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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

venerdì 27 febbraio 2026

IL BOSCO DELLE QUERCE OTTIENE IL RICONOSCIMENTO DI "PATRIMONIO EUROPEO": IL COMMENTO DEGLI AMBIENTALISTI DI SEVESO E MEDA

In questi giorni i media e le pagine dei siti istituzionali dei Comuni di Seveso e Meda e quello di Regione Lombardia, hanno annunciato con i toni enfatici della sindaca di Seveso Alessia Borroni, del presidente regionale Attilio Fontana, dell'assessore regionale alla Cultura, Francesca Caruso, dell'assessore regionale al Territorio e Sistemi verdi Gianluca Comazzi, l'assegnazione al Bosco delle Querce di Seveso e Meda del Marchio di Patrimonio Europeo.

Di cosa si tratta ?

Il Marchio del Patrimonio Europeo, ufficialmente noto con la denominazione European Heritage Label, nasce  il 28 aprile 2006 da 17 degli allora 25 Stati membri dell'Unione europea + la Svizzera, come azione intergovernativa
Scopo del riconoscimento era ed è tuttora quello di valorizzare il patrimonio culturale comune per rafforzare il senso di appartenenza all'Unione europea e a promuovere il dialogo interculturale promuovendo l'informazione e la conoscenza dei cittadini, soprattutto di quelli più giovani.
Il 20 novembre 2008, il Consiglio dell'UE lo trasforma da iniziativa intergovernativa in "azione" dell'UE e viene formalmente istituito nella nuova configurazione il 16 settembre 2011 data dalla quale vengono scelti i siti meritevoli del riconoscimento.
I luoghi meritevoli sono selezionati considerando il loro valore simbolico, il contributo dato alla storia e alla cultura e le attività educative che offrono. 
L'assegnazione del Marchio di Patrimonio Europeo non produce vincoli di conservazione specifici come per i siti UNESCO, ma è puramente una garanzia di qualità e promozione del valore europeo del sito. 

I gruppi di Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda, Legambiente Circolo Laura Conti di Seveso, Seveso Futura che da tempo operano insieme per la conservazione e la tutela del territorio e che negli anni recenti hanno dato il via alla campagna per l'ampliamento del Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce di Seveso e Meda, hanno commentato questo accadimento con un comunicato.
Giudicano positivamente l'assegnazione del riconoscimento europeo ma spogliandolo della propaganda, rivendicando il lavoro costante sulla Memoria del disastro Diossina dell'ICMESA senza annacquarla ed evidenziando le contraddizzioni che accompagnano l'assegnazione, a partire dallo sbancamento di 2 ettari con perdita di 3200 alberi adulti che il Bosco subirà per il passaggio dell'autostrada Pedemontana Lombarda e dalla riduzione dell'area di ampliamento a causa della viabilità complementare e della vasca di laminazione dell'infrastruttura.

 

Sulla stampa

 


lunedì 23 febbraio 2026

1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA SECONDA PUNTATA: L'ICMESA AVVIA LA PRODUZIONE DI TRICLOROFENOLO CON PROCESSO E IMPIANTO INSICURI

