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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

giovedì 20 ottobre 2016

IN CC LE OSSERVAZIONE E LE CONTRODEDUZIONI DEGLI ENTI ALLA VARIANTE AL PGT


Il Consiglio comunale di Meda con tre sedute programmate il 15, il 25, il 27 ottobre 016 si sta occupando delle controdeduzioni ai pareri di Provincia di MB, Regione Lombardia, Arpa e in modo similare delle controdeduzioni alle osservazioni di gruppi politici, associazioni e privati cittadini alla Variante al PGT.
Partiamo dai pareri della Provincia, della Regione e di Arpa che sono stati trattati nella seduta del 15-10-2016.
Documenti molto corposi quelli pervenuti, con indicazioni e note degli enti sui contenuti della Variante elaborata dall'amministrazione e a seguire puntuali prescrizioni e richieste di modifiche.
A queste l'amministrazione ha risposto con controdeduzioni che non accolgono nella loro completezza i pareri di questi enti.
Il gruppo di Sinistra e Ambiente s'è espresso facendo propri alcuni pareri della Provincia di MB, in particolare quello che chiedeva maggiore specificazione nella documentazione circa l'uso per spazi a verde pubblico nelle aree ex AT da acquisire con il meccanismodella perequazione.
L' amministrazione e la sua maggioranza consiliare hanno preferito mantenere un criterio più elastico che consenta in futuro di realizzare parcheggi o servizi pubblici che pur consumando suolo non li costringano a compensazioni ambientali.
Ingiustificato ci è parso inoltre il non tener conto del respingimento fatto dalla Provincia rispetto alla volontà della giunta Caimi di stralciare aree libere dalla Rete Verde del PTCP, non solo mantenendo nel documento di verifica di compatibilità con il PTCP gli stralci ma rifiutando pure il recepimento cartografico sulla porzione medese inserita in Rete Verde.
Dribblata anche la richiesta di quantificare la domanda abitativa. Certo, una richiesta impegnativa cui si poteva però dare risposta avviando un seppur imperfetto studio sulla quantificazione degli stabili residenziali e produttivi/commerciali vuoti, così come definito in un punto programmatico rimasto inapplicato.
Debole la parte della quantificazione delle Compensazioni Ambientali prevista per le trasformazioni soggette a piani attuativi o permessi di costruire convenzionati, situazioni che comportano consumo di suolo.
Si arriva solo ad un reperimento di verde per un 50% del consumato da utilizzare nella parte della dotazione a standard.
Sarebbe stato possibile definire un valore più alto, più vicino al rapporto 1:1 previsto dalla Provincia (valore cassato dal TAR non per la quantità ma perchè spetta ai Comuni definirla) e da utilizzare anche per le aree da acquisire.
Per quanto rigurda le prescrizioni regionali, c'è poca chiarezza sul recepimento del vincolo regionale sul superamento della linea FNM in via Seveso/Cadorna che condiziona la possibilità di apertura del centro commerciale (o grande superficie di vendita ) dell'AT1 ex Medaspan.
La richiesta regionale di una norma ad hoc inserita nel Piano delle Regole viene derubricata dall'amministrazione con un fugace riferimento al paragrafo contenente il parere della Regione nella parte dispositiva della scheda dell'AT1.
Non proprio la stessa cosa chiesta dalla Regione su di una prescrizione dirimente.
Attualmente l'AT1, è in fase di Accordo di Programma tra il Comune, Regione Lombardia e l'operatore privato.
Nella Variante è stato giocoforza recepire il richiamo al periodo di moratoria previsto nella legge Reg. 31/014 sugli Ambiti di Trasformazione (AT) del PGT 2012 vigente ora riazzonati come aree da acquisire a servizi e standard pubblci.
Questo consentirà, sino a fine maggio 2017, agli operatori privati di presentare comunque piani attuativi su quelle aree con il rischio che esse vengano dunque edificate.
Un frutto avvelenato generato dall'errore commesso da Caimi e dalla sua maggioranza Pd quando, nel 2012, decise di approvare il PGT senza stralciare gli AT così come chiedeva Sinistra e Ambiente.

ARPA ha invece ribadito quali siano gli obblighi di legge per gli ambiti oggetto di variante, in particolare le indagini ambientali ai sensi del DL 152/06 per verificare la qualità dei terreni e la compatibilità con la destinazione d'uso.
Un adempimento importante sopratutto per le aree dove nel passato erano insediate attività produttive che utilizzavano composti chimici pericolosi o dove la storia pregressa porta ad ipotizzare possibili contaminazioni del suolo.
Abbiamo evidenziato come l'amministrazione medese sull'argomento non abbia brillato per sensibilità ambientale e trasparenza tanto dal non coinvolgere ARPA nelle indagini ambientali sull'AT1 (così come richiesto da Sinistra e Ambiente con una mozione - respinta nel cc del 29-10-015)  oltretutto applicando metodologie dubbie e criticabili.

Per quanto sopra, il consigliere comunale di Sinistra e Ambiente ha respinto le controdeduzioni dell'amministrazione sui pareri della Provincia con votazione contraria e si è astenuto per le controdeduzioni sui pareri di Regione Lombardia e Arpa.

Le prossime sedute tratteranno le osservazioni controdedotte di gruppi politici, associazioni e singoli cittadini.
Sono 75 osservazioni che hanno generato 115 schede di controdeduzioni su cui il CC si esprimerà.

Le aree oggetto di osservazioni e controdeduzioni

martedì 18 ottobre 2016

PEDEMONTANA: C'E' ALTRA DIOSSINA SULLA TRATTA MA MEDA ISOLATA, BALLA DA SOLA


Escono le prime notizie relative ai dati della Caratterizzazione dei suoli contaminati da diossina TCDD che verranno interferiti dal tracciato dell'autostrada Pedemontana e, come era prevedibile, l'amministrazione di Meda continua a restare nella sua nicchia di compiacente passività, staccata rispetto alle azioni, alle valutazioni e alle comunicazioni dei Comuni di Cesano Maderno, Seveso, Barlassina, Desio e Bovisio Masciago.
Escono dunque due comunicati dai contenuti differenti uno collettivo siglato dai 5 Sindaci e uno, separato dagli altri, dell'amministrazione medese di Caimi che segna il suo isolamento costruito sull'unica ossessione che la pedemontana possa andare avanti comunque con l'auspicio unicamente di un tavolo tecnico di informazione e condivisione "nelle fasi di realizzazione dell'opera".
Un po' "poco" rispetto a quanto le analisi chimiche dellla Caratterizzazione hanno riscontrato.
Pare che il sindaco Caimi e la sua amministrazione ancora non si siano resi conto delle conseguenze di ciò che, probabilmente involontariamente, è stato anche scritto nel comunicato medese riprendendolo dal ben più corposo testo divulgato degli altri sindaci e cioè che "la contaminazione residua derivante dall'incidente Icmesa comprende tutta l'area interessata dalla realizzazione della Pedemontana".
C'è scritto DI TUTTA l'area interessata dalla Pedemontana e cioè anche quella relativa a Meda.
C'è un altro passaggio dove appare evidente che Caimi e i suoi hanno poco compreso i contenuti dei report della Caratterizzazione e quanto gli altri Comuni invece dettagliano.
ARPA ha infatti chiesto nel suo rapporto di commento alle risultanze analitiche di APL, l'effettuazione di ulteriori approfondimenti consistenti in altre analisi dei campioni prelevati oppure nuovi sondaggi per una corretta definizione del modello concettuale della contaminazione.
Non una cosa da poco. Significa che potrebbero esserci altri superamenti oltre a quelli già certificati pari a un 40% di analisi oltre i limiti di legge sia in zona A che in B e R, che si vanno oltretutto a sommare ai superamenti del 2008.
Questo definisce una contaminazione da diossina TCDD diffusa su tutte le aree intersecate dall'autostrada.
Dinanzi ad una simile e grave situazione risulta pertanto a dir poco stupefacente il finale del comunicato dell'amministrazione medese che nelle sue contorsioni bizantine evidenzia ancora una "granitica volontà" affinchè la pedemontana sia comunque realizzata.
Del resto, come gruppi ambientalisti e come Insieme in Rete ricordiamo ancora bene le strampalate affermazioni del sindaco di Meda quando si smarcò dagli altri 5 comuni non condividendo la scelta da loro fatta nell'avvalersi del supporto tecnico del geologo Gianni Del Pero. (vedi MEDA: LE POLEMICHE PRETESTUOSE DEL SINDACO CAIMI)
Così come indimenticabile fu, nel corso di un'assemblea di Insieme in Rete a Meda nel 2014 il suo polemizzare contro di noi proprio sulla validità dei dati del 2008 che, a suo dire, potevano ingenerare allarmismo  (vedi  IL 16-04-014 A MEDA, CON INSIEME IN RETE, S'E' DISCUSSO DI PEDEMONTANA).
Anche sul Piano di Caratterizzazione, il contributo da parte del Sindaco Caimi è stato nullo, l'amministrazione medese non ha mai avanzato proposte integrative e migliorative, contrariamente agli altri 5 comuni che hanno invece raccolto anche le istanze dei gruppi ambientalisti portandole al tavolo di discussione. (vedi PEDEMONTANA, DIOSSINA TCDD e PIANO DI CARATTERIZZAZIONE).
Insomma, l'isolamento di Meda è frutto delle scelte di un sindaco che con la sua giunta e maggioranza ha sempre mostrato la sua cieca volontà di voler vedere realizzata l'autostrada pedemontana. 
Una volontà ormai completamente avulsa dalla realtà.

