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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

sabato 16 aprile 2011

VITTORIO ARRIGONI: piangiamo e ricordiamo un pacifista, un compagno, un uomo generoso

Vittorio Arrigoni con i pescatori palestinesi

Avevamo proposto proprio su questo blog i suoi resoconti sull'arrivo della FREEDOOM FLOTILLA con gli aiuti per GAZA, sul criminale assalto alla stessa da parte degli Israeliani.
Abbiamo seguito i suoi reportage tra lo scoppio delle bombe dell'operazione "piombo fuso"  condotta da Israele che massacrò di nuovo i Palestinesi.
Una terribile notizia ci ha raggiunti ieri mattina.
VITTORIO è stato ASSASSINATO.
Affidiamo i nostri sentimenti ad un articolo de il Manifesto che ben rispecchia il nostro dolore infinito.

Una vittima della barbarie

Vittorio e i bambini palestinesi
Restiamo umani anche nei momenti più difficili, soleva ripetere Vittorio Arrigoni a sua madre e a noi.
Questo, adesso, è il più difficile. Non solo per la sua morte orribile, epilogo tragico, però degno e glorioso, di una vita piena e bellissima. Vittorio, militante orgogliosamente filo-palestinese e ferocemente critico - dalla sua postazione di testimone oculare - delle nefandezze israeliane a Gaza, non ha avuto neanche la ventura di cadere per mano delle truppe di occupazione, come fu per la pacifista americana Rachel Corrie schiacciata da un bulldozer israeliano nel 2003.
Vittorio è caduto per mano palestinese, e questo rende ancor più orrenda la sua fine. 
E più grande la nostra rabbia.
Non staremo qui a riproporre il giochino del cui prodest. 
Anche se l'a chi giova ha una sua logica irresistibile, e a chi giovi la scomparsa in un inferno come Gaza di un testimone scomodo come Vittorio non c'è bisogno di dirlo.
Non staremo qui neanche ad abbaiare alla luna per quei siti israeliani che da tempo mettevano Vittorio (con tanto di foto) in testa alla lista degli «anarchici-comunisti» da «liquidare»; né a scandalizzarci per il sarcasmo (dis-umano?) con cui viene salutato gioiosamente il suo assassinio: «Arrivederci Arrigoni. 
Questa è la classica gratitudine araba».
Neppure ci soffermeremo sulla ridda di proclami dei diversi gruppi e gruppuscoli presenti a Gaza per dichiararsi estranei a quell'indecenza: salafisti, jihadisti, qaedisti...
«Per quale colpa è morto Vittorio Arrigoni?», scrive uno di loro.
Già, per quale colpa è morto Vittorio Arrigoni, rivoluzionario pacifista e scomodo (scomodo fino alla morte) testimone oculare?
L'ha ucciso la barbarie.
La barbarie dell'islamismo radicale.
Quello dei salafiti, jihadisti o qaedisti che pensano di rispondere agli attacchi dei «crociati» tagliando teste e strangolando «infedeli» come Vittorio; e quello dei «rispettabili» sauditi che siedono in tanti consigli d'amministrazione del civile occidente.
La barbarie di un lager a cielo aperto come quello che Israele ha aperto a Gaza e al suo milione e mezzo di abitanti, con l'appoggio di Stati uniti ed Europa, e dei loro clienti arabi (adesso in graticola).
La barbarie di quella «logica della guerra» denunciata ieri dai visionari naives di Emergency, che «toglie vita e dignità ai cittadini del mondo, da Gaza a Tel Aviv, da Kabul a Misurata, da Haiti a Lampedusa». La «stessa logica che ha ucciso Vittorio».
La barbarie delle «guerre umanitarie» che di umanitario - e di umano - non hanno nulla se non il tentativo di perpetuare dominio e sopraffazione - economica, politica, culturale, razziale - apparentemente «naturali».
In queste ore e nei prossimi giorni ascoltiamo la litania delle condoglianze generalizzate per la barbara morte di Vittorio. «Che non sia invano», che «serva a rilanciare il processo di pace», che «faccia cessare la violenza»... Una litania insopportabile, falsa, ipocrita.

Più seria l'Unicef: «La morte di Vittorio, assurda, atroce, perché colpisce un portatore di pace, non sia l'ennesima luce a intermittenza che risveglia ciclicamente la comunità internazionale svelando e poi oscurando il dramma collettivo di una popolazione che ogni giorno si fa sempre più insostenibile e ingiusto e che alimenta odio, rancore e morti inutili senza mai arrivare a soluzioni concrete».
Parole peraltro destinate a restare senza effetto. Vittorio avrà un bel funerale, poi tutto continuerà come prima.
Ci saranno altri Vittorio, nel mondo, e in Palestina.
La morte barbara di Vittorio sollecita alcune domande. 
Tutti (tutti) sanno che fino a quando non si troverà una soluzione minimamente accettabile ed equa del nodo Israele-Palestina non ci sarà pace in Medio Oriente.
Ma come mai la «primavera araba», che va dal Magreb al Mashreq e scende nell'Africa sub-sahariana, non tocca la Palestina (e Israele)? 
Come mai la «guerra umanitaria» o la «no-fly zone» o qualsiasi altro marchingegno della volenterosa «comunità internazionale» non arriva mai in Palestina (e Israele)?
Per queste domande (e risposte) Vittorio si è battuto. 

Per questo è stato barbaramente ucciso.

Un uomo GENEROSO, 
un UOMO che credeva nella possibilità 
di cambiare le bruttezze di questo mondo.

Ciao VITTORIO, non ti dimenticheremo.

RESTIAMO UMANI

giovedì 7 aprile 2011

IMMIGRAZIONE: L'IPOCRISIA RAZZISTA della LEGA, del PdL e del "governo" (minuscolo) itaGLIano.

La Guardia alla Frontiera

IMMIGRAZIONE: UN DRAMMA USATO A FINI ELETTORALI 
PER STRAPPARE CONSENSI



La vicenda dei recenti sbarchi a Lampedusa di immigrati provenienti da Tunisia, Libia e altri paesi dell'Africa ci ha mostrato ancora una volta L'IMMENSA IPOCRISIA della maggioranza LEGA NORD- PdL che "governa" (si fa per dire) il nostro paesucolo.
L'imperatore sceicco di Arcore, dopo aver detto in piena crisi libica che " non riteneva utile DISTURBARE Gheddafi" altro non ha saputo promettere nel suo stile che:

1) l'acquisto di una villa a Lampedusa ( poi rapida retromarcia e niente  acquisto)
2) un casinò ( o un casino - più consono per le sue voglie) per risollevare l'economia dell'isola
3) il trasferimento "entro 48 ore" dei migranti (della serie "grandi promesse" come a l'Aquila, a Napoli per la monnezza e via dicendo).


Il Bossi, ( "ministro" ??? ) schiumando altro non ha saputo dire (pardon ringhiare) che "fora di ball" e " svuotiamo le vasche, chiudiamo i rubinetti" (non sapevamo facesse l'IDRAULICO - mestiere forse a lui più consono).

Il Frattini, ministro (di cosa non lo sa nemmeno lui), prima incensava la "volontà riformista" di DITTATORI quali erano BEN ALI' in Tunisia e GHEDDAFI in Libia.
Poi s'è accorto che qualcosa è cambiato e allora ..........lì a rincorrere disperatamente gli eventi.


MA FINO A IERI, DOV'ERANO e CHE FACEVANO COSTORO ?

Semplice, appoggiavano i PEGGIORI REGIMI del nord Africa poichè i satrapi locali collaboravano con loro nel bloccare il flusso degli immigrati verso il suolo patrio.
E ora ???

