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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

sabato 28 marzo 2026

1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA TERZA PUNTATA: 10 LUGLIO 1976 LA DIOSSINA DELL'ICMESA CONTAMINA IL TERRITORIO, POI IL SILENZIO DELLA MULTINAZIONALE, LA MORIA DI ANIMALI, LA CLORACNE.

Prosegue il lavoro di ricerca di Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda che basandosi su documenti e testi in suo possesso intende ricostruire gli eventi legati al disastro diossina dell'ICMESA di Meda (fabbrica del gruppo multinazionale svizzero Givaudan-Hoffman-La Roche).
Una ricostruzione affinchè si rinnovi, senza annacquarla, la Memoria di un disastro colpevole che ha segnato la collettività.
 
LA DINAMICA DEL DISASTRO
Sabato 10 luglio 1976, alle ore 12,37 un aumento della pressione interna del reattore A101, utilizzato per la produzione di  2,4,5-Triclorofenolo, causa il cedimento del disco di rottura, tarato a 3 atmosfere. 
Il disco di rottura è un dispositivo meccanico di sicurezza, installato per evitare che un aumento abnorme di pressione possa causare l'esplosione del reattore ma, nel caso dell'ICMESA, il suo intervento libera direttamente nell'ambiente tutti i composti chimici, nebulizzati o sotto forma di vapori, contenuti nell'impianto.
Il reattore A101 del reparto B dell'ICMESA
La sovrapressione venne causata da una reazione esotermica con un forte innalzamento della temperatura oltre i normali valori di esercizio (150 °C), innescando nel range tra 200°C e 500°C la generazione prevalente di quantità significative di 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD), composto tossico che risulterà presente nella nube e che contaminerà pesantemente il territorio.
L'assenza di dispositivi di controllo, allarme e intervento automatico fece si che le anomalie non fossero segnalate ne che in assenza di personale potessero agire automatismi di regolazione per riportare i parametri di temperatura e pressione ai corretti e sostenibili valori.
Inoltre, per la mancanza di un serbatoio di contenimento
(vedi 2a puntata sull'impiantistica insufficiente e obsoleta dell'ICMESA), la miscela di composti tossici finì totalmente in atmosfera e a causa del vento che in quel giorno e a quell'ora spirava verso sud/est, andò poi a ricadere e a depositarsi su ampie aree abitate dei Comuni limitrofi.
Formalmente il sabato, la produzione era ferma e nell'ultimo turno del venerdì che copriva anche le prime 6 ore della giornata di sabato, da prassi non si attendeva il completamento della reazione di sintesi ma questa veniva sospesa fermando l'agitatore della miscela e inibendo il suo raffreddamento.
Il contenuto di tetraclorobenzolo, etilenglicole e soda caustica rimasto veniva poi scaricato con ripresa delle fasi di produzione il lunedì della settimana entrante.
In fabbrica non erano presenti gli addetti al ciclo del triclorofenolo, smontati con l'ultimo turno, ma solo alcuni manutentori.
Risultò provvidenziale l'intervento di Carlo Galante, responsabile dei reparti E e F che abitando vicino alla fabbrica e udito lo scoppio del disco di rottura e il sibilio della fuoriuscita in pressione delle sostanze chimiche, raggiunse l'ICMESA, entrò con l'autorespiratore nel reparto B e aprì la valvola del raffreddamento azionando anche la pompa di spinta dell'acqua, interrompendo così la reazione esotermica ed evitando un disastro peggiore.
Nel 2024, Carlo Galante è stato insignito della Medaglia d'Argento al Valor Civile.

Oltre all'ufficialità degli accadimenti, una delle ipotesi circolate era che esistesse una "produzione parallela non dichiarata" dedicata alla sintesi chimica di triclorofenolo contenente un'alta e voluta percentuale di diossina per un prodotto ad esclusivo uso dell'esercito americano ad utilizzo bellico nei defolianti con cui venne irrorato il Vietnam durante il conflitto.
Questa ipotesi non ha però mai trovato solide evidenze.

LA SETTIMANA DEL SILENZIO E DELLE MINIMIZZAZIONI 
Dopo il 10 luglio 1976, inizia la settimana delle minimizzazioni e del silenzio da parte dei responsabili ICMESA,Givaudan,Hoffman-La Roche.
Solo il giorno successivo, 11 luglio 1976, due dirigenti dell'ICMESA, tra cui il responsabile di produzione Paolo Paoletti, si recano in visita dal sindaco di Seveso Francesco Rocca, riferendogli di un "generico incidente" avvenuto il giorno precedente all'interno di un reparto ma minimizzando sull'accaduto. Su invito di Rocca contattarono anche il Sindaco di Meda Fabrizio Malgrati.
Un atteggiamento elusivo che continuerà anche nei contenuti della lettera che l'ICMESA inviò il 12-7-1976 all'ufficiale sanitario supplente Dottor Uberti, che sostituiva il titolare, professor Ghetti, in ferie.
Una lettera che nemmeno accennava alla presenza possibile di diossina nei "vapori fuoriusciti" ma che si limitava ad illustrare "l'incidente" e ad avvisare di aver cautelativamente chiesto ai residenti, prossimi alla fabbrica, di non consumare i prodotti dei loro orti.
Eppure già il direttore tecnico della Givaudan, Jorg Sambeth, aveva ipotizzato che tra i composti fuoriusciti potesse esserci la diossina TCDD.
Nello stesso giorno, venne impedita all'ufficiale sanitario Uberti, l'entrata nel reparto B.
Il 14 luglio le analisi chimiche effettuate nel laboratorio della Givaudan su materiale prelevato dentro l'ICMESA e in sua prossimità, certificarono la presenza della pericolosissima Diossina TCDD ma i responsabili ICMESA e Givaudan evitarono di darne comunicazione alle autorità locali.
Il 15 luglio i sindaci di Seveso e Meda, consigliati dall'ufficiale sanitario locale emisero ordinanze con cui proibivano di toccare ortaggi, vegetazione, terreno e animali domestici e consigliavano l'adozione di una scrupolosa igiene delle mani e dei vestiti.
Successivamente venne ordinato di non ingerire prodotti di origine animale provenienti dalla zona inquinata. 
Le prime notizie degli eventi apparvero sui giornali soltanto dopo sette giorni.
Il 18 luglio, il direttore del laboratorio chimico Provinciale di Milano prospettò ai responsabili della fabbrica di Meda la possibilità della presenza di diossina e la Givaudan rispose annunciando l'arrivo in Italia del direttore del suo laboratorio chimico.