A breve, non mancheremo di dire la nostra come coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE sui risultati della caratterizzazione.

Sotto, il comunicato unitario dei 5 Comuni (Cesano Maderno, seveso, Barlassina, Desio e Bovisio Masciago) con a seguire quello isolato dell'amministrazione Caimi di Meda.


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domenica 16 ottobre 2016

MEDA: IN CC QUALCHE "APPUNTO CRITICO" SUGLI INTERVENTI DELL'AMMINISTRAZIONE


Il 15-10-016 s'è tenuta la prima sessione del Consiglio Comunale.
Tra gli ordini del giorno, l'avvio della discussione per l'approvazione della Variante al PGT.
Su questo torneremo prossimamente a conclusione dei lavori visto che sono previsti sull'argomento altre sedute consiliari il 25, 27 e 28 ottobre dalle 20.30.
Il gruppo di Sinistra e Ambiente, nelle comunicazioni iniziali, ha voluto porre l'attenzione su una serie di discutibili interventi dell'amministrazione: quelli sul bene comune del verde urbano (gli alberi) e quelli sulla viabilità medese.
Abbiamo quindi ripreso la brutta vicenda del taglio degli alberi di via Seveso dove la giunta Caimi, in modo ingiustificato (dimostrato peraltro anche dalla documentazione veramente scarsa a noi consegnata - vedi qui-) ha deciso con leggerezza e superficialità il sacrificio di una dozzina d'alberi BENE COMUNE in quanto proprietà pubblica.
Abbiamo poi scelto di evidenziare  le nostre perplessità sull'accessibilità e sulle criticità della pista ciclabile, ormai completata, compresa nell'intervento  di riqualificazione di Viale Brianza nel tratto tra via Cialdini e via L. Rho.(qui la delibera sul progetto esecutivo)
Da un primo nostro sopralluogo, il tratto di ciclabile sinora realizzato, mostra una difficile accessibilità poichè da via Cialdini risulta complicata l'immissione diretta in bici causa cordolo alto e tantomeno risulta possibile l'accesso con una percorrenza più lunga utilizzando il lato dx di via Cialdini causa il marciapiede veramente stretto. C'è poi l'ingresso al negozio sull'angolo, ulteriore ostacolo per una fruizione fluida.
Sul lato via L. Rho c'è la presenza di un bel palo con colonnina al centro della pista subito dopo la curva con l'aggravante che non si può abbandonare la sede della ciclabile prima di tale ostacolo perchè il cordolo protettivo è ancora alto.
Tutto ciò senza ancora sapere se la "ciclabile" sarà a senso unico o a doppio senso di marcia o una "ciclopedonale" il che complicherà ancor di più la fruibilità.
Per questo, in data 13-10-016 come gruppo consiliare, evidenziando le criticità rilevate, abbiamo richiesto delucidazioni tecnico/progettuali all'assessore Buraschi e al responsabile dell'area Infrastruttura e Gestione del Territorio, anche per valutare se siano o meno utili e opportuni eventuali interventi correttivi. 
Vedremo se la nostra richiesta sarà tenuta in debita considerazione.
Sugli interventi pubblici, Sinistra e Ambiente ha inoltre prodotto sul blog una disamina del progetto esecutivo, approvato dalla giunta Caimi, di nuova viabilità in via Pace.
Un progetto, a nostro avviso minimale, con lacune sulle soluzioni previste per i posteggi, per la rimozione dei marciapiedi e la configurazione della pista "ciclopedonale".
Un progetto che valutiamo poco approfondito e che non da soluzione completa alle criticità proprie di tutte le categorie di utenti (automobilisti, ciclisti, pedoni) nonostante la spesa prevista sia di 245.000 euro. (per i dettagli vedi qui)

Le foto della ciclabile di viale Brianza.

Accesso ??? da via Cialdini con cordolo alto o marciapiede stretto (foto SinAmb)
Particolare (foto SinAmb)
Entrata negozio d'angolo... fronte immissione nella ciclabile (foto SinAmb)
Lato via L. Rho: palo e colonnina dopo curva (foto SinAmb)
Lato via L. Rho: scivoli di uscita solo dopo il palo (foto SinAmb)

venerdì 14 ottobre 2016

IMMIGRATI: SFRUTTAMENTO E CAPORALATO



Siamo in Italia, nel settore della raccolta dei prodotti ortofrutticoli dove i braccianti, quasi esclusivamente immigrati, vengono arruolati con l'utilizzo dei "caporali" da parte di aziende senza scrupoli.
Un settore dove la giornata lavorativa è massacrante, le condizioni salariali indecenti, il lavoro di totale sfruttamento, privo di qualsivoglia tutela e dove, in molti casi, si tratta di vero e proprio schiavismo in un mercato della manodopera spesso controllato dalle organizzazioni criminali.
Siamo in Italia ed esiste una pesante e grave situazione di ILLEGALITA' eppure, ancora oggi, pur essendo stato definito il caporalato come reato, il Governo tentenna e non è ancora stata approvata una legge che persegui chi commette questo reato. 

«Caporalato, Renzi metta la fiducia sulla legge»

Premio Jerry Masslo. Susanna Camusso al premier: «Una volta tanto lo faccia sui diritti fondamentali delle persone», la leader del sindacato all'iniziativa della Flai Cgil contro lo sfruttamento della manodopera nei campi

Antonio Sciotto MONDRAGONE (Caserta)

«Spesso accettiamo di lavorare senza contratto, per un salario molto basso, senza contributi e senza ferie. Accettiamo anche di pagare per lavorare, anche se non abbiamo i soldi per tornare a casa». La voce di Valentina Vasylionova rimbomba tra i palazzoni scrostati di Mondragone, nel casertano, tra i panni stesi e gli sguardi diffidenti della gente del posto: i lavoratori bulgari si sono avvicinati al palco della Flai Cgil solo quando hanno sentito parlare la loro lingua. 
Abitano in centinaia qui, braccia per le campagne del posto, 20 euro al giorno per 14 ore di fatica. Quando prende la parola Susanna Camusso, si rivolge direttamente al premier Matteo Renzi: «Metta la fiducia sulla legge contro il caporalato, perché lo ha già fatto tante altre volte: ma quando si parla dei diritti fondamentali delle persone non vediamo la stessa urgenza».

