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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

martedì 29 marzo 2016

DOPO UNA PRIMA PIENA, LE OPERE DEL PROGETTO DELL'OTTOBRE 015 SONO GIA' DANNEGGIATE015


Del progetto e dei lavori di manutenzione sul reticolo idrico minore e sul Tarò a Meda ce ne siamo occupati sia nella fase di presentazione del progetto ad ottobre 015 (vedi post:A PROPOSITO DEI LAVORI DI MANUTENZIONE SUL TARO' ) sia a lavori terminati quando, il 24/12/015, una "pattuglia" di Sinistra e Ambiente s'era recata a verificare quanto era stato fatto in Val de Mez, al confine tra Meda e Cabiate e aveva redatto un dettagliato rapporto (post:SINISTRA E AMBIENTE SUI LAVORI RELATIVI ALLE CRITICITA' IDROGEOLOGICHE ).
Un rapporto che era stato consegnato anche all'assessore alla Protezione Civile, Massimo Nava.
A inizio marzo 2016 ...... è arrivata la prima piena conseguente ad alcuni giorni di pioggia.
Siamo tornati in loco per verificare sia l'integrità delle opere idrauliche e di contenimento frana lì posizionate sia la loro funzionalità e ............. purtroppo i nostri timori e le nostre perplessità hanno trovato conferma.
I lavori e il progetto fatti in fretta e furia stanno cominciando a mostrare la loro inadeguatezza ed è già bastata una PRIMA piena in Val de Mez a danneggiare e a compromettere la funzionalità delle strutture.



Da il Giorno del 3-4-016
QUANDO IL SINDACO DI MEDA PARLA A SPROPOSITO.
Come solito, arrogante, rabbiosa e piena di livore la reazione di Caimi al rapporto di Sinistra e Ambiente sugli interventi al reticolo idrico minore in Val de Mez (vedi articolo de "Il Cittadino" e di MBNews sotto).
Caimi non entra nemmeno nel merito dello stato di fatto dell'intervento anche perchè risulta difficile contestare le reali condizioni riscontrate in loco, ma con il suo solito stile, preferisce replicare con il nulla dell'insulto e della delegittimazione verso Sinistra e Ambiente.

Aggiungiamo una piccola nota a sua informazione: Sinistra e Ambiente si è avvalsa delle competenze di un tecnico, un GEOLOGO che ha pure nel passato progettato interventi proprio sul reticolo idrico della Brughiera e quegli interventi, contrariamente a quelli attuati dall'amministrazione medese, sono ancora integri e funzionali a distanza di anni. 

Il Cittadino del 2-4-016

Da MBNews

Meda, troppa fretta nei lavori alla rete idrica? (Reticolo idrico minore ndr) 
Il sindaco: era necessaria

Accesa polemica sui lavori di manutenzione al torrente Tarò e al reticolo idrico minore di Meda. A sollevare il vespaio è il gruppo Sinistra e Ambiente, che spiega di aver effettuato due sopralluoghi (dicembre 2015 e marzo 2016) al confine con Cabiate, nella cosiddetta “Val di Mez” dove sono stati realizzati gli interventi più importanti.
Già a dicembre (i lavori erano stati approvati dalla Giunta comunale ad ottobre e si erano conclusi a novembre, ndr) il gruppo ambientalista aveva inviato a Massimo Nava, assessore alla Protezione civile, un report dettagliato, evidenziando delle preoccupazioni per «un progetto fatto in fretta»: ora, dopo la prima piena di inizio marzo, la situazione non sembra essere migliorata. «Purtroppo i nostri timori e le nostre perplessità hanno trovato conferma – dicono i portavoce di Sinistra e Ambiente -. Una prima amara considerazione è che alcuni interventi effettuati nel torrente sono già, in parte, da rifare. In particolare parte della gigantesca palificazione, che non ha svolto il suo compito di trattenere la corrente, ma anzi ne è stata erosa alla base, ha impedito l’evoluzione del fenomeno franoso, che peraltro non determinava nessun rischio in quanto ambito non fruito». E non è tutto: l’erosione ha intaccato gli argini rifatti in sponda sinistra orografica, e le briglie distanziatrici sono state divelte. Un risultato paradossale, se si tiene conto che le altre briglie, meno ambiziose e più vecchie di una decina d’anni, svolgono ancora in modo dignitoso il proprio compito. «Eppure questo intervento è costato circa 54mila euro – precisano da Sinistra e Ambiente -. Come avevamo ipotizzato, i lavori, fatti di corsa sulla base di un progetto frettoloso redatto in cinque giorni, invece di mettere in sicurezza i luoghi nei quali si è intervenuti hanno, per certi versi, amplificato il dissesto idrogeologico della valle, trasportando materiale, prima in quiete, attraverso il tratto tombinato di via Como nell’alveo del Tarò, innescando un rialzo della quota della piena nella porzione nord di Meda. Parte delle palizzate realizzate sono collassate, il loro riempimento è stato svuotato dalla corrente che si è infiltrata al di sotto del livello di difesa spondale».
Tende a stemperare i toni la replica del sindaco, Giovanni Giuseppe Caimi«I lavori sono stati fatti velocemente perché era necessario – risponde il primo cittadino -. Siamo riusciti ad ottenere un finanziamento regionale per 150mila euro anche grazie alla documentazione fotografica, raccolta grazie alla Protezione civile, del tratto da Cabiate a Seveso. Abbiamo fatto in fretta? Vero. Ma siamo una pubblica amministrazione che fa le cose bene e spende i soldi in modo appropriato». Non a caso, spiega Caimi, la direzione dei lavori è stata affidata ad un ingegnere civile con esperienza internazionale: «E se qualcuno può dimostrare che il nostro tecnico non ha lavorato bene ce lo dimostri – continua -, anzi, li invito a farsi avanti». Però è vero che ci sono già verificate delle erosioni, o no? «Sì, in seguito alle forti piogge, ma ce lo aspettavamo – spiega Caimi -. In torrenti di questo tipo le erosioni ci saranno sempre: l’intervento era volto a mettere in sicurezza quanto era stato rovinato». Tanto più che la sistemazione dell’alveo dei fiumi non è di competenza del comune. «Proprio questa mattina (mercoledì 30 marzo, ndr) il nostro assessore Nava era a colloquio con l’ingegner Luigi Mille e il geologo Dario Fossati, di Aipo (Agenzia interregionale per il fiume Po, ndr), per discuterne – racconta -. Hanno un progetto e dei finanziamenti regionali, noi non abbiamo le competenze per agire». Presto, dunque, potrebbero esserci ulteriori novità in merito.

