Il gruppo di SINISTRA e AMBIENTE opera a Meda, provincia di Monza e Brianza - MB.
Siamo un soggetto politico locale che lavora sul territorio, dicendo la nostra anche su vicende di politica nazionale ed estera.
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BENVENUTI nel blog di SINISTRA e AMBIENTE. Con questo blog, vogliamo aggiornare tutti sull'attività, le proposte, le idee del gruppo.
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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare
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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA
A CAMBIARE IL PAESE
DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano:
se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà,
sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche. Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.
"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta. Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste. Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa." (da Il mondo secondo Fo)
In data 30-12-2014 è stata pubblicata sull'albo pretorio una determina dell'area infrastrutture e gestione del territorio che affida un incarico di supporto tecnico-scientifico per la procedura di VAS-VIA "per approvazione del piano attuativo dell'AT1" (allegata sotto).
L' AT1 è l'ambito di trasformazione del PGT vigente sull'area dismessa ex- Medaspan dove si prevedeva il "polo delle stazioni".
Il PGT che contiene tutti gli ATR (Ambiti di Trasformazione) previsti dall'originale elaborato della passata amministrazione leghista di Taveggia, approvato dal PD nel cc del 23-06-012con il voto contrario di Sinistra e Ambiente.
La scheda dell'AT1 parla di una superficie di 62.273 mq, con un indice volumetrico molto alto, pari a 3 metri cubi edificabili per ogni metro quadrato con un volume complessivo che può essere di 186.819 mc a destinazione d'uso SERVIZI/COMMERCIALE.
Che significato ha questa determina ?
Da quello che vi è scritto, sembrerebbe si stia avviando l'iter per il piano attuativo sull'area dell'AT1.
E' stato dunque presentato un progetto da parte della proprietà ?
E' possibile, anche se forse non ufficialmente.
Non si capirebbe altrimenti la necessità di affidare tra gli incarichi proprio quello per la VAS-VIA (Valutazione
Ambientale Strategica-Valutazione Impatto Ambientale) che si fa su di un
progetto per definire cosa si può fare e cosa no.
Ma, a questo punto, se così è, appare probabile che la destinazione d'uso a SERVIZI/COMMERCIALE prevista dal PGT vigente possa essere confermata e quindi non analizzata/modificata dalla variante al PGT che è in fase di redazione.
Che ne sarà poi della zona del campo da calcio di via Busnelli (23.334 mq) compreso nell'AT1 e di PROPRIETA' COMUNALE ?
In ogni caso, il Sindaco Caimi "si porta avanti" facendo dichiarazioni alla stampa sulla "sua" idea di un albergo più generici "servizi" (probabilmente commerciali) su quest'area, in gran parte proprietà privata (salvo il settore del campo di calcio).
Va evidenziato che in sede di incontro pubblico pubblico sulla Variante, in data 25-11-014, nulla s'era detto di come si intendesse operare rispetto all'AT1se non con una generica scheda che la identificava come un'area per un progetto "strategico di scala urbana", dove però, sempre da scheda, non era stato attivato nessun piano attuativo.
Anche in Commissione Territorio e Ambiente, riunitasi la settimana precedente (19-11-014) nulla era stato evidenziato in merito da parte degli amministratori e dai professionisti relatori.
E' dunque cambiato qualcosa nel frattempo o si sta concretizzando una situazione di volontà coincidenti tra la proprietà dell'area e l'amministrazione di Caimi ?
Qualche dubbio suscita anche l’entità dell’incarico per la redazione della VAS: 18.500 euro (con IVA e oneri fiscali 22.838 euro totali) alla quale si è giunti dopo l’espletamento della procedura sulla nuova piattaforma elettronica regionale SINTEL per gli appalti pubblici e che ha prodotto uno sconto di solo il 2% sulla base individuata dall’Ufficio Tecnico Comunale.
La cifra appare sproporzionata specie se letta a confronto di quanto definitivo come costo congruo per l’intera variante di PGT (che presuppone un lavoro ben più complesso e impegnativo), ma anche fuori mercato: per lavori simili su ambiti della medesima complessità una cifra inferiore alla metà è considerata più che remunerativa.
E allora perché questa urgenza? Questa questa cifra spesa? Perché l’incarico è ricaduto proprio su questo professionista che è già coinvolto nell’iter della variante di PGT ?
Sarebbe cosa buona e giusta che si riferisse e si ragionasse su questi interrogativi in tutte le assise comunali deputate, tenendo in considerazione quanto veniva riportato nei punti del Programma della coalizione.
Sinistra
e Ambiente continua e continuerà pertanto a chiedere e lavorare, in
tutte le sedi, per un'adeguata informazione e una partecipazione VERA
perchè le politiche e le scelte urbanistiche non possono essere
proprietà esclusiva di alcuni, anche in considerazione dei contenuti
della Legge Regionale n° 12 che prevede la più ampia partecipazione
possibile sulla materia.
Lo auspico da tempo: è necessario che tutti quei soggetti che ancora pensano che i valori della Sinistra non sono superati dal tempo, che il patto del Nazareno e il governo con l'NCD del Pd a trazione renziana sono una palude mefitica e insana dentro la quale fioriscono solo nuovi oligarchi e leggi e decreti infausti, tutti quei soggetti che sul territorio ancora vogliono qualcosa di differente, debbano parlarsi, debbano trovare comuni denominatori per coordinarsi e lavorare su obiettivi condivisi.