La Cgil ricorda come ogni anno Jerry Masslo, il bracciante sudafricano ucciso nel 1989 a Villa Literno dopo aver difeso strenuamente i diritti dei lavoratori migranti. Siamo già alla quarta edizione del Premio istituito dalla Flai in sua memoria: quest’anno i giovani delle scuole e gli artisti riflettono sui muri in costruzione in tutta Europa e sulle politiche di accoglienza. Questa mattina, all’alba, è previsto un giro del sindacato di strada per le rotonde dove i caporali reclutano la manodopera e successivamente l’omaggio alla tomba di Masslo.

Emilia Spurcaciu, rumena, cerca di sollecitare i suoi connazionali a non arrendersi anche se le condizioni di lavoro sono dure: «Gli italiani hanno già combattuto per diritti che sono a disposizione anche per noi, non partiamo da zero. Il sindacato mi ha fatto capire che devo pretenderli anche per me: non è normale che si lavori per 20-25 euro al giorno, fino a 15 ore, quando da contratto devi avere minimo 52 euro per una giornata di 6 ore».

Prende la parola Jacob Atta, ghanese, bracciante e sindacalista a Rosarno: «Jerry è morto tanti anni fa, ma noi siamo qui per ricordare quello che ha fatto, perché come noi dopo un lungo viaggio era venuto a cercare fortuna in Italia. Non deve morire più nessuno, e noi continueremo a batterci anche se ci minacciano: qualche anno fa hanno bucato tutte e quattro le gomme del furgoncino Flai di Gioia Tauro, ma noi le abbiamo cambiate e l’indomani eravamo di nuovo sulla strada».

Adam Muka, pakistano, racconta di non essere stato pagato per ben 8 mesi, finché non è si è rivolto alla Cgil di Caserta: «Mi hanno fatto riavere stipendi e contributi. Se ti spacchi la schiena sotto il sole per tante ore, il minimo è che ti riconoscano tutti i diritti. Io vorrei iscrivermi all’università, cambiare la mia vita». Sara Moutmir, 21 anni, è nata in Marocco ma ha studiato fin dalle elementari nel nostro Paese. La conoscenza dell’italiano è preziosa per chi fa sindacato di strada: «Dico alle donne che lavorano nelle campagne che non devono avere paura: perché è proprio la nostra paura che permette a loro, agli imprenditori e ai caporali, di sfruttarci».

La segretaria generale della Flai Cgil, Ivana Galli, invita la politica a percorrere l’ultimo miglio perché si approvi finalmente la legge contro il caporalato: «È un provvedimento utile, perché estende le sanzioni, anche penali, alle imprese che utilizzano l’intermediazione illecita. Si prevede l’arresto, la confisca dei beni guadagnati violando le regole». Chiede poi alle prefetture e ai Comuni di adoperarsi perché il Protocollo firmato nel maggio scorso diventi operativo: permetterebbe di migliorare mezzi di trasporto e alloggi per chi lavora nei campi.

La segretaria Cgil Camusso insiste sull’importanza dell’accoglienza: «L’Italia ha anche straordinarie risorse di generosità, come dimostrano i cittadini di Lampedusa: dobbiamo valorizzarle proprio noi che ci crediamo».

Il caporalato e le condizioni di semi schiavitù nei campi sono «la ferita aperta del nostro Paese», e «ci sono volute purtroppo delle morti per ottenere dalla politica una nuova legge, già la seconda dopo quella che ha istituito il reato di caporalato». «Chiediamo al governo di mettere la fiducia su quella legge, come ha già fatto troppe volte: una volta tanto lo faccia sui diritti fondamentali delle persone».

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Da Villa Literno a Mondragone, nell’inferno dei caporali

Reportage. Tra le dosi di cocaina e i cumuli di spazzatura ogni mattina i furgoncini caricano i braccianti bulgari per la raccolta nei campi. La Flai Cgil cerca di ristabilire diritti e legalità. L'omaggio alla tomba di Jerry Masslo

Antonio Sciotto VILLA LITERNO (CASERTA)

«Pensavo di trovare in Italia uno spazio di vita, una ventata di civiltà, un’accoglienza che mi permettesse di vivere in pace e di coltivare il sogno di un domani senza barriere né pregiudizi. Invece sono deluso. Avere la pelle nera in questo paese è un limite alla convivenza civile. Il razzismo è anche qui: è fatto di prepotenze, di soprusi, di violenze quotidiane con chi non chiede altro che solidarietà e rispetto. Noi del terzo mondo stiamo contribuendo allo sviluppo del vostro paese, ma sembra che ciò non abbia alcun peso. Prima o poi qualcuno di noi verrà ammazzato e allora ci si accorgerà che esistiamo».

Jerry Masslo scriveva queste parole nel 1989, lo stesso anno in cui in effetti fu ucciso a colpi di pistola da una banda di criminali che aveva fatto irruzione nella sua baracca per rubare a lui e agli altri braccianti il provento di durissime giornate nei campi. Ieri queste stesse parole sono risuonate a Villa Literno, davanti alla sua tomba, lette da una ragazzina delle scuole medie. Con le segretarie di Cgil e Flai, Susanna Camusso e Ivana Galli, il sindaco della cittadina campana, la console del Sudafrica (paese di provenienza di Masslo), una piccola folla ha reso omaggio a lui e ai tanti immigrati che pagano le nostre pensioni, abbassano fino al paradosso i prezzi dei nostri pomodori, preparano anche per noi un’Italia diversa e multicolore.

LA GIORNATA ERA COMINCIATA alle 5, all’alba, con tre pullman del sindacato di strada diretti da Castel Volturno verso tre piazze del caporalato: Villa Literno, Mondragone e Pescopagano. A Mondragone l’inferno è reale oltre le rappresentazioni più fantasiose, e lì ti rendi conto che Gomorra è soltanto una serie tv: banchetti con le dosi di cocaina sfacciatamente esposti agli angoli dei palazzoni, vicino alla piazza principale. I balconi scrostati, la lunga serie di panni appesi alle finestre, e un esercito di braccianti bulgari – almeno mille nella zona, ma arrivano fino a duemila in alta stagione – che pur vivendo qui da qualche anno non parla una parola di italiano.

Tra i bidoni dell’immondizia dove rovistano i cani randagi e i furgoni dei caporali che fin dalle 5,30 sfrecciano tra le strade, rischi di sentirti un alieno perché la parola Stato qui è un nonsenso: ma d’altronde, tutti sappiamo benissimo che anche questa è l’Italia.

I sindacalisti della Flai avvicinano i braccianti – tante sono donne, con un fazzoletto in testa o una sorta di vestito tradizionale bulgaro – distribuiscono volantini scritti nella loro lingua, un berretto con il logo del sindacato e un k-way per ripararsi da vento e pioggia. Riusciamo a parlare con qualcuna di queste lavoratrici grazie alla mediazione di Valentina Vasylionova, del sindacato di Sofia, invitata dalla Cgil.

«SÌ, GRAZIE, SE AVREMO bisogno verremo al sindacato». Ma più che al volantino, le braccianti sembrano interessate al berretto, alla t-shirt e al k-way, che vanno a ruba: anche perché in campagna tutto quel che copre può essere prezioso. Raccontano di essere qui con i loro mariti, ma alcune sono venute da sole, e i loro bimbi sono rimasti in Bulgaria. Mandano i soldi, ci pensano i nonni a crescerli. Intanto a Mondragone c’è da saldare l’affitto di quei palazzoni, il cibo per tirare la giornata, e poi, certo, si devono pagare anche i caporali.

