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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

venerdì 12 giugno 2015

CENTRO STORICO E VARIANTE AL PGT: PASSA IL TEMPO MA ...........

La delimitazione del centro storico nel PGT vigente

Della variante al PGT sinora si conoscono solo linee di indirizzo generali llustrate dall'estensore incaricato in due incontri il 24-11-014 e il 25-11-014.
Dopo tale data, non vi è stato nessun passaggio istituzionale di ulteriore approfondimento nella Commissione Territorio e Ambiente, nonostante i molteplici solleciti dell'allora suo Presidente Colombo e ora la commissione è completamente bloccata causa le note forzature di Molteni (Ncd) e del Pd sulla rappresentanza "pesata" che comportano altresì la rielezione di Presidente e Vice.
L'amministrazione non ha nemmeno promosso passaggi PUBBLICI di approfondimento per coinvolgere la cittadinanza, le associazioni, i gruppi, con lo spirito di suscitare dibattito e raccogliere opinioni, stimoli, suggerimenti.
Sinora tutto s'è svolto con pochissima trasparenza e applicando pedissequamente e in modo restrittivo quanto previsto dalla legge regionale  12, limitandosi ad incontri chiusi con i cosidetti "portatori di interessi" rappresentati dagli operatori economici.

In questo poco edificante quadro,  il 10-06-015, l'amministrazione, con l'assessore Buraschi, ha presenziato e relazionato ad un'iniziativa della Pro Loco e degli Amici dell'Arte sul tema del Centro Storico e della sua possibile riqualificazione.
Un argomento importante e difficile, visto il degrado e il progressivo abbandono in cui versa il comparto attorno a P.za Vittorio Veneto, P.za Volta, P.za Municipio, P.za Cavour (vedi delimitazione sopra).
E' uno dei nodi critici da affrontare con la Variante.
L'iniziativa poteva così essere  un occasione per addentrarsi di più nei dettagli e nelle possibilità fornendo elementi ed ipotesi di lavoro utili per dibattere e confrontarsi.
Invece, nella relazione dell'assessore Buraschi e nell'intervento del sindaco Caimi, hanno prevalso le sole enunciazioni di principio, fermandosi un attimo prima di approfondire su come l'amministrazione intenda operare nella pratica.
Così, quando s'è parlato di Piazza Vittorio Veneto quale nucleo storico tutelato e dei possibili interventi di competenza pubblica, l'amministrazione s'è limitata a dire che si attuerà un progetto illuminotecnico sulle vie di accesso con fondi (150.000 euro) provenienti da un bando.
Bene, ma un po' debole come visione sul da farsi.
Poco s'è detto sulla possibilità di rendere fruibile il parco della storica Villa Traversi, se non che s'è perso un bando che sarebbe servito alla manutenzione arborea.
Al proposito, Sinistra e Ambiente continua a ritenere la fruizione del Parco Traversi a mezzo convenzione con la proprietà un cardine importantissimo perchè strettamente legato con la rivitalizzazione del centro. Punto questo perarltro presente nel programma della coalizione di cui era parte anche il Pd.
 
L'intervento di Giovanni Traversi (proprietario della storica villa) ha fatto trasparire qualcosa di più in merito ad un progetto privato di "recupero del borgo rustico", la parte degli edifici verso le scuole Garibaldi. Ma anche in questo caso, nessun approfondimento da parte dell'assessore.

E' invece evidente che l'amministrazione punta alla realizzazione del piano attuativo per l'At1 nella porzione dell'area ex-Medaspan per utilizzarlo quale "volano" sia per un progetto di riqualificazione del centro storico nella sua completezza (elaborato da professionisti di "fiducia" del sindaco)  sia quale sorgente di risorse economiche.
Ma sull'At1, ancora non si è detto e non si dice con precisione, "per motivi di riservatezza" secondo Caimi, quale sia la reale configurazione del progetto.
Eppure la variante specifica è partita, c'è stata una prima, deludente per qualità e possibilità d'interazione, conferenza di VAS e c'è un progetto depositato da parte della soc. PABEL srl.
Ai dubbi relativi di chi il progetto l'ha visionato, rilevando che contiene una porzione di "commerciale" definita come "galleria del gusto" e "galleria commerciale" con una superficie di vendita non indifferente di 10000mq e che questo aspetto deve essere attentamente valutato rispetto alla crisi profonda in cui versano i negozi di prossimità del centro storico, arriva, più che una riflessione, una risposta molto superficiale dal sindaco che definisce "quelle dell'ipotesi di ipermercato pure illazioni".
Peccato, un ragionamento più approfondito e puntuale sarebbe stato sicuramente più utile al dibattito invece di repliche grossolane o di frasi incomplete pronunciate che lasciano intendere alcune azioni in corso ma non le esplicitano.

Continuiamo a ripeterlo da tempo: la partita della Variante al PGT con le problematica del degrado del centro storico, degli Ambiti di Trasformazione e della necessità di fermare il consumo di suolo, è troppo importante per essere gestita come se fosse di esclusiva competenza di pochi.
Va innalzato il livello di trasparenza, di coinvolgimento e di partecipazione e si deve chiarire e condividere quanto prima quale applicazione pratica è stata o si intende dare agli indirizzi esplicitati nella Variante al PGT. 
Purtroppo l'atteggiamento di Caimi e della sua giunta continua ad essere di totale chiusura.

Sotto, foto del degrado e del "vuoto" di alcune porzioni del centro storico di Meda.

Angolo inizio salita via delle Benedettine

Il fu Bar Giuliani
La Corte Lunga
La Corte Lunga
Retro Corte Lunga

Ex Bar Eden
Qui prima c'era un'edicola
Una sequenza di negozi chiusi in Corso Matteotti
Verso Pza Volta
Verso Pza Volta

martedì 9 giugno 2015

MARONI, ZAIA, TOTI: INDECENZA ISTITUZIONALE


Del tema profughi ce ne eravamo già occupati recentemente qui con una "fotografia" sulla Provincia di MB dove l'accoglienza è stata sinora degnamente gestita.
Torniamo sull'argomento perchè alcuni Presidenti regionali hanno in questi giorni perso il senso della "misura" su questo dramma che coinvolge migliaia di esseri umani, lasciandosi andare ad esternazioni indegne del ruolo che ricoprono.
Esternazioni utili ad una bieca campagna politica fatta sulla pelle altrui facendo puro SCIACALLAGGIO.
E' esattamente quello che Roberto Maroni, Luca Zaia e Giovanni Toti Presidenti della Regione Lombardia, del Veneto e della Liguria stanno facendo, chiedendo minacciando anche di non elargire più contributi ai Comuni che accoglieranno PROFUGHI sul loro territorio.
Lo fanno ignorando bellamente che accogliere i profughi, cioè esseri umani che fuggono dalle guerre e da regimi dittatoriali è un dovere sancito dalla Convenzione di Ginevra. Lo fanno per un meschino calcolo elettorale in vista dei prossimi ballottaggi delle elezioni amministrative, lo fanno per fare da grancassa mediatica alle posizioni xenofobe dei vari Salvini & C.
Eppure .... eppure ..... quando Maroni era Ministro degli Interni, proponeva, in tema accoglienza, un criterio di suddivisione tra le Regioni considerando anche il numero di abitanti di ciascuna regione. Disse allora il Maroni: «Ho proposto un piano per la distribuzione equa e con la sola esclusione dell’Abruzzo, dei rifugiati, con un criterio molto semplice ovvero in base al numero degli abitanti». 
Ora, facendo due calcoli con i dati del numero di profughi forniti dal Viminale e i rispettivi abitanti regione per regione, le percentuali di accoglienza risultanti mostrano che le regioni del nord hanno numeri inferiori rispetto a quelle del sud che attualmente si fanno carico di più profughi. (vedi tabella sotto).
Insomma, IPOCRISIA, FALSITA' SPECULAZIONI, SCIACALLAGGIO sono alla base di queste indecenti affermazioni dei tre Presidenti Regionali.

