.


Link a DOCUMENTI sulla DISCARICA di Cava Girardi

LETTERA ALLA PROVINCIA DI MONZA E BRIANZA  2 NOVEMBRE 2010
 

Lettera aperta. Appello al Presidente Allevi e alla giunta provinciale : "Salviamo il bosco del Parco dei colli Briantei ad Arcore"



INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE ed una serie di gruppi del vimercatese ha scritto UNA LETTERA APERTA alla PROVINCIA DI MB ed al suo Presidente Dario Allevi e all'Assessore alla Pianificazione Territoriale e Parchi Antonino Brambilla per chiedere che un'area boschiva nel Parco SOVRACCOMUNALE DEI COLLI BRIANTEI ad ARCORE, sia TUTELATA e SALVATA.

L'area boschiva che rischia di scomparire per la realizzazione della RSA
Su quest'area, c'è un progetto INCONDIVISIBILE di insediare una Casa i Riposo RSA (Residenza Socio Assistenziale) per anziani.
Si tratta di quarantaduemila (42.000) mq, oltre QUATTRO ettari di bosco, all’incirca una superficie pari a QUATTRO campi da gioco di San Siro, che verrebbero cancellati dal parco dei Colli Briantei per far posto alla Residenza Socio Assistenziale (RSA) di Arcore.
Sono troppi, decisamente troppi.
La vicenda della RSA ha una storia travagliata. Come riportato dalla stampa locale, solo di recente l’amministrazione comunale ne aveva ipotizzato la costruzione all’ interno del comparto cosiddetto di Milano 4, vicino a Via Monte Rosa, nel territorio verde di un altro parco quello della Valle del Lambro.
Secondo il documento ufficiale presente sul sito del comune l’area individuata oggi sarebbe invece ubicata in collina, alla fine di Viale Lombardia.
La realizzazione della RSA prevederebbe di stralciare dal Parco dei Colli Briantei il terreno in questione, un bosco di circa 42.000 mq, per far posto alla RSA e, in futuro, ad una nuova strada di accesso alla stessa.
E’ EVIDENTE che stralciare il terreno dal parco significa renderlo potenzialmente EDIFICABILE.
Contestualmente la proposta di variante al Piano Regolatore propone di estendere il Parco dei Colli Briantei ampliandolo per circa 25 ettari nella zona agricola compresa tra Bernate e Velasca consentendo così la connessione tra il Parco della Cavallera e lo stesso Parco dei Colli Briantei.
Sembrerebbe un bilancio positivo: 25 ettari protetti contro ‘solo’ 4 ‘sacrificati’ ed in più il corridoio ecologico tra i due parchi finalmente salvaguardato, ma basta approfondire l’esame per capire che in realtà l’ampliamento non è così vantaggioso, tutt’altro.
Vediamo perché:
- La zona di ampliamento in questione ha già in LARGHISSIMA PARTE una destinazione d’uso futura, tutt’altro che verde, in essa si snoderanno i tracciati di ben TRE MEGA-infrastrutture: L’autostrada Pedemontana, l’opera connessa a Pedemontana denominata TR17 (la cosiddetta tangenzialina di Arcore) e, dulcis in fundo, la futura Pedegronda ferroviaria. Il tutto completato dai relativi svincoli e rampe d’accesso.
- La residua parte che rimarrà a verde sarà COMUNQUE (e sottolineiamo COMUNQUE) interessata dalle opere di compensazione e mitigazione di Pedemontana, più precisamente : La nuova pista ciclabile denominata GreenWay ed i rimboschimenti di mitigazione individuati dal progetto definitivo dell’autostrada
-Il territorio annesso è di SCARSO pregio ambientale rispetto al bosco che si vuole stralciare dal parco, essendo oggi terreno agricolo senza alberature rilevanti
Ben venga quindi l’ampliamento del parco ma esso NON PUO’ COMPENSARE ASSOLUTAMENTE la perdita di uno degli ultimi BOSCHI estesi della zona. Il Parco dei colli Briantei a breve dovrà sopportare l’impatto PESANTISSIMO della nuova AUTOSTRADA PEDEMONTANA che lo dividerà in DUE e causerà di per sè stesso l’eliminazione di diversi boschi e aree naturali.
Foto del bosco che scomparirebbe
L’area boschiva in questione si trova al margine dell’abitato.
Costruire la nuova residenza in questa zona significa CONDANNARE la struttura ed i suoi OSPITI all’isolamento dal resto del tessuto sociale ed urbano di Arcore, noi crediamo davvero che non sia l’ubicazione giusta per una realtà di questo tipo.
L’alternativa per l’ubicazione della RSA, a CONSUMO ZERO DI SUOLO e maggiormente integrata con il resto di Arcore esiste: Basterebbe costruire la struttura all’interno dell’area ex-Falck, un’area CONTIGUA AL CENTRO ed alla vita della cittadina.
Quindi, non siamo contrari alla realizzazione di tale struttura, ma chiediamo, semplicemente, che la stessa sia localizzata altrove, ad esempio nelle aree dismesse ex Falck, salvando nel contempo i boschi del Parco dei Colli Briantei.