Per questo ho accettato di essere presente e di intervenire all'incontro A SINISTRA E' POSSIBILE organizzato nella cornice di Human Factor (assise lanciata da SEL) e dall'Ass. Patto Repubblicano che raggruppa esponenti della sinistra "civatiana" del Pd.
Iniziativa che si è tenuta a Monza venerdì 16 gennaio all'Urban Center di Monza.
Ho accettato l'invito per dire che l'attenzione e l'impegno per l'AMBIENTE DEVE essere tra le priorità di azione della Sinistra, di una Sinistra VERA e GENUINA.
Così ho portato l'esperienza di Sinistra e Ambiente di Meda, una piccola realtà che cerca continuamente di coniugare l'unità d'intenti tra individui di diversa provenienza, con uno sguardo sul locale e con un'apertura e una visione sul territorio attraverso la partecipazione attiva in vari coordinamenti (INSIEME IN RETE, Gruppo OSSERVATORIO PTCP, Comitato per il Parco Regionale della Brughiera).
Ho parlato del lavoro dei gruppi ambientalisti fatto sulle politiche di governo del territorio a livello Provinciale con l'attività sul PTCP e i rapporti con gruppi, istituzioni e amministrazioni con posizioni avanzate.
Dobbiamo andare oltre i confini del singolo Comune perchè in Provincia di MB c'è una vera e propria emergenza ambientale, causata dal più alto livello in Italia di consumo di suolo (55% medio con punte oltre l'80%), dallo scempio dell'inutile infrastruttura autostradale Pedemontana, dalle discariche della 'ndrangheta, dai PGT che ancora continuano a prevedere Ambiti di Trasformazione con nuova edificazione, pur senza un reale bisogno.
Ho evidenziato che l'agire deve essere concreto e costruito sulla conoscenza del territorio e su basi di credibilità e di proposte, così come fatto sulla partita Pedemontana, sul PTCP e sulle interlocuzioni positive con le amministrazioni da parte di gruppi e associazioni ambientaliste.
La serata ha messo nell'agorà delle riflessioni e del confronto le pratiche amministrative, la cultura, la legalità, il lavoro, l'Europa, l'ambiente, il welfare e i diritti.
Diamo gambe e corpo a una Sinistra Possibile.
Alberto Colombo - Consigliere Comunale di Sinistra e Ambiente Meda
Qualificato l'elenco degli interventi:
PRESENTAZIONE
HUMAN FACTOR: Chiara Cremonesi PRESENTAZIONE
PATTO REPUBBLICANO: Luca Pastorino (deputato Pd) AMMINISTRATORI
- Corrado Boccoli (vicesindaco di Vimercate)
- Daniele Ratti (assessore al Bilancio di Bovisio Masciago)
- Claudio Colombo (assessore all’ Urbanistica di Monza) CULTURA
- Stephan Greco ( vicepresidente ARCI Milano-Brianza)
- Raffaele Mantegazza (docente universitario) LEGALITA'
- Valerio d'Ippolito (Referente Libera Monza Brianza)
- Lucrezia Ricchiuti (Senatrice PD) LAVORO
- Simone Pulici (CGIL Brianza)
- Alessandro Gaviraghi (Forum Lavoro),
- Adriana Geppert ( RSU ) EUROPA
- Paolo Sinigaglia (già candidato al Parlamento Europeo)
- Alfredo Somoza (coord. SEL Brianza) AMBIENTE
- Alberto Colombo (Sinistra e Ambiente),
- Gemma Beretta (Insieme in Rete),
- Mimmo Guerriero (Consigliere provinciale PD) WELFARE/DIRITTI
- Annalisa Caron (politiche sociali Cisl Monza Brianza)
- Diana de Marchi (Segreteria Regionale PD )
- Monica Borgonovo (Direzione Regionale PD)
Ne avevamo già parlato durante la conferenza stampa di INSIEME IN RETE a Seveso del 24-11-014. Da un documento UFFICIALE della Commissione VIA del Ministero dell'Ambiente, risultava come una serie di prescrizioni del CIPE per la Tratta B1 non fossero state ancora ottemperate e che nello stesso documento, al punto uno della determina, c'era la richiesta di "trasmettere la documentazione relativa alla verifica delle singole prescrizioni NON OTTEMPERATE, come da tabella allegata, PRIMA DELL'INIZIO DEI LAVORI" (pag 3).
Peccato che alla data in cui la Commissione VIA formulava questa richiesta (01-09-014), I LAVORI FOSSERO GIA' PARTITI DA TEMPO, con i cantieri di Lomazzo e Lentate Sul Seveso già pienamente operativi.
Oltretutto alla nuova richiesta di accesso agli atti da parte del Cons. Reg. Corbetta (cui abbiamo fatto da supporto tecnico nell'incontro con CAL) per avere il documento di risposta di CAL alla Commissione VIA sulle mancate ottemperanze, veniva opposto un diniego. Stessa cosa accadeva per le richieste di accesso agli atti formulate da Legambiente Lombardia.
Quindi, poca trasparenza e cantieri già avviati PRIMA delle dovute risposte sulla mancata ottemperanza ad una serie di prescizioni.
Per questo, Legambiente Lombardia, ha inoltrato una segnalazione alla Procura di Como.
Sotto, vi riproponiamo le prime 3 pagine del documento della Direzione Generale per le Valutazioni Ambientali (commissione VIA) del 01-09-014, parte di un corposo documento tecnico di 176 pagine, in nostro possesso di cui abbiamo messo a conoscenza anche i Sindaci della tratta B2 e
alcuni della tratta B1.
