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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

sabato 28 gennaio 2017

MEDA-SEVESO: LA FAUNA DEL BOSCO DELLE QUERCE


Il gruppo di Sinistra e Ambiente con il suo Consigliere Comunale, Alberto Colombo, si è spesso attivato per seguire da vicino le attività svolte dalla direzione del Parco Regionale Naturale del Bosco delle Querce di Seveso e Meda.
Dopo il passaggio in Commissione Territorio e Ambiente e l'approvazione in Consiglio Comunale della Convenzione 2016-2018, abbiamo richiesto ufficialmente all'Amministrazione di Seveso (cui è in capo la Direzione del Bosco delle Querce) copia della documentazione relativa all'attività svolta nel 2015-2016.
Oltre alle azioni di controllo e verifica a mezzo di analisi chimiche sulle due vasche contenenti il materiale contaminato dalla TCDD del disastro ICMESA del 1976, la Direzione del Parco ha coordinato momenti di educazione ambientale con le scuole, eventi promozionali nonchè attuato una stretta collaborazione con l'ERSAF che si occupa della manutenzione ambientale e del verde.
L'intera attività è descritta nella relazione biennale inoltrata a Regione Lombardia, istituzione che elargisce i fondi previsti nella convenzione 2016-2018, pari a 120.000 euro per il Comune di Seveso (ente gestore del Parco) e a 160.000 euro per l'ERSAF.

Nell'arco temporale 2015-2016, in collaborazione con la Fondazione Lombardia per l'Ambiente (FLA) è stato elaborato anche uno studio dell’erpetofauna, avifauna e teriofauna presente nelle due porzioni del Bosco delle Querce.
I risultati, ottenuti con l'uso di fototrappole e con un censimento, mostrano una situazione di aumento delle presenze di alcune specie e la sparizione di altre.

Siti di campionamento mediante il fototrappolaggio. In rosso quelli relativi all’indagine 2015 
(dalla relazione FLA sul monitoraggio delle specie)
Il Bosco delle Querce, area verde creata dall'uomo sulla zona A, dove la terra contaminata da TCDD fu asportata e sostituita con terra pulita e dove furono impiantate molte specie vegetali, s'è ormai consolidato come un'area di habitat naturale per molte specie viventi.
Certo, la zona resta quasi completamente priva di corridoi ecologici - fatto salvo l'alveo del Tarò/Certesa e una striscia di verde verso Lentate sul Seveso - e pertanto le specie animali trovano difficoltà insormontabili nei passaggi d'interscambio con altre aree utili per l'arricchimento e il consolidamento delle presenze.
Tra le specie censite, la Volpe è stata rilevata in tutte le aree del Parco e c'è una presenza stabile di un nucleo familiare. Presente anche il Riccio europeo.
Lo Scoiattolo europeo risulta invece concentrato nella porzione nell'area naturalistica a Seveso.
Osservata la Faina che frequenta sporadicamente il Bosco probabilmente utilizzando il Torrente Tarò/Certesa come corridoio ecologico di spostamento.
Anfibi e i rettili, sono stati censiti presso le zone umide e aree aperte, le zone di sottobosco, i sentieri e il greto del torrente Tarò/Certesa.E' stata verificata la presenza di tre specie: due specie di anfibi (Rospo SmeraldinoBufo Viridis e Rana EsculentaPelophylax Esculentus) e una di rettili (Lucertola Muraiola – Podarcis Muralis).
Per fortuna, nessuna presenza di Trachemys sp. (tartaruga palustre americana) specie alloctona che è predatore di uova, girini e anfibi adulti. 
Non rilevato il Biacco, specie presente in passato, probabilmente per la scarsa consistenza della popolazione (pochissimi individui) e la mancanza di connessioni tra il Parco e ambienti naturali adiacenti.
Scomparsa dai rilevamenti anche la Raganella specie molto esigente dal punto di vista ambientale.
L’ultimo aspetto censito è quello dell’avifauna che rappresenta un indicatore di primaria importanza per valutare gli effetti delle variazioni nell’ambiente.
Nel corso del censimento 2009-2011, le specie osservate nel parco, solo per la porzione di Seveso, erano 66, di cui 21 nidificanti. 
Con il monitoraggio del 2016, è stata redatta una check-list complessiva delle specie osservate all’interno del Bosco delle Querce pari ora a 83 specie, comprendenti lo Sparviere, il Falco Pecchiaiolo, l'Astore, la Poiana, il Gheppio, il Gufo, la Civetta, il Picchio Verde e quello Rosso Maggiore oltrechè un avvistamento di Airone Cenerino.

Il Bosco delle Querce continua però ad essere minacciato dall'incombere dell'inutile autostrada Pedemontana, con un previsto sbancamento di 2 ettari.Questa area verde, merita non di essere ridotta ma AMPLIATA nelle zone limitrofe di via della Roggia a Seveso, così come da tempo gli ambientalisti del coordinamento INSIEME IN RETE e Sinistra e Ambiente chiedono.

Sotto, la relazione sul Monitoraggio dell’erpetofauna, avifauna e teriofauna del Parco Regionale Naturale Bosco delle Querce di Seveso e Meda.
 