Semplice, la loro ricetta è la solita: RAZZISMO a gogo, diffusione  di notizie MISTIFICATORIE che accumunano i migranti ad un problema d'ordine pubblico e INCAPACITA' TOTALE nel dare risposte ISTITUZIONALI.
Che dire: solo un esempio: la TUNISIA , paese di 10 milioni di abitanti, con una situazione politicamente ancora instabile, HA SAPUTO ACCOGLIERE DEGNAMENTE più di 100.000 profughi dalla Libia.
La "loro" itaglietta , con 60 milioni di abitanti e una ricchezza INFINITAMENTE superiore a quella della Tunisia, NON VUOLE accogliere 10.000 migranti , di cui buona parte solo in transito verso altri paesi europei.

Ma si sa, per Lega e PdL, questo è solo un elemento di propaganda politica per mascherare la loro ASSENZA TOTALE sui problemi reali.
Del resto, si sa, come raccoglierebbero consensi se non con la campagna "paura dell'altro" ??





BOSCO delle QUERCE: NO allo SBANCAMENTO della PEDEMONTANA

Le dichiarazioni alla stampa dei gruppi e delle associazioni locali facenti parte di INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE relativamente a PEDEMONTANA e BOSCO delle QUERCE.

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BOSCO DELLE QUERCE: 
LO SBANCAMENTO E’ INACCETTABILE

"Non possiamo accettare sbancamenti e riduzioni del territorio del Bosco delle Querce: ci aspettiamo che Pedemontana non solo non manometta la foresta sorta sull'area inquinata, ma che le compensazioni permettano di estendere l'area protetta, tanto a Seveso quanto a Meda, su tutte le aree ancora libere da edificazione: dopo che la Pedemontana sarà stata realizzata, ci aspettiamo che il Bosco delle Querce risulti più grande, più tutelato e più fruibile di quanto non sia oggi.
Per questo, i gruppi locali aderenti a INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE, hanno da tempo identificato e proposto ampliamenti del Bosco delle Querce alle Amministrazioni Comunali, alla Prov. di MB e alla stessa Regione Lombardia .

Pedemontana non può brutalizzare un territorio che ha già subito la violenza dell'inquinamento, dell'evacuazione, degli espropri: ora il Bosco è un patrimonio dell'intera comunità di Seveso e della Lombardia, non vogliamo che venga nuovamente espropriato". Con queste parole Gemma Beretta, presidente del Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso, argomenta la decisione condivisa con le realtà che fanno capo al coordinamento Insieme in Rete per uno sviluppo sostenibile di giocare ogni carta in proprio possesso per evitare lo sbancamento del Bosco delle Querce.
Tra queste realtà ambientaliste, Legambiente Lombardia, il Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso, WWF Lombardia, l’Associazione La Puska – Onlus di Lentate sul Seveso e il cittadino Alberto Colombo (in nome e per conto di Sinistra e Ambiente di Meda) hanno firmato una memoria procedimentale curata dallo Studio Legale Ribolzi di Milano che punta diritto al cuore del progetto. 

“La memoria afferma l’avv. Giovanni Cocco - ha l’obiettivo di invitare gli Enti competenti a verificare se la prescrizione n. 2 del CIPE, relativa al Bosco delle Querce è stata rispettata, e, in caso contrario a intervenire, dando, in ogni caso, riscontro su questo aspetto. Nella memoria viene è quindi evidenziato che la prescrizione del CIPE sopra indicata risulterebbe non ancora ottemperata, nonostante debba comportare una sensibile variazione di cui tener conto sin d’ora (e non nella progettazione “di dettaglio”): infatti, traslando – come chiede il CIPE - alcuni tratti di viabilità, nuove aree dovrebbero essere interessate dai lavori”. Proprio il contrario di quanto affermato da Umberto Regalia, direttore di Pedemontana, nell’ambito della Commissione Ambiente della Provincia di Monza e Brianza.
“Del resto ha ragione Regalia – osserva Iolanda Negri dell’Associazione la Puska di Lentate sul Seveso - che l’ottemperanza di questa prescrizione non eviterà il danno più grosso: il tracciato di Pedemontana, comunque, prevede lo sbancamento del Bosco e nessuna autorità politica istituzionale ha preso parola per opporsi a questo forsennato progetto”. Questa situazione, oltre al danno ambientale per la riduzione del Bosco che è Parco Naturale Regionale, con lo sbancamento previsto, comporterà per  la cittadinanza di Meda e Seveso un rischio sanitario, sinora volutamente sottaciuto.
“Queste aree e quelle occupate dal futuro tracciato autostradale, risultano, infatti, ancora inquinate da DIOSSINA. Ne fanno testo le analisi e i carotaggi svolti dal 2008 da ARPA che identificano ben 52 superamenti dei valori limite di TCDD (DIOSSINA) per  le aree ad uso PUBBLICO e 10 campionamenti pure superiori al limite per siti ad uso industriale.
Tali sforamenti sono stati rilevati sia in aree del Bosco delle Querce (ex zona A) sia in aree prospicienti l’attuale sedime della superstrada (ex zona B e di rispetto), nonché futuro tracciato dell’autostrada Pedemontana”, dice Alberto Colombo di Sinistra e Ambiente di Meda.

Oltretutto, all’oggi, non si hanno notizie di ulteriori analisi di approfondimento così come chiesto dalla  prescrizione CIPE N°3. Anche queste, come ricordato da Regalia, sono demandate all’azienda che vincerà l’appalto! In altri termini: “quando le ruspe saranno accese e non si potrà dire più nulla” è la comune riflessione.
"Siamo estremamente preoccupati per gli scavi e la movimentazione di terreni”, afferma Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia. “La scelta di Pedemontana di incidere il Bosco sembra un’operazione di bieco opportunismo, che fa leva fatto che il Bosco, notoriamente, è un'area bonificata con grande investimento di soldi pubblici, evitando in questo modo di intervenire nei terreni ancor più contaminati. 

Quella bonifica – che, come ci ricordano i dati sopra esposti è una bonifica continua e quindi per nulla compiuta -  fu fatta per restituire un territorio sicuro alla comunità di Seveso e Meda, non certo per offrirlo in pasto al primo costruttore di autostrade!".

6 aprile 2011


sabato 26 marzo 2011

Continua l'impegno di INSIEME IN RETE sul Bosco delle Querce

Continua la battaglia di gruppi, associazioni e liste civiche riunite nel Coordinamento "INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE" per la tutela del BOSCO DELLE QUERCE, contro l'annunciato sbancamento dello stesso per far passare la futura autostrada pedemontana. 
Sbancamento che, oltre ad un danno ambientale, comporterebbe un RISCHIO PER LA SALUTE DEI CITTADINI a causa delle concentrazioni fuori norma di DIOSSINA ancora presenti nel terreno.

Vi proponiamo un articolo de "Il Cittadino" del 26/03/2011 che riprende le attività e il comunicato sottoriportato diffuso da INSIEME IN RETE a seguire la MEMORIA PROCEDIMENTALE presentata ai soggetti interessati da parte di un noto avvocato, su incarico della RETE stessa.



Questa Pedemontana non s'ha da fare. 

(Della serie: quelli che le autostrade non le sanno fare...)

Comunicato di "Insieme in rete per uno sviluppo sostenibile"

Il nostro coordinamento ha da sempre definito Pedemontana un’opera inutile che provoca un danno non reversibile al territorio. Anche sulle compensazioni ambientali, da noi monitorate, ma giudicate sin dalla prima ora insufficienti, la società si sta muovendo in maniera poco trasparente evitando costantemente il confronto con la cittadinanza attiva. Allo stesso modo sta succedendo con il tracciato, non solo con la società civile, ma anche con le amministrazioni comunali locali, che non sono state minimamente coinvolte nell’adeguamento parziale alle prescrizioni del CIPE sul progetto definitivo, confezionato da CAL per poter iniziare la gara attualmente in corso per la progettazione del progetto esecutivo al quale sono stati demandati tutti i problemi ancora irrisolti che tale progetto porta con se. In quest’ottica, le proposte di migliorie all’ambiente portate avanti costantemente dal nostro coordinamento in tutte le istanze possibili, servivano esclusivamente a rendere ecologicamente meno impattante questo progetto. Ma sono state ignorate dalla Società. Persino il CIPE si è dimostrato più lungimirante, accogliendo alcune nostre osservazioni al progetto definitivo.