Il Comitato per il Parco Regionale della Brughiera partecipa all'iniziativa IDEE IN MOVIeMENTO che si tiene nella MEDATECA di Meda(via Gagarin 13) proponendo due serate cinematografiche a tema e un incontro per conoscere l'attività del gruppo.
Martedì 13 gennaio 2015 ore 20,45film
“Dove sognano le
formiche verdi” di W. Herzog
Sabato 17 gennaio 2015 ore 10,30
incontri, mostra sul parco e
aperitivo
Martedì 20 gennaio 2015 ore 20,45 film
“Lʼuomo che piantava gli
alberi” di F. Back
Vi proponiamo il materiale degli appuntamenti curati dal Comitato per il Parco regionale della Brughiera
In data 02-01-015 è pervenuta la risposta dell'Assessore Salimbeni all'interrogazione del gruppo di Sinistra e Ambiente sugli ORTI URBANI CONDIVISI, protocollata il 19-12-014.
Un interrogazione nella quale, ricordando i contenuti della mozione presentata da Sinistra e Ambiente nel CC del 3-04-014 e bocciata dalla Giunta Caimi e dal PD e verificato, per nostra iniziativa di ricerca, che ilBando Cariplo “Comunità resilienti 2014“ cui il Comune di Meda aveva partecipato per ottenere un finanziamento per gli orti urbani non era andato a buon fine, abbiamo inoltrato (vedi sotto) una serie di quesiti per capire COSA l'amministrazione stia facendo per concretizzare quanto prima il progetto di orti urbani.
Ebbene, la risposta dell'Assessore ci pare quanto di più generico si possa immaginare.
Non una parola sugli "strumenti" (vocabolo non ben compreso dall'Assessore) che si intendono utilizzare (altri bandi magari con altri partner ? lavoro di rete con altri Comuni ?); eppure nel territorio della Provincia di MB, Comuni a noi vicini hanno da tempo ottenuto finanziamenti, concretizzato ed avviato quest'esperienza (vedi Cesano Maderno) con obiettivi diversificati. Uno scambio di esperienze con loro sarebbe importante. Tra gli "strumenti" amministrativi ci sarebbe anche la Variante al PGT, per identificare le aree ove realizzare gli orti (magari zone degradate da recuperare), ma questo "strumento" non è minimamente contemplato nella risposta.
Nulla sulla volontà di stanziamento economico per il prossimo bilancio, stanziamento che deve evidentemente attuarsi in sinergia con l'Assessorato al Bilancio, magari ragionando anche con le Commissioni Consiliari Istituzioni e Bilancio, Servizi alla Cittadinanza, Territorio e Ambiente. Eppure il tempo per farlo c'è.
Nulla nemmeno sulle tempistiche e neppure sullo stato di coinvolgimento di gruppi, associazioni e singoli, magari con l'apertura ufficiale (e quindi comunicata pubblicamente) di un tavolo di lavoro.
Insomma, visto e considerato le affermazioni allora fatte dall'Assessore e dalla Giunta quando presentammo la Mozione (dissero che ci stavano già lavorando loro), ci saremmo decisamente aspettati qualcosa di più avanzato e concreto.
Evidentemente sull'argomento non smetteremo di fare la nostra parte e ........... magari, sarebbe opportuno per l'esecutivo ripensare ad un coinvolgimento più ampio.
C'è da sperarci ? Difficile se si considera la realtà.
Sotto, la risposta dell'Assessore alle Attività Produttive, Ambiente ed Economia Sostenibili
L'articolo de Il Giorno del 19-01-015, con una imprecisione, forse dettata dall'ascolto della sola versione di Caimi che asserisce che Sinistra e Ambiente, per lui, non fa più parte della maggioranza.
Ma per Sinistra e Ambiente, sono importanti i contenuti e le azioni. Ecco perchè, sugli ORTI URBANI insistiamo, visto oltretutto che Caimi e la sua Giunta ci hanno esclusi da qualsivoglia condivisione di scelte amministrative.
Dopo le assoluzioni dei dirigenti di Eternit per le morti da amianto, a Pescara vengono assolti gli ex dirigenti Montedison per la mega discarica di rifiuti tossici di Bussi che ha inquinato pure le falde che alimentavano gli acquedotti.
Anche per le vittime della fabbrica tessile della Marlane di Praia a Mare (107 morti) ancora non c'è giustizia.
Così in questo paese, dove ancora non esiste IL DELITTO AMBIENTALE, i responsabili restano quasi sempre impuniti perchè i reati loro contestati vanno in prescrizione o perchè i tempi lunghissimi delle inchieste e dei processi rendono difficilissima la ricerca della verità.
Eppure .... eppure, al Senato giace un disegno di legge, il n°1345, già approvato alla Camera che prevede 4 nuovi delitti ambientali PENALMENTE PERSEGUIBILI che, come sempre, è fortemente avversato dalle lobby di quegli industriali più retrivi, quelli che vogliono sempre rimanere impuniti.
Disastro Bussi senza colpevoli
— Serena Giannico, CHIETI ,
Abruzzo.
Tutti
assolti i vertici Montedison, gestori della discarica «più grande
d’Europa» nei pressi del fiume Tirino e tra le più inquinate d’Italia.
