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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

giovedì 5 novembre 2026

IL 28-10-2026 IL DISASTRO DIOSSINA DELL'ICMESA HA INCONTRATO LA MEMORIA E L'ATTIVISMO DI MANFREDONIA

Dopo quella del 4-7-026 e del 23-9-026, il 28 ottobre 2026 s'è tenuta a Meda la terza iniziativa pubblica proposta ed organizzata dal coordinamento Insieme per la Memoria e il Futuro del Bosco delle Querce con il patrocinio del Comune di Meda e della Fondazione Comunità Monza e Brianza.

Un'iniziativa nell'ambito del 50° anniversario del Disastro diossina dell'ICMESA che ha accumunato due Disastri Colpevoli: quello della Diossina del 10 luglio 1976 su una parte della Brianza e il disastro continuato generato a Manfredonia dall'ANIC-ENI a partire dal 26 ottobre 1976, data della fuoriuscita di arsenico dai suoi impianti ma continuato poi con gli sversamenti a mare di Sali Sodici e Fenoli, con le successive fughe di ammoniaca, l'annunciato arrivo della nave dei veleni Deep Sea Carrier, la volontà di realizzare un inceneritore.

Alla serata era presente la delegazione Istituzionale del Comune di Manfredonia con la ViceSindaca Cecilia Simone e l'Assessora all'Ambiente Maria Rita Valentino che nell'introduzione della serata hanno interloquito con il Sindaco di Meda Luca Santambrogio, ravvisando l'importanza di questi momenti di Memoria. 

L'Assessora Maria Rita Valentino e la Vicesindaca di Manfredonia Cecilia Simone con il Sindaco di Meda Luca Santambrogio

Alberto Colombo, volto noto dell'ambientalismo medese, è partito dalla ricostruzione dei due disastri tracciando il parallelismo ed evidenziandone similitudini e differenze.

Alberto Colombo illustra i disastri colpevoli della Diossina dell'ICMESA e dell'Arsenico dell'ANIC-ENI su Manfredonia

Similitudini che iniziano con le facilitazioni concesse alle due società per insediarsi, l'ICMESA a Meda e l'ANIC-ENI a Monte S. Angelo - distante 18 km dalla fabbrica ma a 500 mt dal confine comunale con Manfredonia - e proseguono con la logica del profitto ad ogni costo e con la produzione di composti chimici pericolosi senza un'adeguata impiantistica atta a garantire la sicurezza. 
ICMESA (gruppo Givaudan-hoffman-La Roche) e ANIC/ENI (azienda a partecipazione statale) non tenevano conto nè della tutela dell'Ambiente poichè vi scaricavano i residui tossici delle lavorazioni nè della salute dei lavoratori e dei cittadini. 
Si giunse in entrambi i casi a minimizzare e a negare informazioni, preziose al fine di evitare o limitare l'esposizione della popolazione, anche dopo gli eventi che causarono contaminazione da diossina per l'ICMESA e di Arsenico per l'ANIC-ENI.
Colombo ha evidenziato le differenze tra un Sindacato che dal disastro Diossina seppe da subito porre la necessità della Conoscenza e di una lotta, portata fuori dalla fabbrica, contro gli impianti pericolosi e nocivi, aderendo al Comitato Tecnico Scientifico Popolare e divenendo parte di un soggetto che faceva controinformazione e diffondeva sapere, mentre all'ANIC il Sindacato si arroccò sulla continuità produttiva e in difesa del posto di lavoro entrando ben presto in contrasto con la popolazione che invece raggiunse la consapevolezza dell'incompatibilità della presenza dell'ANIC.
ANIC che con il favore della Regione Puglia ma non del Comune di Manfredonia voleva creare lì come a Seveso un forno inceneritore per trattare i rifiuti tossico nocivi. 
Inceneritore che sia a Seveso sia a Manfredonia avrebbero costituito un polo perenne di smaltimento dei rifiuti industriali provenienti da tutte le Regioni ma che furono rifiutati dalla popolazione con una ferma opposizione in entrambi i luoghi,
Il movimento portò nelle piazze migliaia di persone tanto da far recedere le istituzioni dalla volontà realizzativa dell'impianto d'incenerimento a Seveso come a Manfredonia. 
La nutrita partecipazione alle proteste a Manfredonia fu anche scatenata dall'annunciato arrivo della "nave dei veleni", la Deep Sea Carrier. 
Una mobilitazione con uno sciopero generale cittadino, con l'occupazione della piazza principale per un lungo periodo e cortei  con 40.000 persone e con una volontà di lotta che si consolidò nel tempo, mentre a Seveso gli indennizzi e le azioni di Regione Lombardia e dell'Ufficio Speciale smorzarono l'attivismo, anche per l'incapacità del Comitato di farsi comprendere dal tessuto sociale.
Resta la Memoria di questi due drammi, resta a Meda e a Seveso un Bosco delle Querce su cui incombe la criticità e l'invasività dell'Autostrada Pedemontana Lombarda così come a Manfredonia e a Monte S. Angelo resta un Sito di Interesse Nazionale (SIN) con una Bonifica da completare e con sostanze tossiche arrivate ad inquinare la falda e il mare. 
Sotto le slide della relazione di Alberto Colombo.

