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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

lunedì 8 novembre 2010

Limbiate: l'AGORà delle buone pratiche

Sabato 06/11/010, il gruppo AMBIENTALISTA VERDE - ALTERNATIVA PER MEDA, componente di SINISTRA E AMBIENTE, ha aderito e partecipato all'iniziativa «L'agorà delle buone pratiche» delle FABBRICHE DI NICHI VENDOLA a Limbiate.
 

Erano presenti all'iniziativa (vedi manifesto) circa venti gruppi e associazioni che in BRIANZA si occupano di tematiche sociali, ambientali, animaliste e di promozione culturale. 

Circa un migliaio i cittadini che, dopo aver visitato gli stand di associazioni e gruppi, hanno assistito sia allo spettacolo teatrale della Compagnia degli Stracci sulla MAFIA in Brianza e in Lombardia e all'intervento finale di NICHI VENDOLA.

Noi c'eravamo perchè pensiamo utile partecipare a questi momenti per mostrare che esiste UN'ALTRA BRIANZA, diversa dal grigiore "sviluppista ed individualista", UN'ALTRA BRIANZA che ha valori ALTI e SOLIDALI, che vuole un rapporto con l'ambiente differente da quello della pura CEMENTIFICAZIONE.

Eccoci

.... con i nostri contenuti
Dinanzi al banchetto Carlo (CGIL), Alberto, Tiziano e Andrea (La Fabbrica di Nichi)

Di ALTO IMPEGNO CIVILE e di DENUNCIA la rappresentazione teatrale della COMPAGNIA degli STRACCI, che ha ripercorso tutti i passaggi delle inchieste brianzole sulla 'ndrangheta e evidenziato sia la collusione della criminalità organizzata con molti politici locali sia l'ipocrisia omertosa di chi, dal CENTRODESTRA si ostina a dichiarare inesistente o a sminuire il fenomeno MAFIA. 

Lo spettacolo teatrale de La Compagnia degli Stracci sulla MAFIA in Brianza
Sempre la Compagnia degli Stracci

D'alto spessore l'intervento di NICHI VENDOLA che ha toccato le corde della necessità d'uno scatto DI DIGNITA' della società, narcotizzata dal Berlusconismo.

Arriva Nichi Vendola, subito accolto dalla gente
Nichi Vendola
IL LAVORO, I DIRITTI DEI LAVORATORI e LE TUTELE SINDACALI, le SVERGOGNATE RICHIESTE di Marchionne; la NECESSITA' di dire BASTA alle forme di contratto PRECARIE, l'INDIGNAZIONE dinanzi AI LAVORATORI che MUOIONO per le INADEMPIENZE di SICUREZZA, la necessità DI TUTELARE L'AMBIENTE e di fermare SPECULAZIONI E DEVASTAZIONI AMBIENTALI, il DOVERE di tornare a fare CULTURA per CRESCERE, i VALORI di GIUSTIZIA SOCIALE e il riappropriarsi d'una MEMORIA COLLETTIVA per UN FUTURO DIFFERENTE i temi del suo appassionato intervento.

Gente attenta per Nichi Vendola
Un intervento fuori dagli schemi degli uomini di partito, un intervento PER PARLARE ALLA GENTE e per CONDIVIDERE con chi l'ascoltava preoccupazione, indignazione, denuncia ma anche VOGLIA DELLA SINISTRA di TORNARE AD ESSERE PROTAGONISTA, voglia della gente di RIPRENDERE a SPERARE.


Perchè "prima dei voti, I VOLTI", cioè LE PERSONE.

I presenti al banchetto e all'iniziativa
Alberto, Cesare, Tiziano, Giovanni (Verdi Ambientalisti - Alternativa per Meda)

mercoledì 3 novembre 2010

La Giunta Regionale Lombarda è CONTRO L'ACQUA PUBBLICA

Ci stanno provando, 
in barba alla VOLONTA' della gente

Nonostante 1.400.000 firme raccolte in Italia a sostegno del REFERENDUM contro la PRIVATIZZAZIONE dell'ACQUA, di  cui circa 250.000 in Lombardia, nonostante la mobilitazione dei Comitati Acqua della Lombardia e le oltre 7 mila e-mail inviate agli Assessori regionali, la Giunta Formigoni ha approvato il Progetto di Legge sulla gestione dell'acqua, che di fatto consegnerà ai privati la gestione dell'acqua di tutta la Lombardia!

La Giunta Formigoni con la solita mistificazione respinge le accuse di privatizzazione, intitolando il proprio comunicato stampa: “Riforma del servizio idrico: l’acqua rimane un bene pubblico”.

La verità è invece che l’affidamento della gestione dei servizi idrici (che nel comunicato appare solo alla fine con 2 righe) avverrà secondo i dettami del Decreto Ronchi, cioè tramite gara europea o tramite società miste pubblico-private, quindi di fatto sarà una vera e propria svendita degli acquedotti ai privati e alle multinazionali!

Inoltre le competenze in materia di servizio idrico vengono consegnate alle Province (ma resta l’ATO della città di Milano, ) e pertanto sottratte ai Comuni, i quali si dovranno accontentare di esprimere un parere alla loro Provincia.