Per questa seconda puntata, accompagniamo con un nostro approfondimento il lavoro storico di Massimiliano Fratter nel libro "Seveso Memorie da sotto il Bosco" sull'argomento dell'avvio all'ICMESA di Meda della produzione di Triclorofenolo,. 
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Il gruppo Givaudan-Hoffman-La Roche, in continuità con una politica aziendale di ricerca di condizioni favorevoli nei Paesi laddove le normative erano meno severe, decise nel 1969 di avviare nella fabbrica medese la produzione del 2,4,6-Triclorofenolo.
Il Triclorofenolo veniva utilizzato per la fabbricazione dei diserbanti Acido 2,4,5-triclorofenossiacetico (2-4-5-T) e Fenoprop (2-4-5-TP), due erbicidi usati in agricoltura e in forestazione e di un disinfettante, l'Esaclorofene impiegato anche in saponette e shampo.
In Italia l'uso dei sopracitati diserbanti è stato prima limitato e poi proibito nel 1970 ma questo non impediva la loro produzione ai fini dell'esportazione.
Il 2,4,6 Triclorofenolo (TCF) si ottiene industrialmente per acidificazione del suo sale sodico, preparato a mezzo di idrolisi alcalina del 1,2,4,5 Tetraclorobenzene (TCB) con idrossido di sodio. 
L'idrolisi avviene con l'uso di opportuni solventi a temperature di poco superiori a 150° C, con la necessità di controllarle.
Il controllo della temperatura è molto importante poichè le diossine si formano prevalentemente durante i processi di combustione in un intervallo compreso tra i 200°C e i 500°C, divenendo un composto indesiderato della reazione.

LA MODIFICA ICMESA AL BREVETTO PRODUTTIVO DELLA GIVAUDAN
Sullo schema generale per produrre il Triclorofenolo, dal 1914, sono nati i brevetti del processo di reazione chimica per ottenerlo. 
Si tratta di quelli AGAF del 1914, Givaudan del 1947, Dow Chemical del 1955 e Ringwood Chemical Corp. del 1952-56 di derivazione Givaudan.
L'ICMESA ha utilizzato il brevetto Givaudan ma con una serie di modifiche, concordate e conosciute dalla casa madre Givaudan-Hoffmann-La Roche, modifiche che concorreranno al disastro del 10 luglio 1976.

La variazione principale consisteva nel ridurre la quantità di solventi utilizzati per aumentare lo spazio utile nel reattore consentendo l'impiego di una quantità maggiore di reagenti (TCB ) per ottenere più Triclorofenolo, aumentando così la produttività specifica.

Anche il momento della distillazione di glicole, utilizzato quale solvente, era stato anticipato con l'intento evidente di risparmiare sui tempi e di recuperare sui lavaggi, sul dispendio energetico e su parte dell'impiantistica qualora si fosse seguito in toto il brevetto Givaudan.

La minor quantità di etilengligole e di solventi, riduce però il "volano termico" rendendo possibile ampie fluttuazioni della temperatura della massa di reazione.
Una fluttuazione di temperatura nel caso ICMESA difficilmente controllabile data l'inesistenza di dispositivi automatici di controllo e d'intervento.

IL TRICLOROFENOLO E L'IMPURITÀ DIOSSINA
L'anticipo della distillazione del glicole prima dell'acidificazione fa si che il Triclorofenato sodico (intermedio del processo di reazione) rimanga a temperature più elevate per un periodo maggiore di quello previsto dal brevetto Givaudan.
Questo lasso di tempo con temperature alte, superiori a 155°C, facilita la formazione di 2,3,7.8 tetracloro-dibenzo-p-diossina (TCDD) in quantità consistenti.
Il TCF grezzo risultante dal processo veniva poi distillato con più passaggi per eliminare le impurezze indesiderate, accantonando le frazioni con impurità.

L'INCENERIMENTO DEI RESIDUI CHIMICI
Per smaltire i residui della produzione dell'ICMESA, compresi quelli del ciclo del TCF, fu installato nel 1971 un forno che entrò in esercizio nel 1972 quale "impianto pilota" mentre un altro, con capacità sufficiente per bruciare tutti i residui di lavorazione era in fase di progettazione. 
Nel forno pilota finirono anche i residui accumulati nei periodi iniziali della produzione del Triclorofenolo (TCF).
Tuttavia, il forno, quale impianto pilota, non aveva una misura e un controllo della temperatura del bruciatore.
Così per anni sono stati smaltiti, bruciandoli, i residui della produzione di triclorofenolo e di altri composti senza la sicurezza di una temperatura di almeno 1000 °C onde evitare che la diossina, presente nei residui del TCF, durante il processo di combustione aumentasse invece di essere distrutta.