Il Consiglio di Fabbrica dell'ICMESA in riunione
Anche dentro la fabbrica i dirigenti applicarono un atteggiamento di omertà nei confronti delle maestranze.
Lunedì 12 luglio, solo il reparto B dove ebbe origine il disastro era stato chiuso, peraltro senza nessuna informazione in merito all'accaduto.
Negli altri reparti l'attività proseguì per altri 5 giorni con la direzione che rifiutò sistematicamente di dare informazioni ai lavoratori e ai loro rappresentanti sindacali.
Il 14 luglio fu imposto agli operai di non portare indumenti di lavoro a casa e di fare la doccia prima uscire dalla fabbrica.
Insospettiti, lavoratori e sindacato entrano in stato di agitazione e non ricevendo le informazioni richieste, il 16 luglio si rifiutano di continuare a lavorare nello stabilimento ed entrano in sciopero e in assemblea permanente annunciando l'interruzione delle attività produttive.
Il 18 luglio, arrivò l'ordinanza del sindaco di Meda che chiuse l'ICMESA a scopo cautelativo.
Anche in questo frangente la direzione cercò di rassicurare le autorità sostenendo l'assenza di pericoli per lo svolgimento dell'attività lavorativa.
Solo il 19 luglio 1976, ICMESA e Givaudan comunicano ufficialmente la presenza di tetraclorodibenzo-para-diossina (TCDD) tra le sostanze fuoriuscite dal reattore A101, ammettendo la gravità della situazione.
Il 21 luglio anche le analisi chimiche svolte dal Laboratorio Provinciale di Igiene e Profilassi lo confermano.
Ed erano trascorsi ben 11 giorni ........

LA MORIA DEGLI ANIMALI
Già il giorno 13 luglio negli orti delle abitazioni prossime alla fabbrica ICMESA si verificò un rinsecchimento vegetativo delle piante dovuto all'effetto diserbante del triclorofenolo e degli altri composti, venne notata la scomparsa di uccelli, spesso trovati morti al suolo e iniziò una moria dei primi animali domestici, cani, gatti, galline, conigli etc.
Questa moria si estenderà nei giorni successivi sul territorio di più Comuni.
Dal 18 luglio, le carcasse degli animali morti vennero raccolte ed incenerite in parte presso il forno dell'allora Macello di Milano.
Fu indubbiamente un errore pochè le basse temperature di lavoro di quel forno non garantirono la distruzione della diossina presente nelle carcasse. 

Bovini di un allevamento abbattuti e tumulati in un "deposito"

Successivamente si rese necessario anche abbattere gli animali di grossa taglia degli allevamenti presenti in zona (cavalli, mucche etc) per evitare che la diossina finisse nella catena alimentare.
Visto l'alto numero di animali abbattuti, si opto per tumulare le carcasse in due fosse scavate a Cesano Maderno e a Desio.
Un allevamento venne spostato in provincia di Brescia e di Pisa e il successivo monitoraggio non diede riscontri di animali compromessi.
Una stima effettuata a posteriori fissa in circa 3300 gli animali da cortile deceduti e in 76.000 i capi di bestiame degli allevamenti abbattuti.

LA CLORACNE
Il 14 luglio cominciarono a verificarsi i primi casi di intossicazione con infiammazioni cutanee e il giorno 16 luglio vengono effettuati i primi ricoveri presso l'ospedale di Mariano Comense e per i casi più gravi di Niguarda.
Si trattava dei primi 15 bambini colpiti dalla cloracne, una violenta dermatosi provocata dal cloro e dai suoi derivati, causata dall'avvenuto contatto con i composti chimici liberatisi in atmosfera o depositatisi al suolo.
I casi di cloracne raggiungeranno la massima intensità sia dal punto di vista quantitativo sia per la gravità dei casi tra il 20 e il 28 luglio 1976. 
Dal 23 luglio verrà aperto a Seveso l'Ambulatorio Dermatologico che da quella data, sino ai primi di agosto, visiterà 1600 persone. 
Per 447 di queste di cui 186 bambini con età inferiore ai 12 anni, vennero diagnosticate lesioni cutanee correlate al contatto con le sostanze chimiche presenti nella nube. 
Il numero reale dei dermolesi rimane però indeterminato poichè le visite erano effettuate solo su soggetti che si presentavano volontariamente e le successive campagne di controllo presero in esame solo i bambini da 6 a 12 anni.
Riprenderemo nelle prossime puntate alcuni rimandi sugli argomenti moria di animali e casi di cloracne.
 
 

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