Il progetto di legge passa ora al vaglio del Consiglio Regionale, che dovrà votarlo il prossimo 23 novembre.

L’invito è quindi quello di partecipare numerosi 
sabato 13 novembre (dalle ore 10) 
alla manifestazione a Milano in piazza Duca D’Aosta (Pirellone), 
organizzata dal Coordinamento Regionale dei Comitati Acqua, 
col sostegno della Cgil Lombardia.

lunedì 1 novembre 2010

Interrogazione Parlamentare sul Bosco delle Querce

IL RISCHIO SBANCAMENTO nel BOSCO delle QUERCE
approda in PARLAMENTO.

Il Parlamentare Ermete Realacci
A seguire gli appelli di INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE, di LEGAMBIENTE di Seveso e SINISTRA e AMBIENTE di Meda, referenti locali della Rete stessa, - il Parlamentare del PD ERMETE REALACCI, che ringraziamo sentitamente per la disponibilità dimostrata, ha depositato un'interrogazione rivolta ai competenti Ministeri per avere ragguagli e sottolineare i pericoli cui sarebbero sottoposti ambiente e cittadini, qualora si decidesse di procedere allo SBANCAMENTO della porzione medese del Bosco delle Querce per "raddrizzare" l'attuale raggio di curvatura nel tratto tra Barlassina e Meda.
Aggiorneremo i nostri lettori quando i Ministeri chiamati in causa risponderanno all'interrogazione.

Il problema, avrebbe del resto possibilità risolutiva A COSTO ZERO. Basterebbe mantenere l'attuale raggio di curvatura, con un limite di velocità, per quella che sarà la futura autostrada (insediata sul sedime dell'attuale superstrada SS35) .
 
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L'area del Parco Bosco delle Querce
Il testo dell'interrogazione

Al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
Al Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
Al Ministro della Salute 
 
Per sapere premesso che

    il 6 novembre 2009 il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica ha approvato il progetto definitivo del Sistema Viabilistico Pedemontano Lombardo per la costruzione di una nuova autostrada di 67 km, che collegherà le province di Bergamo, Monza e Brianza, Milano, Como, Varese e tramite il completamento del sistema tangenziale di Varese Nord si congiungerà con il valico svizzero del Gaggiolo;
 
    l'autostrada Pedemontana Lombarda è un'opera infrastrutturale annunciata da tempo e strategica per lo sviluppo delle zone nord-occidentali lombarde, che deve essere realizzata tenendo conto delle opportune esigenze di trasparenza nella gestione dei lavori e delle necessarie opere di mitigazione ambientale;
    
    il progetto esecutivo della Pedemontana Lombarda, oltre ad impattare fortemente sui boschi della Brianza e del Comasco, ultimi spazi verdi a nord della Provincia di Milano, interesserà la zona del "Bosco delle Querce", sita nei comuni di Seveso e Meda (MB). Il progettato sbancamento della area verde, che, ad oggi, consta di 42,8 ettari e 21.753 piante arboree completamente bonificata, è finalizzato ad ottenere un risparmio nei costi di costruzione e garantire una velocità ai veicoli non inferiore ai 130 km/h in tratto autostradale in questione;
 
    la citata delibera del Cipe, pubblicata nel supplemento ordinario n° 34 della G.U. n° 40 del 18 febbraio 2010, prevede alcune prescrizioni obbligatorie che interessano diverse aree contaminate da diossina e il terreno del "Bosco delle Querce", tra cui:
  • "Tratta B2 - in corrispondenza del tratto compreso tra il km 6,058 al km 6,203 la viabilità locale di superficie dovrà essere spostata sul lato Est del tracciato autostradale, la rotatoria e i relativi rami di adduzione dovranno essere posti al di fuori del perimetro del Parco delle Querce";
  • "Tratta B2 -in corrispondenza dell'interferenza del tracciato con le aree influenzate dall'incidente Icmesa dei Comuni di Seveso, Meda, Cesano Moderno e Bovisio Masciago dovranno essere realizzate ulteriori indagini dettagliate sui terreni interessati da contaminazione da diossina, poiché nel corso delle indagini preliminari per la verifica della concentrazione residua sono stati riscontrati superamenti dei valori limite per questo parametro, ai fini della gestione secondo l'art.5 dei D.M 3 agosto 2005";
  • "Tratta 132 (testuale, leggasi B2) - Le aree di cantiere poste all'interno del perimetro del Parco delle Querce nella "zona A" dell'area contaminata dall'incidente ICMESA dovranno essere delocalizzate in siti esterni al perimetro stesso";
  • "Tratta B2: La riduzione dei costi di realizzazione della tratta B2 prevista dal progetto definitivo rispetto a quanto stimato nell'ambito del progetto preliminare dovrà confluire nell'ambito del conto economico della tratta quale costo per misure compensative, Tali risorse economiche dovranno essere destinate ad opere o iniziative che interessino i Comuni di Seveso, Meda, Lentate sul Seveso, Cesano Moderno e Barlassina secondo una parametrazione che verrà concordata fra i Comuni medesimi e la Regione Lombardia, da presentarsi al Collegio di Vigilanza dell'Accordo di Programma per la realizzazione del Sistema Viabilistico Pedemontano Lombardo, e che riguardino: opere e interventi per la qualità ambientale, politiche di governo del traffico e opere ed interventi per la mobilita ivi inclusi l'abbassamento del piano del ferro delle linee FNM Milano Asso - Seveso - Camnago (per garantire una maggior permeabilità viaria e un'adeguata accessibilità al sistema autostradale) e opere/centri di interscambio per la mobilità sostenibile e ciclopedonale";
  • "nell'eventualità che i lavori coinvolgano l'area denominata "Bosco delle Querce", si prescrive che qualsiasi nuovo intervento che possa interessare le vasche di deposito dei rifiuti, le opere necessarie per il controllo ambientale della falda e dei depositi citati quali piezometri, pozzetti si protezione, ecc., sia acquisito il parere favorevole dell'ASL Monza-Brianza" ;
    il tracciato prevede inoltre successivi sbancamenti di terreni adiacenti la zona bonificata o in aree che recenti indagini hanno classificato ancora contaminate e non ancora bonificate;
 