Tuttavia, una serie di atti e informazioni che ci giungono attraverso la stampa e dagli incontri con Pedemontana, mettono sempre meglio in luce la chiara impossibilità di mettere in campo risorse economiche sufficienti per realizzare seriamente, come si fa in tutto il resto d’Europa, la “più moderna autostrada d’Europa” come viene presentato tale progetto dai vertici di Pedemontana. E che tali risorse siano scarse lo afferma il vice Ministro on. Castelli.

Proprio a causa di queste scarse risorse CAL e Soc. Pedemontana consentiranno ai comuni di modificare, noi temiamo al ribasso ed a scapito della qualità progettuale, le opere di compensazione e di mitigazione ambientale, e ancor più grave, non c’è alcuna sicurezza che la “corta coperta economica” che regge l’intero progetto, sarà sufficiente per garantire contemporaneamente la realizzazione delle opere di compensazione e la contestuale corretta effettuazione delle obbligatorie bonifiche delle discariche abusive e dei siti inquinati toccati dall’autostrada (vedi discariche abusive di Desio, Bosco delle Querce di Seveso e tutte le aree B connesse con la diossina – TCDD - del disastro dell’ICMESA del 1976).

Siamo molto preoccupati che tutto questo farà si che la “Pedemontana” diventerà un altro eco mostro, devastante per il nostro già martoriato territorio. Tutto questo poi è ancora più grave, in quanto tale progetto si realizzerà senza nemmeno la presenza di un piano d’area regionale che, quantomeno, limiti la realizzazione di nuove (inutili) costruzioni lungo il suo tracciato. La regione qui tace, lasciando alle sole provincie, in primis quella di Monza e Brianza, la responsabilità di gestirne, senza averne gli strumenti, l’intera partita. Lo spettro della Milano-Bergamo, evocato infatti dal Presidente di questa provincia, è tutt’altro che irreale. In quanto alla cantierizzazione di tale progetto, se pensiamo che non si riesce a gestire al meglio nemmeno il sottopasso della SS 36, diventato ormai una “fabbrica del Duomo”, l’altro spettro da noi evocato della Salerno-Reggio Calabria ci fa sempre più paura. Vedendo tutti gli apparati impiegati attorno a questo inutile carrozzone che è Pedemontana, ci sarebbe da ridere, se non venisse da piangere immaginando ciò che ci aspetta…
Il progetto dell’autostrada peraltro, nelle ultime modifiche effettuate “in corsa” durante il progetto definitivo, non prevede un ampliamento a tre corsie per il tratto Cesano Maderno/Lentate sul Seveso (tratta B2) ma lascia le due corsie attuali a sopportare anche l’inevitabile aumento di traffico, con l’aggravante di un pesante pedaggio da pagare anche per i residenti.

Riteniamo quindi giunto il momento di denunciare questo preoccupante stato di cose:
  • si millantano soldi che non ci sono, tanto che per riuscire ad ottenere dal Governo anche quei pochi, la Società sarà probabilmente costretta ad aumentare ulteriormente le tariffe dei futuri pedaggi;
  • si aggirano o si ignorano le prescrizioni del CIPE, distinguendo in maniera assolutamente arbitraria e senza spiegarne i criteri di scelta, fra principali e non, e scegliendo quali applicare e quali demandare sine die al progetto esecutivo;
  • si manda in gara un progetto che lascia irrisolte tutte le questioni nodali che il CIPE ha messo a nudo: dalla presenza di diossina (TCDD) nelle zone B e lungo il tracciato della Milano-Meda; allo sbancamento del Bosco delle Querce; all’attraversamento del bosco della moronera;
  • si sconfessano o si rimandano ulteriormente decisioni già concordate, soprattutto quelle prese con i comuni attraversati;
  • c’è un alto rischio d’infiltrazione della ‘ndrangheta nella realizzazione dell’opera che ci preoccupa, viste le ultime inchieste della magistratura, specialmente in Brianza, riguardanti la gestione illecita dei rifiuti ed il ciclo del cemento e del relativo movimento terra.
Chiediamo pertanto, per tutelare la salute di tutti i cittadini di operare una “cura dimagrante” togliendo dal progetto autostrada Pedemontana il tratto riguardante Cesano Maderno/Lentate sul Seveso (tratta B2) e l’intera tratta D, tra Osio e Vimercate da sempre riconosciuta come la meno necessaria invitando la società ad utilizzare i notevolissimi risparmi, qualora volesse comunque proseguire nell’assurda, quanto inutile realizzazione di Pedemontana, per migliorare il progetto nelle altre tratte e per realizzare tutte quelle opere di sostenibilità ambientale fondamentali e indispensabili per un’infrastruttura così impattante.

La questione vera per la vivibilità della Lombardia del nord però, e non solo per il modo dell’ambientalismo, ma per il singolo cittadino amante della propria terra, non è (o non è più almeno), essere o meno a favore di Pedemontana, ma constatare con tristezza che la Lombardia non è in grado di progettare un’autostrada “normale” come si fa in tutti i paesi europei, favorendo l’intermodalità con le ferrovie (Pedemontana infatti non è intermodale e non dialoga con nessuna delle innumerevoli ferrovie che intercetta), confrontandosi (e non nascondendosi) con il territorio, cercando di favorire il bene comune, minimizzando gli impatti, compensando il disagio (ambientale ed economico), tutelando la salute pubblica, da questa nuova grossa impresa che sarà Pedemontana, il più grande cantiere dell’ultimo secolo, del quale dubitiamo però, viste le premesse, che possa concludersi entro il 2015…

sabato 12 marzo 2011

COMPENSAZIONI AMBIENTALI di PEDEMONTANA: le novità

08 marzo 2011

PRESENTATO ALLA PROVINCIA MONZA E BRIANZA
 il Progetto definitivo aggiornato 
delle compensazioni 
e delle misure ambientali gestite dai Parchi

DIMINUISCE ANCORA 
IL VERDE DELLE COMPENSAZIONI !

La relatrice arch Barbara Vizzini (Soc. Pedemontana)
Il resoconto dei rappresentanti di
INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE presenti all'incontro

Le misure compensative sono invariate. Gli enti Parco (Regionali e PLIS) interessati da misure compensative devono presentare il progetto a Pedemontana che finanzierà il tutto. Ovviamente tali interventi dovranno essere congrui con la cifra offerta, altrimenti il rimanente deve metterli il comune o il parco.

Le novità stanno in alcuni punti:

1) Misure compensative sono diventate anche i "risparmi" sui progetti locali.
Se il comune invece che 10 spende 9, l'1 diventa misura compensativa da destinare al comune stesso.
Conclusione: tutti andranno al ribasso con interventi qualitativamente bassi. Come i Comuni spenderanno questo  delta non si sa...

2) ci sono ancora 6 mesi  prima che il progetto delle compensazioni vada in gara, ed i comuni stanno contrattando con la Società ulteriori le modifiche che temiamo peggiorative.
La Vizzini ha introdotto un concetto "pericoloso". Secondo lei il CIPE, più che il progetto definitivo delle compensazioni, avrebbe approvato una  "modalità operativa" che la Società sta attuando con i comuni per operare modifiche.

3) Questione economica: i soldi delle compensazionid derivano dal matricione degli impatti, ci sono quindi disequilibri, fra il matricione presentato ed il progetto definitivo del tracciato: ergo, se ora tu sei meno impattato o più impattato ti spetteranno più o meno soldi (secondo il teorema Vizzini).
Confermato inoltre che non ci sono per le bonifiche per le DISCARICHE ABUSIVE (comprese quelle della 'NDRANGHETA).
 