lunedì 9 gennaio 2017

PROVINCIA DI MB: QUANDO LE "RIFORME" FANNO MALE AI CITTADINI


Il giorno 8-1-2017 si sono tenute per la seconda volta (la prima fu il 12-10-2014) le elezioni di secondo livello per il rinnovo del Consiglio Provinciale di Monza e Brianza. 
Elezioni di secondo livello e quindi con i soli Sindaci e Consiglieri Comunali dei 55 Comuni della provincia di MB quali aventi diritto al voto.
In qualità di Consigliere Comunale medese, sono andato a votare ma ora, indipendentemente dalla mia scelta, voglio condividere con voi alcune riflessioni.
Le Province di tutta Italia hanno rinnovato la loro assise in una situazione a dir poco surreale, causata dai pasticci generati dal Governo.
Secondo la legge n. 56 del 7 aprile 2014, meglio nota come legge Delrio, le Provincie dovevano infatti essere azzerate e sostituite con le "zone vaste" o le "città metropolitane", il tutto in attesa dell'approvazione del Referendum confermativo del 4-12-016 sulla modifica del Titolo V della Costituzione che avrebbe cancellato la definizione di "Provincia" dalla Carta Costituzionale.
Come è ben noto le modifiche Costituzionali fortemente volute da Renzi e soci sono state respinte dai cittadini.
Insomma la legge Delrio, il pressapochismo e l'arroganza decisionale di chi pensava di vincere a colpo sicuro hanno creato una situazione di caos.
Si perchè le Provincie continuano ad esistere, con molte delle attribuzioini che avevano in precedenza, ma con personale ridotto e sopratutto prive di adeguate coperture economiche per garantire quei servizi a loro demandati.
Così i primi a pagare il conto di questa situazione, sono stati i cittadini.
La Provincia di MB si è vista infatti, causa mancanza di fondi, costretta a sopprimere totalmente, a partire dal 1 febbraio 2017, due linee di autobus e a limitare le corse su altre 5 linee.
Solo per le linee soppresse, ne soffrirà un bacino di lavoratori, pendolari e studenti pari ad 8000 utenti.
Questa decisione, insostenibile per la Brianza, porterà a un aumento del traffico, incrementerà i problemi di viabilità e di inquinamento atmosferico oltrechè pesare sulle tasche degli utenti.

All'ingresso della Provincia di MB (foto R. Cerri)

Per questo, l'8-1-017, durante le fasi di voto, fuori dalla sede della Provincia di MB di via Grigna era presente un nutrito presidio di cittadini che, giustamente, protestava per i tagli.
Da una parte lo Stato ormai assorbe tutte le risorse economiche che prima erano assegnate alle Province per svolgere i loro compiti e dall'altra la Regione Lombardia non copre il differenziale di spesa per i servizi di trasporto pubblico locale.
A distanza di due anni dalla precedente elezione, (vedi qui) continuo ancora a pensare che l'idea di abolire le Province è stata una pessima idea, frutto di un "populismo governativo" utile alla bisogna per dimostrare una volontà di taglio dei "costi della politica" e di revisione delle spese dei livelli amministrativi più di facciata che di sostanza.

Il presidio di protesta (foto R. Cerri)
Le REGIONI erano gli enti su cui esercitare un ROBUSTO intervento sulle indennità e dove era ed è necessaria una riorganizzazione che, si badi bene, non è quella relativa al livello di gerarchia d'attribuzioni ma di sinergie tra comparti. Questo doveva essere il punto di partenza per poi riconfigurare le Province limitando drasticamente le indennità degli amministratori. La realtà è un pasticcio, con i cittadini scippati del loro diritto di voto e con la Provincia lasciata senza coperture economiche a gestire attribuzioni e servizi importanti ed essenziali per il territorio.

Ce ne è a sufficienza per chiedere una revisione profonda della legge Delrio.

Alberto Colombo - Consigliere Comunale di Sinistra e Ambiente Meda

Il reportage di MBNews sulla protesta dei cittadini cliccando qui.

giovedì 5 gennaio 2017

QUESTA NON E' ACCOGLIENZA

Migranti all’interno del Cpa di Cona prima dello sgombero
1400 uomini e donne richiedenti asilo stipati in una ex base militare a Cona (prov. di Venezia) in condizioni decisamente indecenti, non dignitose e con il rischio di tensioni costanti.
Tutto questo in quello che risulta essere un CPA (Centro di Prima Accoglienza) o meglio nel caso specifico un luogo"temporaneo emergenziale" con un'abilitazione dell'ASL per 540 posti invece dei 1400 ospitati.
Una concentrazione abnorme di profughi, tutti in attesa di risposta al riconoscimento del loro status in capannoni sovraffollati, in condizioni di degrado e di annullamento di qualsivoglia volontà positiva.
C'è voluta la morte d'una ragazza ivoriana di 25 anni, Sandrine Bakayoko, e la conseguente protesta dei rifugiati per far conoscere al Paese questa intollerabile contesto.
Come è possibile pensare la sostenibilità di una simile situazione ?
Questa è accoglienza o è solo fare businnes ?
Senza senso da parte del Governo, dinanzi ad un simile disastro parlare a sproposito della riapertura dei Centri Identificazioni e Espulsioni (CIE), così come sono puri sproloqui quelli di coloro che vogliono solo espulsioni di massa.

Il Manifesto denuncia con chiarezza le storture di un sistema d'accoglienza che non funziona, un sistema che genera degrado, tensioni sociali e insano businness.
Fate uno sforzo e leggete con attenzionegli articoli sotto proposti.

Accoglienza privata.

100 i trasferimenti, ma Sandrine simbolo del lager di Cona

25 anni, diplomata in informatica, un figlio di 8 rimasto in Costa d’Avorio, è deceduta ufficialmente per «cause naturali»