    il 10 luglio 1976, dallo stabilimento Icmesa di Seveso, uscì infatti una nube altamente tossica, composta da tetraclorodibenzo-p-diossina, "TCDD", che contaminò il comune di Seveso con 54% del proprio territorio inquinato, Cesano Maderno il 52%, Meda il 20% e Desio il 18% e costringendo la popolazione dei territori interessati al domicilio coatto in altri luoghi;
 
    a seguito dell'incidente di Seveso, il 2 giugno 1977 il Consiglio Regionale della Lombardia approvò cinque programmi di intervento per bonificare il territorio inquinato. La realizzazione fu affidata all'Ufficio Speciale per Seveso. Abbandonata l'idea di costruire un forno inceneritore per eliminare il materiale inquinato, tra il 1981 e il 1984, furono costruite due vasche impermeabilizzate in cui depositare il materiale contaminato. Nel 1983 si decise di progettare, in quella che era la Zona "A" e dove si trovano le predette vasche, un parco, il futuro "Bosco delle Querce";    
    
    dall'anno 2000 il "Bosco delle Querce" è diventato definitivamente proprietà pubblica, acquisito dalla Regione Lombardia. Tale acquisizione assunse il segno di una vittoria di una comunità, di un'importante azione di tutela del territorio e la restituzione alla comunità di un'area così violentemente dal primo grave disastro ecologico europeo. La stessa Regione Lombardia con propria Legge n. 60/85 aveva sancito l'inviolabilità dell'area da qualsiasi attività edificatoria e di trasformazione al suolo. Nel 2005, con L.R. 21/2005, il Bosco delle Querce è diventato a tutti gli effetti parco naturale regionale;
 
    successivamente con L.R.     15/2008, art. 4, comma 9, la Regione Lombardia ha deciso di derogare alla precedente norma che imponeva il divieto assoluto di interventi all'interno del "Bosco delle Querce";

    se i Ministri interrogati non intendano verificare l'opportunità di una revisione del progetto dell'autostrada Pedemontana Lombarda che tenga conto delle obbligatorie prescrizione del CIPE volte ad evitare lo sbancamento nel Bosco delle Querce nella porzione medese dello stesso;
 
se non sia inoltre necessario provvedere alle necessarie tutele di salute pubblica ed ambientale in caso di sbancamenti di aree inquinate da diossina non bonificate.

Roma, 27 ottobre 2010
Ermete Realacci


domenica 31 ottobre 2010

Passeggiata nelle zone del PROPOSTO PARCO REGIONALE DELLA BRUGHIERA

Gli amici dell'associazione L'Ontano di MONTORFANO 
organizzano un'interessante iniziativa per meglio conoscere
LA BRUGHIERA BRIANTEA 
e la RISERVA NATURALE del Lago di Montorfano.
Sono aree all'interno del perimetro su cui proponiamo d'istituire  


sabato 23 ottobre 2010

SALVIAMO L'ACQUA PUBBLICA !

FERMIAMO LA PRIVATIZZAZIONE DELL' ACQUA !

di Roberto Fumagalli

Il 26 ottobre prossimo la Giunta Formigoni intende mettere nuovamente in votazione il Progetto di Legge sulla gestione dell'acqua, in applicazione del Decreto Ronchi di cui si è chiesto l'abrogazione attraverso il Referendum nazionale che ha raccolto oltre 1 milione e 400 mila firme, di cui ben 237 mila in Lombardia.

L'introduzione della nuova legge regionale porterà a consegnare ai privati la gestione dell'acqua.

Il Coordinamento Regionale dei Comitati Acqua invita a spedire, il giorno 25 ottobre 2010 una e-mail agli Assessori Regionali per dire NO alla privatizzazione dell'acqua in Lombardia.

Sotto sono riportati gli indirizzi e il testo dell'appello (se volete modificate l'oggetto, per evitare che cancellino l'email come spam).