Che dai loro furgoncini sorridono, prendono anche loro il berrettino della Cgil, mostrano il volto buono: ma quando si richiudono i portelloni, e le donne ci salutano sorridenti come bambine, probabilmente il discorso cambia. Il sindacato diventa un nemico – «non ci andate da loro» – ci riferisce un altro lavoratore accennando qualche parola in italiano.

Grazie alla fiducia dischiusa da Valentina, visto che parla la loro lingua, finalmente però un piccolo spiraglio si è aperto: una quindicina di lavoratori e lavoratrici bulgare ha deciso che mercoledì prossimo andrà alla Flai, per una riunione con il segretario Igor Prata.

«CON I BULGARI – ci spiega Prata – la comunicazione è più complicata, sono una comunità piuttosto chiusa. Diverso è con i rumeni, gli ucraini, gli africani del Maghreb che pure lavorano qui. Siamo contenti che si sia creato questo filo: intanto basta aiutarli anche solo per i documenti, o per piccoli bisogni, più avanti magari si può pensare a delle vertenze».

Anche perché le campagne del casertano riproducono le condizioni di tante altre parti d’Italia: 25-30 euro al giorno per 12-14 ore di lavoro, 5 dei quali vanno al caporale, poche pause e ritmi bestiali, salute e sicurezza sotto i limiti della dignità. In questo caso non ci sono baracche, i bulgari vivono nei palazzoni di Mondragone, ma fino a 15 persone in appartamenti di 60-70 metri quadri con servizi quasi inesistenti.

venerdì 7 ottobre 2016

PEDEMONTANA: CONTINUA LA COMMEDIA


Mercoledì 5-10-016 s'è tenuto l'annunciato incontro tra i sindaci dei Comuni della tratta B2 di Pedemontana e il Presidente della soc. Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) Antonio Di Pietro, presenti anche i vertici di Concessioni Autostrade Lombarde (CAL).
I comunicati e i resoconti della stampa ci portano come ambientalisti del coordinamento INSIEME IN RETE ad un commento sui suoi esiti.


Meda/Seveso 8/10/2016

La Soc. Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) con il suo attuale Presidente Antonio di Pietro e Concessioni Autostrade Lombarde (CAL), hanno portato un nuovo argomento per sostenere la tesi di proseguire con la realizzazione dell’autostrada: lo spauracchio delle penali da pagare agli appaltatori in caso di rinuncia al completamento dell’opera.
Un’argomentazione che omette il fatto che delle tratte B2, C e D non esiste nemmeno un progetto esecutivo, ragion per cui qualsiasi penale sarebbe sicuramente rapportabile allo stato dell’iter e quindi di gran lunga inferiore ai costi totali previsti per la realizzazione delle parti mancanti dell’autostrada.
Insomma quella fatta da APL e CAL nel consesso voluto dal Presidente della Provincia di Monza e Brianza è da ritenersi una forma di indebita pressione.

Nel complesso non stupisce che l’esito dell’incontro lasci i Sindaci della Tratta B2 del tutto insoddisfatti: il modo in cui è stato realizzato questo incontro e quanto emerso ha qualcosa di surreale.
In primo luogo è criticabile che siano stati coinvolti soltanto i Sindaci della Tratta B2.
Trattandosi di un appuntamento di livello provinciale ci saremmo aspettati la partecipazione di tutti i Sindaci. Sabato 8 ottobre su Repubblica il Sindaco di Mezzago ribadisce la contrarietà del suo Comune al proseguimento dell’autostrada, con una posizione coerente e condivisibile che avrebbe dovuto essere presa in considerazione.
Altri Sindaci della tratta C hanno posizioni simili e non sono stati invitati.
Questa impostazione mostra come lo sguardo sull’infrastruttura non sia mai di insieme e, infatti, non è mai presa in considerazione l’idea di fare un punto della situazione con tutti i Sindaci, compresi quelli delle tratte già in esercizio, laddove il territorio è stato letteralmente massacrato e dove i soldi residui dovrebbero servire a risarcire i danni piuttosto che ad avviare altrove inutili cantieri.

Nel merito poi dei contenuti dell’incontro, invece di ripetere il solito mantra dell’autostrada che si deve fare tutta e se si farà tutta sarà una “bella” autostrada andrebbe esplicitato che il Project Financing con cui molti si son riempiti la bocca è ormai un pallido ricordo e un totale fallimento per la mancanza del capitale privato.
La “commedia” raggiunge l’apice con APL che continua a promettere ai Comuni l’anticipo delle opere di viabilità locale e intercomunale connesse con risorse economiche che non ci sono e quindi chiedendo alle stesse Amministrazioni di coprirle preventivamente di tasca propria.
E’ noto che quando le società non riescono a mantenere i propri impegni, falliscono e pagano le conseguenze dei danni che hanno contribuito a realizzare, invece, in linea con l’italico sistema la Soc. Autostrada Pedemontana Lombarda chiede alla Regione “l’anticipo delle risorse a preventivo”.
Chiede cioè un altro intervento pubblico da sommare all’incentivo “virtuale” della defiscalizzazione per 800 milioni voluta dal governo.
Un’istanza che va nella direzione di buttare denaro PUBBLICO nella voragine, in aggiunta alla quota “dell’aiuto di Stato” della defiscalizzazione la cui legittimità è sotto esame della Commissione Europea per la Concorrenza.

Dai comunicati e dagli articoli, inoltre verifichiamo che il bilancio ambientale e la criticità Diossina TCDD sulla tratta B2 e inizio C sono spettri da non evocare mentre per quanto riguarda il territorio di Seveso e comuni limitrofi la questione dovrebbe stare al centro dell’attenzione e non solo perché la presenza di diossina TCDD potrebbe comportare una ulteriore e aggiuntiva previsione di spesa ma anche perché non basta ricordare il danno di 40 anni fa, ma bisogna essere molto solleciti e presenti per prevenire l’aggravamento della situazione perpetrando una scelta già sbagliata che riguarda appunto il passaggio di una autostrada in una zona così fortemente contaminata.

A questo punto la decenza imporrebbe di prendere atto della disastrosa situazione in cui ci troviamo – tempi non rispettati, pezzi di autostrada incompiuti, bassissimi volumi di traffico sulle tratte realizzate, costi realizzativi elevati, territorio pesantemente compromesso, aree verdi devastate, compensazioni ambientali abbandonate al loro destino - rinunciando al completamento di questa inutile e dispendiosa infrastruttura aprendo invece un confronto sul potenziamento del ferro e della viabilità esistente.
E’ nelle facoltà del Governo attuale riprendere in mano il progetto complessivo dell’opera e stralciarla in modo definitivo da quelle previste dalla Legge Obiettivo (creatura del Governo Berlusconi, ndr) per dare vita a qualcosa di più sensato e attento ai bisogni reali del territorio.

Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile

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Da QuiBrianza

Pedemontana, i sindaci incontrano 

Di Pietro ma restano tutte le incertezze

PEDEMONTANA - I sindaci della tratta B2, quella compresa tra Lentate sul Seveso e Cesano Maderno, mercoledì pomeriggio hanno incontrato Antonio Di Pietro, presidente di Pedemontana, nella sede della Provincia di Monza. Massima disponibilità.... se ci saranno i soldi
La disponibilità l'ha data, i soldi no. Li sta cercando anche lui. Antonio Di Pietro, presidente di Pedemontana, mercoledì pomeriggio ha incontrato i sindaci della tratta B2 (ovvero i Comuni di Lentate sul Seveso, Meda, Barlassina, Seveso e Cesano Maderno) nella sede della Provincia di Monza e Brianza per affrontare temi ancora irrisolti. La volontà di collaborare c'è, ma sia i Comuni sia Pedemontana hanno tremendamente bisogno di quattrini.