LE MODIFICHE SULLE COMPENSAZIONI AMBIENTALI
(clicca per visualizzare)

LAZZATE

LENTATE SUL SEVESO

BARLASSINA

MEDA

SEVESO

DESIO

LISSONE

MACHERIO

BIASSONO

VIMERCATE

BELLUSCO

SULBIATE

MEZZAGO

domenica 27 febbraio 2011

Comunicato di INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE sulle dichiarazioni di ALLEVI.

Pubblichiamo il comunicato stampa di INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE emesso in occasione delle dichiarazioni pubbliche del Presidente della Provincia di MB Allevi.

Al Presidente Allevi, che in occasione del convegno sul Lambro, ricorda l'evento ICMESA di Seveso e la conseguente formulazione della DIRETTIVA SEVESO in campo ambientale, facciamo notare IL SUO SILENZIO ASSORDANTE sul MANCATO RECEPIMENTO (da parte di CAL e Soc. Pedemontana) delle PRESCRIZIONI CIPE a TUTELA DEL BOSCO DELLE QUERCE.

Che dice la PROVINCIA di MB sulle scelte scellerate di Regione Lombardia che si OSTINA a voler SBANCARE la porzione medese del Bosco delle Querce per far passare l'autostrada Pedemontana ? 
FINORA NULLA !!


sabato 26 febbraio 2011

Serata d'incontro con BANCA ETICA organizzata dal GAS ASSIEME di Meda

Vi segnaliamo un interessante iniziativa del GAS (Gruppo Acquisto Solidale) ASSIEME di Meda che il 3 marzo, alle ore 21.00 presso il circolo ACLI di P.za CAVOUR a MEDA organizza un incontro con BANCA ETICA, la prima banca d'azionariato diffuso in Italia, fondata e creata per una FINANZA DIFFERENTE, basata su principi di SOLIDARIETA' e di finanziamento a progetti di sviluppo SOLIDALI.


lunedì 14 febbraio 2011

Pedemontana e Bosco delle Querce: per il Ministro va tutto bene

L'area del Bosco delle Querce nel 1977
Lo scorso mese di ottobre l'on. Ermete Realacci ha presentato una interrogazione parlamentare per verificare l'opportunità di una revisione del progetto dell'autostrada Pedemontana Lombarda volta ad evitare lo sbancamento nel Bosco delle Querce. 

Mercoledì 9/2/2011 è intervenuto il Ministro Altero Matteoli che ha fornito la risposta che sotto pubblichiamo integralmente, con allegate mappe illustrative del progetto definitivo aggiornato inserite per meglio far comprendere LA REALTA'.

Appare evidente (non ci avrebbe stupito il contrario) che per il Governo E' TUTTO A POSTO ED IN ORDINE.
Diversa e differente è la nostra opinione, stante quanto EFFETTIVAMENTE previsto nel PROGETTO DEFINITIVO AGGIORNATO che è già stato distribuito a tutti gli Enti interessati ma ancora ufficialmente indisponibile per i cittadini  i gruppi e le associazioni che da tempo seguono la questione PEDEMONTANA.

Il nostro impegno PER TUTELARE E SALVAGUARDARE IL TERRITORIO proseguirà nonostante le "accomodanti" rassicurazioni di Matteoli.


Come SINISTRA e AMBIENTE di MEDA, vorremmo cogliere l'occasione per chiedere espressamente alle altre forze politiche medesi con cui ci siamo confrontati, (PD, Lista Buraschi, Uniti per Meda) di valutare INSIEME iniziative comuni utili al fine di riaprire la partita di TUTELA DEL BOSCO DELLE QUERCE. 

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La risposta del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti 



Il tracciato del Collegamento autostradale Dalmine - Como – Varese - valico del Gaggiolo e opere ad esso connesse, denominato autostrada Pedemontana Lombarda, il cui progetto definitivo già approvato dal CIPE con delibera n. 97/2009, attraversa lungo la tratta autostradale B2 una vasta area sottoposta a vincolo ambientale e precisamente il Parco del Bosco delle Querce nei Comuni di Meda, Seveso e Cesano Maderno in Provincia di Monza e Brianza.

Lo svincolo di Meda nel progetto definitivo aggiornato
La tratta autostradale B2, posizionata lungo la parte nord-est del perimetro del parco del Bosco delle Querce, si sovrappone al corridoio già esistente, la superstrada Milano-Meda (ex Strada Statale 35 "dei Giovi”), ampliandola e riqualificandola. Il progetto prevede l’aumento da due a tre corsie per senso di marcia e lo spostamento dell’asse stradale verso sud-ovest, in direzione del Parco per evitare di dover effettuare una deviazione della linea ferroviaria internazionale Milano-Como-Chiasso, posta immediatamente a nord della ex Strada Statale 35 e di dover demolire una numerosa serie di edifici residenziali disposti lungo il lato est della ex Strada Statale 35. L’allargamento delle carreggiate e lo spostamento dell’asse portano il nuovo tracciato autostradale ad interferire con le zone contrassegnate dalle lettere "A", "B" ed "R", che distinsero le aree ad alta, media e bassa contaminazione da sostanze inquinanti, principalmente diossine, depositatesi a seguito dell’incidente nello stabilimento ICMESA (Industrie Chimiche Meda Società Azionaria) che il 10 luglio 1976 provocò la fuoriuscita di una nube tossica.

La zona vincolata è perimetrata in base alla cartografia allegata alla delibera di Giunta regionale 28 maggio 1985, n° 52837 che individua le aree interessate da operazioni di bonifica e ripristino ambientale ai sensi della legge regionale n. 2 del 17 gennaio 1977. Su tale area si applica quanto disposto dall’articolo 1, comma 1, della legge regionale n° 60 del 27 maggio 1985 “Istituzione di vincoli e destinazioni d’uso ne1l’area bonificata ai sensi della legge regionale 17 gennaio 1977 n. 2": "A far data dall’entrata in vigore della presente legge nelle aree dei comuni di Seveso, Meda, Desio e Cesano Maderno, già interessate da operazioni di bonifica e ripristino ambientale ai sensi del L.R. 17 gennaio 1977, n. 2 è fatto divieto di qualsiasi attività edificatoria o di trasformazione del suolo e del sottosuolo, ad eccezione degli interventi necessari alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei manufatti realizzati nell'ambito della bonifica, nonché delle attività agronomiche conservative e migliorative per l’ambiente boschivo".

Successivamente la legge regionale n° 15 del 26 maggio 2008 "Infrastrutture di interesse concorrente statale e regionale" ha revocato per le aree in oggetto il vincolo di edificabilità, l’articolo 4, comma 9 difatti recita: “In deroga al divieto di cui all’articolo 1, comma 1, della legge regionale 27 maggio 1985, n. 60, nel Parco naturale del Bosco delle Querce sono ammesse le attività per la realizzazione del Collegamento autostradale Dalmine - Como - Varese - valico del Gaggiolo inerenti con la localizzazione della infrastruttura derivante dal progetto preliminare, approvato con delibera CIPE n. 77 del 29 marzo 2006, come modificato e ottimizzato dalla progettazione definitiva per minimizzare la portata delle interferenze nel Parco naturale del Bosco delle Querce. Le attività per la realizzazione dell’infrastruttura sono ammesse fermo restando il rispetto di quanto previsto dal decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, Norme in materia ambientale, ai fini della salvaguardia delle condizioni ambientali, di efficacia e sicurezza oggi persistenti nell’area".

Relativamente alla zona B, nel 1984 fu effettuata una nuova valutazione del rischio per gli abitanti e sulla base dei risultati ottenuti furono gradualmente tolti i vincoli e le misure precauzionali inizialmente imposte, fino alla completa liberalizzazione del 1986.