Maurizio Partaluri, medico e aderente a Medicina Democratica, ha raccontato del suo rapporto e del suo lavoro con Nicola Lovecchio, operaio dell'ANIC-ENI che contrasse una malattia lavorando nel magazzino insacco del petrolchimico.
Nicola Lovecchio supportò Portaluri nella raccolta di documentazione sui colleghi ammalati prima di morire lui stesso di tumore.

Il dott. Maurizio Portaluri racconta della vertenza di Nicola Lovecchio
Insieme, Portaluri e Lovecchio, con il sostegno e la consulenza di Luigi Mara, costruirono un esposto alla Procura cui si unirono altri lavoratori anch'essi minati nella salute.
L'esposto consentì l'apertura di un inchiesta da parte della Procura della Repubblica e un successivo processo ad una serie di dirigenti dell'ANIC-ENI, accusati a vario titolo di disastro colposo e di 17 omicidi colposi. 
Purtroppo il gruppo dirigente dell'ANIC-ENI non pagò penalmente per le sue responsabilità poichè venne assolto dalle accuse. 
Vennero accordati solo parziali indennizzi monetari in sede di tribunale civile ai ricorrenti e ai famigliari di chi nel frattempo era deceduto

Una slide di Portaluri che descrive il suo operare per raccogliere i casi utili per il processo all'ANIC-ENI

Quel lavoro servì comunque a far partire, anche se in ritardo, un monitoraggio epidemiologico sugli occupati risultati esposti all'arsenico.
I risultati mostrarono un incremento dei fattori d'incidenza e del rischio di mortalità per tumore del polmone e tumore degli organi respiratori e intratoracici.

Una slide di Portaluri che illustra i risultati dell'indagine epidemiologica

Giulia Malavasi, storica, sul dramma di Manfredonia ha scritto un libro "Manfredonia. Storia di una catastrofe continuata".
La sua ricerca storica nasce nel contesto del lavoro sul territorio condotto da Epidemiologia e Prevenzione ETS che ha promosso un progetto di epidemiologia partecipata: Ambiente Salute a Manfredonia coordinato dal dott Biggeri.

Giulia Malavasi
La giovane storica ha ricostruito la vicenda di Manfredonia con moltissime interviste utilizzate come fonti orali al punto che ora sente di appartenere a sua volta a questa comunità. 
La sua ricostruzione ha evidenziato la responsabilità grave dell'ANIC poi ENICHEM nella sottovalutazione dei rischi e nella mancata formazione dei lavoratori, arrivando fino ai giorni nostri con gli esiti del monitoraggio che mostra l'impatto negativo sulla salute e sull'ambiente.
Impatto che ancora si fa sentire nonostante il passare degli anni e delle generazioni.
 
Giustizia Sospesa a Manfredonia
Ha rimarcato come la sentenza assolutoria del Tribunale nei confronti dell'ANIC-ENI costituisca una sorta di "Giustizia Sospesa" e come l'intera comunità sia stata per decenni sottoposta al ricatto "Lavoro in cambio di Veleno". 
L'intervento della Malavasi s'è concluso con un appello all'attenzione ai territori, alla trasparenza delle informazioni e alla cura che previene il danno ambientale. 
A Manfredonia la ricerca condotta ha visto la partecipazione congiunta della comunità locale e delle istituzioni della città, con la nascita della Casa della Salute e dell'Ambiente che oggi è un presidio permanente di ricerca e di attenzione su questi temi, nonché segno e possibilità di condivisione alla conoscenza e alle decisioni da parte della cittadinanza.
Sotto le slide della relazione di Giulia Malavasi.
 