lunedì 21 marzo 2016

INSIEME IN RETE: BASTA FINANZIAMENTI ALLA PEDEMONTANA


Un incontro importante quello organizzato a Seveso il 18-3-016 da Insieme in Rete con Anna Donati di Green Italia e con Monica Frassoni Presidente dei Verdi europei.
L'impossibilità per Monica Frassoni d'essere presente  a causa di un lutto, non ha ostacolato l'argomentare con lei, a mezzo di mezzi telematici e in diretta.
Le comunicazioni della Frassoni e della Donati sulle pessime politiche italiane in tema di infrastrutture e grandi opere hanno portato a ragionare ad un livello più macro, utile a far capire le pesanti ricadute sui territori sia in termini di costi economici sia in termini di costi ambientali che le errate scelte trasportistiche causano.
Si sono così meglio comprese le disinvolte e miopi politiche d'investimento su infrastrutture poi rimaste incomplete per gli elevati e insopportabili costi.
Sono però le opere autostradali incomplete che servono a giustificare le continue richieste di nuovi fondi o di agevolazioni fiscali per i concessionari.
In questa categoria rientra ormai a pieno titolo l'inutile autostrada Pedemontana.
E sulla Pedemontana, chi ne vuole la realizzazione a tutti i costi (il Presidente di Regione Lombardia Maroni in primis), nella disperata ricerca di fondi,  insiste per chiudere l'iter della DEFISCALIZZAZIONE e per avviare la possibilità di accedere ai fondi europei del Piano JUNCKER.
Quella della Pedemontana è una situazione fallimentare conclamata, con i previsti fondi privati del "project financing" venuti totalmente a mancare e il maldestro tentativo di sopperire ad essi con "aiuti di Stato" e cercando di convincere l'Europa a finanziarla. Proprio per evitare anche questo, Monica Frassoni e Anna Donati in collaborazione con molti gruppi ambientalisti e con il coordinamento di Insieme in Rete hanno presentato alla Commissione Europea per la Concorrenza un dettagliato rapporto che alleghiamo.
Nella serata, Gemma Beretta, Gianni Del Pero e Alberto Colombo per INSIEME IN RETE hanno dettagliato il disastro ambientale causato da Pedemontana sul territorio, il rischio DIOSSINA sulla Tratta B2 e C, l'assenza delle compensazioni ambientali sul tracciato già in esercizio (A, B1 e tangenziali di Como e Varese) e hanno rinnovato la richiesta a fermare l'infrastruttura e a lavorare per un progetto di potenziamento della viabilità intercomunale e locale potenziando prioritariamente il trasporto su ferro.
Presenti all'incontro i sindaci di Seveso e Bovisio Masciago, l'assessore alle Politiche di Governo del Territorio di Desio, il Presidente del Consiglio Comunale di Cesano Maderno.

 
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Da MBNews

Insieme in Rete: “No agli aiuti di Stato per Pedemontana”

Insieme in Rete: "No agli aiuti di Stato per Pedemontana"«Pedemontana è un fenomeno italiano e in questo, purtroppo, poco anomalo»: Gemma Beretta, portavoce di Insieme in Rete, riassume così la situazione nell’incontro di venerdì 18 marzo a Seveso. La serata è stata un’occasione per presentare il documento presentato alla Commissione europea sui finanziamenti governativi alle opere autostradali, firmato, tra gli altri, da Anna Donati, di Green Italy, e da Monica Frassoni, presidente dei Verdi europei. La richiesta avanzata all’Europa è quella di indagare sugli aiuti di Stato ai titolari delle concessioni, e senza permettere che Pedemontana e altre autostrade ottengano ulteriori incentivi.
«Pedemontana è partita in termini sbagliati, è costruita a pezzi e passa a zig-zag nella pianura, devastando il territorio e isolando comuni – ha commentato il geologo Gianni Del Pero -. Come società ha mostrato di non saper gestire un’opera così, e, d’altra parte, non ha nemmeno i soldi per farlo: insiste nell’andare avanti, ma deve invece fermarsi e risarcire il danno». Difficile capire con quali soldi potrebbe farlo: Strabag sta licenziando gli operai che hanno lavorato alle prime tratte, e i proventi dei pur carissimi pedaggi non bastano a rientrare dalle spese. «Nel mondo delle fiabe, o per come ce la raccontano, le autostrade non costano mai nulla, perché riescono ad autofinanziarsi con il pedaggio – chiosa Donati -. Ma ovviamente non è mai così, interviene sempre lo Stato, con aiuti come il valore di subentro e le defiscalizzazioni, e il resto ce lo mette la concessionaria». Solo che gli aiuti statali sono già stati versati e Pedemontana è stata completata solo per un terzo, e mancano ancora 2 miliardi: l’ultima speranza per chi vuole l’autostrada è rientrare nel piano Juncker, cosa di cui il Pirellone sembra peraltro certo. Un’eventualità che Donati accoglie in modo molto scettico: «Nel piano Juncker dovrebbero rientrare cose concrete, a basso rischio e importanti per l’economia, come le energie rinnovabili e i treni per i pendolari – spiega -, e questo non è certo il caso di Pedemontana». «Stranamente da mesi il governo italiano non sta avanzando su questa tematica a Bruxelles – continua Frassoni, raggiunta via skype -. Può essere un buon segno, ma è anche vero che viste da qui ci sono questioni molto più pressanti, come il caso Ilva».
Di certo la situazione non può restare così com’è: se Paolo Butti, sindaco di Seveso, teme soprattutto lo stato attuale della “vetusta” Milano-Meda, che dovrebbe farsi carico del traffico di Pedemontana, Giuliano Soldà, il primo cittadino di Bovisio, lancia la proposta della riprogettazione: «Ripensare Pedemontana si può – ha affermato -. Sul territorio c’è bisogno di sostenibilità: siamo ancora in tempo per modificare il progetto».  Evitando situazioni come quella di Cassano Magnago, punto zero di Pedemontana e ormai tagliato fuori dalla normale viabilità, come riporta Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. E anche tenendo conto dei recenti dati di traffico, che mostrano come Pedemontana sia al momento molto poco usata e di come, in realtà, il tragitto quotidiano medio di chi usa la macchina per spostarsi nel tragitto casa-lavoro sia molto minore: tra i 10 e i 30 km.
«Diciamolo: Pedemontana è un fallimento, e i sindaci dovrebbero fare un passo in più in questa direzione – conclude Alberto Colombo di Insieme in Rete -. Faremo di tutto perché questi finanziamenti non arrivino mai».