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INDIRIZZI:

roberto_formigoni@regione.lombardia.it, marcello_raimondi@regione.lombardia.it, andrea_gibelli@regione.lombardia.it, giulio_decapitani@regione.lombardia.it, romano_colozzi@regione.lombardia.it, domenico_zambetti@regione.lombardia.it, stefano_maullu@regione.lombardia.it, massimo_buscemi@regione.lombardia.it, Giulio_Boscagli@regione.lombardia.it, raffaele_cattaneo@regione.lombardia.it, gianni_rossoni@regione.lombardia.it, romano_la_russa@regione.lombardia.it, Luciano_Bresciani@regione.lombardia.it, carlo_maccari@regione.Lombardia.it, Alessandro_Colucci@Regione.Lombardia.it, monica_rizzi@regione.lombardia.it, daniele_belotti@regione.lombardia.it

p.c. roberto@circoloambiente.org


OGGETTO: NO alla privatizzazione dell'acqua in Lombardia.

TESTO:

Agli Assessori della Giunta Regionale della Lombardia

Egregio Assessore,
ci riferiamo alle intenzioni della Giunta Regionale di approvare un Progetto di Legge inerente la gestione dei servizi idrici integrati (S.I.I.), in applicazione del cosiddetto Decreto Ronchi (art. 23 bis della Legge 133/2008, così come modificato dall'art. 15 della Legge 166/2009).
Le anticipazioni sui contenuti del PDL riguardo le modalità di affidamento dei S.I.I. ci preoccupano, poichè obbligherebbero alla privatizzazione della gestione dell'acqua.
Infatti con l'applicazione del Decreto Ronchi, l'affidamento della gestione dei S.I.I. a soggetti privati - ovvero a imprese italiane o straniere interessate solo a fare profitto - diventa la modalità ordinaria di assegnazione del servizio; in tal modo si porrebbe fine alle virtuose gestioni pubbliche che, in alcune province della Lombardia, risultano all'avanguardia a livello europeo.

Ricordiamo in questa occasione che a sostegno del Referendum per l'abrogazione del Decreto Ronchi e per la ripubblicizzazione del servizio idrico, in Italia sono state raccolte 1 milione e 400 mila firme, delle quali ben 237 mila nella sola Lombardia (www.acquabenecomune.org).
Si rammenta inoltre che ben cinque Regioni hanno impugnato per incostituzionalità l'art. 23 bis (così come modificato dall'art. 15 del Decreto Ronchi), ritenendo la norma lesiva delle prerogative delle Regioni stesse in materia di servizio idrico.

E' inopportuno che vengano adottati provvedimenti fintanto che la Corte Costituzionale non si esprima sui ricorsi delle Regioni e sull'ammissibilità dei Referendum abrogativi sottoscritti da 1 milione e 400 mila cittadini.

Inoltre è utile ricordare che negli scorsi anni in Lombardia si è attivata una vasta mobilitazione popolare contro le precedenti Leggi Regionali in materia di servizi idrici, in particolare contro le L.R. n. 21/1998 e n. 18/2006, per le parti che imponevano la privatizzazione dell'erogazione dell'acqua. A sostegno di tali mobilitazioni si sono attivati i Comuni; nel 2007 ben 144 Consigli Comunali della Lombardia hanno deliberato contro la L.R. 18/2006; con la successiva L.R. 1/2009, "concordata" coi sindaci referendari, è stata reintrodotta la possibilità dell'affidamento diretto ad aziende totalmente pubbliche.

A tale proposito, ci preoccupa l'eventuale attribuzione delle competenze del governo dei S.I.I. alle Province, che di fatto esautorerebbe i Comuni (ovvero gli Enti più vicini ai cittadini) dalle decisioni su un bene vitale e di interesse per tutti i cittadini qual è l'acqua, cancellando il federalismo rappresentato dai Comuni stessi.

Alla luce di quanto sopra, si chiede di non approvare il suddetto Progetto di Legge per le parti in cui si applica il Decreto Ronchi (che di fatto consegnerà ai privati la gestione dell'acqua) e in cui si esautorano i Comuni delle decisioni in materia di governo dei servizi idrici.
Certi che prenderete in considerazione le nostre richieste, porgiamo distinti saluti.

COMITATO _________ oppure NOME COGNOME

rif.: Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l'Acqua Pubblica - email: roberto@circoloambiente.org

giovedì 21 ottobre 2010

ATTIVITA' DEL COMITATO PER IL PARCO REGIONALE DELLA BRUGHIERA


Meda, 19 OTTOBRE 2010

RESOCONTO AUDIZIONE
IN 3^ COMMISSIONE AMBIENTE
della PROVINCIA DI MONZA E BRIANZA
SVOLTASI IN DATA 19-10-2010


Su richiesta del Comitato Parco Regionale Brughiera e con l’interessamento dei consiglieri provinciali Pozzati, Guerriero e Ghioni che ringraziamo, ci è stata concessa in data 19/10/2010 un’audizione in 3^ commissione con Presidente Stefano Avallone, per esporre le ragioni e le proposte del Comitato riguardo alla salvaguardia con vincolo regionale delle aree  a verde della Brughiera.