Ernesto Milanesi CONA (VENEZIA) Edizione del 05.01.2017 Pubblicato 4.1.2017, 23:59
Sandrine Bakayoko è morta ufficialmente «per cause naturali» nel bagno delle donne. Così nell’ex base missilistica di Conetta ieri mattina ci si preoccupava soprattutto d’altro.
Un centinaio di profughi trasferiti in bus verso l’Emilia, come da disposizioni del Viminale. La Procura di Venezia concentrata su danneggiamento, violenza privata e sequestro di persona come ipotesi di reato per la rivolta dei profughi. Forze dell’ordine di nuovo schierate a controllare la situazione prima e dopo il «trasloco», la visita dei parlamentari, l’arrivo dei furgoni con i pasti.
LO STAFF DELLA COOP Ecofficina sotto pressione a causa dei troppi riflettori accesi su una gestione tutt’altro che impeccabile. Ma Sandrine è già diventata il simbolo di questa specie di lager ai margini della piccola frazione di Cona, persa nella nebbia gelida della campagna veneziana. I profughi ivoriani non la dimenticano né accettano il modo in cui ha perso la vita, il futuro, le speranze.
Sandrine, 25 anni, diplomata in informatica, un figlio di 8 rimasto in Costa d’Avorio, si era imbarcata quest’estate con il compagno nelle coste libiche e da settembre a Conetta aspettavano di essere riconosciuti come rifugiati. C’è chi dice che abbia interrotto una gravidanza, ma tutte le testimonianze raccolte all’interno della tendopoli sono concordi nel descriverla sofferente da giorni. Sandrine contava di ottenere il «visto» dell’Italia che le consentisse di andare a Milano per lavorare come parrucchiera. Intanto, si esercitava con le altre poche donne fra gli oltre 1.400 migranti e tagliava i capelli al suo compagno. Finché lunedì mattina si è alzata, ha chiesto la chiave ed è entrata in bagno.
IN BASE AL REFERTO di Silvano Zancaner, medico legale incaricato dalla Procura, è morta intorno alle 9 per tromboembolia polmonare massiva bilaterale che non lascia scampo. Gli esami istologici aggiungeranno altri dettagli clinici a beneficio dell’inchiesta. Tuttavia, la morte di Sandrine non assolve la coscienza di tutti. Il Suem 118 ha ricevuto la chiamata ben dopo le 12: cos’è davvero successo nell’arco di quelle ore? C’è la versione del compagno della ragazza, che ha convinto il personale ad abbattere la porta del bagno chiuso a chiave. E la ricostruzione di Simone Borile, direttore della coop che gestisce Conetta. Tempi di allarme e pronto soccorso che non sembrano collimare…
UN PO’ COME LA FACCIATA istituzionale del business sui profughi e la voce di chi nella struttura lavora con scrupoli, dubbi e difficoltà. Andrea Priante, cronista del Corriere Veneto anche a beneficio delle grandi firme in pensione, ha raccolto la testimonianza dei «prigionieri» durante la notte della rivolta innescata dalla morte di Sandrine. «Piangevamo, chiusi in quella stanza. E poi le risate, improvvise, isteriche, senza senso. Ma soprattutto ricordo i silenzi, che erano lunghi e pieni di paura» confessano.
Insieme al divieto di parlare ai giornalisti perché rovinano l’immagine di Borile & C. Lavorano dalle 9 alle 19 per 1.200 euro al mese. Sostengono anche che la rivolta era già organizzata prima della morte di Sandrine. Raccontano di «ex guerriglieri» arrivati a fomentare gli animi. E garantiscono sulla rapidità dei soccorsi alla giovane ivoriana con tanto di defibrillatore in attesa dell’auto medica: «La verità è che, purtroppo, non c’era già più nulla da fare». E nel pomeriggio la situazione è precipitata con gli ivoriani a guidare la rivolta all’interno del campo fuori controllo.
UNA NOTTE AL BUIO, al freddo, in 25 dentro un container appesi ad una candela e alla trattativa condotta dal funzionario della prefettura. Fino alla liberazione, di corsa verso le auto ancora bersagliati dalla protesta. Sono rimasti a casa un giorno a smaltire la paura. «Abbiamo bisogno di questo lavoro, ma non ci sentiamo al sicuro. Così non si può andare avanti…» concludono. Resta il fatto che fin da giugno la «campagna LasciateCIEntrare» aveva indicato Conetta come l’anomalia più clamorosa a Nord Est. Flore Murard-Yovanovitch del Progetto MeltingPotEuropa sottolinea: «Le negligenze o i maltrattamenti esistono nei centri di accoglienza forse perché dormi sotto le tende di un cosiddetto “centro di accoglienza”, costruito in un ex-base militare o una caserma. Nel caso di Sandrine, dal suo sbarco avvenuto nell’agosto 2016, mentre centri come quello di Cona – che non è un Cas, non è un Cara, non è un hub – non dovrebbero ospitare soggetti vulnerabili come donne e bambini o vittima di tratta. Cona è un luogo “temporaneo emergenziale” che sopperisce alla mancata accoglienza dei Comuni veneti, i cui sindaci rifiutano di accogliere richiedenti asilo».
Intanto, sabato pomeriggio davanti alla prefettura di Gorizia si è data appuntamento la «rete antirazzista» che contesta l’ipotesi di riaprire il Cie di Gradisca d’Isonzo.

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Gli esiti dell'ispezione in loco di un Parlamentare di SeL

https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg/photo/AF1QipMDFlmGKTyc2SR0Yr6qoi54j90UkxrVHZ-ovsfN?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3

La grigia galassia e il "sistema" delle "cooperative" che gestiscono il centro di Cona

https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg/photo/AF1QipOPVkr1_fuUW0avlhlJ90wx1VzkYvYQNe4DRQAV?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3

sabato 24 dicembre 2016

QUANDO IL GOVERNO ASSECONDA LA PRECARIETA' DEL LAVORO E DEI DIRITTI


Un RICATTO, un ricatto continuo. Questo è quello che accade quasi sempre nel corso delle vertenze che vedono impegnati i lavoratori nella difesa disperata del loro posto di lavoro.
Anche la vertenza dei call-center di ALMAVIVA si è evoluta secondo uno squallido copione con al centro la minaccia di delocalizzazione in Romania dei servizi e con la direzione aziendale che chiede IL TAGLIO DEGLI STIPENDI. 
Stiamo parlando di salari già bassi, 500 o 600 euro al mese per contratti di circa 20 ore settimanali.
Eppure questo livello di miseria salariale unito alla totale flessibilità degli orari ancora non basta all'azienda.
Pesantissime le responsabilità del GOVERNO che impone un lodo che congela momentaneamente i 2556 licenziamenti richiesti, ricorrendo alla cassa integrazione sino al 31-3-2017, ma chiede entro quella data un accordo che taglia il salario, aumenta la flessibilità e la produttività a scapito dei diritti.
Lavoratori sotto RICATTO, costretti a scegliere tra condizioni ancora più precarie ad un salario ancora più basso e il loro licenziamento.
Azienda e Governo che costruiscono i presupposti per la divisione dei lavoratori e con le Rappresentanze Sindacali Unitarie di Roma - la sede più grande - che respingono l'accordo capestro. 
Ora si andrà al Referendum tra tutti i dipendenti del gruppo.
Ecco, non c'è mai limite alla miseria d'un lavoro sottopagato e con tutele e diritti costantemente messe in discussione o cancellate.

Sotto due articoli de il Manifesto che fanno comprendere la drammaticità e la precarietà delle condizioni di chi lavora oggi.

