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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

sabato 5 novembre 2016

PROFUGHI: QUANDO LA LEGA FA DISINFORMAZIONE CON UNA MOZIONE


A Meda, durante il Consiglio Comunale del 3-11-016 è stata discussa e respinta (voti contrari di Sinistra e Ambiente e Pd, astensione delle liste con Buraschi per Meda, Meda per Tutti e PdL, a favore la Lega Nord) la mozione "doppia" a titolo "per una gestione dell'accoglienza senza danni ai privati" presentata con due protocolli differenti dal Consigliere Taveggia (che dice di muoversi in autonomia) e dalla Lega Nord di Meda.
Un titolo apparentemente blando che nella realtà nasconde un testo standard predisposto a livello di segreteria regionale e provinciale della Lega Nord e il cui solito leit motiv di fondo è l'avversione all'accoglienza.
Nel testo, la parola "profughi " o "richiedenti asilo" che descrive lo status di pressochè tutte le persone che giungono nel nostro Paese e sono inseriti all'interno dei progetti d'accoglienza a rispondenza dei bandi della Prefettura, è ignorata volutamente preferendo definirli genericamente "immigrati".
Un'omissione non di poco conto, visto che rispetto ai richiedenti asilo l'Italia, così come altri Paesi deve applicare gli standard derivanti dalla Convenzione di Ginevra, firmata nel 1951.
Il testo della mozione, subdolamente, tenta di insinuare la paura che "in costanza di emergenza il Governo possa far ricorso alla requisizione degli immobili privati sfitti o alla realizzazione di vere e proprie tendopoli" e, ciliegina sulla torta della disinformazione, richiama il Sindaco che "deve conoscere lo stato di salute della popolazione" e può quindi emanare "ordinanze contingintibili ed urgenti, con efficacia estesa al territorio comunale, in caso di emergenze sanitarie e di igiene pubblica".
Cosa si vuole affermare ? Forse che la presenza di questi "migranti" (così definiti nella mozione) può portare a "emergenze sanitarie e di igiene pubblico"?
La risposta a questa domanda arriva subito dopo nella parte dispositiva della mozione dove, udite udite, si chiede che il Consiglio Comunale impegni Sindaco e Giunta

- a non impiantare tendopoli per aspiranti rifugiati sul suolo del nostro Comune
- ad assumere iniziative perchè non si ricorra per alcun motivo alla requisizione di immobili privati sfitti o non abitati
- a vietare la dimora ad immigrati che rifiutino l'identificazione e che siano sprovvisti di certificato sanitario che attesti l'assenza di malattie infettive trasmissibili

Ecco, in questi scarni passaggi è espresso il disprezzo verso persone in difficoltà nonchè l'opera di mistificazione e la non conoscenza delle condizioni dei programmi e delle azioni preliminari all'accoglienza.

Partiamo proprio da quì.
La Lega ignora o finge di ignorare che le persone che arrivano in Italia con barconi fatiscenti e gommoni sovraffollati (e ci preme dirlo, mettendo a repentaglio la propria vita sulle rischiose rotte del Mediterraneo o con lunghi avvicinamenti alle nostre frontiere) sono TUTTE sottoposte a screenig sanitario completo e qualora necessario, assistite dalle strutture mediche se si riscontrano in loro problemi sanitari.
Stiano dunque tranquilli gli estensori della mozione, non si rischiano "epidemie" di nessun genere portati da "untori migranti".
Sono invece essi certi rispetto alla "robusta costituzione" degli altri dimoranti nostrani ?
Per quanto riguarda coloro che "rifiutano l'identificazione" non si preoccupino i seguaci di Salvini.
Chi rifiuta l'identificazione, lo fa perchè proprio non vuole rimanere in Italia (che nel caso fosse il primo Paese di arrivo, per gli accordi europei di Dublino è anche quello dove dovrebbe restare dopo aver presentato richiesta d'asilo) ma vuole proseguire il suo viaggio per altri Paesi Europei e fare lì la sua richiesta di asilo.

Sulle tendopoli e la requisizione di alloggi sfitti servirebbe dire che è nelle facoltà della Prefettura e anche del Sindaco attuare questi provvedimenti emergenziali non solo per i profughi ma ogniqualvolta vi sia, appunto, una situazione d'emergenza.
Lo possono fare in virtù di molti articoli  di legge: Legge 20 marzo 1865, n. 2248; l'art. 36 del R.D. 17 agosto 1907, n. 542; l'art. 153 del TU 4 febbraio 1915; gli art. 19 e 21 L. 6 dicembre 1971 n. 1034 e per il richiamo connesso alle funzioni di tutore della salute dei cittadini attribuito al Sindaco.
La requisizione di case (che non viola il diritto di proprietà) può avvenire per far fronte a un'emergenza dovuta a un terremoto o a una calamità naturale, come prevede espressamente il codice civile.
Per i profughi, le circolari del Ministero degli Interni parlano di ex caserme da mettere a disposizione e la Prefettura ha sempre chiesto a possibilità di utilizzare strutture PUBBLICHE, mai private.
Oltretutto la ricerca supplementare di strutture comunque pubbliche è conseguenza della mancata collaborazione da parte dei soggetti deputati che molte volte ignorano o si oppongono alla richiesta di trovare soluzioni concordate. 
Al proposito, ci vengono alla memoria alcune roboanti, muscolari ed ipocrite dichiarazioni di Sindaci leghisti che rifiutano qualsivoglia presenza di RICHIEDENTI ASILO sul proprio territorio, negando strutture pubbliche e avversando le disponibilità di privati.
Oltretutto, la Prefettura affida la gestione dell'accoglienza a mezzo di bando e il ricorrere alla requisizione è qualcosa che in Brianza non è mai avvenuto.
Suggeriamo quindi ai padani di informarsi in modo approfondito prima di presentare subdole mozioni nei vari Consigli Comunali.
Utile per smentire le panzanate di varia provenienza è conoscere come è gestita l'accoglienza dei RICHIEDENTI ASILO in Brianza (vedi  RAPPORTO 2016 SUI PROFUGHI IN PROVINCIA DI MB SEGUITI DAL NO PROFIT ) dove il modello che sta funzionando è quello del Raggruppamento di Associazioni del terzo settore denominato Bonvena.
Un soggetto i cui aderenti applicano la Carta della Buona Accoglienza (vedi sotto), sottoscritta da Ministero dell'Interno, ANCI e Alleanza delle Cooperative Sociali. Un protocollo d'intesa che fissa i criteri da applicare per un accoglienza che non sia businness.
Criteri che prevedono dopo la prima fase in centri collettivi di primo aiuto, il passaggio in strutture minori con a seguire inserimenti in abitazione di piccoli gruppi costantemente seguiti da operatori, attenzione ai minori e alle donne, utilizzo di mediatori professionali, corsi di italiano garantiti, supporto legale e orientamento giuridico, percorsi di mediazione culturale di gruppo ed individuali, formazione professionale, tirocini e borse lavoro individuali, coinvolgimento degli enti territoriali.
Un'azione tutta tesa ad evitare situazioni conflittuali nonchè per segnare la distanza e la differenza dalle realtà che approfittano del contesto di bisogno per trasformarla in un affare.
Leggetela con attenzione.
 