mercoledì 9 marzo 2016

IL 18-3-016 INCONTRO PUBBLICO DI INSIEME IN RETE SULLA PEDEMONTANA


Il coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE (di cui Sinistra e Ambiente è parte attiva) ritorna a parlare dell'autostrada Pedemontana con un incontro pubblico a Seveso.
Un incontro che mette di nuovo a fuoco l'inutilità e il disastro di questa infrastruttura, anche alla luce delle ultime vicende relative alla mancanza di fondi e alla chiusura dei cantieri di Strabag nel raggruppamento d'imprese "Nuova Briantea" sulla tratta B1, ancora INCOMPLETA della viabilità di connessione.
Con MONICA FRASSONI Presidente dei VERDI del Parlamento Europeo e con ANNA DONATI di GREEN ITALIA parleremo anche dei maldestri tentativi di ottenere finanziamenti europei dal Piano Juncker e delle miopi politiche  (veri e propri AIUTI DI STATO) del governo in favore delle autostrade, defiscalizzazione compresa.
Lo diciamo da tempo, quest'autostrada che è stata uno spreco di risorse (sinora praticamente solo PUBBLICHE) deve fermarsi.
E' fuori dalla realtà continuare a pensare e a volere, come fanno alcuni politici e amministratori, il suo completamento visto gli inesistenti volumi di traffico sulle tratte già realizzate e considerato l'impatto ambientale pesantissimo per l'ambiente e il territorio.
Purtroppo una parte di disastro è già stato fatto e per questo sulla tratta A, B1 e le tangenziali di Como e Varese è necessario realizzare le previste COMPENSAZIONI AMBIENTALI di cui s'è persa traccia.
Anche il tavolo di verifica dello stato d'avanzamento realizzativo dei progetti di Compensazione Ambientale, istituito dalla Mozione Regionale n° 415 approvata dal Cons Regionale, non sta lavorando e un solo progetto quello di Cassano Magnago, fortemente ridimensionato, risulta in fase di esecutivo.
L'INGANNO della PEDEMONTANA va smascherato.

lunedì 7 marzo 2016

I PROFUGHI IN PROVINCIA DI MB E IL SISTEMA D'ACCOGLIENZA


A scuola di italiano a Seveso
Un rapporto completo quello che vi presentiamo (anche se non in anteprima visto che è uscito a novembre 015) che parla dei profughi presenti in Brianza e del sistema di accoglienza che si occupa di loro.
Un sistema diffuso sul territorio e basato sulle Associazioni del terzo settore unite in un RTI (Raggruppamento Temporaneo Imprese) denominato Bonvena (Accoglienza in esperanto) che si è da subito attivato per gestire questa emergenza, ormai divenuta fenomeno  intrinseco di un mondo dove crescono guerre, miserie e persecuzioni e si è aggiudicato il bando 2015 della Prefettura di MB per gestire l'accoglienza profughi.
Il bando è stato riproposto dalla Prefettura anche per il 2016 con un incremento numerico rispetto alle quote di persone destinate alla Provincia di MB.
Al novembre 015 le accoglienze sono state di 907 profughi di cui 660 gestiti direttamente da Bonvena, 152 dalla Croce Rossa Italiana e il resto da altri.
Il rapporto è molto dettagliato e fa chiarezza.
Fa chiarezza rispetto a chi fa costante opera di mistificazioni alimentando odio e razzismo solo per garantirsi visibilità.
Fa comprendere bene anche i livelli di protezione accordata ai profughi cioè Protezione Internazionale, Sussidiaria, Umanitaria a secondo della situazione in cui si trova la persona perchè il diritto di ricevere protezione non è solo per chi fugge dalle numerose guerre ma anche per chi subisce persecuzioni di varia natura.
Per sapere la reale situazione, leggetelo con pazienza ed attenzione.

sabato 5 marzo 2016

L'ANAC DICE LA SUA SUL BANDO BEA PER IL TURBOGENERATORE


Ne avevamo già scritto qui e qui in alcuni post. 
La documentazione del bando di BEA (Meda è socia con il 7,34%) per il rifacimento del turbogeneratore del forno inceneritore di Desio, vinto dall'unica azienda partecipante, la COMEF, mostrava molte incongruenze, inesattezze, anomalie e stranezze. 
Dopo le segnalazioni effettuate dalla revisore dei conti nominata dal Comune di Desio nel Collegio Sindacale di Bea, la Dr.ssa Giovanna Ceribelli (la stessa che ha dato il via all'inchiesta "Smile" sulla malasanità lombarda) e l'esposto del Consigliere Regionale Gianmarco Corbetta e dell'M5S all'Autorità Nazionale Anti Corruzione, in data 2-3-016 l'ANAC stessa si è pronunciata con un documento dai contenuti pesanti per BEA, dicendo in buona sostanza che:

Sarebbe stato dunque necessario in ipotesi di gara deserta o di assenza di offerte appropriate, rivolgersi nuovamente al mercato, aprendo un nuovo confronto competitivo. Circostanza, peraltro, che nel caso di specie sarebbe stata quantomai opportuna, in considerazione del fatto che le numerose criticità rilevate nella gara in oggetto inducono a concludere che l’offerta di Comef s.r.l. non potesse ritenersi ‘appropriata."

Aldilà delle valutazioni e delle richieste politiche di Corbetta, riteniamo utile per l'informazione segnalarvi i dettagli presenti in:  
e quanto riportato dalla stampa.