Ricatto Almaviva, il difficile no dei romani

Tre mesi di cassa integrazione per negoziare meno salario e diritti, altrimenti il colosso dei call center sposta tutto in Romania. Il governo complice dell'azienza, le Rsu di Napoli firmano, quelle di Roma no. E devono subire così 1.666 licenziamenti

Antonio Sciotto Edizione del 23.12.2016
Possiamo solo immaginare cosa possa voler dire per un delegato firmare per il proprio licenziamento e quello dei suoi 1665 colleghi: dopo le battaglie comuni, una lunga trattativa, il buio e lo sconforto. È accaduto la scorsa notte al ministero dello Sviluppo, quando i giornali di ieri erano già nelle rotative e riportavano tutti la stessa notizia: Almaviva, c’è l’accordo, le 2.511 procedure di mobilità sono congelate per tre mesi e si continua a trattare. 
E invece dopo l’ok dei sindacati e dell’azienda alla proposta Calenda-Bellanova (erano stati chiamati ad avallarla anche Camusso, Furlan e Barbagallo), da mezzanotte in poi si sono scatenate discussioni accesissime. Le Rsu, che hanno l’ultima parola perché riportano il mandato dei lavoratori, non erano d’accordo.
Non erano d’accordo soprattutto i delegati e le delegate romane, abituati a convivere con l’azienda dei Tripi già dai tempi di Atesia, brand mandato in soffitta perché collegato alla precarietà. In quindici, alle tre di notte compattamente hanno votato no. Mentre al contrario gli otto di Napoli hanno detto sì. L’accordo ha ricordato a molti il referendum di Pomigliano, proposto da Sergio Marchionne agli operai Fiat nel 2010 con un sostanziale aut aut: o accettate il peggioramento delle condizioni di lavoro, o il vostro posto semplicemente sparisce. Anzi, sarebbe meglio dire: emigra.
Oggi per i call center si ripropone la stessa dinamica, e non a caso accade nella Fiat delle cuffiette italiane, Almaviva: il maggiore gruppo del Paese, con quasi 10mila operatori telefonici e commesse assegnate dalle maggiori compagnie private e da grosse amministrazioni pubbliche. 
L’accordo siglato da azienda e sindacati prevede sì il congelamento dei licenziamenti fino al 31 marzo 2017, ma solo a patto che si riesca a raggiungere un’intesa su tre punti: l’abbassamento (temporaneo) del costo del lavoro, l’aumento di efficienza e produttività, l’accettazione di un controllo a distanza sulla produttività individuale. 
Si dovrebbe siglare, in sostanza, una deroga al contratto nazionale, autorizzata proprio da quell’articolo 8 voluto dal ministro Sacconi nel 2011, e sponsorizzato da Confindustria e soprattutto Fiat.
Lo stesso aut aut è stato posto sostanzialmente da Almaviva: accettate di lavorare di più le stesse ore ma con meno salario, o altrimenti noi abbiamo già aperto in Romania e le commesse le portiamo là.
Parole mai dette esplicitamente, ma parlano i fatti. 
L’azienda chiede un taglio alle retribuzioni solo temporaneo, legato al periodo del risanamento, denunciando perdite ormai assestate sui 2 milioni di euro al mese. Perché è anche vero che il settore non premia chi applica i contratti e segue le regole, visto che le commesse scendono ogni anno di valore, trainate soprattutto (e con grande colpa degli ultimi governi) dai tagli choc delle amministrazioni pubbliche, che in molti casi bandiscono gare con base d’asta già sotto i livelli del contratto nazionale.
Le Rsu romane hanno spiegato di aver detto no all’accordo perché avevano ricevuto preciso mandato dalle assemblee dei lavoratori: nessun taglio ai salari. 
Certo, tutte assemblee precedenti: perché la proposta Calenda-Bellanova, arrivata a poche ore dalla scadenza della procedura di mobilità, non si è mai potuta portare a tutti i lavoratori. Riccardo Saccone, della Slc Cgil, accusa il governo: «Non ha svolto il suo ruolo di arbitro. Abbiamo chiesto che si potesse portare il contenuto di questo accordo alle assemblee, ma all’indisponibilità dell’azienda si è deciso comunque di andare avanti». 
Saccone spiega così il voto: «A Roma abbiamo tantissime persone a venti ore settimanali, fanno meno di 500 euro al mese: ridurre ulteriormente i salari fa perdere il bonus Renzi, ti porta sotto la soglia degli incapienti. E che trattativa vai a fare se comunque sai che nell’accordo c’è scritto che se non arrivi a certe condizioni i licenziamenti sono già concordati a priori?».
Diversamente l’hanno vista a Napoli: come ci spiega il delegato Slc Cgil Francesco De Rienzo, «noi, a differenza dei romani, non avevamo un preciso mandato dalle assemblee e non ce la siamo sentita di firmare per il licenziamento di 845 colleghi». «Ho visto la loro sofferenza – riprende – ma la reputo una scelta incomprensibile: noi sappiamo di avere davanti tre mesi difficili, ma abbiamo deciso di giocarcela». 
Tra l’altro essendo i delegati romani in quindici, e i napoletani solo in otto, si rischiava che la scelta dei primi potesse decidere anche per la chiusura del sito campano: quindi il ministero all’ultimo ha deciso di separare le due procedure.
La Fistel Cisl ha bollato la scelta dei delegati romani, definendola «irresponsabile». La Slc Cgil, spiegando che oggi si terranno le assemblee e martedì i referendum, afferma che se dovesse esserci un ripensamento a Roma, sosterrà la possibilità di un nuovo accordo con l’azienda.

Almaviva, il delegato Cgil: «Basta con le accuse, il governo ci ha lasciati da soli»

Call center. Massimiliano Montesi, una delle Rsu che ha detto no all'accordo, racconta come è andata al ministero. "Prima di dire sì a dei licenziamenti avremmo voluto chiedere un nuovo mandato alle assemblee, ma non ci è stato permesso. Ho sentito che non ci ha coperto neanche il sindacato"

Antonio Sciotto Edizione del 24.12.2016
«Non solo il governo ci ha praticamente accusati di essere i responsabili del licenziamento di 1666 persone, ma sinceramente come Rsu non mi sono sentito coperto neanche dalla mia organizzazione. A questo punto fare un referendum è il minimo, anche se credo che ci si sarebbe dovuti impuntare per far sospendere la trattativa e andare al voto prima». Massimiliano Montesi è delegato della Slc Cgil, è uno dei tredici che alle tre di notte di giovedì scorso ha detto no all’accordo con Almaviva.