Il gruppo di Sinistra e Ambiente continuerà in tutte le sedi a parlare e scrivere di profughi perchè su questo delicato e complesso fenomeno serve fare una corretta e dettagliata informazione per smontare le mistificazioni e le campagne degli imprenditori della paura. Campagne che alimentano costantemente l'odio nei confronti di chi proviene da situazioni e condizioni difficili se non disperate.

Ci piace quindi riprendere qui anche i contenuti della serata tenutasi a Seveso il 27-10-016 con il Dottor PIETRO BARTOLO, medico di LAMPEDUSA e primo testimone del dramma vissuto dai profughi.


venerdì 4 novembre 2016

IL GIUDIZIO DI SINISTRA E AMBIENTE SULLA VARIANTE AL PGT MEDESE

Il Consiglio Comunale del 3-11-2016 in prosecuzione dei lavori sulle controdeduzioni dell’amministrazione ai pareri degli Enti Istituzionali e alle osservazioni di associazioni, gruppi e privati cittadini si è, al termine delle disamine, espresso sull’approvazione della Variante al PGT.
Nella Variante di PGT, alcune proposte di Sinistra e Ambiente formulate nel 2013 nel documento "ELEMENTI QUALIFICANTI DA CONSIDERARE PER LA VARIANTE DI PGT" sono state in una certa misura recepite.
Ci riferiamo in particolare all’azzeramento degli ambiti di trasformazione (AT) sulle aree verdi libere residue – azzeramento purtroppo non attuato nella sua completezza, alla creazione di connessioni e corridoi di collegamento tra questi spazi liberi e i Parchi esistenti, all’utilizzo dell'asta del Tarò per un attraversamento lento della città, attuato con recupero e cessione di aree spondali allorquando verranno proposti interventi dalle proprietà entro la fascia di fiume.
Importante e da seguire l'introduzione nella variante dell'AT6 con la previsione di recupero dell'ex Fornace Ceppi di via S. Maria, senza incrementi volumetrici e in un contesto di servizi compatibili con e per il Parco della Brughiera.
Una previsione di recupero che è comunque una scommessa giacché area e edifici sono di proprietà privata e che sarà fondamentale il coinvolgimento dell'Ente Parco (speriamo quanto prima Regionale) e dove deve essere centrale il mantenimento della struttura di archeologia industriale del forno Hoffman.

Il nostro gruppo dopo aver attentamente analizzato i contenuti della variante, ha ritenuto che per essa necessitano modifiche e integrazioni per migliorarla e ha presentato alcune OSSERVAZIONI proprio in questa direzione, purtroppo TUTTE RESPINTE anche se in linea con una visione della città con una decisa tutela del verde e del patrimonio storico-architettonico.

Purtroppo, non siamo ancora nelle condizioni di una variante a consumo di suolo zero anche perché uno degli Ambiti di Trasformazione (l'AC2 di via S. Giorgio) è stato "trasferito" nel piano delle regole con destinazione d'uso produttiva e così sacrificato ad altro cemento.
Una scelta incomprensibile, sulle cui motivazioni l'amministrazione non ha dato chiarimenti esaustivi.
Eppure quest'area, attualmente ancora libera, sarebbe utile per la creazione d'uno spazio di verde pubblico in un quartiere saturo d'edifici, proprio in una logica di SISTEMA collegata all’area di via Trieste che si prevede di acquisire alla proprietà pubblica a mezzo perequazione.
Oltretutto un insediamento produttivo in una zona mista, per un ennesimo capannone di cui Meda è particolarmente ricca (compresi quelli vuoti) rischia di accrescere le criticità e le incompatibilità tipiche tra residenziale e produttivo, già evidenziatesi nelle immediate vicinanze.

Nonostante le nostre richieste, è rimasta immutata la volontà di chiedere lo stralcio di zone allocate dalla Provincia di MB in ambito di Aree Agricole Strategiche e Rete Verde.
Sul punto, non ci convince l’ambiguità rispetto al mancato e integrale recepimento dei pareri della Provincia che ha respinto lo stralcio di aree dalla RETE VERDE, ragion per cui sarebbe stato utile ASSUMERE e implementare negli atti della variante la cartografia Provinciale di RETE VERDE, cosa che non è avvenuta.
Analogamente non è stato accolto il parere di esplicitare formalmente l’uso a VERDE PUBBLICO per le ex aree degli AT  da acquisire a Standard Pubblici con il meccanismo della perequazione (solo su una parte di essi è specificato nella documentazione agli atti).
Non sufficiente la quantificazione della COMPENSAZIONE AMBIENTALE prevista (50% a verde della parte IN LOCO a standard di un Piano Attuativo), lontana dall’impostazione originale di fondo della Provincia che prevedeva una compensazione 1:1 (bocciata dal TAR non per la quantità ma perché non spettava alla Provincia stabilirne la quota) applicabile anche per acquisire aree esterne a un piano attuativo.
Sui pareri prescrittivi della Regione, la richiesta di una norma ben precisa che vincoli l’apertura del centro commerciale sull’ex Medaspan al “superamento” della tratta ferroviaria in via Seveso è stata diluita in un solo richiamo nella scheda dell’AT1.

Abbiamo poi perplessità e contrarietà rispetto a quanto consentito nella Disciplina d'Intervento nel centro storico sugli edifici di antica formazione e sui nuclei di quelle che erano le cascine medesi dove la nostra osservazione per un livello di tutela più alto e stringente atto a mantenere il corpo degli edifici e le loro caratteristiche architettoniche è stata bocciata, considerando sufficiente il parere consultivo della Commissione per il Paesaggio che, a nostro avviso, non è automaticamente sinonimo di scontata garanzia.

Non possiamo inoltre tralasciare la responsabilità politica dell'amministrazione Caimi e del Pd che, approvando nel 2012 il PGT comprensivo degli Ambiti di Trasformazione, hanno consentito l'avvio del piano attuativo sull'AC4 per nuovi e inutili capannoni e, successivamente, con il ritardo nell'elaborazione della Variante e il conseguente subentro della moratoria della legge Regionale n° 31 del 2014, messo potenzialmente a rischio anche la salvaguardia delle aree libere laddove esistono le previsioni edificatorie degli Ambiti di Trasformazione (AT) presenti nel PGT vigente del 2012. Questa parte è stata oggetto di prescrizione di Regione Lombardia che ha chiesto e ottenuto l’inserimento negli atti di un rimando specifico.

Incondivisibile è stata l'azione dell'amministrazione, acriticamente appoggiata dai consiglieri del Pd, di sottrarre alla Variante Generale l'area ex Medaspan (AT1) per destinarla con variante parziale e specifica alla costruzione di un centro commerciale con annesso albergo e servizi.
S’è così tolta quest’area dalla possibilità d’un ragionamento d’ambito complessivo, semplificando alla proprietà l'iter con una Variante Parziale dai criticabili contenuti, con passaggi qualitativamente dubbi nel  rapporto ambientale per la parte riguardante le indagini chimiche a rispondenza del Dlgs 152/06 (ricerca TCDD e Solventi in particolare) e con un’analisi poco convincente sull’impatto viabilistico e sul tessuto dei negozi di prossimità.
C’è su questo comparto l’incognita del sottopasso con deviazione del Tarò che oltre a costituire elemento da sottoporre a verifica rispetto al RISCHIO ESONDAZIONE è a incertezza realizzativa elevatissima essendo legato alle inesistenti risorse economiche di Pedemontana.
Oltretutto, per Regione Lombardia, il sottopasso è condizione ineludibile per risolvere i problemi di viabilità che il centro commerciale indurrebbe.
Insomma, il centro commerciale con annesso albergo, fortemente voluto da questa amministrazione è al centro di più di un’incognita e si trascina appresso molti problemi.