Tabella fonte nextquotidiano
 L'articolo de Il Manifesto

Secessi

Duemilacinquecento migranti trasferiti verso le regioni del nord. Salvini soffia sul fuoco: «Occuperemo le prefetture». Le minacce secessioniste di Maroni, Toti e Zaia non fermano i piani del governo. Renzi promette contributi ai Comuni che accoglieranno i profughi e apre un nuovo fronte con Bruxelles.


Immigrazione. Il solito affondo di Maroni & C. scatenta una polemica odiosa sulla pelle dei migranti. I presidenti di tre regioni governate dal centrodestra (Lombardia, Veneto e Liguria) minacciano una cosa impossibile da realizzare: il taglio dei fondi ai comuni che accettano il piano di accoglienza profughi del Viminale. Matteo Salvini ipotizza addirittura l'occupazione delle prefetture e il presidente del Consiglio prova almeno a rispondere per le rime. Nel frattempo i migranti continuano a sbarcare sulle nostre coste e non si è ancora spenta l'eco di Mafia Capitale.

Monta la pole­mica. E la nau­sea. Da una parte ci sono poli­tici dell’opposizione che alzano il tiro con­tro i pro­fu­ghi negando loro il minimo della vita — un acco­glienza digni­tosa — e dall’altra poli­tici di governo pale­se­mente inca­paci di gestire la situa­zione che repli­cano fin­gendo grande senso di respon­sa­bi­lità. Sullo sfondo lo scan­dalo di “Mafia Capi­tale”, con il tarif­fa­rio per essere umano per rim­pol­pare le tan­genti desti­nate ai pro­fes­sio­ni­sti dell’accoglienza, un’inchiesta che certo non fa gua­da­gnare punti all’Italia in vista del ver­tice euro­peo del 25 e 26 giu­gno. Lì si deci­derà come e se miglio­rare un piano di acco­glienza che è già un insulto all’umanità: 27 paesi si stanno pal­leg­giando 24 mila pro­fu­ghi in tutta Europa. E solo per caso il nuovo meschino affondo leghi­sta non capita men­tre ci sono altri cada­veri da ripe­scare nel Medi­ter­ra­neo: i migranti arri­vati ieri sono stati tutti sal­vati. 
Que­sta è l’unica buona noti­zia, anche se in ogni momento potrebbe acca­dere un disastro.
Non per que­sto sta­reb­bero zitti per­so­naggi come Roberto Maroni e Mat­teo Sal­vini, soprat­tutto a pochi giorni dai bal­lot­taggi per le ele­zioni comu­nali. 
Il primo, ancora ieri, ha minac­ciato il taglio dei fondi ai sin­daci lom­bardi pronti ad acco­gliere nuovi “clan­de­stini”. 
Che sia una pagliac­ciata — sono le pre­fet­ture cioè il governo a deci­dere dove siste­mare i pro­fu­ghi — non conta niente.
Infatti baste­reb­bero le parole del pre­fetto di Milano per archi­viare la pole­mica: “Milano attende le diret­tive e gli invii che il governo effet­tuerà secondo i cri­teri gene­rali”. Invece il dibat­tito, odioso, è aperto.
Se per il cen­tro­si­ni­stra si tratta di una pro­po­sta irrea­liz­za­bile e irre­spon­sa­bile, per la destra è una buona occa­sione per ricom­pat­tarsi all’insegna del più mise­ra­bile raz­zi­smo. 
I pre­si­denti delle tre regioni gover­nate dal cen­tro­de­stra (Lom­bar­dia, Ligu­ria e Veneto) affon­dano i colpi rite­nen­dosi tito­lari di un discorso che paga sem­pre. 
Ma anche la pre­si­dente della Regione Friuli, Ser­rac­chiani (Pd), ha espresso più o meno il mede­simo con­cetto nei con­fronti dei migranti: “Noi non li pren­diamo, devono pren­der­seli loro”. Brava, se non altro per­ché espli­cita un sentimento.
Di fronte all’arrivo di cento pro­fu­ghi a Genova, il neo pre­si­dente Gio­vanni Toti, smessa la maschera del pacioso mira­co­lato da Arcore, pro­mette che appena si inse­dierà stu­dierà mec­ca­ni­smi per disin­cen­ti­vare i sin­daci liguri ad acco­gliere i migranti. 
Luca Zaia, forte del suo Veneto a tra­zione leghi­sta, giura che non ci sono comuni dispo­sti all’accoglienza e azzarda che anche “alcune pre­fet­ture sono sulla posi­zione di dire no”. Se fosse preso sul serio, sarebbe un ini­zio di seces­sione (roba da cara­bi­nieri). Ma tant’è, ogni presa di posi­zione serve a tirare la volata al cam­pione del raz­zi­smo pop, Mat­teo Sal­vini. La cilie­gina è sua: “Se Renzi e Alfano pen­sano di pren­dere il nord come luogo di sog­giorno per i clan­de­stini hanno sba­gliato tutto! Siamo pronti a bloc­care le pre­fet­ture e pre­si­diare le strut­ture”. La spa­rata come sem­pre fun­ziona e pur­troppo non basta la bat­tuta dell’ex leghi­sta Fla­vio Tosi a chiu­dere il discorso: “La smet­tesse di fare il fan­fa­rone e Capi­tan Fracassa”.
Al di là dei soliti cori di ripro­va­zione, il pre­si­dente del Con­si­glio Mat­teo Renzi cerca almeno di dimo­strarsi all’altezza della verve degli avver­sari, rilan­ciando a sua volta. Prima con un argo­mento ragio­ne­vole che è sulla bocca di tutti: “La scelta di divi­dere i pro­fu­ghi in diverse regioni è una deci­sione di Maroni (quando era mini­stro, ndr) e adesso si è sve­gliato e dice il con­tra­rio”. Poi con un attacco che sem­bra una pro­messa (ma delle sue): “Dob­biamo dare incen­tivi a quei comuni che accol­gono i migranti”, ha dichia­rato dal G7 in Ger­ma­nia. La pre­si­dente della Camera, Laura Bol­drini, ha rispo­sto senza per­dere l’aplomb: “Chi ha ruoli isti­tu­zio­nali deve agire con senso di respon­sa­bi­lità. Quando ci sono momenti dif­fi­cili tutto il paese deve rispon­dere, coeso”. Eh già.
C’è poi una voce, tra le tante, che invoca una rispo­sta chia­mando in causa gli anti­raz­zi­sti che mai rie­scono ad imporsi all’attenzione della pub­blica opi­nione, nem­meno con una bagarre. Quella di don Ciotti: “Non si può ancora una volta gio­care sulla pelle e sulla dispe­ra­zione di tante per­sone. Molte parole sono di raz­zi­smo, offen­dono, tol­gono dignità alle per­sone” e per que­sto serve “un risve­glio che non lasci la parola solo alle voci che divi­dono, umi­liano e allon­ta­nano. 
Alziamo la nostra voce”. Que­sto è il punto. Sal­vini &Co. fanno rife­ri­mento a un elet­to­rato che esi­ste e che rischia di dila­gare pro­prio per­ché aiz­zato da un ceto poli­tico spre­giu­di­cato, men­tre là fuori non c’è nes­sun altro ceto poli­tico dispo­sto a fare altret­tanto per “lisciare il pelo” agli anti­raz­zi­sti smar­riti e depressi. Dice a sini­stra che l’antirazzismo non paga. Forse: ma fino ad ora, c’è qual­cosa che ha pagato a sinistra?