L'incontro si è svolto dopo la lettera inviata a Di Pietro da Gigi Ponti, in qualità di Presidente della Provincia di Monza e Brianza (ma anche sindaco di Cesano Maderno), in data 12 settembre per sollecitare un incontro urgente. Lo stesso Ponti si è fatto portavoce del disagio dei Comuni, evidenziando che Pedemontana invece di diventare una risorsa sta diventando un problema. Non solo viabilistico: soprattutto al momento sta mettendo in difficoltà la progettualità del territorio, con Pgt che restano "congelati" a causa dell'incertezza. Sul tavolo anche la necessità di realizzare opere viabilistiche prima dell'apertura del cantiere per evitare di pregiudicare la vivibilità dei nostri territori.

Di Pietro si è detto disponibile a valutare la possibilità di anticipare la realizzazione delle opere connesse rispetto alla tratta autostradale vera e propria, per ridurre gli impatti della cantierizzazione sulla viabilità locale: tuttavia potrà farlo solo se saranno disponibili le risorse finanziarie.

Ha infatti sottolineato che l'incognita principale è quella economico finanziaria, che pregiudica di fatto qualsiasi previsione temporale e attuativa, anche poiché sono andati deserti diversi bandi per coinvolgere nell’operazione gli istituti bancari. Mentre ulteriori ricognizioni sono ancora in corso, Pedemontana ha anticipato di aver richiesto un intervento di Regione Lombardia affinché vengano anticipate parte delle risorse a preventivo, mentre dal Governo è stata confermata la disponibilità alla defiscalizzazione dell’opera, pari a circa 800 milioni da spalmare nel corso della realizzazione. 

Alla porta della Lombardia bussano anche i sindaci chiedendo di stanziare quei soldi che mancano alla Provincia per farsi carico della manutenzione ordinaria e straordinaria della Milano-Meda, che ha preso in gestione il 19 marzo. Sono stati effettuati alcuni interventi, ma di certo non bastano per restituire completa sicurezza e dignità a una strada così trafficata.

Chiedere non costerà nulla. Ottenere sarà più difficile. Nel frattempo tutti i dubbi sulla Pedemontana e sulla Milano-Meda restano.

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Un articolo de Il Fatto che racconta dell'audizione di Di Pietro in Commissione Regionale Programmazione e Bilancio

mercoledì 5 ottobre 2016

INTERROGAZIONE CONGIUNTA SUL TAGLIO DEI TIGLI DI VIA SEVESO A MEDA


Il taglio dei tigli di via Seveso è stato oggetto di una serie di pronunciamenti da parte del gruppo di Sinistra e Ambiente per ribadire il proprio giudizio, confermato anche dalla scarsa documentazione consegnataci, fortemente critico sull'operato dell'amministrazione di Caimi che con superficialità ha deciso il taglio degli alberi.
Ora i gruppi consiliari di Sinistra e Ambiente, Meda per Tutti e Con Buraschi per Meda hanno congiuntamente protocollato un'interrogazione unitaria rivolta principalmente all'assessore alla Pianificazione Territoriale e ai Lavori Pubblici con quesiti puntuali rispetto ai quali auspichiamo risposte altrettanto puntuali.
Vedremo se le risposte formali saranno in linea con la documentazione sinora disponibile e se daranno altri elementi soprattutto sulle intenzioni di questa amministrazione in situazioni simili.


Abbiamo trattato l'argomento anche su:

LA DOCUMENTAZIONE CONFERMA COME INGIUSTIFICATO IL TAGLIO DEI TIGLI DI VIA SEVESO

SULL'INCONTRO CON L'ASSESSORE DOPO IL TAGLIO DEI TIGLI DI VIA SEVESO A MEDA

SULL' INGIUSTIFICATO TAGLIO DI ALBERI IN VIA SEVESO

mercoledì 28 settembre 2016

PONTE SULLO STRETTO: TORNA IL LEITMOTIV DELL'ILLUSIONISTA DI TURNO

Ieri 27-9-016, alla Triennale di Milano, alla festa per i 110 anni della Salini-Impregilo (colosso delle costruzioni nelle infrastrutture), il premier Renzi s'è lanciato in un rispolvero del progetto di realizzazione del ponte di Messina in perfetta continuità con promesse alla Cetto Laqualunque o per chi ricorda, con lo stile di Totò quando vendeva la fontana di Trevi .
Un ritorno, in perfetta continuità con le promesse di berlusconiana memoria, del tutto identiche. 
«Caro Pietro, è una sfida a voi», così il premier, rivolto a Pietro Salini, numero uno del gruppo.
La sfida sarebbe appunto la realizzazione del ponte.
«Io su questo vi sfido, perché noi siamo pronti, abbiamo dimostrato che a noi poche cose fanno paura. Per cui, se voi siete nelle condizioni di portare le carte e di sistemare ciò che è fermo da dieci anni, noi lo sblocchiamo».
Non poteva mancare per completare l'italico quadretto l'annuncio, anch'esso in perfetto stile berlusconiano della creazione di ...... 100 mila posti di lavoro.
I "leitmotive" sono dunque: noi decidiamo, noi siamo pronti, possiamo mettervi a disposizione risorse economiche da buttare e il territorio da devastare. Care imprese, accomodatevi, offriamo noi.
Del resto, da tempo, le decisioni sulle infrastrutture da realizzare non sono prese sulla base di presupposti veritieri e di compatibilità economica bensì per tener fede a fantasiose promesse elettorali e accontentare le imprese delle costruzioni e dell'ingegneria.
Il gruppo Salini-Impregilo è lo stesso che dieci anni fa, con il Governo Berlusconi si aggiudicò la realizzazione del ponte, finito poi in una sequenza di cause legali e di pagamento di penali per la rinuncia alla sua realizzazione da parte del Governo Monti. Insomma, questo progetto ha già causato un pesante sperpero di denaro pubblico.
Da anni più soggetti fanno notare, con realismo e con perizie tecniche ed economiche alla mano, le criticità sismiche, lo sproporzionato costo, l'assenza totale d'una rete stradale e ferroviaria efficente e funzionante in Calabria e Sicilia, l'inesistente convenienza economica del ponte, l'impatto ambientale non sostenibile.
Problemi ed obiezioni che come spesso accade vengono ignorati, preferendo annunci surreali e supponenti ad uso e consumo elettorale come quelle pronunciate da Renzi.

Eppure, come riportato nel sito di Possibile, le dichiarazioni degli esponenti del Pd e dello stesso Renzi erano di tutt'altro tono negli anni passati, quando a suonare la grancassa sul ponte era Berlusconi:

“E’ veramente una presa in giro inqualificabile proporre un’opera faraonica mentre pochi giorni fa le case sono cadute sotto la frana a Messina”, disse, sottolineando come fosse necessario piuttosto “mettere in campo un grande piano di manutenzione delle scuole italiane che cadono a pezzi”. (Dario Franceschini intervistato nel 2009 dal Tg3)
“Berlusconi: prima di morire spero di attraversare il Ponte di Messina. Viva pure a lungo, ma provi a non dire scemenze” (Debora Serracchiani, su Twitter nel 2013)
“I siciliani non hanno l’acqua ma presto, grazie al Ponte sullo Stretto di Messina, avranno pronta una via di fuga” (Roberto Giachetti, giugno 2013)
“Lo considererei un capitolo chiuso (Andrea Orlando, luglio 2013)
Il rapporto costo-benefici non regge: il ponte sullo Stretto costa troppo per essere un ponte ed è un’opera avulsa da strategie”. (Piero Fassino, gennaio 2006)
“Ha ragione il vicepresidente di Confindustria, quando dice che il Ponte è il caviale, mentre il pane sono le strade, ferrovie e i porti per la mobilità interna in Sicilia” (Anna Finocchiaro)
“Siamo qui per opporci ad un capriccio del governo che vuole realizzare un’opera inutile. Si tratta di un’infrastruttura pericolosa per i cittadini e per le casse dello Stato, della quale non abbiamo bisogno”. (Gennaro Migliore, agosto 2009)
Vogliamo un Paese che preferisca la banda larga al ponte sullo Stretto; che dica no al consumo di suolo e sì al diritto di suolo” (Matteo Renzi, Carta di Firenze, 7 novembre 2010).