Questa Variante che arriva dunque con tempistiche molto lunghe, poteva essere l’occasione di un intervento più coraggioso che, seppur con la zavorra della moratoria della LR 31, puntualmente definisse, su quel poco di zone libere che ci rimane nella parte fortemente urbanizzata di “pianura” una tutela completa, anche in considerazione del “vuoto” inteso come non utilizzo di molti edifici.
Proprio sulla quantificazione del “vuoto” di residenze e capannoni inutilizzati, l’amministrazione ha scelto la strada di rimandare, evitando l’avvio di un’indagine conoscitiva, magari anche imprecisa ma comunque utile ad orientare le scelte urbanistiche.
Sul centro storico permane un grosso interrogativo poiché l’idea di rivitalizzazione sconta ancora la mancata creazione di un polo d’interesse storico (Villa e Parco Traversi) con un’idea di accesso e fruibilità a misura di cittadino.
Questa variante presenta dunque ancora punti di debolezza, di ambiguità nonché scelte condizionate a futuri accadimenti o legate ad impattanti e criticabili progetti infrastrutturali sovracomunali (l’inutile autostrada Pedemontana Lombarda). Il capitolo dell’urbanistica medese rimane un libro aperto con grosse problematiche e incognite che non si esaurirà dunque con la vigenza di questa variante.

Il gruppo di Sinistra e Ambiente, con una valutazione globale e verificato anche il mancato recepimento delle sue osservazioni, tutte tese al miglioramento e non allo stravolgimento dell’impostazione della Variante ha espresso un voto di CRITICA ASTENSIONE.

Sinistra e Ambiente Meda


La carta delle previsioni di piano

venerdì 21 ottobre 2016

IL 27 e 28 OTTOBRE INIZIATIVE SULL'ACCOGLIENZA DEI PROFUGHI

Un iniziativa importante il 27 e 28 ottobre 2016 con un ricco programma sul dramma dei profughi che giungono in Italia con barconi e gommoni sovraccarichi lungo le rotte del mediterraneo.
Rotte pericolose, gestite da trafficanti d'esseri umani senza scrupoli e tra i cui approdi c'è Lampedusa dove sbarcano fortunosamente carichi di umanità in fuga da guerre, persecuzioni, miserie, carestie e disastri ambientali che sbarcano in un'isola, terra di prima accoglienza, con la speranza di un futuro migliore.
Migliaia di storie drammatiche che non ci è consentito ignorare girandoci dall'altra parte o facendoci sopraffare da stereotipi e mistificazioni diffuse ad arte per indurre e fomentare divisioni, paura, odio e razzismo.
Prima di tutto RESTIAMO UMANI.

Dei profughi presenti nella Provincia di MB ce ne siamo occupati qui:

RAPPORTO 2016 SUI PROFUGHI IN PROVINCIA DI MB SEGUITI DAL NO PROFIT

giovedì 20 ottobre 2016

PEDEMONTANA E DIOSSINA: I RISULTATI E LE CONSEGUENZE DELLA CARATTERIZZAZIONE


E' ormai agli atti dei Comuni interessati la documentazione della Caratterizzazione dei suoli delle zone A, B, R del disastro ICMESA che sono interessate dal progetto della Pedemontana.
Una corposa documentazione il cui fulcro centrale è la relazione tecnica descrittiva elaborata da "Nuova Briantea" cioè dal Raggruppamento Temporaneo d'Imprese (RTI) con capogruppo Strabag, su mandato di Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) e Concessioni Autostradali Lombarde (CAL).
INSIEME IN RETE ne è entrata in possesso a mezzo di accesso agli atti fatto da una sua componente presente in un Consiglio Comunale.
Nella relazione, per la prima volta, appare in un elaborato ufficiale, oltre alle due note vasche/discariche di Meda e Seveso presenti nel Bosco delle Querce, quelle che vengono definite come la terza vasca di Cesano Maderno e una fossa approssimativamente ubicata al confine tra Bovisio e Desio. 
Della vasca di Cesano Maderno e della fossa tra Bovisio e Desio le capacità volumetrica non sono note, "non si hanno informazioni certe" e lì  vennero presumibilmente sepolti gli animali contaminati da diossina TCDD e abbattuti nel 1976.

Con il piano di caratterizzazione sono stati indagati 214 punti così suddivisi:

22 punti in zona A con 66 campioni
45 punti in zona B con 135 campioni
137 punti in zona R con 411 campioni
10 punti esterni anche alla zona con 30 campioni.

Il prelievo dei campioni ha subito modifiche sul campo rispetto al Piano, in particolare per i sondaggi nel livello superficiale dei terreni, il “Top Soil” per la presenza di terreni di riporto e di superfici coperte da pavimentazione posteriori al 1976. In questo caso sono stati prelevati campioni a profondità maggiori.
Ogni campione è stato gestito con un'aliquota analizzata dal laboratorio di fiducia di Nuova Briantea, una consegnata ad ARPA per le analisi di contradditorio e una terza aliquota sigillata e conservata dall'appaltatore per eventuale e successivo controllo.
Le analisi chimiche, espresse come sommatoria delle componenti PCDD (tutte le policloro-dibenzo-p-diossine) + PCDF (furani) e condotte secondo un ben definito protocollo nel Top Soil (primi 20 cm), nel livello intermedio (da 20 cm a 1 metro) e nel livello profondo (da 1 metro a 2 metri) hanno ricercato la presenza di diossine e in particolare della “nostra diossina”, la TCDD, la più tossica e pericolosa.
Sono 387 dati analitici suddivisi per zone (ogni dato è un valore) che hanno portato ai seguenti risultati:

nel livello superficiale, TOP SOIL, 
37 superamenti del limite per siti a verde pubblico e privato oltre quindi il limite di 10 ngE kg-1 SS (nano grammi equivalenti, unità di misura che unisce il peso del contaminante alla sua pericolosità)
4 superamenti del limite per siti ad uso commerciale industriale (100ngE kg-1 SS)

nel livello intermedio
22 superamenti del limite per siti a verde pubblico e privato (10 ngE kg-1 SS)

nel livello profondo 
4 superamenti del limite per siti a verde pubblico e privato (10 ngE kg-1 SS)

Quindi dalle analisi APL abbiamo 63 superamenti del limite a verde e 4 superamenti del limite industriale.
ARPA ha per parte sua analizzato 46 campioni relativi a 46 differenti sondaggi.
Il contradditorio ha portato ad attribuire a ciascun campione specifico la maggiore tra le concentrazioni ottenute nel confronto del dato di ARPA con quello del laboratorio di Nuova Briantea.
Il contradditorio porta all'aumento del numero dei superamenti dei livelli di CSC:
68 superamenti del limite verde
(di cui 16 in aree definite da APL “con destinazione d’uso verde” ed altri 17in aree in corrispondenza delle quali si prevede la realizzazione di interventi di mitigazione ambientale e le aree tecniche/di cantiere, avranno una destinazione d’uso di tipo verde”.  Quindi ulteriori 33 ambiti che dovrebbero essere sottoposti a bonifica o ad altra azione conseguente alla individuazione del superamento del limite di legge)
5 superamenti del limite industriale

In percentuale, si riscontra un superamento dei valori di soglia del 13,8% in zona A, del 37,9 % in zona B (valore che sale alla percentuale del 56% prendendo in considerazione solo i campioni superficiali, quelli che effettivamente sono stati “più esposti” alla ricaduta della Diossina TCDD)  e del 9,1% in zona R.