Il progetto preliminare dell’autostrada Pedemontana Lombarda è stato approvato dal CIPE con delibera nl 77/2006 del 29 marzo 2006.

A tutela degli interventi di bonifica effettuati, per la tratta B2 interferente con le zone A, B, R sopra citate, il CIPE ha formulato specifiche prescrizioni da recepire in fase di progettazione definitiva.

Al fine di ottemperare alle prescrizioni formulate dal suddetto Comitato, la società Concessionaria, in sede di progettazione definitiva, ha fatto redigere un "Piano di indagini preliminari sull’area influenzata dall’incidente ICMESA sulle aree interessate dal tracciato dell’autostrada, allegato al progetto definitivo. Il Piano di indagini preliminari é stato approvato dagli Enti competenti (Regione, Provincia di Milano e ARPA in data 11 febbraio 2008; i sondaggi hanno avuto luogo tra aprile e maggio 2008, alla presenza di un tecnico ARPA, l’Agenzia ha infatti proceduto alla validazione dei risultati mediante analisi di campioni a scelta tra quelli individuati nel piano presso i propri laboratori.

L’area di studio considerata é stata determinata dall’inviluppo del sedime delle diverse ipotesi alternative di ottimizzazione del tracciato, estesa alle aree contermini che avrebbero potuto essere interessate da opere rovvisionali e aree di cantiere. Il piano di indagine ha tenuto conto delle tipologie di manufatti previste nelle diverse sezioni di progetto e della relatia profondità di intervento. L’indagine è stata focalizzata sulla caratterizzazione del terreno superficiale maggiormente soggetto a contaminazione, rappresentato dallo strato tra 0 e 15 cm di profondità e da1l’orizzonte di terreno non interessato dalle operazioni di bonifica
nella sua porzione meno profonda. In alcuni campioni sono stati invece prelevati a profondità maggiori per valutare eventuali fenomeni di trasporto verticale delle diossine per dilavamento.
Dall’analisi dei risultati del suddetto Piano di indagini preliminari emerse che 10 campioni, sui 127 analizzati, presentavano una concentrazione di inquinante superiore al limite industriale previsto. Per tale ragione fu deciso di approfondire le indagini svolte nell’intorno dei superamenti individuati, al fine di circoscrivere realmente le zone interessate dal superamento della soglia.

Il Piano di indagini integrative sull’area influenzata dal1’incidente ICMESA, anch’esso allegato al progetto definitivo, è stato redatto nell’agosto 2008 ed é stato approvato degli Enti competenti in data 10 settembre 2008. Le indagini sono state eseguite nell’ottobre 2008; anche i risultati del "Piano di indagini integrative" sono stati validati da ARPA. Tali Piani, complessivamente, hanno dimostrato che in zona 8 la concentrazione di inquinante ha superato il limite per le zone a verde c occasionalmente il limite industriale soprattutto in corrispondenza dello strato superficiale (0-15 cm). I sondaggi profondi effettuati in corrispondenza di questi superamenti hanno mostrato una situazione dl non contaminazione negli strati più profondi, portando ad escludere fenomeni di trasporto verticale delle diossine per dilavamento. In zona A, invece, i superamenti del limite industriale sono occorsi in corrispondenza dello strato al di sotto della scarifica avvenuta negli anni successivi all’incidente e la maggior parte dei campioni prelevati sono inferiori al limite verde. Questo testimonia che la bonifica realizzata sull’area del Bosco delle Querce é stata efficace, dal momento che non sussiste contaminazione superficiale nelle aree interne al Parco. Possibili rischi sono stati individuati per la movimentazione del terreno al di sotto del livello degli interventi di bonifica. A seguito dei risultati ottenuti, le terre e rocce da scavo dovranno essere evidentemente smaltite in discarica, secondo le normali procedure previste dalla normativa vigente, ad esempio l’articolo 5 del decreto ministeriale 3 Agosto 2005 “Definizione dei criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica".

In ottemperanza alle prescrizioni CIPE, per la tutela delle vasche contenenti il materiale contaminato, nell’ambito della progettazione definitiva è stata anche realizzata una campagna di rilievi geoelettrici finalizzata ad individuare il corretto posizionamento della vasca di Meda, prossima ai rami dello svincolo autostradale. Non sono stati effettuati rilievi per l’individuazione della vasca di Seveso, lontana dal Collegamento autostradale e dalle viabilità connesse. Lo scopo delle indagini é state quello di evitare qualsiasi interferenza in fase di realizzazione e di esercizio del ramo di svincolo con la vasca esistente. In prossimità dell’area sono state pertanto realizzate quattro sezioni geoelettriche, che hanno evidenziato l’ottimo stato di conservazione ed efficienza del telo di impermeabilizzazione posto sul fondo della vasca nonché del telo e dello spessore di calcestruzzo posti a copertura della vasca.

Particolare dell'immissione a T che , in violazione alla prescr. CIPE n°2, E' ALL'INTERNO del Bosco delle Querce
La soluzione progettuale prevede la riqualifica del ramo di svincolo esistente, senza l’esecuzione, in fase di realizzazione, di scavi di dimensioni rilevanti, né di opere di fondazione che vadano a modificare l’attuale assetto strutturale della vasca; in fase di esercizio non si prevedono variazioni dei carichi cui è soggetta la vasca, che possano quindi comprometterne la stabilità.

In definitiva, il tracciato dello svincolo di Meda contenuto nel progetto definitivo risulta ottemperante alle prescrizioni CIPE impartite in sede di approvazione del progetto preliminare, evitando qualsiasi interferenza delle opere autostradali con le vasche contenenti materiale contaminato.

Durante la progettazione definitiva, al fine di limitare al massimo l’interferenza con le aree del Bosco delle Querce, il tracciato autostradale è stato ottimizzato prevedendo un profilo altimetrico il più possibile in rilevato e una riduzione in questo tratte da 110 a 100 km/h della velocità di percorrenza per diminuire lo spanciamento dell’asse autostradale a1l’interno del Parco. Riguardo alla viabilità di adduzione allo svincolo interne al Parco, esse sono tutte progettate in rilevato, per evitare movimentazione di terreni contaminati.

L’ottemperanza del progetto definitivo alle prescrizioni impartite dal CIPE in sede di approvazione del progetto preliminare, con particolare riferimento alle prescrizioni di carattere ambientale, é stata verificata dalla Commissione speciale per la valutazione di Impatto Ambientale, che ha trasmesso il proprio parere n. 328 del 29 luglio 2009 nell’ambito della Conferenza di servizi per l’approvazione del progetto definitive del collegamento autostradale, ai sensi e per g1i effetti dell’articolo 185 del decreto legislativo n. 163 del 2006.

Con l’approvazione del progetto definitivo, avvenuta durante la seduta del 6 novembre 2009, con delibera n. 97/2009 pubblicata sul Supplemento ordinario n. 34 alla Gazzetta ufficiale n. 40 in data 18 febbraio 2010, il CIPE ha inoltre impartite nuove prescrizioni da ottemperare durante la progettazione esecutiva e la fase di realizzazione. Tra queste non si registrano prescrizioni o raccomandazioni volte ad evitare lo sbancamento nel bosco delle Querce nel tratto in corrispondenza dello svincolo di Meda.