Lorenza Moretti è una giovane ricercatrice dottoranda in storia all’Università di Roma.

Lorenza Moretti

Lorenza ha incontrato Rosa Porcu e le altre attiviste nell’ambito di una ricerca sul protagonismo femminile nella cura del territorio e dell’ambiente. 
Fedele alla promessa fatta a Rosa, ha “restituito” il sapere che ha ricevuto impegnandosi a creare un legame tra le donne intervistate a Manfredonia e le donne intervistate a Seveso. 
La serata del 28-10-026 a Meda è nata anche da questa cura e dall’adempimento di questa promessa. 
In particolare Lorenza Moretti ha sottolineato come Manfredonia e Seveso siano accomunate da una attenzione, tutt’altro che scontata, alla dimensione della Memoria.

Rosa Porcu, oltre a essere la prima e attuale presidente della Casa della Salute e dell'Ambiente di Manfredonia è  stata anche una delle più importanti protagoniste della politica locale della città, a partire dagli anni del disastro e dell’attivazione della piazza, quando più di 40.000 donne e uomini chiesero insieme a gran voce il cambiamento delle politiche ambientali e, di conseguenza, la chiusura delle dannose attività produttive dell'ANIC poi ENICHEM.

Rosa Porcu durante il suo appassionato intervento il 28-10-026 a Meda

Importante è stato il suo approfondimento sul ruolo delle donne nella città e nella lotta: le donne si costituirono in un vero e proprio movimento (Movimento Cittadino "Donne" di Manfredonia) vivendo insieme la piazza principale della città e trasformando la protesta in una occasione di apprendimento e di cultura del cambiamento, la cosiddetta Università in Piazza. 

La sentenza della Corte Europea
Queste donne presero distanza anche da forme di protesta distruttiva e seguirono la strada della ricerca di relazioni con altre donne, tra cui alcune parlamentari – in modo trasversale rispetto alle appartenenze partitiche.
Con questo metodo arrivarono fino alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ottenendo un importante risultato con lo Stato italiano costretto a un risarcimento simbolico del danno alla salute e all'ambiente arrecato a Manfredonia (la sentenza è pubblicata ne "La Capitanata" n. 13).

Risarcimento che venne per buona parte devoluto per sostenere le attività  della Casa della Salute e dell'Ambiente.

Emanuela Macelloni, sociologa e sevesina, ha sottolineato che le realtà di cittadinanza attiva di Manfredonia e Seveso/Meda sono contrassegnate da una politica del fare, radicata nelle esperienze, in ciò che v'era a disposizione.

A sx Emanuela Macelloni

Manfredonia ha radicato la propria azione nel sapere con un centro sulla vita e sul futuro alla portata di tutti, perché questo divenisse sguardo ma anche pratica verso un futuro diverso. 
Così ha fatto anche Seveso con le sue pratiche socio-ecologiche, narrando di una nuova prospettiva di relazione tra ambiente ed essere umano proprio in termini di generatività e di protezione della vita e del futuro.
Questo accomuna, pur nella diversità, le storie dei due territori.

Beatrice Oleari di FARE
Emanuela Macelloni ha voluto esprimere apprezzamento per l'attività dell'Associazione FARE Arte di Meda che ha dato un supporto importante nel diffondere maggiore consapevolezza rispetto all'eredità del lavorio dei gruppi ambientalisti di Meda e Seveso.
Beatrice Oleari, responsabile del progetto Insieme per il Bosco, attivo dal 2022, ha fatto emergere come l’arte nelle sue diverse forme riesca a volte a rompere barriere laddove la pratica politica ha difficoltà.
Una evoluzione che la storia di Seveso e Meda ha generato e che è stata applicata nel progetto
Pubblico e foto relatori e Amministratori di Manfredonia e Meda

Il "gemellaggio" con Manfredonia è proseguito il 29-10-2026 con una visita guidata al Bosco delle Querce e con l'illustrazione alla delegazione di Manfredonia da parte di INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE della Storia di questo polmone verde e delle criticità, del disboscamento su due ettari e della limitazione dell'ampliamento causati dal passaggio dell'autostrada Pedemontana Lombarda.