Presenti per il comitato Gianni Del Pero, Tiziano Grassi, Emanuela Pandolfo e Giuseppe Grassi.

Dopo una nostra presentazione con anche distribuzione di materiale, sono state rivolte a noi varie domande da cui poi abbiamo preso spunto per esprimere le nostre richieste di azione ai Consiglieri Provinciali presenti appartenenti ai vari schieramenti politici.

Il presidente Stefano Avallone ( Lega Nord ) si è dimostrato molto interessato alla nostra causa dando poi la parola ai vari Consiglieri.
Il primo ad intervenire è stato Vittorio Pozzati (PD) che si è dichiarato a favore dell’istituzione del Parco Regionale Brughiera anche se la competenza della Provincia di Monza e Brianza è relativa solo a due Comuni ( Meda e Lentate sul Seveso ) ma, come abbiamo indicato anche noi, la Provincia può farsi promotrice nelle varie sedi Istituzionali ( Regione, Prov. di Como, Comuni interessati, ecc. ) affinché si dia corso alla discussione e alle procedure istitutive di salvaguardia sulle aree in oggetto.
A tale proposito Pozzati ha fatto richiesta alla Commissione di formalizzare una Delibera da discutere entro massimo due settimane in Consiglio Provinciale con oggetto l’adesione alla istituzione del Parco con l’impegno a intervenire in tal senso nelle varie sedi competenti.
La proposta è stata accolta in modo favorevole dalla consigliera Annalisa Colombo
( PDL ) anche se nel suo intervento ha evidenziato alcuni distinguo e una certa dose di valutazione sospensiva..( poi vediamo..)  sottolineando che la salvaguardia dei parchi va bene però è necessario anche difendere gli ultimi lembi di territorio a verde all’interno dei nostri comuni ( come non essere d’accordo !!).

Anche il Presidente e altri Consiglieri hanno espresso parere favorevole alla proposta di delibera.
Tra questi Elio Ghioni (PD) che ha inoltre evidenziato l’aspetto molto importante della connessione tramite corridoi ecologici delle aree rimaste ancora a verde per il rilancio di un sistema parchi della Provincia di MB.
Domenico Guerriero (PD) nel suo intervento ha rimarcato e chiesto chiaramente al Presidente di farsi promotore per la stesura di una Delibera di iniziativa Consiliare dove si chieda un impegno della Provincia nella richiesta di Parco Regionale per le aree della Brughiera così come formulato nei documenti istitutivi approntati dalla Regione Lombardia alla fine degli anni novanta.

S’è chiusa la seduta con questo impegno della Commissione da assolvere a breve termine e in una atmosfera di condivisione reciproca su questi temi che ci ha favorevolmente colpiti.
Infatti tutta la commissione si è espressa a favore della proposta di Parco Regionale e di un intervento della Provincia di Monza per sostenere tale iniziativa.

Ora attendiamo che dalle parole si passi a fatti concreti e continuativi.


Per il Comitato Parco Regionale Brughiera         Tiziano Grassi

indirizzo mail:   tiziano.grassi@alice.it

domenica 17 ottobre 2010

Con la FIOM, con i Metalmeccanici PER IL LAVORO, PER I DIRITTI


UNA GRANDE MANIFESTAZIONE.
«LA DIGNITA'  NON SI QUOTA IN BORSA»

La manifestazione indetta dalla FIOM (sindacato dei metalmeccanici) del 16/10/010 è stata un grande momento d'incontro e di rivendicazioni dei lavoratori metalmeccanici, cui si sono sommate le adesioni di realtà sociali e di altri settori del mondo del lavoro.
Una dimostrazione pacifica e piena di contenuti che rimanda al mittente le scellerate dichiarazioni "allarmistiche" fatte dai "ministri" (boh !) Maroni e Sacconi.
E' la protesta viva e attiva di chi non ci sta. 
Di chi non ci sta all'attacco continuo e indiscriminato ai DIRITTI DEI LAVORATORI fatto da Marchionne, Confindustria, governo iperliberista e piduista e dai "sindacati conniventi e complici CISL e UIL". 
E' stato il giorno di chi chiede a gran voce e a ragione che IL LAVORO e I DIRITTI siano rimessi AL CENTRO DELLA DISCUSSIONE e non SVENDUTI per IL NULLA.
Vi proponiamo l'articolo de "Il Manifesto" che ben illustra contenuti e obbiettivi della manifestazione.
DIVERTENTI e ASSURDE le dichiarazioni dei "ministri della cricca dei miracoli" (sotto).