Ecco, povero Paese, costretto ad assistere a questi penosi numeri circensi.

Renzi cambia rotta e balla sullo Stretto

Governo. Ospite della Salini-Impregilo, che nel 2005 guidava l’associazione di imprese che vinse l’appalto, il premier rilancia il progetto del Ponte di Messina: «Se siete nella condizione di sbloccare le carte, noi ci siamo». E promette «100 mila posti di lavoro»


Non si sa con esattezza quanti soldi siano stati bruciati negli ultimi vent’anni tra carte, studi, progetti preliminari e plastici. Una stima al ribasso indica la cifra di 600 milioni di euro buttati
Basti pensare che per stabilizzare definitivamente i 26 mila precari dei comuni siciliani, figli della politica clientelare dei partiti in Sicilia, ne basterebbero la metà.

L’idea del Ponte sullo Stretto è servita a riempire le tasche di consulenti, progettisti e studi professionali. Berlusconi ne aveva fatto un mantra per fini elettorali, salvo poi abbandonare il progetto. A rilanciarlo qualche mese fa è stato il partito di Angelino Alfano con una mozione approvata in Parlamento. Renzi si era premurato però di smorzare le polemiche immediate, «prima le altre opere utili al Sud e poi parleremo del Ponte». Evidentemente il premier ha avuto feedback positivi se adesso, di botto, ha deciso di cambiare rotta. Il Ponte si può fare. Proprio il giorno dopo l’ufficializzazione della data per il referendum costituzionale. Non sarà il fumoso milione di posti di lavoro di Berlusconi, ma di questi tempi, con l’Istat che rivede al ribasso il Pil e la comunità internazionale che un giorno si e l’altro pure fa le pulci ai conti dello Stato, promettere 100 mila posti di lavoro fa gioco al premier.

Cifra che Renzi ha buttato lì, nel corso dell’assemblea per i 110 anni del gruppo Salini-Impregilo, che nel 2005 era alla testa dell’associazione temporanea di imprese Eurolink Scpa che vinse la gara d’appalto come contraente generale per la costruzione del Ponte con un’offerta di 3,88 miliardi di euro. «Se siete nella condizione di sbloccare le carte e di sistemare quello che è fermo da 10 anni noi ci siamo», ha detto il premier, che ha indicato l’infrastruttura come parte del completamento della Napoli-Palermo, definendola un’opera «utile per tornare ad avere una Sicilia più vicina e per togliere la Calabria dal suo isolamento». Coglie la palla al balzo il numero uno del gruppo, Pietro Salini: «Anche noi ci siamo. Si tratta di parlare con le varie amministrazioni e fare un progetto che non è per noi, ma per il Paese».

Tanto è bastato a riaccendere le polemiche su un opera pensata addirittura nel 250 a.C dai romani. Nonostante la società stretto di Messina Spa sia in liquidazione, continuando comunque a pagare una decina di collaboratori, il numero uno di Anas, Gianni Vittorio Armani, ha immediatamente dato la propria disponibilità: «Se e quando il governo ce lo chiederà, siamo pronti a riavviare l’opera, soprattutto ora che a dicembre sarà terminata la Salerno-Reggio Calabria». Beppe Grillo sul suo blog ha subito stoppato l’idea del «menomato morale». E’ «un’opera che non vedrà mai la luce, già costata circa 600 milioni ai contribuenti» e «Monti stanziò 300 milioni per il pagamento delle penali per la non realizzazione del progetto», sbotta il leader M5S. Aggiungendo che «secondo il piano economico approvato dal Cda della Stretto di Messina Spa il costo dell’opera sarebbe di 8,5 miliardi, mezzo reddito di cittadinanza con cui il M5S salverebbe 10 milioni di italiani dalla fame».

Anche chi prima sosteneva il progetto, come Forza Italia, irride il premier, ma per evidenti schemi politici. Il compito spetta a Renato Brunetta, capogruppo alla Camera: «L’obiettivo del premier è deviare l’attenzione dell’opinione pubblica su un tema che non sia il referendum, considerando anche una campagna per lui tutta in salita». L’altolà istituzionale arriva da Laura Boldrini. Per la presidente della Camera la priorità non è il Ponte ma «rilanciare il lavoro al Sud e poi mettere in sicurezza il nostro territorio, anche in Sicilia e Calabria, regioni sismiche».

Dalla parte del No Italia Nostra e Green Italia. Per il presidente dell’associazione Marco Parini- (Italia Nostra) l’opera sarebbe «devastante per il paesaggio e di dubbia sicurezza per l’elevato rischio sismico del territorio», mentre i portavoce di Green Italia Annalisa Corrado e Oliviero Alotto ricordano a Renzi «le sue sagge parole pronunciate nel 2012, quando disse che invece di parlare del Ponte Messina, sarebbe stato il caso di dare 8 miliardi alle scuole per renderle più moderne e sicure».
E se il governatore Rosario Crocetta appare possibilista («se ci sono i soldi si fa e non sarà certo la Regione a mettersi di traverso»), Leoluca Orlando bolla il progetto come «anacronistico».

ESCURSIONE NELLA BRUGHIERA E NELLA VALLE DEI MULINI IL 2-10-016


Domenica 2 ottobre 2016 una bella escursione nei boschi della Brughiera organizzata dal Comitato per il Parco Regionale della Brughiera insieme con il Gruppo Naturalistico della Brianza e il Circolo Cooperativa di Minoprio:

INCONTRI LARIANI: I LUOGHI DELL'ACQUA E L'ABBAZIA DI VERTEMATE

Una giornata in Brughiera e lungo le sponde del Seveso nella Valle dei Mulini, alla scoperta dei territori dell'Abbazia San Giovanni di Vertemate.
Ritrovo alla stazione ferroviaria FS di Cucciago (CO) Domenica 2 ottobre 2016 ore 8,45 (per chi vuole venire in treno, consulti l' orario ferroviario ).

Alle ore 9.30, accolti dalla proprietaria sig.ra Olga, visita al Mulino Tommasone di Fino Mornasco con la guida del "mugnaio" che ha lavorato alla macina delle granaglie quando l'impianto era ancora in funzione . Durante la visita saranno raccolte offerte per il mantenimento del Mulino.
Arrivo al Circolo Cooperativa di Minoprio (Time Café) alle ore 13.00 con aperitivo offerto dai soci ai partecipanti all'escursione.

Pranzo al sacco a carico dei partecipanti e rientro alla stazione ferroviaria FS di Cucciago previsto attorno alle ore 15,30 circa.