Cominciamo dal racconto di quella notte. L’accordo da chi è stato elaborato?
Quando tutto era in stallo, è stato il governo a venire dalle parti con un accordo praticamente già scritto. Un testo che recepiva tutti i temi proposti dall’azienda, in particolare il taglio del costo del lavoro e il controllo della prestazione individuale. In più: 3 mesi di cassa integrazione a scalare – dal 100% a zero ore al 70% e poi al 50% – prevedendo che se entro il 31 marzo 2017 non si fosse arrivati a un’intesa, l’azienda avrebbe potuto procedere ai 2.511 licenziamenti già previsti nella procedura.

È l’accordo a cui poi avete detto no. Come mai?
Intanto va detto che un sindacato che firma una intesa su una futura trattativa, ma in cui sono già previsti dei licenziamenti, li sta praticamente avallando. E questo potrebbe creare tra l’altro problemi a chi in futuro volesse impugnarli. Abbiamo detto no perché avevamo ricevuto un preciso mandato dalle assemblee a non trattare su taglio dei salari e controllo della produttività individuale: erano ritenuti temi indisponibili.

Ma erano venuti tutti i lavoratori alle assemblee? Alcuni contestano che le assemblee non rappresentano tutti.
Noi abbiamo fatto assemblee al call center fino a una settimana prima delle trattative, abbiamo coperto tutti i turni: poi è chiaro che quando hai la solidarietà al 45%, e se conti anche le ferie o le malattie, non puoi avere proprio tutti. Però chi era a quelle assemblee era d’accordo con noi, e la linea che abbiamo portato era quella delle segreterie nazionali. Abbiamo chiesto un preciso mandato, avvertendo chiaramente sui rischi: attenzione, abbiamo detto, perché se non si arriva a un accordo poi potrete ricevere le lettere di licenziamento a casa. A quel punto non venite a cercare noi, perché ci state dando un mandato preciso.

E invece sono venuti a cercarvi, molti accusano voi Rsu di essere i responsabili di quel che è accaduto al ministero dello Sviluppo.
Ad accusarci sono stati alcuni tweet del governo, i tg nazionali. Non i lavoratori che ci hanno dato quel mandato, sarebbe assurdo d’altronde. È vero però che adesso tanti stanno cambiando idea sull’opportunità o meno di accettare un accordo con l’azienda, e questo è sempre legittimo: non a caso noi faremo un referendum. Certo che quel referendum sarebbe stato meglio farlo prima, quando avevi la proposta di accordo in mano.

Ma infatti il sindacato ha chiesto di sospendere il tavolo e andare alle assemblee.
Certo, è stato chiesto. Ma quando azienda e governo hanno detto no, ci si sarebbe dovuti impuntare di più. Tanto più se non hai ottenuto nulla di quanto era nella tua piattaforma: dovevamo chiedere un nuovo mandato, invece di provocare lacerazioni e accordi separati tra le due sedi di Roma e Napoli. Ma invece di tenere il punto, si è reputato di far firmare quell’accordo con la chiamata nominale delle Rsu. Puoi immaginare come ti senti se ti chiamano per nome e cognome a dire sì o no al licenziamento dei tuoi colleghi. Però noi avevamo ricevuto un preciso mandato, con tanto di riprese pubblicate sui social. Se l’avessimo tradito ci avrebbero praticamente menato.

Mandato a parte, personalmente cosa pensi dell’accordo? E cosa credi che prevarrà al referendum di martedì prossimo?
A me quell’accordo non piace perché sancisce dei licenziamenti, e poi siamo veramente stanchi di subire: da sei anni siamo sotto ammortizzatori sociali, e adesso ci propongono condizioni peggiorative – che Almaviva vuole estendere a tutti i suoi siti italiani – mentre si aprono nuove sedi in Romania e si assumono interinali a Milano e Catania. Non so cosa passerà al referendum, e chiaramente non mi impunterò sulle mie idee personali se nel frattempo la maggioranza delle persone ha cambiato idea. Il timore è comunque che si voglia solo allungare la nostra agonia, e che quei licenziamenti non troppo lontano nel tempo arriveranno lo stesso, mentre grazie alle nostre lotte l’azienda ha ottenuto la nuova normativa contro le delocalizzazioni e 30 milioni di ammortizzatori. E per giunta ci chiede pure tagli ai salari e controlli a distanza.

sabato 17 dicembre 2016

APPROVATA IN CC LA MOZIONE DI SINISTRA E AMBIENTE PER UN REGOLAMENTO SUL VERDE URBANO

La mozione di Sinistra e Ambiente che impegna la Giunta e il Sindaco ad elaborare un Regolamento del Verde è stata discussa il 15-12-2016 in Consiglio Comunale ed è stata approvata pressochè all'unanimità con la sola astensione, comunque con valutazione positiva della Lega Nord.
Il Sindaco Caimi che aveva già votato contro il proseguimento oltre la mezzanotte dei lavori del CC, necessario per discutere la mozione, incomprensibilmente non ha partecipato al voto.
Forse è aprioristicamente "allergico" alle proposte di Sinistra e Ambiente.

La mozione ha avuto il pregio di raccogliere consensi anche per l'evidenza che a Meda, solo gli articoli 51 e 52 del Piano delle Regole del PGT vigente e l'articolo 69 del Regolamento edilizio contengono elementi parziali per la salvaguardia del verde urbano .
Una situazione di manifesta insufficienza.
Il Consigliere di Sinistra e Ambiente, Alberto Colombo, ha illustrato la richiesta di un documento organico, un Regolamento Comunale che contempli un albo degli alberi di pregio in ambito urbano e che contenga regole d'intervento, di manutenzione, mantenimento e per la realizzazione di nuovi ambiti verdi nonchè norme per parchi e giardini - comunali e privati, verde di arredo, spazi verdi a corredo di strutture pubbliche, orti urbani, fasce di rispetto, aree incolte.

Sinistra e Ambiente con questa mozione, ora divenuto atto del Consiglio Comunale medese, si augura che sia definito da parte dell'esecutivo il percorso di stesura del Regolamento con la necessaria copertura economica e l'adeguato coinvolgimento delle figure tecniche e professionali necessarie, senza dimenticare il ruolo che possono avere le Commissioni deputate.