IL RISCHIO DI QUANTITÀ INDESIDERATE DI DIOSSINA NEL TRICLOROFENOLO
Le modifiche ICMESA al brevetto e al ciclo produttivo generavano TCF impuro con presenza di una maggiore quantità di diossina accrescendo altresì il rischio che le sovratemperature se non tempestivamente regolate, portavano alla formazione indesiderata di notevoli quantità di questo veleno.
La difficoltà di controllare e stabilizzare i parametri termici da cui dipende la formazione di Diossina TCDD con il possibile innesco di reazioni esotermiche incontrollate, accresce anche il rischio di sovrapressioni. 

UN'IMPIANTISTICA AL RISPARMIO
Per la produzione del Triclorofenolo (TCF) non venne chiesta nessuna autorizzazione edilizia per ampliamento poichè fu riconvertito allo scopo il reattore già presente nel reparto B, precedentemente utilizzato per il terpilene e l'atranilato
Il sistema per la produzione di Triclorofenolo del reparto B dell' ICMESA era costituito da un Reattore per Idrolisi Alcalina (A101) e da un Reattore per Acidificazione (A110).
L'impianto era totalmente a conduzione manuale con tutte le sequenze operative gestite dagli addetti.
Nonostante la pericolosità e nocività delle sostanze trattate, quello per il TCF non era un impianto a ciclo chiuso ne tantomeno in grado di garantire elevati standard di sicurezza sia per gli operatori sia per l'ambiente circostante. 
L'impianto non era dotato di dispositivi automatici di controllo, di allarme e di intervento che potessero attivarsi in caso di temperatura e pressione anomala ed era:

  • privo di segnalazioni automatiche di allarme rilevabili dal personale;
  • privo di dispositivo di blocco automatico dell'immissione di vapore surriscaldato la cui temperatura non risultava rilevata da strumenti ma che poteva raggiungere valori tra 300 e 330 °C;
  • privo di dispositivo automatico per fare entrare in funzione il sistema di raffreddamento con l'introduzione di acqua nell'apposito serpentino;
  • privo di una sezione di abbattimento dei gas indesiderati che potevano formarsi durante il ciclo di produzione del TCF;
  • privo di un serbatoio per il contenimento dei fluidi o dei gas le cui perdite in atmosfera andavano assolutamente evitate vista la loro tossicità. Un serbatoio che avrebbe potuto e dovuto raccogliere i gas fuoriusciti in atmosfera dopo l'intervento del disco di rottura tarato a 4 bar;
  • privo di strumento misuratore di PH (Phmetro) poichè rotto con conseguente misurazione manuale a mezzo asta con cartina tornasole per rilevare il valore di PH da raggiungere per l'acidificazione. (PH=3).

LE QUANTITÀ PRODOTTE E LA DESTINAZIONE DEL TRICLOROFENOLO
Dopo una prima fase di sperimentazione attuata nel 1969, la produzione del triclorofenolo prese avvio nel 1970 con 6.361 kg destinati alla Givaudan Corporation di Clifton nel New Jersey (USA).
Successivamente si registrò una crescita costante dei quantitativi ad eccezzione di uno stop nel 1973 per mancanza di commesse.

33.000 chilogrammi nel 1971
40.350 chilogrammi nel 1972.
38.400 chilogrammi nel 1974
105.346 chilogrammi nel 1975
142.820 chilogrammi fino al 9 luglio 1976.

Gli acquirenti furono lo stabilimento Givaudan di Vernier-Ginevra e la Givaudan Corporation di Clifton.

ALCUNI PERICOLOSI PRECEDENTI GIÀ NOTI SIN DAL 1970
Alla data di entrata in produzione del triclorofenolo all'ICMESA di Meda, la pericolosità di tale produzione era già nota e in altri stabilimenti si erano verificati incidenti che avevano coinvolto gli addetti.