L'avvelenamento delle acque, dunque, non c'è e non c’è stato, anche se
controlli e prelievi dimostrano altro. Sarebbero circa 700mila i
cittadini della Val Pescara contaminati.
Manifestazione contro la mega discarica di Bussi
Dal disastro ambientale a quello giudiziario. Tutti
assolti i vertici della Montedison finiti alla sbarra nel processo
per la megadiscarica di tossine di Bussi sul Tirino, paesello i cui
terreni sono stati riempiti di rifiuti tossici, inzeppati in un
deposito di 25 ettari scoperto nel 2007. Per la «più grande discarica
d’Europa», per una delle 37 aree più inquinate d’Italia, per una delle
emergenze ambientali più imponenti del Belpaese… nessun
colpevole. Questo ha sentenziato ieri pomeriggio la Corte
d’Assise di Chieti. Due i reati contestati: avvelenamento delle
acque e disastro ambientale. Il dispositivo a firma del presidente
Camillo Romandini recita: «Visti gli articoli 442 e 530 Cpp (Codice
di procedura penale), assolve gli imputati dal reato loro ascritto
‘avvelenamento acque’ perché il fatto non sussiste. Visti gli
articoli 521 e 531 Cpp previa derubricazione del reato contestato
B (disastro ambientale doloso) in quello di disastro colposo ex
art.449 Cp (Codice Penale, ndr) dichiara di non doversi procedere nei
confronti degli imputati per intervenuta prescrizione». Le
motivazioni verranno depositate entro 45 giorni. L’avvelenamento
delle acque, quindi, stando al verdetto emesso, non c’è e non c’è
stato, anche se controlli e prelievi dimostrano altro. Mentre il
disastro c’è, ma non è stato intenzionale, non è stato voluto, e,
siccome è passato tanto troppo tempo, nessuno pagherà, almeno
a livello penale, per esso. «Temevamo che finisse così — dicono alcuni
cittadini di Bussi -. Questo è il posto dei veleni e intorno ci
viviamo noi, che aspettiamo la bonifica. La paura è che non si venga
a capo di nulla, ora più che mai».
I pm — Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini — avevano chiesto
condanne che andavano dai 12 anni e 8 mesi ai 4 anni. Gli imputati
erano 19, fra ex dirigenti e tecnici dell’allora colosso chimico
Montedison: Camillo Di Paolo, Maurilio Aguggia, Vincenzo
Santamato, Guido Angiolini, Carlo Cogliati, Nicola Sabatini,
Domenico Angelo Alleva, Nazzareno Santini, Luigi Guarracino,
Giancarlo Morelli, Giuseppe Quaglia, Carlo Vassallo, Luigi Furlani,
Alessandro Masotti, Bruno Parodi, Mauro Molinari, Leonardo
Capogrosso, Maurizio Piazzardi e Salvatore Boncoraglio. Erano
27 le parti civili costituite.
Per la Corte l’avvelenamento delle acque è, dunque, una favola.
Eppure una relazione recente dell’Istituto superiore di sanità
dichiara che i corsi d’acqua che costeggiano e corrono sotto le
discariche di Bussi potrebbero aver contaminato, nel tempo, e fino
al 2007, circa 700mila cittadini della Val Pescara. Semplicemente
bevendo l’acqua, utilizzandola in casa, negli ospedali, nelle
scuole. Ottantaquattro pagine che analizzano, scientificamente
la questione, a cominciare dalle 250 mila tonnellate di scorie
e scarti della produzione di cloro, soda, varechina, formaldeide,
percolati, cloruro di vinile, tricloroetilene e cloruro di
ammonio sepolti dalla multinazionale nel corso della propria
attività. Il danno ambientale stimato è di circa 8 miliardi e mezzo
mentre per la bonifica occorreranno da 600 — 800 milioni. L’elenco
dei veleni scovati è lungo… cloruro di vinile, tricloroetilene,
esacloroetano, tetracloruro di carbonio, cloroformio,
dicloroetilene: tutti cancerogeni. E ancora… l’esaclorobutadiene
(«cancerogeno e geno-tossico»), gli idrocarburi clorurati
(«cancerogeni») che superano talvolta migliaia di volte i limiti di
legge, soprattutto nei sondaggi e campionamenti delle acque in
profondità. E ancora piombo e mercurio, che hanno contaminato
«in maniera massiva il suolo».
«Il disastro ce l’abbiamo e ce lo teniamo -, afferma Augusto De
Sanctis, del Forum Acque Abruzzo -. Non ci sono colpevoli pur di
fronte all’acqua piena di sostanze dannose e a un disastro accertato.
Ci siamo scordati dei pozzi Sant’Angelo, quelli a valle della
megadiscarica, che furono chiusi nel 2007, dopo le nostre
battaglie, quelli che ancora oggi inquinano?».
«Mi auguro — dichiara Salvatore La Gatta, sindaco di Bussi — che
come per la vicenda dell’amianto cresca lo sdegno nella pubblica
opinione». Il primo cittadino rammenta anche che, davanti al
Consiglio di Stato, ad opera della Montedison, pende un ricorso
contro il ministero dell’Ambiente che, per via di una sentenza del
Tar, aveva obbligato l’azienda chimica ad avviare le operazioni di
bonifica del sito. Se ne discuterà il 4 gennaio. «Non vorrei che
questa sentenza — aggiunge La Gatta — possa in qualche modo pesare
sul Consiglio di Stato, aspettiamo fiduciosi».