Ecco il testo della mozione approvata dal CC del 15-12-016


venerdì 16 dicembre 2016

INQUINAMENTO DA PM10 A MEDA: FINALMENTE HABEMUS ORDINANZA

Ieri sera, 15-12-016, in Consiglio Comunale, il gruppo di Sinistra e Ambiente ha portato all'attenzione dell'assise il problema dell'inquinamento atmosferico da PM10 denunciando anche l'ingiustificato ritardo con cui il sindaco di Meda Caimi ha emanato l'ordinanza per "MISURE TEMPORANEE FINO AL 15 APRILE 2017 PER IL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA' DELL'ARIA ED IL CONTRASTO ALL'INQUINAMENTO LOCALE PREVISTE DAL PROTOCOLLO DI COLLABORAZIONE TRA REGIONE LOMBARDIA, ARPA LOMBARDIA E GLI ENTI LOCALI".
Ingiustificato ritardo ? 
Si, proprio così perchè al 15-12-016 a MEDA sono 12 giorni che il PM10 è con CONTINUITA’ oltre il livello di 50 microgrammi/m3 e, secondo il PROTOCOLLO ANTINQUINAMENTO, (cui l’amministrazione di Meda ha aderito con DELIBERA DI GIUNTA n° 256 del 5-12-016) dopo la certificazione dell’8° giorno e a partire dal 9° giorno il Sindaco avrebbe dovuto emettere un’ordinanza per attuare le azioni corrispondenti al 1° livello d’intervento.
Non solo, esistono le condizioni per dare attuazione ANCHE al secondo livello, quando il PM10 supera per 7 giorni consecutivi il valore di 70 microgrammi/m3 - è successo a Meda appunto per 7 giorni consecutivi (dal 4 al 10 compresi) e nella Prov. di MB per più di 9 giorni (solo ieri la media è scesa a 65 microgrammi/m3).
Oltretutto, le condizioni Meteo da tutta la settimana favorevoli all’accumulo di inquinanti, consentivano l’attuazione delle misure temporanee antinquinamento sin dal 7° giorno.

Tutti questi dati e i corrispettivi LIVELLI d’INTERVENTO sono GIA’ CERTIFICATI nella TABELLA UFFICIALE “Protocollo aria “ di ARPA, Reg. Lombardia e ANCI che riportiamo aggiornata al 15-12-016.
La tabella ufficiale "Protocollo aria"
Ecco, questa ORDINANZA è arrivata solo il pomeriggio del 15-12-016 oltre i termini logici e temporali previsti dal Protocollo e DOPO una diffida del WWF e un sollecito inoltrato al Sindaco e all'Assessore all'ambiente la mattina del 15-12-016 da SINISTRA E AMBIENTE.

Ora ci aspettiamo, che l'ordinanza non rimanga confinata e "mimetizzata" e quindi per nulla visibile sul solo albo pretorio -come purtroppo è ancora alla data del 17-12-2016 - ma come PRESCRITTO nel protocollo, sia oggetto di un’adeguata COMUNICAZIONE ALLA CITTADINANZA mediante comunicati stampa, visualizzazione sui display fissi, MANIFESTI nei luoghi previsti e ai varchi cittadini e in prima pagina sul sito internet del Comune.
Soprattutto, considerato che c’è l’amministrazione s’è già presa il tempo per farlo, ci aspettiamo l’adeguata VERIFICA E UN CONTROLLO SULL'APPLICAZIONE di TUTTI I PUNTI DELL'ORDINANZA.

ECCO SIG. SINDACO, UN APPELLO, QUALCHE VOLTA, CERCHI DI ESSERE UN POCHINO PIU’ VELOCE E ATTENTO E SI DIA DA FARE PER PERMETTERE L'EFFETTIVA APPLICAZIONE DELLE ORDINANZE DA LEI EMESSE.


AGGIORNAMENTO.
Purtroppo abbiamo dovuto constatare che l'amministrazione medese, al 17-12-016, NON HA ANCORA PREDISPOSTO le adeguate forme comunicative alla cittadinanza sull'esistenza dell'Ordinanza antinquinamento e sulle prescrizioni ivi definite. 
Nulla sulla prima pagina del sito web del Comune, nessun manifesto, nessuna comunicazione a mezzo stampa locale, nessun avviso sui tabelloni luminosi (o display) presenti sul territorio.
Tutto ciò li rende inadempienti rispetto alla parte informativa prevista nell'Ordinanza stessa e rende di difficile applicazione le misure previste.
Per questo, oggi 17-12-2016, abbiamo inoltrato un ulteriore sollecito a questa "dormiente" amministrazione e a questo sindaco "sbadato".
Intanto, il PM10 a Meda è sempre sopra i 70 microgrammi/m3.




giovedì 8 dicembre 2016

PATTO PER LA LOMBARDIA: LA BUFALA MEDIATICA DI RENZI E MARONI

SULLA PEDEMONTANA (e non solo),
IL "PATTO PER LA LOMBARDIA"
SI RIVELA UN BIDONE


Il 25-11-2016 veniva proclamata in pompa magna da Maroni e da Renzi la sigla del "Patto per la Lombardia" un accordo che a detta dei due avrebbe garantito risorse economiche dello Stato, della Regione e della Ue a copertura di una serie di capitoli di spesa tra cui le Infrastrutture e quindi anche l'autostrada Pedemontana Lombarda. (vedi nota della Reg. Lombardia qui).
Ve lo ricordate ? Furono amichevoli strette di mano, sorrisi reciproci ad uso delle foto ufficiali per la stampa e articoli grondanti ottimismo e certezze dove i due assicuravano che queste risorse, quasi 11 miliardi di euro a loro dire, avrebbero consentito di uscire dalle secche soprattutto per la Pedemontana per la quale veniva "annunciato" lo stanziamento di 2.741.000.000 euro, compresi i completamenti delle tangenziali di Varese e Como.
Ecco, tutto questo è stato un bel bidone mediatico come solito abilmente cavalcato dal governatore leghista Maroni e dall'annunciatore per eccellenza l'ora ex- premier Renzi.
I documenti dicono altro.
Dicono che in realtà lo "stanziamento" arriva al massimo a 718,7 milioni di euro dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC dal 2014 al 2020) di cui 503 milioni per TUTTE le infrastrutture e 0 (ZERO) per la Pedemontana Lombarda.
Questi importi dell'FSC, per essere effettivamente disponibili dovranno oltretutto passare al vaglio del CIPE, quindi, per ora, anch'essi sono virtuali.
Il resto è fatto da quanto specificato alla voce "Risorse Nazionali già assegnate" che, per quanto riguarda l'Autostrada Pedemontana Lombarda, la parte effettivamente messa a disposizione dallo Stato è pari ai 250 milioni che ancora restano del contributo del Governo Prodi del 2009, non ancora spesi. Soldi che si andrebbero a sommare a 1,2 Mld di euro pubblici già utilizzati per le tratte di Pedemontana in esercizio (tratta A, B1,e tangenziali di Como e Varese).
Mancano all'appello 2.491.000.000 che guardacaso vengono inseriti con la dicitura "Altre Risorse" e che continuano a non esserci perchè è  la quota che doveva arrivare dai privati con il Project Financing.
Insomma il "Patto per la Lombardia" è stata ed è una bufala elettorale propinata da Renzi in vista del Referendum del 4-12-2016 (poi da lui pesantemente perso) cui non s'è sottratto il Presidente di Regione Lombardia Maroni che ha colto l'occasione per ribadire mediaticamente il suo attivismo nel voler dimostrare il suo impegno ostinato e avulso dalla realtà per il completamento della Pedemontana. Tutto per un'autostrada inutile, impattante e dispendiosa.
Miserie dell'apparire.