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Da il Cittadino on line del 4-3-016


Inceneritore di Desio, l’Anticorruzione contro Bea:


«La gara per la turbina va rifatta»


L’Autorità nazionale anticorruzione risponde all’esposto del Movimento 5 Stelle sulla gara per la turbina dell’inceneritore di Desio e indica la strada a Bea: rifare tutto. M5S chiede dimissioni a raffica, incluse quelle di Gigi Ponti.
«La gara è stata aggiudicata per un importo superiore rispetto a quello indicato nel bando». E poi: «La stazione appaltante ha aggiudicato per un importo superiore a quello messo a gara per ottenere una prestazione tecnicamente inferiore a quella potenzialmente richiesta». E ancora: «Clausole discordanti nella documentazione di gara». Sono questi, racconta il Movimento Cinque stelle, i rilievi fatti dall’Autorità nazionale anticorruzione dopo l’esposto presentato sulla gara per la turbina dell’inceneritore di Desio. Il che, per M5S Lombardia, significa una sola cosa: «Il Presidente della Provincia Gigi Ponti vada a casa, se ha un minimo di decenza».

È un attacco frontale quello del movimento nei confronti delle scelte della società Bea nella doppia gara da 7,5 milioni di euro. Decisioni che per Gianmarco Corbetta, consigliere M5S regionale, si traducono nella «responsabilità politica del Pd brianzolo», «devastante: hanno portato sul baratro una società pubblica e i suoi lavoratori, piazzando politici mal riciclati nei Consigli di amministrazione, difendendo ad oltranza manager incapaci anche quando bastava leggere le carte per rendersi conto di quanto succedeva, perseguendo una politica industriale fallimentare, senza capire che il mondo in cui i rifiuti si dovevano bruciate è finito».
«Sarebbe stato dunque necessario in ipotesi di gara deserta o di assenza di offerte appropriante - si legge nelle carte dell’Anac di Raffaele Cantone - rivolgersi nuovamente al mercato, aprendo un nuovo confronto competitivo. Circostanza, peraltro, che nel caso di specie sarebbe stata quantomai opportuna, in considerazione del fatto che le numerose criticità rilevate nella gara in oggetto inducono a concludere che l’offerta di Comef s.r.l. non potesse ritenersi “appropriata”». Bea S.p.A. ha venti giorni di tempo per «manifestare la volontà di conformarsi alle indicazioni dell’Autorità».
Per Corbetta «Anac ha letteralmente demolito le tesi difensive di Bea, confermando le gravi inadempienze e criticità segnalate dal Movimento 5 Stelle e ravvisando la necessità che a tutela dell’interesse pubblico la gara sia annullata. Abbiamo fatto un enorme lavoro di studio e analisi, durato mesi, su tutta la documentazione del bando: troppe le anomalie, troppe le stranezze... e ora l’Anac non solo conferma i nostri dubbi ma va oltre nell’indagine».
E ancora: «In attesa che la Procura della Repubblica si pronunci sulle responsabilità penali, do per scontate le dimissioni dei Consigli di amministrazione di Bea e Bea Gestioni e del direttore generale di Bea», colpe che per M5S sono da ricondurre anche all’attuale presidente Mazzucconi, perché ha lavorato in « perfetta continuità tra l’operato delll’ex presidente Boselli». Responsabilità da estendere su su fino a Gigi Ponti, presidente della Provincia, «l’ente azionista di maggioranza relativa in Bea».
Daniela Mazzuconi, presidente di Bea, si difende: «All’Anac presenteremo le controdeduzioni. Annullare la gara sarebbe troppo oneroso. Io non rispondo di atti presi prima del mio arrivo.

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Da MBNews del 4-3-016

Desio Inceneritore:

l’Anticorruzione risponde: “Gara turbina da rifare”

Di Simona Sala 
Ventuno pagine di risposta, dettagliate e ben articolate. Mercoledì 2 marzo è arrivato il responso che il Movimento 5 Stelle tanto aspettava dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac), in seguito alla presentazione dell’esposto di dicembre riguardo la gara (a doppio oggetto) dal valore di 7,5 milioni di euro, indetta da Bea per la sostituzione della turbina dell’inceneritore di Desio.
Anac ci ha dato ragione sotto tutti i fronti, anzi ha fatto valutazioni ancora più approfondite. È una grande soddisfazione per noi”– esordisce il consigliere regionale Gianmarco Corbetta alla conferenza di oggi 3 marzo, convocata appunto per illustrare gli ultimi sviluppi dell”Operazione verità”.
Nel documento l’Anac riassume tutte le criticità riscontrate e le divide in tre tipologie: violazioni della concorrenza, violazioni del principio di economicità e violazioni del procedimento di gara. Sono innumerevoli i rilievi emersi dall’istruttoria si legge: “la gara è stata aggiudicata per un importo superiore rispetto a quello indicato nel bando”, non solo , “la stazione appaltante ha aggiudicato per un importo superiore a quello messo a gara per ottenere una prestazione tecnicamente inferiore a quella potenzialmente richiesta”, e anche, “clausole discordanti nella documentazione di gara”. Tutti punti rimarcati e sottolineati in sede di conferenza dall’avvocato Ilaria Battistini, che ha curato l’esposto.
Corbetta aggiunge “Anac ha letteralmente demolito le tesi difensive di Bea, confermando le gravi inadempienze e criticità segnalate dal Movimento 5 Stelle e ravvisando la necessità che a tutela dell’interesse pubblico la gara sia annullata. Abbiamo fatto un enorme lavoro di studio e analisi, durato mesi, su tutta la documentazione del bando:  troppe le anomalie, troppe le stranezze… e ora l’Anac conferma che i nostri dubbi sono leciti.”
E ancora: “In attesa che la Procura della Repubblica si pronunci sulle responsabilità penali dell’esposto fatto dal collegio sindacale, do per scontate le dimissioni dei Consigli di amministrazione di Bea e Bea Gestioni e del direttore generale di Bea”.
I 5 Stelle non si fermano all’attacco dei vertici di Bea, attribuiscono le responsabilità anche al mondo politico locale, in particolare chiedono a gran voce le dimissioni del presidente della Provincia. “Questo è un fallimento politico del partito democratico brianzolo, che da anni continua ad insistere con l’idea incenerire i rifiuti e di andare avanti ancora 15 anni potenziando il forno, senza capire che il mondo in cui i rifiuti si dovevano bruciate è finito. Di fronte alle macerie della gara a doppio oggetto e del piano industriale che la prevede, Gigi Ponti abbia la decenza e il pudore di dimettersi da presidente della Provincia, l’ente azionista di maggioranza relativa in Bea”, conclude il consigliere regionale pentastellato.
E adesso? Bea ha 20 giorni di tempo per conformarsi alle indicazioni dell’Autorità, che tradotto significa annullare la gara per ripresentarsi con una nuova, oppure può presentare controindicazione. Al momento non sono ancora giunte repliche da parte sia da parte della società Bea sia da parte della Provincia di Monza e Brianza e del Partito Democratico.