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La piazza grida, "Sciopero generale"

Una giornata liberatoria. Ha distrutto pacificamente seminatori di paura, ministri con la poltrona in liquidazione e media senza dignità che han fatto loro il coro.
La prima megamanifestazione di Maurizio Landini (Segretario FIOM) è coincisa con l'ultima di Guglielmo Epifani (Segretario uscente CGIL).
Ma non è stato un passaggio di consegne. 
Nella Cgil attuale si usano magari le stesse parole, ma i significati sembrano molto differenti. 
E i metalmeccanici sono per storia, numero, ruolo e modo di ragionare «costretti alla concretezza». 
Si è visto subito che questa era la piazza di chi si è già accorto che non si può più arretrare, e Andrea Rivera, con il suo monologo in musica, ha saputo cogliere molte sfumature di questo sentimento.
Non si può più fare un passo indietro perché non c'è più terreno alle spalle; margini salariali e diritti esigibili sono ormai ridotti ai minimi termini (neanche le sentenze dei giudici, come a Melfi, riescono a ottenere immediata esecuzione). 
La cassa integrazione, in tutte le sue varianti, ha toccato cifre record; ma soprattutto comincia a scadere per fette molto consistenti di lavoratori. Non c'è più molto tempo, insomma, per «attendere» che accada qualche miracolo (la caduta di Berlusconi, la ripresa, ecc). A questa doppia esigenza - decisione e tempestività - Maurizio Landini ha dato risposte chiare e nette, sottolineate più volte da applausi o autentiche ovazioni.
La crisi è il discrimine su cui decide tutto.
«Per 20 anni ci hanno detto che bastava lasciar fare al mercato, ora abbiamo una finanza senza regole, il record di evasione fiscale, una precarietà senza precedenti e una ridistribuzione della ricchezza a danno di chi lavora».
Una «società così è inaccettabile, bisogna ribellarsi per cambiarla». 
Davanti a un governo e un'imprenditoria che vorrebbero «uscire dalla crisi» cancellando un secolo di conquiste e diritti, cambiando solo gli assetti di potere, c'è invece una proposta che suggerisce di uscirne con un cambiamento radicale: «un altro modello di sviluppo, dove si decide cosa e come produrre, i beni comuni da difendere, cancellare la precarietà, aumentare i salari».
Una visione generale, non limitata ai metalmeccanici. 
Ma qui è stata giocata la partita per ridurre le relazioni industriali tra impresa e lavoro a una mera formalità.
Qui il conflitto vede «mettere in gioco la stessa democrazia», che «non si può fermare davanti ai cancelli della fabbrica». 
Qui è scattata - con l'imprevisto 36% di «no» contro il «modello Pomigliano» e l'orgoglio dei «tre di Melfi» - la reazione della dignità contro chi voleva costringere a scegliere tra lavoro o diritti.
Qui il voto dei lavoratori su ogni piattaforma o accordo è diventata una rivendicazione da affrontare con una legge. 
Dai metalmeccanici è partita l'unica risposta di massa che ha assunto un peso anche politico.
È forte l'attacco alla Fiom e alla Cgil, basta leggere gli allarmi di Maroni o i desideri di morte di Sacconi. «Ma non vogliono soltanto far fuori noi; vogliono cancellare il diritto delle persone a contrattare, a esser liberi». 

Di fronte a chi ti dice, come Marchionne, «se vuoi sapere qual è il piano industriale, devi prima firmare un accordo che generalizza il modello Pomigliano e magari lo peggiora anche», non basta più una vertenza di categoria, per quanto seria e dura. «Bisogna riunificare i diritti, fare contratti nazionali che mettono insieme più categorie».  
C'è insomma da vincere una battaglia generale, sindacale e politica, e quindi la Cgil dovrebbe proclamare un «sciopero generale».
Non è semplice per Epifani iniziare a parlare. La piazza invoca «sciopero, sciopero». La segreteria della Fiom al completo gli si mette al fianco, intorno al microfono. È regola antica, in Cgil: il segretario generale si rispetta. 
La folla che è rimasta capisce e fa silenzio, tranne una cinquantina di persone che sventolano un paio di bandiere di un ignoto «Red bloc» e fischiano per un po'. 
Epifani attacca il governo, la sua «politica industriale» inesistente, ma non affonda più di tanto su Confindustria; difende il ruolo del contratto nazionale, ma come se - proprio su questo - non si fosse consumata una rottura da cui le imprese non sembrano intenzionate a tornare indietro. 

Delinea un iter di mobilitazioni che vede al centro la manifestazione confederale del 27 novembre e solo dopo - come se questa giornata non avesse già un significato e una portata generali, e «se non avremo risposte» - si andrà avanti «anche con lo sciopero generale». 
Tempi lunghi, mosse caute, rinvii a quando avrà lasciato il timone della Cgil nelle mani di Susanna Camusso.
E magari lo scenario politico sarà più dialogante dell'attuale. 
Due visioni diverse, con molte parole in comune. Ma la giornata di ieri, questo è chiaro, segna un giro di boa nella consapevolezza di sé di un'opposizione sociale che sembra ora aver ritrovato un baricentro solido. «Andiamo avanti, rispettiamo le vostre posizioni, manifestate», dice la leader di Confindustria Emma Marcegaglia alla Fiom. Ma avverte: bisogna «guardare avanti». Perchè se si guarda a «un modello di relazioni sindacali che non ci sono più si ha un solo risultato, uccidere i lavoratori. Se si inneggia a qualcosa che non esiste più questo condanna il Paese». Secondo il segretario dei meccanici Uil, la manifestazione della Fiom «parte da motivazioni che non riguardano il merito, ma sono politiche e si alimentano del contrasto con le altre sigle metalmeccaniche».

lunedì 11 ottobre 2010

Stravolto il decreto Sicurezza sui luoghi di lavoro

Un INDECENZA senza fine !