La presa d'acqua sul Seveso del Mulino Tomasone

La ruota del Mulino Tomasone
La tremoggia del Mulino Tomasone

martedì 27 settembre 2016

DUE PAROLE SUL PROGETTO DI NUOVA VIABILITA' DI VIA PACE A MEDA


In data 31-8-2016, con delibera n° 183, la giunta ha approvato il progetto esecutivo dei lavori di realizzazione nuova viabilità di via Pace.
L'inizio dei lavori è annunciata nel cronoprogramma per fine novembre 2016 e la chiusura cantieri per fine marzo 2017.
Via Pace è un'arteria medese che a seguito dei lavori di riqualificazione della stazione FNM è stata ridotta, con restringimento della carreggiata, ad un unico senso di percorrenza e si attende il ripristino del doppio senso di circolazione con i connessi lavori di ampliamento e miglioramento.
Abbiamo pertanto chiesto ed esaminato gli elaborati progettuali, anche in considerazione del fatto che simili interventi, comunque importanti per Meda, non sono considerati dalla maggioranza di Caimi argomenti da illustrare in sede di deputata Commissione, magari per raccogliere suggerimenti o proposte da verificare se tecnicamente integrabili o meno nella progettazione.
Il progetto contempla la previsione del sottopasso di collegamento con i tre binari della stazione definito nella terza fase dei lavori d'ammodernamento ancora con una dubbia disponibilità di fondi, un'area parcheggi e l'apertura di una nuova strada verso via Gagarin legati ad un piano attuativo di un PII descritto come di "futura realizzazione".
Giusto prevedere queste possibilità, ma sulle realizzazioni certe, escluse le previsioni, il progetto esecutivo mostra a nostro avviso, qualche lacuna e ci lascia un poco perplessi.
Da rapidi calcoli, non ci risulta nessuno posto auto in più (neanche quelli che potrebbero essere utili nell'ipotesi si aprisse l'ulteriore sottopasso previsto per le ferrovie) e ci pare insufficiente l'attenzione per i pedoni che si troveranno a non avere alcun marciapiede sul lato ferrovia e dovranno, invece, affrontare una non semplice convivenza con le due ruote sulla ciclabile, ribattezzata appunto pista ciclopedonale.
Insomma, un progetto minimale, poco approfondito, che non da soluzione completa alle criticità proprie di tutte le categorie di utenti (automobilisti, ciclisti, pedoni) nonostante la spesa prevista di 245.000 euro.


mercoledì 21 settembre 2016

IL 26-9-016 A MONZA UNA SERATA PER IL NO ALLE MODIFICHE COSTITUZIONALI


Questo blog da e darà spazio alle iniziative e agli incontri pubblici organizzati dai gruppi e dalle associazioni riuniti nel Comitato  per il NO che invitano - quando si terrà il Referendum - a VOTARE NO alle modifiche Costituzionali volute dal governo Renzi.

Cominciamo con un incontro Lunedì 26-9-016 dalle ore 21.00 a Monza presso la CGIL in via Premuda 17 organizzato dalla Senatrice Lucrezia Ricchiuti che ha sempre avuto una posizione contraria e di dissenso rispetto alle modifiche alla Costituzione volute dal governo Renzi.
Alleghiamo oltre al programma della serata, anche la lettera-appello scritta dalla Senatrice, che si rivolge ai cittadini con una posizione totalmente differente da quella espressa ufficialmente dal PD, suo partito d'appartenenza.


sabato 17 settembre 2016

SUL LAVORO SI MUORE PER DIFENDERE I DIRITTI E GLI ACCORDI


Il 14-9-016, alle 23,45, Abd Elsalam Ahmed Eldanf lavoratore del settore logistico presso il magazzino GLS di Piacenza, delegato sindacale dell'Unione Sindacale di Base (USB), impegnato con i colleghi in una difficile vertenza  è stato travolto e ucciso da un TIR in uscita dal magazziono GLS mentre era in corso uno sciopero del personale della Seam (ditta che gestisce il magazzino in subappalto dalla GLS) con  manifestazione sindacale e picchetto per protestare contro il mancato rispetto degli accordi sottoscritti per le assunzioni a tempo determinato dei precari.
Una lotta, una battaglia che nella logistica possiamo considerare di "civiltà" viste le condizioni di un settore difficile dove la precarietà è una costante, dove i subappalti sono spesso incontrollabili con la presenza di numerose "cooperative" di intermediazione, dove i diritti dei lavoratori sono costantemente violati e calpestati con condizioni di lavoro pesanti e ricatti occupazionali continui con riduzione dei salari, aumento dei ritmi, uso smodato della flessibilità e dei licenziamenti illegittimi e palesemente discriminatori.
Un settore dove le "cooperative" hanno reclutato e reclutano in prevalenza manodopera fatta da lavoratori extracomunitari sicuramente più ricattabili ma anche dove gli stessi lavoratori, coraggiosamente, rispondono massicciamente quando si aprono vertenze sui diritti, sul salario e per la dignità.
Come sempre, qualcuno dirà che "è stato un incidente".

Vi invitiamo a leggere attentamente l'articolo de Il Manifesto e a visionare il video che mostra il comportamento di alcuni dirigenti durante un precedente sciopero alla GLS di Milano.

Operaio ammazzato sotto un camion a Piacenza

Di Andrea Cegna

La tragedia durante una protesta. 
Abd Elsalam Ahmed Eldanf, 53 anni, egiziano, professore e padre di 5 figli, sindacalista dell’Usb, lavorava come operaio per una società subappaltatrice della Gls