Ai risultati di questa fase di caratterizzazione vanno aggiunti  i risultati delle precedenti indagini APL del 2008 (vedi mappa qui) che tra indagine preliminare e indagine integrativa rilevò:
55 superamenti del limite verde
15 superamenti del limite industriale.
La relazione poi considera anche agli effetti conoscitivi l’indagine senza contradditorio e senza validazione di ARPA condotta nel 2012 da Nuova Briantea che comunque registrò 6 superamenti del limite verde e 1 superamento del limite industriale
Arriviamo dunque a 61 superamenti del limite verde e a 16 superamenti del limite industriale nelle analisi precedenti il 2016.

Prendendo quindi in esame, come è corretto fare, tutte le analisi sinora fatte, su tutta la tratta B2 e inizio C troviamo complessivamente 129 superamenti del limite verde, di cui almeno 43 ambiti che dovrebbero essere sottoposti a bonifica o ad altra azione conseguente alla individuazione del superamento del limite di legge e 21 superamenti del limite industriale anch’essi da assoggettare a bonifica.

Le azioni da intraprendere in relazione al progetto dell'autostrada, alla bonifica dei terreni interessati o ad altre differenti soluzioni sarà conseguente alle valutazioni che si daranno rispetto ai risultati di questa caratterizzazione.
Regione Lombardia nel tavolo tecnico del 19 Ottobre 2016 ha evidenziato alla soc. Pedemontana che i termini per la presentazione di Analisi di Rischio e Piano di Bonifica sarebbero scaduti (entro sei mesi dall’ Approvazione del Piano di Caratterizzazione, sia che si conteggi dalla Conferenza dei Servizi del 29 Luglio 2015 o dal Decreto Regionale di Approvazione dell’ Ottobre 2015) ed ha concesso 30 giorni di tempo per presentare un prepiano che delimiti gli ambiti contaminati sui quali poi dovrà sviluppare Analisi di Rischio e Progetto di Bonifica. 
Nel caso  APL non confermasse il suo interesse nella realizzazione dell’opera dando seguito alle obbligazioni conseguenti con esproprio delle aree e attuazione della bonifica, il procedimento risulterebbe concluso.

Alla luce dei dati disponibili viene dunque confermato il rischio legato all'escavazione e alla movimentazione del terreno, mostrando una contaminazione diffusa lungo le aree intersecate dal tracciato autostradale con un RISCHIO SANITARIO connesso anche laddove il valore assoluto delle diossine non supera i limiti stabiliti dalla normativa ambientale per l’attivazione di operazioni di bonifica.
L’aerodispersione della diossina  con gli scavi, potrebbe  costituire un pericolo per l’esposizione di cittadini ed operatori in tali aree.

Vorremmo rimarcare che il coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE, sin da subito si è speso con intense interlocuzioni a tutti i livelli affinché venisse recepita la necessità e l’obbligatorietà di una caratterizzazione dei suoli per definire il livello di contaminazione da Diossina TCDD.
E’ quindi anche grazie all’insistenza e al nostro assiduo operare che la soc. Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) e, per la parte che gli compete, Regione Lombardia si trovano ora a dover trovare soluzione a una criticità complicata ma reale che non può più essere sminuita.

Sulla stampa:

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IN CC LE OSSERVAZIONE E LE CONTRODEDUZIONI DEGLI ENTI ALLA VARIANTE AL PGT


Il Consiglio comunale di Meda con tre sedute programmate il 15, il 25, il 27 ottobre 016 si sta occupando delle controdeduzioni ai pareri di Provincia di MB, Regione Lombardia, Arpa e in modo similare delle controdeduzioni alle osservazioni di gruppi politici, associazioni e privati cittadini alla Variante al PGT.
Partiamo dai pareri della Provincia, della Regione e di Arpa che sono stati trattati nella seduta del 15-10-2016.
Documenti molto corposi quelli pervenuti, con indicazioni e note degli enti sui contenuti della Variante elaborata dall'amministrazione e a seguire puntuali prescrizioni e richieste di modifiche.
A queste l'amministrazione ha risposto con controdeduzioni che non accolgono nella loro completezza i pareri di questi enti.
Il gruppo di Sinistra e Ambiente s'è espresso facendo propri alcuni pareri della Provincia di MB, in particolare quello che chiedeva maggiore specificazione nella documentazione circa l'uso per spazi a verde pubblico nelle aree ex AT da acquisire con il meccanismodella perequazione.
L' amministrazione e la sua maggioranza consiliare hanno preferito mantenere un criterio più elastico che consenta in futuro di realizzare parcheggi o servizi pubblici che pur consumando suolo non li costringano a compensazioni ambientali.
Ingiustificato ci è parso inoltre il non tener conto del respingimento fatto dalla Provincia rispetto alla volontà della giunta Caimi di stralciare aree libere dalla Rete Verde del PTCP, non solo mantenendo nel documento di verifica di compatibilità con il PTCP gli stralci ma rifiutando pure il recepimento cartografico sulla porzione medese inserita in Rete Verde.
Dribblata anche la richiesta di quantificare la domanda abitativa. Certo, una richiesta impegnativa cui si poteva però dare risposta avviando un seppur imperfetto studio sulla quantificazione degli stabili residenziali e produttivi/commerciali vuoti, così come definito in un punto programmatico rimasto inapplicato.
Debole la parte della quantificazione delle Compensazioni Ambientali prevista per le trasformazioni soggette a piani attuativi o permessi di costruire convenzionati, situazioni che comportano consumo di suolo.
Si arriva solo ad un reperimento di verde per un 50% del consumato da utilizzare nella parte della dotazione a standard.
Sarebbe stato possibile definire un valore più alto, più vicino al rapporto 1:1 previsto dalla Provincia (valore cassato dal TAR non per la quantità ma perchè spetta ai Comuni definirla) e da utilizzare anche per le aree da acquisire.
Per quanto rigurda le prescrizioni regionali, c'è poca chiarezza sul recepimento del vincolo regionale sul superamento della linea FNM in via Seveso/Cadorna che condiziona la possibilità di apertura del centro commerciale (o grande superficie di vendita ) dell'AT1 ex Medaspan.
La richiesta regionale di una norma ad hoc inserita nel Piano delle Regole viene derubricata dall'amministrazione con un fugace riferimento al paragrafo contenente il parere della Regione nella parte dispositiva della scheda dell'AT1.
Non proprio la stessa cosa chiesta dalla Regione su di una prescrizione dirimente.
Attualmente l'AT1, è in fase di Accordo di Programma tra il Comune, Regione Lombardia e l'operatore privato.
Nella Variante è stato giocoforza recepire il richiamo al periodo di moratoria previsto nella legge Reg. 31/014 sugli Ambiti di Trasformazione (AT) del PGT 2012 vigente ora riazzonati come aree da acquisire a servizi e standard pubblci.
Questo consentirà, sino a fine maggio 2017, agli operatori privati di presentare comunque piani attuativi su quelle aree con il rischio che esse vengano dunque edificate.
Un frutto avvelenato generato dall'errore commesso da Caimi e dalla sua maggioranza Pd quando, nel 2012, decise di approvare il PGT senza stralciare gli AT così come chiedeva Sinistra e Ambiente.