lunedì 22 febbraio 2016

BANDO PER GLI ORTI URBANI ...... IN ZONA R: LE NOSTRE PERPLESSITA'

Dunque l'amministrazione di Caimi ha pubblicato il 19-02-016 un bando per l'assegnazione degli ORTI URBANI. 
Un bando che prevede la presentazione di un progetto "di gestione" da parte di Associazioni e/o Consorzi con successiva determinazione del punteggio per l'assegnazione dello spazio.
Verrebbe da dire bene, ma ancora una volta dobbiamo registrare l'assoluta impermeabilità dell'amministrazione medese ai rilievi avanzati da Sinistra e Ambiente.
Si perchè, l'area identificata è di proprietà pubblica ma è all'interno della ZONA R (o di rispetto) per livello di contaminazione da TCDD del disastro ICMESA del 1976.
Ce ne eravamo accorti per tempo analizzando la documentazione in nostro possesso, anche sulla base delle  risposte alle nostre interrogazioni.
Senza voler fare alcun allarmismo abbiamo chiesto un incontro con l'assessore alla partita, Claudio Salimbeni, che s'è poi tenuto in data 25-01-016.
All'Assessore alle Attività Produttive, all'Ambiente e all'Economia Sostenibile abbiamo evidenziato che per un principio precauzionale, visto che UN ENTE PUBBLICO assegna quest'area per attività di coltivazione, era ed è opportuno verificare l'effettiva "pulizia" del terreno dal pericoloso contaminante TCDD anche con una susseguente dichiarazione degli enti preposti (ARPA in primis) attestante la compatibilità di questa superficie per l'attività di orticoltura.
Certo, in questa zona all'oggi non esistono "vincoli normativi" ma indubbiamente non si può ignorare la "storia pregressa" e il bisogno di una garanzia di idoneità all'attività prevista.
Ci era parso che l'incontro potesse avere un seguito e che, perlomeno, saremmo stati coinvolti ed informati rispetto ai passaggi cautelativi necessari.
Nulla di tutto ciò.
Come è nel suo stile, ancora una volta l'amministrazione non ha tenuto conto dei nostri rilievi, non ci ha minimamente aggiornato e ha confermato in ogni caso la localizzazione degli orti urbani in zona R.
Saranno anche in grado di dare adeguate e certificate rassicurazioni per l'utilizzo a coltivazioni ad uso alimentare sull'area? 
Per questo chiediamo che, prima di dare attuazione al bando, si effettuino lì congrue ricerche analitiche, secondo le metodiche che ARPA ha recentemente ribadito sui campionamenti di terreni per l'analisi di diossine e furani nonchè di altri parametri chimici indicatori della qualità ambientale dei terreni.

Da il Cittadino del 27-02-016
Da Il Giornale di Seregno 1-3-016


domenica 14 febbraio 2016

A PROPOSITO DI REFERENDUM SULLE TRIVELLE


Il governo ha deciso: il REFERENDUM CONTRO LE TRIVELLE si terrà il 17 di aprile. 
Una manovra spudorata per cercare d'evitare che si raggiunga il quorum previsto (50%+1) perchè il referendum sia considerato valido.
Con lo SBLOCCA ITALIA s'era garantita la possibilità di avviare ricerche petrolifere anche in zone ambientalmente sensibili, con tecniche invasive e sostituendo le vecchie fasi di prospezione, ricerca e coltivazione con una concessione unica a carattere di interesse strategico della durata di 30 anni, 10 in più rispetto alla normativa precedente.
Successivamente, con articoli ad hoc nella Legge di Stabilità, il Governo ha cercato di "superare" la richiesta di referendum su parti dello Sblocca Italia avanzato da Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise e appoggiata da molti gruppi ambientalisti.
La Corte Costituzionale ha considerato ammissibile uno dei quesiti referendari proposti, quello che riguarda la durata delle autorizzazioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti già rilasciate, mentre altri due quesiti sono oggetto di un ricorso dei proponenti. 
Come fece Berlusconi nel 2011 con i referendum su nucleare, acqua pubblica e legittimo impedimento ora il Consiglio dei Ministri ha deciso di NON ACCORPARE il Referendum alle prossime elezioni amministrative.
Opzione che avrebbe consentito un risparmio di oltre 300 mln e la possibilità di una campagna d'informazione con tempi più lunghi e una maggiore partecipazione.
Ma si sa ormai da tempo, Renzi e il suo esecutivo sono poco inclini alla "democrazia partecipata" e molto attenti alle pressioni di chi vuole perpetuare politiche energetiche sempre basate sugli idrocarburi.



Trivelle, niente election day. 