sabato 30 maggio 2015

IMPRESENTABILI NEL CUORE DI ........ EXPO

Nel "FANTASTICO MONDO di EXPO" succede ormai di tutto.
Così dopo il lunghissimo elenco di personaggi indagati per corruzione, turbativa d'asta etc. etc. ora tocca anche alla Presidente di EXPO Diana Bracco finire sotto la lente degli inquirenti per ....... evasione fiscale.

Due articoli de Il Manifesto sull'argomento e ....... un gran finale a fondo post.

L’impresentabile nel cuore dell’Expo

Lo scandalo. La presidente della rassegna, Diana Bracco, indagata per evasione fiscale: sequestrato 1 milione di euro. I pm: «Lavori in ville e yacht figurano come acquisti di macchinari per le sue aziende». La difesa: «Già definito il ravvedimento operoso con l'Agenzia delle Entrate, non c’è nulla di penale»

Diana Bracco, presidente di Expo 2015 Spa
Un’altra bella tegola sull’immagine dell’Expo, e chissà che non possa ripor­tare in piazza i mila­nesi (sarebbe il caso) dopo le pro­te­ste con­tro le deva­sta­zioni dei black block. Que­sta volta a essere “deva­stati”, almeno secondo quanto ipo­tiz­zano gli inqui­renti, sareb­bero i conti dell’erario, a causa di una maxi eva­sione fiscale di circa 1 milione di euro. Diana Bracco, pre­si­dente di Expo 2015 Spa, è inda­gata per eva­sione fiscale e appro­pria­zione inde­bita in qua­lità di pre­si­dente del cda della Bracco spa. L’indagine è stata chiusa ed è stato effet­tuato un seque­stro da circa 1 milione di euro. L’ipotesi è che le fat­ture false siano ser­vite in rela­zione a lavori su case pri­vate e barche.
In sostanza, sareb­bero state pre­sen­tate come fat­ture a carico della mul­ti­na­zio­nale far­ma­ceu­tica di cui Bracco è pre­si­dente e ad (e quindi con regimi fiscali riser­vati alle imprese) docu­menti che invece face­vano capo a lavori pri­vati. Come si legge in un comu­ni­cato del pro­cu­ra­tore della Repub­blica Edmondo Bruti Libe­rati, nell’ambito dell’inchiesta con­dotta dal Nucleo Poli­zia Tri­bu­ta­ria della Guar­dia di finanza e coor­di­nata dal pro­cu­ra­tore aggiunto Fran­ce­sco Greco e dal pm Gior­dano Bag­gio, «è stato noti­fi­cato avviso di con­clu­sione delle inda­gini» a carico di Diana Bracco, di Pie­tro Mascherpa, pre­si­dente del Cda di Bracco Real Estate srl, e di due archi­tetti dello stu­dio Archi­labo in Monza, Marco Pol­la­stri e Simona Calcinaghi.
Bracco e Mascherpa sono accu­sati di eva­sione fiscale attra­verso l’emissione di fat­ture false e di appro­pria­zione inde­bita. Dalle inda­gini «è emerso che fat­ture» per oltre 3 milioni di euro, con­fluite nella con­ta­bi­lità e nelle dichia­ra­zioni fiscali «pre­sen­tate dalle società del gruppo Bracco per i periodi di impo­sta dal 2008 al 2013», erano rife­rite «all’esecuzione di for­ni­ture o di pre­sta­zioni rese presso locali in uso alle mede­sime società ma effet­ti­va­mente rea­liz­zate presso immo­bili e natanti di pro­prietà, ovvero nella dispo­ni­bi­lità» di Diana Bracco e del marito defunto Roberto De Silva.
Lo scorso 5 marzo, si legge ancora nel comu­ni­cato, la Guar­dia di finanza ha ese­guito un decreto di seque­stro pre­ven­tivo emesso dal gip Roberta Nun­nari nei con­fronti di Diana Bracco per 1 milione e 42 mila euro «cor­ri­spon­dente all’importo totale dell’imposta com­ples­si­va­mente evasa per effetto dell’utilizzo delle pre­dette fat­ture». Nella nota si legge infine che lo scorso 21 mag­gio «sono stati depo­si­tati» in Pro­cura da parte della Gdf «i ver­bali di con­sta­ta­zione delle cor­re­late vio­la­zioni di carat­tere amministrativo».
«Non c’è stata alcuna frode fiscale — replica il legale della pre­si­dente Bracco, Giu­seppe Bana — Si tratta di con­te­sta­zioni riguar­danti l’inerenza all’attività di impresa di fat­ture, situa­zione non rile­vante sotto il pro­filo penale, già defi­nita con l’Agenzia delle Entrate con il rav­ve­di­mento ope­roso». «Siamo solo al ter­mine delle inda­gini pre­li­mi­nari — con­clude Bana — e non è stata ancora for­mu­lata la richie­sta di rin­vio a giudizio».
Cebion, Xama­mina, Euclo­rina i mar­chi più noti dei far­maci Bracco, dif­fusi in 100 paesi. Il fat­tu­rato con­so­li­dato del gruppo è di 1 miliardo di euro.
Sono cin­que gli immo­bili di pro­prietà di Diana Bracco, da Ana­ca­pri e Vence, in Pro­venza, dove sareb­bero stati effet­tuati i lavori con­te­stati. E ancora, case a Merate (Lecco), a Nizza Mon­fer­rato (Asti) e a Megeve (Alta Savoia). Secondo le accuse, le fat­ture per lavori di ristrut­tu­ra­zione e riqua­li­fi­ca­zione degli sta­bili che fanno parte del patri­mo­nio per­so­nale di Diana Bracco veni­vano emesse con false cau­sali, facen­doli risul­tare, ad esem­pio, come acqui­sti di mac­chi­nari e mate­riale per aziende del gruppo Bracco.
In que­sto modo, si legge nel prov­ve­di­mento dei pm, sareb­bero state indi­cati «nelle dichia­ra­zioni dei red­diti e Iva delle società Bracco Spa, Bracco Ima­ging Spa, Bracco Real Estate Srl, Spin Spa e Ceber Srl» rela­tive agli anni d’imposta tra il 2008 e il 2013 «ele­menti pas­sivi fit­tizi per com­ples­sivi euro 3.064.435 con un’imposta evasa com­ples­siva ai fini Ires e Iva di euro 1.042.114,70».
«C’è un pos­si­bile danno di imma­gine che deve essere valu­tato — ha com­men­tato il sin­daco di Milano Giu­liano Pisa­pia — Un conto è se c’è un rav­ve­di­mento attivo, un altro se ci sono risvolti penali, che il suo legale, che è di gran­dis­sima espe­rienza, ha escluso».