Hanno un nome e un cognome i responsabili dell’indebolimento delle norme per la SICUREZZA e la TUTELA dei lavoratori.
Sono il Governo Berlusconi e il suo Ministro Maurizio Sacconi.

Con l’ipocrita e falsa giustificazione di semplificare le procedure, hanno pesantemente modificato in senso PEGGIORATIVO molte norme contenute nel Decreto Sicurezza sui luoghi di lavoro.

Meno controlli, pene esclusivamente amministrative, l’appaltante non più responsabile in solido sui subappalti, eliminazione della carcerazione per datori di lavoro e sottoposti, eliminazione del registro degli infortuni, cancellazione dell’obbligo a denunciare gli infortuni con prognosi a partire dai 3 giorni (ora diventano 14). Per i maggiori dettagli, vedi l’articolo sotto de L’Unità del 11/10/010.

Il tutto nonostante le morti sul lavoro siano un DRAMMA e un MARTIRIO QUOTIDIANO per il mondo del lavoro.

Ecco cosa intendono quando affermano che “LA SICUREZZA E’ UN LUSSO CHE NON POSSIAMO PERMETTERCI” (Tremonti).

Lo scopo neanche poi tanto velato, è quello di dare una mano alle imprese, allentando i vincoli d’una normativa che, seppur ancora non completamente adeguata, aveva aspetti positivi sui capitoli prevenzione e controllo.
Oltretutto, a quest’atteggiamento COMPIACENTE, si somma il vero e proprio OLTRAGGIO d’uno spot governativo che con lo slogan “La Sicurezza la pretende chi si vuole bene” fa passare il messaggio del lavoratore come UNICO responsabile della sua sicurezza.

SINISTRA e AMBIENTE

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L'articolo de L'UNITA' di Lunedi 11/10/010

Tutele e salute, il «lusso» a cui stiamo rinunciando

Caduto sul lavoro in un cantiere edile
Pezzo per pezzo il governo Berlusconi sta smantellando 
le norme per la sicurezza sul lavoro

Più difficili i controlli per stanare le attività irregolari. 
Sacconi: «Ora arrivano i carabinieri»

Meno controlli, sanzioni più lievi e vincoli allentati. Con la scusa di «snellire» il governo Berlusconi ha indebolito le tutele per la salute e la sicurezza sul lavoro. 
Le ha cancellate, oppure «omette» di applicarle.

FELICIA MASOCCO
ROMA
  
Un ritocco qua, un emendamento là e lacci e lacciuoli che saltano. 
Il risultato è un allentamento strisciante delle norme a tutela della salute e sicurezza sul lavoro. 
Quel «lusso» che, secondo Tremonti, «non possiamo permetterci». 
Il ministro lo disse a fine agosto, poi si corresse. Restano però i fatti del governo che tratteggiano un progetto preciso.

Da quando si è insediato l’esecutivo non si è mosso direttamente, ma in modo surrettizio e ha indebolito le tutele, le sanzioni, i controlli. Si pensi agli appalti. Sono moltissimi gli infortuni anche mortali che hanno per vittime lavoratori in subappalto.

Eppure è stata cancellata la responsabilità solidale del committente così man, mano che si scende la catena dei subappalti, sparisce la responsabilità in solido per la trasparenza contributiva: in questo modo si facilita il lavoro nero ed è più difficile prevenire (e contare) gli infortuni. Ieri a ricordarlo è stato il deputato pd Cesare Damiano che ha anche accusato il governo di «omissione» visto che non applica le buone leggi che ci sono. O non le applica, o le cancella.

La prevenzione è una chimera negli appalti al massimo ribasso, dei costi ovviamente. Dopo averla peggiorata, il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha annunciato di voler rivedere la normativa. Damiano, che lo ha preceduto al Welfare nel governo Prodi, gli manda un suggerimento: «Il costo del lavoro (come da contratto) e quello per la sicurezza devono essere conteggiati a parte e non assoggettati alla logica del ribasso».

 Nessun ritocco pensato per aumentare la sicurezza sarebbe credibile se non si partisse da qui.

ARRIVANO I CARABINIERI

Ancora sul lavoro irregolare. Il governo Prodi aveva reso obbligatorio comunicare l’assunzione di un lavoratore prima che iniziasse la sua attività. E questo per evitare la pratica ignominiosa di «assumerlo» a infortunio avvenuto. Quante volte si sente dire di una vittima che «era al suo primo giorno di lavoro»? Fandonie. È stato tolto il divieto, sono stati cancellati il libro paga e matricola e introdotto il libro unico del lavoro: i controlli vengono ostacolati. Inseguendo la semplificazione (per le imprese) è stato poi disposto che i datori di lavoro sono tenuti a denunciare solo gli infortuni con prognosi superiore a 14 giorni, mentre in precedenza erano 3. 
Inoltre, le lesioni con prognosi superiore ai 30 giorni non verranno più segnalate all’autorità giudiziaria ma all’Inail che le invierà alla direzione provinciale del lavoro. 