Il governo teme il quorum

Il caso. La consultazione si terrà il 17 aprile. Gli ambientalisti si appellano a Mattarella. 
Il comitato No Triv: «Uno schiaffo alla democrazia e alle casse dello stato: potevano essere risparmiati oltre 350 milioni»
Il governo fa ciò che ritiene più comodo: conferma il no categorico all’election day. Il voto delle amministrative non sarà accorpato a quello del referendum antitrivelle. Perché? Perché così è facile che non si raggiunga il quorum e Renzi potrà cantare vittoria. Bastava un decreto e, unendo le due consultazioni, si sarebbero risparmiati tra i 350 e i 400 milioni. 
Invece non ha prevalso il buon senso. Né l’interesse pubblico. E il consiglio dei ministri ha fissato la data del referendum al 17 aprile prossimo. 
Ignorato il «suggerimento» di associazioni e attivisti di chiamare alle urne gli italiani in un unico giorno.
«Uno schiaffo alla democrazia — insorge il coordinamento nazionale No Triv -. 
È paradossale che nello stesso consiglio dei ministri si sia deciso, per un verso, di bruciare 360 milioni di euro e, per l’altro, di rinviare un provvedimento finalizzato all’erogazione di un indennizzo in favore dei risparmiatori truffati da Banca Etruria, per un importo pari a 200 milioni. 
La campagna referendaria — prosegue — si aprirà formalmente solo con il decreto di indizione del capo dello Stato e solo a partire da quel momento i mezzi di comunicazione saranno tenuti a concedere ai delegati regionali gli spazi previsti».
I No Triv si appellano, quindi, al presidente delle Repubblica, a cui spetta l’atto ultimo di indizione del referendum, osservando che l’election day «è assolutamente necessario al fine di risparmiare denaro pubblico; che dinanzi alla Corte Costituzionale pendono ancora due conflitti di attribuzione promossi dalle Regioni nei confronti del Parlamento e dell’Ufficio Centrale per il Referendum (Cassazione). 
Nel caso l’esito del conflitto di attribuzione fosse positivo si dovrebbe votare per altri due quesiti, che la Legge di stabilità non ha soddisfatto: uno relativo al piano delle aree e l’altro alla durata dei titoli minerari in terraferma.  
Diversamente vorrebbe dire che nel 2016 gli italiani saranno chiamati alle urne ben cinque volte: per i due referendum abrogativi (1+2), per le elezioni amministrative (+ballottaggio) e per il referendum costituzionale».
«È una decisione scellerata — dice Greenpeace, che nei giorni scorsi ha lanciato una petizione, che in breve ha raccolto 68 mila adesioni, per chiedere l’accorpamento del referendum al primo turno delle amministrative -. 
Si tratta di una truffa pagata con i soldi dei cittadini. Il premier sta giocando sporco: ha scelto di sperperare centinaia di milioni per privilegiare i petrolieri. Un sondaggio commissionato all’Istituto Ixè lo scorso dicembre evidenzia come solo il 18 per cento degli italiani sia favorevole alla strategia energetica del Governo, mentre il 47 si dichiarava già sicuro di andare a votare per esprimersi sull’avanzata delle trivelle». «Poco tempo per informare i cittadini — denuncia il Prc -. 
Tanto denaro sprecato per tenersi buone le multinazionali», «Questa consultazione disturba», afferma Rosella Muroni, presidente di Legambiente appellandosi al presidente della Repubblica «affinché non firmi il decreto». «Evidentemente — fa presente — l’esecutivo teme che gli italiani ne valutino fino in fondo la portata e si dimostra riluttante ad affrontare seriamente e democraticamente la questione».
«Il mancato accorpamento del voto — tuona Dante Caserta, vicepresidente Wwf Italia — è una scelta insostenibile sia dal punto della tutela ambientale, che da quello dei conti dello Stato. 
Con 300 milioni di euro si potrebbe rendere più sicuro il nostro paese agendo sul dissesto idrogeologico, si potrebbero disinquinare i nostri fiumi e i tanti tratti di mare oggi non balneabili, si potrebbe potenziare il trasporto pubblico e migliorare la vita e la salute di milioni di pendolari, si potrebbe finanziare il sistema delle aree naturali protette». 
«Ecco il volto fossile del governo — è il commento dei parlamentari M5S -. 
È il tentativo di mettere i bastoni tra le ruote al referendum, anche se è un quesito limitante e che non risolverà la questione. Ma noi dobbiamo andare a votare ugualmente e votare sì». 
Anche Sinistra italiana e Civati chiedono di ritirare sulla decisione: «Facciamo appello agli ambientalisti del Pd e ai presidenti delle regioni che hanno promosso il referendum. Li invitiamo a interloquire con il Quirinale e chiedere se questa scelta di palazzo Chigi non miri a due obiettivi: far saltare il quorum e mettere il governo al riparo da una sconfitta sicura».

venerdì 5 febbraio 2016

L'INGANNO DELLA PEDEMONTANA

Mentre la soc. Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) si sta affannando in una disperata ricerca di fondi e nella promozione degli "sconti" attuati sul pedaggio delle tratte A e B1, promozione per cercare di incrementare le scarse percorrenze attuali, i numeri di uno studio del traffico, commissionato dalla provincia di MB e realizzato dalla soc. META e dall'Ing Debernardi illustrati anche a Seveso nel corso dell'incontro pubblico organizzato dall'amministrazione il 1-2-016, sono impietosi e parlano chiaro.
Dimostrano, se attentamente letti, l'inutilità dell'autostrada e le sballate previsioni e analisi su cui si fonda.
Partiamo dai dati sulla tratta A, la prima ad essere aperta al traffico nel gennaio 2015: nel periodo di GRATUITA' i volumi di traffico erano pari a 18.000 veicoli al giorno. Con l'apertura della B1 si sale su questa tratta a circa 20.500 veicoli al giorno.
Un volume di percorrenze pari a una PROVINCIALE non certo ad un'autostrada.
I veicoli che si riversano dalla B1 sull'attuale superstrada Milano-Meda, GIA' SATURA (circa 100.000 veicoli/giorno) bastano comunque a portarla al collasso con code che, spesso, partono da Meda, poco dopo l'immissione della tratta B1.
Ora, se consideriamo anche gli alti costi del pedaggio applicato (20 centesimi/km) è più che comprensibile che terminato il periodo degli "sconti" in atto, questi volumi scenderanno ulteriormente, riversandosi sulla viabilità locale. 
La valutazione di Debernardi ipotizza anche che applicando tariffe "standard" (6,5 centesimi/km) il numero dei veicoli in transito potrebbe arrivare a quota 32.000.  
Un numero comunque lontanissimo dalle previsioni sovrastimate fatte inizialmente delle 60.000 e più percorrenze su cui si basava lo studio di fattibilità che giustificava la necessità e la redditività di questa infrastruttura.
Ma il pieno disastro si avrà con la realizzazione della tratta B2.
Qui si comprende appieno l'inganno di pedemontana e la sua inutilità.
Nella sua analisi Debernardi identifica i 100.000 veicoli sull'attuale superstrada nonchè futura tratta B2 dell'autostrada, come un traffico che è in buona parte la somma di percorrenze brevi cioè spostamenti locali e non certo un traffico sostenuto di lunga percorrenza est-ovest da Malpensa a Orio al Serio, punti estremi del progetto autostradale.
Si fa dunque un'autostrada per soddisfare un bisogno prevalentemente di spostamento locale ?
O forse chi ha pianificato quest'intervento mirava ad intercettare ai soli fini dei ricavi questo traffico.
Tutte queste considerazioni evidenziano che non serviva  (e non serve) UNA NUOVA AUTOSTRADA DI TALE IMPATTO E COSTO nel collegamento est/ovest.
Con un' esigenza di spostamenti che sono principalmente territoriali, la realizzazione della tratta B2 sul sedime dell'attuale superstrada, provocherà una "fuga" alla ricerca di percorsi alternativi sulla viabilità comunale.
Il risultato probabile sarà che alcune strade di collegamento intercomunale subiranno incrementi di traffico notevoli con aumenti stimati del 110% sulla via S.Maria tra Meda e Lentate Sul Seveso, del + 64% sulla via Borromeo a Cesano Maderno e di un +45% su Corso Garibaldi a Seveso (vedi tabella sotto).
Insomma, come sosteniamo da tempo, la Pedemontana è un disastro per l'ambiente e la viabilità e uno spreco per il costo realizzativo elevato e la sua inutilità.
Per questo ci si deve fermare, rinunciando al suo completamento e valutando gli interventi sull'esistente per fluidificare il traffico.
Al proposito, sotto il volantino del coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE distribuito durante la serata sevesina del 1-2-016.