In merito alla tutela degli interventi e delle opere di bonifica già effettuati e alla tutela della salute pubblica e degli operatori durante la cantierizzazione, la delibera CIPE n. 97/2009 contiene già prescrizioni e raccomandazioni in tal senso, quali ad esempio le seguenti prescrizioni.

prescrizione 2: “tratta B2 - In corrispondenza del tratto compreso tra il km 6,058 e il km 6,203 la viabilità locale di superficie dovrà essere spostata sul lato Est del tracciato autostradale, la rotatoria e i relativi rami di adduzione dovranno essere posti al di fuori del perimetro del Parco delle Querce; 

prescrizione 3: "Tratta B2 · In corrispondenza dell’interferenza del tracciato con le aree influenzale dall’incidente ICMESA dei Comuni di Seveso, Meda, Cesano Maderno e Bovisio Masciago, dovranno essere realizzate ulteriori indagini dettagliate sui terreni interessati da contaminazione da diossina poiché nel corso delle indagini preliminari per la verifica della concentrazione residua sono stati riscontrati superamenti dei valori limite per questo parametro, ai fini della gestione secondo l’art. 5 del D. M 3 agosto 2005 ";

prescrizione 4: "Tratta B2 - Le aree di cantiere poste all’interno del perimetro del Parco delle Querce nella "zona A" dell'area contaminata dall’incidente ICMESA dovranno essere delocalizzate in siti esterni ai perimetro stesso "; 

prescrizione 11: "la realizzatore dell’infrastruttura dovrà adottare un Sistema di Gestione Ambientale dei cantieri secondo i criteri di cui alla norma ISO 14001 o al Sistema EMAS (Regolamento CE 761/2001) "; 

prescrizione 154: "In riferimento al piano di campionamento per la caratterizzazione delle terre e rocce da scavo, dovrà adottarsi uno specifico protocollo, dal concordare con ARPA prima dell'inizio delle attività di scavo, al fine di consentire i1 corretto svolgimento delle attività di controllo, vigilanza e validazione dei dati, con specifico riferimento agli approfondimenti per la fase operativa";

prescrizione 156: "La commercializzazione del materiale inerte proveniente dalla realizzazione dell'opera dovrà avvenire nel rispetto delle disposizioni di cui all'articolo 35, commi 2 e 3, della legge regionale. 8 agosto 1998, n. 14, in materia di cave; in ogni caso dovranno essere rispettate le disposizioni di cui al decreto legislativo 152 del 2006 modificato dal decreto legislativo 4 del 2008, in materia di terre e rocce da scavo”;

prescrizione 169: "Nell’eventualità che i lavori coinvolgano l'area denominata “bosco delle Querce ", si prescrive che, prima di attuare qualsiasi nuovo intervento che possa interessare le vasche di deposito dei rifiuti le opere necessarie per il controllo ambientale della falda e dei depositi sopracitati, quali piezometri pozzetti di protezione, ecc sia acquisito il parere favorevole dell’ASL Monza Brianza"; 

prescrizione 208: “Lo stoccaggio di materiali o sostanze pericolose in fase di cantiere davrà avvenire secondo le disposizioni della normativa di riferimento in materia".

Per alcune prescrizioni sono già state identificate le modalità di ottemperanza. In particolare per l’arca di cantiere richiamata dalla prescrizione CIPE n. 4 é già stata individuata una localizzazione alternativa, al di fuori del perimetro del Parco. Pertanto, il progetto esecutivo relativo alla tratta B2 del Collegamelo autostradale, la cui redazione é prevista nel corso dell’anno 2011, sarà sviluppato nel rispetto del progetto definitivo approvato dal CIPE e di tutte le relative prescrizioni.

A garanzia del recepimento nel progetto esecutivo delle prescrizioni impartite dal CIPE, si evidenzia che ai sensi dell’articolo 169, comma l del decreto legislativo n. 163/2006 la Società Concessioni Autostradali Lombarde fa sapere che in qualità di soggetto aggiudicatore, verificherà che nello sviluppo del progetto esecutivo sia assicurato il rispetto delle prescrizioni impartite dal CIPE.

Inoltre, ai sensi del punto 3.3 della delibera CIPE n. 97/2009 il soggetto aggiudicatore, prima dell’inizio dei lavori, dovrà fornire assicurazioni al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sull’avvenuto recepimento nel progetto esecutivo delle prescrizioni allegate alla citata delibera nl 97/2009;

Ai sensi del medesimo punto 3.3 della delibera CIPE n. 97/2009 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti successivamente provvederà a dare comunicazione del recepimento nel progetto esecutivo delle prescrizioni allegate alla citata delibera n. 97/2009 alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica.

Infine, ai sensi dell’articolo 185, comma 7, del decreto legislativo n. 163/2006 la Commissione Valutazione di impatto ambientale procederà, prima dell’inizio dei lavori, a verificare la rispondenza del progetto esecutivo alle prescrizioni del provvedimento di compatibilità ambientale.

F.to il Ministro Altero Matteoli

giovedì 10 febbraio 2011

Attività del COMITATO PER IL PARCO REGIONALE DELLA BRUGHIERA

Riceviamo dal COMITATO PER IL PARCO REGIONALE DELLA BRUGHIERA (di cui SINISTRA e AMBIENTE è parte attiva) un comunicato che fa il resoconto e il punto relativo ad un incontro tenutosi con il Consigliere Regionale capogruppo del PD LUCA GAFFURI.

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RESOCONTO DELL’INCONTRO 
CHE SI E’ TENUTO 
IN REGIONE LOMBARDIA 
CON IL CONSIGLIERE LUCA GAFFURI

Martedì 01/02/2011 come comitato abbiamo avuto un incontro con il Consigliere Regionale Luca Gaffuri e altri tre suoi collaboratori.

In rappresentanza del Comitato erano presenti:
Erminio Clerici, Tiziano Grassi e Gianni Del Pero.

Sono state avanzate alcune richieste al Consigliere presente alla riunione con l’impegno suo di trasmetterle anche a Pippo Civati che era assente in quanto trattenuto in commissione Ambiente.

Ecco il dettaglio delle richieste avanzate che hanno trovato positivo riscontro tra i presenti all’incontro.

1 – Riproposizione in Consiglio Regionale del progetto di legge per l’ Istituzione del Parco Regionale della Brughiera così come formulato nel 1999 dal Presidente di Regione Lombardia Formigoni. 

Luca Gaffuri ha sottolineato il fatto che già stavano pensando di presentare la proposta aggiornandola alla legislazione attualmente in vigore relativamente ai Parchi Regionali, e che cercheranno anche altri sostenitori della proposta.

2 – Sensibilizzare i circoli locali del Partito Democratico sulla richiesta di Parco Regionale per i territori a verde della Brughiera affinché si possa raggiungere il più possibile i comuni soprattutto della provincia di Como, e che tali circoli si facciano promotori di incontri pubblici sulla difesa del territorio e per la salvaguardia delle aree della Brughiera.

Il Consigliere si è reso disponibile nell’organizzare a breve un incontro con i responsabili di circolo dei comuni interessati dai boschi della Brughiera in cui saremo invitati a partecipare e ad esporre le nostre considerazioni.

A tale proposito una prima occasione per mettere a punto questa iniziativa può essere l’incontro a Intimiano (CO) del 15/02/2011 dove si parlerà di Brughiera e di Pedemontana e dove forse sarà presente anche Luca Gaffuri.

Dopo alcune riflessioni sul futuro legislativo regionale non roseo per i Parchi si è concluso l’incontro.