«Il fatto che sia stato riconosciuto il disastro colposo —
interviene il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso — ci
legittima ad attivare una causa per il risarcimento dei danni da
parte di chi ha ridotto le acque e le terre dell’Abruzzo in queste
condizioni».
«Da quanto accaduto in aula — dice l’avvocato Cristina Gerardis,
dell’avvocatura dello Stato e parte civile nel processo — posso
constatare che le acque sotterranee, le falde acquifere che
costituiscono una risorsa fondamentale per l’uomo, non sono oggetto
di tutela. Perplessità e un grande punto interrogativo ci sono
perché, studiando bene le carte, abbiamo potuto constatare la
gravità della situazione ambientale di quest’area, che ha bisogno di
un giusto ristoro».
Afferma invece l’avvocato della difesa Carlo Baccaredda:
«Esprimiamo grande soddisfazione. C’erano tante aspettative da
parte dell’opinione pubblica. È stata esclusa, dalla sentenza,
qualsiasi fattispecie di dolo».
Centosette morti alla Marlane, ma «il fatto non sussiste»
— Claudio Dionesalvi,
Calabria.
Sette
dirigenti della famosa fabbrica tessile di Praia a Mare erano accusati
di disastro ambientale, omicidio colposo plurimo e lesioni. Tra gli
imputati principali il conte Marzotto. La difesa annuncia il ricorso in
appello
Manifestazione dei familiari delle vittime della Marlane
«Il fatto non sussiste». Nessuno è colpevole della lenta
carneficina che sarebbe avvenuta nella fabbrica tessile Marlane
di Praia, in provincia di Cosenza. Non esiste un nesso di causa ed
effetto tra le sostanze tossiche inalate e le decine di tumori
contratti dai 107 operai che all’interno della fabbrica hanno
lavorato per anni. Non ci sono responsabilità tra quanti avrebbero
dovuto vigilare e garantire minime condizioni di sicurezza.
A stabilirlo, dopo un lungo e tormentato dibattimento e una
camera di consiglio protrattasi fino a tarda sera, è stato il
tribunale di Paola che ieri ha assolto tutti gli imputati, tra cui il
dirigente di fabbrica nonché già sindaco di Praia a Mare, Carlo
Lomonaco. Assolto anche il padrone dell’azienda, il Conte Pietro
Marzotto.
Cadono dunque nel vuoto le denunce dei comitati ambientalisti
del Tirreno cosentino e dei familiari delle vittime, a lungo
ignorati dalle istituzioni preposte al controllo del territorio
e dai sindacati confederali. Il processo di primo grado non ha
accolto le richieste della pubblica accusa che aveva richiesto pene
pesanti per 7 dirigenti e per il titolare della fabbrica, imputati
a vario titolo dei reati di disastro ambientale, omicidio colposo
plurimo e lesioni gravissime.
Lacrime di rabbia, urla di indignazione hanno attraversato le strade di Paola subito dopo la lettura della sentenza.
Lunga e travagliata è stata la vicenda Marlane. Durante tutto il
processo, un presidio permanente ha stazionato nei pressi del
tribunale, denunciando a gran voce il rischio che un’eventuale
prescrizione ponesse gli imputati al riparo da possibili condanne.
La sentenza di ieri suona come un’ulteriore beffa per quanti hanno
perso la vita, la salute, gli affetti.
Un anno fa Eni-Marzotto aveva raggiunto un accordo con i familiari
degli operai deceduti, ottenendo la revoca delle costituzioni di
parti civili. Circa sette milioni di euro sarebbero stati versati
complessivamente ai congiunti delle vittime ed ai loro avvocati.
Ciascuna parte civile ha ricevuto una somma oscillante tra le 20mila
e le 30mila euro. Se sull’entità del risarcimento si raggiunse un
accordo, invece in merito alle responsabilità penali ovviamente il
procedimento è andato avanti, fino al verdetto di ieri. Per
conoscere nel dettaglio le motivazioni che hanno spinto la corte ad
assolvere gli imputati, bisognerà attendere il deposito della
sentenza. Nella requisitoria della pubblica accusa, l’arco delle
responsabilità si presentava ampio. A provocare danni
irreversibili alla salute umana ed all’ambiente, secondo il pm,
sarebbe stato l’uso di coloranti azoici nella fase di produzione. E,
ancora, l’amianto presente sui freni dei telai. Infine, da non
sottovalutare la questione del presunto sversamento delle
diverse tonnellate di rifiuti industriali mai smaltite, che a parere
della pubblica accusa sarebbero state seppellite impunemente
nella zona circostante, a poche decine di metri dal centro abitato
e da uno dei tratti balneari più rinomati della costa tirrenica
calabrese, di fronte alla meravigliosa isola di Dino.
La sentenza di ieri rappresenta una profonda delusione per
operai coraggiosissimi come Luigi Pacchiano ed Alberto Cunto, ma
soprattutto per gli attivisti della costa tirrenica cosentina.
Anzitutto lo scrittore Francesco Cirillo che a questa vicenda ha
dedicato accurate controinchieste, sfidando il clima di ostilità
che si scatena ogni qual volta qualcuno denunci l’impatto devastante
dell’industrializzazione nel sud Italia e in altre regioni del Paese.
Vanificato anche il ruolo della procura di Paola.