ARPA ha invece ribadito quali siano gli obblighi di legge per gli ambiti oggetto di variante, in particolare le indagini ambientali ai sensi del DL 152/06 per verificare la qualità dei terreni e la compatibilità con la destinazione d'uso.
Un adempimento importante sopratutto per le aree dove nel passato erano insediate attività produttive che utilizzavano composti chimici pericolosi o dove la storia pregressa porta ad ipotizzare possibili contaminazioni del suolo.
Abbiamo evidenziato come l'amministrazione medese sull'argomento non abbia brillato per sensibilità ambientale e trasparenza tanto dal non coinvolgere ARPA nelle indagini ambientali sull'AT1 (così come richiesto da Sinistra e Ambiente con una mozione - respinta nel cc del 29-10-015)  oltretutto applicando metodologie dubbie e criticabili.

Per quanto sopra, il consigliere comunale di Sinistra e Ambiente ha respinto le controdeduzioni dell'amministrazione sui pareri della Provincia con votazione contraria e si è astenuto per le controdeduzioni sui pareri di Regione Lombardia e Arpa.

Le prossime sedute tratteranno le osservazioni controdedotte di gruppi politici, associazioni e singoli cittadini.
Sono 75 osservazioni che hanno generato 115 schede di controdeduzioni su cui il CC si esprimerà.

Le aree oggetto di osservazioni e controdeduzioni

martedì 18 ottobre 2016

PEDEMONTANA: C'E' ALTRA DIOSSINA SULLA TRATTA MA MEDA ISOLATA, BALLA DA SOLA


Escono le prime notizie relative ai dati della Caratterizzazione dei suoli contaminati da diossina TCDD che verranno interferiti dal tracciato dell'autostrada Pedemontana e, come era prevedibile, l'amministrazione di Meda continua a restare nella sua nicchia di compiacente passività, staccata rispetto alle azioni, alle valutazioni e alle comunicazioni dei Comuni di Cesano Maderno, Seveso, Barlassina, Desio e Bovisio Masciago.
Escono dunque due comunicati dai contenuti differenti uno collettivo siglato dai 5 Sindaci e uno, separato dagli altri, dell'amministrazione medese di Caimi che segna il suo isolamento costruito sull'unica ossessione che la pedemontana possa andare avanti comunque con l'auspicio unicamente di un tavolo tecnico di informazione e condivisione "nelle fasi di realizzazione dell'opera".
Un po' "poco" rispetto a quanto le analisi chimiche dellla Caratterizzazione hanno riscontrato.
Pare che il sindaco Caimi e la sua amministrazione ancora non si siano resi conto delle conseguenze di ciò che, probabilmente involontariamente, è stato anche scritto nel comunicato medese riprendendolo dal ben più corposo testo divulgato degli altri sindaci e cioè che "la contaminazione residua derivante dall'incidente Icmesa comprende tutta l'area interessata dalla realizzazione della Pedemontana".
C'è scritto DI TUTTA l'area interessata dalla Pedemontana e cioè anche quella relativa a Meda.
C'è un altro passaggio dove appare evidente che Caimi e i suoi hanno poco compreso i contenuti dei report della Caratterizzazione e quanto gli altri Comuni invece dettagliano.
ARPA ha infatti chiesto nel suo rapporto di commento alle risultanze analitiche di APL, l'effettuazione di ulteriori approfondimenti consistenti in altre analisi dei campioni prelevati oppure nuovi sondaggi per una corretta definizione del modello concettuale della contaminazione.
Non una cosa da poco. Significa che potrebbero esserci altri superamenti oltre a quelli già certificati pari a un 40% di analisi oltre i limiti di legge sia in zona A che in B e R, che si vanno oltretutto a sommare ai superamenti del 2008.
Questo definisce una contaminazione da diossina TCDD diffusa su tutte le aree intersecate dall'autostrada.
Dinanzi ad una simile e grave situazione risulta pertanto a dir poco stupefacente il finale del comunicato dell'amministrazione medese che nelle sue contorsioni bizantine evidenzia ancora una "granitica volontà" affinchè la pedemontana sia comunque realizzata.
Del resto, come gruppi ambientalisti e come Insieme in Rete ricordiamo ancora bene le strampalate affermazioni del sindaco di Meda quando si smarcò dagli altri 5 comuni non condividendo la scelta da loro fatta nell'avvalersi del supporto tecnico del geologo Gianni Del Pero. (vedi MEDA: LE POLEMICHE PRETESTUOSE DEL SINDACO CAIMI)
Così come indimenticabile fu, nel corso di un'assemblea di Insieme in Rete a Meda nel 2014 il suo polemizzare contro di noi proprio sulla validità dei dati del 2008 che, a suo dire, potevano ingenerare allarmismo  (vedi  IL 16-04-014 A MEDA, CON INSIEME IN RETE, S'E' DISCUSSO DI PEDEMONTANA).
Anche sul Piano di Caratterizzazione, il contributo da parte del Sindaco Caimi è stato nullo, l'amministrazione medese non ha mai avanzato proposte integrative e migliorative, contrariamente agli altri 5 comuni che hanno invece raccolto anche le istanze dei gruppi ambientalisti portandole al tavolo di discussione. (vedi PEDEMONTANA, DIOSSINA TCDD e PIANO DI CARATTERIZZAZIONE).
Insomma, l'isolamento di Meda è frutto delle scelte di un sindaco che con la sua giunta e maggioranza ha sempre mostrato la sua cieca volontà di voler vedere realizzata l'autostrada pedemontana. 
Una volontà ormai completamente avulsa dalla realtà.

A breve, non mancheremo di dire la nostra come coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE sui risultati della caratterizzazione.

Sotto, il comunicato unitario dei 5 Comuni (Cesano Maderno, seveso, Barlassina, Desio e Bovisio Masciago) con a seguire quello isolato dell'amministrazione Caimi di Meda.