Sempre dal Manifesto, l'articolo con IL LUNGO ELENCO DEGLI INDAGATI

Milano, le indagini che turbano 

gli umori degli expottimisti

Expo 2015. Ritratto di un «grande evento» a partire dalle inchieste giudiziarie, i patteggiamenti, le multe. Dalla "Cupola degli appalti" in poi


Per il sin­daco di Milano Giu­liano Pisa­pia, l’indagine per eva­sione fiscale che coin­volge la pre­si­dente di Expo Spa 2015 Diana Bracco è «un pro­blema di imma­gine che deve essere valu­tato». Que­sta frase è stato l’unico dub­bio apparso in una gior­nata dei dati di Fede­ral­ber­ghi secondo la quale l’Expo sarà visi­tata da 1,9 milioni di per­sone (erano 20 solo pochi mesi fa). «Stime abba­stanza rea­li­sti­che» ha con­fer­mato l’ad Expo Giu­seppe Sala che sostiene un aumento del 16% del Pil mila­nese nei primi 27 giorni di Expo. «Non c’è mai stata nel pas­sato un’apertura di una Expo così entu­sia­stica» ha riba­dito Pisa­pia. Parole che suo­nano per­lo­meno for­zate dopo la noti­zia dell’indagine su Bracco, vice-presidente per la Ricerca e Inno­va­zione per Confindustria.
A quasi un mese dall’esordio, sull’esposizione uni­ver­sale dedi­cata al culto con­tem­po­ra­neo del cibo si rial­lun­gano invece le ombre di un anno fa quando la pro­cura di Milano spiccò man­dati di arre­sto per Angelo Paris, diret­tore della pia­ni­fi­ca­zione acqui­sti della Expo 2015, per gli ex par­la­men­tari Gian­ste­fano Fri­ge­rio (Dc) e Luigi Grillo (Forza Ita­lia), per Primo Gre­ganti, ex Pci e già coin­volto in Mani Pulite, per Ser­gio Catozzo (Udc Ligu­ria) e l’imprenditore vicen­tino Enrico Mal­tauro. Ai domi­ci­liari finì Anto­nio Rognoni, ex Dg di Infra­strut­ture Lom­barde, già arre­stato per un’altra inchie­sta sugli appalti pub­blici più impor­tanti in Lom­bar­dia, anche rela­tivi all’Expo.
Nell’ottobre 2014 Anto­nio Acerbo era finito agli arre­sti domi­ci­liari per cor­ru­zione e tur­ba­tiva d’asta e si era dimesso da respon­sa­bile del Padi­glione Ita­lia di Expo. Un mese prima si era dimesso da com­mis­sa­rio Expo per le vie d’acqua per cor­ru­zione e tur­ba­tiva d’asta. Ad aprile 2015 sono state accet­tate sei richie­ste di pat­teg­gia­mento pre­sen­tate dagli inda­gati della cosid­detta «Cupola degli appalti» che avrebbe influito sulle gare di Expo, Sogin e nella sanità Lom­barda. Grillo ha accet­tato una pena di due anni e otto mesi e una multa di 50 mila euro. Fri­ge­rio una pena di tre anni e quat­tro mesi, Gre­ganti tre anni e una multa da 10 mila euro, Mal­tauro due anni e 10 mesi, Catozzo tre anni e due mesi e un risar­ci­mento a Expo da 50 mila euro. Due anni e sei mesi a Paris e un risar­ci­mento a Expo da 100 mila euro. L’ex sub-commissario Expo Acerbo ha pat­teg­giato tre anni.
Prima dell’inizio di Expo sem­brava essere così tor­nata la nor­ma­lità sulla quale veglia il com­mis­sa­rio anti-corruzione di Raf­faele Can­tone. Ma così non è stato. C’è un altro capi­tolo, signi­fi­ca­tivo, delle inda­gini che riguar­dano il gover­na­tore della Lom­bar­dia Roberto Maroni, accu­sato di indu­zione inde­bita per un con­tratto di col­la­bo­ra­zione con Expo affi­dato a una sua ex collaboratrice.
Pole­mi­che ci sono state a seguito della nomina di Dome­nico Aiello, avvo­cato difen­sore di Maroni in que­sta inchie­sta, nel Cda di Expo a 8 giorni dalla sua inau­gu­ra­zione. In caso di un even­tuale rin­vio a giu­di­zio di Maroni e del diret­tore gene­rale di Expo Chri­stian Malan­gone, Aiello si tro­verà nel dop­pio ruolo di mem­bro del Cda e difen­sore della per­sona con­tro la quale Expo potrebbe deci­dere di rivalersi.
A sua volta, come atto dovuto, l’azienda è inda­gata in base alla legge 231 del 2001 sulla respon­sa­bi­lità ammi­ni­stra­tiva per reati com­messi dai pro­pri diri­genti nell’interesse azien­dale. Quella di Diana Bracco non è l’unico pro­blema di imma­gine che turba gli umori expottimisti.

Tanto per concludere in "italica filosofia":

martedì 26 maggio 2015

MEDA: NELLE COMMISSIONI, MOLTENI (NCD) ORA VUOLE UN NUMERO LEGALE "SU MISURA"


Ennesima forzatura del rappresentante dell'Ncd nonchè Presidente del Consiglio Bruno Molteni di nuovo sulle regole che definiscono le composizioni e i lavori delle Commissioni Consigliari.
Dopo la composizione delle Commissioni "pesata" approvata nel cc del 29-04-015 con i voti del PD (astenuto Barbieri) e quello, guardacaso decisivo dell'Ncd, ora tocca al numero legale.

Molteni, quale appartenente alla Commissione Regolamento e Statuto, ha chiesto infatti alla stessa di approvare la modifica dell'articolo 20 del Regolamento laddove si definiscono le modalità atte a rendere valida la seduta di una Commissione.
Molteni vuole introdurre per tutte le Commissioni Consigliari il principio del numero legale "pesato".
Il numero legale, secondo lui, va definito considerando il peso di ogni componente. Ciò consentirebbe che la sola presenza o assenza del rappresentante del Pd (peso 8 + il sindaco) renderebbe valida o meno la seduta di una Commissione Consigliare.
Questo meccanismo, unito a quello della rappresentanza "pesata" blinda ogni Commissione, svuotandola di qualsivoglia dinamica positiva di confronto.

Come Sinistra e Ambiente ribadiamo che la maggioranza dei componenti di un consesso non può essere altro che la maggioranza delle persone che ne fanno parte. 
Inoltre, il comma 5 proposto da Molteni pasticcia i concetti di numero legale e maggioranza dei votanti: non può essere confuso il quorum per le votazioni con la validità della seduta della commissione, garantita dal numero legale, cioè dalla presenza fisica della maggioranza assoluta dei componenti e non dei votanti (anche perchè le commissioni possono anche riunirsi senza dovere per forza votare qualcosa).
Bruno Molteni dell'NCD si dimostra ancora una volta il braccio operativo (o l'ispiratore) del sindaco Caimi e il primo supporter dei bisogni della Giunta, venendo così meno al suo ruolo di Presidente del Consiglio "garante" di TUTTI i Consiglieri Comunali.