                        IL PORTAVOCE       Tiziano Grassi                                  

 indirizzo mail: tiziano.grassi@alice.it
                                                                  

sabato 5 febbraio 2011

PEDEMONTANA e BOSCO delle QUERCE: interrogazione PD in Prov di MB e risposta dell'Assessore Giordano

Dopo gli incontri di INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE con i Consiglieri Provinciali del PD, quest'ultimi, sulla scorta delle informazioni ricevute, hanno protocollato un'interrogazione all'Assessore Giordano sul tema PEDEMONTANA e BOSCO DELLE QUERCE.
Vi proponiamo la risposta scritta dell'Assessore alle Opere Pubbliche, Viabilità e Trasporti Giordano, che CONFERMA le nostre preoccupazioni in merito al MANCATO RECEPIMENTO delle PRESCRIZIONI CIPE relative alla tratta B2 e al BOSCO DELLE QUERCE.
L'Ass. Francesco Giordano

Singolare la risposta "bizantina" di Giordano che fa un uso spettacolare della lingua "italiota": si parla di "ottimizzazioni progettuali non sostanziali cioè formali" e quindi perchè le hanno fatte?

norme e prescizioni perentorie "parzialmente ottemperate"
l'appalto integrato è semplicemente "dare" l'incarico per fare progetto esecutivo e realizzazione opere nello stesso tempo al medesimo soggetto : dove sta scritto che questa tipologia di affidamento comporti che l'ottemperanza delle prescrizioni avvenga in fase esecutiva - in contrasto con la normativa sulle opere pubbliche ?

giovedì 27 gennaio 2011

27 gennaio GIORNO DELLA MEMORIA: la testimonianza del DEPORTATO ANGELO SIGNORELLI

Per non dimenticare 
Non dimenticate 

Vi chiedo una sola cosa: se sopravvivete a questa epoca non dimenticate. 
Non dimenticate né i buoni né i cattivi. 
Raccogliete con pazienza le testimonianze di quanti sono caduti per loro e per voi. 
Un bel giorno oggi sarà il passato e si parlerà di una grande epoca e degli eroi anonimi che hanno creato la storia. 
Vorrei che tutti sapessero che non esistono eroi anonimi. Erano persone, con un nome, un volto, desideri e speranze, e il dolore dell 'ultimo fra gli ultimi non era meno grande di quello del primo il cui nome resterà.  
Vorrei che tutti costoro vi fossero sempre vicini come persone che abbiate conosciuto, come membri della vostra famiglia, come voi stessi.

Julius Fucik eroe e dirigente della Resistenza cecoslovacca, impiccato a Berlino l’8 settembre 1943

Il Generale Dwight D. Eisenhower aveva ragione  
nell’ordinare che fossero fatti molti filmati e molte foto.

 

Esattamente, come è stato previsto circa 60 anni fa…
E’ una questione di Storia ricordare che,
quando il Supremo Comandante delle Forze Alleate
 Generale Dwight D. Eisenhower,
incontrò le vittime dei campi di concentramento,
ha ordinato che fosse fatto il maggior numero di foto possibili,
e fece in modo che i tedeschi delle città vicine
fossero accompagnati  fino a quei campi
e persino seppellissero i morti.

 
 
E il motivo, lui l’ha spiegato così:
 
'Che si tenga il massimo della documentazione,
che si facciano filmati , che si registrino i testimoni
 perchè, in qualche momento durante la storia,
qualche idiota potrebbe sostenere
che tutto questo non è mai successo'.

 
'Tutto ciò che è necessario per il trionfo del male,
è che gli uomini di bene non facciano nulla'.
(Edmund Burke)

Ricordiamo:

 



6 milioni di ebrei,
500 mila rom e sinti,
migliaia di testimoni di geova ed evangelici,
innumerevoli appartenenti alla comunità omosessuale
centinaia di migliaia di prigionieri politici e di partigiani
una parte dei 600 mila internati militari italiani 
20 milioni di russi,
10 milioni di cittadini
e 1900 religiosi
 
sono stati assassinati, massacrati, violentati,
 bruciati, morti di fame e umiliati,

 
Ora, più che mai, è fondamentale fare in modo che
il mondo non dimentichi mai.





Io so cosa vuol dire non tornare.
A traverso il filo spinato ho visto il sole scendere e morire.
Ho sentito lacerarmi la carne le parole del vecchio poeta:
“Possono i soli cadere e tornare,
a noi, quando la luce è spenta, una notte infinita è da dormire”.
Primo Levi

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Dal sito ANPI di Lissone

Martedì 7 dicembre 2010
Angelo Signorelli ci ha lasciati. Si è spento all'Ospedale S Gerardo dove era ricoverato per un improvviso aggravarsi delle sue condizioni di salute. Siamo tutti vicini al grande dolore della moglie Silvana.
 

 
Signorelli a 17 anni, da solo un mese operaio alla Falck di Sesto San Giovanni, partecipa ai grandi scioperi del marzo '44 e pochi giorni dopo viene arrestato di notte assieme al fratello; dopo due soste a San Vittore e a Bergamo viene deportato con gli ormai tragicamente noti carri bestiame a Mauthausen e quindi a Gusen dove è rimasto per 14 mesi.
 
 


Il suo racconto segue ahimè un itinerario già noto per tante altre testimonianze: lavoro durissimo, stenti, botte ad ogni minimo pretesto e, soprattutto, perdita di identità: per sopravvivere era indispensabile imparare il proprio numero di matricola e riconoscerlo agli appelli fatti dai kapò in tedesco o in polacco od anche in russo.
La liberazione lo trova in coma, assalito da una febbre violenta, poi la guarigione ed il ritorno in patria.


 
Il mio nome è IT 59141
Angelo Signorelli, monzese per lavoro, racconta i mesi vissuti a Mauthausen. L'unica sua colpa è stata l'aver partecipato a uno sciopero.
 
“ Mi chiamo Angelo Signorelli, sono nato il 17 agosto 1926 a Grumello del Monte, in provincia di Bergamo, da una famiglia contadina.
Nel 1936 ci trasferimmo a Monza in cerca di occupazione.
Mio padre trovò lavoro da operaio alle Acciaierie e Ferriere Lombarde Falck di Sesto San Giovanni, come più tardi, nel 1941, i miei due fratelli maggiori.
 