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domenica 16 ottobre 2016

MEDA: IN CC QUALCHE "APPUNTO CRITICO" SUGLI INTERVENTI DELL'AMMINISTRAZIONE


Il 15-10-016 s'è tenuta la prima sessione del Consiglio Comunale.
Tra gli ordini del giorno, l'avvio della discussione per l'approvazione della Variante al PGT.
Su questo torneremo prossimamente a conclusione dei lavori visto che sono previsti sull'argomento altre sedute consiliari il 25, 27 e 28 ottobre dalle 20.30.
Il gruppo di Sinistra e Ambiente, nelle comunicazioni iniziali, ha voluto porre l'attenzione su una serie di discutibili interventi dell'amministrazione: quelli sul bene comune del verde urbano (gli alberi) e quelli sulla viabilità medese.
Abbiamo quindi ripreso la brutta vicenda del taglio degli alberi di via Seveso dove la giunta Caimi, in modo ingiustificato (dimostrato peraltro anche dalla documentazione veramente scarsa a noi consegnata - vedi qui-) ha deciso con leggerezza e superficialità il sacrificio di una dozzina d'alberi BENE COMUNE in quanto proprietà pubblica.
Abbiamo poi scelto di evidenziare  le nostre perplessità sull'accessibilità e sulle criticità della pista ciclabile, ormai completata, compresa nell'intervento  di riqualificazione di Viale Brianza nel tratto tra via Cialdini e via L. Rho.(qui la delibera sul progetto esecutivo)
Da un primo nostro sopralluogo, il tratto di ciclabile sinora realizzato, mostra una difficile accessibilità poichè da via Cialdini risulta complicata l'immissione diretta in bici causa cordolo alto e tantomeno risulta possibile l'accesso con una percorrenza più lunga utilizzando il lato dx di via Cialdini causa il marciapiede veramente stretto. C'è poi l'ingresso al negozio sull'angolo, ulteriore ostacolo per una fruizione fluida.
Sul lato via L. Rho c'è la presenza di un bel palo con colonnina al centro della pista subito dopo la curva con l'aggravante che non si può abbandonare la sede della ciclabile prima di tale ostacolo perchè il cordolo protettivo è ancora alto.
Tutto ciò senza ancora sapere se la "ciclabile" sarà a senso unico o a doppio senso di marcia o una "ciclopedonale" il che complicherà ancor di più la fruibilità.
Per questo, in data 13-10-016 come gruppo consiliare, evidenziando le criticità rilevate, abbiamo richiesto delucidazioni tecnico/progettuali all'assessore Buraschi e al responsabile dell'area Infrastruttura e Gestione del Territorio, anche per valutare se siano o meno utili e opportuni eventuali interventi correttivi. 
Vedremo se la nostra richiesta sarà tenuta in debita considerazione.
Sugli interventi pubblici, Sinistra e Ambiente ha inoltre prodotto sul blog una disamina del progetto esecutivo, approvato dalla giunta Caimi, di nuova viabilità in via Pace.
Un progetto, a nostro avviso minimale, con lacune sulle soluzioni previste per i posteggi, per la rimozione dei marciapiedi e la configurazione della pista "ciclopedonale".
Un progetto che valutiamo poco approfondito e che non da soluzione completa alle criticità proprie di tutte le categorie di utenti (automobilisti, ciclisti, pedoni) nonostante la spesa prevista sia di 245.000 euro. (per i dettagli vedi qui)

Le foto della ciclabile di viale Brianza.

Accesso ??? da via Cialdini con cordolo alto o marciapiede stretto (foto SinAmb)
Particolare (foto SinAmb)
Entrata negozio d'angolo... fronte immissione nella ciclabile (foto SinAmb)
Lato via L. Rho: palo e colonnina dopo curva (foto SinAmb)
Lato via L. Rho: scivoli di uscita solo dopo il palo (foto SinAmb)

venerdì 14 ottobre 2016

IMMIGRATI: SFRUTTAMENTO E CAPORALATO



Siamo in Italia, nel settore della raccolta dei prodotti ortofrutticoli dove i braccianti, quasi esclusivamente immigrati, vengono arruolati con l'utilizzo dei "caporali" da parte di aziende senza scrupoli.
Un settore dove la giornata lavorativa è massacrante, le condizioni salariali indecenti, il lavoro di totale sfruttamento, privo di qualsivoglia tutela e dove, in molti casi, si tratta di vero e proprio schiavismo in un mercato della manodopera spesso controllato dalle organizzazioni criminali.
Siamo in Italia ed esiste una pesante e grave situazione di ILLEGALITA' eppure, ancora oggi, pur essendo stato definito il caporalato come reato, il Governo tentenna e non è ancora stata approvata una legge che persegui chi commette questo reato. 

«Caporalato, Renzi metta la fiducia sulla legge»

Premio Jerry Masslo. Susanna Camusso al premier: «Una volta tanto lo faccia sui diritti fondamentali delle persone», la leader del sindacato all'iniziativa della Flai Cgil contro lo sfruttamento della manodopera nei campi

Antonio Sciotto MONDRAGONE (Caserta)

«Spesso accettiamo di lavorare senza contratto, per un salario molto basso, senza contributi e senza ferie. Accettiamo anche di pagare per lavorare, anche se non abbiamo i soldi per tornare a casa». La voce di Valentina Vasylionova rimbomba tra i palazzoni scrostati di Mondragone, nel casertano, tra i panni stesi e gli sguardi diffidenti della gente del posto: i lavoratori bulgari si sono avvicinati al palco della Flai Cgil solo quando hanno sentito parlare la loro lingua. 
Abitano in centinaia qui, braccia per le campagne del posto, 20 euro al giorno per 14 ore di fatica. Quando prende la parola Susanna Camusso, si rivolge direttamente al premier Matteo Renzi: «Metta la fiducia sulla legge contro il caporalato, perché lo ha già fatto tante altre volte: ma quando si parla dei diritti fondamentali delle persone non vediamo la stessa urgenza».

La Cgil ricorda come ogni anno Jerry Masslo, il bracciante sudafricano ucciso nel 1989 a Villa Literno dopo aver difeso strenuamente i diritti dei lavoratori migranti. Siamo già alla quarta edizione del Premio istituito dalla Flai in sua memoria: quest’anno i giovani delle scuole e gli artisti riflettono sui muri in costruzione in tutta Europa e sulle politiche di accoglienza. Questa mattina, all’alba, è previsto un giro del sindacato di strada per le rotonde dove i caporali reclutano la manodopera e successivamente l’omaggio alla tomba di Masslo.

Emilia Spurcaciu, rumena, cerca di sollecitare i suoi connazionali a non arrendersi anche se le condizioni di lavoro sono dure: «Gli italiani hanno già combattuto per diritti che sono a disposizione anche per noi, non partiamo da zero. Il sindacato mi ha fatto capire che devo pretenderli anche per me: non è normale che si lavori per 20-25 euro al giorno, fino a 15 ore, quando da contratto devi avere minimo 52 euro per una giornata di 6 ore».

Prende la parola Jacob Atta, ghanese, bracciante e sindacalista a Rosarno: «Jerry è morto tanti anni fa, ma noi siamo qui per ricordare quello che ha fatto, perché come noi dopo un lungo viaggio era venuto a cercare fortuna in Italia. Non deve morire più nessuno, e noi continueremo a batterci anche se ci minacciano: qualche anno fa hanno bucato tutte e quattro le gomme del furgoncino Flai di Gioia Tauro, ma noi le abbiamo cambiate e l’indomani eravamo di nuovo sulla strada».

Adam Muka, pakistano, racconta di non essere stato pagato per ben 8 mesi, finché non è si è rivolto alla Cgil di Caserta: «Mi hanno fatto riavere stipendi e contributi. Se ti spacchi la schiena sotto il sole per tante ore, il minimo è che ti riconoscano tutti i diritti. Io vorrei iscrivermi all’università, cambiare la mia vita». Sara Moutmir, 21 anni, è nata in Marocco ma ha studiato fin dalle elementari nel nostro Paese. La conoscenza dell’italiano è preziosa per chi fa sindacato di strada: «Dico alle donne che lavorano nelle campagne che non devono avere paura: perché è proprio la nostra paura che permette a loro, agli imprenditori e ai caporali, di sfruttarci».

La segretaria generale della Flai Cgil, Ivana Galli, invita la politica a percorrere l’ultimo miglio perché si approvi finalmente la legge contro il caporalato: «È un provvedimento utile, perché estende le sanzioni, anche penali, alle imprese che utilizzano l’intermediazione illecita. Si prevede l’arresto, la confisca dei beni guadagnati violando le regole». Chiede poi alle prefetture e ai Comuni di adoperarsi perché il Protocollo firmato nel maggio scorso diventi operativo: permetterebbe di migliorare mezzi di trasporto e alloggi per chi lavora nei campi.