Per la cronaca, la Commissione Regolamento e Statuto convocata il 25-05-015 da Molteni (vicePresidente - per anomala votazione - della stessa, )  per discutere della sua proposta "tombale" è slittata ad altra data causa l'assenza "per un imprevisto" (come da sua comunicazione) del rappresentante del Pd.

Eppure ..... eppure ..... Molteni ce la sta mettendo tutta per qualificarsi come miglior alleato di Caimi e del Pd.

Sotto, le modifiche proposte da Molteni al Regolamento.

lunedì 18 maggio 2015

LA PEDEMONTANA, LA TRATTA B1, LA CARATTERIZZAZIONE E LE "GRANITICHE" (E OPPORTUNISTICHE) CERTEZZE DI CAIMI


In data 14-05-015, i Sindaci della Tratta B2 della Pedemontana sono stati chiamati in Regione Lombardia per "comunicazioni"  relative alla pedemontana. Come solito, è stata loro illustrata una situazione edulcorata ed ottimista. L'assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Sorte ha dato l'annuncio che la Tratta B1 verrà aperta a ottobre
Eppure avevano detto che la tratta B1 di pedemontana era "LA VARIANTE per EXPO".
L'avevano detto sparando la solita italica balla per giustificare l'avvio lavori fatto in fretta e furia e pure senza copertura economica completa, tanto che SOLO il nastro d'asfalto autostradale era ed E' economicamente coperto (non le connessioni viabilistiche).
Però ..... però ..... la apriranno ......... ad ottobre, QUANDO EXPO è terminato.
E non è finita, il closing finanziario è rinviato ..... al 2016. Peccato (per loro evidentemente). 
Che dicono Maroni, Cattaneo e Alfieri (Pd) che ostinatamente continuano a volere tutta la Pedemontana ? 
Che dice il ministro Delrio che l'ha confermata come opera strategica SENZA copertura economica ?
Eppure in questa situazione c'è qualcuno che crede ciecamente a quello che la giunta maroniana della Regione Lombardia ripete come un mantra: è il sindaco di Meda Gianni Caimi !
Lui. si dichiara infatti "ottimista" rimanendo solo, anche tra i sindaci della B2, a credere agli imbonitori che vogliono a tutti i costi questa inutile e devastante autostrada.
Sappiamo perchè Caimi e la sua giunta monocolore Pd  vuole fortissimamente questa autostrada. 
La vuole perchè ad essa sono legate le realizzazioni di viabilità locali complementari su cui non s'è voluto trovare altre soluzioni possibili e  perchè anche l'ambito di trasformazione AT1 dell'ex Medaspan (fortemente sponsorizzato dall'amministrazione medese) con tanto di centro commerciale, albergo e area benessere è legato, per la sua dislocazione geografica e per la convenienza realizzativa, all'esistenza dell'autostrada.
Ma questa "cieca fiducia" che arriva a fargli dire che "verranno stanziati 1 miliardo e ottocento milioni di euro per completare la pedemontana" è fondata su atti amministrativi FORMALI o è basata solo sulla pratica dell'"annuncio" mutuato dalle strategie prima berlusconiane e ora renziane?
Quando il sindaco si deciderà invece a dare il giusto peso di gravità alla criticità DIOSSINA e alla connessa questione della salute dei cittadini ? Quando prenderà atto che questo progetto autostradale è economicamente insostenibile, inutile e dannoso e impattante per ambiente e territorio ?

L'articolo de Il Cittadino del 16-05-015
Sempre in tema di pronunciamenti dell'amministrazione medese, siamo in grado di pubblicare, dopo accesso agli atti, il verbale della Conferenza dei Servizi del 09-04-015 sul tema della proposta di CARATTERIZZAZIONE del livello di contaminazione da TCDD delle aree dell'incidente ICMESA (ex zone A, B, R) su cui interferirà il percorso dell'autostrada pedemontana nella tratta B2.
Durante tale assise, i Comuni di Seveso, Desio, Barlassina, Cesano Maderno e Bovisio Masciago hanno elaborato, sia per proprio conto sia su espressione di un tecnico geologo di loro fiducia, pareri dettagliati ed approfonditi (da pag 15 a 32) per chiedere modifiche e integrazioni al Piano di Caratterizzazione.
Il sindaco di Meda Caimi è stato invece l'unico (vedi pag 33) a non sollevare la minima obiezione rispetto al proposto piano di caratterizzazione, un piano indubbiamente con molte lacune, tanto da meritarsi anche prescrizioni di ARPA (da pag. 10) e richieste di integrazione e osservazioni della Prov. di MB (da pag. 4 a 7).

sabato 9 maggio 2015

OVUNQUE, IN ITALIA, SI CONTINUA A CONSUMARE SUOLO


Il 6 maggio 2015, l'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione Ambientale) ha presentato il rapporto sul CONSUMO DI SUOLO in Italia.
La relazione integrale la trovi qui.
Una relazione e una serie di tabelle e mappe di tutto il territorio nazionale con dettagli su Regioni, Provincie e singoli Comuni che restituiscono una fotografia DRAMMATICA rispetto al CONSUMO DI SUOLO.
Continua infatti il trend di crescita relativo all'urbanizzazione e cementificazione delle aree verdi libere.
Nel 2014 il consumo di suolo su MEDIA NAZIONALE è arrivato al 7% rispetto al 2,7% del 1950. S'è consumato 21.000 Kmq (7%) del nostro paese, in crescita anche rispetto all'anno precedente. Il dato potrebbe anche essere addirittura sottostimato come ammesso dall'ISPRA stessa.
Tra il 2008 e il 2013 si sono consumati 55 ettari al giorno !
Impressionante la percentuale di territorio delle regioni che risulta alterato dal consumo di suolo, con la punta del 68,9% per la Puglia, del 65,3% per l'Emilia Romagna e percentuali altissime per quasi tutte le regioni italiane.

La Provincia di Monza e Brianza continua ad essere al primo posto con il 34,7% di SUOLO CONSUMATO davanti a quella di Napoli con il 29,5% e a quella Milano con il 26,4% (dati 2012).
Numeri che sono evidentemente frutto di una media. A tutti è noto che ad esempio, nella Prov. di MB esiste una zona (la est) con aree agricole e verdi che compensa la ovest dove l'urbanizzazione è elevatissima.
Nella classifica dei Comuni italiani, Lissone risulta al 7° posto con il 64% di suolo consumato.
Tra tutte le tabelle ce n'è una decisamente preoccupante che mostra come nelle Regioni, si continui a consumare suolo persino nelle AREE DI PERICOLOSITA' IDRAULICA con la LIGURIA che si aggiudica questo triste primato.
S'è costruito anche in prossimità del mare, nella fascia dei 300mt, con LIGURIA e MARCHE che superano il 40% di terreno impermeabilizzato. Tenete altresì conto che alcune fasce costiere sono caratterizzate anche da formazioni collinari a dirupo sul mare per cui, il dato del 40% va letto come un'impermeabilizzazione/edificazione pressochè su tutte le aree fronte mare pianeggianti o di facile accesso.