Viene anche abolito il registro degli infortuni che il datore doveva tenere. Ancora. È vero che la prevenzione degli infortuni non si fa col tintinnar di manette, ma le sanzioni sono un deterrente. Il governo Prodi le aveva inasprite portando l’arresto a un massimo di 12 mesi (in pratica raddoppiandolo), il governo Berlusconi ha di nuovo dimezzato i tempi.

Anche le ammende che il governo precedente aveva fissato a un massimo di 16mila euro, sono state ridotte a un massimo di 6.400. Prima chi assumeva in modo irregolare più del 20 per cento del personale o non rispettava i tempi di lavoro, i riposi, la prevenzione, rischiava la sospensione dell’attività. Ora non più. 

Passiamo ai controlli. Erano stati rafforzati con 1500 nuovi ispettori.
Ora devono fare i conti con i tagli: con le auto senza benzina, ad esempio. E c’è voluta una battaglia furibonda per impedire che venisse approvata , con l’ultima manovra economica, la norma che che obbligava agli ispettori in trasferta di non utilizzare l’auto propria. Tutti in bus? 

Ieri Sacconi ha annunciato un accordo con l’Arma che conferisce ai carabinieri «un ruolo maggiore nella lotta agli infortuni sul lavoro e nella vigilanza». La speranza è che abbiano auto e benzina.


Le cifre del dramma
Più di mille morti e 790.000 infortuni
Ogni anno un vero e proprio bollettino di guerra, quello relativo ai morti ed agli infortunati sul lavoro. 
Il rapporto Inail del 2009 parla di 1.050 decessi e sottolinea anche il dilagare delle malattie professionali.

Un dato ingannevole
Nel 2009 meno incidenti per il calo delle ore lavorate dovuto alla crisi

MARCO VENTIMIGLIA
MILANO
mventimiglia@unita.it

1140 croci a Piacenza per ricordare i caduti sul lavoro
Un bollettino di guerra che si ripete anno per anno con cifre che se da una parte fanno rabbrividire, dall’altra suscitano sdegno in quello che pretende di essere un Paese civile.
In occasione della “Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro”, l’Anmil ha ribadito i tragici numeri relativi al consuntivo 2009 diffusi pochi mesi fa dall’Inail.
L’anno scorso gli infortuni sul lavoro sono stati 790mila, con oltre 1.000 lavoratori che hanno perso la vita, mentre in 886 sono morti a seguito di una malattia professionale nel solo settore dell'industria.

Sono cifre, ha spiegato l'Anmil che dimostrano che «l'impegno comune finora profuso non è assolutamente sufficiente a tutelare la salute dei lavoratori e per questo bisogna trovare soluzioni che facciano applicare le norme sulla prevenzione». 

Il presidente dell’associazione, Franco Bettoni, ha sottolineato come «l'infortunio è un'esperienza che tocca ogni anno quasi 900.000 persone; un'esperienza comunque dolorosa fatta di cure, di rieducazione, di disagio familiare ed economico, dell'
attesa di un indennizzo quasi mai corrispondente alle attese e da “conquistare” a volte in modo laborioso, nonostante l'impegno dell' Inail per snellire, semplificare, venire incontro al lavoratore».

E tornando ai numeri dell’Inail, offrono davvero uno spaccato raggelante della situazione. Un rapporto annuale che fra l’altro segnale come “apparenti” quelle che in un altro contesto sarebbero apparse tendenze positive. 

I 1.050 decessi del 2009 rappresentano sì una significativa flessione rispetto all’anno predente (1.120 morti), che però si spiega con un altro dramma, quello della crisi economica. Infatti, sulla riduzione dei casi registrati e denunciati all'Istituto incide il calo degli occupati (-1,6% per l'Istat) e delle ore effettivamente lavorate, sia per i tagli dello straordinario che per il ricorso alla cassa integrazione. La sola perdita di posti, stima l’Inail, ha determinato una flessione del 3% relativa al rischio corso dai lavoratori italiani.

I LAVORATORI STRANIERI

Qualche nota positiva si è invece registrata relativamente agli incidenti mortali dei lavoratori stranieri, scesi di 39 unità, passando da 189 a 150. Rumeni, marocchini e albanesi sono le comunità che ogni anno denunciano il maggior numero di incidenti, totalizzandone ben il 40%. Se si considerano i casi mortali, la percentuale supera addirittura il 50%: in altri termini,
un deceduto di origine straniera su due, in Italia, proviene da una di queste tre comunità. 

Un altro capitolo doloroso è quello delle malattie professionali. Il 2009, sempre secondo le rilevazioni dell’Inail, è stato un anno record: 34.646 denunce, il valore più alto degli ultimi 15 anni, per un aumento del 15,7% rispetto ai 30 mila casi del 2008 e di circa il 30% in 5 anni. Nei vari comparti il triste primato spetta all'agricoltura, con segnalazioni più che raddoppiate in un solo anno (da 1.834 del 2008 a
3.914 del 2009, +113,4%) e triplicate nell'ultimo quinquennio.