La segretaria Cgil Camusso insiste sull’importanza dell’accoglienza: «L’Italia ha anche straordinarie risorse di generosità, come dimostrano i cittadini di Lampedusa: dobbiamo valorizzarle proprio noi che ci crediamo».

Il caporalato e le condizioni di semi schiavitù nei campi sono «la ferita aperta del nostro Paese», e «ci sono volute purtroppo delle morti per ottenere dalla politica una nuova legge, già la seconda dopo quella che ha istituito il reato di caporalato». «Chiediamo al governo di mettere la fiducia su quella legge, come ha già fatto troppe volte: una volta tanto lo faccia sui diritti fondamentali delle persone».

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Da Villa Literno a Mondragone, nell’inferno dei caporali

Reportage. Tra le dosi di cocaina e i cumuli di spazzatura ogni mattina i furgoncini caricano i braccianti bulgari per la raccolta nei campi. La Flai Cgil cerca di ristabilire diritti e legalità. L'omaggio alla tomba di Jerry Masslo

Antonio Sciotto VILLA LITERNO (CASERTA)

«Pensavo di trovare in Italia uno spazio di vita, una ventata di civiltà, un’accoglienza che mi permettesse di vivere in pace e di coltivare il sogno di un domani senza barriere né pregiudizi. Invece sono deluso. Avere la pelle nera in questo paese è un limite alla convivenza civile. Il razzismo è anche qui: è fatto di prepotenze, di soprusi, di violenze quotidiane con chi non chiede altro che solidarietà e rispetto. Noi del terzo mondo stiamo contribuendo allo sviluppo del vostro paese, ma sembra che ciò non abbia alcun peso. Prima o poi qualcuno di noi verrà ammazzato e allora ci si accorgerà che esistiamo».

Jerry Masslo scriveva queste parole nel 1989, lo stesso anno in cui in effetti fu ucciso a colpi di pistola da una banda di criminali che aveva fatto irruzione nella sua baracca per rubare a lui e agli altri braccianti il provento di durissime giornate nei campi. Ieri queste stesse parole sono risuonate a Villa Literno, davanti alla sua tomba, lette da una ragazzina delle scuole medie. Con le segretarie di Cgil e Flai, Susanna Camusso e Ivana Galli, il sindaco della cittadina campana, la console del Sudafrica (paese di provenienza di Masslo), una piccola folla ha reso omaggio a lui e ai tanti immigrati che pagano le nostre pensioni, abbassano fino al paradosso i prezzi dei nostri pomodori, preparano anche per noi un’Italia diversa e multicolore.

LA GIORNATA ERA COMINCIATA alle 5, all’alba, con tre pullman del sindacato di strada diretti da Castel Volturno verso tre piazze del caporalato: Villa Literno, Mondragone e Pescopagano. A Mondragone l’inferno è reale oltre le rappresentazioni più fantasiose, e lì ti rendi conto che Gomorra è soltanto una serie tv: banchetti con le dosi di cocaina sfacciatamente esposti agli angoli dei palazzoni, vicino alla piazza principale. I balconi scrostati, la lunga serie di panni appesi alle finestre, e un esercito di braccianti bulgari – almeno mille nella zona, ma arrivano fino a duemila in alta stagione – che pur vivendo qui da qualche anno non parla una parola di italiano.

Tra i bidoni dell’immondizia dove rovistano i cani randagi e i furgoni dei caporali che fin dalle 5,30 sfrecciano tra le strade, rischi di sentirti un alieno perché la parola Stato qui è un nonsenso: ma d’altronde, tutti sappiamo benissimo che anche questa è l’Italia.

I sindacalisti della Flai avvicinano i braccianti – tante sono donne, con un fazzoletto in testa o una sorta di vestito tradizionale bulgaro – distribuiscono volantini scritti nella loro lingua, un berretto con il logo del sindacato e un k-way per ripararsi da vento e pioggia. Riusciamo a parlare con qualcuna di queste lavoratrici grazie alla mediazione di Valentina Vasylionova, del sindacato di Sofia, invitata dalla Cgil.

«SÌ, GRAZIE, SE AVREMO bisogno verremo al sindacato». Ma più che al volantino, le braccianti sembrano interessate al berretto, alla t-shirt e al k-way, che vanno a ruba: anche perché in campagna tutto quel che copre può essere prezioso. Raccontano di essere qui con i loro mariti, ma alcune sono venute da sole, e i loro bimbi sono rimasti in Bulgaria. Mandano i soldi, ci pensano i nonni a crescerli. Intanto a Mondragone c’è da saldare l’affitto di quei palazzoni, il cibo per tirare la giornata, e poi, certo, si devono pagare anche i caporali.

Che dai loro furgoncini sorridono, prendono anche loro il berrettino della Cgil, mostrano il volto buono: ma quando si richiudono i portelloni, e le donne ci salutano sorridenti come bambine, probabilmente il discorso cambia. Il sindacato diventa un nemico – «non ci andate da loro» – ci riferisce un altro lavoratore accennando qualche parola in italiano.

Grazie alla fiducia dischiusa da Valentina, visto che parla la loro lingua, finalmente però un piccolo spiraglio si è aperto: una quindicina di lavoratori e lavoratrici bulgare ha deciso che mercoledì prossimo andrà alla Flai, per una riunione con il segretario Igor Prata.

«CON I BULGARI – ci spiega Prata – la comunicazione è più complicata, sono una comunità piuttosto chiusa. Diverso è con i rumeni, gli ucraini, gli africani del Maghreb che pure lavorano qui. Siamo contenti che si sia creato questo filo: intanto basta aiutarli anche solo per i documenti, o per piccoli bisogni, più avanti magari si può pensare a delle vertenze».

Anche perché le campagne del casertano riproducono le condizioni di tante altre parti d’Italia: 25-30 euro al giorno per 12-14 ore di lavoro, 5 dei quali vanno al caporale, poche pause e ritmi bestiali, salute e sicurezza sotto i limiti della dignità. In questo caso non ci sono baracche, i bulgari vivono nei palazzoni di Mondragone, ma fino a 15 persone in appartamenti di 60-70 metri quadri con servizi quasi inesistenti.

venerdì 7 ottobre 2016

PEDEMONTANA: CONTINUA LA COMMEDIA


Mercoledì 5-10-016 s'è tenuto l'annunciato incontro tra i sindaci dei Comuni della tratta B2 di Pedemontana e il Presidente della soc. Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) Antonio Di Pietro, presenti anche i vertici di Concessioni Autostrade Lombarde (CAL).
I comunicati e i resoconti della stampa ci portano come ambientalisti del coordinamento INSIEME IN RETE ad un commento sui suoi esiti.


Meda/Seveso 8/10/2016

La Soc. Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) con il suo attuale Presidente Antonio di Pietro e Concessioni Autostrade Lombarde (CAL), hanno portato un nuovo argomento per sostenere la tesi di proseguire con la realizzazione dell’autostrada: lo spauracchio delle penali da pagare agli appaltatori in caso di rinuncia al completamento dell’opera.
Un’argomentazione che omette il fatto che delle tratte B2, C e D non esiste nemmeno un progetto esecutivo, ragion per cui qualsiasi penale sarebbe sicuramente rapportabile allo stato dell’iter e quindi di gran lunga inferiore ai costi totali previsti per la realizzazione delle parti mancanti dell’autostrada.
Insomma quella fatta da APL e CAL nel consesso voluto dal Presidente della Provincia di Monza e Brianza è da ritenersi una forma di indebita pressione.