Per stare sul locale, ricordiamo che ANCHE A MEDA SI CONTINUA A CONSUMARE SUOLO!
Vedi al proposito i nostri articoli sull'ambito di trasformazione AC4.

Il "belpaese" è sempre più un DESERTO DI ASFALTO E CEMENTO !


Per approfondire, vi proponiamo un articolo di LUCA MARTINELLI tratto da ALTRAECONOMIA:


Le coste italiane sono oasi di cemento: il 19,4% per cento dei litorali entro i 300 metri dal mare è stato impermeabilizzato, con una punta del 40 per cento in Liguria. Questo dato, tratto dal Rapporto sul consumo di suolo 2015 dell’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (ISPRA, www.isprambiente.gov.it/it), evidenzia come le aree costiere abbiano quasi triplicato il dato nazionale, che stima un consumo complessivo di suolo pari al 7 per cento del territorio nazionale.     

Michele Munafò è il responsabile della ricerca ISPRA sul consumo di suolo: “Lungo le coste sono stati impermeabilizzati quasi 500 chilometri quadrati, e sinceramente non mi aspettavo un dato così alto. Ricordo che le aree costiere al di là dell’aspetto produttivo, legato alla fertilità dei suoli, sono molto importanti dal punto di vista paesaggistico, oltre a rappresentare spesso aree delicatissime, che dovrebbero essere salvaguardate.
Guardare a che cosa accade nei primi 300 metri, poi, significa considerare un’area poco più ampia della battigia”.

Se si allarga anche alla fascia dai 300 ai mille metri, il dato del consumo di suolo continuerà ad impressionarci: 16%, più del doppio della media nazionale.

Il rapporto ISPRA, però, evidenzia l’attacco del cemento anche nei confronti di altre aree fragili, cioè -ricorda Munafò- “quelle che tendenzialmente dovrebbero non essere consumabili, perché protette o vincolate, come le aree entro i 150 metri dai corsi d’acqua, aree delicate, tutelate dalla legge Galasso, fondamentali per l’equilibrio idrologico, per prevenire fenomeni di dissesto. È molto significativo, guardando alla cronaca dei ‘disastri’ degli ultimi anni, il dato della Liguria, dove oltre al 40% dalla costa e cementificio anche il suolo consumato in aree a pericolosità idraulica, pari al 30 per cento del totale. L’acqua da qualche parte deve pur andare” spiega Munafò.

I dati nazionali evidenziano come siano stati spazzati via complessivamente 34mila ettari all’interno di aree protette, e siano stati impermeabilizzati il 9 per cento delle zone a pericolosità idraulica e il 5 per cento delle rive di fiumi e laghi.

Se un’indicazione positiva si può trarre, da questo rapporto, è che la velocità media del consumo di suolo si è leggermente ridotta, passando da 8 metri quadrati al secondo a 6-7 metri quadrati al secondo, in media, tra il 2008 e il 2013.
“Gran parte del consumo di suolo, il 60 per cento, va ad impattare su aree agricole coltivate, andando a provocare perdita di suolo -spiega Munafò-. Ma non è trascurabile nemmeno il dato relativo al consumo di suolo che riguarda le aree aperte urbane, pari al 22 per cento, perché vanno perse zone che hanno una importanza fondamentale per la resilienza urbana, per la qualità dell’ambiente urbano, per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Ribaltando il punto di vista -continua il ricercatore dell’ISPRA- quel 60 per cento è quasi poco: a partire dal disegno di legge depositato nel 2012 dall’allora ministro Mario Catania si è sempre parlato di interventi legislativi per fermare il consumo di suolo agricolo, ma oggi evidenziamo come il 40 per cento dell’impermeabilizzazione riguardi aree naturali, aree boscate e aree libere urbane”.

Tra le cause di degrado del suolo, il rapporto ISPRA 2015 indica le strade, che rappresentavano a fine 2013 circa il 40 per cento del totale del territorio consumato. “Questo dato è da sempre sottostimato, perché difficile da documentare -spiega Munafò-: quando parliamo di strade non facciamo riferimento infatti solo a quelle dal più elevato impatto, come le autostrade, ma anche al reticolo di strade minori, comprese quelle sterrate, che nella loro globalità incidono molto. Sono linee sottili, e storicamente non sono mai state prese in considerazione, ma gli effetti di una infrastruttura lineare sulle funzioni eco-sistemiche del suolo o sulla frammentazione degli habitat vengono amplificati a parità di superficie rispetto a costruzioni compatte. Le strade, poi, evocano anche una tendenza alla dispersione insediativa, a un nuovo sviluppo urbano tendenzialmente a bassa densità, che letteralmente ‘amplifica' i dati sul consumo di suolo. Gli effetti su ciò che c’è intorno, infatti, sono importantissimi, e per la prima volta abbiamo cercato di stimarli con una elaborazione: abbiamo misurato un’area di 100 metri intorno a ogni porzione ‘consumata’, e l’area ‘impattata’ da questo consumo di suolo potenziale è il 55% dell’intero territorio.
Ciò significa -conclude Munafò- che più della metà del territorio è disturbato, direttamente o indirettamente, dal consumo di suolo, e risente delle presenza di infrastrutture o edifici a piccola distanza. Questo è tipico dei Paesi poco pianificati dell’area del Mediterraneo, dove non c’è delimitazione netta tra città e campagna, e la dispersione di edifici e infrastrutture provoca effetti dirompenti”.

di Luca Martinelli - 5 maggio 2015

venerdì 1 maggio 2015

MEDA: IL PD, CON IL SUPPORTO DECISIVO DI MOLTENI (NCD) BLINDA LE COMMISSIONI


Nel Consiglio Comunale del 29-04-015, s'è discusso l'ODG fatto inserire dal Presidente del Consiglio Bruno Molteni (NCD) -è nelle sue facoltà in quanto Presidente- relativo a una proposta di modifica all'art 14 del Regolamento per cambiare la composizione delle Commissioni.
Da notare che lo stesso articolo era già stato modificato con voto UNANIME di tutto il Consiglio Comunale il 28-11-2013, allargando la possibilità di partecipare, anche se senza diritto di voto, a tutti i capigruppo. Ora con una giravolta, Molteni e il Pd cambiano idea per modellare strumentalmente il regolamento a loro uso e consumo.