  • Nel 1949, negli Stati Uniti, alcuni operai addetti alla produzione di 2,4,5-T in uno stabilimento di pesticidi della Monsanto furono colpiti da cloracne.
  • Nel 1953, nella Germania Occidentale nello stabilimento della BASF a Ludwigshaven. Gli operai coinvolti mostrarono segni di cloracne e disturbi psicopatologici.
  • Nel 1963 in Olanda, alla Philips Duphar di Amsterdam per un’esplosione fuoriuscì dal reattore un quantitativo di “diossina” compreso fra 30 e 200 g. 20 operai presenti nella zona contaminata mostrarono subito segni di cloracne. Successivamente. 9 dei 18 incaricati della bonifica ed un tecnico incaricato di accertare i danni furono colpiti da cloracne in forma grave. Dopo due anni vi fu il decesso di 4 lavoratori ma non venne mai accertato il rapporto causa-effetto e cioè se la loro morte era dovuta alla diossina.
  • Nel 1964 negli Stati Uniti nella fabbrica della Dow a Midland nel Michigaun, dopo la modifica di un impianto per la produzione del 2,4,5-T, 60 operai furono intossicati con successiva manifestazione di cloracne.
  • Il 23 aprile 1968 in Inghilterra, a Bolsover, nel Derbyshire,nella fabbrica della Coalite & Chemical Products Co sull' impianto pilota dove si produceva 2,4,5-triclorofenolo, un aumento della temperatura nel reattore provocò un’esplosione e la morte del chimico che controllava il processo. Anche alcuni operai addetti manifestarono i caratteristici sintomi dell’intossicazione da “diossina” con l'apparire della cloracne, mentre altri si ammalarono 6 mesi dopo e casi di cloracne si manifestarono dopo 3 anni. In totale 79 operai subirono danni alla salute più o meno gravi.
  • Tra gli anni '60 e '70 nell'allora Cecoslovacchia, presso l'unità produttiva della Spolana Neratovice, situata vicino a Praga, era prodotto l'erbicida 2,4,5-T che generò, come sottoprodotto,  elevate quantità di diossine con un avvelenamento costante delle maestranze. Circa 80 persone vennero ricoverate in ospedale con cloracne, porfiria cutanea tarda, disfunzioni nel metabolismo dei grassi, dei carboidrati e delle proteine, lesioni epatiche e altre alterazioni. Due ammalati morirono entro due anni di carcinoma ai bronchi (all’età di 49 e 59 anni) e un altro morì per avvelenamento acuto.

NON UN INCIDENTE MA UN DISASTRO COLPEVOLE 
La conosciuta nocività dei composti chimici utilizzati di cui si negava una corretta informazione, la pericolosa modifica del ciclo produttivo rispetto al brevetto originale Givaudan, l'impiantistica priva di dispositivi automatici di sicurezza, di abbattitori, di un serbatoio di contenimento, il non  adempimento alle normative, l'inquinamento costante di ambiente e territorio, furono tutte scelte attuate dal gruppo Givaudan-Hoffman-La Roche proprietario della fabbrica ICMESA di Meda, con piena conoscenza dei potenziali rischi derivanti e al solo fine del risparmio e della massimizzazione del profitto.
L'approfondimento proposto in questa puntata conferma che
la fuoriuscita di Diossina dall'ICMESA non fu un "incidente" ma un DISASTRO COLPEVOLE.

 Continua.

 Pubblicati in precedenza:

2) 1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA PRIMA PUNTATA: L'ICMESA DI MEDA INQUINÒ IL TERRITORIO SIN DAL SUO INSEDIAMENTO

1) 1976-2026: IL 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA NON PUÒ ESSERE SOLO CELEBRATIVO MA DEVE ESSERE MEMORIA VIVA E VERITIERA.