Nel complesso non stupisce che l’esito dell’incontro lasci i Sindaci della Tratta B2 del tutto insoddisfatti: il modo in cui è stato realizzato questo incontro e quanto emerso ha qualcosa di surreale.
In primo luogo è criticabile che siano stati coinvolti soltanto i Sindaci della Tratta B2.
Trattandosi di un appuntamento di livello provinciale ci saremmo aspettati la partecipazione di tutti i Sindaci. Sabato 8 ottobre su Repubblica il Sindaco di Mezzago ribadisce la contrarietà del suo Comune al proseguimento dell’autostrada, con una posizione coerente e condivisibile che avrebbe dovuto essere presa in considerazione.
Altri Sindaci della tratta C hanno posizioni simili e non sono stati invitati.
Questa impostazione mostra come lo sguardo sull’infrastruttura non sia mai di insieme e, infatti, non è mai presa in considerazione l’idea di fare un punto della situazione con tutti i Sindaci, compresi quelli delle tratte già in esercizio, laddove il territorio è stato letteralmente massacrato e dove i soldi residui dovrebbero servire a risarcire i danni piuttosto che ad avviare altrove inutili cantieri.

Nel merito poi dei contenuti dell’incontro, invece di ripetere il solito mantra dell’autostrada che si deve fare tutta e se si farà tutta sarà una “bella” autostrada andrebbe esplicitato che il Project Financing con cui molti si son riempiti la bocca è ormai un pallido ricordo e un totale fallimento per la mancanza del capitale privato.
La “commedia” raggiunge l’apice con APL che continua a promettere ai Comuni l’anticipo delle opere di viabilità locale e intercomunale connesse con risorse economiche che non ci sono e quindi chiedendo alle stesse Amministrazioni di coprirle preventivamente di tasca propria.
E’ noto che quando le società non riescono a mantenere i propri impegni, falliscono e pagano le conseguenze dei danni che hanno contribuito a realizzare, invece, in linea con l’italico sistema la Soc. Autostrada Pedemontana Lombarda chiede alla Regione “l’anticipo delle risorse a preventivo”.
Chiede cioè un altro intervento pubblico da sommare all’incentivo “virtuale” della defiscalizzazione per 800 milioni voluta dal governo.
Un’istanza che va nella direzione di buttare denaro PUBBLICO nella voragine, in aggiunta alla quota “dell’aiuto di Stato” della defiscalizzazione la cui legittimità è sotto esame della Commissione Europea per la Concorrenza.

Dai comunicati e dagli articoli, inoltre verifichiamo che il bilancio ambientale e la criticità Diossina TCDD sulla tratta B2 e inizio C sono spettri da non evocare mentre per quanto riguarda il territorio di Seveso e comuni limitrofi la questione dovrebbe stare al centro dell’attenzione e non solo perché la presenza di diossina TCDD potrebbe comportare una ulteriore e aggiuntiva previsione di spesa ma anche perché non basta ricordare il danno di 40 anni fa, ma bisogna essere molto solleciti e presenti per prevenire l’aggravamento della situazione perpetrando una scelta già sbagliata che riguarda appunto il passaggio di una autostrada in una zona così fortemente contaminata.

A questo punto la decenza imporrebbe di prendere atto della disastrosa situazione in cui ci troviamo – tempi non rispettati, pezzi di autostrada incompiuti, bassissimi volumi di traffico sulle tratte realizzate, costi realizzativi elevati, territorio pesantemente compromesso, aree verdi devastate, compensazioni ambientali abbandonate al loro destino - rinunciando al completamento di questa inutile e dispendiosa infrastruttura aprendo invece un confronto sul potenziamento del ferro e della viabilità esistente.
E’ nelle facoltà del Governo attuale riprendere in mano il progetto complessivo dell’opera e stralciarla in modo definitivo da quelle previste dalla Legge Obiettivo (creatura del Governo Berlusconi, ndr) per dare vita a qualcosa di più sensato e attento ai bisogni reali del territorio.

Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile

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Da QuiBrianza

Pedemontana, i sindaci incontrano 

Di Pietro ma restano tutte le incertezze

PEDEMONTANA - I sindaci della tratta B2, quella compresa tra Lentate sul Seveso e Cesano Maderno, mercoledì pomeriggio hanno incontrato Antonio Di Pietro, presidente di Pedemontana, nella sede della Provincia di Monza. Massima disponibilità.... se ci saranno i soldi
La disponibilità l'ha data, i soldi no. Li sta cercando anche lui. Antonio Di Pietro, presidente di Pedemontana, mercoledì pomeriggio ha incontrato i sindaci della tratta B2 (ovvero i Comuni di Lentate sul Seveso, Meda, Barlassina, Seveso e Cesano Maderno) nella sede della Provincia di Monza e Brianza per affrontare temi ancora irrisolti. La volontà di collaborare c'è, ma sia i Comuni sia Pedemontana hanno tremendamente bisogno di quattrini.

L'incontro si è svolto dopo la lettera inviata a Di Pietro da Gigi Ponti, in qualità di Presidente della Provincia di Monza e Brianza (ma anche sindaco di Cesano Maderno), in data 12 settembre per sollecitare un incontro urgente. Lo stesso Ponti si è fatto portavoce del disagio dei Comuni, evidenziando che Pedemontana invece di diventare una risorsa sta diventando un problema. Non solo viabilistico: soprattutto al momento sta mettendo in difficoltà la progettualità del territorio, con Pgt che restano "congelati" a causa dell'incertezza. Sul tavolo anche la necessità di realizzare opere viabilistiche prima dell'apertura del cantiere per evitare di pregiudicare la vivibilità dei nostri territori.

Di Pietro si è detto disponibile a valutare la possibilità di anticipare la realizzazione delle opere connesse rispetto alla tratta autostradale vera e propria, per ridurre gli impatti della cantierizzazione sulla viabilità locale: tuttavia potrà farlo solo se saranno disponibili le risorse finanziarie.

Ha infatti sottolineato che l'incognita principale è quella economico finanziaria, che pregiudica di fatto qualsiasi previsione temporale e attuativa, anche poiché sono andati deserti diversi bandi per coinvolgere nell’operazione gli istituti bancari. Mentre ulteriori ricognizioni sono ancora in corso, Pedemontana ha anticipato di aver richiesto un intervento di Regione Lombardia affinché vengano anticipate parte delle risorse a preventivo, mentre dal Governo è stata confermata la disponibilità alla defiscalizzazione dell’opera, pari a circa 800 milioni da spalmare nel corso della realizzazione. 

Alla porta della Lombardia bussano anche i sindaci chiedendo di stanziare quei soldi che mancano alla Provincia per farsi carico della manutenzione ordinaria e straordinaria della Milano-Meda, che ha preso in gestione il 19 marzo. Sono stati effettuati alcuni interventi, ma di certo non bastano per restituire completa sicurezza e dignità a una strada così trafficata.

Chiedere non costerà nulla. Ottenere sarà più difficile. Nel frattempo tutti i dubbi sulla Pedemontana e sulla Milano-Meda restano.

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Un articolo de Il Fatto che racconta dell'audizione di Di Pietro in Commissione Regionale Programmazione e Bilancio