martedì 26 gennaio 2016

MEDA: l'AT1 (ex Medaspan) APPROVATO DA Pd e PdL


Nel Consiglio Comunale del 25-01-016, il PD, a supporto della giunta Caimi e con l'aiuto del fedele alleato Molteni del PdL/Ncd hanno "entusiasticamente" approvato la delibera del piano attuativo sulla Variante Parziale per l'ambito di trasformazione AT1 ex Medaspan dove è prevista la realizzazione di un CENTRO COMMERCIALE, di un albergo e connessi servizi.
Con il suo, ormai consueto "stile" che lo contraddistingue, il sindaco Caimi ha rimarcato la granitica certezza che quest'operazione porterà "benessere" e "occupazione" a Meda. 
Abbiamo anche appreso che lì, si proprio lì, "si farà anche cultura" e che gli ambientalisti sono ..... "affetti da una qualche patologia", si, insomma, sono malati, visto che insistono nell'indicare confusione nella VAS e a evidenziare analisi ambientali poco garantiste poichè fatte in modo incompleto e senza il coinvolgimento di ARPA nonchè ad avere seri dubbi per i problemi trasportistici e di viabilità che saranno ingenerati dalla realizzazione del centro commerciale nell'AT1.
Per saperne di più, leggete sotto il testo dell'intervento del nostro Consigliere Comunale.


25-01-016

Sul capitolo AT1 molti sono gli aspetti poco condivisibili.
Cominciamo dall’aspetto delle ANALISI AMBIENTALI proprie della procedura di VAS e dall’iter della VAS.
Come è noto ai più, Sinistra e Ambiente presentò nel CC del 29-10-015 una mozione che VENNE RESPINTA per analisi supplementari per la TCDD, la formaldeide e i solventi, tutti composti chimici legati alla “storia” dell’area.
Successivamente, Sinistra e Ambiente ha contattato ARPA e oltre a ricevere un parere sulle analisi ambientali da effettuare, ha scoperto che una comunicazione dell’Agenzia inviata in data 17-07-15, inspiegabilmente non risultava negli atti di VAS anche se pervenuta prima del termine di chiusura della stessa procedura prevista per il 25-07-015.  Insomma una procedura di VAS con un Parere Motivato del 25-07-015 e una Dichiarazione di Sintesi sempre del 25-07-015 che risultava comunque INCOMPLETA.
Ora poi con un nuovo Parere motivato, e una Dichiarazione di sintesi  definiti “finali”  s’è cercato di far “rientrare” quella comunicazione che faceva riferimento anche alle PROCEDURE DI CARATTERIZZAZIONE da ESPLICITARE NEL PIANO SCAVI che deve essere formulato (lo ricordiamo ai soggetti responsabili) PRIMA della Movimentazione del terreno e deve essere comunicato ad ARPA per verificare congiuntamente la corretta tipologia delle analisi da effettuare.

Ma queste “modifiche” ai documenti nella VAS sono avvenute in occasione della chiusura della fase di Osservazioni alla Variante Urbanistica.
Una procedura di VAS quindi quantomeno CONFUSA e che lascia MOLTI DUBBI sull’ITER SEGUITO.
Oltre a ciò, nel cc del 17-12-015 una serie poco chiara  di annunci dell’amministrazione dava evidenza di alcune analisi ambientali per la TCDD effettuate comunque ad ottobre e ora presentate come “indagini preliminari”.
Si tratta di 4 SONDAGGI che giudichiamo NON RAPPRESENTATIVI DELL’EFFETTIVA CONDIZIONE DEL SITO poiché 4 carotaggi  non sono sufficienti per la vastità dell’area da caratterizzare, e non sono neppure rappresentativi del primo sottosuolo ”naturale”, anche detto Top Soil, entro il qual si sarebbe potuta rinvenire la Diossina TCDD.
I sondaggi hanno infatti riguardato terreni da 0,5 fino a 2,5 metri di profondità.
In occasione dell’approvazione del Piano di Caratterizzazione dei terreni interessati dalla Pedemontana, a poca distanza dall’AT1, ARPA  ha ribadito quali siano le metodiche da utilizzare sia relativamente alle profondità da analizzare sia le modalità di prelievo dei terreni, nello specifico 5 aliquote progressive per ogni punto di indagine.
Quelle sull’AT1 sono invece analisi effettuate senza un protocollo e una modalità CONCORDATA con ARPA e pertanto non validabili da ARPA.
Eppure, in un sondaggio è stata rilevata, comunque, la presenza di diossina con un valore massimo di 2 ng/kg di TCDD, la diossina del disastro ICMESA del 1976.
Questo rinvenimento dice comunque che la Diossina TCDD (marchio di fabbrica dell'accidente ICMESA 1976) è presente nel sottosuolo dell'AT1.
In quantità esigua, apparentemente, tale da non richiedere l'attivazione delle procedure di bonifica dei terreni ma abbastanza per dovere adottare particolari misure di sicurezza, in fase di scavo, per prevenire l'aerodispersione della diossina. 