martedì 6 dicembre 2016

Il 4 DICEMBRE, CON IL NO HA VINTO LA COSTITUZIONE


Anche a Meda le modifiche Costituzionali fortemente volute da Renzi e dai suoi fedelissimi sono state respinte con 7795 No pari al 56,95 % contro 5892 SI pari al 43,05%.
Il gruppo di Sinistra e Ambiente si è impegnato a sostegno delle ragioni del No unendosi ad altri soggetti di Sinistra – SEL, Possibile, Lista Tsipras - e associazioni democratiche quali l’ANPI, la CGIL, la FIOM, l’ARCI, il Comitato dei Costituzionalisti per il NO etc. nonché con alcuni esponenti nazionali e locali del Pd anch’essi fortemente contrari  ai contenuti della revisione.
Questi sono stati i nostri compagni di strada con cui abbiamo condiviso la battaglia per diffondere le nostre argomentazioni a favore del No.
Lasciamo ai miseri le fantasie su presunte "alleanze innaturali" mai esistite e una falsa narrazione che volutamente ignora come i Referendum siano il momento di espressione naturale dell'opinione dei cittadini, con la normale trasversalità che ne consegue.
La nostra è stata una valutazione NEL MERITO che ci differenzia da chi ha inteso la consultazione referendaria come un pronunciamento plebiscitario favorevole al suo operato o come un’occasione di rivalsa politica.
E' responsabilità dello stesso Renzi e del Pd renziano se questo pronunciamento s'è via via caricato di valenza politica per la personalizzazione e l'identificazione proprietaria da loro costruita, accompagnata da una ricerca di consensi aggressiva fatta da slogan semplificati, fuorvianti e da "realtà ribaltata".
Poco ha loro giovato il tentare d'auto-accreditarsi con il patentino di presunti "innovatori" etichettando di contro come "conservatori" chi era d'opinione differente e spingendosi a considerare questa consultazione non una libera espressione sui contenuti della revisione ma un voto sul loro operato, infilandosi così in un "cul de sac".
La COSTITUZIONE è un Bene Comune troppo importante che non può essere oggetto di modifiche pasticciate e pericolose scritte per  piegarla alle necessità di chi cerca e vuole garantirsi leaderismo e governabilità restringendo la rappresentanza e riducendo i poteri dei cittadini.
Ecco perchè valutiamo positivamente la vittoria del NO che ci auguriamo ponga qualche argine anche ad una pratica di governo e della politica fatta di arroganza, semplificazione pressapochista, populismo accattivante e mistificazione.

Sinistra e Ambiente continuerà a garantire il suo impegno e ad esprimersi, sia su temi nazionali sia locali, contrastando tutte le volontà di limitare gli spazi di partecipazione e confronto in nome di falsi efficientismi.

Così a Meda
Un'analisi della suddivisione del voto per fasce di età
che dovrebbe essere oggetto di riflessione per chi ha promosso il Si.
Qui l'intervento del Presidente dell'ANPI nazionale Carlo Smuraglia.

mercoledì 23 novembre 2016

LE RAGIONI DEL NO CHE ANCHE SINISTRA E AMBIENTE CONDIVIDE

Più si avvicina il 4 dicembre e più la campagna referendaria si arricchisce di dichiarazioni e argomentazioni che nulla hanno a che vedere con i contenuti di merito delle modifiche Costituzionali su cui gli italiani saranno chiamati ad esprimersi.
In particolare, è ormai strabordante l'apparizione e l'eloquio sui mass media del premier Renzi che dilaga in tutte le trasmissioni televisive, approfittando della possibilità di comunicare rivestendo variegati ruoli (capo del Governo, segretario del Pd, promotore delle modifiche Costituzionali) o come cronaca.
Lui e i suoi fedelissimi hanno poi dalla loro l'intero establishment economico e finanziario e l'appoggio più o meno velato di quasi tutte le testate giornalistiche nazionali.
E' una campagna martellante costruita su slogan semplificatori, populisti e da "ribaltamento della realtà" approfittando di un "analfabetismo politico" dilagante e quindi della facilità con cui si può propinare una "vision" che modelli la realtà a proprio piacimento.
Così, veleggiando ben lontani dal merito dei contenuti, il renzismo attua una competizione referendaria di personalizzazioni prima costruite e poi ricusate, falsità e delegittimazioni condite a base di slogan pieni di banalità acchiappaconsensi, accuse di "conservatorismo e di protezionismo della casta" distribuite da un premier che furbescamente utilizza, lui per primo, demagogia e populismo a piene mani.
Non manca poi l'evocazione da parte dei sostenitori del Si, di scenari apocalittici inesistenti sulla instabilità economica, politica e dei mercati finanziari qualora prevalesse il No.
Tutte modalità e strumenti già visti e stracollaudati negli anni del berlusconismo e ora impiegati dal Pd renziano.
La posta è evidentemente alta. Questo Referendum sta andando al di là d'una mera consultazione confermativa ma sta svelando un disegno molto lontano rispetto all'idea di una Democrazia partecipativa.
L'attuale Governo vuole "svuotare" l'impianto Costituzionale per andare verso un premierato forte, una investitura plebiscitaria con la prospettiva di poter controllare le assise legislative (Camera con il premio di maggioranza e Senato non più elettivo) piegando a proprio favore la composizione della Corte Costituzionale e controllando direttamente l'elezione del Capo dello Stato. Una logica anche questa, in perfetta continuità con le aspirazioni del passato ventennio berlusconiano.
Con buona pace d'una Costituzione equilibrata e di garanzia qual'è quella attuale.
Ecco sotto una buona serie di ragioni per votare NO al Referendum del 4 dicembre 2016

REFERENDUM SULLE MODIFICHE COSTITUZIONALI: 
PERCHE' VOTARE NO
Nota:
Abbiamo elaborato le motivazioni DI MERITO per il NO riprendendo i contenuti dei documenti dell'ANPI nazionale e delle schede del Prof. Giovanni Missaglia, vice-Presidente dell'ANPI di Lissone.