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La lettera aperta ad ALLEVI, Brambilla e alla Prov. di MB

Al Presidente della Provincia di Monza e Brianza: Dario Allevi 
p.c. : Assessore  Ambiente e Territorio Antonino Brambilla

Sig. Presidente,

Questa nostra lettera vuole essere un appello all’amministrazione da Lei presideuta perchè ci sia una posizione netta, univoca e chiara nei confronti del tema della tutela delle ultime aree verdi di Monza e Brianza.

Il caso che vogliamo portare alla vostra attenzione è relativo al comune di Arcore.

Di recente, sul sito internet del comune, l’amministrazione ha pubblicato il documento ufficiale preliminare alla VAS (Valutazione Ambientale strategica) relativo al  cambio di destinazione d’uso di un vasto terreno boschivo di oltre 4 ettari attualmente incluso nel PLIS dei Colli Briantei (rif. Link allegati).

Attraverso tale intervento l’amministrazione intende procedere alla realizzazione di una RSA (Residenza Socio Assistenziale)  stralciando il BOSCO dal Parco Locale ed autorizzando contestualmente la realizzazione di una strada di accesso.

Lo scenario che si è venuta a creare con questa proposta è del tutto simile a quella verificatasi di recente nel vicino comune di Vimercate dove la prima stesura del Piano di Governo del Territorio  prevedeva lo stralcio di un bosco  dal parco della Cavallera  per fare spazio ad un insediamento industriale concomitante alla proposta di aumento dell’estensione del parco stesso in altra zona.  Per fortuna, grazie all’opportuno intervento della vostra giunta e al senso di responsabilità dell'Amministrazione di Vimercate,  alla fine il PGT è stato modificato SALVANDO IL BOSCO della Cavallera e restituendolo con la sua bellezza al Parco ed ai cittadini.

Oggi siamo a chiedervi un atto analogo anche nei confronti dell’amministrazione di Arcore.  Anche in questo caso  si tratta di un bosco che si vuole stralciare da un Parco Locale proponendo un’estensione dello stesso in altre aree peraltro molto meno pregiate del bosco in questione  e perdipiù interessate dall’attraversamento di ben tre future infrastrutture pesanti quali : l’autostrada Pedemontana,  la tangenzialina di Arcore (TR-17) e la pedegronda ferroviaria (rif. Link allegati).

 I Parchi Locali rivestono un valore altissimo per la nostra COMUNITA’.  Costituiscono  de-facto  le  ultime aree di naturalità all’interno della provincia più cementificata d’Italia subito dopo quella di Napoli.  La loro importanza è stata sottolineata concretamente dalla vostra amministrazione che ha di recente  concesso dei finanziamenti proprio ai PLIS  ed in particolare  oltre 24 mila euro proprio al Parco dei colli Briantei.  Una scelta importante  da noi saluatata con grande favore. 

Sig. Presidente, siamo preoccupati  per il BOSCO di Arcore e per il PLIS dei colli Briantei.

L’intervento prospettato dall’amministrazione arcorese  potrebbe costituire un precedente pericoloso:  Si pensi infatti a cosa accadrebbe in futuro se ad esempio una delle altre amministrazioni dei comuni  del  parco decidesse di stralciare boschi e campi dal parco per far posto ad interventi edilizi?  Come si potrebbe dire loro di No?

Pensiamo che la RSA potrebbe ragionevolmente trovare una collocazione diversa all’interno del territorio comunale salvaguardando così l’area protetta. In questo senso il supporto alla pianificazione territoriale da parte della provincia potrebbe essere di grande aiuto.

Noi infatti crediamo che il ruolo dell’amministrazione provinciale sia fondamentale per evitare episodi come questo, dove l'ente sovracomunale, e' chiamato proprio a salvaguardare il bene comune scevro da logiche troppo locali, che faticano a vedere che l'interconnessione ambientale delle aree libere e' un fatto che logicamente supera i classici confini amministrativi delle comunità locali. Proprio per questo siamo a chiederVi un intervento coerente con le vostre recenti deliberazioni sul tema del consumo di suolo e salvaguardia dei PLIS, deliberazioni che non solo approviamo ma che sosteniamo attivamente
In attesa di un Vostro Gentile Riscontro

Porgiamo Cordiali Saluti

Appello sottoscritto da: 
Associazione per i Parchi del Vimercatese
Insieme in Rete per uno sviluppo sostenibile 
ArcoreCiclabile
Circolo Legambiente Gaia - Usmate-Velate 
Comitato per l'ampliamento del Parco Brianza Centrale 
Gruppo Valle Nava – Casatenovo 
WWF Vimercatese

Elenco gruppi  aderenti al coordinamento "Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile": 

Alternativa Verde per Desio
AMICI del RUGARETO – Cislago-Gorla
Associazione ecologica “la puska” Onlus – Lentate sul Seveso
Associazione “Immagina Lomazzo”
Associazione per i Parchi del Vimercatese
Associazione Pro Loco “Pro Meda”
Associazione Torrette Bini Dosso Boscone per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale – Macherio
CIPTA- Onlus – Gorla Minore-Marnate
Comitato Mozzatese Salute ed Ambiente – Mozzate
Circolo Legambiente “Laura Conti” – Seveso
Circolo Legambiente “Roberto Giussani” – Desio
ECO 90 – Uboldo
Legambiente Cassano Magnago
Legambiente Seregno ONLUS
Legambiente Tradate
Lista Civica Verdi – Arcore
Lista Civica Sinistra e Ambiente – Meda
WWF Gruppo di Seregno
WWF Sezione Groane