Molteni ha chiesto infatti che tutte le Commissioni siano composte tenendo conto del peso consigliare cioè, ogni componente pesa per il numero di rappresentanti presenti in CC.
Ha fatto in buona sostanza da sponda politica a Caimi, alla sua Giunta e al PD che con un peso pari a 8 consiglieri + il sindaco avrebbero così il controllo totale su tutte le Commissioni.
Non solo. La modifica dell'articolo sulla composizione senza definire quale sia il metodo per determinare IL NUMERO LEGALE affinchè la riunione di Commissione sia valida, lascia aperta la strada ad una interpretazione più che ambigua (guardacaso anch'essa di Molteni e del PD) che anche il numero legale è fatto sulla base del "peso" di ogni componente.
Per loro dunque, basterebbero in sostanza il rappresentante del Pd che pesa 8 (9 se si considera il Sindaco) e eventualmente un altro (sicuramente Molteni) per avere il numero legale "pesato" anche se nei fatti SOLO 2 su 7 componenti risulterebbero fisicamente presenti. 
Insomma, un'assise Istituzionale come se fosse un'assemblea di condominio dove pesano i millesimi  ! 
Il "peso" del rappresentante del Pd consentirebbe poi pareri delle Commissioni SEMPRE determinati dall'espressione del SOLO componente del Pd.
Una blindatura che toglie spazio al dialogo, al confronto, alla mediazione e a qualsiasi contributo differente da quello degli "ordini di scuderia".

Commissioni quindi BLINDATE e SILENZIATE poichè con la nuova composizione, andranno rieletti tutti i Presidenti. Ed è evidente l'assist di Molteni a Caimi, alla sua Giunta e al Pd poichè così si elimina il fastidio del Presidente della Commissione Territorio e Ambiente, il nostro Consigliere Colombo, non allineato e sopratutto reo di voler discutere ed affrontare, adeguatamente informato, in quell'assise temi come la pedemontana, gli ambiti di trasformazione e la variante al PGT, argomenti che Caimi e la Giunta ritengono debbano rimanere chiusi nelle loro stanze e gestiti con metodo da oligarchia ristretta.

Nella votazione finale in Consiglio Comunale, dove era necessaria la MAGGIORANZA ASSOLUTA DEGLI AVENTI DIRITTO AL VOTO (16 + il Sindaco) cioè almeno 9 voti, il Consigliere di Sinistra e Ambiente, dopo dichiarazione politica rifiutava di votare una proposta irricevibile, l'IdV e la Lega non erano presenti, Meda per Tutti e Con Buraschi per Meda votavano contro e un Consigliere del PD (Bruno Barbieri) si asteneva non seguendo le indicazioni del gruppo e mostrando come la forzatura non sia gradita da tutti i Consiglieri del Pd.
Risultava quindi approvata con 9 voti (lo stretto indispensabile) la nuova formulazione per la composizione delle commissioni, con il voto favorevole e DETERMINANTE dell'NCD Molteni.

A questo punto alcune considerazioni:

Molteni ha snaturato il suo ruolo ISTITUZIONALE di Presidente del Consiglio che deve essere garante in primis del Consiglio Comunale, mostrandosi come il soggetto politico che risolve i problemi a Caimi e il suo alleato più fedele e fidato.
Questa realtà piace anche ai consiglieri comunali del PD che, salvo uno, (Barbieri che si è astenuto) hanno ratificato l'agire prettamente politico del Presidente del Consiglio. 
Agire del resto, rodato anche in sede di Commissione Regolamento e Statuto dove, dopo mesi di assenza, il rappresentante dell'NCD ha sempre fatto da sponda o da apripista al rappresentante del PD Daelli, chiedendo la ridiscussione di articoli già approvati, con tanto di verbale, in Commissione ma che evidentemento non piacevano più al Sindaco e al suo esecutivo.
Così Daelli (Pd) e Molteni (NCD) hanno fatto saltare il lavoro sino ad allora collegiale che avrebbe portato ad una revisione del Regolamento su un documento unitario della Commissione.
Per chi volesse approfondire, ce ne siamo occupati qui e qui e all'origine del problema, qui.

Caimi preferisce dunque Molteni dell'NCD come alleato. 
Ma la coalizione che lo ha sostenuto aveva ben altra configurazione. Dunque visto che ora c'è una maggioranza diversa, Caimi e il Pd abbiano il coraggio di dirlo agli elettori.
Meda,  si rivela il BUCO NERO della trasparenza, della democrazia e della partecipazione, poichè a differenza di amministrazioni a noi vicine geograficamente, tutte di centrosinistra, dove le Commissioni lavorano e discutono su argomenti di importanza per il Comune, a Meda questo non è consentito dall' amministrazione Caimi e dai consiglieri del Pd, purtroppo in maggioranza meri e acritici  esecutori delle volontà dell'esecutivo.

All'elenco fatto di errori, di scelte unilaterali d'imperio, di mancate condivisioni, di dichiarazioni strampalate, di gestioni "proprietarie" in stile oligarchico su argomenti importanti per Meda si aggiunge ora quello di anomale convergenze politiche. Sinistra e Ambiente ne terrà conto nel suo agire.

Sinistra e Ambiente, con il suo Cons. Comunale, non rinuncia comunque a lavorare affinchè non si soccomba dinanzi a questa arroganza e si riserva di condividere con altri Consiglieri Comunali azioni e comportamenti comuni per tentare di ripristinare le precedenti regole e le normali condizioni di lavoro nelle Commissioni.

Articolo de il Giornale di seregno del 5-5-015
L'articolo de Il Cittadino sull'argomento del CC del 29-04-015

venerdì 24 aprile 2015

INSIEME IN RETE A SEVESO IN FIORE PER INFORMARE E SENSIBILIZZARE

Nei giorni 18 e 19 aprile, a Seveso, nel BOSCO DELLE QUERCE, il Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso, invitato dal Comitato di Via Zara e dal Comune di Seveso alla fiera "Seveso in Fiore", ha coinvolto il coordinamento INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE e il Comitato per il Parco Regionale della Brughiera nell'allestimento di uno spazio divulgativo condiviso.
E' stata l'occasione per incontrare donne e uomini del territorio offrendo la nostra conoscenza ambientalista sulle criticità dell'autostrada Pedemontana e su quanto si sta delineando sul territorio contaminato da diossina, dove è previsto il passaggio di questa inutile e impattante autostrada.
Abbiamo esposto la mostra su Pedemontana che illustra il lavoro fatto da Insieme in Rete e distribuito un volantino sulla caratterizzazione nella Tratta B2.
Molte persone hanno sostato davanti alla mostra, chiesto informazioni, ascoltato attentamente le spiegazioni fornite dagli aderenti ad Insieme in Rete presenti.
Abbiamo riscontrato una grande sensibilità  all'argomento pedemontana e rischio diossina da parte  della cittadinanza sevesina - e non solo - e il desiderio di saperne di più, nonchè una diffusa contrarietà alla realizzazione dell'infrastruttura.
La nostra partecipazione s'è rivelata un momento utile di sensibilizzazione.

Mostra e banchetti di Insieme in Rete
Illustrazione mappe ex zone A,B,R e tracciato pedemontana
Informazione alla cittadinanza
Molti cittadini vogliono sapere
Banchetto del Comitato per il Parco Regionale della Brughiera,
una lunga storia comune di promozione della tutela ambientale.
La mostra sulla Brughiera da tutelare a Parco Regionale
 e sull'autostrada pedemontana e il rischio Diossina
I nostri striscioni

Molta attenzione al problema Pedemontana e rischio Diossina



mercoledì 22 aprile 2015

MEDA: LE POLEMICHE PRETESTUOSE DEL SINDACO CAIMI


La stampa ha ripreso le esternazioni del sindaco Gianni Caimi in merito al delicato argomento della proposta di Piano di Caratterizzazione del suolo contaminato da TCDD che è stato discusso in sede di Conferenza dei Servizi il 9-04-015.
Il nostro primo cittadino s'è lasciato andare ad una serie di strampalate considerazioni arrivando a mettere in discussione le competenze del geologo scelto da cinque sindaci  (Seveso, Cesano Maderno, Bovisio Masciago, Desio e Barlassina) sui sei presenti all'incontro. 
Il sesto sindaco era quello di Meda, che, in beata solitudine, ha deciso di non avvalersi del supporto tecnico del geologo Gianni Del Pero, incaricato dagli altri 5 comuni,  perchè secondo Caimi .......... "di dubbia terzietà e correttezza istituzionale" e perchè secondo lui "la città di Meda aveva a disposizione il migliore e più qualificato tecnico" nella figura dell'Ing. Damiano Camarda (dirigente ufficio Infrastrutture e Gestione del Territorio).