 

sabato 7 febbraio 2026

APPROVATA A MEDA LA VARIANTE AL PGT: É INSODDISFACENTE E RISCHIA DI MODIFICARE PESANTEMENTE IL TESSUTO URBANO.

Durante il Consiglio comunale del 5 febbraio 2026 è stata approvata con nove voti favorevoli e tre contrari, la Variante al PGT di Meda.
Un passaggio importante che, purtroppo, non ha avuto l'attenzione che meritava da parte dei cittadini medesi, con una assise pressochè priva di pubblico e con i Consiglieri di maggioranza (alcuni assenti), certamente allineati con l'esecutivo, che hanno rinunciato a qualsivoglia loro contributo rimanendo totalmente silenti, senza alcuna volontà di dibattere nel merito delle scelte attuate nella Variante.
Un Consiglio Comunale con pochi interventi, con il Capogruppo e Consigliere d'opposizione, Marcello Proserpio, che ha argomentato sul contenuto delle osservazioni presentate congiuntamente dai gruppi Sinistra e Ambiente-Impulsi, Partito Democratico, Medaperta e ha motivato il parere su quelle della maggioranza e dei privati.
L'estensore della Variante arch. Marco Engel ha risposto alle delucidazioni chieste sempre da Proserpio e il sindaco Luca Santambrogio, con delega alla Pianificazione del Territorio ha perorato la bontà di questa variante facendosi carico della lettura delle controdeduzioni alle osservazioni presentate.

Il comunicato dei gruppi Sinistra e Ambiente-Impulsi, Partito Democratico, Medaperta 

UNA VARIANTE AL PGT CON ECCESSIVE PREMIALITÀ 
CHE RISCHIA DI SNATURARE IL TESSUTO URBANO CITTADINO
 
Durante il Consiglio Comunale del 5-2-2026 è stata approvata la Variante al PGT di Meda. 
Una Variante che ci lascia perplessi e insoddisfatti per i suoi contenuti e per cui Sinistra e Ambiente-Impulsi, Partito Democratico e Medaperta avevano presentato corpose e dettagliate osservazioni con cui s'è cercato di mutare i punti più indigesti di una pianificazione che rischia di andare a modificare pesantemente l'assetto urbano della città senza gover-nare le trasformazioni che sono già in corso, lasciando che siano il mercato e i singoli ad imporre le loro scelte a scapito del benessere comunitario.
 
Con le controdeduzioni alle osservazioni, la maggioranza di Santambrogio ha confermato che punta fortemente sull'uso dello strumento della "Rigenerazione Urbana" con l'applicazione delle massime premialità consentite, nel tentativo di avviare interventi edilizi su comparti ed aree dismesse. 
Le massime premialità non danno però garanzia di un corretto ed equilibrato utilizzo di questo strumento per evitarne un uso distorto con interventi impattanti.
 
La rigenerazione scelta non include gli aspetti sociali, culturali e la necessità di accompagnarla con cessioni per robuste porzioni di verde urbano. 
Il semplice e solo recupero di edifici non sarebbe certo diverso dalla ben conosciuta riqualificazione per operazioni di valorizzazione immobiliare, con la differenza che interventi di demolizione e ricostruzione con nuovi sedime, sagoma e destinazione funzionale sono classificati come "rigenerazione" e non come ristrutturazioni edilizie, contemplando aumenti volumetrici, consentendo la riduzione dei "contributi di edificazione" necessari per la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria e servizi pubblici che, in caso di nuova costruzione, sarebbero invece stati richiesti integralmente. 
Pertanto andrebbero limitate e corrisposte alla sola ristrutturazione che, laddove possibile, diversamente salva le case, garantisce un’edilizia più equa mantenendo stabili i prezzi, stimola i mercati locali, sostiene gli studi di architettura e le imprese edili che sono nella stragrande maggioranza piccoli e medi, risparmia CO2, energia e rifiuti preservando ciò che esiste, valorizza i ricordi e la storia della comunità.
 