Entrai alla Falck anch'io, assunto come apprendista modellista. Facevo tirocinio, costruivo ancore in un reparto dove c'erano molti operai specializzati. Lavoravo di giorno e la sera andavo alle scuole professionali per imparare disegno meccanico, indispensabile per un buon operaio. Si facevano molti sacrifici, si aveva paura, spesso si tornava a casa sotto i raid aerei. Nel 1942 sentii per la prima volta la parola sciopero, di cui ignoravo il significato. Nel 1943 ci furono i primi scioperi che paralizzarono tutta l'industria, ma nell'agosto mi ammalai di tifo e fui ricoverato in ospedale a Monza.
Tornai al lavoro dopo una lunga convalescenza e capii subito che la situazione era peggiorata: il cibo nelle mense scarseggiava e tutte le conquiste delle lotte precedenti erano state annullate dall'inflazione. Bisognava fare qualcosa. Nel marzo 1944 partecipai con tutti i lavoratori al grande sciopero generale. L'obiettivo era la caduta della repubblica fascista di Salò e la liberazione dall'invasione nazista. Subito dopo, la notte dell'11 marzo, fui arrestato dalla polizia fascista insieme a mio fratello. Ci buttarono letteralmente giù dal letto. Mio fratello voleva cercare di scappare dalla finestra, ma poi non opponemmo resistenza, per evitare conseguenze ai nostri genitori. Ci portarono via in fretta e furia.
All'alba il rastrellamento degli altri operai che avevano scioperato con noi era finito. C'era gente di Monza e Sesto San Giovanni. Fummo portati in prefettura a Milano e lì, oltre a noi c'erano dipendenti della Falck, della Breda, della Pirelli, della Marelli e di altre ditte. Fummo tutti interrogati senza diritto di replica, accusati di organizzazione e istigazione di scioperi e atti di sabotaggio contro la repubblica fascista. Ci mandarono a dormire al carcere di San Vittore, su un pagliericcio. Dimostravo molto meno dei miei 17 anni, anche per la mia magrezza, ma un ispettore parlando con un altro gli disse: "macché minorenne, qui sono tutti uguali e seguiranno tutti la stessa sorte". Queste parole mi colpirono molto e mi rimasero impressi i loro volti.
Dopo due giorni fummo trasferiti tutti a Bergamo, in camion. Qui ci trovammo con altri operai rastrellati in giro per l'Italia, che si trovavano già lì da qualche giorno. Eravamo affamatissimi e come cibo ci davano una fetta di pane con del brodo per tutta la giornata.
Il 17 marzo fu il giorno della partenza, arrivarono anche i miei genitori da Monza e il cappellano militare di San Rocco, Don Lino Mandelli.
Incolonnati, scortati da una parte dalle SS e dall'altra dai fascisti, andammo a piedi alla stazione, minacciati e picchiati. Nessuno sapeva né che cosa avevamo fatto, né dove eravamo diretti. Eravamo spaventati. I parenti ci avevano portato viveri e la gente generosa di Bergamo ci regalò fiaschi di vino.
Fummo stipati a quaranta alla volta su carri-bestiame. Eravamo totalmente inconsapevoli della nostra sorte. Pensavamo di andare a lavorare da qualche parte. Noi di Monza eravamo fortunati, avevamo delle torte fatte dai nostri familiari e del vino e ci dividemmo tutto. Cercammo di staccare qualche asse di legno per scappare, ma ci avevano requisito tutta la roba personale a Milano. La notte faceva freddo, si soffriva la sete e al terzo giorno non riuscivamo nemmeno a parlare, tanto eravamo stremati. Durante una sosta al Tarvisio ci dissetammo mangiando neve.
Scoprimmo la nostra destinazione arrivando al campo di concentramento di Mauthausen.
Era un'enorme fortezza di pietra, tutta cintata con muri di tre metri e protetti da mitragliatrici. Fummo spogliati di tutto: soldi, orologi, anelli, fotografie. Tutto venne annotato dalle SS.
Fummo spogliati dei nostri abiti civili e rapati a zero. Completamente nudi entrammo in un salone a fare la doccia. Lì fui separato da mio fratello. Avevamo lunghi mutandoni di lana e pantaloni a righe. Ci misero in baracche isolate dal resto del campo, a Gusen I, sottocampo di Mauthausen, per la quarantena.
Non avevamo letti e dormivamo su un fianco, perché sdraiati non ci stavamo tutti e i kapò ci picchiavano. Al mattino eravamo indolenziti e infreddoliti. I kapò ci picchiavano per qualsiasi cosa e ci davano da mangiare una volta sola al giorno. Una volta rifiutammo la nostra razione di cibo, sempre zuppa di crauti, e furono guai, botte e insulti. Ci dissero che metà di noi sarebbe morta entro tre mesi.
Dopo qualche giorno completarono il nostro abbigliamento con berretto a strisce, maglia, calze, zoccoli di legno e la giacca a righe, con un numero di matricola per il riconoscimento. Mi avevano spogliato di tutto, ora al posto del nome avevo solo una matricola: IT 59141.
Durante la quarantena lavorammo alla costruzione di un altro campo, il Gusen II. Eravamo esposti ad ogni tipo di intemperie. Il lavoro cambiava da un giorno all'altro: scavavamo, spostavamo terra, facevamo i fossi per le tubazioni dell'acqua, costruivamo baracche e pozzi. Se pioveva o faceva freddo si intirizzivano le mani e i piedi scivolavano come burro sulla terra bagnata. La morte coabitava con noi, ero molto impaurito e sfiduciato. Cercavamo di resistere a tutto. Si pensava che sarebbe arrivata la Liberazione e che tutto sarebbe passato. Ormai anche la zuppa di crauti era diventata buona col passare del tempo: quando era servita calda, per un momento sembrava di rivivere.
Si prendevano botte per tutto: se non rifacevi bene il letto, se avevi preso i pidocchi, se non capivi bene i comandi in tedesco. Tutto poteva giustificare delle nerbate. Un giorno ne presi 42 perché avevo trovato il modo di rubare delle patate. L'idea era venuta a quelli che stavano in cucina, gli spagnoli. Così me ne davano metà, però cotte. Io le dividevo con gli altri miei compagni di sventura nella baracca. Eravamo soliti scavare di nascosto una buca profonda almeno 50 cm. per metterci le patate che arrivavano da fuori. Le coprivo col pagliericcio per non farle gelare.
Quando scoprirono che nascondevo 42 patate nelle mutande me ne chiesero il motivo. Dissi che non potevo mangiare il pane per malattia. Cominciarono a darmele, una nerbata per ogni patata. Ad un certo punto svenni per il dolore, mi rianimarono con una secchiata gelata d'acqua e continuarono a darmele. A volte uccidevano per molto meno, fui molto fortunato.
Non c'era limite all'orrore. Le persone anziane facevano fatica a stare dietro al lavoro, si indebolivano e non venivano curate, morivano come mosche. La vita stessa non aveva valore. Dopo gli ebrei, gli italiani erano considerati i peggiori. All'inizio ci si scontrava anche tra di noi prigionieri, si litigava coi francesi e i russi. Fui colpito da dissenteria assieme a un mio amico, Carmine Berera. Fummo portati in infermeria: io fui giudicato guaribile, ma il mio amico no. Fui curato subito e dopo tre giorni, grazie alla complicità di un giovane medico italiano, vidi per un attimo il mio amico in un'altra baracca. La stanza era squallida con un indescrivibile odore di sporcizia. Era proibito entrare. Erano tutti malati abbandonati a se stessi: portavano loro da mangiare, ma nessuno in realtà se ne curava, erano considerati a perdere. Ogni giorno arrivavano gli addetti, buttavano i cadaveri fuori dalla finestra, su carretti diretti al crematorio. Il mio amico dopo una settimana era ancora vivo, poi non ne seppi più nulla.
Le persone sparivano, uccise con punture di veleno o benzina. Certe notti c'era un'auto azzurra che faceva la spola tra i due campi di Gusen e Mauthausen e asfissiava le persone, per scaricarle infine al crematorio. Tanti morivano mentre lavoravano nella cava. Mi sono anche ammalato di scabbia e in totale sono stato ricoverato tre volte. Penso di essermi salvato per fortuna, per la mia giovane età e per il fatto di aver passato i mesi più rigidi a sistemare patate, dove comunque la temperatura era di dieci gradi sopra lo zero.
Volevamo sapere come andava la guerra e qualche notizia riusciva a trapelare. Quando si capì che a breve sarebbero arrivati gli americani, tememmo che i nazisti ci uccidessero tutti. Si diffuse il caos, cominciarono a bruciare documenti per nascondere le prove di quello che avevano compiuto. I tedeschi uccisero chi tentò di ribellarsi, fucilando alcune delle SS e i kapò che stavano ai forni crematori, per impedire che potessero rivelare qualcosa. C'erano morti ovunque.
Il 5 maggio 1945, verso sera, arrivarono gli americani e i tedeschi rimasti si arresero e si consegnarono. Alcuni di noi linciarono i propri aguzzini. Eravamo allo sbando, alla ricerca di cibo per le cucine del campo, mangiando quel che si trovava. Eravamo liberi, ma ancora non ce ne rendevamo conto e vagavamo per il campo come dei disperati. Alcuni miei amici andarono a piedi verso la città di Linz, cercando di tornare prima in Italia. Gli americani cominciarono a curarci nel campo, con l'aiuto della Croce Rossa.
Tornai in Italia solo il 27 giugno. Ero stato curato da una strana febbre che uccideva e sono sopravvissuto grazie alla penicillina degli americani. Mio fratello, che mi aveva visto ricoverare in condizioni disperate, tornò prima in Italia dai miei per non farli preoccupare. Quando arrivai fu una gioia, ma non potei tornare subito a una vita normale, feci delle cure speciali, non potevo mangiare che in bianco, mi fecero trasfusioni e punture ricostituenti. Ritornai al lavoro alla Falck solo nel dicembre 1945.
Ora, ogni giorno ripenso alle persone nel campo, a chi c'era e a chi non si sa che fine abbia fatto.
Dopo tante sofferenze non odio il popolo tedesco. Se un popolo partorisce dei mostri criminali, bisogna combatterli e impedire che si impadroniscano del potere.”

PER NON DIMENTICARE