Alcuni giorni dopo, forse richiamato a più mite ragione da qualche altro appartenente alla Giunta medese, lo stesso sindaco ha dato alla stampa un comunicato ove, bontà sua, non mette più in dubbio la competenza del geologo incaricato ma contesta la sua "appartenenza ad una forza politica da sempre ideologicamente contraria alla pedemontana" con una chiusura del comunicato in cui si continua ad esaltare la bontà e la necessità di questa infrastruttura autostradale.

Il gruppo di Sinistra e Ambiente ha ritenuto di dover replicare a Caimi e alla sua giunta in modo preciso ed articolato.

  • Se la formazione politica cui nella sua comunicazione Caimi si riferisce "ideologicamente contraria alla realizzazione di pedemontana" è Sinistra e Ambiente, egli manipola la realtà. Noi siamo contrari perchè I FATTI (e non l'ideologia) dimostrano che questa autostrada è inutile e devastante per ambiente e territorio (scarsa percorrenza sulla tratta già aperta, costi eccessivi, criticità ambientali, diossina, distruzione di aree boscate e agricole etc).
  • Gianni Del Pero è un ambientalista del WWF Lombardia e collabora con Sinistra e Ambiente ma non si è candidato con Sinistra e Ambiente. Con lui, Sinistra e Ambiente lavora con reciproca stima e fiducia dentro il coordinamento ambientalista Insieme in Rete, producendo approfondita e credibile informazione e azioni di sensibilizzazione sul territorio, rapportandoci anche con le Istituzioni e gli Enti preposti a seguire la vicenda pedemontana
  • Quella di Caimi è solo una polemica pretestuosa con il fine di delegittimare la figura del tecnico incaricato da TUTTI gli altri 5 comuni che evidentemente ripongono (come noi) fiducia nelle sue capacità, nelle sue conoscenze nonchè nelle sensibilità ambientali che sono indispensabili per una valutazione SERIA delle criticità connesse alla realizzazione dalla pedemontana (diossina in primis).
  • L'incarico di supporto tecnico ad UN GEOLOGO è propedeutica a un'attenta analisi del Piano di Caratterizzazione DEI SUOLI e di SUOLI, solitamente si occupano i GEOLOGI e non altri.
  • Probabilmente, il problema di Caimi, oltrechè personale è legato alla sua granitica certezza e volontà di volere l'autostrada pedemontana ad ogni costo, alla sua intolleranza rispetto a  posizioni più articolate o differenti e al voler gestire la delicata partita secondo il suo "stile da oligarchia" .
  • Caimi, non ha compreso o non vuole comprendere che il 09-04-015 in Conferenza dei Servizi s'è trattato un argomento tecnico (la caratterizzazione) e non la fattibilità o meno di pedemontana.
  • Caimi tra le righe, vuole sminuire le richieste e le osservazioni alla caratterizzazione riportate in quella sede dagli ALTRI SINDACI e dalla relazione del tecnico da loro incaricato. Osservazioni e richieste che, come risulta dalla stampa, sono al vaglio per integrazioni/implementazioni del piano di caratterizzazione, al pari di quelle di ARPA, Prov. di MB e Regione. Meda, per parte sua, non ha presentato alcun rilievo critico al piano di caratterizzazione.
  • Caimi in quanto figura istituzionale, dovrebbe occuparsi di più dell'aspetto tutela della salute dei cittadini e meno del fatto se l'autostrada si fa oppure non si fa. La sua è addirittura un'azione di sponsorizzazione della utilità dell'autostrada con buona pace dell'indipendenza che tanto lui richiama.
  • Per quanto riguarda la "bonifica" non è che questa sarebbe ascrivibile e realizzabile come lui afferma, "grazie alla pedemontana". Questa sua semplificazione è sconcertante, vista la reale complessità tecnica, il peso economico e il rischio di un'operazione di bonifica.
  • Non possiamo poi esimerci dal rimarcare che Caimi sta gestendo la partita pedemontana come se fosse esclusiva e privata sua attribuzione, continuando a non rendersi disponibile, seppur invitato più volte, a presentarsi in Commissione Territorio e Ambiente per relazionare dettagliatamente. L'ultimo invito risale al 10-04-015, giorno successivo alla Conferenza dei Servizi per relazionare in merito. Un atteggiamento INACCETTABILE che dimostra altresì una sua totale mancanza di rispetto per i componenti della Commissione. Un atteggiamento che ignora pure le dichiarazioni in consiglio comunale del capogruppo del PD, dichiarazioni che identificano la commissione Territorio e Ambiente come assise istituzionale deputata per l'informazione e il confronto su pedemontana.

Sotto, l'articolo de Il Giornale di Seregno che riprende l'intera vicenda


martedì 21 aprile 2015

PEDEMONTANA: MOZIONE IN CONSIGLIO REGIONALE SULLE COMPENSAZIONI AMBIENTALI


Nel Consiglio Regionale del 14-04-015, è stata votata all'unanimità una Mozione presentata dal Consigliere Regionale dell'M5S Gianmarco Corbetta ad argomento COMPENSAZIONI AMBIENTALI e INEDIFICABILITA' ai lati dell'autostrada pedemontana nei tratti sinora realizzati.
Della presentazione della mozione, ce ne siamo già occupati qui.
Si tratta di una mozione che chiede di “attivare un tavolo tecnico-politico tra Regione e società Autostrada Pedemontana Lombarda con la finalità di sollecitare e verificare periodicamente l’effettiva realizzazione di tutte le opere di mitigazione e compensazione ambientale previste per le tratte A e B1, la Tangenziale di Varese e il primo lotto della Tangenziale di Como” e “prevedere l’attivazione di un sistema di monitoraggio con la finalità di verificare con cadenza trimestrale lo stato di avanzamento” delle Compensazioni Ambientali nonchè di promuovere l’elaborazione di uno strumento di pianificazione strategica “che preveda la definizione di una ampia fascia di inedificabilità sui due lati dell’infrastruttura”.

Nella mozione, si fa riferimento anche ai gruppi del coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE, che avevano inoltrato agli uffici di Regione Lombardia, una serie di osservazioni proprio per richiedere un PIANO D'AREA che tutelasse, con vincolo di inedificabilità, le aree libere ai lati dell'autostrada, laddove questa è già stata realizzata.
L' osservazione tipo protocollata da più gruppi e da Insieme in Rete il 03-10-013, le puoi vedere qui.