Negli uffici diretti dal procuratore Bruno Giordano, a partire
dalla seconda metà del decennio scorso, sono state avviate inchieste
giudiziarie importanti su reati ambientali di enorme gravità, come
quelle sulle navi dei veleni, la cementificazione dei corsi
d’acqua, il mancato smaltimento dei fanghi da depurazione,
l’inquinamento di un mare che di fatto oggi non è più balneabile per
decine di chilometri.
Monica Frassoni, Presidente dei Verdi europei, Anna Donati, esponente di Green Italia-Verdi Europei e gli eurodeputati ecologisti Ernest Urtasun (ES), Margrete Auken (DK) e Pascal Durand (FR), hanno presentato oggi un dossier alle Commissarie Ue per la concorrenza sui possibili AIUTI DI STATO e altri vantaggi concessi dal Governo Italiano alle varie autostrade.
Il coordinamento INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE ha collaborato con loro per quanto concerne gli aspetti che riguardano l'autostrada Pedemontana.
LETTERA VERDI UE
A COMMISSARI PER CONCORRENZA E MERCATO INTERNO,
ITALIA REGALA MLD A CONCESSIONARIE AUTOSTRADALI
IN CONTRASTO CON LEGGI UE
dicembre 18, 2014.
Monica Frassoni, Presidente dei Verdi europei, Anna Donati, esponente di Green Italia-Verdi Europei e gli eurodeputati ecologisti Ernest Urtasun (ES), Margrete Auken (DK) e Pascal Durand (FR), hanno presentato oggi un dossier alle Commissarie Ue per la concorrenza, Margrethe Vestager, e per il mercato interno, Elzbieta Bienkowska, per denunciare possibili aiuti di Stato e altri vantaggi da parte del governo italiano nei confronti di numerose concessionarie autostradali, attraverso defiscalizzazioni e proroghe delle scadenze delle concessioni accordate con lo Sblocca Italia. Si tratta di pratiche in contrasto con la normativa comunitaria, che prevede di rimettere a gara l’assegnazione delle concessioni una volta che queste sono scadute. Poiché nello Sblocca Italia si prevede che prima di concedere tali vantaggi, sia necessario il parere delle autorità europee, l’obiettivo di questa iniziativa è di chiedere alla Commissione di non autorizzare questa evidente violazione delle regole vigenti, che peserebbe in modo considerevole sul bilancio pubblico italiano.
“Nel dossier – dichiarano Frassoni e Donati – denunciamo alla Commissione Ue il tentativo del governo italiano di tornare a concedere proroghe e vantaggi a concessionarie autostradali che già hanno goduto dello stesso privilegio in anni passati, e che oggi tornano a battere cassa. Tra i casi « fuorilegge » interessati dagli aiuti proposti, ci sono le autostrade del Gruppo Gavio, Autobrennero, Autovie, Brescia-Padova, oltre alla Pedemontana Lombarda per la quale è stata chiesta una ingente defiscalizzazione. Sulla Sat è appena stata aperta una procedura d’infrazione perché il governo non ha rispettato le norme in materia di appalti e di durata della concessione.
Quanto alla BreBeMi (direttissima Brescia-Bergamo-Milano) abbiamo segnalato che il Governo ha promesso di contribuire a coprire il crescente deficit di esercizio con 330 mln di euro, pur se la condizione per vincere la concessione era stata la promessa di non pesare sulle casse dello Stato.”
“Denunciamo, infine, l’esenzione fiscale proposta, su base retroattiva, per l’Autostrada Orte-Mestre, un faraonico progetto lungo 400 km che costerà ai cittadini italiani, nella migliore delle ipotesi, 1 milione di euro al km e la cui utilità e rentabilità è fortemente contestata.“
“Assieme a diversi comitati ed associazioni[1] avevamo già preso contatto con i commissari europei per il mercato interno e per la concorrenza nel corso della scorsa legislatura. Sulla base della nostra segnalazione, il Commissario Barnier aveva deciso, di chiedere alle autorità italiane di fornire maggiori informazioni sulll’art.5 dello Sblocca Italia e aveva aperto una procedura chiamata Eu-pilot, fase precedente all’avvio di una procedura di infrazione. Oggi, dopo l’approvazione definitiva dello Sblocca Italia e l’annunciata richiesta di autorizzazione alla Commissione da parte del governo italiano per concedere le proroghe e altri vantaggi, la Commissione Juncker deve agire – concludono Frassoni e Donati -. Anche perché l’Italia non è un caso unico: anche in Spagna e in Francia si verificano casi simili, pur se di portata minore rispetto al caso italiano. In tempi di grave crisi e nella prospettiva di un rilancio di investimenti pubblici è cruciale garantire che essi siano allocati in modo da garantire non solo il rispetto delle regole, ma anche un effettivo impatto sull’economia e sull’occupazione.”
Bruxelles, 18 dicembre
[1] Coordinamento dei Comitati contro le autostrade Cr-Mn e Ti-Bre, Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia, Comitato Stop Orte-Mestre, Legambiente Lombardia, Coordinamento Ambientalista “Insieme in Rete”.
Della problematica delle "uova con diossine" ce ne eravamo già occupati il 23-11-2013 qui. Adesso, a distanza di un anno, il fatto torna alla ribalta delle cronache, anche grazie al risalto dato alla vicenda da parte del Consigliere Regionale dell'M5S Gianmarco Corbetta ripreso anche dalla stampa (articoli de Il Giorno). Ora, ci sono più dettagli in merito. Dalla documentazione che alleghiamo, come avevamo già descritto nel 2013, si evince che la campagna di monitoraggio è parte di un piano triennale curato dalle ASL su uova di gallina prodotte nelle aree interrelate con i Siti di Interesse Nazionale (SIN), luoghi molto estesi e contaminati dalla presenza di diverse sostanze tossiche (diossine, idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti, solventi, policlorobifenili etc). Si tratta esattamente del "Piano Nazionale di monitoraggio dei contaminanti ambientali in alimenti di origine animale prodotti nei Siti di Interesse Nazionale (SIN)".