Non dimentichiamoci poi che nessuna indagine è stata ancora effettuata sulla eventuale presenza di residui di formaldeide, un cancerogene conclamato, il cui utilizzo nelle attività dell’Ex Medaspan è noto e certo.

MA NON E’ SOLO QUESTO.
Sul sito SILVIA di Regione Lombardia è stata pubblicata la documentazione relativa all’AVVIO DELLA PROCEDURA DI VERIFICA DI ASSOGGETTABILITA’ a VIA. Entro il 28-02-016 si possono presentare CONTRIBUTI e OSSERVAZIONI.
Nel documento dello “STUDIO PRELIMINARE AMBIENTALE” lì presentato, il proponente PABEL al paragrafo “EVENTUALE INDAGINE AMBIENTALE DA ESEGUIRE IN CONTRADDITORIO CON ARPA”, scrive che “è facoltà dell’AMMINISTRAZIONE COMUNALE richiedere una apposita indagine ambientale ai sensi del D.Lgs 152/2006 IN CONTRADDITORIO CON ARPA”.

E’ esattamente quello che Sinistra e Ambiente con la sua mozione aveva richiesto e che "immotivatamente" il sindaco e il PD avevano respinto, con il sindaco che nella seduta consiliare del 29-10-2015 dichiarava TESTUALMENTE: “l’amministrazione comunale non ha il potere di intervenire chiedendo altri interventi”.
Quindi ci aspettiamo che l'amministrazione richieda l'indagine un’indagine in contraddittorio da sviluppare prima dell'approvazione del progetto esecutivo subordinando gli interventi da effettuare all'esito dell’indagine.
Allo stesso modo ci aspettiamo che, prima dell'avvio dei lavori, il comune vigili sulla effettiva redazione del "Piano Scavi" necessario ( come ribadito anche dai proponenti) ma addirittura fondamentale vista l'importante volumetria degli scavi ed i rischi ambientali potenziali legati a possibili contaminanti presenti

Vale comunque la pena di evidenziare altresì che nel documento dello “STUDIO PRELIMINARE AMBIENTALE” presentato in Regione per la procedura di verifica di assoggettabilità alla VIA non si fa purtroppo menzione della STORIA PREGRESSA dell’area, comprensiva della perimetrazione all’interno di quella che era la zona R per livello di contaminazione da TCDD del disastro ICMESA.
Un’ulteriore “DIMENTICANZA” ?

Passiamo ora ad altri aspetti di “criticità ambientale” che a nostro avviso sono stati sottostimati nel rapporto ambientale.
Parliamo dell’impatto viabilistico aggiuntivo che è stato oggetto anche delle comunicazioni di Provincia e Regione sulla variante AT1 al PGt  e che è stato ripreso anche nel rapporto ambientale.
Contrariamente a quanto ipotizzato nel rapporto ambientale, riteniamo che sia nel caso della presenza congiunta dell’autostrada pedemontana e del centro commerciale, sia con la sola costruzione del centro commerciale (anche in assenza della pedemontana) si andrà comunque a modificare pesantemente la situazione viabilistica medese con flussi di traffico aggiuntivo.
La situazione appare preoccupare anche Regione Lombardia laddove dovesse venire a mancare la realizzazione del sottopasso alla linea ferroviaria di Trenord tanto che la Regione chiede quale vincolo che “l’apertura della struttura commerciale”  avvenga solo dopo la realizzazione del sottopasso.
Non è condivisibile neppure l’analisi fatta sulle emissioni di inquinanti atmosferici che non considera adeguatamente la già PESANTE situazione attuale tanto dal riprendere per la qualità dell’aria dati della centralina di Meda vecchi e di un periodo favorevole mentre sarebbe stato più utile e corretto riferirsi a dati più aggiornati  oppure usare i valori medi annui, o ancora quelli dell'inverno precedente, decisamente più consoni alla critica situazione medese.
L’AT1 ed in particolare il centro commerciale con annesso traffico concorrerà inevitabilmente ad un incremento dell’inquinamento atmosferico cittadino.
Eppure questa criticità non è considerata nella cosidetta “dichiarazione di sintesi finale”.
Continuiamo poi a ritenere che la nostra città non abbia proprio bisogno di un centro commerciale, perché il territorio circostante è già saturo di tale strutture e l’offerta ormai supera la domanda, segno anche questo di pianificazioni poco attente alle reali esigenze del territorio.
Riguardo alla situazione specifica medese dove la realtà delle attività di negozi di vicinato risulta già fortemente minata tanto dall’aver registrato chiusure progressive in tutta l’area del CENTRO STORICO ANCHE PRECEDENTI AL 2005 – anno di partenza dei dati esplicitati nella VAS -, continuiamo a pensare che l’apertura di questo centro commerciale possa ulteriormente peggiorare la situazione a causa di una concorrenza difficilmente sostenibile.

Ora, una valutazione politica.
Risulta sempre più comprensibile il motivo per il quale la Giunta e il PD decisero di APPROVARE nel 2012 il PGT così com’era senza attuare gli stralci degli AMBITI DI TRASFORMAZIONE così come noi di Sinistra e Ambiente , allora parte della maggioranza, chiedevamo.
Fu un’operazione atta a MANTENERE la POSSIBILITA’ per POTER AGIRE CON LA GARANZIA DI UN AMBITO DI TRASFORMAZIONE COMUNQUE CONSOLIDATO COME PREVISIONE.
Questo ha facilitato indubbiamente i successivi passaggi per una VARIANTE PARZIALE che comunque parte da una situazione DI FATTO e non da una ridiscussione completa sul destino di un’area.
Al gruppo di Sinistra e Ambiente pare evidente che già allora c’erano intenzioni e volontà purtroppo NON ESPLICITATE sul COSA FARE SULL’AT1.
GRAVE che una componente della allora maggioranza come era Sinistra e Ambiente non ne sia stata minimamente messa a conoscenza. Grave perché significa  che il rapporto con noi era INTESO strumentalmente in funzione DEL SOLO BISOGNO “numerico” di apporto di voti.

Il nostro voto sarà di contrarietà al Piano Attuativo e all’intervento previsto sull’area AT1 ex Medaspan.

Il gruppo consiliare di Sinistra e Ambiente di Meda