Nel centro storico è stata confermata la possibilità, ad esclusione di un numero estremamente ridotto di edifici ritenuti di valenza storica, culturale e artistica, della demolizione con ricostruzione fuori sagoma e sedime. 
Perché incoraggiare, soprattutto nel nucleo storico, il disegno di una città stravolta, completamente diversa da quella che si è formata e che i medesi conoscono? 
Certo, una cospicua parte del nucleo centrale e storico medese ha edifici abbandonati da anni che necessitano interventi e riqualificazioni. 
Riteniamo però che sarebbe preferibile dare nuovo valore e nuova vita a ciò che già esiste. Diversamente si rischia di modificare pesantemente l’esistente e il tessuto sociale perché interventi urbanisticamente ed architettonicamente difformi dall'attuale consolidato altereranno la cortina storica e saranno probabilmente più costosi perché nuovi e moderni, e pertanto accessibili alla sola fascia demografica più benestante.
 
Nella Variante al PGT non è stata minimamente considerata l'abbondanza di edifici non occupati che a Meda sono superiori alla media provinciale e che avrebbero dovuto essere richiamati nella Relazione del Documento di Piano e valutati per quantificare la stima dell'effettivo fabbisogno di nuovo residenziale. 
Nonostante si affermi che la curva demografica sia sostanzialmente stabile si prevede comunque, con la completa attuazione del Piano, un incremento della popolazione pari a circa 630 abitanti (2,5% in più rispetto al 2024) pari a circa 270 nuovi alloggi (2,33 è la media componenti famiglia – stima ISTAT 2011-18) senza tenere conto che esistono 2.069 abitazioni non occupate (Censimento Istat al 31/12/2021) su 11.994 complessive (una percentuale pari al 17%) e che dunque il saldo del fabbisogno è con questi numeri negativo. 
Addirittura il dato del “vuoto” aumenterebbe se si adottasse il metodo usato nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale che stima anche le offerte abitative delle previsioni dei PGT precedenti non attuate. 
Le nostre proposte cautelative per dimezzare le volumetrie a residenziale, previste negli ambiti e comparti di rigenerazione e da noi ritenute,coerentemente con la completezza dei dati disponibili, sovrastimate, sono state bocciate. 
Accoglierle e applicarle avrebbe costituito un significativo segnale di inversione di tendenza per la salvaguardia del nostro territorio.
 
Questa Variante al PGT omette politiche adeguate alle necessità abitative dei residenti con redditi medio-bassi. il così detto fabbisogno reale. 
Nella Relazione del Documento di Piano non c’è alcun cenno di politiche per l’edilizia residenziale pubblica e sociale come pure per l’accoglienza transitoria e l’housing sociale. 
Non risponde alla richiesta di sistemazione degli alloggi di edilizia pubblica non disponibili per incuria e degrado né ne prevede l’acquisizione di nuovi, anche attraverso lo strumento di “alloggi in stato di fatto” in cui i nuclei familiari assegnatari si impegnano a fare interventi di manutenzione. 
Non prendendo in considerazione come valore d’inclusione sociale negli ambiti di rigenerazione urbana l’accessibilità economica mediante quote di alloggi con prezzi di vendita e canoni di locazione concordati e/o calmierati, non viene incontro alle esigenze di quelle famiglie che non possono accedere al libero mercato ma non rientrano nei requisiti per accedere alle case dell’edilizia residenziale pubblica. 
L'amministrazione Santambrogio ha respinto la nostra richiesta di contemplare nella Relazione e nella Normativa l'Edilizia Residenziale Sociale prevedendone una quota negli interventi significativi laddove il residenziale supera il 25% della rigenerazione.
 
Anche le osservazioni tese a limitare variazioni in altezza e la possibilità di abbattere edifici e ricostruirli fuori sagoma e sedime non sono state accolte così come la richiesta di una valutazione attenta dell'incidenza degli sconti concessi sui contributi di edificazione. 
Sconti che possono creare un ammanco difficilmente ripianabili.
 