Il SIN prossimo ai comuni della Provincia di MB è quello dell'area ex FALCK di Sesto S. Giovanni. Sul
territorio di competenza della ASL Monza e Brianza, le analisi di laboratorio sul
grasso delle uova di gallina di allevamenti PER AUTOCONSUMO (che, in
teoria non dovrebbero essere commercializzate) hanno evidenziato valori
superiori ai limiti previsti dalle normative di riferimento per
Policlorbifenili (PCB) nonchè per le Policlorodibenzodiossine e
Policlorodibenzofurani (PCDD/F)in dieci allevamenti su undici
monitorati(unico conforme quello di Muggiò). Elevati i valori riscontrati per i Policlorobifenili NDL (non dioxin like), cioè dei PCB che non sono diossine ma congeneri. Dati preoccupanti. Il
comune interessato a noi più vicino, dove sono state
testate le uova prodotte dalle galline di un avicoltore, è quello di DESIO In
questo allevamento, se si prende in considerazione il valore di PCDD/F
espresso in pg TEQ/g (picogrammi di tossicità equivalente per grammo),
il valore riscontrato risulta essere di 52,43 pg TEQ/g cioè più di 20
volte il limite stabilito dalle normative (2,5 pg TEQ/g).
La tabella riassuntiva con i dati del monitoraggio nei comuni della prov. di MB; (in rosso i superamenti, in giallo la soglia d'attenzione)
Tabella dettagliata delle analisi PCDD/Furani e PCB Dioxin Like di Desio
Se poi si va a controllare il dettaglio analitico, (sopra) sempre relativamente ai valori espressi in pg TEQ/g, si scopre che i 52,43 pg TEQ/g sono composti dalla somma di più tipi di diossine, tra le quali con un incidenza pari a 20,99 pg TEQ/g, la tetraclorodibenzodiossina (TCDD) meglio conosciuta come la diossina dell'ICMESA. Il resto sono altri tipi di diossine e furani, tra le quali quelle che concorrono maggiormente alla sommatoria ponderata risultano essere tra le diossine: il pentaclorodibenzodiossina (6,27), l'esaclorodibenzodiossina (1,95); tra i furani: il pentaclorodibenzofurano (7,25), l'esaclorodibenzofurano (4,19) e il tetraclorodibenzofurano (1,16).Ora, se è nota la provenienza della TCDD, più oscura la presenza e la provenienza delle altre diossine e furani.Pure i valori riguardanti i PCB DL (dioxin like - diossina simili) risultano essere fuori dalle norme, con un valore di 19,3 pg TEQ/g cioè circa 4 volte il limite consentito (5 pg TEQ/g).
La tabella analitica di dettaglio -dove abbiamo per comodità accorpato in sequenza i dati- evidenzia le composizioni dei PCB (vedi sopra). Anche introducendo nel calcolo il cosidetto "limite di incertezza", i valori pur abbassandosi, restano comunque abbondantemente oltre la soglia (vedi parte bassa della tabella riassuntiva). A questo punto, due considerazioni sono d'obbligo.
La prima è che la TCDD dell'ICMESA risulta ancora essere presente tanto da potersi concentrare nel grasso delle uova dell'allevamento monitorato. Questo significa che il suolo di Desio (allora compreso nella ex zona R di rispetto), è ancora contaminato dalla diossina del disastro ICMESA. Pertanto, anche per Desio oltre che sulle aree classificate ex zona A e B nei Comuni di Meda, Barlassina, Seveso, Cesano Maderno e Bovisio Masciago, esiste il rischio concreto che i lavori di costruzione dell'autostrada Pedemontana movimentino terra contaminata. Questo il coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE lo dice da tempo. PRUDENZA CONSIGLIEREBBE DI FERMARSI CON LA PEDEMONTANA dove è arrivata ora, senza altri e pericolosi sbancamenti. La seconda considerazione riguarda la localizzazione dell'avicoltore monitorato che è prossimo al forno inceneritore di Desio. Un forno inceneritore operativo dal 1976. Noi non mettiamo in dubbio che le emissioni dal camino del forno di composti PCDD-F siano adesso entro le norme previste dalla legislazione nazionale. Ma va considerato il possibile ACCUMULO negli anni di queste sostanze nel terreno e nei ricettori. Certo, le analisi effettuate su un singolo allevamento non sono elemento sufficiente per trarre conclusioni definitive. Sicuramente però, il campanello d'allarme non va ignorato e per avere dati certi, vanno indagate le cause della presenza di diossine oltre i limiti nel grasso delle uova e il monitoraggio va quindi esteso, prevedendo anche campionamenti chimici per la caratterizzazione del suolo nelle aree attorno all'impianto d'incenerimento, proprio perchè l'inceneritore non può che essere considerato uno delle possibili cause di contaminazione. Comunque, indipendentemente da questo, BEA o la nuova società che nascerà dalla fusione (se fusione sarà) con CEM, dovrebbe porsi l'obbiettivo di un nuovo piano industriale che preveda una ragionevole e ragionata tempistica per un'opzione di spegnimento dell'inceneritore con l'implementazione di nuove tecnologie per la raccolta differenziata spinta.