Silenzio. Rabbia. Indifferenza. Quando la pioggia lascia lo spazio a un tenue sole davanti ai cancelli della Gls di Piacenza si potevano trovare solo silenzi, rabbia e indifferenza. 
Il polo logistico, alla periferia della città, era totalmente isolato. Le vie d’accesso chiuse dalla polizia locale. Pochi solidali e qualche giornalista assiepavano il presidio permanente dell’Usb che continua da ieri sera e che dopo la morte di Abd Elsalam Ahmed Eldanf è inserito dentro a uno sciopero generale di 24 ore che ha coinvolto diversi poli della logistica in tutt’Italia.
Abd Elsalam Ahmed Eldanf, 53enne, molti ci tengono a precisare che in Egitto, suo paese d’origine, fosse un professore e padre di cinque figli, precisazione che non aggiunge nulla al dramma.
Abd Elsalam Ahmed Eldanf era uno degli operai di una delle tante società appaltatrici di servizi per la multinazionale Gls che stava manifestando per i diritti di suoi colleghi. 
Infatti l’azienda aveva disatteso accordi sindacali per 13 persone. 
Il picchetto, finito in tragedia, è nato dopo un’assemblea sindacale che ha generato uno sciopero di otto ore e una trattativa, notturna, con l’azienda. 
Il fallimento della trattativa ha spinto il sindacato e i lavoratori ha trasformare lo sciopero in picchetto. Per evitare che il picchetto bloccasse il viaggio dei camion e gli interessi dell’azienda, raccontano gli operai, un preposto di Gls ha iniziato a incitare il camionista a muoversi e partire. 
Così il tir si è mosso, ha colpito il 53enne e poi l’ha trascinato per 4/5 metri e infine schiacciato. 
Un altro facchino è stato ferito, lievemente per fortuna.
Il fratello dell’uomo ucciso, Elsayed Elmongi Ahmed Eldanf, ci dice che «non è la prima volta che ci hanno minacciato per le nostre lotte, spesso ci dicevano andate via, andatevene, non siete i benvenuti». 
E aggiunge «Antonio Romano è uno dei responsabili della Gls di Piacenza ed è lui che diceva all’autista di andare avanti. 
Diceva all’autista se qualcuno va davanti al camion schiaccialo come un ferro da stiro. Poi ci penso io. Il camionista così è andato avanti, perché ha ascoltato le parole del responsabile, provando a spaventare mio fratello, però l’ha colpito per poi farlo cadere e schiacciarlo».
Erano circa le 23.45 e secondo il capo della procura di Piacenza Salvatore Cappelleri «quando è avvenuto l’incidente non era in atto alcuna manifestazione all’ingresso della Gls». 
La ricostruzione della procura tiene fede alle dichiarazioni di una pattuglia dei carabinieri presente in quel momento. 
La dichiarazione di Cappelleri continua: «Quando il Tir è uscito dalla ditta, dopo le regolari operazioni di carico, ha effettuato una manovra di svolta a destra. Inoltre escludiamo categoricamente che qualche preposto della Gls abbia incitato l’autista a partire. 
Davanti ai cancelli in quel momento non vi era alcuna manifestazione di protesta o alcun blocco da parte degli operai, che erano ancora in attesa di conoscere l’esito dell’incontro tra la rappresentanza sindacale e l’azienda». 
Arrivata la dichiarazione, davanti ai cancelli della Gls è stata organizzata la risposta, così è stato reso pubblico un video che mostra come la mobilitazione fosse in corso già dalle prime ore della sera. 
Il video è stato pubblicato già nel pomeriggio di ieri da molti organi d’informazione e mostrerebbe una realtà diversa da quella della procura. Procura che ha anche acquisito le immagini delle telecamere dell’azienda e che potrebbero dare nuovi particolari.
Nel pomeriggio alcuni camionisti hanno acceso i tir. 
La tensione si è alzata immediatamente. La logica dei subappalti nel mondo della logistica genera una guerra tra poveri e sfruttati, anche davanti al dramma della morte le aziende chiedono ai camionisti di portare a termine il lavoro. 
Non esiste nessuna proroga o pausa. Alcuni autisti ci dicono: «Il limite per noi camionisti è 85 km all’ora. Da qui a Napoli ci vogliono circa 9 ore. Ci chiedono di fare il trasporto in 8. Se arriviamo in ritardo anche solo di un quarto d’ora ci tolgono 250 euro dalla busta paga e al terzo ritardo non ci rinnovano il contratto. Ogni anno firmiamo tre o quattro contratti. Così ci controllano e possono lasciarci a casa se facciamo ritardo o protestiamo». 
Facchini e autisti lavorano per Gls ma sono assunti da diverse cooperative o aziende, hanno diversi padroni, subiscono diverse pressioni, minacce e umiliazioni. 
I tir non si sono mossi e i picchetti sono ripresi per evitare nuove sorprese.
L’Unione Sindacale di Base ha diramato un duro comunicato secondo il quale «la GLS, e la cooperativa di intermediazione di mano d’opera presente in quello stabilimento e in molti altri e che più volte si è distinta per i ricatti schiavistici che impone ai suoi lavoratori, che di fronte alla probabile perdita di profitto a causa del blocco dello stabilimento, ha aizzato l’autista a forzarlo. 
Ma la Gls è anche colpevole di aver sempre cercato di sottrarsi agli accordi a cui, a prezzo di dure lotte, l’avevamo costretta per eliminare la precarietà e garantire diritti e umanità nei luoghi di lavoro». 
Oggi (17-9-016) l’Usb ha indetto una manifestazione nazionale a Piacenza, ci sarà uno sciopero di due ore alla fine di ogni turno nel settore privato e uno sciopero di 24 ore nella logistica.
Solidarietà è giunta dalla Cgil alla famiglia del lavoratore e ai compagni di lavoro: «Inammissibile perdere la vita per difendere il lavoro». La Fiom denuncia «il sistema di appalti, sub-appalti e false cooperative che determina sottosalario e lavoro precario senza tutele».

LA DOCUMENTAZIONE CONFERMA COME INGIUSTIFICATO IL TAGLIO DEI TIGLI DI VIA SEVESO

Durante l'incontro con i gruppi ambientalisti sulla vicenda del taglio dei tigli di via Seveso l'assessore Buraschi s'era dichiarata sicura e certa della completezza documentale, pur non chiarendo a sufficienza se esistesse una relazione tecnica motivante la drastica scelta del taglio (vedi qui).
Ora la documentazione disponibile è stata consegnata, dopo debita richiesta, al Consigliere Comunale di Sinistra e Ambiente.
E' una documentazione veramente scarsa che si riduce a due esposti, fatti sempre dalla stessa proprietà e a poche comunicazioni tra amministrazione e ufficio tecnico a mezzo e-mail dagli scarni contenuti.
Come previsto si conferma quindi che non v'è traccia di alcuna relazione tecnica per la valutazione della necessità e opportunità dell'intervento da effettuare, ne tantomeno di qualsivoglia atto o determina.
Risultano depositati due esposti della stessa proprietà (il secondo a richiamo del primo) indirizzati all'amministrazione comunale, con i quali si chiedono "spiegazioni sulla situazione indecente che si protrae lungo la via Seveso".
Situazione determinata, a detta di chi ha scritto, dalla presenza dei tigli a distanza non regolamentare dai confini, mettendo in dubbio l'utilità della loro esistenza con una serie di lamentele rispetto all'invasività degli alberi e al fatto che "sporcano" oltrechè non fare ombra.
Nell'esposto è richiamato che la presenza di alberi non permette alle autovetture di parcheggiare nei pressi delle attività esistenti, con conseguenze di parcheggi selvaggi e pericolosi per la viabilità.
Vengono poi evidenziati alcuni aspetti relativamente ad altre criticità viabilistiche di via Seveso e allo stato della strada.
Si segnala anche la mancata potatura degli alberi da parte del Comune tanto che la proprietà è intervenuta a sue spese con un taglio di fronde insistenti su parte del tetto e dei canali.
Come avevamo precedentemente scritto, si rafforza quindi la constatazione che le manutenzioni in carico al Comune, con potature nei periodi adatti, non siano state tutte effettuate e quelle fatte non siano state eseguite adeguatamente.

Sono un poco sconcertanti le azioni che ne seguono, a partire dall'illuminato suggerimento del sindaco Caimi di risolvere i problemi posti con "l'eliminazione delle piante".
Conseguenza è l'indicazione dell'ufficio tecnico a procedere al taglio di 10 piante (che poi diverranno 11, nell'abbattimento eseguito il 13 agosto) con i successivi ringraziamenti del sindaco per l'intervento effettuato.
Tutto è stato, a nostro avviso, trattato con superficialità, consentito e stimolato dall'amministrazione Caimi senza alcun approfondimento sulla necessità di far valere il diritto di servitù per usucapione che gli alberi del Comune avevano maturato ne tantomeno con una verifica per un intervento di potatura in periodo corretto.
Azioni che probabilmente avrebbero salvato gli alberi di via Seveso.
Certo, serviva la volontà politica dell'amministrazione di attuare queste azioni, cosa che non è avvenuta, prediligendo la strada più semplice ma più letale per gli alberi e sacrificando così con leggerezza un bene comune.

mercoledì 14 settembre 2016

ESCURSIONE Il 17-9-016 DA GALLIANO A ROGENO SUL SENTIERO PEDEMONTE


Un appuntamento da non perdere e un iniziativa cui partecipare quella organizzata da più gruppi e associazioni tra cui anche il Comitato per il Parco Regionale della Brughiera.

SABATO 17 SETTEMBRE 2016 con ritrovo alle 8.30alla Basilica di Galliano in via San Vincenzo a Cantù e dopo la visita guidata al complesso romanico, parte una camminata per escursionisti allenati all'interno della Brughiera e nel verde con un percorso di 23 km costituente la prima tappa del "Sentiero Pedemonte-Ferrovia Como-Lecco" da Galliano di Cantù a Rogeno F.S.
Si attraverseranno i boschi, i luoghi di storia e cultura e si arriva al lago di Pusiano passando nei comuni di Cantù, Alzate Brianza, Brenna, Anzano del Parco, Monguzzo, Lurago d'Erba, Lambrugo, Merone, Costa Masnaga, Rogeno.
Ritorno possibile con il treno.





Per comprendere meglio il percorso e i luoghi importanti incontrati potete accedere alla mappa.