Di questo, ne abbiamo parlato anche a Meda il 21-11-2016 con Marco Dal Toso, Loris Maconi e Giulio Cavalli.


 

mercoledì 16 novembre 2016

MOZIONE DI SINISTRA E AMBIENTE PER UN REGOLAMENTO COMUNALE DI TUTELA DEL VERDE URBANO

Il giorno 11-11-2016 il gruppo di Sinistra e Ambiente, ha protocollato una MOZIONE da discutere in sede di Consiglio Comunale per impegnare Sindaco e Giunta alla stesura di un REGOLAMENTO DI TUTELA DEL VERDE URBANO.

La mozione è stata presentata perchè riteniamo il verde e le alberature un elemento di valore meritevole di attenzione e di opportuni investimenti, memori anche dei recenti e ingiustificati tagli di alberi in via Seveso e perchè il nostro Comune è privo di un regolamento puntuale.
A Meda, elementi per la salvaguardia del verde urbano si trovano solo in due articoli (il 51 e il 52) contenuti nelle norme del Piano delle Regole del PGT vigente e parzialmente nell'articolo 69 del Regolamento edilizio.
Sicuramente un apporto normativo insufficiente anche perchè generico e non di dettaglio.
Ciò che serve è dunque un Regolamento completo che disciplini con disposizioni chiare sia i livelli di tutela sia gli interventi compatibili sul patrimonio verde pubblico e privato.
Parliamo dunque d'un regolamento comunale che includa un albo degli alberi di pregio in ambito urbano e che contenga regole d'intervento e norme per parchi e giardini - comunali e privati, verde di arredo, spazi verdi a corredo di strutture pubbliche, orti urbani, fasce di rispetto, aree incolte. 
Moltissimi Comuni, grandi e piccoli, si sono dotati nel corso degli anni d'un Regolamento di Tutela del Verde Urbano, vedremo se anche l'amministrazione di Caimi vorrà farlo per Meda.


venerdì 11 novembre 2016

QUALCHE INFORMAZIONE SULLA PISTA CICLOPEDONALE IN VIALE BRIANZA


Precedentemente avevamo esplicitato alcune nostre perplessità relative alla pista ciclabile (o ciclopedonale) realizzata in viale Brianza, nel tratto tra via Cialdini e via Luigi Rho.
A mezzo del nostro Consigliere Comunale, Alberto Colombo, abbiamo pertanto richiesto delucidazioni all'ufficio preposto unitamente ad un'accesso agli atti per avere copia della documentazione progettuale.
Cerchiamo ora di fare il punto e dare qualche informazione aggiuntiva che sarebbe stato opportuno ricevere direttamente e a tempo debito dalla stessa amministrazione in sede di Commissione.
Ma è risaputo, per la giunta Caimi le Commissioni non servono per un lavoro collegiale preventivo.
Dalla risposta del responsabile dell'area Infrastruttura e Gestione del Territorio, si riscontra preliminarmente che " l'intervento in corso di realizzazione nel tratto di viale Brianza, il cui progetto è dotato del parere della polizia locale, rientra nel quadro di un programma ampio dell'Amministrazione che comprende nella sua prima fase la realizzazione di un percorso pedonale e ciclabile dedicato e continuo che parte dalla stazione ferroviaria e termina in via le Brianza".
Su questo "percorso pedonale e ciclabile continuo" i dettagli tecnici nella sua completezza risultano a noi non noti, considerato che nessuna comunicazione di dettaglio è stata fatta al riguardo.
E' purtroppo nello stile di questa amministrazione evitare approfondimenti nelle deputate sedi di Commissione per chiedere lì solo mere ratifiche o addirittura limitarsi a scarne comunicazioni, spesso solo se sollecitati dagli stessi Consiglieri Comunali.
Per quella che ipotizziamo sia "la testa" di tale percorso abbiamo esplicitato la nostra critica opinione riguardo al progetto di nuova viabilità di via Pace. (vedi DUE PAROLE SUL PROGETTO DI NUOVA VIABILITA' DI VIA PACE A MEDA ).
Sempre secondo l'area tecnica del Comune, l'accesso alla ciclabile da via Cialdini, non sarebbe da lì possibile, perchè traslato su viale Brianza  visto e considerato che "l'inizio del percorso è previsto a partire dalle strisce pedonali (dopo incrocio di via Cialdini) e il termine è fissato a m. 6 circa dal civico 86 del viale". Dunque l'uso della pista, per chi proviene da via Cialdini, deve avvenire con una manovra di svolta a destra e successivo inserimento in concomitanza delle striscie pedonali, dove non c'è cordolo alto. Per qualche metro le due ruote percorreranno dunque lo stesso sedime -ristretto- delle auto ?
Pare proprio di si e questo non ci pare particolarmente sicuro.
Per il palo con annessa colonnina (struttura di proprietà ENEL che sostiene la linea di bassa tensione) posizionato dopo la curva verso via L.Rho, da noi evidenziato come un ostacolo problematico, il deputato ufficio dice di aver ufficializzato la richiesta alla società proprietaria per il suo spostamento. Verificheremo quando questo avverrà.
La pista sarà sicuramente bidirezionale e da quel che si legge nella relazione tecnica (vedi sotto) è definita come "ciclopedonale" quindi con una possibile e non facile convivenza bici-pedoni.
Sul lato opposto c'è anche il nuovo marciapiede per i pedoni e l'intera viabilità dovrebbe essere corredata da apposita segnaletica che alla data di questo post non risulta ancora  istallata.
Continuiamo ad avere perplessità sulle soluzione tecniche applicate.


Tavola di progetto. Per dettagli clicca sopra