Sotto, i DOCUMENTI UFFICIALI dei risultati dettagliati delle analisi e la presentazione del monitoraggio.
Il Tarò (o Terrò) qualche ora dopo l'esondazione di novembre
Sulle recenti esondazioni del Tarò a Meda dell'8 luglio e del 15 novembre, abbiamo cercato di verificare insieme con il geologo Gianni Del Pero, consigliere del WWF regionale e persona che collabora attivamente anche con il gruppo di Sinistra e Ambiente, alcune cause LOCALI che unendosi alle intense piogge hanno contribuito a rendere la situazione critica.
Cause la cui rimozione è sicuramente opportuna per prevenire e cercare di far si che non contribuiscano a rendere future simili situazioni difficilmente gestibili.
Chiaramente la problematica va oltre l'ambito locale, ma anche per questo aspetto, come rimarca Del Pero, occorre valutare CON MOLTA ATTENZIONE quali siano gli interventi possibili e realmente utili per evitare che al dissesto idrogeologico si sommi un ulteriore e controproducente volonta di "grandi opere", idrauliche in questo caso, che consumano altro suolo libero.
Nel dettaglio, sugli aspetti di competenza amministrativa locale:
E' necessario richiedere con la massima urgenza alla Regione di ricostruire gli argini crollati e di riprofilare il letto del Tarò, abbassandolo, particolarmente in prossimità dei ponti di Via Luigi Rho, Via Cialdini, del tratto tombinato di Largo Europa, Via dei Cipressi e di Via Cadorna, dove gli interventi realizzati già dal 2000 da Regione Lombardia (l’ex Genio Civile) hanno modificato il regime della corrente.
La problematica è evidente, anche nei momenti di magra, la corrente rallenta prima dei ponti ed accelera, erodendo in cascata, subito a valle. Questa condizione ha innescato diversi fenomeni di rigurgito che hanno portato all’esondazione, proprio in corrispondenza dei ponti.
Meda: anno 1951
La situazione e le criticità sono documentate nelle diverse immagini, alle quali alleghiamo anche una foto "storica" che riprende l'esondazione del 1951 del Tarò con estese aree verdi tra Via Como e la ferrovia di Vicolo Luigi Rho, che nel tempo abbiamo consumato, contribuendo ad aumentare il rischio idrogeologico ed i danni alle proprietà costruite in adiacenza.
Un secondo livello di interventi può essere attuato immediatamente con la manutenzione delle vallette che scendono dall'altopiano del Parco della Brughiera che, essendo elementi del reticolo idrico minore, sono di competenza dei comuni.
Le interferenze dovute a questo stato di degrado idrogeologico e forestale sono state particolarmente evidenti con la piena dell’8 Luglio quando si sono verificate forti erosioni e notevole trasporto di fango. Fango e materiale forestale schiantato hanno contribuito al rigurgito della corrente all’altezza del ponte della Svizera, alla confluenza tra la Valle della Brughiera e il Tarò.
Ricordiamo che esiste un progetto preliminare di interventi di sistemazione idrogeologica e forestale, anche per la nostra città, redatto per il Parco della Brughiera nel 1997.
Purtroppo sinora gli interventi previsti sono stati realizzati solo a Cabiate e Mariano.
Più recentemente il Parco ha sviluppato e realizzato progetti per il suo territorio: Cabiate, Brenna e Carugo ne hanno beneficiato.
In questo modo si tiene sotto controllo il dissesto idrogeologico, si contiene il trasporto solido, in buona sostanza, si previene il rischio esondazioni operando in ambito locale.
Buona parte di queste osservazioni, Gianni Del Pero le ha formalizzate in una lettera scritta e protocollata al Sindaco Caimi.
Un analisi puntuale di critica alle dichiarazioni del Sindaco Caimi durante la fase di gestione dell'emergenza ma sopratutto un 'analisi che suggerisce e propone una serie di provvedimenti, di competenza comunale, da attuare per cercare di rendere tali fenomeni meno disastrosi per i cittadini e il territorio.
La Valle della Brughiera poche ore dopo l'esondazione
La Valle della Brughiera oggi, con il materiale
trasportato dalle piene,
materiale che ha contribuito ad ostruire il deflusso dal ponte
della Svizera innescando il rigurgito e l'esondazione
Argini lesionati...che però sono anche muri
perimetrali di edifici (una legge del 1904 richiederebbe di costruire, se proprio
si deve, ad almeno 10 metri dai corsi d'acqua)
Questo fico ne ha davvero tanta di voglia ...... ma il
posto nel quale è sbucato non è tra i migliori, anche se "il
fertilizzante" non manca ....... ma chi deve pulire ? e quando ?
La
corrente rallenta all'altezza del ponte de la Svizera. La quota del torrente si
avvicina a quella degli argini rendendo più facile l'esondazione
Ponte di via Cialdini, solito fenomeno di innesco della corrente subito dopo la soglia rialzata antierosione
Ponte del "Cassina", Via Cadorna:
anche qui la forza della corrente subito dopo il ponte il cui letto è rialzato aumenta con energia e forza erosiva. Il fondo anche se cementato viene
scavato.
Un tratto dove l'argine è crollato con la piena dell'8 Luglio
La lettera del geologo Gianni Del Pero al Sindaco Gianni Caimi