Bocciata pure la richiesta di escludere aumenti di volumetria con l’aggiunta di nuovi piani fuori terra se non per la realizzazione di servizi convenzionati ed esercizi di vicinato, consentiti con mantenimento di tale destinazione e divieto di trasformazione in uso residenziale. 
C’è dunque la rinuncia ad intervenire con indicazioni più stringenti sulla conversione del patrimonio sottoutilizzato e sulla trasformazione, in particolare dalle destinazioni produttivo/servizi alla destinazione residenziale, governando il superamento delle aree miste (zona San Giorgio) creando servizi e accorpando funzioni in modo da dare coerenza negli interventi in una visione complessiva.
 
Incondivisibile la dichiarazione d'impotenza della giunta e dell'ufficio tecnico sulla villa Besana su cui rinunciano alla conservazione dell'edificato esistente non essendo in grado di garantire un intervento pubblico.
 
Affrettata la volontà, espressa con una osservazione della maggioranza e pertanto accolta, di stimolare gli abbattimenti di edifici nell'area di rischio esondazione R4 con trasferimento di volumetrie altrove. Questa scelta ci pare priva di adeguati approfondimenti sia sul destino da dare alle superfici dove verrebbero consentiti gli abbattimenti (acquisizione pubblica ? altro ?) sia sull'allocazione delle volumetrie, considerando la saturazione urbanistica in cui versa Meda.
 
L'accorpamento delle aree ex Fornaci Ceppi e dell'attuale Campo Sportivo Busnelli nel cosiddetto Ambito di Rigenerazione ART1 con lo scopo probabile di uno scambio con cessione dell'area comunale del vecchio stadio di via Busnelli per un ampliamento industriale e corrispondente realizzazione di un nuovo impianto sportivo sull'ambito Fornaci, priverebbe quest'area di una superficie considerevole che verrebbe occupata dai servizi che un’infrastruttura del genere richiederebbe, snaturandone la vocazione e deprimendo una possibile e necessaria riqualificazione che tenga conto dell'archeologia industriale e della sua appartenenza al Parco Regionale Groane-Brughiera.
 
I progetti, seppur da noi condivisi, espressi nel Masterplan strategico paesaggistico-ambientale e le linee guida per il sistema del verde della città per ora rimangono al livello enunciativo, con la necessità della ricerca delle coperture economiche e senza una priorità definita, mentre le nostre richieste di indicare nei documenti della Variante le aree da accorpare al Parco Regionale Groane-Brughiera e al GruBria ha avuto solo una risposta di generica volontà attuativa, rimandata a futuri atti dedicati.
 
Questa Variante al PGT non rinuncia quindi a dare spazio ad una edificazione che, seppur formalmente, non consuma il residuo suolo libero, ma rischia di essere accessibile solo ai ceti abbienti e di modificare la configurazione dell'attuale tessuto urbano, senza apportare migliorie funzionali o di pregio architettonico.
 
Per queste ragioni e per conto di Sinistra e Ambiente-Impulsi, Partito Democratico, Medaperta, è stato espresso un voto contrario all'approvazione della Variante al PGT.
 
Sinistra e Ambiente-Impulsi, Partito Democratico, Medaperta 

Le osservazioni di Sinistra e Ambiente-Impulsi, Partito Democratico, Medaperta alla Variante al PGT con le controdeduzioni. 

 Della Variante al PGT ne abbiamo scritto su:

OSSERVAZIONI ALLA VARIANTE AL PGT MEDESE CHE É POCO CALIBRATA RISPETTO AD UN TERRITORIO FRAGILE E PESANTEMENTE ANTROPIZZATO.

 

SINISTRA E AMBIENTE-IMPULSI SULL'ADOZIONE DELLA VARIANTE AL PGT DI MEDA